Vera religione cristiana (13-17)

13. Se non vi fosse un solo Dio l’universo non avrebbe potuto essere creato, né essere conservato.

Se dalla creazione dell’universo si può dedurre l’unità di Dio, è perché l’universo è un opera coerente come uno dai primi agli ultimi, e dipende da un solo Dio, come il corpo dipende dalla sua anima. l’universo è stato creato così affinché Dio possa essere onnipresente, tenere sotto il suo auspicio tutte e ogni singola cosa di cui è composto, e contenerlo perpetuamente come uno, il che è conservare. È perciò che Jehovah Dio dice che egli è il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine, l’alfa e l’omega (Is. 44:6; A. 1p:8,17 e altrove); che egli fa ogni cosa, spiega i cieli e stende la terra da se stesso (Is. 44:24).

Questo gran sistema che si chiama universo è un’opera come uno, dai primi fino agli ultimi, perché Dio creandolo ha avuto di mira un solo fine, che è il cielo angelico formato dal genere umano; e i mezzi per questo fine sono tutte le cose di cui il mondo è composto; perché chi vuole il fine, vuole anche i mezzi. Chi dunque contempla il mondo come un’opera che contiene i mezzi per questo fine, può contemplare l’universo creato come un’opera coerente come uno, e può vedere che il mondo è un complesso di usi in ordine successivo, per il genere umano, di cui si compone il cielo angelico. Il Divino amore non può avere di mira altro fine che la beatitudine eterna degli uomini, in virtù del suo Divino; e la sua Divina sapienza non può produrre altro che usi che sono i mezzi per questo fine. Esaminando il mondo con questa idea universale, ogni uomo savio può comprendere che il Creatore dell’universo è uno, e che la sua essenza è l’amore e la sapienza; perciò non esiste nel mondo un singolo elemento, in cui non sia latente da vicino o da lontano un uso a beneficio dell’uomo, sia per il suo alimento con i frutti della terra e anche con gli animali, sia per il suo vestiario, con queste stesse cose. Come si è già detto, è nel novero delle meraviglie che quei vili insetti che si chiamano bachi da seta forniscano delle vesti, ed ornino con magnificenza donne e uomini, dalle regine ai re, fino alle fantesche e ai servitori; e che quei vili insetti che si chiamano api forniscano la cera per i lumi che riempiono di splendore tempi e palazzi. Coloro che esaminano nel mondo alcuni oggetti singolarmente, e non il tutto universalmente, nella serie in cui sono i fini, le cause intermedie e gli effetti, e che non deducono la creazione del Divino amore attraverso la Divina sapienza, non possono vedere che l’universo è l’opera di un solo Dio, né che questo abita nei singoli usi, perché egli è nel fine; infatti che è nel fine è anche nei mezzi; perché in tutti i mezzi vi è intimamente il fine, che mette in azione e dirige i mezzi. Coloro che non contemplano l’universo come l’opera di Dio, né come l’abitacolo del suo amore e della sua sapienza, ma come l’opera della natura, e come l’abitacolo della luce e del calore del sole, chiudono gli accessi superiori della loro mente, rivolti verso Dio, e aprono gli accessi inferiori della loro mente, rivolti verso il diavolo; e quindi spogliano l’umano e rivestono il bestiale; e non solamente si credono simili alle bestie, ma altresì lo divengono; infatti divengono volpi quanto all’astuzia, lupi quanto alla ferocia, leopardi quanto alla furberia, tigri quanto alla crudeltà, coccodrilli, serpenti, gufi e civette quanto alla natura di queste bestie; coloro che sono tali appaiono anche da lontano, nel mondo spirituale, simili a queste bestie ferine; l’amore del loro male prende tale forma.

14. L’uomo che non riconosce Dio è scomunicato dalla chiesa e dannato.

Se l’uomo che non riconosce Dio è scomunicato dalla chiesa è perché Dio è il tutto della chiesa, e i Divini che si chiamano verità teologiche, fanno la chiesa; perciò la negazione di Dio è la negazione di tutte le cose della chiesa; e questa stessa negazione lo scomunica; quindi l’uomo stesso si scomunica, e non è perciò Dio che lo scomunica. Se quell’uomo è dannato è perché, essendo scomunicato dalla chiesa, egli è anche scomunicato dal cielo; perché la chiese nelle terre e il cielo angelico fanno uno, come l’interno e l’esterno, e come lo spirituale e il naturale nell’uomo; e l’uomo è stato creato da Dio affinché quanto al suo interno sia nel mondo spirituale, e quanto al suo esterno sia nel mondo naturale; di conseguenza egli è stato creato nativo dell’uno e dell’altro mondo, affinché lo spirituale che appartiene al cielo, sia impiantato nel naturale che appartiene al mondo, come avviene con un seme che è impiantato nel terreno; in modo che l’uomo esista e duri in eterno. L’uomo che a a causa della negazione di Dio si è scomunicato dalla chiesa, e per conseguenza dal cielo, ha chiuso l’uomo interno presso di sé quanto alla volontà e quanto al suo amore congenito; perché la volontà dell’uomo è il ricettacolo del suo amore, e ne diviene la sede. Nondimeno, egli non può chiudere il suo uomo interno in quanto all’intelletto, perché se ne avesse il potere e lo facesse, l’uomo non sarebbe più uomo; ma l’amore della sua volontà infatua con le falsità gli accessi superiori dell’intelletto; quindi l’intelletto diviene quasi chiuso in quanto alle verità che spettano alla fede, e in quanto ai beni che appartengono alla carità; di conseguenza egli è contro Dio e allo stesso tempo e contro la chiesa, così egli si esclude dalla comunione con gli angeli del cielo. Quando è escluso da questa comunione, si mette in comunione con i demoni dell’inferno, e il suo pensiero e tutt’uno con essi. Tutti i demoni negano Dio e pensano follemente intorno a Dio e alle verità spirituali della chiesa; similmente fa l’uomo che è congiunto ad essi. Questi, quando è nel suo spirito – il che avviene quando in casa è abbandonato a se stesso – lascia dirigere i suoi pensieri dal piacere del male e del falso, che egli ha concepito presso di sé; allora egli pensa di Dio che non esiste, ma che è solo una parola che risuona dai pulpiti per legare il popolo all’obbedienza alle leggi della giustizia che governano la società; ed inoltre egli pensa che la Parola, dietro la quale i ministri parlano di Dio, è una congerie di sogni, che dall’autorità è stata rivestita di santità; che il Decalogo o il catechismo è un libercolo, che dopo essere stato usato dalle mani dei fanciulli, deve essere gettato in un angolo; perché esso prescrive di onorare i genitori, di non uccidere, di non commettere adulterio, di non rubare, di non dire falsa testimonianza; e chi è che non sappia tutto ciò dalla legge civile? Rispetto alla chiesa egli pensa che essa sia solamente una congregazione di gente semplice, credulona e pusillanime vedono ciò che non esiste. Rispetto all’uomo e rispetto a se stesso come uomo, egli pensa analogamente come la bestia; e intorno alla vita dopo la morte, analogamente come intorno alla vita della bestia quando è morta. Così pensa il suo uomo interno, qualunque sia l’opinione manifestata dal suo uomo esterno; perché come si è detto, ogni uomo ha un interno e un esterno; e il suo interno costituisce l’uomo, che si chiama spirito e che vive dopo la morte; e il suo esterno, dietro il quale per moralità egli agisce da ipocrita, viene sepolto; e allora a causa della negazione di Dio, egli diviene un dannato. Ogni uomo, quanto al suo spirito, è associato ai suoi simili nel mondo spirituale, ed è tutt’uno con essi. Spesse volte mi è stato dato di vedere nelle società gli spiriti di uomini ancora vivi, di cui, alcuni in società angeliche, ed altri in società infernali; e mi è stato dato altresì di parlare per interi giorni con essi, ed io ero meravigliato che lo stesso uomo, vivente ancora nel suo corpo, non sapesse affatto nulla di ciò; quindi io vidi chiaramente che chi nega Dio è già fra i dannati, e che dopo la morte è raccolto tra questi.

15. Nulla della chiesa è coerente nell’uomo che non riconosce un solo Dio, ma più dei.

Chi di fede riconosce e di cuore adora un solo Dio è nella comunione dei santi nelle terre, e nella comunione degli angeli nei cieli. Queste società si dicono comunioni, e lo sono, perché quelli che le compongono sono in un solo Dio, e un solo Dio è in loro; essi sono anche in congiunzione con tutto il cielo angelico, ed io oso dire, con tutti e con ognuno lì; perché tutti sono come i figli e i discendenti di un solo Padre, di cui gli animi, i costumi e le facce sono simili; di qui si conoscono reciprocamente. Il cielo angelico è coordinato in società secondo tutte le varietà dell’amore del bene, le quali varietà tendono ad un solo amore universale, che è verso Dio. Da questo amore sono accomunati tutti coloro che riconoscono di fede e adorano di cuore un solo Dio, Creatore dell’universo, ed insieme Redentore e Rigeneratore. Del tutto diverso è per coloro che non ad uno solo, ma a più dei si rivolgono e li adorano, sia pure quando ciò avvenga in modo che essi ne adorano uno solo con la bocca e tre col pensiero, come fanno nella chiesa odierna coloro che distinguono Dio in tre persone, e dichiarano ciascuna persona, Dio per sé, e attribuiscono ad ognuna delle qualità separate, o delle proprietà che non appartengono ad un’altra; quindi avviene che non solo l’unità di Dio ne risulta divisa, ma anche la stessa teologia e la mente umana, nella quale essa deve essere. Cosa ne risulta dunque nella chiesa se non perplessità e incoerenza? Nell’appendice che seguirà a quest’opera sarà dimostrato che tale è lo stato della chiesa odierna. È una verità che la divisione di Dio o dell’essenza Divina in tre persone, di cui ognuna per sé, ovvero separatamente, è Dio, conduce alla negazione di Dio. È come se qualcuno entrando in un tempio per adorare, in un quadro sull’altare, vede dipinto un Dio attempato; un altro Dio come sommo pontefice; e un terzo come un Eolo volante, e al di sopra, questa iscrizione: questi tre sono un solo Dio. O forse, come se vi si vedesse l’Unità e la Trinità dipinte come un uomo con tre teste sopra un solo corpo, o con tre corpi sotto una sola testa, che sono forme mostruose. Se qualcuno entrasse nel cielo con questa idea, di certo egli ne sarebbe immediatamente precipitato. quand’anche dicesse che la testa o le teste significano l’essenza, e il corpo o i corpi, le proprietà distinte.

16. A quanto fin qui detto aggiungerò una narrazione memorabile. Vidi alcuni spiriti nuovi, venuti dal mondo naturale nel mondo spirituale, che parlavano fra loro di tre persone Divine ab aeterno; essi erano stati canonici, ed uno di loro vescovo. Mi si avvicinarono, e dopo aver parlato del mondo spirituale, di cui prima non avevano avuto alcuna conoscenza, dissi loro: Vi ho udito parlare di tre persone Divine ab aeterno; vi prego di spiegare questo gran mistero secondo le idee che acquisiste intorno ad esso nel mondo naturale, da dove siete poc’anzi venuti. E allora il primate, rivolgendosi a me disse: “Vedo che sei un laico; aprirò dunque le idee del mio pensiero intorno a questo gran mistero e l’insegnerò. Le mie idee furono e sono ancora che Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo sono seduti nel mezzo del cielo sopra tre sogli e troni magnifici; Dio Padre sopra un trono d’oro fine con uno scettro in mano; Dio Figlio, alla destra del Padre, sopra un trono di purissimo argento, con una corona sul capo; e Dio Spirito Santo presso di loro sopra un trono di lucente cristallo, tenendo in mano una colomba; e intorno ad essi, in triplice ordine, delle lampade sospese sfolgorano dalle pietre preziose; e lontano da questo circolo stanno innumerevoli angeli, i quali tutti adorano e glorificano. Inoltre Dio Padre parla continuamente con suo Figlio di coloro che debbono essere giustificati, e fra loro giudicano e decidono chi sono nelle terre quelli che sarebbero degli di esser ricevuti tra gli angeli, e di essere coronati della vita eterna; che Dio Spirito Santo, appena ha udito pronunciare i loro nomi, percorre prontamente il globo della terra, dirigendosi verso di loro, portando con sé i doni della giustizia, e le rassicurazioni della salvezza per coloro che debbono essere giustificati; e non appena arriva e soffia, dissipa i peccati come un ventilatore caccia il fumo da una fornace e la imbianca; egli toglie ancora dal loro cuore le durezze della pietra e vi porta le mollezze della carne e in pari tempo rinnova il loro spirito o le loro menti, li rigenera e dà loro delle fisionomie infantili; e finalmente imprime sulle loro fronti il segno della croce, e li chiama eletti e figli di Dio.” Terminato questo discorso il primate mi disse: Così ho spiegato questo gran mistero nel mondo; e siccome la maggior parte del membri del nostro ordine là applaudirono le mie parole, sono persuaso che anche tu che sei laico, vi presterai fede. Dopo che il primate ebbe detto queste parole, io lo guardai attentamente, e allo stesso tempo guardai i canonici che erano con lui, e osservai che tutti gli tributavano il loro pieno assentimento; così risposi: Ho esaminato attentamente la professione della tua fede, e ne ho desunto che ti sei formato e che nutri intorno a Dio trino un’idea interamente naturale e sensuale, anzi materiale, dalla quale deriva inevitabilmente l’idea di tre dei. Non è forse pensare sensualmente di Dio Padre, che egli segga sopra un trono con uno scettro in mano; e del Figlio, che egli segga sopra un trono con una corona in capo; e dello Spirito Santo, che egli segga sul suo trono con una colomba in mano, e che percorra il globo della terra secondo quel che ha udito? E poiché dunque risulta una tale idea, io non posso prestar fede alle tue parole; infatti fin dalla mia infanzia io non ho potuto ammettere nella mia mente altra idea che quella d’un solo Dio; e poiché io ho ammesso soltanto questa idea e la confermo, tutte quelle cose che tu hai detto, svaniscono presso di me; invece ho veduto che per il trono sul quale Jehovah siede, secondo la Scrittura, s’intende il regno; per lo scettro e la corona, s’intendono il governo e il dominio; per sedere alla destra s’intende l’onnipotenza di Del Divino umano; e per tutte le cose che si dicono dello Spirito Santo s’intendono le operazioni della Divina onnipresenza. Si consideri l’idea di un solo Dio, la si valuti secondo ragione, e alla fine si comprenderà che è esattamente così. Voi, è vero, dite anche che Dio è uno, e ciò perché fate una e indivisibile l’essenza di quelle tre persone; tuttavia non permettete che qualcuno dica che quel Dio è una sola persona, ma volete invece che ve ne siano tre; e fate ciò affinché l’idea dei tre dei, quale è la vostra, non perisca; e ancora, attribuite a ciascuna persona una proprietà separata dalla proprietà dell’altra; in tal modo, non dividete voi forse l’essenza Divina? Essendo così, come potete e in pari tempo pensare che Dio è uno? Ve lo perdonerei se diceste che il Divino è uno. Come qualcuno, quando ode dire che il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio, e che ciascuna persona in particolare è Dio, può egli pensare che vi è un solo Dio? Non è forse una contraddizione alla quale non è mai possibile prestar fede? Che non si possa dire un Dio solo, ma un Divino simile, può essere illustrato con questi esempi: di parecchi uomini che formano insieme un senato, un sinedrio o un concilio, non si può dire che sono un sol uomo; ma quando tutti e i singoli hanno una sola opinione, si può dire che essi hanno un comune sentimento. Neppure si può dire di tre diamanti d’una medesima sostanza che essi sono un sol diamante, ma si può dire che essi sono uno in quanto alla sostanza, e altresì che ciascun diamante differisce dall’altro per il prezzo, in ragione del peso; però non è la stessa cosa se ve ne è solo uno e non tre. Ma io percepisco perché voi dite che le tre persone sono Divine, di cui ognuna per sé è Dio, sono un solo Dio, e perché ingiungete a ciascun membro della chiesa di parlare così; è perché una ragione illuminata e sana riconosce in tutto l’universo che vi è un solo Dio, e per conseguenza sareste coperti di vergogna se anche voi non parlaste similmente; nondimeno, quando voi pronunciate un solo Dio, sebbene ne pensiate tre, questa vergogna però non trattiene quelle due parole, e voi le pronunciate. Il vescovo dopo che ebbe udito ciò che io avevo detto, si ritirò con i suoi canonici, e ritirandosi si rivolse verso di me e voleva esclamare: Vi è un solo Dio, ma non pote’ farlo, perché il suo pensiero trattenne la sua lingua, e allora egli pronunciò a bocca aperta: Vi sono tre dei. Vedendo questo effetto prodigioso gli astanti dettero in uno scroscio di risa e se ne andarono.

17. Poi domandai dove avrei potuto trovare, fra gli eruditi, coloro che sono dotati del più perspicace ingegno, e che sostengono la divisione in tre persone della Divina Trinità. Se ne presentarono tre, ai quali dissi: Come potete voi dividere la Divina Trinità in tre persone, e sostenere che ciascuna persona per sé, ovvero singolarmente, è Dio e Signore? La confessione di bocca che Dio è uno non è forse così lontana dal pensiero come il mezzogiorno dal settentrione? A questo risposero: Essa non è affatto lontana, perché le tre persone hanno una sola essenza, e la Divina essenza e Dio. Noi fummo nel mondo i tutori della Trinità di persone, e la pupilla di cui esercitammo la tutela fu la nostra fede nella quale ciascuna persona Divina ha ottenuto la sua parte. Dio Padre ha avuto la parte di imputare e di dare; Dio Figlio la parte d’intercedere e di essere mediatore, e Dio Spirito Santo quella id effettuare gli usi dell’imputazione e della mediazione. Ma domandai: Che cosa intendete voi per la Divina essenza? Risposero: Noi intendiamo l’onnipotenza, l’onniscienza, l’immensità , l’eternità, l’uguaglianza della maestà. Allora dissi: Se questa essenza fa di più dei un solo Dio, voi potete aggiungerne ancora parecchi, per esempio un quarto, di cui si fa menzione in Mosè, in Ezechiele e in Giobbe e che si chiama Dio Schaddai. Fu esattamente così che in Grecia e in Italia fecero gli antichi, i quali ripartirono uguali attributi, e per conseguenza una simile essenza, ai loro dei, come Saturno, Giove, Nettuno, Plutone, Apollo, Giunone, Diana, Minerva, e persino Mercurio e Venere; tuttavia, non poterono dire che tutti quegli dei fossero un solo Dio; e ancora voi, che siete tre e, come io percepisco, d’una simile erudizione, non potete combinarvi in un solo uomo erudito. Ma a queste parole risero dicendo: È una facezia; diverso è per l’essenza Divina; questa è una e non tripartita, ed essa è indivisibile e quindi non divisa; la partizione e la divisione non cadono in essa. Quando ebbi udito ciò replicai: Scendiamo in questa arena e combattiamo; e domandai loro: Che cosa intendete voi con la parola persona, e cosa essa significa? Ed essi dissero: Persona significa non una parte o una qualità in un altro, ma quel che sussiste propriamente; così è definita da tutti i capi della chiesa la parola persona, e da noi con essi. Ed io dissi: È questa la definizione della parola persona? Risposero: È questa. Così, replicai, non vi è alcuna parte del Padre nel Figlio, né alcuna parte dell’uno e dell’altro nello Spirito Santo; da cui risulta che ognuno è padrone del suo arbitrio, del suo diritto e del suo potere; e così non vi è nulla che li congiunga, tranne la volontà che è propria a ciascuno, e per conseguenza comunicabile secondo il beneplacito; non sono forse così le tre persone, tre dei distinti? Udite ancora: Voi avete anche definito la persona essere quel che sussiste propriamente; per conseguenza vi sono tre sostanze nelle quali voi dividete l’essenza Divina, e tuttavia questa essenza, come pure dite, non è ripartibile, perché essa è una e indivisibile; ed inoltre a ciascuna sostanza, cioè a dire, a ciascuna persona, voi attribuite delle proprietà che non sono in un’altra, e che neppure possono essere comunicate ad un’altra, cioè l’imputazione, la mediazione e l’operazione; allora che cosa ne risulta se non che le tre persone sono tre dei? A queste parole essi si ritirarono dicendo: Noi esamineremo queste questioni e dopo l’esame risponderemo. Un savio che era presente, avendo udito questa discussione disse: Io non voglio considerare questo importante soggetto attraverso graticciate così sottili; fuori di queste sottigliezze vedo però in una chiara luce che nelle idee del vostro pensiero vi sono tre dei; ma siccome è vergognoso propalare queste idee in faccia a tutto il mondo, perché se le propalaste sareste chiamati stolti e pazzi, perciò conviene, per evitare l’ignominia, che confessiate con la bocca un solo Dio. Ma quei tre eruditi, che tenevano ostinatamente alla loro opinione, non badarono affatto a queste parole e, andandosene borbottarono alcune parole improntate dalla metafisica; di qui notai che questa scienza era il tripode da cui essi volevano dare i loro responsi.

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