Ultimo giudizio – seguito (191-229)

Fede separata

191. La sfera interiore degli spiriti fu percepita come ricolma di affezioni, che sono i fini, di diventare famosi, di arricchirsi e di essere saggi per amore della gloria e poco, o niente affatto, per il bene comune.

192. Quando, dal Signore, pervenni alla fede delle conoscenze del vero, si scoprì che gli spiriti malvagi non avevano il potere di contraddirle, né di ragionarci sopra, come quando pervenni alle conoscenze che il Signore governa l’universo, che solo il Signore è vita, e che il proprium dell’uomo non è che malvagità, ed altre simili cose. Gli spiriti malvagi udivano queste cose, ma per quanto non vi credessero, nondimeno, non potevano contraddirle, poiché la verità è loro avversa, e l’intelletto non ammette alcuna riflessione che si ponga in contrasto. Da questo fu chiaro che coloro che sono nella semplice fede del vero, resistono ai mali. Vidi anche alcuni che erano nelle verità [della fede] passare attraverso molti inferni e tutti gli spiriti infernali si ritiravano e non potevano accostarsi, né tanto meno nuocergli. Ma chi crede nella fede esposta oggigiorno dalla chiesa non può farlo; gli spiriti infernali non ne vengono in alcun modo intimoriti nel loro approccio, perché la verità dal Signore non è in tale fede.

193. Riguardo certi spiriti privi di vita spirituale – perché ignorano la verità, e che la vita è infusa in loro dal Signore attraverso gli angeli – una volta ho percepito una sorta di freddo intenso dalla pianta dei piedi, su fino alle ginocchia; era evidente che c’erano degli spiriti freddi. Mi fu detto che si trattava di coloro che nel mondo vissero nell’assoluta ignoranza di Dio. Dopo che vennero elevati li sentii parlare, e potei cogliere a malapena qualcosa di vitale nel loro discorso. Essi parlarono, benché parlassero come se fossero delle statue inanimate, e dubitai che fosse rimasta una qualche vita in loro. Erano come automi, o come sculture risonanti. Ma da lì a poco seppi che erano stati introdotti in una specie di attività, qualcosa come una specie di volteggio. Gli angeli si presero cura di loro infondendogli la vita, e lo fecero con una tale sollecitudine e devozione quale difficilmente può essere descritta, e senza mostrare alcun segno di stanchezza. Nel frattempo li agitarono, com’è detto nelle Scritture sulle cose sacrificate: che venivano agitate dai leviti, per la ragione che così avrebbero potuto ricevere la vita spirituale. Quando ciò fu fatto per un po’ di tempo, essi iniziarono ad esserne vivificati e a non essere più della stessa natura di prima; così cominciarono a dire qualcosa che avesse un nesso logico, dicendo di essere nel cielo. L’opera venne proseguita dal Signore, attraverso gli angeli, durante tutta la notte, dopodiché essi divennero tali da poter venire introdotti o inseriti in alcune società nelle quali furono successivamente perfezionati. Poiché essi erano ricettivi alla vita, non avendo avuto niente di contrastante in loro, come invece hanno coloro che si confermano nelle falsità contro la verità. Il modo in cui la vita fu successivamente introdotta in loro era rappresentato dai colori, il primo da un color marmo il cui biancore si intensificava; il secondo con un colore azzurro crescente in cui vi era del bianco; e il terzo dal biancore di lembi di nuvole che si innalzano. La loro qualità mi fu successivamente mostrata con un soffio da questi sul mio volto, ed anche nella parte anteriore del petto. Era qualcosa di freddo, ma rasentava il caldo. Ciò era dal Signore solo, per mezzo degli angeli. Si può dire che essi furono resuscitati, dall’assenza di vita, ad una qualche vitalità.

194 C’era uno, il quale sosteneva il principio che la sola fede salva; gli fu detto che la fede è come la scienza e la conoscenza, che deve essere per amore dell’utilità e del bene, altrimenti non è altro che una scienza; ed anche che è pazzo chi crede che la sola scienza salvi, quando ogni scienza e conoscenza sono buone quanto lo è il loro fine.

195. Colui che ha combattuto il male e, dal Signore, è pervenuto all’amore del bene e del vero, ha la conoscenza del bene e del vero come se provenissero da se stesso; le vede in se stesso, e sono incise sul suo cuore, come è detto in Isaia e in Gioele. La facoltà razionale ne è quindi illuminata. Ma prima di ciò, egli non le conosce, tranne che dalla sola memoria, nel qual caso non le vede che esteriormente, e se non vengono viste interiormente, sono aride e transitorie. Questa è la vita nella verità; poiché tutte le cose della verità sono incise nell’amore, proprio come per ogni animale, tutto ciò che gli è utile è inciso nell’affezione, come nel caso di api, uccelli ed altri animali; così sono incise anche nell’uomo, se egli ha un genuino amore per il bene e per il vero. È da questo che gli angeli traggono la loro sapienza.

196. Sono stato guidato attraverso società, o residenze del cielo, e ho parlato con molti. E quando sono giunto nelle residenze del terzo cielo, che sono quelle celesti, volli parlare con loro di quelle conoscenze chiamate conoscenze della fede, che sono in se stesse verità. Mi meravigliai che non volessero darmi alcuna risposta su questa materia. Dissero di vedere tutto in se stessi dall’amore nel quale sono, che è l’amore per il Signore e l’amore reciproco, dicendo che le verità della loro fede sono incise nella loro vita, e che pertanto essi le vedono dalla luce di verità che è dal Signore, e questo perché nel bene è compresa ogni verità. Dissero anche: a cosa servono le conoscenze, se non per il bene del loro uso? E gli usi sono i beni, e i beni appartengono all’amore. Mi fu detto che essi sono di tale natura perché, nel mondo, misero in pratica tutte le verità di cui vennero a conoscenza, durante la loro vita. Tutto il loro amore e tutta la loro fede consistono nelle opere.

197. Coloro che sono nella sola fede, credono nella salvezza istantanea e nella pura misericordia; quindi implorano la sola misericordia e credono di essere istantaneamente salvati nel momento in cui accolgono la fede, anche se ciò dovesse avvenire in punto di morte. Credono anche che la remissione di tutti i peccati consista nella cancellazione di tutti i mali. Non hanno cognizione della remissione per mezzo del pentimento nella vita, ma soltanto della remissione per mezzo della fede, consistente nel pensare a quelle cose che essi definiscono “della loro fede”; così essi sono ignoranti in quanto ai mezzi della salvezza. Fu mostrato loro che tali cose sono una fantasia, e questa fantasia gli venne rappresentata come interiormente ricolma di serpenti velenosi. La natura di tale fantasia venne mostrata in forma grottesca, vale a dire, come se essi pensassero, ed anche volessero, evacuare tali serpenti dal posteriore.

198. Quando riflettono sulla sola fede secondo la loro dottrina, e vengono avversati dall’asserzione, nella lettera di Giacomo, che gli uomini devono dimostrare la loro fede con le opere, allora sembra come se ci fosse un coltello che vola con l’intento di uccidere chi vedesse che le cose stanno effettivamente così. E da un lato avanza un’idea di Lutero, e dall’altro, nella direzione verso la quale vola il coltello, un’idea di Giacomo, per quanto Lutero e Giacomo non siano presenti. La ragione è che Lutero non tenne in alcuna considerazione la lettera di Giacomo.

199. Sotto, sulla sinistra, stanno coloro che si erano confermati nei confronti della sola fede, che nondimeno, vissero una vita di carità, dal principio che la fede genera le opere di carità. Questi, poiché vissero bene, vengono accolti e sono in congiunzione con il cielo. Non si tratta ancora di una congiunzione diretta, e questo per la ragione che essi sostengono come principio che sia la fede a generare le opere di carità, mentre invece la fede appartiene al pensiero, ed il pensiero non produce nulla; insegna solamente cosa si debba fare, e se un uomo opera ciò che la fede insegna, ciò non deriva da una qualche fede; poiché le conoscenze del vero non diventano conoscenze di fede finché l’uomo non le ha messe in pratica. È come se uno credesse che lo sguardo possa operare nelle mani, abilitando un uomo ad operare, o nei piedi, abilitandolo a camminare e a non inciampare, mentre invece lo sguardo non agisce in questo senso, bensì istruisce e porta le cose alla vista.

Che questa sia un’inversione, fu dimostrato concedendo ad un certo spirito di camminare su una strada, credendo quindi che fosse l’intelletto a condurlo. Andò allora da est a ovest, o da sud a nord, quindi dalle verità alle falsità, e nell’oscurità. Ma il suo stato cambiò, così che esso credette che era la volontà ovvero l’amore a condurlo; ed allora camminò da ovest a est e da nord a sud, quindi nel bene e nel vero della luce. Fu spiegato che per chi ha una tale fede, lo stato successivamente si inverte, e che quindi essi iniziano a essere rigenerati e pervengono alla vita angelica.

200. Quelli che, dalla dottrina, seguono il principio che la sola fede salva, e che nondimeno, avevano condotto una buona vita, costituiscono certe società nelle quali essi sono nel mezzo, mentre tutto attorno stanno coloro che non sono di tale qualità, ed alla fine quelli malvagi, così che essi si ritrovano circondati dai malvagi. Fu spiegato loro che stanno ancora dimorando tra i malvagi.

201. Si rese noto per esperienza vissuta che coloro che erano nella sola fede ed avevano condotto una vita morale, si erano costruiti un cielo per se stessi, nel quale a loro era sembrato di essere nella luce; ma fu dimostrato che si trattava di una luce invernale, poiché quando gli angeli vi posero lo sguardo, al posto della luce apparvero fitte tenebre. Quelli che vi si recano, e sono allo stesso tempo nella carità, provano un dolore nel petto, nello stomaco e alle ginocchia.

202. Riguardo a quelli che disputano continuamente sulle verità, ci sono inferni nei quali non si fa altro che azzuffarsi sulle verità. Uno di questi era sotto il basso ventre. In tale inferno c’erano quelli che credono di sapere tutto, e che niente gli possa rimanere nascosto, mentre invece non sanno niente, se non che la loro fede rappresenta il tutto nella chiesa, per gli uomini. Ci sono lì certi che, a causa della loro convinzione di sapere tutto, ritengono di essere gli unici qualificati per parlare; costoro disprezzano i laici. Ripetono continuamente che questa è la verità stessa, e non può venire contraddetta. Ho sentito lì interminabili contestazioni e litigi; andavano così oltre da voler aggredire i loro avversari con i pugni, ma venivano trattenuti dagli altri. In quel luogo sembra come se si stessero strappando le vesti, e da quello stesso luogo si sente come uno stridore di denti. Così essi vanno avanti e indietro e così si azzuffano, non per amore della verità ma per amore di se stessi, per l’orgoglio della loro intelligenza e per la smania di dominare. Vengono separati dagli altri, perché turbano la tranquillità della mente e sottraggono la libertà di pensiero dalla Parola, insinuandovi le proprie opinioni personali come se provenissero dal Divino, ed infestando tutti coloro che non le accolgono. A tutt’oggi vi sono molte di tali società provenienti dal mondo cristiano, perché la chiesa si è divisa su questioni di opinione riguardanti quello in cui si dovrebbe credere, ed il bene della vita non solo viene respinto, ma si sostiene addirittura di non sapere cosa sia, se non fare offerte al povero ed ascoltare le prediche.

203. Coloro che avevano sostenuto di avere fede furono visti molte volte. Quando sono esaminati, si scopre che non hanno altra fede se non quella appena esposta. Questa essi la chiamano l’unica fede salvifica, ed anche fede spirituale, eppure non vissero una vita cristiana, consistente nel respingere il male in quanto peccato. Vennero inviati in luoghi dove la fede era costituita da verità che traevano la loro essenza dal bene della vita, e fu concessa loro una comunicazione per scoprire se avessero o no una fede. E, dalla percezione concessagli, essi stessi confessarono quindi apertamente di non avere alcunché della fede, ma soltanto una mera conoscenza, come qualunque altra mera conoscenza appartenente al mondo, e di non avere mai saputo cosa fosse la fede; ed anche che la fede è verità, e che, finché le verità non derivano dal bene non sono verità, ma solo espressioni sonore articolate.

204. Moltissimi di coloro che seguono la sola fede e non una vita di carità, sono sensuali. Poiché il male della vita, che essi non vedono in se stessi né si erano preoccupati di vedere, occupa la loro volontà e la costituisce; e come un uomo è rispetto alla propria volontà, tale è rispetto al proprio interiore. Pertanto, tale interiore è sbarrato, e tutte le cose della chiesa e del cielo stanno al di sotto o al di fuori, quindi meramente nella memoria, dove risiedono come fede storica o conoscenza. Questa è la ragione per cui, quando gli uomini sentono qualcosa delle verità concernenti il Signore, la Parola, la vita eterna, il cielo, la condizione degli angeli e la condizione degli uomini dopo la morte, ciò che sentono viene archiviato come una questione di memoria; ma non appena ci riflettono sopra, e si chiedono se essi stessi siano così, allora la mente sensuale corporale emette il suo giudizio e trae le proprie conclusioni. La conclusione alla quale giunge, è che ciò che è stato udito non può essere vero, e questo perché si deve credere a ciò che della dottrina era precedentemente nella memoria; ad esempio, che ci sono tre persone nel Divino, che l’umano del Signore non è Divino, che gli angeli, essendo spiriti, sono come aliti di vento, così come lo sono anche gli uomini dopo la morte. La ragione è che è la mente sensuale a trarre le conclusioni, e la luce, dal cielo, che illumina, non può essere ricevuta nella luce sensuale, essendo l’interiore chiuso all’afflusso della luce celeste. Esaminate voi stessi se questo non sia il caso, ogni volta che qualcuna di tali verità viene sottoposta ad un’indagine diretta e si svolge un accertamento sulla sua attendibilità. L’uomo sensuale è tale che vi include le false credenze, crede alle apparenze ed enuncia verità, ma le verità stesse, che sono dalla luce del cielo, le respinge. Questo è l’effetto della sola fede, e pertanto essi non possono venire ricondotti ad alcuna comprensione della verità.

205. Fu detto dagli angeli che non può esserci qualcosa come la sola fede. Gli spiriti che nel mondo seguirono la sola fede, indignandosi per questo, accorsero presso gli angeli da ogni direzione, domandando: Non esiste qualcosa come la sola fede? In questo modo essi corsero in dieci o quindici luoghi, ricevendo ovunque la stessa risposta: che non esiste niente del genere, perché la fede senza amore è mera conoscenza, e la loro fede è la mera conoscenza della falsità; e se volessero chiamare fede la mera conoscenza, essendosi convinti di ciò pur non comprendendo cosa essa sia, tale credo non sarebbe altro che persuasione per sentito dire, non molto diversa dal credere che i cadaveri, le ossa e le tombe degli uomini siano sacri, mentre invece sono rifiuti e significano dannazione e inferno. A queste parole essi replicarono chiedendo cosa fosse l’amore, se non la sola fede. Gli spiriti angelici li ritennero pazzi, ed ancor più quando sostennero che le opere fossero la fede, che è come affermare che il pensiero è azione. Replicarono ulteriormente dicendo: Di conseguenza, la fede non è completamente insignificante?. Ricevettero la risposta che la fede separata dalla carità è completamente insignificante, poiché la fede si chiama fede a causa della carità, che ne costituisce l’anima; e che la fede separata dalla carità è soltanto un’ente, come lo è il corpo senza l’anima.

206. Ho sentito molti eruditi ragionare sui varie materie della loro fede, cose che assimilarono fin dalla nascita, e perciò verità della loro religione. Il loro ragionamento fu acuto e veemente, e ciascuno smentiva l’altro. Vi erano degli angeli in ascolto, i quali dissero di non aver percepito neanche in uno solo di loro una qualche affezione per la verità, e pertanto neanche una visione della verità, e quindi nessun piacere della mente, il quale scaturisce dalla verità. Si stupirono che questi spiriti fossero in grado di confermare delle falsità; dissero che si trattava esclusivamente di piacere per il ragionamento derivante dall’orgoglio, e che da questo essi non avrebbero potuto progredire verso una qualche sapienza, poiché erano ad un punto morto. Ma coloro che sono nell’affezione del vero sono in continuo progresso, di verità in verità, e questo perennemente, finché alla fine non giungono alla sapienza, e così alla felicità angelica. Dissero che non appena sentono questi ragionatori se ne distolgono e non provano alcun desiderio di unirsi alla loro compagnia, perché non vedono niente. Di tale natura sono moltissimi di coloro che si confermarono nella fede separata, non solo nella dottrina ma anche nella vita; poiché pensano intimamente: Che bisogno ho di sapere cosa sia il male, visto che questo non condanna; o cosa sia il bene, visto che non salva? Mi basta solo pensare che il Signore adempì per me ad ogni cosa della legge, e che il suo merito verrà attribuito a me.

207. Fu svelato dagli angeli del cielo che coloro che seguono la sola fede non hanno coscienza; invero, essi non sanno cosa sia la coscienza; e chi non ha coscienza non ha religione. La ragione è che essi non tengono in nessun conto il bene nella vita, e coloro che non ne tengono conto non possono in nessun modo avere coscienza; né possono quindi sapere cosa essa sia; poiché la coscienza è un’afflizione della mente per ciò che uno ha fatto in opposizione ai precetti Divini e per ciò che ha pensato in contrasto con essi. Il peso sulla coscienza ha origine da questo: vedersi come se si fosse dannati.

208. Quelli che credono che l’uomo sia salvato dalla carità e non dalla sola fede, se non vivono tale vita di carità, differiscono ben poco dagli altri. Poiché, dire carità o dire fede, e poi non metterle in pratica, in entrambi i casi ciò equivale al pensiero, il quale è privo di vita, essendo privo di volontà. Tali spiriti provocano dolore nel petto e nella clavicola destra.

209. In quale misura i falsi principi nuocciano alla mente e la distolgano dalle [buone] azioni, può trasparire da molti esempi. Di conseguenza, chi crede che le opere non contribuiscano affatto alla salvezza, distoglie la sua mente dal fare il bene. Chi crede che gli adulteri siano ammissibili, distoglie la mente dal casto amore coniugale, perciò dalla castità e dalla purezza della fede; poiché la purezza della fede è totalmente discordante con l’adulterio. Chi crede che sia la natura ad operare tutto, e che Dio operi soltanto in modo universale, confida nella propria avvedutezza, e non fa niente di buono se non per se stesso. Da qui i falsi principi affluiscono nella vita; poiché la volontà non agisce in contrasto con i principi che si sono accettati, ma in conformità ad essi.

210. Parlai con Melantone sulla sola fede, con il risultato che poté capire col puro ragionamento che la sola fede non salva, perché ogni uomo consiste del suo stesso bene e del suo stesso male; e che ogni spirito è forma ed immagine del suo proprio bene e del suo proprio male; e ciò non solo in relazione al suo volto, ma anche in relazione al suo intero corpo. Poiché conformemente alla qualità dell’affezione di uno spirito, così questi è rispetto alla propria mente, ed allo stesso tempo rispetto al suo corpo. Questo si può riscontrare chiaramente dal fatto che quando qualcuno parla in contrasto con l’affezione di qualche spirito o angelo, costui cambia immediatamente espressione, diventa realmente invisibile e scompare. E pertanto, siccome la sola fede appartiene esclusivamente al pensiero e non alla volontà, e quindi esclusivamente alla memoria e non alla vita, ne consegue che essa è ancora esterna all’uomo e non dentro di lui. Perciò, siccome uno spirito è uno spirito esattamente nella misura in cui è il proprio bene o il proprio male, e siccome la fede separata dal bene non è dentro l’uomo, ne consegue che è semplicemente simile alla pelle, e che gli uomini di fede separata non sono uomini, tranne che nella pelle; così che vengono definiti epidermici.

211. La verità è che chi conferma in sé la sola fede sia nella dottrina, sia nella vita, non può essere riformato, e pertanto non può essere salvato; cioè, colui che, mentre era al mondo, pensò: Siccome sono giustificato per fede nessuna malvagità mi può condannare, perché non mi viene attribuita, e nessuna bontà mi salverà. In questo modo egli esclude dai suoi pensieri ogni riflessione sul male e sul bene nella propria vita; e se percepisce un qualche male o bene non se ne cura, in quanto argomento ininfluente ai fini della salvezza. Tali sono gli spiriti che non possono essere riformati, poiché pensano simili cose dopo la morte.

212. Il Signore è amore, quindi l’intero cielo è disposto secondo i generi e le specie dell’amore, e dunque secondo le sue varietà; allo stesso modo ogni società del cielo, ed ogni spirito e angelo; è la stessa cosa in uno spirito e in un angelo, nei quali vi è il cielo: ogni cosa in loro è disposta dall’amore e in funzione di esso nel loro intelletto, esattamente come nel loro intero corpo. Come potrebbe dunque esserci qualcosa come la sola fede, dal momento che la fede è conforme all’amore?

213. C’era un certo inglese che aveva scritto dottamente ed abilmente sulla fede e sulla carità, ed anche con considerevole ingegno. Ma era pervenuto alla conclusione che la fede produce la carità, e che quando un uomo è giustificato per fede ha già l’intento di fare il bene, e che ciò è un effetto della fede; così che la fede prima conduce alla carità, e successivamente nella carità. Gli fu detto che così può sembrare all’uomo, ma che così non è. E siccome sembra così – cioè che questa sia la via per la riformazione, visto che in questo modo l’uomo apprende molte cose appartenenti alla fede – egli crede che così sarà salvato; invece quando l’uomo non è rigenerato l’ordine risulta invertito. Ed oltretutto, se si dovesse indagare, non si scoprirebbe mai che la fede abbia prodotto carità, bensì che la fede è prodotta dalla carità. E pertanto, essendo costui dotato di molto ingegno, escogitò numerose ragioni per confermare il concetto che sia la fede a produrre la carità; e gli fu consentito di addurre tali ragioni, per dimostrare se le cose stessero effettivamente così. Perciò, nella sua meditazione, egli venne lasciato libero di perseguire ciascuna argomentazione; ma quando giungeva alla conclusione che fosse la fede a produrre la carità, sembrava come se ci fosse un ostacolo sul percorso, che egli non era in grado di attraversare, così da arrivare alla carità. Pertanto, abbandonando questa argomentazione, agì allo stesso modo con un’altra argomentazione, e così via, con un centinaio. In questo modo, egli persistette nella sua ingegnosa meditazione ogni giorno per un anno intero, e nemmeno una volta riuscì a trovare una conferma in favore della fede. In ragione di ciò, successivamente ammise che la cosa era impossibile, e che il fatto che alcuni avessero detto di averla percepita in se stessi, era dovuto al loro aver concepito la carità al di fuori della fede, o ad altre cause, ecc. Ciò dipendeva dal fatto che essi erano stati istruiti dalle cose appartenenti alla fede – poiché le verità della fede insegnano, e l’uomo agisce in funzione di esse – e che secondo un principio accettato o udito, essi avevano attribuito ciò alla fede. Oltretutto, dopo che un uomo ha operato con carità, la fede è allora vivente, e quindi, nelle singole cose, carità e fede operano insieme, e sarebbe arduo individuare quale sia precedente e quale successiva. Le verità della fede che appartengono al pensiero ed all’intelletto vengono per prime; e nondimeno, le verità non vivono e non diventano verità di fede, o salvifiche, finché un uomo non vive conformemente ad esse.

214. Lessi al cospetto degli inglesi la loro esortazione, usata prima dell’eucarestia, la quale insegna come dovrebbero agire affinché i loro peccati possano essere perdonati, e nella quale non si menziona la fede; e dissi che questa è la vera religione stessa. Certi predicatori che erano a favore della sola fede, sentendo questo dissero che, leggendo tale esortazione nelle loro chiese, avevano creduto fermamente che questa fosse la via per la salvezza, ma quando pensavano secondo la loro dottrina della sola fede, pensavano diversamente. Gli inglesi vennero elogiati per tale esortazione, e molti di loro credettero che facesse parte della loro dottrina; ma la maggior parte sostenne che essa fosse destinata alla gente comune, mentre la sola fede era invece per gli istruiti. Fu chiesto loro se avessero voluto in tal modo attirarsi la dannazione espressa nelle parole dell’esortazione: che, a meno che non agiscano conformemente, Satana entrerà in loro come entrò in Giuda. Essi allora se ne andarono via e parlarono di questo fra loro.

215. Vidi una volta alcuni capi degli inglesi, fra i quali c’erano anche uno o due vescovi, combattere per la sola fede come per una questione di vita o di morte. E dalle idee del loro pensiero sulla sola fede e la giustificazione che ne deriva, essi formarono un’immagine che potesse rappresentare tale fede. Nel mondo spirituale, ciò si può fare abilmente e con facilità. Essi costruirono le loro immagini per mezzo di idee, e queste immagini divennero anche visibili, poiché le apparizioni provengono semplicemente dalle proprie idee. In questa loro immagine, essi inserirono tutte le cose della loro fede. Ma una volta completata, questa apparve agli occhi degli angeli come un enorme mostro, e come se volesse farli fuggire terrorizzandoli. Questo avvenne nella luce del cielo; ma prima, davanti ai loro occhi, assunse un aspetto diverso, come usano fare le mostruosità, se vengono osservate nella tenebra e con la fantasia. Se ne gloriarono al principio, ma in seguito se ne vergognarono.

216. Gli inglesi dissero che la fede produce la carità come un albero produce il frutto. Ma fu dimostrato loro che per albero non è intesa la fede bensì l’uomo, e che per rami e foglie si intendono le verità della fede, e per frutti, il bene dell’amore; ed anche che l’affezione naturale, o il bene naturale, che derivano dall’amore di sé e del mondo, non possono essere congiunti con una fede che sia spirituale; se vi vengono congiunti, il risultato è un adulterio; e che il bene spirituale, che è quello di cui stiamo trattando, non è possibile se non per mezzo del bene nella vita.

217. Un argomento sul quale insistono particolarmente, è che l’uomo non può fare veramente del bene da se stesso. Questo è vero, ma fintanto che un uomo non si applica nel bene come se lo facesse da se stesso, il bene non gli è attribuito, e così egli non è congiunto con il Signore. Al fine della congiunzione ci deve essere qualcosa di reciproco, e quindi un patto, cioè: se tu fai questo, io farò quello. Pertanto, all’uomo è data la libertà di farlo come da se stesso, e questa libertà è la libertà di pensare, di volere e di agire; è dotato di raziocinio affinché possa comprendere cosa sia la salvezza; gli è data la volontà, e la scelta e l’autodeterminazione; e gli è comandato di agire. Tutto ciò gli è dato affinché possa agire come da se stesso, anche se ciò non avviene tramite lui, ma tramite il Signore. Se egli non agisse da se stesso sarebbe un automa, e ogni influsso lo oltrepasserebbe. Il Signore è costantemente con l’uomo, stimolandolo e sollecitandolo all’azione, e questo, per il bene dell’appropriazione e della congiunzione, deve apparire non altrimenti se non come se l’uomo agisca da se stesso. Un migliaio di passi nelle Scritture possono essere addotti, per dimostrare che l’uomo è condannato se opera il male e ricompensato se opera il bene; di tali opere ed azioni è detto che devono essere messe in atto.

218. Vennero esaminati molti di coloro che in punto di morte, quando ricevettero i sacramenti, credettero che sarebbero stati salvati per tale fede. Dissero di aver creduto con fede e sicurezza; e nondimeno, è la vita malvagia a rimanere, e non la fede. Gli fu detto di trattenere il respiro e, allo stesso tempo, di trattenere tale fede, eppure, non appena espirarono, il piacere per il male, nel quale consisteva la loro vita, ritornò, ed essi furono gettati all’inferno.

219. Dopo il giudizio, coloro che erano stati dispersi fra gli altri circostanti, vennero riuniti insieme. E quando furono raccolti, venne loro in mente la subdola idea di sedurre i giusti insegnando loro che la sola fede salva. Di ciò, questi ultimi si lamentarono con il Signore. E quindi li vidi retrocedere sempre più, addirittura fino a raggiungere i limiti del mondo cristiano dietro al quale c’erano dei deserti, e vidi una gran parte di loro condotta lì. Successivamente, mi fu concesso di vedere la natura di questo deserto. C’erano orribili baracche e tuguri, nelle quali costoro dimoravano quasi in solitudine, con qualche meretrice, e tutto attorno a loro era pietroso, con grandi ammassi di rocce, in mezzo ai quali vi erano alcuni passaggi. Né qualcuno osava accostare qualcun altro. Tutti loro si temono l’un l’altro, per paura che gli possa essere fatto del male, e non si fidano nemmeno quando certi stanno fuori e li invitano ad entrare. Un pezzo di pane e dell’acqua gli vengono dati quotidianamente; qualcuno invia loro qualcosa di commestibile. Non vidi alcun arbusto ed ancor meno qualche albero; ma solo luoghi sabbiosi e rocciosi.

220. Molti di loro si dissero desiderosi di essere istruiti e così di rigettare tale fede, ma inutilmente; la fede radicata gli rimane aggrappata perché era stata il principio ispiratore della loro vita. Ciò che è sorprendente, è che gli istruiti di tale religione ritengono la giustificazione tramite la sola fede un mistero divino, al punto che toccarglielo è come toccare la pupilla dell’occhio; e dicono di esservi legati da un giuramento. Ma fu dimostrato loro che in Apocalisse esso è descritto come la bestia dal mare (Ap. 13:1-10), e in Daniele come il piccolo corno che si ingrandì verso tutte le regioni, scagliando giù dal cielo quelli che erano lì (Dan. 8:9-10). Ma quando sentirono tutto ciò confermato dal cielo, dove le rispondenze vengono percepite, essi continuarono ad adorare la giustificazione quale loro idolo. Per giustificazione qui si intende la giustificazione per la fede separata dalla carità. Parlai molto anche dell’intento di fare del bene in seguito alla giustificazione, chiedendo loro se questo intento appartenesse alla volontà dell’uomo da parte sua. Essi dissero di si; altri negarono, anzi, dissero che doveva essere tenuto accuratamente separato.

221. Alcuni sostengono che non abbiamo una libera volontà, e che questa fu annientata da Adamo; che abbiamo una certa libertà di credo o di fede, ma nessuna libertà di operare ed agire. Ma fu dimostrato loro che nessun uomo, nemmeno Adamo, ebbe la libertà da se stesso, ma solo come da se stesso, e che ognuno riceve la libertà di azione dal Signore, in modo da essere guidato dal Signore; e che ciascuno ha tale libertà fintanto che si lascia guidare.

222. Tutti quei predicatori che nella vita del corpo si erano confermati nella sola fede, e che non possono recedere da essa a causa della loro condotta di vita, non sono autorizzati a predicare. Viene tolto loro l’abito talare, ed in seguito non sanno più di essere stati predicatori. Moltissimi vengono autorizzati a predicare, ma non appena iniziano a predicare la fede separata dalla carità, e della giustificazione per essa sola, tutti i presenti escono, e il santuario rimane vuoto. In questo modo quei predicatori che possono recedere da tale fede vengono emendati, e ricevono la dottrina del cielo. Lo stesso avviene con coloro che separano il Signore dal Padre, e non fanno di essi un unicum e, ciò che è nuovo, tutti loro, dopo essere stati un mese nel mondo spirituale, respingono la terza persona riconoscendo che lo Spirito Santo è il Signore che parla attraverso angeli e spiriti. La ragione per cui la respingono, è che gli spiriti fanatici, quaccheri e molti altri, che sono infernali, chiamano se stessi, spirito santo dall’eternità.

223. Ho avuto con loro molte conversazioni in merito a questo argomento, sul fatto che essi abbiano respinto la terza persona del Divino e che ora pensino a due, affinché che potessero comprendere, e che delle due, potessero farne una.

224. Uno che avevo conosciuto nel mondo, si confermò nella sola fede per mezzo di molti argomenti. Gli dissi che avrebbe dovuto andare e vedere quelle abitazioni nel deserto, e quando ci andò non vide altro che desolazione e sabbia, con rudi massicci e rocce tutto intorno, senza nemmeno un cespuglio né un filo d’erba e perciò, una volta ritornato, si afflisse per la miserabile sorte di costoro. In quel luogo incontrò e parlò anche con alcuni che nel mondo riconosceva quali persone istruite. E quando egli volle ancora difendere la sola fede, comparvero dei serpenti che inflissero morsi ai suoi piedi e vi si arrotolarono. Successivamente fu condotto nelle pianure dove dimoravano quelli che seguivano una fede simile, dove c’erano erba, arbusti, alberi e palazzi, e gli abitanti erano di indole cordiale, ed industriosi nelle loro occupazioni e nei loro affari. Essi confessarono di avere a malapena saputo di tale fede per averne sentito predicare, ma di non avervi mai riflettuto oltre al senso letterale, e di non averla mai più confermata in seguito; e di avere comunque vissuto secondo le Scritture; così che tale fede fu solo una mera cognizione nella loro memoria, ma non una fede nella vita. Essi in seguito vengono istruiti e ricevono le verità che non avevano conosciuto nel mondo.

225. Un uomo istruito, che nella vita aveva creduto esclusivamente alla sola fede, venne esaminato per vedere se avesse conosciuto qualche verità della chiesa, se avesse saputo cosa fossero la fede, o la vita di fede, o la carità, o l’amore, o la verità e l’affezione e la percezione della verità; e cosa fossero il libero arbitrio, la rigenerazione, la tentazione spirituale, il battesimo, l’eucarestia, cosa sia il cielo per l’uomo; cosa sia e da dove provenga l’inferno, in cosa consista la santità della Parola, cosa sia la provvidenza, cosa sia Dio e se sia uno o trino, cosa sia la coscienza, ed anche cosa siano la chiesa ed il cielo nell’uomo. Gli angeli lo ascoltarono, e poi dissero che egli non sapeva niente di queste cose. Le sue risposte erano falsità ricavate da ragionamenti, e c’erano anche cose delle Scritture che erano state travisate. Gli fu chiesto come avrebbe potuto ottenere la luce del cielo, e perciò la sapienza angelica, e da questa la felicità del cielo? Essendo stato giudicato colpevole, avrebbe voluto imparare, ma siccome si era consolidato nella sola fede, non ne fu in grado.

226. Parlai con gli angeli in merito alla progressione dalla verità al bene, ed essi dissero che gli angeli gioiscono quando un fanciullo o un bambino imparano le verità e le acquisiscono dall’affezione, cioè quando le verità diventano verità della conoscenza; gioiscono maggiormente quando queste diventano verità dell’intelletto, ed ancor più quando entrano a far parte della volontà, e gioiscono soprattutto quando queste vengono messe in pratica. Quindi li amano perché le verità li hanno istruiti e condotti al bene. Ed essi si rallegrano quando costoro riconoscono che non sono le verità a condurli al bene, ma che è il bene a condurli nella verità, e quindi nella sapienza. L’uomo non lo sa, ma gli angeli questo lo percepiscono e ne gioiscono.

227. Gli inglesi che vogliono acquisire una reputazione per la loro erudizione, elaborano i loro discorsi con grande eleganza e come se procedessero da una profonda sapienza, specialmente riguardo all’influsso della fede e allo sforzo di operare il bene, e alla condizione dell’uomo in quanto all’affezione, l’accoglimento e l’illuminazione da parte dello Spirito Santo. Alcuni degli inglesi si lamentarono, dicendo che tali estetismi deliziano l’udito e sono piacevoli da ascoltare, ma quando desiderano applicare a se stessi qualcosa di ciò, non sanno cosa il predicatore abbia detto, e se sia consentito applicarlo alla volontà, così da volerlo apertamente ed agire di conseguenza, oppure no. Interrogati su questo, i predicatori risposero con parole che suonavano come, forse sì o forse no; ed alla fine, aggiunsero che si trattava di un mistero trascendente. Essi parlano in questo modo affinché i loro uditori, capaci di assimilare l’uno o l’altro dei significati addotti, possano elogiarli. tuttavia, in ragione di queste parole con il loro duplice significato, nel quale qualcosa giace nascosto come un serpente nell’erba, quegli uditori non li amano. Essi sostengono che si debba rimanere nella dottrina insegnata nell’esortazione in uso durante l’eucarestia, e che se non faranno così, il diavolo, potrebbe entrare in loro come entrò in Giuda. I loro discorsi sono anche colmi della percezione di sicurezza e fiducia in se stessi.

228. Qualche volta ho sentito dire dal cielo che tale fede non salva nessuno perché non vi è vita in essa; e che la vera fede è verità; e che l’uomo possiede la verità solo fintanto che respinge il male in quanto peccato. Per i dettagli concernenti il Decalogo e la sua santità, si veda in Diario Spirituale n. 6065.

229. Le verità della fede sono paragonabili agli ornamenti e gli accessori nei palazzi; fintanto che un uomo non vive conformemente ad esse, è come se questi fossero in una stanza buia con le finestre chiuse, ma non appena un uomo vive conformemente ad esse, viene elevato alla luce celeste, le finestre si aprono, e così egli vede tali cose e se ne delizia.

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