Archivi categoria: Dottrina sulla Sacra Scrittura

Dottrina sulla Sacra Scrittura (114-118)

Se non vi fosse una Parola, nessuno saprebbe nulla di Dio, del cielo e dell’inferno, della vita dopo la morte, e ancor meno del Signore

114. Questa affermazione segue come conclusione generale, da tutto quanto è stato detto e mostrato fin qui. E cioè che la Parola è la Divina verità stessa (n. 1-4); che la Parola è il mezzo di congiunzione con gli angeli del cielo (n. 62-69); che ovunque nella Parola vi è il matrimonio del Signore e della chiesa, e quindi il matrimonio del bene e della verità (n. 80-89); che la chiesa è tale quale è in essa l’intelligenza della Parola (n. 76-79); che la Parola si trova anche nei cieli, e che gli angeli attingono da essa la sapienza (n. 70-75); che attraverso la Parola hanno la luce spirituale anche le genti e i popoli che sono fuori della chiesa (n. 104-113); e altro ancora. Se ne può concludere che senza la Parola nessuno avrebbe l’intelligenza spirituale, che consiste appunto nel conoscere Dio, il cielo, l’inferno e la vita dopo la morte. Né alcuno senza la Parola saprebbe assolutamente nulla del Signore, della fede in lui e dell’amore per lui; né dunque saprebbe alcunché della redenzione, sebbene questo sia il mezzo per raggiungere la salvezza. Il Signore dice anche ai discepoli:

Senza di me non potete far nulla (Giovanni 15:5)

E ancora in Giovanni:

L’uomo non può prendere nulla, se non gli viene dato dal cielo (Giovanni 3:27)

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Dottrina sulla Sacra Scrittura (104-113)

Attraverso la Parola ricevono la luce anche coloro che sono al di fuori della chiesa e che non hanno la Parola

104. Non vi può essere congiunzione con il cielo se non c’è in qualche luogo del mondo una chiesa in cui si possegga la Parola e, per mezzo di essa, si conosca il Signore. Infatti il Signore è il Dio del cielo e della terra, e senza il Signore non vi è salvezza. È necessario che vi sia una chiesa dove la Parola non manchi, quand’anche tale chiesa possa consistere relativamente, di pochi uomini. Nondimeno, attraverso la Parola, il Signore è ovunque presente, in tutto l’orbe terrestre, perchè per mezzo di essa, il cielo è congiunto al genere umano. Che una tale congiunzione abbia luogo per mezzo della Parola, è stato esposto più sopra, n. 62-69: Continua a leggere

Dottrina sulla Sacra Scrittura (101-103)

Prima della Parola che oggi è nel mondo, vi era una Parola che poi è andata perduta

101. Che un culto di sacrifici fosse noto già prima della Parola data alla nazione israelitica per mezzo di Mosè e dei profeti, e che per l’avvenire fosse stato profetizzato per bocca di Jehovah, questo è noto dai riferimenti che si fanno negli stessi libri di Mosè. Che un culto di sacrifici fosse noto, risulta da questi passi:

Fu comandato ai figli d’Israele di rovesciare gli altari delle genti, di infrangere le loro statue e di distruggere i loro sacri boschi (Esodo 34:13; Deuteronomio 7:5; 12:3)
Israele in Schittim cominciò a fornicare con le figlie di Moab, ed esse chiamarono il loro popolo ai sacrifici dei loro dei; e il popolo ne mangiò. Così essi si prostrarono agli dei di quelli, e adorarono principalmente Baalpeor; e in ragione di ciò, si accese l’ira di Jehovah contro Israele (Numeri 25:1-3)
Balaam, che fu di Siria, fece edificare degli altari, e vi sacrificò buoi e montoni (Numeri 22:40; 23:1, 2, 4, 29-30)

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Dottrina sulla Sacra Scrittura (98-100)

Il Signore è venuto nel mondo per adempiere tutte le cose della Parola, e per divenire con ciò la Divina verità, ovvero la Parola, anche nell’ultimo piano

98. Che il Signore sia venuto nel mondo per adempiere tutte le cose della Parola, lo si vede nella dottrina sul Signore (n. 8-11). Che con ciò egli sia divenuto la Divina verità, ovvero la Parola, anche nell’ultimo piano, questo s’intende con le seguenti parole in Giovanni:

Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, e noi abbiamo veduto la sua gloria; gloria come dell’Unigenito dal Padre, pieno di grazia e verità (Giovanni 1:14)

Farsi carne significa divenire Parola, nell’ultimo piano. Quale fu il Signore nell’ultimo piano, lo mostrò egli stesso ai discepoli quando si trasfigurò (Matteo 17:2 e ss.; Marco 12:2 e ss.; Luca 9:28 e ss.). Ivi si dice che Mosè ed Elia furono visti nella gloria. Per Mosè ed Elia è intesa la Parola (si veda sopra n. 48). Il Signore in quanto Parola nell’ultimo piano è anche descritto da Giovanni in Apocalisse (1:13-16). In questi versetti tutti i particolari della descrizione del Signore significano l’ultimo piano della Divina verità, ovvero della Parola. Certamente il Signore è la Parola stessa, e questo anche prima che venisse nel mondo, ma lo era stato nei primi, infatti si dice, In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (Giovanni 1:3). Ma quando la Parola si fece carne, allora il Signore divenne Parola anche negli ultimi. Per questo si dice di lui Il Primo e l’Ultimo (Apocalisse 1:8, 11, 17; 21:6; 22:12-13). Continua a leggere

Dottrina sulla Sacra Scrittura (91-97)

Si possono trarre delle eresie dal senso letterale della Parola, ma ciò che è dannoso è il confermarle

91. Si è mostrato più sopra chela Parola non si può intendere senza la dottrina, e che la dttrina è come una lampada, alla cui luce le verità autentiche sono visibili; e questo a causa del fatto che la Parola è stata scritta per corrispondenze. Ne deriva che in essa parecchie cose sono apparenza delle verità non già verità nude; e che vi si trovano scritte molte cose adattate alla comprensione dell’uomo naturale, anzi sensuale, e tuttavia, in modo che i semplici possano intenderle con semplicità, gl’intelligenti con intelligenza ed i sapienti con sapienza. Ora poiché la Parola è tale, le apparenze delle verità, che sono verità vestite, possono essere prese per nude verità. Tali apparenze, se vengono confermate diventano falsità. Ma questo succede presso coloro che si credono superiori agli altri in sapienza, quando in realtà non lo sono affatto, giacché è da sapienti vedere se una cosa è vera prima di confermarla, piuttosto che confermare arbitrariamente qualsiasi cosa. Così agiscono coloro che eccellono in una innata attitudine confermativa, e che si gloriano della propria intelligenza. Viceversa, vedere se una cosa sia vera prima di confermarla, è ciò che fanno coloro che amano le verità, e ne sono influenzati, in quanto sono verità e ne fanno gli usi della vita. Questi sono illuminati dal Signore e vedono le verità nella loro luce, gli altri invece si illuminano da se stessi, e vedono le falsità, nella loro luce.
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Dottrina sulla Sacra Scrittura (80-90)

In ogni cosa della Parola è insito il matrimonio del Signore e della chiesa, e quindi il matrimonio del bene e della verità

80. Che nelle singole cose della Parola vi sia il matrimonio del Signore e della chiesa, e quindi il matrimonio del bene e della verità, fin  qui non è emerso; né si sarebbe potuto scorgere, perché il senso spirituale della Parola non è stato dischiuso prima, e tali coniugi non si possono vedere, se non per mezzo di questo senso. Infatti, sono due i sensi celati nel senso letterale della Parola, il senso spirituale ed il senso celeste. Nel senso spirituale il contenuto della Parola si riferisce principalmente alla chiesa, e nel celeste, principalmente al Signore. Inoltre nel senso spirituale il contenuto della Parola si riferisce alla Divina verità, e nel celeste, al Divino bene. Da questo discende l’uno e l’altro matrimonio, nel senso letterale della Parola. Ma ciò non appare se non a chi, dal senso spirituale e celeste della Parola, conosce il significato dei vocaboli e dei nomi; perché taluni vocaboli e nomi si riferiscono al bene, altri alla verità, e altri ancora includono l’uno e l’altro. Sicché senza una tale conoscenza, il matrimonio esistente nelle singole cose della Parola non si è potuto vedere. Per questo motivo tale arcano non è stato svelato prima.
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Dottrina sulla Sacra Scrittura (76-79)

La chiesa sussiste dalla Parola, ed è tale quale è in essa

l’intelligenza della Parola

 

76. Si dice che la chiesa sussiste dalla Parola; su tale assunto non può esservi dubbio. Infatti la Parola è la Divina verità stessa (cfr. n. 1-4:

https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/02/20/dottrina-sulla-sacra-scrittura-1-4); dalla Parola proviene la dottrina della chiesa (n. 50-61:

https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/10/16/dottrina-sulla-sacra-scrittura-50-61); e per mezzo della Parola vi è congiunzione con il Signore (n. 62-69:

https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/10/17/dottrina-sulla-sacra-scrittura-62-69).

Ma, sul fatto che l’intelligenza della Parola faccia la chiesa, possono insorgere dubbi, giacché vi sono quelli che credono di appartenere alla chiesa perché hanno la Parola, la leggono, la ascoltano nelle prediche e sanno qualche cosa del suo senso letterale. Ma in che modo si debba intendere questo o quel passo, lo ignorano; e taluni ritengono irrilevante conoscerne il senso. Perciò è necessario ribadire qui che non è la Parola che fa la chiesa, bensì l’intelligenza della Parola. E che la chiesa è tale quale l’intelligenza della Parola in coloro che appartengono a quella chiesa. Ciò sarà dimostrato di seguito. Continua a leggere