Archivi categoria: Divina Provvidenza

Divina Provvidenza (331-340)

Il Signore non può agire contro le leggi della Divina Provvidenza perché agire contro queste leggi significherebbe agire contro il suo Divino amore e contro la sua Divina sapienza, dunque contro se stesso

331. In Divino amore e Divina sapienza è stato mostrato che il Signore è il Divino amore e la Divina sapienza, e che questi due sono lo stesso Essere e la stessa Vita, in virtù dei quali tutto esiste e vive. È stato anche mostrato che dal Divino procede ciò che gli è simile; e che il Divino Procedente è Dio stesso. La Divina Provvidenza è la prima delle cose che procedono da lui. Essa è costantemente concentrata sul suo fine: lo scopo per cui è stato creato l’universo. La messa in opera e la progressione di questo fine, tramite i mezzi appropriati, è ciò che si chiama Divina Provvidenza. Continua a leggere

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Divina Provvidenza (322-330)

Ogni uomo si può riformare e non esiste predestinazione

322. La sana ragione ci dice che tutti sono predestinati per il cielo, e nessuno lo è per l‘inferno. Tutti sono nati uomini, e quindi in essi vi è l‘immagine di Dio: l‘immagine di Dio in essi significa la capacità di comprendere la verità e di fare il bene. Poter comprendere la verità proviene dalla Divina sapienza, e la capacità di fare il bene proviene dal Divino amore. Questo potere è l’immagine di Dio, che dimora nell’uomo integro, e non si cancella. Ne consegue che l’uomo può divenire civile e morale, e colui che è civile e morale può anche divenire spirituale, poiché la vita civile e morale è il ricettacolo della vita spirituale. Si definisce “civile” l‘uomo che conosce le leggi dello stato di cui è cittadino, e che vive secondo queste leggi; si definisce “morale” l‘uomo che fa di queste leggi i suoi costumi e le sue virtù, e vive secondo i loro dettami per motivi razionali. Continua a leggere

Divina Provvidenza (308-321)

La Divina Provvidenza non attribuisce a nessuno alcun male, né alcun bene. È la nostra prudenza che ci attribuisce l’uno e l’altro.

308. Quasi tutti credono che l’uomo pensi e voglia, e quindi parli e agisca da se stesso. Nessuno può credere altrimenti, poiché l’apparenza che sia così è tanto forte, che non vi è differenza fra essa e pensare, volere, parlare e agire realmente da se stessi: il che tuttavia non è possibile. In Divino amore e Divina sapienza è stato mostrato che c’è una vita unica, e che gli uomini la ricevono in sé. Inoltre, la volontà dell’uomo è il ricettacolo dell’amore, e l’intelletto dell’uomo è il ricettacolo della sapienza; amore e sapienza costituiscono questa unica vita. È stato anche mostrato che dalla creazione, e da allora per l’azione continua della Divina Provvidenza, questa vita appare nell’uomo come se appartenesse a se stesso, e di conseguenza come se fosse sua propria; e nondimeno, ciò è un’apparenza, allo scopo che l’uomo possa essere un ricettacolo. Si è pure mostrato più sopra (dal n. 288 al n. 294) che nessun uomo pensa da sé, ma che pensa in virtù di altri, e che neppure questi altri pensano da se stessi, ma tutti pensano in virtù del Signore, i malvagi come i buoni. Si è anche mostrato che ciò è noto nel mondo cristiano, soprattutto da parte di coloro che non solamente dicono, ma credono anche che ogni bene ed ogni verità provengono dal Signore, come pure ogni sapienza, e di conseguenza la fede e la carità. Parimenti, ogni male e ogni falsità provengono dal diavolo o dall’inferno. Continua a leggere

Divina Provvidenza (285-307)

La Divina Provvidenza è presso i malvagi come presso i buoni

285. In ogni uomo, buono o malvagio, vi sono due facoltà: l’intelletto e la volontà. L’intelletto è la capacità di intendere e pensare, e si chiama quindi razionalità; mentre la volontà è la capacità di pensare, di parlare e agire liberamente, purché non ciò non vada contro la ragione o la razionalità. Agire liberamente significa agire come si vuole e quando si vuole. Queste due facoltà sono costanti. Esse sono perpetue e continue dall’inizio alla fine in tutte e nelle singole cose che l’uomo pensa e fa; ed esse non si trovano nell’uomo per virtù propria, ma provengono dal Signore. Ne consegue che, poiché la presenza del Signore è in esse, tale presenza si trova anche nelle singole, anzi nelle minime cose dell’intelletto e del pensiero dell’uomo, come pure della volontà e dell’affezione, e quindi nelle minime cose del linguaggio e dell’azione. Se si rimuovesse queste due facoltà da una di queste minime cose, non si potrà né pensarla né pronunziarla come un essere umano. Si è già mostrato che grazie a queste due facoltà l‘uomo è uomo; può pensare e parlare, percepire i beni e comprendere le verità, non solamente civili e morali ma anche spirituali, riformarsi e rigenerarsi; in una parola, congiungersi al Signore e con ciò vivere in eterno. Si è altresì mostrato che queste due facoltà non appartengono solamente ai buoni, ma anche ai malvagi. Ora, poiché queste facoltà provengono nell’uomo dal Signore, e non possono essere definite dall’uomo come sue, poiché ciò che è Divino non può essere definito dall’uomo come suo, ma può essergli aggiunto, e quindi apparire come suo; e poiché questo dono Divino nell’uomo è nei più piccoli dettagli della sua natura, ne consegue che il Signore governa questi dettagli sia nei malvagi che nei buoni; e il governo del Signore è ciò che si chiama Divina Provvidenza. Continua a leggere

Divina Provvidenza (275-284)

I mali sono permessi per uno scopo, che è la salvezza.

275. Se l’uomo nascesse nell’amore in cui è stato creato, egli non sarebbe in alcun male, anzi non saprebbe cos’è il male, poiché chi non è stato nel male, e quindi non è nel male, non può sapere che cosa sia il male. Se gli si dicesse che questa o quella cosa è un male, egli non lo crederebbe possibile; questo stato è lo stato di innocenza, in cui si trovavano Adamo ed Eva. La nudità, di cui non arrossivano, significava questo stato. La conoscenza del male, dopo la caduta, è indicata dal fatto di nutrirsi dall’albero della scienza del bene e del male. L’amore in cui l’uomo fu creato è l’amore del prossimo, affinché egli lo ami come se stesso, e ancora di più; e che provi il piacere di questo amore quando fa del bene al prossimo, quasi come un padre che ne fa ai suoi figli. Questo amore è veramente umano, poiché in esso vi è qualcosa di spirituale che lo distingue dall’amore naturale, tipico degli animali. Se l’uomo nascesse in questo amore, egli non nascerebbe nell’oscurità dell’ignoranza, come ora nasce ogni uomo, ma in un certo lume di scienza, e quindi d’intelligenza; e in breve tempo diverrebbe intelligente e istruito. All’inizio, è vero, egli camminerebbe carponi come un quadrupede, ma con una tendenza insita ad alzarsi in piedi; benché quadrupede, egli non abbasserebbe la sua faccia verso terra, ma la spingerebbe in alto verso il cielo, e si drizzerebbe per poterla ancora alzare in alto. Continua a leggere

Divina Provvidenza (234-274)

Anche le leggi di concessione sono leggi della Divina Provvidenza

234. Non vi sono “leggi di concessione” di per sé, o separate dalle leggi della Divina Provvidenza. Esse sono la stessa cosa; perciò, quando si dice che Dio concede, ciò non significa che egli vuole, ma che non può evitare una certa cosa a causa del suo fine, che è. la nostra salvezza. Tutto ciò che viene compiuto in vista dello scopo, che è la salvezza, avviene secondo le leggi della Divina Provvidenza; poiché, come si è già detto, la Divina Provvidenza va continuamente in senso contrario alla volontà dell’uomo. Essa mira costantemente a quel fine, in modo tale che in ogni momento della sua operazione, o ad ogni passo del suo cammino, appena si accorge che l’uomo devia dallo scopo, essa lo dirige, lo piega e lo dispone secondo le sue leggi, distogliendolo dal male e conducendolo al bene. Si vedrà in seguito che ciò non è possibile senza che il male sia permesso. Inoltre, a nulla può essere concesso di accadere senza una causa; e le cause si trovano solo in qualche legge della Divina Provvidenza, una legge che spiega perché ciò è permesso. Continua a leggere

Divina Provvidenza (221-233)

L’uomo non è introdotto interiormente nelle verità della fede e nei beni della carità se non in quanto può esservi mantenuto fino alla fine della vita

221. Nel mondo cristiano è noto che il Signore vuole la salvezza di tutti, e che egli è onnipotente; quindi molti giungono alla conclusione che egli possa salvare ogni uomo, e che salvi coloro che implorano la sua misericordia, principalmente coloro che la implorano con la formula di fede da essi ricevuta: che Dio Padre abbia pietà per amore del Figlio, soprattutto se in pari tempo essi pregano di ricevere quella fede. Ma si vedrà che le cose stanno altrimenti nell’ultima sezione di questo trattato (dal n. 331 al n. 340), dove verrà spiegato che il Signore non può agire contro le leggi della sua Divina Provvidenza, perché agire contro di esse significherebbe agire contro il suo Divino Amore e contro la sua Divina Sapienza, e di conseguenza contro se stesso. Si vedrà che una tale misericordia immediata non è possibile, perché la salvezza dell’uomo viene realizzata tramite mezzi specifici. Nessuno può condurre l‘uomo con questi mezzi, eccetto colui che vuole la salvezza di tutti ed è in pari tempo onnipotente, cioè il Signore. I mezzi tramite i quali l’uomo è condotto dal Signore si chiamano leggi della Divina Provvidenza, fra le quali vi è anche questa: l’uomo non può ottenere interiormente accesso alle verità della sapienza ed ai beni dell’amore, se non può esservi mantenuto fino alla fine della sua vita. Ma per mostrare ciò razionalmente, deve essere spiegato in quest’ordine:

  1. L’uomo può essere introdotto nella sapienza delle cose spirituali, ed anche nell’amore di esse, e tuttavia non essere riformato.

  2. Se l’uomo in seguito recede e va in senso contrario, egli profana le cose sante.

  3. Vi sono molti tipi di profanazioni, ma questo è il peggiore di tutti.

  4. Perciò il Signore non introduce interiormente l’uomo nelle verità della sapienza e in pari tempo nei beni dell’amore, se non in quanto l’uomo può esservi mantenuto fino alla fine della sua vita.

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