Vita e fede (1-8)

Vita e fede

(originariamente pubblicato in latino, in Amsterdam nel 1760, in due distinte opere: Doctrina Vitae pro Nova Hierosolima ex Praecepti Decalogis e Doctrina Novae Hierosolima de Fide)

Insegnamenti sulla vita per la nuova Gerusalemme

La religione concerne il modo in cui viviamo, e la via religiosa alla vita è fare il bene

1. Chiunque abbia una religione sa e riconosce che chi conduce una buona vita è salvato e chi conduce una vita cattiva è dannato. Quindi è notorio e riconosciuto che se si conduce una buona vita, si pensa rettamente non solo riguardo a Dio ma anche al nostro prossimo, il che non è il caso se si conduce una vita cattiva. Ciò che amiamo costituisce la nostra vita e qualunque cosa noi amiamo, non solo la facciamo liberamente, ma anche liberamente la pensiamo. Così diciamo che la vita è fare il bene perché fare il bene è inseparabile dal pensare rettamente. Se questo agire e questo pensare non coincidono in noi, non fanno parte della nostra vita. Questo, tuttavia, necessita di essere spiegato come segue.

2. Dato che la religione concerne il modo in cui viviamo e la via religiosa alla vita è fare il bene, chiunque legga la Parola vede e riconosce questo leggendola. Troviamo nella Parola:

Chi dunque violerà uno tra i più piccoli di questi comandamenti e insegnerà agli uomini a fare così, sarà considerato il più piccolo nel regno dei cieli, ma colui che li osserverà ed insegnerà ad osservarli sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché vi dico: se la vostra rettitudine non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 5:19, 20)

Ogni albero che non porta buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti, dunque, li riconoscerete (Matteo 7:19, 20)

Non chiunque mi dice Signore! Signore! Entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore! Signore! Non abbiamo noi profetato in tuo nome e fatto grandi cose in tuo nome? Ma allora dirò ad essi apertamente: io non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. Pertanto chi ascolta queste parole e le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo prudente, che ha fondato la sua casa sulla roccia (Matteo 7:21-24)

Ma chi ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto, che edifica la sua casa sopra la rena (Matteo 7:26)

Ecco, il seminatore uscì per seminare. Or, nello spargere il seme, una parte cadde lungo la strada, e venuti gli uccelli, lo beccarono. Un’altra parte cadde in luoghi rocciosi, dove non v’era molta terra, e spuntò presto, perché non aveva un terreno profondo, ma levatosi il sole, si inaridì e si seccò, perché non aveva radici. Un’altra parte cadde tra le spine, e crebbero le spine e lo soffocarono. Un’altra parte cadde in un buon terreno e fruttò, dove il cento, dove il sessanta e dove il trenta. Chi ha orecchi da intendere, intenda. Infine, chi ha ricevuto il seme in un buon terreno è colui che ascolta la parola, la comprende e porta frutto, producendo chi il cento, chi il sessanta, chi il trenta. (Matteo 13:3-9, 23)

Il Figlio dell’uomo, infatti, verrà verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli e allora renderà a ciascuno secondo le sue opere. (Matteo 16:27)

Per questo vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a una nazione che lo farà fruttificare. (Matteo 21:43)

Quando verrà il figlio dell’uomo nella sua maestà con tutti gli angeli, si assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate davanti a lui, ma egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dalla creazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste; infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro; assetato e ti demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti alloggiammo, o nudo e ti rivestimmo? Quando ti vedemmo infermo o carcerato e siamo venuti a visitarti? E il re risponderà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto questo ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli lo avete fatto a me. Infine dirà anche a quelli che sono alla sua sinistra: Andate lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per gli angeli suoi. Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui pellegrino e non mi albergaste; nudo e non mi rivestiste; infermo e carcerato e non mi visitaste. Allora anche questi gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato, o pellegrino, o nudo, o infermo, o carcerato e non t’abbiamo assistito?. Ma egli risponderà loro: In verità vi dico: ogni volta che non lo avete fatto ad uno di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. E costoro andranno all’eterno supplizio, i giusti invece alla vita eterna (Matteo 25:31-46)

Fate dunque, degni frutti di penitenza, e non cominciate a dire dentro di voi: Noi abbiamo Abramo per padre!. Perché io vi dico che Dio può suscitare dei figli di Abramo anche da queste pietre. Già la scure è messa alla radice degli alberi: ogni albero che non produce buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco (Luca 3:8, 9)

Perché mi chiamate: Signore! Signore! E poi non fate quello che dico? Ognuno che viene a me, ascolta le mie parole e le mette in pratica, somiglia ad un uomo che per fabbricare una casa scavò molto profondo e pose le fondamenta sopra la roccia. Venuta una inondazione, la fiumana investì quella casa, ma non la poté smuovere, perché era ben costruita. Colui, invece, che ascolta e non pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. La fiumana la investì ed essa subito cadde, e la rovina di quella casa fu grande (Luca 6:46-49)

Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. (Luca 8:21)

Quando il padrone di casa si sarà alzato e avrà chiuso la porta, voi, costretti a star fuori, incomincerete a bussare alla porta dicendo: Signore, aprici!. Ma egli vi risponderà: Non so donde siete! Allontanatevi da me, voi tutti che avete commesso iniquità! (Luca 13:25-27)

Questa è la condanna: che la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini preferirono le tenebre alla luce, perché le loro opere erano cattive. Infatti chi fa il male, odia la luce e non si avvicina alla luce, per paura che le sue opere vengano condannate. Chi invece opera la verità, si avvicina alla luce, affinché appaia che le opere sue sono fatte secondo Dio (Giovanni 3:19-21)

E quelli che hanno operato il bene ne usciranno per la resurrezione della vita; quelli invece, che fecero il male, per la resurrezione della condanna (Giovanni 5:29)

Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori; ma se uno ha il timor di Dio e fa la sua volontà, egli l’esaudisce (Giovanni 9:31)

Sapendo questo, beati voi se lo praticherete (Giovanni 13:17)

Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, quegli è che mi ama; e chi ama me sarà amato dal Padre mio ed io pure l’amerò e gli manifesterò me stesso. Gli disse Giuda, non l’Iscariote: Signore, com’è che tu ti manifesti a noi e non al mondo? Gesù gli rispose: Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e verremo a lui e dimoreremo in lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole. La parola che avete ascoltata, non è mia, ma del Padre che mi ha mandato (Giovanni 14: 15, 21-24)

Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo taglia, e quello che porta frutto, lo pota, affinché fruttifichi di più (Giovanni 15:1, 2)

Il Padre mio sarà glorificato in questo: che portiate molto frutto e siate miei discepoli (Giovanni 15:8)

Voi siete miei amici se farete quello che vi comando. Non siete voi che avete eletto me, ma io ho eletto voi e vi ho destinati affinché andiate e portiate frutto, un frutto duraturo, e qualunque cosa chiederete al Padre in nome mio, egli ve la conceda (Giovanni 15:14, 16)

Ecco quello che dice colui che tiene nella destra le sette stelle e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro: Io conosco le tue opere, le tue fatiche e la tua costanza; so che non puoi sopportare i cattivi, che hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli mentre non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Ma questo io ho contro di te, che hai abbandonato la carità originaria. Ricordati dunque da dove sei caduto, pentiti e torna ad operare come prima; altrimenti verrò a te e toglierò il tuo candelabro dal suo posto (Ap. 2:1, 2, 4, 5)

All’angelo della chiesa di Smirne, scrivi: Conosco i tuoi atti (Ap. 2:8, 9)

E all’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: Conosco i tuoi atti, pentiti! (Ap. 2:12, 13, 16)

All’angelo della chiesa in Tiatira, scrivi: Conosco i tuoi atti e il tuo amore. I tuoi ultimi atti sono più che i primi (Ap. 2:18, 19)

E all’angelo della chiesa di Sardi, scrivi: Conosco le opere tue e so che tu passi per vivo, ma in realtà sei morto. Non ho trovato le opere tue perfette davanti a Dio. Pentiti! (Ap. 3:1, 2, 3)

E all’angelo della chiesa di Filadelfia, scrivi: Conosco le tue opere (Ap. 3:7, 8)

All’angelo della chiesa di Laodicea, scrivi: Conosco i tuoi atti, pentiti! (Ap. 3:14, 15, 19)

Beati fin d’ora i morti che muoiono nel Signore! Sì, dice lo Spirito, affinché si riposino dalle loro fatiche, poiché le loro opere li accompagnano (Ap. 14:13)

Infine fu aperto un altro libro, che è quello della vita, e i morti furono giudicati su ciò che stava scritto nei libri, secondo le loro opere (Ap. 20:12, 13)

Io vengo presto, portando con me la ricompensa, per darla a ciascuno secondo l’opera sua (Ap. 22:12)A

Anche nell’Antico Testamento:

Io compirò contro tale paese tutte le mie parole pronunciate contro di lui e tutto ciò che è scritto in questo libro (Ger. 25:14)

Tu sei grande nel consiglio, incomprensibile nei disegni, i tuoi occhi stanno aperti su tutte le vie dei figli dell’uomo, per rendere a ciascuno secondo il frutto delle sue opere”(Ger. 32:19)

Ma tanto al popolo quanto al sacerdote, io farò scontare la loro condotta e ripagherò ognuno secondo le opere (Osea 4:5)

Tutto quello che il Signore degli eserciti aveva minacciato di farci, a causa della nostra cattiva condotta e delle nostre colpe, l’ha eseguito sopra di noi. (Zacc. 1:6)

Ai fanciulli di Israele furono promesse benedizioni se avessero applicato i precetti, e maledizioni se non lo avessero fatto (Lev. 26:3-46)

Gli fu raccomandato di fare per se stessi una frangia sull’orlo del proprio vestiario per ricordarsi tutti i precetti di Dio, così che avrebbero potuto metterli in pratica (Num. 15:38, 39)

e ci sono altre migliaia di passi. Inoltre, il Signore insegna con parabole che le opere sono ciò che ci rende parte della chiesa e che la nostra salvezza dipende da questi. Molte delle sue parabole riguardano coloro che facendo il bene sono accolti, e coloro che facendo il male sono respinti. Si veda per esempio la parabola dei lavoratori nella vigna (Matteo 21:33-44), la parabola del fico che non dava frutti (Luca 13:6), la parabola dei talenti e delle mine che furono usati da coloro che erano dediti agli affari (Matteo 25:14-31 ; Luca 19:12-25) la parabola del samaritano che si occupò delle ferite dell’uomo picchiato dai ladri (Luca 10:30-37), la parabola del ricco e di Lazzaro (Luca 16:19-31) e la parabola delle dieci giovani donne (Matteo 25:1-12).

3. Chiunque abbia una religione sa e riconosce che chi conduce una vita buona è salvato e chi conduce una vita cattiva è dannato. Si sa questo perché il cielo è unito alle persone che sanno dalle Scritture che esiste un Dio, che ci sono un cielo e un inferno e che c’è vita dopo la morte. Questa [connessione con il cielo] dà origine a tale diffusa percezione. Per questa ragione, nell’attestazione di fede atanasiana concernente la Trinità, che è accettata in tutto il mondo cristiano, ciò che è detto alla fine è anche accettato ovunque, vale a dire: Gesù Cristo, che soffrì per la nostra salvezza, ascese a cielo e siede alla destra del Padre onnipotente. Da lì verrà a giudicare i vivi e i morti; e coloro che hanno fatto il bene andranno alla vita eterna e coloro che hanno fatto il male andranno al fuoco eterno.

4. Nondimeno, ci sono molti nelle chiese cristiane i quali insegnano che è la sola fede che salva, e vivere una vita buona o fare ciò che è bene, è irrilevante. Essi si spingono perfino così oltre da insegnare che vivere una vita nel male o fare ciò che è peccato, non condanna coloro che sono stati giustificati per la sola fede, perché essi sono in Dio e nella grazia. Per quanto possa apparire strano, tuttavia, a dispetto del fatto che questo è ciò che insegnano, riconoscono (per via di una diffusa percezione proveniente dal cielo) che le persone sono salvate se vivono una vita buona e dannate se vivono una vita cattiva. Possiamo vedere questo riconoscimento nella preghiera letta alle persone che prendono la Santa Cena nelle chiese in Gran Bretagna, Germania, Svezia e Danimarca. È noto che ci sono persone in queste nazioni che insegnano la sola fede. La preghiera letta in Gran Bretagna alle persone che si accostano al sacramento della Cena, è la seguente:

5/6. Il modo e il mezzo per essere accolti quali meritevoli partecipanti a questa Santa Cena è, in primo luogo, esaminare le vostre vite e conversazioni secondo la regola dei comandamenti di Dio, e qualora possiate percepire di avere offeso qualcuno con la volontà, la parola o l’azione, deplorate qui la vostra immoralità e confessatela a Dio onnipotente, col pieno proposito di migliorare la vostra vita. E se percepirete che le vostre offese non solo un oltraggio contro Dio, ma anche contro il vostro prossimo, allora potrete riconciliarvi con lui, esser pronti a fare ammenda e rimediare al massimo delle vostre possibilità, per tutte le ferite e i mali fatti da voi a chiunque altro, come pure essere pronti a perdonare chi vi ha offesi, così come voi vorreste il perdono delle vostre offese dalla mano di Dio; altrimenti ricevere la Santa Comunione non fa altro che accrescere la vostra dannazione. Perciò se qualcuno di voi che è blasfemo verso Dio o un oppositore o calunniatore della Parola, o adultero, o è nella malignità , nell’invidia o in qualche altro crimine atroce, si penta dei suoi peccati oppure non si accosti alla Santa Cena, per timore che dopo l’assunzione del Santo Sacramento il diavolo entri in voi, come entrò in Giuda, e vi riempia completamente di iniquità, e vi porti alla distruzione sia del corpo che dell’anima1.

7. Nel mondo spirituale mi è stata concessa l’opportunità di interrogare alcuni pastori [presbiteriani] britannici, i quali credettero e predicarono la sola fede. Chiesi loro se quando erano nella chiesa e leggevano questa preghiera – che non menziona la fede – credessero realmente che il diavolo sarebbe entrato in coloro che – come con Giuda – avessero fatto cose cattive e non si fossero pentiti, distruggendoli sia nell’anima che nel corpo. Essi dissero che, quando erano in quello stato, quando leggevano la preghiera, semplicemente sapevano e pensavano che questa era l’essenza della loro religione, ma quando essi componevano o rifinivano i loro propri discorsi e sermoni, non avevano in mente quelle stesse righe. Questo perché essi si concentravano sulla fede come solo mezzo di salvezza, e sul vivere una vita buona come un effetto collaterale utile per il benessere pubblico. Nondimeno, essi mantennero la convinzione, che era anche una questione di buon senso per loro, che chi conduce una vita buona è salvato e chi conduce una vita cattiva è dannato. E questo era il loro sentire, ogni qual volta non erano troppo presi da se stessi.

8. La ragione per cui la religione concerne il modo in cui viviamo è che, dopo la morte, noi tutti siamo la nostra stessa vita. Essa rimane per noi la stessa che fu nel mondo, e non cambia. Una vita cattiva non può essere trasformata in buona o una buona vita non può essere trasformata in cattiva perché si tratta di opposti e l’alterazione in qualcosa di opposto è l’estinzione. Quindi, siccome sono opposte, una vita buona è chiamata “vita” e una vita cattiva è chiamata “morte.” Ecco perché la religione sta nel modo in cui viviamo e perché la via della “vita” sta nel fare il bene. Riguardo al modo in cui la nostra natura dopo la morte sia determinata dalla nostra vita nel mondo, si veda in Cielo e inferno, nn. 470-484.

1Nella versione originale pubblicata ad Amsterdam nel 1760 la formula è scritta prima in inglese al paragrafo 5, e poi in latino al paragrafo successivo (ndt.)

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