Vera religione cristiana (200-209)

200. 3. È da questo senso che la Parola è divinamente ispirata e santa in ogni vocabolo.

Si dice nella chiesa che la Parola è santa perché Jehovah l’ha pronunciata; ma dato che il santo della parola non appare nel senso letterale, chi a motivo di ciò dubita una volta della sua santità, quando poi legge la Parola, si conferma in questo dubbio per molti passi in essa; perché egli dice fra sé: Dov’è la santità? Dov’è questo Divino?

Pertanto, affinché un tale pensiero non influisca presso molti e non si diffonda, e quindi la Parola non sia rigettata come uno scritto spregevole, e affinché la congiunzione del Signore con l’uomo non perisca, è piaciuto il Signore di rivelare ora in senso spirituale della Parola, in modo che si sappia dove il santo Divino è nascosto in essa. Ma alcuni esempi saranno illuminanti: nella Parola, ora si tratta dell’Egitto, ora di Assur, ora di Edom, di Moab, dei figli di Ammon, dei Filistei, di Tiro, di Sidone e di Gog. Chi non sa che questi nomi significano delle cose del cielo e della chiesa, può essere indotto in questo errore, che la Parola tratti molto dei popoli e delle nazioni, e pochissimo del cielo e della chiesa; quindi, molto delle cose mondane e poco delle cose celesti; ma quando è noto ciò che s’intende per quei popoli e per quelle nazioni, ovvero per i loro nomi, chiunque può essere ricondotto dall’errore alla verità. La stessa cosa è quando nella Parola si parla tante volte di giardini, boschi, di selve e dei loro alberi, come l’olivo, la vite, il cedro, il pioppo, e la quercia; e tante volte di agnelli, pecore, becchi, vitelli e buoi; e ancora di monti, di colli, di valli e di fontane, fiumi e acque, e di altre cose simili. Colui che non so nulla nel senso spirituale della Parola, non può fare altrimenti che credere, che sono solamente quegli oggetti che sono intesi; perché egli non sa che per il giardino, il bosco e la selva sono intese rispettivamente la sapienza, l’intelligenza e la scienza; che per l’olivo, la vite, il cedro, il pioppo e la quercia sono intesi rispettivamente il bene e la verità della chiesa, nei loro diversi caratteri, celeste, spirituale, razionale, naturale e sensuale. Che per l’agnello, la pecora, il becco il vitello, il bue sono intesi l’innocenza, la carità e l’affezione naturale; che per i mondi, i colli e le valli sono intesi rispettivamente i superiori, gli inferiori e gli infimi della chiesa. Che per l’Egitto è significata la scienza; per Assur, ciò che è razionale; per Edom, il naturale; per Moab l’adulterazione del bene; per i figli di Ammon, l’adulterazione della verità; per i Filistei, la fede senza la carità; per Tiro e Sidone, le conoscenze del bene e della verità; per Gog, il culto esterno senza l’interno. In generale per Giacobbe nella Parola è intesa la chiesa naturale; per Israele, la chiesa spirituale e per Giuda, la chiesa celeste. Quando l’uomo conosce tutti questi significati, egli allora può pensare che la Parola non tratta se non di cose celesti, e che gli oggetti mondani sono solamente i soggetti, nei quali le cose celesti sono contenute. Ma un esempio tratto dalla Parola illustrerà ancora questo punto: si legge in Isaia:

In quel giorno vi sarà un sentiero dall’Egitto in Assur, affinché venga Assur in Egitto, e l’Egitto in Assur, e servono gli Egizi con Assur. In quel giorno Israele sarà il terzo tra l’Egitto e Assur, benedizione in mezzo alla terra, che Jehovah Sebaoth benedirà, dicendo: Benedetto sia il mio popolo, l’Egitto e Assur, opera delle mie mani, e Israele mia eredità Isaia 19. 23-25

per queste parole nel senso spirituale è inteso che al tempo dell’avvento del Signore, la conoscenza scientifica, razionale e spirituale faranno uno, e che allora la scienza servirà alla facoltà razionale e l’una e l’altra serviranno a quella spirituale; perché come si è detto, per l’Egitto è significato ciò che è scientifico, per Assur, ciò che è razionale e per Israele, ciò che è spirituale; e per il giorno nominato due volte è inteso il primo e il secondo avvento del Signore.

201. 4. Questo senso è stato fino ad ora ignorato.

Che tutte le singole cose che sono in natura corrispondono a cose spirituali, e allo stesso modo, tutte le cose che sono nel corpo umano, è stato mostrato in Cielo e inferno, nn. 87-115. Ma, che cos’è la corrispondenza? Fino ad ora si è ignorato; tuttavia, nei tempi antichissimi essa era ben conosciuta; perché per coloro che vissero in quell’epoca la scienza delle corrispondenze era la scienza delle scienze, tanto universale che tutti i loro codici e libri erano scritti per corrispondenze. Il libro di Giobbe, che è un libro dell’antica chiesa, è pieno di corrispondenze. I geroglifici degli egiziani, e anche le finzioni favolose dell’antichità non furono altro. Tutte le chiese antiche furono chiese rappresentative di cose spirituali. I loro riti i loro statuti, secondo i quali il culto era stato istituito, consistevano di mere corrispondenze; allo stesso modo tutte le cose della chiesa presso i figli d’Israele, gli olocausti e i sacrifici, le minchahs e le libagioni, con tutto quello che vi si riferiva erano corrispondenze; a allo stesso modo, il tabernacolo con tutto quello che vi era contenuto; poi anche loro feste, come la festa degli azzimi, la festa dei tabernacoli e la festa delle primizie; così anche il sacerdozio di Aronne e dei leviti, come pure le loro vesti di santità. Ma, quali fossero le cose spirituali a cui tutte quelle cose corrispondevano è stato mostrato in Arcana Coelestia, opera pubblicata a Londra. Inoltre, tutti gli statuti e tutti i giudizi che concernevano il loro culto e la loro vita erano anche corrispondenze. Ora, dato che del mondo ciò che è Divino si presenta per corrispondenze, perciò la Parola è stata scritta per mere corrispondenze; per questo il Signore, perché parlava dal Divino, parlò per corrispondenze; perché quel che viene dal Divino cade nella natura in cose che corrispondono al Divino, le quali allora racchiudono nel loro seno ciò che è Divino e che si chiama celeste e spirituale.

202. Sono stato informato del fatto che gli uomini della chiesa antichissima, che esistette prima del diluvio, erano di una indole così celeste, che parlavano con gli angeli del cielo, e che potevano parlare con essi per mezzo delle corrispondenze; quindi lo stato della loro sapienza divenne tale che in tutto quello che vedevano sulla terra, riflettevano non solo naturalmente, ma anche in pari tempo, spiritualmente; di conseguenza, congiuntamente con gli angeli del cielo. Inoltre ho saputo che Enoch, di cui si parla nella Genesi 5:21-24 e quelli della sua società, raccolsero oralmente le corrispondenze e ne trasmisero La scienza alla posterità; in ragione di ciò, la scienza delle corrispondenze fu non solo conosciuta, ma ancora coltivata in molti regni dell’Asia, specialmente nella terra di Canaan, in Egitto, in Assiria, nella Caldea, in Siria, in Arabia, in Tiro, Sidone, Ninive, e quindi giunse fino in Grecia, ma là fu trasformata in racconti favolosi, come si può vedere dagli scritti dei più antichi autori di quella regione.

203. Affinché si possa vedere che la scienza delle corrispondenze era stata per lungo tempo conservata presso le nazioni in Asia, presso coloro che erano chiamati, indovini e savi e da taluni magi, desidero addurre un solo esempio tratto dal primo libro di Samuele, capitoli V e VI; ivi si narra che l’Arca dove erano le due tavole, sulle quali era stato scritto il Decalogo, fu presa dai Filistei e posta nel tempio di Dagon, in Asdod; che Dagon cadde per terra dinanzi ad essa, e che poi la sua testa e le sue mani staccate dal corpo furono trovate giacenti sulla soglia del tempio e che gli Asdodesi e gli Ecroniti, a migliaia furono colpiti da emorroidi a causa dell’Arca e che la loro terra fu devastata dai topi; che per questo i Filistei convocarono i satrapi e gli indovini, e che per evitare la loro rovina, decisero che sarebbero state fatte cinque emorroidi e cinque topi d’oro, e un carro nuovo; e che si sarebbe posta l’Arca sul carro e presso di essa le emorroidi e i topi d’oro, e che sarebbe stato trainato da due vacche che mugghiando lungo la via avrebbero riportato l’Arca ai figli d’Israele, i quali sacrificarono le vacche e il carro; e così fu propiziato il Dio d’Israele. Che tutte queste cose escogitate dagli indovini dei Filistei fossero corrispondenze, si vede dal loro significato che è questo: gli stessi Filistei significavano coloro che sono nella fede separata dalla carità; Dagon rappresentava questa religiosità; le emorroidi da cui furono colpiti significavano gli amori naturali che, separati dagli amori spirituali sono impuri; i topi significavano la devastazione della chiesa per le falsificazioni della verità; il carro nuovo significava la dottrina naturale della chiesa; perché il carro nella Parola significa la dottrina tratta dalle verità spirituali; le vacche significavano le buone affezioni naturali; le emorroidi d’oro significavano gli amori naturali purificati e divenuti buoni; i topi d’oro significavano la devastazione della chiesa portata via dal bene, perché l’oro nella Parola significa il bene; il mugghiare delle vacche lungo la via, significava la difficile conversione delle concupiscenze del male nell’uomo naturale in affezioni buone; il sacrificio in olocausto delle vacche con il carro significava che così il Dio d’Israele era divenuto propizio. Tutte queste cose che fecero i Filistei dietro il consiglio dei loro indovini, erano corrispondenze da cui emerge ad evidenza che questa scienza era stata conservata per lungo tempo presso le nazioni.

204. Quando i riti rappresentativi della chiesa, che erano corrispondenze, con l’andar del tempo cominciarono ad essere volti in idolatria, e anche in magia, allora quella scienza, per Divina provvidenza del Signore fu successivamente perduta e presso la nazione israelita e giudaica fu interamente obliterata. Invero, il culto di questa nazione consisteva in pure corrispondenze e quindi era rappresentativo di cose celesti; ciò nondimeno, gli israeliti e i giudei non sapevano ciò che quel culto significasse; peraltro erano uomini del tutto naturali e quindi non volevano e non potevano sapere nulla delle cose spirituali e celesti; né di conseguenza, desideravano o potevano sapere alcunché delle corrispondenze; perché le corrispondenze erano solo le rappresentazioni delle cose spirituali e celesti nelle cose naturali.

205. Se nei tempi antichi l’idolatria nelle nazioni ebbe origine dalla scienza delle corrispondenze, questo era perché tutte le cose che si vedono sulla terra corrispondono, così non solo gli alberi, ma anche le bestie e gli uccelli, come pure i pesci, eccetera. Gli antichi, che erano nella scienza delle corrispondenze, si erano fatti delle immagini che corrispondevano alle cose celesti; ed in esse si dilettavano, perché significavano cose tali che spettavano al cielo e alla chiesa; perciò essi le posero non solamente nei loro tempi, ma anche nelle loro case, non per adorarle, ma per richiamare alla loro memoria le cose celesti che quelle significavano. Quindi, in Egitto e altrove vi furono delle immagini di vitelli, buoi, serpenti e anche di fanciulli, vecchi e vergini; perché i vitelli e i buoi significano le affezioni e le forze dell’uomo naturale; i serpenti, la prudenza e anche l’astuzia dell’uomo sensuale; i fanciulli, l’innocenza e la carità; i vecchi, la sapienza; le vergini, le affezioni della verità; e così via dicendo. Quando la scienza delle corrispondenze fu cancellata, i posteri cominciarono ad adorare come sante le immagini e i simulacri posti dagli antichi, perché li trovavano nei tempi e presso i tempi; e finirono per adorarli come numi. Perciò anche gli antichi avevano un culto nei giardini e nei boschi, secondo le specie degli alberi; come pure sui monti e sui colli; perché i giardini e i boschi significano la sapienza e l’intelligenza, e ciascun albero qualche cosa di esse; per esempio, l’olivo significa il bene dell’amore; la vite, la verità da quel bene; il cedro, il bene e la verità razionale; il monte, il cielo supremo e il colle, il cielo sotto di esso. Che la scienza delle corrispondenze sia rimasta presso gli antichi preso parecchie genti d’oriente fino all’avvento delle Signore, lo si può scorgere anche dai savi dell’oriente che vennero alla natività del Signore; perciò una stella andava dinanzi a loro, ed essi portavano con sé in dono, oro, incenso e mirra (Matteo 2:1, 2, 9-11) infatti la stella che andava dinanzi a loro significava la conoscenza proveniente dal cielo; l’oro significava il bene celeste; l’incenso il bene spirituale, e la mirra il bene naturale; ogni culto consiste di questi tre beni. Nondimeno, la scienza delle corrispondenze era del tutto sconosciuta presso la nazione israelitica e giudaica, quantunque tutte le cose del loro culto, tutti gli statuti e i giudizi che erano stati dati loro da Mosè, e tutte le cose della Parola fossero mere corrispondenze. Ciò si doveva al fatto che essi erano idolatri di cuore, quindi di indole tale che non desideravano neppure sapere che le cose del loro culto avessero un significato celeste o spirituale; perché credevano che tutte le cose del loro culto fossero sante per se stesse; quindi se le cose celesti e spirituali fossero state loro disvelate, non solo le avrebbero rigettate, ma le avrebbero anche profanate; perciò il cielo fu talmente chiuso per essi, che avevano a malapena una qualche cognizione della vita eterna. Che sia così, si vede chiaramente da questo, che essi non riconobbero il Signore, sebbene tutta la Sacra scrittura avesse profetizzato intorno con lui, e avesse predetto il suo avvento. Essi lo rigettarono per questa sola ragione, che egli parlava loro non regno celeste,e non di un regno terreno, quando invece essi avrebbero voluto un Messia che lì innalzasse sopra tutte le nazioni del mondo e non un Messia che provvedesse alla loro salvezza eterna.

206. Se la scienza delle corrispondenze, per mezzo della quale si accede al senso spirituale della Parola, non fu disvelata prima, è perché i cristiani nella chiesa primitiva erano di una semplicità troppo grande; perché se fosse stata disvelata, non sarebbe stata loro di alcuna utilità, e non sarebbe stata neppure compresa. Dopo quei tempi primitivi del cristianesimo sopravvennero delle tenebre in tutto il mondo cristiano, prima a causa delle eresie che molti sparsero per ogni dove, e poco dopo, a causa delle decisioni e dei decreti del concilio di Nicea riguardo alle tre persone Divine ab eterno, e riguardo alla persona di Cristo come figlio di Maria, e non come figlio di Jehovah Dio; di qui deriva la fede odierna sulla giustificazione; fede in cui si va ai tre Dei nel loro ordine, e da cui dipendono tutte le singole cose della chiesa odierna, come le membra del corpo dipendono dalla testa; e siccome sono stati addotti tutti i passi della Parola per confermare questa fede erronea, il senso spirituale non ha potuto essere scoperto; perché se questo senso fosse stato scoperto, l’avrebbero anche usato strumentalmente per confermare questa fede, e con ciò avrebbero profanato il Santo stesso della Parola, e così si sarebbe chiuso interamente il cielo, e avrebbero allontanato dalla chiesa il Signore.

207. Se la scienza delle corrispondenze, per la quale è dato il senso spirituale, è stata rivelata oggi, è per che ora le Divine verità della chiesa sono messe in luce; ed è in queste verità che consiste il senso spirituale della Parola; e quando queste verità sono nell’uomo, il senso letterale della Parola non può essere pervertito; infatti il senso letterale della Parola può essere rivolto qua è là; ma se si volge al falso, allora perisce la sua santità interna, e con essa anche quella esterna. Quando invece il senso letterale della Parola si volge al vero, la santità interna rimane; intorno a questo soggetto si dirà di più in seguito. Che il senso spirituale debba essere aperto oggi, questo è inteso per il fatto che Giovanni vide il cielo aprirsi, e allora un cavallo bianco; e poi per questo, che vide e udì che l’angelo che stava nel sole, convocò tutti per la gran cena (Ap. 19:11-18). Ma che per lungo tempo questo senso non sarebbe stato riconosciuto, ciò è inteso per la bestia e per i re della terra, che facevano la guerra contro colui che stava seduto sul cavallo bianco (Ap. 19:19) e anche per il dragone, che perseguitò la donna che aveva partorito un figlio, fin nel deserto, e qui gettò fuori dalla sua bocca delle acque come un fiume, al fine di sommergerla (Ap. 12:13-17)

208. 5. Il senso spirituale della Parola non sarà d’ora innanzi dato fuorché a colui che è dal Signore nelle verità genuine.

La ragione di ciò è perché nessuno può vedere il senso spirituale se non dal Signore solo, e se non si è – dal Signore – nelle Divine verità; perché il senso spirituale della Parola tratta del Signore solo e del suo regno; e questo senso è quello in cui sono i suoi angeli nel cielo, poiché la sua Divina verità e là. L’uomo può violarlo, se è nella scienza delle corrispondenze e se per mezzo di essa vuole esplorare il senso spirituale della Parola con la propria intelligenza, poiché da alcune corrispondenze a lui note, può pervertire questo senso, e lo può forzare per confermare anche il falso; e ciò sarebbe fare violenza alla Divina verità, e di conseguenza anche al cielo, in cui questa verità abita. Se dunque qualcuno vuole aprire questo senso da sé – e non dal Signore – il cielo si chiude e una volta chiuso, l’uomo o non vede nulla della verità, o farnetica spiritualmente. Vi è anche un’altra ragione, la quale è che il Signore insegna a ciascuno per mezzo della Parola, dalle conoscenze che sono nell’uomo, e non ne infonde immediatamente delle nuove; perciò se l’uomo non è nelle Divine verità, o se è solamente in poche verità e in pari tempo nelle falsità, egli può da queste falsificare le verità, come anche fa ogni eretico in quanto al senso letterale della Parola. Pertanto, affinché nessuno entri nel senso spirituale e non perverta la verità autentica che appartiene a questo senso, il Signore ha posto delle guardie, che nella Parola sono intese per i cherubini.

209. 6. Meraviglie concernenti la Parola dal suo senso spirituale.

Nel mondo naturale non esiste alcuna meraviglia dalla Parola, perché qui il senso spirituale non appare, ne è ricevuto dall’uomo interiormente, qual è in sé. Ma nel mondo spirituale si manifestano delle meraviglie dalla Parola, perché là tutti sono spirituali, e le cose spirituali influenzano l’uomo spirituale, come quelle naturali, influenzano l’uomo naturale. Le meraviglie che esistono dalla Parola nel mondo spirituale sono molte; io ne riferirò solamente alcune. La Parola stessa nel santuario dei tempi, risplende dinanzi agli occhi degli angeli come una grande stella, talvolta come il sole; e in virtù dello splendore che la circonda, appaiono anche come dei bellissimi arcobaleni; questo avviene non appena si apre il santuario. Che ogni singola verità della Parola risplenda, io ho potuto vederlo da questo, che quando qualche versetto della Parola è scritto sopra una carta, e la carta è lanciata in aria, la stessa risplende nella forma in cui è stata tagliata; perciò gli spiriti possono in virtù della Parola produrre diverse forme lucenti, e anche delle forme di uccelli o di pesci. Infine, ciò che ancora più meraviglioso, quando qualcuno strofina la sua faccia o le sue mani, o gli abiti di cui è vestito, con la Parola aperta, a contatto con la scrittura, la sua faccia, le sue mani e i suoi stessi abiti risplendono, come se egli fosse in una stella circondato dalla sua luce. Moltissime volte io ho visto e ammirato questo; e quindi ho potuto sapere da dove proveniva che la faccia di Mosè risplendeva, quando egli portava dal monte Sinai le tavole dell’Alleanza.

Oltre a queste, vi sono la molte altre cose che provengono dalla Parola; per esempio se qualcuno è nelle falsità, e volge lo sguardo alla Parola, posta in un luogo santo, sopraggiunge nei suoi occhi un’oscurità, e quindi la Parola gli appare nera, e qualche volta come coperta di fuliggine; ma se gli tocca la Parola, avviene un’esplosione fragorosa, ed egli è sbalzato in un angolo dell’edificio, e per un’ora vi rimane disteso, come morto. Se un passo della Parola viene trascritto sopra una carta da qualcuno che è nelle falsità, e la carta viene lanciata verso il cielo, allora avviene una simile esplosione nell’aria, fra il suo occhio e il cielo, e la carta si straccia in pezzi e si dissolve; lo stesso avviene se quella carta è gettata in un angolo vicino; io ho visto ciò molte volte. Quindi per me è divenuto evidente che coloro che sono nelle falsità della dottrina, non hanno alcuna comunicazione con il cielo attraverso la Parola, ma che la lettura che ne fanno si disperde via è perisce come la polvere pirica chiusa in una carta, quando è accesa e lanciata in aria. Il contrario avviene a coloro che sono, dal Signore, nelle verità della dottrina desunte dalla Parola; la lettura della Parola fatta da essi penetra fin nel cielo, e si congiunge con gli angeli. Gli stessi angeli, quando discendono dal cielo per compiere di sotto qualche funzione, appaiono circondati da piccole stelle, principalmente intorno al capo, il che è segno che le Divine verità sono in essi, dalla Parola.

Inoltre nel mondo spirituale vi sono delle cose simili a quelle che sono sulle terre, ma lì, tutte le cose sono di origine spirituale; così è anche per l’oro e l’argento; vi sono delle pietre preziose di ogni genere, e la loro origine spirituale è il senso letterale della Parola; così quando nell’Apocalisse si fa riferimeto alle fondamenta della muraglia della nuova Gerusalemme, esse sono descritte come dodici pietre preziose, e ciò perché le fondamenta della sua muraglia significano gli insegnamenti della nuova chiesa desunti dal senso letterale della Parola; egualmente nell’Efod di Aronne vi erano dodici pietre preziose, chiamate Urim e Tummim, e per mezzo di esse erano date delle risposte dal cielo. Oltre a queste, vi sono ancora molte altre meraviglie provenienti dalla Parola, che concernono la potenza della verità nel mondo spirituale, potenza che è tanto immensa, che se fosse descritta nessuno vi crederebbe; perché quella potenza è tale da rovesciare monti e colline, trasportarle lontano e gettarle nel mare, ecc.; insomma la potenza del Signore per mezzo della Parola è infinita.

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