Arcana Coelestia (1567-1589)

Genesi 13, versetti 6-10

1562. Versetto 5. Anche Lot, che accompagnava Abramo, aveva greggi, armenti e tende. Anche Lot, che accompagnava Abramo, significa l’uomo esterno che era nel Signore; aveva greggi, armenti e tende, significa quelle cose in cui l’uomo esterno abbonda; greggi e armenti sono i beni dell’uomo esterno; tende sono il suo culto. Queste cose si separarono dall’uomo interno.

1563. Anche Lot, che accompagnava Abramo. Che questo significhi l’uomo esterno che era nel Signore è evidente dalla presenza di Lot, rappresentativo dell’uomo sensuale, o ciò che è lo stesso, l’uomo esterno. Che ci sia un interiore ed uno esteriore, ovvero che l’uomo è interno ed esterno, è noto a chiunque all’interno della chiesa (di cui si veda ciò che è stato detto in precedenza, n. 978, 994-995, 1015). L’esterno riceve la sua vita dall’uomo interno, cioè dallo spirito o anima. Da qui viene la sua stessa vita in generale; ma questa vita non può essere ricevuta nei suoi particolari, o distintamente dall’esterno, a meno che non vengano aperti i suoi recipienti organici, destinatari dei particolari e dei singolari dell’uomo interno. Questi recipienti organici non sono aperti, salvo che attraverso i sensi, specialmente l’udito e la vista; e quando sono aperti, l’uomo interno può fluire con i suoi particolari e singolari. Sono aperti attraverso i sensi, per mezzo delle conoscenze e per mezzo dei piaceri e delle delizie. Quelli inerenti l’intelletto mediante le conoscenze; e quelli inerenti la volontà attraverso piaceri e delizie.

[2] Da ciò si può vedere che, essendo tali conoscenze discordanti con le verità spirituali, esse devono necessariamente insinuarsi nell’uomo esterno; e poiché tali piaceri e delizie non possono concordare con i beni celesti, esse devono insinuarsi nell’uomo esterno. Come avviene per tutte quelle cose che mirano alle materie corporee, mondane e terrene, in quanto fini; queste quando considerate come fini conducono l’uomo esterno verso la periferia e verso il basso, e quindi lo allontanano dall’uomo interno. Pertanto, a meno che tali cose non siano prima disperse, l’uomo interno non può concordare con l’esterno; affinché l’uomo interno possa essere in armonia l’esterno, tali cose debbono essere prima rimosse. Che tali cose presso il Signore furono rimosse o separate, è rappresentato e significato dalla separazione di Lot da Abramo.

1564. Aveva greggi, armenti e tende. Che questo significa le cose di cui abbonda l’uomo esterno, è evidente dal significato di greggi, armenti e tende, esposto qui di seguito. Essi significano qui i beni dell’uomo esterno. Poiché Lot, come detto prima, è rappresenta l’uomo esterno del Signore. Ci sono due generi di possesso nell’uomo esterno, l’uno concorde con l’uomo interno, e l’altro non concorde. Con greggi, armenti e tende, s‘intendono qui quelle cose che non possono essere concordi, come è evidente da ciò che segue: e vi erano conflitti tra i pastori di Abramo e i pastori di Lot (versetto7) .

1565. Che greggi e armenti significhi i possedimenti dell’uomo esterno è evidente dal significato di greggi e armenti, cioè beni (si veda n. 343 e 415). Ma qui s‘intendono le cose che devono essere separate, e quindi cose che non sono buone, perché sono attribuite a Lot, che si separò da Abramo. Che greggi e armenti significhino cose che non sono buone, si evince dai seguenti passi della Parola. In Sofonia:

o ti distruggerò, finché non ci saranno superstiti. La costa diverrà pascolo per pastori e recinti per le greggi (Sof. 2:5-6)

In Geremia:

Io disperderò in te il pastore e il gregge; e in te disperderò il contadino e il suo giogo (Ger. 51:23)

Nello stesso profeta:

Andate in Arabia e mandate in rovina i figli d’oriente. Le loro tende e le loro greggi prenderanno (Ger. 49:28-29)

1566. Che le tende rappresentino il culto di coloro che si separarono dall’interno, è evidente dal significato della tenda, cioè il santo di culto (n. 414). E anche da ciò che Lot rappresenta, vale a dire, l‘uomo esterno, a cui le tende – ovvero il culto – sono riferite. Che nel senso opposto tende significhi un culto non santo, è anche evidente dai passi successivi della Parola. In Osea:

L’ortica li erediterà. Le spine saranno nelle loro tende (Os. 9:6)

In Abacuc:

Ho visto Le tende di Cushan; Le tende della terra di Madian sono agitate. Jehovah è adirato contro i fiumi (Ab. 3:7-8)

In Geremia:

i pastori con le loro greggi giungeranno alla figlia di Sion, pianteranno tende contro di lei tutto intorno (Ger. 6: 3).

In Davide:

Ha colpito tutti i primogeniti in Egitto, la primizia della forza nelle tende di Cam (Salmi 78:51)

Stare sulla soglia della casa del mio Dio, è meglio che abitare nelle tende dei malvagi (Salmi 84:10)

1567. Versetto 6. E la terra non era in grado di permettere che abitassero insieme, perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare insieme. La terra non era in grado di permettere che abitassero insieme, significa che le cose interiori e celesti non potevano essere insieme alle altre. Perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare insieme, significa che le cose che erano state acquisite dall’uomo interno non potevano concordare con quelle acquisite nell’uomo esterno.

1568. La terra non era in grado di permettere che abitassero insieme. Ciò significa che le cose appartenenti all’interiore celeste non potevano essere insieme alle altre, cioè con quelle rappresentate da Lot. Abramo, come è stato già detto, rappresenta il Signore, qui il suo uomo interno; mentre Lot rappresenta il suo uomo esterno, qui le cose che dovevano essere separate dall’uomo esterno, con le quali le cose interne non potevano dimorare. Ci sono molte cose nell’uomo esterno con le quali l’uomo interiore può coabitare, come le affezioni del bene, le gioie ed i piaceri che ne derivano. Perché questi sono gli effetti dei beni dell’uomo interno, delle sue gioie e felicità; e quando questi sono gli effetti, essi corrispondono totalmente; e sono allora dell’uomo interno e non dell’esterno. Perché l’effetto, come è noto, non è dall’effetto, ma dalla causa efficiente; come ad esempio, la carità che risplende nel volto non è dal volto, ma è della carità che è dentro e che forma l’espressione del volto e manifesta così il suo effetto. O come l’innocenza dei bambini che si manifesta nel loro aspetto, nei gesti e nel gioco tra loro; essa non è nel volto o nel gesto, ma è dall’innocenza del Signore che fluisce attraverso le loro anime; Quindi le manifestazioni dell’innocenza sono gli effetti; ed è così in tutti gli altri casi.

[2] Da ciò è evidente che ci sono molte cose nell’uomo esterno che possono dimorare insieme e in armonia con l’uomo interno. Ma ce ne sono anche molte che non concordano, né possono coabitare con l’uomo interno. Questo è il caso di tutte le cose che emergono dall’amore di sé e dall’amore del mondo, perché tutte queste cose mirano al sé e al mondo in quanto fini. Con queste, le cose celesti – che appartengono all’amore per il Signore e all’amore verso il prossimo – non possono concordare. Perché queste mirano al Signore in quanto fine; e al suo regno e tutte le cose che gli appartengono e che appartengono al suo regno in quanto fini. I fini dell’amore di sé e dell’amore del mondo guardano verso l’esterno o verso il basso; viceversa, i fini dell’amore per il Signore e dell’amore verso il prossimo guardano in alto. Da tutto ciò che è evidente che essi non possono concordare, né possono stare insieme.

[3] Affinché sia noto cosa renda la corrispondenza e l’accordo dell’uomo esterno con l’interno e cosa produca il loro disaccordo, occorre semplicemente riflettere sui fini che governano, o il che è lo stesso, sugli amori che regnano. Perché gli amori sono i fini. Perché ciò che è amato è considerato in quanto fine. Di qui risulterà chiaro quale sia la vita e quale sarà dopo la morte; perché dai fini, o ciò che è lo stesso, dagli amori che regnano, è formata la vita; la vita di ogni uomo non è altro che questo. Le cose che non concordano con la vita eterna, cioè con la vita spirituale e celeste, che è la vita eterna – se non sono rimosse nella vita del corpo – devono essere rimosse nell’altra vita. E se non possono essere rimosse, l’uomo non può che essere infelice per l’eternità.

[4] Queste cose sono state affermate ora affinché si sappia che esistono delle cose nell’uomo esterno che sono in accordo con l’uomo interno e altre che non sono in accordo. E quelle che sono in accordo non possono stare insieme con quelli che non sono d’accordo. Ed inoltre, le cose che nell’uomo esterno sono in accordo, sono dall’uomo interno, cioè attraverso l’uomo interno, dal Signore. Come un volto che risplenda dalla carità; o come l’innocenza nell’aspetto e nei gesti dei bambini piccoli, come già detto. Ma le cose che non sono d’accordo sono dall’uomo e da ciò che è il suo proprio. Da ciò che è stato detto può essere noto ciò che s’intende con le parole La terra non era in grado di permettere che abitassero insieme. Nel senso interno, qui si tratta del Signore. E poiché si tratta del Signore anche in ogni sua somiglianza e immagine, vale a dire il suo regno, la chiesa e ogni uomo del suo regno o della chiesa. Ed è per questo che le cose che sono negli uomini sono qui esposte. Le cose appartenenti al Signore, prima che superasse il male dalla sua propria potenza, cioè il diavolo e l’inferno, e prima che diventassero celesti, Divine e Jehovah, in quanto alla sua essenza umana, devono essere considerate in relazione allo stato in cui egli era allora.

1569. Perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potevano dimorare insieme. Che ciò significhi che le cose che erano state acquisite dall’uomo interno non potevano essere in accordo con quelle acquisite nell’esterno può essere visto da quanto è stato appena detto.

1570. Versetto 7. C‘erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. E i cananei e i perizziti abitavano allora in quella terra. C’erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot, significa che l’uomo interiore e l’uomo esterno non potevano essere in accordo. I pastori del bestiame di Abramo sono le cose celesti; i pastori del bestiame di Lot sono le cose sensuali. I cananei e i perizziti abitavano allora in quella terra, significa i mali e falsità nell’uomo esterno.

1571. C‘erano conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. Che ciò significhi che l’uomo interno non era in accordo con l’uomo esterno, è evidente dal significato di pastori del bestiame, cioè quelli che insegnano, e quindi le cose che appartengono al culto, come può essere noto a chiunque; non è pertanto necessario addurre conferme dalla Parola. Queste cose fanno riferimento a quelle che sono state chiamate tende nel versetto 5; ed è stato sottolineato che queste rappresentano il culto. Quello che è detto nel versetto immediatamente precedente, si riferisce a ciò che è stato chiamato greggi e armenti nel verso 5, che rappresentano i possedimenti o le acquisizioni. Dato che qui si tratta del culto, vale a dire, quello dell’uomo interno e dell’esterno; e poiché questi non erano in accordo, si dice qui che c’erano conflitti tra i pastori. Perché Abramo rappresenta l’uomo interno, e Lot l’esterno. Nel culto la natura e la qualità del disaccordo tra l’uomo interno e l’esterno sono perfettamente distinguibili, anche in ogni singola cosa del culto. Per quando nel culto l’uomo interno mira ai fini che appartengono al regno di Dio e l’uomo esterno mira ai fini che appartengono al mondo, insorge un disaccordo che si manifesta nel culto; e questo, così chiaramente il più piccolo particolare di tale disaccordo è apprezzabile nel cielo. Questo è ciò che è s’intende con conflitti tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. La causa è anche esposta, cioè che i cananei e i perizziti dimoravano in quella terra.

1573. Che i pastori del bestiame di Abramo rappresentino le cose celesti, che sono dell’uomo interno; e che i pastori del bestiame di Lot rappresentino le cose sensuali che sono dell’uomo esterno, è evidente da quanto già detto. Per le cose celesti che sono i pastori del bestiame di Abramo si intendono le cose celesti del culto, che sono dell’uomo interno. Per i pastori del bestiame di Lot si intendono le cose sensuali del culto, che sono dell’uomo esterno e non sono in accordo con le cose celesti del culto dell’uomo interno. Che sia così, si evince da ciò che è già stato mostrato.

1573. I cananei e i perizziti dimoravano allora in quella terra. Che ciò significhi i mali e le falsità nell’uomo esterno è evidente dal significato di cananeo, cioè il male ereditato dalla madre nell’uomo esterno (come esposto al n. 1444). E dal significato di perizzita, cioè la falsità che ne deriva, di cui qui di seguito. Che vi fosse nel Signore un male ereditato dalla madre, nel suo uomo esterno, può essere visto sopra (1414, 1444). E che vi sia falsità da questo è una conseguenza necessaria; poiché dove c’è il male ereditario, c’è anche la falsità; essendo quest’ultima una derivazione del primo. Ma la falsità che è dal male non può nascere finché l’uomo non acquisisce le conoscenze. Il male non ha altro veicolo per operare o fluire. Perché in questo modo il male che è dalla volontà, è trasformato in falsità nella parte intellettuale; dunque anche questa falsità era ereditaria, perché nata dal male ereditario. E nondimeno, non era la falsità che derivata da principi di falsità. Ma era nell’uomo esterno, e lì l’uomo interno poteva vedere la natura della falsità.

[2] E poiché vi era un male ereditato dalla madre prima che il Signore fosse stato imbevuto di conoscenze, ovvero prima che Abramo soggiornasse in Egitto, si dice nel versetto 6 del capitolo precedente, che il cananei dimoravano in quella terra ma non i perizziti. Qui invece, dopo essere stato imbevuto delle conoscenze, si dice che i cananei e i perizziti dimoravano in quella terra; da cui è evidente che per cananei, s’intende il male, e per perizziti, la falsità. Da ciò è anche evidente che la menzione dei cananei e dei perizziti non ha una valenza storica, perché in ciò che precede e in quel che segue non si fa alcun riferimento ad essi. E lo stesso vale per la citazione dei cananei nel capitolo precedente, versetto 6. Da tutto ciò è evidente che qui si nasconde un arcano che non può essere conosciuto se non attraverso il senso interno.

[3] Il fatto che si sostenga che presso il Signore vi era il male ereditario, dalla madre può causare sorpresa, ma poiché è qui così chiaramente dichiarato, e dato che si tratta del Signore nel senso interno, non v’è dubbio che sia così. Perché nessun essere umano può nascere da un altro essere umano senza che da ciò derivi il male. Tuttavia, il male ereditario derivato dal padre è una cosa, e quello derivato dalla madre, è un’altra. Il male ereditario dal padre è interiore, e rimane nell’eternità, perché non può forse essere eradicato. Ma il Signore non aveva tale male, essendo nato da Jehovah, il Padre, e quindi, in quanto al suo uomo interno, era Divino ovvero Jehovah. Il male ereditario dalla madre è invece nell’uomo esterno; questo esisteva presso il Signore, ed è chiamato cananeo nella terra. E la falsità derivata da questo è il perizzita. Così nacque il Signore, come ogni altro uomo, e aveva tale debolezza come ogni altro uomo.

[4] Che egli abbia ereditato il male dalla madre è chiaramente evidente dal fatto che subì le tentazioni. Nessuno può essere tentato se non ha alcun male; è il male in un uomo che tenta e attraverso cui egli è tentato. Che il Signore fu tentato e che fronteggiò tentazioni migliaia di volte più gravi che qualunque uomo possa sopportare; e che egli resistette da solo alle tentazioni , e vinse il male, o il diavolo e tutto l’inferno, dalla sua propria potenza è anche evidente. Di queste tentazioni si legge in Luca:

Gesù fu condotto dallo spirito nel deserto, fu tentato per quaranta giorni dal diavolo, restando a digiuno in quei giorni. E dopo che ebbe esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui immediatamente. Quindi tornò nel potere dello spirito in Galilea (Luca 4: 1-2,13-14)

[5] E in Marco:

Lo spirito di Gesù lo condusse nel deserto, dove rimase per quaranta giorni, in cui sopportò le tentazioni. Ed era con le bestie selvatiche (Marco 1:12-13)

dove per bestie selvatiche s’intende l’inferno. Inoltre, egli fu tentato fino alla morte, perché il suo sudore divenne gocce di sangue.

E in un momento di grande tensione, pregò più intensamente; e il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadono a terra (Luca 22:44)

[6] Nessun angelo può mai essere tentato dal diavolo; eerché, quando egli è nel Signore, gli spiriti maligni non possono avvicinarsi, neppure da lontano, senza essere immediatamente in preda al terrore e al panico. A maggior ragione l’inferno non avrebbe potuto avvicinarsi al Signore se fosse nato Divino; cioè senza il male ereditato dalla madre. 

[7] È un’espressione comune presso i predicatori, che anche il Signore abbia sopportato le iniquità e i mali del genere umano. Ma ammettere in sé le iniquità e i mali sarebbe risultato assolutamente impossibile, salvo che per via ereditaria. Perché il Divino non può accogliere in sé il male. E perciò per poter sconfiggere il male con la sua potenza – cosa che nessun uomo è stato in grado di fare, o è in grado di fare – in modo da divenire autenticamente giusto, volle nascere come ogni altro uomo. Se non fosse stato per questo, non avrebbe avuto alcun bisogno di nascere. Invero, il Signore avrebbe potuto assumere l’essenza umana senza nascita, come avvenne presumibilmente, quando venne visto dalla chiesa più antica, e anche dai profeti. Ma al fine di ammettere il male contro cui doveva combattere e per sconfiggerlo, e ancora per congiungere in sé l’essenza Divina con l’essenza umana, egli venne al mondo.

[8] Ma il Signore non aveva alcun male effettivo presso di sé, o nel suo proprio, come si dice anche in Giovanni:

Chi di voi può accusarmi di peccato? (Giovanni 8:46)

Da ciò che è stato detto, è ora chiaramente evidente ciò che s’intende per le controversie tra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot, essendone la causa che i cananei e i perizziti dimoravano in quella terra.

1574. Che cananeo significhi il male ereditario, dalla madre, nell’uomo esterno, è stato mostrato in precedenza (n. 1444); e che perizzita significhi la falsità che è dal male, è evidente da altri passi nella Parola in cui è nominato il perizzita. Come nel seguente passo, concernente Giacobbe:

Giacobbe disse a Simeone e a Levi: “Mi avete rovinato, rendendomi inviso agli abitanti del paese, i cananei e i perizziti. Io ho pochi uomini, e se essi si raduneranno contro di me, mi annienteranno; io e la mia casa (Gen 34:30),

dove allo stesso modo, il male è rappresentato dai cananeo e la falsità dai perizziti.

[2] In Giosuè:

Giosuè disse ai figli di Giuseppe, se siete un popolo numeroso, entri nella foresta e disbosca nel paese dei perizziti e dei refaim, se il Monte Efraim è troppo stretto per te (Giosué 17:15)

dove i principi della falsità s’intendono per i perizziti, e le persuasioni della falsità per i refaim, i quali furono estirpati. Perché in senso spirituale il monte Ephraim rappresenta l’intelligenza.

[3] Nel libro dei Giudici:

Dopo la morte di Giosuè, i figli d’Israele chiesero ancora a Jehovah: Chi salirà sarà alla nostra testa contro i cananei per combattere contro di loro? E Jehovah disse: Giuda sarà davanti. Ecco, ho dato la terra nella sua mano. E Giuda disse a Simeone suo fratello: Vieni con me nella terra che mi è toccata in sorte, e combattiamo contro i cananei.Poi anche io verrò nella terra che ti è toccata in sorte. E Simeone andò con lui. Giuda si alzò e Jehovah diede nella loro mano i cananei e i perizziti (Giudici 1:1-4)

dove allo stesso modo, con Giuda è rappresentato il Signore in quanto alle cose celesti; e con Simeone le cose spirituali che ne derivano. I cananei rappresentano il male; e i perizziti la falsità, che furono sconfitti. Questa è la risposta, o l’oracolo Divino, che con questa spiegazione è comprensibile.

1575. Versetto 8. E Abramo disse a Lot: Non vi sia discordia fra me e te, e fra i miei pastori e i tuoi pastori, perché noi siamo fratelli. Abramo disse a Lot, significa che l’uomo interno disse all’esterno. Non vi sia discordia fra me e te, e fra i miei pastori e i tuoi pastori, significa che non devano esserci contese tra i due Perché siamo fratelli, significa che in se stessi erano uniti.

1576. Abramo disse a Lot. Che questo significhi che l’uomo interno si rivolse all’esterno è evidente dalla valenza rappresentativa di Abramo, che qui sta per l’uomo interno. E dalla valenza rappresentativa di Lot, che qui sta per l’uomo esterno, da cui il primo doveva separarsi. Che Abramo rappresenti l’uomo interno è perché è nominato in relazione con Lot, che è l’uomo esterno che doveva essere separato. Nell’uomo esterno, come si è detto prima, ci sono cose che sono in accordo e cose che non sono in accordo. Per Lot s’intende ciò che non è in accordo; per Abramo, dunque si intendono quelle che sono in accordo, incluse quelle che sono nell’uomo esterno. Perché queste insieme all’uomo interno costituiscono una sola cosa ed appartengono all’uomo interno.

1577. Non vi sia discordia fra me e te. Che questo significhi che non vi doveva essere alcuna contesa tra i due è evidente da ciò che è già stato detto. Gli arcani relativi all’accordo, ovvero all’unione dell’uomo interno con l’esterno sono molti di più di quanto possa mai essere esposto. In nessun uomo l’uomo interno e l’esterno sono uniti; né potevano esserlo; né possono essere uniti, ma unicamente presso il Signore; anche per questo egli è venuto nel mondo. Presso gli uomini che sono stati rigenerati, sembra come se siano uniti; ma questi appartengono al Signore; perché le cose che sono in accordo appartengono al Signore, ma quelle che sono in disaccordo appartengono all’uomo.

[2] Ci sono due cose nell’uomo interno, le cose celeste e spirituali, le quali costituiscono uno quando lo spirituale è dal celeste; o ciò che è lo stesso, ci sono due cose nell’uomo interno, il bene e la verità; questi due costituiscono uno quando la verità è del bene; O ciò che è lo stesso, ci sono due cose nell’uomo interno, l’amore e la fede. Questi due costituiscono uno quando la fede è dall’amore; O ciò che è ancora lo stesso, ci sono nell’uomo interno due cose, la volontà e l’intelletto; e queste costituiscono uno quando l’intelletto è dalla volontà. Ciò può essere compreso ancora più chiaramente considerando il sole, da cui è luce. Se nella luce del sole vi è sia sia il calore sia l’illuminazione, come nella primavera, tutte le cose sono feconde e vitali; ma se non c’è il calore nella luce del sole, come in inverno, allora tutte le cose s’intorpidiscono e muoiono.

[3] Da tutto questo è evidente che cosa costituisce l’uomo interno e che cosa costituisce l’esterno che da lì appare. Nell’uomo esterno tutto è naturale; perché l’uomo esterno è l’uomo naturale. Si dice che l’uomo interno sia unito all’esterno quando lo spirituale celeste dell’uomo interno scorre nel naturale di quello esterno, e li fa agire come uno. In conseguenza di ciò il naturale diventa anche celeste e spirituale, ma celeste e spirituale su un piano inferiore; O ciò che è lo stesso, l’uomo esterno diventa celeste e spirituale, ma di un celeste e spirituale più esterno.

[4] L’uomo interno e l’esterno sono totalmente distinti, perché le cose celesti e spirituali sono ciò che influenza l’uomo interno; mentre le cose naturali sono ciò che influenza l’uomo esterno. Ma seppure distinti, sono nondimeno uniti, cioè, quando lo spirituale celeste dell’uomo interno scorre nel naturale dell’esterno e lo dispone come suo proprio. Solo presso il Signore l’uomo interno era unito all’esterno. Questo non è il caso in nessun altro uomo, salvo che il Signore li abbia uniti e li unisca. Solo l’amore e la carità, ovvero il bene, è ciò che unisce; E non c’è mai alcun amore e carità, né alcun bene, se non dal Signore. Tale è l’unione che s’intende in queste parole di Abramo: Non vi sia discordia fra me e te, e tra i miei pastori e i tuoi pastori.

[5] È detto: fra me e te, e tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché il caso è questo: dato che vi sono due cose nell’uomo interno, vale a dire quelle celeste e quelle spirituali che, come detto in precedenza, fanno uno, così anche ci sono nell’uomo esterno, il suo celeste, chiamato bene naturale e il suo spirituale, chiamato verità naturale. Non vi sia discordia fra me e te, fa riferimento al bene, e significa che il bene dell’uomo interno non dovrebbe essere in contrasto con il bene dell’uomo esterno. E tra i miei pastori e i tuoi pastori fa riferimento alla verità, e significa che la verità dell’uomo interno non dovrebbe essere in contrasto con la verità dell’uomo esterno.

1578. Perché siamo fratelli. Che questo significhi che essi sono uniti insieme è evidente dal significato di fratello, cioè unione, e infatti l’unione della verità e del bene.

1579. Versetto 9. Non sta forse tutta la terra davanti a te? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra. Non sta forse tutta la terra davanti a te? Significa tutto il bene. Separati da me, significa che il bene non può emergere, salvo che non sia messo da parte ciò che è discordante. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra, significa separazione.

1580. Non sta tutta la terra davanti a te? Che questo significhi tutto il bene, è evidente dal significato di terra nel senso più eccelso, e qui la terra di Canaan, che è il celeste e perciò anche il bene (di cui sopra, n. 556, 620, 636, 662). L’uomo interno contiene l’esterno, in quelle cose dell’uomo esterno che non sono in accordo. Come un uomo è costretto a fare quando percepisce qualche male in se stesso da cui desidera separarsi, come avviene nelle tentazioni e nei combattimenti. Perché è nota in coloro che sono stati nelle tentazioni e nei combattimenti, la percezione in se stessi delle cose che non sono in accordo; da cui, fintanto che c’è un combattimento, non possono essere separati. E nondimeno, desiderano essere separati, e talvolta al punto che essi sono furiosi con il male, e vogliono espellerlo. Questo è ciò che si intende qui.

1581. Separati da me. Che questo significhi che il bene non può emergere, salvo che ciò che è discordante venga messo da parte, è evidente da quello che è stato appena detto, cioè che l’uomo interno desidera che ciò che non è in armonia nell’uomo esterno debba separarsi. Finché non ha luogo questa separazione, il bene che continua a scorrere dall’uomo interno, cioè dal Signore attraverso l’uomo interno, non può apparire. Ma riguardo a questa separazione, deve essere noto che non essa non è propriamente una separazione, bensì una quiescenza. In nessuno, salvo che presso il Signore, il male che è nell’uomo esterno può essere separato. Qualunque cosa un uomo abbia acquisito, rimane; ma sembra essere separata quando è quiescente, perciò sembra essere nulla. Né diviene quiescente da sé, ma solo dal Signore. E quando diviene quiescente, per la prima volta i beni fluiscono dal Signore e influenzano l’uomo esterno. Tale è lo stato degli angeli. Essi non sanno altro che il male è stato separato da loro; ma è solo in uno stato di contenimento, dunque in quiescenza, in modo da apparire come nulla. Di conseguenza, queste è un’apparenza, come anche gli angeli sanno, quando riflettono.

1582. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra. Che questo significhi la separazione, si evince dal significato di destra e sinistra. Destra e sinistra sono solo termini relativi. Non definiscono un ambito specifico, o un posto definito; come è evidente dal fatto che l’oriente come l’occidente, il mezzogiorno come il settentrione possono essere sia a destra, sia a sinistra, secondo la posizione dell’osservatore. Lo stesso vale anche per i luoghi. Della terra di Canaan non poteva dirsi che fosse a destra o a sinistra, se non relativamente. Ovunque sia il Signore, ivi è il centro; e la destra e la sinistra sono da ciò determinate. Quindi, se Abramo, attraverso il quale era rappresentato il Signore, si diresse in una direzione o in un’altra, ciò non modifica il suo tenore rappresentativo, così come per i luoghi. Dunque non fa differenza se Abramo era nella terra di Canaan, o altrove. Esattamente come a tavola chi è nella più elevata dignità, siede nel posto d’onore, e la destra e la sinistra sono individuati in rapporto a questo. Perciò andare a destra o a, era perciò una forma di offrire la scelta con cui s’intendeva la separazione.

1583. Verso 10. E Lot alzò gli occhi e vide che tutta la pianura del Giordano, era ben irrigata, prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino di Jehovah, come la terra d’Egitto, fino a Soar. E Lot alzò gli occhi, significa che l’uomo esterno era illuminato dall’interno. E vide che tutta la pianura del Giordano, significa i beni e le verità che sono nell’uomo esterno. Era ben irrigata, significa che questi possono incrementare. Prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, significa l’uomo esterno distrutto dai desideri del male e dalle persuasioni della falsità. Come il giardino di Jehovah, significa le sue cose razionali. Come la terra d’Egitto, fino a Soar, significa le conoscenze dall’affezione del bene. Queste cose significano che l’uomo esterno appariva al Signore come è nella sua bellezza quando fu congiunto con l’uomo interno.

1584. Lot alzò gli occhi. Che questo significhi che l’uomo esterno era illuminato dall’interno, è evidente dal significato di alzare gli occhi, cioè vedere e, nel senso interno, percepire, quindi, essere illuminati, perché è riferito a Lot, ovvero l’uomo esterno. Perché, quando si percepisce quale sia l’uomo esterno quando è congiunto con l’interno, o ciò che è nella sua bellezza, è poi illuminato dall’uomo interno ed è allora nella visione Divina qui trattata. Né si può dubitare che il Signore, nell’infanzia, in quanto al suo uomo esterno fosse spesso in questa visione Divina, perché solo lui fu capace di congiungere l’uomo esterno con l’interno. L’uomo esterno era la sua essenza umana; l’uomo interno era l’essenza Divina.

1585. E vide che tutta la pianura del Giordano. Che ciò significhi i beni e le verità che sono nell’uomo esterno, è evidente dal significato di pianura e Giordano. Nel senso interno, pianura del Giordano indica l’uomo esterno in quanto ai suoi beni e alle sue verità. Che sia così è perché il Giordano era un confine della terra di Canaan. La terra di Canaan, come precedentemente detto e mostrato, significa il regno e la chiesa del Signore e segnatamente, le cose celesti e spirituali di lì. In ragion di ciò è stata chiamata anche Terra Santa e Canaan celeste. E poiché significa il regno del Signore e la chiesa, nel senso supremo significa il Signore stesso, che è tutto in tutto in tutto il suo regno e nella sua chiesa.

[2] Quindi tutte le cose che erano nella terra di Canaan erano rappresentative. Quelli che erano in mezzo alla terra, o che erano nell’intimo, rappresentavano l’uomo interno del Signore, come il Monte Sion e Gerusalemme (il primo le cose celesti; l’altra, quelle spirituali). Quelli più lontano dal centro rappresentavano le cose più lontane dall’uomo interno. Quelli nelle zone più remote, o ai confini, rappresentavano l’uomo esterno. I confini della terra di Canaan erano diversi. In generale, i due fiumi Eufrate e la Giordania, e anche il mare. Quindi l’Eufrate e il Giordano rappresentavano l’esterno. Qui, dunque, la pianura della Giordano significa, tutte le cose che sono nell’uomo esterno. Il caso è simile quando l’espressione terra di Canaan fa riferimento al regno del Signore nei cieli, o alla chiesa del Signore sulla terra, o ancora all’uomo del suo regno, o chiesa, o astrattamente, alle cose celesti dell’amore, e così via.

[3] Quindi, quasi tutte le città, e anche tutte le montagne, le colline, valli, fiumi e altre cose, nella terra di Canaan, erano rappresentative. È già stato mostrato (n. 120) che il fiume Eufrate, essendo un confine, rappresentava le cose sensuali e la conoscenza che appartengono all’uomo esterno. Così sia così anche per il Giordano e la pianura del Giordano, può essere visto dai passi che ora seguono. In Davide:

O mio Dio, l’anima mia è prostrata. Perciò mi ricorderò di te dal paese del Giordano e di Hermon, da una montagna bassa (Salmi 42:7)

dove il paese del Giordano indica ciò che è infimo, e ciò che è lontano dal cielo, come l’esterno dell’uomo rispetto al suo interno.

[4] Che i figli d’Israele attraversarono il Giordano quando entrarono nel paese di Canaan, e che poi si divisero, anche questo rappresentava l’accesso all’uomo interno attraverso l’esterno, e anche l’ingresso dell’uomo nel regno del Signore, oltre ad altre cose (si veda Giosuè 3:14 e 4:1) E poiché l’uomo esterno combatte continuamente contro l’interno e aspira al dominio, l’orgoglio o il gonfiarsi il petto del Giordano è diventato un’espressione profetica. Come in Geremia:

Come potresti gareggiare con i cavalli? Se ti senti al sicuro in una regione tranquilla, come farai tra le acque gonfie del Giordano? (Ger. 12:5)

Il gonfiore del Giordano indica le cose che appartengono all’uomo esterno, che imperversano e bramano dominare l’uomo interno, come fanno i ragionamenti – che qui sono i cavalli – e la sicurezza di sé che ne deriva.

[5] Nello stesso profeta:

Edom sarà nella desolazione. Ecco che egli salirà come un leone dall’orgoglio del Giordano alla dimora di Ethan (Ger. 49:17, 19)

l’orgoglio del Giordano indica l’avanzare dell’uomo esterno nei confronti dei beni e delle verità dell’uomo interno. In Zaccaria:

Gemete cipressi, perché i cedri sono abbattuti, quegli alberi maestosi sono distrutti. Gemete querce di Basan, perché la foresta impenetrabile è abbattuta. Si ode il lamento dei pastori, perché la loro grandezza, è in rovina. Si ode il ruggito dei giovani leoni, perché l’orgoglio del Giordano è devastato (Zacc. 11:2-3)

Che il Giordano fosse un confine della terra di Canaan è evidente in Numeri 34:12; e del paese di Giuda verso oriente, in Giosuè 15:5.

1586. Era ben irrigata. Che questo significhi che i beni e le verità possono incrementare è evidente dal significato di ben irrigata (si veda sopra, n. 108).

1587. Prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra. Che questo significhi che l’uomo esterno distrutto dalle cupidità del male e dalle persuasioni del falso, è evidente dal significato di Sodoma, cioè la cupidità del male e dal significato di Gomorra, cioè le persuasioni del falso; perché sono queste due che distruggono l’uomo esterno e lo separano dall’interno; e queste due distrussero la chiesa più antica prima del diluvio. Le cupidità del male sono dalla volontà, e le persuasioni del falso sono dell’intelletto. Quando queste due regnano, l’uomo esterno è distrutto; e quando è distrutto, viene anche separato dall’uomo interno. Non che l’anima o lo spirito siano separati dal corpo, ma il bene e la verità sono separati dall’anima o dallo spirito dell’uomo, in modo da non poter più fluire, se non in modo remoto. In merito a questo influsso, per Divina misericordia del Signore si dirà altrove. E dato che l’uomo esterno era così distrutto presso il genere umano, e il suo legame con l’interno, cioè con il bene e la verità era interrotto, il Signore è venuto nel mondo affinché egli potesse congiungere l’uomo esterno all’interno, cioè l’essenza umana all’essenza Divina. Quale sia l’uomo esterno quando è congiunto con l’interno, è qui descritto, cioè prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, era come il giardino di Jehovah, e come la terra d’Egitto, fino a Soar.

1588. Come il giardino di Jehovah. Che ciò significhi la sua facoltà razionale è evidente dal significato di giardino di Jehovah, vale a dire l’intelligenza (si veda n. 100), quindi la facoltà razionale, che è intermedia tra l’uomo interno e quello esterno. Essa è l’intelligenza dell’esterno. L’espressione giardino di Jehovah ricorre quando la facoltà razionale è celeste, cioè di origine celeste, come era presso la chiesa più antica, di cui è detto in Isaia:

Jehovah consolerà Sion e tutte le sue rovine, e renderà il suo deserto come l’Eden, e la sua terra desolata come il giardino. Gioia e letizia gioia saranno in lei, e ringraziamenti e inni di lode (Is. 51:3)

Mentre l’espressione giardino di Dio, ricorre quando si fa riferimento alla facoltà razionale spirituale, cioè da un’origine spirituale, come era presso la chiesa antica, di cui si trattain Ezechiele:

Piena di sapienza e perfetta nella bellezza, sei stata in Eden , il giardino di Dio (Ez. 28:12-13)

La facoltà razionale di un uomo è paragonata ad un giardino dalla rappresentazione che appare di essa nel cielo; tale facoltà dell’uomo si presenta nell’apparenza di un giardino quando lo spirituale celeste fluisce in lui, dal Signore; e anche i paradisi appaiono analogamente alla alla vista, in una magnificenza e bellezza che superano ogni idea dell’immaginazione umana, in ragione dell’effetto dell’influenza della luce spirituale celeste, dal Signore (di cui si veda in n. 1042-1043). Le cose piacevoli e meravigliose di questi paradisi non sono ciò che influenza l’osservatore, ma le cose spirituali celesti che vivono in esse.

1589. Come la terra d’Egitto, fino a Soar. Che questo significhi la conoscenza dall’affezione del bene è evidente dal significato di Egitto (di cui si veda n. 1164, 1165; in senso benigno, n.1462) cioè la conoscenza esteriore. E dal significato di Soar, cioè l’affezione del bene. Soar era una città non lontana da Sodoma, dove anche Lot si rifugiò quando gli angeli lo salvarono dall’incendio di Sodoma (descritto in Gen. 19:20, 22, 30). Soar è anche nominata in altri luoghi (Gen 14:2, 8, Deut. 34:3, Isa 15: 5, Ger. 48:34), dove anche significa l’affezione del bene, e nel senso opposto, come è usuale, significa l’affezione del male.

[2] Ci sono tre facoltà che costituiscono l’uomo esterno, vale a dire quella razionale, la conoscenza e le percezioni esteriori dei sensi. La facoltà razionale è l’interiore, la conoscenza è esteriore, e le percezioni dei sensi sono ciò che è esteriormente più remoto. È attraverso la facoltà razionale che l’uomo interno è congiunto con quello esterno; e quale è il razionale, tale è la congiunzione. L’esteriore sensuale qui, è la vista e l’udito. Ma in sé, il razionale non è nulla, a meno che l’affezione non scorra in esso e lo renda attivo e vitale. Da ciò consegue che la facoltà razionale è tale quale è l’affezione. Quando l’affezione del bene fluisce, diviene nella facoltà razionale l’affezione per la verità. Al contrario quando è l’affezione del male a fluire. Dato che la conoscenza esteriore aderisce alla facoltà razionale e rappresenta uno strumento di questa, ne consegue che l’affezione entra anche in essa e la influenza. Nulla vive nell’uomo se non in ragione dell’affezione. La causa di ciò è che l’affezione del bene procede dal celeste, cioè dall’amore celeste, che vivifica tutto ciò in cui fluisce. Essa vivifica anche l’affezione del male, ovvero le cupidità.

[3] Il bene dell’amore dal Signore fluisce continuamente attraverso l’uomo interno nell’esterno. Ma l’uomo che è nell’affezione del male o nella cupidità perverte il bene; e nondimeno, è mantenuto in vita dal bene. Questo può essere percepito dal confronto con gli oggetti che ricevono i raggi solari. Ci sono alcuni che ricevono questi raggi più magnificamente e li trasformano nei colori più incantevoli, come il diamante, il rubino, il giacinto, lo zaffiro e le altre pietre preziose. Ma ci sono altri che non ricevono allo stesso modo i raggi solari, e li trasformano in colori più sgradevoli. Lo stesso può anche vedersi dalla differente inclinazione degli uomini. Ci sono quelli che ricevono i beni da un altro con tutta l’affezione; e ci sono quelli che li trasformano in mali. Ciò dimostra quale sia la conoscenza dall’affezione del bene rappresentata dalla terra d’Egitto, fino a Soar, quando la facoltà razionale è come il giardino di Jehovah.

1590. Che queste cose significhino che al Signore appariva l’uomo esterno quale è nella sua bellezza quando è congiunto con l’interno, può essere visto dal senso interno, in cui il Signore, in quanto al suo uomo interno è rappresentato da Abramo, e in quanto al suo uomo esterno, da Lot. Quale sia la bellezza dell’uomo esterno quando è congiunto con l’interno non può essere descritto, perché non esiste presso nessuno uomo, ma unicamente presso il Signore. Ciò che esiste nell’uomo e nell’angelo è dal Signore. Solo in una misura minima ciò può apparire, dall’immagine del Signore, in quanto al suo uomo esterno, che appare nei cieli (si veda n. 553 e 1530). I tre cieli sono immagini dell’uomo esterno del Signore. Ma la loro bellezza non può mai essere descritta da nulla che possa essere percepito secondo un’idea di ciò che è. Poiché nel Signore tutto è infinito, così nel cielo tutto è indefinito (o illimitato). L’indefinito del cielo è un’immagine dell’infinito del Signore.

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