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Arcana Coelestia (1521-1534)

Genesi 13

La luce in cui vivono gli angeli

1521. Che gli spiriti e gli angeli siano dotati di ogni senso, ad eccezione del gusto, in modo praffinato e perfetto dell’uomo, mi è stato reso manifesto in molti modi. Non solo si vedono l’un l’altro e conversano insieme – gli angeli nella più grande felicità, dall’amore reciproco – ma in quel mondo vi sono molteplici cose da vedere; più di quanto gli uomini credano sia possibile. Il mondo degli spiriti ed i cieli sono pieni di rappresentazioni come furono viste dai profeti; e di una natura così meravigliosa che se la vista di una persona fosse aperta in modo che per alcune ore potesse vederle, ne rimarrebbe stupito. La luce del cielo è tale da superare di gran lunga la luce di mezzogiorno del nostro mondo solare. Tuttavia, essi non hanno alcuna luce da questo mondo, perché sono al di sopra o all’interno della sfera di questa luce; ma la loro luce è dal Signore, che si manifesta a loro in quanto sole. Perfino la luce di mezzogiorno di questo mondo è densa oscurità per gli angeli; e quando è data loro l’opportunità di vederla, è come se stessero guardando semplicemente l’oscurità, come mi è stato dato di conoscere per esperienza. Questo mostra quale differenza ci sia tra la luce del cielo e la luce di questo mondo. Continua a leggere

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Arcana Coelestia (1199-1239)

Genesi 10, versetti 15-24

1199. Versetto 15. E Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet. Canaan, qui come prima, significa il culto esterno in cui non vi è nulla di quello interno. Sidone indica le conoscenze esterne delle cose spirituali; e perché sono le cose principali di tale culto esterno, si dice che Sidone era il primogenito di Canaan; Chet indica le conoscenze esterne delle cose celesti. Continua a leggere

Arcana Coelestia (814-823)

Seguito degli inferni

Degli inferni di coloro che hanno trascorso la loro vita in odi, vendette e crudeltà

814. Poiché tali spiriti nutrono un odio mortale, e quindi non desiderano altro che la vendetta e la morte dell’altro, e non si arrestano fino ad allora, sono conservati nel più profondo e cadaverico inferno, dove c’è un fetore ripugnante come quello delle carcasse; ed è sorprendente a dirsi, tali spiriti sono così felici in quel fetore che lo preferiscono alle fragranze più gradevoli. Tale è la loro terribile natura, e la loro conseguente fantasia. Un simile fetore esala realmente da quell’inferno. Quando l’inferno è aperto (il che si verifica raramente, e solo per un breve periodo di tempo), un fetore così insopportabile emana da esso che gli spiriti non possono rimanere nelle vicinanze. Alcuni geni, o meglio furie, che erano stati condotti fuori di lì affinché potessi conoscere la loro indole, infettarono la mia sfera con un tale alito velenoso e pestilenziale che gli spiriti presso di me non potevano rimanere; e allo stesso tempo il mio stomaco fu così colpito che vomitai. Essi manifestavano la loro presenza con le sembianze di un bambino, dal volto sgraziato, con un pugnale nascosto, con il quale puntavano verso di me, tenendo una tazza in mano. Da questo mi è stato dato di sapere che avevano in mente di uccidere, o con il pugnale o con il veleno, sotto una parvenza di innocenza. Inoltre erano nudi, ed erano di carnagione nera. Ma immediatamente sono stati rimandati nel loro inferno cadaverico, e mi è stato dato di osservare il modo in cui affondavano giù. Assumevano un andatura inclinata sul lato sinistro, fino ad una grande distanza, senza scendere, e poi precipitavano, prima in quello che appariva come un fuoco, poi in un fumo ardente come di una fornace, e poi sotto quella fornace, verso la parte anteriore, dove vi erano molte caverne cupe tendenti verso il basso. Lungo il percorso meditavano e pianificavano propositi malvagi – soprattutto contro gli innocenti – senza ragione. Quando sprofondavano verso il basso attraverso il fuoco elevavano grandi lamenti. Affinché essi possano essere distinti accuratamente in merito alla loro origine e indole, quando vengono inviati all’esterno, portano una sorta di anello al quale sono affissi dei punti come in ottone, che premono con le mani e si contorcono. Questo è un segno della loro indole e del fatto che sono che sono di questa natura, e che sono confinati. Continua a leggere

Arcana Coelestia (580-598)

580. Versetto 4. C’erano i Nephilim nella terra a quei tempi; e specialmente dopo, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini, e queste partorivano loro dei figli; gli stessi diventarono uomini potenti e di fama, di indole simile a quella delle genti antiche. Per Nephilim si intende coloro che attraverso una persuasione della propria preminenza e del proprio rango hanno fatto luce su tutte le cose sante e vere. E specialmente dopo, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini, ed esse partorivano loro dei figli, significa che questo si è verificato quando essi hanno immerso la dottrina della fede nelle loro cupidità, dando vita a false persuasioni. Sono chiamati uomini potenti per via del loro amore di sé. Di fama e di indole simile a quella delle genti antiche, significa che erano come le generazioni che li hanno preceduti. Continua a leggere

Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (311-325)

Governo ecclesiastico e governo civile

311. Ci sono due generi di cose che devono essere in ordine presso gli uomini, cioè le cose che appartengono al cielo e quelle che appartengono al mondo. Quelle che appartengono al cielo si dicono ecclesiastiche; quelle che appartengono al mondo si dicono civili. Continua a leggere

Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (65-83)

Amore di sé e amore del mondo

65. L’amore di sé consiste nel voler bene solo a se stessi e nel non volerne agli altri, anche se si trattasse della chiesa. della patria, della società o del prossimo, se non in relazione a sé; consiste altresì nel non far del bene se non per la fama, l’onore e gloria, in modo che se non si possono trarre vantaggi in termini di fama, l’onore e gloria, nel bene che può farsi ad altri, si dice in cuor proprio: Che m’importa? Perché dovrai farlo? Che me ne viene in cambio? Così ci si astiene dal fare il bene. Quindi è evidente che colui che è nell’amore di sé, non ama né la chiesa, né la patria, né la società, né il prossimo, né alcun bene, ma ama solo se stesso. Continua a leggere