La religione del buon senso

Dialogo settimo – parte seconda

Teoria delle forme spirituali

Maestro Tessier. Le forme che si vedono nel pensiero sono viste dagli occhi della mente, che gode realmente della vista. Se la vostra spiegazione, mio caro amico, fosse attentamente considerata da persone profonde, queste acquisirebbero una particolare conoscenza. L’immaterialità dell’anima potrebbe essere spiegata in modo palpabile, per così dire. Infatti, se l’anima entra dall’altro mondo in questo mondo, a maggior ragione transita da questo nell’altro mondo alla nostra morte. Pur essendo un buon cristiano, confesso che prima di conoscervi a volte avevo dei dubbi sulla mia anima, ed ero tentato di credere che tutto finisse per noi alla morte.

Sig. Lanoue. Una riflessione molto semplice vi avrebbe allontanato da queste false conclusioni. Che cosa sono, infatti, gli organi del corpo, se non strumenti atti ad eseguire fedelmente ciò che l’amore vuole e ciò che la mente pensa? Ci sono state date le gambe per andare dove si vuole; le tue mani, per afferrare ciò che si desidera; gli occhi, per vedere e le orecchie per sentire. Questi organi sono i servitori del pensiero. Vedete bene che il pensiero non può nascere da essi; sarebbe come porre il carro davanti al bestiame. L’occhio da solo non vedrebbe se l’anima non fosse in fondo al nervo ottico per afferrare l’oggetto; il vostro orecchio non sentirebbe ciò che vi ho detto, se la vostra anima non vi prestasse attenzione.

Maestro Tessier. Sì, ma si dice che i medici al giorno d’oggi sono così istruiti che possono aver visto qualcosa nel corpo umano che dà una sorta di fondamento al materialismo.

Sig.Lanoue. Hanno visto lì solo organi propri delle funzioni di un essere che percepisce e che è assecondato.

Maestro Tessier. In questo caso si adotterà la definizione di M. de Bonald, quell’uomo è un’intelligenza servita da organi. Ho sentito medici criticare questo pensiero.

Sig. Lanoue. È vero, ma insufficiente. Abbiamo già visto insieme che la vita è un ordine di fenomeni che non obbediscono alla nostra volontà. Quindi, l’uomo ha organi che obbediscono alla sua intelligenza e la servono; ha altri che sono i canali attraverso i quali la vita è preservata e modificata a sua insaputa. In ciò che non obbedisce alla nostra volontà sono stati osservati gli effetti della vita; ma la vita non è più per i medici che un qualcosa di materiale. Concludereste voi che l’uomo non ha anima, dopo aver esaminato gli organi di senso sparsi sul suo viso? Al contrario, direste: Questo è mirabilmente ben organizzato. Esaminando i cadaveri, gli anatomisti hanno anche visto cose molto ben organizzate, e il materialismo non è prodotto dall’ammirazione. Al contrario, un famoso medico dell’antichità, Galeno, ha composto un bellissimo inno in onore del Divino, alla vista di un cadavere sezionato. L’errore dei medici è prendere la manifestazione della vita per la vita stessa. Non è chiaro che l’organo corporeo non può essere il produttore del pensiero e della sensazione. Tutto scende dall’alto, la materia non produce; è una spugna che si riempie di acqua, quindi l’acqua esiste indipendentemente da essa. È così chiaro che non c’è un solo uomo che, in modo del tutto naturale, e prima di essere ammorbato dalle nostre conoscenze, non creda nella sua anima. Quando dice: “Io credo, io voglio” non intende dire che è il suo corpo; quando dice “La mia mano e il mio braccio” disegna una mano e un braccio che appartengono a lui, e non il suo corpo; infine, se dice: “Il mio corpo”, distingue questo corpo, che è uno strumento, da un altro essere che lo possiede.

Maestro Tessier. Aspettate, molte volte ho risolto tutti questi dubbi, e molte volte sono tornato perplesso come prima. Mi è capitato persino, uscendo da una pia meditazione, di trovare per strada un cane morto e di diventare quasi un materialista a questo proposito. Questo animale, ho pensato, non ha, come me, ossa, muscoli e carne, con sangue come il mio? Non ha cervello e nervi, polmoni per respirare, stomaco per digerire? La vita è finita quando quel cuore ha smesso di battere; è così che finirà la mia. Quando è nato, questo animale era stordito; nei primi anni ha sviluppato un po’ più di anima. In età adulta questo cane ha dimostrato fedeltà, intelligenza è memoria; bastava un gesto per capire il suo padrone; gli mancava solo la parola. Oh! il problema dell’anima degli animali mi occupa la mente! Cos’altro ho più degli animali per sopravvivere d esso? È la mia intelligenza? il loro istinto è delimitato. È la mia virtù? Ma a volte mi precipito al sotto di loro. Questa, sig. Lanoue, è la mia sincera confessione; e, sebbene sia così ben istruito da voi, non è sicuro che questo tipo di idee non ritornino in me.

Sig. Lanoue. Non mi aspettavo un’obiezione causata dalla vista di un cane morto. Tuttavia, l’avete sollevata, e merita una risposta. Confrontando la vostra intelligenza con l’istinto della bestia, avete notato che era più istruito; quindi dovete concluderne che l’animale l’attinge da un’altra fonte. Siamo abbandonati alla nostra ragione, affinché possiamo risorgere in Dio. L’animale è dotato di un istinto rapido e pronto che non lo inganna, predisposto per non poter elevare il suo essere a Dio, Dio stesso lo ha illuminato. In secondo luogo, notate che l’uomo è intemperante, e che l’animale non eccede i suoi bisogni. Ne consegue che se voi abusate d’una cosa, è perché essa vi appartiene, perché siete stato dotato della facoltà di usarla. Ora, siccome non vi è impiego di cui non si debba render conto, voi avreste dovuto riflettere sul fatto che l‘animale ha reso tutti i suoi conti, poiché i suoi atti sono stati guidati da Dio, ma noi dovremo rendere il nostro più tardi.

Maestro Tessier. Ma, signor Lanoue, non esiste rendiconto secondo la vostra teoria; ognuno si organizza per il cielo o per l’inferno.

Sig. Lanoue. La mia espressione era metaforica, ma giustissima. Ritorniamo sull’argomento. Io dico dunque che se l’uomo ha la facoltà di organizzarsi, e l’animale non ce l’ha, è perché la vita del primo ha uno scopo, e quella del secondo si compie sulla terra. La somiglianza degli organi qui non conta. Per agire in un mondo materiale ci vuole un apparato materiale; e dato che vi sono nel corpo umano delle ossa e del sangue, ritenete voi la vostra anima mortale a motivo di ciò? Quale e la materia che conviene meglio di questa alle funzioni fisiche? Avreste forse voluto che, vista la sua dignità, l’uomo fosse stato dotato d’un corpo di diamante?

Maestro Tessier. Nulla è stato meglio scelto che le ossa, la carne ed il sangue; ma la memoria dell’animale, le sue facoltà morali, se mi è permesso di dir cosi?

Sig. Lanoue. Esso è stato dotato di queste da Dio, come voi. In Dio vi sono due facoltà: il Divino Amore, che a l’essere universale, il principio della vita di tutto quel che esiste in natura; e la Divina Sapienza, che è il regolatore di questo amore. Amore e Sapienza, ecco quel che è Dio nella sua essenza. Per l’uno egli crea, per l’altra egli giudica e governa la sua opera. Gli animali sono ricettacoli come noi, ma essi ricevono solamente quel principio fecondo che si chiama amore, il quale si limita in loro alle semplici azioni che hanno per scopo la conservazione e la propagazione. L’uomo invece, con l’amore riceve anche la Di-vina Sapienza; è in virtù di essa che egli s’illumina e si eleva alla sua sorgente. Non vi è nulla in tutte le facoltà dell’animale che vada oltre i suoi bisogni materiali; per l’uomo vi è, oltre questa vita, un’altra esistenza tutta morale. Egli solo ammira il suo Autore. Il bue nei grassi pascoli non eleva verso il cielo i suoi sguardi riconoscenti. I poeti dicono che gli uccelli cantano le lodi di Dio; non è vero; essi cantano i loro propri amori. Ma io lascio questo soggetto che ci condurrebbe troppo lontano, e che certamente, malgrado tutta la vostra intelligenza, voi non siete capace di ben capire. Ditevi solamente: l’animale è un ricettacolo d’un grado solo, l’uomo lo è, di due. Cosi vi è del Divino in tutto, ma nell’uomo soltanto il Divino ha una vita che lo ricambia, volgendolo l’uomo verso di lui. Dio ha creato il mondo per il suo amore; ma lo scopo dell’amore non è di amare sé solo; è di spandere la vita per essere a sua volta ricambiato da essa. Ora in tutto l’universo nessun animale rende a Dio l’amore che ha ricevuto da lui ; l’uomo solo ha questo privilegio. È dunque attraverso l’uomo che la creazione deve ritornare al suo Autore.

Maestro Tessier. Noi abbiamo già, parlato di ciò; ma ora soltanto lo capisco. Quale profonda teoria! Ecco il legame misterioso che unisce Dio, l’uomo e l’universo. Dio ha creato il mondo per congiungerlo a sé; e non può essere infatti se non attraverso l’uomo che questa cosa ammirabile può aver luogo. Ora capisco la destinazione dell’uomo sulla terra. Oh! signor Lanoue, quanto ci ha condotto lontano il cane morto! Se è necessario che l’amore sia ricambiato dal suo proprio calore sparso nell’universo, bisogna dunque che l’uomo sia immortale; perché non vi è che lui che possa dire a Dio: Ecco colui che ha ricevuto e compreso la tua influenza, e che la depone ai tuoi piedi. Se l’universo ritorna al suo Autore a solamente attraverso l’uomo. Se non vi ritorna, la creazione non ha scopo. Se io non sono immortale, Dio non esiste, l’amore è un fumo, la sapienza un soffio, il mondo una derisione. I materialisti ora avranno a che fare con me.

Sig. Lanoue. In generale si sono sempre fatto riferimento su ciò che è tangibile per attingervi le uniche dimostrazioni; eppure bisognerebbe persuadersi che non si vedrebbe nulla, non si potrebbe toccare con mano alcunché senza l’anima, la quale muove il braccio, tocca con la mano, vede attraverso gli occhi, ascolta attraverso le orecchie e articola con la lingua e le labbra il suono del linguaggio.

Maestro Tessier. Ma questa anima dove ha essa la sua sede ?

Sig. Lanoue. L’idea secondo cui ciò che è palpabile abbia origine nell’immateriale ha fatto assegnare una sede al nostro essere spirituale, il quale è dappertutto nel corpo umano. Tutti gli organi servono all’anima, ognuno secondo la sua capacita. Tertulliano diceva che l’anima alla morte porta con sé tutto l’uomo. Verità profonda, perché l’anima è l’uomo stesso. Essa gli dà la vita, il movimento, la volontà. L’uomo interiore è d’una sostanza diversa da quella dell’uomo esteriore; essa dunque ne è la forma, e non ne differisce tranne che per la sua natura superiore. In una parola, l’anima è l’uomo-spirito. Quando l’uomo sente del dolore ad un membro che non ha più, è perché il membro dell’uomo-spirito non è stato mutilato.

Maestro Tessier. Ma una forma in una cosa che non è palpabile, è molto arduo!

Sig. Lanoue. Voi siete illuso dalle vostre sensazioni, maestro Tessier. La forma è qualche cosa di netto o di confuso, secondo l’intelletto; e nel pensiero dell’uomo essa precede sempre la materia di cui si veste. Lo scultore vede la forma immateriale della statua che vuol ritrarre dal marmo. Nel suo pensiero la forma esiste dunque all’origine; la materia viene dopo a si modella secondo la forma ; questa è come il piano che precede l’edificio e lo contiene. Una casa è una forma che un architetto ha reso fissa e stabile mediante la pie-tra, la calce e il legno. La materia è dunque posteriore alla forma. Dio senza dubbio vide il mondo nel suo pensiero prima di metterlo in esecuzione. Quel che è emanato da lui, la vita immateriale, è una una vita che conferisce una forma. Essa è plastica e viene a modellare la materia secondo la forma di cui cui è dotata da Dio.

Maestro Tessier. Ma gl’ increduli non hanno da fare altro che misurarsi con voi; voi li batterete facendo perdere loro la testa. Dubito che possano seguirvi con la vostra metafisica! Così voi mi avete messo in condizione d’intendervi; ma bisognerà educare molte persone prima di condurle a questo punto. S. Paolo del resto conferma la vostra asserzione, quando dice che l’uomo è seminato quale corpo animale e che egli risusciterà quale corpo spirituale. Non vi può essere infatti altra risurrezione. Era forse per una falsa idea dell’anima, considerata come un vapore, che si era immaginata un’ultima risurrezione in carne e ossa, affinché l’uomo riprendesse la forma che aveva prima, e senza la quale non sarebbe niente. L’anima così avrebbe la forma umana; ma è un po’ difficile da accettare; perché, in definitiva, quale è la sostanza di ciò che non è materia?

Sig. Lanoue. Sapete voi a cosa giova la materia? La parola sostanza non è sinonimo della parola materia. La sostanza è quel che è, indipendentemente dalle molecole materiali. Si può privare un essere di tutte queste molecole che passano momentaneamente intorno a lui, e nonostante ciò, questo essere esisterà sempre. Non esisterà più nei sensi del corpo, ma esisterà per quelli dello spirito. In una parola, sarà corpo spirituale, come dice S. Paolo, che voi avete citato in questa occasione molto felicemente. Questo stesso S. Paolo vi avverte anche dell’inutilità delle vostre investigazioni circa la natura dello sostanze spirituali. Altra – egli dice – è la carne degli animali, altra è quella dei pesci; altra è la natura dei corpi celesti, altra a quella dei corpi terrestri. È chiaro che quel che sfugge ai nostri cinque sensi non può esser percepito per mezzo di essi. Nell’estasi, come nel sonno, si presentano ai nostri occhi delle sostanze che non sono materia. Per determinare la loro natura bisognerebbe avere un organo che ci manca.

Maestro Tessier. Volevo domandarvi fin da principio quale fosse la forma del cielo; ma riflettendo mi dicevo: vuoi tu domandare la forma di quel che non ha né materia, né spazio? Ora che mi fate comprendere la forma come distinta dalla materia, e in certo modo anteriore ad essa, posso bene domandarvi se il cielo è tondo come la terra, se è quadrato come una tavola, se ha dei compartimenti, delle divisioni.

Sig. Lanoue. Il cielo, non essendo un luogo ma uno stato di vita, non può offrire al pensiero che lo contempla se non l’organizzazione universale nel suo tipo primitivo. La vita emana da un centro e si spande alle circonferenze, conforme al modo con cui ogni vita si modella ai nostri occhi, prendendo corpo nella materia. Quel che dà la forma alla materia è la vita; la vita non si produce da sé; essa deriva da una sorgente, che è il cielo. Vedendo battere un’arteria, voi capite che essa riceve il suo movimento da un organo speciale e unico nel corpo umano. Ogni vita nel cielo, o piuttosto ogni amore, palpita all’unisono con l’Amore universale, che è l’anima di quel grande organismo spirituale.

Maestro Tessier. Voi mi rapite con questo Amore che è il regolatore di tutti gli amori. L’Amore essendo la vita, l’Amore stesso e la vita stessa. Così quando S. Paolo ha detto che noi tutti siamo i membri di Gesù Cristo, egli non ha fatto una figura retorica, come si crede comunemente ; egli ha rivelato semplicemente la forma del cielo.

Sig. Lanoue. San Paolo era sovente in estasi, prova ne sia l’avvenimento che produsse la sua conversione. Egli ha veduto con gli occhi dello spirito quel che ha espresso in un modo tanto chiaro e perentorio. I nostri dottori cristiani non hanno scoperto altro nelle sue parole che una figura di stile, non sapendo che ogni percezione spirituale, non appena penetra nell’altro mondo, richiede assolutamente la sua figura.

Maestro Tessier. È ammirabile questa teoria delle forme! Tuttavia, se bisogna intendere tutto come voi l’intendete, se noi siamo le membra di Dio, bisognerà allora dire anche che gli uomini sono distribuiti nei diversi organi del tipo primitivo. L’uno, per esempio, abiterebbe l’occhio, l’altro la bocca, un terzo il naso, e cosi di seguito.

Sig. Lanoue. Un pensiero profondo di Malebranche vi mette sulla via. Dio, dice questo gran filosofo, è il luogo degli spiriti, come lo spazio è il luogo dei corpi. Ne segue dunque che gli spiriti prendono dimora in lui; e siccome il posto deve esser relativo al modo in cui lassù si riceve la vita Divina, ne risulta ancora che le gerarchie seguono nella loro disposizione la legge d’ogni organizzazione. Dio è la vita, ogni funzione vitale che ad essa si riferisce deve dunque essere applicata ad un organo speciale; perché non c’è vita senza organi; infatti l’insieme d’un corpo è formato di parti organiche. Tutto fa corpo in Dio lassù; ognuno dunque è in un posto speciale.

Maestro Tessier. Ma io prendevo ciò per una favola. Gli indiani dicono la medesima cosa del loro dio Brama, di cui i bramini abitano il capo, e i paria i piedi.

Signor Lanoue. E una verità conosciuta dai primi estatici, le cui deposizioni sono servite a comporre i primi libri religiosi di tutti i popoli; i loro successori, che non avevano la medesima percezione, non vi hanno visto in seguito altro che della favole. Ma voglio provare a mostrarvi questo soggetto oscuro nella sua vera luce. II cielo non può ricevere la vita fuorché da Dio. Considerate Dio come un organismo immateriale, e domandatevi poi se quest’organismo è il tipo di tutte le forme viventi; se voi rispondete a questi quesiti in modo affermativo, voi avete nel mondo immateriale per tipo della vita l’organismo che ne è il modello quaggiù, cioè la forma umana. Quanto alle diverse parti di questo prototipo, non sono già gli organi, ma le funzioni spirituali corrispondenti a questi organi che bisogna considerare. Cosi ii naso, per esempio, non è l’organo destinato a rilasciare un certo umore; è la facoltà di percepire che s’intende per esso. Noi stessi diciamo per sottolineare la perspicacia d’un uomo, che egli ha il naso fine. A ciascun organo appartiene il pensiero e la percezione nel cielo, e l’uomo è indirizzato secondo l’organo che determina la sua affezione. E un modo accuratissimo di attribuire il valore d’un essere, la natura della sua vita a le sue funzioni. Non vi è niente di più preciso che dire: quest’uomo è tutto orecchi, per significare la sua obbedienza. Minerva nella favola era uscita dalla testa di Giove; certo la testa del padre degli dei doveva essere la stessa sede della sapienza. Inoltre bisogna notare che è la vista estesa dell’intelligenza, la sola vista Divina, che può abbracciare la forma del grande organismo spirituale nel suo insieme. Gli intelletti semplici non vedono nulla di questo insieme, né del posto che occupano essi stessi. Affinché possano vedere che è così, bisogna che sia mostrato loro, come fece quell’oratore che dimostrò alla plebe di Roma che lo stomaco nutriva tutte le membra del corpo sociale. Il senato era lo stomaco, senza che il popolo ne sapesse nulla.

Maestro Tessier. Se invece del corpo sociale volessi considerate il mondo spirituale sotto la forma umana, io vedrei nello stomaco – ove discendono alla rinfusa tutti gli alimenti, perché ne sia fatta una cernita efficace – rappresentato il mondo preparatorio in cui accedono tutti gli uomini dopo la morte, tanto i buoni che i malvagi, perché ne sia fatta la separazione degli uni dagli altri. Questa comparazione è forse ad un tempo figura di stile e percezione spirituale.

Sig. Lanoue. Lo stomaco infatti nutre il corpo, come il mondo preparatorio nutre il cielo.

Maestro Tessier. Così il cielo e l’uomo, hanno la medesima forma.

Sig. Lanoue. Sì, essi provengono dalla stessa sorgente. Gli antichi erano sulla via di questa verità, quando dettero all’uomo il soprannome di microcosmo, cioè piccolo mondo, poiché, creato secondo la forma universale, egli ne ha in sé tutti gli elementi. L’universo, essendo la base materiale sulla quale opera la vita, ne ha egualmente la forma; in una parola, se l’uomo è il piccolo universo, l’universo è necessariamente il grandissimo uomo.

Maestro Tessier. Aveva già udito dire che il mondo era un grosso animale, e non conoscendo la verità nascosta sotto questa espressione, io volevo trovare nella conformazione della terra una qualche somiglianza con l’animale: i fiumi erano le vene di questo gran corpo, e le rocce ne erano le ossa. Ora concepisco l’universo modellato sul grande organismo. Tutto quel che ha vita in lui, è dopo di lui il tipo della vita con maggiore o minor perfezione. Nell’uomo questo tipo si riflette pienamente; è chiaro dunque che l’uomo è il piccolo universo.

Sig. Lanoue. Cosi it dogma dell’ Universo-Dio ammesso dagli antichi è esattissimo, se si vede l’intero universo nell’organismo che l’anima; è un ateismo e in pari tempo una palmare assurdità, se si pretende che l’organizzazione proviene dalla materia.

Maestro Tessier. Voi mi redarguite sempre per la mia curiosità, come se approdassimo per le mie domande a cose inutili. Vedete intanto a quale immenso risultato ci ha condotti la vostra teoria delle forme! In ogni religione Dio è una qualità morale. Voi avevate un bel dirmi una volta che Dio è il bene personificato; essendo il bene una qualità metafisica, Dio sarebbe semplicemente un’astrazione della mente. Ora io concepisco Dio come vita, sostanza e forma; giudicate se può sfuggirmi! Egli è la vita in principio, la sostanza di tutto quel che è, la forma generatrice di tutto quel che si organizza. Posti a differenti gradi da lui, gli esseri lo ricevono più o meno perfettamente; qui egli si riflette in tutto il suo splendore come il sole a mezzogiorno; più lontano si copre di nubi; ma tutte queste variazioni appartengono al ricevente; Dio non ne soffre. Quidquid recipitur, ci dicevano in collegio, recipitur ad modum recipientis, tutto quel che si riceve, si riceve secondo la qualità del recipiente. Vedete ancora quale conseguenza si deduce da tutto ciò. La creazione è una emanazione della sostanza e della stessa vita di Dio; qui essa entra manifestamente nell’intelletto. L’opinione volgare che vuole che Dio abbia fatto tutto dal nulla, non ha senso comune.

Sig. Lanoue. Infatti vi è un assioma incontestabile dell’antica filosofia, che è questo: Nihil de nihilo, dal nulla non proviene nulla. Rispondo al vostro brocardo latino con un altro; ma ammiro la perspicacia della vostra mente, maestro Tessier.

Maestro Tessier. La mente non è né erudizione, né memoria ; è l’intelletto applicato alle cose. Dietro questa definizione che non ammette eccezione, quanto più un soggetto è elevato, tanto più l’intelletto si sviluppa occupandosene. Così io credo che per arrivare alle grandi idee bisogna cimentarsi nei grandi soggetti.

Sig. Lanoue. Ora, maestro Tessier, voi possedete la teoria delle forme nel suo principio. Il tutto è creato sulla forma umana, non il tutto materiale disposto in mari e in continenti, ma il tutto vivo e organizzato. La materia infatti non costituisce il mondo, essa passa indifferentemente da una forma all’altra senza conservarne alcuna; la vita sola che ha la forma. Pane – che presso i pagani era l’emblema di questo tutto, e aveva la faccia d’uomo i piedi degli animali della classe inferiore – prova che nelle idee degli autori della mitologia l’organizzazione primigenia comprendeva in un tipo unico tutti i gradi della vita.

Maestro Tessier. Ci vorranno più di due secoli, signor Lanoue, prima che l’uomo comune in Francia pervenga all’intelligenza della vostra teoria delle forme. È la dottrina più profonda che io abbia mai conosciuto in vita mia. Non ammettendo facoltà senza organi, essa combatte le illusioni degli spiritualisti che errano nel vago, mentre toglie ai materialisti ogni pretesto per dire che l’organo stesso è il pensiero. Quante false intuizioni sono state tratte dal sistema del dottor Gall1! Quel che vi è di più essenziale per me è questo, che io non posso più concepire l’uomo come una materia pura e passiva; le sue relazioni incontestabili con Dio fin da questo mondo mi provano quelle che egli dovrà avere con lui nell’altro. Re dell’universo, egli non è sopra questa terra come un semplice attore; e nondimeno,i filosofi si sono beffati di questa dignità reale, che chiamano immaginaria.

Sig. Lanoue. La Genesi lo dice espressamente, ma i filosofi non vi credono. E tuttavia, il semplice buon senso dovrebbe bastare per dimostrar loro la supremazia dell’uomo sul resto della creazione e che l’uomo guardi intorno a sé, e che cerchi di scoprire un solo es-sere che gli sia uguale.

Maestro Tessier. Non c’è nessuno in tutto il mio orizzonte. Credo che potrei cambiar mille volte d’orizzonte, senza vedere altro sopra tutta la terra che la natura bruta sommessa alla natura intelligente. Vedrei animali domestici schiavi dell’uomo, o animali selvaggi fuggire al suo avvicinarsi.

Sig. Lanoue. Osservate inoltre che l’uomo è il solo essere della creazione che si serve di tutto quel che esiste, ed nessun essere, all’infuori di Dio, ha il privilegio di servirsi di lui; e ancora Dio, considerandolo come cooperatore alla sua opera sua, gli lascia la sua libertà Quale animale sulla terra, al pari dell’uomo, è dotato di libero arbitrio?

Maestro Tessier. Sotto questo punto di vista la cosa infatti è magnifica. Un essere libero per essenza è tutto quel che si può immaginare di più perfetto. La libertà dell’uomo, ecco il suo titolo e la sua eccellenza. Ma ditemi dunque, perché questo re della natura diviene tante volte preda del leone e della tigre; ditemi perché l’oceano sommerge senza pietà la sua nave e getta il suo cadavere fra le alghe della riva? Se gli piace costruire la sua capanna ai piedi d’una montagna, il vento stacca una valanga che distrugge la sua capanna e il suo campo; perché le pestilenze, la fame, i terremoti, i vulcani, le trombe marine, le tempeste, in una parola, il male fisico? La questione del male morale si concilia benissimo col libero arbitrio dell’uomo. Dio non può impedire il delitto e proteggere apertamente l’innocenza senza far violenza a questo libero arbitrio; ma l’uomo non sarebbe meno libero se non vi fossero né bestie feroci, né sconvolgimenti fisici.

Sig. Lanoue. La natura è i1 mondo degli effetti. Quaggiù appaiono gli effetti le cui cause sono nel mondo spirituale. L’universo visibile è una manifestazione dell’invisibile. Il bene ha sulla terra la sua immagine, o piuttosto la sua espressione; bisogna necessariamente che il male abbia la sua; perché l’altro mondo, che è ad un tempo il bene e il male, è congiunto al nostro con legami indissolubili. Un colpo dato nell’uno ha necessariamente un contraccolpo nell’altro; questo è inevitabile. Senza di ciò, la catena sarebbe rotta. II mondo spirituale considerato in sé, sarebbe un mondo di cause senza manifestazione, e la terra che noi abitiamo, considerata singolarmente, sarebbe un complesso di effetti senza causa. La ragione dell’esistenza del male fisico sulla nostra terra è da ricondursi a queste circostanze. Perché vi è del male nella sfera immateriale? Perché questa sfera è il principio di tutto quel che vive quaggiù? Voi capite che sarebbe una filosofia assai indiscreta quella che domandasse a Dio conto della legge che vuole che i due mondi siano uniti.

Maestro Tessier. Dunque è l’inferno che produce il male fisico. Il popolo infatti attribuisce al diavolo tutto quel che vi è di cattivo. Ma il popolo! È arduo non avere altra filosofia che la sua!

Sig. Lanoue. In certi casi il popolo conserva il deposito delle tradizioni antiche, dove sono per noi tutte le verità: Vox popoli, vox Dei, dice il proverbio. Se non si attribuissero idee tanto basso e ridicole alle parole diavolo ed inferno, la questione sarebbe molto più chiara; sarebbe ridotta a questo: gli oggetti gradevoli sono la manifestazione d’un sentimento altrettanto gradevole; ciò che è buono nella sua esistenza è buono anche in sé, nel suo essere. Nessuno contraddirà questa proposizione. Rivolgiamola e noi abbiamo quest’altra: Le cose dannose sono realmente l’immagine e la manifestazione d’una causa spirituale, che nella nostra mente noi chiamiamo il male. Quel che ha un’esistenza contraria all’ordine e all’armonia proviene dalla sorgente del disordine e della confusione. Il bene produce quel che è analogo alla sua essenza, e il male quel che è identico alla sua natura.

Maestro Tessier. La vostra spiegazione è rigorosamente esatta. Bisogna che ciò che in origine è nocivo abbia una cattiva manifestazione, è incontestabile. Rimangono solamente le cose della natura che, senza essere cattive in sé, nondimeno, recano danno all’uomo. La tempesta, per esempio, non è l’inferno; perché suppongo che l’azione dei venti sia necessaria all’economia della terra.

Sig. Lanoue. La natura ha le sue leggi che debbono avere la loro esecuzione costante. Quando noi siamo in opposizione con queste leggi, è chiaro che non saranno sospese per usare un riguardo a noi. La tempesta ci farà fare naufragio, senza che vi sia bisogno per ciò di attribuirlo al diavolo. Vi sono delle cose nocive semplicemente perché la nostra ignoranza non ci permette di vedere che esse sono al loro posto nell’universo. Anzi di più, il nostro interesse che falsa tutto, ci fa chiamare dannosa una cosa che è per noi tale solamente nel momento presente, mentre subito dopo ci giova. Il vasaio dirà che la pioggia che cade sopra i suoi vasi è mandata dal diavolo; laddove il giardiniere, suo vicino, la considererà come una benedizione del cielo.

Maestro Tessier. E vero; per vedere giusto in ogni cosa bisogna fare astrazione dalla propria posizione e dal proprio interesse personale. Non è per rispetto a noi, alle nostre pentole ed alle nostre lattughe che va esaminata la questione del male fisico. Con un tal modo di giudicare non vi sarebbe più né bene, né male assoluto, vi sarebbero dei beni e dei mali relativi. L’orizzonte si estende con voi, sig. Lanoue. Quel che è male in sé, nella sua esistenza materiale, lo è essenzialmente nella sua origine spirituale. Quel che noialtri uomini deboli, fragili o limitati chiamiamo male, spesso è un bene. La natura ha le sue leggi costanti e l’uomo non può farvi nulla. Quindi io suppongo che voi non credete, come il sig. de Maistre2, che la preghiera abbia influenza sopra queste leggi, e che in grazia delle nostre umili suppliche Dio ci darà a piacimento il sole o la pioggia.

Sig. Lanoue. Pregare Dio in occasione d’un flagello è bene, ma bisogna pregarlo di metterci in stato di fare abnegazione di noi stessi e di acquistare così la forza di sopportarlo. Ecco come la preghiera ci può sottrarre alla stessa cattiva influenza. Io non le riconosco altra azione. Del resto, non ho mai visto nel Vangelo la formula della preghiera per ottenere il bel tempo o la pioggia; ma vi ho visto quella che c’insegna a domandare a Dio che la sua volontà sia fatta. Oh! quanto è bello riposare in pace nel seno della Provvidenza per le cose che non sono di nostra competenza! Come dice Montaigne3, un soffice guanciale per un capo ben fatto. Non ci è permesso agitarci, aspettando il fulmine, se non che per servirci contro di esso di quei mezzi che la Provvidenza fornisce alla nostra ragione. Io credo che Franklin4 avesse una più alta idea del Divino, servendosi d’un parafulmine, di quella che ne hanno i sagrestani delle parrocchie, quando sbatacchiano le campane, che attirano l’energia elettrostatica sulla loro chiesa.

Maestro Tessier. Non c’e pericolo di divenire superstiziosi con voi, sig. Lanoue. Vi ringrazio con tutto il cuore dei chiarimenti che mi avete dato sulle cose più difficili che io abbia incontrato nella vita. Vi prego di scusare le numerose e troppo impertinenti domande che mi son preso la libertà di farvi. Grazie a voi, ora non ho più dubbi; so dove sono, come e perché vi sono; so quel che devo fare; voi mi avete parlato tanto chiaramente che è possibile quel che diverrò un giorno. Le questioni che mi verranno d’ora in poi alla mente saranno veri stravizi d’immaginazione, ed io debbo dispensarmi dal produrli innanzi a voi.

Sig. Lanoue. Piaccia al cielo che diciate il vero, maestro Tessier, e che vi atteniate a quel che è veramente utile! Non è con l’ingrandire il suo orizzonte che si diviene più felici, anzi è col circoscriverlo. Quanto più la vista si estende, tanto più il desiderio di percorrere gli spazi si accresce con essa. Non è con l’abbandonarsi ai propri desideri che si ottiene la pace dell’anima, ma bensì col resistervi. Bisogna egualmente per il nostro riposo fissare un limite alle cose che concernono l’intelligenza. Questa teoria delle forme che voi avete compreso, vi offrirà sempre del nuovi misteri; la rigenerazione, che è tutta la religione, non ne ha più alcuno per voi. Quanto mi sentirei felice, mio caro amico, di non rivedervi più tranne che per venire ad associarvi con me in quelle preghiere, che sono ad un tempo l’alimento del cuore e dell’intelligenza. Gesù Cristo ci ha detto che quando fossimo anche soltanto due riuniti nel suo nome, egli sarà in mezzo a noi. L’uomo isolato è sovente distratto; è un vanitoso o un egoista che conversa con una coscienza venale che lo lusinga. Venite, mastro Tessier, venite qualche volta ad unire le vostre preghiere alle mie; cerchiamo d’incoraggiarci nelle traversie della vita con la nostra mutua confidenza. Se si è penetrati da una verità, in solitudine, si attinge ancora non so qual nuova forza nella convinzione d’un altro. Sapere che Dio è attento alle nostre preghiere, quando esse trovano un eco nel cuore del prossimo, non è forse un motivo forte abbastanza per farci ricercare la sua società? Ah, in questa relazione vi è da guadagnare più che non nello studio solitario e nell’oziosa contemplazione!

Maestro Tessier. Voi mi penetrate ad un tempo, sig. Lanoue, di vergogna e di pentimento. Potessi io fin da oggi cominciare quella vita cristiana che voi mi avete fatto considerare sotto colori tanto seducenti! Ma l’acqua del lago è ancora torbida, non è passato molto tempo da quando i venti l’hanno agitata; bisogna lasciarla riposare e riprendere la sua limpidezza, affinché l’immagine di Dio vi si rifletta. Dette queste parole, il notaio uscì.

1Gall, Franz Joseph. – Medico, nato a Tiefenbronn (Baden), il 9 marzo 1758, morto a Montrouge (Parigi), il 22 agosto 1828. Insegnò a Vienna dal 1796 al 1805, ma costretto dal governo a chiudere il suo corso, percorse l’Europa settentrionale e nel 1807 si stabilì a Parigi, dove riprese le lezioni, allontanandosi solo per pochi anni per recarsi in Inghilterra, dove la sua teoria ebbe particolare successo, mentre in Francia era vivacemente discussa e avversata, soprattutto dagli anatomici. È il fondatore della frenologia (v.), dottrina secondo la quale ogni facoltà psichica è rappresentata da una protuberanza cranica speciale, indice d’uno sviluppo maggiore della regione cerebrale sottostante, nella quale sarebbe situata la sede di questa facoltà (treccani.it).

2De Maistre, Joseph. – Pensatore e diplomatico (Chambéry 1753 – 1821). Fu aspramente critico verso la Rivoluzione francese e l’Illuminismo. Rintracciò le radici della mentalità razionalistica e individualistica dei philosophes nel ‘libero esame’ dei protestanti e interpretò il Terrore come il castigo che la Provvidenza aveva inviato al popolo francese per il suo spirito ateo e fanatico (Considérations sur la France ,1796). L’uomo, creatura debole e corrotta dal peccato originale, non può autogovernarsi: un ordine politico stabile è possibile soltanto se fondato sulle verità della religione.

3Montaigne, Michel Eyquem, signore di. Scrittore e filosofo francese (castello di Montaigne, Périgord, 1533 – ivi 1592).

4Franklin, Benjamin. – Tipografo, scrittore, uomo di stato, diplomatico, educatore, inventore, nacque a Boston il 17 gennaio 1706, e morì a Filadelfia il 17 aprile 1790.

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