Arcana Coelestia (1535-1566)

Genesi 13, versetti 1-5

1. E Abramo risalì dall’Egitto, lui e sua moglie, e tutto ciò che aveva, e Lot con lui, verso mezzogiorno.

2. E Abramo era molto ricco in bestiame, argento e oro.

3. E proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, fino al luogo dove era già la sua tenda, tra Bethel a Ai.

4. Nel luogo dell’altare che aveva eretto all’inizio. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah.

5. Anche Lot, che accompagnava Abramo, aveva greggi, armenti e tende.

6. E la terra non era sufficientemente estesa da permettere che abitassero insieme, perché le loro sostanze erano grandi, e tali che non potessero dimorare insieme.

7. E c’erano conflitti tra i pastori del bestiami di Abramo e i pastori del bestiame di Lot. E i cananei e i perizziti abitavano allora in quella terra.

8. E Abramo disse a Lot: Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei pastori e i tuoi pastori, perché noi siamo fratelli.

9. Non sta forse tutta la terra davanti a te? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra.

10. E Lot alzò gli occhi e vide che tutta la pianura del Giordano, era ben irrigata, prima che Jehovah distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino di Jehovah, come la terra d’Egitto, fino a Soar.

11 E Lot scelse per sé tutta la pianura del Giordano. E Lot andò verso oriente; e si separarono, un uomo da suo fratello.

12. Abramo abitò nella terra di Canaan, e Lot abitò nelle città della pianura, e piantò le sue tende fino a Sodoma.

13. Gli uomini di Sodoma erano oltremodo malvagi e peccatori contro Jehovah.

14. E Jehovah disse ad Abramo, dopo che Lot si era separato da lui, Alza gli occhi e guarda dal luogo dove ti trovi, verso settentrione, verso mezzogiorno, verso oriente e verso occidente.

15. Perché tutta la terra che tu vedrai, la darò a te e alla tua discendenza [seme] per sempre.

16. Renderò la tua discendenza [seme] come la polvere della terra; in modo che chiunque possa contare la polvere della terra, sapcontare anche la tua discendenza [seme].

17. Alzati, percorri la terra, nella sua lunghezza e nella sua larghezza; perché la darò a te.

18. E Abramo piantò la sua tenda, e dimorò nel querceto di Mamre, che si trova a Hebron, e là costruì un altare a Jehovah.


Contenuti

1535. Questo capitolo tratta dell’uomo esterno nel Signore che doveva essere congiunto col suo uomo interno. L’uomo esterno è l’essenza umana, l’interno è l’essenza Divina. Il primo è qui rappresentato da Lot; e l’altro, da Abramo.

1536. Qui viene descritto lo stato dell’uomo esterno come era nell’infanzia, quando fu da principio permeata dalle conoscenze, affinché da qui potesse avanzare sempre di più
nella congiunzione con l’uomo interno (versetti da 1 a 4).

1537. Ma c’erano ancora molte cose nel suo uomo esterno che impedivano la congiunzione (versetti da 5 a 7); da cui tuttavia, egli desiderava essere separato (versetti 8, 9).

1538. L’uomo esterno apparse al Signore quale era nella sua bellezza quando fu congiunto con l’interno; e anche quale era finché non erano congiunti (versetti da 10 a 13).

1539. Promessa che quando l’uomo esterno fosse stato congiunto con l’interno, cioè quando l’essenza umana del Signore fosse stata congiunta con la sua essenza Divina, gli sarebbe stato conferito tutto il potere e l’autorità (versetti 14-17). Riguardo alla percezione interiore del Signore (versetto 18).

Significato interiore

1540. Le verità storiche della Parola hanno inizio, come è stato detto prima, con il capitolo precedente, il dodicesimo. Fino a quel punto, o meglio, fino a Eber, gli eventi storici narrati non sono realmente accaduti. Nel senso interno, gli eventi storici qui riportati di Abramo fanno riferimento al Signore, e alla sua condizione, prima che l’uomo esterno fosse congiunto con l’interno e fossero uno; cioè, prima che il suo uomo esterno fosse stato reso celeste e Divino. Gli eventi storici rappresentano il Signore; le parole stesse sono significative delle cose rappresentate. Ma essendo fatti storici, la mente del lettore non può che soffermarsi su di essi; soprattutto nel tempo presente, quando la maggior parte delle persone, anzi la quasi totalità, non crede che esista un senso interno e ancor meno che esista in ogni parola. E malgrado il fatto che il senso interno sia stato così chiaramente mostrato finora, essi potrebbero addirittura non riconoscerne l’esistenza, e questo per il motivo che il senso interno sembra ritirarsi così lontano dal senso letterale da non essere riconosciuto in esso. E nondimeno, che questi fatti storici non possono essere la Parola, essi potrebbero saperlo semplicemente dal fatto che quando sono separati dal senso interno non vi è più il Divino in loro come in qualsiasi altra narrazione storica. Perché è il senso interno che rende Divina la Parola.

[2] Che il senso interno sia la Parola stessa è evidente da molte cose che sono state rivelate, come: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio (Matteo 2:15); oltre a molte altre. Anche il Signore stesso, dopo la sua risurrezione, ha insegnato ai discepoli ciò che era stato scritto di lui da Mosè e dai profeti (Luca 24:27). Dunque non c’è nulla di scritto nella Parola che non riguardi il Signore, il suo regno e la chiesa. Queste sono le cose spirituali e celesti della Parola. Ma le cose contenute nel senso letterale sono per lo più mondane, corporee e terrene; il che non può costituire la Parola del Signore. Nel tempo presente gli uomini sono di un’indole simile carattere che non percepiscono altro che cose del genere; E difficilmente conoscono le cose spirituali e celesti. Diversa era la disposizione degli uomini della chiesa antichissima e della chiesa antica; questi, se avessero vissuto nel tempo presente e avessero letto la Parola, non si sarebbero minimamente soffermati sul senso letterale, che avrebbero considerato come nulla, ma avrebbero avuto riguardo per il senso interno. Essi si stupiscono assai del fatto che chiunque percepisca la Parola in qualsiasi altro modo. Tutti i libri degli antichi furono perciò scritti in modo da avere nel senso interno un significato differente da quello letterale.

1541. Versetto l. E Abramo risalì dall’Egitto, lui e sua moglie, e tutto ciò che aveva, e Lot con lui, verso mezzogiorno. Nel senso interno, le cose qui affermate e quelle che seguono in questo capitolo rappresentano anche il Signore. Si tratta del seguito della sua vita nell’infanzia. Abramo risalì dall’Egitto, significa le conoscenze mondane, che il Signore dismise. Nel senso interno, Abramo è il Signore; qui è il Signore nell’infanzia. Egitto è la conoscenza mondana. Lui e sua moglie, significa le verità celesti che erano allora presso il Signore. E tutto ciò che aveva, significa tutte le cose che sono celesti. E Lot con lui, significa ciò che è sensuale. Verso mezzogiorno, significa nella luce celeste.

1542. Che nel senso interno queste cose, e quelle che seguono in questo capitolo, rappresentino anche il Signore e che si tratta della sua vita nell’infanzia, può essere visto da ciò che è stato detto e mostrato nel capitolo precedente e anche da ciò che segue; e specialmente dalla considerazione che questa è la Parola del Signore, che procede da lui attraverso il cielo, e quindi non vi può essere neppure la minima parte di una parola in essa che non contenga arcani celesti. Quello che proviene da una tale origine non può essere di qualsiasi altra natura. È già stato mostrato che il senso interno tratta dell’istruzione del Signore nella sua infanzia. Ci sono due cose nell’uomo che impediscono che diventi celeste, di cui una appartiene al suo intelletto, e l’altra alla sua volontà. Quello che appartiene all’intelletto consiste di vuote conoscenze che egli impara nell’infanzia e nella gioventù. E ciò che appartiene alla volontà consiste in una pluralità di piaceri, dalle cupidità che egli predilige. Questi sono gli ostacoli che gli impediscono di raggiungere le cose celesti. Questi debbono essere dismessi; e quando sono stati dismessi, egli per la prima volta può essere ammesso alla luce delle cose celesti e infine nella luce celeste.

[2] Dato che il Signore nacque come gli altri uomo, e doveva essere istruito come gli altri, era necessario che apprendesse le conoscenze mondane, rappresentate dal soggiorno di Abramo in Egitto. E le vuote conoscenze mondane alla fine furono rappresentate dal comando impartito dal faraone ai suoi uomini, di mandare via Abramo, sua moglie e ciò che possedeva (si veda il precedente capitolo, versetto 20.) Ma i piaceri che attengono alle cose della volontà, che costituiscono l’uomo sensuale, ed in particolare, la sua parte più esteriore, in questo capitolo sono rappresentati da Lot, in quanto egli si separò da Abramo; perché Lot rappresenta un tale uomo.

1543. Abramo risalì dall’Egitto. Che ciò significhi le conoscenze mondane, che il Signore dismise, è evidente dal significato di Abramo, che rappresenta il Signore; e anche dal significato di Egitto, cioè la conoscenza mondana; e ancora, dal significato di risalire, perché questa espressione ricorre quando si deve intendere l’emersione dalle cose inferiori – che sono le conoscenze mondane – a quelle più elevate, cioè quelle celesti. Quindi, nella Parola, risalire dall’Egitto verso il paese di Canaan – un’espressione che ricorre spesso – coinvolge simili cose.

1544. È già stato dimostrato che qui, nel senso interno, Abramo è il Signore, nella sua infanzia, e che per Egitto s’intendono le conoscenze mondane.

1545. Lui e sua moglie. Che questo significhi le verità celesti che erano presso il Signore può essere visto dal significato di lui, cioè di Abramo, con cui s’intende il Signore, e di conseguenza il celeste che era in lui. Un uomo è uomo dalle cose che sono in lui; il Signore, dalle cose celesti; perché lui solo è celeste, essendo il celeste stesso. Al riguardo, le cose celesti sono rappresentate da Abram, e ancora di più da Abraham. Questo può essere ulteriormente visto dal significato di moglie, vale a dire, la verità congiunta con il celeste (come mostrato sopra, n.1468). Che le verità siano verità celesti, o le verità che sono dalle cose celesti, è evidente dal fatto che lui è nominato per primo, e sua moglie, in seguito. Perché una cosa è il celeste autentico, altro è la verità celeste. Il celeste autentico trae la sua origine dal celeste; la verità celeste deriva dalla verità che viene impiantata nel celeste per mezzo delle conoscenze.

1546. E tutto ciò che possedeva. Che questo significhi ogni cosa che deriva dalle cose celesti, è evidente da ciò che è stato detto.

1547. E Lot con lui. Che questo significhi ciò che è sensuale, è stato già detto in breve (n. 1428); Ma poiché Lot è qui specificatamente trattato, deve essere noto ciò che egli rappresenta del Signore. Il faraone rappresentava le conoscenze mondane che il Signore dismise. Mentre Lot rappresenta le cose sensuali, con cui si intende l’uomo esterno e i suoi piaceri che riguardano le cose sensuali, quindi quelle che sono più esteriori e che catturano l’uomo nella sua infanzia e lo allontanano dal bene. Perché nella misura in cui un uomo indulge nei piaceri che nascono dalle cupidità, egli è allontanato dalle cose celesti che sono dell’amore e della carità. Perché in quei piaceri c’è l’amore di sé e del mondo, con i quali non può essere in armonia l’amore celeste. Nondimeno, ci sono piaceri che si accordano perfettamente con le cose celesti e che appaiono simili anche esteriormente (di cui, si veda sopra, n. 945, 994 , 995, 997). Ma i piaceri che nascono dalle cupidità devono essere frenati e dissipati, perché bloccano la strada alle cose celesti. Sono questi piaceri, e non altri, che sono trattati in questo capitolo, e sono rappresentati da Lot, che si separò da Abramo. E qui si dice che tali piaceri erano presenti, e sono indicati da Lot con lui. Ma in generale per Lot s’intende l’uomo esterno, come sarà evidente da quanto segue.

1548. Verso mezzogiorno. Che questo significhi nella luce celeste è evidente dal significato di mezzogiorno, cioè uno stato di luce interiore (di cui si è detto in precedenza, n. 1458). Ci sono due stati in cui si è introdotti nella luce celeste. Il primo è quello in cui l’uomo è introdotto dall’infanzia; poiché è noto che i neonati sono nell’innocenza e nei beni dell’amore, che sono le cose celesti in cui essi vengono introdotti per prima dal Signore e che sono custodite nel bambino per essere utilizzate nell’età adulta e per il suo uso quando egli accede all’altra vita. Queste cose sono quelle che si chiamano i primi resti, di cui si è più volte fatto cenno in precedenza. L’altro stato è quello in cui l’uomo è introdotto nelle cose spirituali e celesti mediante le conoscenze, che devono essere impiantate nelle cose celesti conferite dall’infanzia. Presso il Signore queste furono impiantate nelle sue prime cose celesti, da cui egli ebbe la luce che qui s’intende con il mezzogiorno.

1549.Versetto 2. E Abramo era molto ricco in bestiame, argento e oro. Abramo era molto ricco in bestiame, significa i beni con cui il Signore fu allora arricchito. Argento significa le verità. Oro significa i beni dalle verità.

1550. Abramo era molto ricco in bestiame. Che questo significhi i beni, è evidente dal significato di bestiame e di gregge, che rappresentano i beni (di cui sopra, n. 343, 415).

1551. In argento. Che questo significhi le verità è evidente dal significato dell’argento, cioè verità. Le genti più antiche paragonavano i beni e le verità nell’uomo ai metalli; i beni più intimi o celesti, che attengono all’amore per il Signore, all’oro; le verità che derivano da questi beni, all’argento; e i beni inferiori o naturali, al rame; e le verità inferiori, al ferro. Né si limitavano a comparare queste cose, ma le chiamavano anche così. Di qui i periodi di tempo sono stati paragonati agli stessi metalli, e furono chiamati età dell’oro, dell’argento del rame e del ferro; perché tali periodi si susseguirono in questo ordine. L’età dell’oro fu l’epoca della chiesa più antica, che era un uomo celeste. L’età dell’argento fu l’epoca della chiesa antica, che era un uomo spirituale; l’età del rame fu l’epoca della chiesa successiva, a cui è succeduta l’età del ferro. Un analoga significato è da attribuire anche alla statua vista da Nabucodonosor in un sogno, la cui testa era di autentico oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce d’ottone, le gambe di ferro (Dan. 2:32-33). Che questa fosse la serie, ovvero che i periodi della chiesa si siano succeduti in questo ordine, è evidente dallo stesso profeta e nello stesso capitolo.

[2] Che nel senso interno della Parola, argento, ovunque, significhi verità, e nel senso opposto, la falsità è evidente dai seguenti passi. In Isaia:

Al posto del bronzo farò venire l’oro, e al posto del ferro porterò farò venire l’argento, e bronzo al posto del legno, e ferro al posto della pietra. Porrò quale tuo sovrano la pace e quale tuo governatore la giustizia (Isaia 60:17)

dove è evidente il significato di ogni metallo. Il soggetto qui trattato è la venuta del Signore, il suo regno celeste e la chiesa. Bronzo al posto dell’oro è il bene celeste invece del bene naturale. Argento per il ferro è la verità spirituale invece della verità naturale. Bronzo in luogo del legno è il bene naturale in luogo del bene corporeo. Ferro per la pietra è la verità naturale in luogo della verità sensuale. Nello stesso profeta:

O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete argento, venite, comprate e mangiate (Isaia 55:1)

Colui che non ha argento è colui che è nell’ignoranza della verità e tuttavia nel bene della carità, come molti all’interno della chiesa, e anche le nazioni al di fuori di essa.

[3] Nello stesso profeta:

Le isole mi aspetteranno, e le navi di Tarsis in prima fila, per portare i tuoi figli lontano. Il loro argento e il loro oro per il nome di Jehovah tuo Dio, e santo di Israele (Isa 60:9)

Qui si fa riferimento specificamente ad una nuova chiesa, ovvero quella delle nazioni; e al regno del Signore universalmente. Le navi di Tarsis indicano le conoscenze; argento, le verità; E oro, i beni. Perché queste cose dovranno portare il nome di Jehovah. In Ezechiele:

Tu hai preso i gioielli del tuo ornamento del mio oro e del mio argento, che ti avevo donato e ne hai fatto immagini di idoli (Ez. 16:17)

Qui oro indica le conoscenze delle cose celesti; argento, quelle delle cose spirituali. Nello stesso profeta:

Sei stata ornata di oro e argento, le tue vesti erano di fine lino e seta, ricamati (Ez. 16:13)

Questo è detto di Gerusalemme, con la quale s’intende la chiesa del Signore, con gli ornamenti che la contraddistinguono. Nello stesso profeta:

Ecco, tu sei saggio, non c’è segreto che essi possano celarti. Nella tua sapienza e nella tua intelligenza hai le tue ricchezze e hai raccolto oro e argento tra i tuoi tesori (Ez. 28:3-4)

Questo è detto di Tiro; ed è chiaro che qui oro è la ricchezza della sapienza; e argento, la ricchezza dell’intelligenza.

[4] In Gioele:

Hai preso il mio argento e il mio oro e hai portato nei tuoi tempi le mie cose desiderabili (Gioele 3:5).

Questo è detto di Tiro, Sidone e della Filistea, con cui s’intendono le conoscenze, che sono l’oro e l’argento che hanno portato nei loro tempi. In Aggeo:

La prescelta tra tutte le nazioni verrà e io riempirò questa casa con la gloria. L’argento è mio e l’oro è mio. La gloria di quest’ultima casa sarà più grande di quella della precedente (Luca 2:7-9)

dove si tratta della chiesa del Signore, cui si riferiscono l’oro e l’argento. In Malachia:

Siederà per fondere e purificare l’argento; e purificherà i figli di Levi (Mal 3:3)

dove si fa riferimento alla venuta del Signore. In Davide:

Le parole di Jehovah sono parole pure, argento fuso in un crogiolo di terra, purificato sette volte (Salmi 12:6)

argento purificato sette volte indica la Divina verità. Riguardo al comandamento dato ai figli d’Israele, quando dovevano uscire dall’Egitto:

Ogni donna domanderà alla sua vicina e all’inquilina della sua casa, vasi d’argento e d’oro, e indumenti; e li farà portare ai sui figli e alle sue figlie; e spoglieranno l’Egitto (Esodo 3:22, 11:2-3, 12:35-36)

ciascuno può comprendere che ai figli di Israele in alcun modo può essere stato ragionevolmente comandato di rubare e spogliare gli egiziani, a meno che con questa espressione siano rappresentati degli arcani. E quali siano gli arcani si può scorgere dal significato di argento, oro, indumenti e Egitto. E si può anche scorgere che la stessa cosa è stata rappresentata qui rappresentata come per Abramo, che era ricco in oro e argento dall’Egitto

[5] Dato che argento significa verità, nel senso opposto significa falsità; perché coloro che sono nella falsità pensano che la falsità sia la verità; come è anche evidente nei profeti. In Mosè:

Non bramerai l’argento e l’oro delle nazioni, né lo prenderai per te, affinché tu non venga intrappolato in essi; perché sono un abominio per Jehovah, tuo Dio. Li disprezzerai perché sono votati allo sterminio (Deut. 7:25-26)

L’oro delle nazioni significa i mali, ed il loro argento significa le falsità. Nello stesso profeta:

Non fabbricate idoli d’argento e d’oro accanto a me; non fatene per voi (Esodo 20:23)

con cui, nel senso interno, non s’intende altro che falsità e cupidità. Gli idoli d’argento sono le falsità; e gli idoli d’oro, le cupidità. In Isaia:

In quel giorno, ogni uomo rigetterà i suoi idoli d’argento e d’oro, opera delle proprie mani peccatrici (Is. 31:7)

idoli d’argento e idoli d’oro indicano cose simili, come prima. Opera delle proprie mani significa che sono dall’uomo. In Geremia:

Sono diventati stolti e sciocchi; vana è la loro dottrina come il legno. L’argento battuto viene da Tarsis e l’oro da Uphaz, opera di artigiani e orafi. Blu e cremisi sono i loro indumenti. Opera di sapienti artigiani (Ger. 10: 8-9)

anche qui s’intendono simili cose simili, come è chiaramente evidente.

1552. E in oro. Che questo significhi i beni dalle verità, si evince dal significato di oro, vale cioè bene celeste, o il bene della sapienza e dell’amore, come è evidente dalle cose appena mostrate, e anche da quelle mostrate prima (n. 113). Che i beni qui siano dalle verità, segue da quanto detto nel capitolo precedente, circa il fatto che il Signore congiunse le verità intellettuali con le cose celesti.

1553. Versetto 3. E proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, fino al luogo dove era già la sua tenda, tra Bethel a Ai. E proseguì il suo viaggio significa procedette secondo l’ordine. Da mezzogiorno fino a Bethel, significa dalla luce dell’intelligenza alla luce della sapienza. Fino al luogo dove era già la sua tenda, significa verso le cose sante in cui era prima di essere permeato dalle conoscenze. Tra Bethel a Ai, significa qui, come prima, le cose celesti delle conoscenze e le cose mondane.

1554. E proseguì il suo viaggio. Che ciò significhi che procedette secondo l’ordine è evidente dal significato di viaggi, cioè progressioni (di cui, si veda al n. 1457). E dato che questi si compivano secondo l’ordine, viaggi qui non significa altro. Sin dalla sua prima infanzia il Signore progredì, secondo il Divino ordine, verso le cose celesti e nelle cose celesti. Nel senso interno, la natura di questo ordine è descritta da ciò che è riferito di Abramo. Secondo tale ordine sono anche guidati tutti coloro che sono stati creati di nuovo dal Signore. Ma questo ordine è diverso presso gli uomini, secondo la natura e l’indole di ciascuno. L’ordine attraverso il quale un uomo viene guidato durante la sua rigenerazione non è noto ad alcun uomo, e nemmeno agli angeli, se non in modo vago, ma unicamente al Signore.

1555. Da mezzogiorno fino a Bethel. Che questo significhi dalla luce dell’intelligenza alla luce della sapienza è evidente dal significato di mezzogiorno, cioè la luce dell’intelligenza, o ciò che è lo stesso, uno stato di luce interiore (di cui si è detto prima, n. 1458). E dal significato di Bethel, cioè la luce celeste che deriva dalle conoscenze (riguardo alla quale si veda sopra, n. 1453). Questa è chiamata luce dell’intelligenza che si ottiene attraverso le conoscenze delle verità ed i beni della fede; mentre la luce della sapienza è quella della vita che è qui acquisita. La luce dell’intelligenza concerne l’intelletto ovvero il discernimento; mentre la luce della sapienza concerne la volontà, ovvero la vita.

[2] Pochi, se esistono, sanno come l’uomo viene condotto alla vera sapienza. L’intelligenza non è sapienza, ma porta alla sapienza; perché comprendere ciò che è vero e buono non è essere autentico e buono, ma essere savio significa essere così. La sapienza appartiene solo alla vita, e come essa è, tale è l’uomo. Un uomo viene introdotto nella sapienza o nella vita per mezzo della conoscenza. In ogni uomo ci sono due parti, la volontà e l’intelletto. La volontà è la parte primaria, l’intelletto è quella secondaria. La vita dell’uomo dopo la morte è secondo la sua volontà, non secondo la sua parte intellettuale. La volontà è formata nell’uomo dal Signore dall’infanzia alla fanciullezza, attraverso l’innocenza che viene insinuata, e per mezzo della carità verso genitori, istitutrici e bambini di un’età simile. E da molte altre cose che l’uomo ignora e che sono celesti. A meno che queste cose celesti non vengano insinuate nell’uomo, nella sua infanzia, questi non potrebbe in alcun modo diventare uomo. Così viene formato il primo piano.

[3] Ma un uomo non è un uomo, a meno che non sia dotato anche dell’intelletto, la sola volontà non fa l’uomo, bensì l’intelletto insieme con la volontà. E l’intelletto non può essere acquisito se non per mezzo delle conoscenze e quindi deve, fin dall’infanzia, essere gradualmente permeato da esse. Così viene formato il secondo piano. Quando la parte intellettuale è stata introdotta nelle conoscenze, specialmente nelle conoscenze della verità e del bene, solo allora l’uomo può essere rigenerato. E quando egli viene rigenerato, le verità e i beni vengono impiantati dal Signore per mezzo delle conoscenze delle cose celesti di cui era stato dotato dal Signore dall’infanzia, affinché le sue cose intellettuali facciano uno con le sue cose celesti. E quando il Signore ha così congiunto queste, l’uomo ha la carità, da cui inizia ad agire, essendo questa carità, dalla coscienza. In questo modo per la prima volta egli riceve una nuova vita, e questo per gradi. La luce di questa vita è chiamata sapienza, che prende il primo posto e viene posta sopra l’intelligenza. Così è formato il terzo piano. Quando un uomo diviene così durante la sua vita corporea, nell’altra vita è continuamente perfezionato. Queste considerazioni mostrano quale sia la luce dell’intelligenza, e quale sia la luce della sapienza.

1556. Fino al luogo dove era già la sua tenda. Che ciò significhi le cose sante che erano in lui prima che venisse permeato della conoscenza, è evidente dal significato di tenda, cioè le cose sante della fede (riguardo alla quale, n. 414, 1452 e da quanto appena detto). Significa dunque le cose celesti che il Signore aveva prima di essere imbevuto delle conoscenze, come è evidente da quanto detto nel capitolo precedente: Abramo si diresse da lì fino alla montagna ad oriente di Bethel e piantò la sua tenda (versetto 8); che avvenne prima che partisse per l’Egitto, cioè prima che il Signore fosse imbevuto delle conoscenze.

1557. Tra Bethel e Ai. Che ciò significhi le cose celesti delle conoscenze e le cose del mondo è evidente dal significato di Bethel, cioè la luce della sapienza per mezzo delle conoscenze (vedi n. 1453). E dal significato di Ai, cioè la luce delle cose del mondo (di cui si è detto al n. 1453). Da ciò, si può scorgere quale fosse allora lo stato del Signore nella sua infanzia. E lo stato di un bambino è tale che le cose del mondo sono presenti; perché le cose terrene non possono essere disperse quando la verità e il bene vengono impiantate nelle cose celesti mediante le conoscenze. Perché un uomo non è in grado di distinguere tra cose celesti e mondane finché non sa cosa sia celeste e cosa sia mondano. Le conoscenze rendono distinta un’idea generale e oscura. E più distinta è l’idea resa attraverso le conoscenze, più le cose mondane si possono separare.

[2] E nondimeno, quello stato infantile è santo, perché è innocente. L’ignoranza non esclude in alcun modo la santità, quando c’è l’innocenza; perché la santità alberga nell’ignoranza innocente. Presso tutti, eccetto il Signore, la santità può dimorare solo nell’ignoranza, e se non vi è l’ignoranza, non vi può essere santità. Anche presso gli angeli stessi, che sono nella più elevata luce dell’intelligenza e della sapienza, la santità dimora nell’ignoranza; perché sanno e riconoscono di se stessi, di non sapere alcunché, e che tutto ciò che sanno gli è noto dal Signore. Essi sanno e riconoscono anche che tutta la loro conoscenza, intelligenza e sapienza, non è nulla rapportata con l’infinita conoscenza, intelligenza e sapienza del Signore. Dunque questa è l’ignoranza. Colui che non riconosce che ci sono cose infinite che egli ignora, al di là di quelle che conosce, non può essere nella santità dell’ignoranza in cui sono gli angeli.

[3] La santità dell’ignoranza non consiste nell’essere più ignoranti di altri; ma nel riconoscimento che da sé stesso l’uomo non sa nulla; e che le cose che non conosce sono infinite rispetto a quelle che conosce. E soprattutto nel considerare le conoscenze mondane e dell’intelletto come cose trascurabili in confronto alle cose celesti cioè le cose dell’intelletto in confronto con le cose della vita. Riguardo al Signore, poiché egli doveva congiungere le cose umane con le cose Divine, avanzò secondo l’ordine. E ora per la prima volta giunse allo stato celeste come nell’infanzia. In quello stato anche le cose mondane erano presenti. Avanzando da questo in uno stato ancora più celeste, egli giunse nello stato celeste dell’infanzia e, in questo, egli congiunse pienamente l’essenza umana con l’essenza Divina.

1558. Versetto 4. Nel luogo dell’altare che aveva eretto all’inizio. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah. Nel luogo dell’altare, significa le cose sante del culto. Che aveva eretto in precedenza, significa che aveva quando era bambino. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah, significa il culto interno in quello stato.

1559. Nel luogo dell’altare. Che questo significhi le cose sante del culto è evidente dal significato di altare, cioè il principale oggetto rappresentativo del culto (di cui si vedi al n. 921).

1560. Che aveva eretto all’inizio. Che questo significhi ciò che aveva quando era un bambino, si evince da ciò che è stato detto nel capitolo precedente al versetto 8. Si dice qui: all’inizio, e nel precedente versetto, in precedenza perché era prima che il Signore fosse permeato delle conoscenze. Tutto lo stato che precede l’istruzione di un uomo è l’inizio. E quando comincia ad essere istruito, è il principio.

1561. E lì Abramo invocò il nome di Jehovah. Che questo significhi il culto interno in quello stato, è evidente dal significato di invocare il nome di Jehovah (spiegato sopra, n.440, 1455). Anche qui, a causa della somiglianza degli stati, si fa menzione di un altare e si dice che fu invocato il nome di Jehovah come nel capitolo precedente, verso 8, ma c’è questa differenza, che rispetto a quello precedente, lo stato qui descritto è più luminoso. Quando le conoscenze vengono impiantate nello stato sopra descritto, lo rendono lucido; e quando la verità e il bene sono congiunti con il primo stato celeste per mezzo delle conoscenze, la loro attività viene poi descritta come nelle parole che precedono. Perché il culto in sé non è altro che una certa attività che procede dal celeste che è interiormente. Il celeste stesso non può esistere senza attività. Il culto è la sua prima attività. Perché esso si manifesta in questo modo, e perché percepisce gioia in esso. Tutto il bene dell’amore e della carità è l’attività essenziale stessa.

1562. Versetto 5. Anche Lot, che accompagnava Abramo, aveva greggi, armenti e tende. Anche Lot, che accompagnava Abramo, significa l’uomo esterno che era nel Signore; aveva greggi, armenti e tende, significa quelle cose in cui l’uomo esterno abbonda; greggi e armenti sono i beni dell’uomo esterno; tende sono il suo culto. Queste cose si separarono dall’uomo interno.

1563. Anche Lot, che accompagnava Abramo. Che questo significhi l’uomo esterno che era nel Signore è evidente dalla presenza di Lot, rappresentativo dell’uomo sensuale, o ciò che è lo stesso, l’uomo esterno. Che ci sia un interiore ed uno esteriore, ovvero che l’uomo è interno ed esterno, è noto a chiunque all’interno della chiesa (di cui si veda ciò che è stato detto in precedenza, n. 978, 994-995, 1015). L’esterno riceve la sua vita dall’uomo interno, cioè dallo spirito o anima. Da qui viene la sua stessa vita in generale; ma questa vita non può essere ricevuta nei suoi particolari, o distintamente dall’esterno, a meno che non vengano aperti i suoi recipienti organici, destinatari dei particolari e dei singolari dell’uomo interno. Questi recipienti organici non sono aperti, salvo che attraverso i sensi, specialmente l’udito e la vista; e quando sono aperti, l’uomo interno può fluire con i suoi particolari e singolari. Sono aperti attraverso i sensi, per mezzo delle conoscenze e per mezzo dei piaceri e delle delizie. Quelli inerenti l’intelletto mediante le conoscenze; e quelli inerenti la volontà attraverso piaceri e delizie.

[2] Da ciò si può vedere che, essendo tali conoscenze discordanti con le verità spirituali, esse devono necessariamente insinuarsi nell’uomo esterno; e poiché tali piaceri e delizie non possono concordare con i beni celesti, esse devono insinuarsi nell’uomo esterno. Come avviene per tutte quelle cose che mirano alle materie corporee, mondane e terrene, in quanto fini; queste quando considerate come fini conducono l’uomo esterno verso la periferia e verso il basso, e quindi lo allontanano dall’uomo interno. Pertanto, a meno che tali cose non siano prima disperse, l’uomo interno non può concordare con l’esterno; affinché l’uomo interno possa essere in armonia l’esterno, tali cose debbono essere prima rimosse. Che tali cose presso il Signore furono rimosse o separate, è rappresentato e significato dalla separazione di Lot da Abramo.

1564. Aveva greggi, armenti e tende. Che questo significa le cose di cui abbonda l’uomo esterno, è evidente dal significato di greggi, armenti e tende, esposto qui di seguito. Essi significano qui i beni dell’uomo esterno. Poiché Lot, come detto prima, è rappresenta l’uomo esterno del Signore. Ci sono due generi di possesso nell’uomo esterno, l’uno concorde con l’uomo interno, e l’altro non concorde. Con greggi, armenti e tende, s‘intendono qui quelle cose che non possono essere concordi, come è evidente da ciò che segue: e vi erano conflitti tra i pastori di Abramo e i pastori di Lot (versetto7) .

1565. Che greggi e armenti significhi i possedimenti dell’uomo esterno è evidente dal significato di greggi e armenti, cioè beni (si veda n. 343 e 415). Ma qui s‘intendono le cose che devono essere separate, e quindi cose che non sono buone, perché sono attribuite a Lot, che si separò da Abramo. Che greggi e armenti significhino cose che non sono buone, si evince dai seguenti passi della Parola. In Sofonia:

Io ti distruggerò, finché non ci saranno superstiti. La costa diverrà pascolo per pastori e recinti per le greggi (Sof. 2:5-6)

In Geremia:

Io disperderò in te il pastore e il gregge; e in te disperderò il contadino e il suo giogo (Ger. 51:23)

Nello stesso profeta:

Andate in Arabia e mandate in rovina i figli d’oriente. Le loro tende e le loro greggi prenderanno (Ger. 49:28-29)

1566. Che le tende rappresentino il culto di coloro che si separarono dall’interno, è evidente dal significato della tenda, cioé il santo di culto (n. 414). E anche da ciò che Lot rappresenta, vale a dire, l‘uomo esterno, a cui le tende – ovvero il culto – sono riferite. Che nel senso opposto tende significhi un culto non santo, è anche evidente dai passi successivi della Parola. In Osea:

L’ortica li erediterà. Le spine saranno nelle loro tende (Os. 9:6)

In Abacuc:

Ho visto Le tende di Cushan; Le tende della terra di Madian sono agitate. Jehovah è adirato contro i fiumi (Ab. 3:7-8)

In Geremia:

i pastori con le loro greggi giungeranno alla figlia di Sion, pianteranno tende contro di lei tutto intorno (Ger. 6: 3).

In Davide:

Ha colpito tutti i primogeniti in Egitto, la primizia della forza nelle tende di Cam (Salmi 78:51)

Stare sulla soglia della casa del mio Dio, è meglio che abitare nelle tende dei malvagi (Salmi 84:10)

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