Archivi categoria: La religione del buonsenso

La religione del buon senso

Dialogo undicesimo

Chiave geroglifica della Scrittura

La curiosità di Tessier, ancorché diminuita, non era però interamente soddisfatta; immaginando che la conversazione che stava per avere col sig. Lanoue fosse l’ultima, prese le sue precauzioni per aver meno distrazione possibile, ascoltandolo. Voi mi avete promesso, gli disse, alcuni esempi del vostro sistema interpretativo della Scrittura per mettermi sulla via d’intenderne gli altri.

Sig. Lanoue. La Sacra Scrittura, trattando dell’uomo spirituale, e non dell’uomo naturale e delle cose terrene, deve essere intesa interamente secondo le leggi dell’ordine spirituale. È di questo ordine che abbiamo trattato l’ultima volta che ebbi il piacere di vedervi. Volete avere il piacere di riassumere le nostre opinioni in proposito.

Maestro Tessier. Capisco benissimo, sig. Lanoue, il modo con cui Gesù Cristo agiva su coloro che s’accostavano a lui in piena confidenza. Modificando il fisico, che sicuramente subiva un’azione spirituale, egli apriva gli occhi dello spirito, e cosi faceva apparire quel che è nascosto alla nostra vista ordinaria. Di qui una quantità di fenomeni incomprensibili, secondo il modo limitato di vedere dell’uomo naturale, ma interamente esatti come fatti dell’ordine spirituale. Così quel che per noi è disordine, perché lo riferiamo a questo mondo, è ordine se lo collochiamo nell’altro.

Sig. Lanoue. È esattamente la mia idea. Osservate di più che la vista spirituale, quando è aperta, percepisce cose reali, come talvolta ne vediamo nei nostri sogni. I primi uomini, prima della caduta, avendo questa vista aperta più di quel che oggi noi non abbiamo, i loro racconti, che noi prendiamo per fantastici e immaginari, sono l’esatta rappresentazione delle loro percezioni nell’altro mondo. Continua a leggere

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La religione del buon senso

Dialogo decimo

Teoria del miracoli

La questione dei miracoli di Gesù Cristo interessava troppo vivamente maestro Tessier perché egli non mettesse tutta la premura possibile nel continuare la conversazione con il sig. Lanoue interrotta il giorno precedente. Noi siamo giunti a trattare dei miracoli, gli disse abbordandolo; e vi è non so che dentro di me che mi dice che voi deluciderete questa materia confusa, rendendomela verosimile come tutto quel che mi avete mostrato fin qui.

Sig. Lanoue. Cominciando da quelli fra i miracoli di Gesù Cristo, che consistono nella guarigione delle malattie, io li colloco tutti nell’alveo della medicina spirituale, conosciutissima dagli antichi. Voi avete letto che sono esistite moltissime volte talune persone che facevano sparire i mali dei loro simili mediante l’imposizione delle mani. L’uomo che fa ciò a dotato d’una forza superiore, che però non si può, chiamare soprannaturale; essa non appartiene alla natura materiale che noi conosciamo, ma ad una natura spirituale, che ha leggi speciali e accessibili alla ragione, quantunque la maggior parte degli uomini le ignorano. Gesù Cristo, toccando coloro che lo avvicinavano, esercitava semplicemente a loro riguardo le azioni di questa medicina spirituale. La sua propria volontà e la fede del malato producevano un effetto. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo nono

Prove della redenzione

Giammai rivoluzione più completa si era fatta nelle idee del notaio. In pochi giorni tutti gli enigmi che occupavano il suo pensiero erano stati sciolti con sua piena soddisfazione. La morale aveva per lui una base reale; egli capiva per un’esperienza incontestabile che il bene non è un’inclinazione, ma una riforma; il Libro sacro dava garanzia a questo punto di vista. La Bibbia si presentava agli occhi suoi come la storia dell’uomo allontanato da Dio e ricongiunto a lui. Simboli magnifici surrogavano nella sua mente le figure inesplicabili del senso letterale. Poteva contemplare l’altro mondo senza abbagliarsi, aiutandosi con la ragione naturale, dicendo che il Creatore non aveva due misure, che era lo stesso Dio per i due mondi. Le forme spirituali non gli davano più le vertigini. Quella Trinità di persone che allontana tanta gente dal Cristianesimo teorico, non era più un mistero per lui. Tre nomi dati a tre attributi d’una sola persona gli pareva la cosa pia naturale del mondo. Non v’era dunque altro che lo imbarazzasse fuorché quella persona misteriosa senza la quale non vi è redenzione. Credendo di finirla con due domande, al più, maestro Tessier giunse tutto sollecito in casa del sig. Lanoue; e, provando a riassumere più brevemente che fosse possibile per ottenere una risposta precisa e chiara: Non vie più nulla, gli disse, che ora mi tormenti, all’infuori di questa carne che la Verità Divina ha assunto. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo ottavo

Gesù Cristo unico Dio. Suo secondo avvento.

Il notaio, trasportato dalla sua curiosità, era andato con le sue domande molto più oltre di quel che avrebbe voluto. Egli non sapeva più come dovesse abbordare il sig. Lanoue, da cui aveva tuttavia ancora molte cose da imparare. Temeva d’essere biasimato per le sue stanchevoli escursioni nel mondo spirituale dal momento che, conoscendo la vera via, aveva sempre qualche motivo per differire la sua nuova vita. Infine si recò dal savio all’ora consueta; ed entrando subito in materia: “É assolutamente necessario, gli disse, che voi, sig. Lanoue, abbiate la compiacenza di ritornare con me sopra alcuni enigmi che mi rimangono da sciogliere. Dopo avermi convinto della necessita della Redenzione bisogna, mi pare, che fortifichiate la mia fede verso la persona del Redentore. Non c’è cristianesimo senza Cristo, come volete che io pratichi la religione se non conosco colui che la insegna?

Sig. Lanoue. La vostra domanda è giustissima. Cominciate dunque, vi ascolto.

Maestro Tessier. Vi confesserò che la Trinità mi ha sempre molto confuso: tre attori diversi nella scena del mondo, che attesta semplicemente un solo Autore; tre volontà, quando ogni con mi indica che non ve ne può essere più di una; infine, una delle persone Divine si è sacrificata per placare lo sdegno dell’altra; tutto ciò mi offusca, malgrado la luce che voi avete fatto risplendere fra le nebbie del mio pensiero. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo settimo – parte seconda

Teoria delle forme spirituali

Maestro Tessier. Le forme che si vedono nel pensiero sono viste dagli occhi della mente, che gode realmente della vista. Se la vostra spiegazione, mio caro amico, fosse attentamente considerata da persone profonde, queste acquisirebbero una particolare conoscenza. L’immaterialità dell’anima potrebbe essere spiegata in modo palpabile, per così dire. Infatti, se l’anima entra dall’altro mondo in questo mondo, a maggior ragione transita da questo nell’altro mondo alla nostra morte. Pur essendo un buon cristiano, confesso che prima di conoscervi a volte avevo dei dubbi sulla mia anima, ed ero tentato di credere che tutto finisse per noi alla morte.

Sig. Lanoue. Una riflessione molto semplice vi avrebbe allontanato da queste false conclusioni. Che cosa sono, infatti, gli organi del corpo, se non strumenti atti ad eseguire fedelmente ciò che l’amore vuole e ciò che la mente pensa? Ci sono state date le gambe per andare dove si vuole; le tue mani, per afferrare ciò che si desidera; gli occhi, per vedere e le orecchie per sentire. Questi organi sono i servitori del pensiero. Vedete bene che il pensiero non può nascere da essi; sarebbe come porre il carro davanti al bestiame. L’occhio da solo non vedrebbe se l’anima non fosse in fondo al nervo ottico per afferrare l’oggetto; il vostro orecchio non sentirebbe ciò che vi ho detto, se la vostra anima non vi prestasse attenzione. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo settimo – parte prima

Teoria delle forme spirituali

Maestro Tessier era tornato più che mai soddisfatto delle spiegazioni che gli erano state date sull’altro mondo; ciò nondimeno, appena fu solo, cercando di farsi un’idea precisa di quest’altro mondo e non potendo riuscirvi, la sua fede svanì in un batter d’occhio. Il sentimento richiamava in lui la religione, ma il perché e il come, la distruggevano un attimo dopo. Se n’era andato con la buona risoluzione di non fare più nuove domande. Ma riavutosi un poco dall’impressione che gli avevano fatto le ultime parole del sig. Lanoue, non mancò di tornare nuovamente da lui. Man mano che mi parlavate – gli disse – nell’esortazione che mi avete fatto accomiatandomi, io mi rasserenavo alle vostre ragioni; sentivo anche una specie di rimorso interiore alla sola di idea di combatterle. Ma non posso più rimanere in questo stato di perplessità in cui sono. Ponendomi la mano sulla coscienza io dico a me stesso: vi è un altro mondo; ma quando lo cerco con il pensiero, non sapendo dove metterlo, non sapendo quale idea associare alle forme e alle sostanze spirituali, tutto si dissipa come in un fumo.

Sig. Lanoue. Il vostro pensiero esiste, e tuttavia, voi non sapete dove metterlo; il che prova che esso è immateriale. Per esso non vi è tempo, né spazio. Così è l’altro mondo; esso non è limitato dall’estensione, né dalla durata. Quanto alle forme, esse sono evidentemente nel vostro pensiero; perché dunque non dovrebbero essere anche nel mondo spirituale, patria del pensiero? Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo sesto

L’uomo stesso si fa il suo cielo e il suo inferno

L’amore, facendo del sé il suo proprio destino, pareva bene al notaio il mezzo meglio trovato di questo mondo per assolvere dall’accusa di capriccio o di tirannia i giudizi della Provvidenza; ma, siccome questo amore è soddisfatto appena ottiene quel che desidera, ripugnava, al maestro Tessier, il pensiero che i diavoli non fossero puniti e non ottenessero nell’altra vita se non quel che essi stessi si erano proposti per scopo dei loro sforzi. Questo problema lo preoccupava a tal punto che egli non poté immaginarsi che il sig. Lanoue riuscisse mai a risolverlo. L’amore, egli gli disse bruscamente, abbordandolo, non è forse la vita stessa dell’uomo? Non è esso per lui il solo elemento. Quando egli si trova in esso, non è forse come il pesce nell’acqua?

Sig. Lanoue. Senza dubbio, maestro Tessier; il fine a cui tendiamo è sempre quel che l’amore desidera. Essendo questo fine incessantemente presente al nostro pensiero e alla nostra affezione, si può dire che l’amore stesso costituisca la vita dell’uomo. Ora che cosa ne volete inferire? Continua a leggere