Vita e fede (32-52)

Nella misura in cui voltiamo le spalle al male perché è peccato, amiamo ciò che è vero

32 Ci sono due principi assoluti che emanano dal Signore: il Divino bene e la Divina verità. Il Divino bene procede dal suo Divino amore, e la Divina verità, dalla sua Divina sapienza. Nel Signore, questi due sono uno e quindi procedono da lui come uno. Nondimeno, non sono ricevuti come uno dagli angeli nei cieli né da noi sulla terra. Ci sono alcuni angeli e persone che ricevono più verità Divina che bene Divino, e ce ne sono altri che ricevono più bene Divino che verità Divina. Perciò i cieli sono divisi in due regni, uno chiamato “regno celeste” e l’altro chiamato “regno spirituale.” I cieli che ricevono maggiormente Divino bene formano il regno celeste, quelli che ricevono maggiormente Divina verità formano il regno spirituale. Su questi due regni in cui i cieli sono distinti, si veda in Cielo e inferno nn. 20-28.

[2] Tuttavia, gli angeli di ogni cielo godono di sapienza e intelligenza solo fino al punto in cui il bene che essi praticano è unito alla verità. Ogni loro buona azione che non sia unita alla verità, di fatto non è buona. Possiamo rilevare da questo che il bene, unito alla verità, genera amore e sapienza sia per l’angelo, sia per l’uomo e per noi; e dato che gli angeli sono angeli in virtù del loro amore e della loro sapienza, e poiché lo stesso vale per noi, possiamo vedere che il bene unito alla verità è ciò che fa di un angelo un angelo del cielo, e di una persona un autentico membro della chiesa.

33. Giacché ciò che è bene e ciò che è vero sono uno nel Signore ed emanano da lui come uno, ne consegue che il bene ama la verità, e la verità ama il bene, ed essi vogliono essere uno. Lo stesso vale per i loro opposti: ciò che è male ama ciò che è falso e ciò che è falso ama ciò che è male, ed essi vogliono essere uno. Nelle pagine seguenti l’unione del bene e della verità sarà chiamata matrimonio celeste e l’unione di male e della falsità, matrimonio infernale.

34. Una conseguenza di questo è che nella misura in cui voltiamo le spalle al male in quanto peccato, amiamo ciò che è vero, cioè nello stesso modo, ci volgiamo verso ciò che è bene, come spiegato nel precedente capitolo, nn. 18-31. Viceversa, nella misura in cui non voltiamo le spalle al male in quanto peccato, non amiamo ciò che è vero, perché in tale misura non ci volgiamo verso ciò che è bene.

35. In effetti, coloro che non voltano le spalle al male in quanto peccato, possono amare ciò che è vero. Nondimeno, non lo amano perché è vero, ma perché accresce la loro reputazione come mezzo per acquisire rango o profitto. Quindi, se la verità non accresce la loro reputazione, non la amano.

36. Il bene plasma la nostra volontà e la verità plasma il nostro intelletto. Da un amore per ciò che è buono nella nostra volontà, viene un amore per ciò che è vero nel nostro intelletto. Dall’amore per ciò che è vero viene una percezione di ciò che è vero; da una percezione di ciò che è vero viene la riflessione su ciò che è vero; da questa viene il riconoscimento di ciò che è vero, che è la fede nella sua appropriata definizione. In Divino amore e Divina Sapienza è esposta la progressione verso la fede, da un amore per ciò che è bene.

37. Non essendo il bene autenticamente bene fintantoché non è unito con la verità, come mostrato al n. 32, ne consegue che il bene non diviene manifesto prima di questa unione; eppure cerca costantemente di manifestarsi. Così, nell’intento di divenire manifesto, desidera ed acquisisce verità per se stessa. Questi sono i mezzi per il suo nutrimento e la sua formazione. Ecco perché amiamo ciò che è vero nella misura in cui ci volgiamo verso il bene, e per conseguenza, nella stessa misura in cui voltiamo le spalle al male in quanto peccato: perché ciò determina fino a che punto ci volgiamo verso il bene.

38. Nella misura in cui guardiamo al bene e amiamo ciò che è vero per amore del bene, noi amiamo il Signore, perché il Signore è il bene stesso e la verità stessa. Così il Signore è con noi in ciò che è buono e in ciò che è vero. Se amiamo la verità per amore del bene, allora e solo allora noi amiamo il Signore. Questo ce lo dice il Signore in Giovanni:

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi non mi ama, non osserva la mia parola (Giovanni 14:21, 24)

E ancora:

Se osserverete i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore (Giovanni 15:10)Le parole di Dio e i comandamenti sono verità.

39. Possiamo spiegare il fatto che il bene ama la verità prendendo in esempio preti, soldati, mercanti. Riguardo ai preti, se essi si volgono verso il bene che un prete può fare, che è porre attenzione alla salvezza delle anime, insegnare la via per il cielo e guidare le persone a cui insegnano, allora poiché si volgono al bene perché lo amano e lo desiderano ardentemente, essi acquisiscono le verità che insegnano e ciò li abilita a guidare le persone.

D’altra parte, i preti che non si volgono verso il bene che un prete può fare, ma piuttosto sulle gratificazioni del proprio ufficio – e che sono di questa indole per amore di sé e per amore del mondo, cioè tutto ciò che essi considerano buono – allora, a causa di questo amore e brama, anche essi acquisiscono tanta verità quanta è la gratificazione, che il loro “bene”, ispira loro di acquisire.

Allo stesso modo per i soldati, se amano il servizio militare e vi scorgono del bene, che sia il provvedere protezione o il perseguire la gloria personale, allora, a causa del bene che perseguono e del suo mantenimento acquisiscono la necessaria conoscenza e, se sono degli ufficiali, il discernimento. Queste sono le verità da cui il piacere del loro amore, che è il loro bene, trae nutrimento e prende forma.

Così per i mercanti, se dedicano se stessi al commercio perché lo amano, accolgono con gioia tutto ciò che gli serve come mezzo per mettere insieme e costruire ciò che amano. Questi mezzi, inoltre, sono come delle verità, quando fare commercio è il bene che queste persone amano.

Così gli artigiani, se essi si applicano diligentemente al proprio lavoro e lo amano come qualcosa che dà valore alla loro vita, acquistano gli attrezzi e si perfezionano imparando ciò che gli serve sapere. Questo è ciò che rende buono il loro lavoro.

Possiamo osservare da tutto questo che le verità sono i mezzi con i quali il bene che facciamo per amore diviene manifesto, diviene qualcosa; quindi il bene ama ciò che è vero allo scopo di divenire manifesto.

Così nella Parola, operare la verità significa agire in modo tale che ne verrà del bene. Questo è il senso di operare la verità in Giovanni 3:21, fare ciò che il Signore dice in Luca 6:46, accogliere i comandamenti in Giovanni 14:21 e osservare gli statuti e le leggi Levitico 18:5. Questo è anche il significato di fare il bene e portare frutto, perché ciò che è fatto è qualcosa di buono, un frutto.

40. Possiamo spiegare il fatto che il bene ama la verità e vuole essere unito ad essa, se pensiamo al cibo e all’acqua, o al pane e al vino. Ci servono entrambi. Il cibo o il pane da solo non è utile per il nutrimento del corpo senza l’acqua o il vino, così ciascuno cerca e richiede l’altro. Infatti nella Parola, se compresa spiritualmente, cibo e pane significano ciò che è buono, mentre l’acqua e il vino significano ciò che è vero.

41. Possiamo concludere da quanto è stato detto che se voltiamo le spalle al male in quanto peccato, allora amiamo e desideriamo la verità. Più risolutamente voltiamo le spalle, più amiamo e desideriamo la verità, perché siamo tanto più rivolti verso il bene. E’ così che raggiungiamo il matrimonio celeste, che è il matrimonio del bene e della verità, il matrimonio in cui il cielo è, e la chiesa devono essere.

Nella misura in cui voltiamo le spalle al male perché è peccato, abbiamo fede e siamo spirituali

42. La nostra fede e la nostra vita sono distinte l’una dall’altra nello stesso modo in cui sono distinti il nostro pensiero e le nostre azioni. Siccome il pensiero viene dall’intelletto e le azioni dalla volontà, ne consegue che la nostra fede e la nostra vita sono anch’esse distinte l’una dall’altra nello stesso modo in cui sono distinti il nostro intelletto e la nostra volontà. Perciò, chiunque conosca in che modo l’intelletto e la volontà sono distinti, sa anche come la fede e la vita sono distinti. E chiunque conosca in che modo l’intelletto e la volontà diventano uno, sa anche come la fede e la vita diventano uno. Ecco perché si deve iniziare con una premessa su intelletto e volontà.

43. Noi possediamo due facoltà, una chiamata volontà e l’altra intelletto. Si possono distinguere una dall’altra, ma furono create tali da essere una e quando sono una, sono chiamate mente. Ciò significa che esse sono la mente umana; sono la dimora di tutto ciò che è vivo in noi. Proprio come tutte le cose nell’universo (quelle che concordano col disegno Divino) traggono origine dal bene e dalla verità, così tutto in noi trae origine dalla volontà e dall’intelletto. Questo perché tutto ciò che è buono in noi risiede nella nostra volontà e tutto ciò che è vero risiede nel nostro intelletto. Queste due facoltà, sono destinatarie e sono i luoghi di elezione del bene e della verità; la nostra volontà è destinataria ed è la sede del bene, e il nostro intelletto è destinatario ed è la sede dalla verità. Inoltre, il bene e la verità in noi non possono essere trovati da nessun’altra parte, e così pure l’amore e la fede, essendo amore e bene mutualmente dipendenti, come lo sono fede e verità.

[2] Non c’è conoscenza più rilevante del conoscere in che modo la nostra volontà e il nostro intelletto formano una mente. Essi formano una mente come il bene e la verità formano sono uno. C’è lo stesso tipo di matrimonio fra volontà e intelletto come fra bene e verita. Si può avere un’idea di come è questo matrimonio da ciò che è stato appena detto nel precedente capitolo, cui è da aggiungere che, esattamente come ogni cosa ha il bene quale sua realtà sottostante, e la verità come sua conseguente manifestazione, così la nostra volontà è la realtà sottostante della nostra vita e il nostro intelletto è la sua conseguente manifestazione. Infatti il bene proveniente dalla nostra volontà prende forma nel nostro intelletto e si rende visibile a noi in qualche modo specifico.

44. Che l’uomo possa avere una ingente conoscenza, pensare e comprendere, e ciò nondimeno, non essere savio, è stato spiegato sopra (nn. 27-28). Fintanto che la fede significa conoscere, pensare e specialmente comprendere che qualcosa è così, possiamo credere di avere fede, sebbene di fatto non ne abbiamo. La ragione per cui non abbiamo fede è perché stiamo conducendo una vita cattiva, è non c’è modo che una vita cattiva e la verità in cui crediamo possano agire all’unisono. Il male che pratichiamo distrugge la verità in cui crediamo. Questo è perché il male che pratichiamo risiede nella nostra volontà, mentre la verità in cui crediamo risiede nel nostro intelletto; e la volontà guida l’intelletto e lo fa agire all’unisono con se stessa. Quindi, se c’è qualcosa nel nostro intelletto che non concorda con la nostra volontà, quando siamo lasciati a noi stessi e pensiamo secondo il nostro male e secondo il suo amore, rigettiamo la verità che è nel nostro intelletto o la facciamo cooperare per distorcerla.

È diverso se stiamo conducendo una vita retta. In quel caso, quando siamo lasciati a noi stessi pensiamo secondo ciò che è bene e amiamo la verità che è nel nostro intelletto perché essa concorda. Così c’è un’unione di fede e vita come l’unione della verità con il bene, e all’una e all’altra somiglia l’unione tra intelletto e volontà.

45. Ne consegue che se voltiamo le spalle al male in quanto peccato, abbiamo fede perché, come spiegato proprio sopra, ciò significa che ci volgiamo verso il bene. Ciò trova conferma nell’opposto, vale a dire che se non voltiamo le spalle al male in quanto peccato, non abbiamo fede, perché ci volgiamo verso il male, ed il male ha un’intrinseca avversione per la verità. Esteriormente, sì, possiamo trattare amichevolmente la verità e sopportarla pazientemente, e perfino amare il fatto di averla nel nostro intelletto; ma quando abbandoniamo la veste esteriore, come accade dopo la morte, prima rigettiamo la verità che abbiamo trattato amichevolmente nel mondo, quindi neghiamo che sia la verità, ed infine ci allontaniamo da essa.

46. Quando siamo nel male, la nostra fede è una fede intellettuale che non ha nulla del bene in sé, dalla nostra volontà. Come risultato è una fede morta, che è come respirare con i polmoni, ma senza vita dal cuore (l’intelletto corrisponde ai polmoni e la volontà corrisponde al cuore). È anche come un’allettante prostituta, agghindata con belletto e gioielli, con una malattia virulenta dentro di sé. Infatti, le prostitute corrispondono alla distorsione di ciò che è vero, e perciò hanno quel significato nelle Scritture.

È anche come un albero con la chioma lussureggiante che non porta frutto, un albero che il giardiniere abbatte. L’albero sta per l’uomo; i suoi fiori e le foglie rappresentano la verità in cui crediamo e il suo frutto il nostro amore nel fare del bene.

Ma la fede che risiede nel nostro intelletto è diversa se ha in sé il bene che viene dalla nostra volontà. È viva, ed è come il respiro dei polmoni che ha la sua vita dal cuore. È anche come una moglie attraente, amata dal marito per la sua castità, e come un albero fruttifero.

47. Ci sono molte cose che sembrano richiedere la sola fede, come l’esistenza di Dio; che il Signore, che è Dio è il nostro redentore e salvatore; la realtà del cielo e dell’inferno; la vita dopo la morte e svariate altre questioni. Le descriviamo non come cose che devono essere fatte, ma come cose in cui credere. E nondimeno, perfino questi principi di fede sono morti se l’uomo si volge verso il male; viceversa, sono vivi l’uomo si volge verso il bene. Questo è perché, quando l’uomo si volge verso il bene, non solo agisce bene in virtù della sua volontà, ma pensa anche rettamente in virtù dell’intelletto. Questo non solo con gli altri, in pubblico, ma anche quando è solo. È diverso quando l’uomo si volge verso il male.

48. Come è stato appena detto, questi principi sembrano richiedere la sola fede. Ma il pensiero nel nostro intelletto è una manifestazione dell’amore che appartiene alla nostra volontà: quell’amore è la realtà sottostante del pensiero nel nostro intelletto. Cioè, se abbiamo la volontà di fare qualcosa per amore, vogliamo farlo, vogliamo pensarlo, vogliamo comprenderlo e vogliamo affermarlo. O, in altre parole, qualunque cosa amiamo intenzionalmente, amiamo farla, amiamo pensarla, amiamo comprenderla e amiamo affermarla.

Allora, quando voltiamo le spalle al male in quanto peccato, noi siamo nel Signore, come spiegato sopra (nn. 18-31) ed è il Signore che fa tutto. Ecco perché il Signore, a coloro che gli chiedevano cosa avrebbero dovuto fare per operare le opere di Dio, disse:

Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato (Giovanni 6:29)

Credere nel Signore non è semplicemente pensare che esiste ma anche fare ciò che egli afferma, come ci dice altrove.

49. Le persone che sono nel male non hanno alcuna fede, sebbene credono di averla, come mi è stato dimostrato vedendo alcune persone di questo genere nel mondo spirituale. Essi sono stati condotti in una società celeste, da cui la fede spirituale degli angeli è penetrata interiormente nella fede dei visitatori. Questo rese i visitatori consapevoli del fatto che tutto ciò che avevano era una fede terrena o esteriore, e non una fede spirituale o interiore. Così essi stessi ammisero di non avere fede alcuna e che nel mondo avevano convinto se stessi che se avessero pensato, per un qualunque motivo, che qualcosa fosse vero, ciò fosse “credere” o “avere fede.”

La fede di chi non si è dedicato al male, invece, appare ben diversa.

50. Questo dimostra cos’è una fede spirituale e cos’è una fede non spirituale. La fede spirituale è caratteristica di chi non commette peccato, perché le buone azioni di coloro che non commettono peccato vengono dal Signore e non da noi stessi (si vedi sopra, nn. 18-31) ed attraverso la loro fede diventano spirituali. Per loro, la fede è verità. Ecco come il Signore dice in Giovanni:

Questo è il giudizio, che la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere sono malvagie. Chi fa il male odia la luce e non viene alla luce dove le proprie opere sarebbero esposte. Chi invece opera la verità, viene alla luce, affinché appaiano chiaramente le sue opere, e le sue opere sono fatte in Dio (Giovanni 3:19, 20, 21)

51. Il seguente passo conferma quanto detto fin qui:

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene, mentre il malvagio dal suo cattivo tesoro trae fuori il male poiché la sua bocca parla dalla sovrabbondanza dle cuore (Luca 6:45; Matteo 12:35)

Nella Parola, il cuore significa la nostra volontà, e dato che questa è la fonte del nostro pensare e parlare, si dice che la bocca parla per sovrabbondanza del cuore.

Non quello che entra per la bocca contamina l’uomo; ma ciò che esce dal cuore, questo contamina l’uomo! (Matteo 15:11)

Di nuovo, cuore significa la nostra volontà. E Gesù disse alla donna che lavò i suoi piedi con olio consacrato, che i suoi peccati erano perdonati per il suo molto amore, e più tardi aggiunse:

La tua fede ti ha salvata (Luca 7:46-50)

Possiamo capire da queste parole che quando i nostri peccati sono perdonati – che è quando essi non sono più lì – la nostra fede ci salva.

In Giovanni 1:12,13 il Signore ci dice che sono chiamati figli di Dio e nati da Dio quando la loro volontà e il loro intelletto non sono in ciò che è loro proprio, cioè quando non nel male e nella falsità . Ci insegna anche che tali persone sono le sole a credere nel Signore. Per la spiegazione di questi versetti, si veda sopra n. 17.

52. La conclusione conseguente a ciò è che non c’è in noi la più infinitesimale parte della verità che non provenga dal bene, e allo stesso modo non c’è in noi la più infinitesimale parte della fede che non provenga dalla vita. Tale consapevolezza può essere accolta nel nostro intelletto, ma fintanto ché la volontà non concorda con esso, essa non diviene riconoscimento che costituisce la fede. Quindi fede e vita camminano fianco a fianco.

Questo ci permette ora di constatare che, nella misura in cui voltiamo le spalle al male in quanto peccato, noi abbiamo fede e siamo spirituali.

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