Archivio dell'autore: Fondazione Swedenborg

Arcana Coelestia (2201-2228)

Genesi 18 (versetti 12-18)

2201. Versetto 12. E Sarah rise fra sé, dicendo: Ora che sono invecchiata dovrei provare piacere? Mentre il mio signore è vecchio?

Sarah rise fra sé, significa l’affezione di quella verità razionale per la sua stessa natura. Dicendo: Ora che sono invecchiata dovrei provare piacere, significa che non era per l’affezione di quella verità che sarebbe cambiato il suo stato. Mentre il mio signore è vecchio, significa che l’affezione per la verità era stupita del fatto che il bene razionale, cui era stata aggiunta la verità, avrebbe dismesso la veste umana. Continua a leggere

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Arcana Coelestia (2178-2200)

Genesi 18 (versetti 7-11)

2178. Versetto 7. E Abraham corse al gregge e prese un vitello tenero e buono, e lo diede al servo che si affrettò a prepararlo.

Abraham corse al gregge, significa il bene naturale; prese un vitello tenero e buono, significa il celeste naturale, conforme al primo, che la facoltà razionale associa a sé in modo che possa congiungersi alla percezione del Divino. Lo diede al servo che si affrettò a prepararlo, significa la congiunzione di questo bene con il bene razionale; il servo qui è l’uomo naturale. Continua a leggere

Vita e fede – sezione seconda (44-72)

La natura della fede separata dalla carità

44. Per mostrare quale sia la vera natura della fede separata dalla carità, questa deve essere presentata nella sua nudità. Dio Padre, oltraggiato dall’umanità, la rigettò da sé e per il bene della giustizia decise, di dannarla per l’eternità. Quindi disse al Figlio: Scendi in basso, adempi la legge, e prendi su di te la dannazione destinata a loro. Allora, forse, avrò pietà. Così il Figlio scese in basso, adempì la legge, e consentì ad essere crocefisso. Dopo che questo fu compiuto egli tornò dal Padre e disse, intercedendo per loro: Ho preso su me stesso la dannazione del genere umano; adesso abbi pietà di loro. Il Padre però rispose: Non posso farlo, per il loro bene, ma avendoti visto sulla croce e avendo visto il tuo sangue, sono diventato misericordioso. Tuttavia, non li perdonerò ma riconoscerò loro il tuo merito; ma solo alle persone che riconosceranno ciò che hai fatto. Questa deve essere la fede attraverso la quale possono essere salvati. Continua a leggere

Vita e fede – sezione seconda (25-43)

III

La conoscenza della verità e del bene non diviene fede finché l’uomo non è nella carità. Quando l’uomo acquisisce una fede nata dalla carità tale conoscenza diventa una risorsa che da’ forma alla fede

25. Fin dalla prima infanzia, l’uomo è desideroso di conoscere. A causa di ciò impara una gran quantità di cose, alcune delle quali gli saranno utili ed altre no. Crescendo egli si impegna in qualche attività ed acquisiamo informazioni in merito, e svolgendola, tale attività diventa per lui un modo per essere utile, ed inizia ad amarla. Ecco come ha inizio il bisogno dell’uomo di essere utili; e tale amore lo porta ad amare anche i mezzi che gli consentono di svolgere il proprio ufficio e di renderlo manifesto.

Questo processo trova applicazione a chiunque nel mondo, perché tutti hanno una qualche occupazione nella quale progrediscono, a cominciare dall’attività che considerano come un fine attraverso dei mezzi, fino all’attività che ne è il risultato. Comunque, fintanto che queste occupazioni ed i loro mezzi hanno a che fare con la vita di questo mondo, amare verso di esse è un genere di amore terreno. Continua a leggere

Vita e fede – sezione seconda (1-24)

Insegnamenti per la nuova Gerusalemme sulla fede

I

La fede è un riconoscimento interiore della verità

1. Oggigiorno, le persone ritengono che fede non significhi altro che ritenere vero qualcosa perché lo insegna la chiesa e perché non risulta familiare all’intelletto. Infatti si dice comunemente: “Credi, e non dubitare”. Se qualcuno replica “Non capisco”, gli viene risposto: “Ecco perché devi credere.” Il risultato è che la fede di oggi è una fede nell’ignoto e può essere chiamata fede cieca; e siccome è trasmessa da una persona all’altra, è una fede tramandata dal passato. Continua a leggere

Vita e fede (92-114)

L’unico modo di astenersi dai mali in quanto peccati, fino ad averli in avversione è combattere contro di essi

92. Dalla Parola e dagli insegnamenti tratti da essa, ognuno sa che il proprio dell’uomo è male dalla nascita, e questa è la ragione per cui egli ha un’innata compulsione ad amare i mali ed è deliberatamente vendicativo, fraudolento, diffamatore e adultero; e se egli non pensa che questi mali sono peccati e non resiste ad essi per questa ragione, li commette ogni qual volta se ne presenti l’occasione, quando la sua reputazione o il suo interesse non ne sono danneggiati. Se poi un uomo non ha religione, commette quei mali per diletto. Continua a leggere

Divina Provvidenza (331-340)

Il Signore non può agire contro le leggi della Divina Provvidenza perché agire contro queste leggi significherebbe agire contro il suo Divino amore e contro la sua Divina sapienza, dunque contro se stesso

331. In Divino amore e Divina sapienza è stato mostrato che il Signore è il Divino amore e la Divina sapienza, e che questi due sono lo stesso Essere e la stessa Vita, in virtù dei quali tutto esiste e vive. È stato anche mostrato che dal Divino procede ciò che gli è simile; e che il Divino Procedente è Dio stesso. La Divina Provvidenza è la prima delle cose che procedono da lui. Essa è costantemente concentrata sul suo fine: lo scopo per cui è stato creato l’universo. La messa in opera e la progressione di questo fine, tramite i mezzi appropriati, è ciò che si chiama Divina Provvidenza. Continua a leggere