Arcana Coelestia (1590-1618)

Genesi 13, versetti 11-18

1590. Che queste cose significhino che al Signore appariva l’uomo esterno quale è nella sua bellezza quando è congiunto con l’interno, può essere visto dal senso interno, in cui il Signore, in quanto al suo uomo interno è rappresentato da Abramo, e in quanto al suo uomo esterno, da Lot. Quale sia la bellezza dell’uomo esterno quando è congiunto con l’interno non può essere descritto, perché non esiste presso nessuno uomo, ma unicamente presso il Signore. Ciò che esiste nell’uomo e nell’angelo è dal Signore. Solo in un certo grado può apparire questo, dall’immagine del Signore in quanto al suo uomo esterno che appare nei cieli (si veda n. 553 e 1530). I tre cieli sono immagini dell’uomo esterno del Signore. Ma la loro bellezza non può essere descritta in alcun modo, né può essere tradotta in un’idea percepibile ad alcuno. Come nel Signore tutto è infinito, così cielo tutto è indefinito (o illimitato). L’indefinito del cielo è un’immagine dell’infinito del Signore.

1591. Versetto 11. E Lot lo scelse per tutta la valle del Giordano. E Lot si mise in cammino da oriente; e così si separarono, l’uno dallaltro fratello. E Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano, significa l’uomo esterno, che era così. E Lot si mise in cammino da oriente, significa le cose nell’uomo esterno che recedono dall’amore celeste. E così si separarono, l’uno dallaltro fratello significa che così ebbe luogo la separazione.

1592. E Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano. Che questo significhi che così era l‘uomo esterno, è evidente dal significato di valle del Giordano, spiegato nel versetto precedente, vale a dire, l‘uomo esterno. Nel versetto precedente si descrive la bellezza dell‘uomo esterno quando è congiunto con l’interno, e la sua deformità – quando questi sono disgiunti – è descritta in questo e nei due successivi versetti.

1593. E Lot si mise in cammino da oriente. Che questo significhi quelle cose nell’uomo esterno che recedono dall’amore celeste, si evince dal significato di oriente, cioè il Signore, e quindi tutto ciò che è celeste (di cui sopra, n. 101). E dato che il Signore è rappresentato dall’oriente, ne consegue che l’oriente qui è l’uomo interno del Signore, che è Divino. Quindi che l’uomo esterno si ritirò dall’interno è qui rappresentato attraverso il viaggio di Lot da oriente.

1594. E così si separarono, l’uno dallaltro fratello. Che questo significhi che queste cose sono causa di separazione, segue da ciò che è stato detto. Cosa significhi uomo o fratello è stato esposto sopra al versetto 8, vale a dire, unione. E quindi si separarono l’uno dall’altro fratello significa disgiunzione. Ciò che separa l’uomo esterno dall’interno, non è noto all’uomo. Ci sono molteplici motivi per questo. È in parte dovuto all‘ignoranza, o all’incredulità, circa l’esistenza dell’uomo interno; nonché all’ignoranza e all’incredulità circa il fatto che l‘amore per sé e le sue cupidità sono le cause della separazione; e anche a causa dell’amore del mondo e delle sue preoccupazioni, ma in una misura non comparabile con l’amore di sé.

[2] Il motivo per il quale l’uomo non conosce, o se informato, non crede che vi sia un uomo interno, è che egli vive nel corpo e in un contesto di oggetti che percepisce attraverso i sensi del corpo, che non possono percepire ciò che è interiore. Le cose interiori possono vedere ciò che è esteriore, ma non le cose esteriori ciò che è interiore. Si prenda ad esempio la vista; la vista interno può vedere cosa sia la vista esterna; viceversa, la vista esterna non può vedere cosa sia la vista interna. O ancora, l’intelletto e la facoltà razionale possono percepire cosa sia la conoscenza esteriore, ma non l‘inverso. Un ulteriore motivo è che l’uomo non crede che ci sia uno spirito che si separa dal corpo alla morte; e a malapena appena è disposto a credere che vi sia una vita interiore che è chiamata anima; perché quando l‘uomo sensuale e corporeo pensa alla separazione dello spirito dal corpo, la considera come una cosa impossibile, perché crede che la vita sia nel corpo e si consolida in questa idea, per la ragione che anche le bestie vivono, e nondimeno, cessano di vivere dopo la morte; Oltre a molte altre cose. Tutto ciò è una conseguenza della sua vita nelle cose corporee e nelle percezioni dei sensi. Tale genere di vita, vista in se stessa, difficilmente si differenzia dalla vita delle bestie, con la sola eccezione che un uomo ha la capacità di pensare e di ragionare intorno alle cose su cui si sofferma; invece le bestie non tale facoltà, perciò non riflettono.

[3] Questa tuttavia, non è la causa principale della separazione tra uomo esterno e uomo interno, perché gran parte dell’umanità è in questo genere d‘incredulità, e i più eruditi in misura maggiore della gente comune. Ma la cosa che disgiunge principalmente è l’amore di sé; e anche l‘amore del mondo, anche se non nella stessa misura dell’amore di sé. Il motivo per cui l’uomo ignora questo è che egli vive senza carità, e quando egli conduce una vita senza carità non può apparire alla sua vista che una vita nell’amore di sé nelle sue cupidità è contraria all’amore celeste. Anche nell’amore di sé e nelle sue cupidità vi è qualcosa di incandescente, e conseguentemente piacevole che influenza a tal punto la vita che l’uomo non sa altro che in ciò consiste la stessa felicità eterna. Perciò molti poggiano la felicità eterna nel diventare grandi dopo la vita del corpo e nell’essere serviti dagli altri, perfino dagli angeli; mentre essi non desiderano servire alcuno, tranne che per il bene di se stessi e con l’intento nascosto di essere serviti. La loro affermazione circa il fatto che desiderano servire solo il Signore è falsa, perché coloro che sono nell‘amore di sé desidera avere anche il Signore al loro servizio, e quando finché questo non è fatto, essi retrocedono. Così coltivano nel loro cuore il desiderio di diventare signori e di regnare sull’universo. È facile concepire quale tipo di governo questo sarebbe, qualora molti, anzi, tutti, fossero così. Non sarebbe infernale il governo in cui ognuno ama se stesso più di qualsiasi altro? Questo si nasconde nell‘amore di sé. Da qui possiamo vedere la natura dell’amore di sé e possiamo vederlo anche dal fatto che vi si nasconde nell’odio contro tutti coloro che non si sottomettono come schiavi. E poiché c’è odio, ci sono anche vendetta, crudeltà, inganni e molte altre cose malvagie.

[4] Ma l’amore reciproco, il solo celeste, consiste non solo nell’affermare di sé, ma anche nel riconoscere e credere, di essere completamente indegni e come qualcosa di vile e sporco, che il Signore nella sua infinita misericordia continuamente sottrae dall’inferno, in cui l’uomo profonde costantemente ogni sforzo per precipitare se stesso. Riconoscere e credere questo, appartiene alla verità. Non che il Signore, o alcun angelo desiderino che l’uomo riconosca e creda ciò al fine della sua sottomissione; ma affinché non esalti se stesso, considerato che questa è la sua indole. Perché questo sarebbe come se l’escremento chiamasse esso stesso oro puro, o una mosca del deserto affermasse di essere un uccello del paradiso. Nella misura in cui un uomo riconosce e crede di essere come egli realmente è, questi recede dall’amore di sé e dalle sue cupidità. Quando l’uomo agisce così, riceve l’amore celeste dal Signore, cioè l’amore reciproco che consiste nel desiderio di servire tutti. Questo s’intende per il più piccolo, che diviene il più grande nel regno del Signore (si veda Matteo 20:26-28; Luca 9:46-48)

[5] Da quanto detto è possibile scorgere che ciò che separa maggiormente l’uomo esterno dall’uomo interno è l’amore di sé. E che ciò che li unisce in primo luogo è l’amore reciproco, che non può manifestarsi finché l’amore di sé non recede, perché questi sono totalmente in contrapposizione tra loro. L’uomo interno non è altro che amore reciproco. L‘autentico spirito ovvero l’anima dell’uomo è l’uomo interno che vive dopo la morte. Questi è organico, perché aderisce al corpo mentre l’uomo vive in questo mondo. Invero, questo uomo interno, cioè l’anima o lo spirito, non è l’uomo interno; ma l’uomo interno è in esso quando l’amore è in esso. Le cose che sono nell’uomo interno appartengono al Signore; in modo che si può dire che l’uomo interno è il Signore. Ma poiché ad un angelo o ad un uomo che vivono nell’amore reciproco, il Signore dona un sé celeste, in modo che non appaia altrimenti che egli fa ciò che è bene da se stesso, l’uomo interno è riferito all’uomo, come se fosse suo proprio. Ma colui che è nell’amore reciproco riconosce e crede che tutto ciò che è buono e vero non è suo, ma del Signore; e riconosce e crede che la sua capacità di amare un altro come se stesso e – a maggior ragione se egli è come gli angeli – la sua capacità di amare un’altra persona più di se stesso – è un dono del Signore. Nella misura in cui un uomo recede dalla consapevolezza che questo dono appartiene al Signore, allo stesso modo si allontana da questo dono e dalla felicità che ne deriva.

1595. Versetto 12. Abramo si stabilì nella terra di Canaan, e Lot si stabilì nelle città della valle, e piantò le sue tende fino a Sodoma. Abramo si stabilì nella terra di Canaan, significa che l’uomo interno era nelle cose celesti dell‘amore. E Lot si stabilì nelle città della valle significa che l’uomo esterno era nelle conoscenze esteriori. E piantò le sue tende fino a Sodoma, significa l’estensione delle cupidità.

1596. Abramo si stabilì nella terra di Canaan. Che questo significa che l’uomo interno era nelle cose celesti dell’amore è evidente dal significato di terra di Canaan, vale a dire le cose celesti dell’amore, di cui si è detto più volte prima.

1597. E Lot si stabilì nelle città della valle. Che ciò significhi che l’uomo esterno era nella conoscenza esteriore è evidente dalla valenza rappresentativa di Lot, cioè l’uomo esterno. E dal significato di città, cioè le cose dottrinali, che in se stesse non sono altro che le conoscenze esteriori, quando riferite all’uomo esterno, mentre questo è separato dall’interno. Che le città significhino cose dottrinali sia autentiche, sia false, è stato precedentemente mostrato (n. 402).

1598. E piantò le sue tende fino a Sodoma. Che questo significhi l’estensione delle cupidità, è evidente dal significato di Sodoma, esposto sopra, al versetto 10, vale a dire cupidi. Queste cose corrispondono a quelle del versetto precedente (13:10) che la valle del Giordano era ben irrigata, come il giardino di Jehovah, come la terra d’Egitto fino a Soar, dove è stato trattato l’uomo esterno quando è congiunto all’uomo interno. Come la terra d’Egitto fino a Soar, significa la conoscenza esteriore dall’affezione del bene. Ma qui, Lot si stabilì nelle città della valle piantò le sue tende fino a Sodoma, significa l’uomo esterno quando non è congiunto all’uomo interno; e con ciò s’intende la conoscenza esteriore dellaffezione del male, o dalle cupidità. Perché lì è descritta la bellezza dell’uomo esterno quando è congiunto all’interno. Viceversa qui è descritta la sua deformità quando i due sono separati. E ancor più questa deformità è descritta nel versetto che segue, dove si dice: E gli uomini di Sodoma erano malvagi e oltremodo peccatori contro Jehovah. Quale sia la deformità dell’uomo esterno quando è separato dall’interno, può essere vista da chiunque, da ciò che è stato detto riguardo all’amore di sé e le sue cupidità, che sono ciò che principalmente separa. Tanto grande è la bellezza dell’uomo esterno che è congiunto all’interno, così grande è la sua deformità quando i due sono separati. Considerato in sé, l’uomo esterno non è altro che un servitore dell’uomo interno. È una sorta di mezzo i cui fini possono diventare usi e gli usi possono spiegare i propri effetti, affinché possa esservi una perfezione di tutte le cose. Il contrario ha luogo quando l’uomo esterno si separa dall’interno e desidera essere unicamente al servizio di sé. E ancor più questo è il caso quando vuole dominare l’uomo interno, il che ha luogo nell’amore di sé e nelle sue cupidità, come è stato mostrato.

1599. Versetto 13. Gli uomini di Sodoma erano malvagi e oltremodo peccatori contro Jehovah. S’intende che le le conoscenze esteriori si estendono fino alle cupidità.

1600. Gli uomini di Sodoma erano malvagi e oltremodo peccatori contro Jehovah. Che questo significhi le cupidità cui le conoscenze esteriori si estendevano è evidente dal significato di Sodoma, esposto in precedenza, cioè cupidità. E dal significato di uomini, vale a dire le cose intellettuali e razionali, e qui, la conoscenza esteriore, perché fanno riferimento all’uomo esterno quando è separato dall’interno. Che uomini significhi le cose intellettuali e razionali, è stato mostrato sopra (n. 265, 749, 1007). Si dice che le conoscenze esteriori si estendono fino alle cupidità quando sono al acquisite al solo fine della grandezza dell’uomo, non al fine che possano servirgli per l’uso, affinché egli possa diventare retto. Tutti i saperi hanno per scopo che l’uomo possa diventare razionale e quindi savio; e affinché egli possa essere al servizio dell‘uomo interno.

1601. Versetto 14. E Jehovah disse ad Abramo, dopo che Lot si era separato da lui, Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi, verso settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente. Jehovah disse ad Abramo, significa che Jehovah parlò con il Signore. Dopo che Lot si era separato da lui, dopo che le ansietà dell’uomo esterno erano state rimosse in modo da non ostacolare. Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi, significa lo stato in cui era Signore allora, da cui poteva percepire le cose che dovevano venire. Verso settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente, significa tutti gli uomini, quanti sono nell’universo.

1602. Jehovah disse ad Abramo. Che questo significhi che Jehovah parlò con il Signore, può essere visto dal senso interno della Parola in cui il Signore è rappresentato da Abramo anche da quello stesso stato in cui egli era, che è anche descritto qui, cioè che le cose esteriori che ostacolavano erano state rimosse, e ciò è significato dalle parole, dopo che Lot si era separato da lui. In quanto al suo uomo interno il Signore era Divino, perché nato da Jehovah. E perciò quando nulla ostacolava dall’uomo esterno, egli vide tutte le cose che erano di là da venire. E che questo appariva come se Jehovah parlasse è perché così si manifestava davanti all‘uomo esterno. In quanto al suo uomo interno, il Signore era uno con Jehovah, come egli stesso insegna a Giovanni:

Filippo gli disse: Mostraci il Padre. Gesù rispose: Sono stato così a lungo con te, e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Colui che vede me, vede il Padre. Perché allora tu dici, Mostraci il Padre? Non credete che io sia nel Padre e il Padre in me? Credimi che io sono nel Padre e il Padre in me (Giovanni 14:6, 8-11)

1603. Dopo che Lot si separò da lui. Che questo significhi quando le ansietà dell’uomo esterno erano state rimosse in modo da non ostacolare, si evince dal tenore rappresentativo di Lot, che è l’uomo esterno, e da ciò che precede riguardo alla sua separazione, cioè le cose che erano d’impedimento. E quando queste sono state rimosse, l’uomo interno, ovvero Jehovah, ha agito come uno con l’esterno, o con l’essenza umana del Signore. La cose esteriori che non sono in accordo, di cui si è detto più sopra, sono ciò che impediscono all’uomo interno, mentre agisce nell’esterno, di fare uno con se stesso. L’uomo esterno non è altro che una sorta di strumento, o qualcosa di organico, che non ha vita da se stesso; riceve la vita dall’uomo interno e allora appare come se l’uomo esterno abbia la vita da se stesso.

[2] Ma presso il Signore, dopo aver espulso il male ereditario, purificando così le cose organiche della sua essenza umana, queste anche ricevettero la vita, in modo che il Signore, che è la vita in quanto al suo uomo interno, divenne la vita anche in quanto al suo uomo esterno. Questo è ciò che s’intende per glorificazione in Giovanni:

Gesù disse: Ora il figlio dell’uomo è glorificato, e Dio è glorificato in lui. Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherò anche in se stesso e lo glorificherà subito (Giovanni 13:31-32)

Padre, è giunta l’ora; glorifica tuo figlio, affinché anche tuo figlio ti possa glorificare. Ora dunque, o padre, glorificami davanti a te la gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse (Giovanni 17:1, 5)

Gesù disse: Padre, glorifica il tuo nome. Venne allora una voce dal cielo: L’ho glorificato e lo glorificherò di nuovo (Giovanni 12:28)

1604. Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi. Che questo significhi lo stato in cui il Signore era allora, è evidente dal significato di alzare gli occhi e guardare, cioè essere illuminati e percepire (come mostrato sopra, al versetto 10). E dal significato di luogo nel senso interno, vale a dire, stato. Che per luogo non s’intenda altro che stato, è stato mostrato in n. 1274, 1376-1379.

1605. Verso settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente. Che questo significhi tutti gli uomini, quanto ce ne sono nell’universo, si evince dal significazione dei punti cardinali. Nella Parola, settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente. hanno ciascuno il proprio significato. Settentrione indica coloro che sono fuori della chiesa, vale a dire quelli che sono nell‘oscurità riguardo alla verità della fede; e significa anche l’oscurità nell’uomo. Mezzogiorno significa chi è all’interno della chiesa, cioè chi è nella luce riguardo alle conoscenze; e significa anche la luce stessa. Oriente significa le genti più antiche; e significa anche l’amore celeste, come precedentemente mostrato. Occidente indica le generazioni future, e anche coloro che non sono nell’amore. Il particolare significato di queste parole si scorge dalla connessione nel senso interno. Ma quando ricorrono tutti insieme, come qui, settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente, significano tutti gli abitanti, in tutto il mondo, anche quelli che hanno vissuto e quelli che verranno. Significano anche gli stati del genere umano in relazione all’amore e alla fede.

1606. Versetto 15. Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te, significa il regno celeste, che appartiene al Signore. E alla tua discendenza per sempre, significa coloro che hanno fede in lui.

1607. Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te. Che questo significhi il regno celeste, che appartiene al Signore, è evidente dal significato di terra, e qui della terra di Canaan, perché si dice, la terra che tu vedi, vale a dire, il regno celeste. Perché per la terra di Canaan era rappresentato il regno del Signore nei cieli, cioè il cielo e il regno del Signore sulla terra, ovvero la chiesa. Il significato di terra è stato più volte trattato in precedenza. Che il regno nei cieli e sulla terra sia stato dato al Signore è evidente da vari passi nella Parola. Come in Isaia:

Un bambino è nato per noi; ci è dato un figlio. E il governo sarà sulla sua spalla. E il suo nome sarà chiamato Meraviglioso, Consigliere, Dio, Eroe, Padre dell’eternità, Principe della Pace (Isaia 9:5)

In Daniele:

Ho visto nelle visioni notturne uno come il figlio di un uomo apparire sulle nubi del cielo. E giunse al cospetto del vegliardo, e gli fu dato il domino, la gloria e il regno. E tutti i popoli, le nazioni e le lingue lo serviranno. Il suo dominio è un dominio eterno, che non passerà, e il suo regno non sarà distrutto (Dan. 7:13-14)

Il Signore stesso lo dice anche in Matteo:

Tutte le cose mi sono state consegnate dal Padre mio (Matteo 11:27)

anche in Luca (10:22). E ancora a Matteo:

Tutto il potere è stato dato a me in cielo e sulla terra (Matteo 28:18)

In Giovanni:

Tu hai dato al figlio il potere su tutta la carne, affinché tutti quelli che gli hai affidato ricevano la vita eterna (Giovanni 17:2-3)

Lo stesso s’intende con il suo essere seduto alla destra, come in Luca:

Da ora in avanti il figlio dell’uomo siede alla destra del potere di Dio (Luca 22:69)

[2] Circa il fatto che tutto il potere sia dato al figlio dell’uomo nel cielo e sulla terra, deve essere noto che il Signore aveva il dominio su tutte le cose nei cieli e sulla terra da prima che venisse nel mondo; perché egli è Dio per l’eternità e Jehovah, come egli stesso afferma chiaramente a Giovanni:

Ora, o Padre, glorificami davanti a te, con la gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse (Giovanni 17:5)

In verità, in verità vi dico, prima che Abramo fosse, io sono (Giovanni 8:58)

perché egli è Jehovah e Dio per la chiesa più antica che fu prima del diluvio e fu vista da questi. Era anche Jehovah e Dio per la chiesa antica che fu dopo il diluvio. Ed era lui che fu rappresentato da tutti i riti della chiesa ebraica e che essi adoravano. Ma il motivo per cui afferma che tutto il potere gli è stato dato in cielo e sulla terra, come se fosse gli fosse stato dato allora per la prima volta, è che per figlio dell’uomo sintende la sua essenza umana, e questa, quando unita alla sua essenza Divina, è anche Jehovah, e allo stesso tempo tutto il potere. E ciò non poteva aver luogo fino a quando egli non fosse stato glorificato, cioè fino a quando, attraverso l’unione con l’essenza Divina, l’essenza umana ha avuto anche la vita in sé ed è diventata allo stesso modo Divina e Jehovah; come egli afferma in Giovanni:

Come il Padre ha la vita in sé, così ha dato al figlio di avere vita in sé (Giovanni 5:26)

[3] È la sua essenza umana, o uomo esterno, che è anche chiamata figlio dell‘uomo in Daniele, nel passo citato sopra; e di cui si dice nel brano citato da Isaia: Un bambino è nato per noi; ci è dato un figlio. Che il regno celeste sia dato a lui, e tutto il potere nei cieli e sulla terra, egli ora lo vedeva e gli veniva promesso; e questo s’intende con le parole: Perché tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre. Ciò era prima che la sua essenza umana fosse unita alla sua essenza Divina, il che ebbe luogo quando sconfisse il diavolo e l’inferno, cioè quando dal potere suo proprio potere e con la propria forza espulse tutto il male, che è ciò che disgiunge.

1608. E alla tua discendenza per sempre Che questo significhi coloro che hanno la fede in lui è evidente dal significato di discendenza [seme], cioè fede e segnatamente, la fede della carità (di cui si è detto in precedenza, n.255, 256, 1025). Che il regno celeste sia dato a questa discendenza, cioè a chi ha fede in lui, è chiaramente evidente dalle parole del Signore stesso in Giovanni:

Il Padre ama il figlio e ha dato tutte le cose nella sua mano. Chi crede nel figlio ha la vita eterna, ma chi non crede nel figlio non vedrà la vita (Giovanni 3:35-36)

[2] Nello stesso evangelista:

A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio; che sono coloro che credono nel suo nome; che non sono nati da sangue, né dalla volontà della carne, né della volontà dell’uomo (Giovanni 1:12-13)

Da queste parole è evidente che la fede o il credere in lui è presso coloro che lo ricevono e credono in lui, non da per volontà della carne, né per volontà dell’uomo. La volontà della carne è ciò che è contrario all’amore e alla carità, per questo ciò è rappresentato dalla carne (n. 999). E la volontà dell’uomo è ciò che è contrario alla fede, che è dall’amore o dalla carità, perché questo ciò è rappresentato dall’uomo. Perché la volontà della carne e la volontà dell’uomo sono ciò che disgiunge. Viceversa l’amore e la fede che ne deriva sono ciò che congiunge; perciò coloro in cui sono l’amore e la fede che ne deriva, sono quelli che sono nati da Dio. E dato che sono nati da Dio, sono chiamati figli di Dio e sono la suo discendenza [seme], a cui è dato il regno celeste. Queste cose sono rappresentate dalle seguenti parole in questo verso: tutta la terra che tu vedi, la darò a te e alla tua discendenza per sempre.

[3] Che il regno celeste non possa essere dato a coloro che sono fede senza la carità, cioè a coloro che dicono di avere fede e nondimeno hanno il prossimo in odio, pessere compreso da chiunque sia disposto a riflettere. Perché non vi può essere vita in tale fede, quando la morte, che è l’inferno, costituisce la vita. Perché l’inferno consiste in nient’altro che nell’odio. Non l’odio che un uomo ha ricevuto per via ereditaria, ma quello che ha acquisito nella sua attuale vita.

1609. Versetto 16. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra, in modo che chiunque possa contare la polvere della terra, sapcontare anche la tua discendenza. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra, significa una moltiplicazione incommensurabile. In modo che chiunque possa contare la polvere della terra, sapcontare anche la tua discendenza, significa una forte asserzione.

1610. Renderò la tua discendenza come la polvere della terra. Che questo significhi una moltiplicazione incommensurabile, è evidente senza alcuna spiegazione. Qui è detto che il suo seme diverrebbe come la polvere della terra; in altri luoghi della Parola, ricorre invece l’espressione, come la sabbia del mare, e in altri, come le stelle dei cieli. Ogni espressione ha un significato peculiare. La polvere della terra si riferisce a cose celesti, perché terra, come precedentemente mostrato, significa il celeste dell’amore. La sabbia del mare si riferisce alle cose spirituali, perché il mare, come è stato anche mostrato, significa lo spirituale dell’amore. Come le stelle dei cieli significa entrambi questi, nel più alto grado. E poiché nessuna di queste cose può essere numerata, è divenuto usuale ricorrere a queste espressioni per rappresentare una fruttificazione ed una moltiplicazione incommensurabili.

[2] Che la sua discendenza (cioè la fede dall’amore o l’amore) debba essere moltiplicato incommensurabilmente, in senso supremo, significa il Signore, e segnatamente, la sua essenza umana. Perché il Signore, in quanto alla sua essenza umana era chiamato il seme della donna (si veda il n. 256). E quando l’essenza umana del Signore è rappresentata dalla moltiplicazione incommensurabile, significa l’infinito celeste e spirituale. E quando la fede dalla carità, o la carità, nel genere umano, è rappresentata dal seme, significa che questo seme in colui che vive nella carità è moltiplicato incommensurabilmente, come avviene anche nell’altra vita, presso tutti coloro che vivono nella carità; presso di essi la carità e la fede che ne deriva, insieme alla felicità, sono moltiplicate a tal punto, che possono essere descritte come incommensurabili e aldilà delle parole. Quando con seme è rappresentato il genere umano, la moltiplicazione di questo nel regno del Signore è incommensurabile, non solo in coloro che sono nella chiesa e nei loro figli, ma anche in coloro che sono al di fuori della chiesa e nei loro figli. Quindi il regno del Signore, ovvero il cielo, è incommensurabile. Riguardo alla sua immensità, per Divina misericordia del Signore, si dirà altrove.

1611. Versetto 17. Alzati, attraversa la terra, nella sua lunghezza e nella sua larghezza; perché la darò a te. Alzati, attraversa la terra, significa che egli deve andare alla ricerca del cielo. Nella sua lunghezza e nella sua larghezza, significa il suo celeste e il suo spirituale. Perché la darò a te, significa che doveva essere suo.

1612. Alzati, attraversa la terra. Che questo significhi la ricerca del regno celeste è evidente dal significato di terra, cioè il regno celeste, di cui si è detto più volte in precedenza. Alzarsi e attraversare la terra, in senso letterale, significa esplorarla e osservarla. In senso spirituale, in cui terra è il paese di Canaan, s’intende cercare il regno di Dio nei cieli, ovvero il cielo e il regno di Dio sulla terra, ovvero la chiesa; e anche percepirli.

1613. Nella sua lunghezza e nella sua larghezza. Che ciò significhi il celeste e lo spirituale o – ciò che è lo stesso – il bene e la verità si può evincere dal significato di lunghezza e larghezza. Che lunghezza significhi bene e larghezza, verità, è stato esposto in precedenza (n. 650). La ragione è che la terra indica il regno celeste, o la chiesa, che non possono essere messi in relazione con alcuna lunghezza e larghezza, ma soltanto con quelle cose ad esse corrispondenti, quali il beni e la verità. Il celeste o il bene, essendo primario, è paragonato alla lunghezza; e lo spirituale o la verità, essendo secondaria, è paragonata alla larghezza.

[2] Che larghezza sia la verità, appare abbastanza chiaramente nella Parola profetica. Come in Abacuc:

Ecco, io faccio sorgere i Caldei, nazione feroce e impetuosa che percorre in larghezza la terra (Ab. 1:6)

i Caldei rappresentano coloro che sono nella falsità. Percorrere in larghezza la terra significa distruggere le verità, perché questo è detto dei Caldei. In Davide:

O Jehovah, tu non mi hai consegnato in mano al nemico, tu hai guidato i miei passi in un luogo ampio (Salmi 31:8)

stare in un ampio luogo denota la verità. Nello stesso libro:

Nell’angoscia ho invocato Jehovah; Jehovah mi ha risposto in un luogo ampio (Salmo 118:5)

rispondere in un luogo ampio significa nella verità. In Osea:

Jehovah li pascerà come agnelli, in un ampio luogo (Os. 4:16)

pascere in un ampio luogo significa insegnare la verità.

[3] In Isaia:

Asshur irromperà nel paese di Giuda, lo travolgerà e lo sommergerà fino al collo. L’estensione delle sue ali coprirà la terra in tutta la sua larghezza (Isaia 8:8)

Asshur indica il ragionamento, che travolge la terra, ovvero la chiesa. Le ali indicano i ragionamenti da cui nascono le falsità. In tutta la sua larghezza significa che è piena di falsità, o cose contrarie alla verità. Dato che la lunghezza di una terra significa il bene, e la larghezza, la verità, della nuova Gerusalemme è detto che sia stata misurata ed è emerso che fosse di forma quadrangolare, e che la sua lunghezza fosse uguale alla sua larghezza (Ap. 21:16), da cui ognuno può vedere che la lunghezza e la larghezza non significano altro che bene e verità, poiché la nuova Gerusalemme non è altro che il regno del Signore nei cieli e sulla terra. Dal significato delle cose nel senso interno, sono divenute abituali sulla terra le espressioni che fanno fanno riferimento alle cose celesti e spirituali, rappresentate dalla lunghezza e dalla larghezza. Così come i termini altezza e profondità vengono utilizzati correntemente, quando si fa riferimento alla sapienza.

1614. Perché la darò a te. Che questo significhi che doveva essere sua, è evidente senza alcuna spiegazione. Che terra, ovvero il regno celeste appartiene soltanto al Signore è evidente da ciò che è stato mostrato tante volte, cioè che nessun altro è il Signore dei cieli. E dato che egli è il Signore del cielo, è anche il Signore della chiesa. È anche evidente dal fatto che tutto il celeste e lo spirituale, ovvero il bene e la verità, sono dal Signore solo, che è tutto in tutto il suo cielo, e questo così compiutamente che colui che non ha la percezione del bene e della verità dal Signore, non è più nei cieli. Questa è la sfera che regna nel cielo universale; questa è anche l’anima del cielo; e questa è la vita che scorre in tutti coloro che sono nel bene.

1615. Versetto 18. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nei querceti di Mamre, che si trovano a Hebron, e costruì un altare a Jehovah. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nei querceti di Mamre, che si trovano a Hebron, significa che il Signore raggiunse una percezione ancora più interiore; questo è il sesto stato. E costruì un altare a Jehovah, significa il culto in quello stato.

1616. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nei querceti di Mamre, che si trovano a Hebron. Che questo significhi che il Signore raggiunse una percezione ancora più interiore è evidente dal significato di piantare una tenda, cioè di muoversi e di fissare la tenda, e di essere congiunti; perché la tenda è il santo del culto, come esposto più sopra (n. 414, 1452) con la quale l’uomo esterno è congiunto con l’interno. E anche dal significato di querceto, cioè percezione, come spiegato sopra (n. 1442, 1443) dove è nominato il querceto di Moreh, che è la prima percezione; Ma qui, i querceti di Mamre, al plurale, che significano una maggiore percezione, cioè una percezione più interiore. Questa percezione è chiamata i querceti di Mamre, che si trovano a Hebron. Mamre è anche menzionato altrove (come in Gen. 14:13, 18:1, 23:17-19, 35:27), e Hebron allo stesso modo (come in Gen. 35:27; 37: 14; Jos10:36, 39; 14:13-15, 15:13, 54, 20:7, 21:11, 13, Giudici 1:10, 20 e in altri luoghi). Ma con quale significato, per Divina misericordia del Signore, si ved dove questi passaggi sono spiegati.

[2] Circa il significato dei querceti di Mamre, che si trovano a Hebron, vale a dire, una percezione ancora più interiore, il caso è il seguente. Nella misura in cui le cose che sono dell’uomo esterno sono congiunte con le cose celesti dell’uomo interno, la percezione aumenta e diviene più interiore. La congiunzione con le cose celesti conferisce la percezione. Perché nelle cose celesti che sono dell‘amore per il Signore, è la stessa vita dell’uomo interno, o ciò che è lo stesso, nelle cose celesti dell‘amore, cioè nell’amore celeste, è presente Jehovah; la cui presenza non viene percepita nell’uomo esterno finché non ha luogo la congiunzione; tutta la percezione è dalla congiunzione.

[3]. Dal senso interno è evidente quale fosse il caso presso il Signore, vale a dire che il suo uomo esterno, o l’essere umano, è stato congiunto con l’essenza Divina per gradi, secondo la moltiplicazione e la fruttificazione delle conoscenze. In nessun modo , alcun uomo può essere congiunto con Jehovah ovvero con il Signore, tranne che per mezzo delle conoscenze; perché per mezzo di conoscenze l’uomo diventa uomo. E così anche il Signore, essendo nato come ogni altro uomo, è stato anche istruito nello stesso modo, ma nelle sue conoscenze, le cose celesti sono state continuamente insinuate, in modo che le conoscenze sono diventate continuamente ricettacoli delle cose celesti e sono diventate esse stesse celesti.

[4]. Egli si è continuamente avanzato in questo modo verso le cose celesti dell’infanzia perché – come è stato detto prima – le cose celesti che sono dell‘amore sono insinuate sin dalla prima infanzia e fino alla fanciullezza, e anche fino alla giovinezza, quando l’uomo viene poi imbevuto di conoscenze . Se l’uomo è tale da poter essere rigenerato, queste conoscenze sono permeate di cose celesti che sono dell’amore e della carità e vengono quindi impiantate nelle cose celestiali con le quali è stato dotato dall’infanzia fino alla fanciullezza e alla giovinezza. E così il suo uomo esterno è congiunto con l’uomo interno. Queste conoscenze sono prima impiantate nelle cose celesti con cui è stato dotato nella giovinezza; poi in quelle con cui è stato dotato nella fanciullezza e infine, in quelle con cui è stato dotato nell’infanzia. Allora egli è un bambino, di cui il Signore ha detto che di essi è il regno di Dio. Questo impianto è fatto unicamente dal Signore; e per questo motivo nulla di celeste è nell’uomo, né vi può essere, che non sia dal Signore, e che non appartenga al Signore.

[5]. Ma il Signore dal suo proprio potere congiunse il suo uomo esterno con il suo uomo interno, e riempì le sue conoscenze con le cose celesti e le impiantò nelle cose celesti, e questo in virtù del Divino ordine. Prima nelle cose celesti della sua fanciullezza, successivamente nelle cose celesti dell’età intermedia tra fanciullezza e infanzia; e infine nelle cose celesti della sua infanzia. E nello stesso tempo divenne, in quanto alla sua essenza umana, l’innocenza stessa e l’amore stesso, da cui sono tutta l’innocenza e tutto l’amore nei cieli e sulla terra. Tale innocenza è la vera infanzia, perché è allo stesso tempo sapienza. Ma l’innocenza dell’infanzia, a meno che non diventi – per mezzo delle conoscenze – l’innocenza della sapienza, non è di alcun uso. E quindi nell’altra vita i bambini sono imbevuti di conoscenze. Come il Signore impiantò le conoscenze nelle cose celesti, così ebbe la percezione, perché, come si è detto prima, tutta la percezione è dalla congiunzione. Egli ha avuto la sua prima percezione quando ha impiantato le conoscenze dell’infanzia; quella percezione s’intende con il boschetto di Moreh. E la sua seconda, di cui si tratta qui, che è maggiormente interiore, è rappresentata dai querceti di Mamre, che si trovano a Hebron.

1617. Che questo sia il sesto stato è evidente dalle cose contenute nel capitolo precedente.

1618. E costruì un altare a Jehovah. Che questo significhi Il culto da quello stato è evidente dal significato di altare, che è un elemento rappresentativo del culto in generale, come è stato esposto più sopra (n. 921). Per il culto, nel senso interno, si intende la congiunzione dell’amore e della carità. Quando un uomo è nell’amore e nella carità, egli è continuamente nel culto, essendo il, culto esterno solo l’effetto. Gli angeli sono in tale culto; presso di loro c’è dunque un sabato perpetuo; e questo sabato, nel senso interno, significa il regno del Signore. Ma l’uomo, nel mondo, non può essere altrimenti che nel culto esteriore; perché dal culto esteriore le cose interiori sono stimolate, e per mezzo del culto esteriore, le cose esteriori del culto sono mantenute nella santità, in modo che le cose interiori possano fluire all’interno. E inoltre, l’uomo è a questo scopo immerso nelle conoscenze, ed è preparato per ricevere le cose celesti, ed è anche dotato di stati di santità, anche se non ne è a conoscenza. Quegli stati di santità sono custoditi presso di lui dal Signore per l’uso della vita eterna, perché nell’altra vita tutti gli stati della sua vita ritornano.

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