Ultimo giudizio – seguito (262-302)

Miscellanea

Leibniz e Wolff

262. Parlai con John C. Wolff e col suo precettore Liebniz riguardo alla sostanza semplice e all’armonia prestabilita.

263. Sulla sostanza semplice, Liebniz disse che la sua opinione riguardo alle monadi non fu mai come quella di Wolff sulla sostanza semplice. Disse infatti di aver riconosciuto le monadi quali unità, ma che vi erano in loro sostanze ancor più semplici e pure, dalle quali le monadi erano formate, e a causa delle quali esistevano dei cambiamenti in esse. Poiché, se non vi fosse stato niente dentro, sarebbero state un niente, nel quale non vi può essere alcun cambiamento di stato, poiché il vuoto non ammette cambiamento. Liebniz pertanto si meravigliò che Wolff sostenesse che la sue monade, che egli chiama sostanza semplice, fosse creata dal nulla, e che una volta divisa ricadesse nel nulla; eppure vi ha attribuito dei cambiamenti di stato; e anche di come abbia definito alcune creature esistenti in natura, sostanze semplici, mentre chiunque può constatare come siano aggregazioni di sostanze, come le parti dell’aria e dell’etere, gli elementi dei metalli, ed anche le anime. Wolff disse che aveva voluto, con le sue definizioni della sostanza semplice, accattivarsi le menti dei teologi, i quali vogliono che si creda che tutte le cose sono state create da Dio dal nulla, immediatamente; non sapendo a quel tempo che i suoi seguaci, confermando tali principi in se stessi, si sarebbero preclusi le vie alla saggezza angelica, che nonostante ciò sono fondate su verità naturali.

264. Riguardo all’armonia prestabilita, Liebniz disse di averla considerata e dedotta da questo: che il pensiero agisce all’unisono con il discorso, il contegno e l’azione dell’uomo; ma a quel tempo non aveva riflettuto sul pensiero interiore, dal quale molti uomini non parlano né agiscono; e che in molti combatte contro l’esteriore; e ancor meno rifletté sul pensiero spirituale, al quale l’uomo non perviene fin dopo la morte; quindi, che egli non considerò nient’altro al mondo se non il pensiero, che a quel tempo egli riconosceva al posto dell’anima; e non considerò parimenti le affezioni, dalle quali e secondo le quali egli stesso pensa. Pertanto ora, dopo essere stato istruito dagli angeli, ammette di essersi sbagliato, e riconosce che le cose stanno in modo totalmente diverso.

Newton

265. Parlai con Newton riguardo al vuoto e riguardo ai colori.

266. Riguardo al vuoto, disse che nel mondo aveva creduto all’esistenza di un vuoto; ma quando gli angeli percepirono che egli aveva un’idea del vuoto come se esso fosse il niente, si ritrassero dicendo di non poter sopportare l’idea del niente, poiché quando c’è un’idea del niente, l’idea dell’essenza delle cose perisce. E quando l’idea dell’essenza delle cose perisce, le idee del pensiero, dell’intelletto, dell’affezione, dell’amore e della volontà, periscono negli uomini e negli angeli, perché tali concetti non sono dati nel nulla. Essi gli chiesero se credesse che il Divino, da cui origina tutta la sapienza angelica, così come l’intelligenza per gli uomini in entrambi i mondi, sia quello naturale che quello spirituale, fosse un vuoto e, di conseguenza, che ogni operazione Divina affluisca attraverso un vuoto, nel loro vuoto e possa presentarsi alla percezione. A questa domanda, egli si mostrò infastidito.

Replicò che ciò non è possibile attraverso un vuoto assoluto, che è il niente, ma attraverso un vuoto apparente, perché il Divino è l’esse stesso della sapienza e dell’amore, presso gli angeli nel cielo e presso gli uomini nel mondo, e riempie ogni cosa. Inoltre, l’esse stesso e il niente sono contrari l’uno all’altro, tale che se l’uno è ammesso, l’altro non potrebbe esserlo. Quindi gli angeli supplicarono che egli e tutti quelli che accarezzavano l’idea del vuoto come di un niente desistessero dal farlo, così da poter essere pacificamente concordi sul fatto che niente della loro vita potrebbe mai essere dato nel nulla, ma solo nelle cose che sono, le quali sono o esistono dall’esse. Aggiunsero che nemmeno una cosa può essere detta, di un vuoto che sia un niente, la quale abbia relazione con l’agire, il reagire, il ricevere o l’attrarre, e così fino all’essenza della loro sapienza e del loro amore; nel quale vi è una tale infinità di affezioni, con le loro variazioni, percezioni e sensazioni; perché nessuna cosa è data nel nulla, e il nulla non può essere riferito ad alcuna cosa. Quando ebbe udito tutto ciò, Newton disse che già prima di questo discorso aveva desistito da quell’idea e che avrebbe certo desistito d’ora in poi, sapendo di essere ora nel mondo spirituale, nel quale, tuttavia, secondo la sua precedente opinione, avrebbe dovuto trovarsi il suo vuoto; e che perfino ora egli è un uomo, e qui egli pensa, percepisce, agisce, respira realmente, e ciò non potrebbe avere luogo in un vuoto che fosse il niente, bensì solo in qualcosa che è, e che dall’esse esiste e sussiste, e che un niente interstiziale è impossibile, perché sarebbe distruttivo di ogni osa, cioè delle essenze e sostanze che costituiscono un qualcosa. Perché “qualcosa” e “niente” sono completamente opposti; egli giunse fino al punto di provare sgomento all’idea del niente e si mise in guardia da esso, nel timore che la sua mente potesse cadere in deliquio.

267. Riguardo ai colori, disse che nel mondo credeva fossero originati da sostanze, in un certo senso, di diversi materiali colorati, continuamente emananti dall’oceano solare, i quali si aggiungevano continuamente agli elementi affini negli oggetti del mondo, similmente a quando passano attraverso degli oggetti traslucidi, seguendo quindi i percorsi della luce, assecondando le sue diffrazioni e rifrazioni, e procedendo da simile a simile, di conseguenza rosso al rosso, blu al blu, giallo al giallo e così via, come nei prismi, nei globi cristallini e nei vapori dai quali derivano gli arcobaleni. Ma gli angeli non ammettono questa origine dei colori, dicendo che vi sono colori tanto nel mondo spirituale quanto nel mondo naturale; e che nel mondo spirituale essi sono più vividi, splendidi e variegati che nel mondo materiale; e che sanno essere variazioni della loro luce corrispondenti al loro amore o bene, e alla loro sapienza o verità, e che il sole dal quale la loro luce procede, è il Signore stesso il cui Divino amore si manifesta attorno a lui nella forma di un sole, e la Divina sapienza che ne deriva si manifesta in forma di luce, e che da quel sole che, come già detto, è puro amore, non fluiscono tali sostanze o materie, ma quella pura luce presenta alla vista variazioni di colori negli oggetti secondo la ricezione della sapienza da parte degli angeli; il colore rosso se la loro sapienza è derivata dal bene; e il colore bianco candido se la loro sapienza è derivata dal vero, e i rimanenti colori quando essi sono partecipi della carenza o assenza di questi, che qui corrispondono all’ombra nel mondo. Oltretutto gli angeli, dalle loro idee spirituali, con le quali sono in grado di svelare le cause delle cose dal vivo e compiutamente, dimostrarono che i colori non sono altro che variazioni della luce fiammeggiante e della luce candida, negli oggetti, secondo le loro forme; e che i colori non sono materie, così come non lo è la luce, perché corrispondono all’amore ed alla sapienza degli angeli, dai quali procedono per operazione Divina; e il loro amore e la loro sapienza non sono materiali, ma spirituali. E nemmeno sono materiali il calore e la luce nel mondo, ma naturali, e affluiscono nella materia e si modificano in essa secondo le forme.

Pertanto, nemmeno i colori sono materiali, come lo sarebbero se traessero l’esistenza da differenti atomi colorati. Alla fine, dopo una certa indignazione, dissero: ”Chi è che non veda un paradosso nel ragionamento newtoniano, e quanto esso sia assurdo?” E se ne andarono, dicendo che sarebbero ritornati qualora egli avesse voluto discernere spiritualmente, o perfino naturalmente, dei colori, però non in modo così materiale e sensuale. Quindi alcuni spiriti lo accostarono dicendogli: “Ti imploriamo di pensare ai colori non come aventi origine da alcuni piccoli prismi o da qualche muro, ma dal colore verde di tutti i boschi e prati erbosi dell’intero mondo nel quale eri. Puoi concepire un efflusso continuo dal sole di un solo colore verde, ed allo stesso tempo un influsso continuo di grigio o color pietra nelle montagne della intera terra, e così via?

Puoi dunque concepire un continuo fluire del solo verde da una parte, e del solo color roccia? Spiegaci dove vanno, dove sussistono e se procedono nell’universo? Oppure, cadono giù da qualche parte o salgono dal basso? Di queste sostanze esistono per caso nuove terre, visto che devono essercene in enorme quantità, trattandosi di sostanze materiali? Dopo aver riflettuto più profondamente su questo, disse: Ora comprendo che i colori sono alterazioni della luce negli oggetti, nelle forme su cui cui la luce è variegata secondo la forma delle parti, da cui derivano i colori. Queste sono parole di Newton stesso, che egli volle comunicarmi.

Londra

268. Londra nel mondo spirituale appare uguale alla Londra nel mondo naturale in quanto alle sue strade e quartieri, ma dissimile in quanto ad edifici ed abitazioni. La differenza non è evidente, perché ciascuno lì dimora in un quartiere e in una casa corrispondente alla sua affezione ed al pensiero che ne deriva. Nel centro della città è situato il royal exchange.1 Alla sua destra sta il moderatore, e tutt’attorno i suoi funzionari. La sua via centrale corrisponde a Holborn; l’oriente è di fronte; verso il retro e fino a Wapping è situato l’occidente; il sud è a destra di quella strada, e il nord è sulla sinistra. Nel quartiere orientale, che è considerevolmente lungo, estendendosi ben oltre la città, dimorano i migliori fra loro, i quali tutti adorano il Signore. Coloro che si distinguono per intelligenza dimorano nel quartiere meridionale che si estende praticamente fino ad Islington, dove vi è anche un’assemblea. Coloro che dimorano lì sono anche avveduti nel parlare e nello scrivere. Verso nord stanno coloro che sono illetterati, e quelli che amano al massimo grado la libertà di parola.

All’ovest ci sono quelli che hanno una affezione oscura per il bene. Quelli che stanno lì sono timorosi nel manifestare i propri pensieri. Nella regione meridionale, corrispondente a Moorfield’s e dintorni, vi è una moltitudine promiscua; lì vengono espulsi dalla città tutti quelli inclini al male, perciò quella moltitudine viene espulsa a turno, così che con questo mezzo la città è continuamente purificata, e coloro che ne vengono allontanati non vi ricompaiono mai più. Talvolta si vede, più o meno nel centro della città, una certa maliziosa persona, seduta su un seggio in un pulpito, e gli abitanti sono chiamati a raccolta e viene loro ordinato di recarsi là da lui. Coloro i quali si avvicinano e gli prestano orecchio, sono condotti al luogo di uscita, dove ci sono folle promiscue e, come già detto, vengono espulsi attraverso quelle vie. Ogni società viene purificata; questo è il modo in cui ciò avviene lì.

269. Le loro case, l’abbigliamento e il cibo sono simili a quelli utilizzati nel mondo. Chiesi riguardo al vino, ai superalcolici, la birra, la cioccolata, il tè e simili, e dissero di avere cose simili. Chiesi anche riguardo al liquore chiamato punch; dissero di avere anche quel liquore, ma viene concesso solamente a chi è sincero ed allo stesso tempo industrioso. Essi non tollerano in città nessun governante che diriga o imponga loro cosa debbano fare, perché vogliono essere in completa libertà.

270. Gli inglesi vivono insieme, e non viaggiano nelle altre regioni, perché sono di diversa indole e disposizione rispetto agli altri, e la loro disposizione è tale che non consentono agli altri di entrare in intimità con loro.

271. Fu anche dimostrato loro che essi parlano, scrivono e pensano spiritualmente, e che loro stessi non sanno altro che stanno facendo ogni cosa in modo naturale; ma furono istruiti da me sul fatto che non c’è rapporto fra lo spirituale ed il naturale, di conseguenza non vi è congiunzione fra ciò che è continuo, bensì fra ciò che è discreto2 cioè per corrispondenze; è tale congiunzione a farli apparire come fossero uno. Furono un tantino invidiosi di non avere scoperto questo loro stessi. Oltretutto, in ciascun grado vi è un interiore ed un esteriore, e l’esteriore corrisponde all’interiore, e gli esteriori hanno l’apparenza di cose materiali, quantunque non siano materiali. Fu mostrato loro anche, tramite l’ascesa al terzo cielo, che vi è una uguale differenza fra il celestiale e lo spirituale, come c’è fra lo spirituale ed il naturale, così che non vi è rapporto fra essi cioè, il naturale non può diventare spirituale per mezzo di una continua purificazione, né lo spirituale può diventare celestiale, così come nemmeno per qualche approssimazione, bensì è come la differenza tra causa ed effetto, o fra l’anima ed il corpo.

272. Successivamente parlai con loro riguardo ai preti. E notai che c’è un tipo di preti che suppone di essere più erudito ed istruito di altri. Tutti loro dimorano ad ovest, e quando vengono a predicare, procedono dall’ovest un po’ a nord, e così verso il centro della città e dei santuari. Questo è il segno che essi percorrono la via del mutismo e dell’ignoranza, poiché ad ovest dimorano coloro che sono taciturni, e lì vicino al nord quelli che ignorano la verità. Ai loro stessi occhi sembra di predicare sapientemente e con erudizione, perché predicano dell’azione divina nelle opere dell’uomo, quando essi sono giustificati, quindi riguardo lo sforzo, che è il quarto grado della giustificazione, il quale influisce nelle azioni degli uomini, cosa che loro stessi ignorano, e che la volontà dell’uomo non è presente, poiché ciò è male. Gli ascoltatori si lamentarono con loro di non riuscire a capire se avrebbero dovuto agire da se stessi o no; perché entrambi i significati avrebbero potuto venire colti dai loro ambigui insegnamenti. Si percepì che avrebbero voluto che tali discorsi suonassero colti davanti a predicatori e vescovi, e che non osavano predicare diversamente davanti a costoro. Ma ci sono anche predicatori che dimorano a sud, i quali predicano nel complesso che si deve rifuggire i male come se lo si facesse da se stessi, e che si deve operare il bene come se lo si facesse da se stessi; e nondimeno, deve essere noto che non si è da se stessi, ed i cittadini amano agire così; essi parlano in armonia con la preghiera che precede l’eucarestia.

273. Nei sobborghi sulla sinistra dimorano molti dei loro eruditi, e con loro Newton; vi si scende giù per una via digradante.

274. In una parola, coloro che insegnano secondo la loro preghiera dell’eucarestia dimorano al sud verso est e sono amati perché pensano così come predicano; i rimanenti non lo fanno, anzi disputano continuamente con costoro, e replicano di non poter fare diversamente. Li ho visti retrocedere verso le loro abitazioni nell’ovest, che sono sul lato destro, dove c’è un luogo d’uscita, ed alcuni vengono anche espulsi.

275. È stato detto di quei predicatori dell’ovest che a loro non importa conoscere il male o i peccati, perché Dio li conosce e non loro, né essi vogliono sapere dall’affezione nessun’altra conoscenza se non quella che conferma la loro fede. Disprezzano coloro che stanno a sud e ad est ritenendoli dei sempliciotti, i quali in quanto a pensiero sono scarsi; e ritengono che il pensiero di costoro non sia elevato bensì molto basso, quando invece è esattamente il contrario.

276. Ho udito una conversazione con degli anziani ad ovest, che aveva luogo per mezzo di rappresentazioni. Da un lato vennero rappresentati il diavolo e l’inferno, dall’altro lato il Signore e il cielo, e quindi si disse:

1. Che il diavolo, o inferno, dimora nel male dell’uomo, e che il Signore con il cielo è nel suo bene.

2. Quindi, che il Signore attraverso il cielo scaccia continuamente il diavolo e l’inferno.

3. Ma l’uomo che giustifica il proprio male e che vive in esso, trattiene in sé il diavolo e l’inferno, né gli permette di andarsene, nonostante il Signore lo scacci via.

4. Anche il diavolo allora, parlando con lui, gli dice “a quale scopo conoscere il male al fine di combatterlo, quando lo fa già Dio?” E così egli conferma l’uomo, e quindi è trattenuto al punto che essi vivono insieme come amici; oltre a molte cose simili. Il diavolo con tale fede conferma anche i predicatori, dicendo: “a cosa servono altre conoscenze oltre a quelle che appartengono a quella fede? Sono inutili; che bisogno c’è qui di conoscere il male, dato che l’uomo da se stesso non può lottare contro di esso? Che bisogno c’è di lottare, dal momento che l’uomo da se stesso non può fare nulla?”

5. E nondimeno, ogni cosa della vita, della ragione e della libertà, l’uomo le ha dal Signore, il quale vuole che l’uomo possa agire come da se stesso, e senza la cooperazione dell’uomo come da se stesso, il male rimane, ed il diavolo con il male.

277. Quei preti nell’ovest si lamentarono che i seguaci della sola fede, o fede disgiunta, erano scomparsi, dicendo di non sapere dove fossero finiti. Qualcuno disse di averne visti alcuni negli inferni.

Moravi

278. Non scrivo di coloro che sono nel mondo, ma di coloro che sono fuori dal mondo; ho parlato con loro, e li ho ascoltati.

279. 1. Essi non sono che ariani, e negano il Divino del Signore, sostenendo che egli ha il Divino quanto ogni altro uomo. Quando gli è stato detto che egli fu concepito da Jehovah, essi fanno fronte comune, e non vorrebbero ammetterlo, preferendo piuttosto negare le Scritture piuttosto che venire smentiti; ma dicono qualcosa di simile agli ebrei. Altri, quando vengono convinti, sostengono che nacque allo scopo di venire adottato. Confermano in se stessi tramite la parola del Signore, che nella sua libertà, egli fu lasciato a patire sulla croce senza sapere perché ciò accadesse. Sostengono di amarlo perché prese su di sé la sofferenza della crocefissione ed anche perché ciò è comandato dal Padre, quindi soprattutto perché egli è amato dal Padre in considerazione della passione sulla croce.

2. Rigettano l’Antico Testamento in quanto non è più per loro, ma solo per gli ebrei.

3. Disprezzano anche i Vangeli, dicendo che si parla del Signore come di un semplice uomo, e che pertanto non vi è nulla di divino in essi.

4. Riguardo alla fede nel Signore, di cui si parla nei Vangeli, dicono che fu lui a volere che così fosse, e che non avrebbe dovuto parlare in quel modo.

5. Essi riconoscono solamente le lettere di Paolo, ed anche i libri storici della Parola, ma non credono nella santità della Parola

6. Essi dicono, riguardo alle opere buone e alla carità, che queste non dovrebbero andare di pari passo con la fede, e rabbrividiscono all’idea di compiere buone azioni per amore del cielo, e che nel loro cielo essi preferirebbero adottare le azioni più malevole anziché queste; in una parola si condannano all’inferno.

7. Nei discorsi diffondono le più grossolane false credenze; parlano con ciascuno secondo la propria disposizione alla religione. Stanno in guardia per timore che questi misteri possano venire svelati; i rimanenti, che riguardano l’eucarestia e il battesimo, essi li pensano e li insegnano con prepotenza. Si tratta di cose tali da non concordare con la fede dei protestanti, né essi ammettono all’eucarestia nessun altro se non coloro i quali accolgono questi tre misteri, e se ne sono persuasi.

8. Da ciò è evidente che sono fra i peggiori nella cristianità.

9. Tengono in grande considerazione le proprie sensazioni, ma gli fu dimostrato che tali sensazioni sono dovute ai loro spiriti, i quali furono spiriti fanatici fin dalle loro assemblee nel mondo, e che si accostano a coloro che pensano molto alla loro religione e la amano, dicendo loro che sono più amorevoli e più felici degli altri. Questi se ne persuadono enormemente, e da ciò deriva la loro sensazione.

280. Essi sono trattenuti nella terra più in basso sulla sinistra in una società separata dalle altre; perché essi stanno fra di loro, e sono una società di amicizia interiore che se dovesse manifestarsi altrove, ne distruggerebbe i piaceri. Retrocedono a turno da quella società verso la sinistra, in un deserto riservato a loro soltanto, nel quale non vi è erba, dove vi sono rocce e dirupi.

Olandesi

281. Quanto elegantemente e cortesemente essi invitano le loro mogli e le guidano alla propria casa, e quanto sia ottimale la condizione di coloro che agiscono unanimemente nelle loro case, ed anche quanto pulite e ben rifornite siano le loro case; e quanto al contrario siano sporche quelle dove vi è il dominio dell’uno sull’altro! Anche cibo gustoso è dato a chi agisce unanimemente, ed essi vengono istruiti in questo modo sulla qualità del loro piacere quando ciascuno appartiene all’altro reciprocamente. Pertanto, quando vedono queste cose e le identificano come vere, desistono dalla dominazione; ottenendo quindi un’abitazione più vicina al centro, ed essendo condotti in una casa meglio fornita. La ragione è che vi è allora amore coniugale il quale, considerato in sé, è l’amore celeste stesso.

Moravi a Londra, herrenhuters ed ebrei

282. I Moravi risiedono nell’angolo più lontano del luogo di uscita e principalmente sul lato, ma quando si muovono dalla città verso il loro santuario, sembrano procedere verso il mezzo e da lì un po’ verso sud, e di conseguenza al loro angolo, il che avviene perché essi vogliono apparire agli altri come dei cristiani di dottrina affine. Successivamente dal loro angolo vanno all’ovest, dove vi sono i preti che seguono la sola fede, di cui si è già parlato in precedenza, e da quel luogo ritornano.

Dal loro angolo, che funge per loro da locanda, essi escono a turno e discendono in una cripta che si estende profondamente sotto l’ovest, dove stanno i preti cui sopra si è fatto cenno, e lì vi è il loro inferno, dal quale non vengono più lasciati uscire, tranne alcuni nei deserti. Non è permesso loro di dimorare accanto ad altri né da qualche altra parte, perché formano una società di amicizia interiore la quale sopprime il piacere spirituale agli altri. Dicono agli altri che potrebbero dimorare qua e là, perfino nel centro, e invece dimorano in quell’angolo, che essi identificano come la loro locanda.

283. Appaiono in una via verso il mezzo, perché convincono gli altri di appartenere alla religione anglicana e parlano con gli inglesi in modo pio come se lo fossero, e di differire soltanto in quanto ai cerimoniali, che sono come quelli degli apostoli. Quando si chiede loro perché i loro predicatori siano vestiti di blu, rispondono che quel colore è amato; ma non osano dire che li vorrebbero vestiti con una toga nera come i predicatori inglesi, per paura che i loro misteri possano venire rivelati. Essi temono enormemente di essere sinceri e corretti in merito alla religione. Sono completamente contrari a questo, perciò sono sottomessi ad ogni genere di mali, preoccupandosi solo del timore di venire scoperti, perché questo potrebbe nuocere alla loro religione.

284. Gli ebrei non risiedono a Londra al di sopra della superficie, ma sotto, sul lato settentrionale inferiore, dove c’è Towerhill. Vi entrano attraverso un’apertura oscura. E gli abitanti della città non sanno dove essi dimorino.

L’amore della conoscenza

285. L’amore per la conoscenza è l’esterno della volontà; l’uso nel quale quell’amore si concretizza è l’interno della volontà.

286. L’interiore dei fanciulli e ragazzi si forma attraverso i precetti esteriori, nel corso del tempo.

287. Quindi si forma l’amore del sapere per il piacere di rendersi utili. Questi si formano, sia se sono buoni, sia se sono malvagi.

288. Ma l’amore di comprendere se una cosa sia vera o meno, e dunque l’amore per l’essere savi, è anch’esso l’esterno della volontà, originantesi dalla luce del cielo e dalle sue variazioni.

289. Questo amore, poiché è l’esterno della volontà, può essere separato dal suo interno, e quindi diviene amore per la propria gloria personale, a causa della gloria e dunque non in relazione ad una qualche utilità. Pertanto esso può aversi anche presso gli empi.

290. Oppure, l’esterno della volontà nell’intelletto è l’amore della verità a causa della gloria, di conseguenza in relazione all’esterno.

291. L’uso della vita fa sì che l’interno della volontà sia originato sole del cielo. Quello che è esterno è come il sole d’inverno, e come qualcosa di infame risplendente esteriormente.

Ebrei

292. Gli Ebrei si rendono conto meno degli altri di essere nel mondo spirituale. Essi pensano lì al Messia come fecero nel mondo e lo aspettano. E sostengono che egli verrà. Ma quando si dice loro che ciò accadrà a Betlemme, e dalla casata di Davide, e si chiede loro dove sia Betlemme adesso, e dove sia la casata di Davide, non sanno rispondere altro se non che egli sa dove sia quella città, e dove sia quella famiglia. Alcuni di loro nell’altra vita dicono che il Messia è in cielo, e che non verrà a quelli nel mondo spirituale prima di essere nato come fanciullo nel mondo.

293. Quando si chiede loro se solo coloro che sono nel mondo verranno condotti a Canaan, essi replicano che ritorneranno nel mondo, e dimoreranno con quelli nella terra di Canaan. Quando gli si chiede se dunque nasceranno nuovamente dicono di no, ma che invece discenderanno a loro, credendo che in questo modo saranno uomini come loro. Quando gli si chiede se Canaan sarà sufficientemente capiente per tutti coloro che nacquero fin dai tempi di Abramo, dicono che la terra di Canaan verrà ampliata. Quando gli si chiede come il Messia, il figlio di Jehovah, possa dimorare con persone così malvagie, essi dicono che non sono malvagie. Quando si dice che Mosè nel suo cantico disse che essi erano i peggiori, e loro leggono ciò e lo cantano come gli fu comandato da Mosè, replicano che Mosè, quando scrisse ciò, era infuriato con loro perché essi se ne erano andati via da lui, e pertanto non lo leggono, bensì lo oltrepassano frettolosamente. Quando gli si dice che la loro origine risale ad una cananea, ed alla prostituzione con una figlia adottiva, essi si arrabbiano e se ne vanno, dicendo che è sufficiente per loro discendere da Abramo e Giacobbe. Dicono che anche Mosè e Davide ritorneranno ed andranno con il Messia, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Essi narrano molte cose favolose riguardo al Messia, di come li introdurrà nella terra di Canaan, e di come i cristiani ricchi li seguiranno liberamente, se daranno loro i propri soldi. Tuttavia molti di coloro i quali sanno che Cristo – che è il Messia – governa ogni cosa in cielo, dicono che vorrebbero accettare ciò, ma non ci riescono; lo sentono da Mosè, il quale ogni tanto appare in alto con una verga ed insegna questo, e quando lo sentono, essi si allontanano in varie direzioni. Mi chiesero: “Perché patì la crocefissione?” Replicai: “Perché egli fu il più grande profeta, e perciò prese su di sé le iniquità delle persone, come il profeta che sta alla sua destra ed alla sua sinistra; e mangiò pane fatto con orzo e sporcizia; di lui è detto che portò le loro iniquità; similmente ad altri profeti, uno prese in moglie una meretrice; uno si cosparse di cenere; uno andò scalzo, portando in questo modo le loro iniquità; allo stesso modo è detto del Messia” (Isaia 53). Sentendo questo, dissero che si sarebbero ritirati fra di loro per consultarsi insieme. Coloro i quali non sono insudiciati dalla ripugnante avarizia, e che non sono divenuti diavoli a causa di odio, truffa e vendetta, vengono tollerati sotto il cielo, dove hanno le loro abitazioni, perché considerano sacre le Scritture, e coloro che accettano di lasciarsi istruire riguardo al Signore sono trasferiti in società nelle quali vengono istruiti e poi rimandati indietro, presso coloro che ancora non l’hanno accolto. La loro attività è commerciare in diamanti e pietre preziose come nel mondo; se le procurano dal cielo. Essi imparano che hanno quell’attività perché considerano sacre le Scritture, poiché il senso letterale corrisponde a quelle pietre e le rappresenta. Pertanto, più considerano sacre le Scritture, più hanno successo in quell’attività.

Moravi

294. Essi dissero di essere quanto rimane della chiesa apostolica, e perciò si chiamano l’un l’altro fratelli. Pertanto, alcuni della loro società che erano sotto la terra, vennero inviati presso coloro che furono convertiti al tempo di Paolo e degli apostoli ed appartenevano a quella chiesa.

295. Prima giunsero alla chiesa presente in seno alle nazioni Colossesi, e sulle prime parlarono con loro come se appartenessero alla stessa chiesa, ma furono interrogati riguardo al Signore; dissero che pregavano il Padre per amore del Figlio, e che non si rivolgevano al Figlio. I Colossesi gli risposero che essi si rivolgevano al Signore, perché egli disse di essere la via, la verità e la vita; e che nessuno giunge al Padre se non per suo tramite; quindi che si deve avere fede in lui, e che non si può andare direttamente al Padre: sarebbe un eccedere oltre quanto è consentito. Vennero interrogati sulla carità. Dissero di avere la carità tra di loro, e per quello si chiamano reciprocamente fratelli; ma fu detto loro che questa è amicizia e non carità; e chiesero loro se sapessero che carità è operare il bene, e come ciò sia primario, e che dovrebbero chiamare “fratello” il bene e “compagno” il vero. Ma quando essi sostennero che operare il bene non ha alcun effetto per la salvezza, e di conseguenza la carità non ha alcun effetto, bensì ne ha la sola fede, e tale fede è che il Signore venne mandato dal Padre affinché potesse togliere la condanna della legge per mezzo della passione sulla croce, allora fu evidente che essi non si trovavano più sotto nessuna legge, quindi i Colossesi indignandosi li cacciarono via, definendoli fanatici e non apostolici.

296. Coloro che appartennero alla chiesa Tessalonicese dissero di loro la stessa cosa. Ma costoro li esaminarono soltanto dall’alto, e riconoscendo in loro simili cose, indignandosi si allontanarono, come da qualcuno contro il quale ci si debba guardare attentamente.

297. Successivamente essi pervennero ad una certa chiesa apostolica la quale era in Galilea, non lontano da Tiro. Là rifecero la stessa cosa, asserendo di appartenere alla loro stessa dottrina. Ma vennero interrogati riguardo alle Scritture; dissero di avere le lettere di Paolo, nelle quali è la loro dottrina stessa, e che egli parlò dallo Spirito Santo. Quando fu chiesto loro cosa pensassero dei vangeli, risposero che in essi il Signore parlò da se stesso. Fu chiesto loro se credessero che egli parlò dal Padre, perciò dal Divino, o dallo Spirito Santo. Dissero che parlava da se stesso. Fu chiesto loro, in che modo; ed essi replicarono: semplicemente come uomo, e che non parlò né dal Padre né dal Divino, ma perché voleva che avessero fede in lui, e voleva essere uguale al Padre. Gli chiesero se egli fosse stato concepito dal Padre; risposero che si poteva pensare di questo ciò che si vuole; non osarono ammettere che la pensavano allo stesso modo degli ebrei, né osarono dire che avevano una bassa considerazione di quello che egli disse. Furono interrogati riguardo all’Antico Testamento, se fosse sacro; dissero che gli ebrei lo ritengono sacro perché fu trasmesso attraverso di loro, ma che essi non lo ritenevano sacro, e che è un male credere che sia sacro di per sé. Gli fu chiesto se sapessero che vi erano in esso molte cose concernenti la venuta del Signore; dissero che ciò riguarda la venuta del Messia, e che per Messia si intende Dio Padre e non il Signore, negando che il Padre fosse nel Signore, secondo la sua Parola. Quando furono citati dei passi riguardanti il Signore, si allontanarono dicendo che essi li comprendevano in modo diverso da loro. In una parola, essi rigettano l’Antico Testamento come non sacro, e come non contenente nulla riguardo al Signore. Alcune delle cose che risposero – poiché feriscono a sentirle – le tralascio. Dopo aver sentito quale fosse la loro fede, ed aver detto che non concorda affatto con la loro e non vale niente, ed indignati perché i Moravi avevano preteso di appartenere alla loro chiesa, ordinarono loro di andarsene oppure sarebbero stati scacciati, poiché vedevano che essi non erano affatto cristiani, e li definirono anticristi.

298. Zinzendorf udì tutte le conversazioni con questa e con le precedenti chiese apostoliche e si rattristò, dicendo: “Non so da dove simili cose possano essere scaturite dopo che fui al mondo”; e vedendo che per loro non vi era altro che l’inferno, si rattristò.

299. Dissero di aver preso qualcosa dai vangeli, dalle profezie e dalle storie dell’Antico Testamento nelle loro predicazioni; principalmente cose che confermano i loro dogmi; qualcosa anche dalle altre confessioni cristiane, per timore di recare loro offesa, e con lo scopo di poterli attrarre dalla loro parte.

300. Fu chiesto loro come poterono assumere tale condotta nel mondo, pur pregando il Padre e ed essendo religiosi. La risposta fu: perché negano il Divino del Signore. E gli venne insegnato che c’è un generale influsso dall’inferno contro il Divino del Signore, contro la carità verso il prossimo e contro la santità delle Scritture, e che da questo si può sapere da dove vengono le conferme contro queste tre cose.

301. Essi dissero che non vi si sarebbero rivolti perché in questo modo li avrebbero disturbati, e gliene sarebbero derivate disgrazie.

302. Alcune centinaia di loro uscirono e si recarono presso una società nella quale regna la carità, ed erano persuasi di essere viventi, mentre quelli che praticavano la carità erano morti. A causa di questa convinzione, gli angeli appartenenti alla società della carità apparivano ai loro occhi come nerastri, e loro stessi, in un certo grado, esteriormente come angeli. La loro convinzione determina questo, che non appena si accostano, appaiono a se stessi, forti di tale persuasione, come se fossero viventi, mentre tutti gli altri sono, ai loro occhi, come mezzi morti.

Quando questo viene percepito, essi pregano il Signore affinché i nuovi arrivati vengano allontanati, pertanto a questi viene comandato di andare via; e non appena essi si allontanano e giungono ad una certa distanza appaiono mostruosi, tanto da essere a malapena umani, e tale aspetto mostruoso aumenta fino al loro ingresso sotto la terra, che era una caverna; e quando vi giungono la mostruosità rimane e diviene manifesta davanti ai loro occhi e a quelli dei loro fratelli; e successivamente per lungo tempo vengono ripetutamente puniti, né si accostano più ad altre società; neppure inducono altri a fare così per mezzo della persuasione, attraendoli al loro insano dogma, credendo di essere viventi; e coloro che praticano la carità non vogliono stare a lungo con loro. Il castigo continua finché essi dichiarano che si asterranno dal tenere questa condotta; poiché il loro massimo desiderio è attrarre e condurre dalla loro parte per mezzo di varie astuzie e arti; sono degli ingannatori.

1Centro per il commercio, fondato nel 1565 (ndt).

2In matematica, discreto è l’insieme i cui elementi si possono numerare e sono quindi distinti l’uno dall’altro (per es. l’insieme dei numeri naturali; le cadenze di un contatore digitale). Continuo è l’insieme di elementi indistinti, fra i quali non c’è soluzione di continuità (p.es. i punti che costituiscono una linea; il movimento di un orologio meccanico).

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