Archivi categoria: Divina Provvidenza

Divina Provvidenza (285-307)

La Divina Provvidenza è presso i malvagi come presso i buoni

285. In ogni uomo, buono o malvagio, vi sono due facoltà: l’intelletto e la volontà. L’intelletto è la capacità di intendere e pensare, e si chiama quindi razionalità; mentre la volontà è la capacità di pensare, di parlare e agire liberamente, purché non ciò non vada contro la ragione o la razionalità. Agire liberamente significa agire come si vuole e quando si vuole. Queste due facoltà sono costanti. Esse sono perpetue e continue dall’inizio alla fine in tutte e nelle singole cose che l’uomo pensa e fa; ed esse non si trovano nell’uomo per virtù propria, ma provengono dal Signore. Ne consegue che, poiché la presenza del Signore è in esse, tale presenza si trova anche nelle singole, anzi nelle minime cose dell’intelletto e del pensiero dell’uomo, come pure della volontà e dell’affezione, e quindi nelle minime cose del linguaggio e dell’azione. Se si rimuovesse queste due facoltà da una di queste minime cose, non si potrà né pensarla né pronunziarla come un essere umano. Si è già mostrato che grazie a queste due facoltà l‘uomo è uomo; può pensare e parlare, percepire i beni e comprendere le verità, non solamente civili e morali ma anche spirituali, riformarsi e rigenerarsi; in una parola, congiungersi al Signore e con ciò vivere in eterno. Si è altresì mostrato che queste due facoltà non appartengono solamente ai buoni, ma anche ai malvagi. Ora, poiché queste facoltà provengono nell’uomo dal Signore, e non possono essere definite dall’uomo come sue, poiché ciò che è Divino non può essere definito dall’uomo come suo, ma può essergli aggiunto, e quindi apparire come suo; e poiché questo dono Divino nell’uomo è nei più piccoli dettagli della sua natura, ne consegue che il Signore governa questi dettagli sia nei malvagi che nei buoni; e il governo del Signore è ciò che si chiama Divina Provvidenza. Continua a leggere

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Divina Provvidenza (275-284)

I mali sono permessi per uno scopo, che è la salvezza.

275. Se l’uomo nascesse nell’amore in cui è stato creato, egli non sarebbe in alcun male, anzi non saprebbe cos’è il male, poiché chi non è stato nel male, e quindi non è nel male, non può sapere che cosa sia il male. Se gli si dicesse che questa o quella cosa è un male, egli non lo crederebbe possibile; questo stato è lo stato di innocenza, in cui si trovavano Adamo ed Eva. La nudità, di cui non arrossivano, significava questo stato. La conoscenza del male, dopo la caduta, è indicata dal fatto di nutrirsi dall’albero della scienza del bene e del male. L’amore in cui l’uomo fu creato è l’amore del prossimo, affinché egli lo ami come se stesso, e ancora di più; e che provi il piacere di questo amore quando fa del bene al prossimo, quasi come un padre che ne fa ai suoi figli. Questo amore è veramente umano, poiché in esso vi è qualcosa di spirituale che lo distingue dall’amore naturale, tipico degli animali. Se l’uomo nascesse in questo amore, egli non nascerebbe nell’oscurità dell’ignoranza, come ora nasce ogni uomo, ma in un certo lume di scienza, e quindi d’intelligenza; e in breve tempo diverrebbe intelligente e istruito. All’inizio, è vero, egli camminerebbe carponi come un quadrupede, ma con una tendenza insita ad alzarsi in piedi; benché quadrupede, egli non abbasserebbe la sua faccia verso terra, ma la spingerebbe in alto verso il cielo, e si drizzerebbe per poterla ancora alzare in alto. Continua a leggere

Divina Provvidenza (234-274)

Anche le leggi di concessione sono leggi della Divina Provvidenza

234. Non vi sono “leggi di concessione” di per sé, o separate dalle leggi della Divina Provvidenza. Esse sono la stessa cosa; perciò, quando si dice che Dio concede, ciò non significa che egli vuole, ma che non può evitare una certa cosa a causa del suo fine, che è. la nostra salvezza. Tutto ciò che viene compiuto in vista dello scopo, che è la salvezza, avviene secondo le leggi della Divina Provvidenza; poiché, come si è già detto, la Divina Provvidenza va continuamente in senso contrario alla volontà dell’uomo. Essa mira costantemente a quel fine, in modo tale che in ogni momento della sua operazione, o ad ogni passo del suo cammino, appena si accorge che l’uomo devia dallo scopo, essa lo dirige, lo piega e lo dispone secondo le sue leggi, distogliendolo dal male e conducendolo al bene. Si vedrà in seguito che ciò non è possibile senza che il male sia permesso. Inoltre, a nulla può essere concesso di accadere senza una causa; e le cause si trovano solo in qualche legge della Divina Provvidenza, una legge che spiega perché ciò è permesso. Continua a leggere

Divina Provvidenza (221-233)

L’uomo non è introdotto interiormente nelle verità della fede e nei beni della carità se non in quanto può esservi mantenuto fino alla fine della vita

221. Nel mondo cristiano è noto che il Signore vuole la salvezza di tutti, e che egli è onnipotente; quindi molti giungono alla conclusione che egli possa salvare ogni uomo, e che salvi coloro che implorano la sua misericordia, principalmente coloro che la implorano con la formula di fede da essi ricevuta: che Dio Padre abbia pietà per amore del Figlio, soprattutto se in pari tempo essi pregano di ricevere quella fede. Ma si vedrà che le cose stanno altrimenti nell’ultima sezione di questo trattato (dal n. 331 al n. 340), dove verrà spiegato che il Signore non può agire contro le leggi della sua Divina Provvidenza, perché agire contro di esse significherebbe agire contro il suo Divino Amore e contro la sua Divina Sapienza, e di conseguenza contro se stesso. Si vedrà che una tale misericordia immediata non è possibile, perché la salvezza dell’uomo viene realizzata tramite mezzi specifici. Nessuno può condurre l‘uomo con questi mezzi, eccetto colui che vuole la salvezza di tutti ed è in pari tempo onnipotente, cioè il Signore. I mezzi tramite i quali l’uomo è condotto dal Signore si chiamano leggi della Divina Provvidenza, fra le quali vi è anche questa: l’uomo non può ottenere interiormente accesso alle verità della sapienza ed ai beni dell’amore, se non può esservi mantenuto fino alla fine della sua vita. Ma per mostrare ciò razionalmente, deve essere spiegato in quest’ordine:

  1. L’uomo può essere introdotto nella sapienza delle cose spirituali, ed anche nell’amore di esse, e tuttavia non essere riformato.

  2. Se l’uomo in seguito recede e va in senso contrario, egli profana le cose sante.

  3. Vi sono molti tipi di profanazioni, ma questo è il peggiore di tutti.

  4. Perciò il Signore non introduce interiormente l’uomo nelle verità della sapienza e in pari tempo nei beni dell’amore, se non in quanto l’uomo può esservi mantenuto fino alla fine della sua vita.

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Divina Provvidenza (214-220)

La Divina Provvidenza considera le cose eterne, e non considera le cose temporali se in quanto concordano con le cose eterne

214. Che la Divina Provvidenza consideri le cose eterne, e non consideri le cose temporali se non nella misura in cui concordino con quelle eterne, deve essere mostrato in questo ordine:

I. Le cose temporali si riferiscono alle dignità e alle ricchezze, così come agli onori e ai guadagni nel mondo.

II. Le cose eterne si riferiscono agli onori e alle ricchezze spirituali, che appartengono all’amore e alla sapienza, nel cielo.

III. Le cose temporali e le cose eterne vengono tenute separate dall’uomo, ma il Signore le unisce.

IV. La congiunzione delle cose temporali e delle cose eterne è la Divina Provvidenza del Signore. Continua a leggere

Divina Provvidenza (191-213)

La propria prudenza è nulla ed esiste solo in apparenza, così come deve essere. La Divina Provvidenza invece include tutto, perché si estende fin nei minimi dettagli.

191. Che la propria prudenza sia nulla va contro ogni apparenza, e quindi contro l’opinione di molte persone. Poiché è così, colui che segue l’apparenza e crede che valga solo la prudenza umana, non può essere persuaso del contrario se non in seguito ad un ragionamento derivante da una profonda investigazione, basato sulle cause. L’apparenza è un effetto, mentre le cause mostrano da dove essa deriva. In questo preambolo farà cenno all’opinione comune su questo soggetto. Ciò che insegna la chiesa va contro l’apparenza: essa insegna, infatti, che l’amore e la fede, come pure la sapienza e l’intelligenza, e conseguentemente anche la prudenza, ed in generale ogni bene ed ogni verità, non provengono dall’uomo ma da Dio. Quando si ammettono queste verità, si deve ammettere anche che la propria prudenza è nulla, ed ha solo un’esistenza apparente. La prudenza non deriva che dall’intelligenza e dalla sapienza: queste vengono solo dal nostro intelletto, e quindi solo dal nostro pensiero di ciò che è vero e buono. Ciò che si è detto adesso è ammesso e creduto da coloro che riconoscono la Divina Provvidenza, e non da quelli che riconoscono la sola prudenza umana.

[2] Ora, o la verità è ciò che insegna la chiesa, cioè che ogni sapienza e ogni prudenza vengono da Dio, oppure è ciò che insegna il mondo, cioè che ogni sapienza ed ogni prudenza derivano dall’uomo. Come si può risolvere questa contraddizione se non affermando che ciò che insegna la chiesa è la verità, e quel che insegna il mondo è l’apparenza? La chiesa trova conferma al suo insegnamento nella Parola, ed il mondo nel proprium; ma la Parola viene da Dio, ed il proprium viene dall’uomo. Poiché la prudenza viene da Dio, e non dall’uomo, un cristiano, mentre compie le sue devozioni, prega Dio di guidare i suoi pensieri, le sue risoluzioni ed azioni, perché con le sue sole forze non ne è capace. Quando vede qualcuno fare del bene, egli dice che vi è stato condotto da Dio, e così via. Qualcuno può forse parlare così, se in qualche modo non lo crede interiormente? Questo livello interiore di fede viene dal cielo; ma quando riflettiamo, e raccogliamo argomenti in favore della prudenza umana, possiamo credere il contrario in virtù del mondo. Tuttavia la fede interiore vince in coloro che riconoscono Dio nel cuore, e la fede esteriore vince in coloro che non riconoscono Dio nel cuore, benché lo riconoscano a parole. Continua a leggere

Divina Provvidenza (175-190)

È una legge della Divina Provvidenza che l’uomo non percepisca né senta nulla

dell’operazione della Divina Provvidenza , e nondimeno, la conosca e la riconosca.

175. L’uomo naturale, che non crede alla Divina Provvidenza, pensa fra sé : « Che cos’è la Divina Provvidenza, se i malvagi ottengono onori e ricchezze più dei buoni, e se coloro che non credono alla Divina Provvidenza hanno più fortuna di quelli che vi credono; ed anzi gli infedeli e gli empi, con astuzie e malizie, possono recare oltraggi, danni e sventure, e talvolta la morte ai fedeli ed ai pii? » E di conseguenza egli pensa: « L’esperienza stessa non mostra forse chiaramente che le macchinazioni dolose, purché l’uomo con ingegnosa accortezza possa fare in modo che sembrino azioni leali e giuste, prevalgono sulla fedeltà e la giustizia? Che cosa è tutto il resto se non necessità, conseguenze e casi fortuiti, in cui nulla si manifesta della Divina Provvidenza? Le necessità non appartengono forse alla natura? Le conseguenze non sono forse cause che derivano dall’ordine naturale o civile? E i casi fortuiti non provengono forse da cause che si ignorano, o da nessuna causa? » Così pensa in se stesso l’uomo naturale, che nulla attribuisce a Dio ma attribuisce ogni cosa alla natura; poiché colui che non attribuisce nulla a Dio, non attribuisce niente neppure alla Divina Provvidenza, in quanto Dio e la Divina Provvidenza sono la stessa cosa. Continua a leggere