Divina Provvidenza (27-45)

La Divina Provvidenza del Signore ha per fine un cielo formato del genere umano

Che il cielo non sia formato da angeli creati fin dal principio, e che l’inferno non provenga da qualche diavolo che, creato come angelo di luce, sia stato precipitato dal cielo, ma che il cielo e l’inferno provengano dal genere umano — il cielo da coloro che sono nell’amore del bene e quindi nell’intelligenza della verità, e l’inferno da coloro che sono nell’amore del male e quindi nell’intelligenza della falsità — è un fatto a me noto e provato grazie ad una frequentazione di lunga durata con gli angeli e gli spiriti. (Intorno a questo soggetto, si veda anche ciò che è stato esposto nel trattato Cielo e inferno, dal n. 311 al n. 316, nonché ciò che è stato detto nell’opuscolo Ultimo Giudizio, dal n. 14 al n. 27; e in Continuazione sull’Ultimo Giudizio e sul mondo spirituale). Ora, poiché il cielo proviene dal genere umano, ed esso è la coabitazione col Signore per l’eternità, ne consegue che il cielo è stato per il Signore il fine della creazione; e poiché è stato il fine della creazione, esso è anche il fine della sua Divina Provvidenza. Il Signore non ha creato l’universo per sé, ma per coloro con i quali vuole essere nel cielo, poiché l’amore spirituale è tale che vuol dare ad altri il suo, e per quanto possibile, è altrettanto presente nel suo essere, nella sua pace e della sua beatitudine. L’amore spirituale deriva ciò dall’Amore Divino del Signore, che è a lui simile, ma ad un grado infinito. Ne consegue che l’Amore Divino, e quindi la Divina Provvidenza, ha per fine un cielo composto da uomini divenuti angeli, e che divengono angeli, a cui il Signore possa dare tutte le beatitudini e le felicità che appartengono all’amore ed alla sapienza, in virtù della presenza di se stesso in loro. Egli non può altrimenti, perché la sua immagine e somiglianza sono presenti in essi fino dalla creazione; la sua immagine è la sapienza, e la sua somiglianza è l’amore; ed il Signore in essi è l’amore unito alla sapienza, e la sapienza unita all’amore; ovvero, in altri termini, il bene unito alla verità e la verità unita al bene. Di questa unione abbiamo già trattato nel paragrafo precedente. Tuttavia, siccome si ignora cosa sia il cielo in generale ovvero presso molti, e cosa nel particolare, ovvero in un individuo, e si ignora cosa sia il cielo nel mondo spirituale e cosa nel mondo naturale, e nondimeno, è necessario saperlo, perché il cielo è il fine della Divina Provvidenza, desidero chiarire l’argomento in questo ordine:

I. Il cielo è l’unione col Signore.

II. L’uomo, fin dalla sua creazione, è capace di congiungersi sempre più al Signore.

III. Quanto più l’uomo si congiunge al Signore, tanto più diviene savio.

IV. Quanto più l’ uomo si congiunge al Signore, tanto più diviene felice.

V. Quanto più l’ uomo si congiunge al Signore, tanto più distintamente realizza la propria identità, e tanto più chiaramente si accorge di appartenere al Signore.

28. I. Il cielo è l’unione col Signore.

Il cielo non è tale in virtù degli angeli, ma in virtù del Signore, poiché l’amore e la sapienza in cui si trovano gli angeli, e che costituiscono il cielo, non provengono da loro, ma dal Signore, anzi sono il Signore che è in loro. Poiché l’amore e la sapienza appartengono al Signore, e sono il Signore nel cielo, e l’amore e la sapienza costituiscono la vita stessa degli angeli, è altresì evidente che la loro vita appartiene al Signore, anzi è il Signore. Che gli angeli ricevano la loro vita dal Signore, lo sostengono essi stessi; perciò è evidente che il cielo è l’unione col Signore. Ma siccome l’unione col Signore è di vario genere, e quindi il cielo in un angelo non è simile al cielo in un altro, ne consegue che la natura del cielo varia secondo la natura dell’unione col Signore. Nel paragrafo seguente vedremo che può esservi un’unione sempre più stretta col Signore, ed anche un’unione sempre più remota. A questo punto dobbiamo dire qualcosa intorno a questa unione, come essa si compie e quale è la sua natura. Vi è una reciproca unione del Signore con gli angeli, e degli angeli col Signore: il Signore influisce nell’amore della vita degli angeli, e gli angeli ricevono il Signore nella sapienza, e grazie a ciò si uniscono reciprocamente al Signore. Tuttavia deve essere ben chiaro che agli angeli sembra di unirsi al Signore come se ciò avvenisse tramite la loro stessa sapienza, mentre è il Signore che li attrae a sé grazie alla sua sapienza, poiché la loro sapienza proviene dal Signore. Ciò equivale a dire che il Signore si congiunge agli angeli tramite il bene, e che gli angeli si congiungono reciprocamente al Signore tramite la verità, poiché ogni bene si riferisce all’amore, ed ogni verità alla sapienza. Ma siccome questa unione reciproca è un mistero che pochi possono intendere se non viene spiegato, desidero perciò, per quanto è possibile, trattarlo in modo tale da facilitarne la comprensione. Nel trattato Divino amore e Divina sapienza, nn. 404 e 405, abbiamo mostrato come l’amore si congiunge alla sapienza, specificamente grazie al desiderio di conoscere, da cui nasce il desiderio della verità, dal desiderio di comprendere, da cui risulta la percezione della verità, e dal desiderio di vedere ciò che si sa e si comprende, da cui ha origine il pensiero. Il Signore influisce in tutti questi desideri, che sono come ramificazioni dell’amore della vita di ciascuno, e gli angeli ricevono questo influsso nella percezione della verità e nel pensiero. Infatti è in questa percezione e in questo pensiero che l’influsso si manifesta loro, e non nei desideri. Le percezioni ed i pensieri appaiono agli angeli come appartenenti a loro, benché essi derivino dalle affezioni che provengono dal Signore, perciò sembra che gli angeli si congiungano reciprocamente al Signore, benché sia il Signore che li attrae a sé, poiché è lo stessa affezione a produrre queste percezioni e questi pensieri. Vale a dire che l’affezione che appartiene all’amore ne è l’anima: infatti non sì può percepire né pensare alcunché senza affezione, ed ognuno percepisce e pensa secondo la propria affezione. Di conseguenza è evidente che l’unione reciproca degli angeli col Signore non proviene da loro, anche se appare così. Tale è, allo stesso modo, l’unione del Signore con la chiesa, e della chiesa col Signore, chiamata matrimonio celeste e spirituale.

29. Nel mondo spirituale, ogni unione si compie tramite intenzione; in quel mondo, quando alcuno pensa ad un altro col desiderio di parlargli, l’altro subito diviene presente, e si vedono entrambi faccia a faccia. La stessa cosa avviene quando qualcuno pensa ad un altro con l’affezione che deriva dall’amore; tuttavia in questo caso il risultato è un’unione, mentre nel primo caso è solo una presenza. Questa è una peculiarità del mondo spirituale, poiché là tutti sono spirituali, diversamente dal mondo naturale, dove tutti sono materiali. Una cosa simile avviene agli uomini del mondo naturale, nelle affezioni e nei pensieri del loro spirito; ma poiché nel mondo naturale vi è una dimensione spaziale, mentre nel mondo spirituale lo spazio è solamente apparenza, nel mondo spirituale ciò che si manifesta nel pensiero di ogni spirito si attualizza. Questo è stato scritto affinché si sappia come si realizza l’unione del Signore con gli angeli, e l’apparente unione reciproca degli angeli col Signore. Infatti tutti gli angeli volgono la faccia verso il Signore, ed il Signore li guarda in fronte, ma gli angeli guardano il Signore negli occhi: la fronte corrisponde all’amore ed alle sue affezioni, e gli occhi corrispondono alla sapienza ed alle sue percezioni. Tuttavia gli angeli non volgono da se stessi la faccia verso il Signore, ma è il Signore a volgerli verso di sé, e li volge per l’influsso nell’amore della loro vita. Mediante questo influsso entra nelle percezioni e nei pensieri, ed è così che li spinge a volgersi. In tutti i fenomeni della mente umana vi è questa circolazione dell’amore verso i pensieri, e dai pensieri che procedono dall’amore verso l’amore medesimo: è un processo che può chiamarsicircolo della vita”. Intorno a questo soggetto si vedano alcuni articoli nel trattato Divino Amore e Divina Sapienza, per esempio questi: Gli angeli volgono continuamente il loro volto verso il Signore in quanto sole (dal n. 129 al n.134). L’intimo della mente quanto del corpo degli angeli è parimenti rivolto verso il Signore in quanto sole (dal n.135 al n.139). Ogni spirito, qualunque esso sia, si volge similmente verso il suo amore dominante (dal n.140 al n.145). L’amore si congiunge alla sapienza e fa sì che la sapienza si congiunga reciprocamente (dal n. 410 al n. 412). Gli angeli sono nel Signore, e il Signore è in loro; e poiché gli angeli sono recipienti, il Signore solo è il cielo (dal n.113 al n.118).

30. Il cielo del Signore nel mondo naturale si chiama chiesa, e l’angelo di questo cielo è l’uomo della chiesa unito al Signore; quest’uomo, una volta uscito dal mondo, diviene angelo del cielo spirituale. Quindi ciò che si è detto del cielo angelico si deve intendere anche del cielo umano, che si chiama chiesa. L’unione reciproca col Signore, che costituisce il cielo nell’uomo, è stata rivelata dal Signore in questo passo di Giovanni: «Dimorate in me,

ed io in voi; chi dimora in me, ed io in lui, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla» (Giovanni 15:4, 5, 7).

31. Da queste spiegazioni è evidente che il Signore è il cielo, non solo in via generale (presso tutti nel cielo), ma anche in modo particolare (presso ciascuno). Ogni angelo è realmente un cielo in miniatura; e il cielo, in generale, si compone di tanti cieli quanti sono gli angeli. Su questo argomento, vedasi il trattato Cielo e inferno, dal n.51 al n.58. Stando così le cose, nessuno deve incorrere questo errore, in cui molti cadono non appena considerano tale argomento: vale a dire che il Signore risiede nel cielo fra gli angeli, ovvero che egli dimora presso di loro come un re nel suo regno. Egli appare sopra di essi come il sole spirituale; ma secondo la vita del loro amore e della loro sapienza, egli è in loro.

32. II. L’uomo, fin dalla sua creazione, è capace di congiungersi sempre più al Signore.

Ciò è stato mostrato in Divino Amore e Divina Sapienza, parte terza, sui gradi, e specialmente nei seguenti paragrafi: Nell’uomo, così come è stato creato, vi sono tre gradi discreti, ovvero di altezza, (dal n. 230 al n.235). Questi tre livelli si trovano in ogni uomo fin dalla nascita; e, nella misura in cui vengono aperti, l’uomo è nel Signore, ed il Signore nell’uomo (dal n. 236 al n. 241). Tutti i processi di perfezionamento crescono ed ascendono con i gradi e secondo i gradi (dal n. 109 al n. 204). Da ciò è evidente che l’uomo, per come è creato, è capace di unirsi sempre più al Signore attraverso tali gradi. Ma è necessario sapere che cosa sono i gradi, e che ve ne sono di due generi: i gradi discreti o di altezza, e i gradi continui o di larghezza; e quale è la loro differenza. Bisogna inoltre sapere che in ogni uomo, così come è stato creato, e quindi fin dalla nascita, vi sono tre gradi discreti, o di altezza. L’uomo, alla sua nascita, accede al primo livello, definito “naturale”, e può accrescere in sé questo livello, per continuità, fino a divenire razionale. Può quindi accedere al secondo livello, definito “spirituale” se vive secondo le leggi spirituali dell’ordine, che sono le Divine verità; e può accedere anche al terzo livello, definito “celeste”, se vive secondo le leggi celesti dell’ordine, che sono i Divini beni. Il Signore apre questi livelli nell’uomo secondo la sua vita nel mondo; ma essi non vengono percepiti ed avvertiti sensibilmente, se non dopo la morte. Nella misura in cui essi sono aperti, e quindi perfezionati, l’uomo si congiunge sempre di più al Signore. Questa unione può essere accresciuta in eterno, a misura del nostro avvicinamento al Signore; per gli angeli, essa aumenta eternamente. Tuttavia l’angelo non può accedere o accostarsi ai limiti del primo grado dell’amore e della sapienza del Signore, perché il Signore è infinito, e l’angelo è finito, e tra l’infinito ed il finito non vi è alcun rapporto. Poiché è necessario conoscere questi livelli per comprendere la condizione umana, e il modo in cui essa può elevarsi ed avvicinarsi al Signore, si possono trovare indicazioni più specifiche nel trattato Divino amore e Divina Sapienza, dal n. 173 al n. 281.

33. Diremo brevemente come l’uomo può congiungersi sempre più al Signore, e in che modo questa unione può apparire sempre più intima.

1° come l’uomo può congiungersi sempre più al Signore. Ciò non avviene tramite la sola scienza, né grazie alla sola intelligenza, e neppure per la sola sapienza, ma in virtù della vita congiunta alla scienza, all’intelligenza ed alla sapienza. La vita dell’uomo è il suo amore, e l’amore è di più specie: in genere vi è l’amore del male e l’amore del bene; l’amore del male è l’amore di commettere adulterio, di vendicarsi, di ingannare, di bestemmiare, di privare gli altri dei loro beni. L’amore del male prova voluttà e piacere nel pensare a queste azioni e nel farle. Questo tipo di amore ha tante ramificazioni, che ne costituiscono le affezioni, quante sono le azioni malvagie in cui tale amore viene a determinarsi; e le percezioni e i pensieri di questo amore sono altrettanto numerosi quanto le falsità che favoriscono questi mali e li giustificano. Queste falsità sono una sola cosa col male, come l’intelletto è una sola cosa con la volontà: essi non sono separati l’uno dall’altro, perché l’uno appartiene all’altro. Ora, poiché il Signore fluisce nell’amore della vita di ciascuno e – tramite le nostre affezioni – nelle percezioni e nei pensieri, e non viceversa, come si è detto più sopra, ne consegue che Egli non si può congiungere a noi se non nella misura in cui l’amore del male con le sue affezioni, che sono le cupidità, è stato rimosso. Poiché tali cupidità dimorano nell’uomo naturale, e l’uomo sente, in virtù del suo stato di uomo naturale, di agire da se stesso in tutto ciò che fa, egli deve allontanare, come se fosse lui stesso ad agire, i mali di questo amore. Più riesce ad allontanarli, più il Signore gli si avvicina e si congiunge a lui. Ognuno, in virtù della ragione, può rendersi conto che le cupidità coi loro piaceri chiudono le porte al Signore, e che esse non possono essere aperte dal Signore finché l’uomo stesso le tiene chiuse, e dal di fuori preme e spinge per non permettere loro di aprirsi. Che sia l’uomo stesso a dover aprire, è indicato dalle parole del Signore nell’Apocalisse: « Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò, e cenerò con lui, ed egli con me » (Ap. 3:20). È dunque evidente che, nella misura in cui l’uomo rifugge dai mali come diabolici e avversi all’ingresso del Signore, in pari misura egli si congiunge al Signore. Si congiunge ancor più strettamente al Signore chi li aborrisce come altrettanti diavoli neri ed infuocati, poiché il male e il diavolo sono la stessa cosa, e la falsità del male e satana sono una cosa sola. L’influsso del Signore ha luogo nell’amore del bene e nelle sue affezioni, e per loro tramite nelle percezioni e nei pensieri, la cui verità procede dal bene in cui l’ uomo si trova ed agisce; così l’influsso del diavolo e dell’inferno si trova nell’amore per il male e per le sue affezioni, che sono le cupidità, e tramite loro nelle percezioni e nei pensieri, la cui falsità deriva dal male in cui si trova l’uomo.

2° In che modo questa unione può apparire sempre più intima. Quanto più i mali sono stati allontanati dall’uomo naturale, che li ha rifiutati e presi in odio, tanto più l’uomo si congiunge al Signore; e poiché 1’amore e la sapienza, che sono il Signore stesso, non si trovano nello spazio — poiché l’affezione che appartiene all’amore, ed il pensiero che appartiene alla sapienza, non hanno nulla in comune con lo spazio — il Signore appare più vicino in proporzione all’unione tramite l’amore e la sapienza. Viceversa, egli appare più lontano in proporzione al rifiuto dell’amore e della sapienza. Nel mondo spirituale lo spazio non esiste, ma le distanze e le prossimità sono apparenze derivanti dalla somiglianza o dalla diversità delle affezioni, poiché, come si è detto, le affezioni che appartengono all’amore, ed i pensieri che appartengono alla sapienza, e che in se stessi sono spirituali, non sono nello spazio (si veda in proposito ciò che è stato mostrato in Divino Amore e Divina Sapienza, dal n. 7 al n. 10; dal n. 69 al n. 72, e altrove). L’unione del Signore con l’uomo che si è allontanato dai mali è indicata da queste parole del Signore: « I puri di cuore vedranno Dio » (Matteo 5:8), e da queste: « Chi ha i miei precetti e li osserva, presso di lui farò dimora » (Giovanni 14:21, 23.). Avere i precetti significa conoscere, ed osservarli significa amare; poiché si dice ancora in questo passo: « Chi osserva i miei precetti, questi è che mi ama. »

34. III. Quanto più l’uomo si congiunge al Signore, tanto più diviene savio.

Nell’uomo, per come è stato creato, e quindi dalla sua nascita, vi sono tre gradi di vita, dei quali abbiamo parlato precedentemente (vedi n. 32). In lui vi sono anche tre gradi di sapienza, che si aprono a seconda della congiunzione: essi si aprono a seconda dell’amore, poiché l’amore stesso è la congiunzione. Tuttavia l’uomo percepisce oscuramente l’elevazione dell’amore da un grado all’altro; viceversa, l’elevazione della sapienza viene percepita chiaramente da coloro che sanno e vedono che cos’è la sapienza. La ragione per cui i gradi della sapienza vengono percepiti, è perché l’amore entra mediante le affezioni, nelle percezioni e nei pensieri, che si presentano alla vista interna della mente, corrispondente alla vista esterna del corpo. Ne consegue che è la sapienza ad apparire, e non l’affezione dell’amore che la produce. Questo avviene come per tutte le cose che l’uomo mette in atto: esse sono visibili in quanto vengono operate dal corpo, ma non dall’anima. Possiamo essere consapevoli di come meditiamo, percepiamo e pensiamo, ma non di come l’anima di queste meditazioni, percezioni e pensieri, che è l’affezione del bene e della verità, le produce. Tuttavia tre sono i gradi della sapienza: il naturale, lo spirituale e il celeste. L’uomo, mentre vive nel mondo, si trova nel livello naturale della sapienza; questo livello può perfezionarsi in lui fino al suo punto più elevato, ma nonostante ciò esso non può penetrare nel livello spirituale, perché questo livello non è unito al livello naturale per continuità, bensì per reciproche corrispondenze. L’uomo accede dopo la morte al livello spirituale della sapienza, che può perfezionarsi al massimo grado, ma non può entrare nel livello celeste della sapienza, perché neppure questo livello ha continuità col livello spirituale, ma sono in relazione tramite corrispondenze. Si può concludere quindi che la sapienza può elevarsi in modo triplice e che, in ciascun livello può perfezionarsi fino al suo punto più elevato. Chi comprende le elevazioni e le perfezioni di questi livelli può comprendere ciò che si dice della sapienza angelica: cioè che essa è ineffabile. Essa infatti è tanto ineffabile che mille idee del pensiero degli angeli, nate in virtù della loro sapienza, possono presentarsi come una sola idea nel pensiero degli uomini, a misura della minore sapienza di questi ultimi. Le altre novecentonovantanove idee del pensiero degli angeli non possono entrare, poiché sono soprannaturali, così mi è stato concesso più volte di sapere per esperienza diretta. Tuttavia, come abbiamo detto precedentemente, nessuno può accedere alla sapienza ineffabile degli angeli se non in virtù dell’unione col Signore, e in misura corrispondente a questa unione, poiché solo il Signore può aprire il grado spirituale e il grado celeste, ma solamente in coloro che sono savi da lui; e ricevono sapienza dal Signore coloro che rifiutano il diavolo, vale a dire il male.

35. Non si deve credere, tuttavia, si possa ricevere la sapienza in ragione dell’erudizione, perché si percepiscono in una certa luce e se ne può parlarne con intelligenza, a meno che questa sapienza non sia unita all’amore, poiché l’amore la produce con le sue affezioni. Se non è unita all’amore, essa è come una meteora nell’aria che svanisce, come una stella cadente; ma la sapienza unita all’amore è come la luce permanente del sole e come una stella fissa. L’uomo possiede l’amore della sapienza nella misura in cui aborrisce la turba diabolica, cioè i desideri del male e della falsità.

36. La sapienza di cui diveniamo consapevoli è la percezione della verità in virtù dell’affezione per essa; principalmente l’affezione per la verità spirituale, poiché c’è la verità civile, la verità morale e la verità spirituale. Coloro che hanno la percezione della verità spirituale in virtù dell’affezione per essa, posseggono anche la percezione della verità morale e la percezione della verità civile, perché l’affezione per la verità spirituale è l’anima di queste percezioni. Ho parlato talvolta della sapienza con gli angeli, i quali mi hanno detto che la sapienza è l’unione col Signore, perché il Signore è la sapienza stessa; e che in questa unione viene a trovarsi colui che tiene l’inferno lontano da sé, nella misura in cui lo rifiuta. Mi hanno detto anche che essi rappresentano la sapienza come un magnifico ed ornatissimo palazzo, in cui si entra salendo per dodici gradini. Nessuno accede al primo gradino se non con l’aiuto del Signore, in virtù dell’unione con lui. Ognuno sale secondo il suo grado di unione e, man mano che ascende, percepisce che nessuno è savio per sua propria virtù, ma in virtù del Signore; inoltre ciascuno si rende conto che le cose che conosce, paragonate con quelle che non sa, sono come gocce d’acqua in confronto ad un grande lago. I dodici gradini nel palazzo della sapienza indicano ciò che è bene unito a ciò che è vero, e ciò che è vero unito a ciò che è bene.

37. IV. Quanto più l’uomo si congiunge al Signore, tanto più diviene felice.

Quel che si è detto (dal n. 32 al n. 34) circa i gradi della vita e della sapienza, secondo l’unione col Signore, si può parimenti dire dei gradi della felicità. Infatti le felicità, ossia le beatitudini e i piaceri, si elevano nella misura in cui i gradi superiori della mente, che si chiamano grado spirituale e grado celeste, si aprono nell’uomo; e questi gradi, dopo la sua vita nel mondo, crescono eternamente.

38. Nessun uomo immerso nei piaceri che derivano dalle cupidità del male può sapere alcunché dei piaceri delle affezioni del bene in cui si trova il cielo angelico, poiché questi due generi di piaceri sono assolutamente opposti fra loro interiormente, e quindi nel loro aspetto esteriore. Tuttavia, in superficie essi differiscono poco, infatti ogni amore ha i suoi piaceri, anche l’amore del male in coloro che sono nelle corrispondenti cupidità, come l’amore di commettere adulterio, di vendicarsi, di defraudare, di rubare, di abbandonarsi alla crudeltà; ed ancora, nei più malvagi, di bestemmiare le cose sante della chiesa, e di spandere veleno contro Dio. La sorgente di questi piaceri è l’amore di dominare in virtù dell’amore di sé. Questi piaceri derivano dalle cupidità che ossessionano gli accessi più profondi della mente, da cui scorrono nel corpo stimolando cose impure che eccitano le nostre fibre. Quindi, dal piacere della mente, secondo le cupidità, nasce il piacere del corpo. In cosa consistano e quali siano le cose impure che eccitano le nostre fibre, è concesso ad ognuno di saperlo dopo la morte, nel mondo spirituale: si tratta, in generale, di cose simili a cadaveri, escrementi, sterco, cose puzzolenti e fetide, poiché i loro inferni traboccano di tali immondizie, che sono corrispondenze (si veda in Divino Amore e Divina Sapienza, dal n. 422 al n. 424). Tuttavia, dopo che l’uomo entra nell’inferno, questi turpi piaceri si trasformano in crudeli tormenti. Abbiamo detto queste cose affinché si possa comprendere in cosa consiste e qual’è la felicità del cielo, di cui ora tratteremo, poiché ogni cosa si conosce dal suo opposto.

39. Le beatitudini, i rapimenti, i piaceri e le delizie, in una parola le felicità del cielo, non si possono descrivere con parole, ma nel cielo si possono avvertire tramite sensazioni percettibili. Infatti ciò che viene percepito solo con sensazioni non si può descrivere, perché non può adattarsi chiaramente alle idee del pensiero, e quindi neppure alle parole. L’intelletto può solamente vedere le cose pertinenti alla sapienza o alla verità, e non quelle pertinenti all’amore o al bene. Perciò le gioie celesti sono inesprimibili, anche se si trovano sullo stesso grado ascendente della sapienza. Le loro varietà sono infinite, e ciascuna è al di là di ogni descrizione: questo mi è stato detto, e l’ho percepito. Ma queste felicità entrano in noi nella misura in cui ci allontaniamo dalle cupidità dell’amore del male e della falsità, come se ciò avvenisse con le nostre forze, mentre è la forza del Signore ad agire. Infatti queste felicità sono le gioie delle affezioni del bene e della verità, e queste affezioni sono opposte alle cupidità dell’amore del male e della falsità. Le gioie proprie delle affezioni di ciò che è bene e vero trovano il loro principio dal Signore; così dall’intimo si diffondono nelle nostre parti inferiori fino alle più remote. In questo modo esse riempiono l’angelo, e fanno sì che egli sia – per così dire – nient’altro che gioia. Tali gioie, in infinite varietà, si trovano in ogni affezione per ciò che è bene e vero, principalmente nell’affezione per la sapienza.

40. Non si possono paragonare fra loro i piaceri derivanti dalle cupidità del male con i piaceri delle affezioni per il bene, perché nelle prime si cela il diavolo, mentre all’origine delle seconde vi è il Signore. Dovendo fare un paragone, i piaceri delle cupidità del male si possono paragonare ai piaceri delle rane negli stagni e a quelli dei serpenti nei luoghi insani; mentre i piaceri derivanti dalle affezioni per il bene si possono paragonare alle delizie che l’animo prova nei giardini in fiore. Infatti, cose simili a quelle che attraggono le rane e i serpenti piacciono anche, nell’inferno, a coloro che si trovano invischiati nelle cupidità del male; e cose simili a quelle che dilettano gli animi nei giardini e nelle aiuole di fiori, piacciono anche nei cieli a coloro che desiderano il bene. Come abbiamo detto in precedenza (nn. 38-39), tramite le corrispondenze le cose impure attraggono i malvagi, e le cose pure attraggono i buoni.

41. È quindi evidente che quanto più l’uomo si congiunge al Signore, tanto più diviene felice; questa felicità, tuttavia, si manifesta raramente nel mondo, perché l’uomo si trova in uno stato naturale, ed il naturale non comunica con lo spirituale per continuità ma tramite corrispondenze. Questa comunicazione si avverte solo per una certa tranquillità e pace dell’animo, che si prova soprattutto dopo i combattimenti contro i propri mali.

42. Ma quando l’uomo, alla sua morte, abbandona lo stato naturale ed entra nello stato spirituale, allora le gioie sopra descritte si manifestano gradualmente.

42. V. Quanto più l’ uomo si congiunge al Signore, tanto più distintamente realizza la propria identità, e tanto più chiaramente si accorge di appartenere al Signore.

Si potrebbe pensare che, quanto più ci si congiunge al Signore, tanto meno si è consapevoli della propria identità personale. Tale credenza è comune a tutti i malvagi, ed anche a coloro che, su basi religiose, sono convinti di non trovarsi sotto il giogo della legge, e che nessuno sia capace di fare volontariamente il bene. Questi possono solo credere che il fatto di non poter pensare e volere il male, ma unicamente il bene, significa non appartenere più a se stessi. Poiché coloro che sono uniti al Signore non vogliono né possono pensare e volere il male, essi, fuorviati da tale apparenza, ne deducono che ciò equivale a non appartenere più a se stessi, benché ciò sia assolutamente il contrario della verità.

43. Vi è una libertà infernale ed una libertà celeste. La libertà infernale significa poter pensare e volere il male e, nella misura in cui le leggi civili e morali non lo impediscono, poterlo pronunciare e compiere; la libertà celeste, al contrario, è poter pensare e volere il bene e, per quanto è possibile, pronunciarlo e compierlo. Tutto ciò che l’uomo pensa, vuole, pronuncia e compie in virtù della libertà, egli lo percepisce come suo, poiché ogni libertà deriva per ognuno dal suo amore. Quindi, coloro che si trovano nell’amore del male sentono solo che la libertà infernale è la libertà stessa, mentre coloro che dimorano nell’amore del bene percepiscono che la libertà celeste è la libertà stessa: di conseguenza, gli uni e gli altri sono convinti che la libertà opposta è schiavitù. Tuttavia nessuno può negare che o l’una, o l’altra sia la vera libertà, poiché due libertà tra loro opposte non possono essere entrambe autenticamente libertà. Inoltre non si può negare che essere guidati dal bene significhi essere liberi, e che essere guidati dal male significhi essere in uno stato di schiavitù. Essere guidati dal bene, infatti, vuol dire essere guidati dal Signore, ed essere guidati dal male vuol dire essere guidati dal diavolo. Poiché tutto ciò che l’uomo fa in virtù della propria libertà gli sembra essere suo, perché proviene dal suo amore (come si è detto, agire conformemente al proprio amore significa agire liberamente), ne deriva che l’unione col Signore fa si che l’uomo senta di avere libertà, e quindi identità. Quanto più aumenta l’unione col Signore, tanto più egli è libero, e quindi tanto più è consapevole della propria identità. Il senso di identità si accresce perché l’Amore Divino vuole che ciò che è suo sia donato agli altri, cioè agli uomini e agli angeli: tale è ogni amore

spirituale, soprattutto l’Amore Divino. Inoltre il Signore non costringe mai nessuno, perché tutto ciò a cui si è costretti non appare come proprio; e ciò che non appare come proprio non può far parte del nostro amore, né di conseguenza essere considerato come nostro. Perciò l’uomo è continuamente guidato dal Signore nella libertà, ed il suo processo di riforma e di rigenerazione si realizza nella libertà. Ma di ciò si tratterà meglio in seguito; si veda anche quel che si è già detto più sopra (n. 4).

44. Quanto all’uomo, poi, se tanto più distintamente è consapevole della propria identità, quanto più chiaramente si accorge di appartenere al Signore, è perché quanto più è congiunto al Signore, tanto più diviene savio, come si è già mostrato (dal n. 34 al n. 36). La sapienza insegna ciò, e ne fa acquisire la consapevolezza. Gli angeli del terzo cielo, che sono i più savi fra gli angeli, giungono perfino a percepirlo, e lo definiscono come la libertà medesima. Essi chiamano schiavitù il sentirsi padroni di se stessi; e lo spiegano col fatto che il Signore non influisce immediatamente in ciò che la loro sapienza li rende capaci di percepire e di pensare, ma nelle affezioni del loro amore per ciò che è bene, e attraverso queste affezioni nelle loro percezioni e pensieri. Essi percepiscono tale influsso nell’affezione che dà impulso alla loro sapienza. Quindi tutto ciò che essi pensano in virtù della sapienza sembra provenire dagli stessi angeli, come se appartenesse loro. In tal modo si effettua la reciproca congiunzione.

45. Poiché la Divina Provvidenza del Signore ha come scopo un cielo formato dal genere umano, ne consegue che essa ha per fine l’unione del genere umano col Signore (nn. 28-31). Essa inoltre, ha come obiettivo che l’uomo si congiunga sempre più in prossimità a lui (nn. 32-33), in modo tale che l’uomo possa avere un cielo più interiore. Essa si prefigge altresì che 1’uomo, grazie a questa congiunzione, divenga più savio (nn. 34-36) e più felice (nn. 37-41), perché l’uomo può entrare nel cielo in virtù, ed in misura corrispondente alla sapienza; e acquisisce ancora per mezzo di questa, la felicità. Essa inoltre, ha per fine che l’uomo sia sempre più consapevole della propria identità, e che al tempo stesso si accorga sempre più chiaramente di appartenere al Signore (nn. 42-.44). Tutte queste cose appartengono alla Divina Provvidenza del Signore, perché costituiscono il cielo, che ne è lo scopo.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...