Vita e fede – sezione seconda (44-72)

La natura della fede separata dalla carità

44. Per mostrare quale sia la vera natura della fede separata dalla carità, questa deve essere presentata nella sua nudità. Dio Padre, oltraggiato dall’umanità, la rigettò da sé e per il bene della giustizia decise, di dannarla per l’eternità. Quindi disse al Figlio: Scendi in basso, adempi la legge, e prendi su di te la dannazione destinata a loro. Allora, forse, avrò pietà. Così il Figlio scese in basso, adempì la legge, e consentì ad essere crocefisso. Dopo che questo fu compiuto egli tornò dal Padre e disse, intercedendo per loro: Ho preso su me stesso la dannazione del genere umano; adesso abbi pietà di loro. Il Padre però rispose: Non posso farlo, per il loro bene, ma avendoti visto sulla croce e avendo visto il tuo sangue, sono diventato misericordioso. Tuttavia, non li perdonerò ma riconoscerò loro il tuo merito; ma solo alle persone che riconosceranno ciò che hai fatto. Questa deve essere la fede attraverso la quale possono essere salvati.

45. Ecco quella fede nella sua nudità. Chiunque abbia una ragione illuminata non può esimersi dal vedere i paradossi che vanno contro la Divina essenza stessa. Come ad esempio, che Dio, il quale è l’amore stesso e la misericordia stessa, possa essere spinto dalla rabbia o dalla sete di vendetta a dannarci e consegnarci all’inferno. Ed inoltre che Dio si muove a pietà in ragione dell’accollo della dannazione a suo Figlio, della sua sofferenza sulla croce e della vista del suo sangue. Chiunque abbia una ragione illuminata non può esimersi dal vedere che nessun Dio degno di questo nome potrebbe dire: non li perdonerò ma riconoscerò loro il tuo merito. O addirittura: Ora lasciamoli vivere come vogliono, poi saranno salvati, a condizione che credano a questo. E molte altre cose di questo genere.

46. La ragione per cui questi paradossi non sono stati notati, però, è che le persone sono state persuase che la fede è cieca e questa nozione è stata usata per chiudere loro gli occhi e turargli gli orecchi. Chiudendo gli occhi e turando le orecchi alle persone – cioè, impedendogli di pensare con un certo discernimento – si potrà far credere qualunque cosa alle persone che hanno una qualche nozione della vita eterna; perfino che Dio può adirarsi e covare vendetta; che Dio possa infliggere la dannazione eterna a qualcuno; che Dio possa muoversi a pietà per il sangue di suo Figlio, ed riconoscere questo merito agli uomini, come se fosse loro proprio, ed infine salvarli semplicemente per ciò che loro pensano.

Le persone crederanno, per esempio, che un Dio può fare un simile patto con un altro Dio (della stessa essenza) ponendo simili condizioni.

Ma, si aprano gli occhi, e si sturino le orecchie – cioè, si pensi con intelligenza a questi argomenti – e si vedrà quanto queste affermazioni si scontrano con la verità autentica.

47. Chiudendo gli occhi e turando le orecchie alle persone – cioè impedendogli di pensare con un certo discernimento – si potrà indurle a credere che Dio ha dato tutto il suo potere alla stessa persona per operare quale Dio in terra. Si potrà indurle a credere che si devono invocare i morti; che ci si deve scoprire il capo e inginocchiare davanti alle loro immagini, e si devono considerare sacre e degne di reverenza le loro salme, le loro ossa e le loro tombe.

Ma se si aprono gli occhi e si sturano le orecchie, cioè, se si riflette su questi argomenti con un certo discernimento, si vedranno le enormità che la ragione umana aborre.

48. Quando le persone il cui intelletto è stato chiuso perché la loro religione accetta queste e altre simili credenze, la chiesa in cui praticano il culto si può paragonare ad una cava o ad una grotta sotterranea, dove essi non sanno cosa stanno vedendo? E la loro religione si può paragonare al vivere in una casa senza finestre, e il tenore del loro culto al rumore, piuttosto che alla parola?

Gli angeli del cielo non possono parlare con persone di questa indole, perché nessuna delle due parti comprenderebbe il linguaggio dell’altra.

I filistei menzionati nella Parola rappresentavano quelli dediti ad una fede separata dalla carità

49. Nella Parola, tutti i nomi di nazioni e popoli, così come di persone e luoghi, rappresentano specifiche cose inerenti la chiesa. La chiesa stessa è rappresentata da Israele e Giuda, perché è lì che essa fu fondata; e vari altri soggetti religiosi sono rappresentati da nazioni e popoli circostanti; soggetti in armonia con la religione sono rappresentati dalle nazioni rette; e soggetti incompatibili con la religione, dalle nazioni malvagie. Sono due i mali in cui tutte le chiese degenerano col passare del tempo. Uno è l’adulterazione del suo bene, l’altro è la falsificazione della sua verità. L’origine del male che corrompe il bene della chiesa sta nell’amore di dominare; ciò che invece falsifica la verità della chiesa è l’orgoglio della propria intelligenza. Il male della religione che deriva dall’amore di dominare gli altri è inteso nella Parola per Babilonia, e il male della religione che deriva dall’orgoglio per la propria intelligenza è inteso nella Parola per Filistea. È noto chi siano i Babilonesi, ma non che siano i filistei. I filistei sono quelli dediti alla fede ma non alla carità.

50. Dai molteplici riferimenti presenti nella Parola – intesa spiritualmente, si evince che i filistei sono quelli dediti alla fede ma non alla carità. Questo si deduce dalle loro dispute con i servitori di Abramo e Isacco in Genesi 21 e 26, e anche dalle loro guerre con i figli di Israele in Giudici, Samuele e Re. Infatti, tutte le guerre descritte nella Parola hanno un significato spirituale; riflettono e rappresentano guerre spirituali. E poiché questo male della religione, che è la fede separata dalla carità, tenta costantemente di invadere la chiesa, i filistei rimasero nella terra di Canaan e attaccarono spesso i figli di Israele.

51. Dato che i filistei rappresentavano quelli dediti alla fede separata dalla carità, furono chiamati incirconcisi, che significa coloro che sono carenti di amore spirituale e perciò in possesso del solo amore terreno. L’amore spirituale è la carità. La ragione per cui furono chiamati incirconcisi è che i circoncisi sono coloro i quali sono fedeli all’amore spirituale. Circa il fatto che i filistei sono chiamati incirconcisi, si veda in I Samuele 17:26, 36; II Samuele 1:20 e altrove.

52. Che quelli dediti ad una fede separata dalla carità furono rappresentate dai filistei, si può evincere non solo dalle loro guerre con i figli di Israele, ma anche da una quantità di altre cose che fanno riferimento ad essi nella Parola. Per esempio, di ciò che è detto del loro idolo, Dagon; delle emorroidi da cui furono afflitti e dei ratti da cui furono invasi perché avevano messo l’arca nel tempio del loro idolo; e di quanto accadde in seguito (si vedano i capitoli 5 e 6 di I Samuele). E ancora, di Golia, il filisteo ucciso da Davide (si veda in I Samuele 17).

In quanto al loro idolo Dagon, esso appariva umano dalla cintola in su, ma appariva come un pesce dalla cintola in giù. Era un’immagine della loro religione, che sembrava essere spirituale per la sua fede, ma era meramente terrena a causa della sua mancanza di carità. Le emorroidi che li afflissero rappresentavano i loro amori impuri; i ratti che li invasero rappresentavano la distruzione della chiesa a causa della falsificazione della verità; e l’uccisione di Golia ad opera di Davide, rappresentò l’orgoglio della loro propria intelligenza.

53. Che quelli dediti ad una fede separata dalla carità furono rappresentate dai filistei, si può evincere anche da quello che dicono di loro i profeti nella Parola, come nei passi seguenti. In Geremia:

Contro i filistei: Ecco, salgono le acque dal settentrione, è un fiume che straripa e sommerge la regione con quanto contiene, le città ed i loro abitanti. Gli uomini gettano grida e tutti gli abitanti del paese levano lamenti. Jehovah stermina i filistei (Ger. 47:1, 2, 4)

Le acque che salgono da settentrione sono le falsità dall’inferno. Il fiume che straripa e sommerge la regione con quanto contiene, significa la conseguente distruzione di ogni cosa nella chiesa. Le città ed i loro abitanti travolti dalle acque significano la completa distruzione degli insegnamenti della chiesa. Le grida degli uomini e i lamenti degli abitanti del paese significano la perdita di ogni verità e bene nella chiesa. Il Signore che stermina i filistei significa la loro resa. In Isaia:

Non gioire Filistea se la verga che ti percuoteva è stata spezzata, perché dalla razza del serpente uscirà il basilisco e suo frutto sarà un dragone volante (Is. 14:29)

L’intimazione rivolta alla Filistea, a non rallegrarsi, significa che coloro che sono dediti ad una fede separata dalla carità non dovrebbero gioire del fatto di essere sopravvissuti. Perché dalla razza del serpente uscirà il basilisco significa la distruzione di ogni verità nella loro chiesa, a causa dell’orgoglio della propria intelligenza. Il suo frutto sarà un dragone volante, significa i ragionamenti che si fondano sulle falsificazioni che si oppongono alla verità e al bene nella chiesa.

54. Possiamo vedere dai seguenti passi che la circoncisione rappresentava la purificazione dal male causato dall’amore esclusivamente terreno:

Circoncidete il vostro cuore e rimuovete il prepuzio dal vostro cuore, affinché non divampi come il fuoco il mio sdegno, a causa della malvagità delle vostre azioni (Ger. 4:4)

Circoncidete il prepuzio del vostro cuore, e non indurite la vostra cervice (Deut. 10:16)

Circoncidere il cuore, o il prepuzio del cuore è purificarsi dei peccati. Per converso quindi, essere incirconcisi o avere il prepuzio, fa riferimento alle persone che non sono state purificate dal male causato dall’amore esclusivamente terreno, e a coloro che perciò non sono nella carità. E poiché avere il prepuzio significa essere impuri di cuore, è detto che nessuno che sia incirconciso nel cuore o nella carne entrerà nel santuario (Ezechiele 44:9); che nessun incirconciso potrà prendere parte alla Pasqua (Esodo 12:48); e che gli incirconcisi sono dannati (Ezechiele 28:10; 31:18; 32:19).

Coloro che sono dediti ad una fede separata dalla carità, sono rappresentati nell’Apocalisse dal dragone

55. È stato sottolineato precedentemente (n. 49) che nel corso del tempo ogni chiesa degenera in due comuni mali della religione, uno che deriva dall’amore di dominare sugli altri, e l’altro, dall’orgoglio della propria intelligenza. Il primo di questi due mali è rappresentato nella Parola da Babilonia, l’altro, dalla Filistea.

Ora, dato che l’Apocalisse tratta dello stato della chiesa cristiana, specialmente al suo epilogo, essa tratta in generale e in particolare di questi due mali della religione; quello rappresentato per Babilonia è descritto nei capitoli 17, 18 e 19 come la prostituta seduta sulla bestia scarlatta; e quello rappresentato dalla Filistea è descritto nei capitoli 12 e 13 come il dragone, e anche come la bestia che sale dal mare e la bestia che sale dalla terra.

Fin qui non era noto che questo male della religione era rappresentato dal dragone e dalle sue due bestie. Questo perché il significato spirituale della Parola Scritture non è stato ancora svelato, così il libro dell’Apocalisse non è stato compreso, e particolarmente perché nel mondo cristiano una forma di religione basata sulla fede separata dalla carità è divenuta così forte che nessuno è stato capace di comprenderlo. Infatti, ogni male che perverte la religione rende ciechi.

56. Che una religione in cui la fede è separata dalla carità sia rappresentata e descritta nel libro dell’Apocalisse come il dragone e le sue due bestie, è qualcosa che mi è stato detto dal cielo, ma mi è stato anche mostrato nel mondo degli spiriti, che è al di sotto del cielo. Ho visto coloro che erano dediti alla sola fede riunite in una folla che sembrava un grande dragone la cui coda si stendeva verso il cielo; ed ho visto singoli individui di questa indole che avevano l’aspetto di dragoni. In quel mondo infatti si vedono cose secondo la corrispondenza tra ciò che è spirituale e ciò che è naturale. Ecco anche perché gli angeli del cielo chiamano tali persone dragoni. Di questi ci sono però molte specie – alcune formano la testa del dragone, alcune il corpo, e altre la coda. Quelli che formano la coda sono coloro che falsificano tutta la verità nella Parola, il che spiega perché nel libro dell’Apocalisse è detto del dragone che la sua coda trascinò giù un terzo delle stelle del cielo. Le stelle del cielo significano la conoscenza delle verità, e un terzo significa tutto.

57. Ora, dato che nell’Apocalisse il dragone significa coloro che sono dediti alla fede separata dalla carità, e siccome questo prima non era noto ed è rimasto nascosto perché il significato spirituale della Parola non è stato riconosciuto, deve essere fatta a questo punto una panoramica sul significato di quanto è detto del dragone nel dodicesimo capitolo.

58. Ecco cosa dice il dodicesimo capitolo dell’Apocalisse riguardo al dragone:

Poi un grande segno apparve nel cielo: una donna rivestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Intanto apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sette diademi sulle teste. La sua coda trascinava la terza parte delle stelle del cielo e le scagliò sulla terra. Poi il dragone si pose davanti alla donna che stava per dare alla luce, per divorare il suo bambino appena fosse nato. Ella diede alla luce un figlio maschio, destinato a pascere tutte le nazioni con scettro di ferro. E suo figlio fu portato verso Dio e verso il suo trono. La donna fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio, perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni. Allora avvenne una guerra nel cielo. Michele e i suoi angeli combattevano contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli ingaggiarono battaglia, ma non poterono prevalere e nel cielo non vi fu più posto per loro. Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva dato alla luce il figlio maschio. Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila, per volare nel deserto, nel suo luogo, dov’è nutrita per un tempo, due tempi e metà d’un tempo, lontano dalla faccia del serpente. Allora il serpente vomitò dalla gola come un fiume d’acqua dietro alla donna, perché il fiume la travolgesse. Ma la terra venne in aiuto della donna, spalancò la sua bocca e inghiottì il fiume che il dragone aveva vomitato dalla sua gola. E il dragone s’infuriò contro la donna e andò a fare guerra al resto della sua progenie, a quelli che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù Cristo (Ap. 12:1-8:13-17)

59. Il significato di questi versi è il seguente.

Un grande segno apparve nel cielo significa una rivelazione del Signore concernente la chiesa che sarà, nonché il modo in cui i suoi insegnamenti verranno accolti e chi li attaccherà.

Una donna rivestita di sole, con la luna sotto ai suoi piedi significa una chiesa che è nell’amore e nella fede, dal Signore.

E sulla sua testa una corona di dodici stelle significa che la sapienza e l’intelligenza – derivanti dalle Divine verità – di cui saranno dotati gli appartenenti a questa chiesa.

Essere gravida significa la nascita di nuovi insegnamenti.

Gridare per le doglie e il travaglio del parto significa la resistenza opposta da coloro che sono nella fede separata dalla carità.

E un altro segno apparve nel cielo significa un’ulteriore rivelazione.

Un enorme drago rosso significa una fede separata dalla carità; rosso fa riferimento al suo amore esclusivamente terreno.

Con sette teste significa la falsificazione della Parola.

E dieci corna significa il potere che esse hanno perché molti vi aderiscono.

E sette diademi sulle sue teste significa la falsificazione delle verità della.

La sua coda trascinava la terza parte delle stelle e le scagliò sulla terra significa la distruzione di di ogni riconoscimento della verità.

Il dragone si pose davanti alla donna che stava per dare alla luce, per divorare il figlio appena fosse nato significa l’odio e l’intenzione di distruggere gli insegnamenti della chiesa fin sul nascere, da parte di coloro che sono nella fede separata dalla carità.

Partorì un figlio maschio, significa nuovi insegnamenti.

Destinato a pascere tutte le nazioni con scettro di ferro significa la persuasione determinata dal potere della verità naturale derivata dalla verità spirituale.

E suo figlio fu portato verso Dio e il suo trono significa che tali insegnamenti saranno protetti dal Signore e dal cielo.

La donna fuggì nel deserto significa la chiesa fra pochi aderenti.

Dove Dio le aveva preparato un rifugio significa che il suo stato è tale che nel frattempo può essere resa disponibile a molti.

Perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni significa finché non si accrescerà fino alla dimensione stabilita.

Allora avvenne una guerra nel cielo, Michele e i suoi angeli combattevano contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli ingaggiarono battaglia significa il disaccordo e le dispute tra quelli dediti ad una fede separata dalla carità, contro quelli fedeli agli insegnamenti della chiesa del Signore e alla vita conforme alla carità.

Ma non poterono prevalere, significa la sconfitta di coloro che sono nella fede separata dalla carità.

E nel cielo non vi fu più posto per loro significa il loro essere precipitati.

Quando il dragone si vide precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva dato alla luce il maschio significa un attacco alla chiesa riguardo ai suoi insegnamenti, da parte di quelli dediti alla fede separata dalla carità.

Ma alla donna furono date le due ali della grande aquila per volare nel deserto, nel suo luogo significa la sua cautela quando la chiesa contava pochi seguaci.

Dove è nutrita per un tempo, due tempi e metà di un tempo, lontano dalla faccia del serpente significa finché la chiesa non si accrescerà fino alla dimensione stabilita.

Allora il serpente vomitò dalla gola come un fiume d’acqua dietro alla donna, perché il fiume la travolgesse, significa i loro abbondanti falsi ragionamenti, miranti alla distruzione della chiesa.

Ma la terra venne in aiuto della donna, spalancò la sua bocca e inghiottì il fiume che il drago aveva vomitato dalla sua gola significa che, poiché i loro ragionamenti erano basati sulle falsità, decadranno da loro stessi.

E il dragone s’infuriò contro la Donna e andò a far guerra a quelli che restano della sua progenie significa il loro persistente odio.

A quelli che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù Cristo significa contro quelli che vivono una vita di carità e credono nel Signore.

60. Nel successivo capitolo 13 dell’Apocalisse, si tratta delle due bestie del dragone, quella vista salire dal mare e quella vista salire dalla terra. I versetti 1-10 riguardano la prima, e i versetti 11-18 riguardano la seconda. Che si faccia riferimento alle bestie del dragone si evince dai versetti 2, 4 e 11. La prima bestia rappresenta la fede separata dalla carità in relazione alle conferme tratte dall’uomo naturale; e la seconda significa la fede separata dalla carità in relazione alle conferme tratte dalla Parola, le quali sono infatti falsificazioni della verità. Sarà tralasciata la spiegazione di questi passi che risulterebbe eccessivamente articolata e laboriosa. Sarà esaminato solo l’ultimo versetto:

Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia; perché è un numero d’uomo. E il suo numero è seicento sessanta sei (Ap. 13:18)

Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia significa che chi è illuminato, potrà esaminare la natura delle conferme di tale fede, tratte dalla Parola.

È un numero d’uomo significa che tali conferme sono della stessa natura dell’intelligenza propria dell’uomo.

E il suo numero è seicentosessantasei significa la falsificazione di ogni verità nella Parola.

Coloro che sono nella fede separata dalla carità, in Daniele e Matteo sono rappresentati dai capri

61. Che per i capri nominati in Daniele, 8 e in Matteo, 25, s’intendono coloro che sono nella fede fede separata dalla carità, si evince dal fatto che in questi passi vengono contrapposti alle pecore e agli agnelli; pecore e agnelli sono quelli devoti alla carità. Nella Parola il Signore è chiamato il Pastore, la chiesa è chiamata ovile, il popolo della chiesa collettivamente è chiamato il gregge, e individualmente, pecora. E dato che coloro che sono nella carità sono chiamati pecore, capri sono quelli che non sono nella carità.

62. Che per capri s’intendono coloro che sono in una fede separata dalla carità, sarà illustrato:

I. per esperienza nel mondo spirituale;

II. citando alcuni sui quali si è compiuto l’ultimo giudizio;

III. per mezzo della descrizione della battaglia fra l’ariete e il capro in Daniele;

IV. da ultimo, attraverso la mancanza di carità nelle persone descritte in Matteo.

63. I. Che per capri s’intendono coloro che sono in una fede separata dalla carità, per esperienza nel mondo spirituale. Nel mondo spirituale è visibile tutto quello che vediamo in questo mondo terreno. Si possono vedere case e palazzi, parchi e giardini con ogni specie di alberi. Si possono vedere campi e poderi, pianure e prati, così come mandrie e greggi, tutti con un aspetto simile a come appaiono nel nostro mondo. Infatti, l’unica differenza è che quelli nel nostro mondo sono di origine naturale, mentre quelli nel mondo spirituale sono di origine spirituale. Gli angeli, essendo spirituali, vedono le cose di origine spirituale proprio come noi vediamo le cose che sono di origine naturale.

[2] Ogni cosa visibile nel mondo spirituale è una corrispondenza. Corrisponde infatti ad una determinata affezione degli angeli e degli spiriti. Questa è la ragione per la quale coloro che sono nell’affezione del bene e della verità, e di lì, nella sapienza e nell’intelligenza, vivono in splendidi palazzi, attorniati da giardini con abbondanza di alberi (tutte queste cose sono corrispondenze) attorniati da poderi e campi dove le greggi si ristorano (tutte queste sono apparenze).

Le corrispondenze sono opposte per persone che sono di indole malvagia. Queste persone sono confinate in una sorta di carceri senza finestre, negli inferni, dove l’unica luce è come quella del fuoco fatuo; oppure vivono in tuguri nel deserto, dove tutto ciò che c’è attorno è arido, dove ci sono serpenti, lucertole, gufi e molte altre cose che corrispondono ai loro mali.

[3] C’è uno spazio intermedio fra cielo e inferno, chiamato mondo degli spiriti, dove tutti giungono immediatamente dopo la morte. Ciascuno interagisce con l’altro più o meno come si fa in questo mondo; e anche lì, tutto ciò appare alla vista è una corrispondenza. Si vedono giardini e boschi, foreste con alberi e arbusti, prati verdi e fioriti, insieme con animali di ogni specie, domestici e selvatici, tutti corrispondenti alle affezioni di ciascuno.

[4] Lì spesso ho visto pecore e capri, anche in combattimento tra loro, come descritto in Daniele, capitolo 8 (Dan. 8:2-14). Ho visto capri con le corna ritorte in avanti o all’indietro e li ho visti attaccare rabbiosamente le pecore. Una volta ho visto capri con due corna, usarle per colpire delle pecore, e osservando quanto accadeva, notai persone disputare sulla fede e sulla carità. Potei arguire da questo che ciò che appariva come un capro era la fede separata dalla carità e ciò che appariva come una pecora era la carità da cui derivava la fede.

Avendo visto queste rappresentazioni così spesso, mi è stato dato di sapere con certezza che nella Parola i capri significano coloro che sono nella fede separata dalla carità.

64. II. Quelli su cui si è compiuto l’ultimo giudizio, dimostrano che per capri s’intendono coloro che sono in una fede separata dalla carità. L’ultimo giudizio si è compiuto esclusivamente per coloro che esteriormente apparivano essere morali, ma non spirituali interiormente, o al massimo erano minimamente spirituali. Quelli che furono malvagi sia esteriormente, sia interiormente, sono stati invece precipitati nell’inferno molto prima dell’ultimo giudizio. E quelli che furono spirituali sia esteriormente, sia interiormente sono stati innalzati al cielo molto prima dell’ultimo giudizio. Questo perché il giudizio non si compì su coloro che erano nel cielo o nell’inferno, ma su coloro che erano a metà strada fra cielo e inferno i quali stavano costruendo per se stessi ciò che là sembrò essere il cielo.

Che il giudizio fu compiuto per questi ultimi e non altri, si può vedere in Ultimo Giudizio, nn. 59 e 70, e ulteriormente in Seguito dell’Ultimo giudizio, dove si tratta del giudizio sui protestanti. Quei passaggi mostrano che coloro che erano in una fede separata dalla carità non solo nel loro intelletto ma anche concretamente, nella loro vita, furono precipitati nell’inferno; quelli invece che erano nella in questa fede solo intellettualmente, ma che avevano condotto la loro vita nella carità, furono innalzati al cielo. Da cui è chiaro che a costoro si riferiva il Signore quando nominò capri e pecore in Matteo 25, dove egli parlò dell’ultimo giudizio.

65. III. La descrizione della battaglia fra l’ariete e il capro in Daniele, mostra che per capri s’intendono coloro che sono in una fede separata dalla carità. Ogni cosa in Daniele, come nella Parola – nel senso spirituale – riguarda le cose del cielo e della chiesa, come evidenziato in Insegnamenti sulla Sacra Scrittura, nn. 5-26 (https://fondazioneswedenborg.files.wordpress.com/2017/04/dottrina-sulla-sacra-scrittura.pdf).

Questo vale dunque anche per quanto è esposto al capitolo 8 sulla battaglia fra l’ariete e il capro:

Alzai gli occhi ed ecco, vidi un ariete con due corna, la più alta delle due era ritorta all’indietro. E quel corno colpiva verso occidente, verso settentrione e verso mezzogiorno; e divenne enorme. Poi vidi dall’occidente un capro, che percorse tutta la terra; e il capro aveva un corno fra i suoi occhi. Esso colpì l‘ariete, lo caricò con tutta la furia della sua forza, gli spezzò le due corna, lo fece rovinare al suolo e lo calpestò. Il grande corno del capro si spezzò, e al suo posto ne spuntarono quattro. Ora, da uno di quelli, spuntò un altro piccolo corno, che s’ingrandì enormemente verso mezzogiorno, l’oriente e verso la terra gloriosa. S’innalzò fino alle milizie del cielo, fece cadere molte stelle e le calpestò coi suoi piedi. E giunse fino al Principe delle milizie, abolì il sacrificio quotidiano e abbatté il suo santuario, perché la verità fu gettata a terra. Udii allora un santo che parlava ed un altro che gli domandò: Fino a quando durerà la visione del sacrificio quotidiano abolito, della violazione del santuario e delle milizie celesti calpestate? Allora gli rispose: Fino alla sera e al mattino, poi sarà ristabilito il santuario (Dan 8:2-14)

66. È chiaro che questa visione predice lo stato futuro della chiesa, giacché dice che il capro abolì il sacrificio quotidiano al principe delle milizie, che abbatté il suo santuario e che rovesciò a terra la verità. Dice anche che un santo domandò fino a quando sarebbe durata la visione del sacrificio perpetuo abolito, della violazione del santuario e delle milizie celesti calpestate. E gli fu risposto che questo continuerà fino alla sera e al mattino; quindi il santuario sarà ristabilito. Sera rappresenta la fine di una chiesa quando una nuova deve essere istituita.

I re della Media e della Persia, più avanti in questo stesso capitolo (Dan. 8:20) significano la stessa cosa dell’ariete, e il re della Grecia significa la stessa cosa del capro, perché nella Parola i nomi di regni, nazioni e popoli, così come quelle di persone e luoghi, rappresentano cose del cielo e della chiesa.

67. La spiegazione è la seguente.

Un ariete con due corna, la più alta delle due era ritorta all’indietro, significa coloro che sono nella fede che deriva dalla carità.

Quel corno colpiva verso occidente, verso settentrione e verso mezzogiorno, significa la dispersione dei mali e delle falsità.

E divenne enorme significa la diffusione di questa fede.

Poi vidi venire dall’occidente un capro, che percorse tutta la terra, significa coloro che sono nella fede separata dalla carità, e la loro invasione della chiesa; l’occidente è il male dell’uomo naturale.

Aveva un corno fra i suoi occhi, significa l’orgoglio della propria intelligenza.

[Il capro] colpì l‘ariete, lo caricò con tutta la furia della sua forza, significa un violento attacco contro la carità e la fede derivante dalla prima.

Gli spezzò le due corna, lo fece rovinare al suolo e lo calpestò, significa la completa dispersione della carità e della fede, perché disperdere l’una, significa disperdere anche l’altra, in quanto sono uno.

Il grande corno del capro si spezzò, significa la fine dell’illusione dell’orgoglio della propria intelligenza.

Al suo posto ne spuntarono quattro, significa l’uso del significato letterale della Parola a sostegno dei propri argomenti.

Da uno di quelli, spuntò un altro piccolo corno, significa il ragionamento secondo cui nessuno può adempiere la legge o fare qualcosa di buono da se stesso.

S’ingrandì enormemente in direzione del mezzogiorno dell’oriente e verso la terra gloriosa, significa una conseguente tendenza alla ribellione in seno alla chiesa.

S’innalzò fino alle milizie del cielo, fece cadere a terra molte stelle e le calpestò, significa distruggere in questo modo ogni conoscenza del bene e della verità, sostanza stessa della carità e della fede.

E giunse fino al Principe delle milizie, gli abolì il sacrificio quotidiano e abbatté il suo santuario, significa che questo comportò la devastazione di ogni aspetto del culto del Signore e della sua chiesa.

Rovesciò a terra la verità, significa la falsificazione delle verità nella Parola.

Fino alla sera e al mattino, poi sarà ristabilito il santuario, significa la fine di quella chiesa e l’inizio di una nuova.

68. IV. La mancanza di carità nelle persone descritte in Matteo mostra che per capri s’intendono coloro che sono in una fede separata dalla carità. In Matteo 25:31-46, i capri e le pecore hanno lo stesso significato del capro e dell’ariete di cui, in Daniele, perché le opere di carità sono elencati alle pecore ed è detto che esse le misero in atto, e le stesse opere di carità sono elencati ai capri ma è detto che essi non le misero in atto, e questa è la ragione per cui questi ultimi sono dannati. Infatti, presso coloro che sono nella fede separata dalla carità, l’omissione delle opere discende del loro rifiuto di credere che le opere siano di qualche utilità alla salvezza e alla chiesa. Quando non si ha più alcuna considerazione per la la carità – che consiste nelle opere – allora la fede viene meno a sua volta, perché la fede deriva dalla carità; e quando non ci sono né carità né fede, c’è la dannazione.

Se i capri in questo passo rappresentassero ogni genere di persona malvagia, sarebbero state elencato tutte le cose cattive che avessero fatto, anziché tutti gli atti di carità da loro omessi.

Persone di questa indole sono anche rappresentate dai capri in Zaccaria:

Il mio sdegno si è acceso contro i pastori, il mio castigo ricadrà sui capri (Zacc. 10:3)

E in Ezechiele:

Ecco, io stesso giudicherò fra pecora e pecora, tra arieti e capri. Non vi basta pascere in buoni pascoli, volete calpestare con i piedi anche il resto della pastura? Con le vostre corna avete colpito le pecore deboli fino a disperderle. Io soccorrerò il mio gregge, in modo che non serva più da preda (Ez. 34:17-22 e ss.)

Una fede separata dalla carità distrugge la chiesa e tutto ciò che essa rappresenta

69. Una fede separata dalla carità non è affatto una fede, perché la carità è la vita della fede, la sua anima, la sua essenza; e dove non c’è fede per mancanza di carità, lì non c’è una chiesa. Ecco perché il Signore dice:

Quando il Figlio dell’uomo viene, troverà fede sulla terra? (Luca 18:8)

70. Di quando in quando ho udito capri e pecore discutere chiedendosi se le persone dedite ad una fede separata dalla carità dalla carità posseggano una qualche verità; e dato che qualcuno sosteneva che che ne avevano in abbondanza, tale assunto fu messo in discussione. Fu chiesto loro se sapessero cosa è l’amore, cosa la carità e cosa il bene, e siccome queste erano cose da cui erano separati, non poterono replicare altro che non lo sapevano. Gli fu chiesto cos’è il peccato, cosa il pentimento e cosa la remissione dei peccati. Essi replicarono che a chi è giustificato per la propria fede, gli sono rimessi i suoi peccati, in modo che questi sono cancellati. Fu detto loro che ciò non è vero. Fu chiesto loro cosa è la rigenerazione. Replicarono che è il battesimo, o la remissione dei peccati per mezzo della fede. Fu detto loro che ciò non è vero. Furono interrogati sulla qualità dell’uomo spirituale. Risposero che l’uomo spirituale è colui che è giustificato dalla fede da loro professata; ma gli fu detto che non è vero. Furono interrogati sulla redenzione, sull’unione fra il Padre e il Signore, e sull’unicità di Dio, e diedero risposte non veritiere. E così via. Dopo le interrogazioni e le risposte, il dibattito venne sottoposto a giudizio; e il verdetto fu che chi si era persuaso della fede separata dalla carità, non aveva alcuna verità.

71. A questo mondo, riesce difficile credere che le cose stiano realmente così, perché quando si è persuasi nelle falsità, non si può evitare di considerare queste falsità come vere e non si spingono oltre ciò che detta la propria fede. Conseguentemente, tale fede è separata dall’intelletto, cioè è una fede cieca; quindi non ci si pone domande; e questo soggetto può essere esplorato soltanto sulla base della Parola così come è compresa attraverso l’illuminazione. Ciò significa che le verità contenuta nella Parola è mutata in falsità dal pensiero della fede dove essi vedono l’amore, il pentimento, la remissione dei peccati e molti altri termini concernenti ciò che si deve fare.

72. Non si cada dunque in errore. Di questa indole sono coloro che si persuadono nella sola fede e in essa consolidano la loro vita. Ma non coloro che voltano le spalle ai mali in quanto peccati, perfino se avessero udito e creduto che la sola fede sia salvifica.

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