Arcana Coelestia (1778-1810)

Genesi 15

1. Dopo questi fatti, questa parola di Jehovah fu rivolta in visione ad Abramo: Non temere, Abramo. Io sono uno scudo per te, la tua ricompensa sarà molto grande.

2. E Abramo disse: Signore Jehovah, cosa mi darai, io sono senza figli, e l‘erede della mia casa è Eliezer il damasceno.

3. E Abramo aggiunse: Non mi hai dato una discendenza, ed ecco un servitore della mia casa sarà mio erede.

4. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola da Jehovah: Non sarà costui il tuo erede, ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà tuo erede.

5. E lo condusse fuori e disse: Guarda ora verso il cielo, e conta le stelle, se sei in grado di contarle. E aggiunse: Tale sarà la tua discendenza.

6. Ed egli credette in Jehovah, e il Signore lo considerò nella sua giustizia.

7. E gli disse: Io sono Jehovah che ti ha condotto fuori da Ur dei Caldei, per darti questa terra in possesso.

8. E egli disse: Signore Jehovah, in che modo saprò che ne avil possesso?

9. Ed gli disse: prendi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e una gallina.

10. Egli prese tutti queste animali e li divise a me, e posò ciascuna parte contro l’altra; ma non divise gli uccelli.

11. E gli uccelli rapaci piombarono sui corpi, e Abramo li scacciò.

12. E quando il sole stava tramontando Abramo cadde in un sonno profondo. Ed ecco una grande angoscia piombò su di lui.

13. Allora il Signore disse ad Abramo: Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.

14. E giudicherò anche la nazione che essi serviranno; e dopo essi usciranno con grande ricchezza.

15. Andrai in pace ai tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice.

16. E nella quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli amoriti non è ancora consumata.

17. E il sole era tramontato, e c’era fitta oscurità; ed ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passarono tra le parti di quegli animali.

18. In quel giorno Jehovah fece un patto con Abramo, dicendo: Alla tua discendenza darò questa terra, dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate.

19. La terra dove ora abitano I keniti, i kenizziti i kadmoniti;

20. Gli ittiti, i perizziti e i refaim;

21. Gli amoriti, i cananei, i girgasiti e i gebusei.

Contenuti

1778. Qui nel senso interno seguono le cose concernenti il Signore dopo che aveva fronteggiato nell’infanzia i più severi combattimenti contro le tentazioni, che erano dirette contro l’amore che egli nutriva verso l’intero genero umano, e in particolare verso la chiesa. Essendo dunque ansioso riguardo al loro futuro stato, fu fatta una promessa; ed è stato mostrato allo stesso tempo quale sarebbe stato lo stato della chiesa verso la sua fine quando avrebbe iniziato ad estinguersi; nondimeno, ancora una nuova chiesa sorgerà, che per sostituire la precedente; da cui il regno celeste sarebbe enormemente arricchito.

1779. Conforto del Signore dopo i combattimenti delle tentazioni descritte nel precedente capitolo (versetto 1).

1780. Censura del Signore riguardo alla chiesa, che era meramente esteriore (versetti 2-3). Promessa riguardante la chiesa interna (versetto 4). Riguardo alla sua moltiplicazione (versetto 5). Il Signore è la giustizia (versetto 6). E a lui solo appartiene il regno nei cieli e sulla terra (versetto 7).

1781. E dato che voleva essere certo che il genere umano sarebbe stato salvato (versetto 8), gli è stato mostrato che ne sarebbe stato della chiesa, in generale, nello specifico e in particolare (versetti 9-17).

1782. Giovenca, capra e montone sono rappresentativi delle cose celesti della chiesa; la tortora e la gallina sono rappresentativi delle sue cose spirituali (versetto 9). La chiesa era da un lato e il Signore dall’altro lato (versetto 10). Il Signore avrebbe dissipato i mali e le falsità (versetto 11). Ma le falsità avrebbero imperversato ancora (versetti 12-13). Ci sarà poi da questi la liberazione (versetto 14). Così il Signore ha ricevuto conforto (versetto 15). Ma i mali avrebbero preso possesso (versetto 16). E infine non regnerebbe altro che falsità e cupidità (versetto 17). Poi sarebbe venuto il regno del Signore, e una nuova chiesa, di cui è descritta la diffusione (versetto 18). Le falsità e i mali espulsi da essa sono le nazioni nominate (versetti 19-21).


Significato interiore

1783. Le cose che sono qui contenute sono – come è stato detto prima – verità storiche, vale a dire, che Jehovah parlò così con Abramo e che la terra di Canaan gli fu promessa in eredità; che gli fu comandato di prendere una giovenca, una capra, un montone, una tortora e una gallina; che un rapace piombò sui corpi; che cadde in un sonno profondo; che piombò in una grande angoscia; e che quando il sole era tramontato egli vide una sorta di braciere fumante e una fiaccola ardente tra le parti degli animali; oltre agli altri eventi storici. Queste sono veri storiche; e nondimeno ciascuna di esse e tutte nel loro insieme, anche il minimo particolare, ha una valenza rappresentativa; e le stesse parole con le quali sono state scritto, anche il più piccolo iota, sono significative. Vale a dire che in ciascuna e tutte queste cose c’è un senso interno; perché ciascuna e tutte le cose contenute nella Parola sono ispirate, ed essendo state ispirate non possono che essere da un’origine celeste; cioè, esse devono necessariamente contenere nel loro intimo cose celesti e spirituali, altrimenti non potrebbe essere la Parola del Signore.

[2] Queste sono le cose contenute nel senso interno; e quando questo senso è aperto, il significato lettera viene dismesso, come se non fosse nulla. D‘altro canto, quando l’attenzione si sofferma unicamente sul significato storico o letterale, il senso interno si è annichilito, come se non ci fosse. Questi due sono legati come luce celeste e la luce del mondo; e per converso, come la luce del mondo alla luce celeste. Quando appare la luce celeste, la luce del mondo è come densa oscurità, come mi è stato dato di conoscenza per esperienza. Ma quando qualcuno è alla luce del mondo, qualora apparisse la luce celeste, sarebbe come densa oscurità. Lo stesso vale per la mente umana: a colui che riconduce ogni cosa alla sapienza umana, o alla conoscenza mondana, la sapienza celeste appare come qualcosa di oscuro; e a colui che è nella sapienza celeste, la sapienza umana è come un sorta di oscura indefinita che, se non vi fossero i raggi celesti, sarebbe come densa oscurità.

1784. Versetto 1. Dopo questi fatti, questa parola di Jehovah fu rivolta in visione ad Abramo: Non temere, Abramo. Io sono uno scudo per te, la tua ricompensa sarà molto grande. Dopo questi fatti, questa parola di Jehovah fu rivolta in visione ad Abramo, significa che dopo i combattimenti condotti nell’infanzia vi fu una rivelazione. Una visione indica un‘intima rivelazione, che è quella della percezione. Non temere, Abramo. Io sono uno scudo per te, significa la protezione contro i mali e le falsità, cui doveva affidarsi. La tua ricompensa sarà molto grande, significa il fine delle vittorie.

1785. Dopo questi fatti, questa parola di Jehovah fu rivolta in visione ad Abramo. Che questo significhi che dopo i combattimenti nell’infanzia c’è una rivelazione evidente dal significato di parole, anche della parola di Jehovah a Abramo e anche dal significato di visione. Per parole, nella lingua ebraica, sono significate cose determinate, e qui cose avvenute, che sono i combattimenti del Signore contro le tentazioni, di cui si è trattato nel capitolo precedente. La parola di Jehovah a Abramo non è altro che la parola del Signore, presso se stesso. Ma nell’infanzia, e nei combattimenti contro le tentazioni, quando le essenze non erano ancora congiunte in uno, non poteva apparire altrimenti che come una rivelazione. Ciò che è interno, quando agisce in ciò che è esterno, in uno stato e in un momento ad esso peculiare, in cui questo è distante, non può manifestarsi in nessun altro modo. Questo stato è denominato stato di umiliazione del Signore.

1786. Che visione significhi intima rivelazione, che è quella della percezione, può essere visto dalla natura delle visioni, che sono conformi lo stato dell’uomo. A coloro il cui interno è chiuso, una visione è molto diversa da quella che è in coloro il cui interno è aperto. Per esempio: quando il Signore apparve a tutta ladunanza sul monte Sinai, l’apparizione era una visione diversa da quella di Aronne, e quest’ultima era differente dalla visione di Mosè; e ancora, le visioni dei profeti erano diverse da quella di Mosè. Ci sono molti tipi di visioni di cui, per Divina misericordia del Signore, si dirà qui di seguito. Più interiori sono le visioni, più sono perfette. Presso il Signore esse furono le più perfette di tutte, perché egli aveva allora la percezione di tutte le cose nel mondo degli spiriti e nei cieli, e aveva anche una comunicazione immediata con Jehovah. Questa comunicazione è rappresentata, e nel senso interno è significata, dalla visione in cui Jehovah apparve ad Abramo.

1787. Non temere, Abramo. Io sono uno scudo per te. Che questo significhi la protezione contro i mali e le falsità, cui egli doveva affidarsi, è evidente dal significato di scudo, che sarà esposto qui di seguito. Queste parole, vale a dire, che Jehovah è uno scudo, e che egli riceverà una grande ricompensa, sono di conforto dopo le tentazioni. Ogni tentazione è accompagnata da una sorta di disperazione, altrimenti non sarebbe una tentazione, a cui segue il conforto. Colui che è tentato viene sottoposto allansie, che induce uno stato di disperazione circa cosa debba accadere. Il combattimento stesso contro la tentazione non è altro. Colui che è sicuro della vittoria non è ansia e quindi non è in tentazione.

[2] Anche il Signore, avendo fronteggiato le più gravi e crudeli tentazioni, non poteva non passare attraverso stati di disperazione, che poi disperse e superò con il proprio potere; come può essere chiaramente visto dalla sua tentazione in Gethsemane, così esposto in Luca:

Quando Gesù fu sul posto, disse ai discepoli: Pregate per non cadere in tentazione. Poi allontanatosi da loro a un tiro di sasso, inginocchiatosi, pregò, dicendo: Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia, non la mia volontà sia fatta, ma la tua. E gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo. Ed essendo in angoscia, pregò con maggiore sincerità e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano sul suolo (Luca 22: 40-45)

In Matteo:

Cominciò a provare tristezza e angoscia. Poi disse ai discepoli: Tutta la mia anima è triste fino alla morte. Andando avanti un poco, cadde con la faccia a terra pregando e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. Tuttavia, non si faccia come voglio io, ma come vuoi tu. Ancora una seconda volta si allontanò e pregò dicendo: Padre mio, se devo proprio bere questo calice, sia fatta la tua volontà. Egli pregò una terza volta, ripetendo le stesse parole (Matteo 26: 37-44)

in Marco:

Cominciò a sentire paura e angoscia, e disse ai discepoli: L’anima mia è triste fino alla morte. Si spinse un po’ più avanti e cadde per terra, e pregò che, se fosse possibile, passasse sa lui quell’ora. Disse: Abba, Padre, tutte le cose sono possibili a te; allontana da me questo calice; ma si faccia non come io voglio, ma come tu vuoi, e così parlò una seconda volta e una terza (Marco 14: 33-41)

[3] Da questi passai vediamo quale era la natura delle tentazioni del Signore – che erano le più terribili di tutte; e che sentiva l’angoscia dall’intimo, che sudava sangue; che era allora in stato di disperazione riguardo al fine e alle circostanze e anche che ebbe conforto. Le parole che prendono in considerazione, Io Jehovah sono il tuo scudo e la tua ricompensa sarà molto grande, implicano allo stesso modo, il conforto dopo il combattimento contro le tentazioni, di cui si è trattato nel precedente capitolo.

1788. Che uno scudo significhi protezione contro i mali e le falsità, cui egli doveva affidarsi, è evidente senza necessità di spiegazione; infatti è diventata familiare l’espressione secondo cui Jehovah è scudo e un riparo. Ma ciò che è specificamente inteso per scudo può essere visto dalla Parola, in quanto, in relazione al Signore significa protezione, e in relazione all’uomo significa fiducia nella protezione del Signore. Dato che guerra significa le tentazioni, come mostrato in precedenza, n. 1664, tutte le armi usate in guerra significano specifiche cose inerenti la tentazione e la difesa dai mali e dalle falsità, cioè contro l’orda diabolica che induce la tentazione. Quindi scudo significa una cosa, riparo unaltra, corazza un’altra, elmo, unaltra, lancia un’altra, arpione un altre, spada un’altra, arco e frecce un’altra, cotta di maglia, un’altra; riguardo a ciascuna delle quali, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito.

[2] La ragione per cui scudo in relazione al Signore significa protezione contro i mali e le falsità, e in relazione all’uomo, fiducia nel Signore, è che esso è una protezione del petto; e per il petto s’intendono il bene e la verità. Il bene, perché il cuore è là, e la verità perché i polmoni sono là. Che questo sia il significato di scudo, è evidente in Davide:

Benedetto sia Jehovah, mia roccia, che addestra le mie mani a combattere, le mie dita alla guerra. Mia misericordia e mia fortezza, mio bastione e mio liberatore, mio scudo; in lui confido (Salmi 144:1-2)

dove combattimento e guerra sono da intendersi nel senso interno, contro le tentazioni, le tentazioni del Signore; scudo, in relazione a Jehovah, è la protezione; e in relazione all’uomo è la fiducia, come è evidente.

[3] Nello stesso libro:

O Israele, confida in Jehovah; egli è il loro aiuto e il loro scudo. Casa di Aronne, confida in Jehovah; egli è il loro aiuto e il loro scudo. Voi che temete Jehovah, confidate in Jehovah; egli è il loro aiuto e il loro scudo (Salmi 115:9-11)

dove il significato è simile. Nello stesso libro:

Jehovah è la mia fortezza, mio Dio in cui confido. Egli vi coprirà con la sua ala; e nelle sue ali confiderete; la sua verità è uno scudo e una corazza (Salmi 91:2, 4)

dove scudo e corazza indicano la protezione contro le falsità.

[4] Nello stesso libro:

Jehovah è la mia roccia, la mia fortezza e il mio liberatore, mio Dio, roccia forte in cui confido, il mio scudo e il corno della mia salvezza. Jehovah è uno scudo per tutti coloro che confidano in lui (Salmi 18:2, 30)

dove il significato è simile. Nello stesso libro:

Tu che metti alla prova i cuori e i reni, Dio giusto; il mio scudo è in Dio che salva il retto nel cuore (Salmi 7:9-10)

il che significa fiducia. Nello stesso libro:

Tu mi hai dato lo scudo della tua salvezza e la tua mano destra mi sostiene (Salmi 18:35)

che significa anche fiducia. Nello stesso libro:

Gli scudi della terra appartengono a Dio; egli è l’Altissimo (Salmi 47:9)

dove si intende ancora la fiducia.

[5] Nello stesso libro:

Jehovah Dio è un sole e uno scudo; Jehovah darà grazia e gloria; il bene non sarà negato a quelli che camminano nell’integrità (Salmi 84:11)

dove s’intende la protezione. In Mosè:

Sia beato Israele; chi è simile a te, popolo salvato in Jehovah, lo scudo del tuo aiuto, e la spada della tua eccellenza e i tuoi nemici sono nello scompiglio (Deut. 33:29)

scudo indica la protezione.

[6] Poiché si tratta di armi di guerra con riferimento a coloro che si trovano nei combattimenti contro le tentazioni, così anche le stesse armi di guerra sono attribuite ai nemici che assalgono e tentano, e quindi assumono in tal caso un significato opposto. Così scudo significa i mali e le falsità con cui combattono e si difendono, e in cui confidano. Come in Geremia:

Preparate scudo e corazza il cavallo e avanzate per la battaglia. Attaccate i cavalli e montate, cavalieri. Schieratevi con gli elmi, agitate le lance, indossate le corazze. (Ger. 46:3-4)

Oltre a molti altri passi.

1789. La tua ricompensa sarà molto grande. Che questo significhi il fine delle vittorie è evidente dal significato di ricompensa, vale a dire il premio dopo i combattimenti contro le tentazioni; qui il fine è la vittoria, perché il Signore non ha mai cercato alcuna vittoria per se stesso. Il suo premio delle vittorie era la salvezza dell’intero genere umana; ed è per amore verso l’intero genere umana che egli combatté. Colui che combatte da questo amore non persegue alcun premio, perché questo amore è tale da voler dare e cedere tutto ciò che gli è proprio agli altri e non tenere nulla per sé; dunque è la salvezza dell’intero genere umano che qui sintende per ricompensa.

1790.Versetto 2. E Abramo disse: Signore Jehovah, cosa mi darai, io procedo senza figli, e l‘erede della mia casa è Eliezer il damasceno. Abramo disse: Signore Jehovah, significa la percezione del Signore. Abramo è l’uomo interiore; il Signore Jehovah è l’uomo interno in relazione all’interiore. Cosa mi darai, io procedo senza figli, significa che non c’era una chiesa interna. E l‘erede della mia casa, significa una chiesa esterna. È Eliezer il damasceno, indica la chiesa esterna.

1791. Abramo disse: Signore Jehovih. Che questo significhi la percezione del Signore, si può vedere dal fatto che il Signore aveva la percezione più completa e perfetta di tutte le cose. Questa percezione, come detto prima, era una sensazione percettiva e una conoscenza di tutto ciò che stava avvenendo nel cielo e fu una continua comunicazione e una interiore conversazione con Jehovah, che solo il Signore aveva. Questo s’intende nel senso interno con le parole, Abramo disse a Jehovah. Questo è stato rappresentato da Abramo quando si rivolgeva a Jehovah; e lo stesso s’intende in ciò che segue ogni qual volta ricorre l’espressione Abramo disse a Jehovah.

1792. Quel Abramo indichi l’uomo interiore, o che Abramo rappresenti l’uomo razionale o interiore del Signore, è stato affermato in precedenza. Quale sia l’uomo interiore del Signore è stato mostrato nel precedente capitolo.

1793. Che il Signore Jehovih sia l’uomo interno in relazione all’interiore, è evidente da quanto è stato detto riguardo all’uomo interno del Signore, cioè che era Jehovah stesso, da cui è stato concepito, ed era l’unico Figlio, e a cui l’essenza umana del Signore fu congiunta dopo che egli – attraverso i combattimenti contro le tentazioni – ebbe purificato, cioè che gli derivava dalla madre. Lappellativo Signore Jehovih ricorre spesso nella Parola; invero, come di frequente Jehovah è chiamato Signore, non altrettanto di frequente è chiamato Signore Jehovah, ma Signore Jehovih, e questo soprattutto dove si tratta delle tentazioni.

[2] Come in Isaia:

Ecco Jehovih il Signore viene in potenza, e col suo braccio regnerà per lui. Ecco, la sua ricompensa è con lui e la sua opera, davanti a lui. Come un pastore pasce il suo gregge, egli raduna gli agnelli sotto il suo braccio, li porta in grembo e li guida. (Is. 40:10-11)

dove Jehovih il Signore viene in potenza fa riferimento alla sua vittoria nei combattimenti contro le tentazioni. Il suo braccio regnerà per lui, significa che è dal proprio potere. Quale sia la ricompensa è che è menzionata nel primo versetto di questo capitolo è qui affermato, vale a dire, la salvezza dell’intero genere umano, cioè: Egli pasce il suo gregge come un pastore, raduna gli agnelli sotto il braccio, li porta in grembo, e li guida; tutte cose
riguardanti l’amore intimo o Divino.

[3] Nello stesso profeta:

Jehovih il Signore ha aperto il mio orecchio e io non ho opposto resistenza; non mi sono tirato indietro. Ho consegnato il mio corpo ai flagellatori, le mie guance a chi mi strappava la barba. Non ho nascosto il mio volto alle ignominie e agli sputi. Jehovih il Signore verrà in mio soccorso. Ecco Jehovih il Signore verrà in mio soccorso (Isaia 50:5-7, 9)

dove è chiaro il riferimento alle tentazioni. Oltre ad altri passi.

1794. Cosa mi darai, io procedo senza figli. Che questo significhi che non esisteva una chiesa interna può essere visto dal significato di procedere senza figli. Per procedere, nel senso interno s’intende vivere, come specificato prima, n. 519). Ma uno che è senza figli è colui che non ha una discendenza. Questo è il soggetto trattato dei seguenti versetti (3-5), dove è spiegato cosa sintende per chi è senza figli, o che non ha discendenza.

1795. E il servitore della mia casa. Che questo significhi la chiesa esterna è evidente dal significato di servitore della casa nel senso interno, cioè rispetto alla chiesa. La chiesa esterna è chiamata servitore della casa, quando la chiesa interna è la casa stessa e il padre della famiglia è il Signore. La chiesa esterna non è rappresentata altrimenti, perché le attività di servizio appartengono alla chiesa esterna; come l’amministrazione dei riti, e di molte cose che riguardano il luogo del culto e la chiesa stessa, cioè la casa di Jehovah ovvero del Signore.

[2] La chiesa esterna senza il suo interno non è nulla; essa trae la sua esistenza dalla chiesa interna ed è conforme ad alla chiesa interna. Il caso qui è lo stesso che presso l’uomo, essendo il suo esterno, di per sé, una cosa di nessun conto a meno che non vi sia un interno che gli dà anima e vita. Quindi come è linterno, tale è l’esterno; o come è la mente, tale è il valore di tutte le cose che si manifestano nell’esterno o corporeo. Le cose che sono dal cuore rendono l’uomo; non ciò che è dalla bocca e dai gesti; e allo stesso modo per la chiesa interna. E ancora la chiesa esterna è come l’uomo esterno, in quanto questi hanno la custodia e amministrano; o ciò che è lo stesso, l’uomo esterno può anche essere chiamato il maggiordomo della casa, quando per la casa sintenda l’uomo interno. Da ciò è evidente il significa di senza figli, vale a dire lo stato in cui non c’è una chiesa interna, ma solo una esterna; come era a quel tempo, di cui il Signore si lamentava.

1796. È Eliezer il damasceno. Da quanto è stato appena detto è ora evidente che queste parole indicano la chiesa esterna; e lo stesso emerge dal significato di damasceno. Damasco era la principale città della Siria, dove vi erano i resti del culto della chiesa antica, e da cui proviene Eber, ovvero la nazione ebraica, con la quale non s’intende altro che l’esterno della chiesa, come è stato già affermato (n. 1238, 1241), quindi nient’altro che la custodia della casa. Che ci sia in queste parole qualcosa che attiene alla disperazione e di conseguenza, alla tentazione del Signore, è evidente dalle parole stesse, e anche dal conforto che segue, riguardo alla chiesa interna.

1797. Versetto 3. E Abramo aggiunse: Non mi hai dato una discendenza, ed ecco un servitore della mia casa sarà mio erede. E Abramo aggiunse: Non mi hai dato una discendenza, significa che non vi era una chiesa interna, cioè l’amore e la fede. Ed ecco un servitore della mia casa sarà mio erede, significa che nel regno del Signore ci sarebbe solo ciò che è esterno.

1798. Abramo aggiunse: Non mi hai dato una discendenza. Che questo significhi che non esisteva alcuna chiesa interna, si evince dal significato di discendenza [seme], che è l’amore e la fede, di cui si è detto più sopra (n. 255, 256, 1025) e dal significazione di erede, come spiegato di seguito. Che l’amore e la fede che ne deriva siano l’interno della chiesa è già stato più volte detto e mostrato. Nessuna altra fede s’intende, essendo l’interno della chiesa ciò che è dell’amore o della carità, cioè che è dall’amore o dalla carità.

[2] La fede, in senso generale, è tutto l’insegnamento dottrinale della Chiesa. Ma la dottrina separata dall’amore o dalla carità in alcun mondo può rendere l’interno della chiesa, poiché la dottrina è solo la conoscenza che appartiene alla memoria, e questa esiste anche presso i peggiori uomini, e anche presso gli uomini infernali. Viceversa, la dottrina che è dalla carità, ovvero che appartiene alla carità, fa l’interno della chiesa, perché appartiene alla vita. La vita stessa è l’interiore di ogni culto; e così è tutta la dottrina che scaturisce dalla vita della carità; è questa la dottrina che della fede che qui sintende. Che sia questa la fede che costituisce l‘interno della chiesa, si può vedere da questa sola considerazione, che chi ha la vita della carità conosce tutte le cose della fede. Si esaminino tutte le cose della dottrina e si scopra cosa e di che qualità sono; non si riferiscono esse alla carità e, di conseguenza, alla fede che è dalla carità?

[3] Si considerino i precetti del Decalogo. Il primo di questi è amare il Signore Iddio. Colui che ha la vita dell‘amore o della carità, amare il Signore Iddio, perché questa è la sua vita. Un altro precetto è osservare il sabato. Colui che è nella vita dell’amore, o nella carità, considera il sabato nella sua santità, perché nulla è più dolce per lui che amare il Signore e glorificarlo ogni giorno. Il precetto non uccidere è completamente dalla carità. Colui che ama il prossimo, rabbrividirebbe nel fare ciò che possa ferirlo, e a maggior ragione ucciderlo. Così anche il precetto non rubare; perché colui che la vita della carità preferirebbe dare ciò che è proprio al prossimo, piuttosto che prendere qualsiasi cosa da lui. E così con il precetto non commettere adulterio; colui che è nella vita della carità vigila sulla moglie del suo prossimo, affinché nessuno possa infliggerle tale danno; e considera l’adulterio come un crimine contro la coscienza, capace di distruggere l’amore coniugale ed i suoi doveri. Desiderare ciò che appartiene al prossimo è anche contrario alla volontà di coloro che sono nella vita della carità; perché è della carità desiderare il bene degli altri dal proprio e da ciò che appartiene a se stessi; dunque, non desiderando in alcun modo le cose altrui.

[4] Questi sono i precetti del Decalogo che costituiscono le cose dottrinali della fede più esteriori; e questi sono presenti non solo nella memoria ma anche nel cuore di chi è nella carità, e nella sua vita; e sono impressi in lui, perché sono nella sua carità, e quindi nella sua stessa vita; oltre ad altre cose di natura dogmatica che questi conosce allo stesso modo, dalla carità; perché vive in modo conforme alla coscienza di ciò che è giusto. Alla giustizia e la verità che egli non può comprendere esplorare, crede semplicemente, ovvero dalla semplicità cuore, perché il Signore lo ha detto; e colui che crede non pecca, anche se ciò a cui crede non è vero in sé, ma è una verità apparente.

[5] Come per esempio, se qualcuno crede che il Signore sia arrabbiato, che egli punisca, che egli metta alla prova e simili cose. Oppure, se egli ritiene che il pane e il vino nella Santa Cena abbiano una valenza rappresentativa, o che la carne e il sangue siano in qualche modo presenti, è irrilevante se dicono l’una o l’altra. Sebbene siano pochi ad avere un’opinione in proposito e, anche se hanno una tale opinione, a condizione che questo sia fatto da un cuore semplice, credono a ciò in cui sono stati istruiti e tuttavia vivono nella carità. Questi, quando odono che il pane e il vino nel senso interno significano l’amore del Signore verso l’intero genere umano e le cose che sono di questo amore e l’amore reciproco dell’uomo verso il Signore e verso il prossimo, credono immediatamente e si rallegrano che sia così. Non altrettanto coloro che sono nelle cose dottrinali e non nella carità; questi disputano su ogni cosa, e condannano tutti coloro che non hanno la loro stessa opinione. Da tutto questo chiunque può comprendere che l’amore per il Signore e la carità verso il prossimo costituiscono l’interno della chiesa.

1799. Ed ecco un servitore della mia casa sarà mio erede. Che questo significhi che ci sarebbe solo ciò che è esteriore nel regno del Signore, si evince dal significato interiore di erede e di ereditare. Diventare erede o ereditare significa la vita eterna nel regno del Signore. Tutti coloro che sono nel regno del Signore sono figli; perché vivono dalla vita del Signore, che è la vita dell’amore reciproco; da cui vengono chiamati figli. I figli o gli eredi del Signore sono tutti nella sua vita, perché la loro vita è da lui e sono nati da lui, cioè sono stati rigenerati. Coloro che sono nati da chiunque, sono eredi; e così sono tutti quelli che sono stati rigenerati dal Signore, i quali ricevono la sua vita.

[2] Nel regno del Signore ci sono quelli che sono esterni, e quelli che sono interni. Gli spiriti retti, che sono nel primo cielo, sono esterni; gli spiriti angelici, che sono nel secondo cielo, sono interiori; e gli angeli, che sono nel terzo cielo, sono interni. Coloro che sono esterni non sono così strettamente congiunti o così vicini al Signore, come quelli che sono interiori; né questi sono così congiunti o così vicini al Signore, come quelli che sono interni. Il Signore, dal Divino amore o misericordia, vuole stringere tutti a sé; affinché non stiano alle porte, cioè nel primo cielo; dunque egli vorrebbe che fossero tutti nel terzo cielo; e, se fosse possibile, non solo presso di sé, ma in se stesso. Tale è il Divino amore del Signore. Tuttavia, essendo la chiesa a quel tempo solo esteriore, egli, in queste parole, si rammaricava dicendo, Ecco un servitore della mia casa sarà mio erede, volendo intendere che ci sarebbe solo chi è esterno nel suo regno. Ma a questo segue il conforto e una promessa concernente chi è interno, nei versi che seguono .

[3] Quale sia l’esterno della chiesa è stato affermato prima (si vedano i n. 1083, 1098, 1100, 1151, 1153). Ciò che concerne la dottrina non fa di per sé l’esterno, e ancora meno l’interno, come è stato già affermato; né il Signore distingue di qui le chiese l’una dall’altra. Ciò che fa la differenza è una vita conforme ai principi dottrinali che, quando sono autentici, guardano alla carità come loro fondamento. Che cosa è la dottrina, se non ciò che insegna come un uomo deve vivere?

[4] Nel mondo cristiano sono le questioni dottrinali che distinguono le chiese; e per via di queste gli uomini si chiamano cattolici romani, luterani e calvinisti, o riformati, evangelici e altri nomi. È in ragione della dottrinale che ci sono queste distinzioni; che non vi sarebbero mai se essi facessero dell’amore per il Signore e della carità verso il prossimo il principio della fede. Le questioni dottrinali sarebbero allora solo varietà di opinioni che riguardano i temi della fede, che gli uomini veramente cristiani avrebbero permesso a chiunque di considerare secondo la propria coscienza, dicendo nel loro cuore che un uomo è veramente cristiano quando vive come cristiano, cioè come il Signore insegna. Così in luogo di tutte le diverse chiese ne resterebbe una; e tutti i dissidi che derivano unicamente dalla dottrina, svanirebbero; e allo stesso modo tutti gli odi dell’uno contro l’altro sarebbero dissipati in un momento e il regno del Signore verrebbe sulla terra.

[5] La chiesa antica, subito dopo il diluvio, sebbene diffusa in molti regni, era di questo carattere, cioè si dividevano tra di loro per molteplici questioni dottrinali; ciò nondimeno, la carità era il loro essenziale; ed essi guardavano al culto, non attraverso le questioni dottrinali che attengono alla fede, ma dalla carità che attiene alla vita. Questo si intende dove si dice che (Genesi 11:1), tutti avevano una stessa lingua e una stessa parola erano una; di cui sopra n. 1285 .

1800. Versetto 4. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola da Jehovah: Non sarà costui il tuo erede, ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà tuo erede. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola da Jehovah, significa una risposta. Non sarà costui il tuo erede, significa che ciò che è esterno non sarà l’erede del suo regno. Ma colui che uscirà dalle tue viscere, significa coloro che sono nell’amore per il Signore e nell’amore verso il prossimo. Egli sarà tuo erede. Significa che essi saranno fatti eredi.

1801. Ed ecco, gli fu rivolta questa parola da Jehovah. Che questo significhi una risposta, cioè che non ci debba essere ciò che è esteriore della chiesa, ma che debba esserci ciò che è interno, è evidente da ciò che segue. La parola da Jehovah, o questa risposta, è il conforto.

1802. Non sarà costui il tuo erede. Che ciò significhi che ciò che è esterno non sarà l’erede del suo regno, è evidente dal significato di divenire erede, o ereditare, spiegato sopra. L’erede del regno del Signore non è ciò che è esterno, ma ciò che è interno. Ciò che è esterno è pur sempre erede, ma attraverso ciò che è interno, perché agiscono come uno. Affinché ciò possa essere compreso, bisogna tener presente che tutti coloro che sono nei cieli – sia coloro che sono nel primo cielo, sia coloro che sono nel secondo e nel terzo cielo – vale a dire, sia gli esterni, sia gli interiori e gli interni, sono eredi del regno del Signore; perché tutti fanno un solo cielo. Nei cieli del Signore, gli interni e gli esterni sono distinti esattamente come tra gli uomini. Gli angeli nel primo cielo sono subordinati agli angeli che sono nel secondo, e questi sono subordinati agli angeli del terzo cielo. Tuttavia la subordinazione, non è quella del comando, ma è, come nell’uomo, l’influsso delle cose interne nelle cose più esterne; cioè l’influsso della vita del Signore che passa attraverso il terzo cielo, nel secondo, e da questo nel primo cielo, nell’ordine della loro successione, oltre a ciò che fluisce immediatamente in tutti i cieli. Gli angeli inferiori o subordinati ignorano questo ordine salvo che il Signore dia loro una riflessione al riguardo; dunque non c’è subordinazione al comando.

[2] Nella misura in cui vi è ciò che è interno in un angelo del terzo cielo è egli un erede del regno del Signore; e nella stessa misura un angelo del secondo cielo è un erede; e allo stesso modo, nella misura in cui vi è ciò che è interno in un angelo del primo cielo, egli è anche un erede. È ciò che è interno in un angelo che fa di lui un erede. Presso gli angeli interni c’è più di ciò che è interno di quanto vi sia presso gli angeli più esterni, e perciò i primi sono più vicini al Signore e sono eredi in misura maggiore. Ciò che è interno è l’amore verso il Signore e la carità verso il prossimo. Quindi, in proporzione al loro amore e alla loro carità, essi sono figli ed eredi, poiché nella stessa misura sono partecipi della vita del Signore.

[3] Ma nessuno può essere elevato dal primo cielo o cielo esterno nel secondo cielo o cielo interiore, finché non sia stato istruito nei beni dell’amore e nelle verità della fede. Nella misura in cui egli sia stato istruito, può essere elevato e può essere tra gli spiriti angelici. È lo stesso per gli spiriti angelici prima di essere elevati o entrare nel terzo cielo, tra gli angeli. Attraverso l’istruzione si forma l’interiore e l’interno, e sono resi adatti a ricevere i beni dell’amore e le verità della fede, e di qui la percezione di ciò che è bene e vero. Nessun può percepisce ciò che non conosce e crede; e di conseguenza non può essere dotato della facoltà di percepire il bene dell’amore e la verità della fede, tranne che per mezzo delle conoscenze, per sapere cosa e di che natura sono. È così per tutti, perfino per i neonati, che sono tutti istruiti nel regno del Signore. Ma questi sono istruiti facilmente, perché non sono pervasi da principi di falsità. Nondimeno, sono istruiti solo in ordine alle verità generali; e una volta che hanno appreso queste, percepiscono le cose in modo innumerabile e illimitato.

[4] Il caso a questo proposito è simile a quello di chi sia stato persuaso riguardo alle verità in generale: i particolari delle verità generali e le singolarità dei particolari, sono appresi facilmente, spontaneamente; poiché egli è colpito dalla verità in generale, e quindi anche dai particolari e dai singolari della stessa verità, che sono di conferma; perché questi entrano nell’affezione generale con gioia e quindi la perfezionano continuamente. Queste sono le cose interne, in relazione alle quali sono chiamati eredi, o per mezzo delle quali possano ereditare il regno del Signore. E cominciano a diventare eredi, o ad avere un‘eredità, quando sono nell’affezione del bene, cioè nell’amore reciproco, in cui vengono introdotti nella conoscenza del bene e della verità e delle loro affezioni. E nella misura in cui sono nell’affezione del bene, o amore reciproco, nella stessa misura sono eredi, ovvero hanno un’eredità. Perché l’amore reciproco è la vita più autentica tuttavia che essi ricevono dall’essenza del Signore, come dal loro Padre. Queste cose possono essere viste da ciò che segue nel versetto successivo.

1803. Ma colui che uscirà dalle tue viscere. Che questo significhi coloro che sono nell’amore del Signore e nell’amore verso il prossimo è evidente dal significato di viscere e di uscire dalle viscere, cioè nascere; e qui significa che sono nati dal Signore. Coloro che nascono dal Signore, cioè quelli che vengono rigenerati, ricevono la vita del Signore. La vita del Signore, come è stato già detto, è il Divino amore, cioè l’amore verso l’intero genere umano, ovvero la sua volontà di salvare eternamente, se possibile, tutti gli uomini. Coloro che non hanno l’amore per il Signore, cioè quelli che non amano il prossimo come se stessi, non hanno mai la vita del Signore e pertanto non sono mai nati da lui, cioè non sono usciti dalle sue viscere; e pertanto non possono essere eredi della sua vita.

[2] Da cui è evidente che per quelli usciti dalle viscere, nel senso interno, s‘intendono quelli che sono nell’amore per lui e nell’amore verso il prossimo. Così in Isaia:

Così dice il Jehovah tuo Redentore, il santo d’Israele; Io sono Jehovah, tuo Dio, che ti insegna a trarre profitto, che ti guida nella strada che devi percorrere. Se tu avessi ascoltato i miei comandi, la tua pace sarebbe come un fiume e la giustizia come le onde del mare e la tua discendenza come la sabbia, e quelli che uscirebbero dalle tue viscere, come i granelli più fini dell’arenile (Isaia 48:17-19)

La discendenza come la sabbia, significa il bene; e coloro che escono dalle viscere, come i granelli più fini dell’arenile, significa la verità. Quindi coloro che hanno l’amore, solo per questo, sono nell’affezione del bene e della verità.

[3] Inoltre, nella parola per viscere sintende l’amore o la misericordia per la ragione che le viscere della generazione, in particolare il grembo della madre, rappresentano e significano l’amore coniugale casto e l’amore filiale che ne deriva. Come in Isaia:

Il fremito delle tue viscere e della tua misericordia verso di me mi ha reso irriconoscibile ai loro occhi (Isaia 63:15)

In Geremia:

Efraim non è forse un mio figlio prediletto? Non è un figlio di delizie? Perciò le mie viscere sono turbate per lui. Il mio cuore si commuove per lui e avrò misericordia di lui (Ger. 31:20).

[4] È evidente da ciò che l’amore del Signore, ovvero la misericordia stessa e la compassione verso il genere umano, sono ciò che s’intende nel senso interno per viscere e per uscire dalle viscere. Di conseguenza per coloro che escono dalle viscere s‘intendono coloro che hanno l’amore. Che il Signore sia l’amore reciproco, può essere visto più sopra, n. 548-549, 684, 693-694.

1804. Egli sarà il tuo erede. Che questo significhi che essi diverranno eredi è evidente dal significato di erede, di cui si è già trattato.

1805. Versetto 5. E lo condusse fuori e disse: Guarda ora verso il cielo, e conta le stelle, se sei in grado di contarle. E aggiunse: Tale sarà la tua discendenza. E lo condusse fuori, significa la visione dell’uomo interiore che dalle cose esteriori vede quelle interiori. E disse: Guarda ora verso il cielo, significa la rappresentazione del regno del Signore in una visione mentale del universo. E conta le stelle, significa una rappresentazione di cose buone e vere in una visione mentale delle costellazioni. Se sei in grado di contarle, significa la fecondità dell’amore e la moltiplicazione della fede. E aggiunse: Tale sarà la tua discendenza, significa gli eredi del regno del Signore.

1806. E lo condusse fuori. Che questo significhi la vista dell’uomo interiore che dalle cose esteriori vede le cose interiori, può essere compreso dal significato di condurre fuori, in relazione con quanto segue. Le cose interne vengono portate fuori, quando con gli occhi del corpo un uomo contempla il cielo stellato, e da qui pensa al regno del Signore. Ogni volta che un uomo vede tutto ciò con gli occhi e vede le cose che sta fissando con gli occhi come se non le stesse guardando, ma attraverso queste pensa alle cose che appartengono alla chiesa o al cielo, allora la sua vista interna, ovvero quella del suo spirito o anima , è portata fuori. L’occhio stesso non è altro che la vista del suo spirito condotta fuori, questo specialmente affinché egli possa vedere le cose interne dall’esterno, cioè affinché egli possa, dagli oggetti del mondo , riflettere continuamente su quelli che si trovano nell’altra vita; perché questa è la vita per la quale egli vive nel mondo. Tale era la vista nella chiesa antichissima; tale è la vista degli angeli che sono presso l’uomo; e tale era la vista del Signore.

1807. E disse: Guarda ora verso il cielo. Che questo significhi la rappresentazione del regno del Signore in una visione mentale dell’universo, si può vedere dal significato di cielo. Cielo nella Parola, nel senso interno, non significa il cielo che appare alla vista, ma il regno del Signore, universalmente e nel particolare. Quando un uomo che guarda alle cose interne attraverso quelle esteriori vede i cieli, non pensa a tutto il cielo stellato, ma al cielo angelico; e quando vede il sole, non pensa al sole, ma al Signore, come il sole del cielo. Così anche quando vede la luna e anche le stelle; e quando vede l’immensità dei cieli, non pensa alla loro immensità, ma al potere incommensurabile e infinito del Signore. È lo stesso quando vede tutte le altre cose, perché non c’è nulla che non sia rappresentativo.

[2] Allo stesso modo per le cose sulla terra; come quando osserva l’alba, non pensa all’alba, ma al sorgere di tutte le cose dal Signore, e alla progressione nel giorno della sapienza. Così, quando vede giardini, boschetti e aiuole, l’occhio non fissa alcun albero, fioritura, foglia o frutto; ma alle cose celesti che questi rappresentano; né fissa alcun fiore, e la sua bellezza e piacevolezza; ma ciò che rappresentano nell’altra vita. Perché non c’è niente di bello e piacevole nei cieli o sulla terra, che non sia in qualche modo rappresentativo del regno del Signore; si veda in proposito ciò che è stato detto in n. 1632. Questo è guardare verso il cielo, che significa una rappresentazione del regno del Signore in una visione mentale dell’universo.

[3] Il motivo per cui tutte le cose nel cielo e sulla terra sono rappresentative, è che esse sono venute ad esistenza e sussistono continuamente per influsso del Signore attraverso attraverso il cielo. È come per il corpo umano, che esiste e sussiste per mezzo dell’anima; in proposito, tutte le cose del corpo, sia in generale, sia nel particolare, sono rappresentative dell’anima. L’anima è nell’uso e nel fine, mentre il corpo è nell’esercizio di questi. Tutti gli effetti, qualsiasi essi siano, sono allo stesso modo rappresentativi degli usi, che ne sono le cause; e gli usi sono rappresentativi dei fini che appartengono ai principi.

[4] Coloro che sono nelle idee Divine non si soffermano mai nella vista esteriore, ma da questa e attraverso questa vedono costantemente le cose interiori. Gli autentici soggetti interni sono quelli inerenti il regno del Signore, dunque quelli che sono nell’autentico fine. È lo stesso per la Parola del Signore; colui che è nelle cose Divine, non considera mai la Parola nel suo senso letterale, ma lo considera come rappresentativo e significativo delle cose celesti e spirituali della chiesa e del regno del Signore. Per lui il senso letterale è semplicemente un mezzo per veicolare il suo pensiero. Tale era la vista del Signore.

1808. E conta le stelle. Che questo significhi una rappresentazione di ciò che è bene e vero in una visione mentale delle costellazioni, è evidente da ciò che è stato appena detto; e anche dalla valenza rappresentativa e dal significato di stelle, vale a dire, ciò che è bene e vero; e anche in senso opposto, ciò che è male e falso; o ciò che è lo stesso, esse rappresentano gli angeli e le società angeliche, ed in senso opposto, gli spiriti maligni e le loro associazioni. Quando esse rappresentano gli angeli e le società angeliche appaiono come stelle fisse; ma quando rappresentano gli spiriti maligni e le loro associazioni, appaiono come stelle vaganti, come ho avuto modo di vedere più volte.

[2] Che tutte le cose nei cieli e sulla terra siano rappresentative di cose celesti e spirituali, è evidente dalla considerazione che cose simili a quelle che appaiono alla vista nel cielo e sulla terra, sono visibili anche nel mondo degli spiriti, e questo in modo nitido come in pieno giorno; e lì esse hanno una valenza rappresentativa. Ad esempio quando appare il cielo stellato, e le stelle sono fisse, è istantaneamente noto che questo significa cose che appartengono al bene e alla verità; viceversa quando appaiono stelle vaganti, è istantaneamente noto che questo significa cose che appartengono al male e al falso. Dalla lucentezza e dallo scintillio delle stelle può anche essere noto di che qualità sono; oltre a innumerevoli altre cose. Quindi, chiunque sia disposto a pensare saggiamente, può conoscere qual è lorigine di tutte le cose sulla terra, cioè che è il Signore; nonché il motivo per il quale esse vengono ad esistenza sulla terra, non idealmente ma in realtà, perché tutte le cose, sia celesti che spirituali, che sono dal Signore, sono vitali ed essenziali, ovvero sostanziali, e quindi vengono ad esistenza effettiva da ultimo, in natura;si veda in proposito, n. 1632.

[3] Che le stelle rappresentino e significhino ciò che appartiene al bene e alla verità, può essere visto dai seguenti passi nella Parola. In Isaia:

Le stelle dei cieli e le loro costellazioni non daranno la loro luce; il sole sarà oscurato al suo sorgere, e la luna non darà la sua luce. Punirò il mondo per la malvagità e gli empi per la loro iniquità (Is. 13:10-11)

dove si fa riferimento al giorno della visitazione. Ognuno può vedere che per stelle e costellazioni qui non si intendono le stelle e le costellazioni, ma i beni e le verità. E per il sole, l’amore; e per la luna, la fede; perché i mali e le falsità che causano l’oscurità sono il soggetto qui trattato.

[4] In Ezechiele:

Quando ti facessare di vivere, coprirò i cieli e oscurerò le stelle. Coprirò il sole con una nuvola, e la luna non farà brillare la sua luce. Oscurerò su di te tutti gli astri del cielo e stenderò sulla tua terra le tenebre (Ez. 32:7-8)

dove il significato è simile. In Gioele:

La terra tremava davanti a lui, i cieli si scuotono, il sole e la luna si oscurano, e le stelle cessano di brillare (Gioele 2:10, 3:15)

dove il significato è simile. In Davide:

Lodate Jehovah, sole e luna; lodatelo voi tutte fulgide stelle. Lodatelo i cieli dei cieli (Salmi 148:3-4)

dove il significato è lo stesso.

[5] Che per le stelle non si intendono le stelle, ma ciò che appartiene al bene e alla verità, o ciò che è lo stesso, coloro che sono nel bene e nella verità, come gli angeli, è chiaramente affermato in Giovanni:

Ho visto il figlio dell’uomo; e aveva nella sua mano destra sette stelle. Il significato delle sette stelle che hai visto sulla mia mano destra e dei sette candelabri è questo, le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese e i sette candelabri che hai visto sono le sette chiese (Ap. 1:13, 16, 20)

[6] Nello stesso libro:

Il quarto angelo suonava, così che la terza parte del sole, la terza parte della luna e la terza parte delle stelle, furono colpiti e si oscurarono. E la terza parte del giorno si oscurò, e così anche la notte (Ap. 8:12)

dove è chiaramente evidente che ciò che è bene e vero è stato oscurato. In Daniele:

Spuntò un piccolo corno, che è crebbe a dismisura verso mezzogiorno, verso oriente e verso la terra magnifica, e crebbe fino alle schiere celesti; e gettò sulla terra una parte di quelle schiere e di quelle stelle e le calpestò (Dan. 8:9-10)

qui le schiere celesti e le stelle che furono calpestate, sono ciò che appartiene al bene e alla verità.

[7] Da questi passi si può vedere ciò che si intende per la parola del Signore in Matteo:

Alla fine dei tempi, subito dopo l’afflizione di quei giorni, il sole si oscurerà e la luna non darà la sua luce e le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scosse (Matteo 24:29)

E in Luca:

Ci saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle. Sulla terra l’angoscia delle nazioni in agitazione per il fragore del mare in tempesta (Luca 21:25)

dove per il sole non sintende affatto il sole; né per la luna, s’intende la luna; né per le stelle, s’intendono le stelle; né per il mare, s’intende il mare; ma le cose che essi rappresentano, cioè per il sole, le cose celesti dell’amore; per la luna, le cose spirituali; per le stelle, ciò che appartiene al bene e alla verità, cioè le conoscenze di ciò che è bene e vero, che è oscurato all’approssimarsi della consumazione di quell’epoca, quando non c’è fede, cioè nessuna carità.

1809. Se sei in grado di contarle Che questo significhi la fecondità dell’amore e la moltiplicazione della fede, o ciò che è lo stesso, la fecondità del bene e la moltiplicazione della verità, è chiaro senza necessità di spiegazione; perché si comprende chiaramente che esse sono innumerevoli.

1810. Così sarà la tua discendenza. Che questo significhi gli eredi del regno del Signore, è evidente dal significato di discendenza [seme] cioè lamore e la fede che ne deriva, o ciò che è lo stesso, coloro che sono nell’amore e nella fede, siano essi gli angeli o gli uomini. Che discendenza abbia questo significato, è stato già affermato e mostrato in vari luoghi. Queste parole significano in generale il regno del Signore, che è così vasto e numeroso che nessuno può mai accreditarlo; in modo che p essere espresso solo con immenso. Della sua immensità, per Divina misericordia del Signore, si tratterà altrove. Questo è ciò che qui è significato con le parole di questo versetto: Guarda ora verso il cielo, e conta le stelle, se sei in grado di contarle. E aggiunse: Tale sarà la tua discendenza. Queste parole significano anche gli innumerevoli beni e verità della sapienza e dell’intelligenza, insieme alla loro delizia, in ogni angelo.

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