Archivio dell'autore: Fondazione Swedenborg

Divina Provvidenza (129-153)

È una legge della Divina Provvidenza che l’uomo non sia costretto con mezzi esterni a pensare e volere, e di conseguenza a credere e amare le cose che appartengono alla religione, ma che si guidi da sé, e talvolta vi si costringa.

129. Questa legge della Divina Provvidenza è una conseguenza delle due leggi precedenti, secondo cui l’uomo deve agire in virtù della libertà secondo la ragione (dal n. 71 al n. 99); e deve agire come da se stesso, sebbene ciò sia dal Signore (dal n. 100 al n. 128). Poiché essere costretti significa agire non in virtù della libertà e secondo la ragione, né da se stessi, ma in seguito alla mancanza di libertà ed alla volontà di un altro, questa legge della Divina Provvidenza segue in ordine dopo le due precedenti. Ognuno sa che nessuno può essere costretto a pensare ciò che non vuole pensare, ed a volere ciò che pensa di non volere. Nello stesso modo, nessuno può essere costretto a credere ciò che non crede, e tanto meno a credere quel che non vuol credere; né ad amare quel che non ama, ed ancor meno ad amare quel che non vuole amare. Lo spirito dell’uomo, ovvero la sua mente, ha piena libertà di pensare, volere, credere ed amare. Egli è in questa libertà in virtù dell’influsso del mondo spirituale, che non ci costringe; lo spirito, ovvero la mente dell’uomo, è in quel mondo, ma non è in questa libertà in virtù dell’influsso del mondo naturale, che non riceve l’influsso del mondo spirituale se i due influssi non agiscono all’unisono. Continua a leggere

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Divina Provvidenza (100-128)

 

È una legge delle Divina Provvidenza che l’uomo allontani dall’uomo esterno i mali in quanto peccati, come se ne fosse capace con le sue sole forze. Solo così il Signore può allontanare i mali dall’uomo interno, e allo stesso tempo dall’uomo esterno.

100. Ognuno, in virtù della sola ragione, può comprendere che il Signore, che è in sé il bene e la verità, non può entrare nell’uomo se i mali e le falsità non sono rimossi da lui, affinché il male sia opposto al bene, ed il falso alla verità. Due opposti non possono mai fondersi, ma quando l’uno si avvicina all’altro avviene un combattimento che dura finché l’uno cede all’altro; e quello che cede se ne va, per essere sostituito dall’altro. In una simile opposizione si trovano il cielo e l’inferno, o il Signore e il diavolo. Può forse qualcuno, in virtù della ragione, pensare che il Signore possa entrare là dove regna il diavolo, o che il cielo possa essere dov’è l’inferno? Chi mai, in virtù della razionalità concessa ad ogni uomo sensato, non vede che, affinché il Signore entri, è necessario che il diavolo sia cacciato; ovvero che, affinché il cielo entri, sia necessario che l’inferno venga allontanato?

[2] È a questa opposizione che fanno riferimento le parole che Abramo nel cielo rivolge al ricco nell’inferno: Fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi (Luca 16:26). Il male stesso è 1’inferno, ed il bene stesso è il cielo; ovvero il male stesso è il diavolo, ed il bene stesso è il Signore. L’uomo in cui regna il male è un inferno in miniatura, e l’uomo in cui regna il bene è un cielo in miniatura. Stando così le cose, come può il cielo entrare nell’inferno, poiché fra essi è stabilito un così grande abisso, tale che non si può passare dall’uno all’altro? Ne consegue che l’inferno deve essere interamente rimosso affinché il Signore ed il cielo possano entrare. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo undicesimo

Chiave geroglifica della Scrittura

La curiosità di Tessier, ancorché diminuita, non era però interamente soddisfatta; immaginando che la conversazione che stava per avere col sig. Lanoue fosse l’ultima, prese le sue precauzioni per aver meno distrazione possibile, ascoltandolo. Voi mi avete promesso, gli disse, alcuni esempi del vostro sistema interpretativo della Scrittura per mettermi sulla via d’intenderne gli altri.

Sig. Lanoue. La Sacra Scrittura, trattando dell’uomo spirituale, e non dell’uomo naturale e delle cose terrene, deve essere intesa interamente secondo le leggi dell’ordine spirituale. È di questo ordine che abbiamo trattato l’ultima volta che ebbi il piacere di vedervi. Volete avere il piacere di riassumere le nostre opinioni in proposito.

Maestro Tessier. Capisco benissimo, sig. Lanoue, il modo con cui Gesù Cristo agiva su coloro che s’accostavano a lui in piena confidenza. Modificando il fisico, che sicuramente subiva un’azione spirituale, egli apriva gli occhi dello spirito, e cosi faceva apparire quel che è nascosto alla nostra vista ordinaria. Di qui una quantità di fenomeni incomprensibili, secondo il modo limitato di vedere dell’uomo naturale, ma interamente esatti come fatti dell’ordine spirituale. Così quel che per noi è disordine, perché lo riferiamo a questo mondo, è ordine se lo collochiamo nell’altro.

Sig. Lanoue. È esattamente la mia idea. Osservate di più che la vista spirituale, quando è aperta, percepisce cose reali, come talvolta ne vediamo nei nostri sogni. I primi uomini, prima della caduta, avendo questa vista aperta più di quel che oggi noi non abbiamo, i loro racconti, che noi prendiamo per fantastici e immaginari, sono l’esatta rappresentazione delle loro percezioni nell’altro mondo. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo decimo

Teoria del miracoli

La questione dei miracoli di Gesù Cristo interessava troppo vivamente maestro Tessier perché egli non mettesse tutta la premura possibile nel continuare la conversazione con il sig. Lanoue interrotta il giorno precedente. Noi siamo giunti a trattare dei miracoli, gli disse abbordandolo; e vi è non so che dentro di me che mi dice che voi deluciderete questa materia confusa, rendendomela verosimile come tutto quel che mi avete mostrato fin qui.

Sig. Lanoue. Cominciando da quelli fra i miracoli di Gesù Cristo, che consistono nella guarigione delle malattie, io li colloco tutti nell’alveo della medicina spirituale, conosciutissima dagli antichi. Voi avete letto che sono esistite moltissime volte talune persone che facevano sparire i mali dei loro simili mediante l’imposizione delle mani. L’uomo che fa ciò a dotato d’una forza superiore, che però non si può, chiamare soprannaturale; essa non appartiene alla natura materiale che noi conosciamo, ma ad una natura spirituale, che ha leggi speciali e accessibili alla ragione, quantunque la maggior parte degli uomini le ignorano. Gesù Cristo, toccando coloro che lo avvicinavano, esercitava semplicemente a loro riguardo le azioni di questa medicina spirituale. La sua propria volontà e la fede del malato producevano un effetto. Continua a leggere

Divina Provvidenza (70-99)

Vi sono leggi della Divina Provvidenza che sono ignote agli uomini

70. Che vi sia una Divina Provvidenza, è noto, ma quale essa sia, non si sa. Se non si sa quale sia la Divina Provvidenza è perché le sue leggi sono segrete, e fino ad ora sono state riposte nella sapienza degli angeli; ma ora debbono essere disvelate, affinché si attribuisca al Signore ciò che gli appartiene. Infatti, nel mondo i più attribuiscono tutto e se stessi e alla propria prudenza; e quelle cose che non possono attribuirsi, le chiamano fortuite e contingenti, non sapendo che la prudenza umana è nulla, e che il fortuito e il contingente sono parole vane. Si è detto che le leggi della Divina Provvidenza sono segrete e sono state riposte nella sapienza degli angeli in virtù del fatto che nel mondo cristiano la capacità d’intendere le cose Divine è stata annichilita dalla religione, e quindi in queste cose l’intelletto è diventato così ottuso e renitente che l’uomo non ha potuto, perché non ha voluto, o non ha voluto, perché non ha potuto comprendere altro riguardo alla Divina Provvidenza, se non che essa esiste, o esaminare con il ragionamento se essa esiste o non esiste, se essa è soltanto universale o anche particolare. L’intelletto impedito dalla religione, non ha potuto spingersi più oltre nelle cose Divine. Ma, essendo stato riconosciuto dalla chiesa che l’uomo non può da se stesso fare il bene, che in sé sia il bene, né da se stesso pensare la verità che in sé sia la verità, essendo questa materia intimamente connessa con la Divina Provvidenza, il credere in uno di questi punti dipende dal credere negli altri. Affinché tali punti non siano negati, è necessario rivelare cosa sia la Divina Provvidenza; ma ciò non può essere rivelato se non si scoprono le leggi per le quali il Signore provvede a ispirare la volontà e l’intelletto dell’uomo e a governarli. Queste leggi svelano cosa sia la Divina Provvidenza, e colui che conosce quale essa è, quegli e non altri la può riconoscere, perché allora egli la vede. Questa è la ragione per cui le leggi della Divina Provvidenza, finora riposte nella sapienza degli angeli, vengono ora rivelate. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo nono

Prove della redenzione

Giammai rivoluzione più completa si era fatta nelle idee del notaio. In pochi giorni tutti gli enigmi che occupavano il suo pensiero erano stati sciolti con sua piena soddisfazione. La morale aveva per lui una base reale; egli capiva per un’esperienza incontestabile che il bene non è un’inclinazione, ma una riforma; il Libro sacro dava garanzia a questo punto di vista. La Bibbia si presentava agli occhi suoi come la storia dell’uomo allontanato da Dio e ricongiunto a lui. Simboli magnifici surrogavano nella sua mente le figure inesplicabili del senso letterale. Poteva contemplare l’altro mondo senza abbagliarsi, aiutandosi con la ragione naturale, dicendo che il Creatore non aveva due misure, che era lo stesso Dio per i due mondi. Le forme spirituali non gli davano più le vertigini. Quella Trinità di persone che allontana tanta gente dal Cristianesimo teorico, non era più un mistero per lui. Tre nomi dati a tre attributi d’una sola persona gli pareva la cosa pia naturale del mondo. Non v’era dunque altro che lo imbarazzasse fuorché quella persona misteriosa senza la quale non vi è redenzione. Credendo di finirla con due domande, al più, maestro Tessier giunse tutto sollecito in casa del sig. Lanoue; e, provando a riassumere più brevemente che fosse possibile per ottenere una risposta precisa e chiara: Non vie più nulla, gli disse, che ora mi tormenti, all’infuori di questa carne che la Verità Divina ha assunto. Continua a leggere

Divina Provvidenza (46-69)

La Divina Provvidenza del Signore guarda all’infinito e all’eterno in tutto ciò che compie

46. Nel mondo cristiano è noto che Dio è infinito ed eterno, poiché nella dottrina della Trinità – che prende il suo nome da Atanasio – si dice che Dio Padre è infinito, eterno ed onnipotente, così come Dio Figlio e Dio Spirito Santo. Ciononostante non vi sono tre esseri infiniti, eterni e onnipotenti, ma Uno solo. Quindi, poiché Dio è infinito ed eterno, si può attribuire a Dio soltanto ciò che è infinito ed eterno. Tuttavia, l’infinito e l’eterno non possono essere compresi dal nostro intelletto di esseri limitati; eppure nello stesso tempo possiamo comprenderli. Non possono essere compresi, perché ciò che è finito non è capace di concepire l’infinito; ma al contempo possono essere compresi tramite idee astratte, grazie alle quali si può vedere che certe cose esistono, pur non potendo definire con precisione la loro natura. Esistono certe idee intorno all’infinito, ad esempio che Dio, poiché è infinito, o che il Divino, in quanto è infinito, è l’Essere stesso; che egli è l’essenza e la sostanza in sé; che in se stesso è l’amore e la sapienza, il bene e la verità, o meglio, che egli è l’Uomo nella sua essenza. E ancora, se si afferma che l’infinito è il tutto, allora l’infinita sapienza è l’onniscienza, e l’ infinita potenza è l’onnipotenza.

[2] Tuttavia questi concetti si perdono negli oscuri recessi del pensiero, e per la loro stessa incomprensibilità possono precipitare nella negazione e nello scetticismo, se tali idee non vengono liberate da quegli elementi che il pensiero trae dal mondo materiale; soprattutto da quelle caratteristiche, proprie al mondo materiale, chiamate spazio e tempo. Tali cose non possono che porre limiti ai nostri concetti, e far sì che i concetti astratti appaiano non avere alcun valore. Nondimeno, se ci si può liberare da queste categorie, come fanno gli angeli, l’infinito può essere compreso per mezzo di ciò che si è detto più sopra. Quindi è anche possibile comprendere che l’uomo esiste realmente, poiché è stato creato da Dio infinito, che è il tutto; che 1,’uomo è una sostanza finita, perché è stata creata da Dio infinito, che è la sostanza stessa; che l’uomo è sapienza, in quanto è stato creato da Dio infinito, che è la sapienza stessa, e così via. Se Dio infinito non fosse il tutto, e non fosse la sostanza stessa e la sapienza stessa, l’uomo non sarebbe reale, o non sarebbe niente, o sarebbe soltanto un’idea di esistenza, come affermano quei sognatori chiamati “idealisti.”

[3] Da ciò che abbiamo mostrato in Divino Amore e Divina Sapienza, è evidente che la Divina essenza è l’amore e la sapienza (nn. 28-39); che il Divino amore e la Divina sapienza sono la sostanza stessa e la forma stessa, e che il Divino amore e la Divina sapienza sono sostanza e forma in se stesse e da se stesse, quindi sono lo “Stesso” e “Unico” in sé (nn. 40-46). Dio ha dunque creato da se stesso, e non dal nulla, l’universo e tutte le cose dell’universo (nn. 282-284). Ne consegue che tutto il creato, e sopratutto l’uomo, ed in lui l’amore e la sapienza, sono reali, e non solo un’idea. Se Dio non fosse infinito, non vi sarebbe il finito; se l’infinito non fosse il tutto, non vi sarebbe nulla; e se Dio non avesse creato da se stesso tutte le cose, non esisterebbe niente di reale, non vi sarebbe nulla. In poche parole, noi siamo perché Dio è. Continua a leggere