Vera religione cristiana (185-188)

185. A quel che precede saranno aggiunte le seguenti narrazioni memorabili.

La prima. Nel mondo spirituale vi sono climi e zone, come del mondo naturale; non esiste nulla in questo che non sia anche in quello; ma le cose differiscono rispetto all’origine. Nel mondo naturale la varietà del clima è secondo la distanza dal sole, a partire dall’equatore; nel mondo spirituale è secondo la distanza delle affezioni della volontà, e quindi dei pensieri dell’intelletto, a partire dal vero amore e dalla vera fede. E là tutte le cose sono corrispondenze di questo amore e di questa fede. Nelle zone glaciali del mondo spirituale appaiono delle cose simili a quelli presenti nelle zone glaciali del mondo naturale; appaiono delle terre serrate dal gelo, delle acque congelate, e anche delle nevi sopra di esse. Lì giungono e risiedono coloro che nel mondo assopirono il loro intelletto per negligenza nel pensare alle cose spirituali, e i quali per conseguenza trascurarono allo stesso tempo di adempiere agli usi; essi sono chiamati spiriti boreali.

Un giorno io ebbi un gran desiderio di vedere qualche regione nella zona glaciale, dove erano quegli spiriti boreali; perciò fui condotto in spirito nel settentrione, sino ad una contrada, dove tutta la terra pareva coperta di neve, e tutta l’acqua congelata. Era un giorno di sabato; e io vidi degli uomini, cioè degli spiriti di una statura simile a quella degli uomini nel mondo; ma a motivo del freddo avevano la testa coperta di una pelle di leone di cui, la gola era applicata alla loro bocca; il loro corpo dalla parte davanti e di dietro fino ai lombi era coperto di pelli di leopardo, e i loro piedi erano avviluppati nella pelle dell’orso; ne vidi inoltre parecchi che andavano sopra dei carri, e alcuni sopra carri scolpiti nella forma del dragone, le cui ali corna erano protese in avanti. Quei carri erano tirati da piccoli cavalli, le cui corde erano state tagliate; essi correvano come fiere terribili, e il conduttore, tenendo le redini in mano, li incitava senza sosta e li forzava nella loro corsa. Infine vidi che essi andavano in folla ad un tempio, che io non avevo visto prima, perché era coperto di neve. Ma i custodi del tempio sgombravano la neve, e con uno uno scavo preparavano un ingresso a coloro che arrivavano per il culto, i quali scendevano ed entravano. Mi fu dato anche di vedere il tempio all’interno: era illuminato di lampade e di fiaccole in gran quantità; l’altare era di pietra intagliata, e dietro l’altare era appeso un quadro sul quale vi era questa iscrizione: Trinità Divina, Padre, Figlio e Spirito Santo, che essenzialmente sono un solo Dio, ma personalmente sono tre. Poi un prete, che stava presso l’altare, dopo aver fatto tre genuflessioni dinanzi al quadro dell’altare, salì sul pulpito con un libro in mano, e cominciò il suo sermone sulla Divina Trinità, ed esclamò: “Oh, quale gran mistero, che Dio nell’altissimo abbia generato un Figlio ab eterno, e per mezzo di lui abbia prodotto lo Spirito Santo, i quali sono congiunti tutti e tre per l’essenza ma si sono separati per le proprietà, che sono l’imputazione, la redenzione e l’operazione! Tuttavia, se noi consideriamo ciò con la ragione, la vista si offusca, e dinanzi ad essa si forma un’oscurità, come dinanzi all’occhio di chi fisse l’ha vista del nudo sole; perciò in quanto a questo mistero, mettiamo l’intelletto sotto l’obbedienza della fede.” Dopo di ciò, egli esclamò di nuovo dicendo: “Oh! Qual gran mistero è la nostra santa fede che consiste nel credere che Dio Padre imputa la giustizia del Figlio e manda lo spirito Santo, il quale da quella giustizia imputata, opera i benefici della giustificazione, che sono in sintesi, la remissione dei peccati, l’innovazione, la rigenerazione e la salvezza! Circa l’influsso o l’azione di questa fede l’uomo non ne sa più che la statua di sale, in cui fu convertita la moglie di Lot; e circa la sua dimora o il suo stato non ne sa più che un pesce nel mare; ciò nondimeno, amici miei, in essa è nascosto un tesoro così serrato e custodito che non se ne scorge la minima parte; perciò anche riguardo ad essa, mettiamo l’intelletto sotto l’obbedienza della fede.” Dopo alcuni sospiri egli esclamò di nuovo dicendo: “Oh quel gran mistero è l’elezione! Eletto diviene colui a cui Dio imputa questa fede, che egli infonde secondo il suo apprezzamento e per pura grazia in cui in chi vuole e quando vuole; e l’uomo, quando viene infusa, è come un tronco, ma dopo che è stata infusa diviene come un albero; i frutti però che che sono le opere buone, pendolo per verità da questo albero, che nel senso rappresentativo è la nostra fede; e nondimeno, non sono aderenti; perciò il pregio di questo albero non viene dal frutto. Ma poiché cpare come eterodosso, e tuttavia è una verità mistica, mettiamo fratelli miei, l’intelletto sotto l’obbedienza di questa fede.” Poi, dopo un qualche intervallo, stando come se traesse ancora qualche cosa della sua memoria, continuò dicendo: “Da questo ammasso di misteri io ne trarrò fuori ancora uno solo, cioè che nelle cose spirituali l’uomo non ha neppure un grano di libero arbitrio; infatti nei loro canoni teologici i nostri padri dicono che l’uomo nelle cose che spettano alla fede e alla salvezza, le quali specialmente si chiamano spirituali, non può volere, né pensare, né intendere nulla, e che non può neppure disporsi e prepararsi ad attingerle; e io dunque vi dico che l’uomo per sé stesso non può pensare razionalmente, né parlare secondo il pensiero, altrimenti che come un pappagallo, una pica o un corvo; di conseguenza l’uomo nelle cose spirituali è come un asino, e che egli è uomo solamente nelle cose naturali. Ma, amici miei, intorno a questo punto, come intorno agli altri, affinché esso non infesti la vostra ragione, mettiamo l’intelletto sotto l’obbedienza della fede; perché la nostra teologia è un abisso senza fondo, nel quale se vuoi introducete la vista dell’intelletto, sarete sommersi e perirete, facendo naufragio. Tuttavia udite: noi siamo, ciò nondimeno, nella luce stessa del vangelo, che altamente rifulge al di sopra delle nostre teste. Ma, oh dolore! Le nostre teste e le ossa dei nostri crani l’arrestano e le impediscono di penetrare nella camera del nostro intelletto.” Finito che ebbe di parlare così discese; e dopo che furono fatte delle preghiere votive presso l’altare, e che il culto fu terminato, io mi avvicinai ad alcuni degli astanti che parlavano tra loro; lì c’era anche il prete, a cui coloro che gli stavano intorno dicevano: Noi ti rendiamo grazie immortali per un sermone così magnifico e pieno di sapienza. Ma allora io dissi loro: Avete voi capito qualche cosa? Ed essi risposero noi abbiamo afferrato tutto a piene orecchie; ma perché tu domandi se abbiamo capito? L‘intelletto non è forse stupefatto in tali materie? E il prete aggiunse a quelle parole questa sentenza: Perché avete udito e non avete capito, voi siete beati, poiché in virtù di ciò ottenete la salvezza. Poi Io parlai col prete, e gli domandai se avesse la laurea. Egli rispose: Io sono un maestro laureato. Io allora gli dissi: Maestro, ti ho udito predicare dei misteri; se tu li sai, senza sapere alcuna delle verità che essi contengono, tu non sai nulla, perché essi sono come scrigni chiusi con tre serrature; se tu non gli apri e non vi guardi dentro – che si deve fare per mezzo dell’intelletto – tu non sai se contengono delle cose preziose o delle cose vili, o delle cose nocive; vi possono essere delle uova di aspide e delle tele di ragno, secondo la descrizione in Isaia 54:5. A questo, il prete mi guardo con volto torvo; e gli assistenti se ne andarono e salirono sui loro carri, inebriati di paradossi, infatuati di vacuità, e circonfusi di oscurità in tutte le cose della fede e della salvezza.

186. La seconda. Un giorno io riflettevo in merito alla regione della mente presso la quale risiedono nell’uomo le idee teologiche, le quali – poiché sono spirituali e celesti – credevo dapprima che fossero nella regione suprema; perché la mente umana e distinte in tre regioni, come una casa a tre piani e, come le abitazioni degli angeli, in tre cieli. E allora si presentò un angelo e disse: In coloro che amano la verità, perché è la verità, le idee teologiche si elevano nella regione suprema, perché lì è il loro cielo e sono nella luce nella quale sono gli angeli; le idee morali, teoricamente esaminate e percepite, si collocano sotto di esse nella seconda regione, perché comunicano con con le idee spirituali; e le idee politiche, sotto di queste nella prima regione; ma le idee scientifiche, che sono molteplici e si possono classificare in genere e in specie, costituiscono la porta di accesso a quelle idee superiori. Coloro nei quali le idee spirituali, morali, politiche e scientifiche sono così ordinate, pensano quello che pensano, e fanno quel che fanno secondo giustizia e secondo il giudizio; e ciò perché la luce della verità che è anche la luce del cielo, illumina dalla regione suprema le idee che sono nelle regioni seguenti, come la luce del sole, attraversando l’etere e progressivamente l’aria, illumina la vista degli uomini, delle bestie e dei pesci. Ma diverso è delle idee teologiche presso coloro che amano la verità non perché è la verità ma solamente per la gloria del loro nome; presso costoro le idee teologiche risiedono nell’ultima regione, dove sono le idee scientifiche, con le quali in alcuni si mischiano, in altri non si possono mischiare. Sotto di esse, nella medesima regione, sono le idee politiche, e sotto di queste le idee morali, giacché preso costoro le due regioni superiori non sono aperte dalla parte destra; perciò essi non hanno alcuna ragione interiore di giudizio, né un’affezione interiore di giustizia, ma hanno solamente un’ingegnosa abilità da cui possono parlare di tutto apparentemente con intelligenza, e trovare conferme di ogni cosa, apparentemente secondo ragione; ma gli argomenti razionali che essi amano principalmente, sono falsità, perché le falsità si accordano con le illusioni dei sensi. Quindi nel mondo vi sono tanti uomini, che non vedono le verità della dottrina desunta dalla Parola più di quel che vedono i ciechi dalla nascita; e quando le odono, si comprimono le narici per timore che l’odore di queste non li molesti e non procuri loro la nausea; viceversa, le falsità aprono tutti i loro sensi ed essi le sorbiscono come le balene.

187. La terza. Un giorno in cui meditavo sul dragone, sulla bestia e sul falso profeta di cui si parla nell’Apocalisse, mi apparve uno spirito angelico e mi domando: Che cosa mediti? Risposi: medito su falso profeta. Allora egli mi disse: Io ti condurrò nel luogo dove dimorano coloro che sono intesi per il falso profeta; ed aggiunse che sono gli stessi che si intendono nel capitolo XIII dell’Apocalisse e la bestia che saliva dalla terra, e che aveva due corna simili a quelle dell’Agnello, e parlava come il dragone. Io lo segui ed ecco, vidi una turba, nel mezzo della quale erano alcuni vescovi della chiesa, che avevano insegnato che nient’altro salva l’uomo all’infuori della fede nel merito di Cristo, e che si devono fare le buone opere, ma non per la salvezza; e che nondimeno, esse debbono essere insegnate secondo la Parola, finché i laici, principalmente i semplici, siano tenuti più strettamente nei legami dell’obbedienza verso i magistrati, e come spinti dalla religione, così interiormente, ad esercitare la carità morale. E allora uno di essi vedendomi, disse: Vuoi tu vedere il nostro tempio in cui è l’immagine rappresentativa della nostra fede? Mi avvicinai e vidi; ed ecco esso era magnifico; e nel mezzo vi era l’immagine di una donna vestita di una veste scarlatta, che teneva nella mano destra una moneta d’oro, e nella sinistra una catena di perle; ma l’immagine e il tempio erano il prodotto di una fantasia; perché gli spiriti infernali possono attraverso fantasie rappresentare cose magnifiche, chiudendo gli accessi interni della mente, e aprendo solo gli esterni. Ma quando mi accorsi che quegli oggetti erano prestigi, pregai il Signore, e subito gli interni della mia mente si aprirono, e allora invece di un tempio magnifico vidi una casa diroccata dal tetto fino alla base, in cui le parti non avevano alcuna coesione tra loro; e invece della donna vidi in quella casa un simulacro sospeso, di cui la testa era simile a quella di un drago, il corpo simile a quello di un leopardo, i piedi erano come quelli di un orso, e la bocca come quella di un leone; così perfettamente simile alla descrizione della bestia che saliva dal mare (Apocalisse 13:2); e invece di un terreno solido vi era una palude piena di ranocchi; e mi fu detto che sotto la palude vi era una gran pietra tagliata, sotto la quale giaceva la Parola, profondamente nascosta. Dopo aver visto ciò, io dissi al prestigiatore: e questo è il vostro tempio? ed egli rispose: Sì; ma subito allora anche la sua vista interna si aprì, ed egli vide le stesse cose che avevo visto io. A questa vista egli esclamò ad alta voce: Che cos’è questo, e da che proviene? E io dissi: è l’effetto della luce dal cielo, che scopre la qualità di ogni forma, e così anche la qualità della vostra fede separata dalla carità spirituale. In quello stesso istante soffiò un vento orientale e portò via il tempio e l’immagine; ed inoltre prosciugò la palude, e così mise a nudo la pietra sotto la quale giaceva la Parola. E dopo ciò, spirò dal cielo un calore come quello della primavera; ed ecco allora apparve in quello stesso luogo un tabernacolo, semplice in quanto alla forma esterna; e gli angeli che erano presso di me dissero: Ecco il tabernacolo di Abraham, tale quale era quando i tre angeli vennero a lui e gli annunziarono la prossima nascita di Isacco. Esso appare semplice dinanzi agli occhi, e nondimeno diviene sempre più magnifico secondo l’influsso della luce del cielo. E fu loro dato di aprire il cielo dove erano gli angeli spirituali, che sono nella sapienza; e allora per via della luce che influiva, quel tabernacolo appariva come un tempio simile a quello di Gerusalemme. E quando io vi guardai dentro, vidi la pietra del fondo, sotto la quale era stata riposta la Parola, tutta coperta di pietra preziose, da cui emanava come un fulgore nelle pareti, sulle quali erano delle forme di cherubini, che variava magnificamente di colore. Mentre ammiravo queste cose gli angeli mi dissero: Tu vedrai cose ancora più mirabili. E fu dato loro di aprire il terzo cielo, dove erano gli angeli celesti i quali sono nell’amore. E allora per la luce infiammata che fluiva da lì, tutto quel tempio svanì, e in luogo di esso fu visto il Signore solo, davanti alla pietra del fondo, che era la Parola, nella stessa effigie in cui fu visto da Giovanni (capitolo I dell’Apocalisse). Ma dato che allora gli accessi interni della mente degli angeli furono ripieni di santità, da cui erano spinti a cadere sui loro volti, il Signore chiudeva subito la via della luce che veniva dal terzo cielo, e apriva quella della luce proveniente dal secondo cielo, quindi ritornò l’aspetto precedente tempio e del tabernacolo, ma questo, nel mezzo del tempio. Da questa mutazioni fu fu chiaro quel che si intende nel capitolo XXI dell’Apocalisse con queste parole:

Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini, ed egli abiterà con loro (Ap. 21:3)

e per queste altre:

Io non vidi alcuni tempio n0ella Nuova Gerusalemme, perché il suo tempio è il signore Dio onnipotente e l’Agnello (Ap. 21:22)

188. La quarta. Poiché mi è stato dato dal Signore di vedere le cose meravigliose che sono nei cieli e sotto i cieli, è necessario, secondo quanto mi è stato comandato, che io esponga quel che ho visto. Vidi un palazzo magnifico, e all’interno di esso un tempio; vi era in mezzo al tempio una tavola d’oro, sulla quale era la Parola, e presso la quale stavano due angeli in piedi. Intorno alla tavola vi erano dei seggi in triplice ordine; i seggi del primo ordine erano coperti di una stoffa di seta color porpora; quelli del secondo ordine, di una stoffa di seta color azzurro, e quelli del terzo ordine di una stoffa bianca. Sotto il tetto in alto al di sopra della tavola appariva una specie di cortina spiegata tutta lucente di pietre preziose dal cui splendore rifulse come un iride, quando dopo la pioggia il cielo si rasserena. Immediatamente allora furono visti i seggi occupati da tanti membri del clero, tutti vestiti dei loro abiti sacerdotali. Da un lato era la sala del tesoro, dove stava un angelo che la custodiva; e la vi erano delle vesti magnifiche, disposte in un bell’ordine. Era un concilio convocato dal Signore; e io udii una voce dal cielo che disse: Deliberate ma quelli dicevano: su che cosa? Fu risposto: Sul Signore Salvatore, e sullo Spirito Santo. Ma, dato che essi riflettevano sopra questi soggetti, non essendo nell’illuminazione, perciò pregarono; e allora emanò dal cielo una luce che illuminò prima i loro occipiti, poi le loro tempie e infine i loro volti; e allora incominciarono dal Signore Salvatore, secondo quanto era stato loro ordinato; la prima proposizione messa in discussione fu questa: Chi è che ha assunto l’Umano della vergine Maria? E un angelo che stava presso la tavola sopra cui era la Parola, lesse dinanzi a loro questi passi in Luca:

L‘angelo disse a Maria: Ecco tu concepirai nell’utero e partorirai un figlio, e lo chiamerai Gesù. Questi sarà grande, e sarò chiamato Figlio dell’Altissimo. E Maria disse all’Angelo: Come avverrà questo, perché io non conosco uomo? E l’angelo rispondendo le disse: Uno Spirito Santo verrà sopra di te e una virtù dell’Altissimo ti adombrerà; per la qual cosa, quel che nascerà da te Santo, sarà chiamato Figlio di Dio (Luca 1:31-35)

Poi lesse anche questi passi in Matteo:

Un angelo disse in sogno Giuseppe: Giuseppe figlio di Davide, non temere di ricevere Maria tua sposa, perché quel che in essa è nato, è dallo Spirito Santo. E Giuseppe non la conobbe, finché essa ebbe partorito il suo figliolo primogenito; ed egli lo chiamo Gesù (Matteo 1:20, 25)

egli lesse ancora altri passi tratti dagli evangelisti, per esempio Matteo 3:17; 17:5; Giovanni 1:18; 3:6; 20:31 e molti altri, dove il Signore, in quanto al suo Umano è chiamato Figlio di Dio, e dove egli stesso dal suo Umano chiama Jehovah suo Padre. Egli lesse inoltre parecchi passi tratti dai profeti dove era predetto che Jehovah stesso sarebbe venuto nel mondo; tra gli altri anche questi due in Isaia:

Si dirà in quel giorno: Ecco, questo è il nostro Dio che abbiamo aspettato perché ci liberi; questo è Jehovah che abbiamo aspettato; esultiamo e rallegriamoci nella sua salvezza (Is. 25:9)

La voce di colui che grida nel deserto: preparate la via di Jehovah, appianate nella solitudine un sentiero al nostro Dio, perché la gloria di Jehovah sarà rivelata, ed ogni canne insieme la vedrà. Ecco il Signore Jehovih viene da forte; come un pastore egli pascerà il suo gregge (Is. 40:3, 5, 10, 11)

e l’angelo disse: Poichè Jehovah stesso è venuto nel mondo, ha assunto l’Umano, e per questo Umano ha redento e salvato gli uomini, perciò nei profeti egli è chiamato Salvatore e Redentore. E allora lesse dinanzi a loro i seguenti passi:

Solamente in te è Dio, e non vi è altro Dio; certo tu sei un Dio occulto, il Dio d’Israele Salvatore (Is. 45:14, 15)

Non sono io Jehovah; e vi è un altro Dio fuori di me? Non vi è altro Dio giusto e Salvatore fuori di me (Is. 45:21, 22)

Io sono Jehovah, e fuori di me non vi è altro Salvatore (Is. 43:11)1

Io sono Jehovah Dio tuo, e tu non riconoscerai altro Dio fuorché me; e non vi è altro Salvaotore fuori di me (Os. 13:4)

Affinché ogni carne sappia che io sono Jehovah Salvatore e tuo Redentore (Is.49:26)

In quanto al nostro Redentore Jehovah Sebaoth è il suo nome (Is. 47:4)

Il loro Redentore, il Forte, Jehovah Sebaoth è il suo nome (Ger. 50:34)

Jehovah mia rocca è mio Redentore (Salmi 19:15)

Così ha detto Jehovah il tuo Redentore il Santo d’Israele: Io sono Jehovah Dio tuo (Is. 48:17; 43.14; 49:7; 54:8)

Tu Jehovah nostro Padre, nostro Redentore, è questo da secoli il tuo nome (Is. 63:16)

Così ha detto Jehovah il tuo Redentore: Io Jehovah, ho fatto tutte le cose, e solo da me stesso (Is. 44:24)

Così ha detto Jehovah il re d’Israele e suo Redentore Jehovah Sebaoth: Io sono il primo e l’ultimo, è fuori di me non vi è Dio (Is. 44:62)

Jehovah Sebaoth è il suo nome, il tuo Redentore, il Santo d’Israele sarà chiamato Dio di tutta la terra (Is. 54:5)

Ecco vengono i giorni che io susciterò a Davide un giusto germoglio che regnerà da re, e questo sarà il suo nome: Jehovah nostra giustizia (Ger. 23:5, 6; 33:15, 16)

In quel giorno Jehovah sarà re sopra tutt la terra; in quel giorno Jehovah sa Uno, è il suo nome Uno (Zac. 14:9)

quelli che sedevano sui seggi, essendo stati illuminati da tutti questi passi, dissero unanimemente che Jehovah stesso aveva assunto l’Umano per redimere e salvare gli uomini. Ma allora da un gruppo di cattolici romani che si erano nascosti dietro l’altare, fu udita una voce che disse: Come Jehovah il Padre può essersi fatto Uomo? Non è egli il creatore dell’universo? E uno di quelli che sedevano sui seggi del secondo prese la parola e disse: Chi dunque allora si è fatto uomo? Colui che era dietro l’altare, ponendosi allora presso l’altare rispose: il Figlio ab eterno. Ma ebbe in risposta: Il Figlio ab eterno non è forse secondo la vostra confessione anche il Creatore dell’universo? E cos’è un Figlio o un Dio nato ab eterno? E in che modo l’essenza Divina, la quale è una e indivisibile, può essere separata? In che modo una delle sue parti può discendere, e non allo stesso tempo il tutto? La seconda proposizione intorno al Signore messa in discussione era: Il Padre e il Signore non sono uno, come l’anima il corpo sono uno? Essi dissero che questo ne consegne, perché l’anima viene dal Padre. Allora uno di quelli che sedevano sui seggi del terzo ordine lesse questo passo della fede simbolica detta atanasiana: sebbene nostro signore Gesù Cristo Figlio di Dio, sia Dio e Uomo, pur tuttavia non sono due, ma è un solo Cristo; anzi è assolutamente uno è una sola persona; poiché siccome l’anima e il corpo fanno un solo uomo, così Dio e l’uomo sono un solo Cristo. Colui che leggeva aggiunse che questo simbolo, dove sono queste parole, è stato ricevuto in tutto il mondo cristiano, anche dei cattolici romani. Allora essi dissero: Che bisogno c’è di ulteriore esame? Dio Padre e il Signore sono Uno, come l’anima il corpo sono uno; e aggiunsero: Poiché è così, noi vediamo che l’Umano del Signore è Divino, perché è l’Umano di Jehovah; che bisogna indirizzarsi al Signore in quanto al Divino Umano; e che così, e non altrimenti, si può giungere al Divino che si chiama Padre. L’angelo confermò questa loro conclusione con molti passi della Parola fra i quali vi erano questi, in Isaia:

Un fanciullo ci è nato, un figlio ci è stato dato; il suo nome sarà chiamato Ammirabile, Consigliere, Dio, Eroe, Padre di eternità, Principe di pace (Is. 9:5)

e nello stesso profeta:

Abraham non ci conosce, Israele non ci riconosce; tu Jehovah, nostro Padre, nostro Redentore; è questo da secoli il tuo nome (Is. 63:16)

e in Giovanni:

Gesù disse: Chi crede in me, crede in colui che mi ha mandato, e chi vede me, vede colui che mi ha mandato (Giovanni 12:44, 45)

Filippo disse Gesù: Mostraci il Padre. Gesù gli disse: Chi mi ha visto, ha visto il Padre; perché dunque tu dici, mostraci il Padre? Non credi tu che io sono nel Padre, e che il Padre è in me? Credetemi che io sono nel Padre e il Padre è in me (Giovanni 14:8-11)

Gesù disse: Io e il Padre siamo uno (Giovanni 10:30)

poi:

Tutte le cose che ha il Padre sono mie, e tutte le cose mie sono dal padre (Giovanni 14:15; 17:10)

e infine:

Gesù disse: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giovanni 14:6)

colui che leggeva aggiunse, che delle cose simili a quelle che il Signore ha detto qui di se e di suo Padre, anche l’uomo le può dire di sé e della sua anima. Udito che ebbero questi passi, tutti dissero con cuore e bocca unanimi, che l’Umano del Signore è divino, e che è a questo umano che bisogna rivolgersi per giungere al Padre, poi, che Jehovah Dio si è mandato nel mondo mediante questo Umano, e si è reso visibile agli occhi degli uomini e di conseguenza, accessibile. Egli si era reso ugualmente visibile, è così accessibile sotto forma umana, agli antichi, ma allora per il ministero di un angelo; ma dato che quella forma era rappresentativa del Signore che doveva venire, perciò tutte le cose della chiesa presso gli antichi erano rappresentative.

Dopo questo si passò alla deliberazione circa lo Spirito Santo, e inizialmente fu svelata l’idea di parecchi riguardo a Dio Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, che supponeva che Dio Padre sedesse in un luogo luogo elevato, avendo il Figlio alla sua destra; e che da loro mandassero lo Spirito Santo per illuminare, insegnare, giustificare e santificare gli uomini. Ma allora fu udita una voce dal cielo, che diceva: Noi non possiamo sopportare questa idea fantasiosa. Chi non sa che Jehovah Dio è onnipresente? Ora, chi lo sa e lo riconosce, riconoscerà anche che è lui che illumina, insegna, giustifica e santifica, e che non è un Dio intermedio, distinto da lui come una persona distinta da un’altra persona, né tantomeno Dio distinto da due altri; si rimuova dunque la prima idea che è vana, e se riceva questa che è giusta, e voi vedrete ciò chiaramente. Ma in quell’istante, dal gruppo dei cattolici che stavano presso l’altare del tempio, fu nuovamente udita una voce che disse: Che cos’è allora lo Spirito Santo che è nominato nella Parola, negli evangelisti e in Paolo, da cui tanti dotti, principalmente del nostro clero, si dicono guidati? Chi oggi nel mondo cristiano nega lo Spirito Santo e le sue operazioni? A queste parole uno di coloro che sedevano sui seggi del secondo ordine disse: Voi dite che lo Spirito Santo è una persona per sé, e un Dio per sé. Ma che cos’è una persona uscente e procedente da una persona se non un’operazione che esce e procede? Una persona non può uscire e procedere da un’altra; ma un’operazione può uscire procedere da una persona. Oppure, che cos’è un Dio uscente e procedente da un Dio, se non il Divino che esce e procede? Un Dio non può uscire e procedere da un altro Dio; ma il Divino può uscire e procedere da un solo Dio. Dopo avere udite queste parole, coloro che sedevano sui seggi conclusero all’unanimità che lo Spirito Santo non è una persona per sé, né per conseguenza un Dio per sé, ma che egli è il Santo Divino, uscente e procedente dall’unico Dio onnipresente, che è il Signore. A questa conclusione gli angeli che stavano davanti alla tavola d’oro, sulla quale è la Parola, dissero: Bene! Non si legge in nessuna parte dell’antica Alleanza che i profeti pronunciassero la Parola dallo Spirito Santo, ma vi si legge che la pronunciaono da Jehovah; e quando nella nuova Alleanza si parla dello Spirito Santo si intende il Divino procedente, che è il Divino che illumina, insegna vivifica, riforma e rigenera.

In seguito si discusse un’altra questione sullo Spirito Santo, la quale era: Da chi procede il Divino che si chiama Spirito Santo? Procede dal Padre, o procede dal Signore? E mentre discutevano tale questione rifulse una luce dal cielo, in virtù della quale essi videro che il Santo Divino, che si intende per lo Spirito Santo non procede dal Padre, attraverso il Signore, ma dal Signore in virtù del Padre, comparativamente come nell’uomo, la sua azione non procede dall’anima attraverso il corpo, ma dal corpo in virtù dell’anima. L’angelo che stava davanti alla tavola, confermo ciò con questi passi della Parola:

Colui che il Padre ha mandato parla le parole di Dio perché Dio non gli ha dato lo spirito a misura. Il Padre ama il Figlio, e ha dato tutte le cose nelle sue mani (Giovanni 3:30; 4:35)

Uscirà un rampollo dal tronco d’Isai, sopra di lui riposerà lo Spirito di Jehovah, Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di forza (Is. 11:1, 2)

Lo Spirito di Jehovah gli è stato dato; ed era in lui (Is. 42:1; 59:19, 20; 61:1; Luca 4:18)

Quando sarà venuto lo Spirito Santo, che io vi manderò dal padre (Giovanni 15:26)

Questi mi glorificherà, perché riceverà del mio e ve lo annuncerà. Tutte le cose che ha il Padre sono mie, perciò ho detto che egli riceverà del mio e ve lo annuncerà (Giovanni 16:14, 15)

Se io me ne vado, vi manderò il Paracleto (Giovanni 16:7)

che il Paracleto sia lo Spirito Santo si vede in Giovanni 14:26,

Non vi era ancora lo Spirito Santo perché Gesù non era stato ancora glorificato (Giovanni 7:39)

ma dopo la glorificazione,

Gesù soffiò sui discepoli e disse: Ricevete lo Spirito Santo (Giovanni 20:22)

e nell’Apocalisse:

Chi non glorificherà il tuo nome, o Signore, perché tu solo sei santo (Ap. 15:4)

Dato che la Divina operazione del Signore, in virtù della sua Divina onnipresenza, è intesa per lo Spirito Santo, perciò quando il Signore parlò ai discepoli dello Spirito Santo che avrebbe mandato dal Padre, egli disse anche:

Io non vi lascerò orfani; io me ne vado, e vengo a voi; e in quel giorno voi conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me, ed io in voi (Giovanni 14:18, 20, 28)

e poco tempo prima di lasciare il mondo egli disse loro:

Ecco io sono con voi ogni giorno fino alla fine dei tempi (Matteo 28:20)

dopo che questi passi furono detti dinanzi a loro, l’angelo disse: Da questi passi e da molti altri della Parola è evidente che il Divino, che si chiama Spirito Santo, procede dal Signore in virtù del Padre. A queste parole, coloro che sedevano sui seggi dissero: Questa è una Divina verità.

Infine si decretò quanto segue: Dalle deliberazioni fatte in questo concilio noi abbiamo chiaramente veduto, e di conseguenza riconosciamo per una santa verità, che nel Signore Dio Salvatore Gesù Cristo vi è la Divina Trinità, la quale è il Divino a quo (da cui procedono tutte le cose) che si chiama Padre; il Divino Umano, che si chiama Figlio, e il Divino procedente, che si chiama Spirito Santo; e sosteniamo unanimemente che in Gesù Cristo tutta la pienezza della Divinità abita corporalmente (Colossesi 2:9); pertanto vi è un solo Dio nella chiesa.

Dopo che questa conclusione fu proclamata in quel magnifico concilio tutti si alzarono, e l’angelo che custodiva il tesoro venne e portò a ognuno di quelli che erano seduti sui seggi, delle vesti splendide, tessute in mezzo con fili d’oro, e disse: Ricevete le vesti nuziali. Ed essi furono condotti in gloria nel nuovo cielo cristiano, con il quale doveva essere congiunta la chiesa del Signore nelle terre, che è la nuova Gerusalemme.

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