Archivio mensile:maggio 2018

La religione del buon senso

Dialogo dodicesimo

La religione nelle opere

Il sig. Lanoue credeva che l’educazione di maestro Tessier fosse interamente compiuta; egli fu molto sorpreso di vederlo venire di buon’ora il giorno dopo la conversazione che aveva avuto con lui, e che aveva immaginato dovesse essere l’ultima. Sig. Lanoue, egli disse, arrivando, sono stato occupato tutta la notte circa il modo di mettermi in gioco; ma bisogna che vi partecipi il mio imbarazzo. Io capisco tutta la vostra dottrina; ma quando voglio pensare alla pratica, voi me l’avete fatta considerare cosi all’ingrosso che i dettagli mi sfuggono, e con essi il mezzo di metterli in opera.

Sig. Lanoue. Eppure non è difficile; amate, vi ho detto, amate senza calcolo e senza considerare voi stesso; facendo ciò, tutto quel che amerete sarà il bene. Continua a leggere

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Divina Provvidenza (154-174)

È una legge della Divina Provvidenza che l’uomo sia guidato e istruito dal Signore, dal cielo mediante la Parola, la dottrina e le prediche desunte dalla Parola; e che avvenga in apparenza, come da se stesso.

154. In apparenza l’uomo guida e istruisce se stesso, ma la verità è che è guidato ed istruito solo dal Signore. Coloro che si convincono dell’apparenza, e non in pari tempo della verità, non possono allontanare da se stessi i mali in quanto peccati; ma coloro che scorgono in sé l’apparenza ed in pari tempo la verità possono farlo, poiché i mali in quanto peccati vengono rimossi in apparenza dall’uomo, ma in realtà dal Signore. Questi ultimi possono essere riformati, ma per i primi ciò non è possibile. Continua a leggere

Divina Provvidenza (129-153)

È una legge della Divina Provvidenza che l’uomo non sia costretto con mezzi esterni a pensare e volere, e di conseguenza a credere e amare le cose che appartengono alla religione, ma che si guidi da sé, e talvolta vi si costringa.

129. Questa legge della Divina Provvidenza è una conseguenza delle due leggi precedenti, secondo cui l’uomo deve agire in virtù della libertà secondo la ragione (dal n. 71 al n. 99); e deve agire come da se stesso, sebbene ciò sia dal Signore (dal n. 100 al n. 128). Poiché essere costretti significa agire non in virtù della libertà e secondo la ragione, né da se stessi, ma in seguito alla mancanza di libertà ed alla volontà di un altro, questa legge della Divina Provvidenza segue in ordine dopo le due precedenti. Ognuno sa che nessuno può essere costretto a pensare ciò che non vuole pensare, ed a volere ciò che pensa di non volere. Nello stesso modo, nessuno può essere costretto a credere ciò che non crede, e tanto meno a credere quel che non vuol credere; né ad amare quel che non ama, ed ancor meno ad amare quel che non vuole amare. Lo spirito dell’uomo, ovvero la sua mente, ha piena libertà di pensare, volere, credere ed amare. Egli è in questa libertà in virtù dell’influsso del mondo spirituale, che non ci costringe; lo spirito, ovvero la mente dell’uomo, è in quel mondo, ma non è in questa libertà in virtù dell’influsso del mondo naturale, che non riceve l’influsso del mondo spirituale se i due influssi non agiscono all’unisono. Continua a leggere

Divina Provvidenza (100-128)

 

È una legge delle Divina Provvidenza che l’uomo allontani dall’uomo esterno i mali in quanto peccati, come se ne fosse capace con le sue sole forze. Solo così il Signore può allontanare i mali dall’uomo interno, e allo stesso tempo dall’uomo esterno.

100. Ognuno, in virtù della sola ragione, può comprendere che il Signore, che è in sé il bene e la verità, non può entrare nell’uomo se i mali e le falsità non sono rimossi da lui, affinché il male sia opposto al bene, ed il falso alla verità. Due opposti non possono mai fondersi, ma quando l’uno si avvicina all’altro avviene un combattimento che dura finché l’uno cede all’altro; e quello che cede se ne va, per essere sostituito dall’altro. In una simile opposizione si trovano il cielo e l’inferno, o il Signore e il diavolo. Può forse qualcuno, in virtù della ragione, pensare che il Signore possa entrare là dove regna il diavolo, o che il cielo possa essere dov’è l’inferno? Chi mai, in virtù della razionalità concessa ad ogni uomo sensato, non vede che, affinché il Signore entri, è necessario che il diavolo sia cacciato; ovvero che, affinché il cielo entri, sia necessario che l’inferno venga allontanato?

[2] È a questa opposizione che fanno riferimento le parole che Abramo nel cielo rivolge al ricco nell’inferno: Fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi (Luca 16:26). Il male stesso è 1’inferno, ed il bene stesso è il cielo; ovvero il male stesso è il diavolo, ed il bene stesso è il Signore. L’uomo in cui regna il male è un inferno in miniatura, e l’uomo in cui regna il bene è un cielo in miniatura. Stando così le cose, come può il cielo entrare nell’inferno, poiché fra essi è stabilito un così grande abisso, tale che non si può passare dall’uno all’altro? Ne consegue che l’inferno deve essere interamente rimosso affinché il Signore ed il cielo possano entrare. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo undicesimo

Chiave geroglifica della Scrittura

La curiosità di Tessier, ancorché diminuita, non era però interamente soddisfatta; immaginando che la conversazione che stava per avere col sig. Lanoue fosse l’ultima, prese le sue precauzioni per aver meno distrazione possibile, ascoltandolo. Voi mi avete promesso, gli disse, alcuni esempi del vostro sistema interpretativo della Scrittura per mettermi sulla via d’intenderne gli altri.

Sig. Lanoue. La Sacra Scrittura, trattando dell’uomo spirituale, e non dell’uomo naturale e delle cose terrene, deve essere intesa interamente secondo le leggi dell’ordine spirituale. È di questo ordine che abbiamo trattato l’ultima volta che ebbi il piacere di vedervi. Volete avere il piacere di riassumere le nostre opinioni in proposito.

Maestro Tessier. Capisco benissimo, sig. Lanoue, il modo con cui Gesù Cristo agiva su coloro che s’accostavano a lui in piena confidenza. Modificando il fisico, che sicuramente subiva un’azione spirituale, egli apriva gli occhi dello spirito, e cosi faceva apparire quel che è nascosto alla nostra vista ordinaria. Di qui una quantità di fenomeni incomprensibili, secondo il modo limitato di vedere dell’uomo naturale, ma interamente esatti come fatti dell’ordine spirituale. Così quel che per noi è disordine, perché lo riferiamo a questo mondo, è ordine se lo collochiamo nell’altro.

Sig. Lanoue. È esattamente la mia idea. Osservate di più che la vista spirituale, quando è aperta, percepisce cose reali, come talvolta ne vediamo nei nostri sogni. I primi uomini, prima della caduta, avendo questa vista aperta più di quel che oggi noi non abbiamo, i loro racconti, che noi prendiamo per fantastici e immaginari, sono l’esatta rappresentazione delle loro percezioni nell’altro mondo. Continua a leggere

La religione del buon senso

Dialogo decimo

Teoria del miracoli

La questione dei miracoli di Gesù Cristo interessava troppo vivamente maestro Tessier perché egli non mettesse tutta la premura possibile nel continuare la conversazione con il sig. Lanoue interrotta il giorno precedente. Noi siamo giunti a trattare dei miracoli, gli disse abbordandolo; e vi è non so che dentro di me che mi dice che voi deluciderete questa materia confusa, rendendomela verosimile come tutto quel che mi avete mostrato fin qui.

Sig. Lanoue. Cominciando da quelli fra i miracoli di Gesù Cristo, che consistono nella guarigione delle malattie, io li colloco tutti nell’alveo della medicina spirituale, conosciutissima dagli antichi. Voi avete letto che sono esistite moltissime volte talune persone che facevano sparire i mali dei loro simili mediante l’imposizione delle mani. L’uomo che fa ciò a dotato d’una forza superiore, che però non si può, chiamare soprannaturale; essa non appartiene alla natura materiale che noi conosciamo, ma ad una natura spirituale, che ha leggi speciali e accessibili alla ragione, quantunque la maggior parte degli uomini le ignorano. Gesù Cristo, toccando coloro che lo avvicinavano, esercitava semplicemente a loro riguardo le azioni di questa medicina spirituale. La sua propria volontà e la fede del malato producevano un effetto. Continua a leggere