Arcana Coelestia (2160-2177)

Genesi 18 (versetti 4-6)

2160. Versetto 4. Lascia che io prenda dell‘acqua e vi lavi i piedi, e sdraiatevi sotto l’albero.

Lascia che io prenda dell‘acqua, significa che essi debbano avvicinarsi e discendere dalle cose Divine a quelle intellettuali. E vi lavi i piedi, significa che dovrebbe indossare una veste naturale, in modo che nello stato in cui il Signore si trovava allora, avrebbe potuto godere di una migliore percezione. E sdraiatevi sotto l’albero, significa vicino alla percezione dello stato in cui era. Albero significa percezione.

2161. Lascia che io prenda dell‘acqua. Che questo significhi che essi debbano avvicinarsi e discendere dalle cose Divine a quelle intellettuali, non può essere così evidente da queste sole parole, ma è evidente dalla successione delle cose in questo verso e dalla loro connessione con quelle che precedono e con quelle che seguono. Da quanto è detto nel senso letterale nessuno avrebbe mai arguire che le parole lascia che io prenda dell‘acqua e vi lavi i piedi, e sdraiatevi sotto l’albero significhino che il Divino doveva avvicinarsi e discendere allo stato della percezione in cui era il Signore era, e doveva assumere su di sé qualcosa di naturale in modo che l’altro potesse essere in una migliore percezione. Perché non una traccia di questo arcano si manifesta nelle parole così come sono intese storicamente; nondimeno tale è il senso è il loro significato nel senso interno; e che gli angeli così lo percepiscono, posso affermarlo con certezza.

[2] Questo mostra quali grandi e profondi arcani si trovano nascosti nella Parola. Inoltre, che tale sia il significato può essere visto dal significato nel senso interno di varie parole, vale a dire dal significato di acqua, cioè delle cose intellettuali; dal significato di piedi, cioé le cose naturali; e dal significato di albero, cioè la percezione. Quando queste cose sono comprese, il senso interno emerge dalla successione delle cose, e dalla loro connessione con quelle che precedono e che seguono. Che acque significhi le conoscenze mondane e le cose razionali, di conseguenza le cose dell’intelletto, è stato mostrato nel volume primo, nn. 28, 680, e può essere visto da moltissimi altri passi nella Parola che è superfluo citare.

2162. E vi lavi i piedi. Che questo significhi che [il Divino] debba indossare una veste naturale, in modo che nello stato in cui il Signore si trovava allora, avrebbe potuto godere di una migliore percezione, può essere visto dal significato di piedi, cioè le cose naturali, e anche allo stesso modo dalla successione delle cose. Che in questo passo si celino degli arcani si può vedere dal fatto che Abraham supplicò i tre uomini affinché lasciassero che attingesse dell‘acqua per lavar loro i piedi, e per farli sdraiare sotto l’albero; quando nondimeno sapeva che era il Signore ovvero Jehovah; e anche dal fatto che altrimenti tali cose non sarebbero state menzionate.

[2] Che i piedi significhino le cose naturali è evidente dalle immagini rappresentative nell’altra vita e presso i popoli antichissimi, e quindi nella Parola. Le cose celesti e spirituali sono rappresentate dalla testa e dalle sue parti; le cose razionali e le loro parti, dal petto e dalle sue parti; e le cose naturali gli elementi a queste appartenenti, dai piedi e dalle loro cose. Quindi la pianta del piede e il tallone significano le cose naturali più infime (al riguardo si veda n. 259); e scarpa significa le cose più infime in assoluto, le quali sono impure (al riguardo si veda n. 1748).

[3] Simili cose s’intendono nei sogni e nelle visioni nei profeti, come la statua vista da Nabucodonosor,

la cui testa era d’oro fino, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce d’ottone, le gambe di ferro, i piedi in parte di ferro e in parte di argilla (Dan. 2:32-33)

dove la testa significa cose celesti, che sono più intime, che sono d’oro (come mostrato, nn. 113, 1551-1552); petto e braccia, significano le cose spirituali o razionali che sono d’argento (come mostrato, n.1551); mentre i piedi sono le cose inferiori, che sono naturali, le verità che sono rappresentate dal ferro, e i beni, dall’argilla. Che ferro indichi la verità può essere visto sopra (nn .425-426), anche che argilla indichi il bene (n. 1300) trattandosi nel presente caso della verità e del bene naturali. Tale è l’ordine di successione nel regno del Signore nei cieli, e nella chiesa che è il regno del Signore sulla terra, e anche in tutti coloro che sono un regno del Signore

[4] Il caso è simile alla visione di Daniele, di cui si dice:

Alzai gli occhi, Ed ecco, vidi un uomo vestito di lino, ei suoi lombi erano cinti d’oro di Uphaz; anche il suo corpo era simile al berillo, e il suo volto come il bagliore di un fulmine, e i suoi occhi come lampade di fuoco, e le sue braccia e i suoi piedi lucenti come lucido bronzo (Dan. 10:5-6)

queste parole significano in particolare l’intimo della Parola in relazione ai beni e alle verità; le braccia e i piedi sono il suo esteriore, che è il il senso letterale. Cosa significhino inoltre i lombi, il corpo, il viso, gli occhi e molte altre cose dell’uomo, si evince dalle immagini rappresentative nell’altra vita, riguardo alle quali, per misericordia Divina del Signore, si dirà nella parte in cui si tratterà del grandissimo uomo, che è il cielo del Signore, e dalle corrispondenti immagini rappresentative nel mondo degli spiriti.

[5] Che ciò che leggiamo riguardo a Mosè, Aronne, Nadab, Abihu e ai settanta anziani che,

videro il Dio di Israele, sotto i cui piedi vi era un piedistallo come di zaffiro, di una sostanza del cielo in quanto a purezza (Esodo 24:9,10)

significa che essi videro le cose esteriori della chiesa rappresentate dalle cose naturali; e anche il senso letterale della Parola, in cui allo stesso modo le cose esterne sono rappresentate dalle cose naturali – come detto prima – che sono i piedi sotto i quali era un piedistallo come di zaffiro, di una sostanza della purezza cielo. Che essi videro il Signore, ma solo nelle sue manifestazioni inferiori o naturali è palese, perché è chiamato il Dio di Israele, con cui nel senso interno, sono rappresentate tutte le cose della chiesa e tutte le cose della Parola. Perché il Signore appare alla vista secondo le cose che in quel momento sono rappresentate; in Giovanni, come uomo su un cavallo bianco, quando in lui si fa riferimento alla Parola, come è chiaramente detto (Ap. 19:11, 13).

[6] Gli animali visti da Ezechiele, che erano cherubini, rappresentavano cose celesti e spirituali, in relazioni ai loro volti e alle ali; e le cose naturali, come segue:

Le loro gambe erano diritte e i loro piedi come gli zoccoli d’un vitello, splendenti come lucido bronzo (Ez. 1:7)

Si dice che i piedi, cioè le cose naturali, brillavano come lucido bronzo, per il motivo che bronzo, significa il bene naturale (n. 425, 1551). Allo stesso modo con l’apparizione del Signore a Giovanni come il figlio dell’uomo i cui occhi erano come una fiamma di fuoco, e i suoi piedi simili a braci ardenti (Ap. 1:14-15; 2:18).

[7] Che i piedi significhino le cose naturali, si evince ulteriormente dai passi che ora seguono. In Giovanni:

Vidi un angelo che scendeva con potenza dal cielo, circondato da una nuvola, e un arcobaleno attorno alla sua testa, e il suo volto era come il sole, e i suoi piedi come colonne di fuoco; e aveva in mano un piccolo libro aperto; e pose il suo piede destro sul mare e il suo sinistro sulla terra (Ap. 10:1-2)

Con questo angelo è analogamente rappresentata la Parola, la cui qualità nel senso interiore è rappresentata dall’arcobaleno intorno alla testa e dalla somiglianza del suo volto al sole; e nel senso letterale, dai piedi. Il mare indica le verità naturali, la terra, i beni naturali; ciò è rappresentato dal fatto che l’angelo pose il suo piede destro sul mare e il suo sinistro sulla terra.

[8] Il termine sgabello ricorre in vari passaggi della Parola, ma non si sa cosa significhi nel senso interno. Come in Isaia:

Jehovah disse: I cieli sono il mio trono e la terra è il mio sgabello. Dov’è quella casa che tu mi costruirai? E dove è il luogo del mio riposo? (Is. 66:1)

I cieli sono le cose celesti e spirituali, quindi le cose più importanti, sia del regno del Signore nei cieli, sia del regno del Signore sulla terra, cioè nella chiesa, e anche di ogni uomo che è un regno del Signore o una chiesa; così essi anche indicano le cose celesti e spirituali, considerate in se stesse, che sono quelle dell’amore e della carità e della fede che ne deriva; e quindi sono tutte le cose interno e allo stesso modo, tutte le cose che appartengono al senso interno della Parola: questi sono i cieli e sono chiamati il trono del Signore. E la terra indica tutte le cose inferiori che corrispondono a questi: come le cose razionali inferiori e le cose naturali, che sono in una relazione di corrispondenza con le cose celesti e spirituali; tali sono le cose che sono nei cieli inferiori, e anche quelle nella chiesa e nel culto esterno, e nel senso letterale della Parola. In breve, dato che ogni cosa procede da ciò che è interiore e si manifesta in ciò che è esteriore, che appartiene alla sfera delle cose naturali, queste sono chiamate terra e sgabello del Signore. Cosa s’intenda per cielo e terra nel senso interno può essere visto sopra, nn. 82, 1733, anche per nuovo cielo e nuova terra, nn. 2117, 2118; ed inoltre che l’uomo è un piccolo cielo, nn. 911, 978, 1900.

[9] Allo stesso modo in Geremia:

Il Signore copre la figlia di Sion con una nuvola nella sua ira, ha scagliato giù dai cieli sulla terra la grandezza di Israele, e non si è ricordato del suo sgabello nel giorno della sua ira (Lam. 2:1)

Anche in Davide:

Esaltate Jehovah nostro Dio e inchinatevi al suo sgabello, egli è santo (Salmo 99:5)

Entreremo nei suoi tabernacoli, ci inchineremo al suo sgabello (Salmo 132:7)

nella chiesa rappresentativa – che era presso gli ebrei – si credeva che la casa di Dio e il tempio fossero il suo sgabello, poiché non sapevano altro che il culto rappresentativo esterno fosse rappresentato dalla casa di Dio e dal tempio; e ignoravano completamente quale fosse il culto interno della chiesa, rappresentato dal cielo o trono di Dio.

[10] Ancora:

Jehovah ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra, affinché io faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi (Salmi 110:1; Matteo 22:42-45; Marco 12:36; Luca 20:42, 43)

Qui allo stesso modo, sgabello indica le cose naturali, sia quelle attinte dai sensi, sia le conoscenza attinte dalla memoria, e le cose razionali naturali, le quali sono chiamate nemici quando pervertono il culto, dal senso letterale della Parola, in modo che vi un culto meramente esterno, privo del culto interno, oppure vi è un culto impuro (si veda nn. 1094, 1175,1182). Quando le cose naturali e razionali sono così pervertite e contaminate, vengono chiamate nemici; ma poiché, considerate in sé, fanno riferimento al culto interno, quando questo viene restaurato, diventano come detto prima, uno sgabello, sia che si tratti di cose inerenti il culto esterno, sia che si tratit del senso letterale della Parola.

[11] In Isaia:

La gloria del Libano verrà a te, l’abete, il pino e l’olmo insieme, per abbellire il luogo del mio santuario, e per glorificare il luogo dove poggio i miei piedi (Is. 60:13)

dove il soggetto è il regno e la chiesa del Signore, le cose celesti e spirituali dei qauli è la gloria del Libano (cioè i cedri), e le sue cose naturali celesti sono l’abete, il pino e l’olmo (come anche altrove nella Parola) e quindi le cose inerenti il culto esterno; di cui è detto, glorificherò il luogo dove poggio i miei piedi; ma non si può glorificare l’abete, il pino e l’olmo, bensì le cose che essi rappresentano.

[12] Che i piedi significhino queste cose è evidente anche dalle rappresentazioni nella chiesa ebraica, come da Aronne e dai suoi figli che lavano le loro mani e i loro piedi prima di entrare nel tabernacolo (Es. 30:19-20; 40:31, 32). Chiunque può vedere che lì erano nascosti degli arcani, perché cos’è la lavanda delle mani e dei piedi, se non una faccenda esteriore che non è di alcun aiuto se l’interiore non è puro e pulito? Né l’interiore può essere pulito e purificato con tale lavanda. Ma poiché tutti i riti di quella chiesa erano indicativi di cose interne, che sono celesti e spirituali, anche qui è così: è la purificazione del culto esterna che si vuole intendere qui; e il culto esterno è purificato quando in esso vi è un culto interno. Perciò i loro catini erano di bronzo, ed inoltre, il grande catino era chiamata il mare di bronzo, e i dieci catini di bronzo più piccoli attorno al tempio di Salomone (1 Re 7:23, 38); perché il bronzo rappresentava il bene nel culto esterno, che è il bene naturale (riguardo al significato di bronzo, si veda nn .425, 1551).

[13] Allo stesso modo aveva una valenza rappresentativa che

Un uomo della discendenza di Aronne in cui vi fosse una frattura del piede o una frattura della mano non si avvicinasse per offrire olocausti a Jehovah (Lev. 21:19, 21)

avere una frattura nei piedi o nelle mani era rappresentativo di quelli che sono in un culto esterno pervertito.

[14] Che piedi significhi cose naturali è ulteriormente evidente in altri passi ricorrenti nei profeti, come in Mosè:

Benedetto sia Aser al di sopra dei figli; sia accettato dai suoi fratelli e gli si lasci intingere il suo piede nell’olio; il ferro e bronzo della tua scarpa (Deut.33: 24, 25)

Nessuno può capire queste parole a meno che non si conosca il significato interiore di olio, piede, ferro, bronzo e scarpa. Che piede è il naturale, e scarpa il naturale più infimo, cioè il sensuale corporeo, può essere visto sopra (n. 1748); inoltre olio è il celeste (n. 886), la verità naturale il ferro (nn. 425, 426) e il bene naturale, il bronzo (nn. 425, 1551).

[15] In Nahum:

La via di Jehovah è nell’uragano e nella tempesta, e le nuvole sono la polvere dei suoi piedi (Nahum 1:3)

dove la polvere dei piedi indica le cose naturali e corporali dell’uomo, da dove provengono le nuvole. Lo stesso ans’intende anche con queste parole in Davide:

Jehovah ha piegato i cieli ed è disceso, e una fitta oscurità era sotto i suoi piedi (Salmi 18:9)

[16] Quando i beni e le verità della fede sono pervertiti a causa della luce naturale, questo è descritto nella Parola con i piedi e gli zoccoli di una bestia, da cui le acque sono scosse e il cibo viene calpestato. Come in Ezechiele:

Tu sei uscito nei fiumi e hai turbato le acque con i tuoi piedi; intorbidendone i corsi. Distruggerò ogni bestia sulle rive delle grandi acque; e il piede dell’uomo non le intorbidirà più, né lo zoccolo della bestia (Ez. 32:2, 13).

In questi versi si fa riferimento allEgitto, con il quale s’intendono le conoscenze mondane, come è stato mostrato, (nn. 1164, 1165, 1462); cosicché per i piedi e gli zoccoli che intorbidiscono il flusso delle acque sono significate le conoscenze mondane che derivano dalle percezioni dei sensi e dalle cose naturali, attraverso le quali essi ragionano sugli arcani della fede; né credono fino a quando questi arcani non siano stati compresi per mezzo di tali conoscenze; e questo significa non credere affatto, perché più queste persone ragionano, meno credono (si veda nn. 128-130, 215, 232, 233, 1072, 1385). Da tutto questo è ora evidente che per piedi nella Parola si intendono le cose naturali; ma ciò che è ulteriormente significato, emerge dalla successione delle cose.

2163. E sdraiatevi sotto l’albero. Che ciò significhi avvicinarsi alla percezione del suo stato in cui si trovava allora è evidente dal significato di albero, cioè percezione (n. 103) tenendo presente che la successione delle cose mostrate sopra è il reale significato delle parole. Che gli alberi significhino le percezioni, si deve al fatto che l’uomo celeste era paragonato al paradiso o al giardino dell’Eden; da cui le percezioni delle cose celesti presso di lui furono paragonate agli alberi di quel giardino.

2164. Versetto 5. E prenderò un pezzo di pane per rinfrancarvi il cuore, dopo potrete proseguire; perché è per questo che siete passati dal vostro servo. E dissero, sia come tu hai detto.

Prenderò un pezzo di pane, significa qualcosa di celeste aggiunto. Per rinfrancarvi il cuore, significa al momento dell’incontro. Dopo potrete proseguire, significa che, quando avesse smesso di percepire, sarebbe stato soddisfatto così. Perché è per questo che siete passati dal vostro servo, significa che erano venuti per questo scopo E dissero, sia come tu hai detto, significa che così doveva essere fatto.

2165. Prenderò un pezzo di pane. Che ciò significhi qualcosa di celeste aggiunto, è evidente dal significato di pane, vale a dire, cio che è celeste, come spiegato prima (nn. 276, 680-681, 1798). Che pane significhi ciò che è celeste, è perché pane, significa tutto il cibo in generale e quindi nel senso interno tutto il cibo celeste. cosa sia il cibo celeste è stato affermato nel volume primo (nn. 56-58,680-681, 1480, 1695). Che pane significhi tutto il cibo in generale è evidente dai seguenti passi nella Parola. Leggiamo di Giuseppe che:

Egli disse al suo servitore di condurre gli uomini – che erano suoi fratelli – a casa, di macellare quello che occorreva e che doveva apparecchiare perché quegli uomini si sarebbero trattenuti a pranzo; e in seguito, quando erano pronti, disse: Servite il pane (Gen 43:16, 31)

nel senso che avrebbero dovuto preparare la tavola; pane, quindi indica tutti i tipi di cibo. Leggiamo riguardo a Jethro che:

Vennero Aronne e tutti gli anziani d’Israele, per partecipare al banchetto con il suocero di Mosè davanti a Dio (Es. 18:12)

dove anche pane indica ogni tipo di cibo. Riguardo a Manoah, nel libro dei Giudici:

Manoach disse all’angelo di Jehovah, permettici di trattenerti e di prepararti un capretto. E l’angelo di Jehovah disse a Manoach: Anche se tu mi trattenessi, io non mangerò del tuo pane (Giudici 13:15-16)

dove pane indica un capretto. Quando Gionata mangiò del miele dal favo, gli dissero che Saul aveva messo in guardia il popolo, dicendo:

Maledetto sia l’uomo che mangerà il pane in questo giorno (I Samuele 14:27-28)

dove pane indica ogni genere di cibo. Nello stesso profeta, riguardo a Saul:

Quando Saul si sedette per mangiare del pane, disse a Gionata: Perché oggi il figlio di Iesse non è venuto per il pane né ieri, ne oggi? (I Samuele 20:24, 27)

anche qui s’intende la tavola, dove vi è ogni genere di cibo. Leggiamo in Davide che egli disse a Mefiboset, figlio di Gionata:

Mangerai il pane alla mia tavola per sempre (II Sam. 9:7, 10)

Anche riguardo a Evil-Merodach, il quale disse che

Jehoiachin re di Giuda avrebbe dovuto mangiato il pane davanti a lui per sempre, tutti i giorni della sua vita (2 Re 25:29)

Riguardando a Salomone anche:

Il pane di Salomone per ogni giorno erano trenta kor di fior di farina e sessanta kor di farina comune, dieci buoi grassi, venti buoi da pascolo e cento pecore, senza contare i cervi, le gazzelle, i caprioli e i volatili ingrassati. (1 Re 4: 22-23)

dove pane indica chiaramente tutte queste cose.

[2] Ora dato che pane significa tutti i tipi di cibo in generale, esso quindi significa nel senso interno tutte quelle cose che costituiscono il cibo celeste, come può essere ancora più evidente dagli olocausti e dai sacrifici fatti con agnelli, pecore, capretti, capri, giovenche e buoi, che in una parola erano chiamati pane dell’offerta fatta con il fuoco a Jehovah, come è evidente dai seguenti passi in Mosè, di cui si tratta la varietà di sacrifici, di cui è detto che:

Il sacerdote deve bruciare sull’altare, il pane delle offerte fatte con il fuoco a Jehovah, per un odore di quiete (Lev. 3:11, 16)

tutti quei sacrifici e olocausti sono così chiamati. Nello stesso libro:

I figli di Aronne saranno consacrati a Dio, e non profaneranno il nome del loro Dio; perché le offerte a Geova saranno fatte con il fuoco, il pane del loro Dio, essi offrono. Voi lo santificherete, perché offre il pane del vostro Dio. Un uomo della discendenza di Aronne in cui non vi sia una un difetto non si avvicinerà per offrire il pane del suo Dio (Lev. 21:6, 8, 17, 21)

dove anche i sacrifici e gli olocausti sono il pane. Lo stesso vale in Levitico 22:25. Ancora:

Comanda ai figli d’Israele e di’ loro, la mia oblazione, il mio pane per le offerte sia fatto con il fuoco, profumo di quiete, che voi osserverete e mi offrirete al tempo stabilito (Num. 28:2)

Pane indica tutti i sacrifici che sono elencati. In Malachia: Offerte di pane contaminato sul mio altare (Mal 1:7)

dove si parla ancora dei sacrifici. Le cose consacrate dei sacrifici, che essi mangiavano, erano anche chiamate pane, come è evidente da queste parole in Mosè:

Colui che tocca una cosa impura non mangi delle cose consacrate, ma lavi la sua carne nell’acqua, e quando il sole è tramontato, sarà mondo; e dopo mangerà delle cose consacrate, perché questo è il suo pane (Lev. 22 6-7).

[3] Gli olocausti e i sacrifici nella chiesa ebraica non rappresentavano nient’altro che le cose celesti del regno del Signore nei cieli, e del regno del Signore sulla terra (che è la chiesa) e anche del regno o della chiesa del Signore presso ciascuno, e in generale tutte quelle cose che sono dell‘amore e della carità, poiché queste sono cose celesti. Ogni tipo di sacrificio rappresentava qualcosa di speciale e peculiare. Tutti questi erano in quelle circostanze chiamati pane, e quindi quando i sacrifici furono aboliti, e altre cose furono introdotte al loro posto per il culto esterno, fu comandato che fossero utilizzati il pane e il vino.

[4] Da tutto questo possiamo ora vedere che cosa significa pane [nella santa cena], vale a dire, tutte le cose rappresentate dai sacrifici, quindi nel senso interiore il Signore stesso. E poiché il pane significa il Signore stesso, significa l’amore stesso verso il genere umano universale, e ciò che appartiene all’amore; come anche l’amore reciproco dell’uomo verso il Signore e verso il prossimo. Il pane significa quindi tutte le cose celesti, e allo stesso modo il vino significa tutte le cose spirituali, come il Signore insegna anche in parole semplici in Giovanni. Essi dissero:

I nostri padri mangiarono la manna nel deserto; come è scritto, gli ha dato il pane dal cielo perché ne mangiassero. Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico: Mosè non vi ha dato quel pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane dal cielo; poiché il pane di Dio è disceso dal cielo e dà vita al mondo. Gli risposero: Signore, dacci sempre di questo pane. Gesù disse loro: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete (Giovanni 6:31-35)

In verità vi dico che chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che scende dal cielo, chi ne mangia non morirà. Io sono il pane vivo che è disceso dal cielo; se qualcuno mangia di questo pane, vivrà per l’eternità (Giovanni 6:47-51)

[5] Ora, poiché il pane è il Signore, esso appartiene alle cose celesti che sono dell‘amore, che sono del Signore; poiché il Signore è il celeste stesso, perché è l’amore stesso, cioè la misericordia stessa; e poiché è così, pane significa tutto il celeste, cioè tutto l’amore e la carità presso l’uomo, poiché questi sono dal Signore; e quindi quelli che non sono nell’amore e nella carità non hanno il Signore in loro, e quindi non sono dotati delle cose buone e liete che nel senso interno sono significati dal pane. Questo simbolo esteriore è stato introdotto perché la maggior parte del genere umano è nel culto esterno, e quindi senza un qualche simbolo esteriore difficilmente avrebbero qualcosa di santo presso di loro. E quindi quando vivono nell’amore per il Signore e nella carità verso il prossimo, devono nondimeno acquisire ciò che è interiore, anche se non sanno che questo amore e questa carità è l’intimo del culto. Così nel loro culto esterno si sono confermati nei beni che sono rappresentati dal pane.

[6] Nei profeti anche le cose celesti dell‘amore sono rappresentate dal pane, come in Is. 3:1, 7; 30:23; 33:15-16; 55:2; 58:7-8; Lam. 5:9; Ez. 4:16-17; 5:16; 14:13; Amos 4:6; 8:11; Salmi 105:16, come anche dal pane dei volti sul tavolo, menzionato in Lev. 24:5-9; Es. 25:30; 40:23; Num. 4:7; 1Re 7:48)

2166. Per rinfrancarvi il cuore. Che ciò significhi al momento dell’incontro, non emerge dal significato prossimo delle parole nel senso interno; nondimeno si evince dalla successione delle cose, poiché il soggetto trattato è la percezione Divina – che doveva avvicinarsi alla percezione umana, nella quale si trovava in quel frangente il Signore, e che doveva digradare da ciò che è intellettuale, assumendo su di sé qualcosa di naturale e anche qualcosa di celeste, al momento dell’incontro – che rinfranca il cuore. Nel senso interno, rinfrancarsi il cuore con il pane significa ristorarsi, e quindi godere di quel poco del celeste che si incontra.

2167. Dopo potrete proseguire. Che questo significhi che quando avesse smesso di percepire, sarebbe stato soddisfatto così, è allo stesso modo evidente dalla successione di quanto esposto.

2168. Perché è per questo che siete passati dal vostro servo. Che ciò significhi che erano venuti per questo scopo è anche evidente senza spiegazioni.

2169. E dissero, sia come tu hai detto. Che questo significhi che così doveva essere fatto, allo stesso modo, non necessita di spiegazioni.

2170. Versetto 6. E Abraham si affrettò verso la tenda da Sarah e disse: Prepara rapidamente tre misure di farina setacciata, impastala e fanne focacce. Abraham si affrettò verso la tenda da Sarah, significa il bene razionale del Signore congiunto alla sua verità. Abraham qui è il Signore in quello stato, in relazione al bene; Sarah, in relazione alla verità; tenda, in relazione al santo dell’amore. E disse, significa lo stato della percezione in quel momento. Prepara rapidamente tre misure di farina setacciata, impastala e fanne focacce, significa il celeste del suo amore in quello stato. Tre indica ciò che è santo. Farina setacciata è lo spirituale e il celestiale razionale che erano allora presso il Signore; Le focacce indicano la stessa cosa quando entrambi sono riuniti.

2171. Abraham si affrettò verso la tenda da Sarah. Che ciò significhi che il bene razionale del Signore congiunto alla sua verità è evidente dalla valenza rappresentativa di Abraham e anche di Sarah, e dal significato di tenda, in quel frangente. Perché ogni cosa è in relazione con il soggetto trattato nel senso interno, così queste parole sono in relazione con la Divina percezione cui il Signore addivenì, quando era nella percezione propria della veste umana. Ma coloro ignorano cosa sia la percezione non sanno neppure che esiste una percezione che è sempre più interiore, cioè la percezione naturale, quindi la percezione razionale e infine la percezione interiore, che è Divina, e che appartiene unicamente al Signore. Coloro che sono nella percezione, come lo sono gli angeli, sanno molto bene in quale percezione essi si trovano; se nella percezione naturale, in quella razionale o in quella più interiore, che in loro appartiene al Divino. Quale doveva essere il caso del Signore, che aveva una percezione dal Divino supremo e infinito (riguardo al quale si veda in nn. 1616, 1791), in cui nessuno tra gli angeli è mai stato, perché la percezione fluisce in loro dalla suprema percezione del Signore ovvero dal Divino infinito attraverso la sua essenza umana.

[2] Il motivo per cui la percezione del Signore è descritta è che quando egli si fece uomo, gli fu così reso noto come il Divino stesso, il Divino umano e il santo procedente dovevano essere uniti in lui; quindi, in che modo doveva essere reso Divino la sua facoltà razionale. E infine, qual era la qualità del genere umano che doveva essere salvato da lui, cioè dall’unione dell’essenza umana con l’essenza Divina in lui; questi sono gli argomenti trattati in questo capitolo. In proposito viene inizialmente descritta la percezione del Signore, e anche in relazione alla stessa unione che doveva essere effettuata.

2172. Che Abraham qui è il Signore, in quello stato, in quanto al bene, è evidente dalla valenza rappresentativa di Abraham. Quando parla con Jehovah, come qui, Abraham rappresenta il Signore nella veste umana (come anche prima, n. 1989, dove è rappresentato il Signore nello stato e nel periodo lì descritto; perché anche allora egli parlò con Jehovah). In altri casi Abraham rappresenta il Divino bene del Signore, e Sarah la sua Divina verità; quindi ora Abraham rappresenta il bene razionale del Signore.

2173. Che Sarah è qui il Signore in quanto alla verità, si evince dalla valenza rappresentativa di Sarah, cioè la verità intellettuale aggiunta al bene; essendo qui la verità razionale, per la stessa ragione esposta ora riguardo ad Abramo. Che Sarah rappresenti la verità può essere visto sopra, nn. 1468, 1901, 2063, 2065. Negli eventi storici esposti nella Parola il bene e la verità non possono essere rappresentati se non dal matrimonio, perché questo è realmente il caso tra loro, perché c’è un Divino matrimonio tra cose celesti e spirituali, o ciò che è lo stesso, tra quelle che sono dell’amore e quelli che sono della fede, ovvero, tra quelle della volontà e quelle dell’intelletto. Le principali sono le cose che appartengono al bene, le secondarie sono quelle che appartengono alla verità. C’è un tale matrimonio nel regno del Signore nei cieli; così anche nel regno del Signore sulla terra, cioè nella chiesa; e c’è anche un tale matrimonio in ogni uomo, in ogni singola cosa di lui, anzi, in ogni minima cosa in tutti. Ciò che non è in tale il matrimonio non ha vita. Da quel matrimonio Divino deriva un simile matrimonio nella natura universale, e in ogni suo particolare, ma sotto altra forma e apparenza, altrimenti nulla potrebbe sussistere. Essendoci n tale matrimonio in tutto, presso i profeti ogni materia è espressa in un duplice modo, specialmente in Isaia – un’espressione si riferisce a ciò che è celeste, o al bene, e l’altra a ciò che è spirituale o alla verità (si veda nn. 683, 793, 801). Che in ogni cosa vi sia la somiglianza del matrimonio può essere visto sopra (nn. 718, 747, 917, 1432). Quindi il bene del Signore è rappresentato da Abraham e la sua verità da Sarah.

2174. Che la tenda rappresenti il Signore riguardo al santo dell’amore si evince dal significato di tenda, vale a dire ciò che è santo (come spiegato prima, nn. 414, 1102, 1566, 2145).

2175. Ed egli disse. Che questo significhi lo stato della percezione in quel momento si evince dal significato nel senso storico di dire, come percepire (come spiegato prima, n. 1898, 1919, 2080).

2176. Prepara rapidamente tre misure di farina setacciata, impastala e fanne focacce. Che ciò significhi il celeste del suo amore in questo stato è evidente dal significato di farina setacciata e focacce, di cui si dirà di seguito. Che queste cose s’intendono, nessuno può credervi, se ci si sofferma solo sul senso letterale, o sulle parole, e ancor meno se ci si sofferma sugli eventi storici ivi descritti; perché si limita l’osservazione alla preparazione delle focacce e agli uomini che sono venuti ad Abraham, e non a questioni che riguardano molti arcani. Questo è il motivo per cui ancora meno si può credere che gli eventi storici della Parola in ogni dettaglio contengono tali arcani come nelle parti profetiche; perché gli eventi storici attirano fortemente a se stessi la mente e oscurano il senso interno. Nondimeno, in questi eventi storici ci sono davvero degli arcani profondamente nascosti per il semplice fatto che è la Parola del Signore, scritta non solo per l’uomo, ma allo stesso tempo anche per il cielo, in modo che, quando un uomo la legge, gli angeli hanno delle idee celesti da lì; così che in questo modo il cielo è congiunto al genere umana per mezzo della Parola. Ciò che è inteso nel senso interno con farina setacciata e focacce sarà ora mostrato.

2177. Che farina setacciata indichi lo spirituale e il celeste che erano allora presso il Signore, e che focaccia indichi gli stessi quando sono congiunti è evidente dai sacrifici della chiesa rappresentativa, e dall’offerta di cibo, che consisteva in farina fine mescolata con olio da cui si facevano delle focacce. La parte principale del culto rappresentativo consisteva in olocausti e sacrifici. Ciò che questi rappresentano è già stato esposto nella parte in cui si è trattato del pane (n. 2165), vale a dire le cose celesti del regno del Signore nei cieli e nel regno del Signore sulla terra (cioè nella chiesa), e anche quelle del regno del Signore, ovvero la chiesa, in ogni persona; e in generale tutte le cose dell’amore e della carità, perché queste sono celesti. A quel tempo tutte queste offerte e sacrifici erano chiamati pane, e ad essi era annessa anche l’offerta di cibo che, come già detto, consisteva in farina finissima mescolata con olio, a cui si aggiungeva anche incenso, nonché una libagione di vino.

[2] Questi sacrifici rappresentano, in misura minore, le cose che sono della chiesa spirituale, e allo stesso modo quelle della chiesa esterna. Chiunque può vedere che tali cose non sarebbero mai diventate precetti se non avessero avuto una valenza rappresentativa di cose Divine, e se ognuna di esse non rappresentasse qualcosa di specifico e peculiare, perché se non rappresentassero cose Divine, non vi sarebbe alcuna differenza con cose simili in uso presso altre nazion, tra le quali c’erano sacrifici, offerte di cibo, libagioni, incenso, fuochi perpetui, e molte altre cose, derivate dalla chiesa antica e specialmente dalla chiesa ebraica. Ma le cose interiori (cioè le cose Divine che erano rappresentate) erano separate da questi riti presso le altre nazioni, che erano semplicemente idolatrici, come anche divennero presso gli ebrei, i quali per questo motivo caddero in tutti i generi dell’idolatria. Da quanto è stato detto chiunque può comprendere che c’erano degli arcani celesti in ogni rito, specialmente nei sacrifici e in tutti i loro particolari.

[3] Riguardo all’offerta di cibo, la sua natura e il modo in cui doveva essere preparata in focacce è descritta in un intero capitolo di Mosè (Lev. 2, anche in Num. 15 e altrove). La legge sulle offerte di cibo è descritta in Levitico in queste parole:

La fiamma deve essere continuamente ardente sull’altare, e non deve estinguersi. E questa è la legge dell’offerta di carne: i figli di Aronne la metteranno davanti a Jehovah, davanti ai volti dell’altare; ed egli prenderà una manciata della sua farina setacciata per l’offerta di cibo, e del suo olio, con l’incenso sopra l’offerta, e lo brucerà sull’altare, un odore di riposo, in memoria di Jehovah; e Aronne ed i suoi figli mangeranno ciò che avanza; gli azzimi saranno mangiati in un luogo santo; nel cortile della tenda dell’incontro li mangeranno. Non deve essere cotto a lievitazione. Ho dato a loro la parte delle mie offerte fatte col fuoco; è il santo dei santi (Lev.6: 13-17)

[4] Il fuoco che deve essere tenuto acceso su altare continuamente, rappresentava l’amore, cioè la misericordia del Signore, perpetua ed eterna. Riguardo al fatto che nella Parola fuoco significa amore, si veda n.934; quindi le offerte fatte dal fuoco per un odore di quiete significano il piacere del Signore nelle cose che sono d’amore e carità. Riguado a questo odore che denota ciò che è gradito, cioè ciò che egli è riconoscente, si veda nn.925, 1519). Prendere una manciata significava che avrebbero dovuto amare con tutta la forza, o con tutta l’anima; perché la mano, o il palmo della mano della mano, significa potere (come mostrato al n. 878), da cui manciata, significa anche potere. La farina setacciata, con l’olio e l’incenso, rappresentava tutte le cose della carità: la farina setacciata, ciò che è spirituale, l’olio il celeste della carità, l’incenso che in questo modo era gradito. Che la farina setacciata abbia questa valenza rappresentativa è evidente da ciò che è stato detto appena sopra, e da quello che segue. Che l‘olio rappresenti ciò che è celeste, o il bene della carità, può essere visto sopra, n. 886; e anche che l’incenso, per la sua fragranza, rappresenti cciò che è gradito e accettato, (n. 925).

[5] Che le focacce dovessero essere non lievitate, o non fermentate, significa che dovevano derivare dalla sincerità, e quindi da un cuore sincero, e libero dall’impurità. Che Aronne ed i suoi figli dovessero mangiare gli avanzi, rappresentava la reciprocità dell’uomo e la sua appropriazione, l’unione quindi attraverso l’amore e la carità; in base alla quale era stato invitato a mangiare l’offerta in un luogo santo. Quindi questo è chiamato santo dei santi. Queste erano le cose che erano rappresentate dall’offerta di cibo; e tale rappresentazione era così percepiti nel cielo; e quando l’uomo della chiesa comprendeva ciò, allora era in una idea simile alla percezione degli angeli, quindi era nel regno del Signore stesso nei cieli quand’anche fosse sulla terra.

[6] Dell’offerta di cibo si tratta ulteriormente in relazione a ciò che deve essere fatto in ogni tipo di sacrificio, e come deve essere cotto in focacce, e anche quale tipo di offerta deve essere fatta da coloro che venivano purificati, e cosa in altre occasioni. L’esposizione e la spiegazione di questa casistica sarebbe troppo lunga; ma riguardo a tutte queste cose si veda in Esodo 29:39-41; Levitoco 5:11-13; 6: 14-23; 10: 12-13; 23: 10-13, 16-17; Numeri 5:15, 6:15-17,19-20, capitolo 7, in più punti; 28:5, 7, 9, 12-13, 20-21, 28-29; 29:3-4, 9-10, 14-15, 18, 21, 24, 27, 30, 33, 37.

[7] La farina setaccaita trasformata in focacce in genere rappresentava lo stesso che il pane, cioè il celeste dell’amore, e il cibo, la spirituale dell’amore, come risulta evidente dai passi sopra citati. I pani chiamati anche pane dei volti p pane dell’offerta erano fatti di farina fine, che veniva preparata in focacce e posti sul tavolo, per una rappresentazione perpetua dell’amore cioè, della misericordia, del Signore verso il genere umano universale e la reciprocità dell’uomo. A proposito di questi pani, noi leggiamo quanto segue in Mosè:

Prenderai una farina fine e la infornerai in dodici focacce; di due decimi ciascuna; e li metterai in due file, sei per ogni fila, sul tavolo pulito, davanti a Jehovah; e metterai incenso puro su ogni fila, e sarà per i pani della memoria, un’offerta fatta con il fuoco a Jehovah. In ogni giorno di sabato, saranno esposti in ordine dinanzi a Jehovah perennemente, dai figli di Israele, per un’alleanza eterna. E sarà per Aronne ed i suoi figli, ed essi lo mangeranno in un luogo santo, poiché è un santo dei santi per lui, delle offerte fatte con il fuoco a Jehovah mediante una legge eterna (Lev. 24:5-9)

Ogni particolare in questa descrizione e in tutti i più piccoli dettagli rappresenta il santo dell’amore e della carità, la farina fine, proprio come il cibo di farina fine, cioè il celeste il suo spirituale, e la focaccia che congiunge i due.

[8] Quindi è evidente qual è la santità della Parola per coloro che sono nelle idee celesti, anzi, quale santità c’era in questo rito eminentemente rappresentativo, per cui è chiamato il santo dei santi; e al contrario, quanto sia vuoto di santità per coloro che credono che non ci sia nulla di celeste in queste cose, e che dimori unicamente nell’aspetto esteriore; come fanno coloro che percepiscono il cibo non altrimenti che come cibo, la farina fine come farina fine, e la focaccia come focaccia, e che suppongono che queste cose siano state dichiarate senza particolare riguardo a qualcosa di Divino. Questi sono simili a coloro che pensano che il pane e il vino della Santa Cena non siano altro che un certo rito, che non contiene nulla di santo; nondimeno, c’è una tale santità che le menti umane sono congiunte alle menti celesti, quando da un’affezione interiore pensano che il pane e il vino significhino l’amore del Signore e l’amore reciprocità dell’uomo, e sono così nella santità dal pensiero e dal sentimento interiore.

[9] Simili cose sono coinvolte nel fatto che i figli di Israele al loro ingresso nella terra di Canaan dovevano offrire una focaccia fatta della primizia del loro impasto, come offerta da portare a Jehovah (Numeri 15:20). Ciò che è simboleggiato è anche evidente nei profeti, da cui possiamo aggiungere solo questo da Ezechiele:

Eri adorna di oro e argento; le tuo vesti erano di fine lino e seta, in stoffa preziosamente ricamata. Il tuo cibo era fior di farina, miele e olio. Diventasti sempre più bella, e prosperasti fino a diventare un regno (Ez. 16:13)

dove il tema trattato è Gerusalemme, con cui è simboleggiata la chiesa, che era così addobbata nei suoi primi tempi – cioè, la chiesa antica – e che è descritta dalle vesti e dagli altri ornamenti; come anche la sua affezione per la verità e per il bene, dalla farina, miele e olio fini. Chiunque può comprendere che tutte queste cose hanno un significato molto diverso nel senso interiore da quello letterale. Stesso tenore hanno queste parole che Abraham disse a Sarah: Preparate rapidamente tre misure di farina raffinata, impastatele e fatene focacce (che tre significhi cose sante è stato mostrato prima, nn. 720, 901).

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