PARTE 1 Le delizie della sapienza appartenenti all’amore coniugale (1-137)

EMANUEL SWEDENBORG

Traduzione dalla versione originale in latino di Samuel Warren M.,

riveduta da Louis H. Tafel

2011 No copyright – Public domain                                                                                               (apporre il diritto d’autore sul significato interiore della Parola, è offendere il Signore e il cielo)

La presente traduzione è tratta dai file in formato pdf rilasciati in rete da http://www.swedenborg.com. Questa versione evidentemente non è esente da eventuali errori in sede di conversione del testo. La presente opera può essere riprodotta, distribuita, esposta al pubblico e rappresentata con qualsiasi mezzo e formato con l’espresso divieto di utilizzarla a scopo commerciale e con l’obbligo di non modificare in alcun modo il contenuto, di non stravolgerne il senso e di citare la fonte (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com).

 

INDICE

Prefazione dell’editore

Parte 1: Le delizie della sapienza appartenenti all’amore coniugale

Gioie del cielo e cerimonia nuziale nel cielo (. 1-26)

Matrimoni nel cielo (27-44)

Dei coniugi dopo la morte (45-56)

Amore autenticamente coniugale (57-82)

Origine dell’amore coniugale dal matrimonio del bene e della verità (83-115)

Il matrimonio del Signore e della chiesa, e la sua corrispondenza (116-137)

Castità e impudicizia (138-155a)

La congiunzione delle anime e delle menti attraverso il matrimonio (156a-183)

Il cambiamento dello stato della vita a seguito del matrimonio tra uomo e donna (184-208)

Concetti generali sul matrimonio (209-233)

Cause di freddezza, separazione e divorzio nel matrimonio (234-270)

Cause di amore, amicizia e buona volontà apparenti nel matrimonio (271-294)

Fidanzamenti e matrimoni (295-316)

Seconde nozze (317-331)

Poligamia (332-356)

Gelosia (357-384)

La congiunzione dell’amore coniugale con l’amore dei bambini (385-422)

Parte 2: L’insanità dell’amore promiscuo

Contrapposizione tra amore promiscuo e amore coniugale (423-444)

Rapporti pre-matrimoniali (444a-461)

Relazione con un’amante (426-477)

Adulteri ed il loro ordine e grado (478-500)

Lussuria della deflorazione (501-505)

Lussuria della varietà (506-510)

Lussuria dello stupro (511-512)

Lussuria della seduzione di donne innocenti (513-514)

Corrispondenza della promiscuità con la violazione del matrimonio spirituale (515-522)

Imputazione di ogni genere di amore, promiscuo e coniugale (523-535)

Indice delle narrazioni memorabili

Indice dei passi delle Scritture (omesso nella presente traduzione)

Indice Generale (omesso nella presente traduzione)

Prefazione dell’editore

Tutte le opere teologiche di Swedenborg dal 1749 al 1766 sono state pubblicate in forma anonima. Quest’opera, l’amore coniugale, è la prima che reca il nome dell’autore sul frontespizio. Sul retro del volume egli ha apposto un elenco delle opere teologiche fin qui pubblicate da me. Questa lista è stata omessa in gran parte delle edizioni inglesi più datate.

Inizialmente tradotta dal latino da Samuel Warren per l’edizione Rotch e pubblicata con il titolo Marriage Love, è stata successivamente rivista da Louis Tafel e pubblicata con il titolo Conjugial Love. Il testo della versione Warren/Tafel è stato riprodotto elettronicamente nell’edizione standard della Fondazione Swedenborg. Ciò ha permesso al libro di essere completamente ridisegnato in una veste nuova e più leggibile. Sono stati anche introdotti alcuni cambiamenti stilistici, tra i quali l’ortografia e la punteggiatura, nonché l’uso di nuove parole in luogo dei termini il cui significato è divenuto oscuro o è cambiato a partire dal secolo XIX. I numeri arabi hanno sostituito i numeri romani nei passaggi della Bibbia. Tutte queste modifiche sono state effettuate con accuratezza in modo da rendere più facile la lettura pur nel rispetto del tenore della versione originale in latino. Nel complesso l’edizione Warren/Tafel non è stata alterata.

Una parola va spesa sulla traduzione dei passi delle Scritture in questa opera tradotti da Swedenborg, alcuni dei quali a partire dai testi biblici in ebraico e greco, altri citati dal latino attingendo alla sua biblioteca personale. Il lettore noterà che il linguaggio arcaico della Bibbia di King James nell’edizione del 1611, è stato utilizzato largamente nelle citazioni bibliche di questa edizione. La decisione è stata presa dai più antichi traduttori delle opere di Swedenborg, i quali hanno inteso seguire il linguaggio familiare di quella Bibbia purché essa non fosse risultata in conflitto con le citazioni fatte da Swedenborg dei testi biblici latini. Anche se sarebbe auspicabile aggiornare la terminologia, queste citazioni appaiono così spesso che cambiandole attraverso l’intera opera avrebbe richiesto una revisione importante.

I numeri che indicano le suddivisioni dei paragrafi utilizzati nell’edizione di John Faulkner Potts in sei volumi, Swedenborg Concordance (London Swedenborg Society, 1888-1902) appaiono in grassetto tra parentesi quadre, all’inizio di paragrafi. I numeri tra parentesi tonde, sono suddivisioni dell’autore. Le lettere in corsivo seguite da un numero sono suddivisioni aggiunte dall’editore latino, Samuel H. Worcester. Tutte le note a piè di pagina sono editoriali. Parole o frasi tra parentesi sono ulteriori inserimenti editoriali nel testo di Swedenborg.

William Ross Woofenden

Sharon, Massachusetts

PARTE 1

Le delizie della sapienza appartenenti all’amore coniugale

Gioie del cielo e cerimonia nuziale nel cielo

1. Prevedo che in molti tra coloro che leggeranno le seguenti narrazioni e quelle nei capitoli successivi crederanno che si tratti di storie inventate; ma dichiaro in verità che non sono finzioni, ma cose realmente accadute e viste. Né le stesse sono state osservate in uno stato di assopimento ma in uno stato di veglia assoluta. Perché è piaciuto al Signore manifestarsi a me, ed inviarmi per insegnare le cose che apparterranno alla nuova chiesa, che nella Rivelazione è denominata nuova Gerusalemme. A tal fine egli ha aperto l’intimo della mia mente e del mio spirito, per cui mi è permesso di essere nel mondo spirituale con gli angeli e, al tempo stesso nel mondo naturale con gli uomini, e questo, da venticinque anni.

2. Ho visto una volta un angelo che volava sotto il cielo orientale, con un tromba in mano all’altezza della bocca; la suonava a nord, a ovest e verso sud. Era vestito di una veste che agitava dietro di lui mentre volava, ed era circondato da una fascia risplendente e sfavillante come se fosse fatta di rubini e zaffiri. È volato verso il basso scendendo lentamente sulla terra, non lontano da dove mi trovavo. Come ha toccato il suolo era ritto sui suoi piedi e si dirigeva avanti e indietro, e poi, vedendomi, ha diretto i suoi passi verso di me. Io ero lì in spirito, ed in quello stato ero in piedi su una collina nella regione meridionale. E quando egli si è avvicinato gli ho domandato:

– Perché sei qui? Ho sentito il suono della tua tromba e ti ho visto scendere attraverso l’aria.

L’angelo ha risposto:

– Sono stato inviato per convocare gli uomini più noti per la loro cultura, ingegno e sapienza nei paesi del mondo cristiano che abitano in questo continente, affinché siano riuniti sulla collina dove ora sei tu, e manifestino le loro opinioni riguardo a ciò che avevano pensato, compreso e concepito nel mondo, sulla gioia celeste e sulla felicità eterna.

[2] La ragione della mia presenza qui, è questa: alcuni nuovi arrivati dal mondo, ammessi nella nostra società celeste, che è ad est, ci hanno detto che nemmeno uno in tutto il mondo cristiano sa cosa sia la gioia celeste e la felicità eterna, né quindi comprende cosa sia il cielo. Questo ha molto meravigliato i miei fratelli e compagni, e mi hanno detto. “Va giù e chiama a raccolta i più saggi nel mondo degli spiriti (in cui tutti i mortali sono dapprima raccolti dopo la loro partenza dal mondo naturale), in modo che dalla bocca di molti si possa controllare se è vero che vi è fra i cristiani tale profonda oscurità e densa ignoranza sulla vita futura”. Poi ha detto:

– Aspetta un po’, e vedrai le società dei saggi radunarsi qui. Il Signore darà loro un edificio per l’adunanza.

[3] Ho atteso, ed ecco che dopo mezz’ora ho visto due società da settentrione, due da occidente, e due da mezzogiorno, ed al loro arrivo sono state condotte dall’angelo con la tromba nell’edificio predisposto, e nei posti loro assegnati secondo la regione di provenienza. Vi erano sei società. Una settima, da est, non è stata vista dagli altri a causa della luce. Quando sono stati riuniti, l’angelo ha comunicato loro il motivo dell’adunanza, e ha chiesto che le società dessero prova della loro sapienza in merito alla gioia celeste e alla felicità eterna. Ogni società poi si è raccolta in cerchio, in modo che insieme i membri potessero discutere di questo argomento secondo le opinioni che avevano avuto nel mondo, ed ora aver riflettuto sulle medesime, e dopo averle esaminate e dopo essersi consultati, esponevano le loro conclusione.

3. La prima società, che veniva da settentrione, dopo essersi consultata ha detto:

– La gioia celeste e la felicità eterna sono tutt’uno con la vita stessa del cielo, e quindi chi entra cielo, entra nella celebrazione della vita, proprio come uno che va a un matrimonio entra nel suo festeggiamento. Non è il cielo sopra di noi, davanti ai nostri occhi e quindi in un luogo? E lì, e solo lì, vi è beatitudine su beatitudine e gioia su gioia. In queste un uomo è ammesso quando entra nel cielo, attraverso ogni percezione della mente e ogni sensazione del corpo, dalla pienezza della gioia di quel luogo. La felicità celeste poi, che è anche eterna, non è altro che l’assunzione in cielo, e l’assunzione per grazia Divina.

[2] Dopo che hanno detto questo, l’altra società proveniente da settentrione ha espresso il suo parere:

– La gioia celeste e la felicità eterna non sono altro che la compagnia più piacevole con gli angeli e il dolce conversare con loro, per cui il volto è mantenuto costantemente disteso con gioia, e tutti i volti dell’intera società sono avvolti in sorrisi di gioia, per via dell’affabilità e piacevolezza del discorso. Cosa sono le gioie celesti, se non variazioni di tali piaceri per l’eternità?

[3] La terza società, la prima della regione occidentale, ha dichiarato:

– Cosa sono la gioia celeste e la felicità eterna, se non banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, le cui tavole saranno cariche di vivande delicate, vini generosi e nobili; e dopo le feste, gli sport e i balli di giovani e fanciulle, al ritmo di sinfonie e flauti, inframmezzate dal canto di dolci melodie; poi la sera ci saranno rappresentazioni teatrali, e dopo queste ancora festeggiamenti, e così via ogni giorno per l’eternità.

[4] Dopo queste parole la quarta società, che era la seconda da occidente, ha annunciato la sua opinione, dicendo:

– Abbiamo memoria di molte idee rispetto alla gioia celeste ed alla felicità eterna, e abbiamo considerato gioie diverse, e le abbiamo confrontate tra loro e siamo giunti alla conclusione che le gioie celesti sono gioie paradisiache. Che altro è il cielo, se non un paradiso, nel quale da oriente a occidente e da mezzogiorno a settentrione, vi sono alberi da frutto e fiori deliziosi, e in mezzo a loro il magnifico albero della vita, su cui il beato siederà, mangiando frutti di sapore delicato, ornato con ghirlande di fiori della più dolce fragranza? E siccome questi con il soffio della primavera perenne spuntano di giorno in giorno, con infinita varietà, e siccome dalla loro nascita perpetua e fioritura, e dalla costante temperatura primaverile, i loro spiriti vengono continuamente rinnovati, ed essi non possono che inspirare ed espirare nuove gioie giorno per giorno. E quindi ritornano al fiore della loro età, e di conseguenza allo stato primordiale in cui sono stati creati Adamo e sua moglie, e vengono portati di nuovo nel loro paradiso traslato dalla terra al cielo.

[5] Dalla quinta società, la prima proveniente da mezzogiorno, hanno dichiarato:

La gioia celeste e la felicità eterna non sono altro che dominio supremo ed infinita ricchezza, derivanti da una magnificenza più che regale, e da splendore più che illustre. Che le gioie del cielo e la loro continua fruizione, che è la felicità eterna, siano queste, lo abbiamo percepito chiaramente da chi le ha acquisite nel mondo, ed inoltre dal fatto che i beati in cielo regnano con il Signore, e sono re e principi, perché sono i figli di colui che è re dei re e Signore dei Signori, e sono seduti su troni, e gli angeli li assistono. Abbiamo acquisito una concezione della magnificenza del cielo dal fatto che la nuova Gerusalemme, con la quale è rappresentata la gloria dei cieli, ha delle porte fatte di perla e strade di oro puro, e una muraglia con le fondazioni di pietre preziose; conseguentemente, tutti coloro che sono accolti nel cielo hanno il proprio palazzo, splendente di oro e cose preziose, e il dominio sui subalterni. E poiché sappiamo che le gioie e la felicità innata riguardano queste cose, e che sono la promessa di Dio che non può essere spezzata, non possiamo dedurre uno stato di maggiore felicità della vita celeste da qualsiasi altra sorgente.

[6] Dopo questa, la sesta società, che era la seconda da mezzogiorno, levò la propria voce e disse:

– La gioia del cielo e la sua felicità eterna non sono altro che la perpetua glorificazione di Dio, una festa solenne che continua in eterno, e un beatissimo culto, con canzoni e giubilo; e dunque una costante elevazione del cuore verso Dio, con piena fiducia nella sua accettazione del preghiere e delle lodi per la Divina grazia della loro beatitudine.

Alcuni di questa società hanno aggiunto che questa glorificazione sarebbe accompagnata da favolose illuminazioni e dal più profumato incenso; e con processioni in pompa magna, con un pontefice a capo preceduto dal nobile suono della tromba e seguito da primati e altri dignitari grandi e piccoli, e dopo di loro da uomini che portano palme e donne con immagini dorate nelle loro mani.

4. La settima società, non visibile alle altre a causa della la luce, proveniva dall’oriente del cielo. Erano gli angeli appartenenti alla stessa società dalla quale veniva l’angelo con la tromba. Quando hanno udito nel loro cielo che non una sola persona nel mondo cristiano sapeva cosa fossero la gioia celeste e la felicità eterna, dicevano l’un l’altro:

– Questa certamente non è la verità. Non ci può essere tale densa oscurità e tale torpore intellettuale tra i cristiani. Scendiamo a sentire se è la verità, perché se è vero sarebbe una cosa realmente inaspettata.

[2] Questi angeli hanno detto allora all’angelo con la tromba:

– Tu sai che ogni uomo che aveva desiderato il cielo, e aveva una certa idea delle gioie del cielo, viene introdotto dopo la morte, nelle gioie della sua immaginazione, e che quando ha constatato che si tratta di concetti privi di alcun fondamento, frutto della propria immaginazione secondo le sue fantasie deliranti, è quindi allontanato da queste illusioni per essere istruito. Questo viene fatto nel mondo degli spiriti, per la maggior parte di coloro che nella vita precedente hanno meditato su cielo, ed hanno concepito delle idee rispetto alle gioie del cielo, fino al punto da desiderarle.

Dopo aver ascoltato queste parole, l’angelo con la tromba ha detto alle sei società riunite tra i sapienti del mondo cristiano:

– Seguitemi, e vi faro vivere le vostre gioie, e quindi nel vostro cielo.

5. Detto questo l’angelo è andato avanti ed era seguito, in primo luogo dalla società di coloro che si erano persuasi che le gioie celesti consistessero unicamente nella più piacevole compagnia e nella più gradevole conversazione. L’angelo li ha portati presso le società della regione occidentale, cioè presso coloro che nel mondo avevano la stessa concezione delle gioie del cielo.

C’era una grande casa nella quale questi erano riuniti. Vi erano più di cinquanta stanze, distinte in base ai vari generi di conversazione. In alcune delle stanze si parlava di tali cose come se fossero state viste e udite in luoghi pubblici o per strada; in altre si discuteva della varia bellezza del gentil sesso, mescolata a battute di spirito, che sono andate crescendo finché i volti di tutti nella società si sono distesi in sorrisi di allegria; in altre stanze si parlava delle notizie di corte, dei ministeri, dell’ordinamento dello Stato, di varie questioni rese note da riunioni private, insieme con ragionamenti e congetture rispetto agli eventi; in altre si parlava di affari; in altre, di argomenti letterari; in altre, di cose riguardanti i costumi civili e la vita morale; in altri, degli affari ecclesiastici, e delle sette, e così via. Mi è stato permesso di osservare questa casa, e li ho visti correre di stanza in stanza, alla ricerca della compagnia che più si attagliasse alle loro gioie. E tra queste compagnie ho osservato tre specie: alcune aventi il desiderio smodato di parlare, alcune con l’intento di fare indagini, e altre desiderose di ascoltare.

[2] La casa aveva quattro ingressi, uno in ogni lato, e ho notato che molti abbandonavano le compagnie affrettandosi a scendere. Ho seguito alcuni di loro verso la porta orientale, e ne ho visti diversi seduti in prossimità dell’uscita con volti tristi; mi sono avvicinato e ho chiesto perché erano così intristiti. Hanno risposto:

– Le porte di questa casa sono tenute chiuse a quelli che vogliono uscire, e sono trascorsi tre giorni da quando siamo entrati, e stiamo vivendo in modo conforme al nostro desiderio di compagnia e conversazione, e siamo completamente esausti da queste continue conversazioni, tanto che a mala pena sopportiamo il mormorio del loro suono. Dalla noia quindi siamo arrivati a questa porta e abbiamo bussato, ma ci è stato risposto, “Le porte di questa casa non sono
aperte per uscire, ma solo per entrare. Restate, e godete delle gioie del cielo.” Dal tenore della risposta abbiamo dedotto di dover restare qui per l’eternità. Questa è la causa della tristezza che si è fatta strada nelle nostre menti, ed ora i nostri cuori iniziano ad essere oppressi e l’ansia ci assale.

[3] L’angelo allora ha detto loro:

– Questa condizione è la morte delle vostre gioie, che avete creduto fossero celesti, mentre in verità non sono altro che accessori delle gioie celesti.

Ed essi hanno chiesto all’angelo:

– Cosa è dunque la gioia celeste?

Al che l’angelo ha risposto in queste poche parole:

– È la gioia di fare qualcosa che sia utile a noi stessi e agli altri, e la gioia dell’uso trae la sua essenza dall’amore e la sua esistenza dalla sapienza. Il piacere dell’uso che scaturisce dall’amore, per la sapienza è la vita e l’essenza di tutte le gioie celesti.

[4] Ci sono un gran numero di compagnie gioiose nel cielo, che allietano le menti degli angeli, rallegrano i loro spiriti, riempiono i loro petti di felicità, e rinvigoriscono i loro corpi; ma essi godono di questi delizie quando adempiono agli usi inerenti le attività e le occupazioni che sono state assegnate loro. Da questi scaturisce l’essenza e la vita delle loro gioie e piaceri; ma se si sottrae questa essenza e questa vita, gli accessori delle gioie diventano negazioni della gioia, trasformandosi dapprima in indifferenza, poi frivolezza, infine, tristezza e ansia.

Dopo che queste parole sono state profferite la porta si è aperta, e quelli seduti lì vicino sono saltati fuori diretti verso le loro case, ciascuno alla sua occupazione, essendosi così riavuti.

6. Dopo di ciò l’angelo si è rivolto verso coloro che avevano creduto che le gioie del cielo e la felicità eterna consistessero in banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, e dopo i banchetti in sport e spettacoli pubblici, e poi ancora festeggiamenti, e così via per l’eternità. E ha detto:

– Seguitemi, vi porterò nella felicità delle vostre gioie.

E li ha condotti attraverso un frutteto in un luogo coperto e pavimentato, sul quale erano collocati dei tavoli, quindici su un lato e quindici dall’altro. Ed è stato chiesto:

– Perché così tanti tavoli?

L’angelo ha risposto:

– Il primo tavolo è quello di Abramo, il secondo di Isacco, il terzo di Giacobbe, e accanto a questi nell’ordine vi sono i tavoli dei dodici apostoli. Dall’altra parte c’è lo stesso numero di tavoli, i primi tre sono quelli di Sara moglie di Abramo, Rebecca moglie di Isacco e di Leah e Rachel, le mogli di Giacobbe, e gli altri dodici sono quelli delle mogli dei dodici apostoli.

[2] Dopo qualche indugio tutti i tavoli sembravano essere ricolmi con pietanze, e gli spazi tra loro sono stati ornati da piccole piramidi di dolci. Gli ospiti sono rimasti intorno ai tavoli in attesa di vedere chi avrebbe dato loro ospitalità. Coloro che erano attesi sono stati visti entrare di lì a poco, in processione, da Abramo fino all’ultimo degli apostoli, quindi ognuno si è avvicinato al proprio tavolo, e si è accomodato su un divano posto a capo tavola. E dal loro posto hanno detto a quelli che gli stavano intorno:

– Accomodatevi con noi.

E così hanno fatto, gli uomini con i patriarchi, e le donne con le loro mogli, e hanno mangiato e bevuto in allegria e con ammirazione.

Dopo il banchetto, sono iniziati gli sport, le danze di giovani e fanciulle, e dopo di questi gli spettacoli pubblici. Essendo questi terminati, sono stati invitati nuovamente a banchetto, ma con la condizione che si fossero accomodati a tavola il primo giorno con Abramo, il secondo con Isacco, il terzo con Giacobbe, il quarto con Pietro, il quinto con Giacomo, il sesto con Giovanni, il settimo con Paolo, e con il resto nell’ordine, fino al quindicesimo giorno; di qui i festeggiamenti sarebbero stati rinnovati nello stesso ordine, cambiando il posto a sedere, e così per l’eternità.

[3] Dopo di ciò l’angelo ha chiamato a raccolta gli uomini della società e ha detto loro:

– Tutto quello che avete visto sui tavoli corrisponde alla fantasie della vostra immaginazione sulle gioie celesti e sulla felicità eterna; e tali festeggiamenti beffardi sono predisposti e permessi dal Signore affinché voi possiate vedere la vanità delle vostre idee, ed in tal modo possiate esserne liberati. Gli uomini che avete visto a capo tavola erano anziani che recitavano una parte, per la maggior parte di loro, persone semplici, i quali essendo barbuti ed imponenti erano più fieri di altri, da ciò è stata indotta l’illusione che si trattasse degli antichi padri. Ma seguitemi nelle vie che portano fuori da questo luogo di disciplina.

[4] E lo hanno seguito e hanno visto una cinquantina di qui ed una cinquantina di là che si erano rimpinzati di cibo, fino alla nausea, ed erano desiderosi di tornare alla propria vita familiare, alcuni ai loro uffici pubblici, alcuni al proprio commercio, e altri al proprio lavoro. Ma molti sono stati trattenuti dai custodi del frutteto, ed è stato chiesto dei loro giorni di banchetto, e se avessero già mangiato a tavola con Pietro e con Paolo, e se stessero andando via prima di averlo fatto. Poiché questo sarebbe stato sconveniente e motivo di vergogna.

Ma la maggior parte di loro ha risposto:

– Siamo sazi delle nostre gioie; il cibo ci è diventato insipido; abbiamo perso ogni piacere per esso; il nostro stomaco è disgustato e non possiamo sopportare di assaggiarlo. Ci siamo trascinati per alcuni giorni e notti in questo lusso, e supplichiamo vivamente affinché ci sia permesso di andare via.

Ed essendo stato ciò permesso loro, con rapida andatura e ansimando sono fuggiti verso le loro case.

[5] L’angelo, riuniti gli uomini della società, sulla via li ha istruiti così riguardo al cielo:

– In cielo, come nel mondo, ci sono cibi e bevande, ci sono ricevimenti e banchetti, e per le persone più in vista ci sono tavoli imbanditi con sontuose prelibatezze, con pietanze squisite e di prima qualità, da cui essi sono rallegrati e rinfrescati nello spirito. E ci sono anche sport ed esibizioni, spettacoli con musica e canzoni, e tutto questo nella più alta perfezione. E queste cose danno loro gioia, ma non la felicità. Questa deve essere entro le gioie, e quindi scaturire dalle gioie. È la felicità all’interno delle gioie a renderle realmente gioiose. Le arricchisce e le sostiene, in modo che non diventino prive di valore né disprezzate. E questa felicità è avvertita da tutti nell’adempimento degli usi nei quali consiste il proprio impiego.

[6] C’è una disposizione latente nella volontà di ogni angelo che richiama la mente a fare qualcosa. Con ciò la mente è rasserenata e appagata. Questo appagamento e questa serenità induce uno stato d’animo ricettivo all’amore per gli usi che proviene dal Signore. E dal ricevimento di questo amore deriva la felicità celeste, che è la vita delle loro gioie, sopra menzionate. Il cibo celeste nella sua essenza non è altro che una combinazione di amore, sapienza e uso, cioè l’uso che prende forma dall’amore per la sapienza. Perciò, nel cielo, il cibo per il corpo è dato a ciascuno secondo l’uso che egli compie; sontuoso a coloro che compiono usi eminenti, moderato, ma di sapore squisito a coloro che compiono usi di livello intermedio, semplice a coloro che compiono usi inferiori, ma nulla è dato al pigro.

7. Dopo ha chiamato a sé la società di saggi che identificava le gioie celesti e la felicità eterna nel dominio supremo, nella ricchezza sconfinata, nella più regale magnificenza e nel più illustre splendore, poiché è detto nella Parola, che vi saranno principi e re che regneranno con Cristo per sempre, e saranno assistiti dagli angeli. L’angelo ha detto loro:

– Seguitemi, e io vi introdurrò nelle vostre gioie.

E lui li ha condotti in un portico costruito con colonne e piramidi. Di fronte ad esso c’era un edificio più basso attraverso il quale si accedeva al portico. L’Angelo li ha introdotti lì, riunendoli in gruppi di venti, in attesa. Poi improvvisamente è apparso quello che sembrava un angelo, e ha detto loro:

– Attraverso questo portico è la via per il cielo. Restate un po’ in attesa e preparatevi; perché i più anziani fra voi saranno re, ed i più giovani principi.

[2] Quando ciò è stato detto, è apparso un trono presso ogni colonna, sul trono una veste di seta, e sopra la veste uno scettro e una corona; e presso ogni piramide è apparso un seggio di corte, elevato circa tre cubiti da terra, e sul seggio una catena con anelli d’oro, e il nastro di un ordine cavalleresco, congiunto alle estremità con anelli di diamanti. E poi è stato proclamato:

– Ora andate, indossate le vesti, sedete, e attendete.

E subito gli uomini anziani si sono affrettati sui troni, i più giovani sui seggi di corte, hanno indossato le loro vesti e si sono seduti. Poi è apparsa come una nebbia che saliva dal basso, e dall’inalazione di questa, coloro che erano seduti sui troni e sui seggi hanno cominciato a gonfiarsi in faccia come nel loro petto, sicuri del fatto che ora erano re e principi. La nebbia era un alone di fantasia da cui erano ispirati. All’improvviso i giovani uomini si sono precipitati su di loro, come se venissero dal cielo, ed erano in due dietro ad ogni trono e uno dietro ogni seggio di corte, al loro servizio. Poi di volta in volta alcuni araldi proclamavano:

– Voi re e i principi, attendete ancora un po’ di tempo, i vostri palazzi stanno per essere preparati nel cielo. Gentiluomini di corte con il seguito arriveranno a breve e vi faranno strada.

Hanno atteso e atteso ancora finché i loro spiriti ansimavano per riprendere fiato ed erano estenuati e impazienti.

[3] Dopo tre ore si è aperto il cielo sopra le loro teste, e gli angeli hanno guardato in basso e mossi a compassione per loro hanno detto:

– Perché siete seduti come stolti, e recitate la parte come attori?. Vi siete ingannati e avete fatto di voi degli idoli perché si è radicata nel vostro cuore l’idea che avreste regnato con Cristo come re e principi, e sareste stati serviti dagli angeli. Avete dimenticato le parole del Signore, secondo cui chi vuole essere grande nel cielo deve farsi servo? Imparate dunque che cosa si intende per re e principi, e per regnare con Cristo, che significa essere savi e adempiere agli usi; poiché il regno di Cristo, che è il cielo, è il regno degli usi. Perché il Signore ama tutti, e attraverso l’amore, vuole il bene di tutti, e il bene consiste negli usi. E, come il Signore fa’ ciò che è bene, ovvero gli usi, attraverso gli angeli, e nel mondo per mezzo degli uomini, così a coloro che adempiono fedelmente agli usi, dona l’amore dell’uso e la sua ricompensa, che è la beatitudine eterna; e questa è la felicità eterna.

[4] Nel cielo come in terra vi è un dominio preminente e una sconfinata ricchezza, perché vi sono governi e forme di governo, e quindi vi sono maggiori e minori poteri e dignità. E coloro che sono nella più alta dignità ricevono palazzi con corti, che in magnificenza e splendore superano i palazzi e le corti di imperatori e re sulla terra, e sono attorniati con onore e gloria, da cortigiani, ministri, e attendenti, e dallo splendore della loro abbigliamento. Quelli di rango più alto sono scelti tra coloro che hanno a cuore il benessere di tutti, e che hanno sviluppato un’eccellente sensibilità per l’obbedienza. E poiché, per il benessere generale, ognuno in una società come in un organismo deve essere di qualche utilità, così ogni uso viene dal Signore, ed è adempiuto dagli angeli e dagli uomini, come se venisse da loro stessi, ed è chiaro che questo significa regnare con il Signore.

Sentendo queste parole dal cielo, i finti re ed i principi sono scesi dai troni e dai seggi, hanno gettato scettri, corone, e vesti, e la nebbia che era scaturita dalla loro fantasia si è dissolta, e una nube luminosa li ha avvolti, ed era un’aura di sapienza, per mezzo della quale è stata ristabilita la lucidità nelle loro menti.

8. Poi l’angelo è tornato nella casa dove erano riuniti i saggi provenienti dal mondo cristiano, e ha chiamato coloro che erano nella convinzione che le gioie del cielo e la felicità eterna consistessero nelle delizie del paradiso. Egli ha detto loro:

– Seguitemi, io vi porterò nel paradiso, nel vostro cielo, affinché possiate entrare nella beatitudine della felicità eterna.

E li ha condotti attraverso un passaggio maestoso formato dall’intreccio di rami di alberi imponenti. Dopo averli introdotti, li ha portati attraverso vie tortuose, di luogo in luogo. Realmente si trattava di un paradiso; al primo ingresso del quale sono stati inviati tutto coloro che nel mondo avevano creduto che tutto il cielo fosse un paradiso; e coloro che erano nella convinzione che dopo la morte vi è il riposo perpetuo dal lavoro, e che questo riposo non è altro che respirare la vera essenza delle delizie, camminando sulle rose, allietati con i più deliziosi succhi d’uva, e celebrando allegri banchetti, e che questa vita si trova solo nel paradiso celeste.

[2] Guidati dall’angelo hanno visto una moltitudine di anziani, giovani uomini, e ragazzi, e anche donne e ragazze, seduti a gruppi di tre e a gruppi di dieci su letti di rose, mentre tessevano ghirlande con le quali erano adornate le teste degli anziani, le braccia dei giovani uomini, e intrecciate sul petto dei ragazzi; altri raccoglievano frutti dagli alberi e li riponevano in ceste di vimini, per la loro società; altri mescevano in calici e bevevano in allegria grandi quantità di succo d’uva, ciliegie e frutti di bosco; altri allettavano le loro narici con il profumo diffuso da ogni parte dai fiori, dalla frutta e dalle foglie profumate; altri cantavano canzoni melodiche con le quali incantavano dolcemente le orecchie degli ascoltatori; altri erano seduti su fontane, e modellavano in varie forme l’acqua zampillante; altri camminavano, parlando e dispensando facezie; altri correvano, giocavano e danzavano ora a ritmo, ora in cerchio; altri entravano in piccoli parchi dove potevano riposare su divani; e molte altre delizie paradisiache.

[3] Dopo che avevano visto tutto ciò, l’angelo ha condotto quelli che erano al suo seguito per vie tortuose ed, infine, verso alcuni che erano seduti su un bellissimo letto di rose circondato da alberi di ulivo, arancio e cedro, che tenevano tra le loro mani e fino alle guance, annuendo, gemendo e piangendo. Coloro che accompagnavano l’angelo hanno detto loro:

– Perché siete seduti così?

Hanno risposto:

È ormai il settimo giorno da quando siamo entrati in questo paradiso. Quando siamo entrati la nostra mente era come elevata nel cielo, e ammessa alla felicità più profonda delle sue gioie. Ma dopo tre giorni questa felicità ha iniziato a renderci ottusi e a diminuire nelle nostre menti fino a diventare impercettibile, finché è venuta meno. E quando le nostre gioie immaginarie sono svanite, abbiamo temuto di perdere tutta la gioia della nostra vita, e siamo stati assaliti dal dubbio circa la felicità eterna e perfino se esista una felicità eterna. Dopo abbiamo girovagato attraverso sentieri e luoghi aperti, alla ricerca del cancello dal quale siamo entrati, ma abbiamo vagato in cerchio. E abbiamo chiesto spiegazioni a quanti incontravamo. Alcuni di loro ci hanno detto, “Il cancello non può essere trovato, perché questo giardino paradisiaco è un ampio labirinto, tale che chi pensa di uscire vi si introduce più profondamente. Pertanto non potete far altro che restare qui per l’eternità. Voi siete nel cuore del labirinto, dove tutti i piaceri sono nella loro pienezza.“

E hanno detto inoltre agli accompagnatori dell’angelo:

– Siamo seduti qui da un giorno e mezzo e, senza sperare di trovare la via d’uscita, siamo rimasti su questo letto di rose, a guardare intorno a noi l’abbondanza di olive, uva, arance, e cedri; ma più li guardiamo più i nostri occhi sono stanchi della loro vista, il nostro olfatto dei loro odori, e il nostro gusto dei loro sapori. Questa è la ragione della tristezza, del lamento e del pianto nei quali ci vedete.

[4] Udendo questo l’angelo ha detto loro:

– Questo labirinto paradisiaco è in realtà un ingresso verso il cielo. Conosco la via d’uscita e vi porterò fuori.

A queste parole quelli che erano seduti si sono alzati e hanno abbracciato l’angelo, e con la sua compagnia lo hanno seguito. E l’angelo li ha istruiti, strada facendo, sul significato della gioia celeste e della felicità eterna, dicendo:

– Non ci sono piaceri paradisiaci esteriori, a meno che questi non siano compresi nei piaceri paradisiaci interiori. I piaceri paradisiaci esteriori sono solo piaceri dei sensi corporei, mentre i piaceri paradisiaci interiori sono le delizie dei sentimenti dell’anima. A meno che questi non siano ricompresi nei primi non vi può essere vita celeste in loro, perché sono privi di anima in loro, e ogni gioia senza anima diviene gradualmente debole e torpida, e affatica la mente più del lavoro. Ci sono giardini paradisiaci ovunque nel cielo, e gli angeli provano felicità alla loro vista, ma queste sono gioie per loro in quanto la gioia dell’anima è in loro.

[5] Udendo ciò hanno domandato:

– Qual è la gioia dell’anima, e dove proviene?

L’angelo ha risposto:

– La gioia dell’anima proviene dall’amore e dalla sapienza che hanno origine dal Signore; e siccome l’amore è efficace, e lo è attraverso la sapienza, la dimora di entrambi è nel risultato, ed il risultato è l’uso. Questa gioia scorre nell’anima dal Signore, e procede dai livelli più elevati ai livelli inferiori della mente ed in tutti i sensi del corpo, e li ricolma di sé completamente. Di qui scaturisce la gioia, che diviene eterna dall’eterno che è in sé. Avete visto cose paradisiache, e vi assicuro che non c’è una cosa tra queste, neppure quelle paragonabili ad una piccola foglia, che non provenga dal matrimonio dell’amore e della sapienza che sfocia nell’uso. Se quindi l’uomo è in questo stato coniugale, egli si trova in un paradiso celeste, ed è quindi nel cielo.

9. Poi l’angelo è ritornato all’edificio, verso coloro che erano fermamente convinti che la gioia celeste e la felicità eterna consistessero in una glorificazione perpetua di Dio ed in una festa perdurante per l’eternità; poiché nel mondo avevano creduto che avrebbero visto Dio, e che la vita del cielo consistesse nel culto di Dio, e in una festività perpetua. L’angelo ha detto loro:

– Seguitemi, ed io vi introdurrò nella vostra gioia.

E li ha portati in una piccola città, in mezzo alla quale c’era un tempio, e tutte le case erano chiamate edifici sacri. In questa città essi hanno visto un’adunata da ogni angolo del paese; e tra questi un certo numero di sacerdoti, che hanno accolto i nuovi arrivati, li hanno salutati, e tenendoli per la mano li hanno condotti fino alle porte del tempio, e di là in alcuni degli edifici attorno, e li hanno avviati alla perpetua adorazione di Dio, dicendo:

– Questa città è un cortile d’ingresso al cielo, e il tempio della città è l’ingresso di un tempio magnifico e spazioso che è nel cielo, dove Dio è glorificato dagli angeli con preghiere e lodi per l’eternità. La regola, sia qui, sia là, è che coloro che vengono debbono prima entrare nel tempio e dimorarvi per tre giorni e tre notti, e dopo questa iniziazione devono entrare nelle case della città, che sono tanti edifici consacrati, e passare da un edificio all’altro, e in comunione con quelli ivi riuniti per pregare, supplicare, e recitare sermoni. Fate molta attenzione ad escludere dal vostro pensiero ciò che è dentro di voi e a non conversare con i vostri compagni, se non di ciò che è sacro, pio, e religioso.

[2] L’angelo quindi ha introdotto la sua compagnia nel tempio, che era gremito di molti che nel mondo rivestivano ruoli elevati, nonché con molte delle persone comuni; e le guardie erano collocate all’ingresso per impedire che nessuno potesse uscire prima di aver trascorso lì tre giorni. E l’angelo ha detto:

– Questo è il secondo giorno da quando questi sono entrati. Osservateli, e vedrete come glorificano Dio.

Ed essi hanno osservato e hanno visto che la maggior parte di loro dormivano, e quelli che erano svegli sbadigliavano con la bocca spalancata, e alcuni sono stati visti – per effetto della elevazione continua dei loro pensieri a Dio e del non ritorno di questi nel corpo – come se il volto fosse stato fuori dal corpo, poiché in tal modo essi sono apparsi a loro stessi e da lì anche agli altri. Alcuni sono stati visti con lo sguardo fuori di sé a causa della loro alienazione perpetua. In una parola tutti erano oppressi nel cuore e affaticati nello spirito dalla noia; e si sono allontanati dal pulpito gridando:

– Le nostre orecchie sono stordite. Concludete la vostra predicazione, non vogliamo sentire un’altra parola, e stiamo iniziando a detestarne il suono

Poi si sono alzati e si sono precipitati in blocco alle porte, le hanno forzate fino ad aprirle, e hanno fatto pressione sulle guardie dileguandosi.

[3] Vedendo ciò i sacerdoti al seguito, aggrappati saldamente a loro, predicando, pregando e sospirando dicevano:

– Celebrate la festa! Glorificate Dio! Santificate voi stessi! In questo cortile d’ingresso al cielo sarete introdotti nella glorificazione eterna di Dio in un tempio più magnifico e spazioso, che è nel cielo, e così nella gioia della felicità eterna.

Ma queste preghiere non sono state comprese e, a malapena sono state ascoltate, per via della loro ottusità causata da due giorni trascorsi in uno stato di alienazione mentale, di detenzione e sottrazione alle loro attività abituali. Ma quando hanno cercato di allontanarsi i preti hanno afferrato le loro braccia e le loro vesti, spingendoli indietro verso gli edifici dove erano riuniti in preghiera, ma invano, perché essi protestavano:

– Lasciateci soli. Ci sentiamo come se il nostro corpo stesse per sprofondare.


[4] A queste parole sono apparsi quattro uomini in abiti bianchi e luminosi, e vestiti con la mitra. Uno di loro nel mondo era stato un arcivescovo, e gli altri tre erano stati vescovi. Ed ora erano diventati angeli. Hanno chiamato a raccolta i sacerdoti, e rivolgendosi a loro hanno detto:

– Vi abbiamo visto dal cielo con queste pecore, e abbiamo visto come le avete nutrite. Le avete alimentate con la pazzia. Voi non sapete cosa si intende con la glorificazione di Dio. Significa produrre i frutti dell’amore, cioè fare il proprio lavoro fedelmente, sinceramente e diligentemente, poiché questo appartiene all’amore di Dio e all’amore del prossimo. E questo è il vincolo della società ed il suo bene. Da ciò Dio è glorificato, e poi dal culto, in tempi stabiliti. Non avete letto queste parole del Signore:

In questo è glorificato il Padre mio, che voi portiate molto frutto. Così diventerete miei discepoli (Giovanni 15:8)

[5] Si può essere preti nella glorificazione del culto, perché è il proprio ufficio, e godere di onore, gloria e ricompensa da lì; ma voi non sareste in alcuna glorificazione se non ci fosse l’onore, gloria e la ricompensa connessa con il vostro ufficio.

Detto questo i vescovi hanno ordinato alle guardie che presidiavano l’entrata di lasciar andare tutti quelli che erano stati trattenuti, perché c’era una moltitudine che non pensava ad alcuna gioia celeste che non sia il culto perpetuo di Dio, poiché non avevano compreso nulla circa lo stato del cielo.

10. Poi l’angelo è tornato con i suoi compagni nel luogo dell’adunanza, da cui le compagnie dei saggi non erano ancora partite, e ha chiamato a sé quelli che credevano che la gioia celeste e la felicità eterna non fossero altro che l’assunzione in cielo per grazia Divina, e che quindi essi saranno nella gioia, come coloro che nel mondo, nei giorni di festa sono introdotti nei palazzi dei re, ovvero sono invitati ad un matrimonio. L’angelo ha detto loro: – Restate qui per un po’, e io suonerò la tromba, e verranno qui uomini famosi per sapienza nelle cose spirituali della chiesa.”

Dopo alcune ore sono venuti nove uomini, ciascuno ornato di alloro in segno della loro notorietà. L’angelo li ha introdotti nella sala dell’adunanza, nella quale erano presenti tutti quelli che erano stati chiamati in precedenza. In loro presenza l’angelo rivolto ai nove coronati di alloro ha detto:

– Io so che a voi, in virtù del vostro desiderio e a favore del vostro convincimento, è stato concesso di ascendere al cielo, e che siete tornati in questa terra inferiore o sub-celeste con piena conoscenza dello stato del cielo. Riferite dunque come il cielo vi è apparso.

[2] Gli hanno risposto nell’ordine: ed il primo ha detto:

– Dalla mia infanzia e fino alla fine della mia vita nel mondo la mia idea del cielo consisteva in un luogo di perfetta beatitudine, felicità, divertimento, delizia, e gioia; e che se fossi stato ammesso lì sarei stato circondato da una tale aura di felicità, e l’avrei respirata riempiendomi il petto come lo sposo, quando celebra le sue nozze e quando entra nella camera nuziale con la sua sposa. Con questo convincimento sono salito al cielo, e sono passato attraverso i primi custodi, e poi il successivo; ma quando sono arrivato al terzo, questi si è rivolto a me dicendo:

-Amico, chi sei tu?

Ho risposto:

– Non è questo il cielo? Per volontà del mio desiderio sono asceso qui. Ti prego di farmi entrare. Ed egli mi ha fatto entrare. E ho visto angeli in vesti bianche, e sono venuti da me, mi hanno esaminato, e hanno sussurrato, “Ecco, un nuovo ospite che non è vestito in abiti celesti.” E udendo questo ho pensato, “Mi sembra come il caso del tale di cui il Signore disse che era venuto per il matrimonio ma non aveva l’abito da cerimonia. E ho chiesto:

– Datemi questa veste.

Ed essi hanno sorriso. Poi è arrivato da loro uno, di corsa con l’ordine:

– Denudatelo, cacciatelo via e gettate le sue vesti.

E così sono stato cacciato.

[3] Il secondo, a sua volta ha detto:

– Ho creduto, come lui, che se solo potessi essere assunto nel cielo che è sopra la mia testa, la letizia avrebbe fluito intorno a me, ed io sarei stato rallegrato da essa per l’eternità. E sono stato esaudito. Ma gli angeli sono fuggiti quando mi hanno visto, e hanno detto tra loro:

– Chi è questo mostro? Come mai questo uccello delle tenebre è qui?

Ed io mi sentivo realmente cambiato come uomo, sebbene non fossi cambiato. Questa sensazione proveniva dall’atmosfera celeste. Dopo poco, uno è venuto dal palazzo con il comando che due servitori avrebbero dovuto condurmi fuori riportandomi nel luogo dal quale ero giunto, fino alla mia dimora. E quando sono arrivato a casa sono apparso agli altri ed a me stesso come un uomo.

[4] Il terzo ha detto:

– L’idea del cielo che ho custodito sempre in me è che si trattasse di un luogo, anziché originare dall’amore. Così quando sono arrivato in questo mondo, ho desiderato ardentemente il cielo; e vedendo gli uomini che erano elevati, li ho seguiti e sono stato ammesso, ma non al di là di qualche passo. E allorquando il mio spirito avrebbe dovuto essere allietato secondo la mia idea delle gioie e delle beatitudini di lì, a causa della luce del cielo che era di un bianco abbagliante come la neve, la cui essenza si dice che sia la sapienza, la mia mente si è intorpidita, ed un buio fitto ha avvolto i miei occhi e ho cominciato a delirare. E a causa del calore del cielo, che corrispondeva alla sua luce abbagliante, la cui essenza si dice che sia l’amore, il mio cuore palpitava, e sono stato preso dall’ansia e tormentato dalla sofferenza interiore, e sono cascato con la schiena a terra. E mentre giacevo un addetto al palazzo e venuto con il comando di riportarmi con delicatezza nella luce e nel calore mio proprio. Quando sono rientrato in esse il mio spirito e il mio cuore sono tornati in me.

[5] Il quarto ha detto che anche lui possedeva la concezione di un luogo rispetto al cielo, e non dell’amore. Egli ha detto:

– Quando sono entrato nel mondo spirituale ho chiesto se al saggio fosse permesso di ascendere al cielo. Mi hanno risposto che è consentito a tutti, ma che essi devono tener conto del fatto che potrebbero essere cacciati. Sorridevo a questa risposta, e ascendendo, ritenevo, come altri fanno, che tutti nel mondo intero sono in grado di ricevere le gioie del cielo nella loro pienezza. Ma, in verità, non appena sono entrato, quasi non riuscivo più a respirare, e dal dolore e dal tormento conseguente nella mente e nel corpo, mi sono prostrato a terra, contorcendomi come un serpente in presenza di un incendio. E ho strisciato fino ad un precipizio gettandomi giù; poi sono stato preso e portato in una locanda da qualcuno che era al di sotto, e mi sono ristabilito.

[6] Gli altri cinque hanno riferito delle cose meravigliose circa la loro ascesa al cielo, e hanno paragonato i cambiamenti di stato della loro vita allo stato dei pesci quando sono sollevati fuori dall’acqua, in aria, e allo stato degli uccelli nell’etere. E hanno detto che dopo queste esperienze gravose non avevano più alcun desiderio del cielo, ma solo per la vita comune con i loro simili, ovunque essi fossero. E che sanno che nel mondo degli spiriti dove essi sono, tutti vengono prima preparati, i retti per il cielo ed i malvagi per l’inferno, e che, quando sono pronti vedono strade aperte per loro che conducono alle società dei loro simili, con i quali resteranno in eterno, e che quindi percorrono queste strade con gioia, perché sono le strade corrispondenti alla natura del loro amore. Tutti i presenti all’adunanza, udendo queste cose, hanno confessato di avere una simile idea del cielo, vale a dire di un luogo, dove con la bocca aperta si sarebbero abbeverati alle gioie fluenti per l’eternità.

[7] L’angelo con la tromba poi ha detto loro:

– Comprendete ora che le gioie del cielo e la felicità eterna non sono le gioie di un luogo, ma lo stato della vita di un uomo, e che lo stato della vita celeste ha origine dall’amore e dalla sapienza, e poiché il ricettacolo di questi due è l’uso, lo stato della vita celeste è dato dall’unione di questi nell’uso. In altre parole la vita celeste consiste nella carità, nella fede e nelle opere buone. Poiché la carità è amore, la fede è la verità dalla quale procede la sapienza e le opere buone costituiscono l’uso. Inoltre, ci sono luoghi nel nostro mondo spirituale come nel mondo naturale, altrimenti non ci sarebbero abitazioni e residenze indipendenti. Eppure il luogo è un non luogo, cioè l’apparenza di un luogo corrispondente allo stato dell’amore e della sapienza, ovvero della carità e della fede.

[8] Colui che diviene angelo porta il suo cielo in sé, perché porta l’amore del suo cielo, poiché l’uomo, per mezzo della creazione, è l’effigie più piccola, l’immagine ed il modello del grande cielo. Questa è l’essenza della forma umana. Ognuno quindi entra nella società del cielo, della cui forma è un’effigie individuale. Cosicché quando entra in quella società egli entra in una forma corrispondente a se stesso, quindi, per così dire, da se stesso egli entra in quella società, e la medesima società entra in lui, ed egli respira la vita di quella società come propria, e la propria come la vita di quella stessa. Ogni società è come qualcosa di universale e superiore, e gli angeli sono come parti di questo corpo. Ne consegue che coloro che sono nel male e nella falsità hanno sviluppato un effigie di inferno in loro, e questo nel cielo è contrastato dall’influsso e dall’impeto dell’azione di opposti contro opposti; perché l’amore infernale è opposto all’amore celeste, e quindi i piaceri di questi due generi di amore sono in conflitto tra loro come nemici, e quando sono insieme si annientano l’un l’altro.

11. Poi è stata udita una voce dal cielo che diceva all’angelo con la tromba:

– Scegli dieci tra i presenti ed introducili presso di noi. Abbiamo udito dal Signore che farà in modo che per tre giorni il calore e la luce, ovvero l’amore e la sapienza del nostro cielo, non farà loro alcun male.

E dieci sono stati scelti e hanno seguito l’angelo. E per un ripido sentiero sono saliti su un certo colle, e da questo su una montagna sulla quale si trovava il cielo di quegli angeli, che era stato visto da loro prima in lontananza, come una distesa tra le nuvole. Ed i cancelli sono stati aperti a loro. E quando hanno superato il terzo cancello l’angelo guida si è diretto verso il principe della società, o di quel cielo, e ha annunciato la loro venuta. E il principe ha risposto:

– Prendi alcuni dei miei assistenti e comunica loro che sono i benvenuti; conducili nel mio palazzo, e assegna a ciascuno il suo alloggio con la camera da letto; e prendi alcuni dei miei collaboratori che provvederanno ai loro bisogni e soddisferanno le loro richieste.

– E così è stato fatto.

Ma quando sono stati introdotti dall’angelo, hanno chiesto se era loro permesso di vedere il principe. L’angelo ha risposto:

– Ormai è mattino, e non è permesso prima di mezzogiorno. Fino ad allora tutti sono impegnati nei loro uffici. Ma voi siete invitati a cena, quindi sarete a tavola con il nostro principe. Intanto vi condurrò nel suo palazzo, dove si possono vedere cose magnifiche e splendide.


12. Mentre si avvicinavano al palazzo l’hanno osservato prima dall’esterno. Era imponente, costruito in porfido, con le fondamenta di diaspro, e di fronte all’ingresso vi erano sei alte colonne di lapislazzuli. Il tetto era di lastre d’oro, le alte finestre erano di radioso cristallo, e le loro cornici, erano d’oro. Poi sono stati condotti nel palazzo, da una stanza all’altra, e hanno ammirato ornamenti di ineffabile bellezza, e decorazioni sui soffitti di intaglio inimitabile. Appresso alle pareti vi erano tavoli d’argento con intarsi d’oro, e sopra di essi utensili vari in pietre preziose e in forme celesti, molte delle quali nessun occhio sulla terra ha mai veduto, e perciò nessuno riusciva a credere che tali cose esistono nel cielo.

[2] Mentre erano stupefatti alla vista di queste cose magnifiche l’angelo ha detto:

– Non vi meravigliate. Le cose che avete visto non sono state modellate da alcuna mano angelica, ma sono opera del Creatore dell’universo, e come tali sono state donate al nostro principe. Ecco dunque l’arte dell’architettura nella sua stessa essenza, e da qui procedono tutte le regole dell’arte nel mondo.

L’angelo ha detto ancora:

– Si può ammettere che queste cose possano incantare i nostri occhi ed infatuarli a tal punto da credere che queste siano le gioie del nostro cielo; ma siccome i nostri cuori non sono in loro, essendo queste un accessorio delle gioie, nella stessa misura quindi le si guarda come ad un accessorio, e riguardo alla maestria di Dio, noi contempliamo la Divina onnipotenza e la benignità in esse.

13. Poi l’angelo ha detto loro:

– Non è ancora mezzogiorno, venite con me nel giardino del nostro principe, adiacente al palazzo.

Si sono diretti lì, e all’ingresso egli ha detto:

– Ecco il più magnifico giardino celeste di questa società.

Ma essi hanno risposto:

– Cosa dici? Qui non c’è un giardino. Noi vediamo solo un albero, e tra i suoi rami, in alto, i suoi frutti, che appaiono come se fossero fatti d’oro, e le foglie come d’argento con i bordi ornati di smeraldi, e sotto albero dei bambini piccoli con le loro balie.

A questo l’angelo con voce ispirata ha detto: “Questo albero è in mezzo al giardino e viene chiamato da noi l’albero del nostro cielo, e da parte di alcuni l’albero della vita. Ma andate avanti, avvicinatevi, ed i vostri occhi saranno dischiusi, e vedrete il giardino.

Così hanno fatto, ed i loro occhi sono stati dischiusi, e hanno visto gli alberi colmi di frutti deliziosi, intrecciati con i viticci della vite, con le loro chiome ricurve ed i frutti rivolti verso l’albero della vita nel mezzo.

[2] Gli alberi erano disposti in una serie continua, avviluppata in circoli senza fine come una spirale ininterrotta. Era una spirale perfetta di alberi, in cui specie dopo specie erano ordinate in successione secondo la nobiltà dei loro frutti. L’inizio di questa serie era separato da uno spazio considerevole rispetto all’albero in mezzo; e lo spazio intermedio brillava con un tripudio di luce da cui gli alberi della spirale fiammeggiavano di uno splendore continuo e mutevole, dal primo all’ultimo. I primi alberi erano i più eccelsi di tutti, rigogliosi nei loro frutti squisiti, ed erano chiamati alberi del paradiso, mai visti, perché non possono esistere nel mondo naturale; poi venivano gli ulivi; dopo questi le viti; quindi alberi profumati, e infine alberi il cui legno è utile per il legname. Qua e là in questa spirale vi erano dei seggi formati dall’intreccio di giovani rami, arricchiti e adornati dai loro frutti. In questa serie perpetua di alberi ci sono aperture che conducono a giardini fioriti, e di là a prati, disposti in aiuole e piazzole.

[3] Vedendo queste cose quelli al seguito dell’angelo hanno esclamato:

– Ecco, il cielo nella sua forma! Ovunque volgiamo i nostri occhi siamo pervasi da qualcosa di celeste, paradisiaco, che è ineffabile.

L’angelo si è rallegrato udendo questo, e ha detto:

– I giardini del nostro cielo sono rappresentativi di tutte le forme di beatitudine celeste nella loro origine; ed è in forza di un influsso di questi stati di beatitudine che sollevano le vostre menti, che voi esclamate, “Ecco, il cielo nella sua forma!” Ma quelli che non ricevono questo influsso vedono questi paradisi come nient’altro che foreste. Tutti coloro che sono nell’amore degli usi ricevono l’influsso, ma coloro che sono nell’amore della fama anziché dell’uso non lo ricevono.

Poi ha spiegato e li ha istruiti circa le corrispondenze ed i significati delle cose presenti nel giardino.

14. Mentre erano così impegnati, un messaggero è stato mandato dal principe per invitarli a mangiare il pane con lui. E allo stesso tempo due assistenti hanno portato indumenti di lino dicendo:

– Indossate queste vesti, perché nessuno è ammesso alla tavola del principe se non è ornato con abiti del cielo.

E si sono preparati e, accompagnati dal loro angelo, sono stati condotti in un portico scoperto, un camminamento del palazzo, in attesa del principe; e lì l’angelo li ha messi in relazione con uomini eminenti e magistrati, che pure erano in attesa del principe. Nel giro di un’ora, le porte si sono aperte, e da una porta più ampia sul lato ovest lo hanno visto entrare in pompa magna. Era preceduto dai ministri, poi dai ciambellani, e dopo di loro dai principali uomini della corte. Nel mezzo di questi era il principe, e dopo di lui cortigiani di diverso lignaggio, e infine le guardie, in numero di centoventi.

[2] L’angelo in testa ai dieci nuovi arrivati, che ora nelle loro vesti apparivano come del luogo, si è avvicinato al principe con loro e li ha presentati con riverenza, ed il principe ha detto loro:

– Venite a mensa con me.

Ed essi lo hanno seguito nella sala da pranzo, e hanno visto un tavolo magnificamente imbandito. Nel mezzo di esso c’era un’alta piramide d’oro, con un centinaio di piccoli piatti in triplice ordine secondo le loro forme, sui quali vi erano dolci, condensato di vino e altre prelibatezze fatte di pane e vino insieme; e attraverso il centro della piramide sgorgava, come se fosse uno zampillo di fontana, del nettare di vino, i cui flussi, dividendosi dalla cima della piramide riempivano le tazze. Ai lati di questa piramide vi erano diverse sagome celesti in oro, su cui erano disposti piatti e vassoi ricolmi con cibi di ogni genere. Le sagome celesti che reggevano piatti e vassoi erano forme d’arte provenienti dalla sapienza, tali che nel mondo non possono essere concepite, né le parole possono descriverle. Piatti e vassoi erano in argento, scolpito in rilievo con forme simili ai loro sostegni. Le tazze erano in splendente pietra preziosa. Tale era il contenuto della tavola.

15. E questo era l’abbigliamento del principe e dei suoi ministri. Il principe era vestito con una lunga veste porpora, ricamata di stelle del colore dell’argento, sotto la veste indossava una tunica di seta lucente di colore violetto. Questo era aperta sul petto ove nella parte anteriore era visibile una specie di fascia, recante il distintivo della sua società. L’emblema era un’aquila sulla cima di un albero, che si prende cura dei suoi piccoli. Questa era di oro lucente in un cerchio di diamanti. I consiglieri non erano vestiti in modo molto diverso, ma senza il distintivo, al posto del quale erano applicati zaffiri pendenti dal collo attraverso una catena d’oro. I cortigiani erano abbigliati con toghe di marrone castagna, nelle quali erano intessute giovani aquile circondate da fiori. Le tuniche sotto le toghe erano di seta opalina, e così pure i loro pantaloni e le calze. Tale era il loro abbigliamento.

16. Ministri, ciambellani, e magistrati stavano intorno al tavolo, e su invito del principe, a mani giunte hanno sussurrato insieme una lode al Signore, e poi, ad un cenno del principe, si sono adagiati sui divani intorno al tavolo.

E il principe ha detto ai nuovi venuti:

– Sedete anche voi con me. Ecco i vostri posti.

Ed essi si sono seduti, e gli assistenti di corte che prima erano stati inviati dal principe per servirli, ora si trovavano dietro di loro. Il principe allora ha detto loro:

– Prendete ciascuno un piatto dal suo cerchio, e poi un piattino dalla piramide.

Ed essi li hanno presi; ed ecco, all’istante piatti nuovi e piattini sono apparsi lì in luogo di quelli. E le loro tazze sono state riempite di vino dalla fontana che sgorgava dalla grande piramide; e hanno mangiato e bevuto.

[2] Quando erano sazi, il principe si è rivolto ai dieci ospiti, dicendo:

– Ho sentito dire che sulla terra che si trova sotto questo cielo siete stati radunati per dischiudere i vostri pensieri in merito alle gioie del cielo ed alla felicità eterna; e che avete affermato a riguardo, opinioni differenti, ognuno secondo l’attitudine dei propri sensi corporei. Ma cosa sono i piaceri dei sensi corporei senza i piaceri dell’anima? È l’anima che li rende deliziosi. I piaceri dell’anima in se stessi sono impercettibili beatitudini, ma come scendono nei pensieri della mente, e da questi nelle sensazioni del corpo, diventano sempre più percettibili. Nei pensieri della mente sono percepiti come stati di felicità; nelle sensazioni del corpo come piaceri, e nel corpo stesso come piaceri. La felicità eterna procede da tutti questi assieme. E la felicità del corpo non è eterna, ma transitoria, perché arriva al termine e passa, e talvolta diventa infelicità. Avete visto adesso che tutte le vostre gioie sono gioie anche del cielo, e sono più squisite di quanto si possa pensare; e tuttavia esse non pregiudicano le nostre menti interiormente.

[3] Ci sono tre cose che scorrono come uno davanti al Signore nelle nostre anime. Queste tre come uno, sono l’amore, la sapienza e l’uso. Ma l’amore e la sapienza non sembrano altro che un’idea, perché coinvolgono solo la mente ed i suoi pensieri, mentre nell’uso appaiono realmente, perché insieme agiscono e operano materialmente; e laddove esse esistono realmente, sussistono anche, e poiché l’amore e la sapienza esistono e sussistono nell’uso, è l’uso che ci coinvolge; e l’uso è la fedele, sincera, e diligente esecuzione delle opere attinenti alla propria occupazione. L’amore dell’uso, e da questo l’amore sincero per le attività insite nell’uso, preserva la mente dal perdere se stessa, e dal vagabondare e affondare in tutte le passioni che con le loro lusinghe fluiscono dal corpo e dal mondo, attraverso i sensi, in modo tale che le verità della fede e le verità della morale con i loro beni sono disperse al vento. Ma l’attività sincera della mente nell’uso conserva e rinsalda insieme queste verità, e dispone la mente in una forma ricettiva alla sapienza che discende da queste verità; e poi la allontana dalle illusioni e dalle beffe di ogni sorta di falsità e dalle vanità. Ma voi apprenderete di più su questi argomenti dagli uomini savi della nostra società che io vi manderò questo pomeriggio.

Dopo aver detto ciò il principe si è alzato, e con lui gli ospiti, e dopo un saluto di pace, ha ordinato al loro angelo guida di condurli alla loro camere, e di accordare loro ogni cortese attenzione, e anche che avrebbe invitato uomini cortesi e affabili ad intrattenerli con una conversazione riguardante le molteplici gioie di questa società.

17. Al loro ritorno così è stato fatto. E sono venuti gli uomini invitati dalla città per intrattenerli con la conversazione sulle molteplici gioie della società; e dopo i saluti, camminando su e giù hanno parlato con loro con molta raffinatezza. Ed il loro angelo guida ha detto:

Questi dieci uomini sono stati invitati in questo cielo affinché possano vedere le sue gioie, e quindi acquisire una nuova concezione della felicità eterna. Riferite loro dunque,qualcosa delle sue gioie che coinvolgono i sensi del corpo; poi verranno i saggi che parleranno di alcune cose che rendono queste gioie liete e appaganti.

Gli uomini invitati dalla città quindi hanno detto queste cose:

(1) Ci sono giorni di festa fissati dal principe, nei quali la mente può essere rinfrancata dalla stanchezza che colpisce alcuni a causa del loro entusiasmo nell’emulazione. In questi giorni vi sono concerti di musica in luoghi pubblici; e al di fuori della città vi sono pubblici giochi e spettacoli. E in queste occasioni dei palchi sono eretti in luoghi pubblici, circondati da reticoli coperti dalle viti e dai grappoli appesi, entro i quali i musicisti sono seduti, su tre livelli, con strumenti a corda e a fiato, di tono alto e basso, e di intensità forte o tenue. Su entrambi i lati ci sono cantanti, maschi e femmine; ed essi deliziano i cittadini con le più affascinanti, festose e melodiose canzoni, in coro e con assoli, variando nel genere ad intervalli. Tali intrattenimenti durano nei giorni festivi da mattino a mezzogiorno, e poi fino a sera.

[2] (2) Oltre questo, ogni mattina, all’aperto intorno ai luoghi pubblici si sentono i più dolci canti di vergini e giovani ragazze con cui risuona l’intera città. Ogni mattina c’è un’espressione dell’amore spirituale, che esse cantano, cioè, che è manifestata attraverso modulazioni della voce nel canto, e questa espressione è percepita nel canto, come se la canzone fosse l’espressione stessa. Scorre nell’anima degli ascoltatori, sollecitandoli in corrispondenza con essa. Tale canto è celeste. Quelli che cantano affermano che il suono del loro canto ispira e anima loro stessi come se venisse per così dire dal di dentro, ed è elevato con gioia nella misura in cui viene ricevuto dagli ascoltatori. Alla fine, le finestre e anche le porte degli edifici che danno sui luoghi pubblici sono chiuse, e allo stesso tempo, quelle delle case lungo le strade, e nell’intera città non si ode alcun suono da nessuna parte, né appaiono fannulloni, essendo tutti dediti alle loro occupazioni.

[3] (3) Ma a mezzogiorno le porte sono aperte, e in alcuni luoghi nel pomeriggio anche le finestre, e ragazzi e ragazze si vedono giocare per le strade, ed i loro precettori e assistenti siedono sotto i portici delle case, vigilando su di loro.


[4] (4) Ai confini della città ci sono vari giochi per ragazzi e giovani; ci sono giochi di atletica; giochi a palla, giochi con palle spinte avanti e indietro denominati tennis, prove di abilità tra i ragazzi che sono più o meno pronti nel linguaggio, nell’azione, e nella percezione, e ai più attivi sono donate alcune foglie di alloro come ricompensa. E ci sono molti altri giochi che suscitano le capacità latenti dei ragazzi.

[5] (5) Fuori della città ci sono altri intrattenimenti spettacolari con attori sul palco, in rappresentanza delle varie virtù e delle eccellenze della vita morale, tra cui anche attori che interpretano un ruolo che rende possibile il confronto.

Uno dei dieci ha chiesto:

– Perché il confronto?

Hanno risposto:

– Nessuna delle virtù può essere mostrata nella sua grazia ed eccellenza nella vita, se non attraverso i confronti dalle più grandi di loro a quelle inferiori; gli attori mostrano le virtù fino al loro minimo, finché queste si annullano. Ma è stabilito per legge che nulla tra gli opposti, debba essere esposto, se risulta disonorevole o indecoroso, se non per metafora ed in modo vago, per così dire. Il motivo di ciò è che nulla di onorevole o buono in qualunque virtù può sprofondare progressivamente in ciò che è disonorevole e maligno; ma solo fino al suo minimo, finché perisce, e quando questo cessa, inizia il suo contrario. E quindi cielo, dove tutte le cose sono sincere e buone, non ha nulla in comune con l’inferno dove tutte le cose sono disonorevoli e maligne.

18. Nel mezzo di questa conversazione è arrivato un assistente, e ha annunciato che per ordine del principe otto savi erano presenti e desiderosi di entrare. Udendo ciò l’angelo è uscito, li ha ricevuti e li introdotti, poi dopo le consuete formalità i savi hanno conversato con essi, in primo luogo circa le origini e la progressione della sapienza, a cui hanno associato varie questioni relative alla sua evoluzione, dicendo che la sapienza degli angeli non ha limiti né fine, ma cresce e si espande per l’eternità. Udendo ciò l’angelo della società ha detto ai saggi:

– Il nostro principe parlava a tavola, a questi uomini circa la sede della sapienza, che è nell’uso. Parlate anche a loro, se le desiderate, su questo argomento.

Ed essi hanno risposto:

– Appena creato, l’uomo era intriso di sapienza e del suo amore, non per se stesso, ma tale che poteva trasmetterlo da se stesso agli altri. Dunque era impresso nella sapienza del savio che nessuno è savio che nessuno vive solo per sé, ma allo stesso tempo per gli altri. Da questo discendono le società, che altrimenti non avrebbero ragion d’essere. Vivere per gli altri significa adempiere agli usi. Gli usi sono i vincoli della società, che sono tanti quanti sono i buoni usi, e gli usi sono infiniti in numero. Ci sono usi spirituali, che sono l’amore verso Dio e verso il prossimo; ci sono usi morali e civili, che sono l’amore della società e della comunità in cui un uomo risiede, e dei suoi compagni e concittadini tra i quali egli abita; ci sono usi naturali, che appartengono all’amore del mondo e del suo necessario, e vi sono usi del corpo, che appartengono all’amore per la sua conservazione, in vista di usi più elevati.

[2] Tutti questi usi sono impressi nell’uomo, e si susseguono nell’ordine, uno dopo l’altro, e quando esistono insieme uno è all’interno dell’altro. Coloro che sono nei primi usi, che sono spirituali, sono anche in quelli che seguono, e questi sono uomini savi. Ma quelli che non sono nei primi, e sono nei secondi e di lì nei seguenti, non sono così savi, ma appaiono essere tali verso l’esterno, in virtù della loro moralità e civiltà. Quelli che non sono nei primi né nei secondi, ma negli usi del terzo e del quarto tipo, non sono affatto savi; essi infatti sono demoni perché amano solo il mondo, e se stessi in relazione al mondo. E coloro che sono solo nel quarto tipo sono i meno savi di tutti, poiché sono diavoli, in quanto vivono solo per se stessi, e qualora vivessero per gli altri, è solo per amore di se stessi.

[3] Ogni amore, inoltre, ha il suo proprio piacere, poiché l’amore esiste da ciò, e la gioia dell’amore per gli usi è una gioia celeste che entra nelle gioie che seguono nell’ordine, e l’ordine di successione le esalta e le rende eterne.

Poi hanno elencato alcune gioie celesti provenienti dall’amore per l’uso, e hanno detto:

– Sono miriadi di miriadi, e coloro che entrano nel cielo entrano in loro.

Ed hanno trascorso tutto il giorno con loro fino alla sera in discorsi sulla sapienza che procede dall’amore per gli usi.

19. Ma verso sera è giunto un messaggero dal piede veloce, vestito in abiti di lino, e ha invitato i dieci nuovi arrivati, a un matrimonio da celebrarsi il giorno successivo; e questi si rallegravano molto di poter assistere a un matrimonio nel cielo. Dopo questo sono stati ricevuti da uno dei ministri, e hanno cenato con lui. E dopo cena sono tornati ciascuno nella sua stanza, e hanno riposato fino al mattino. Poi al risveglio si è sentito il canto di fanciulle e di bambine, proveniente dalle case intorno agli spazi pubblici, sopra menzionati. Oggetto della canzone era l’amore coniugale. Profondamente colpiti e commossi dalla sua dolcezza, hanno percepito una piacevolezza benedetta infusa nelle loro gioie, che li ha innalzati e rigenerati. Quando è giunto il momento, l’angelo ha detto:

– Preparatevi e indossate gli abiti celesti che il nostro principe ha mandato per voi.

Ed essi li hanno indossati, ed ecco, gli indumenti brillavano di una luce fiammeggiante.

Ed essi hanno chiesto all’angelo:

– Perché succede questo?

Ed egli ha risposto:

– Perché si va ad un matrimonio. Da noi, in tempi stabiliti, gli abiti sono risplendenti e diventano abiti da matrimonio.

20. Dopo l’angelo li ha condotti nella casa dove si celebravano le nozze, e un portiere ha aperto le porte; e appena giunti sulla soglia, sono stati accolti da un angelo mandato dallo sposo, e sono stati condotti ai seggi loro assegnati. Poco dopo sono stati invitati in una anticamera della sala nuziale, dove hanno visto al centro un tavolo su cui era disposto un magnifico candeliere, con sette bracci in oro, e sulle le pareti pendevano lampade d’argento, che quando erano illuminate rendevano l’ambiente di una tonalità dorata. Ai lati del candeliere vi erano due vassoi con pagnotte disposte in triplice ordine; e ai quattro angoli della stanza vi erano tavole sulle quali c’erano calici di cristallo.

[2] Mentre guardavano queste cose, una porta è stata aperta da una stanza accanto alla sala nuziale, e sono uscite sei vergini, e dopo di loro lo sposo e la sposa tenendosi per mano. E si sono diretti verso un seggio sopraelevato di fronte al candeliere; sono saliti, lo sposo a sinistra e la sposa alla sua destra, e le sei vergini in piedi accanto seggio dal lato della sposa. Lo sposo indossava un abito di porpora sfolgorante ed una tunica di lino splendente; e un efod su cui era poggiato un piatto in oro con diamanti, sulla sua circonferenza; e sul piatto era incisa una giovane aquila, il distintivo di nozze della società celeste; e sul capo lo sposo indossava un mitra. La sposa invece indossava un mantello scarlatto, e sotto un abito ricamato che la ricopriva dal collo ai piedi; e al di sotto del seno una cintura d’oro; e sulla sua testa era applicata una corona d’oro insieme con rubini.

[3] Raggiunto il seggio si sono seduti, lo sposo rivolto verso la sposa le ha messo al dito un anello d’oro, poi ha preso dei braccialetti e una collana di perle di grandi dimensioni, e ha fissato i braccialetti ai polsi e la collana al collo, dicendo:

– Accetta questi pegni.

E non appena lei li ha indossati, lui l’ha baciata e le ha detto:

– Ora sei mia.

E l’ha chiamata moglie. Gli ospiti si sono commossi ed hanno esclamato individualmente e poi tutti insieme:

– Siate benedetti.

Anche un inviato del principe dal suo posto si è unito alla manifestazione generale di affetto e commozione. Ed in quel frangente la stanza era piena di una fragranza aromatica, in segno di benedizione dal cielo. Gli assistenti poi hanno preso il pane dai due vassoi accanto al candeliere, e le coppe ricolme di vino dai tavoli disposti negli angoli, e hanno distribuito a ciascuno degli ospiti il pane ed il calice, ed essi hanno mangiato e bevuto. Dopo, il marito e la moglie si sono alzati, seguiti dalle sei vergini con le lampade d’argento nelle loro mani, ora accese; la coppia sposata ha varcato la soglia della camera nuziale, e la porta si è chiusa.

21. Poi l’angelo guida ha parlato agli invitati dei suoi dieci compagni, dicendo loro che gli era stato ordinato di introdurli, e aveva mostrato loro la magnificenza del palazzo del principe, e le meraviglie di questo; che avevano mangiato con il principe al suo tavolo, e dopo avevano conversato con i suoi saggi. E ha chiesto:

Permettete che conversino anche con voi?

E sono venuti e parlavano con loro. E uno degli invitati al matrimonio, un uomo savio, ha chiesto:

– Comprendete il significato di ciò che avete visto?

Essi hanno risposto che avevano compreso marginalmente, e hanno chiesto allora perché lo sposo, ora marito, fosse così abbigliato.

Egli ha risposto:

– Lo sposo, ora marito, rappresentata il Signore, e la sposa, ora moglie, rappresenta la chiesa, perché in cielo un matrimonio rappresenta l’unione del Signore con la chiesa. Ecco perché indossava una mitra in testa, e come Aronne era vestito con un mantello, una tunica e un efod; e perché la sposa, ora moglie, portava sulla testa una corona, ed era vestita con un mantello come una regina. Ma domani saranno abbigliati diversamente, poiché questa rappresentazione è solo per oggi.

[2] Hanno chiesto ancora:

– Se egli rappresentava il Signore, ed ella la chiesa, perché lei si è seduta alla sua destra?

Il savio ha risposto:

– Perché ci sono due cose che costituiscono il matrimonio del Signore con la chiesa, l’amore e la sapienza, ed il Signore è l’amore e la chiesa è la sapienza e la sapienza è nella mano destra dell’amore. Poiché l’uomo che appartiene a questa chiesa è come se possedesse la sapienza in sé, e non appena egli diviene savio, riceve l’amore del Signore. Inoltre, la mano destra indica il potere ed il potere dell’amore viene dalla sapienza. Ma come ho detto prima, dopo il matrimonio la rappresentazione cambia; perché allora il marito rappresenta la sapienza, e la moglie l’amore della sua sapienza. Ma questo non è il primo, ma un amore secondario, che la moglie riceve dal Signore attraverso la sapienza del marito. L’amore del Signore, che è l’amore originario, è l’amore per l’accrescimento della sapienza. Quindi dopo il matrimonio, marito e moglie insieme, rappresentano la chiesa.


[3] Ancora una volta hanno chiesto:

– Perché voi uomini non state accanto allo sposo, ora marito, come le sei vergini stanno accanto alla sposa, ora moglie?

Il savio ha risposto:

– La ragione è che nella rappresentazione di oggi si evidenzia il numero delle vergini, e il numero sei significa tutto, e ciò che è completo.

Ma hanno chiesto:

– Qual è il significato di ciò?

Egli ha risposto:

– Le vergini stanno a significare la chiesa, e la chiesa è di entrambi i sessi, e quindi, rispetto alla chiesa anche noi siamo vergini. Che sia così appare da queste parole nella Rivelazione:

Questi sono coloro che non si sono macchiati con donne, poiché sono vergini e seguono l’agnello dovunque vada (Ap. 14:4)

E poiché le vergini rappresentano la chiesa, il Signore l’ha paragonata con dieci vergini che sono state invitate al matrimonio (Mt 25:1-13). Ed è perché la chiesa è rappresentata da Israele, Sion, e Gerusalemme, che la vergine e la figlia di Israele, di Sion, e di Gerusalemme è così spesso menzionata nella Parola; e che il Signore descrive il suo matrimonio con la Chiesa attraverso le parole di Davide:

Alla tua destra la regina siede su un trono di oro zecchino di Ofir. Il suo abbigliamento è in oro battuto; ella sarà portata al re in drappi ricamati; le vergini, sue compagne, che la seguono, verranno nel palazzo del re (Sal. 45:9, 13-15)

[4] Successivamente, essi hanno chiesto:

– Non dovrebbe esserci un prete per amministrare queste cerimonie?

Il saggio ha risposto:

– Così è sulla terra, ma non nel cielo, riguardo alla rappresentazione del Signore stesso e della chiesa. Questa non è conosciuta sulla terra. Anche da noi un prete presenzia ai fidanzamenti, ed ascolta, riceve, conferma, e consacra il consenso. Il consenso è l’essenziale del matrimonio e le altre cose che seguono sono le sue formalità.”

22. Dopo, l’angelo guida è andato dalle sei vergini e ha detto loro dei suoi compagni, e ha chiesto se volessero incontrarli. Ed esse si sono avvicinate, ma improvvisamente si sono ritirate nell’appartamento in cui si trovavano anche le loro compagne vergini. Vedendo questo l’angelo guida le ha seguite e ha chiesto il motivo per cui così improvvisamente si erano ritirate senza parlare con loro. E loro hanno replicato:

– Non possiamo avvicinarci a loro.

Egli ha chiesto il perché. Ed esse hanno risposto:

– Noi non lo sappiamo. Ma abbiamo percepito qualcosa che ci ha respinto e ci ha fatto retrocedere. Ci spiace.

L’angelo è tornato dai suoi compagni e ha riferito loro la risposta, ed ha aggiunto:

– Suppongo che non abbiate una concezione casta del sesso. In cielo amiamo le vergini per la loro bellezza e per la leggiadria dei loro modi, e le amiamo, ma in modo esclusivamente casto.

I suoi compagni hanno sorriso, dicendo:

– Tu hai intuito giustamente. Chi è in grado dinanzi ad una tale bellezza di non provare desiderio?

23. Dopo questa festa gli invitati alle nozze si sono allontanati, e anche i dieci uomini, con il loro angelo. Era sera tardi e sono andati a riposare. All’alba si è sentito un proclama: “Oggi è il Sabbath.” Si sono alzati, e hanno chiesto all’angelo che cosa significasse ciò. Egli ha risposto:

– È per il culto di Dio, che ricorre in date stabilite ed è proclamato dai sacerdoti. Si celebra nei nostri templi, e dura circa due ore. Venite con me, quindi, se volete, e io vi condurrò lì.

Si sono preparati e sono andati con l’angelo, e sono entrati. Ed ecco, un grande tempio, in grado di contenere circa tremila posti, semicircolare, con banchi e sedie disposti intorno in un ordine continuo secondo la forma del tempio, con i posti sul retro più elevati di quelli davanti. Il pulpito davanti a loro era un po’ più arretrato dal centro. La porta era dietro il pulpito a sinistra. I dieci sono entrati con il loro angelo guida, e l’angelo ha assegnato loro i posti a sedere, dicendo loro:

– Chiunque entra nel tempio conosce il suo posto. Conosce ciò nel suo intimo e non potrebbe sedersi altrove. Se si sedesse in qualsiasi altro posto non sentirebbe, né percepirebbe nulla, e perturberebbe l’ordine, ed in ragione di tale disturbo il sacerdote non sarebbe ispirato.


24. Quando l’assemblea si è riunita, il sacerdote è salito sul pulpito e ha pronunciato un sermone pieno di spirito di sapienza. Il sermone verteva sulla santità della Sacra Scrittura, e sulla unione disposta dal Signore tra mondo spirituale e mondo naturale per mezzo di essa. Nello stato di ispirazione in cui era, ha pienamente dimostrato che questo libro sacro è stato dettato da Jehovah, il Signore; e che perciò egli è in esso, in modo che la sua sapienza è riposta lì, ma tale sapienza è nascosta sotto il significato letterale, ed è dischiusa solo a coloro che sono nelle verità della dottrina ed al tempo stesso nel bene della vita, e così loro sono nel Signore e il Signore è in loro. Al sermone ha aggiunto una preghiera votiva, ed è sceso. Essendo sciolta l’assemblea, l’angelo ha chiesto al sacerdote di scambiare qualche parola in pace con i suoi dieci compagni, ed egli si è avvicinato e ha conversato per circa mezz’ora. Ha parlato della trinità Divina che è in Gesù Cristo, nel quale abita tutta la pienezza della Divinità del corpo, secondo l’affermazione dell’apostolo Paolo. E poi ha parlato dell’unione della carità e della fede, ma, ha detto, l’unione della carità e della verità, perché la fede è verità.

25. Dopo averlo ringraziato sono tornati a casa. E là l’angelo ha detto loro:

– Questo è il terzo giorno dalla vostra ascesa nella società di questo cielo, ed è stato disposto dal Signore che vi sareste trattenuti qui per tre giorni. Quindi è giunto il tempo di separarci. Lasciate dunque gli abiti che vi sono stati dati dal principe e riponeteli al loro posto.

E non appena hanno lasciato gli abiti sono stati ispirati dal desiderio di partire, così sono partiti e l’angelo li ha accompagnati al luogo dell’adunanza. E lì hanno reso grazie al Signore che ha concesso di benedire loro con la conoscenza delle gioie celesti e della felicità eterna.

26. Ancora una volta affermo in verità, che queste cose sono avvenute e sono state pronunciate così come ho riferito, le prime nel mondo degli spiriti che è intermedio tra cielo e inferno, e le seconde nella società del cielo, da cui proveniva l’angelo guida con la tromba. Chi nel mondo cristiano saprebbe alcunché del cielo, e delle gioie e della felicità di lì – la cui conoscenza che è anche la conoscenza della salvezza – se il Signore non avesse deciso di aprire a qualcuno la vista del suo spirito e mostrare e insegnare queste cose? Che vi siano cose tali nel mondo spirituale è evidente da quanto visto e udito dall’apostolo Giovanni, e descritto nell’Apocalisse; cioè che vide in cielo il Figlio dell’uomo in mezzo ai sette candelabri, un tabernacolo, un tempio, un arca, un altare, un libro sigillato con sette sigilli, il libro aperto ed i cavalli che sortivano da esso; quattro animali vicino al trono; dodici migliaia scelti da tutte le tribù; locuste che uscivano dalla fossa senza fondo; il drago e la sua battaglia con Michele, una donna che partorisce un figlio maschio, e fugge nel deserto a causa del drago; due bestie, una che sale dal mare, un’altra che esce dalla terra; una donna seduta su una bestia scarlatta, il drago gettato in un lago di fuoco e di zolfo; un cavallo bianco; una gran cena; un nuovo cielo e una nuova terra, e la santa Gerusalemme che si approssima, descritta nei suoi cancelli, nelle sue mura, e nelle sue fondamenta; e il fiume dell’acqua della vita; e gli alberi della vita, che portano i loro frutti ogni mese; e molte altre cose che sono state viste da Giovanni mentre il suo spirito era nel mondo degli spiriti e nel cielo. E inoltre, le cose che sono state viste dagli apostoli dopo la risurrezione del Signore; e poi da Pietro (Atti 11); e le cose viste e udite da Paolo, e quelle, che sono state viste dai profeti, come Ezechiele, che vide quattro creature viventi, che erano i cherubini (Ez. 1, 10); un nuovo tempio e una nuova terra, e un angelo che li misurava (Ez. 40-48); ed egli fu portato a Gerusalemme e vide abomini là; e anche in Caldea, per via della schiavitù (Ez. 8, 11). E ugualmente con Zaccaria, che vide un uomo a cavallo tra gli alberi di mirto (Zac. 1:08 ss.); e vide quattro corni, e poi un uomo con un’asta graduata in mano (Zac. 1:18-21; 2:1 ss.); e vide un candeliere e due alberi di ulivo (Zac. 4:02 ss.); e un rotolo volante e un’anfora (Zac. 5:1-6), e quattro carri e cavalli provenienti che sortivano dalla gola di due montagne (Zac. 6:01 ss.). E allo stesso modo con Daniele, che vide quattro bestie che uscivano dal mare (Zac. 7:03 ss.), e una lotta tra un ariete e un caprone (Zac. 8:02 ss.); e vide e parlò a lungo con l’angelo Gabriele (Zac. 9:20 ss.). E il servo di Eliseo vide carri e cavalli di fuoco intorno ad Eliseo, e quando li vide i suoi occhi erano aperti (2 Re 6:17). Da queste e molte altre cose descritte nella Parola, è evidente che le cose che esistono nel mondo spirituale sono apparse a molti, prima e dopo l’avvento del Signore. Perché stupirsi del fatto che tali cose appaiano anche ora, alla nascita di una chiesa, ovvero la discesa della nuova Gerusalemme dal cielo per opera del Signore?

Matrimoni nel cielo

27. Che ci siano matrimoni nel cielo non può entrare nella convinzione di chi pensa che l’uomo sia un’anima o spirito dopo la morte, e coltiva l’idea dell’anima e dello spirito come di un etere sottile o di un soffio d’aria; e che credono che l’uomo non vivrà come tale fino al giorno del giudizio; costoro in generale non sanno alcunché del mondo spirituale, ove abitano gli angeli e gli spiriti, e pertanto non sanno dove siano il cielo e l’inferno. E poiché questo mondo è rimasto fino ad ora sconosciuto, ed è totalmente ignorato il fatto che gli angeli del cielo sono uomini in forma perfetta – ed anche gli spiriti infernali, ma in forma imperfetta – per queste ragioni nulla poteva essere rivelato in merito ai matrimoni lì. Perché l’uomo direbbe: “Come può un’anima essere congiunta con un’anima, o un soffio d’aria con un soffio di aria nella stessa maniera di due coniugi sulla terra? E molte altre cose che nell’istante in cui sono profferite, portano via e dissipano la convinzione dell’esistenza dei matrimoni lì. Ma ora, dato che molte cose sono state rivelate di quel mondo, e da ciò che è stato descritto in Cielo e Inferno, e in L’Apocalisse Rivelata, può essere confermato che ci sono matrimoni lì, anche da riflessioni rivolte alla ragione, attraverso le seguenti asserzioni:

(1) L’uomo vive come un uomo dopo la morte.

(2) Che un maschio è poi un maschio e una femmina è una femmina.

(3) Che presso ciascuno, l’amore suo proprio rimane dopo la morte.

(4) Che soprattutto l’amore del sesso e, in quelli che vengono nel cielo, che sono quelli che diventano spirituali sulla terra, l’amore coniugale rimane.

(5) Queste cose sono pienamente confermate dalla vista.

(6) Che di conseguenza vi siano matrimoni nel cielo.

(7) Questi matrimoni spirituali si intendono con le parole del Signore secondo cui dopo la risurrezione, essi non sono considerati in matrimonio.

L’esposizione di queste proposizioni segue ora nell’ordine.

28. (1) L’uomo vive come un uomo dopo la morte. Finora era sconosciuto nel mondo che l’uomo vivesse come tale dopo la morte, per le ragioni sopra esposte e, ciò che è sbalorditivo è, che così è anche nel mondo cristiano, dove la Parola fornisce ampie illustrazioni in merito alla vita eterna; e laddove il Signore stesso insegna che:

Tutti i morti risuscitano, e che Dio non è Dio della morte ma della vita (Mt 22,31-32; Lc 20:37-38)

E poi, per quanto riguarda l’affezione dei pensieri della sua mente l’uomo è nel mezzo di angeli e spiriti, ed è così associato a loro, e se fosse strappato via da loro, perirebbe. Ed è ancora più sbalorditivo che questo non è noto se si considera che ogni uomo che è morto, dalla prima creazione, è venuto e viene al suo proprio, o come si dice nella Parola, è stato ed è ricongiunto ai suoi padri1. Inoltre, l’uomo ha una comune percezione, che è diretta, come per l’influsso, dal cielo verso l’intimo della sua mente, per cui egli percepisce le verità interiormente in se stesso, ed è come se le vedesse; e soprattutto questa verità, che egli vive come un uomo dopo la morte, felice se ha vissuto bene, infelice se ha vissuto nel male. Chi non ragiona così, se solo eleva la mente un po’ al di sopra del corpo, e lontano dai pensieri suscitati dai suoi sensi; cosa che egli fa, quando è interiormente nel culto Divino, e quando giace sul letto in punto di morte e attende la fine; e così pure quando sente parlare dei morti, e della loro sorte. Ho raccontato mille cose su di loro, come e qual era la condizione di fratelli, consorti e amici di alcuni, e ho anche scritto a proposito della sorte degli inglesi, degli olandesi, dei cattolici, degli ebrei, dei gentili, e anche della sorte di Lutero, di Calvino e Melantone; ma non ho udito alcuno che dicesse: “Come può essere tale la loro sorte se non sono stati ancora resuscitati dai loro sepolcri, per il giudizio finale, che non è ancora avvenuto? Non sono forse le loro anime nel frattempo, come soffi d’aria, e in un certo pu2 o da qualche parte?” Da nessuno, ho sentito dire cose del genere fino a questo momento. Quindi posso concludere che ognuno percepisce dentro di sé che egli vive come un uomo dopo la morte. L’uomo che ha amato la sua consorte, ed i suoi figli, non dice forse dentro di sé quando stanno morendo, o sono morti, se i suoi pensieri sono elevati al di sopra delle cose sensuali del corpo, che sono nella mano di Dio, ed egli li vedrà di nuovo dopo la propria morte, e sarà ricongiunto con loro in una vita di amore e gioia?

29. Chi non vede, attraverso la ragione, purché sia disposto a vedere, che l’uomo dopo la morte non può essere un soffio, di cui non vi è alcuna nozione, se non di un soffio di vento, o di aria o di etere, e che questo o in questo sarebbe l’anima dell’uomo, che desidera e si aspetta di essere congiunta con il suo corpo, così che egli possa godere dei sensi e dei loro piaceri, come prima nel mondo? Chi non vede che se così fosse per l’uomo dopo la morte sarebbe peggio di quanto avviene ai pesci e agli uccelli e agli animali della terra, le cui anime non vivono, e quindi non sono nell’ansia del desiderio e dall’attesa? Se dopo la morte l’uomo fosse un tale respiro e soffio di vento, allora egli starebbe svolazzando nell’universo, o secondo la concezione di alcuni, sarebbe da qualche parte [pu], o secondo la dottrina tradizionale in un limbo fino al giudizio finale. Chi non concluderebbe da ciò, attraverso la ragione, che coloro che hanno vissuto al tempo della prima creazione, che è stimato in seimila anni, sarebbe ancora in uno stato d’ansia e, progressivamente in uno stato di maggiore ansia, poiché ogni aspettativa originata dal desiderio è causa di ansietà, e aumenta di volta in volta. Essi dovrebbero allora seguitare a fluttuare nell’universo, ovvero essere racchiusi in un pu, ed essere quindi nel tormento più estremo. Così sarebbe di Adamo e sua moglie, così di Abramo, Isacco e Giacobbe, e di tutti gli altri,da allora. Di qui ne conseguirebbe che nulla sarebbe stato più deplorevole che nascere uomo. Ma il Signore, che è Geova dall’eternità e il creatore dell’universo, ha stabilito il contrario di ciò; lo stato di chi si congiunge con lui, attraverso una vita conforme ai suoi comandamenti, è più beato e felice dopo la morte, rispetto a prima, nel mondo; ed egli è più beato e felice per il fatto che l’uomo è poi spirituale, e l’uomo spirituale sente e percepisce la gioia spirituale, che è superiore rispetto alla gioia naturale, perché la supera in misura incomparabile.

30. Che gli angeli e gli spiriti siano uomini è evidente da quelli osservati da Abramo, da Gideon, da Daniele e dai profeti, e specialmente da quelli osservati da Giovanni, mentre stava scrivendo la Rivelazione, e anche dalle donne presso il sepolcro del Signore. Il Signore stesso è stato visto dai discepoli dopo la sua risurrezione. Essi sono stati visti perché gli occhi dello spirito, sono stati dischiusi, e quando ciò avviene gli angeli appaiono nella loro forma propria, che la forma umana. Ma quando questi occhi sono chiusi, cioè, sono velati dalla vista degli occhi che deriva dal mondo materiale, essi non possono essere visualizzati.

31. Deve essere noto che l’uomo dopo la morte non è più un uomo naturale ma spirituale, e che egli appare a se stesso del tutto simile, a tal punto da ritenere di essere ancora nel mondo naturale. Infatti egli ha un corpo simile, un simile volto, simile linguaggio, e simili affezioni e pensieri, ovvero una volontà ed una capacità d’intendere simili. In realtà non è simile, poiché egli è un essere spirituale e quindi un uomo interiore. Ma non riesce a cogliere la differenza in lui, perché non può confrontare il suo stato con il precedente stato naturale, perché egli ha dismesso quest’ultimo e si trova in quello spirituale. Pertanto, spesso ho sentito loro dire che ritengono di essere nel mondo naturale, con la sola differenza che non riescono più a vedere quelli che avevano lasciato in quel mondo, ma vedono quelli che erano partiti da quel mondo, ovvero erano morti. Ma il motivo per cui ora vedono questi e non quelli, è che essi non sono naturali, ma spirituali o uomini sostanziali, e l’uomo spirituale o sostanziale vede i suoi simili, nelle stesso modo in cui l’uomo naturale o materiale vede l’uomo naturale o materiale. E questi non si vedono reciprocamente a causa della differenza tra il sostanziale ed il materiale, che è come la differenza tra ciò che è anteriore e ciò che è posteriore; e l’anteriore, poiché di per sé è più puro, non può apparire al posteriore, perché esso stesso è grossolano; né può il posteriore, perché è più grossolano, apparire all’anteriore che in sé è più puro. Di conseguenza, un angelo non può apparire ad un uomo di questo mondo, né un uomo di questo mondo può apparire ad un angelo. Dopo la morte è un uomo spirituale o uomo sostanziale, perché il sostanziale è stato nascosto all’interno del uomo naturale o materiale. Il naturale era per esso come un indumento, o come un involucro esterno, dismesso il quale, lo spirituale o sostanziale viene fuori; quindi ciò che è più puro, interiore, e più perfetto. Che, sebbene l’uomo spirituale non si manifesti al naturale, sia esattamente un uomo, è chiaro dal fatto che il Signore è stato visto dagli apostoli dopo la risurrezione; che egli è apparso, e nei tempi presenti non appare; eppure era un uomo quanto a se stesso, sia che fosse stato visto, sia che non fosse stato visto. È stato anche detto che egli è stato visto, quando “i loro occhi sono stati aperti”.

32. (2) Che un maschio è poi un maschio e una femmina è una femmina. Dato che l’uomo vive come tale dopo la morte, e l’uomo è maschio e femmina, ed il maschile è un genere ed il femminile un altro, e sono così diversi che uno non può essere cambiato nell’altro, ne consegue che il maschio dopo la morte vive come un maschio e la femmina come femmina, ciascuno come un uomo spirituale [homo]. Si dice che il maschile non può essere trasformato in femminile, né il femminile in maschile, e che quindi dopo la morte ciascuno conserva il suo genere nell’altra vita; ma siccome non si sa in cosa il maschile ed il femminile consistano essenzialmente, se ne deve trattare qui brevemente. La distinzione consiste essenzialmente nel fatto che nel maschio l’intimo è l’amore ed il suo rivestimento è la sapienza, o il che è lo stesso, egli è nella sua essenza amore velato di sapienza; mentre nella femmina il suo intimo è la sapienza del maschio, e il suo rivestimento è l’amore che ne scaturisce. Ma questo amore è amore femminile ed è dato dal Signore alla moglie attraverso la sapienza del marito; l’amore iniziale è l’amore maschile, ed è l’amore di divenire savio, ed è dato dal Signore al marito in ragione della sua capacità di ricevere la sapienza. Da ciò consegue che il maschio è la sapienza dell’amore, e che la femmina è l’amore di quella sapienza. Vi è quindi, dalla creazione, radicato in ciascuno l’amore per la congiunzione in uno. Ma di questo si parlerà in seguito. Che il femminile è dal maschile, o che la donna è stata tirata fuori dall’uomo, appare da queste parole nella Genesi:

Jehovah Dio prese una delle costole dell’uomo e la racchiuse nella carne, e dalla costola che aveva tolta all’uomo plasmò la donna e la condusse all’uomo. E l’uomo disse: “Questa è ossa delle mie ossa e carne della mia carne, quindi lei deve essere chiamata [ishah] donna, perché è stata tratta dall’uomo [ish]. (Gen. 2:21-23)

Cosa si intenda per costola, e cosa per carne, verrà mostrato altrove.

33. Da questa creazione originaria scaturisce che il maschio è nato intellettuale e la femmina volitiva o, il che è lo stesso, che il maschio è nato nell’amore di sapere, di comprendere e di divenire saggio, e la femmina nell’amore congiungere se stessa a tale affezione del maschio. E poiché gli interiori modellano gli esteriori a loro immagine, e l’immagine maschile è l’immagine della comprensione e l’immagine femminile è l’immagine dell’amore di quella stessa comprensione, a ciò si deve che il maschio ha un volto diverso, una voce diversa, e un corpo diverso da quello femminile, cioè un volto più austero, una voce più dura, e un corpo più forte, e inoltre un mento barbuto, in generale, una forma meno bella di quella femminile. Essi differiscono anche nei gesti e nei modi. In una parola, niente di tutto ciò che è simile tra loro, e tuttavia ogni minima cosa è tale da potersi congiungere reciprocamente. Nel maschio il maschile è maschile in ogni parte del suo corpo, perfino la più minuta, e anche ogni idea del suo pensiero, e ogni minimo impulso della sua volontà. E così è il femminile nella femmina. E poiché un genere non può essere modificato nell’altro, ne consegue che dopo la morte il maschio è un maschio e la femminile è una femmina.

34. (3) Che presso ciascuno, l’amore suo proprio rimane dopo la morte. L’uomo sa che esiste l’amore, ma non ne conosce il significato. Egli sa che vi è un amore dal linguaggio comune, in quanto si dice, questi mi ama, il re ama i suoi sudditi ed i sudditi amano il loro re: il marito ama la propria moglie, la madre, i suoi figli, e viceversa; oppure, che questo o quell’uomo ami il suo paese, il suo collega, i suoi concittadini, il suo prossimo. Si dice anche comunemente delle cose distinte dalle persone, che taluno ami questo o quell’oggetto. Ma nonostante l’amore sia così universale nel linguaggio, quasi nessuno sa cosa sia l’amore. Perché non si può formare alcuna idea quando il pensiero e la riflessione ricadono su di esso, e così non li si può fissare nella luce della conoscenza (per la ragione che esso nella sua essenza non è una cosa di luce, ma di calore), e dunque un uomo dice o che ciò sia nulla, o che sia semplicemente un qualcosa che fluisce dalla vista, dall’udito, dalla conversazione, e ha una qualche influenza sui sensi. È del tutto sconosciuto all’uomo che l’amore è la sua stessa vita, non solo la vita di tutto il suo corpo, e di tutti i suoi pensieri in generale, ma anche la vita di tutte le singole cose di questi. Un uomo saggio può percepire ciò da considerazioni come questa: se si toglie l’influenza dell’amore si conserva la capacità di pensare intorno ad un qualcosa? Si riesce a fare qualcosa? Nella misura in cui l’influenza dell’amore, si raffredda, non divengono parimenti freddi e si affievoliscono il pensiero, la parola e le azioni? E non appena si accresce il calore dell’amore non si accrescono in intensità anche queste? L’amore dunque è il calore della vita dell’uomo, o il suo calore vitale. Il calore del sangue, e il suo rossore anche, non ha altra origine che da ciò. È il fuoco del sole angelico, che è l’amore puro, che produce questo effetto.

35. Che ognuno abbia il suo proprio amore, o un amore diverso dall’amore di un altro uomo, è evidente dalla varietà infinita dei volti. I volti sono i tipi di amore. Infatti è noto che le espressioni del volto cambiano e variano a seconda delle variazioni dell’amore. I desideri inoltre, che originano dall’amore, le sue gioie e dolori, risplendono dalla faccia. È chiaro da questo che un uomo è il suo stesso amore, è la forma del suo amore. Ma dovrebbe essere noto che la forma del suo amore è l’uomo interiore, ovvero, il che è lo stesso, il suo spirito, che vive dopo la morte; e non anche il suo uomo esteriore nel mondo, perché quest’ultimo impara fin dall’infanzia a nascondere i desideri del suo amore, a fingere e a manifestare desideri diversi dai propri.

36. Poiché l’amore è la vita dell’uomo, come è stato detto più sopra (n. 34), ed è quindi l’uomo stesso, quindi il suo stesso amore rimane presso ogni uomo dopo la morte. Un uomo è anche il suo pensiero, e quindi la sua intelligenza e sapienza e queste fanno uno con il suo amore. Infatti un uomo pensa a misura del suo amore e in base ad esso; se è in libertà egli parla e agisce conformemente ad esso. Di qui si può vedere che l’amore è l’esse o l’essenza della vita di un uomo, e che il pensiero è l’existere o l’esistenza della sua vita. Il linguaggio e l’azione quindi, che scaturiscono dal pensiero, in realtà non discendono dal pensiero, ma dall’amore per mezzo del pensiero. Mi è stato dato di conoscere attraverso molte esperienze che l’uomo dopo la morte non è il proprio pensiero, ma è il proprio amore e il pensiero che da lì proviene, ovvero che egli è il suo stesso amore e l’intelligenza di lì; e dopo la morte l’uomo dismette tutto ciò che non è conforme al suo amore; così egli atteggia il volto, il tono della voce, il linguaggio i gesti e le abitudini della sua vita, secondo il proprio amore. Quindi il cielo è disposto nell’ordine in base a tutte le varietà delle affezioni dell’amore per il bene; e l’inferno secondo a tutte le affezioni dell’amore per il male.

37. (4) Che, soprattutto l’amore del sesso, e per quelli che vengono nel cielo, che sono coloro che diventano spirituali sulla terra, l’amore coniugale resta. Il motivo per cui l’amore del sesso rimane presso l’uomo dopo la morte è che un maschio è poi un maschio e una femmina è poi una femmina; e il maschile nel maschio è maschile nel suo insieme e in ogni sua parte, così come il femminile nella femmina; e in ogni particolare, delle cose che li riguardano vi è un’attitudine a congiungersi. Dato che questa attitudine a congiungersi è stata infusa in loro dalla creazione, e quindi opera perennemente, ne consegue che uno desidera e aspira alla congiunzione con l’altro. Considerato in sé, l’amore non è altro che un desiderio e quindi uno sforzo finalizzato alla congiunzione e l’amore coniugale alla congiunzione in uno. Dato che maschio e femmina sono stati creati affinché da due possano diventare come una persona, o una sola carne; e quando diventano uno, poi presi insieme sono una persona [homo] in pienezza, ma senza questa congiunzione sono due, e ciascuna come fosse divisa o metà persona. Poiché quest’attitudine alla congiunzione è innata nelle più piccole cose del maschio e della femmina, e nei loro particolari, e ha a che fare con la facoltà e il desiderio di congiungersi in uno, ne consegue che il reciproco amore per il sesso rimane presso gli uomini dopo la morte.

38. Di amore del sesso e di amore coniugale si tratta distintamente, perché l’amore del sesso è diverso dall’amore coniugale. L’amore del sesso è presso l’uomo naturale, e l’amore coniugale presso l’uomo spirituale. L’uomo naturale ama e desidera solo le congiunzioni esteriori, e da queste i piaceri del corpo, viceversa l’uomo spirituale ama e desidera la congiunzione interiore, e gli stati di felicità dello spirito che di lì derivano. E si accorge che questi sono dati con una sola moglie, con la quale può essere perennemente sempre più congiunto in uno. E quanto più è così congiunto, maggiormente percepisce i suoi stati di felicità ascendente in uguale grado, evolvendosi per l’eternità. Ma l’uomo naturale non ha alcuna cognizione di ciò. Quindi si dice che l’amore coniugale rimane dopo la morte presso quelli che vengono nel cielo, che sono coloro che diventano spirituali sulla terra.

39. (5) Queste cose sono pienamente confermate dalla vista. Fin qui mi sono limitato a stabilire, da considerazioni che si collocano nella comune capacità d’intendere, e sono chiamate razionali, che l’uomo vive come un uomo dopo morte, che un maschio è poi un maschio e una femmina è una femmina, e che presso ciascuno, il proprio amore resta, e soprattutto l’amore del sesso e l’amore coniugale. Ma poiché fin dall’infanzia l’uomo riceve dai suoi genitori e dai maestri, e poi dai sapienti e dal clero, la convinzione che egli non vive come un uomo dopo la morte fino al giorno del giudizio universale (nell’aspettativa di cui resterebbero da seimila anni), e perché molti ritengono che si tratti di cose che devono essere ricevute attraverso la fede e non attraverso la comprensione, si è reso necessario che tali proposizioni fossero anche confermata dall’evidenza di ciò che appare alla vista. In caso contrario, l’uomo che crede solo in ciò che percepisce attraverso i sensi direbbe, dalla fede impressa in lui: “Se gli uomini vivessero come uomini dopo la morte io dovrei poterli vedere e sentire. Chi è sceso dal cielo o salito dall’inferno per riferire di loro?” Ma poiché non è possibile per un angelo scendere dal cielo, né per qualsiasi spirito infernale salire e parlare con un uomo, tranne con quelli la cui mente nella sua parte più intima, che sono gli uomini spirituali, sia stata dischiusa dal Signore, e questo non può essere completamente effettuato se non con chi è stato preparato dal Signore ad accogliere le cose della sapienza spirituale; perciò è piaciuto al Signore di preparare me, affinché lo stato del cielo e dell’inferno, e lo stato della vita degli uomini dopo la morte non sia sconosciuto e affinché non si dorma nell’ignoranza, e infine non vi siano più sepolture nella negazione di queste cose. Ma le prove oculari dei fatti sopra indicati non possono essere prodotte qui, in considerazione della la loro abbondanza. Sono state fornite, tuttavia, nelle opere “Cielo e Inferno”, in “Continuazione sul Mondo Spirituale” e poi in “Apocalisse Rivelata”. E specialmente riguardo ai matrimoni saranno esposte qui di seguito.

40. (6) Che di conseguenza vi siano matrimoni nel cielo. Poiché questo è stato ora confermato razionalmente, e al tempo stesso dall’esperienza, non vi è bisogno di ulteriori dimostrazioni.

41. (7) Che questi matrimoni spirituali si intendono con le parole del Signore, che dopo la risurrezione, essi non sono considerati in matrimonio. Negli evangelisti si rinvengono queste parole:

Alcuni dei Sadducei, i quali sostengono che non c’è risurrezione, chiesero a Gesù, dicendo., Maestro, Mosè ha prescritto che se il fratello di un uomo muore, con una moglie e senza figli, suo fratello la prenderà in moglie e susciterà una posterità a suo fratello. C’erano dunque sette fratelli i quali, uno dopo l’ altro, hanno preso la stessa moglie, ma sono morti senza figli. Alla fine anche la donna è morta. Pertanto, nella risurrezione, a chi tra loro andrà in moglie? Ma Gesù, rispondendo, disse loro, I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma coloro che sono considerati degni di raggiungere l’altra vita e la risurrezione dai morti non prenderanno né moglie, né marito; neppure possono più morire, perché sono simili agli angeli, e sono figli di Dio, essendo figli della resurrezione. Ma che i morti risorgano ancora una volta è stato mostrato anche a Mosè presso il roveto, quando ha chiamato il Signore, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe. Poiché egli non è il Dio dei morti, ma dei viventi. Poiché tutti vivono in lui (Luca 20:27-38; Matt. 22:23-33; Marco 12:18-27).

Ci sono due cose che il Signore ha insegnato da queste parole. In primo luogo, che l’uomo risorge di nuovo dopo la morte e poi, che essi nel cielo non sono dati in matrimonio. Che l’uomo risorga dopo la morte lo ha insegnato dicendo: “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi”, e che Abramo, Isacco e Giacobbe sono vivi. Egli ha anche insegnato la stessa cosa nella parabola del ricco epulone nell’inferno e del povero Lazzaro nel cielo (Luca 16:22-31).

[2] In secondo luogo, che in cielo gli uomini non sono dati in matrimonio, lo ha insegnato con le parole: “Quelli che sono considerati degni di raggiungere l’altra vita non prendono moglie né marito.” Dalle parole che seguono immediatamente dopo, che gli uomini non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione, è evidente che di nessun altro matrimonio si intende qui se non del matrimonio spirituale. Per matrimonio spirituale s’intende la congiunzione con il Signore, e questa avviene sulla terra; e quando ha luogo sulla terra, avviene anche nel cielo; e quindi non sono sposati e dati in matrimonio di nuovo nel cielo. E questo è anche il significato delle parole, “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito, ma coloro che sono giudicati degni di raggiungere l’altra vita non prendono moglie né marito. Essi sono chiamati anche dal Signore figli delle nozze”(Mt 9,15; Marco 2,19), e qui angeli, figli di Dio, e figli della risurrezione.

[3] Che essere sposati significa essere congiunti con il Signore, e che contrarre matrimonio significa essere ricevuti in cielo dal Signore è manifesto dai seguenti passi:

Il regno dei cieli è simile a un uomo, un re, che preparò un matrimonio per suo figlio, e mandò servitori e invitati alle nozze (Mt. 22,1-14)

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini, che andarono incontro allo sposo; cinque tra loro, essendo pronte andarono alle nozze (Mt. 25:1 ss.)


È evidente dal versetto 13, lì (dove è detto: “Vigilate, perché non sapete né il giorno né l’ora in cui il figlio dell’uomo viene”) che qui il Signore nomina se stesso. Anche dalla Rivelazione:


Il tempo delle nozze dell’Agnello è venuto e sua moglie è pronta. Beati quelli che sono chiamati al banchetto nuziale dell’Agnello (Ap. 19:07, 9)

Che ci sia un significato spirituale in tutte le parole, e in ogni singola parola che il Signore ha pronunciato, è pienamente illustrato in Dottrina della Sacra Scrittura, pubblicata ad Amsterdam nel corso dell’anno 1763.

42. A quanto sopra esposto desidero aggiungere l’esposizione di due esperienze dal mondo spirituale. La prima.

Una mattina guardavo il cielo e ho visto sopra di me distesa su distesa; e ho visto la prima distesa che era più vicina, aprirsi, e rendere visibile la seconda che era più elevata, e infine la terza che era la più alta. E ho percepito che sulla prima distesa c’erano gli angeli che formano il primo o più basso cielo, sopra la seconda distesa c’erano gli angeli che formano il secondo o cielo intermedio e sulla terza distesa c’erano gli angeli che formano il terzo o il più alto dei cieli. Dapprincipio mi sono chiesto che cosa e perché ciò sia accaduto. Poi una voce è stata udita dal cielo come di tromba, che diceva:

– Abbiamo percepito e ora vediamo che stai meditando sull’amore coniugale; e sappiamo che ancora nessuno al mondo sa cosa sia l’amore autenticamente coniugale nella sua origine e nella sua essenza; e tuttavia è importante che ciò sia conosciuto. Il Signore ha voluto aprire a te i cieli, la cui luce chiarificatrice può quindi defluire nell’intimo della tua mente. Presso di noi nel cielo, in particolare nel terzo cielo, i piaceri celesti provengono principalmente dall’amore coniugale. Per il permesso che ci è stato dato faremo quindi scendere a te due coniugi che tu potrai vedere.


[2] Ed ecco! È comparso un carro che scendeva dal più alto o terzo cielo, in cui si è visto un angelo; ma mentre si avvicinava due sono stati visti sul carro. In lontananza il carro brillava come un diamante davanti ai miei occhi. E giovani cavalli erano attaccati ad esso, bianchi come la neve, e quelli che sedevano sul carro avevano due tortore nelle loro mani. E mi hanno chiamato, dicendo:

Desideri che ci avviciniamo? Fai attenzione affinché lo splendore del nostro cielo dal quale siamo discesi, che è fiammeggiante, non penetri interiormente. Attraverso l’influsso di esso le idee più elevate della tua comprensione sono infatti illuminate, le quali di per sé sono celesti; ma nel mondo in cui tu sei sono ineffabili. Ricevi dunque quello che stai per ascoltare razionalmente, in modo che risulti a te comprensibile.

Ho risposto:

– Presterò attenzione; venite più vicino.

Si sono avvicinati, ed ecco! Erano marito e moglie. E hanno detto: – Siamo sposati. Dalla prima era, denominata da voi l’età dell’oro, abbiamo vissuto beati nel cielo, e sempre nello stesso fiore della giovinezza, in cui ci vedi oggi.

[3] Li ho osservati attentamente entrambi, perché mi sono accorto che essi rappresentavano l’amore coniugale, nella sua vita e nel suo ornamento; nella sua vita, nei loro volti, e nel suo ornamento nel loro abbigliamento. Dato che tutti gli angeli sono affezioni dell’amore in forma umana, la loro affezione dominante si manifesta dai loro volti. E in ragione della loro affezione e, in armonia con essa le loro vesti sono assegnate. Si dice quindi nel cielo che ciascuno è vestito dell’affezione sua propria. Il marito sembrava essere di un’età di mezzo tra la giovinezza ed il principio dell’età adulta. I suoi occhi irradiavano una luce scintillante in virtù della sapienza dell’amore. Il suo volto pareva come se intimamente sfolgorante da questa luce, e dall’illuminazione di questa, la pelle esternamente era come risplendente. Tutto il suo volto era di una avvenenza fulgida. Era vestito con un abito lungo che arrivava fino alle caviglie, e sotto con una veste blu, e questo era fasciato con una cintura d’oro su cui c’erano tre pietre preziose, due zaffiri al lati e nel mezzo uno smeraldo. Le sue calze erano di un lino brillante intessuto di fili d’argento, e le sue scarpe erano fatte interamente di seta. Questa era la forma rappresentativa dell’amore coniugale presso il marito.

[4] E presso la moglie era questa, ho visto il suo volto e non l’ho visto. L’ho visto come la bellezza stessa, e non l’ho visto perché era inesprimibile. Poiché c’era uno splendore fiammeggiante nella luce del suo volto; la luce come è presso gli angeli del terzo cielo, ha oscurato la mia vista, tanto che sono stato semplicemente colpito da stupore. Mentre osservavo questo ella mi ha parlato dicendo:

– Cosa vedi?

Ho risposto:

– Vedo solo l’amore coniugale e la sua forma. Ma vedo e non vedo.

A questo lei si è allontanata un po’ dal marito, così ho potuto osservarla più attentamente. I suoi occhi brillavano della luce del suo cielo, che come è stato detto è fiammeggiante, e quindi fluisce dall’amore della sapienza. Poiché in quel cielo le mogli amano i loro mariti attraverso la sapienza e nella loro sapienza; ed i mariti amano le loro mogli per mezzo di quell’amore e per l’amore che essi stessi nutrono per la sapienza; ed essi così sono uniti. Di qui la sua bellezza, tale che nessun pittore potrebbe emulare e rappresentare nella sua forma, perché non esiste uno splendore tale nel suo colore, né alcuna bellezza tale esprimibile con la sua arte. Aveva i capelli graziosamente acconciati in armonia con la sua bellezza, e arricchiti con un diadema di fiori. Indossava una collana di rubini, e da questa pendeva un rosario di crisoliti; e portava bracciali di perle di grandi dimensioni. Era vestita con un abito fluente di colore scarlatto, e sotto questo aveva una pettorina di porpora cinta davanti con dei rubini. Ma, ciò che era una meraviglia per me, i colori cambiavano secondo la sua espressione verso il marito, e anche secondo l’espressione di questi, erano ora più ora meno brillanti, di più quando reciprocamente si rivolgevano l’uno verso l’altro, e meno quando il loro sguardo era in parte distolto.

[5] Mentre osservavo queste cose, hanno parlato con me, e quando il marito parlava, era come se allo stesso tempo parlasse attraverso la moglie; e quando la moglie parlava, era come se allo stesso tempo parlasse attraverso il marito, perché tale era l’unione delle loro menti da cui scaturiva il discorso. Poi ho sentito anche il tono della voce dell’amore coniugale, che era interiormente contemporaneo, e anche procedente dalle delizie di uno stato di pace e di innocenza. Alla fine hanno detto:

– Siamo stati richiamati. Dobbiamo andare.

E poi ancora sono apparsi sul carro di prima, e percorrevano una strada pavimentata tra giardini fioriti, oltre i quali sorgevano ulivi e aranci carichi di frutti; ed in prossimità del loro cielo, delle vergini sono venute loro incontro, li hanno ricevuti e condotti all’interno.

43. Dopo, un angelo di quel cielo mi è apparso con una pergamena in mano, che aveva srotolato dicendo:

– Ho visto che meditavi sull’amore coniugale. In questa pergamena ci sono arcani della sapienza su tale argomento non ancora conosciuti nel mondo. Ora sono rivelati, perché è necessario. Ci sono molti di questi arcani nel nostro cielo, più che negli altri, perché siamo nel matrimonio dell’amore con la sapienza. Ma vedo che nessuno sarà capace di appropriarsi di altro che non sia l’amore per se stessi, eccetto coloro che sono ricevuti dal Signore nella nuova chiesa, che è la nuova Gerusalemme.

Detto questo l’angelo ha lasciato la pergamena srotolata. E un certo spirito angelico3 l’ha presa e la ha posata su un tavolo in una stanza che ha immediatamente chiuso, e mi ha dato la chiave, dicendo:

– Scrivi.


44. La seconda:

Una volta ho visto tre spiriti appena arrivati dal mondo, i quali vagavano, osservando e indagando. Erano stupiti del fatto che seguitassero a vivere come uomini, come prima, e che vedessero cose simili, come prima. Perché sapevano di aver lasciato il mondo di prima o mondo naturale, e avevano creduto che non avrebbero vissuto come uomini fino al giorno del giudizio finale, quando si sarebbero rivestiti della carne e delle ossa che erano state riposte nel sepolcro. Quindi per fugare i loro dubbi circa il fatto che fossero realmente uomini, di volta in volta esaminavano e toccavano se stessi e gli altri, e tastavano gli oggetti, e da mille cose avevano conferma del fatto che ora erano uomini, proprio come prima nel mondo, solo che si vedevano in una luce più chiara, e vedevano gli oggetti in maggiore splendore e quindi con maggiore perfezione.

[2] Due spiriti angelici sono andati loro incontro in quel momento e li hanno trattenuti chiedendo:

– Da dove venite?

Hanno risposto:

– Abbiamo lasciato il mondo; e siamo ancora vivi in un mondo. Sicché abbiamo migrato da un mondo all’altro. Ora, siamo sorpresi di ciò.

Poi hanno chiesto ai due spiriti angelici del cielo. E da due di loro, essendo giovani uomini, traspariva un lieve bagliore di bramosia del sesso attraverso i loro occhi, e gli spiriti angelici hanno chiesto:

– Forse avete visto delle donne?

Hanno risposto:

– Si, le abbiamo viste

Mentre stavano chiedendo del cielo, gli spiriti angelici hanno detto questo:

In cielo tutto è magnifico e splendido come nessun occhio ha mai visto. E ci sono giovani uomini e giovani fanciulle là, fanciulle di una bellezza tale che possono dirsi bellezze nella sua forma propria; e giovani uomini di una probità tale che può essere chiamata probità nella sua forma propria. E la bellezza delle fanciulle e la moralità dei giovani uomini si corrispondono reciprocamente nelle loro forme.

I due nuovi arrivati hanno chiesto:

Ci sono forme umane in cielo del tutto simili a quelle del mondo naturale?

Ed è stato risposto:

– Sono del tutto simili, nulla è sottratto all’uomo, e nulla alla donna. In una parola, l’uomo è un uomo e la donna è una donna in tutta la perfezione della forma in cui sono stati creati. Se lo desiderate, esaminatevi voi stessi, e giudicate se vi sia qualcosa di mancante, o se voi non siete uomini come prima.

[3] Ancora una volta i nuovi arrivati hanno detto:

– Abbiamo udito, nel mondo da dove siamo partiti, che in cielo non si contrae matrimonio, perché si è angeli. Vi è poi l’amore del sesso?

Gli spiriti angelici hanno risposto:

– Qui non c’è il vostro amore per il sesso, ma l’amore angelico del sesso che è casto e libero da ogni seduzione di lussuria.

A questo i nuovi arrivati, hanno dichiarato:

– Se c’è l’amore del sesso senza seduzione, qual è allora l’amore del sesso?

E mentre pensavano intorno a questo amore sospiravano ed esclamavano:

– Oh, come è arida la gioia del cielo. Per quale ragione un giovane uomo debba desiderare il cielo? Non è forse questo amore sterile e privo di vita?

Gli spiriti angelici, sorridendo, hanno replicato:

– Eppure l’amore angelico del sesso, o tale amore del sesso come è nel cielo, è pieno di delizie interiori. Si tratta della più piacevole espansione di tutte le cose della mente, e di là di tutte le cose del petto. E nel petto è come se il cuore giocasse con i polmoni, e come se da questo gioco, la respirazione, la voce, e il discorso procedessero, rendendo la compagnia tra i sessi, o tra giovani uomini e ragazze, come la dolcezza celeste stessa, che è pura.

[4] Tutti i nuovi arrivati che salgono al Cielo, sono esaminati in merito alla loro castità. Infatti sono introdotti nella compagnia di fanciulle – le bellezze del cielo – le quali percepiscono dal tono della voce, dal linguaggio, dal volto, dagli occhi, dai gesti, e dalla sfera effluente, quali siano le loro qualità circa l’amore del sesso; e se esso è impuro fuggono, e raccontano ai loro compagni che hanno visto satiri o priapi. E agli occhi degli angeli tali nuovi arrivati, sono effettivamente cambiati, e appaiono irsuti, e quanto ai loro piedi, come vitelli o leopardi. E molto presto sono precipitati verso il basso, perché non è permesso inquinare l’aura del cielo con la loro lussuria.

Sentendo questo i due nuovi arrivati hanno aggiunto:

– Allora non c’è amore del sesso in cielo. Che cosa è un amore casto del sesso, se non l’amore svuotato dell’essenza della sua vita? Non è poi la compagnia tra giovani uomini e fanciulle lì una sterile gioia? Non siamo pietre né oggetti, ma percezioni e affezioni della vita.

[5] Udito ciò, i due spiriti angelici, indignati, hanno replicato:

– Voi non sapete affatto cosa sia l’amore casto del sesso, perché voi non siete ancora casti. Poiché l’amore è la gioia stessa della mente, di là, del cuore, ma non allo stesso tempo della carne al di sotto del cuore. La castità angelica, che è comune ai due sessi, impedisce il passaggio di quell’amore al di là del recinto del cuore; ma all’interno di questo, la moralità del giovane è felice con la bellezza della fanciulla, con le delizie dell’amore casto del sesso che sono troppo interiori e ricche di grazia per essere descritte con le parole. Ma gli angeli hanno questo amore per il sesso, perché presso di loro vi può essere solo l’amore coniugale, e questo non può coesistere con la amore impudico del sesso. L’amore autenticamente coniugale è un amore casto, e non ha nulla in comune con l’amore impuro. È il solo amore del sesso accettabile nel cielo, tutti gli altri debbono essere rimossi; poiché vi è l’amore per lo spirito e da questo, l’amore del corpo, e non l’amore del corpo e da questo l’amore dello spirito. Cioè, non è un amore che infesta lo spirito.

[6] I due giovani novizi si sono rallegrati udendo questo, e hanno detto:

– C’è ancora un amore per il sesso nel cielo. Che altro è l’amore coniugale?

Ma a questo gli spiriti angelici hanno risposto:

Meditate più in profondità, riflettete, e percepirete che il vostro amore per il sesso è estraneo all’amore coniugale e che l’amore coniugale è del tutto differente; che è diverso dal primo come il grano dal loglio, o piuttosto come l’umano dal bestiale. Chiedete alle donne nel cielo cosa sia l’amore al di fuori dell’amore coniugale, e vi assicuro che risponderanno: “Che cos’è? Cosa state dicendo? Come è possibile che una domanda del genere, che offende così le orecchie, esca dalla vostra bocca? Come può un amore che non è stato creato, essere generato in un uomo?” Poi chiedete loro cosa sia l’amore autenticamente coniugale, e so che risponderanno che, “Non è l’amore del sesso, ma l’amore di uno del sesso”, che nasce solo quando un giovane uomo vede la fanciulla, e la fanciulla il giovane uomo che il Signore le ha dato, ed essi reciprocamente sentono il legame coniugale accendere i loro cuori, e percepiscono, egli che lei è sua, ed ella che lui è suo. Poiché l’amore incontra l’amore e si fa conoscere, e congiunge immediatamente le anime, e poi le menti, e quindi entra nel petto, e dopo il matrimonio, oltre, e così diventa un amore pieno, che di giorno in giorno cresce in congiunzione, fino a quando non sono più due, ma come uno.

[7] Sappiamo anche che esse solennemente affermeranno che non conoscono altro amore del sesso. Quindi diranno, “Come può esserci amore del sesso se non quando questo è sensibile e reciproco, tale che si respira dopo un unione eterna, cioè che da due possono essere una sola carne?

A questo gli spiriti angelici hanno aggiunto:

– In cielo non si conosce affatto cosa sia la promiscuità, né che esista, né che essa possa essere. Gli angeli sono insensibili in tutto il corpo verso l’amore impuro, o amore al di fuori del matrimonio; e, per converso, diventano caldi in tutto il corpo per effetto dell’amore casto o coniugale. Per quanto riguarda gli uomini nel cielo, tutti i loro nervi sono insensibili alla vista di una prostituta, e diventano tesi alla vista della moglie.

[8] Dopo aver sentito queste cose, i tre nuovi arrivati hanno chiesto:

– Esiste un simile amore tra coniugi in cielo come sulla terra?”

E i due spiriti angelici hanno risposto:

– È ‘abbastanza simile.

E vedendo che volevano sapere se ci sono simili delizie hanno detto:

– Sono del tutto simili, ma molto più beate, perché la percezione e la sensazione degli angeli è molto più fine di quella umana. E quale vita è dotata di questo amore se non da una forma di potenza? Se questa viene meno, l’amore non diminuisce e diviene freddo? E non è questo vigore l’effettiva misura, il grado, e l’autentica base di tale amore? Non è l’inizio, il fondamento, e il complemento di esso? Si tratta di una legge universale che in principio le cose esistono, sussistono, e si conservano da ultimo. E così è anche per questo amore. Se allora non vi fossero delizie durature, non vi sarebbero i piaceri dell’amore coniugale.

[9] Poi i nuovi arrivati hanno chiesto:

Nascono dei figli dalle delizie perenni di questo amore, e se non ci sono figli, quale è il suo scopo?

Gli spiriti angelici hanno risposto:

– Non ci sono figli naturali, ma figli spirituali.

E hanno chiesto:

– Cosa sono i figli spirituali?

Gli hanno risposto:

Attraverso le delizie durature i partner sposati sono maggiormente uniti nel matrimonio del bene e della verità, e il matrimonio del bene e della verità è il matrimonio dell’amore e della sapienza; e l’amore e la sapienza sono la progenie che nasce da quel matrimonio. E poiché il marito in cielo è la sapienza, e la moglie è l’amore di essa, e poiché ambedue sono spirituali, pertanto nessun altra prole se non quella spirituale può essere concepita di lì. Quindi gli angeli non diventano tristi dopo i piaceri, come fanno alcuni sulla terra, ma sono allegri. E questo discende dal continuo afflusso di un rinnovato vigore che si succede al precedente e li illumina; infatti tutti coloro che entrano nel cielo ritornano nel fiore della loro gioventù, e nel vigore di tale età, e rimangono tali per l’eternità.

[10] Udite queste cose i tre nuovi arrivati, hanno dichiarato:

– Non abbiamo forse noi letto nella Parola che in cielo non ci sono matrimoni in quanto lì vi sono gli angeli?

A questo gli spiriti angelici hanno risposto:

– Guardate nel cielo e vi sarà data risposta.”

E hanno chiesto:

– Perché guardare nel cielo?

Hanno detto:

– Perché da lì voi avete tutte le interpretazioni della Parola. La Parola all’interno è spirituale, e gli angeli essendo spirituali desiderano insegnare il significato spirituale di essa.

E dopo un po’ è stato aperto il cielo sopra la loro testa, e due angeli sono pervenuti alla loro vista, dicendo:

– Ci sono matrimoni in cielo come sulla terra, ma lì, solo presso coloro che sono nel matrimonio del bene e della verità, né sono presenti altri angeli che non abbiano queste qualità. Pertanto, matrimonio spirituale sta a significare matrimonio del bene e della verità. Questo ha il suo principio nel mondo, e non dopo la morte; non quindi nel cielo; perciò si dice delle cinque vergini stolte, le quali, seppure invitate alle nozze, non poterono entrare, perché non c’era matrimonio del bene e della verità in loro, perché non avevano l’olio, ma solo le lampade; per l’olio, si intende il bene, e per le lampade, la verità, e per contrarre matrimonio, si intende entrare in cielo, dove quel matrimonio si compie.”

I tre nuovi arrivati hanno gioito nel sentire queste cose, e pieni di desiderio del cielo e con la speranza delle nozze di lì, hanno detto: – Ci impegneremo con entusiasmo, dopo una vita morale e virtuosa, affinché si possano realizzare i nostri desideri.

Dei coniugi dopo la morte

45. È appena stato mostrato più sopra che ci sono matrimoni nel cielo. Ora è da esporre se il matrimonio contratto nel mondo continuerà ed essere durevole dopo la morte oppure no. Poiché ciò non è una questione di giudizio, ma di esperienza, e questa esperienza mi è stata concessa tramite la relazione con angeli e spiriti, sono in grado di renderla nota; ma in modo tale che anche la ragione possa comprenderla. È anche negli auspici e nei desideri di coloro che sono sposati avere accesso a questa conoscenza; infatti gli uomini che amavano le loro mogli, e le mogli che amavano i loro mariti desiderano, se essi sono morti, sapere se sono nel bene, e se li incontreranno nuovamente. E molti di coloro che sono sposati desiderano sapere in anticipo se saranno separati dopo la morte, o se vivranno insieme. E, quelli che sono in disaccordo tra loro, se essi saranno separati; e quelli che sono in sintonia tra loro, se vivranno insieme. Queste risposte, essendo sollecitate, devono essere date, e in questo ordine:

(1) Che l’amore del sesso rimane dopo la morte di ogni persona [homo], della stessa qualità, come essa era interiormente nel mondo, cioè, nel suo intimo, volontà e pensiero.

(2) Che lo stesso vale per l’amore coniugale.

(3) Che i coniugi generalmente si incontrano dopo la morte, si riconoscono, e si riuniscono nuovamente, e per qualche tempo vivono insieme; che ciò ha luogo nel primo stato, cioè, mentre sono nella veste esteriore, come nel mondo.

(4) E successivamente, non appena dismettono la loro veste esteriore ed entrano in quella interiore, essi percepiscono la qualità dell’amore e l’inclinazione che essi avevano l’uno per l’altra e, quindi, percepiscono se possono vivere insieme o no.

(5) Che se possono vivere insieme rimangono sposati; ma se non possono, sono separati, a volte il marito dal moglie, a volte la moglie dal marito, e talvolta l’uno dall’altro.

(6) Che poi una moglie appropriata viene data all’uomo, e un marito appropriato alla donna.

(7) Che le coppie sposate godono di relazioni sessuali come nel mondo, solo più piacevoli e benedette ma senza prolificazione; in luogo di essa, hanno la prolificazione spirituale, la quale è dell’amore e della sapienza.

(8) Che ciò avviene di coloro che entrano nel cielo, ma per quelli che vanno nell’inferno avviene altrimenti.

Queste proposizioni saranno illustrate e convalidate qui di seguito.

46. (1) Che l’amore del sesso rimane dopo la morte di ogni persona [homo], della stessa qualità, come essa era interiormente nel mondo, cioè, nel suo intimo, volontà e pensiero. Ogni amore accompagna l’uomo dopo la morte; poiché l’amore è l’esse della sua vita. E l’amore dominante, rimane presso l’uomo per l’eternità, e insieme con esso gli amori secondari. Il motivo per cui essi perdurano è che l’amore concerne propriamente lo spirito dell’uomo, ed il suo corpo attraverso lo spirito; e l’uomo dopo la morte è uno spirito e porta così l’amore che è presso di lui. E poiché l’amore è l’esse della vita dell’uomo, è chiaro che come è stata la vita dell’uomo nel mondo così è il suo destino dopo la morte. Quanto all’amore del sesso, esso è il più universale di tutti gli amori, perché è impiantato dalla creazione nell’anima stessa dell’uomo, dove è l’essenza dell’uomo intero, e questo al fine di perpetuare il genere ‘umano. Che questo amore in particolare rimanga si deve al fatto che un uomo è un uomo dopo la morte e una donna è una donna, e perché non c’è nulla nell’anima, nella mente e nel corpo, che non sia maschile nel maschio e femminile nella donna; e questi due sono creati in modo che si adoperino sollecitamente per congiungersi, e affinché tramite questa congiunzione, possano divenire uno. Questo incitamento è l’amore del sesso che precede l’amore coniugale. Ora, poiché questa propensione a congiungersi è impressa in tutto e in ogni singola cosa del maschio e della femmina, ne consegue che questa propensione non può essere cancellata né morire con il corpo.

47a. Il motivo per cui l’amore del sesso resti di tale qualità dopo la morte, come è stato interiormente nel mondo è il seguente: presso ogni uomo vi è un interiore e un esteriore, e questi due sono chiamati anche l’uomo interno e l’uomo esterno; e quindi vi sono volontà e intelletto rispettivamente interiori ed esteriori. Quando un uomo muore lascia l’esteriore e mantiene il suo interiore, poiché l’esteriore appartiene propriamente al suo corpo, e l’interiore propriamente al suo spirito. Ora, essendo l’uomo uguale al suo amore, ed essendo l’amore residente nel suo spirito, ne consegue che il suo amore per il sesso rimane tale dopo la morte come è stato in lui interiormente. Se per esempio l’amore era interiormente coniugale, o casto, così rimane coniugale o casto, dopo la morte, ma se era interiormente promiscuo, rimane allo stesso modo dopo la morte. Deve essere noto che l’amore del sesso non è mai lo stesso presso l’uno e presso l’altro. Le differenze sono infinite. Ma in ogni caso esso resta invariato a come era interiormente nello spirito di ciascuno, nel mondo.

48a. (2) Che l’amore coniugale, parimenti, rimane di qualità tale come è stato interiormente presso l’uomo nel mondo, cioè, nella sua volontà e nel suo pensiero interiori. Poiché l’amore del sesso e l’amore coniugale sono distinti, questi rimangono della stessa qualità presso l’uomo dopo la morte, come era nel suo uomo interno, mentre viveva nel mondo. Ma, siccome pochi conoscono la differenza tra l’amore del sesso e l’amore coniugale, farò un cenno al riguardo. L’amore del sesso è l’amore per molti e con molti; viceversa l’amore coniugale è l’amore per uno e con uno solo. L’amore per molti e con molti è un amore naturale, perché è in comune con le bestie e gli uccelli, e questi sono naturali, mentre l’amore coniugale è un amore spirituale e caratteristico e proprio degli uomini, perché gli uomini sono stati creati e sono pertanto nati per diventare spirituali. Per tale ragione quando un uomo diventa spirituale dismette l’amore del sesso e si appropria dell’amore coniugale. All’inizio del matrimonio l’amore per il sesso appare come congiunto con l’amore coniugale, ma in seguito essi sono separati, e poi presso coloro che sono spirituali l’amore del sesso è estirpato e l’amore coniugale è introdotto. Al contrario, presso coloro che sono naturali. Da quanto è stato detto, è chiaro che l’amore del sesso, essendo presso molti e di per sé naturale, anzi animale, impuro e impudico, ed essendo incostante e senza limiti, è promiscuo, mentre l’amore coniugale è del tutto opposto. Che l’amore coniugale sia spirituale e propriamente umano, appare palesemente da quanto segue.

47b. (3) Che i coniugi generalmente si incontrano dopo la morte, si riconoscono, e si riuniscono nuovamente, e per qualche tempo vivono insieme; che ciò ha luogo nel primo stato, cioè, mentre sono nella veste esteriore, come nel mondo. Ci sono due stati attraverso cui le persone passano, dopo la morte, uno esteriore e un interiore. Inizialmente sono nello stato esteriore, e poi nel loro interiore. Mentre nello stato esteriore, i coniugi si incontrano e si riconoscono se entrambi sono morti, e se hanno vissuto insieme nel mondo si riuniscono, e per qualche tempo vivono insieme. Eppure in questo stato non conoscono l’inclinazione dell’uno e dell’altro, perché questo si nasconde nel loro interiore. Ma poi, man mano che pervengono al loro stato interiore, l’inclinazione si manifesta. Se questa è concorde essi continuano la vita coniugale; ma se è discordante si separano. Se un uomo ha avuto più mogli si congiunge con loro nel loro ordine, mentre si trova nello stato esteriore, ma quando è nello stato interiore, e percepisce le inclinazioni dell’amore così come sono, o si congiunge con una di esse oppure si separa da tutte. Nel mondo spirituale, come nel naturale, a nessun cristiano è permesso di prendere più di una moglie, perché ciò infesta e profana la religione. Lo stesso avviene per una donna che ha avuto diversi mariti. Questa però non può congiungere se stessa, ma solo presentarsi, è il marito che si congiunge ad essa. Deve essere noto che i mariti raramente riconoscono le loro mogli, mentre le mogli facilmente riconoscono i loro mariti. La ragione è che le donne hanno una percezione interiore dell’amore, viceversa gli uomini hanno solo una percezione esteriore dell’amore.

48b. (4) E successivamente, non appena dismettono la loro veste esteriore e sono immessi in quella interiore, percepiscono la qualità dell’amore e inclinazione che essi avevano l’uno per l’altra, e quindi se possono vivere insieme o no. Questo non deve essere ulteriormente precisato, dal momento che consegue dalle cose di cui al precedente articolo. Qui deve solo essere mostrato come un uomo dismette la veste esteriore ed entra in quella interiore dopo la morte. Tutti dopo la morte sono introdotti inizialmente nel mondo che è denominato mondo degli spiriti, il quale è intermedio tra il cielo e l’inferno, e sono lì preparati, colui che è nel bene per il cielo e il malvagio per l’inferno.

[2] La preparazione ha a che fare con l’eventualità che interiore ed esteriore siano in accordo e siano uno, ovvero siano divergenti, restando dunque distinti. Così è nel mondo naturale, e solo presso colui che è sincero di cuore i due si fanno uno. Che siano due è evidente dai furbi e dagli scaltri e specialmente dagli ipocriti, dagli adulatori, dai dissimulatori, e dai bugiardi. Ma nel mondo spirituale, a un uomo non è permesso di avere una mente divisa, così colui che è nel male interiormente deve essere nel male anche esteriormente, e così il bene deve essere bene in entrambe le vesti esteriore ed interiore.

[3] Dopo la morte di ogni uomo diviene di carattere uguale a come era stato interiormente, e non come era stato esteriormente. Per questo scopo gli è quindi permesso di entrare nella sua veste interiore. E mentre nella veste esteriore ogni uomo è saggio, cioè, desidera apparire saggio, anche chi è nel male, nella veste interiore l’uomo che è nel male è folle. Attraverso questo avvicendamento gli è permesso di vedere le sue pazzie e di pentirsi. Ma se questi non provava rimorso per esse nel mondo, non può in seguito, perché ama le sue follie e desidera restare in loro, e quindi spinge il suo esteriore verso la follia. Così il suo interiore ed il suo esteriore divengono uno, e quando questo viene fatto è pronto per l’inferno.

[4] Ma se un uomo è nel bene, è esattamente il contrario. Poiché nel mondo aveva guardato a Dio e si era pentito, egli è più savio nel suo interiore che nel suo esteriore, per quanto l’esteriore sia stato a volte portato fuori strada, a causa delle lusinghe e delle vanità del mondo. Di conseguenza anche il suo esteriore deve essere accordato con il suo interiore che, come si è detto, è savio. Quando ciò è fatto costui è pronto per il cielo. Ciò dimostra come la dismissione della veste esteriore e l’ammissione nella veste interiore è effettuata.

49. (5) Che se possono vivere insieme rimangono sposati; ma se non possono, sono separati, a volte il marito dalla moglie, a volte la moglie dal marito, e talvolta l’uno dall’altra. Le separazioni avvengono dopo la morte perché le congiunzioni formate sulla terra sono raramente formate da una qualsiasi percezione interiore dell’amore, bensì da una percezione esteriore che nasconde l’interiore. La percezione esteriore dell’amore ha la sua causa e origine dalle cose che riguardano l’amore del mondo e del corpo. Le ricchezze ed i possedimenti in particolare costituiscono l’amore del mondo, le dignità e gli onori costituiscono l’amore del corpo. E oltre a questi ci sono varie attrazioni seducenti, come la bellezza, e una simulata correttezza dei costumi, a volte anche l’impudicizia. E inoltre, i matrimoni sono contratti nell’ambito del distretto, città o villaggio di nascita o dimora, dove non c’è scelta, ma essa è ristretta e limitata alle famiglie che sono conosciute, ed entro questi limiti, a quelle di condizione sociale corrispondente. È per queste ragioni che i matrimoni contratti nel mondo sono per la maggior parte esteriori, e non al tempo stesso interiori. Eppure la congiunzione interiore è quella delle anime che costituiscono il matrimonio stesso, ma questa congiunzione non è percepibile finché un uomo non dismette l’esteriore si introduce nell’interiore, cosa che avviene dopo la morte. Quindi, poi avvengono le separazioni, e dopo nuove congiunzioni tra coloro che sono simili e omogenei, salvo che per coloro per i quali si era già provveduto sulla terra; come nel caso di coloro che dalla prima gioventù avevano amato, desiderato e chiesto al Signore una giusta e amabile compagnia, e avevano respinto con sdegno e detestato concupiscenze vaganti come un’offesa alla loro narici.

50. (6) Che poi una moglie appropriata viene data all’uomo, e un marito appropriato alla donna. La ragione di ciò è che nessuna delle coppie sposate può essere ricevuta in cielo e rimanere lì, se non sono interiormente unite, ovvero non possono che essere unite in uno, perché lì due persone sposate non sono chiamate due, ma una angelo. Questo è il significato delle parole del Signore:

Non sono più due, ma una carne sola (Mt 19,6)

Che nessun’altra coppia sposata sia ricevuta nel cielo è perché non altrimenti si vive insieme là, cioè, insieme in una casa e in una camera da letto. Perché nel cielo tutti sono associati secondo le affinità e la somiglianza dell’amore, e secondo queste hanno le loro dimore. Poiché nel mondo spirituale non ci sono spazi, ma apparenze di spazio, e questi sono secondo gli stati della loro vita, e gli stati della vita sono secondo gli stati dell’amore. Per questo motivo nessuno lì può abitare in una casa che non sia la propria, cioè quella che gli è assegnata in base alla qualità del suo amore. Se egli dimorasse altrove farebbe fatica a respirare. Né due possono abitare insieme nella stessa casa, a meno che non siano simili, e in particolare le coppie sposate non possono, a meno che non abbiano una inclinazione reciproca. Se tali inclinazioni sono esteriori e non a al tempo stesso interiori, la casa li separa, li respinge, e li espelle. Questo è il motivo per il quale coloro che, dopo la preparazione vengono introdotti nel cielo, contraggono matrimonio con una consorte la cui anima sia incline all’unione con quella dell’altro, cosicché essi non desiderano essere due vite ma una. Ed è per questo motivo che dopo la separazione, una moglie appropriata è data all’uomo, e un marito appropriato alla donna.

51. (7) Che i coniugi godono di relazioni sessuali simili come nel mondo, solo più piacevoli e benedette, ma senza prolificazione; in luogo di essa, hanno una prolificazione spirituale la quale è dell’amore e della sapienza. Il motivo per cui le coppie sposate godono di relazioni analoghe a quelle del mondo è che il maschio è un maschio e la femmina è una femmina dopo la morte, ed in entrambi dalla creazione è impressa un’inclinazione alla congiunzione; e questa inclinazione nell’uomo è del suo spirito e di là, del corpo; e dunque dopo la morte, quando l’uomo diventa uno spirito la stessa inclinazione reciproca continua, e questo non può essere senza una analoga relazione. Poiché l’uomo è uomo esattamente come prima. Assolutamente nulla manca nel maschio e neppure nella femmina. Essi sono come se stessi rispetto alla forma, e così pure nelle affezioni e nei pensieri. Da ciò cos’altro può seguire, se non che abbiano analoghe relazioni sessuali? E poiché l’amore coniugale è casto, puro, e santo, il rapporto è nella sua pienezza. Ma vedi su questo oggetto quanto esposto al n. 44. Il rapporto è quindi più delizioso e benedetto, perché quando l’amore si fa dallo spirito diventa più interiore e puro, e perciò più percettibile, ed ogni piacere aumenta nella misura in cui è percepito, e aumenta finché la sua beatitudine è riconoscibile nella sua gioia.

52. Il motivo per cui i matrimoni nei cieli sono senza prolificazione, ma che, in luogo di essa vi è la prolificazione spirituale, vale a dire dell’amore e della sapienza, è che il terzo grado, che è il naturale, manca in coloro che sono nel mondo spirituale, e questo grado è il ricettacolo delle cose spirituali; e le cose spirituali, senza il loro ricettacolo non hanno consistenza, come è per quelle procreate nel mondo naturale. Considerate in sé le cose spirituali si riferiscono all’amore e alla sapienza; questi quindi sono i frutti del matrimonio spirituale. Si dice che questi sono nati, perché l’amore coniugale perfeziona un angelo, perché lo unisce con la sua consorte, in virtù di ciò diviene sempre più uomo [homo]. Perché, come si è detto sopra, una coppia sposata nel cielo non sono due ma un angelo. Con l’unione coniugale riempiono se stessi con l’umano, che è il desiderio di diventare savi e di amare ciò che appartiene alla sapienza.

53. (8) Che ciò avviene di coloro che entrano nel cielo, ma per quelli che vanno nell’inferno avviene altrimenti. Che una donna appropriata sia data ad un uomo dopo la morte, e anche alla moglie un marito adatto, e che essi godono di un rapporto piacevole e benedetto, ma con una prolificazione spirituale, concerne coloro che vengono ricevuti nel cielo e divengono angeli per la ragione che essi sono spirituali e i matrimoni in loro stessi sono spirituali e dunque santi. Al contrario, quelli che vanno nell’inferno sono naturali, e i matrimoni meramente naturali non sono matrimoni, ma congiunzioni originate da libidine impudica. Quale sia la natura della tali congiunzioni sarà mostrato in seguito, dove si tratterà del casto e dell’impuro, nonché dell’amore promiscuo.

54. A quanto è stato finora riferito riguardo alle coppie sposate dopo la morte, si deve aggiungere quanto segue:

(1) Che tutti gli sposi che sono unicamente naturali, sono separati dopo la morte, per la ragione che l’amore del matrimonio si raffredda presso di loro, mentre l’amore per l’adulterio si accende. Eppure dopo la separazione a volte si associano ad altri come consorti. E in breve tempo si separano reciprocamente, e spesso questo avviene innumerevoli volte, finché l’uomo è abbandonato a qualche prostituta, e la donna a qualche adultero, il che ha luogo in una prigione infernale in cui è interdetta la promiscuità ad entrambi, sotto minaccia di castigo. Su tale argomento si veda l’Apocalisse Rivelata n. 153 [10].

(2) Le coppie sposate, di cui uno è spirituale e l’altro naturale, sono ugualmente separate dopo la morte, e allo spirituale è dato un partner adeguato, mentre il naturale è confinato con i suoi simili in luoghi di impudicizia.

(3) Colore che nel mondo hanno vissuto allontanando completamente dalle loro menti l’idea del matrimonio, se sono spirituali, restano singoli, ma se naturali diventano fornicatori [scortatores]. Diverso è il caso di coloro che nella loro stato singolo hanno desiderato il matrimonio, e segnatamente quelli che hanno invocato senza successo il matrimonio; se sono spirituali, a loro è concesso un matrimonio benedetto, ma solo quando entrano nel cielo.

(4) Coloro che nel mondo sono stati rinchiusi nei monasteri, sia vergini sia uomini, al termine della loro vita monastica, che continua per qualche tempo dopo la morte, vengono rilasciati ed è loro concessa la facoltà di vivere una vita di coppia oppure no. Se essi desiderano il matrimonio sono sposati, se non lo desiderano sono collocati tra coloro che vivono nel celibato ai margini del cielo. Ma quelli che sono infiammati da concupiscenze proibite sono gettati verso il basso.

(5) Il motivo per cui i celibi sono ai margini del cielo è che la sfera del celibato perpetuo infesta la sfera dell’amore coniugale, che è la sfera stessa del cielo. La sfera dell’amore coniugale è la sfera stessa del cielo, perché ha origine dal matrimonio celeste del Signore con la chiesa.

55. A quanto sopra esposto, desidero aggiungere l’esposizione di due esperienze. La prima.

Una volta si è udita dal cielo la più dolce melodia; mogli con fanciulle cantavano insieme lì una canzone la cui dolcezza era l’affezione di un certo amore che fluiva armoniosamente. Le melodie celesti non sono altro che affezioni sonore, o affezioni espresse e modificato dai suoni; per soli come i pensieri sono espressi con la parola, per cui sono affetti dalla canzone. Dalla simmetria e dall’evoluzione della melodia gli angeli percepiscono il tipo di affezione. C’erano molti spiriti presso di me, e ho sentito da alcuni di essi che avevano udito questa melodia dolcissima, che era la canzone di qualche amorevole affezione, il cui soggetto non era loro noto; perciò hanno formulato varie supposizioni, ma invano; hanno ipotizzato che la canzone fosse un’espressione dell’affetto dei promessi sposi quando si fidanzano. Altri che rappresentasse l’affezione dello sposo e della sposa quando contraggono matrimonio. E altri che rappresentasse il primo amore del marito e della moglie.

[2] Ma un angelo dal cielo è apparso in mezzo a loro, e ha detto, che cantavano l’amore casto del sesso. Ma quelli che stavano intorno hanno chiesto:

– Cosa è l’amore casto del sesso?

L’angelo ha detto:

– E ‘l’amore di un uomo verso una donna o la moglie, bello nella forma, decoroso nei modi, libero da ogni idea di lascivia, e il simile amore di una donna o di una moglie verso un uomo.

Detto questo l’angelo si è dileguato. Il canto è continuato e, non appena essi hanno appreso il genere di affezione che esprimeva, lo hanno percepito variamente, ciascuno secondo lo stato del proprio amore. Coloro che guardavano castamente le donne hanno udito una melodia dolce e armoniosa; viceversa coloro che guardavano le donne in modo impuro hanno udito una canzone triste e disarmonica; e quelli che guardavano con disprezzo le donne hanno udito una canzone stridula e dissonante.

[3] Poi improvvisamente la pianura su cui si trovavano è stata trasformata in un teatro, ed è stata udita una voce, che diceva:

– Esaminate con cura questo amore.

E subito sono apparsi alcuni spiriti provenienti da diverse società, e in mezzo a loro alcuni angeli in bianco, i quali hanno detto:

– Abbiamo indagato su tutti i generi di amore in questo mondo spirituale, non solo l’amore dell’uomo verso l’uomo e della donna verso la donna, e nel reciproco amore del marito e della moglie, e anche dell’amore dell’uomo verso le donne e della donna verso gli uomini, e ci è stato permesso di passare attraverso società ed esplorarle, e non abbiamo ancora trovato l’amore casto del sesso, salvo presso coloro che per mezzo dell’amore autenticamente coniugale sono nel vigore perenne, e questi sono nel più alto dei cieli. E ci è stato permesso di percepire l’influsso di questo amore nelle affezioni del nostro cuore; e abbiamo avvertito chiaramente che esse superano in dolcezza ogni altro amore, tranne l’amore di due coniugi i cui cuori sono uno. Ma vi preghiamo di indagare su questo amore, perché per voi è nuovo e sconosciuto; e da noi nel cielo è denominato dolcezza celeste, perché esso è la piacevolezza stessa.


[4] Quindi essi hanno studiato l’argomento, e quelli che avevano parlato per primi, i quali non riuscivano a pensare alla castità come appartenente al matrimonio, hanno detto:

– Chi, quando vede una ragazza o una moglie incantevole, sarebbe capace di contenere e purificare le idee del suo pensiero dalla lussuria di amare la sua bellezza e desiderarla, se ciò fosse consentito? Chi sarebbe in grado di convertire la lussuria, che è innata in ogni uomo, in castità, cioè in quello che non è di per sé, amore? Può l’amore del sesso, che passa dagli occhi al pensiero, fermarsi al volto di una donna? Non scende esso immediatamente nel petto e oltre? Gli angeli hanno detto vanamente che questo amore può essere casto, e ciononostante che è il più dolce di tutti, e che è possibile solo presso i mariti che sono nell’amore autenticamente coniugale e di là sono in una incomparabile potenza con le loro mogli. Possono essi più di altri quando vedono la bellezza mantenere le idee del loro pensieri nel decoro e, come se fossero sospesi, non scendere e raggiungere ciò che costituisce l’amore?

[5] Dopo questi, hanno preso la parola coloro che erano contemporaneamente nel distacco e nel calore, nel distacco verso le loro mogli e nel fervore verso il sesso, e hanno detto:

– Che cosa è un amore casto del sesso? Non è forse una contraddizione aggiungere la castità all’amore del sesso? E cosa è poi questa contraddizione per via dell’aggiunta, se non un soggetto al quale è stato portato via il predicato, e quindi diviene nulla? Come può l’amore casto del sesso essere il più dolce di tutti gli amori quando la castità, lo priva della sua dolcezza? Voi tutti sapete dove risiede la dolcezza di questo amore. Quando dunque l’idea di congiunzione è bandita, dove e donde è poi la sua dolcezza?

Altri poi hanno detto:

– Siamo stati con magnifiche bellezze ma non sentivamo il desiderio, e noi quindi conosciamo ciò che è l’amore casto del sesso.

Ma i loro compagni che sapevano della loro indecenza hanno risposto:

– Voi eravate allora in uno stato di avversione per il sesso a causa della mancanza di virilità, e questo non è l’amore casto del sesso, ma l’ultimo stadio dell’amore libertino.

[6] Gli angeli erano indignati nell’udire queste cose, e hanno invitato a parlare coloro che erano a destra, o a mezzogiorno. E questi hanno detto:

– Vi è un amore tra uomo e uomo e tra donna e donna, e c’è un amore dall’uomo alla donna e dalla donna all’uomo; e queste coppie di amori sono totalmente diverse da tra di loro. L’amore tra l’uomo e l’uomo è come l’amore tra intelletto e intelletto; perché l’uomo è stato creato e quindi è nato affinché egli possa diventare capace di comprendere. L’amore tra donna e donna è come l’amore tra affezione e affezione, in particolare l’affezione per l‘intelletto dell’uomo; poiché la donna è stata creata ed è nata per diventare l’amore della sapienza dell’uomo. Questi amori, vale a dire dell’uomo per l’uomo e della donna per la donna, non entrano in profondità nel petto, ma restano fuori, e sono semplicemente in contatto tra loro; pertanto, essi non sono interiormente congiunti. E quindi due uomini lottano tra loro attraverso ragionamenti su ragionamenti come due atleti; e due donne avvolte da passioni opposte combattono come due pugili.

[7] Viceversa l’amore tra uomo e donna è l’amore tra l‘intelletto e la sua affezione, e questo entra in profondità e congiunge, e questa congiunzione è quell’amore. E la congiunzione delle menti e non al tempo stesso dei corpi, o lo sforzo verso questa congiunzione è un amore spirituale e, pertanto, un amore casto. E questo amore è solo presso coloro che sono nell’autentico amore coniugale, e da questo essi sono dotati di una potenza eccelsa, in quanto in ragione della loro castità essi non ammettono l’influsso dell’amore dal corpo di qualsiasi altra donna che non sia la loro moglie; e poiché sono dotati di suprema virilità non possono che amare il sesso e, al tempo stesso tenere in avversione ciò che è impuro. Da lì hanno un amore casto del sesso che considerato di per sé è un’intima amicizia spirituale, che deriva la sua dolcezza, dalla eminente e casta virilità. Questa eminente virilità deriva loro dall’aver rinunciato totalmente alla promiscuità; ed è casta, perché solo la moglie è amata. Ora, questo amore presso di loro è casto perché in esso non prende parte la carne, se non dallo spirito; ed è dolce, perché la bellezza della donna per una innata disposizione entra al tempo stesso nella mente.

[8] All’udire queste cose, molti di quelli che stavano ritti con le mani sulle orecchie, dicevano:

– Queste parole offendono le nostre orecchie, e per noi quello che avete detto è nulla.

Erano impudichi. Poi è stata udita ancora dal cielo una canzone, ed era più dolce di prima. Ma gli impuri avendola percepita in modo dissonante e disarmonico si sono dileguati, i pochi rimasti a teatro, erano coloro che attraverso la sapienza amavano la castità coniugale.

56. La seconda.

Una volta mentre parlavo con gli angeli nel mondo degli spiriti sono stato ispirato da un desiderio piacevole di vedere il tempio della sapienza che avevo già visto in precedenza, e ho chiesto loro la via per raggiungerlo. Essi hanno detto:

– Segui la luce e lo troverai.

Ho chiesto:

– Che cosa si intende per seguire la luce?

Hanno risposto:

– La nostra luce risplende molto più vivacemente quando ci avviciniamo al tempio. perciò segui la luce in base all’aumento della sua luminosità; dato che la nostra luce procede dal Signore che e come un sole e quindi considerata in se stessa è la sapienza.

Poi in compagnia di due angeli ho camminato, seguendo l’incremento di luminosità della luce, e sono salito sulla sommità attraverso il sentiero ripido di una collina che si trovava nella parte meridionale, dove c’era un magnifico cancello. E il custode, vedendo gli angeli con me, ha aperto il cancello, ed ecco, apparire un viale di palme e alberi di alloro lungo i quali abbiamo camminato attraverso una strada tortuosa che terminava in un giardino in mezzo al quale sorgeva il tempio della sapienza. Mentre guardavo intorno a me ho visto edifici più piccoli, simili al tempio, all’interno dei quali vi erano uomini savi. Abbiamo avvicinato uno di loro, specificando il motivo della nostra venuta, e come eravamo arrivati lì. E questi ha detto:

– Benvenuti! Entrate, sedete, e consentiteci di entrare a far parte nei discorsi sulla sapienza.

[2] Ho osservato che la casa all’interno era divisa in due eppure era una. Era divisa in due da un tramezzo trasparente, ed appariva come una a causa della sua trasparenza, come quella del più puro cristallo. Ho chiesto perché fosse così. Egli ha risposto:

– Io non sono solo. Mia moglie è con me; siamo due eppure non due, ma una sola carne.

Ho detto:

– So che sei un uomo savio, dunque dimmi cosa un uomo savio e la sapienza hanno a che fare con una donna?

A questo colui che ci ospitava con una certa indignazione ha cambiato espressione. Ha steso la mano, ed ecco subito altri uomini savi si sono presentati dalle case vicine, e ad essi hanno detto scherzosamente:

– Il nostro nuovo arrivato ci chiede, “Cosa l’uomo savio o la sapienza abbiano a che fare con una donna?”

Tutti hanno sorriso, dicendo:

– Che cosa è un uomo savio o la sapienza senza una donna, o senza l’amore? La moglie è l’amore della sapienza dell’uomo savio.

[3] Poi colui che ci ospitava ha detto:

– Ora uniamoci in qualche conversazione sulla sapienza. Permettete che nella conversazione si tratti delle cause, e in primo luogo, la causa della bellezza del sesso femminile.

Così essi hanno ha parlato in successione. Il primo ha dato questa motivazione:

Che le donne sono state create dal Signore come affezioni della sapienza degli uomini; e l’affezione della sapienza è la bellezza stessa.

Un altro ha affermato questo:

Che la donna è stata creata dal Signore attraverso la sapienza dell’uomo, perché attraverso l’uomo; e perciò è una forma di sapienza ispirata con l’affezione dell’amore; e poiché l’affezione dell’amore è la vita stessa, la donna è la vita della sapienza; ma il maschio è la sapienza, e la vita della sapienza è la bellezza stessa. Il terzo di loro ha dato questa motivazione:

Che alle donne è data la percezione delle delizie dell’amore coniugale; perciò il loro intero corpo è un organo di percezione che non può che essere la dimora dei piaceri dell’amore coniugale, e tale percezione è meravigliosa.

[4] Il quarto ha dato questa motivazione:

Che il Signore ha preso la bellezza e la grazia della vita dall’uomo e li ha impressi nella donna; per questa ragione l’uomo se non si ricongiunge con la sua bellezza e con la sua grazia, custodite nella donna, rimane rigido, austero, arido e sgraziato; e non è savio salvo che per se stesso, e tale sapienza equivale alla follia. Ma quando l’uomo è unito con la sua bellezza e la grazia della vita per mezzo della moglie, diventa gradevole, piacevole, allegro e amabile e quindi savio.

Il quinto ha citato questa motivazione:

– Che le donne vengono create belle non per se stesse, ma per gli uomini; che gli uomini, di per sé ostinati, possono essere ammorbiditi; che la loro inclinazione all’austerità può diventare dolcezza; che il loro cuore, gelido da se stesso, può diventare caldo. E così loro addivengono quando fanno una sola carne con le loro mogli.

[5] Il sesto ha dato questa motivazione:

– L’universo è stato creato dal Signore quale la più perfetta delle opere; ma in esso nulla di più perfetto della donna è stato creato, bella e affascinante nel volto e nei modi, affinché l’uomo possa rendere grazie al Signore per questo dono generoso, e ripagarla con la ricezione della sapienza riposta in lui.

Dopo che queste e molte cose del genere sono state dette, la moglie è apparsa attraverso il divisorio di cristallo e ha detto al marito:

– Parla, se lo desideri.

E mentre egli parlava, la vita della sapienza della moglie è stata percepita nel suo discorso e, per amore di lei è stata percepita nel tono della sua voce. Così l’esperienza si è resa testimone della verità.

Successivamente abbiamo osservato il tempio della sapienza, e anche le scene del cielo circostante, e così ricolmi di gioia ci siamo congedati attraversando il viale d’ingresso scendendo per la via in cui ci eravamo introdotti.

Amore autenticamente coniugale

57. L’amore coniugale è di varietà infinita. Non è mai uguale negli uni e negli altri. Sembra in effetti come se sia uguale presso molti, ma così appare secondo il giudizio del corpo perché l’uomo ha poco discernimento in queste cose, in quanto è superficiale e ottuso. Attraverso il giudizio del corpo si intende il discernimento della mente attraverso i sensi esteriori. Ma a coloro che vedono attraverso il discernimento dello spirito le differenze si manifestano; e più distintamente a coloro che sono in grado di innalzare la vista del loro giudizio, il che è fatto astraendo questa vista dalla percezione dei sensi al fine di portarla in una luce superiore. Essi possono finalmente consolidare se stessi nella conoscenza e quindi vedere che l’amore coniugale non è uguale in uno come nell’altro. E tuttavia nessuno può vedere la varietà infinita di quell’amore in ogni luce della conoscenza, seppure elevata, a meno che sappia prima che cosa sia l’amore nella sua essenza e interezza; vale a dire, quello che era quando insieme con la vita è stato impiantato da Dio nell’uomo. Tranne che in questo stato che è il più perfetto, invano possono essere rivelate le differenze dell’amore coniugale da una qualunque indagine perché non esiste un punto fermo, cioè un principio, da cui dedurre tali distinzioni, o a cui possono essere riferite come ad un assioma, e così apparire valide e prive di fallacia. Questa è la ragione per la quale procediamo alla descrizione dell’amore nella sua essenza genuina – poiché esso stesso insieme con la vita è stato impresso nell’uomo da Dio – e a rappresentarlo nel suo stato primordiale. E, poiché in questo stato esso è autenticamente coniugale, questo capitolo è così intitolato. La descrizione di esso sarà riportata nel seguente ordine:

(1) Che esiste l’amore autenticamente coniugale; che è così raro al giorno d’oggi che la sua qualità non è nota, e a malapena si sa che esso esiste.

(2) Che l’origine di questo amore sta nel matrimonio del bene e della verità.

(3) Che la corrispondenza di questo amore è con il matrimonio del Signore e della chiesa.

(4) Che in virtù della sua origine e della sua corrispondenza, questo amore è celeste, spirituale, santo, puro e limpido, più di ogni altro amore proveniente dal Signore, che esiste presso gli angeli del cielo e presso gli uomini della chiesa.

(5) Che è anche l’amore fondamentale di tutte le forme di amore, celeste, spirituale, e di là, di tutte le forme naturali di amore.

(6) Che in questo amore vengono racchiuse tutte le gioie e i piaceri dal primo all’ultimo.

(7) Che nessuno accede a questo amore, né può essere in esso, salvo quelli che si avvicinano al Signore e amano le verità e i beni della chiesa.

(8) Che questo era l’amore degli amori presso gli antichi, che vissero nelle età dell’oro, dell’argento, e del rame; ma successivamente questo è cessato.

La spiegazione di questi temi segue ora.

58. (1) Che esiste l’amore autenticamente coniugale; che è così raro al giorno d’oggi che la sua qualità non è nota, e a malapena si sa che esso esiste. Che ci sia un amore coniugale così come è descritto nelle seguenti pagine può effettivamente essere riconosciuto dallo stato iniziale dell’amore, quando esso si introduce ed entra nel cuore di un giovane uomo e di una fanciulla, cioè presso coloro che iniziano ad amare il sesso e a desiderare un consorte, e ancora di più durante il tempo del fidanzamento, mentre è persistente e progredisce fino alle nozze; e finalmente nel matrimonio, e nei primi giorni che seguono. Chi non ha dunque conferma alle proposizioni che seguono: che questo è il fondamentale di tutti gli amori? E che in esso sono racchiuse tutte le gioie ed i piaceri dal primo all’ultimo? E chi non sa che dopo questo tempo piacevole, tali stati di gioia successivamente si affievoliscono e svaniscono, finché alla fine diventano impercettibili? Se si dicesse dopo, come prima, che questo amore è il fondamentale di tutti gli amori, e che in questo amore sono racchiuse tutte le gioie e tutti i piaceri, nessuno assentirebbe o confermerebbe ciò; e forse direbbe che sono parole vuote, o che sono misteri trascendenti. È evidente dunque che il primo amore nel matrimonio somiglia all’amore autenticamente coniugale, e presenta alla vista una certa immagine di questo. Ciò perché l’amore del sesso, che è impuro, è messo da parte, e l’amore autenticamente coniugale e casto, viene impiantato e risiede al suo posto. Chi è che non possa guardare le altre donne senza desiderarle, ed unicamente la propria moglie con amore?

59. Il motivo per il quale l’amore autenticamente coniugale è così raro che la sua qualità non è nota, e a malapena se ne conosce l’esistenza, sta nel fatto che lo stato di gradevolezza prima del matrimonio muta, dopo il matrimonio in uno stato di indifferenza e di disinteresse. Le cause di questo cambiamento di stato sono più numerose di quanto qui può essere addotto; ma saranno elencate qui di seguito ove sarà trattato delle cause della freddezza, del distacco, e del divorzio, esposte nel loro ordine, da cui si vedrà che presso la maggior parte delle persone nel tempo presente, la forma e la conoscenza dell’amore coniugale sono state cancellate e la sua qualità è sconosciuta, e a malapena se ne conosce l’esistenza. È noto che ogni uomo quando nasce è semplicemente corporeo, e di qui diviene naturale, sempre più interiormente diviene razionale, ed infine diviene spirituale. Il motivo per cui questo avviene progressivamente è che il corporeo è come il terreno in cui le cose naturali, razionali e spirituali nel loro ordine sono impiantate. Un uomo diviene così sempre di più uomo.

[2] Quasi la stessa cosa ha luogo quando egli contrae matrimonio; allora l’uomo diventa un uomo più completo perché unito con una consorte con la quale agisce come un sol uomo. Ma nel primo stato, questo avviene in una certa immagine, di cui si è già parlato. Poi inizia nello stesso modo dal corporeo e progredisce nel naturale, ma con riferimento alla vita coniugale e quindi alla congiunzione in uno. Coloro che amano in modo corporeo le cose naturali, e solo attraverso esse amano le cose
razionali, non possono essere congiunti in uno con la loro consorte, eccetto che esteriormente; quando l’esteriore viene meno, la freddezza invade l’interiore, e dissipa le delizie di quell’amore, a partire dalla mente fino al corpo, fino a quando non rimane più nulla del ricordo del primo stato del loro matrimonio, e conseguentemente nulla della cognizione di esso. Ora, poiché questo avviene presso la maggior parte degli uomini nel tempo presente, è evidente che non si sa cosa sia l’amore autenticamente coniugale, e a malapena se ne conosce l’esistenza. Diverso è per coloro che sono spirituali. Per essi il primo stato è l’introduzione agli stati perenni di beatitudine, che aumentano in grado proporzionale all’evoluzione spirituale-razionale della mente, e di qui la veste sensuale – naturale del corpo dell’uno si congiunge con quella dell’altro. Ma questi casi sono rari.

60. (2) Che l’origine di questo amore sta nel matrimonio del bene e della verità. È riconosciuto da ogni uomo colto, perché è un verità universale, che tutte le cose dell’universo sono in relazione con il bene e con la verità. E non può non riconoscersi che in ciascuna delle cose dell’universo il bene è congiunto con la verità e la verità con il bene, perché anche questo è una verità universale, coerente con le altre. Il motivo per cui tutte le cose dell’universo sono in relazione al bene e alla verità, è che il bene è congiunto con la verità e la verità con il bene, e che entrambi procedono dal Signore, e procedono come uno. I due che procedono dal Signore sono amore e sapienza, poiché tutto ciò che appartiene al bene, si chiama amore, e tutto ciò che appartiene alla sapienza si chiama verità; e siccome questi due procedono dal Signore nella sua qualità di creatore, ne consegue che questi due sono presenti nelle cose create. Questo può essere illustrato attraverso il calore e la luce che procedono da sole. Da queste hanno origine tutte le cose sulla terra, perché secondo la loro presenza e secondo la loro combinazione, quelle cose si sviluppano; il calore naturale corrisponde al calore spirituale che è l’amore, e la luce naturale corrisponde alla luce spirituale che è la sapienza.

61. Che l’amore coniugale proceda dal matrimonio del bene e della verità sarà mostrato nel seguente articolo. Fin qui si è detto che questo amore è celeste, spirituale, e santo, perché di origine celeste, spirituale e santa. E in modo che possa essere visto che l’origine dell’amore coniugale è nel matrimonio del bene e della verità, è necessario dare qualche breve cenno su questo tema. È stato affermato più sopra che vi è una congiunzione del bene e della verità in ciascuna e in tutte le cose create. Ma non vi può essere congiunzione a meno che non sia reciproca, dato che la congiunzione di uno in un altro che non sia anche reciprocamente la congiunzione di questo nel primo, è di per sé nulla. Ora, come vi è una congiunzione del bene e della verità, ed essa è reciproca, ne consegue che vi è la verità del bene, o verità dal bene, e che vi è il bene della verità, o bene dalla verità. Si vedrà nel prossimo capitolo che la verità del bene, o verità dal bene, è nel maschio, ed è propriamente maschile, e che il bene della verità, o il bene dalla verità, è nella femmina ed è propriamente femminile; e che vi è una unione coniugale tra questi due. Ciò è qui accennato in modo che se ne possa avere un’idea preliminare.

62. (3) Che la corrispondenza di questo amore è con il matrimonio del Signore e della chiesa. Perché, il Signore ama la chiesa e desidera che la chiesa lo ami, così come marito e moglie si amano reciprocamente. È noto nel mondo cristiano che vi sia una corrispondenza tra loro, ma quale sia la sua natura è non è ancora noto. Tale corrispondenza deve dunque essere spiegata qui di seguito. È stato già spiegato che l’amore coniugale è celeste, spirituale, e santo, perché corrisponde al celeste, allo spirituale, e al santo matrimonio del Signore e della chiesa. Questa corrispondenza consegue inoltre dall’origine dell’amore coniugale, dal matrimonio del bene e della verità, di cui al paragrafo precedente, poiché il matrimonio del bene e della verità è la chiesa presso l’uomo; essendo il matrimonio del bene e della verità rappresentato dal matrimonio della carità e della fede, di qui segue che il bene è la carità e la verità è la fede. Che questo matrimonio costituisca la chiesa non può non essere riconosciuto, perché è una verità universale, e ogni verità universale è riconosciuta non appena la si ascolta, il che avviene attraverso l’influsso, dal Signore e, al tempo stesso dalla conferma del cielo. Ora, siccome la chiesa è del Signore, in quanto procede dal Signore, e siccome l’amore coniugale corrisponde al matrimonio del Signore e della chiesa, ne consegue che questo amore procede dal Signore.

63. Più avanti sarà illustrato il modo in cui la chiesa, e quindi l’amore coniugale, è formato dal Signore presso due coniugi. Che solo qui la chiesa è formata dal Signore presso l’uomo e attraverso l’uomo con la moglie; e che poi si forma in entrambi una chiesa compiuta, perché allora vi è piena congiunzione del bene e della verità, e la congiunzione del bene e della verità è la chiesa. Sarà dimostrato qui di seguito, con argomenti probanti, che l’inclinazione alla congiunzione, nell’amore coniugale, è in uguale misura una congiunzione del bene e della verità, la quale congiunzione è la chiesa.

64. (4) Che in virtù della sua origine e della sua corrispondenza, questo amore è celeste, spirituale, santo, puro e limpido, più di ogni altro amore proveniente dal Signore, che esiste presso gli angeli del cielo e presso gli uomini della chiesa. Che l’amore coniugale in virtù della sua origine, che è il matrimonio del bene e della verità, sia di tale qualità è stato brevemente accennato sopra, ma solo a titolo di anticipazione; altresì che questo amore è tale in virtù della sua corrispondenza con il matrimonio del Signore e della chiesa. Questi due matrimoni, da cui l’amore coniugale come una diramazione discende, sono eminentemente santi. Perciò, se una cosa è ricevuta dal suo artefice, che è il Signore, la santità la accompagna, la perfeziona e la purifica continuamente. Se poi c’è nella volontà dell’uomo un desiderio e un’inclinazione verso l’amore coniugale, questo è reso puro e incontaminato di giorno in giorno, perennemente.

[2] L’amore coniugale si chiama celeste e spirituale perché è presso gli angeli del cielo; celeste in quanto è presso gli angeli del più alto dei cieli, i quali sono chiamati angeli celesti; e spirituale presso gli angeli del cielo sottostante, i quali sono chiamati angeli spirituali. Gli angeli sono così denominati in quanto l’amore e la sapienza di lì sono celesti ovvero spirituali. Così è anche per il loro legame coniugale.

[3] Ora, poiché l’amore coniugale è presso gli angeli del cielo più alto e del cielo più basso, come è stato dimostrato anche nel primo capitolo, Matrimoni nel cielo è evidente che esso è santo e puro. Il fatto che, considerato nella sua essenza in virtù della sua origine, sia santo e puro al di là di ogni amore presso gli angeli e gli uomini, è la ragione per la quale questo amore è a capo di tutti. Di questo, della sua eminenza, si dirà qualcosa nel paragrafo seguente.

65. (5) Esso è anche l’amore fondamentale di tutte le forme di amore, celeste, spirituale, e di là di tutte le forme naturali di amore. Il motivo per cui l’amore coniugale considerato nella sua essenza è l’amore fondamentale di tutti gli amori del cielo e della chiesa è che la sua origine sta nel matrimonio del bene e della verità, e da questo matrimonio procedono tutti gli amori che rendono possibile il cielo e la chiesa presso l’uomo. Il bene di questo matrimonio costituisce l’amore, e la verità di esso costituisce la sapienza; e quando l’amore si accosta alla sapienza, o si congiunge con essa, diventa allora autentico amore; e quando a sua volta la sapienza si accosta all’amore, o si congiunge con esso, diventa allora autentica sapienza. L’amore autenticamente coniugale non è altro che la congiunzione dell’amore e della sapienza. Due coniugi, tra i quali esiste reciprocamente questo amore, sono l’immagine e la forma di esso; e in tutti i cieli, dove i volti sono rappresentativi delle affezioni dell’amore di ciascuno, tutti sono in una forma concorde al proprio amore, perché esso è in loro in generale e in ogni singola parte, come è stato mostrato sopra. Ora, dal momento che due coniugi sono questo amore nell’immagine e nella forma, ne consegue che ogni amore che deriva dalla forma dell’amore stesso, è a somiglianza di esso. Se dunque l’amore coniugale è celeste e spirituale, gli amori che discendono da esso sono ugualmente celesti e spirituali. L’amore coniugale è quindi come il padre e gli altri amori sono come la prole. Quindi, dal matrimonio degli angeli nel cielo scaturisce una prole spirituale che è costituita dall’amore della sapienza, e dal bene della verità, sulla cui procreazione si veda più sopra al n. 51.

66. Lo stesso appare chiaramente dalla creazione del genere umano in questo amore, e poi dalla sua composizione. Il maschio fu creato in modo che potesse diventare savio attraverso l’amore di accrescere la sapienza; e la femmina, in modo che lei potesse diventare l’amore del maschio attraverso la sua sapienza e così in base ad essa. È chiaro da ciò che due partner sposati sono le autentiche immagini e forme del matrimonio, dell’amore e della sapienza, o del bene e della verità. Deve essere noto che non vi è né bene né verità che non sia nella sostanza, come nel suo aspetto. Non ci sono beni o verità astratte perché sono in nessun luogo, non hanno dimora. Né possono apparire come cose passeggere. Essi sono quindi solo entità su cui la ragione sembra pensare in maniera astratta, e tuttavia non è possibile pensare alle medesime, salvo che il pensiero ricada su uno specifico oggetto. Poiché ogni idea dell’uomo, anche la più sublime è sostanziale, cioè, deve essere associata ad una forma. Inoltre, deve essere noto che non vi è alcuna sostanza che non abbia necessariamente una forma. Una sostanza senza una forma equivale a nulla, perché nulla può essere asserito di essa, e un soggetto senza predicati non è un entità razionale. Queste considerazioni filosofiche sono state aggiunte affinché possa essere visto anche per mezzo di esse, che due coniugi che sono nell’amore autenticamente coniugale sono in realtà forme del matrimonio del bene e della verità, ovvero, dell’amore e della sapienza.

67. Poiché l’amore naturale scaturisce dall’amore spirituale, e quello spirituale dall’amore celeste, per questo motivo si dice che l’amore coniugale è il fondamentale di tutti gli amori, celesti e spirituali, e al di là di tutti gli amori naturali. Gli amori naturali sono in relazione con l’amore di sé e con l’amore del mondo; viceversa l’amore spirituale è in relazione con l’amore verso il prossimo, e l’amore celeste è in relazione con l’amore per il Signore. Ed essendo tale il rapporto di questi amori è chiaro in quale ordine essi procedono, e in quale ordine sono nell’uomo. Quando sono in questo ordine, il naturale ama la vita attraverso lo spirituale, e questi attraverso l’amore celeste, e tutti in questo ordine, attraverso il Signore dal quale hanno origine.

68. (6) Che in questo amore sono racchiuse tutte le gioie e i piaceri dal primo all’ultimo. Tutti i piaceri di qualsiasi tipo, percepiti dall’uomo discendono dal suo amore. Per loro mezzo l’amore si manifesta, esiste, e vive. È noto che i piaceri sono elevati nella stessa misura in cui l’amore è elevato, e anche che le affezioni coinvolgono l’amore dominante più da vicino. Ora, siccome l’amore coniugale è il fondamentale di ogni genere di amore del bene, ed è impresso su ognuna delle più infinitesimali parti che costituiscono l’uomo, come è stato mostrato più sopra, ne consegue che le sue delizie superano i piaceri di tutti gli amori, e anche che esso trasmette piacere a loro secondo la sua presenza e al tempo stesso la sua congiunzione con essi. Poiché esso si espande nelle cose più intime della mente, e al tempo stesso nelle cose più intime del corpo, e come lo squisito zampillo della sorgente sgorga e fa breccia in loro.

[2] È a causa dell’eccellenza del suo uso sopra tutti altri usi che tutti i piaceri dal primo all’ultimo sono riuniti in questo amore. Il suo uso è la diffusione del genere umano e da lì, del cielo angelico; ed essendo questo uso il fine dei fini della creazione, ne consegue che tutti gli stati di beatitudine, soddisfazione, diletto, gratificazione e piacere che possono essere conferiti all’uomo dal Signore creatore, sono raccolti in questo amore. Che questi piaceri seguano l’uso, e siano presenti presso l’uomo secondo l’amore dell’uso, è manifesto dai piaceri dei cinque sensi: vista, udito, olfatto, gusto e tatto. Ognuno di questi ha i suoi piaceri, con mutamenti a seconda dei loro usi specifici. Né può essere diversamente delle delizie dei sensi dell’amore coniugale il cui uso è l’insieme di tutti gli usi.

69. So che pochi riconosceranno che tutte le gioie e tutti i piaceri dal primo all’ultimo sono riuniti nell’amore coniugale; per la ragione che l’amore autenticamente coniugale in cui sono raccolti è così raro nei tempi presenti che non se ne conosce la natura, e a malapena se ne conosce l’esistenza, come è stato spiegato e confermato ai nn. 58 e 59. Poiché queste gioie e delizie non sono presenti in nessun altro, se non nell’amore autenticamente coniugale; ed essendo questo così raro sulla terra, è impossibile descriverne la sua suprema felicità, se non con le idee degli angeli, perché essi sono in tale amore. Hanno detto che le sue intime delizie, che sono dell’anima – nella quale il matrimonio dell’amore e della sapienza, o del bene e della verità , che fluisce originariamente dal Signore – sono impercettibili e quindi ineffabili, perché sono i piaceri della pace e dell’innocenza; ma che nella loro discesa diventano percettibili, sempre più, nelle parti più elevate della mente, nelle parti sottostanti come stati di felicità, nel petto come piaceri da lì derivanti; e dal petto si diffondono in ogni parte del corpo, e infine si riuniscono nella delizia delle delizie. Inoltre, gli angeli hanno riferito cose mirabili di queste delizie, dicendo che la loro varietà nelle anime delle consorti, e nelle loro menti e di là nei loro seni, è infinita e anche eterna; e che esse sono elevate secondo la sapienza dei rispettivi mariti, e questo perché vivono per l’eternità nel fiore della loro gioventù, e perché nulla è più desiderabile per loro che divenire sempre più savi. Ma molte cose, a questo riguardo, narrate dalla bocca degli angeli, saranno trattate più avanti.

70. (7) Che nessuno accede a questo amore, né può essere in esso, salvo quelli che si avvicinano al Signore e amano le verità e i beni della chiesa. Il motivo per cui non altri, ma solo quelli che si accostano al Signore, accedono a questo amore è che il matrimonio monogamico, o matrimonio di un uomo con una moglie, corrisponde al matrimonio del Signore e della chiesa, e che la loro origine è il matrimonio del bene e della verità, di cui sopra ai nn. 60-62. Non può essere pienamente dimostrato che l’amore autenticamente coniugale procede dal Signore ed è presso coloro che vengono direttamente a Lui – in quanto che ciò segue da questa origine e da questa corrispondenza – a meno che questi due arcani siano trattati in modo particolareggiato, il che sarà fatto nei capitoli successivi, di cui uno tratterà dell’origine dell’amore coniugale dal matrimonio del bene e della verità, e l’altro del matrimonio del Signore e della Chiesa e della sua corrispondenza. Si vedrà inoltre che di conseguenza l’amore coniugale presso l’uomo è in funzione dello stato della chiesa presso di lui.

71. Il motivo per cui nessuno può essere nell’amore autenticamente coniugale salvo coloro che lo ricevono dal Signore, che sono quelli che vengono direttamente a Lui e attraverso Lui vivono la vita della Chiesa, sta nel fatto che questo amore esaminato nella sua origine e nella sua corrispondenza è celeste, spirituale, santo, puro e limpido, al di là di ogni amore che esiste presso gli angeli nel cielo e presso gli uomini nella chiesa, come si è visto sopra, n. 64; e queste sue qualità non possono essere condivise se non da coloro che sono congiunti con il Signore e sono associati da lui con gli angeli nel cielo. Infatti questi rifuggono gli amori al di fuori del matrimonio, che sono le relazioni con altre, diverse dalla propria consorte, come rifuggirebbero la rovina dell’anima e le seduzioni dell’inferno; e come rifuggono siffatte relazioni, allo stesso modo rifuggono le bramosie della volontà e le intenzioni, in modo tale che l’amore è purificato in loro, e successivamente diviene spirituale, sin da quando vivono sulla terra e poi nel cielo.

[2] Nessun amore può diventare puro, presso gli uomini o presso gli angeli, quindi neppure l’amore coniugale. Ma, poiché il Signore principalmente tiene in considerazione l’intenzione, che appartiene alla volontà, nella misura in cui un uomo è in questa intenzione, e persevera in essa, è introdotto e successivamente avanza nella sua purezza e santità. Nessuno può essere nell’amore coniugale spirituale se non quelli che sono di tale natura attraverso il Signore, perché il cielo è in loro, e l’uomo naturale il cui amore tragga i suoi piaceri soltanto dalla carne, non può avvicinarsi al cielo, né può avvicinarsi a qualsiasi angelo, e neppure ad alcun uomo che sia in questo amore; perché esso è il fondamentale di tutti gli amori celesti e spirituali, come si è visto ai nn. 65-67.

[3] Che così sia, mi è stato dimostrato attraverso l’esperienza. Nel mondo spirituale ho visto alcuni geni che erano stati preparati per inferno, avvicinarsi ad un angelo che era in uno stato di gioia con la sua consorte. Mentre si avvicinavano, anche a distanza, sono diventati come furie e hanno cercato grotte e pozzi nei quali trovare rifugio. Che gli spiriti maligni amino ciò che è omogeneo con la loro affezione, comunque immonda, e provino ripugnanza verso gli spiriti del cielo, in quanto eterogenei, poiché il cielo è puro, può essere dedotto da quanto riferito preliminarmente al n. 10.

72. Il motivo per cui coloro che amano le verità della chiesa e compiono opere degne di essa, accedono a questo amore e dimorano in esso, è che essi e non altri vengono ricevuti dal Signore; poiché sono in congiunzione con lui, e quindi possono essere tenuti da lui in questo amore. Ci sono due cose che costituiscono la chiesa e quindi il cielo presso l’uomo, la verità della fede e la vita condotta nel bene. La verità della fede rende possibile la presenza del Signore, e la vita condotta nel bene secondo le verità della fede hanno per effetto la congiunzione con il Signore, il che significa fare la chiesa e il cielo presso l’uomo. La verità della fede, costituisce la presenza del Signore, perché essa viene dalla luce, e la luce spirituale non è niente altro che la verità della fede stessa. La vita condotta nel bene causa la congiunzione in quanto proviene dal calore, ed il calore spirituale non è altro che amore, e quindi il bene della vita è l’amore. Ed è noto che ogni luce, anche quella invernale, apporta una nobile presenza, e che il calore unito alla luce realizza la congiunzione; infatti frutti e giardini fioriti appaiono in ogni genere di luce ma non fioriscono né portano frutto, tranne quando il calore si congiunge con la luce. Da queste cose, si può facilmente concludere che coloro che conoscono solo le verità della Chiesa non sono gratificati dal Signore con l’amore autenticamente coniugale, ma soltanto coloro che conoscono le sue verità, e compiono le sue opere.

73. (8) Che questo era l’amore degli amori presso gli antichi, che vissero nelle età dell’oro, dell’argento, e del rame. Non è noto dalla storia che l’amore coniugale era l’amore degli amori presso le più antiche popolazioni che vivevano nei tempi più risalenti, le quali erano così denominate, perché la scrittura non esisteva ancora, e la descrizione della sua invenzione è fatta da autori di epoche successive. Ma da questi si fa menzione delle genti più antiche, della purezza e integrità della loro vita, così come della successiva decadenza come dall’oro al ferro. Ma il carattere dell’ultima era o età del ferro, iniziato ai tempi di questi scrittori può in qualche misura essere desunto dalla storia della vita di alcuni dei re, giudici e uomini saggi, che in Grecia e altrove sono stati denominati sofisti. È predetto in Daniele 2:43, che questa era che non sarebbe durata come dura e resiste il ferro stesso, sarebbe diventata come ferro mescolato con la creta, i quali non sono omogenei tra loro.

[2] Siccome le età che sono state denominate dell’oro, dell’argento e del rame sono cessate prima dell’introduzione della scrittura, e quindi una conoscenza del loro matrimonio era impossibile sulla terra, è piaciuto al Signore di rivelare a me in modo spirituale, conducendomi nel cielo dove si trovano le abitazioni, di coloro che sono lì sposati, affinché io fossi nelle condizioni di apprendere dalle loro bocche di quale natura fossero i matrimoni tra quelli di loro che hanno vissuto in quelle ere. Poiché tutti coloro che sono trapassati dal mondo naturale, sin dalla creazione sono nel mondo spirituale, e tutti quanto al loro amore sono simili e rimangono così per l’eternità. Poiché queste cose sono meritevoli di essere conosciute e riferite, e poiché esse dimostrano la sacralità del matrimonio, io le renderò pubbliche così come mi sono state mostrate in spirito, in uno stato di veglia, e successivamente richiamate alla mia memoria da un angelo affinché potessi descriverle. E siccome sono state rivelate attraverso il mondo spirituale, come i resoconti dei capitoli seguenti, le dividerò in sei narrazioni, secondo la successione dei tempi.

74. Queste sei narrazioni riguardo all’amore coniugale – che vengono dal mondo spirituale – rivelano quale fosse la natura di questo amore nelle ere più antiche; ciò che è stato dopo quelle ere; e ciò che è attualmente. Da cui risulta che questo amore si è gradualmente allontanato dalla la sua santità e purezza fino a diventare promiscuo; ma ciò nondimeno, esiste la speranza che possa essere riportato di nuovo alla sua primordiale santità.

75. La prima narrazione:

Una volta, mentre stavo meditando sull’amore coniugale la mia mente è stata presa dal desiderio di conoscere quale fosse la qualità di questo amore presso coloro che sono vissuti nell’età dell’oro, e ciò che è stato successivamente presso coloro che hanno vissuto nelle epoche seguenti, denominate dell’argento, del rame, e del ferro. E siccome sapevo che tutti coloro che avevano vissuto nel bene in quelle epoche, ora sono nel cielo, ho pregato il Signore affinché mi fosse concesso di discorrere con loro e di essere istruito al riguardo. Ed ecco, un angelo mi si è avvicinato dicendo: – Io sono inviato dal Signore per essere la tua guida e compagno. Per primo ti condurrò presso coloro che sono vissuti nella prima era denominata età dell’oro.

E ha aggiunto:

– La via che conduce a loro non è agevole. Si trova in una foresta oscura che nessuno può attraversare senza una guida offerta dal Signore.

[2] Mi trovavo in spirito, predisposto per il viaggio insieme all’angelo, con il viso rivolto verso est. Durante il viaggio ho visto una montagna la cui altezza si estendeva al di sopra della regione delle nuvole. Abbiamo attraversato un grande deserto e siamo entrati nella foresta, di cui l’angelo mi aveva accennato, fitta con vari tipi di alberi e buia a causa della loro densità. Ma la foresta era attraversata da molti sentieri stretti, e l’angelo ha detto che erano tante vie tortuose che conducono fuori strada; e, salvo che gli occhi siano stati aperti dal Signore affinché siano visibili gli ulivi avvolti intorno dai viticci della vite, ed i passaggi da olivo a olivo, il viaggiatore si allontana nelle regioni del Tartaro che sono intorno ai lati. Tale è questa foresta in modo che risulti impenetrabile a chi si avvicina; unicamente quelli che appartengono alla razza primitiva possono abitare su quella montagna.

[3] Dopo che siamo entrati nella foresta i nostri occhi si sono aperti e abbiamo visto gli ulivi qua e là, circondati da vigneti da cui pendevano grappoli d’uva di colore azzurro. E gli ulivi erano disposti in cerchi ininterrotti, in modo che potevamo percorrere il sentiero tracciato dagli alberi. Finalmente abbiamo visto un boschetto di cedri alti con diverse aquile sui loro rami. Alla vista di ciò l’angelo ha detto:

– Ora siamo sulla montagna non lontano dalla cima.

Abbiamo proseguito, ed ecco, al di là del boschetto un altopiano circolare, in cui c’erano agnelli e pecore al pascolo, che rappresentano lo stato di innocenza e di pace di queste genti. Poi abbiamo oltrepassato l’altopiano e abbiamo visto a perdita d’occhio una moltitudine di tende davanti a noi e su entrambi i lati, nel numero di molte migliaia. E l’angelo ha detto:

– Ora siamo nel campo. Questo è l’esercito di Jehovah il Signore. Così essi definiscono loro stessi e le loro abitazioni. Queste genti più antiche abitavano nelle tende, quando vivevano nel mondo e quindi dimorano nello stesso modo anche adesso. Ma volgiamo il nostro sguardo a sud, dove sono i più savi tra loro, in modo che si possa incontrare qualcuno con cui dialogare.

[4] Mentre ci siamo incamminati ho visto in lontananza tre bambini e tre bambine seduti all’ingresso di una certa tenda; e come ci siamo avvicinati sono apparsi alla vista come uomini e donne di statura media. E l’angelo ha detto:

– Tutti gli abitanti di questa montagna appaiono da lontano come bambini, perché sono in uno stato di innocenza, e l’infanzia è l’immagine dell’innocenza.

Nel vederci, gli uomini sono corsi verso di noi e hanno chiesto:

– Da dove venite? E come siete giunti fin qui? I vostri volti non sono di quelli della nostra montagna.

In risposta l’angelo ha spiegato loro come fossimo passati attraverso la foresta e il motivo della nostra venuta. Udendo ciò uno dei tre uomini ci ha invitato e ci ha introdotto nella sua tenda. L’uomo era vestito con un mantello del colore del giacinto e una tunica di lana bianca; e sua moglie con un abito fluente, cremisi, e sotto una tunica finissima che sul petto era di lino ricamato.

[5] Siccome nel pensiero ho avuto il desiderio di conoscere il matrimonio delle genti più antiche, ho guardato alternativamente il marito e la moglie, ho osservato dal volto come fossero in armonia le loro anime. Così ho detto:

– Voi due siete uno.

L’uomo ha risposto:

– Noi siamo uno. La sua vita è in me e la mia in lei. Siamo due corpi, ma una sola anima. L’unione fra noi è come quella di due che abitano nel petto, denominati cuore e polmoni. Lei è il mio cuore e io sono i suoi polmoni. Ma, come il cuore qui rappresenta l’amore ed i polmoni la sapienza, parimenti lei è l’amore della mia sapienza e io sono la sapienza del suo amore. Quindi il suo amore disvelato dalla mia sapienza, e la mia sapienza interiormente nel suo amore. Quindi c’è, come tu dici, un’apparenza di armonia delle anime nei nostri volti.

[6] Poi ho chiesto:

– Se tale è l’unione, in che modo si può guardare ad ogni altra donna diversa dalla moglie?”

Egli ha risposto:

– Io posso; ma siccome mia moglie è unita alla mia anima noi due guardiamo insieme, e quindi nessun desiderio può insinuarsi. Poiché quando io guardo le mogli degli altri, le guardo attraverso mia moglie, la sola che amo. E poiché lei è intimamente in me, ha una percezione di tutte le mie inclinazioni, e come un mediatore ispira una direzione ai miei pensieri, e non consente l’accesso a tutto quanto risulti dissonante, e ispira freddezza e ribrezzo verso le cose impure. È quindi impossibile per noi guardare con lussuria alla moglie di un compagno, che sarebbe come guardare attraverso l’ombra tartarea la luce dei nostri cieli. Da noi perciò non vi è alcuna idea nel pensiero, e ancor meno qualsiasi parola nel linguaggio, che possa concordare con le lusinghe dell’amore impudico.

Egli non poteva dire promiscuità, perché la castità del loro cielo si oppone ad essa. L’angelo guida mi ha detto:

Ascolta ora il discorso degli angeli di questo cielo che è il linguaggio della sapienza; che è parlare attraverso le cause.

[7] Poi guardando intorno ho visto che la loro tenda era come e fosse ricoperta d’oro, e ho chiesto:

– Da dove viene questo?

Egli ha risposto:

– Dalla luce fiammeggiante che brilla e luccica ed è a contatto con la tela della nostra tenda, e appare con il colore dell’oro quando conversiamo sull’amore coniugale. Allora il calore del nostro sole, che nella sua essenza è amore, si mette a nudo, e pervade la luce, che nella sua essenza è sapienza, con il suo colore dorato. E questo perché nella sua origine l’amore coniugale è il gioco della sapienza e dell’amore; infatti l’uomo è nato affinché possa essere savio, e la donna, affinché possa essere l’amore della sapienza dell’uomo. Quindi nell’amore coniugale e da esso nell’amore tra noi e le nostre mogli vi sono le delizie di questo gioco. Essendo qui da migliaia di anni abbiamo visto chiaramente che queste delizie, per quanto riguarda l’abbondanza, l’intensità, e il vigore, sono somme ed eminenti, secondo l’adorazione di Jehovah il Signore presso di noi, dal quale scaturisce l’unione celeste, ovvero il matrimonio celeste, che è il matrimonio dell’amore e della sapienza.

[8] Quando queste parole sono state pronunciate ho visto una grande luce su una collina in mezzo alle tende, e ho chiesto:

– Da dove viene questa luce?

Egli ha replicato:

– E il luogo sacro del tabernacolo del nostro culto.

Ho chiesto se era permesso avvicinarsi. Ha risposto di sì; e sono andato e ho visto un tabernacolo, costruito internamente ed esternamente, esattamente come il tabernacolo costruito per i figli di Israele nel deserto, il modello del quale fu mostrato a Mosè sul Monte Sinai (Es. 25,40; 26:30).

E ho chiesto:

– Cosa c’è all’interno del luogo sacro da cui procede così tanta luce?

Egli ha risposto:

– Una tavoletta su cui vi è l’iscrizione, Il patto tra Jehovah e i cieli. Egli non ha aggiunto altro.

[9] Poiché ormai eravamo pronti per partire ho domandato: -Qualcuno di voi nel mondo naturale ha vissuto con più di una moglie?

Egli ha risposto che non ne conosceva che una:

– Da noi non si può pensare diversamente da ciò. Coloro che avevano pensato di avere più mogli, ci hanno detto che istantaneamente gli stati di beatitudine celeste delle loro anime si erano ritirati dal loro intimo fino alle estremità dei loro corpi, finanche alle unghie dei piedi, e così pure le qualità lodevoli della virilità. Quando questo è stato percepito sono stati espulsi dal nostro campo.

Detto questo l’uomo è corso alla sua tenda ed è tornato con un melograno, nel quale c’erano semi d’oro in abbondanza; e lui lo ha donato a me e l’ho portato via come segno del nostro incontro con quelli che erano vissuti nell’età dell’oro. E poi, dopo un saluto di pace siamo partiti e tornati a casa.

76. La seconda narrazione.

Il giorno dopo lo stesso angelo è venuto da me dicendo:

– Vuoi che ti conduca e accompagni presso le genti che vivevano nell’età dell’argento, affinché possiamo ascoltare da loro circa i matrimoni del loro tempo?

E ha aggiunto che nessuno può accostarsi a loro senza il consenso del Signore. Ero lì, come prima, in spirito e sono stato accompagnato dall’angelo guida. Siamo arrivati prima a una collina al confine tra oriente e mezzogiorno. E mentre eravamo sul suo pendio l’angelo mi ha mostrato una regione piuttosto estesa del paese, e molto in lontananza una sommità, grande quanto una montagna, e tra questa e la collina sorgeva una valle, al di là della quale c’era una pianura e un pendio più dolce che si ergeva di lì. Abbiamo disceso la collina per attraversare la valle e abbiamo visto qua e là su entrambi i lati sculture in legno e pietra in cui erano scolpite immagini di uomini, di vari animali, uccelli e pesci, e ho chiesto all’angelo:

– Che cosa sono questi? Sono degli idoli?

Egli ha risposto:

– Niente affatto. Sono figure rappresentative di varie virtù morali e verità spirituali. Presso le genti di questo periodo vi era la conoscenza delle corrispondenze; così come ogni uomo, bestia, uccello e pesce corrisponde a una certa qualità, ogni forma scolpita rappresenta qualche aspetto di una virtù o verità, e diverse tra loro rappresentano insieme la virtù o la verità stessa in una forma più ampia. Questi in Egitto erano denominati geroglifici.

[2] Abbiamo attraversato la valle, e non appena siamo giunti nella pianura, ecco, abbiamo visto cavalli e carri, i primi variamente bardati e i carri di diverse forme, alcuni scolpiti come aquile, altri, come balene, altri come cervi con le corna, altri come unicorni, e infine anche alcuni carri coperti e stalle attorno ai lati. Ma quando ci siamo avvicinati cavalli e carri sono scomparsi e abbiamo visto al loro posto uomini, a due, a due, che camminavano, conversavano, e ragionavano assieme. E l’angelo mi ha detto:

– Cavalli, carri, e stalle, visti da lontano, sono rappresentazioni dell’intelligenza razionale degli uomini di quell’era. Per cavalli, in base alla corrispondenza si intende la comprensione della verità, per carro si intende la sua dottrina, e per stalle si intendono gli insegnamenti. Tu sai che in questo mondo tutte le cose appaiono in base alle corrispondenze.

[3] Siamo passati oltre per una lunga salita, e alla fine abbiamo visto una città nella quale siamo entrati. E nell’attraversarla siamo passati per strade e luoghi pubblici osservando le abitazioni. Si trattava di palazzi in marmo. Davanti a loro c’erano scale in alabastro e ai lati dei gradini colonne di diaspro. Abbiamo anche visto un tempio costruito in pietra preziosa del colore dello zaffiro e dei lapislazzuli. E l’angelo ha detto:

– Le loro case sono di pietra, perché le pietre significano le verità naturali, e le pietre preziose, le verità spirituali; e tutti coloro che hanno vissuto nell’età d’argento erano nell’intelligenza per mezzo della verità spirituale e, per mezzo di quest’ultima nella verità naturale. L’argento ha anche un simile significato.


[4] Attraversando la città abbiamo visto coniugi in coppia qua e là, e le coppie come fossero in attesa di essere invitati da qualche parte. Mentre eravamo attraversati da questi pensieri, siamo stati invitati in casa da due di loro, così siamo saliti ed entrati. E l’angelo parlando per mio conto ha spiegato al marito il motivo del nostro arrivo in questo cielo cioè, per apprendere il genere di matrimonio esistente presso le genti antiche che sono in questo cielo. Egli hanno risposto:

– Veniamo dalle popolazioni dell’Asia, e l’occupazione del nostro tempo è stata la ricerca della verità, da cui abbiamo tratto l’intelligenza. Questa è stata l’occupazione della nostra anima e della mente. Ma l’occupazione dei nostri sensi del corpo è stata la rappresentazione delle verità nelle forme; e la conoscenza delle corrispondenze che legano le percezioni dei sensi con la percezione della nostra mente da cui acquisiamo intelletto.


[5] Udendo questo l’angelo lo ha invitato a parlare dei matrimoni presso di loro. Il marito ha detto:

– Vi è una corrispondenza tra matrimonio spirituale che è quello della verità con il bene, e matrimonio naturale, che è quello di un uomo con la propria moglie. E, poiché abbiamo studiato le corrispondenze abbiamo visto che la chiesa con la sue verità ed i suoi beni non può esistere affatto tranne che presso coloro che vivono nell’amore autenticamente coniugale con una sola moglie. Perché il matrimonio del bene e della verità è la chiesa presso l’uomo. Perciò da noi si dice che il marito è la verità e la moglie è il suo bene; e che il bene non può amare verità diversa dalla propria, né la verità a sua volta, amare altro bene che non sia il proprio. Se l’amore fosse rivolto verso altri, il matrimonio interiore che costituisce la chiesa nell’uomo, svanirebbe, e il matrimonio diverrebbe meramente esteriore, corrispondendo ad esso l’idolatria anziché la chiesa. Per questo motivo noi definiamo il matrimonio con una moglie sacramento, viceversa se dovesse aver luogo con più di una moglie lo definiremmo sacrilegio.

[6] Dopo aver detto questo, siamo stati introdotti in una anticamera dove c’erano molte opere d’arte sulle pareti, e piccole statue d’argento, come se fossero state fuse in uno stampo, allora ho chiesto:

– Cosa sono questi?

Egli ha detto:

– Sono immagini e forme rappresentative di molte delle qualità, degli attributi, e delle delizie dell’amore coniugale. Queste rappresentano l’armonia delle anime, queste la congiunzione delle menti, queste la concordia dei cuori, e queste altre i piaceri che scaturiscono da loro.

Mentre le stavamo esaminando abbiamo visto quello che sembrava essere un arcobaleno sulla parete, composto da tre colori, cremisi(porpora)4, blu (giacinto) e bianco; e abbiamo visto come il cremisi è passato attraverso il blu e ha tinto di blu scuro il bianco, poi questo colore è rifluito attraverso il blu nel cremisi ed è divenuto di uno splendore rosso fiammeggiante. E il marito mi ha detto:

[7] Hai capito queste cose?

Ho risposto:

– Istruiscimi.

Egli ha replicato:

– Il cremisi, in basa alla legge delle corrispondenze, indica l’amore coniugale della moglie, il bianco, l’intelligenza del marito, il blu, l’inizio dell’amore coniugale nella percezione del marito per mezzo della moglie, ed il blu scuro con cui il bianco è stato tinto, indica l’amore coniugale poi nel marito. Che questo colore rifluito attraverso il blu nel cremisi sia divenuto di uno splendore rosso fiammante, significa che l’amore coniugale del marito rifluisce verso la moglie. Queste cose sono rappresentate su queste pareti ogniqualvolta attraverso la meditazione sull’amore coniugale – sulla sua reciproca, consecutiva e simultanea unione – guardiamo con occhi assorti gli arcobaleni lì raffigurati.

A questo ho detto:

– Queste cose sono molto più simboliche rispetto al tempo presente, perché sono apparenze rappresentative dei segreti dell’amore coniugale dell’uomo con la propria moglie. Egli ha risposto:

– È così. Ma per noi non sono segreti e pertanto, non sono così mistici.

[8] Dopo è apparso un carro in lontananza, trainato da due piccoli cavalli bianchi; vedendo ciò l’angelo ha detto:

– Questo carro è un avviso per noi che dobbiamo partire.

Poi, mentre scendevamo le scale, colui che ci ha ospitato ci ha donato un grappolo di uva bianca con le foglie della vite; ed ecco, le foglie sono diventate d’argento. E noi le abbiamo portate con noi come ricordo della nostra conversazione con le genti dell’età dell’argento.

77. La terza narrazione.

Il giorno dopo, l’angelo guida e compagno è venuto e ha detto: – Preparati, e andiamo da coloro che abitano nel cielo a ovest, i quali vivevano sulla terra nella terza età o età del rame. Le loro abitazioni sono disposte da sud attraverso ovest verso il nord, ma non a nord. Mi sono preparato, l’ho accompagnato e siamo entrati nel loro cielo dal lato meridionale. C’era un magnifico boschetto con alberi di palme e di alloro. Siamo passati attraverso questo boschetto e poi appena giunti sul confine occidentale abbiamo visto dei giganti, alti il doppio della statura degli uomini; e ci hanno chiesto:

– Chi passa attraverso il boschetto?”

L’angelo ha detto:

– Il Dio del cielo.

Essi hanno risposto:

– Siamo le guardie del cielo antico occidentale, passate.

[2] Ci siamo incamminati e da una sommità abbiamo visto una montagna imponente sovrastante le nubi; e a questa altezza, tra noi e la montagna vi erano villette e villette, inframmezzate da giardini, boschi e campi. Abbiamo oltrepassato le villette fino alla montagna e siamo saliti. Ed ecco, al suo vertice non c’era una cima, ma una pianura, con un città ampia e spaziosa su di essa. E tutte le sue case erano fatte di legno di alberi resinosi ed i loro tetti erano di assi. Ho chiesto:

– Perché qui le case in legno?

L’angelo ha risposto:

– Perché il legno rappresenta il bene naturale, e gli uomini della terza era della terra che erano in quel bene; e siccome anche il rame rappresenta il bene naturale, l’era in cui vivevano è stata denominata dagli antichi età del rame. Ci sono anche qui edifici sacri costruiti con legno d’ulivo; e in mezzo a loro c’è un luogo sacro dove si trova in una arca la Parola data agli abitanti dell’Asia, prima della Parola data agli israeliti, i libri storici che sono denominati Le guerre di Jehovah, e libri dei profeti, denominati Enunciazioni5, entrambi citati da Mosè nel libro dei Numeri 21:14, 15, 27-30. Questa Parola al giorno d’oggi è andata perduta nei paesi dell’Asia e si conserva solo nella Gran Tartaria.

L’angelo poi mi ha condotto ad uno di questi edifici, abbiamo guardato al suo interno, e abbiamo visto il luogo santo nel mezzo, risplendere della più brillante luce bianca. E l’angelo ha detto: – Questa luce viene dall’antica Parola asiatica, perché tutta la verità Divina risplende nel cielo.

[3] Proseguendo fuori del palazzo abbiamo sentito che era stato annunciato nella città che due sconosciuti erano lì, e che si doveva indagare circa la loro provenienza e le loro intenzioni. E un guardiano si è avvicinato a noi e ci ha imposto di comparire innanzi ai giudici. Alla domanda circa la nostra provenienza e le nostre intenzioni abbiamo risposto:

– Siamo passati attraverso il boschetto di palme, e abbiamo superato le dimore dei giganti che sono le guardie del vostro cielo, e poi abbiamo attraversato la regione delle villette, da cui si può concludere che non è da noi stessi, ma per mezzo del Dio del cielo che noi siamo venuti qui. Ed il motivo per il quale siamo qui è quello di essere istruiti in merito ai vostri matrimoni, se sono monogamici o poligamici.

Essi hanno risposto:

– Cosa sono i matrimoni poligamici? Non sono essi promiscui?

[4] Poi i giudici riuniti hanno incaricato un uomo savio di ragguagliarci su questo argomento in casa propria. E a casa sua, con la moglie al suo fianco egli ci ha parlato in questi termini:
Dalle primitive o più antiche genti che erano nell’amore autenticamente coniugale, e che quindi sono state prima di altre nella virtù e nella potenza di questo amore nel mondo, e sono ora in uno stato più eccelso di beatitudine nel loro cielo, che è a oriente, abbiamo conservato presso di noi i principi di questo matrimonio. Noi siamo i loro discendenti, ed essi come i padri hanno dato a noi come figli i canoni della vita, tra i quali vi è questo concernente il matrimoni: Figlioli, se desiderate amare Dio e il prossimo, e se desiderate essere savi ed essere felici per l’eternità, vi raccomandiamo di vivere nel matrimonio con una sola moglie. Se infrangete questo precetto ogni amore celeste si allontanerà da voi, e con esso la sapienza interiore, e sarete nella rovina. A questo precetto dei nostri padri noi come figli siamo rimasti fedeli. E noi percepiamo la verità che è in esso, cioè che nella misura in cui ogni uomo ama solo il coniuge diventa celeste e interiore; e che nella misura in cui ogni uomo non ama un solo coniuge diventa naturale ed esteriore, e non ama affatto, ad eccezione di se stesso e le fantasie della sua mente, ed è stolto e folle. È per questo che noi in questo cielo siamo tutti congiunti in un unico matrimonio.

[5] È a causa di questa nostra qualità, che i confini del nostro cielo sono tutti presidiati contro poligami, adulteri e fornicatori. Se entra un poligamo viene gettato fuori nelle tenebre di settentrione; gli adulteri, sono gettati nei fuochi d’occidente; e i puttanieri, sono gettati alle luci fatue di mezzogiorno.

Udendo ciò ho chiesto cosa intendesse per le tenebre di settentrione, i fuochi d’occidente, e le luci fatue di mezzogiorno.

Egli ha risposto:

– L’oscurità a settentrione è l’ottusità della mente e l’ignoranza della verità; i fuochi d’occidente sono gli amori del male; e le luci fatue di mezzogiorno sono le falsificazioni della verità. Queste sono le promiscuità spirituali.

[6] Poi ha detto:

– Seguitemi nella nostra casa del tesoro.

E lo abbiamo seguito, e ci ha mostrato gli scritti dei popoli più antichi. Erano su tavolette di legno e pietra; poi su tavolette di legno lucido; gli scritti della seconda era, erano impressi su pergamene. E ha portato una pergamena sulla quale erano stati copiati dalle tavole in pietra i canoni delle genti più antiche, tra cui il precetto relativo ai matrimoni.

[7] Dopo aver visto queste e altre cose memorabili, risalenti ai tempi più remoti l’angelo ha detto:

– È giunto il momento di partire.

Colui che ci aveva ospitato è uscito in giardino e ha raccolto alcuni piccoli ramoscelli da un albero, li ha legato in un mazzetto e li dati ha noi, dicendo:

– Questi sono ramoscelli di un albero spontaneo, caratteristico del nostro cielo, il succo dei quali ha la fragranza del balsamo.

Abbiamo portato il mazzetto con noi, e siamo scesi da un varco incustodito a levante. Ed ecco, i ramoscelli erano diventati di lucido bronzo e le loro estremità d’oro, come segno che eravamo stati presso le genti della terza era, che è denominata del rame o del bronzo.

78. La quarta narrazione.

Dopo due giorni l’angelo mi ha parlato di nuovo, dicendo: – Portiamo a compimento il nostro viaggio attraverso le epoche. Resta ancora l’ultima era che prende il nome dal ferro. La gente di quella era abita a nord, sul lato ovest verso l’interno, o sul fianco. Questi provengono tutti da antichi abitanti dell’Asia cui era stata data la Parola antica, e il cui culto da essa discendeva; in un tempo, pertanto, anteriore all’avvento di nostro Signore nel mondo. Questo è evidente dagli scritti degli antichi in cui quei tempi erano così denominati. Le stesse epoche sono rappresentate della statua vista da Nabucodonosor, la cui testa era d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro, e i piedi di ferro e di argilla (Daniele 2:32-33).

[2] Queste cose mi ha detto l’angelo durante il tragitto, che è stato breve e accelerato dai cambiamenti di stato indotti sulle nostre menti secondo l’attitudine degli abitanti dei paesi che abbiamo attraversato, poiché gli spazi e quindi le distanze nel mondo spirituale sono apparenze, secondo gli stati della mente. Quando abbiamo alzato gli occhi, ecco, eravamo in un bosco costituito da faggi, castagni e querce, e guardando intorno abbiamo visto orsi a destra e leopardi a sinistra. Mentre mi meravigliavo di questo l’angelo mi ha detto:

– Questi non sono orsi e leopardi, ma uomini, che sorvegliano gli abitanti del nord. Con le loro narici annusano le sfere della vita di coloro che intendono passare, e respingono quelli che sono spirituali, perché gli abitanti del nord sono meramente naturali. Coloro che leggono soltanto la Parola e non ne traggono alcuna dottrina appaiono in lontananza come gli orsi, e quelli che confermano le falsità sovvertendo la Parola appaiono come leopardi.

Ma vedendoci arrivare ci hanno voltato le spalle e noi siamo passati oltre.

[3] Poi la foresta si è infittita; e oltre vi erano pianure erbose. E la campagna è digradata dolcemente in una valle in cui vi erano città e città. Abbiamo attraversato alcune di queste, e siamo entrati in una grande città. Le sue strade erano irregolari; e le abitazioni, nello stesso modo. Erano fatte di mattoni inframmezzati con travi e intonacati. Nei luoghi pubblici vi erano templi in pietra calcarea grossolanamente squadrata. In uno di questi siamo scesi di tre scalini, e intorno alle pareti abbiamo visto idoli in varie forme e una folla adorante in ginocchio rivolta verso questi. Nel mezzo vi era un’adunanza da cui usciva la testa del nume tutelare della città. Mentre stavamo uscendo l’angelo mi ha detto che presso gli antichi che vivevano nell’età dell’argento, gli idoli erano immagini rappresentative delle verità spirituali e delle virtù morali, e che quando la scienza delle corrispondenze si è affievolita nella memoria, e si è estinta, queste immagini sono divenute prima oggetti di culto, e successivamente sono state adorate come divinità. Di qui è sorta l’idolatria.

[4] Fuori dal tempio, abbiamo osservato le persone ed il loro abbigliamento. Avevano facce di un colore grigio bluastro, come l’acciaio; ed erano vestite come pagliacci, con gonne intorno ai fianchi attaccate insieme ad una tunica stretta al petto, e sulle loro teste indossavano cappelli da marinaio. E l’angelo ha detto: – Questo è abbastanza. Cerchiamo di informarci riguardo ai matrimoni della gente di questa epoca.

E siamo entrati nella casa di uno dei magnati, sulla cui testa era un berretto a forma di torretta. Ci ha accolto benignamente, dicendo:

– Entrate pure, in modo che si possa conversare insieme.

Siamo passati nel vestibolo, e ci siamo accomodati. E io gli ho chiesto dei matrimoni di questa città e del paese. Egli ha detto: – Noi non viviamo con una sola moglie, ma alcuni con due o tre, altri con più mogli, per il piacere della varietà, dell’obbedienza e dell’onore, così come della maestà. Queste delizie riceviamo dalle nostri mogli quando ce ne sono diverse. Con una sola non ci sarebbe il piacere della varietà, ma la noia della monotonia; né ci sarebbero le lusinghe che vengono dall’obbedienza, ma il fastidio dalla parità; e neppure ci sarebbe il godimento del potere, e di là dell’onore, ma l’inquietudine per la disputa sulla superiorità. E che cosa è la donna? Non è nata essa sottoposta alla volontà dell’uomo? E per servire e non per governare? Quindi ogni marito qui ha per così dire la sua potestà regale nella propria casa. E poiché questo appartiene al nostro amore è anche la felicità della nostra vita.


[5] Ho chiesto:

– Ma dove è allora l’amore coniugale, che di due anime fa uno, e congiunge le menti, e benedice l’uomo? Quell’amore non può essere diviso; e se diviso, diventa un calore ardente che svanisce.

A questo ha risposto:

– Non capisco quello che dici. Che altro benedice l’uomo, se non la competizione tra le mogli per l’onore di avere il diritto di precedenza con il loro marito?

Detto questo l’uomo è andato nell’appartamento delle donne, aprendo due porte; ma ne è venuto fuori un effluvio lussurioso che puzzava come il fango. Ciò era dovuto all’amore poligamico che al tempo stesso è promiscuo. Così mi sono alzato e ho chiuso le porte.

[6] Poi ho detto:

– Come potete sopravvivere su questa terra, ove non vi è nulla dell’amore autenticamente coniugale e ove voi adorate gli idoli?

Egli ha risposto:

– Per quanto riguarda l’amore coniugale siamo così ardentemente gelosi delle nostre mogli che non permettiamo a nessuno di entrare nelle nostre case più in là del vestibolo; ed essendoci familiare la gelosia proviamo anche il sentimento dell’amore. Per quanto riguarda gli idoli, non li adoriamo, ma non possiamo pensare al Dio dell’universo se non per mezzo di immagini esposte ai nostri occhi. Perché noi non possiamo elevare i nostri pensieri al di sopra della sfera sensuale del corpo, e non possiamo avere alcun pensiero di Dio superiore a quello delle cose visibili attraverso questa sfera.

Poi di nuovo ho chiesto:

– Non sono i vostri idoli di forme diverse? Come è possibile che questi rappresentino la visione di un unico Dio?

A questo egli ha risposto:

– Questo è per noi un mistero. Qualcosa del culto di Dio è latente in ogni forma.

Ho replicato:

– Voi siete uomini semplicemente corporei e sensuali. Voi non avete l’amore per Dio né l’amore per il coniuge che tragga alcunché dall’amore spirituale, e questi amori insieme fanno l’uomo, e da sensuale lo trasformano in celeste.

[7] Mentre parlavo è apparso come un fulmine attraverso il portale; ed ho chiesto:

– Che cosa è questo?

Ha risposto:

Questo fulmine è un segno per noi che verrà una persona savia da oriente che ci istruirà su Dio, che egli è uno, che è il solo onnipotente, che è il principio e la fine. E ci ammonisce a non adorare gli idoli, ma a guardare a loro solo come immagini rappresentative dei poteri che provengono dall’unico Dio, che insieme formano il suo culto. Questo è il nostro antico angelo che noi veneriamo, a che dobbiamo ascoltare. Egli viene a noi e ci risolleva quando cadiamo nell’oscura adorazione di Dio, attraverso la fantasia suscitata dalle immagini.


[8] Dopo aver ascoltato queste cose noi abbiamo lasciato la casa e la città. E durante il nostro cammino abbiamo tratto conclusioni di ciò che avevamo visto nel cieli, in merito al percorso e alla progressione dell’amore coniugale. Del percorso, che è passato da oriente a mezzogiorno, e da lì in occidente, e di là a settentrione; Della progressione dell’amore coniugale che è diminuito secondo il suo percorso circolare; vale a dire che in Oriente è celeste, a mezzogiorno è spirituale, a occidente è naturale, e a settentrione è sensuale; e anche del declino nella stessa misura dell’amore e del culto di Dio. Da ciò si trae la conclusione che nella prima era questo amore è come l’oro, nella seconda come l’argento, e nella terza, come il rame, nella quarta come il ferro, e che alla fine si estingue. Poi l’angelo guida e compagno ha detto:

– Eppure sono alimentato dalla speranza che questo amore sarà risvegliato nuovamente dal Dio del cielo, che è il Signore; perché può essere ridestato.


79. La quinta narrazione:

L’angelo che era stato la mia guida e compagno presso gli antichi popoli che erano vissuti nelle quattro età dell’oro, dell’argento, del rame, e del ferro, è venuto da me dicendo:

– Vuoi vedere le epoche che si sono succedute a quelle popolazioni antiche, quale era la loro natura e ciò che è ancora? Seguimi allora, e vedrai. Essi sono quelli dei quali Daniele ha profetizzato così:

Un regno sorgerà dopo i quattro, nel quale il ferro sarà mescolato con l’argilla; questi si mescoleranno tra loro attraverso il seme dell’uomo, ma non si uniranno l’un l’altro, esattamente come il ferro non è legato con l’argilla (Dan. 2:41-43)

E ha aggiunto:

– Il seme dell’uomo, per mezzo del quale il ferro deve essere mescolato con l’argilla e pur tuttavia essi non sono omogenei, significa la verità della Parola falsificata.

[2] Dette queste cose, l’ho seguito, e sulla strada mi ha detto che queste persone vivono al confine tra mezzogiorno e occidente, ma a grande distanza dietro quelle che vivevano nelle quattro epoche, e anche a una maggiore profondità. Abbiamo proceduto da mezzogiorno verso una regione confinante a occidente attraverso una foresta tremenda. Perché in essa vi erano pozze stagnanti, dalle quali coccodrilli alzavano la testa rivolti verso di noi spalancando le loro fauci, e tra le pozze vi erano cani terribili, alcuni a tre teste come cerbero, altri con due teste; e tutti ci fissavano al nostro passaggio con un orribile e famelico sguardo e con occhi feroci. Siamo entrati nella parte occidentale di questa regione e abbiamo visto draghi e leopardi, come sono descritti nella Rivelazione 12:03 e 13:02.

[3] E l’angelo mi ha detto:

– Tutte queste bestie feroci che abbiamo visto non sono bestie, ma corrispondenze, e quindi forme rappresentative delle passioni , in cui sono incatenate le persone che stiamo per visitare. Le passioni stesse sono rappresentate da quei cani orribili; le loro malvagia scaltrezza e malizia dai coccodrilli; le loro falsità e le loro depravate inclinazioni verso gli oggetti della loro idolatria, dai draghi e dai leopardi. Gli abitanti in preda a queste passioni non dimorano qui vicino alla foresta, ma dietro un grande deserto frapposto, in modo da tenerli interamente separati e distinti dalle popolazioni delle epoche precedenti. Essi sono inoltre del tutto alieni e diversi da loro. Infatti hanno teste sopra il petto, e il petto sopra i lombi, ed i lombi sopra i loro piedi, come gli uomini primordiali; ma non c’è oro nelle loro teste, o argento nel petto, né bronzo nei loro lombi, e neppure ferro puro nei loro piedi; soltanto nella loro testa il ferro è mescolato con l’argilla; nel petto, entrambi sono mescolati con il bronzo; nei loro lombi, questi sono mescolati con argento; e nei loro piedi questi stessi sono mescolati con l’oro. A causa di questa inversione sono tramutati da uomini in immagini scolpite di uomini, in cui nulla all’interno è coerente; così quello che era più in alto è divenuto il più basso, in modo che ciò che era il capo è diventato il tallone, e viceversa. Essi appaiono a noi dal cielo come acrobati, con il corpo a testa in giù, e si sostengono sui loro gomiti per avanzare; oppure come bestie che si appoggiano sul dorso, con i piedi sollevati, e dalla testa che essi nascondono nel terreno, guardano al cielo.

[4] Siamo passati attraverso la foresta e siamo entrati nel deserto che non era meno orribile. Vi erano ammassi di rocce con burroni nel mezzo, tra cui idre e vipere strisciavano furtivamente, e serpenti di fuoco che volavano via. Il deserto era continuamente in discesa, e siamo scesi fino ad una valle dove vivono gli abitanti di quella regione e di quella epoca. C’erano capanne qua e là che sono apparse in qualche modo collegate in una forma simile ad una città. Siamo entrati, ed ecco, le case erano costruite con rami d’albero essiccati e cementati con fango. I tetti erano coperti di tegole nere. Le strade erano irregolari, tutte strette all’imboccatura, e più ampie verso l’estremità che conducevano in luoghi pubblici. Dunque vi erano tanti luoghi pubblici nello stesso numero delle strade. Appena entrati in città è diventato buio, perché il cielo non era più visibile. Abbiamo quindi alzato lo sguardo in alto e la luce ci è stata data, così abbiamo visto. E poi abbiamo chiesto a quelli che abbiamo incontrato:

– Riuscite a vedere quando il cielo non è visibile sopra di voi?

Hanno risposto:

– Cosa dici? Noi vediamo chiaramente. Ci muoviamo in piena luce.

Udendo ciò, l’angelo mi ha detto:

– L’oscurità è la loro luce, e la luce, la loro oscurità come è presso gli uccelli notturni, perché loro guardano verso il basso e non verso l’alto.

[5] Siamo andati qua e là verso capanne, e in tutte abbiamo visto un uomo con la sua donna. E abbiamo chiesto se tutti qui vivono nella propria casa con una sola moglie. Hanno risposto con un sibilo:

– Cosa, con una sola moglie? Perché domandate se viviamo con una sola prostituta? Che cosa è una moglie, se non una prostituta? Secondo le nostre leggi non è lecito fornicare con più di una donna. Eppure possedere più donne non è disonorevole né ignobile da noi, ma deve avvenire fuori di casa. Questo è il motivo di vanto fra noi. Così godiamo della libertà e del piacere di ciò più dei poligami. Perché un gran numero di mogli ci viene negato, eppure è stato concesso, ed è invece permesso, nel mondo intero sopra di noi? Che cosa è la vita con una donna sola, se non schiavitù e prigionia? Ma siamo qui per rompere la barriera di questa prigione e per liberarci da questa schiavitù. Chi può adirarsi con un prigioniero che affranca se stesso avendone la facoltà?

[6] A questo abbiamo risposto:

– Amico, tu parli come se fossi senza religione. Chi, essendo in possesso di una qualche ragione, non sa che gli adulteri sono sacrileghi e infernali. E che i matrimoni sono santi e celesti? Non sono gli adulteri presso i diavoli nell’inferno, ed i matrimoni presso gli angeli nel cielo? Hai letto il sesto comandamento del decalogo? E in Paolo6, che gli adulteri non possono in alcun modo entrare nel cielo?

Il nostro interlocutore ha riso di gusto e mi ha guardato come un sempliciotto e quasi come un pazzo. In quel momento un messaggero è arrivato di corsa dall’uomo a capo della città dicendo:

– Conduci i due sconosciuti nel foro. E se non sono disposti a seguirti, trascinali con la forza. Li abbiamo visti nell’oscurità della luce. Sono arrivati segretamente. Sono spie.

E l’angelo mi ha detto:

– Il motivo per cui siamo stati visti nell’ombra è che la luce del cielo in cui eravamo è visibile come l’ombra per loro, e l’ombra dell’inferno per loro è luce. E questo perché essi non considerano alcunché come il peccato, neppure l’adulterio, e quindi vedono le falsità come fossero tutte verità. E le falsità trasmettono luce ai diavoli nell’inferno; e le verità oscurano i loro occhi come l’ombra della notte.

[7] Abbiamo detto al messaggero:

– Non abbiamo bisogno di essere sollecitati, e ancor meno trascinati nel foro, ma verremo con te spontaneamente.

E siamo andati. Ed ecco, una grande folla era lì, e fuori di essa vi erano degli avvocati che si sono avvicinati sussurrando nelle nostre orecchie:

– Fate attenzione a non dire nulla contro la religione, o la forma di governo, o contro i costumi.

Abbiamo replicato:

– No, ma parleremo di esse in modo autentico.

E abbiamo domandato:

– Qual è la vostra religione, in merito ai matrimoni?

A questo la folla mormorando ha detto:

– Che cosa avete a che fare con i matrimoni qui? I matrimoni sono matrimoni.

E abbiamo chiesto, ancora:

– Qual è la vostra religione in merito alla promiscuità?

Anche a questo la folla mormorava, dicendo:

– Che cosa avete a che fare con la promiscuità qui? La promiscuità è promiscuità. Lasciate che chi è senza colpa scagli la prima pietra.

E la terza volta abbiamo chiesto:

– La vostra religione insegna dei matrimoni che sono santi e celesti, e degli adulteri che sono profani e infernali?

A questa domanda molti tra la folla hanno riso a voce alta, con scherno e sbeffeggio, dicendo:

– Chiedete ai nostri sacerdoti su questioni di religione, e non a noi. Noi accettiamo interamente le loro dichiarazioni; poiché nulla della religione ricade nel giudizio dell’intelletto. Non avete udito che appartiene alla follia la comprensione dei misteri in cui consiste la religione? E cosa hanno a che fare le opere con la religione? Non sono forse le invocazioni di un cuore sincero sull’espiazione, sulla penitenza, e sull’imputazione, le cose che rendono le anime benedette, piuttosto che le opere?

[8] Allora alcuni dei cosiddetti saggi della città, si sono avvicinati dicendo:

– Andate via da qui. La folla è agitata. A breve diverrà tumultuosa. Parleremo con voi su questo argomento in separata sede. C’è un vialetto dietro il foro, dirigiamoci in quella direzione. Venite con noi.

E li abbiamo seguiti. Poi ci hanno chiesto da dove venivamo, e quale fosse il motivo della nostra presenza lì?

Abbiamo risposto:

– Di essere istruiti in merito ai matrimoni; sia presso di voi, sia presso gli antichi che vissero nelle età dell’oro, dell’argento e del rame, se siano sacri o no.

Hanno risposto:

– Cosa! Sacri! Non sono essi fatti di carne, e di oscurità?

E abbiamo replicato:

– Non sono anche opere dello spirito? E ciò che la carne fa dallo Spirito, non è spirituale? E tutto ciò che opera lo spirito non lo fa dal matrimonio del bene e della verità. Non è questo un matrimonio spirituale che prende parte nel matrimonio naturale che è del marito e della moglie?

A questo gli uomini cosiddetti saggi hanno risposto:

– Voi affinate ed esaltate troppo queste cose. Vi arrampicate sulle cose spirituali passando sopra quelle razionali. Chi può partire da lì, scendere, e quindi formulare un giudizio sul nulla?

A questo hanno aggiunto in forma di scherno:

– Forse avete le ali di un’aquila e potete volare nella regione più alta del cielo e vedere cose del genere? Noi non possiamo.

[9] Abbiamo poi chiesto loro di dirci da quale altura o regione le idee della loro mente volavano, se essi avessero cognizione o fossero in grado di comprendere che c’è un amore coniugale di un uomo con una sola moglie, in cui sono riunite tutte le benedizioni, soddisfazioni, gioie, attrattive, e piaceri del cielo, e che questo amore viene dal Signore, secondo la ricezione del bene e della verità che procede da lui, cioè, secondo lo stato della Chiesa?

Udendo ciò si sono diretti altrove dicendo:

– Questi uomini sono pazzi. Entrano con il loro giudizio nell’etere, fanno ipotesi infondate, diffondendo enigmi7.


[10] Poi si sono rivolti a noi dicendo:

– Vi daremo una risposta diretta alle vostre fumose congetture e fantasticherie.

Ed hanno detto:

– Cosa ha l’amore coniugale in comune con la religione e con l’ispirazione da Dio? Non ha ogni uomo l’amore secondo lo stato della sua potenza? E non è lo stesso presso coloro che sono fuori della chiesa e presso coloro che sono al suo interno? E allo stesso modo presso i pagani, come presso i cristiani? E ugualmente con l’empio come con il pio? E la forza di quell’amore presso chiunque non proviene forse dall’ereditarietà, o dalla prestanza fisica, o dalla sobrietà dello stile di vita, o dal tepore del clima? E non può anche essere rafforzato e stimolato dalle spezie? Non è forse lo stesso presso gli animali, in particolare gli uccelli, che vivono in coppia? Non è esso un amore carnale? Che cosa ha in comune una cosa carnale con lo stato spirituale della Chiesa? In cosa l’amore con una moglie, quanto al suo effetto, differisce dall’amore con una prostituta? Non è la lussuria ed il piacere analogo in entrambe? E quindi è dannoso dedurre l’origine della amore coniugale dalle cose sacre della chiesa.

All’udire questo abbiamo detto loro:

– Voi ragionate nella frenesia della lussuria, e non attraverso l’amore coniugale. Voi non conoscete affatto cosa sia l’amore coniugale perché siete insensibili ad esso. Siamo persuasi da quello che avete affermato che appartenete all’età denominata del ferro e dell’argilla, e che questa rappresenta, le cose che non sono tra loro omogenee, secondo la profezia di Daniele (2:43), poiché voi confondete l’amore coniugale e l’amore promiscuo come se fossero uguali. Possono questi essere più omogenei del ferro e della creta? Siete ritenuti e chiamati sapienti, ma voi siete tutt’altro che sapienti.

Infiammati dalla rabbia, a queste parole hanno urlato richiamando la folla per cacciarci fuori. Ma poi dal potere che ci è stato dato dal Signore, abbiamo steso la mano, ed ecco, sono apparsi dal deserto serpenti velenosi, vipere, idre e draghi; e si sono precipitati occupando la città dalla quale gli abitanti sono fuggiti nel terrore. E l’angelo mi ha detto:

– In questa regione i nuovi arrivati dalla terra giungono quotidianamente, e di volta in volta quelli che li precedono vengono precipitati in vortici ad occidente, i quali a distanza appaiono come laghi di fuoco e zolfo. Tutti questi sono adulteri sia naturali, sia spirituali.

80. La sesta narrazione:

Dopo che queste parole sono state dette, stavo guardando verso la punta estrema a occidente, ed ecco sono apparsi per così dire i laghi di fuoco e zolfo. E ho chiesto all’angelo:

– Perché gli inferni hanno questa apparenza?

Mi ha risposto:

– Essi appaiono come laghi per via delle loro falsificazioni della verità, perché l’acqua in senso spirituale è la verità. E lì appare l’immagine del fuoco intorno a loro e in loro, per effetto del loro amore del male, e dello zolfo a causa del loro amore per il falso. Questi tre, il lago, il fuoco e lo zolfo, sono apparenze, perché sono le corrispondenze degli amori perversi in cui essi sono. Tutti questi sono rinchiusi in ricoveri, dove lavorano per il loro vitto, vestiario e alloggio. E quando lavorano male essi sono puniti duramente e miseramente.

[2] Ancora ho chiesto all’angelo:

– Perché hai detto che vi sono adulteri spirituali e naturali? Perché non dire malvagi ed empi?

Egli ha risposto:

– Perché tutti coloro che considerano gli adulteri come nulla, cioè che hanno confermato presso di sé l’idea che non siano peccati, e così li fanno di proposito, sono malvagi ed empi nel loro cuore. Poiché il coniugale e la religione vanno di pari passo. Ogni progresso e ogni passo attraverso la religione e nella religione è anche un progresso e un passo attraverso il coniugale e nel coniugale che appartiene ed è peculiare all’uomo cristiano.

Alla domanda:

– Cosa è questo coniugale?

Ha detto:

– È il desiderio di vivere con una moglie sola. E l’uomo cristiano ha questo desiderio conformemente alla sua religione.

[3] In seguito sono stato afflitto nello spirito dal fatto che i matrimoni, che nelle epoche più antiche erano più santi, sono così miseramente mutati in adulteri. E l’angelo ha detto:

– É lo stesso con la religione nel tempo presente; infatti il Signore dice:

Alla fine dei tempi ci sarà l’orrore della devastazione predetta da Daniele. E ci sarà grande afflizione, come non è mai stata fin dal principio del mondo (Matteo 24:15, 21)


L’orrore della devastazione indica la falsificazione e la perdita di ogni verità, afflizione indica lo stato della chiesa infestato dai mali e dalle falsità, e la fine dei tempi significa l’ultimo periodo o la fine della chiesa. La fine è adesso, perché non c’è verità che non sia falsificata; e la falsificazione della verità è promiscuità spirituale, che agisce come uno con la promiscuità naturale, perché esse sono omogenee.

81. Mentre conversavamo dolendoci di queste cose, uno squarcio di luce è apparso improvvisamente, colpendo fortemente i miei occhi. Perciò ho alzato lo sguardo, ed ecco, tutto il cielo sopra di noi è apparso luminoso, e da oriente verso occidente, è stata udita per lungo tempo, in sequenza una glorificazione.

E l’angelo mi ha detto:

– Questa è una glorificazione del Signore per il suo avvento, che è celebrato dagli angeli dei cieli orientale e occidentale.

Dai cieli di mezzogiorno e settentrione si è udito solo un dolce sussurro. Avendo l’angelo compreso tutto ciò mi ha spiegato anzitutto che le glorificazioni e le celebrazioni del Signore avvengono secondo la Parola, perché sono fatte per mezzo del Signore, perché egli è la Parola, che è l’autentica verità Divina.

Ed egli ha detto:

– Ora, in particolare stanno glorificando e celebrando il Signore con queste parole pronunciate dal profeta Daniele:

Vedrai il ferro mescolato con l’argilla, essi si confonderanno tra loro per mezzo del seme dell’uomo, ma non aderiranno. Ma in quel giorno il Dio dei cieli farà sorgere un regno eterno. Questo regno farà a pezzi e distruggerà tutti quei regni, e durerà per l’eternità (Daniele 2:43, 44)

[2] Dopo questo ho sentito la voce come di una canzone , e ho visto una luce più splendente della prima a oriente. E ho chiesto all’angelo:

– Che cosa stanno glorificando lì?

Egli ha detto:

– Queste parole di Daniele:

Ho visto nelle visioni notturne, ed ecco, con le nubi del cielo venne uno simile al figlio di uomo, e a lui fu dato potere e un regno; e tutti i popoli e le nazioni lo adoravano. Il suo dominio è il dominio di un’epoca che non tramonterà mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto (Daniele 8:13-14).

Oltre che in questi passi si celebra il Signore anche nell’Apocalisse e in altri luoghi della Parola:

A Gesù Cristo sia gloria e potenza. Ecco, egli viene con le nuvole. Egli è l’alfa e l’omega, il principio e la fine, il primo e l’ultimo; colui che è, che era e che verrà, l’Onnipotente. Io, Giovanni, ho udito questo dal figlio dell’uomo, oltre il centro dei sette candelabri (Ap. 1:5-9, 10-13; 22:13, e Matt. 24:30-31)


[3] Ho guardato nuovamente verso il cielo orientale e una luce brillava sulla destra, e questa luce si è diffusa nella distesa di mezzogiorno. E ho sentito un suono dolce, e ho chiesto all’angelo:

– Che cosa stanno glorificando lì del Signore?

Egli ha detto:

– Queste parole dell’Apocalisse:

Vidi un nuovo cielo e una nuova terra, e vidi la città santa, la Nuova Gerusalemme, discendente per mezzo di Dio dal cielo, preparata come una sposa per il marito. E l’angelo ha parlato con me e mi ha detto: Vieni qui, io ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello. Ed egli mi ha portato in spirito su di una montagna, grande e alta, e mi ha mostrato la città, la santa Gerusalemme (Ap. 21:1-2, 9-10)

E queste parole:

Io, Gesù, sono la stella luminosa del mattino. E lo spirito e la sposa dicono: Vieni. Egli ha detto, sì, io vengo presto. Amen, sì, vieni, Signore Gesù (Apocalisse 22:16-17, 20)

[4] Dopo queste e molte altre si è udita una unanime glorificazione da oriente a occidente del cielo, e anche da mezzogiorno a settentrione. E ho chiesto all’angelo:

– Cosa succede ora?

Egli ha detto:

– Queste sono le parole dei profeti:

Lasciate che ogni uomo sappia che io, Jehovah, sono il suo salvatore e il suo redentore (Isaia 49,26)


Così dice il Signore, il re d’Israele, e tuo redentore, Dio degli eserciti, io sono il primo e l’ultimo, e fuori di me non c’è Dio (Is. 44:6)

Si dirà in quel giorno, Ecco, questo è il nostro Dio, che abbiamo aspettato, affinché ci dia la salvezza. È Jehovah, che abbiamo atteso (Isaia 25:9)

La voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore. Ecco, Jehovah il Signore verrà nella potenza. Egli pascerà il suo gregge come un pastore (Isaia 40:3, 5, 10, 11)

Per noi un bambino è nato, a noi è dato un figlio. Il suo nome è Mirabile, Consigliere, Dio, Eroe, Padre dell’Eternità, Principe della Pace (Isaia 9:6)

Ecco vengono i giorni e susciterò a Davide un legittimo erede, che regnerà sovrano. E questo è il suo nome, Jehovah nostra giustizia (Ger. 23:5-6, 33:15-16)

Geova Zebaoth è il suo nome; e il tuo Redentore, il Santo di Israele, il Dio della terra intera egli sarà chiamato (Isaia 54,5)

In quel giorno il Signore sarà re su tutta la terra, in quel giorno vi sarà un solo Signore, e unico il suo nome (Zaccaria 14:8, 9)

[5] Nell’udire e comprendere queste glorificazioni il mio cuore ha esultato, e nella gioia sono andato a casa. E lì, dallo stato della spirito, sono tornato in quello del corpo, nel quale ho riportato le cose che sono state viste e udite. Alle quali io ora aggiungo questo: che l’amore coniugale sarà innalzato di nuovo dal Signore dopo il suo avvento, come è stato presso gli antichi. Perché questo amore procede unicamente dal Signore, ed è presso coloro che sono resi spirituali da lui attraverso la Parola.

82. Dopo questo, un uomo dalla regione settentrionale è corso verso di me animato da una passione, mi ha guardato con uno sguardo minaccioso, e rivolgendosi a me in un tono eccitato ha detto:

– Sei tu l’uomo che vuole sedurre il mondo attraverso la fondazione di una nuova chiesa, che tu intendi per la nuova Gerusalemme, che discenderà dal cielo, per mezzo di Dio? E attraverso l’insegnamento che il Signore concederà a coloro che abbracciano la dottrina di quella chiesa, un autentico amore coniugale, i piaceri e la felicità che tu elevi fino al cielo? Non è questa una menzogna? E tu non adduci questo come una lusinga e un’attrazione finalizzata all’approvazione della tua novità? Ma dimmi in breve quali sono questi canoni della nuova chiesa. E valuterò se essi sono accettabili oppure no.

Ho risposto:

I canoni della chiesa che si intende per nuova Gerusalemme sono questi:

(1) Che c’è un solo Dio, nel quale è la Trinità Divina, e che egli è il Signore Gesù Cristo.

(2) Che la fede salvifica consiste nel credere in lui.

(3) Che i mali devono essere evitati in quanto peccati, perché sono del diavolo, e procedono dal diavolo.

(4) Che i beni devono essere compiuti, perché sono di Dio e procedono da Dio.

(5) Che devono essere fatti dall’uomo come da se stesso, ma nella convinzione che procedono dal Signore presso l’uomo, e per mezzo di lui.

[2] All’udire questo, per alcuni momenti la sua furia è diminuita. Ma dopo qualche riflessione, di nuovo mi ha guardato con un aspetto feroce dicendo:

– Sono questi cinque precetti i canoni della fede e della carità della nuova chiesa?

Ho risposto di sì.

E poi mi ha chiesto, in modo rude:

– Come si dimostra il primo, che c’è un solo Dio, nel quale è la Trinità Divina, e che egli è il Signore Gesù Cristo?

Ho detto:

– Io lo dimostro così: non è forse Dio uno e indivisibile? Non vi è una Trinità? Se Dio è uno e indivisibile, non è forse una persona? Se è una persona, non è forse la Trinità quella persona? Che egli è il Signore Gesù Cristo, lo si dimostra da questi insegnamenti, che:

Egli fu concepito da Dio Padre (Luca 1:34, 36)

In modo che per l’anima egli è Dio, e quindi, come lui stesso ha detto: Il Padre e lui sono uno (Giovanni 10:30)

Che egli è nel Padre e il Padre è in lui (Giovanni 14:10, 11)

Che colui che vede lui e lo conosce, vede e conosce il Padre (Giovanni 14:07, 9)

Che nessuno vede e conosce il Padre se non colui che è nel seno del Padre (Giovanni 1:18)

Che tutte le cose del Padre sono sue (Giovanni 3:35; 16,15)

Che egli è la via, la verità e la vita, e che nessun uomo giunge al Padre se non per mezzo di lui (Giovanni 14:6)

Così egli è da lui, perché è in lui, e secondo l’insegnamento di Paolo, che:

In lui abita tutta la pienezza della Divinità del corpo (Col. 2:9)

E poi ci viene insegnato che:

Egli ha il potere sopra ogni essere umano (Giovanni 17,2).

Egli ha ogni potere in cielo e in terra (Matteo 28:18).

da cui risulta che egli è il Dio del cielo e della terra.

[2] Poi mi ha chiesto:

– Come fai a dimostrare il secondo, che la fede salvifica consiste nel credere in lui?

Ho risposto:

Lo dimostrano queste parole del Signore stesso:

Questa è la volontà del Padre, che tutti coloro che credono nel Figlio abbiano la vita eterna (Giovanni 6:40)

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna (Giovanni 3:16)

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi non crede nel figlio non vedrà la vita, e l’ira di Dio dimora in lui (Giovanni 3:36)

[4] Poi disse:

– Dimostra anche il terzo, e i successivi.

Ho risposto:

– Che bisogno c’è di dimostrare che i mali dovrebbero essere evitati perché sono del diavolo e procedono dal diavolo? E che i beni dovrebbero essere compiuti perché sono di Dio e procedono da Dio? E che queste cose dovrebbero essere fatto dall’uomo, come da se stesso, ma con la consapevolezza che siano fatte dal Signore con lui e per mezzo di lui? Il fatto che queste tre dottrine sono vere è confermato da tutte le sacre Scritture dall’inizio alla fine. Che altro contengono esse, in sintesi, se non il monito di evitare i mali e compiere i beni, e di credere nel Signore Dio? E inoltre, senza questi tre non c’è religione. Non è la religione la sostanza della vita? E che cosa è la vita, se non il rifuggire dai mali e fare il bene? E come può un uomo fare e credere questo da se stesso? Pertanto, se la chiesa si allontana da questi insegnamenti, questa stessa si allontana dalle sacre Scritture, e anche la religione si allontana da essa, poiché essendo la religione rimossa dalla chiesa, la chiesa non è più chiesa.

All’udire queste cose l’uomo si è ritirato meditando, e ancora nello sdegno si è dileguato.

L’origine dell’amore coniugale dal matrimonio del bene e della verità

83. Ci sono origini interiori ed esteriori dell’amore coniugale; e quelle interiori sono molteplici così come quelle esteriori. Ma l’intimo o l’origine universale di tutto è una. Che questo sia il matrimonio del bene e della verità sarà mostrato in quello che segue ora. Che nessuno ha finora dedotto l’origine di quell’amore da lì è perché era sconosciuto che vi fosse tale unione tra il bene e la verità. E la ragione per cui questo non era noto è che il bene non appare, come la verità, nella luce dell’intelletto, e quindi la conoscenza di esso si nasconde, ed elude ogni indagine. Essendo dunque il bene tra le cose sconosciute, nessuno poteva intuire qualsiasi matrimonio tra esso e la verità. Anzi, di più, alla visione della mente naturale razionale, il bene sembra una cosa così lontana dalla verità da non avere alcuna congiunzione con essa. Che sia così lo si può comprendere dal linguaggio corrente quando questi oggetti sono menzionati. Come quando si dice, “Questo è bene” non c’è in questo alcuna considerazione circa la verità; e quando uno dice, “Questo è vero” non c’è in questo alcuna considerazione circa il bene. In molti dunque al giorno d’oggi ritengono che la verità sia assolutamente altro dal bene, e il bene altro dalla verità. E molti credono anche che un uomo sia intelligente e savio, e quindi sia uomo, secondo le verità che pensa, comunica, scrive, e sostiene, e non allo stesso tempo, secondo i beni. Ma sarà ora spiegato che non esiste un bene senza verità né una verità senza bene; e di conseguenza, che ci sia un matrimonio eterno tra loro, e che questo matrimonio è l’origine dell’amore coniugale. Si procederà in questo ordine:

(1) Che il bene e la verità sono i principi universali della creazione, e quindi sono in tutte le cose create; ma sono nelle sostanze create, secondo la forma di ciascuno.

(2) Che non esiste una verità da se stessa né un bene da se stesso, ma che ovunque essi sono congiunti.

(3) Che c’è la verità del bene e il bene della verità, o la verità dal bene e il bene dalla verità; e che in essi dalla creazione è innata l’inclinazione a congiungersi in uno.

(4) Che nel regno animale la verità del bene, o la verità dal bene, è il maschile, e che il bene della verità, o il bene dalla verità, è il femminile.

(5) Che dall’influsso del matrimonio del bene e della verità che procede dal Signore, vi è l’amore del sesso e vi è l’amore coniugale.

(6) Che l’amore del sesso è dell’uomo esterno o naturale e quindi è comune a tutti gli animali.

(7) Viceversa l’amore coniugale è proprio dell’uomo interno o spirituale e quindi è caratteristico dell’uomo.


(8) Che presso l’uomo, l’amore coniugale è dentro l’amore del sesso, come una pietra preziosa nella sua ganga.


(9) Che l’amore del sesso presso l’uomo non è l’origine dell’amore coniugale ma è il suo inizio; quindi è come il naturale esteriore nel quale è innestato lo spirituale interiore.

(10) Che quando l’amore coniugale viene innestato, l’amore del sesso si inverte e diventa casto amore del sesso.

(11) Che il maschio e la femmina sono stati creati per essere l’autentica forma del matrimonio del bene e della verità.

(12) Che due coniugi sono quella forma nel loro intimo, e quindi, nelle cose che ne derivano, nella misura in cui la parte più profonda della loro mente è stata dischiusa.

84. (1) Che il bene e la verità sono i principi universali della creazione, e quindi sono in tutte le cose create; ma sono nelle sostanze create secondo la forma di ciascuno. Il bene e la verità sono i concetti universali della creazione, perché questi due sono nel Signore Dio creatore, sono egli stesso, perché Egli è il Divino bene stesso e la Divina verità stessa. Ma questo entrerà in modo più chiaro nella percezione dell’intelletto e quindi nell’idea del pensiero, se per bene si dice amore, e per verità, sapienza; quindi, che nel Signore Dio creatore sono il Divino amore e la Divina sapienza, e che questi sono Egli stesso, cioè, che egli è l’Amore stesso e la Sapienza stessa. Poiché questi due sono lo stesso che il bene e la verità. La ragione è che il bene appartiene all’amore e la verità alla sapienza, perché l’amore è costituito da beni e la sapienza dalle verità. Poiché gli uni e gli altri sono la stessa cosa, nelle seguenti pagine saranno chiamati a volte in un modo e talvolta nell’altro, intendendosi lo stesso per entrambi. Questa spiegazione preliminare è fatta per evitare che vi siano di seguito fraintendimenti nella terminologia.

85. Dato che il Signore Dio creatore è l’Amore stesso e la Sapienza stessa, e l’universo è stato creato da lui, e quindi e un’opera che procede da lui, non può essere altrimenti che, in ciascuna delle cose create vi sia qualcosa del bene e della verità, da lui. Poiché ciò che è fatto e proviene da chiunque, reca una somiglianza di questi. E la ragione può anche intuire che sia così, dall’ordine in cui ciascuna e tutte le cose sono state create nell’universo, cioè che una cosa è legata ad un’altra, e che quindi una dipende da un’altra, come gli anelli di una catena. Perché tutto è stato creato per il bene del genere umano, affinché da questo vi possa essere un cielo angelico, attraverso il quale la creazione si ricongiunge al Creatore stesso, da cui essa proviene. Quindi c’è una congiunzione dell’universo creato con il suo Creatore, e attraverso la congiunzione, una conservazione perpetua. È per questo che si dice che il bene e la verità sono le idee universali della creazione. Che sia così è chiaro a tutti coloro che riflettono razionalmente su questa materia. Essi scorgono ciò che si riferisce al bene e ciò che si riferisce alla verità in ogni cosa creata.

86. Il bene e la verità nel creato sono presenti secondo la forma di ciascuno, perché ogni soggetto riceve un influsso secondo la propria forma. La conservazione di tutto non è altro che il perenne influsso del Divino bene e della Divina verità nelle forme create conformemente ad essi; perché così la sussistenza o conservazione è l’esistenza perenne o creazione. Che ogni soggetto riceve un influsso in base alla sua forma può essere illustrato da diversi fenomeni: per esempio dall’influsso del calore e della luce del sole in tutti i tipi di piante. Ognuna di queste riceve l’influsso secondo la sua forma: ogni albero secondo la sua forma; ogni arbusto secondo la sua forma, e ogni erba secondo la sua forma. L’influsso è simile in tutte, mentre la ricezione, che è in base alla forma, determina la conservazione della specie. Lo stesso può essere illustrato dall’influsso in tutti i tipi di animali secondo la forma di ciascuno. Che l’influsso è in relazione alla forma di ogni cosa, anche una persona semplice può comprenderlo se considera la varietà degli strumenti musicali, fischietti, flauti, cornette, trombe e organi, dal fatto che tutti emettono suoni per mezzo del fiato o afflusso d’aria, secondo le loro forme.

87. (2) Che non esiste una verità da se stessa né un bene da se stesso, ma che ovunque essi sono congiunti. Colui che intende acquisire una nozione del bene, qualunque sia il significato di esso, non può ottenerla a meno che non sia aggiunto qualcosa che possa illustrarlo e renderlo manifesto. Senza questo, il bene è un’entità senza nome. Ciò attraverso cui esso è illustrato e manifestato concerne la verità. Si dica semplicemente bene, senza fare riferimento a questa o quella cosa alla quale è associato, o lo si definisca in astratto, indipendentemente da ogni appendice ad esso connessa, e si vedrà che esso è nulla; ma con il suo complemento è qualcosa. E se si vuole sorreggere razionalmente la nozione di bene si intuirà che il bene senza alcuna aggiunta è una concetto privo di asserzione, e che quindi non ha alcuna relazione, influenza; in una parola non ha qualità. Analogamente è per la verità, se la si ascolta senza alcuna relazione. La ragione purificata può scorgere che la sua relazione concerne il bene.


[2] Ma poiché i beni sono innumerevoli, nello stesso modo ciascuno di essi si eleva verso la sommità e discende al suo minimo, come i pioli di una scala; e siccome varia anche il suo nome secondo la sua progressione e secondo la qualità, è difficile per chiunque, salvo che per il savio comprendere il rapporto tra il bene e la verità in ogni oggetto, e la loro congiunzione in essi. Eppure è chiaro dalla comune percezione che non vi è alcun bene senza verità né verità senza bene, a condizione che a priori, si riconosca che tutte le cose dell’universo sono in relazione al bene e alla verità, come è stato mostrato nel paragrafo precedente (n. 84-85).

[3] Che non esista alcuna verità presa singolarmente, né alcun bene preso singolarmente, può essere illustrato e nello stesso tempo confermato da varie considerazioni: per esempio che non vi è alcuna sostanza senza forma né forma senza sostanza; e il bene è la sostanza o l’essenza vivente di una cosa, e la verità è ciò attraverso cui l’essenza è composta e la sostanza viene ad esistenza. Così nell’uomo vi è la volontà e l’intelletto; il bene è la volontà e la verità è l’intelletto. Ma la volontà non può nulla da sola; essa agisce solo attraverso l’intelletto. Né quest’ultimo fa tutto da solo, ma agisce attraverso la volontà. Ancora, nell’uomo ci sono due sorgenti della vita del corpo, il cuore ed i polmoni. Il cuore non è in grado di mettere in atto le percezioni dei sensi o i movimenti senza la respirazione dei polmoni, né ciò è possibile per i polmoni senza il cuore. Il cuore è in relazione con il bene e la respirazione dei polmoni con la verità. Tale è la loro corrispondenza Nello stesso modo avviene per ognuna delle cose della mente e del corpo dell’uomo.

[4] Non ci sono i margini per offrire ulteriori dimostrazioni qui. Tuttavia, queste verità sono state dimostrate più compiutamente in Divina Provvidenza, nn. 3-26, dove è illustrato in questo ordine: (a) Che l’universo, presso ogni singola cosa creata, procede dal Divino amore e dalla Divina sapienza, o, il che è lo stesso, dal Divino bene e dalla Divina verità. (b) Che il Divino bene e la Divina verità procedono dal Signore come uno. (c) Che questo uno, in una qualche forma, è presente in ogni cosa creata. (d) Che il bene non è bene, se non è congiunto la verità, e che la verità non è verità salvo che sia congiunta con il bene. (e) Che è imposto dal Divino ordine che ogni cosa deve essere distinta; quindi un uomo deve essere nel bene e allo stesso tempo nella verità, oppure deve essere nel male e al tempo stesso nella falsità. Oltre queste, seguono poi altre illustrazioni.

88. (3) Che c’è la verità del bene e il bene della verità, o la verità dal bene e il bene dalla verità; e che in essi dalla creazione è innata l’inclinazione a congiungersi in uno. È necessario che una qualche nozione di essi sia recepita perché la conoscenza dell’origine fondamentale dell’amore coniugale dipende da essi. Infatti, come spiegato di seguito, la verità del bene, o la verità dal bene è il maschile; e il bene della verità, o il bene dalla verità è il femminile. Ma questo può essere compreso più distintamente se per bene, si intenda l’amore, e per verità, la sapienza, perché si è visto in precedenza che essi sono uno (n. 84). La sapienza non può esistere presso l’uomo se non per mezzo dell’amore di divenire savio. Se questo amore svanisce, un uomo è del tutto incapace di diventare savio. La sapienza che procede da questo amore è rappresentata dalla verità del bene, o verità dal bene. E quando da quell’amore, l’uomo acquisisce la sapienza e l’amore di quella sapienza in se stesso, ovvero ama se stesso in relazione ad essa, forma quindi un amore che è l’amore della sapienza; e questo si intende per il bene della verità, o bene da quella verità.

[2] Ci sono, poi, due amori nell’uomo, di cui uno, che è il principale, è l’amore di diventare savio, e l’altro, che viene dopo, è l’amore della sapienza. Ma questo amore se rimane nell’uomo è un un amore perverso e si chiama vanità, o l’amore della propria intelligenza. Sarà mostrato nelle pagine seguenti che è stato predisposto dalla creazione che questo amore sia sottratto dall’uomo, affinché questi non ne risulti annientato, ed è stato trasposto nella donna, in modo che possa divenire amore coniugale, tale che gli restituisca l’integrità. Riguardo a questi due amori e alla trasposizione di quest’ultimo nella donna, si veda sopra, nn. 32-33; e nelle narrazioni preliminari, n. 20. Se, dunque, per amore, è inteso il bene, e per sapienza la verità, è evidente da quanto è stato detto prima e ora, che c’è la verità del bene, o verità dal bene, e da questa il bene della verità, o bene da quella verità.

89. Che sia innata in questi due dalla creazione una inclinazione a congiungersi in uno è perché l’uno è composto dall’altro; la sapienza, dall’amore di divenire savio, o la verità dal bene; e l’amore della sapienza da quella sapienza, o il bene della verità, da quella verità. Si può vedere da questa composizione che vi è una reciproca inclinazione a riunirsi e congiungersi in uno. E questa riunione ha luogo presso gli uomini che sono nella sapienza autentica, e presso le donne che sono nell’amore di quella sapienza nel marito, i quali sono quindi nell’amore autenticamente coniugale. Ma della sapienza che deve essere presso l’uomo e che deve essere amata dalla moglie si tratterà di seguito.

90. (4) Che nel regno animale la verità del bene, o la verità dal bene, è il maschile, e che il bene della verità, o il bene dalla verità, è il femminile. È stato mostrato sopra (nn. 84-86) che una perpetua unione dell’amore e della sapienza, ovvero il matrimonio del bene e della verità, fluisce da Dio, creatore e reggente dell’universo; e che i soggetti creati ricevono questo influsso, ciascuno secondo la sua forma. E che da questo matrimonio, ovvero questa unione, il maschio riceve la verità della sapienza, cui il bene dell’amore è congiunto dal Signore secondo la ricezione; e che questa
ricezione ha luogo nell’intelletto; e per effetto di ciò il maschio è nato per divenire intellettuale Questi assunti possono essere visti attraverso la luce propria della ragione, da vari aspetti del maschio, in particolar modo dal suo amore, dai suoi interessi, dai modi, e dal suo contegno.


[2] Si possono scorgere dall’amore dell’uomo, in quanto si tratta dell’amore di conoscere, di comprendere, e di diventare savio; l’amore di conoscere in gioventù; l’amore di comprendere nell’adolescenza e nell’età adulta; e l’amore per la sapienza nella vecchiaia. Da cui è chiaro che la sua natura o predisposizione innata è incline all’acquisizione della conoscenza, di conseguenza, egli è nato per divenire intellettuale. Ma poiché questo non può essere realizzato se non attraverso l’amore, a tal fine il Signore congiunge a lui l’amore secondo la ricezione, cioè secondo lo spirito di colui che intende diventare savio.


[3] Si possono scorgere dai suoi interessi, cioè delle cose che sono intellettuali, o nelle quali predomina la capacità di intendere, molte delle quali sono al di fuori delle mura domestiche e riguardano pubbliche funzioni. Si possono scorgere dai suoi modi, nei quali è preponderante la capacità d’intendere. Quindi le azioni della sua vita, che sono rappresentate dalle sue maniere, sono secondo ragione, o in caso contrario, appaiono così; e la razionalità maschile è evidente, in ogni sua virtù. Si possono scorgere anche dal suo contegno, che è del tutto diverso da quello femminile, rispetto al quale ne è stato dato un cenno al n. 33. Un argomento supplementare è il fatto che il potere di inseminazione appartiene al maschio. Questo non ha alcuna altra origine che dalla capacità d’intendere; perché essa procede dalla verità attraverso il bene. Che il potere di inseminazione abbia questa origine si vedrà in seguito.

91. D’altra parte, che la femmina è nata per essere volitiva, ma volitiva secondo l’intelletto dell’uomo, o il che è lo stesso, che ella è nata per essere l’amore della sapienza dell’uomo, si deve al fatto che è stata plasmata con la sua sapienza; in proposito vedi sopra nn. 88-89. Questo è anche evidente dall’amore della donna, dai suoi interessi, dai suoi modi, e dal suo contegno. È evidente dall’amore della femmina, in quanto vi è un affezione per la conoscenza, l’intelligenza e la sapienza, e tuttavia non in se stessa, ma nell’uomo, e quindi finalizzata ad amare l’uomo. Perché l’uomo non può essere amato unicamente per il suo aspetto, perché appare come un uomo, ma in virtù delle doti che sono in lui e che fanno di lui un uomo. È evidente dai suoi interessi, quanto alle opere che sono fatte con le mani, denominate lavoro a maglia, ricamo, e da altri che sono di ornamento, e per abbellire la sua persona e valorizzare la sua bellezza; e oltre a questo diversi compiti che sono chiamati domestici, che si aggiungono a quelli dell’uomo, che, come è stato detto, si svolgono fuori dalle mura domestiche. Le donne si dedicano a tali impieghi in virtù di un’inclinazione verso il matrimonio, affinché possano diventare mogli e così essere uno con i loro mariti. Che sia evidente anche dai loro modi e dal loro contegno risulta chiaro senza alcuna spiegazione.

92. (5) Che dall’influsso del matrimonio del bene e della verità che procede dal Signore, vi è l’amore del sesso e vi è l’amore coniugale. È stato dimostrato più sopra ai nn. 84-87, che il bene e la verità sono i concetti generali della creazione, e che quindi sono in tutte le materie create; che sono in essi secondo la forma di ciascuno; e che il bene e la verità procedono dal Signore non come due, ma come uno. Ne consegue da ciò che una sfera coniugale universale procede dal Signore, e pervade l’universo dalle prime fino alle ultime cose create, dunque dagli angeli fino ai vermi. Il motivo per cui una tale sfera del matrimonio del bene e della verità fluisce dal Signore, è che è anche la sfera della riproduzione, cioè, della prolificazione e della fruttificazione, e questa è la Divina Provvidenza per la conservazione dell’universo attraverso le generazioni successive. Ora, siccome questa sfera universale, che è il matrimonio del bene e della verità, fluisce nel creato secondo la forma di ciascuno (n. 86), ne consegue che il maschio la riceve secondo la sua forma, che è, nella capacità di intendere, perché è in una forma intellettuale, e che la femmina la riceve secondo la sua forma, cioè nella volontà, perché lei è in una forma volitiva dall’intelletto dell’uomo. E poiché questa stessa sfera è la sfera della prolificazione, ne consegue che da ciò ha origine l’amore del sesso.

93. Anche l’amore coniugale ha questa origine, perché tale sfera fluisce nella forma della sapienza presso gli uomini e anche presso gli angeli; poiché l’uomo può accrescere la sua sapienza fino alla fine della sua vita nel mondo e poi nel cielo per l’eternità. E mentre egli si accresce nella sua sapienza, la sua forma si perfeziona; e questa forma non riceve, l’amore del sesso, ma l’amore per un solo partner. Per mezzo di ciò egli può essere congiunto anche interiormente al cielo con la sua felicità, e questa unione è propria dell’amore coniugale.


94. (6) Che l’amore del sesso è proprio dell’uomo esterno o naturale. Ogni uomo nasce corporeo, e diventa sempre più naturale interiormente; poi in relazione al suo amore per l’intelletto diviene razionale; infine se ama la sapienza diviene spirituale. Quale sia la sapienza per mezzo della quale l’uomo diviene spirituale sarà precisato in seguito (n. 130). Ora, come l’uomo progredisce dalla conoscenza all’intelligenza, e dall’intelligenza alla sapienza, così anche la sua mente cambia forma; perché la sua mente si apre sempre di più, e si congiunge più intimamente con il cielo, e attraverso il cielo con il Signore; e quindi l’uomo diventa un sincero amante della verità per il bene della vita. Se dunque egli si ferma al primo traguardo del suo progresso verso la sapienza, la forma della sua mente rimane naturale; ed essa riceve l’influsso dalla sfera universale – che è il matrimonio del bene e della verità – alla stessa stregua delle forme di vita del regno animale, che sono le bestie e gli uccelli. E siccome tali specie sono semplicemente naturali, un uomo tale, diventa come loro, e ama il sesso nel loro stesso modo. Questo è ciò che si intende per l’amore del sesso è proprio dell’uomo esterno o naturale ed è quindi comune a tutti gli animali.


95. (7) Viceversa l’amore coniugale è proprio dell’uomo interno o spirituale e quindi è caratteristico dell’uomo. Il motivo per cui l’amore coniugale è proprio dell’uomo interno o spirituale, è che più l’uomo diviene intelligente e savio più egli diviene interiore o spirituale, e più perfetta diviene la forma della sua mente, e quella forma riceve l’amore coniugale. Perché in questo amore si percepisce e si avverte una felicità spirituale che è interiormente beatificante; e da questa una felicità naturale che attira a sé la sua anima, la sua vita e la sua essenza.

96. Il motivo per cui l’amore coniugale è peculiare all’uomo è che l’uomo solo può diventare spirituale. Poiché egli può elevare il suo intelletto al di sopra delle sue passioni naturali, e da tale altezza vederle sotto di lui, e giudicarle quanto alla loro qualità; ed egli può anche correggerle, purificarle e rimuoverle. Questo nessun animale può farlo, perché le sue passioni sono completamente riunite nella sua conoscenza innata, e questa conoscenza, pertanto, non può essere elevata in intelligenza, tanto meno in sapienza. Per questo motivo l’animale nasce nell’amore impresso nella sua conoscenza, come un cieco attraversa le strade guidato da un cane. Questo è il motivo per cui l’amore coniugale è peculiare all’uomo. E può anche essere denominato originario e pertinente all’uomo, perché è nell’uomo la capacità di divenire savio e attraverso questo amore congiungersi in uno.

97. (8) Che presso l’uomo l’amore coniugale è dentro l’amore del sesso, come una pietra preziosa nella sua ganga. Ma poiché questo è solo un paragone l’oggetto sarà spiegato nella parte che segue. In questo confronto, comunque, la verità è illustrata, cioè che l’amore del sesso è proprio dell’uomo esterno o naturale, e l’amore coniugale dell’uomo interno o spirituale, come si è mostrato sopra (n. 95).

98. (9) Che l’amore del sesso presso l’uomo non è l’origine dell’amore coniugale ma è il suo inizio; quindi è come il naturale esteriore nel quale è innestato lo spirituale interiore. Il tema trattato qui è l’amore autenticamente coniugale, non l’amore comune, che è anche chiamato coniugale, e presso alcuni è circoscritto al mero amore del sesso. Ma l’amore autenticamente coniugale è presente solo presso coloro che desiderano ardentemente la sapienza, e quindi accrescono sempre più la loro sapienza. Il Signore li riconosce e provvede per loro l’amore coniugale; quell‘amore che inizia presso di loro è autentico, dall’amore del sesso, o piuttosto attraverso tale amore; e tuttavia non ha origine da quello; perché esso germoglia solo nella misura in cui si accresce la sua sapienza ed entra con esso nella luce. Poiché la sapienza e questo amore sono compagni inseparabili.

[2] Che l’amore coniugale inizi attraverso l’amore del sesso discende dal fatto che prima del consorte si va alla ricerca del sesso in generale; si ama e si guarda con occhio affettuoso, e ci si atteggia con affabilità e contegno: infatti un giovane ha la sua scelta da fare; e in quel momento, da una disposizione innata al matrimonio, che è nascosta nel luogo più intimo della sua mente, vi è un gradevole calore che si manifesta esteriormente. E anche dal fatto che le decisioni inerenti il matrimonio sono rinviate per vari motivi, fino all’età adulta, e nel frattempo l’inizio dell’amore è un mero desiderio lascivo, che presso alcuni sfocia nell’amore del sesso; ma anche presso questi l’amore non va a briglia sciolta, in modo che la loro salvezza sia possibile. Tuttavia, questo concerne il sesso maschile, che si caratterizza per l’attrazione di ciò che realmente lo eccita, diverso è per il sesso femminile. Da questo è chiaro che l’amore del sesso non è l’origine dell’amore autenticamente coniugale, ma ne è il principio in ordine di tempo, anche se non il fine. Poiché ciò che è in principio nel fine, è il principio nella mente e nella sua intenzione. Ma questo principio non è raggiunto, se non successivamente tramite i mezzi; e questi non sono in se stessi principi, ma sono semplicemente cose che conducono a ciò che il principio è in sé.


99. (10) Che quando l’amore coniugale viene innestato, l’amore del sesso si inverte e diventa casto amore del sesso. Si dice che l’amore del sesso si inverte, perché mentre l’amore coniugale procede dalla sua origine, che è nell’intimo della mente, vede l’amore del sesso succedere anziché precedere, ovvero non al di sopra, ma al di sotto, e quindi come una cosa lasciata alle spalle. È come quando qualcuno da un ufficio viene assegnato ad un ufficio superiore fino a ricoprire l’incarico più prestigioso, e poi guarda dietro di lui o sotto di lui agli uffici attraverso cui era passato, o come quando taluno in viaggio alla corte di qualche re, dopo il suo arrivo rivolge lo sguardo alle cose che ha veduto durante il percorso. Che l’amore del sesso rimane presso coloro che sono nell’amore autenticamente coniugale, e diventa ancora più dolce e casto di prima, si può vedere dalla descrizione di esso fatta da coloro che sono in nel mondo spirituale, nelle due narrazioni, ai nn. 44 e 45.

100. (11) Che il maschio e la femmina sono stati creati per essere l’autentica forma del matrimonio del bene e della verità. La ragione è che il maschio è stato creato per comprendere la verità, quindi è la verità in forma; e la femmina è stata creata per essere la volontà del bene, quindi il bene nella forma; e ad entrambi è stata conferita nell’intimo l’inclinazione a congiungersi in uno, come si può vedere sopra, n. 88. I due quindi fanno una forma, che riassume la forma coniugale del bene e della verità. E si dice che la riassume, perché non è la stessa forma, ma è simile ad essa. Perché il bene che si congiunge con la verità presso l’uomo viene direttamente dal Signore; viceversa il bene della moglie, che si congiunge con la verità presso l’uomo viene dal Signore mediatamente attraverso la moglie. Quindi ci sono due beni, uno interno, l’altro esterno, che si congiungono con la verità presso il marito; e ciò rende possibile che il marito sia costantemente nella comprensione della verità e di lì, nella sapienza attraverso l’amore autenticamente coniugale. Ma si dirà di più su questo argomento in seguito.

101. (12) Che due coniugi sono quella forma nel loro intimo, e, quindi, nelle cose che ne derivano, nella misura in cui la parte più profonda della loro mente è stata dischiusa. Ci sono tre cose di cui ogni uomo è costituito, e che seguono nell’ordine presso di lui, l’anima, la mente, e il corpo. Il suo intimo è l’anima, il suo intermedio è la mente, e l’ultimo è il corpo. Tutto ciò che fluisce nell’uomo dal Signore sfocia nel suo intimo, che è l’anima, e scende da lì nel suo intermedio, che è la mente, e attraverso questo nel suo ultimo, che è il corpo. In questo modo il matrimonio del bene e della verità fluisce nell’uomo dal Signore, immediatamente nella sua anima; e quindi va avanti nelle cose che seguono, e attraverso queste agli estremi, ed essi congiuntamente realizzano l’amore coniugale. Da questa nozione dell’influsso è evidente che due coniugi sono quella forma nel loro intimo e di là, nelle cose che seguono.

102. Il motivo per cui i coniugi diventano quella forma nella misura in cui l’intimo della loro mente è dischiusa, è che la mente si apre gradualmente, dall’infanzia fino all’estrema vecchiaia. Perché un uomo nasce corporeo; e non appena la mente, immediatamente sopra il corpo è aperta, egli diviene razionale. E non appena questo razionale è purificato, e per così dire svuotato dai falsi ragionamenti che fluiscono attraverso i sensi corporei, e le passioni che provengono dalle lusinghe della carne, in questo modo il razionale è aperto, e questo è reso possibile solo attraverso la sapienza. E quando l’intimo della mente razionale è stato dischiuso l’uomo diviene una forma di sapienza, e questo è il ricettacolo dell’autentico amore coniugale.

La sapienza che produce questa forma e riceve questo amore, è razionale e al tempo stesso morale. La sapienza razionale guarda ai beni e alle verità che appaiono interiormente nell’uomo, non come sue proprie ma in quanto scorrono in lui attraverso il Signore; e la sapienza morale fugge i mali e le falsità come la lepre, soprattutto quelli concernenti la sfrenatezza, che contaminano il suo amore coniugale.


103. A quanto sopra, desidero aggiungere due narrazioni. La prima:

Una mattina prima dell’alba stavo guardando verso oriente nel mondo spirituale, e ho visto quattro cavalieri volare via, per così dire, fuori da una nube risplendente della fiamma dell’aurora. Sulla testa dei cavalieri apparivano elmi a cresta; sulle loro braccia, per così dire ali; ed i loro corpi erano illuminati da tuniche color arancio. Così preparati, come per ingaggiare una corsa rapida, si sono alzati, hanno posto le redini sulle criniere dei cavalli, e hanno corso come con piedi alati. Ho seguito la loro corsa, o volo, con i miei occhi, con l’intenzione di sapere dove andassero. Quando ecco, tre dei cavalieri si sono diretti in tre distinte direzioni, a mezzogiorno, a occidente, e a settentrione, e il quarto si è fermato a oriente.

[2] Sorpreso di ciò, ho guardato al cielo e ho chiesto dove andassero quei cavalieri; e ho ricevuto la risposta:

Ai savi nei regni d’Europa, che sono gli uomini di giudizio raffinato e acuto discernimento nelle indagini delle cose, e celebri tra loro per la fama del loro genio; i quali possono venire a risolvere il mistero dell’origine dell’amore coniugale, e delle sua virtù o potenza.”

Ed è stato detto dal cielo:

Aspetta un po’ e vedrai ventisette carri, tre con gli Spagnoli, tre con i Francesi, tre con gli Italiani, tre con i Tedeschi, tre con gli Olandesi, tre con gli Inglesi, tre con gli Svedesi, tre con i Danesi, e tre con i Polacchi.”

Poi dopo due ore sono apparsi i carri, trainati da piccoli cavalli luminosi, elegantemente bardati. Si sono recati rapidamente verso un grande edificio sul confine tra oriente e mezzogiorno; attorno ad esso tutti coloro che erano a bordo sono scesi dai carri e si sono elevati nello spirito.

[3] E poi mi è stato detto,

Va’ anche tu, entra e ascolta.”

Sono entrato. E guardando l’edificio all’interno ho visto che era quadrato, essendo visibili i quattro lati. Su ogni lato c’erano tre alte finestre, le cui armature erano in legno d’olivo. Dall’altra parte a fianco alle armature sporgevano dalle pareti, come delle cavità coperte, con tavole all’interno. Le pareti di queste erano di cedro, il tetto della struttura in legno pregiato, e il pavimento era di tavole di pioppo. Contro la parete orientale, dove le finestre non erano visibili, era fissata una tavola ricoperta d’oro, sulla quale era posta una corona sormontata da pietre preziose, che sarebbe stata data in premio o ricompensa a colui che avesse scoperto il segreto che stava per essere sottoposto.

[4] Guardando le cavità, che erano simili a camere accanto alle finestre, ho visto in ognuna cinque uomini, da ciascun paese d’Europa, che erano in attesa di conoscere l’argomento sul quale avrebbero dovuto pronunciarsi. In quel momento un angelo che stava in mezzo all’edificio, ha detto:

Il tema è l’origine dell’amore coniugale, e della sua virtù o potenza. Esaminatelo, tirate le vostre conclusioni e scrivetele su carta e depositate gli scritti in questa urna d’argento che vedete accanto al tavolo d’oro, e contrassegnatele con la lettera iniziale del regno dal quale venite, cioè per i francesi F; per gli olandesi, N; per gl’italiani I; per gli inglesi, E, per i polacchi, P; per i tedeschi, G; per gli spagnoli, Sp; per i danesi, D, e per gli svedesi, Sw.”

Pronunciate queste parole l’angelo si è allontanato, dicendo: “Tornerò più avanti”.

Poi i connazionali, a gruppi di cinque, in ciascuna stanza tra le finestre, hanno esaminato e meditato sull’argomento e secondo il loro apprezzamento hanno espresso un pronunciamento, mettendolo per iscritto, contrassegnandolo con la lettera iniziale del loro regno di provenienza, e depositandolo nell’urna d’argento. Fatto questo, dopo tre ore l’angelo è tornato, e ha estratto gli scritti dall’urna in successione, e li ha letti innanzi all’assemblea.

104. Dal primo documento, che è stato estratto a caso, ha letto quanto segue:

Noi cinque connazionali, nel nostro appartamento, abbiamo concluso che l’origine dell’amore coniugale viene dal popolo più antico vissuto nell’età dell’oro, e presso di loro era così dalla creazione di Adamo e sua moglie. Da lì è l’origine dei matrimoni, e dell’amore coniugale. Per quanto riguarda la virtù, o potenza del amore coniugale, riteniamo che la sua fonte sia il clima, ovvero la posizione del sole ed il calore che ne deriva nelle varie regioni. Non è attraverso vani ragionamenti che abbiamo esaminato la questione, ma dalle evidenze dell’esperienza. Cioè, dai popoli sotto la linea dell’equinozio, dove il calore del giorno è cocente; e dai popoli che abitano più vicino e più lontano da lì. Nonché dall’influenza del calore solare sul calore vitale degli animali della terra e degli uccelli del cielo in primavera, quando essi si riproducono. Inoltre, cosa è l’amore coniugale se non calore, al quale se si aggiunge il calore supplementare del sole, diviene virtù o potenza?”

Questo scritto era contrassegnato con le iniziali Sp, del regno da cui provenivano gli estensori.


105. Poi una seconda volta l’angelo ha messo la mano nella urna e ha preso uno scritto da cui ha letto questo:

Noi connazionali nel nostro appartamento abbiamo convenuto, che l’origine dell’amore coniugale è la stessa dell’origine dei matrimoni, che è stata istituita dalle leggi per il contenimento delle passioni innate degli uomini per gli adulteri, che rovinano l’anima, umiliano la ragione, contaminano la morale, e consumano il corpo con la devastazione della malattia. Poiché gli adulteri non sono umani, ma bestiali, non razionali, ma brutali, e quindi non cristiani, ma barbari. L’istituzione del matrimonio, e la nascita al tempo stesso dell’amore coniugale, era dunque finalizzata alla censura di questi mali. E così è per la virtù o potenza di questo amore, perché essa è subordinata alla castità, cioè all’astenersi dalla promiscuità. Il motivo è che presso colui che ama solo il suo coniuge, la virtù o potenza del suo amore è riservata ad uno, e così è raccolta, e per così dire fortificata; e allora diventa nobile, per così dire, la quintessenza, preservata dalle contaminazioni che altrimenti la dissolverebbero e disperderebbero in ogni direzione. Uno di noi, che è un sacerdote, aggiunge anche la predestinazione come una delle cause di tale virtù o potenza, dicendo, non sono forse i matrimoni predestinati? E presso di loro, la generazione e ciò che la rende efficace è altresì predestinato. Egli ha insistito su questa causa poiché aveva prestato giuramento su di essa.”

Tale scritto era contrassegnato con la lettera N.

All’udire ciò qualcuno ha detto in tono beffardo, “Predestinazione! Oh, che bella scusa per occultare i difetti o l’impotenza!”

106. Per la terza volta, l’angelo ha estratto uno scritto dall’urna leggendo quanto segue: “Noi connazionali, nella nostra stanza, abbiamo meditato sulle cause cui si deve l’origine dell’amore coniugale, e abbiamo notato che la principale di esse è la stessa da cui origina il matrimonio. Perché l’amore non esiste prima, e nasce dal fatto che, quando uno si strugge o ama disperatamente una vergine con il cuore e con l’anima, egli desidera possederla sopra ogni cosa. E non appena lei si impegna, egli la considera uguale a se stesso. Che questa è l’origine dell’amore coniugale è evidente dalla furia di ciascuno contro i rivali, e dalla gelosia contro gli usurpatori. Abbiamo poi meditato sull’origine della virtù o potenza di tale amore; e tre contro due abbiamo deciso che la virtù o potenza presso un coniuge discende dal fatto che questi si conceda all’amore del sesso. Essi hanno affermato di sapere per esperienza che la potenza dell’amore del sesso supera la potenza dell’amore coniugale.”

Questo scritto era contrassegnato con la lettera I. Udito ciò qualcuno dei convenuti si è lamentato dicendo,

Getta via questo scritto e prendine un altro dall’urna”.

107. E in un attimo l’angelo ha estratto il quarto, dal quale ha letto:

Noi connazionali, sotto la nostra finestra, riteniamo che l’origine dell’amore coniugale e dell’amore del sesso sia la stessa, perché l’uno discende dall’altro, solo che l’amore del sesso è illimitato, indeterminato, senza regole, promiscuo e girovago; mentre l’amore coniugale è limitato, determinato, sobrio, stabile, e fedele. E per tale motivo questo amore è stato istituito dalla prudenza della sapienza umana. Altrimenti nessun impero, né regno, né repubblica, neppure la società potrebbe esistere, ma solo uomini in gruppi e bande che si aggirano in campi e boschi, con prostitute e donne rapite; e vagano di luogo in luogo per sfuggire da sanguinosi omicidi, violenze e rapine, per cui l’intera razza umana sarebbe sterminata. Questo è il nostro giudizio circa l’origine dell’amore coniugale. E la virtù o potenza dell’amore coniugale la ricolleghiamo alla solidità del corpo, continuamente preservato dalla nascita alla vecchiaia. Perché un uomo forte ed in possesso di salute stabile, non manca di vigore; le sue fibre, nervi, muscoli, corde ed energie virili non si intorpidiscono, non si rilassano, né si indeboliscono, ma continuano nella forza del loro vigore. Addio.”

Questo scritto era contrassegnato con la lettera E.


108. La quinta volta l’angelo ha preso uno scritto dall’urna da cui ha letto quanto segue:

Noi connazionali, alla nostra tavola, nella luce razionale delle nostre menti abbiamo esaminato l’origine dell’amore coniugale, e l’origine della sua virtù o potenza, e abbiamo concluso attraverso attenti ragionamenti che l’origine dell’amore coniugale non è altro che questo: che ogni uomo, dal desiderio e dagli incitamenti celati nel luogo segreto della sua mente e del corpo, in seguito alle voglie suscitate dai suoi occhi, alla fine dirige la mente verso una donna, finché brucia dentro di sé per il desiderio di lei. Da quel momento il suo calore si accresce progressivamente finché non è tutto infuocato. In questa condizione l’amore del sesso è allontanato, e al posto della libidine sorge l’amore coniugale. Un giovane marito in questo ardore non conosce altro che la virtù o potenza di quell’amore che non finirà mai; perché egli è senza esperienza e, quindi, non conosce la condizione di carenza del suo vigore, e l’affievolimento del suo amore, dopo il piacere. L’origine dell’amore coniugale discende dunque da questo ardore prima del matrimonio, e di qui è la sua virtù o potenza. Ma dopo il matrimonio questo cambia, diminuisce, ed aumenta; e attraverso cambiamenti equilibrati – cioè in diminuzione e in aumento – resiste fino alla vecchiaia per mezzo della giusta sobrietà, e del contenimento delle passioni, che prorompono dagli antri della mente non ancora purificati. Perché la passione precede la sapienza. Questo è il nostro giudizio in merito all’origine e alla conservazione della virtù e della potenza coniugale.”

Questo scritto era contrassegnato con la lettera P.

109. La sesta volta l’angelo ha estratto un documento da cui ha letto come segue:

Noi connazionali riuniti, abbiamo meditato sulle cause da cui origina l’amore coniugale e siamo concordi su due; una delle quali è la giusta educazione dei bambini, e l’altra il possesso distinto dell’eredità. Abbiamo assunto queste due perché mirano ad uno scopo, che è il bene pubblico. E questo è garantito dal fatto che i bambini concepiti e nati nell’amore coniugale diventano la sua vera e grande primizia, e dall’amore per la prole elevato in ragione della discendenza legittima, educata come erede di tutti i beni, spirituali e naturali, dei loro genitori. Che il bene pubblico è fondato sulla giusta educazione dei bambini e sul possesso distinto dell’eredità è evidente alla ragione. C’è l’amore del sesso, e c’è l’amore coniugale, e quest’ultimo amore appare come uno con il primo, ma sono nettamente diversi. E il primo non è parte dell’altro, ma uno è dentro l’altro, cioè è all’interno, ed è più nobile dell’altro. E abbiamo visto che dalla creazione l’amore coniugale è dentro ed è nascosto nell’amore del sesso, come un mandorla nel suo guscio. Quindi quando l’amore coniugale si dispiega dal suo guscio, che è l’amore del sesso, luccica innanzi agli angeli come una gemma e una pietra luccicante. Questo perché nell’amore coniugale è incisa la salvezza dell’intero genere umano, che è ciò che si intende per il bene pubblico. Questo è il nostro giudizio rispetto all’origine di questo amore. E circa l’origine della sua forza o potenza riteniamo, dall’esame delle cause, essere il dispiegarsi e la separazione dell’amore coniugale dall’amore del sesso, che si compie per mezzo della sapienza nell’uomo, e dall’amore della sapienza dell’uomo, da parte della moglie. Poiché amore del sesso è in comune con le bestie, viceversa l’amore coniugale è peculiare all’uomo. E quindi nella misura in cui l’amore coniugale viene liberato dall’amore del sesso, l’uomo è un uomo e non una bestia, e un uomo ottiene virtù o potenza dal suo amore, e una bestia dal suo.”

Questa scritto era contrassegnato con la lettera G.

110. La settima volta l’angelo ha estratto un documento dal quale ha letto questo:

Noi connazionali nella camera, sotto la luce della nostra finestra, ci siamo rallegrati dei nostri ragionamenti, e quindi dei nostri giudizi, meditando sull’amore coniugale. Chi non sarebbe affascinato da esso? Infatti, questo amore è nella mente e allo stesso tempo in tutto il corpo. Noi riconduciamo l’origine di questo amore alle sue delizie. Chi conosce o ha conosciuto mai una traccia di qualsiasi amore se non dal diletto e piacere di esso? Le delizie dell’amore coniugale si fanno sentire nelle loro origini, come stati di beatitudine, soddisfazione e felicità; e nelle loro derivazioni, come sensazioni di bellezza e piacere, e nei loro ultimi approdi come delizia delle delizie. L’origine dell’amore del sesso, quindi, è quando la parte interiore della mente e quindi la parte interiore del corpo sono aperti al fluire di queste delizie;
e l’origine dell’amore coniugale è quando, a fidanzamento avviato, la sfera primitiva di quell’amore idealmente li eleva. Riguardo alla virtù o potenza di questo amore, essa discende dalla capacità dell’amore di passare attraverso il suo corso dalla mente nel corpo; perché la mente a partire dalla testa, è nel corpo, mentre essa è sentimento e azione, soprattutto quando è nella gioia di questo amore. Di conseguenza, riteniamo che siano gradi di potenza e perseveranza nel suo avvicendarsi. Inoltre desumiamo la virtù della potenza anche dagli antenati. Se è nobile il padre diventa nobile per derivazione la prole. Che questa nobiltà sia riprodotta, ereditata, e discenda per derivazione è un fatto per cui la ragione concorda con l’esperienza.”

Questo scritto era contrassegnato dalla lettera F.

111. Per l’ottava volta uno scritto è stato estratto, da cui l’angelo ha letto: “Noi connazionali, nel nostro incontro, non abbiamo rinvenuto l’origine dell’amore coniugale, perché essa è riposta nel luogo più sacro della mente ed è intimamente celata. Neppure la più perfetta sapienza, illuminata anche attraverso qualsiasi luce della conoscenza, può raggiungere quell’amore nella sua origine. Abbiamo formulato molte ipotesi, rigirando invano nelle nostre menti le sfumature, ma non sappiamo se ne sono sortite sciocchezze o giudizi razionali. E allora chi intende giungere all’origine di questo amore dai santuari della mente, e collocarla innanzi ai suoi, vada pure a Delfi. Noi abbiamo meditato sull’amore al di sotto della sua origine, che nella mente è spirituale, ed è come una fontana dal corso delizioso che scorre nel petto, dove diventa piacevole e si chiama amore del cuore, che di per sé è pieno di amicizia e pieno di fiducia, da una inclinazione diretta alla reciprocità; e quando oltrepassa il petto diventa amore genitale. Quando un giovane l’uomo rigira queste e simili cose nei suoi pensieri, come fa quando egli sceglie per sé una donna, queste accendono nel suo cuore il fuoco dell’amore coniugale; quel fuoco in quanto principio di quell’amore ne è l’origine. Noi non riconosciamo alcuna origine della sua virtù, o potenza diversa da quello stesso amore, perché sono compagni inseparabili, e tuttavia tali che talvolta l’uno precede l’altro o viceversa. Quando l’amore precede la virtù o potenza, ciascuno è nobile, perché la potenza è allora la virtù dell’amore coniugale. Ma se la potenza precede l’amore, ciascuno risulta spregevole perché l’amore è quindi di potenza carnale. Abbiamo quindi stimato la qualità di entrambi dall’ordine in cui l’amore si eleva o discende, e così procede dalla sua origine alla sua meta.”

Questo scritto era contrassegnato dalla lettera D.


112. L’ultima volta l’angelo ha estratto uno scritto dal quale ha letto quanto segue:

Noi connazionali, nella nostra riunione, abbiamo esercitato i nostri giudizi sui due punti della questione, l’origine dell’amore coniugale, e l’origine della sua virtù o potenza. Nel discutere le sfumature dell’origine dell’amore coniugale, onde sfuggire all’oscurità nei nostri ragionamenti, abbiamo distinto tra amore spirituale, amore naturale, e l’amore carnale del sesso. E per amore spirituale del sesso abbiamo inteso l’amore autenticamente coniugale, perché questo è spirituale; e per amore naturale del sesso abbiamo inteso l’amore poligamico, perché questo è naturale; e per amore meramente carnale del sesso abbiamo inteso l’amore promiscuo, perché questo è unicamente carnale. Scrutando con i nostri giudizi nell’amore autenticamente coniugale, abbiamo visto chiaramente che è un amore soltanto tra un maschio ed una femmina; e che dalla creazione è celeste, intimo e l’anima e il padre di tutti i generi di amore nel bene, essendo stato ispirato nei nostri primi genitori, ed essendo percettibile ai cristiani. È anche così unificante che per mezzo di esso due menti possono diventare uno, e due esseri umani come una persona, vale a dire una sola carne. Che questo amore è stato ispirato dalla creazione è chiaro da queste parole nel libro della creazione:

E l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne (Genesi 2:24)

Che possa essere ispirato nei cristiani è chiaro da queste parole:

Gesù disse: “Non avete letto che colui che li ha fatti, dal principio li creò maschio e femmina? Ed egli disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una carne sola; perché essi non sono più due ma una carne sola (Matteo 19:4-6)

Questo, riguardo all’origine dell’amore coniugale. Ma l’origine della virtù o potenza dell’amore autenticamente coniugale noi supponiamo sorga dall’affinità e unanimità delle menti. Perché quando due menti sono congiunte nel matrimonio, i loro pensieri spiritualmente si accarezzano reciprocamente, e questi comunicano la loro virtù o potenza nel corpo.”

Questo scritto era contrassegnato con le lettere Sw.

113. Dietro un tramezzo oblungo, eretto davanti alle porte del palazzo, vi erano alcuni stranieri provenienti dall’Africa, che rivolgendosi ai nativi d’Europa hanno detto,

Permettete a qualcuno di noi di proporre un parere circa l’origine dell’amore coniugale, e la sua virtù o potenza.”

E dai tavoli tutti hanno fatto cenni con le loro mani in segno di assenso. Poi uno di loro è entrato e si è approssimato al tavolo dove era posta la corona, dicendo:

Voi cristiani desumete l’origine dell’amore coniugale dall’amore stesso. Ma noi Africani la facciamo discendere dal Dio del cielo e della terra. Non è l’amore coniugale un amore casto, puro e santo? Non sono gli angeli del cielo in questo amore? Non è forse tutto il genere umano e di lì, tutto il cielo angelico il seme di questo amore? Può una cosa così sublime avere altra fonte che Dio stesso, creatore e sostenitore dell’universo? Voi cristiani desumete la virtù coniugale o la potenza da varie cause razionali e naturali. Ma noi africani la desumiamo dallo stato di congiunzione dell’uomo con il Dio dell’universo. Questo stato lo definiamo uno stato della religione, mentre voi, uno stato della chiesa. Infatti, poiché l’amore è lì, ed è stabile e perenne, non può non esprimere le sue virtù, che sono a sua somiglianza, quindi anch’esse stabili e perpetue. L’amore autenticamente coniugale è noto solo ai pochi che sono vicini a Dio, e quindi la potenza di questo amore non è accessibile a nessun altro. Questa potenza presso quell’amore è rappresentata dagli angeli nel cielo come la gioia della primavera perenne.”

114. Detto questo tutti si alzarono; ed ecco, dietro il tavolo d’oro dove era posta la corona, è comparsa una finestra, non visibile fino ad allora, e attraverso la finestra è stata udita una voce, “La corona è per l’africano;”

ed è stata data dall’angelo nelle sue mani, ma non in testa, e questi è tornato a casa con essa. E gli indigeni dei paesi d’Europa sono usciti, sono saliti sui loro carri, e sono tornati alle loro case.

115. La seconda narrazione:

Destandomi dal sonno nel bel mezzo della notte, ho visto ad una certa altezza verso oriente un angelo con un documento nella mano destra, che alla luce del sole appariva di un bianco splendente; e, sulla metà di esso vi era uno scritto a caratteri d’oro. E ho letto: “Il matrimonio del bene e della verità.”

È balenato dalla scrittura uno splendore che si è diffuso in un ampio cerchio intorno al documento. Il cerchio o alone appariva come l’alba in primavera. Dopo questo ho visto l’angelo scendere con il documento in mano. E mentre scendeva la carta appariva sempre meno luminosa, e lo scritto, “il matrimonio del bene e della verità”, ha cambiato colore dall’oro in argento, poi rame, in seguito ferro, e, infine, ruggine di ferro, e la ruggine di rame. Poi l’angelo è entrato in una nube oscura, ed è sceso attraverso la nube sulla terra, e lì la carta, pur se ancora nella mano dell’angelo, non era più visibile. Questo è avvenuto nel mondo degli spiriti in cui transitano tutti gli uomini dopo la morte.

[2] Poi l’angelo mi ha parlato, dicendo:

Chiedete a coloro che giungono qui se mi vedono o se scorgono qualcosa nella mia mano.”

È giunta una moltitudine, una società da oriente, una da mezzogiorno, una da occidente e una da settentrione. E ho chiesto a quelli che venivano da oriente e da mezzogiorno, i quali nel mondo avevano inseguito l’erudizione, se vedessero qualcuno qui con me, o qualcosa nella sua mano. Tutti hanno detto che non vedevano nulla. Quindi ho chiesto a quelli che provenivano da occidente e da settentrione, i quali nel mondo avevano creduto alle parole degli eruditi. Hanno detto che non vedevano nulla. Ma gli ultimo di loro, che nel mondo erano stati nella vera fede dalla carità, o in qualche verità dal bene, dopo che gli altri erano andati via, hanno detto di aver visto un uomo con un documento, un uomo in un abbigliamento appropriato, e il documento recava uno scritto; e quando hanno avvicinato i loro occhi hanno letto, “il matrimonio del bene e della verità.” E hanno parlato all’angelo, chiedendogli di raccontare loro cosa significasse.

[3] Ed egli ha detto:

Tutte le cose che esistono nel cielo universale e tutto ciò che esiste nel mondo universale, non sono altro che un matrimonio del bene e della verità, perché ciascuna e tutte le cose, sia quelle che vivono e respirano, sia quelle che non vivono né respirano, sono state create da e attraverso il matrimonio del bene e della verità. Niente di tutto ciò è stato creato dalla sola verità o dal solo bene. Ognuno di essi da solo non è nulla, ma attraverso il matrimonio essi esistono e diventano qualcosa, dello stesso genere del matrimonio. Nel Signore, il Creatore, sono il Divino bene e la Divina verità nella loro sostanza. L’essenza della sua sostanza è il Divino bene, e l’esistenza della sua sostanza è la Divina verità. E in lui essi sono nella loro autentica unione; perché essi fanno infinitamente uno in lui. Come questi due sono uno nel creatore stesso, così sono uno anche in ciascuna e tutte le cose create da lui, quindi il creatore è congiunto con tutte le cose create da se stesso in un un’alleanza eterna, per così dire, coniugale.”

[4] L’angelo ha detto inoltre che la Sacra Scrittura, che procede direttamente dal Signore, in generale e nel particolare è un matrimonio del bene e della verità. E siccome la Chiesa, che è formata dalla verità della dottrina, e la religione, che è formata dal bene della vita secondo la verità della dottrina, presso i cristiani, procedono unicamente dalla Sacra Scrittura, è evidente che la Chiesa è un matrimonio del bene e della verità in generale e nel particolare. Che sia così può essere visto in Apocalisse Rivelata, nn. 373, 483. Ciò che è stato detto in precedenza rispetto al matrimonio del bene e della verità vale anche per il matrimonio della carità e della fede, dal momento che il bene viene dalla carità, e la verità dalla fede. Alcuni tra i primi, che non avevano visto l’angelo né cosa questi recasse nella mano, erano rimasti lì e all’udire queste cose hanno sussurrato:

Sì, effettivamente, noi comprendiamo ciò.”

Poi l’angelo ha detto loro:

Allontanatevi un po’ da me e provate a dire lo stesso.”

E quelli si sono allontanati e hanno detto a voce alta,

Non è come prima.”

[5] Dopo questo l’angelo ha parlato del matrimonio del bene e della verità presso i coniugi, dicendo che se le loro menti fossero in quel il matrimonio, tale che il marito è la verità, e la moglie il suo bene, sarebbero entrambi nei piaceri della beatitudine dell’innocenza, e quindi nella felicità, in cui sono gli angeli del cielo. In questo stato il potere di generare del marito sarebbe nella primavera perpetua, e quindi nello sforzo e nella capacità di propagare la sua verità; e la moglie sarebbe in perpetuo la ricezione di esso attraverso l’amore. La sapienza che è presso gli uomini dal Signore, non conosce nulla di più piacevole che propagare la sua verità; e l’amore della sapienza che è nelle mogli non conosce cosa più piacevole che ricevere tali verità, come nel grembo materno, e quindi concepirle, portarle nel grembo materno, e portarle alla luce. Di questa forma è la prolificazione spirituale tra gli angeli nel cielo. E anche la prole naturale ha questa origine. Dopo il commiato l’angelo si è elevato da terra, e passando attraverso la nube è asceso al cielo. E poi, secondo i gradi dell’ascensione, il documento risplendeva come prima; ed ecco, il cerchio di luce che appariva davanti, come l’alba, è disceso e ha dissolto le nuvole che spargevano l’oscurità sulla terra, ed è divenuto soleggiato.

Le nozze del Signore e della chiesa, e la loro corrispondenza

116. Il matrimonio del Signore e della Chiesa, e loro corrispondenza, sono trattati qui, perché senza la conoscenza e la comprensione di ciò, è difficile capire che l’amore coniugale nella sua origine è santo, spirituale e celeste, e che procede dal Signore. Si dice infatti presso alcuni nella chiesa che i matrimoni hanno una relazione con il matrimonio del Signore con la chiesa, ma quale sia questa relazione non è noto. Affinché, dunque, questo soggetto possa essere esposto in modo da risultare visibile in una qualche luce della comprensione, è necessario che questo santo matrimonio, che è presso coloro che sono nella chiesa del Signore, sia trattato nel particolare. Presso di loro, e non presso altri, c’è l’amore autenticamente coniugale. Ma per illustrare questo segreto, questa trattazione deve essere suddivisa nei seguenti capi:

(1) Che nella Parola il Signore è chiamato sposo e marito, e la chiesa, sposa e moglie; e che la congiunzione del Signore con la chiesa e la reciproca congiunzione della chiesa con il Signore si chiama matrimonio.

(2) Inoltre che il Signore è chiamato Padre e la chiesa madre.


(3) Che la prole dal Signore in quanto marito e padre, e dalla chiesa in quanto sposa e madre, è unicamente spirituale; ed è intesa nel senso spirituale della Parola con i figli, le figlie, i fratelli e le sorelle, i figli legittimi, le figlie legittime e con altri nomi inerenti la procreazione.


(4) Che la prole spirituale, che nasce dal matrimonio del Signore con la chiesa, è costituita dalle verità, da cui discendono l‘intelletto, la percezione e ogni pensiero; e dai beni, da cui discendono l’amore, la carità e ogni affetto.

(5) Che dal matrimonio del bene e della verità, che procede e fluisce dal Signore, l’uomo riceve la verità, e a questa il Signore congiunge il bene; e che così la Chiesa è formata presso l’uomo dal Signore.

(6) Che il marito non rappresenta il Signore, né la moglie la chiesa; perché entrambi insieme, marito e moglie, rendono la chiesa.

(7) Pertanto, nei matrimoni degli angeli nel cielo e degli uomini sulla terra non c’è una corrispondenza del marito con il Signore e della moglie con la Chiesa.

(8) E che vi è una corrispondenza con l’amore coniugale, con la diffusione della specie, con la prolificazione, con l’amore dei bambini, e simili cose che sono pertinenti ai matrimoni e da questi discendenti.

(9) Che la Parola è il mezzo di congiunzione, perché viene dal Signore e quindi è il Signore.

(10) Che la chiesa viene dal Signore ed è presso quelli che vanno a Lui e vivono secondo i suoi comandamenti.

(11) Che l’amore coniugale è secondo lo stato della chiesa, perché è in base allo stato della sapienza presso l’uomo.

(12) E poiché la chiesa viene dal Signore, anche l’amore coniugale viene da Lui.


La spiegazione di questi segue ora.

117. (1) Che nella Parola il Signore è chiamato sposo e marito, e la chiesa, sposa e moglie; e che la congiunzione del Signore con la chiesa e la reciproca congiunzione della chiesa con il Signore si chiama matrimonio. Che nella Parola il Signore si chiama sposo e marito, e la chiesa, sposa e moglie, lo si può vedere dai seguenti passi:

Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che gli sta appresso e lo ascolta, si rallegra di gioia all’udire la voce dello sposo (Giovanni 3:29)

Questo è stato detto riguardo il Signore da Giovanni Battista.

Gesù disse, fino a quando lo sposo è con loro, i figli del nozze non possono digiunare, verranno i giorni in cui lo sposo sarà portato via da loro, allora digiuneranno (Mt. 9:15; Marco 2:19, 20; Luca 5:34, 35)

Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, preparata come una sposa adorna per il suo marito (Ap 21:2)

Che per la nuova Gerusalemme si intende una nuova chiesa del Signore lo si può vedere in Apocalisse Rivelata, nn. 880-881. L’angelo disse a Giovanni:

Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie e l’Agnello. E gli mostrò la città santa, Gerusalemme (Ap. 21:9, 10)

Le nozze dell’Agnello hanno luogo, e la sua sposa si prepara. Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello (Ap. 19:07, 9)

Il Signore si intende per lo sposo che le cinque vergini, le quali erano pronte, entrarono per incontrare, e con il quale furono ammesse alla cerimonia nuziale, come risulta dal versetto 13, dove si dice: “Vigilate, dunque, perché non conoscete il giorno né l’ora in cui il figlio dell’uomo verrà.” Ci sono inoltre molti passi nei profeti.

118. (2) Inoltre che il Signore è chiamato Padre e la chiesa madre. Che il Signore è chiamato Padre appare da questi passi:

Per noi un bambino è nato, a noi è dato un figlio, e il suo nome sarà chiamato Mirabile, Consigliere, Dio, Padre dell’eternità, Principe della pace (Isaia 9:6)

Tu, o Signore, sei il nostro Padre, il nostro Redentore, tale è il tuo nome dall’eternità (Isaia 63:16)

Gesù disse: Colui che vede me vede il Padre che mi ha mandato (Giovanni 12:44-45)


Se aveste conosciuto me avreste conosciuto anche il Padre mio; e da ora in poi voi lo avete conosciuto, e lo avete visto (Giovanni 14:7)

Disse Filippo, Mostraci il Padre. Gesù gli disse, colui che ha visto me ha visto il Padre. Perché, allora, tu dici: Mostraci il Padre (Giovanni 14:8-9)


Gesù disse, Il Padre ed io siamo uno (Giovanni 10:30)

Tutte le cose del Padre sono mie (Giovanni 16:15; 17:10)

Il Padre è in me, ed io sono nel Padre (Giovanni 10:38; 14:10,11,20)

Il Signore e il Padre sono Uno, con l’anima e il corpo sono Uno; e Dio Padre discese dal cielo e si fece Uomo per la redenzione e la salvezza dell’uomo; e che il suo farsi Uomo è ciò che si intende per il figlio mandato nel mondo, è ampiamente mostrato in Apocalisse Rivelata.

119. Che la Chiesa sia chiamata madre risulta dai seguenti passi:

Il Signore disse, invoca tua madre, lei non è mia moglie, ed io non sono suo marito (Osea 2:2, 5)

Tu sei figlia di tua madre, che ha ripudiato suo marito (Ez. 16:45)


Dov’è la lettera di divorzio di tua madre, che io8 ho ripudiato? (Isaia 50:1)

Tua madre è come una vite, piantata presso le acque, carica di frutti (Ez. 19:10)


Queste cose si dicevano della chiesa ebraica.

Gesù stese la mano verso i suoi discepoli e disse: Mia madre ed i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica (Luca 8:21; Matteo 12:48-49; Marco 3:33-35)


Con i discepoli del Signore si intende la chiesa.


Stava presso la croce di Gesù, sua madre, e Gesù vedendo la madre e lì accanto il discepolo che egli amava, disse a sua madre: Donna, ecco tuo figlio; e disse al discepolo: Ecco tua madre. Perciò da quel momento il discepolo la prese fra la sua gente (Giovanni 19:25-27)


Con questo si intende che il Signore non riconosce Maria come madre, ma la chiesa; per tale motivo egli la chiama donna, e madre del discepolo. La chiama madre di questo discepolo, ovvero di Giovanni, perché egli rappresenta la chiesa con riferimento ai beni della carità. Questi stessi sono la chiesa nella sua autenticità. E quindi è detto che lui la prese nel suo seno. Ciò può essere visto in Apocalisse Rivelata, nn. 5, 6, 790, 798, 879; che Pietro rappresentava la verità e la fede; Giacomo la carità; e Giovanni, le opere di carità. E che i dodici apostoli insieme rappresentano la chiesa come tutte le cose ad essa pertinenti, nn. 233, 790, 903, 915.

120. (3) Che la prole dal Signore in quanto marito e padre, e dalla chiesa in quanto sposa e madre, è unicamente spirituale; ed è intesa nel senso spirituale della Parola, con i figli, le figlie, i fratelli e le sorelle, i figli legittimi e figlie legittime e con altri nomi inerenti la procreazione. Che nessun altra prole discende dalla chiesa attraverso il Signore, non necessita di dimostrazione, perché la ragione lo vede chiaramente. Poiché dal Signore procede ogni bene e ogni verità, e la chiesa, li riceve e li porta a compimento; e tutte le cose spirituali del cielo e della chiesa si riferiscono al bene e alla verità. Quindi per figli e figlie nella Parola, nel suo senso spirituale, si intendono le verità e i beni; per figli, le verità concepite nell’uomo spirituale e nate in quello naturale; e, allo stesso modo, per figlie, i beni. Per questo ragione coloro che sono rigenerati dal Signore sono chiamati nella Parola, figli di Dio, figli del regno, nati da Lui; e il Signore ha chiamato i suoi discepoli figli. Null’altro è significato dal figlio maschio nato dalla donna e accolto da Dio, in Apocalisse 12:5. Vedi Apocalisse Rivelata, n. 543. È perché figlie significano i beni della chiesa che la Figlia di Sion, di Gerusalemme, di Israele, e di Giuda, sono così spesso menzionate nella Parola, con le quali non si intende la figlia, ma l’amore del bene, che è della chiesa. Vedi Apocalisse Rivelata, n. 612. Il Signore chiama anche coloro che sono della sua chiesa, fratelli e sorelle in Matteo 12:49, 25:40; 28:10; Marco; 3:35; Luca 8:21.

121. (4) Che la prole spirituale, che nasce dal matrimonio del Signore con la chiesa, è costituita dalle verità, da cui discendono l‘intelletto, la percezione e ogni pensiero; e dai beni, da cui discendono l’amore, la carità e ogni affezione. Che i beni e le verità siano la prole spirituale nata dal Signore attraverso la chiesa è dovuto al fatto che il Signore è il bene in sé e la verità in sé, e questi in Lui non sono due ma uno; e perché nulla può procedere da Lui, se non ciò che è in Lui, e che Egli stesso è. Che il matrimonio del bene e della verità procede dal Signore e fluisce negli uomini, ed è ricevuto in base allo stato della mente e della vita di coloro che sono della chiesa, è stato illustrato nel paragrafo precedente sul matrimonio del bene e della verità. La ragione per cui l’uomo attraverso le verità è dotato di intelletto, percezione e ogni pensiero, e attraverso i beni accede all’amore, alla carità ed a ogni affezione, è che tutte le cose nell’uomo sono in relazione con la verità e con il bene, e le due le cose in lui che lo costituiscono sono la volontà e l’intelletto; e la volontà è il ricettacolo del bene, e l’intelletto è il ricettacolo della verità. Che le cose peculiari alla volontà siano l’amore, la carità e l’affezione, e le cose caratteristiche dell’intelletto siano la percezione e il ragionamento, non necessita di dimostrazione, poiché è lo stesso intelletto a far luce in questa proposizione.

122. (5) Che dal matrimonio del bene e della verità, che procede e fluisce dal Signore, l’uomo riceve la verità, e a questa il Signore congiunge il bene; e che così la Chiesa è formata presso l’uomo dal Signore. Il motivo per cui dal bene e dalla verità che procedono come uno dal Signore, l’uomo riceve la verità, è che egli la riceve come propria, e tale la considera. Perché egli pensa ad essa come se gli appartenesse, e parla di essa nello stesso modo, e questo perché la verità è nella luce della conoscenza e quindi egli la vede; e ciò che un uomo vede dentro di sé, o nella sua mente, non sa da dove viene, perché l’influsso non è a lui visibile, come le cose che rientrano nella vista dell’occhio; e quindi suppone che sia in se stesso. Così è stato disposto dal Signore, che l’uomo abbia questa apparenza, in modo che egli possa essere uomo, e che ci possa essere in lui una reciproca congiunzione. A questo si aggiunga che l’uomo nasce con la facoltà di conoscere, comprendere, e divenire savio, e questa facoltà contiene le verità dalle quali si acquisisce la conoscenza, intelligenza e sapienza. E siccome la femmina è stata creata per mezzo della verità del maschio, ed è plasmata nell’amore di esso, sempre più dopo il matrimonio, ne consegue che ella riceve anche la verità del marito in se stessa, e la congiunge con il suo bene.

123. Che il Signore riunisce e congiunge il bene alle verità che l’uomo accoglie è perché l’uomo non può compiere il bene come da se stesso, perché non è a lui visibile. La ragione è che non è una questione di luce, ma di calore, ed il calore non si vede ma si sente. Pertanto, quando l’uomo nei suoi ragionamenti vede la verità, egli riflette raramente sul bene che, attraverso l’amore della volontà, fluisce in essa e le dà vita. Né la moglie riflette sul bene presso di lei, se non secondo la disposizione del marito verso di lei, che è secondo l’elevazione del suo intelletto nella sapienza. Il bene che è presso di lei dal Signore, è da lei introdotto nel marito, a sua insaputa. Da queste considerazioni la verità è ora evidente, verità che l’uomo riceve dal Signore, e che il Signore unisce il bene alla verità secondo la sua traduzione della verità negli usi, nella misura in cui l’uomo vuole pensare saggiamente, e di lì vivere saggiamente.


124. Il motivo per cui la Chiesa è così formata presso l’uomo dal Signore è che allora egli è in congiunzione con il Signore, nel bene da Lui, e nella verità, come da se stesso; cosicché l’uomo è nel Signore e il Signore in lui, secondo le sue parole in Giovanni 15:4-5. Lo stesso vale, se per il bene si dice la carità e per la verità, la fede; perché il bene è dalla carità e la verità, dalla fede.

125. (6) Che il marito non rappresenta il Signore né la moglie la chiesa; perché entrambi insieme, marito e moglie, rendono la chiesa. È un detto comune nella chiesa che, il Signore è il capo della chiesa, come il marito è a capo della moglie; da ciò ne conseguirebbe che il marito rappresenta il Signore, e la moglie la chiesa. Ma il Signore è il capo della chiesa, e l’uomo [homo] – uomo e donna – è la chiesa; e a maggior ragione marito e moglie insieme. La chiesa presso di loro è la prima impressa nell’uomo, e attraverso l’uomo nella moglie; perché l’uomo riceve questa verità nella sua capacità d’intendere, e la moglie dall’uomo. Il contrario non è secondo l’ordine. Questo, tuttavia, a volte si verifica; ma presso gli uomini che non sono amanti della sapienza, e quindi non sono della chiesa; come anche presso coloro che dipendono come schiavi dagli ordini delle loro mogli. Ma di questa materia qualche cenno è stato fatto più sopra, n. 21.

126. (7) Pertanto, nei matrimoni degli angeli nel cielo e degli uomini sulla terra non c’è una corrispondenza del marito con il Signore e della moglie con la Chiesa. Ciò si evince da quanto è stato appena detto, cui tuttavia, è da aggiungere che sembra come se la verità sia la cosa principale della Chiesa, perché è il suo inizio in ordine di tempo. È da questa apparenza che i prelati nella chiesa hanno conferito la primogenitura alla fede, che è la verità, piuttosto che alla carità, che è il bene. Allo stesso modo gli eruditi hanno anteposto il ragionamento, che è dalla capacità d’intendere, all’amore, che è dalla volontà. Quindi è come se la conoscenza di ciò che è il bene della carità, e di ciò che è l’amore della volontà, giacciano nascosti nella tomba; e anche la terra è stata gettata su di loro per opera di alcuni, come si fa con i morti, per evitare che possano risorgere nuovamente. Ma che il bene della carità è la cosa principale della chiesa può essere visto con occhi aperti da coloro che non si sono preclusi la strada per il cielo, nei loro convincimenti in favore della fede, che da sola faccia la chiesa, e in favore del ragionamento, che da solo rende l’uomo. Ora, siccome il bene della carità è dal Signore, e la verità della fede è presso l’uomo, come da se stesso, e questi due realizzano una congiunzione del Signore presso l’uomo come è inteso nelle parole del Signore:

Egli è in loro, ed essi in Lui (Gv. 15,4-5)

è chiaro che questa congiunzione è la chiesa.

127. (8) E che vi è una corrispondenza con l’amore coniugale, con la diffusione della specie, con la prolificazione, con l’amore dei bambini, e simili cose che sono pertinenti ai matrimoni e da questi discendenti. Queste cose, però, sono segreti più profondi di quanto possa entrare in una qualsiasi luce della conoscenza, salvo che a monte vi sia una conoscenza della corrispondenza. Ove questo non sia stato svelato alla conoscenza, seppure gli argomenti di questo paragrafo fossero spiegati, la loro comprensione risulterebbe vana. Ma cosa sia la corrispondenza, e quale sia la relazione delle cose naturali con quelle spirituali, è stato mostrato in più parti in Apocalisse Rivelata; anche in Arcana Coelestia, e in particolare in Dottrina della Sacra Scrittura, e ancora nello specifico, in una narrazione al riguardo, qui di seguito. Fino a quando questa conoscenza non sia stata acquisita, queste poche cose che saranno esposte all’intelletto risulteranno oscure. Che l’amore coniugale corrisponde all’amore autentico della verità, alla sua castità, purezza e santità; che la diffusione della specie corrisponde alla potenza della verità; che la prolificazione corrisponde alla propagazione della verità; e che l’amore per i bambini corrisponde alla protezione della verità e del bene. Ora, siccome la verità nell’uomo appare come propria, ed il bene è unito ad essa dal Signore, è evidente che tali corrispondenze sono dell’uomo naturale con lo spirituale o uomo interno. Ma si farà luce su questi temi nelle narrazioni che seguono.

128. (9) Che la Parola è il mezzo di congiunzione, perché viene dal Signore e quindi è il Signore. La Parola è il mezzo di congiunzione del Signore presso l’uomo e di congiunzione dell’uomo presso il Signore, per la ragione che nella sua essenza è la Divina verità unita con il Divino bene, e il Divino bene unito con la Divina verità. Ciò può essere visto in Apocalisse Rivelata (n. 373, 483, 689, 881) che questa unione è in ciascuna e tutte le cose della Parola, nel suo significato celeste e spirituale. Da cui ne consegue che la Parola è il matrimonio perfetto del bene e della verità, e poiché è dal Signore, e ciò che è da Lui è anche se stesso, risulta che quando un uomo legge la Parola, e ne accoglie le verità di lì, il Signore congiunge il bene. L’uomo non vede i beni che lo riguardano, perché li conosce attraverso l’intelletto; ma l’intelletto riceve solo le cose che gli sono proprie, cioè le verità. Che il bene sia unito a queste per opera del Signore, l’intelletto lo avverte, dalla gioia che fluisce quando la comprensione è illuminata. Ma questo avviene interiormente solo presso coloro che leggono la Parola allo scopo di divenire savi; e tale scopo è presso coloro che vogliono imparare maggiormente le autentiche verità lì svelate; e per mezzo di esse costituire la chiesa dentro di sé. Ma coloro che leggono la Parola solo per la fama di erudizione, e che la leggono aderendo all’opinione che la mera lettura o l’ascolto di essa susciti la fede e conduca alla salvezza, non ricevono alcun bene dal Signore, poiché il loro scopo è quello di salvarsi attraverso semplici parole, in cui non vi è nulla della verità; e il fine di questi è di divenire illustri per erudizione, fine nel quale non c’è bene spirituale congiunto, ma solo sterile gioia che viene dalla gloria mondana. Poiché la Parola è il mezzo di congiunzione, essa si chiama alleanza, vecchia e nuova; e alleanza significa congiunzione.


129. (10) Che la chiesa viene dal Signore ed è presso quelli che vanno a Lui e vivono secondo i suoi comandamenti. Non è in discussione nel tempo presente che la chiesa sia del Signore, e poiché è del Signore, essa è anche dal Signore. Essa è presso coloro che vanno a Lui, perché la sua chiesa nel mondo cristiano proviene dalla Parola, e la Parola procede da Lui, in modo tale che è Egli stesso. Ivi è la Divina verità unita con il Divino bene, e questo anche è il Signore. Nient’altro si intende in Giovanni 1:1-14, per il Verbo che era presso Dio, e che era Dio, dal quale è la vita e la luce degli uomini, e che si è fatto carne. E ancora, è presso coloro che vanno a Lui, perché è presso coloro che credono in Lui; e nessun può credere che Egli è Dio, il Salvatore e Redentore; Jehovah la giustizia, la porta attraverso cui entrare nella ovile, cioè, nella chiesa; la via, la verità e la vita; che nessuno giunge al Padre se non attraverso Lui; che Lui e il Padre sono Uno; e molte altre cose che Egli stesso insegna; queste cose, io affermo, nessun uomo può crederle se non da Lui. Che ciò non possa avvenire salvo che l’uomo non si sia accostato al Signore, è perché Egli è il Dio del cielo e della terra, come anche Egli stesso insegna. A chi altri l’uomo dovrebbe accostarsi? Chi può accostarsi? Solo coloro che vivono secondo i sua comandamenti, perché presso gli altri non vi è congiunzione; perché Egli dice:

Chi ha i miei comandamenti e li mette in pratica, egli mi ama, e io lo amerò e farò la mia dimora presso di lui. Ma chi mi ama, e non li mette in pratica, non rispetta i miei comandamenti (Giovanni 14:21-24)


L’amore è congiunzione; e la congiunzione con il Signore è la chiesa.

130. (11) Che l’amore coniugale è secondo lo stato della chiesa, perché è in base allo stato della sapienza presso l’uomo. Che l’amore coniugale è secondo lo stato della sapienza presso l’uomo, è stato spesso affermato in precedenza, e verrà ribadito in seguito; deve quindi essere qui illustrato cosa sia la sapienza, e che essa è tutt’uno con la chiesa: presso l’uomo vi è la conoscenza, l’intelligenza e sapienza. La conoscenza concerne le cose di cui si ha percezione; l’intelligenza attiene alla ragione; e la sapienza alla vita. La sapienza considerata nella sua pienezza attiene allo stesso tempo alle cose di cui si ha percezione, alla ragione e alla vita; le percezioni precedono; attraverso esse si costituisce la ragione; mentre la sapienza attinge ad entrambi, e questo quando si vive razionalmente secondo le verità che sono percepite. La sapienza attiene dunque alla ragione e alla vita; e diviene sapienza, fintanto che attiene alla ragione e quindi alla vita; ed è sapienza quando è così divenuta attraverso la vita e di là attraverso la ragione. Le genti più antiche di questo mondo non conoscevano altra sapienza, che la sapienza della vita. Questa è stata la sapienza degli uomini nelle epoche più risalenti che furono chiamati sofisti [uomini savi]. E le generazioni che sono venute dopo, conoscevano quale sapienza, la sapienza della ragione; ed erano chiamati filosofi [amanti della sapienza]. Ma nel tempo presente molti confondono la conoscenza con la sapienza; a causa del fatto che dotti, eruditi, e saccenti sono chiamati savi, la sapienza è così scivolata dalla sua sommità a valle.

[2] Ma qualcosa deve essere detto su ciò che la sapienza è nella sua origine, nel suo progresso, e di lì nel suo stato compiuto. Le cose che appartengono alla chiesa, sono chiamate spirituali e risiedono nellintimo dell’uomo; quelle che riguardano lo stato, sono chiamate affari civili e occupano un posto al di sotto delle prime; e quelle che riguardano la conoscenza, l’esperienza e l’abilità, sono chiamate naturali, e sono ubicate alla base. Il motivo per cui le cose che appartengono alla chiesa e sono chiamate spirituali hanno la loro dimora nell’intimo dell’uomo è che queste congiungono loro stesse con il cielo, e attraverso il cielo con il Signore; poiché nessuna cosa può entrare nell’uomo dal Signore se non attraverso il cielo. Che le cose che riguardano lo stato, chiamate affari civili, occupano un posto al di sotto delle cose spirituali è perché esse si congiungono con il mondo; in realtà esse appartengono al mondo, perché sono gli statuti, le leggi ed i regolamenti, che vincolano gli uomini, in modo che si possa formare una società ed uno stato stabile e ben ordinato. Che le materie della conoscenza, esperienza e abilità, che sono chiamate naturali, costituiscono la base è perché si congiungono strettamente con i cinque sensi corporei, e questi sono le fondamenta, su cui poggiano le cose interiori, che sono della mente, e le cose più intime, che sono dell’anima.

[3] Ora, poiché le cose della chiesa, chiamate spirituali, risiedono nell’intimo, e ciò che risiede nell’intimo costituisce la testa, e poiché le cose che seguono, chiamate civili, formano il corpo, e le ultime, chiamato naturali, formano i piedi, è evidente che quando queste tre seguono nel loro ordine, l’uomo è un uomo perfetto. Perché scorrono allo stesso modo, le cose della testa nel corpo, e attraverso il corpo nei piedi; in modo che le cose spirituali sono all’interno di quelle civili, e attraverso queste sono all’interno di quelle naturali. Ora, poiché le cose spirituali sono nella luce del cielo, è chiaro che per mezzo della loro luce sono illuminate le cose che seguono nell’ordine, e animate dal loro calore, che è amore; e in questo stato l’uomo riceve la sapienza.

[4] Poiché la sapienza attiene alla vita e di lì alla ragione, come si è detto sopra, si pone la questione in ordine a cosa sia la sapienza della vita? In sintesi è questa: evitare i mali, perché danneggiano l’anima, lo stato, il corpo, e compiere buone azioni, perché sono vantaggiose per l’anima, per lo stato, e per il corpo. Questo è ciò che si intende con la sapienza che si allea con l’amore coniugale. L’alleanza sta in questo, che si rifugge il male dell’adulterio come un veleno per l’anima, per lo stato, e per il corpo. E poiché questa sapienza nasce dalle cose spirituali, che sono della chiesa, ne consegue che l’amore coniugale è secondo la stato della chiesa, che è in base allo stato della sapienza presso l’uomo. Inoltre con questo si intende che – come è stato affermato più volte in precedenza – nella misura in cui un uomo diventa spirituale egli è nell’amore autenticamente coniugale; perché l’uomo è reso spirituale per mezzo delle cose spirituali della chiesa. Di più in merito alla sapienza con la quale si congiunge l’amore coniugale, può essere visto oltre ai nn. 163-165.


131. (12) E poiché la chiesa viene dal Signore, anche l’amore coniugale viene da Lui. Siccome questo segue da quanto è stato detto sopra, mi astengo da ulteriori dimostrazioni. Poi, che l’amore autenticamente coniugale venga dal Signore tutti gli angeli del cielo lo testimoniano; e anche che questo amore è in base allo stato della sapienza, e lo stato della sapienza è secondo lo stato della chiesa presso di loro. Che tale è la testimonianza degli angeli del cielo è chiaro da quanto è stato esposto, da cui si evince che sono cose viste e udite nel mondo spirituale.

132. A questo desidero aggiungere due narrazioni. La prima:

Una volta ho parlato con due angeli, uno dal cielo orientale, l’altro dal cielo di mezzogiorno, i quali, quando hanno compreso che meditavo i segreti della sapienza attinenti all’amore coniugale, hanno detto:

– Sai qualcosa delle scuole di sapienza nel nostro mondo?

Ho risposto: No.

Ed essi hanno replicato:

– Ce ne sono molte. E quelli che amano le verità da un’affezione spirituale, o perché sono verità, e perché la sapienza si acquisisce per mezzo di esse, si riuniscono in tempi stabiliti, meditano e tirano conclusioni riguardo a queste materie ad un livello più profondo di comprensione.

Poi mi hanno preso per mano, dicendo:

– Seguici, e vedrai, e ascolterai. Oggi è stato diramato l’avviso per un incontro.

Sono stato portato attraverso una pianura fino ad una collina; ed ecco, ai piedi della collina un viale di palme che continuava fino alla vetta. Lo abbiamo percorso fino sopra; e sulla parte superiore della collina è apparso un boschetto, i cui alberi si elevavano da terra formando una sorta di teatro, all’interno del quale vi era un palco pavimentato con piccole pietre di vari colori. Intorno a questo in una forma quadrata erano collocati dei posti a sedere, sui quali gli amanti della sapienza si erano seduti, e in mezzo al teatro vi era un tavolo sul quale si trovava un documento chiuso con un sigillo.

[2] Quelli che erano seduti ci ha invitato a sederci sui seggi vacanti. Ma ho risposto:

– Sono stato condotto qui da due angeli per vedere e ascoltare non per sedere.

Allora i due angeli sono andati verso il tavolo al centro del palco, hanno rimosso il sigillo della documento, e hanno letto dinanzi a coloro che erano seduti i segreti della sapienza lì impressi, sui quali essi dovevano ora meditare e approfondire. Questi erano stati scritti e depositati sul tavolo dagli angeli del terzo cielo. I segreti erano tre. Il primo:

Che cosa è l’immagine di Dio, e cosa la somiglianza di Dio, nella quale l’uomo è stato creato?

Il secondo:

Perché l’uomo non nasce nella conoscenza dell’amore, quando anche le bestie e gli uccelli, nobili e infimi, nascono nella conoscenze di tutti i loro amori?

Il terzo:

Cosa si intende per albero della vita? E cosa per albero della conoscenza del bene e del male? E cosa per mangiare di essi?

Sotto questi era scritto:

Unisci questi tre in una proposizione, scrivila su un nuovo foglio e posalo sul tavolo, e vedrai. Se la proposizione appare corretta e proporzionata sarà data a ciascuno di voi una ricompensa in sapienza.”

Dopo aver letto questo i due angeli si sono ritirati, e sono stati assunti nei rispettivi cieli.

[3] Poi quelli che erano seduti sui seggi hanno cominciato a meditare e ad approfondire i segreti loro proposti, e parlavano in ordine, in primo luogo, quelli che sedevano sul lato nord, poi quelli a ovest, dopo di questi quelli a sud, e infine quelli a est. Ed è stato preso in considerazione il primo tema, “Cosa è l’immagine di Dio e cosa è la somiglianza di Dio, in cui l’uomo è stato creato?” Poi sono state lette queste parole del libro della creazione ad alta voce davanti a tutti:

E Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza. E Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò (Genesi 1:26-27)

Nel giorno in cui Dio creò l’uomo, lo fece a sua somiglianza (Genesi 5:1)

Coloro che sedevano a nord hanno parlato per primi, dicendo: “L’immagine di Dio e la somiglianza di Dio, sono le due vite alitate nelle uomo da Dio, che sono la vita della volontà e la vita dell’intelletto. Infatti leggiamo:

Jehovah Dio soffiò nelle narici di Adamo, il respiro della vita; e l’uomo divenne un essere vivente (Genesi 2:7)

Nelle narici significa nella percezione, cioè che era in lui la volontà del bene e la capacità di intendere la verità e, quindi, il respiro della vita; e poiché la vita è stata soffiata in lui da Dio, l’immagine e la somiglianza di Dio significa integrità, dalla sapienza, dall’amore, dalla giustizia e dall’assennatezza in lui.”

Coloro che sedevano a ovest hanno sostenuto questa opinione: “Questo stato di integrità soffiato in lui da Dio è soffiato in ogni uomo dopo di lui, continuamente; ed è nell’uomo come un ricettacolo, e nella misura in cui l’uomo è un ricettacolo, egli è un’immagine e somiglianza di Dio.”

[4] Poi nell’ordine, coloro che sedevano a mezzogiorno, hanno affermato:

L’immagine di Dio e la somiglianza di Dio sono due cose distinte, ma nell’uomo sono unite dalla creazione. E noi vediamo, come da una luce interiore, che l’immagine di Dio può essere distrutta dall’uomo, ma non la somiglianza di Dio. Questo appare come attraverso un velo, dal fatto che Adamo ha mantenuto la somiglianza di Dio, dopo aver perso l’immagine di Dio, perché leggiamo dopo la maledizione:

Ecco l’uomo è come uno di noi, conoscendo il bene e il male (Genesi 3:22)

E poi lui è chiamato la somiglianza di Dio, ma non l’immagine di Dio (Genesi 5:1). Ma lasciamo che i nostri compagni che siedono a oriente, e quindi sono in una luce superiore, dicano cosa è effettivamente l’immagine di Dio e la somiglianza di Dio.”

[5] E poi, dopo che il silenzio è stato raggiunto, coloro che erano seduti a oriente si sono messi in piedi e hanno alzato lo sguardo al Signore; poi si sono seduti nuovamente, e hanno detto: “L’immagine di Dio è un ricettacolo di Dio; e come Dio è l’amore stesso e la sapienza stessa, l’immagine di Dio nell’uomo è il ricettacolo in lui dell’amore e della sapienza da Dio. Ma la somiglianza di Dio è il ritratto perfetto e la massima apparenza, quando l’amore e la sapienza sono nell’uomo, come fossero sue proprie; perché l’uomo non avverte altro che ciò che egli ama da se stesso e ciò per cui ritiene di avere sapienza da se stesso; vale a dire che vuole il bene e comprende la verità come da se stesso, quando invece queste non sono affatto da se stesso, ma da Dio. Dio solo ama da se stesso ed è savio da se stesso, perché Dio è infinito amore e infinita sapienza. L’apparenza che l’amore e la sapienza o il bene e la verità sono nell’uomo, come sue proprie, rendono possibile che l’uomo possa essere uomo, e in un certo grado, essere congiunto a Dio, e quindi vivere per l’eternità. Da cui consegue che l’uomo è uomo dal fatto che egli può volere il bene, e comprendere la verità come da se stesso, e ciò nondimeno credere che esse procedono da Dio. Infatti, è in virtù del fatto che l’uomo sa e crede questo, che Dio mette la sua immagine nell’uomo. Ciò non potrebbe avvenire se egli credesse che amore e sapienza siano da se stesso e non da Dio.”

[6] Detto questo, è sopraggiunto su di loro un ardore dall’amore per la verità, dal quale hanno pronunciato queste parole:

Come può l’uomo ricevere alcunché dell’amore e della sapienza, custodirlo e rappresentarlo, se non lo sente come proprio? E come vi può essere congiunzione con Dio attraverso l’amore e la sapienza se non è dato all’uomo qualcosa di reciproco della congiunzione? Poiché non c’è congiunzione senza reciprocità; e il reciproco della congiunzione è che l’uomo deve amare Dio ed essere savio nelle cose che sono di Dio, come da se stesso, e tuttavia credere che siano da Dio. Allora, come può l’uomo vivere in eterno se non è congiunto con l’eterno Dio? E di conseguenza, in che modo l’uomo può essere uomo, senza la somiglianza di Dio in lui?”

[7] Ascoltando queste parole, tutti hanno aderito, dicendo: “Permettete che la conclusione sia questa:

L’uomo è un ricettacolo di Dio, e un ricettacolo di Dio è un’immagine di Dio; e come Dio è l’amore stesso e la sapienza stessa, è di questi che l’uomo è un recipiente; e nella misura in cui riceve, il ricettacolo diviene immagine di Dio. E l’uomo è una somiglianza di Dio, dal fatto che egli sente dentro di sé che le cose che sono di Dio sono in lui come sue proprie; eppure da questa somiglianza è un’immagine di Dio solo in quanto egli riconosce che l’amore e la sapienza, o il bene e la verità in lui non sono suoi, e quindi non sono da lui, ma sono solo in Dio, e quindi da Dio.”

133. Poi hanno trattato il secondo tema in discussione,

Perché un uomo non nasce nella conoscenza di ogni amore, quando anche le bestie e gli uccelli, siano essi nobili o infimi, nascono nella conoscenza di tutti i loro amori?

Prima hanno confermato la verità della proposizione da diverse considerazioni, cioè, riguardo all’uomo, che egli nasce senza alcuna conoscenza, nemmeno nella conoscenza dell’amore coniugale. Essi hanno investigato e concluso che un bambino non è in grado per una conoscenza innata di attaccarsi al seno della madre, ma deve essere accostato ad esso dalla madre o dall’infermiera; e che questi sa soltanto succhiare, avendolo appreso esercitandosi alla suzione nel grembo materno. E poi, non sa camminare, né articolare il suono di ogni parola umana, e nemmeno conosce l’affezione del suo amore come avviene per le bestie. E inoltre, che non conosce alcun alimento adatto a sé, diversamente dalle bestie, ma afferra ciò che gli viene presentato, pulito o sporco che sia, e lo mette in bocca. Coloro che hanno investigato affermano che l’uomo senza istruzione non ha neppure la capacità di distinguere il sesso, e ignora completamente le modalità in cui si esplica l’amore del sesso; e che neppure le vergini ed i giovani uomini sanno alcunché in assenza di specifica istruzione, quand’anche educati in varie scienze. In una parola, l’uomo nasce corporeo, come un verme, e rimane corporeo a meno che non impara dagli altri a conoscere, a capire, e a divenire savio.


[2] Poi hanno confermato l’affermazione che le bestie, sia nobili, sia infime, come gli animali, gli uccelli del cielo, i rettili, i pesci, e i vermi che vengono chiamati insetti, nascono tutti nella conoscenza degli amori della loro vita. Ad esempio, in tutto ciò che concerne il loro nutrimento, tutto ciò che riguarda la loro abitazione, tutto quel che riguarda l’amore del sesso e la procreazione, ed in materia di cura dei loro piccoli. Hanno confermato ciò attraverso meravigliosi esempi che essi richiamavano alla memoria da quanto avevano visto, udito, e letto nel mondo naturale (così hanno chiamato il nostro mondo in cui hanno vissuto) in cui le bestie non sono rappresentazioni ma reali. Quando la validità della proposizione è stata dimostrata, hanno diretto le loro menti ad indagare e scoprire i fini e le cause per mezzo delle quali potevano spiegare e divulgare questo segreto. E tutti dicevano che queste cose non potevano non scaturire dalla sapienza Divina, in modo che l’uomo possa essere uomo e la bestia, essere bestia, e che l’imperfezione dell’uomo alla sua nascita diventi così la sua perfezione e la perfezione della bestia alla sua nascita diventi la sua imperfezione.

134. Poi per primi quelli a settentrione hanno cominciato ad aprire le loro menti, dicendo:

“L’uomo è nato senza sapere che egli può ricevere tutte le conoscenze. Se fosse nato in tale consapevolezza, egli riceverebbe unicamente quelle conoscenze nelle quali è nato; né potrebbe acquisirne quindi altre, il che è illustrato da questo confronto, un uomo appena nato è come un terreno in cui nessun seme è stato impiantato, ma che può ancora ricevere tutti i semi, portarli alla luce e renderli fecondi. Ma una bestia è come un terreno già seminato, e colmo di piante ed erbe, che non riceve altri semi se non quelli impiantati; se ne ricevesse altri, quelli soffocherebbero. Quindi l’uomo progredisce nel tempo, e come la terra può essere coltivato, e sostenere, per così dire, ogni tipo di grano, fiori e alberi, viceversa, una bestia cresce in breve tempo, durante il quale non può perfezionarsi in qualsiasi altra cosa che non sia innata.”

[2] Poi hanno parlato quelli a occidente dicendo:

“L’uomo non nasce nella conoscenza come la bestia, ma possiede una capacità e una propensione, la capacità di conoscere e la propensione ad amare; e possiede non solo la capacità di conoscere, ma anche di comprendere e di diventare savio; e nasce nella propensione, la più perfetta, non solo di amare le cose di sé e del mondo, ma anche quelle che sono di Dio e del cielo. Di conseguenza, l’uomo nasce dai suoi genitori come un organismo che vive solo attraverso i sensi esteriori, ignorando inizialmente i sensi interiori, in modo che egli possa successivamente divenire uomo, in primis naturale, quindi razionale, e infine spirituale; questa progressione non potrebbe aver luogo se egli nascesse nel possesso delle conoscenze e degli amori, come avviene per le bestie. Infatti le conoscenze e le affezioni innate impediscono la progressione, mentre una capacità ed una propensione innate non limitano alcunché. L’uomo quindi può perfezionarsi nella conoscenza, nell’intelligenza e nella sapienza per l’eternità.”

[3] Di seguito, quelli provenienti da meridione hanno espresso la loro opinione, dicendo:

“È impossibile per l’uomo acquisire alcuna conoscenza da se stesso, perché nessuna conoscenza è innata in lui, ma può acquisirla da altri; e poiché egli non possiede alcun conoscenza, neppure possiede l’amore da se stesso, poiché non vi è amore laddove non c’è conoscenza, perché conoscenza e amore sono compagni inseparabili. Sono inseparabili al pari della volontà e dell’intelletto, o dell’affezione e del pensiero, così come, l’essenza e la forma. Quindi nella misura in cui l’uomo acquisisce la conoscenza da altri, l’amore stesso si unisce ad essa come il suo compagno. L’amore universale che congiunge se stesso è l’amore della conoscenza, della comprensione, e di divenire savio. Questo amore è solo presso l’uomo, e non nella bestia; e scorre nell’uomo da Dio.

[4] Concordiamo con i nostri compagni da occidente, che l’uomo non nasce in alcun amore, e quindi in alcuna conoscenza, ma che in lui esiste una propensione ad amare, e quindi una capacità di ricevere la conoscenza, non da se stesso, ma da altri, cioè, attraverso gli altri. Si dice attraverso gli altri, perché nessuno riceve la conoscenza da se stesso, ma da Dio. Siamo d’accordo anche con i nostri compagni da settentrione, che l’uomo quando nasce è come un terreno in cui non siano state piantate sementi, ma in cui tutti i semi possono essere piantati, siano essi buoni o cattivi. A queste considerazioni aggiungiamo che le bestie nascono nell’amore naturale, e di conseguenza nella conoscenze ad esso corrispondenti; eppure queste non conoscono, non pensano, non comprendono né divengono sagge attraverso le loro conoscenze innate, ma per mezzo di esse sono guidate dalle loro affezioni, quasi come i ciechi dai cani, lungo le strade, perché quanto alla capacità d’intendere sono cieche; oppure, come i sonnambuli, che sono condotti da una conoscenza cieca, essendo la loro coscienza assopita.

[5] Infine si sono pronunciati quelli da oriente e hanno detto: “Noi concordiamo con quanto hanno detto i nostri fratelli, che l’uomo non ha alcuna conoscenza da se stesso, ma la acquisisce dagli altri e attraverso gli altri, affinché egli possa arrivare a conoscere e riconoscere che tutto il suo sapere, la capacità d’intendere e la sapienza sono di Dio; e che egli non può altrimenti essere concepito, nascere, ed essere generato dal Signore, e diventare la sua immagine e somiglianza. Poiché egli diventa l’immagine del Signore riconoscendo e credendo che ogni bene dell’amore e della carità che egli compie, e ogni verità, della sapienza e della fede che egli riceve, vengono esclusivamente dal Signore, e non da se stesso. Ed egli diviene una somiglianza del Signore dalla consapevolezza di ciò dentro di sé, come da se stesso. Egli avverte questo perché non nasce nelle conoscenze, ma le riceve, e ciò che egli riceve gli appare come da se stesso. Quindi, questa sensibilità è data all’uomo dal Signore affinché egli possa essere uomo e non una bestia; perché dal sua volere, pensare, amare, conoscere, comprendere, e divenire savio, come da se stesso, egli riceve le conoscenze, e le eleva nell’intelligenza, e, per mezzo degli usi di essa, nella sapienza. Così il Signore congiunge l’uomo a se stesso, e l’uomo si congiunge al Signore. Questo non avrebbe potuto essere se il Signore non avesse provveduto affinché l’uomo nascesse in uno stato di totale ignoranza.”

[6] Dopo questa dichiarazione tutti desideravano che una conclusione sortisse dalle loro affermazioni; e la conclusione composta era questa:

“L’uomo nasce in nessuna conoscenza in modo che egli possa entrare in tutte le conoscenze, ed evolversi in intelligenza, e dall’intelligenza in sapienza; ed egli nasce in nessun amore, affinché egli possa accedere a tutto l’amore, attraverso l’esercizio delle conoscenze per mezzo dell’intelligenza; e può accedere all’amore verso il Signore attraverso l’amore del prossimo; e così può essere congiunto al Signore, e attraverso questa congiunzione può diventare un uomo e vivere per l’eternità.”

135. Poi hanno preso la pergamene e hanno letto il terzo oggetto in discussione, cioè:

Cosa si intende per albero della vita, cosa per albero della conoscenza del bene e del male e ciò che si intende per mangiare di loro?

E hanno chiesto che coloro che venivano da oriente svelassero questo segreto, perché esso richiede una comprensione più profonda, e coloro che vengono da oriente sono in una luce fiammeggiante, cioè, nella sapienza dell’amore, e la sapienza è rappresentata dal giardino dell’Eden, dove i due alberi sono stati collocati. Essi hanno risposto:

Noi parleremo; ma poiché l’uomo non può ottenere alcunché da se stesso, ma riceve tutto dal Signore, noi parleremo da Lui; e tuttavia sembrerà da noi, come se il discorso venisse da noi”.

Poi hanno detto:

L’albero significa l’uomo; e il suo frutto significa il bene
della vita. Con l’albero della vita, quindi, si intende l’uomo vivente da Dio, oppure Dio che vive nell’uomo. E poiché l’amore e la sapienza, e la carità e la fede, ovvero il bene e la verità, realizzano la vita di Dio nell’uomo, questi sono rappresentati dall’albero della vita, e da questo l’uomo ha la vita eterna. Lo stesso significato è attribuito all’albero della vita di cui è dato da mangiare, nella Rivelazione 2:7; 22:2, 14.

[2] Per albero della conoscenza del bene e del male si intende l’uomo che crede di vivere da se stesso, piuttosto che da Dio; cioè che l’amore e la sapienza, la carità e la fede, cioè il bene e la verità, sono nell’uomo, come suoi propri, e non da Dio; credendo ciò, perché egli pensa e vuole, e parla e agisce in ogni evidenza come da se stesso. E poiché da questa convinzione l’uomo è persuaso che Dio stesso ha impresso o infuso il suo Divino dentro di lui, perciò il serpente ha detto:


Dio sa che nel giorno che voi mangerete del frutto di quell’albero i vostri occhi saranno aperti, e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male (Genesi 3:5)

[3] Per mangiare di quegli alberi si intende la ricezione e l’appropriazione; mangiare dell’albero della vita, significa ricevere la vita eterna; e mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, significa ricevere la dannazione, e quindi anche Adamo e sua moglie, insieme con il serpente, sono stati maledetti. Con il serpente è inteso il diavolo come amore di sé e orgoglio della propria intelligenza. Questo amore è il proprietario di tale albero; e gli uomini che sono nell’orgoglio da questo amore sono tali alberi. Essi sono quindi in un errore mostruoso, credendo che Adamo era savio e aveva fatto il bene da se stesso, e che questo era il suo stato di integrità; quando in realtà Adamo fu maledetto a causa di tale convinzione, perché questo è il significato di mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Pertanto egli cadde dallo stato di integrità, in cui era, in virtù della convinzione che era savio e faceva ciò che è bene da Dio, e non da se stesso; perché questo si intende per mangiare dell’albero della vita. Il Signore solo quando era nel mondo è stato savio da se stesso e ha compiuto ciò che è bene da sé; perché il Divino stesso era in Lui e così è stato dalla sua nascita. E quindi anche dalla propria potenza è diventato redentore e salvatore.”

[4] Da quanto è stato detto essi hanno formulato questa conclusione:

Per albero della vita, e albero della conoscenza del bene e del male, e mangiare di essi è significato che la vita presso l’uomo è Dio in lui; e che quindi vi è il cielo presso di lui e la vita eterna. E che la morte dell’uomo è la persuasione e la convinzione che la vita che egli ha, non è da Dio, ma da se stesso; a motivo di tale convinzione prende forma l’inferno in lui e la morte eterna, che è la dannazione.”

136. Poi hanno guardato la pergamena lasciata dagli angeli sul tavolo, e hanno letto in basso:

“Riunisci queste tre in una proposizione.”

Quindi le hanno unite e hanno visto che la tre erano concatenate in una serie, e che la serie o espressione era questa:

“L’uomo è stato creato per ricevere amore e sapienza da Dio, e tuttavia nell’apparenza come se fossero da se stesso, e questo al fine della ricezione e della congiunzione; per questo motivo l’uomo nasce in nessun amore, né conoscenza, e neppure in alcun potere di amare o di divenire savio da se stesso, e quindi se egli attribuisce ogni bene dell’amore e ogni verità della sapienza a Dio, egli diventa un uomo vivente, ma se li attribuisce a se stesso diventa un uomo morto.”

Hanno scritto questo su una nuova pergamena l’hanno posata sul tavolo, ed ecco gli angeli sono comparsi improvvisamente, in una luce bianca brillante, e hanno portato la pergamena in cielo. E dopo che è stata letta lì, quelli che erano seduti sui seggi hanno sentito da lì le parole:

“Ben fatto, ben fatto, ben fatto.”

E subito è apparso uno, come volando di là, che aveva due ali ai piedi, e due alle tempie, tenendo in mano le ricompense, che erano abiti, copricapo e corone di alloro. È sceso, e verso quelli seduti a settentrione ha dato vesti di color opale; a quelli seduti a occidente ha dato vesti scarlatte; a quelli a mezzogiorno, copricapo con i bordi adornati con fasce d’oro e di perle, e sul lato sinistro decorati con diamanti tagliati in forma di fiori; e a quelli a oriente ha dato corone di alloro con rubini e zaffiri. Insigniti con queste ricompense hanno lasciato la scuola della sapienza e sono tornati alle loro case; e quando si sono mostrati alle loro mogli, queste sono venute loro incontro, anch’esse adornate con doni dal cielo, per cui erano meravigliati.

137. La seconda narrazione:

mentre stavo meditando sull’amore coniugale, ecco, molto lontano sono apparsi due bambini piccoli, nudi, con canestri in mano e colombe che volavano intorno a loro. E quando li ho visti più vicino erano ancora come nudi, convenientemente ornati con ghirlande di fiori; corone di fiori sulla testa, e ghirlande di gigli e rose del colore del giacinto pendenti obliquamente dalla spalle fino ai lombi, e ornavano il petto; e intorno ad entrambi vi era come una catena in comune, intessuta di foglie intervallate da olive. Ma non appena si sono avvicinati non apparivano più come bambini, né erano nudi, ma come due persone nel fiore della vita, vestiti con abiti e tuniche di seta lucente, in cui erano ricamati i fiori più belli alla vista. E quando si sono accostati a me è stato alitato su di me dal cielo per loro tramite un calore primaverile, dall’odore fragrante come delle prime fioriture nei giardini e nei campi. Erano due coniugi dal cielo. Poi hanno parlato con me, e poiché ciò che avevo appena visto era nel mio pensiero, mi hanno chiesto:

– Cosa hai visto?

[2] E quando ho detto loro che prima mi apparivano come bambini nudi, poi adornati di ghirlande; e infine come adulti vestiti in abiti con fiori ricamati, e che quindi un soffio primaverile è stato alitato su di me con le sue delizie, hanno sorriso piacevolmente, e hanno detto che vedono se stessi, lungo la strada, come bambini, né nudi e neppure con ghirlande, ma sempre in un aspetto simile a quello attuale. E che il loro amore coniugale era così rappresentato a distanza, nel suo stato d’innocenza, per cui apparivano come bambini nudi, e nelle sue delizie rappresentate da ghirlande di fiori, e lo stesso ora con fiori ricamati nei loro abiti e nelle tuniche. E hanno aggiunto:

– Poiché hai detto che mentre ci siamo accostati un tepore primaverile è stato alitato su di te con i suoi piacevoli aromi, come di un giardino, ti diremo perché ciò è avvenuto.

[3] Hanno detto:

– Siamo sposati per l’eternità e continuamente nel fiore degli anni in cui ci vedi adesso. Il nostro primo stato era quello di una vergine e di un giovane uomo quando si uniscono in matrimonio; e poi abbiamo creduto che questo stato era la vera beatitudine della nostra vita. Ma abbiamo udito da altri nel nostro cielo, e poi abbiamo percepito, che quello era uno stato di calore non temprato dalla luce, e che sarebbe stato successivamente temprato, nella misura in cui il marito si perfeziona in sapienza e la moglie ama quella sapienza nel marito; e che questo si realizza attraverso gli usi e conformemente a loro, che si esplicano nel reciproco aiuto offerto nella società; e le delizie seguono, nella misura in cui il calore e la luce o la sapienza e il suo amore sono temprati.

[4] Un tepore come di primavera, è stato alitato su di te non appena ci siamo avvicinati, perché l’amore coniugale ed il calore primaverile nel nostro cielo agiscono come un tutt’uno; poiché presso di noi il calore è amore, e la luce che si congiunge a quel calore è sapienza; e l’uso è come l’atmosfera che li contiene entrambi nel suo seno. Cosa sono il calore e la luce senza un contenitore? E ancora, cosa sono l’amore e la sapienza senza il loro uso? La congiunzione non è in loro, perché il soggetto in cui potrebbero essere non è. Nel cielo, dove il calore è primaverile, vi è autentico amore coniugale. Che sia così lì è perché non vi è tepore primaverile in luoghi diversi dove il calore è ugualmente unito con la luce, o dove vi è tanto calore quanta luce, e viceversa. E noi affermiamo che poiché il calore si diletta con la luce, e alla luce sua volta con il calore, così l’amore si diletta con la sapienza e la sapienza, a sua volta con l’amore.


[5] Essi hanno inoltre affermato:

– Presso di noi nel cielo vi è la luce perpetua e mai l’ombra della sera; e giammai vi sono le tenebre; perché il nostro sole non tramonta e si innalza come il vostro sole, ma rimane continuamente a metà strada tra lo zenit e l’orizzonte, che secondo il tuo modo di esprimerti è in un’inclinazione di 45 gradi. Quindi il calore e la luce che procedono dal nostro sole rendono perpetua la primavera; e tale primavera perpetua è alitata su coloro nei quali l’amore è congiunto con la sapienza. E il nostro Signore, attraverso l’unione eterna del calore e della luce, ispira il compimento degli usi; di qui procedono anche le fioriture sulla vostra terra, e laccoppiamento dei vostri uccelli e animali, in primavera. Perché il calore primaverile apre il loro intimo, nelle parti più profonde, che sono denominate anime, influisce su di esse e trasmette il suo carattere coniugale è determina la loro attitudine ad essere prolifici, per mezzo di uno sforzo continuo per produrre i frutti dell’uso, cioè la riproduzione della loro specie.

[6] Invece negli uomini vi è un influsso perpetuo del calore primaverile dal Signore, perché essi possono in qualsiasi momento, anche in pieno inverno, godere le delizie del matrimonio; gli uomini sono stati creati capaci di ricevere la luce, cioè la sapienza, dal Signore; e le donne sono state create
capaci di ricevere il calore, cioè l’amore della sapienza dell’uomo, dal Signore. Quindi, allorché ci siamo accostati, un calore primaverile è stato alitato su di voi, con un odore fragrante come della prima fioritura nei giardini e nei campi.

[7] Detto questo l’uomo mi ha dato la sua mano destra e mi ha condotto alle case dove c’erano i coniugi nel fiore della vita, simili a loro stessi. Ed egli ha detto:

– Queste mogli, che ora vedi come vergini, erano donne anziane nel mondo, ed i loro mariti, che ora appaiono così giovani, erano lì, vecchi e infermi; ed essi sono stati riportati dal Signore alla giovinezza, perché si amano reciprocamente, e conformemente alla religione hanno evitato gli adulteri come peccati odiosi.

E ha aggiunto:

– Nessuno conosce le beate delizie dell’amore coniugale, salvo coloro che rigettano le orribili delizie dell’adulterio; e nessuno ha la sapienza da parte del Signore, a meno che non adempia agli usi per amore degli usi.

Allo stesso tempo ho visto anche i mobili delle loro case, ogni esemplare era in una forma celeste, e brillava d’oro fiammeggiante, per così dire, con rubini incastonati.

1 Giudici 2:10; II Re 22:20 ecc.

2 Dal greco, dove, riferito al concetto medievale di limbo. V. n. 29.

3 Gli spiriti angelici sono spiriti retti, nel mondo degli spiriti, non ancora pronti per il cielo, La Vera Religione Cristiana, n. 387.

4 Porpora in Swedenborg indica sempre regale o rosso porpora degli antichi. Per evitare confusione è qui reso con cremisi. Il blu nel nostro testo è la traduzione del latino Hyacinthinum, un blu leggermente tinto di rosso, mentre il termine blu scuro è la traduzione dal latino di cyaneus.

5 Tradotto nella versione comune come “Proverbi”.

6 Cor. 6:9.

7 Vale a dire le questioni da risolvere.

8 Il testo latino riporta “tu hai ripudiato.”