Vera religione cristiana (18-26)

Il Divino Essere che è Jehovah

18. In primis si tratterà del Divino Essere, e poi della Divina Essenza. Parrebbe esservi tra i due una perfetta identità; e nondimeno, l’Essere è più universale dell’Essenza, perché l’Essenza presuppone l’Essere, e dall’Essere viene l’Essenza. L’Essere di Dio, ovvero il Divino Essere, non si può descrivere, perché è al di sopra di ogni idea del pensiero umano; in questo pensiero non cade altro all’infuori di ciò che è creato e finito, ne resta escluso ciò che è non creato e l’infinito; e per conseguenza il Divino Essere. Il Divino Essere è l’Essere stesso, da cui sono tutte le cose, e il quale deve essere in tutte le cose affinché queste siano. Una nozione più compiuta intorno al Divino Essere può derivare dall’esposizione dei seguenti articoli:

I. Questo Dio Uno si chiama Jehovah dall’Essere, di conseguenza da questo, che Egli solo È, Fu e Sarà; perché Egli è il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine, l’Alfa e l’Omega.

II. Questo Dio Uno è la Sostanza stessa, e la Forma stessa, e gli angeli e gli uomini sono sostanze e forme da lui; e nella misura in cui sono in lui, egli è in loro, e allo stesso modo sono sue immagini e somiglianze.

III. Il Divino Essere è l’Essere in sé, e in pari tempo, l’Esistere in sé.

IV. Il Divino Essere ed Esistere in sé, non può produrre un altro Divino che sia l’Essere e l’Esistere in sé; per conseguenza, un altro Dio della stessa Essenza non è possibile.

V. La pluralità di dei nei secoli antichi, ed anche ai nostri giorni deriva dal fatto che non si è compreso il Divino Essere.

Ciascuna di queste proposizioni sarà sviluppata separatamente.

19. I. Questo Dio Uno si chiama Jehovah dall’Essere, di conseguenza da questo, che Egli solo È, Fu e Sarà; perché Egli è il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine, l’Alfa e l’Omega.

Che Jehovah significhi Io Sono e l’Essere, è noto; e che Dio fin dai tempi antichissimi sia stato chiamato così, consta dal libro della Creazione, ovvero dalla Genesi, ove nel primo capitolo è nominato Dio, e nel secondo capitolo e nei seguenti Jehovah; e più tardi, quando i discendenti di Abramo discendenti da Giacobbe ebbero dimenticato il nome di Dio, durante il loro soggiorno in Egitto, questo fu richiamato alla loro memoria, in questi termini:

Mosè disse a Dio, qual è il tuo nome? Dio disse: Io sono colui che è. Io sono. Così dirai ai figli d’Israele, Io sono mi ha mandato a voi; e dirai: Jehovah, il Dio dei vostri padri, mi ha mandato a voi; questo è il mio Nome in Eterno, e questo è il modo in cui sarò ricordato di generazione in generazione (Es. 3:14-15)

Poiché Dio solo è Io Sono, ovvero l’Essere o Jehovah, perciò non vi è nulla nell’universo creato che non derivi il suo essere da lui; ma in qual modo, si vedrà di seguito. La stessa cosa s’intende con queste parole:

Io sono il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine, l’Alfa e l’Omega (Is. 44:16; Ap.1:8,11; 22:13)

Il che significa Colui che è lo Stesso e l’Unico, dai primi agli ultimi, e da cui sono tutte le cose. Se Dio si chiama l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, è perché l’Alfa è la prima lettera dell’alfabeto greco, e l’Omega è l’ultima, e quindi esse significano tutte le cose nel loro insieme. La ragione di ciò è che ogni lettera nel mondo spirituale ha uno specifico significato; e le vocali, poiché servono al suono, significano qualche cosa dell’affezione dell’amore; da questa origine viene la lingua spirituale o angelica, e anche la scrittura in uso lì. Ma questo è un arcano finora ignoto; vi è infatti una lingua universale in uso presso tutti gli angeli e gli spiriti, che non ha nulla in comune con alcuna lingua degli uomini nel mondo. Ogni uomo dopo la morte possiede questa lingua, perché è insita in ogni uomo dalla creazione; perciò nel mondo spirituale ognuno può intendere quel che dice un altro. Mi è stato dato molte volte di udir parlare quella lingua, e raffrontandola con le lingue del mondo ho potuto constatare che non somiglia neppure nella minima cosa con alcuna lingua naturale della terra; essa ne differisce dal suo primo principio, che consiste in questo, che ogni lettera di ciascun vocabolo ha un suo distinto significato. È per questo che Dio si chiama, l’Alfa e l’Omega, il che significa che dai primi agli ultimi Dio è lo Stesso e l’Unico, da cui procedono tutte le cose. Ma intorno a questa lingua e alla sua scrittura derivante dai pensieri spirituali degli angeli, si veda in Amore Coniugale, nn. 326-329 e ss.

20. II. Questo Dio Uno è la Sostanza stessa, e la Forma stessa, e gli angeli e gli uomini sono sostanze e forme da lui; e nella misura in cui sono in lui, egli è in loro, e allo stesso modo sono sue immagini e somiglianze.

Poiché Dio e l’Essere, egli è anche la Sostanza; infatti l’Essere, a meno che non abbia sostanza, è un ente di ragione; perché la Sostanza è l’Ente sussistente; e chi è la sostanza è anche la forma; perché la sostanza, a meno che non abbia una forma, è un ente di ragione; l’una e l’altra possono dunque dirsi di Dio, ma in questo senso, che egli è la Sostanza unica, la Sostanza stessa, e la Sostanza prima; e la Forma unica, la Forma stessa e la Forma prima. Che questa Forma sia la Forma Umana cioè, che Dio sia l’Uomo stesso, di cui tutto è infinito, è stato mostrato in Divino amore e Divina Sapienza. Ivi è stato allo ugualmente mostrato che gli angeli e gli uomini sono sostanze e forme create e organizzate per ricevere le qualità Divine, che influiscono in loro attraverso il cielo; perciò nel libro della creazione essi sono chiamati immagini e somiglianze di Dio (Genesi 1:26,27). E altrove si dice che essi sono figli di Dio, nati da Dio. Ma nel corso di quest’opera sarà mostrato in molti luoghi che nella misura in cui l’uomo vive sotto il Divino auspicio – cioè si lascia condurre da Dio – egli diviene sempre più interiormente l’immagine di Dio. Se non si forma di Dio l’idea che egli è la prima Sostanza e la prima Forma, e che la sua Forma è la stessa Forma Umana, le menti degli uomini possono facilmente introdurre in loro delle fantasie, come degli spettri intorno a Dio stesso, intorno all’origine degli uomini e intorno alla creazione del mondo. Intorno a Dio non possono avere altra nozione se non come della natura dell’universo nei suo principio, così come della sua estensione, o come del vuoto o del nulla. Intorno all’origine degli uomini, come del concorso fortuito degli elementi nella forma umana; intorno alla creazione del mondo, derivare l’origine delle sue forme e sostanze dai punti e dalle linee geometriche che, non avendo alcun attributo, non sono per conseguenza, nulla in sé. Presso tali uomini tutto quello che spetta alla chiesa è come lo Stige o come l’oscurità del Tartaro.

21. III. Il Divino Essere è l’Essere in sé, e in pari tempo, l’Esistere in sé.

Se Jehovah Dio è l’Essere in Sé, è perché egli è Io Sono, lo Stesso, l’Unico e il Primo ab eterno, in eterno, da cui è tutto quel che è per essere qualche cosa; così e non altrimenti egli è il Principio e la Fine, il Primo e l’Ultimo, l’Alfa e l’Omega, non si può dire che Egli è il suo Essere da sé; perché questo da Sé presuppone un anteriore, e per conseguenza il tempo, il che non è ammissibile nell’infinito, che si chiama ab eterno; ed ancora suppone un altro Dio, che è Dio in Sé;così suppone Dio da Dio, o che Dio abbia formato Se stesso; e così non sarebbe non creato, né infinito, perché così sarebbe finito da sé o da un altro. Da questo, che Dio è l’Essere in sé, ne segue che Degli è l’Amore in sé, la Sapienza in sé e la Vita in sé; e che egli è lo Stesso da cui sono tutte le cose, e a cui tutte le cose si riferiscono, per essere qualche cosa. Che Dio sia la Vita in sé, si vede dalle parole del Signore in Giovanni, cap. 5 versetto 26; e in Isaia:

Io Jehovah faccio tutte le cose, spiegando i cieli e stendendo la terra da me stesso (Is. 44:24)

E nello stesso profeta dice che egli è il solo Dio, e che fuori di lui non vi è Dio (Is. 45:14,15,21,22 e Os. 13:4). Se Dio non è solamente l’Essere in Sé, ma anche l’Esistere in Sé, è perché l’Essere a meno che non esista, non è qualche cosa; e parimenti l’Esistere se non è dall’Essere; pertanto, dato l’uno, deve necessariamente darsi anche l’altro. Allo stesso modo se la sostanza non ha anche una forma; della sostanza che non abbia una forma non si può dire niente; e ciò, non avendo qualità, non è nulla in sé. Se qui si deci l’Essere e l’Esistere, e non l’Essenza e l’Esistenza, è perché occorre distinguere tra Essere ed Essenza, e quindi tra Esistere ed Esistenza, come fra l’anteriore e il posteriore; l’anteriore è più universale del posteriore. Al Divino Essere si applica l’Infinità e l’Eternità, laddove alla Divina Essenza e alla Divina Esistenza si applicano il Divino Amore e la Divina Sapienza, e per queste due proprietà, l’Onnipotenza e l’Onnipresenza, di cui si tratterà nell’ordine.

22. Che Dio sia lo Stesso, l’Unico e il Primo, che si chiama l’Essere in sé e l’Esistere in sé, da cui sono ed esistono tutte le cose, l’uomo naturale non può in nessun modo scoprirlo in forza della sua ragione; perché l’uomo naturale in forza della sua ragione non può desumere altro all’infuori di ciò che appartiene alla natura; infatti, quel che appartiene alla natura quadra con la sua essenza, perché in essa null’altro vi entra dall’infanzia. Ma siccome l’uomo è stato creato per essere anche spirituale, perché egli deve vivere dopo la morte ed essere allora fra gli spirituali nel loro mondo; perciò Dio ha provveduto una Parola, in cui non solo egli ha rivelato Se stesso, ma nella quale ha rivelato anche che vi è un cielo e vi è un inferno, e che ogni uomo deve vivere eternamente nell’uno o nell’altro, ognuno secondo la sua vita e allo stesso tempo secondo la sua fede. Dio ha anche rivelato nella Parola che egli è Io Sono, ovvero l’Essere e lo Stesso e l’Unico in Sé, e così il Primo o il Principio da cui procedono tutte le cose. È da questa Rivelazione che l’uomo naturale può elevarsi al di sopra della natura, e così, al di sopra di se stesso, e vedere le cose che sono di Dio; e tuttavia, sempre come da lontano, sebbene Dio sia vicino, presso ogni uomo; infatti egli è in lui con la sua Essenza; ed essendo così, egli è vicino a coloro che lo amano, i quali vivono secondo i suoi precetti e credono in lui; e questi lo vedono quasi; perché cos’altro è la fede se non la vista spirituale di Dio è? E che cosa è la vita secondo i suoi precetti se non riconoscere nei fatti che la salvezza e la vita eterna vengono da lui? Coloro invece che non hanno una fede spirituale, ma una fede naturale che è mera conoscenza, e quindi hanno una vita simile, vedono Dio da lontano, e ciò solo quando parlano di lui. Fra i primi e questi vi è una differenza come tra quelli che sono in una luce chiara e vedono gli uomini che sono presso di loro e li toccano, e coloro che sono in una densa nebbia, e di conseguenza non possono vedere se sono uomini, alberi o sassi. Ovvero, come tra quelli che stanno su un altura dove è situata una città, i quali vanno qua è là e conversano con i loro concittadini, e quelli che da quell’altura guardano giù, e non distinguono se gli oggetti che vedono siano uomini, bestie o statue. Ovvero ancora, come tra fra coloro che sono in un globo planetario e vi vedono i loro simili, e coloro che sono in un altro globo planetario con un telescopio in mano, e guardano quel pianeta, e dicono di vedervi degli uomini, dove invece non vedono altro che terre, dalla superficie lucida come la luna, e delle acque come macchie. Una simile differenza esiste fra vedere Dio e vedere le qualità Divine che procedono da Dio, nella loro mente, presso coloro che sono nella fede e allo stesso tempo in una vita di carità, e presso coloro che sono nella mera conoscenza della fede; di conseguenza, fra gli uomini spirituali e gli uomini naturali. Quanto a coloro che negano la Divina santità della Parola, e che nondimeno, portano come in un sacco sulle spalle le cose che appartengono alla religione, essi non vedono Dio, ma fanno semplicemente risuonare il nome di Dio, differendo minimamente in ciò dai pappagalli.

23. Il Divino Essere ed Esistere in sé, non può produrre un altro Divino che sia l’Essere e l’Esistere in sé; per conseguenza, un altro Dio della stessa Essenza non è possibile.

Che il Dio Uno, che è il Creatore dell’universo, sia l’Essere e l’Esistere in Sé, così Dio in Sé, è stato mostrato fin qui; da cui segue che un Dio da Dio non è possibile, perché in esso non vi sarebbe lo stato essenziale Divino, che è l’Essere e l’Esistere in sé; poco importa che si dica essere generato da Dio o procedere da Dio; è tuttavia sempre essere prodotto da Dio, e ciò poco differisce da essere creato. Perciò introdurre nella chiesa la fede che vi sono tre Persone Divine, di cui ognuna in particolare è Dio e della stessa Essenza; e che l’una è nata ab eterno, e la terza è procedente ab eterno, significa addirittura abolire l’idea dell’Unità di Dio, e con essa ogni nozione della Divinità, e così bandire completamente lo spirituale dalla facoltà razionale, tale che l’uomo non sia più uomo, ma diviene completamente naturale, senza avere più alcuna differenza dalla bestia, tranne in questo, che può parlare, ed è contro tutti i principi spirituali della chiesa, perché questi l’’uomo naturale li chiama deliri. È da qui che sono sortite numerose e grossolane eresie intorno a Dio; in particolare la Divina Trinità divisa in persone ha portato nella chiesa non solo la notte ma anche la morte. Che l’identità di tre Essenze Divine sia lo scandalo della ragione, mi è stato dimostrato dagli angeli, i quali mi dissero che non possono neppure pronunciare che ci sono tre Divini uguali, e che se qualcuno giungesse fino a loro e volesse affermarlo, non lo potrebbe fare senza volgersi da un’altra parte; e dopo aver fatto questa affermazione, diverrebbe come un tronco umano e sarebbe precipitato in basso, e poi andrebbe nell’inferno fra coloro che non riconoscono alcun Dio. È una verità che imprimere nel bambino e nel fanciullo l’idea di tre persone Divine, cui aderisce inevitabilmente l’idea di tre dei, è toglier loro ogni alimento spirituale ed infine ogni raziocinio spirituale, e presso coloro che vi si confermano, significa indurre la morte spirituale. Del tutto differente è la condizione di coloro che per fede e di cuore adorano un solo Dio, Creatore dell’universo e, in pari tempo, Redentore e Rigeneratore. Il loro stato somiglia a quello della città di Sion al tempo di Davide, e a quello della città di Gerusalemme al tempo di Salomone, dopo che il tempio fu edificato. Viceversa, la chiesa che crede in tre persone, e in ciascuna come in un Dio in particolare, somiglia alle città di Sion e di Gerusalemme, distrutte da Vespasiano, e al tempio che vi fu incendiato. E ancora, l’uomo che adora un solo Dio, in cui è la Divina Trinità – la quale è per conseguenza una sola persona – è più vivo e uomo-angelo; laddove che si conferma in una pluralità di dei, da una pluralità di persone, diviene successivamente come una statua composta di membra mobili, in mezzo alla quale sta satana, e parla attraverso la sua bocca.

24. V. La pluralità di dei nei secoli antichi, ed anche ai nostri giorni deriva dal fatto che non si è compreso il Divino Essere.

Che l’Unità di Dio sia impressa nella mente di ogni uomo, perché essa è in tutte le cose che influiscono da Dio nell’anima dell’uomo, è stato mostrato sopra (n. 8). Tuttavia, se questo concetto non è disceso nell’intelletto umano è perché sono mancate le conoscenze per mezzo delle quali l’uomo sale incontro a Dio; ognuno infatti deve preparare a Dio la via, cioè deve prepararsi alla ricezione; e questo deve farsi attraverso le conoscenze. Le conoscenze che difettano nell’uomo – tali che l’intelletto non ha potuto penetrare fino a vedere che Dio è uno, che non è possibile un Divino Essere se non è Unico, e che tutto quel che appartiene alla natura viene da questo Divino Essere Unico – sono le seguenti:

1. Nessuno fin qui aveva saputo alcunché del mondo spirituale, dove sono gli spiriti e gli angeli, a cui accede ogni persona dopo la morte.

2. Si è altresì ignorato che in quel mondo vi è un Sole, che è puro amore procedente da Jehovah Dio, che è nel mezzo di quel Sole.

3. Da quel Sole procede un calore che nella sua essenza è l’Amore, e una luce che nella sua essenza è la Sapienza.

4. Tutte le cose, che in quel mondo sono spirituali, influenzano l’uomo interno e fanno la sua volontà e il suo intelletto.

5. Jehovah Dio dal suo Sole, non solo ha prodotto il mondo spirituale e tutte le cose che gli appartengono, le quali sono innumerevoli e sostanziali, ma anche il mondo naturale e tutte le cose che gli appartengono, le quali sono anche innumerevoli, ma materiali.

6. Nessuno fin qui ha conosciuto la differenza che intercorre tra lo spirituale e il naturale; anzi neppure è noto cosa sia lo spirituale nella sua essenza.

7. Né è noto che vi siano tre gradi dell’Amore e della Sapienza, secondo cui i cieli angelici sono ordinati.

8. Né è noto che la mente umana è distinta in atrettanti gradi, affinché dopo la morte possa elevarsi in uno dei tre cieli, il che avviene secondo la sua vita e in pari tempo, secondo la sua fede.

9. Né è noto infine che tutte queste cose non hanno potuto minimamente esistere se non dal Divino Essere, che è lo Stesso in Sé, e così il Primo e il Principio, da cui procedono tutte le cose.

Tuttavia, queste conoscenze, per mezzo delle quali l’uomo deve ascendere e conoscere il Divino Essere, sono mancate fin qui. Si dice che l’uomo ascende, ma s’intende che è elevato da Dio; perché l’uomo ha il libero arbitrio di acquisire le conoscenze e, nella misura in cui le acquisisce dalla Parola, attraverso l’intelletto egli spiana la via per la quale Dio discende e lo eleva. Le conoscenze per mezzo delle quali ha luogo l’ascensione dell’intelletto umano – in cui Dio tiene per mano l’uomo e lo conduce – si possono paragonare ai gradi della scala che Giacobbe vide piantata in terra, la cui sommità giungeva al cielo, per la quale gli angeli salivano, e sulla quale stava Jehovah (Genesi 28:12,13). È del tutto diverso quando mancano queste conoscenze, o quando l’uomo le disprezza; allora l’elevazione dell’intelletto si può paragonare ad una scala diretta da terra verso la finestra al primo piano d’un palazzo magnifico, dove dimorano gli uomini, e non alle finestre del secondo piano dove dimorano gli spiriti, e ancor meno alle finestre del terzo piano dove dimorano gli angeli; quindi accade che l’uomo rimane solamente nelle atmosfere e nelle cose materiali della natura, nelle quali tiene i suoi occhi, le sue orecchie e le sue narici, da cui egli non attinge sul cielo, sull’Essere e sull’Essenza di Dio, altre idee se non quelle atmosferiche e materiali; e l’uomo che pensa secondo queste idee non può per nulla giudicare intorno a Dio, se esiste o se non esiste; se egli è uno o se sono più; e ancor meno quale egli sia in quanto al suo Essere e alla sua Essenza. Di qui è derivata la pluralità di dei nei secoli antichi e anche ai nostri giorni.

25. A questo aggiungerò la seguente narrazione memorabile. Un giorno destandomi, caddi in una profonda meditazione intorno a Dio; e siccome guardavo in alto, vidi al disopra di me, nel cielo, una luce candida in forma ovale, e non appena fissavo la vista in quella luce, la luce si ritirava ai lati ed entrava nelle periferie; ed allora ecco vidi delle cose magnifiche, e gli angeli che stavano in forma di circolo, dal lato meridionale dell’apertura, e conversavano tra loro. E dato che ardevo dal desiderio di udire quel che dicevano, mi fu prima concesso di udire il suono della loro voce, che era pieno di amore celeste, e poi il loro linguaggio che era pieno di sapienza procedente dal quell’amore. Parlavano tra loro di Dio Uno, della congiunzione con esso, e della salvezza che risulta da quella congiunzione. Dicevano cose ineffabili, la più gran parte delle quali non si possono esprimere con le parole di alcuna lingua naturale. Nondimeno, dato che qualche volta ero stato in società con gli angeli nel cielo stesso, ed allora parlavo nella loro stessa lingua, perché ero in uno stato simile, perciò potei intenderli, e dai loro discorsi desumere alcune nozioni che possono essere espresse razionalmente con le parole di una lingua naturale. Essi dicevano che il Divino Essere è Uno, lo Stesso e Indivisibile. Illustravano ciò con idee spirituali, dicendo che il Divino Essere non può distinguersi in diversi, ognuno dei quali avrebbe in sé il Divino Essere, e continuare ad essere Uno, lo Stesso e Indivisibile; infatti ognuno di essi dal suo essere penserebbe da sé e particolarmente per sé; e quand’anche pensasse unanimemente con gli altri e per gli altri, vi sarebbero comunque più dei unanimi e non un solo Dio; perché l’unanimità, essendo il consenso di diversi, e allo stesso tempo di ciascuno da sé e per sé, non concorda con l’Unità di Dio, ma con una pluralità; essi non dissero di dei, perché non poterono, a causa del fatto che la luce del cielo, da cui proveniva il loro pensiero, e l’aura in cui si diffondeva il loro discorso, vi si opponevano. Dicevano ancora che quando volevano pronunciare la parola dei, e alcuno di essi in quanto persona per sé, lo sforzo per pronunciare sfociava nell’espressione Uno solo o Un Dio Unico. A queste spiegazioni aggiungevano che il Divino Essere è il Divino Essere in Sé, e non da Sé, perché da Sé, presuppone un Essere in sé procedente da un altro anteriore; quindi presuppone Dio da Dio, il che non è ammissibile. Quel che procede da Dio non si chiama Dio, ma Divino; perché cosa è Dio da Dio? Vale a dire, cosa è Dio nato ab eterno da Dio? E cosa è un Dio procedente da Dio, attraverso un Dio nato ab eterno, se non parole nelle quali non vi nulla della luce che emana dal cielo? Inoltre dicevano che il Divino Essere, che in Sé è Dio, è lo Stesso, non lo Stesso semplice, ma infinito, cioè lo stesso ab eterno in eterno; è lo Stesso ovunque, lo Stesso presso ciascuno e in ciascuno; ma tutto è vario e variabile nel ricevente; è lo stato del ricevente a produrre questa variabilità. Ecco come essi illustravano che il Divino, che è Dio in sé, è lo Stesso. Dio è lo Stesso perché egli è l’Amore stesso e la Sapienza stessa, o perché è il Bene stesso e la Verità stessa, e quindi la Vita stessa; se queste cose non fossero lo Stesso in Dio, esse non sarebbero nulla nel cielo, e neppure nel mondo, perché non avrebbero alcuna relazione allo Stesso. Ogni qualità trae la sua qualità dal fatot che vi è uno Stesso da cui essa è, e a cui si riferisce, perché sia tale. Questo Stesso, che è l’Essere Divino, non è in un luogo, ma è – secondo la ricezione – presso coloro, ed in coloro che sono in un luogo; perché il luogo e la progressione dal un luogo ad un altro non si possono dire dell’Amore e della Sapienza, o del Bene e della Verità, né quindi della Vita, che sono lo Stesso in Dio, anzi Dio Stesso; da qui l’onnipresenza; perciò il Signore dice che Egli è in mezzo a loro; che egli Stesso è in loro, ed essi sono in lui. Ma siccome non può essere ricevuto da nessuna creatura quale Egli è in sé, appare quale è nella sua Essenza in quanto Sole al di sopra dei cieli angelici. Quel che procede da quel Sole come luce è Egli Stesso in quanto alla Sapienza, e quel che ne procede come calore è Egli Stesso in quanto all’Amore. Egli Stesso non è quel Sole, ma il Divino Amore e la Divina Sapienza da lui procedenti, intorno a lui, appaiono agli occhi degli angeli come un Sole. Egli nel Sole è Uomo, è il nostro Signore Gesù Cristo, non solamente in quanto al Divino A Quo (da cui tutto procede) ma anche Divino Umano, perché Egli, che è l’Amore stesso e la Sapienza stessa, era l’Anima che egli aveva dal Padre, quindi la Divina Vita, che è la vita in sé. Diverso è per ogni uomo in cui l’anima non è la Vita, ma un recipiente della Vita. Il Signore insegna anche questo dicendo, Io sono la Via, la Verità e la Vita. E altrove, Come il Padre ha la Vita in Se stesso, così anche ha dato al Figlio di avere la Vita in Se stesso (Giovanni 5:26). La Vita in se stesso è Dio. A quel che precede aggiunsero che coloro che sono in qualche luce spirituale possono percepire da queste nozioni che il Divino Essere, essendo Uno, lo Stesso e quindi Indivisibile, non può esistere in diversi; e che se si dicesse che ciò è possibile, ne risulterebbero contraddizioni manifeste.

26. Dopo che ebbi udito queste spiegazioni, gli angeli percepirono nel mio pensiero le idee comuni della chiesa cristiana sulla Trinità di persone nell’Unità, e sull’Unità di persone nella Trinità concernente Dio, e anche sulla nascita di un Figlio di Dio ab eterno. E allora mi dissero, Che cosa è quel che tu pensi? Non pensi tu queste cose dalla luce naturale, con cui la nostra luce spirituale non concorda? Se dunque non allontani le idee di questo pensiero noi ti chiudiamo il cielo e ce ne andiamo. Ma allora io dissi, Entrate, vi prego, più addentro nel mio pensiero, e forse vi vedrete una concordanza. Ee essi così fecero, e videro che per tre persone io intendevo i tre Attributi Divini procedenti, che sono la creazione, la redenzione e la rigenerazione, e che questi attributi appartengono ad un solo Dio; e che per la nascita di un Figlio di Dio ab eterno io intendevo la sua nascita prevista ab eterno e provveduta nel tempo; e che non sopra il naturale e il razionale, ma contro il naturale e il razionale, è pensare che quel Figlio sia nato da Dio ab eterno; e che al contrario, il Figlio nato da Dio nel tempo, attraverso la vergine Maria è il Figlio Unico e Unigenito di Dio; e che credere altrimenti è un mostruoso errore. E allora io narrai ad essi che il mio pensiero naturale sulla Trinità e l’Unità delle Persone, e sulla nascita d’un Figlio di Dio ab eterno, mi era venuta dalla dottrina della fede della chiesa, che porta il nome di Atanasio. Allora gli angeli dissero, Bene! E mi pregarono di dire, come venendo dalla loro bocca, che se l’uomo non si rivolge allo stesso Dio del cielo e della terra, non può venire nel cielo, perché il cielo è il cielo da questo Dio unico, e che questo Dio è Gesù Cristo il quale è Jehovah il Signore ab eterno, Creatore, nel tempo Redentore, e in eterno Rigeneratore, il quali allo stesso tempo è anche il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; e che questo è il Vangelo che deve essere predicato. Dopo questa istruzione, la Luce celeste che io avevo visto prima, ritornò sull’apertura, e quindi poco a poco si abbassò, riempì l’interiore della mia mente, e illustrò le mie idee sull’Unità e Trinità di Dio; e allora le idee concepite da principio su questo soggetto, che erano meramente naturali, io le vidi separate – come la paglia è separata dal frumento – dal vagliatore, e trasportate come dal vento nel settentrione del cielo e dissipate.

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