Arcana Coelestia (1634-1650)

Genesi 14

Il linguaggio degli spiriti e degli angeli

1634. È noto dalla Parola del Signore che molte persone, in passato parlavano con gli spiriti e gli angeli, e che essi percepivano e vedevano molte cose che sono nell’altra vita. Ma successivamente, il cielo è stato, per così dire, chiuso, al punto che nel tempo presente l’esistenza di spiriti e di angeli è poco accreditata, e ancora meno che si possa parlare con loro; perché gli uomini considerano impossibile parlare con chi è invisibile, e con coloro la cui esistenza negano nel loro cuore. Ma dato che, per Divina misericordia del Signore, da qualche anno mi è stato permesso di parlare con spiriti e angeli quasi continuamente, e di essere in compagnia con loro come uno di loro stessi stessi, posso ora esporre ciò che mi è stato dato di apprendere riguardo al loro linguaggio.

1635. Ho udito e percepito il linguaggio degli spiriti distintamente come la conversazione tra due uomini; infatti, quando ho parlato con loro mentre ero in compagnia di uomini, ho notato che esattamente nello stesso modo in cui si percepisce il linguaggio degli uomini, sonoramente, così anche ho udito gli spiriti; Tanto che gli spiriti a volte si chiedevano se gli altri avessero sentito quello che mi avevano detto. Perché riguarda all’udito non vi è assolutamente alcuna differenza. Ma, dato che linflusso negli organi interiori dell’udito è diverso rispetto alla percezione del linguaggio degli uomini, poteva essere percepito solo da me, a cui per Divina misericordia del Signore questi organi sono stati aperti. Il linguaggio umano passa attraverso l’orecchio, da una via esterna, tramite l’aria; invece il linguaggio degli spiriti non entra attraverso l’orecchio, né tramite l’aria, ma da una via interiore, negli stessi organi della testa, ovvero del cervello. Di conseguenza la percezione dell’udito è la stessa.

1636. Quanto sia difficile per gli uomini essere indotti a credere nell‘esistenza degli spiriti e degli angeli, e ancora più che chiunque possa parlare con loro, mi è stato dimostrato con l’esempio seguente. Vi erano alcuni spiriti che, quando vivevano nel corpo, erano tra i più eruditi, di cui avevo fatto la conoscenza nel mondo. Perché ho parlato con quasi tutti quelli che conoscevo, durante la loro vita corporea; con alcuni per diverse settimane, con altri per un anno, esattamente come se seguitassero a vivere nel corpo. Questi spiriti sono portati inizialmente in uno stato di pensiero simile a quello che avevano avuto nel mondo; nell’altra vita questo è fatto agevolmente. è stato poi chiesto loro se credevano che qualsiasi uomo potesse parlare con spiriti. Ed hanno risposto, in questo stato, che era una fantasia credere una tale cosa; e hanno affermato questo con molta convinzione. Da ciò mi è stato dato di sapere quanto sia difficile per un uomo credere che chiunque possa parlare con gli spiriti, a causa del fatto che gli uomini non credono nell‘esistenza degli spiriti, e ancora meno che essi saranno tra questi dopo la morte. E riguardo a ciò, quegli stessi spiriti erano molto sorpresi; pur essendo tra i più eruditi e tra coloro che avevano parlato a lungo in pubblico dell’altra vita, e riguardo al cielo e agli angeli; di modo che si poteva pensare che tale materia facesse parte della loro conoscenza mondana, attinta soprattutto dalla Parola, dove ricorre frequentemente.

1637. Tra le meravigliose cose dell’altra vita vi è il fatto che il linguaggio degli spiriti presso un uomo è nella sua lingua madre, che essi parlano con facilità e con abilità come se fossero nati nella stessa terra, e fossero cresciuti con la stessa lingua; e questo sia se provengano dall’Europa, dall’Asia, o da qualsiasi altra parte del globo. È lo stesso anche per coloro che hanno vissuto migliaia di anni fa, prima che venisse ad esistenza la lingua in questione. Gli spiriti non sanno altrimenti che il linguaggio in cui parlano con un uomo è il proprio e quello del loro paese natale. Il caso è lo stesso con le altre lingue conosciute da un uomo. Tuttavia, gli spiriti non possono pronunciare neppure una sillaba di alcun linguaggio, a meno che non sia dato loro dal Signore. Anche i bambini piccoli morti prima che venissero insegnata loro una qualsiasi lingua, parlano allo stesso modo.

[2] La ragione di ciò è che la lingua in cui si esprimono gli spiriti non è un linguaggio di parole, ma è un linguaggio di idee del pensiero; e questa lingua è quella universale fra tutte. E quando gli spiriti sono con un uomo, le loro idee di pensiero cadono nelle parole che sono nell’uomo, e questo in modo così corrispondente e appropriato che gli spiriti non sanno altrimenti che quelle stesse parole sono proprie, e che stanno parlando nella propria lingua; e nondimeno, stanno parlando in quella dell’uomo. Talvolta ho parlato con gli spiriti riguardo a questo. Tutte le anime, non appena entrano nell’altra vita, sono dotate del dono di poter comprendere la lingua di tutti coloro che sono nel mondo, esattamente come se fosse la loro lingua madre, perché percepiscono qualunque cosa l’uomo pensi. Sono dotati di altre facoltà, anche più eminenti. Quindi le anime, dopo la morte del corpo, possono conversare e associarsi a tutti, qualunque sia la regione di provenienza o lingua madre.

1638. Le parole in cui gli spiriti si esprimono, cioè che richiamano dalla memoria dell’uomo e suppongono essere proprie, sono scelte in modo chiaro e appropriato, sono piene di significato e sono pronunciate in modo distinto. E, meraviglioso a dirsi, sanno scegliere le parole più efficacemente e più prontamente dell’uomo stesso. E, come è stato mostrato, conoscono anche i vari significati delle varie parole e li usano istantaneamente, senza alcuna premeditazione, per la ragione, come detto in precedenza, che le idee del loro linguaggio fluiscono direttamente nelle parole adatte. Il caso è simile a quello di un uomo che parla senza pensare alle parole che sta usando, essendo semplicemente nel senso delle parole. Quindi, in accordo con il significato, il suo pensiero scende direttamente e spontaneamente nelle parole. Il significato interiore è quello che richiama le parole; in tale significato interiore, raffinato ed eccellente, consiste il linguaggio degli spiriti, e attraverso questo un uomo comunica con gli spiriti, sebbene ne sia ignaro.

1639. Il linguaggio delle parole, come è stato detto, è il linguaggio proprio all’uomo, e appropriato alla sua memoria corporea. Invece il linguaggio delle idee del pensiero è il linguaggio degli spiriti, appropriato alla memoria interiore, che è la memoria dello spirito. Gli uomini non sanno di avere questa memoria, perché la memoria delle cose materiali, che è corporea, è tutto per loro e oscura la memoria interna. E nondimeno, senza la memoria interiore, che è conforme al suo spirito, l’uomo non potrebbe affatto pensare. Da questa memoria ho spesso parlato con gli spiriti, quindi nel loro linguaggio, cioè dalle idee del pensiero. Quanto universale ed esteso sia questo linguaggio, si può vedere dal fatto che ogni parola contiene un’idea di grande estensione. Perché è noto che l’idea di una sola parola può essere espressa da molte parole; e questo è ancora più vero per l’idea di un singolo soggetto, e ancor più per l’idea di un certo numero di soggetti, che possono essere riuniti in un unica idea più generale, che nondimeno appare semplice. Di qui si può vedere qual è la qualità del linguaggio naturale discorso degli spiriti, attraverso il quale l’uomo è congiunto agli spiriti.

1640. Mi è stato permesso di percepire in modo distinto non solo ciò che mi è stato detto dagli spiriti, ma anche dove erano quando parlavano, sia sopra la testa, sia al di sotto; sia a destra, sia a sinistra; all’orecchio o ad un altro punto vicino o all’interno del corpo, a quale distanza, sia maggiore, sia minore. Perché hanno parlato con me dai diversi luoghi o posizioni in cui erano, secondo la loro posizione nel grandissimo uomo, cioè secondo il loro stato

[2] Mi è stato anche permesso di percepire quando stavano arrivando, e quando stavano andando via; e da dove provenivano e da quale distanza; e anche se erano molti o pochi, oltre ad altre cose. Ed inoltre, dal loro linguaggio ho potuto percepire la loro natura, perché dal linguaggio, come dalla loro sfera, è chiaramente manifesta la loro indole, e di quale disposizione naturale sono; nonché quali siano le loro convinzioni e quali le affezioni. E ancora, se erano ingannevoli, anche se non vi era inganno mentre parlavano; e anche il carattere generale e specifico del loro inganno è percepito da ogni parola e idea. E così anche ogni altra malignità e cupidità. Non sono necessarie particolari indagini, perché c’è un’immagine dello spirito in ogni sua parola e idea.

[3] Si percepisce anche se l’idea del loro linguaggio sia chiusa o aperta; e anche ciò che è loro proprio, ciò che è dagli altri e ciò che è dal Signore. Questo è molto simile alla condotta di un uomo, da cui, senza una parola, spesso è noto se c’è simulazione, inganno, buonumore, allegria -naturale o artefatta – amicizia sincera, modestia , e anche se c’è follia. A volte lo stesso è anche evidente dal tono dell’espressione dell’uomo. Perché allora non dovrebbe essere così nell’altra vita, dove la percezione supera notevolmente tale percezione? Invero, prima che uno spirito parli, è conosciuto semplicemente dal pensiero che cosa intende dire; perché il pensiero fluisce con maggiore rapidità del discorso.

1641. Gli spiriti nell’altra vita conversano tra loro come gli uomini sulla terra; e quelli retti, con tutta la familiarità dell’amicizia e dell’amore, come spesso ho udito. E questo nel loro linguaggio, con il quale esprimono in un minuto più di quanto di un uomo possa esprimere in un’ora. Poiché il loro linguaggio, come detto in precedenza, è l’universale di tutte le lingue, essendo per idee, progenitrici di parole. Essi parlano in ordine ad un determinato argomento con tanta acutezza e perspicacia, attraverso una serie di cause che si susseguono nell’ordine in modo così persuasivo che se un uomo le conoscesse ne rimarrebbe abbagliato. Essi uniscono la persuasione e l’affezione al loro discorso, dandogli vita.

[2] A volte conversano anche tramite simultanee rappresentazioni che appaiono alla vista, e quindi dal vivo. Per esempio, riguardo alla vergogna si domandano se questa possa esistere senza riverenza. Tra gli uomini non si può discutere se non per mezzo di molti ragionamenti provenienti da prove e esempi, e nondimeno, rimane il dubbio. Ma con uno spirito tutti si risolverebbe in un minuto, per mezzo degli stati dell’affezione per il pudore, cambiati nel loro ordine, e anche attraverso gli stati della riverenza. Quindi, dalla percezione degli accordi e dei disaccordi, e contemporaneamente, osservandoli nelle rappresentazioni aggiunte al discorso, percepiscono immediatamente la conclusione, che così scaturisce da sé, dai disaccordi ridotti all’accordo. Così è in tutti gli altri casi. Le anime entrano in questa facoltà subito dopo la morte. E gi spiriti retti allora non amano nient’altro che istruire quelli che sono appena arrivati, e gli ignoranti.

[3] Gli spiriti stessi non sono consapevoli del fatto che parlano – pronunciando una sola parola – con una tale eminente eccellenza e che sono dotati in modo così preminente, salvo che non sia dato loro, dal Signore, di riflettere su questo. Perché questo modo di parlare gli viene naturale e quindi è innato. Il caso è simile a quello di un uomo quando fissa la sua mente sul significato delle cose, e non sulle parole e sul modo di parlare, in quanto, senza riflessione, a volte egli non sa di quale tipo di linguaggio stia facendo uso.

1642. Questo è dunque il linguaggio degli spiriti. Ma il linguaggio degli spiriti angelici è ancora più universale e perfetto. E il linguaggio degli angeli è ulteriormente universale e perfetto. Perché ci sono tre cieli, come precedentemente detto. Il primo è dove sono gli spiriti retti, il secondo dove sono gli spirito angelici, e il terzo è dove sono gli angeli. La perfezione dunque ascende, come dalle cose esteriori alle cose più intime. Per usare un paragone a scopo esemplificativo, è quasi come l’udito rispetto alla vista, e la vista rispetto al pensiero. Perché ciò che l’udito può percepire attraverso un’ora di discorso, può essere presentato davanti alla vista in un minuto, come ad esempio una visione di pianure, palazzi e città. E tutto ciò che può essere visto dall’occhio in molte ore può essere compreso dal pensiero in un minuto. Tale relazione intercorre rispettivamente tra il linguaggio degli spiriti, quello degli spiriti angelici e quello degli angeli. Perché gli spiriti angelici comprendono più chiaramente in un’idea del pensiero, di quanto possano fare gli spiriti con parecchie migliaia di idee. E la stessa relazione intercorre anche tra il linguaggio degli spiriti angelici e il linguaggio degli angeli. Come deve allora essere per il Signore, da cui soltanto è tutta la vita dell’affezione, del pensiero e del linguaggio, e che è la sola lingua e la Parola!

1643. Il linguaggio degli spiriti angelici è al di là della comprensione; pertanto se ne farà qualche cenno, e solo del tipo denominato rappresentativo. L’argomento del discorso si presenta in modo rappresentativo in una forma meravigliosa, lontana dagli oggetti percepiti dai sensi, e variata per mezzo delle più piacevoli e belle rappresentazioni, in modi innumerevoli, con un continuo influsso di affezioni dalla felicità che scaturisce dall’amore reciproco che fluisce attraverso il cielo superiore dal Signore. Da tale influsso, ciascuna e tutte le cose sono per così dire, vive. Ogni soggetto è così rappresentato, e questo attraverso una serie continua. Nessun singolo elemento rappresentativo di alcuna serie può essere descritto ed esposto alla comprensione. Queste sono le cose che fluiscono nelle idee degli spiriti; ma a loro non appaiono, se non come qualcosa di generico che fluisce in loro e li influenza, senza che abbiano una percezione distinta di quelle cose che sono percepite in modo distinto dagli spiriti angelici.

1644. Ci sono molti spiriti maligni di un genere interiore, che non parlano come fanno gli spiriti, ma sono nei principi delle idee; sono dunque più sottili di altri spiriti. Ci sono molti spiriti simili, ma sono completamente separati dagli spiriti angelici, né possono avvicinarsi ad essi. Questi spiriti maligni più sottili, insinuano le loro sudice idee agli oggetti e alle cose in modo astratto. E in esse rappresentano varie cose di natura sudicia, E proiettano le loro idee in tali cose. Sono per lo più stupidi. Il loro linguaggio mi è stato reso noto, ed è stato rappresentato anche dalla sporcizia dei vasi. E la parte intellettuale del loro linguaggio era rappresentata dal posteriore di un cavallo, la cui parte anteriore non appariva. Perché nel mondo degli spiriti l’intelletto è rappresentato dai cavalli. Invece, il linguaggio degli spiriti angelici era rappresentato da una fanciulla graziosa, vestita elegantemente in un abito bianco, accuratamente indossato su una specie di maglia.

1645. Il linguaggio degli angeli è ineffabile, ben al di sopra del linguaggio degli spiriti, e degli spiriti angelici; né è comprensibile in alcun modo all’uomo finché vive nel corpo. Neppure gli spiriti, nel mondo degli spiriti, possono concepire alcuna alcuna idea di esso, perché è al di sopra della percezione del loro pensiero. Questo linguaggio degli angeli non è rappresentato da idee come quello degli spiriti e degli spiriti angelici, ma è il linguaggio dei fini e degli usi che ne derivano, che sono i principi e gli essenziali delle cose. In questi si insinuano i pensieri degli angeli, e mutano con varietà indefinita. E in tutte ed in ogni singola cosa di quel linguaggio c’è una letizia ed una felicità intima, dal bene dell’amore reciproco, dal Signore, e una gioia piacevole e deliziosa dalla verità della fede che ne deriva. I fini e gli usi che ne discendono, sono come delicati recipienti, oggetto di innumerevoli variazioni, attraverso forme celesti e spirituali che sono aldilà della comprensione. In questi recipienti sono custoditi i fini e gli usi, dal Signore; perché il regno del Signore è semplicemente il regno dei fini e degli usi. E per questa ragione anche gli angeli che sono presso un uomo non si occupano di altro che dei fini e degli usi, e non ispirano nient’altro nel pensiero dell’uomo. Di tutte le altre cose, ideali e materiali, non si curano perché queste sono ben al di sotto della loro sfera.

1646. Il linguaggio degli angeli si presenta talvolta nel mondo degli spiriti, quindi davanti alla vista interiore, come una vibrazione di luce o come una fiamma risplendente; e questo con variazioni conformi allo stato delle affezioni del loro discorso. Sono soltanto le cose generali del loro discorso, riguardo agli stati delle affezioni, da cui derivano innumerevoli cose distinte, che sono così rappresentate.

1647. Il linguaggio degli angeli celesti è distinto da quello degli angeli spirituali, ed è ancora più ineffabile e inesprimibile. Le cose celesti e buone dei fini sono ciò che pervade i loro pensieri, ed essi sono quindi nella felicità stessa. E, meraviglioso a dirsi, il loro discorso è molto più ricco, perché essi sono nell’autentica sorgente e nelle origini della vita del pensiero e del linguaggio.

1648. C’è un linguaggio di spiriti retti, e anche di spiriti angelici, che è un linguaggio simultaneo di molti, specialmente nei circoli o cori, riguardo al quale, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito. Spesso ho udito il canto dei cori; ha una cadenza ritmata. Essi non pensano alle parole o alle idee, perché in queste i loro sentimenti fluiscono spontaneamente. Nessuna parola né idea influisce a moltiplicare o modificare il senso, o ad introdurre qualcosa di artificioso che sembra eleganti di per sé o dall’amore di sé, perché ciò recherebbe disturbo. Essi non si soffermano su alcuna parola e pensano al senso; le parole seguono spontaneamente dal senso stesso. Procedono in unità, per lo più semplici; ma quando sono composite, si rivolgono verso la successiva. Queste cose sono il risultato del loro pensiero e delle loro conversazioni nella società. Da qui la forma del discorso ha una cadenza in accordo con la connessione e l’unanimità della società. Tale era una volta la forma delle canzoni; e tale è anche la forma dei salmi di Davide.

1649. È meraviglioso a dirsi, questo tipo di discorso, dotato della cadenza ritmica o armonica delle canzoni, viene naturale agli spiriti. Essi parlano così tra loro, anche se non ne sono consapevoli. Immediatamente dopo la morte le anime acquisiscono l’abilità di parlare in questo modo. Sono stato iniziato nello stesso modo, e questo ormai mi è familiare. La ragione per la quale il loro discorso è di questa natura, è che essi parlano in società; cosa di cui, per la maggior parte non ne sono consapevoli. Tutto ciò dimostra in modo chiaro che tutti sono distinti in società e che di conseguenza tutte le cose rientrano nelle forme delle società.

1650. Il seguito del linguaggio degli spiriti e delle sue diversità sarà esposto alla fine di questo capitolo.

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