Arcana Coelestia (1439-1464)

Genesi 12, versetti 6-10

1439. Il versetto 6. E Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem, fino al querceto di Moreh. E i cananei erano in quella terra. Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem, significa il secondo stato del Signore, quando le cose celesti dell’amore – rappresentate da Sichem – divennero a lui chiare. Fino al querceto di Moreh significa il terzo stato, vale a dire, la prima percezione, rappresentata dal querceto Moreh. E i cananei erano in quella terra, significa l’eredità del male, dalla madre, nel suo uomo esterno.

1440. Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem. Che ciò significhi il secondo stato del Signore, quando le cose celesti dell’amore divennero a lui chiare, si evince da quanto precede dalla successione di tutti questi eventi. Da quanto per il fatto che egli progredì verso le cose celesti dell’amore e le raggiunse; e ciò s‘intende con, si diressero nella terra di Canaan, e con, giunsero nel paese di Canaan; e dalla successione degli eventi, in quanto, dopo che era avanzato nelle cose celesti e le aveva raggiunte, poi esse erano diventate evidenti per lui. Nelle cose celesti c’è la luce stessa dell’anima; perché il Divino in sé, che è Jehovah stesso, è in loro; e poiché il Signore doveva congiungere l’essenza umana all’essenza Divina, quando raggiunse le cose celesti non poteva essere altrimenti che Jehovah gli apparve.

1441. Che queste cose s’intendano con Sichem si evince anche dal fatto che Sichem è la prima località nel cammino dalla Siria o da Haran; e poiché le cose celesti dell’amore s’intendono la terra di Canaan, è evidente che la loro primo comparsa è rappresentata da Sichem. Quando Giacobbe tornò da Haran nella terra di Canaan, egli allo stesso modo, giunse a Sichem, come è evidente dal seguente passo:

Giacobbe si recò a Succoth, dove costruì una casa, e fece una tenda per il suo bestiame; quindi chiamato quel luogo, Succoth. E, di ritorno da Paddan-Aram, Giacobbe giunse a Shalem, una città di Sichem, che è nella terra di Canaan e si accampò davanti alla città. E vi eresse un altare (Genesi 33: 17-20)

dove anche per Sichem s’intende il principio della luce. In Davide:

Dio ha parlato nella sua santità, Esulterò, dividerò Sichem, e misurerò la valle di Succoth; Gilead è mio, e Manasse è mio, ed Efraim è l’elmo del mio capo; Giuda è lo scettro del mio comando; Moab è il carino del mio lavacro. Sopra Edom poggerò i miei sandali; sulla Filistea canterò vittoria (Salmi 60:6-8; 108:7-9)

dove il significato di Sichem è simile. Che i nomi qui significhino nient’altro che cose reali, e così anche Sichem, si scorge chiaramente da queste parole profetiche di Davide; perché altrimenti non sarebbero altro che un ammasso di nomi. Il fatto che Sichem fu resa città rifugio (Giosuè 20:7) e anche città di sacerdoti (Giosuè 21:21), e che fu sede di un’alleanza (Giosuè 24:1, 25) sottende un simile significato.

1442. Fino al querceto di Moreh. Che ciò significhi la prima percezione è anche evidente dalla successione. Non appena Jehovah apparve al Signore nelle sue cose celesti è evidente che egli raggiunse tale percezione. Ogni percezione è dalle cose celesti. Cosa sia la percezione è stato affermato e mostrato in precedenza (n. 104, 202, 371, 483, 495, 503, 521, 536, 865). Ognuno riceve la percezione dal Signore quando raggiunge le cose celesti. Coloro che diventano uomini celesti, come quelli che appartenevano alla chiesa più antica, ricevono tutti la percezione, come è stato già esposto (n. 125, 597, 607, 784, 895). Coloro che diventano uomini spirituali, cioè che ricevono la carità dal Signore, hanno qualcosa di analogo alla percezione, o piuttosto hanno un dettame della coscienza, più o meno chiaro, nella misura in cui essi sono nelle cose celesti della carità. Le cose celesti della carità sono così acquisite; perché solo in esse il Signore è presente, e in esse appare all’uomo. A maggior ragione tale è stato il caso per il Signore, che dall’infanzia è avanzato fino a Jehovah, e si congiunse e unì a lui, in modo che essi furono uno.

1443. Riguardo al fatto che il querceto di Moreh sia la prima la percezione, il caso è il seguente. Nell’uomo ci sono cose intellettuali, cose razionali, e le cose della memoria. Nel suo intimo ci sono le cose intellettuali; nel suo interiore, le cose razionali; e nel suo esteriore, le cose della memoria. Tutte queste sono chiamate le sue cose spirituali, che sono nell’ordine qui riportato. Le cose intellettuali dell’uomo celeste sono paragonabili ad un giardino con alberi di ogni specie; le sue cose razionali, ad una foresta di cedri e simili alberi, come c’erano in Libano; e la sua memoria, ai boschi di querce, e questo in ragione dei loro rami intrecciati, come quelli della quercia. Con gli alberi stessi s’intendono le percezioni; in particolare, con gli alberi del giardino di Eden verso oriente, la più intima percezione, ovvero la percezione delle cose intellettuali (come mostrato n. 99, 100, 103); con gli alberi della foresta del Libano, la percezione interiore, o quella delle cose razionali; e con gli alberi di un querceto, le percezioni esterne, o quelle della memoria, che appartengono all’uomo esterno. Quindi il querceto di Moreh significa la prima percezione del Signore; perché egli era ancora un bambino, e le sue cose spirituali non erano interiori più di tanto. Inoltre, il querceto di Moreh era il luogo dove anche i figli d’Israele approdarono quando attraversarono il Giordano e videro la terra di Canaan, di cui, in Mosè:

Porrai la benedizione sul monte Gerizim, e la maledizione sul monte Ebal. Non sono essi di là del Giordano, dietro la via verso occidente, nella terra dei cananei, che abitano la pianura di fronte a Gilgal, presso il querceto di Moreh (Deut.11:29-30)

con cui s’intende la prima percezione, perché l’ingresso dei figli d’Israele rappresenta l’ingresso dei fedeli nel regno del Signore.

1444. E i cananei erano in quella terra. Che questo significhi l’eredità del male dalla madre, nel suo uomo esterno, si evince da ciò che è stato già detto riguardo a ciò che fu ereditato dal Signore, in quanto che egli nacque come gli altri uomini, ed ereditò i mali dalla madre, contro i quale combatté, sconfiggendoli. È abbondantemente noto che il Signore è stato sottoposto e ha resistito alle più gravi tentazioni, riguardo alle quali, per Divina misericordia del Signore si dirà di seguito. Le tentazioni sono state così terribili che ha dovuto combattere da solo, con la sua potenza contro tutto l’inferno. Nessuno è sottoposto alla tentazione se il male non aderisce a lui; colui che non ha i mali, non è sottoposto ad alcuna tentazione; il male è ciò che gli spiriti infernali eccitano.

[2] Nel Signore non vi era alcun male reale, cioè suo proprio, come vi è in tutti gli uomini; ma vi era il male ereditario dalla madre, qui denominato, i cananei erano in quella terra. Al riguardo, si veda ciò che è stato detto sopra, al versetto 1, vale a dire, che ci sono due nature ereditarie connaturate nell’uomo, una dal padre, l’altra dalla madre (n 1414). Ciò che è dal padre rimane nell’eternità, ma ciò che è dalla madre è disperso dal Signore, quando l’uomo viene rigenerato. La natura ereditaria del Signore, dal Padre, era il Divino. E la sua eredità dalla madre era il male, oggetto del versetto corrente; ed è in ragione di questa eredità subì le tentazioni (si veda Marco 1:12-13; Matteo 4:1; Luca 4:1-2). Ma, come è stato detto, in lui non vi era alcun male reale, cioè suo proprio, né rimase in lui alcun male ereditario, dalla madre, dopo aver sconfitto l’inferno attraverso le tentazioni. A questo riguardo qui è detto che vi era tale male in quel momento, cioè che i cananei erano in quella terra.

[3] I cananei erano coloro che abitavano sul mare, sul riva del Giordano, come si evince in Mosè. Le spie al loro ritorno dissero:

Siamo andati nel paese dove ci hai mandati. È una terra dove scorre latte e miele, e questi sono i suoi frutti. Nondimeno, il popolo Ma il popolo che abita quella terra è potente, le città sono fortificate e assai grandi e vi abbiamo anche visto i discendenti di Anak. Amalek abita a mezzogiorno. Gli ittiti, i gebusei e gli amoriti abitano in montagna; i cananei abitano sul mare, e sulla riva del Giordano (Num. 13:27-29)

Che i cananei abitassero sul mare e lungo il Giordano, significava quindi il male nell’uomo esterno, in quanto eredità dalla madre; perché il mare e il Giordano erano i confini.

[4] Che tale male s’intendesse per i cananei è anche evidente in Zaccaria:

In quel giorno vi sarà più alcun cananeo nella casa do Jehovah Zebaoth (Zacc. 14:21)

In cui si tratta del regno di Dio, e s’intende che il Signore conquisterà il male rappresentato dal cananeo e lo espellerà dal suo regno. Tutti i tipi di male sono rappresentati dalle nazioni idolatre nella terra di Canaan, tra le quali i cananei (si veda Gen. 15:18-21; Es. 3:8, 17; 23:23, 28 33:2; 34:11; Deut. 7:1; 20:17; 3:10 Giosuè 24:11; Giudici 3:5). Quale specifico male s’intenda per ogni nazione in particolare, si dirà, per Divina misericordia del Signore, altrove.

1445. Versetto 7. Jehovah apparve ad Abramo, e gli disse: Alla tua discendenza darò questa terra. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso. Jehovah apparve ad Abramo, significa che Jehovah apparve al Signore mentre era ancora un bambino. E gli disse: Alla tua discendenza darò questa terra, significa che le cose celesti sarebbero state donate a coloro che avessero avuto fede in lui. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso, significa il primo culto di suo padre dalle cose celesti dell’amore.

1446. Jehovah apparve ad Abramo. Che ciò significhi che Jehovah apparve al Signore mentre era ancora un bambino è evidente da ciò che precede. E anche dal fatto che il Signore sia rappresentato da Abramo. E anche dall’ordine, in quanto egli raggiunse le cose celesti, poi la percezione, da cui consegue che egli vide Jehovah.

1447. E gli disse: Alla tuo seme [discendenza] darò questa terra. Che questo significhi che le cose celesti sarebbero state date a coloro che avessero avuto fede, si evince dal significato di seme, e dal significato di terra. Seme significa fede nel Signore, come mostrato sopra (n. 255, 256). E terra significa le cose celesti, come è stato anche mostrato in precedenza, al versetto 1 di questo capitolo (e anche n. 620, 636, 662, 1066). Nel senso letterale, per il seme di Abramo s’intende la sua discendenza, a partire da Giacobbe. E per terra s’intende la stessa terra di Canaan, che sarebbe stata data in loro possesso, in modo che essi potessero rappresentare le cose celesti e spirituali del regno del Signore e della chiesa , e affinché la chiesa rappresentativa potesse essere istituita presso di loro; e ancora perché il Signore doveva nascere lì. Ma nel senso interno per seme non s’intende altro che la fede nel Signore, e per terra non s’intende altro che le cose celesti, ed in particolare nel presente passo, che le cose celesti debbano essere date a coloro che abbiano fede in lui. Cosa s’intende per avere fede nel Signore è già stato mostrato più volte.

1448. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che gli era apparso. Che ciò significhi il primo culto del Padre dall’amore celeste è evidente dal significato di altare, che è la principale rappresentazione del culto (n. 921).

1449. Versetto 8. Ed egli si spostò diverso la montagna a oriente di Bethel, e piantò la sua tenda tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente. Ed eresse un altare a Jehovah, e invocò il nome di Jehovah. Egli si spostò diverso la montagna a oriente di Bethel, significa il quarto stato dell’infanzia del Signore, vale a dire la progressione nelle cose celesti dell’amore, rappresentata dallo spostamento verso la montagna a oriente di Bethel. Piantò la sua tenda, significa le cose sante della fede. Tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente significa che era ancora in uno stato di oscurità. Ed eresse un altare a Jehovah, significa il culto esterno del Padre suo, da quello stato. E invocò il nome di Jehovah, significa il culto interno del Padre suo, da quello stato.

1450. Egli si spostò diverso la montagna a oriente di Bethel. Che ciò significhi il quarto stato dell’infanzia del Signore, si evince da ciò che precede e da ciò che segue; e anche dall’ordine stesso. L’ordine era che il Signore doveva prima di tutto essere permeato fin dall’infanzia con le cose celesti dell’amore. Le cose celesti dell’amore sono l’amore per Jehovah e l’amore per il prossimo, e l’innocenza stessa in essi. Da questi, come dall’autentica sorgente della vita, procedono tutte le altre cose, sia in generale, sia in particolare, perché tutte le altre cose sono semplicemente derivazioni. Queste cose celesti sono insinuate nell’uomo principalmente dalla prima infanzia fino alla fanciullezza, senza che egli ne abbia consapevolezza; perché fluiscono dal Signore, e influenzano l’uomo che egli sappia cosa siano l’amore e l’affezione; come si può vedere dallo stato dei neonati, e poi dallo stato della prima infanzia. Queste cose nell’uomo sono i resti di cui si è parlato in più occasioni, i quali sono insinuati dal Signore e custoditi per l’uso nell’altra vita (al riguardo si vedano i n. 468, 530, 560-561, 660-661). Dato che il Signore nacque come gli altri uomini, è stato introdotto nelle cose celesti secondo l’ordine, per gradi, dall’infanzia alla fanciullezza, e successivamente nelle conoscenze. Questa progressione è descritta nel versetto, ed è rappresentata di seguito, dal soggiorno di Abraham in Egitto.

1451. Che spostarsi verso la montagna a oriente di Bethel significa la progressione nelle cose celesti dell’amore, si evince dal significato di una montagna, vale a dire ciò che è celeste, come è stato mostrato in precedenza (n. 795-796); e dal significato di oriente, vale a dire Jehovah stesso, in quanto all’amore; perché egli è l’Oriente stesso, come è stato anche mostrato sopra (n. 101, e altrove). E anche dal significato di Betel, vale a dire la conoscenza delle cose celesti. Le cose celesti sono insinuate nell’uomo, sia in assenza di conoscenze – dall’infanzia alla fanciullezza – sia insieme alle conoscenze – dalla fanciullezza fino all’età adulta. E dato che il Signore doveva avanzare nella conoscenza delle cose celesti – rappresentate da Bethel – qui è detto che Abramo si spostò verso la montagna a oriente di Bethel.

1452. E piantò la sua tenda. Che ciò significhi le cose sante della fede, è evidente dal significato di tenda, cioè la santità dell’amore, e di conseguenza, la santità della fede dall’amore, come mostrato in precedenza (n. 414). Che egli piantò la sua tenda significa che questo ora aveva inizio.

1453. Tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente, significhi che lo stato del Signore era ancora oscuro, riguardo alla conoscenza delle cose celesti e spirituali; perché una cosa è essere nelle cose celesti, e altro, essere nella conoscenza delle cose celesti. I neonati e i bambini sono maggiormente nelle cose celesti rispetto agli adulti, perché sono nell’amore verso i loro genitori, e nell’amore reciproco, e anche nell’innocenza. Mentre gli adulti sono nella conoscenza delle cose celesti più di neonati e bambini; ma moltissimi tra loro non sono nelle cose celesti dell’amore. Prima che l’uomo venga istruito nelle cose dell’amore e della fede, egli è in uno stato di oscurità in relazione a tali conoscenze. Questo stato è qui descritto con l’espressione, tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente, . Con Bethel, come è stato detto, s’intende la conoscenza delle cose celesti; e per Ai, la conoscenza delle cose mondane. La conoscenza delle cose celesti, si dice essere a occidente, quando tale conoscenza è nell’oscurità, perché nella Parola occidente significa ciò che è oscuro; e la conoscenza delle cose mondane si dice essere a oriente quando sono nella chiarezza; perché rispetto all’occidente, l’oriente è nella chiarezza. Che occidente e oriente abbiano questo significato non necessita di conferme, in quanto è evidente a chiunque.

[2] E che Bethel indichi la conoscenza delle cose celesti, può essere visto da altri passi nella Parola, ove ricorre il nome Bethel, come nel prossimo capitolo, dove si dice che:

Abramo proseguì il suo viaggio da mezzogiorno fino a Bethel, nel luogo dove era la sua tenda in principio, tra Betel e Ai, nel luogo dove aveva eretto l’altare (Gen. 13:3-4)

dove, il suo viaggio da mezzogiorno a Bethel, significa la progressione nella luce delle conoscenze, riguardo alla quale, qui non è detto che Bethel fosse a occidente e Ai ad oriente. Quando Giacobbe vide la scala, disse:

Questa non è altro che la casa di Dio, e questa è la porta del cielo; ed egli chiamò quel luogo Bethel (Genesi 28:17, 19)

dove allo stesso modo, con Bethel s’intende la conoscenza delle cose celesti. Perché l’uomo è una Bethel, cioè una casa di Dio, e anche una porta del cielo, quando è nella conoscenza delle cose celesti. Quando un uomo deve essere rigenerato, viene introdotto attraverso la conoscenza delle cose spirituali e celesti. E quando egli è stato rigenerato, è allora introdotto, ed è nelle cose celesti e spirituali della conoscenza. In seguito:

Dio disse a Giacobbe: Alzati, va’ a Bethel, e dimora lì; costruisci lì un altare a Dio che ti è apparso (Genesi 35:1, 6-7)

dove allo stesso modo Bethel significa le conoscenze.

[3] Che l’arca di Jehovah era a Bethel, e che i figli d’Israele giunsero lì e consultarono Jehovah (Giudici 20:18, 26, 27; 1 Sam 07:16, 10: 3) significa simili cose; anche che il re d’Assiria inviò uno dei sacerdoti che egli aveva deportato dalla Samaria, e che dimorò in Bethel, e insegnò loro come dovevano adorare Jehovah (2 Re 17:27, 28). In Amos:

Amasia disse ad Amos, Vattene veggente, ritirati nella terra di Giuda, là mangerai il pane e farai le tue profezie; ma non più a Bethel, perché questo è il santuario del re, e questa è la casa del regno (Amos 7:12-13)

[4] Poi Geroboamo profanò Bethel (1 Re 12:32; 13:1-8; 2 Re 23:15). Qui Bethel rappresenta l’opposto di prima (si veda Osea 10:15; Amos 3:14-15; 4:5-7). Ma che Ai indichi la conoscenza delle cose mondane, può essere confermato anche dalle parti storiche e profetiche della Parola (cfr. Giosuè 7:2; 8:1-28; Ger. 49:3-4).

1454. Ed eresse un altare a Jehovah Che ciò significhi il culto esterno del Padre suo, da quello stato è evidente dal significato di altare che è la rappresentazione principale del culto (n. 921).

1455. E invocò il nome di Jehovah. Che ciò significhi il culto interno del Padre suo, da quello stato, è evidente dal significato di invocare il nome di Jehovah. Chiunque può comprendere che erigere un altare, attiene al culto esterno; e invocare il nome di Jehovah, attiene al culto interno.

1456. Verse 9. E Abramo s’incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno. E Abramo s’incamminò, significa un’ulteriore progressione. Dirigendosi verso mezzogiorno, significa nei beni e nelle verità, e quindi in uno stato di luce interiore.

1457. E Abramo s’incamminò. Che questo significhi un’ulteriore progressione è evidente dal significato di partire e incamminarsi. Tra gli antichi, escursioni, viaggi, e peregrinazioni non significavano altro; quindi anche nella Parola, nel senso interno non significano altro. Qui hanno inizio le progressioni del Signore nelle conoscenze. Che il Signore fu anche istruito, al paro degli altri uomini, può essere visto in Luca:

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, e abitava nel deserto fino al giorno della sua manifestazione a Israele (Luca 1:80)

Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, e fu colmato di sapienza. e la grazia era sopra di lui (Luca 2:40)

Giuseppe e la madre di Gesù dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, che li ascoltava e formulava loro domande; e tutti coloro che erano pieni di stupore per la sua intelligenza e per le sue risposte. Vedendolo ne furono meravigliati; ma egli disse loro, Perché mi cercavate? Non sapete voi che devo occuparmi delle cose che sono di mio Padre? (Luca 2:46-49)

Che egli avesse allora dodici anni è affermato nel versetto 42 dello stesso capitolo. Nello stesso evangelista:

Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia presso Dio e presso gli uomini (Luca 2:52)

1458. Che verso mezzogiorno significa nei beni e nelle verità – e quindi in uno stato di luce interiore – è evidente dal significato di mezzogiorno. Che mezzogiorno significhi uno stato di luce, deriva dal fatto che nell’altra vita non ci sono né periodi, né tempi. Nell’altra gli stati si manifestano attraverso le cadenze ed i tempi. Gli stati delle cose intellettuali sono come le cadenze del giorno e dell’anno, e anche come la distinzione delle porzioni di spazio. Le cadenze del giorno sono, la sera, la notte, il mattino e il mezzogiorno. Le cadenze dell’anno sono, l’autunno, l’inverno, la primavera e l’estate. La distinzione delle porzioni di spazio è in relazione al sole, a occidente, settentrione, oriente e mezzogiorno. Gli stati delle cose intellettuali sono simili a queste cadenze. E, ciò che è meraviglioso, nel cielo, sono nella luce quelli che si trovano in uno stato di sapienza e intelligenza, perfettamente conforme al loro stato. Quelli che sono nella luce maggiore si trovano nello stato più elevato di intelligenze sapienza; ma la sapienza è quella dell’amore e della carità, e l’intelligenza è quella della fede nel Signore. Che nell’altra vita ci sia una luce a cui la luce del mondo difficilmente può essere comparata, è per me un fatto consolidato da una copiosa esperienza (riguardo alla quale, per Divina misericordia del Signore, si dirà di seguito) e dato che nel cielo c’è una tale corrispondenza tra la luce e le cose intellettuali, perciò nella Parola, per mezzogiorno, in questo e in altri passi, non s’intende altro nel senso interno. Mezzogiorno qui significa l’intelligenza acquisita per mezzo delle conoscenze. Queste conoscenze sono le verità spirituali e celesti, che nei cieli sono altrettanti raggi di luce, che si manifestano visibilmente attraverso la luce. Dato che il Signore doveva allora essere permeato di tali conoscenze affinché anche la sua essenza umana diventasse autentica luce del cielo, qui è detto che Abramo s’incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno.

[2] Che questo sia il significato di mezzogiorno, si evince dai passi simili nella Parola, come in Isaia:

Dirò al settentrione, Restituisci; e al mezzogiorno, Non trattenerli; riporta i miei figli dalle regioni lontane, e le mie figlie dall’estremità della terra (Is. 43:6)

settentrione significa quelli che sono nell’ignoranza; mezzogiorno, quelli che sono nelle conoscenze. Figli sono le verità; e figlie, i beni. Nello stesso profeta:

Se darai la tua anima agli affamati, e soddisferai gli afflitti, allora la tua luce brillerà fra le tenebre, e la tua densa oscurità sarà come il mezzogiorno (Is. 58:10)

dare l’anima agli affamati e soddisfare gli afflitti, indica i beni della carità in generale. La luce che risplende nell’oscurità, significa che essi avranno l’intelligenza della verità; e la densa oscurità sarà come il mezzogiorno, significa che essi avranno la sapienza del bene. Mezzogiorno, in quanto al suo calore, significa il bene, e in quanto alla sua luce, la verità.

[3] In Ezechiele:

Nelle visioni di Dio, egli mi condusse nella terra d’Israele, e mi portò sopra un monte altissimo, sul quale vi era una città rivolta a mezzogiorno (Ez. 40:2)

si fa riferimento alla nuova Gerusalemme, ovvero al regno del Signore il quale, in quanto alla luce della sapienza e dell’intelligenza, è a mezzogiorno. In Davide:

Il Signore farà risplendere la tua giustizia come la luce, e il tuo giudizio come il mezzogiorno (Salmi 37:6)

Non temerai i pericoli della notte, né i fulmini che saettano di giorno, né la peste che vaga nella oscurità, né lo sterminio che devasta a mezzogiorno (Salmi 91:5-6)

non temere lo sterminio che devasta a mezzogiorno, significa non avere paura a causa della dannazione che incombe in quelli che sono addentro alle conoscenze e le pervertono. In Ezechiele:

Figlio dell’uomo, volgi il tuo volto verso mezzogiorno, rivolgiti alla regione australe e profetizza contro la selva di mezzogiorno. Dirai alla selva di mezzogiorno, Tutte le sue facce, da mezzogiorno a settentrione saranno bruciate (Ez. 21:2-3)

la foresta a mezzogiorno indica coloro che sono nelle verità, e che la estinguono; e quindi coloro che, all’interno della chiesa, sono di questa indole.

[4] In Daniele:

Da uno di essi uscì un piccolo corno, che crebbe e s’ingrandì enormemente verso mezzogiorno, verso oriente e verso la bellezza. E s’innalzò fino alle schiere dei cieli (Dan. 8:9-10)

il che significa coloro che combattono contro i beni e le verità. In Geremia:

Rendete gloria a Jehovah vostro Dio, prima che egli faccia venire le tenebre, e prima che i vostri piedi inciampino sui monti del crepuscolo. Voi attendete la luce, ma egli la cambia in ombra della morte, e in densa oscurità; le città a mezzogiorno saranno chiuse, e non v’è nessuno che apra (Ger. 13:16, 19)

le città a mezzogiorno, indicano le conoscenze della verità e del bene. In Abdia:

I prigionieri di Gerusalemme che sono in Sefarad erediteranno le città a mezzogiorno (Abdia 20)

le città a mezzogiorno, indicano allo stesso modo, le verità e i beni; quindi le stesse verità e beni di cui sono eredi. Il regno del Signore è il soggetto qui trattato.

[5] Che Abramo s’incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno, significhi, come prima detto, la progressione del Signore nei beni e nelle verità, e quindi in uno stato di luce interiore, deve intendersi così: le conoscenze sono le cose che aprono la strada alla visione delle cose celesti e spirituali; per mezzo delle conoscenze la strada viene aperta all’uomo interno per accedere all’uomo esterno, in cui sono i recipienti, in numero corrispondente alle conoscenze del bene e della verità; in queste conoscenze fluiscono come nei rispettivi recipienti, fluiscono le cose celesti.

1459. Versetto 10. Venne una carestia nella terra e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava su quella terra. Venne una carestia nella terra, significa l’esiguità di conoscenze presso il Signore, nella sua infanzia. E Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, significa l’istruzione nelle conoscenze dalla Parola. Egitto è la conoscenza del mondo, custodita nella memoria. Soggiornare, significa essere istruiti. Perché la carestia gravava su quella terra, significa la penuria di quelle conoscenze nel suo uomo esterno.

1460. Venne una carestia nella terra. Che ciò significhi l’esiguità di conoscenze presso il Signore, nella sua infanzia, si evince da quanto è stato già detto. Durante l’infanzia le conoscenze in un uomo non vengono mai da ciò che è interno, ma dalle percezioni dei sensi, in particolare dall’udito. Perché, come detto in precedenza, ci sono nell’uomo esterno recipienti, chiamati cose della memoria, formati mediante le conoscenze, come è noto a chiunque. L’uomo interno fluisce in esse e contribuisce all’apprendimento delle conoscenze che vengono impiantate nella memoria in conformità con l’influsso dell’uomo interno. Così anche fu per il Signore durante la sua infanzia, perché egli nacque e fu istruito come ogni altro uomo. Ma presso di lui l’interiore era celeste, e rese i recipienti adatti alla ricezione delle conoscenze, in modo che le conoscenze potessero diventare recipienti per ricevere il Divino. L’interiore in lui era Divino, da Jehovah suo Padre; l’esteriore era umano, da Maria sua madre. Da qui si può vedere che presso il Signore, al pari di ogni altro uomo, nel suo uomo esterno, durante la sua infanzia vi erano scarse conoscenze.

[2] Che carestia significa l’esiguità delle conoscenze è evidente dalla Parola in altri luoghi, come in Isaia:

Non osservano l’agire del Signore, né vedono l’opera delle sue mani. Perciò il mio popolo sarà deportato, perché non hanno la conoscenza. E le loro glorie patirà una carestia mortale; e la loro moltitudine sarà riarsa dalla sete (Isaia 5:12-13)

Carestia mortale, significa la scarsa conoscenza delle cose celesti; moltitudine riarsa dalla sete, la scarsità conoscenza delle cose spirituali. In Geremia:

Essi hanno rinnegato il Signore, proclamando, Egli non è! Non piomberà su di noi la sventura; né vedremo né spada, né carestia; e i profeti non sono che vento, e la parola non è in essi (Ger. 5:12-13)

spada e carestia, indicano la privazione della conoscenza della verità e del bene. I profeti sono coloro che insegnano, nei quali non c’è parola. Che essere consumati dalla spada e dalla carestia, significa essere privati delle conoscenze della verità e del bene; e che la devastazione della spada, attiene alle cose spirituali, e quella della carestia, alle cose celesti, è evidente in vari passi nella Parola (come in Ger. 14:13-16, 18; Lam. 4:9; e altrove).

[3] Così anche in Ezechiele:

Aumenterò la fame su di voi, e vi toglierò il pane; e manderò su di voi la carestia, e la bestia selvaggia del male, ed essa ti spoglierà. E farò venire la spada sopra di te (Ez. 5:16-17)

Fame indica la privazione della conoscenza delle cose celesti, ovvero delle conoscenze del bene, da cui vengono le falsità e i mali. In Davide:

Ed egli chiamò la fame sul paese, e fece mancare il pane (Salmi 105:16)

far mancare il pane, significa essere privati del cibo celeste; perché la vita degli spiriti buoni e degli angeli è sostenuta unicamente dalle conoscenze del bene e della verità, e dai beni e dalle verità stesse; di qui deriva il significato di carestia e di pane, nel senso interno. Nello stesso libro:

Egli ha soddisfatto l’anima assetata, e ha saziato l’anima affamata di bene (Salmi 107:9)

il riferimento qui è a coloro che desiderano le conoscenze. In Geremia:

Leva le tue mani per l’anima dei tuoi bambini, che svengono per la fame in ogni strada (Lam. 2:19)

fame indica la mancanza delle conoscenze; strade, le verità. In Ezechiele:

Abiteranno sicure, e nessuno le spaventerà. Farò crescere per loro la vegetazione, ed esse non patiranno la fame nel paese (Ez 34:. 28-29),

volendo intendere che essi non sono più privi delle conoscenze del bene e della verità.

[4] In Giovanni:

Essi non avranno mai più fame, né sete (Ap. 7:16)

riguardo al regno del Signore, in cui v’è abbondanza di tutte le conoscenze celesti e dei beni, cioè non avere fame; e delle conoscenze spirituali e delle verità, cioè non avere sete. Allo stesso modo ha parlato il Signore in Giovanni:

Io sono il pane della vita; colui che viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete (Giovanni 6:35)

E in Luca:

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati (Luca 6:21)

Egli ha saziato gli affamati di beni (Luca 1:53)

dove si tratta dei beni celesti e delle loro conoscenze. Che fame significhi carenza di conoscenze, è detto chiaramente in Amos:

Ecco, verranno giorni in cui manderò una carestia sulla terra; non fame di pane, né sete di acqua, ma dell’ascolto delle parole di Jehovah (Amos 8:11-12)

1461. E Abramo scese in Egitto per soggiornarvi. Che questo significhi l’apprendimento delle conoscenze, dalla Parola, è evidente dal significato di Egitto, e dal significato di soggiornare. Che Egitto significhi le conoscenze mondane, e che soggiornare significhi essere istruiti, sarà ora illustrato. Che nella sua infanzia il Signore fu istruito come ogni altro uomo, si evince dai passi in Luca, addotti nella spiegazione del versetto 9 (n. 1457) e anche da quanto è stato detto sopra, riguardo all’uomo esterno, che non può essere ridotto alla corrispondenza e all’armonia con il suo interno salvo che attraverso le conoscenze. L’uomo esterno è corporeo e sensuale; né riceve alcunché di spirituale e celeste finché le conoscenze sono sono impiantate in lui, come nel terreno; per in esse le cose celesti hanno i loro recipienti destinatari. Ma le conoscenze devono essere dalla Parola. Le conoscenze dalla Parola sono tali che esse sono aperte dal Signore stesso; perché la Parola stessa procede dal Signore attraverso il cielo; e la vita del Signore è in tutte le cose della Parola, sia in generale, sia in particolare, anche se ciò non appare nella forma esterna. Da qui si può vedere che nella sua infanzia il Signore non desiderava essere permeato di altre conoscenze se non quelle della Parola, che era aperta a lui, come è stato detto, da Jehovah stesso, il Padre, con il quale egli doveva essere unito e diventare uno; e questo tanto più, perché nulla è detto nella Parola che non faccia riferimento nel suo intimo a lui, e che non abbia origine da lui; perché l’essenza umana era soltanto qualcosa che è stata aggiunta alla sua essenza Divina che è dall’eternità.

1462. Che Egitto, in relazione al Signore, è la conoscenza mondana dei saperi, ma relativamente a tutti gli altri uomini è la conoscenza mondana in generale, è evidente dal suo significato nella Parola (di cui si veda in precedenza in vari luoghi, specialmente ai n. 1164, 1165). Perché la chiesa antica era in Egitto così come in molti altri luoghi (n 1238.). E quando questa chiesa era lì, le conoscenze mondane fiorirono più che ogni altra; di qui l’Egitto ha rappresentato la conoscenze mondane. Ma quando le persone hanno desiderato entrare nei misteri della fede tramite le conoscenze mondane, e quindi hanno inteso investigare con le capacità loro proprie, le verità degli arcani Divini, l’Egitto è degradato nella magia, e ha iniziato a rappresentare le conoscenze mondane che pervertono, da cui derivano le falsità, e da queste i mali, come è evidente in Isaia 19:11.

[2] Che nel versetto corrente con Egitto si faccia riferimento alle conoscenze mondane utili, in grado di servire come recipienti per le cose celesti e spirituali, è evidente dai seguenti passi della Parola. In Isaia:

Hanno sedotto l’Egitto, la pietra angolare delle tribù (Is.19:13)

dove è chiamato pietra angolare delle tribù, in quanto serve da supporto per le cose appartengono alla fede, rappresentate dalle tribù. Nello stesso profeta:

In quel giorno ci saranno cinque città nel paese d’Egitto, che parleranno la lingua di Canaan, e giureranno a Jehovah Zebaoth; ciascuna di esse sarà chiamata città del sole. In quel giorno ci sarà un altare al Jehovah in mezzo al paese d’Egitto, e una colonna a Jehovah al confine. E sarà come un segno e una testimonianza a Jehovah Zebaoth nel paese d’Egitto; perché essi invocheranno Jehovah, a causa degli oppressori, ed egli invierà loro un salvatore e un principe, ed egli li libererà. E Jehovah diverrà noto in Egitto, e gli egiziani conosceranno Jehovah in quel giorno; ed essi offriranno sacrifici e offerte, e faranno un giuramento a Jehovah, e lo adempiranno. E Jehovah colpirà l’Egitto al fine di sanarlo, ed essi torneranno al Signore, ed egli avrà misericordia di loro e li guarirà (Is. 19:18-22)

qui si fa riferimento all’Egitto in un senso buono, che indica coloro che sono nelle conoscenze mondane, vale a dire nelle verità naturali, che sono i contenitori delle verità spirituali.

[3] Nello stesso profeta:

In quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto verso l’Assiria, e l’Assiria entrerà in Egitto, e l’Egitto in Assiria, e gli egiziani saranno al servizio dell’Assiria. In quel giorno Israele sarà terzo tra Egitto e Assiria, una benedizione in mezzo alla terra, che Jehovah Zebaoth benedirà, dicendo: Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità (Is. 19: 23-25)

qui per Egitto s’intende la conoscenza delle verità naturali; per Assiria, la ragione o o le cose razionali; per Israele, le cose spirituali; ognuno dei quali si succedono; perciò è detto che in quel giorno ci sarà una strada dall’Egitto verso l’Assiria, e che Israele sarà terzo tra Egitto e Assiria.

[4] In Ezechiele:

Di lino fine ricamato in Egitto era la tua vela, che ti serviva da insegna (Ez. 27:7)

il riferimento è a Tiro, con cui s’intende il possesso delle conoscenze. Lino fine ricamato, indica le verità dalle conoscenze mondane, che sono utili; perché tali conoscenze mondane, che appartengono all’uomo esterno, deve essere al servizio dell’uomo interno. Nello stesso profeta:

Così dice il Jehovih Signore, Alla fine di quarant’anni radunerò l’Egitto dai popoli trai quali l’avevo disperso, e muterò le sorti degli egiziani (Ez. 29:13-14)

dove si dice la stessa cosa che ricorre in molti luoghi della Parola, riguardo a Giuda e Israele, cioè che vale a dire che devono essere radunati e liberato dalla prigionia. In Zaccaria:

Ed avverrà che su ciascuna delle famiglie della terra che non saliranno a Gerusalemme per adorare Re Jehovah Zebaoth, non ci sarà pioggia; e così anche avverrà alle famiglie d’Egitto che non saliranno (Zaccaria 14:17-18)

anche qui si fa riferimento all’Egitto in senso buono, e con analogo significato.

[5] Che le conoscenze mondane, ovvero la sapienza umana, s’intende con Egitto, è evidente anche in Daniele, in cui le conoscenze mondane delle cose celesti e spirituali sono denominate segreti d’argento e d’oro, e anche le cose desiderabili d’Egitto (Dan. 11:43). E si dice di Salomone che la sua sapienza è stata moltiplicata sopra la sapienza di tutti i figli d’oriente, e d’Egitto (1 Re 4:30). La casa costruita da Salomone per la figlia del faraone non rappresenta altro (1 Re 7:8, ecc).

[6] Che il Signore nella sua infanzia sia stato portato in Egitto, ha lo stesso significato di ciò che qui s’intende per Abramo. E ciò è avvenuto per l’ulteriore motivo che egli potesse così adempiere a tutte le cose che sono state rappresentate e che lo riguardano. Nel senso intimo la migrazione di Giacobbe e dei suoi figli in Egitto rappresenta la prima istruzione del Signore nelle conoscenze della Parola, come è anche manifesto dai seguenti passi. Si dice del Signore in Matteo:

Un angelo del Signore apparve a Giuseppe in sogno, dicendo: Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché non ti avvertirò. Ed egli si alzò, prese il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, ed restò lì fino alla morte di Erode, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio (Matteo 2:13-15, 19-21)

al riguardo si dice in Osea:

Quando Israele era un bambino io lo ho amato, e ho chiamato mio figlio dall’Egitto (Os. 11:1)

da cui è evidente che per il bambino Israele si intende il Signore; e che la sua istruzione durante l’infanzia s’intende con le parole: Ho chiamato mio figlio dall’Egitto.

[7] Ancora in Osea:

Per mezzo di un profeta il Signore fece uscire Israele dall’Egitto, e e per mezzo di un profeta lo custodì (Os. 12:13-14)

dove allo stesso modo per Israele s’intende il Signore; per un profeta s’intende uno che insegna, e quindi la dottrina delle conoscenze. In Davide:

Rivolgiti a noi, Dio degli eserciti, fa risplendere il tuo volto, e noi saremo salvati. Tu hai sradicato una vite dall’Egitto, hai cacciato le genti e l’hai trapiantata nella loro terra (Salmi 80:7-8)

dove anche si fa riferimento al Signore, che è chiamato vite sradicata dall’Egitto, in relazione alle per quanto riguarda le conoscenze in cui doveva essere istruito.

1463. Che soggiornare significa essere istruiti è evidente dal significato di soggiorno nella Parola, cioè essere istruiti; e questo per la ragione che soggiorno, migrazione o peregrinazione da un luogo all’altro, nel cielo non significa altro che un cambiamento di stato, come è stato detto in precedenza (n 1376, 1379). Dunque, quando nella Parola ricorrono i termini viaggio, soggiorno e cammino da un luogo all’altro, gli angeli non intendono altro che tale cambiamento di stato, come ha luogo presso di loro. Ci sono cambiamenti di stato sia nei pensieri, sia nelle affezioni; i cambiamenti di stato nei pensieri, sono conoscenze, e nel mondo degli spiriti questi cambiamenti appaiono come istruzioni. Questo è stato anche il motivo per cui gli uomini della chiesa più antica chiesa, essendo in comunicazione con il cielo angelico, per soggiornare non intendevano altro che questo. Quindi nel corrente versetto che, Abramo scese in Egitto per soggiornavi, non significa altro che l’istruzione del Signore.

[2] Simile, anche, è il significato della discesa in Egitto di Giacobbe e dei suoi figli, come in Isaia:

Così ha detto Jehovih il Signore, Il mio popolo discese in principio in Egitto per soggiornarvi; e l’Assiria lo oppresse senza ragione (Is. 52:4)

dove Assiria indica i ragionamenti. Così anche nella chiesa ebraica, coloro che erano istruiti, erano chiamati forestieri, che soggiornavano in mezzo a loro, riguardo ai quali era ordinato che fossero trattati come figli (Es. 12:48-49; Lev. 24:22 , Num. 15:13-16, 26, 29; 19:10). Di loro è quindi scritto in Ezechiele:

Dividerete questo paese fra voi, secondo le tribù di Israele. E lo dividerlo a sorte, per la vostra eredità e per i forestieri che soggiornano in mezzo a voi. Ed essi saranno per voi come figli tra i figli d’Israele; presso di voi scacceranno la sorte in eredità in mezzo alle tribù d’Israele; ed avverrà nella tribù nella quale il forestiero soggiornerà, che egli darà la sua eredità(Ez. 47 21-23)

Questo concerne la nuova Gerusalemme, ovvero il regno del Signore. Per forestieri soggiornanti s’intendono coloro che desiderano essere istruiti, di conseguenza i gentili. Che questi s’intendano, si evince dal fatto che è detto che nella tribù in cui soggiornava, sarebbe stata data la sua eredità. Tribù significa le cose che sono della fede.

[3] Soggiorno ha anche quasi lo stesso significato di cammino e dimora. Per soggiorno s’intendono i mutamenti e l’ordine della vita, e per dimora s’intende la vita (si veda sopra, n. 1293.). In proposito la terra di Canaan è anche chiamata la terra dei pellegrinaggi di Abramo, Isacco e Giacobbe (Gen. 28:4; 36:7; 37:1; Es. 6:4). E Giacobbe disse al faraone:

I giorni degli anni dei miei pellegrinaggi, pochi e infausti sono stati i giorni degli anni della mia vita, ed essi non hanno raggiunto i giorni degli anni della vita dei miei padri, nei giorni dei loro pellegrinaggi (Gen.47:9)

dove pellegrinaggi significa vita e istruzione.

1464. Perché la carestia era grave nel paese. Che questo significhi la scarsità delle conoscenze nel suo uomo esterno è evidente dal significato di carestia [fame], come è stato esposto più sopra in questo versetto. Gli arcani qui contenuti sono più di quanto possa essere detto brevemente. Il Signore aveva il potere di apprendere al di sopra di ogni altro uomo; e dato che, a differenza degli altri uomini, doveva essere istruito nelle cose celesti prima di essere istruito nelle cose spirituali, questo qui s’intende; e anche per l’ulteriore ragione che nel suo uomo esterno vi era il male ereditario, dalla madre, contro cui doveva combattere, e prevalere. E anche per altri innumerevoli motivi.

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