Vita e fede (62-91)

Tutti i generi di omicidio, adulterio, furto e falsa testimonianza, insieme con l’impulso a commetterli, sono mali ai quali dobbiamo voltare le spalle perché sono peccati

62. È noto che la legge del Sinai fu scritta su due tavole e che la prima tavola contiene argomenti concernenti Dio, e la seconda argomenti concernenti l’uomo. Non è ovvio, nel senso letterale, che la prima tavola contenga tutto ciò che riguarda Dio e che la seconda contenga tutto ciò che riguarda l’uomo, nondimeno, è tutto lì dentro. È per questo che le due tavole sono chiamate le Dieci Parole, intendendo la sintesi di tutte le verità (si veda n. 61). In ogni caso, non c’è modo di spiegare brevemente come tutto sia contenuto qui, però può essere compreso riferendosi a quanto esposto al paragrafo in Insegnamenti sulla Sacra Scrittura, n. 67, che il lettore può consultare

(https://fondazioneswedenborg.files.wordpress.com/2017/04/dottrina-sulla-sacra-scrittura.pdf).

Questa è la ragione per la quale si fa riferimento a tutti i generi di omicidio, adulterio, furto e falsa testimonianza.

63. La fede religiosa prevalente sostiene che nessuno può adempiere alla legge. Eppure, la legge ci chiede di non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, né dire falsa testimonianza. Ogni individuo civile e morale può adempiere questi articoli della legge vivendo una buona vita civile e morale; ma questo credo religioso nega che si possa farlo vivendo una buona vita spirituale. Questo conduce alla conclusione che il nostro motivo per non commettere questi crimini è semplicemente per evitare il danno e il castigo in questo mondo, ma non per evitare il danno e il castigo dopo che avremo lasciato questo mondo. Il risultato è che chi sostiene questa convinzione pensa che le azioni immorali siano ammissibili agli occhi di Dio ma non agli occhi del mondo.

[2] A causa di questo modo di pensare basato su questo principio religioso, le persone bramano di commettere tutti questi mali; essi rinunciano a commetterli solo per ragioni mondane. Così, anche se non hanno commesso omicidio, adulterio, furto o falsa testimonianza, dopo la morte, persone come queste sentono l’esigenza di commettere tali peccati; ed essi effettivamente lo fanno, quando perdono la facciata esteriore che avevano nel mondo. Tutte le nostre brame ci attendono dopo la morte. Ecco perché le persone come queste agiscono di concerto con l’inferno, e non possono che patire lo stesso destino di quelli che sono all’inferno.

[3] Diverso è il caso per coloro che non desiderano uccidere, commettere adulterio, rubare o dire falsa testimonianza perché queste azioni sono contrarie a Dio. Quando l’uomo combatte contro queste azioni, in qualche misura non vuole metterle in atto, e non avverte l’esigenza di commetterli. Egli dice nel suo cuore che questi sono peccati, essenzialmente infernali e diabolici. Allora, dopo la morte, quando l’uomo perde ogni facciata tenuta per ragioni mondane, agisce di concerto con il cielo; e poiché si volge verso il Signore, accede al cielo.

64. Ogni religione ha per principio generale che l’uomo debba esaminare se stesso, fare penitenza e astenersi dal peccato, e se egli non lo fa, è in uno stato dannazione (si veda sopra nn. 1-8).

L’intero mondo cristiano ha anche la comune pratica di insegnare i Dieci Comandamenti come un modo di introdurre i fanciulli alla religione cristiana. Questi comandamenti sono ben noti ad ogni bambino. I loro genitori e insegnanti spiegano loro che commettere tali azioni è peccare contro Dio. Infatti, quando ne parlano con i bambini, essi non intendono altrimenti. Non c’è da sorprendersi se queste stesse persone, ed i bambini quando sono cresciuti, pensano di non essere soggetti alla legge e di essere incapaci di fare ciò che la legge richiede. Ci può essere una qualche ragione per cui imparano a pensare così, se non perché amano il male e perciò amano i falsi concetti che lo sostengono? Questi sono individui, dunque, che non considerano i Dieci Comandamenti come precetti religiosi. (Si veda di seguito nella sezione relativa alla fede, circa il fatto che non c’è religione nelle vite di tali individui).

65. Presso tutte le nazioni della terra, che abbiano una religione, vi sono precetti simili ai Dieci Comandamenti, e tutti gli individui che vivono in modo conforme a quei precetti per un principio religioso, sono salvati, mentre coloro che vivono in modo conforme a quei precetti, non per un principio religioso, sono dannati. Dopo la morte, quelli che hanno vissuto in modo conforme ad essi per un principio religioso, vengono istruiti dagli angeli, accettano le verità e riconoscono il Signore. Questo è perché hanno voltato le spalle al male in quanto peccato e perciò sono nel bene, e il bene ama la verità e dal desiderio dell’amore, la riceve, come è stato mostrato più sopra, nn. 32-41. Questo è il significato delle parole del Signore ai giudei:

Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato ad una nazione che ne produrrà i frutti (Matteo 21:43)

E anche queste parole:

Quando verrà il padrone della vigna, farà perire i malvagi e affitterà la vigna ad altri coloni, che gliene renderanno i frutti al suo tempo (Matteo 21:40,41)

E ancora queste:

Io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e dal settentrione e dal mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esterne (Matteo 8:11,12 ; Luca 13:29)

66. Leggiamo in Marco che:

Un uomo ricco venne da Gesù e gli chiese cosa avrebbe dovuto fare per ereditare la vita eterna. Gesù disse: Tu conosci i comandamenti: non devi commettere adulterio; non devi uccidere; non devi rubare; non devi dire falsa testimonianza; non devi commettere frode; onora il padre e la madre. Egli replicò: Fin dalla giovinezza ho osservato a tutte queste cose. Gesù lo guardò e lo amò, ma disse: Ti manca una cosa, vai, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri, così avrai un tesoro nei cieli; poi vieni, prendi la croce e seguimi. (Marco 10:17-22)

È detto che Gesù l’amasse, e questo perché si attenne ai comandamenti fin dalla giovinezza. Ma poiché gli rimanevano tre cose da fare, inerenti il fatto che non aveva staccato il proprio cuore dalla ricchezza, non aveva combattuto le proprie cupidità, e non aveva ancora riconosciuto il Signore quale Dio, perciò il Signore gli disse:

1° che egli doveva vendere tutto ciò che aveva, intendendo che doveva distogliere il suo cuore dalle ricchezze;

2° che doveva prendere la croce, intendendo che doveva combattere contro le proprie cupidità;

3° di seguirlo, intendendo che doveva riconoscere il Signore quale Dio.

Il Signore parlò – qui come in altri luoghi – per corrispondenze. Si veda in proposito Insegnamenti sulla Sacra Scrittura, n. 17, (https://fondazioneswedenborg.files.wordpress.com/2017/04/dottrina-sulla-sacra-scrittura.pdf). Infatti, nessuno può voltare le spalle al male in quanto peccato finché non riconosce il Signore e non si rivolge a lui, e finché non combatte il male, ed in questo modo prende le distanze dalle proprie cupidità. Su questo soggetto si dirà di più sotto il capitolo inerente i combattimenti contro i mali (nn. 92-100).

Nella misura in cui l’uomo volta le spalle a ogni genere di omicidio, in quanto peccato, egli è nell’amore verso il prossimo

67. Ogni genere di omicidio significa ogni tipo di ostilità, rancore e le vendette di ogni genere di vendetta, le quali sono affini al desiderio di infliggere la morte. L’omicidio giace nascosto in quelle affezioni come il fuoco cova sotto la cenere. Il fuoco infernale non è altro che questo. Di qui derivano le espressioni, essere acceso di odio, ardere di vendetta. Sono questi i tipi di omicidio in un senso terreno; ma in un senso spirituale omicidio significa tutti i vari modi di uccidere e distruggere le anime degli uomini. Quindi nel senso supremo per omicidio s’intende covare odio per il Signore. Questi tre generi di omicidio fanno uno e sono coerenti; perché chi si prefigge l’omicidio fisico di qualcuno in questo mondo, si prefigge l’omicidio della sua anima dopo la morte; e vuole anche la distruzione del Signore, bruciando effettivamente d’odio contro di lui e volendo sradicare il suo nome.

68. Questi tipi di omicidio giacciono nascosti nell’uomo dalla nascita, ma egli impara sin dall’infanzia a velarli con la civiltà e la moralità di cui necessita in questo mondo; e nella misura in cui desidera l’onore o il denaro, egli vigila affinché questi non appaiano. Questa civiltà e questa moralità costituiscono l’esterno dell’uomo, mentre l’omicidio è il suo interno: tale è l’uomo in se stesso. Ora, dato che alla morte egli dismette l’esterno del corpo, e mantiene l’interno, è evidente quale diavolo sarebbe se non fosse riformato.

69. Poiché i generi di omicidio appena menzionati giacciono nascosti nell’uomo dalla nascita, come è stato detto, insieme con ogni tipo di furto e tutti i tipi di falsa testimonianza, con l’impulso a commettere questi stessi mali – che sarà brevemente descritto in nn. 80-91 – possiamo notare che se il Signore non avesse provveduto ai mezzi di riforma, l’uomo non avrebbe potuto evitare la sua eterna perdizione. I mezzi di riforma che il Signore ha provveduto sono i seguenti:

1° che l’uomo nasca nella completa ignoranza;

2° che durante la sua infanzia egli sia tenuto in uno stato esteriore di innocenza;

3° successivamente l’uomo è tenuto in uno stato esteriore di carità, e quindi in uno stato esteriore di amicizia. E man mano che diviene capace di riflettere col proprio intelletto, egli è tenuto in una certa libertà di agire razionalmente.

Questo è lo stato descritto più sopra, n. 19, che qui è necessario riassumere, a beneficio di ciò che seguirà.

Finché l’uomo vive nel mondo, egli è nel mezzo tra l’inferno e il cielo – l’inferno al di sotto, e il cielo al di sopra – e durante questo tempo egli è mantenuto nella libertà di volgersi verso l’inferno o verso il cielo. Se si volge verso l’inferno si allontaniamo dal cielo; e se ci volge verso il cielo si allontana dall’inferno. In altre parole, per tutto il tempo in cui l’uomo vive in questo mondo, egli è nel mezzo fra il Signore e il diavolo, ed è tenuto nella libertà verso l’uno o l’altro. Se egli si volge il diavolo, volta le spalle al Signore, mentre se si volge verso il Signore, volta le spalle al diavolo. O, per metterla in un altro modo ancora, finché l’uomo vive nel mondo è nel mezzo fra il male e il bene ed è mantenuto nella libertà di volgersi verso l’uno o verso l’altro. Se si volge verso il male, volta le spalle al bene, mentre se volge verso il bene, volta le spalle al male. Quanto precede è stato esposto più sopra al n. 19. Si vedano anche i paragrafi seguenti 20-22.

70. Ora, giacché il male e il bene sono due opposti come inferno e cielo o come il diavolo e il Signore, ne consegue che se l’uomo volta le spalle a qualcosa di male in quanto peccato, egli perviene al bene che è l’opposto di quel male. Il bene opposto al male, inteso come assassinio, è amare il prossimo.

71. Poiché questo bene e quel male sono opposti, ne consegue che l’uno è rimosso dall’altro. Due opposti non possono essere insieme, come il cielo e l’inferno non possono essere insieme. Se fossero insieme, sarebbe come quello stato tiepido descritto in Apocalisse:

Conosco le tue opere; so che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi almeno freddo o caldo! Ma perché sei tiepido, e né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. (Ap. 3:15, 16)

72. Quando l’uomo non è più nel male dell’omicidio, ma è mosso dal bene dell’amore per il prossimo, ogni cosa che fa è il bene risultante da quell’amore, quindi una buona azione. I sacerdoti che è in quel bene fa una buona opera tutte le volte che insegna e guida, perché egli agisce in virtù dell’amore di salvare le anime. Un magistrato che è in quel bene, tutte le volte che dispone e giudica, fa un buon lavoro perché egli agisce in virtù dell’amore di servire la patria, la società ed i propri concittadini. Per lo stesso motivo, se il mercante se egli è in quel bene, ogni operazione del suo commercio è una buona opera. C’è l’amore per il prossimo in essa, e il suo prossimo è la patria, la società ed i propri concittadini, come anche il personale al suo servizio al cui benessere egli provvede quanto il proprio. Allo stesso modo un operaio che è in quel bene, animato da esso, compie fedelmente per gli altri quanto per se stesso, temendo in danno del prossimo come il suo proprio. La ragione per cui le loro sono buone azioni è che, nella misura in cui essi voltano le spalle al male, fanno il bene, secondo la legge generale esposta sopra, n. 21; e chiunque fugge il male come peccato, quegli fa il bene non da sé, ma dal Signore (si vedano nn. 18-31). Il contrario ha luogo in chi considera come peccato ogni genere di assassinio, ostilità, odio, vendetta e simili. Siano essi sacerdoti, magistrati, mercanti o operai, non importa se ciò che fanno sia o no una buona azione, perché ogni loro opera partecipa del male che è in loro interiormente. Infatti, è ciò che sta al loro interno che la produce. L’esterno può essere buono, ma per gli altri, non per loro.

73] Il Signore insegna il bene dell’amore in molti passi della Parola. Egli lo insegna in Matteo e ci istruisce su come riconciliarci col prossimo:

Se, dunque, stai presentando la tua offerta all’altare ed ivi ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia la tua offerta lì dinnanzi all’altare, e va prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. Mettiti presto d’accordo col tuo avversario, mentre sei in cammino con lui, affinché egli non ti consegni al giudice e il giudice alle guardie e tu non sia messo in prigione. In verità ti dico: non ne uscirai finché non avrai pagato l’ultimo centesimo (Matteo 5:23-26)

Riconciliarsi con il fratello è voltare le spalle a ostilità, odio e vendette. Possiamo notare che questo è voltare le spalle al male in quanto peccato. Il Signore insegna ancora in Matteo:

Tutto quanto, dunque, desiderate che gli uomini facciano a voi, fatelo voi pure a loro; poiché questa è la Legge e i profeti (Matteo 7:12)

Così è insegnato che ci si deve astenere dal fare il male, e questo stesso insegnamento è ripetuto mille volte altrove. Il Signore insegna anche che uccidere è anche essere adirati contro il fratello o contro il prossimo, senza buone ragioni e covare risentimento contro di essi (vedi Matteo 5:21, 22)

Nella misura in cui voltiamo le spalle ad ogni genere di adulterio in quanto peccato, amiamo la castità

74. Per commettere adulterio, nel sesto precetto del Decalogo, nel senso naturale s’intende non solo atti di fornicazione1 ma anche compiere atti osceni, intrattenersi in conversazioni lascive e pensare cose oscene. Ma nel senso spirituale, adulterio significa adulterare i beni della Parola e falsificarne la verità. Nel senso supremo significa negare il Divino del Signore e profanare la Parola. Questi sono gli adulteri di ogni genere. L’uomo naturale, usando il lume razionale, può comprendere che commettere adulterio significhi anche fare atti osceni, intrattenersi in conversazioni lascive e pensare cose oscene, ma non che l’adulterio significhi adulterare i beni della Parola e falsificarne la verità; e ancor meno, che significhi negare la natura Divina del Signore e profanare la Parola. Dunque egli non sa che l’adulterio è così infernale che può essere definito il culmine della malvagità. Questo perché chiunque sia incline all’adulterio terreno è anche incline all’adulterio spirituale e viceversa. Questo sarà illustrato a parte, in un’opera concernente il matrimonio2. Allo stesso modo, sono negli adulteri di ogni genere coloro i quali nella fede e nella vita non considerano l’adulterio come un peccato.

75. La ragione per cui le persone amano il matrimonio nella misura in cui voltano le spalle all’adulterio – o ciò che è lo stesso – amano la castità3 nel matrimonio nella misura in cui voltano le spalle alla lascivia dell’adulterio – è che la lascivia dell’adulterio e la castità coniugale sono due opposti. Questo significa che, nella misura in cui non siamo coinvolti nell’uno, siamo coinvolti nell’altro. Questo è esattamente ciò che è stato detto più sopra, n. 70.

76. Non possiamo conoscere la vera natura della castità coniugale se non voltiamo le spalle alla lascivia dell’adulterio, in quanto peccato. Possiamo conoscere uno stato o un’affezione che abbiamo sperimentato, ma non qualcosa che non abbiamo sperimentato. Se conosciamo qualcosa di uno stato o di un’affezione che non abbiamo sperimentato, sulla base di una descrizione o per averci riflettuto sopra, lo conosciamo solo nell’oscurità cui si aggiunge il dubbio. Così vediamo quello stato o quella affezione nella luce, e in assenza di dubbi, solo quando ne abbiamo fatto esperienza Questo è conoscere, dunque; l’altro è conoscere eppure non conoscere. La verità dei fatti è che la lascivia dell’adulterio e la castità coniugale sono tanto diversi l’uno dall’altra quanto inferno e cielo lo sono l’uno dall’altro, e che la lascivia dell’adulterio produce per noi l’inferno, e la castità coniugale produce per noi il cielo. Comunque, non c’è castità coniugale per nessuno se non per coloro che voltano le spalle all’adulterio come peccato. (si veda di seguito, n. 111).

77. Queste considerazioni ci permettono di concludere e di vedere, oltre ogni dubbio, se un uomo sia cristiano o no; anzi, se un uomo abbia o non abbia affatto una religione. Chi non considera l’adulterio come peccato nella propria fede e nel proprio modo di vivere, non è cristiano e non ha una religione. D’altro canto, chi volta le spalle all’adulterio come peccato, ed ancor più chi lo evita per lo stesso identico motivo, e perfino di più ancora chi lo detesta per lo stesso motivo, ha una religione e, se è nella chiesa cristiana, è cristiano. Si dirà di più su questo soggetto in Amore coniugale. Si consulti anche ciò che è stato esposto in Cielo e inferno, n. 366 – 386 https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/08/03/cielo-e-inferno-366-386/

78. Possiamo sostenere da quanto dice il Signore in Matteo, che l’adulterio significa compiere atti osceni, intrattenersi in conversazioni lascive e libidinose e pensare cose oscene:

Avete udito che fu detto agli antichi: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque avrà guardato una donna desiderandola, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. (Matteo 5:27, 28)

79. I seguenti passi dimostrano che, compreso spiritualmente, adulterio significa adulterare il bene della Parola e falsificarne la verità:

Babilonia, ha abbeverato tutte le nazioni col vino della sua fornicazione (Ap. 14:8)

L’angelo disse: Ti mostrerò il giudizio della gran meretrice che è assisa sopra le vaste acque, con la quale hanno fornicato i re della terra (Ap. 17:1, 2)

Tutte le genti hanno bevuto il vino del furore della sua fornicazione, e i re della terra hanno fornicato con lei. (Ap. 18:3)

Dio ha giudicato la grande meretrice che h corrotto la terra con la sua fornicazione. (Ap. 19:2)

La fornicazione è associata a Babilonia perché per Babilonia s’intendono coloro che si arrogano il potere Divino del Signore e profanano la Parola adulterandola e falsificandola. Ecco perché Babilonia è chiamata la madre delle fornicazioni e delle abominazioni della terra in Ap 17:15. Fornicazione significa esattamente la stessa cosa nei profeti, per esempio Geremia:

Anche nei profeti di Gerusalemme ho veduto abominazioni: l’adulterio, l’ostinazione nella menzogna (Ger. 23:14)

In Ezechiele:

Due donne, figlie di una stessa madre si prostituirono in Egitto, nella loro gioventù. La prima ha fornicato sotto di me; ed essa ha ornato i suoi amanti, gli assiri suoi vicini. Ella ha messo le sue fornicazioni sopra di essi; tuttavia non ha lasciato le sue fornicazioni in Egitto. La seconda ha corrotto il suo amore più della prima, e le sue fornicazioni superarono quella della sorella. Ella accrebbe la sua prostituzione e si unì ai caldei; ad essa sono venuti figli di Babele, al letto dei suoi amori, e l’hanno contaminata con la loro fornicazione (Ez. 23:2-17)

Questo passo fa riferimento alle chiese israelitica e giudaica, che sono le figlie di una stessa madre. Per le loro fornicazioni s’intendono le adulterazioni e le falsificazioni della Parola; e giacché nella Parola, Egitto significa la scienza, Assiria il ragionamento, Caldea la profanazione della verità e Babele la profanazione del bene, perciò è detto che esse hanno fornicato con gli abitanti di queste nazioni. Lo stesso è detto di Gerusalemme in Ezechiele, con cui s’intende la chiesa in relazione ai propri insegnamenti:

Gerusalemme! Hai confidato nella tua bellezza e valendoti della tua fama, ti sei messa a fornicare fino a concederti ad ogni passante. Hai fornicato coi figli d’Egitto, tuoi vicini e hai moltiplicato le tue fornicazioni. Hai fornicato coi figli di Assur, non sazia di quelli hai quali ti eri già concessa. E hai moltiplicato le tue fornicazioni persino nella terra dei mercanti, la Caldea. Donna adultera che in luogo di suo marito ricevi gli stranieri. Ad ogni meretrice si dà una ricompensa, ma tu hai dato la tua dote a tutti i tuoi amanti affinché da tutte le parti venissero e si prestassero alle tue fornicazioni. Perciò, meretrice, ascolta la parola di Jehovah. (Ez. 16:15, 26, 28, 29, 32, 33, 35 e ss.)

Che per Gerusalemme s’intenda la chiesa, si vede in Insegnamenti sul Signore nn. 62, 63. Lo stesso significato ha fornicazione in Isaia 23:17,18; 57:3; Geremia 3:2, 6, 8, 9; 5:7; 13:27; 29:23; Michea 1:7; Nahum 3:4; Osea 4:7,10,11; Levitico 20:5 ; Numeri 14:33 ; 15:39 ed altrove. Anche per questa ragione il Signore chiamò la nazione giudea generazione adultera. (Matteo 12:39; 16:4 ; Marco 8:38).

Nella misura in cui voltiamo le spalle a tutti i generi di furto in quanto peccato, amiamo l’onestà

80. In termini terreni, furto significa non solo rubare e rapinare ma anche commettere frodi e impossessarsi dei beni altrui con dei pretesti. Compreso spiritualmente, furto significa privare gli altri delle verità della loro fede e del bene della loro carità; e nel senso supremo significa sottrarre al Signore ciò che gli appartiene, reclamandolo per se stessi, arrogandosi così la giustizia e il merito. Sono questi i furti di ogni genere; ed essi sono uniti uno come tutti i generi di adulterio e tutti i generi di omicidio, come appena descritto. Sono uniti perché una specie è nell’altra.

81. Il male del furto infetta l’uomo più profondamente di altri mali perché è unito all’astuzia e all’inganno; e l’astuzia e l’inganno s’insinuano nella mente spirituale dell’uomo, dove ha sede il pensiero con l’intelletto. Vedremo qui di seguito che l’uomo ha una mente spirituale e una mente naturale (n. 86).

82. La ragione per cui l’uomo ama l’onestà nella misura in cui volta le spalle al furto come peccato è che il furto è anche inganno, e inganno e onestà sono due opposti. Questo significa che nella misura in cui l’uomo non è dedito all’inganno, è devoto all’onestà.

83. Onestà significa anche integrità, giustizia, fedeltà e rettitudine. L’uomo non può essere da se stesso in queste virtù, al punto da amarle per esse stesse. Ma colui che voltiamo le spalle alle frodi, ai raggiri, agli imbrogli, in quanto peccati, quegli è in esse, non da se stesso, ma dal Signore, come spiegato più sopra (nn. 18-31). Così è in queste virtù il sacerdote, l’amministratore, il commerciante e l’operaio, come ciascuno rispettivamente nel suo ufficio e nella sua mansione.

84. Ci sono molti passi nelle Scritture che confermano ciò, fra i quali i seguenti:

Chi cammina nella giustizia e parla rettamente, chi respinge il lucro frutto della violenza, chi scuote la sua mano per non trattenere doni, chi si tura le orecchie per non sentire propositi di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male, questi abiterà nei luoghi eccelsi (Is. 33:15,16)

Chi sarà ospite nella tua tenda, Signore, chi dimorerà sul tuo santo monte? Chi è senza macchia e pratica la giustizia, chi dice la verità come l’ha nel cuore. Chi non ha sulla lingua la calunnia, non fa del male al suo prossimo (Salmi 15:1, 2, 3 e ss.)

I miei occhi saranno sui fedeli della terra, affinché esi dimorino con me. Chi cammina per la via dell’innocenza sarà al mio servizio. Non abiterà nella mia casa chi agisce con frode. Chi pronuncia menzogne non reggerà alla mia presenza. Al mattino distruggerò tutto gli empi della terra, onde estirpare dalla città tutti gli operatori d’iniquità (Salmi 101:6, 7, 8)

Nelle seguenti parole, il Signore ci dice che non siamo veramente onesti, giusti, fedeli e retti finché non siamo tali interiormente:

Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 5:20)

La giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei, significa la giustizia interiore, nella quale è l’uomo che dimora nel Signore. Che l’uomo possa dimorare nel Signore, lo insegna egli stesso in Giovanni:

La gloria che tu mi desti io l’ho data loro, affinché siano una sola cosa, come noi siamo una cosa sola, io in essi e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità e affinché l’amore dal quale tu mi hai amato sia in essi, ed io in essi (Giovanni 17:22, 23, 36)

Questo dimostra in che modo gli uomini divengono perfetti quando il Signore è in loro. Essi sono chiamati i puri di cuore che vedranno Dio, e i perfetti, come il Padre nei cieli (Matteo 5:8, 48).

85. È stato detto più sopra, n. 81 che il male del furto infetta l’uomo più profondamente di altri mali perché è unito all’astuzia; e astuzia e inganno s’insinuano nella mente spirituale, dove ha sede il pensiero e l’intelletto dell’uomo. Ora si farà qualche cenno alla mente umana. Che l’intelletto e la volontà costituiscano la mente umana, si vede più sopra, n. 43.

86. L’uomo ha una mente naturale e una mente spirituale, la mente naturale è sotto e la mente spirituale sopra. La mente naturale è la nostra del suo mondo e la mente spirituale è la mente del suo cielo. La mente naturale può essere chiamata mente animale, mentre la mente spirituale può essere chiamata mente umana. L’uomo infatti si differenzia dagli animali perché egli ha mente spirituale che lo mette in condizione di essere nel cielo mentre è in questo mondo. È anche ciò che rende possibile all’uomo di vivere dopo la morte.

Possiamo usare le nostre facoltà intellettuali per essere nel lato spirituale della nostra mente, ed essere così nel cielo, ma non possiamo usare la nostra volontà per essere nella mente spirituale e quindi nel cielo, finché non voltiamo le spalle al male in quanto peccato. E se la nostra volontà non è nel cielo, come il nostro intelletto, noi stessi non siamo lì perché la nostra volontà trascina il nostro intelletto di nuovo giù e lo rende tanto terreno e animale quanto essa stessa.

L’uomo può essere paragonato ad un giardino, l’intelletto alla luce e la volontà al calore. Un giardino d’inverno ha luce ma non calore, mentre ha luce e calore d’estate. Così, l’uomo che è soltanto nella luce dell’intelletto, è come un giardino d’inverno, ma quando è nella luce dell’intelletto e nel calore nella volontà, è come un giardino d’estate. Infatti, la sapienza nel nostro intelletto viene dalla luce spirituale e l’amore nella nostra volontà viene dal calore spirituale; perché la luce spirituale è la Divina sapienza, e il calore spirituale è il Divino amore.

Se l’uomo non volta le spalle al male in quanto peccato, le cupidità dei mali ostruiscono gli accessi più profondi della mente naturale, dove risiede la volontà e sono come un fitto velo. Esse formano un denso velo e come una nuvola oscura al di sotto della mente spirituale, impedendole di aprirsi. In ogni caso, non appena l’uomo fugge il male in quanto peccato, il Signore fluisce dal cielo, toglie il velo, disperde le nubi ed apre la mente spirituale, e introduce l’uomo nel cielo.

Finché, come si è detto, le cupidità dei mali ostruiscono gli accessi più profondi della mente naturale, l’uomo è nell’inferno; ma non appena queste cupidità sono dissolte dal Signore, l’uomo è nel cielo. Inoltre, fintanto che le cupidità dei mali ostruiscono gli accessi più profondi della mente terrena, l’uomo è un uomo naturale, ma non appena queste cupidità sono dissolte dal Signore, l’uomo diviene spirituale. E ancora, fintanto che le cupidità dei mali ostruiscono gli accessi più profondi della mente terrena, l’uomo è un uomo animale. Differisce dall’animale solo per il fatto che è capace di pensare e parlare, perfino di cose che non vedere con i suoi occhi; può fare ciò in virtù della facoltà di elevare l’intelletto nella luce del cielo. Non appena queste cupidità sono dissolte dal Signore, l’uomo diviene autenticamente uomo, perché allora egli pensa ciò che è vero nell’intelletto, dal bene nella volontà. E ancora fintanto che le cupidità del male ostruiscono gli accessi più profondi della mente naturale, l’uomo è come un giardino in inverno, ma non appena queste cupidità sono dissolte dal Signore, egli è come un giardino in estate.

L’unione della volontà e dell’intelletto nell’uomo è rappresentata nella Parola con cuore e anima e con cuore e spirito, come quando si dice che dobbiamo amare Dio con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra anima (Matteo 22:37) e che Dio darà un nuovo cuore ed un nuovo spirito (Ez. 11:19 ; 36:26, 27) . Per cuore s’intende la volontà e il suo proprio amore, mentre per anima o spirito s’intende l’ intelletto e la sua propria sapienza.

Nella misura in cui l’uomo volta le spalle è tutti i tipi di falsa testimonianza in quanto peccati, ama la verità

87. In termini terreni, dire falsa testimonianza significa non solo commettere spergiuro, ma anche mentire e diffamare gli altri. Nel senso spirituale, dire falsa testimonianza significa affermare e persuadere che qualcosa di falso sia vero e che il male è bene, e viceversa. Nel senso supremo, dire falsa testimonianza significa bestemmiare il Signore e la Parola. Questo è il triplice significato della falsa testimonianza. Che esse facciano uno nell’uomo che attesta falsamente e diffama, si può vedere in Insegnamenti sulla Sacra Scrittura nn. 5, 6, 7 e ss., 57, riguardo al triplice senso di tutto ciò che è contenuto nella Parola..

88. Essendo la menzogna e la verità due opposti, ne consegue che nella misura in cui l’uomo volta le spalle alla menzogna in quanto peccato, ama la verità.

89. Nella misura in cui l’uomo ama la verità, vuole conoscerla e la avverte nel cuore quando la trova. Nessun altro perviene alla sapienza; e nella misura in cui l’uomo ama mettere in pratica la verità, trae piacere dalla luce che la contiene. È lo stesso per le altre virtù, di cui si è parlato fin qui, come l’onestà, la giustizia in coloro che voltano le spalle ai furti di ogni genere; la castità e la purezza in coloro che fuggono gli adulteri di ogni genere; l’amore e la carità in coloro che fuggono gli omicidi d’ogni genere e così via. Ma coloro che sono di un’indole opposta a queste virtù non sanno nulla di esse, sebbene tutto quel che c’è di reale sia in esse.

90. La verità è rappresentata dal seme nel campo, che il Signore descrisse come segue:

Il seminatore uscì per seminare; e mentre spargeva il seme, parte cadde lungo la strada, fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono; parte cadde sulla roccia e, spuntato che fu, si seccò, perché non aveva radice. Parte cadde fra le spine, ma le spine crescendo insieme, lo soffocarono. Parte cadde in terreno fertile e, cresciuto, portò molto frutto. (Luca 8:5-8; Matteo 13:3-8 ; Marco 4:3-8)

In questa parabola il seminatore è il Signore e il seme è la sua Parola e quindi la verità. Il seme sulla strada si riferisce al modo in cui la parola è vista da chi non dà alcuna importanza alla verità. Il seme sulla roccia si riferisce al modo in cui la Parola è vista da chi dà importanza alla verità, ma non per amore di essa, e quindi non interiormente. Il seme tra le spine si riferisce al modo in cui la Parola è vista da chi è catturato dalle cupidità del male , mentre il seme nel terreno fertile è il modo in cui la Parola è vista da coloro che, dal Signore, amano le verità contenute nella Parola, ed in virtù di lui le mettono in pratica e portano frutto. Questo significato trova conferma esplicita nella spiegazione data dal Signore (Matteo 13:19-23,37; Marco 4:14-20; Luca 8:11-15). Possiamo vedere da questo che la verità della Parola non può mettere radici in coloro che non si curano della verità o in coloro che amano la verità superficialmente ma non interiormente, o in coloro che sono catturati dalle cupidità per il male. La verità può mettere radici in coloro nei quali le cupidità del male sono state dissolte dal Signore. In costoro il seme può mettere radice, cioè, la verità può radicarsi nelle loro menti spirituali (si veda più sopra, n. 86).

91. È opinione comune oggigiorno che la salvezza dipenda dal credere l’una o l’altra cosa che la chiesa insegna, e che la salvezza non consista nell’osservare i precetti del Decalogo, in particolare, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, sia in senso stretto, sia in un senso più ampio. Perché si dice che Dio non guarda alle opere, ma alla fede, quando in realtà chiunque sia in questi mali è privo di fede autentica (si veda nn. 42-52). Si consulti la propria ragione e si vedrà chiaramente che nessun assassino, adultero, ladro o mentitore può avere fede, essendo catturato da tali cupidità. Si vedrà anche chiaramente che queste cupidità non si possono dissolvere in nessun altro modo se non con la determinazione a fuggire i corrispondenti mali, in quanto sono peccati, cioè perché sono infernali e diabolici. Perciò chi pensa di essere salvato votandosi a credere l’una o l’altra cosa che la chiesa insegna, e si abbandona a quei mali, non può che essere uno stolto, secondo ciò che il Signore insegna in Matteo 7:26. Questo genere di chiesa è descritto così in Geremia:

Fermatevi alla porta del tempio di Jehovah e là proclamate queste parole: Così ha detto Jehovah Sebaoth il Dio d’Israele: Migliorate le vostre vie e le vostre opere; non confidate su parole fallaci dicendo: Il Tempio di Jehovah, il Tempio di Jehovah, il Tempio di Jehovah, il Signore è lì Rubate, uccidete, commettete adulterio, giurate il falso, e poi venite a presentarvi al mio cospetto, in questa casa che porta il mio nome e dite: Noi siamo stati liberati; mentre continuate ancora a commettere tutte quelle abominazioni? Cosa è diventata questa casa, una spelonca di ladroni? Ecco, io ho veduto, dice Jehovah (Ger. 7:2, 3, 4, 9, 10, 11)

1 Nella traduzione italiana del Decalogo adulterio è stato reso con il termine atti impuri. Tali sono le relazioni sessuali extraconiugali o al di fuori dell’usuale rapporto di coppia more uxorio. [ndt.]

2 Swedenborg fa riferimento alla successiva sua opera, Amore coniugale (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/bibliotheca-virtualis/), pubblicato in latino in Amsterdam, nel 1768, di cui si veda n. 515 e ss. (ndt.)

3   Castità nel matrimonio giammai significa astenersi dalle relazioni sessuali con il proprio coniuge, tutt’altro; castità è sinonimo di purezza e significa vivere appieno il matrimonio, nel rispetto imprescindibile del coniuge e dell’esclusività del rapporto matrimoniale, che non ammette intrusioni altrui nella sfera sessuale (ndt.).

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