Arcana Coelestia (1401-1438)

Genesi 12

1. Jehovah disse ad Abramo: Allontanati dalla tua terra, dalla tua nascita e dalla casa di tuo padre. E dirigiti verso la terra che ti indicherò.

2. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome. E tu sarai una benedizione.

3. Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette.

4. E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah, e Lot andò con lui. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni, quando uscì da Haran.

5. E Abramo prese Sarài, sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, ogni sostanza che avevano acquisito, e lanima che avevano acquistato in Haran. E si diressero verso la terra di Canaan. E giunsero nella terra di Canaan.

6. E Abramo attraversò il paese, fino alla località di Sichem, fino al querceto di Moreh, dove dimoravano i cananei.

7. Jehovah apparve ad Abramo, e gli disse: Alla tua discendenza darò questa terra. Ed egli eresse in quel luogo un altare a Jehovah, che fu visto da lui.

8. Ed egli si spostò diverso la montagna a oriente di Bethel, e piantò la sua tenda tra Bethel sul mare, e Ai ad oriente. Ed eresse un altare a Jehovah, e invocò il nome di Jehovah.

9. E Abramo s’incamminò, dirigendosi verso mezzogiorno.

10. Venne una carestia nella terra e Abramo scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava su quella terra.

11. E quando era sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarài: Vedi, io so che tu sei una donna incantevole.

12. E avverrà che quando gli Egiziani ti vedranno, diranno, Costei è sua moglie; e mi uccideranno, lasceranno te in vita.

13. Ti prego di dire che sei mia sorella; affinché io sia trattato bene per causa tua e la mia anima viva per riguardo a te.

14. E avvenne che quando Abramo giunse in Egitto, gli egiziani videro la donna, che era incantevole.

15. Gli ufficiali del faraone la videro, e ne fecero le al faraone. E la donna fu condotta nel palazzo del faraone.

16. Ed egli trattò Abramo con riguardo per amor di lei; e gli furono donati greggi, armenti, asini e schiavi, asine e schiave, e cammelli.

17. E il Signore percosse il faraone e la sua casa con grandi piaghe, a causa delle parole di Sarai, moglie di Abramo.

18. Il faraone chiamò Abramo, e gli disse: Cosa hai fatto? Perché non mi hai detto che lei è tua moglie?

19. Perché hai detto, È mia sorella. E hai lasciato chi io la prendessi per moglie. Ora riprenditela e vattene!

20. E il faraone diede disposizioni ai suoi uomini affinché lasciasse il paese con sua moglie, e tutto ciò che possedevano.

Contenuti

1401. Gli eventi storici qui esposti sono autentici e sono tutti rappresentativi, e ogni singola parola ha un suo proprio significato interiore. Tutto ciò che si riferisce ad Abramo in questo capitolo rappresenta lo stato del Signore dalla prima infanzia fino alla gioventù. Dato che il Signore è venuto nel mondo allo stesso modo degli uomini, anch’egli è avanzato da uno stato oscuro ad uno stato di maggiore luce. Haran è il primo stato, che era oscuro; Sichem è il secondo stato. Il querceto di Moreh è il terzo stato; la montagna tra Bethel verso il mare e Ai ad oriente, è il quarto stato; e il viaggio da lì verso mezzogiorno, in Egitto, è il quinto stato.

1402. Le cose esposte riguardo al soggiorno di Abramo in Egitto rappresentano e indicano la prima istruzione del Signore. Abramo è il Signore. Sarài in quanto moglie, è la verità congiunta al celeste. Sarai in quanto sorella, è la verità intellettuale. Egitto è la conoscenza mondana. Qui è rappresentata la progressione dalla conoscenza mondana verso la verità celeste. Ciò è stato secondo il Divino ordine, affinché l’essenza umana del Signore potesse essere congiunta con la sua Divina essenza, e divenire allo stesso tempo Jehovah.

Significato interiore

1403. Dal primo capitolo della Genesi fino a questo punto, ed in particolare, fino a Eber, gli eventi storici esposti non sono reali, ma costruiti; questi nel senso interno realtà celesti e spirituali. Invece, in questo capitolo e in quelli che seguono, gli eventi storici narrati non sono costruiti, ma realmente accaduti; e allo stesso modo, nel senso interno significano realtà celesti e spirituali, come chiunque può comprendere dalla sola considerazione che è la Parola del Signore.

1404. Nei versetti correnti, in cui sono esposte verità storiche, tutto ciò che è affermato e ogni singola parola, sia in generale, sia in particolare, nel senso interno hanno un significato del tutto diverso dal loro significato letterale; e gli stessi eventi storici sono rappresentativi. Abramo, di cui si tratta per primo, rappresenta in generale il Signore, e in particolare l’uomo celeste. Isacco, che segue, similmente rappresenta in generale il Signore, e specificamente l’uomo spirituale. Giacobbe rappresenta anche in generale il Signore, e in particolare l’uomo naturale. Essi rappresentano dunque le cose che appartengono al Signore, al suo regno, e alla chiesa.

1405. Il senso interno, come è già stato chiaramente mostrato, è di natura tale che tutte le cose in generale ed in particolare devono essere intese astrattamente dalla lettera, come se la lettera non esistesse; perché nel senso interno è l’anima e la vita della Parola, che non si manifesta se non quando il senso della letterale, per così dire, svanisce. Così gli angeli, dal Signore, percepiscono la Parola quando viene letta dall’uomo.

1406. Ciò che gli eventi storici esposti in questo capitolo rappresentano è evidente da quanto è stato premesso. Cosa s’intenda nei correnti versetti si può vedere da ciò che segue, dove essi vengono spiegati.

1407. Versetto 1. Jehovah disse ad Abramo: Allontanati dalla tua terra, dalla tua nascita e dalla casa di tuo padre. E dirigiti verso la terra che ti indicherò. Queste e le cose che seguono sono storicamente occorse così come sono scritte; nondimeno, gli eventi storici sono anche rappresentativi, e ogni singola parola ha un significato. Con Abramo nel senso interno s’intende il Signore, come è stato detto prima. Con Jehovah disse ad Abramo è inteso il primo discernimento delle cose. Allontanati dalla tua terra significa che doveva retrocedere dalle cose corporee e mondane. Dalla tua nascita significa le cose corporee e mondane più esteriori. E dalla casa di tuo padre, significa le più interiori di queste cose. E dirigiti verso la terra che ti indiche significa le cose spirituali e celesti che sarebbero apparse alla vista.

1408. Queste e le cose che seguono si sono verificati storicamente così come sono descritte; e nondimeno, gli eventi storici sono rappresentativi e ogni parola ha un suo preciso significato. Così è per tutti gli eventi storici nella Parola, non solo con quelli contenuti nei libri di Mosè, ma quelli quelli nei libri di Giosuè, Giudici, Samuele e Re. In tutti questi, nessun fatto storico è apparente, ma reale. Ma sebbene siano esposti fatti storici nel senso letterale, nondimeno, nel senso interno vi sono arcani dei cieli, che sono ivi custoditi e nascosti, e che non risultano visibili fino a quando la mente, insieme con l’occhio, si sofferma sulla narrazione storica; né sono rivelati fino a quando la mente non si ritrae dal senso letterale. La Parola del Signore è come un corpo che contiene in sé un’anima vivente; le cose che appartengono all’anima non compaiono fintanto che la mente si sofferma nelle cose corporee a tal punto da credere difficilmente che vi sia un’anima, e ancor meno che essa vivrà dopo la morte; ma non appena la mente si ritrae dalle cose corporee, ciò che appartiene all’anima e alla vita diviene manifesto. E questa è anche la ragione, non solo del perché le cose corporee debbano cessare prima che l’uomo possa nascere di nuovo, o essere rigenerato, ma anche perché il corpo debba morire in modo che egli possa entrare nel cielo e vedere le cose celesti.

[2] Così è anche per la Parola del Signore: le sue cose corporee sono quelle che appartengono al senso letterale; e quando la mente si sofferma in esse, le cose interne non sono assolutamente visibili; ma quando le prime per così dire, cessano, allora per la prima volta appaiono alla vista le cose interne. E ancora, le cose inerenti il senso letterale sono simili a quelle che sono presso l’uomo mentre vive nel corpo, cioè le conoscenze che sono nella sua memoria, che provengono dalle percezioni dei sensi, e che sono contenitori generali che racchiudono al loro interno cose interiori. Da ciò si può comprendere che i contenitori sono una cosa, e gli elementi essenziali in essi contenuti, un’altra. I contenitori sono naturali; gli elementi essenziali in essi contenuti sono spirituali e celesti. Così anche gli eventi storici esposti nella Parola, e tutte le espressioni nella Parola, sono generali, naturali ed effettivamente, contenitori materiali, in cui sono le cose spirituali e celesti; e queste in alcun modo appaiono alla vista tranne che attraverso il senso interno.

[3] Questo sarà evidente a chiunque dal semplice fatto che molte cose nella Parola sono espresse secondo le apparenze, e segnatamente secondo la fallacia dei sensi; come ad esempio quando è detto che il Signore è adirato, che punisce, che maledice, che uccide e molte altre cose del genere; quando, nondimeno, nel senso interno s’intende esattamente il contrario, vale a dire, che il Signore è in alcun modo punisce, né è adirato; né tanto meno egli maledice, né uccide. Tuttavia a coloro che dalla semplicità del cuore credono alla Parola nel suo senso letterale, nessun danno è arrecato, purché essi vivano nella carità. La ragione di ciò è che la Parola non insegna null’altro che ciascuno debba vivere nella carità verso il suo prossimo, e amare il Signore sopra ogni cosa. Coloro che agiscono così hanno in se stessi le cose interne; e quindi presso di loro gli errori acquisiti dal senso letterale [della Parola] sono facilmente dissipati.

1409. Che gli eventi storici siano rappresentativi, e che ogni singola parola abbia un preciso significato, si evince da quanto è stato già detto e mostrato in merito agli elementi rappresentativi e significativi (n 665, 920, 1361). Tuttavia, poiché gli elementi rappresentativi cominciano qui, è bene dare brevemente un’ulteriore spiegazione del soggetto. La chiesa più antica, che era celeste, considerava tutte le cose terrene e mondane, e anche corporee, che erano percepite dai sensi, come cose morte. Ma poiché ciascuna e tutte le cose nel mondo rappresenta qualcosa di specifico del regno del Signore, e quindi delle cose celesti e spirituali, quando questi le vedevano o le percepivano attraverso o loro sensi, non pensavano minimamente ad esse, ma alle cose celesti e spirituali; infatti essi non pensavano alle cose mondane, ma per mezzo di esse; e quindi presso di loro le cose che erano morte diventavano viventi.

[2] Le cose così rappresentate furono tramandate oralmente ai loro discendenti e furono ridotte in principi dottrinali da questi ultimi, che costituivano la Parola della chiesa antica, dopo il diluvio. Presso la chiesa antica questi principi erano significativi; perché per loro tramite essi apprendevano le cose interiori, e da queste pensavano alle cose spirituali e alle cose celesti. Ma quando questa conoscenza cominciò ad estinguersi, al punto che non sapevano quale fosse il significato di queste cose, essi iniziarono a considerare le cose terrestri e mondane come sante, e ad adorarle, ignorandone il loro significato. Così nacque la chiesa rappresentativa, che ha avuto il suo inizio con Abramo e fu poi istituita presso la posterità di Giacobbe. Da ciò si può evincere che gli elementi rappresentativi hanno avuto la loro ascesa dagli oggetti significativi della chiesa antica, e questi dalle idee celesti della chiesa più antica.

[3] La natura degli elementi rappresentativi può scorgersi dagli eventi storici esposti nella Parola, in cui tutti gli atti dei padri, Abramo, Isacco e Giacobbe, e poi di Mosè, e dei giudici e dei re di Giuda e Israele, non erano altro che rappresentazioni. Abramo nella Parola, come è stato detto, rappresenta il Signore; e dato che gli rappresenta il Signore, rappresenta anche l’uomo celeste; Isacco allo stesso modo, rappresenta il Signore, e di lì, l’uomo spirituale. Giacobbe anche rappresenta il Signore, e di lì, il corrispondente uomo naturale.

[4] Nei soggetti rappresentativi, il carattere della persona non ha alcuna rilevanza, avendo riguardo unicamente per ciò che essa rappresenta; perché tutti i re di Giuda e di Israele, di qualsiasi carattere fossero, rappresentavano la regalità del Signore; e tutti i sacerdoti, di qualunque carattere fossero, rappresentavano la sua funzione sacerdotale. Così il malvagio, al pari del giusto potevano rappresentare il Signore e le cose celesti e spirituali del suo regno; perché, come è stato detto e mostrato sopra, ciò che è rappresentato è del tutto separato dalla persona rappresentante. Quindi tutti gli eventi storici hanno questa funzione rappresentativa; ed essendo tali, ne consegue che ogni singolo termine della Parola ha un preciso significato cioè, hanno un distinto significato nel senso interno rispetto al suo significato letterale.

1410. Jehovah disse ad Abramo. Che ciò significhi il primo discernimento delle cose, dipende dal fatto che questo evento storico è rappresentativo, e le parole stesse hanno uno specifico significato. Tale era lo stile narrativo nella chiesa antica, che quando tutto era vero, ricorre la locuzione Jehovah ha detto, oppure, Jehovah ha parlato, che significa che così era, come è stato mostrato in precedenza. Ma poi gli elementi significativi sono stati trasformati in oggetti rappresentativi, quindi Jehovah ovvero il Signore ha parlato realmente con gli uomini; e quando viene ricorre la locuzione Jehovah ha detto, oppure, Jehovah ha parlato con qualcuno, il significato è lo stesso come sopra; perché le parole del Signore negli eventi storici reali, sottendono lo stesso significato interiore delle sue parole, in relazione a fatti costruiti. Con la sola differenza, che questi ultimi sono strutturati in modo verosimile come una vera storia, ed i primi non sono costruiti. Perciò Jehovah disse ad Abramo non significa altro che il prima discernimento; come quando nella chiesa antica chiesa ciascuno era ammonito dalla coscienza, o da altro dettame, o dalla loro Parola, circa il fatto che una cosa era così, e allora ricorreva l’affermazione Jehovah ha detto.

1411. Allontanati dalla tua terra. Che ciò significhi che egli doveva retrocedere dalle cose corporee e mondane, si evince dal significato di terra che varia a seconda che sia riferito ad una persona o ad una cosa cosa, come nel primo capitolo della Genesi , dove anche terra significa l’uomo esterno (si vedano anche i n. 82, 620, 636, 913). Che qui significhi le cose corporee e mondane è perché queste appartengono all’uomo esterno. Terra, in senso proprio, è la terra, regione, o il regno stesso. E anche colui che la abita, il popolo e la nazione che abita in essa. Così la parola terra significa non solo in senso lato il popolo o la nazione, ma anche colui che la abita, in un senso più ristretto. Quando la parola terra è usata con riferimento a colui che vi abita, il suo significato è quindi in conformità con il contesto in cui ricorre. Qui tale termine fa riferimento alle cose mondane e corporee; perché il suo luogo di nascita da cui Abramo doveva allontanarsi, era l’idolatra. In senso storico, quindi, il significato è che Abramo doveva uscire da quella terra; ma nel senso interno rappresentato, s’intende che doveva recedere dalle cose che appartengono all’uomo esterno; vale a dire, che le cose esterne non dovevano opporsi essere d’impedimento; e poiché questo riguarda il Signore, significa che la sua veste esteriore doveva essere conforme alla sua veste interiore.

1412. E dalla tua nascita. Che ciò significhi le cose corporee e mondane più esteriori, e che dalla casa di tuo padre significhi l’interiore di queste cose, può essere visto dal significato di nascita, e dal significato di casa paterna. Nell’uomo ci sono cose corporee e mondane più esteriori e più interiori; le più esteriori sono quelle che sono proprie del corpo, come il piacere e le percezioni dei sensi; le più interiori sono le affezioni e le cose della memoria. Questo è ciò che s’intende rispettivamente per nascita e una casa paterna. Che tale sia il loro significato pessere confermato da molti passi nella Parola ma, dato che ciò è evidente dalla successione delle cose esposte nell’ordine, e dalla considerazione delle cose nel senso interno, non sono necessarie ulteriori conferme.

1413. E dirigiti verso la terra che ti indicherò. Che questo significhi le cose spirituali e celesti che sarebbero apparse alla vista, si evince dal significato di terra (n. 662, 1066), e qui in particolare della terra di Canaan, che rappresenta il regno del Signore, come si può vedere da molti altri passi nella Parola. La terra di Canaan è quindi chiamata terra santa, e anche la celeste Canaan. E poiché rappresentava il regno del Signore, essa rappresentava e significava anche le cose celesti e spirituali che appartengono al suo regno; e nel versetto corrente, quelle che appartengono al Signore stesso.

1414. Dato che qui si fa riferimento al Signore, sono contenuti più di quanti se ne possano mai immaginare ed affermare. Perché qui, nel senso intero, sintende il primo stato del Signore, alla sua nascita; il quale stato, è così profondamente nascosto, che non può essere così esposto alla comprensione. Basti dire che il Signore era come gli altri uomini, se non che è stato concepito da Jehovah, e nondimeno, è nato da una vergine, e dalla nascita gli sono derivate le debolezze ereditate dalla madre vergine, come quelle di ogni uomo in generale. Queste debolezze sono corporee, e si dice di esse in questo versetto, che egli deve recedere da esse, in modo che le cose celesti e spirituali possano apparire alla sua vista. Ci sono due nature ereditarie innate nell’uomo, una dal padre, l’altra dalla madre. L’eredità del Signore dal Padre era il Divino, mentre la sua eredità dalla madre era l’umano caduco. Questa natura debole che l’uomo eredita da sua madre è qualcosa di corporeo che si estingue quando viene rigenerato, mentre ciò che un uomo eredita da suo padre rimane nell’eternità. Ma l’eredità del Signore da Jehovah, come si è detto, era il Divino. Un altro arcano è che anche l’umano del Signore è stato reso Divino. In lui solo vi è la corrispondenza di tutte le cose del corpo con il Divino, la corrispondenza sommamente perfetta, infinitamente perfetto, che da’ origine all’unione delle cose corporee con le cose Divine celesti, e delle cose dei sensi con le cose Divine spirituali; e quindi egli è l’uomo perfetto e il solo uomo.

1415. Versetto 2. Farò di te una grande nazione, ti benedirò, renderò grande il tuo nome. E tu sarai una benedizione. Farò di te una grande nazione, significa il regno nei cieli e sulla terra. Grande nazione, fa riferimento alle cose celesti e ai beni. Ti benedirò significa la fruttificazione delle cose celesti e la moltiplicazione delle cose spirituali. Renderò grande il tuo nome significa la gloria. E tu sarai una benedizione, significa che dal Signore sono tutte cose sia in generale, sia nel particolare.

1416. Farò di te una grande nazione. Che ciò significhi il regno nei cieli e sulla terra si evince dal significato di nazione, vale a dire, nel senso interno l’amore celeste e il bene che ne deriva, quindi tutto l’universo nel quale è il celeste dell’amore e della carità; e poiché nel senso interno si fa riferimento al Signore, sintende tutto il celeste e tutto il bene che ne deriva, e quindi il suo regno, che è presso coloro che sono nell’amore e nella carità. Nel senso supremo il Signore è egli stesso la grande nazione, perché egli è il celeste stesso, e il bene stesso; perché tutto il bene dell’amore e della carità è da lui solo. E perciò il Signore è il suo regno stesso, cioè egli è il tutto in tutto il suo regno, come è anche riconosciuto da tutti gli angeli nel cielo. Dunque ora è evidente che, farò di te una grande nazione, significa il regno del Signore nei cieli e sulla terra.

[2] Che nel senso interno, dove si fa riferimento al Signore e alle cose celesti dell‘amore, nazione significa il Signore e tutte le cose celesti, è evidente da ciò che è stato esposto sopra riguardo al significato di nazione e nazioni (n. 1258, 1259). Ciò può essere ulteriormente confermato dai seguenti passi. Di Abramo è detto:

Non ti chiamerai più Abram, ma Abraham sarà il tuo nome, perché io ti stabilisco come padre di molti popoli (Gen. 17:5)

La lettera h in Abraham era tratta dal nome di Jehovah, in ragione del fatto che rappresentasse Jehovah, ovvero il Signore. Allo stesso modo si dice di Sarai:

Non la chiamerai più Sarai, ma Sarah sarà il suo nome. E io la benedirò, e ti darò anche un figlio da lei. E io la benedirò, ed essa diventerà nazioni; e re di popoli sortiranno da lei (Gen. 17:15-16)

dove il termine nazioni indica le cose celesti dell’amore, e re di popoli, le cose spirituali della fede che ne derivano, le quali appartengono unicamente al Signore

[3] Riguardo a Giacobbe, allo stesso modo:

Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele sarà il tuo nome. E Dio disse: Io sono Dio onnipotente, crescete e moltiplicatevi. Una nazione e un insieme di nazioni sortiranno da te, e re usciranno dai tuoi lombi (Gen.35:10-11)

ove Israele indica il Signore, e che egli stesso è Israele nel senso supremo è ben noto ad alcuni. Così se questo è il significato di Israele, è chiaro che nazione, insieme di nazioni, e re usciti dai suoi lombi, sono le cose celesti e le cose spirituali dell’amore, e di conseguenza, tutti coloro che sono nelle cose celesti e spirituali dell’amore. Riguardo a Ismaele, figlio di Abramo da Agar, è detto:

Del figlio della schiava farò una nazione, perché egli è la tua discendenza (Genesi 21:13, 18)

cosa sia rappresentato da Ismaele si vedrà nella sua sede. Il seme di Abramo è l’amore di sé; e da esso il termine nazione è usato per indicare i discendenti di Ismaele.

[4] Che nazione significhi le cose celesti dell‘amore si evince in Mosè:

Se darete ascolto alla mia voce e terrete fede alla mia alleanza, voi sarete per me un tesoro particolare tra tutti i popoli. E sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa (Es. 19:5, 6)

dove regno di sacerdoti, che è il regno del Signore nei cieli e sulla terra, essendo così chiamato dalle cose celesti dell’amore, è manifestamente chiamato nazione santa. Mentre il regno del Signore in quanto alla sua funzione regale è così chiamato dalle cose spirituali dell’amore, ed è denominato popolo santo. Per questo motivo i re sortiti dai lombi, nel passo citato sopra, sono le cose spirituali. In Geremia:

Quando queste leggi verranno meno dinanzi a me, dice Jehovah, il seme d’Israele cesserà, di essere una nazione dinanzi a me per sempre (Ger. 31:36)

il seme d’Israele indica il celeste della carità; e quando questa cessa, non ci sarà più una nazione davanti al Signore.

[5] In Isaia:

Le persone che camminano nelle tenebre hanno visto una grande luce; tu hai moltiplicato la nazione (Is. 9:2-3)

Questo è detto della chiesa delle nazioni in particolare; e in generale di tutti quelli che sono nell’ignoranza e vivono nella carità; questi sono una nazione, perché sono del regno del Signore. In Davide:

Perché io possa vedere il bene dei tuoi eletti; gioire nella felicità della tua nazione e gloriarmi nella tua eredità (Salmi 106:5)

Qui nazione indica chiaramente il regno del Signore. Dato che il significato di nazione è il celeste dell’amore e il bene che ne deriva, dalla percezione di questo significato, gli uomini della chiesa più antica erano distinti in case, famiglie e nazioni; e in tal modo essi percepivano il regno del Signore, e di conseguenza il celeste stesso. Da tale percezione emersero gli oggetti significativi e da questi, quelli rappresentativi.

1417. Che una grande nazione è così denominata in ragione delle cose celesti e dei beni, è evidente da quanto è stato appena detto e mostrato, e anche da quanto detto sopra (n. 1259). Di qui può comprendersi che essa in senso proprio è la chiesa delle nazioni.

1418. E io ti benedirò. Che ciò significhi la fruttificazione delle cose celesti e la moltiplicazione delle cose spirituali, si evince dal significato di benedire nella Parola, di cui si dirà qui di seguito.

1419. Renderò grande il tuo nome. Che ciò significhi gloria, è evidente senza necessità di spiegazione. Nel senso esterno, per farsi un nome e per gloria, s’intende qualcosa di mondano; ma nel senso interno, qualcosa di celeste. Questo celeste è l’attitudine a non primeggiare, ma ad essere da meno, al servizio degli altri; come il Signore insegna in Matteo:

Non così dovrà essere tra voi; anzi, chiunque vorrà essere grande tra voi dovrà essere al vostro servizio; e chiunque vorrà essere il primo tra voi, dovrà essere vostro servitore. Anche il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (Matt. 20:26-28; Marco 10:44-45)

Appartiene al celeste dell’amore il non desiderare per se stessi, ma per tutti; così che si desidera dare agli altri tutto ciò che è proprio; in questo consiste l’essenza dell’amore celeste. Il Signore, essendo l’amore stesso, o l’essenza e la vita dell’amore di tutti nei cieli, vuole donare al genere umano tutte le cose sue proprie; questo è ciò che s’intende con l’affermazione il Figlio dell’uomo è venuto per dare la sua vita in riscatto per molti. Da ciò è evidente che nel senso interno nome e gloria hanno un significato completamente differente da quello letterale. Nel cielo dunque sono respinti coloro che aspirano a diventare grandi e a primeggiare; perché questo è in contrasto con l’essenza e la vita dell’amore celeste, che sono dal Signore. Da qui segue anche che nulla è maggiormente contrario all’amore celeste che l’amore di sé. Riguardo a questo soggetto si veda ciò che è stato esposto sopra, dall’esperienza, (n. 450, 452, 952).

1420. E tu sarai una benedizione. Che ciò significa che tutte le cose sia in generale, sia in particolare, sono dal Signore è evidente dal significato di benedizione, che fa riferimento ai beni; nel senso esterno, ai beni corporei, terreni e naturali; nel senso interno, ai beni spirituali e celesti. Essere una benedizione significa essere la fonte di ogni bene, e donare ogni bene. Questo non può in alcun modo essere dirsi di Abramo, e quindi è evidente che con Abramo qui è rappresentato il Signore, in quanto egli solo è la benedizione. Allo stesso modo di ciò che si dice di Abramo di seguito:

Abramo diverrà una grande e numerosa nazione e in lui tutte le nazioni della terra saranno benedette (Genesi 18:18)

e di Isacco:

Nella tua discendenza tutte le nazioni della terra saranno benedette (Genesi 26:4)

e di Giacobbe:

In te e nella tua progenie tutte le famiglie della terra saranno benedette (Genesi 28:14)

Che le nazioni non possano essere benedette, sono benedette, in Abramo, Isacco e Giacobbe, e nella loro discendenza, bensì nel Signore, chiunque può comprenderlo. Questo è chiaramente affermato in Davide:

Il suo nome durerà in eterno; prima che il sole avesse il suo nome; e tutte le nazioni saranno benedette in lui (Salmi 72:17)

in cui si fa riferimento al Signore. Nello stesso libro:

Tu lo ricolmi di eterne benedizioni (Salmi 21:6)

in cui anche si fa riferimento al Signore. In Geremia:

Le nazioni saranno benedette in lui, e in lui si glorieranno (Ger. 4:2)

Da questi passi è ormai evidente che benedizione significa il Signore, e che quando egli è chiamato benedizione significa che da lui sono tutte cose celesti e spirituali, che sono i soli beni; e poiché questi sono i soli beni, essi soltanto sono le verità; e quindi nella misura in cui ci sono beni celesti e spirituali in quelli naturali, mondani e corporee, nella stessa proporzione questi beni sono benedetti.

1421. Versetto 3. Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette. Benedirò coloro che ti benediranno, significa tutta la letizia di coloro che riconoscono il Signore dal cuore. E maledirò coloro che ti malediranno, significa la condizione infelice di coloro che non lo riconoscono. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette, significa che tutto ciò che è bene e vero, è dal Signore.

1422. Benedirò coloro che ti benediranno Che ciò significhi la letizia di coloro che riconoscono il Signore dal cuore, è evidente dal significato di benedizione, inerente ciascuna e tutte le cose che sono dal Signore, e quelle inerenti i beni e le verità, vale a dire le cose celesti, spirituali, naturali, mondane, e corporee; e poiché in senso universale il termine benedizione coinvolge tutte queste, si pvedere in ogni passo, dalla successione nell’ordine, ciò che s’intende per benedire; perché il suo significato è in relazione al contesto. Da questo è evidente che benedirò coloro che ti benediranno, significa tutta la felicità di coloro che riconoscono il Signore dal cuore; per nel senso interno, come è stato già detto, il soggetto di cui qui si tratta è il Signore.

[2] Tra gli antichi, benedire Jehovah (o il Signore), era una forma discorsiva usuale, come è evidente dalla Parola. Così in Davide:

Benedite Dio nelle assemblee, benedite il Signore dalla stirpe d’Israele (Salmi 68:26)

Cantate a Jehovah, benedite il suo nome, proclamate la sua salvezza ogni giorno (Salmi 96:2)

In Daniele:

Allora il segreto fu rivelato in una visione notturna; perciò Daniele benedisse il Dio dei cieli. Egli disse, benedetto sia il nome di Dio nei secoli dei secoli, perché sapienza e potenza gli appartengono (Dan. 2:19-20)

Di Zaccaria e Simeone leggiamo anche che benedissero Dio (Luca 1:64, 2:28). Qui è evidente che benedire il Signore è cantare a lui, ad annunciare la buona novella della sua salvezza, predicare la sua sapienza e potenza, e quindi, riconoscere il Signore dal cuore. Coloro che fanno questo non possono che essere benedetti dal Signore, cioè, essere dotati di quelle cose che appartengono alla benedizione, vale a dire ciò che è celeste, spirituale, naturale, mondano e corporeo; queste, quando si susseguono in questo ordine, sono i beni in cui v’è la felicità.

[3] Poiché benedire Jehovah, o il Signore, e essere benedetti da Jehovah, o dal Signore, era una forma discorsiva usuale, era ugualmente comune l’espressione Benedetto sia Jehovah. Come in Davide:

Benedetto sia Jehovah, perché ha udito la voce della mia supplica (Salmi 28:6)

Benedetto sia Jehovah, poiché egli mirabilmente ha avuto misericordia di me (Salmi 31:21)

Benedetto sia Jehovah, che non ha respinto la mia preghiera, né la sua misericordia verso di me (Salmi 66:20)

Benedetto sia Jehovah, il Dio di Israele, egli solo compie prodigi; e benedetto il suo nome glorioso per sempre, della sua gloria sia ripiena tutta la terra (Salmi 72:18-19)

Benedetto sei tu, Jehovah; insegnami i tuoi precetti (Salmi 119:12)

Benedetto sia Jehovah, mia roccia, che addestra le mie mani (Salmi 144:1)

In Luca:

Zaccaria, pieno di Spirito Santo, profetizzò, dicendo:

Benedetto sia il Dio di Israele, perché ha visitato il suo popolo e lo ha liberato (Luca 1:67-68)

1423. E maledirò coloro che ti malediranno. Che ciò significhi la condizione infelice di coloro che non riconoscono il Signore è evidente dal significato di essere maledetto, e di maledizione, vale a dire, allontanare se stessi dal Signore, come è stato mostrato in precedenza (n. 245, 379) , e di conseguenza non riconoscerlo; perché coloro che non riconoscono il Signore, si allontanano da lui. Quindi maledire qui implica una serie di cose apposte a quelle che s’intendono con benedizione.

1424. E in te tutte le famiglie della terra saranno benedette. Che ciò significhi che tutti i beni e le verità sono dal Signore si evince dal significato di benedire, di cui si tratta in questo verso e nel precedente. E anche dal significato di famiglie della terra, cioè tutto il bene e la verità; perché nella Parola famiglie ha lo stesso significato di nazioni e popoli, essendo in relazione con entrambi; infatti si dice, famiglie di nazioni e famiglie di popoli. Le Nazioni, come è stato mostrato, significano i beni; e i popoli significano le verità (n.1259); e quindi, famiglie significano i beni e anche le verità (n. 1261). Il motivo per cui queste sono chiamate tutte le famiglie della terra, è che tutti i beni e le verità della fede sono dell’amore, che è dalla chiesa. Che per terra s’intenda la chiesa, di conseguenza, la fede della chiesa, è stato mostrato in precedenza (n. 566).

1425. Versetto 4. E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah, e Lot andò con lui. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni, quando uscì da Haran. Per Abramo, come è stato già detto, è rappresentato il Signore in quanto alla sua essenza umana. E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah, significa la sua progressione verso le cose Divine. E Lot andò con lui, significa ciò che è sensuale. Con Lot è rappresentato il Signore in quanto alla sua veste corporea e sensuale. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni, significa ancora vi era poco del Divino in lui. Quando uscì da Haran, significa uno stato di oscurità del Signore.

1426. Che per Abram sia rappresentato il Signore in quanto alla sua essenza umana è evidente da tutto ciò che si dice di Abramo. Successivamente, egli rappresenta il Signore sia in quanto alla sua essenza umana, sia in quanto alla sua essenza Divina, ed è quindi chiamato Abraham. Le cose che sono state dette nel primo verso, rappresentano e significano il primo discernimento del Signore nelle cose celesti, e quindi Divine. Qui hanno inizio le progressioni della sua essenza umana verso la sua essenza Divina.

1427. E Abramo partì, come gli aveva comandato Jehovah. Che questo significhi la progressione verso le cose Divine è evidente da quanto è stato appena detto.

1428. E Lot andò con lui. Che ciò significhi ciò è sensuale, e che per Lot è rappresentato il Signore in quanto alla sua essenza sensuale e corporea, è evidente dal tenore rappresentativo di Lot, di cui, qui di seguito, ove si dice che fu separato da Abramo, e fu salvato dagli angeli; ma poi, quando fu separato, Lot assunse una differente veste rappresentazione, in merito alla quale, per Divina misericordia del Signore, si dirà qui di seguito. È evidente che il Signore nacque come ogni altro uomo, ma da una madre vergine, e che egli possedeva ciò che è sensuale e corporea come gli altri uomini; ma egli differiva dagli altri uomini per il fatto che la sua veste sensuale e corporea fu unita alle cose celesti, e fu resa Divina. Ciò che era sensuale e corporeo nel Signore, ovvero il suo uomo sensuale e corporeo, come era nella sua infanzia – prima che fosse congiunto attraverso le cose celesti al suo Divino- è rappresentato da Lot.

1429. Abramo era un figlio di cinque e settanta anni. Che questo significhi che ancora non c’era molto del Divino, è evidente dal significato del numero cinque, vale a dire, un po’, e del numero settanta, vale a dire ciò che è santo. Che cinque significhi un po’, è stato mostrato in precedenza (n. 649.); e anche che settanta, come sette significa ciò che è santo (n. 395, 433, 716, 881): qui, poiché settanta è riferito al Signore, significa il santa Divino. Che nel senso interno il numero degli anni di Abramo significa anche altre cose è evidente da ciò che è stato mostrato in precedenza riguardo agli anni e ai numeri (n 482, 487.493, 575, 647-648, 755, 813.); e anche dal fatto che non c’è una sola sillaba, né un iota nella Parola, in cui non vi sia un senso interno. E se in essa non fossero custodite cose spirituali e celesti, non si direbbe che Abramo aveva cinque e settanta anni; né sarebbe accaduto a questa età ciò che si dice di Abramo, come risulta anche da altri numeri, di anni e di misure, che ricorrono nella Parola.

1430. Quando uscì da Haran. Che ciò significhi uno stato di oscurità del Signore, come quello dell’infanzia dell’uomo, si evince dal significato di Haran nel capitolo precedente, dove Terach è nominato per la prima volta con Abramo, e dove Terach padre di Abramo muore (Gen. 11:31-32). E anche da quanto segue, in cui Giacobbe giunge in Haran, abitata da Labano (Gen. 27:43; 28:10; 29:4). Haran era una regione dove si professava il culto esterno; e infatti Terach, Abramo e Labano erano idolatri. Ciò nondimeno nel senso interno il significato è differente, è con esso s’intende solo qualcosa di oscuro. Quando dal senso esterno si passa a quello interno, l’idea dell’idolatria viene rimossa, così come l’idea del santo dell’amore nasce dalla menzione di una montagna (vedi n 795). nel passaggio dal senso esterno all’interno, l’idea della montagna perisce e rimane l’idea dell’altezza, con la quale è rappresentata la santità. Così in tutti gli altri casi simili.

1431. Versetto 5. E Abramo prese Sarài, sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e ogni sostanza che avevano acquisito, e lanima che avevano acquistato in Haran. E si diressero verso la terra di Canaan. E giunsero nella terra di Canaan. E Abramo prese Sarài, sua moglie, significa il bene a cui la verità è stato annessa. Per Abramo, come è stato detto, sintende il Signore; qui, nella sua infanzia; per Sarai, sua moglie, sintende la verità. Per Lot, figlio di suo fratello, s‘intende la verità sensuale, quindi la prima ad essere percepita nell’infanzia. E tutta la loro sostanza che avevano acquisito, significa tutte le cose che sono le verità sensuali. E l’anima che avevano acquistato in Haran, significa ogni essenza vivente che era possibile in quello stato oscuro. E si diressero verso la terra di Canaan significa che egli in tal modo avanzò verso le cose celesti dell’amore. E giunsero nella terra di Canaan, significa che egli raggiunse le cose celesti dell‘amore.

1432. E Abramo prese Sarài, sua moglie. Che questo significhi il bene a cui la verità è stata annessa, è evidente da ciò che s‘intende nella Parola per un uomo e sua moglie (si veda il n. 915.); quindi qui, nel senso interno, per Sarài s’intende la verità. In tutte le cose dell’uomo, sia in generale, sia in particolare, vi è l‘immagine di un matrimonio; né vi può mai essere nulla di così piccolo che contenga questa immagine al suo interno di esso, sia nell’uomo esterno e in tutto ciò che appartiene ad esso, sia nell’uomo interno e in tutto ciò che appartiene ad esso. La ragione è che tutte le cose in generale e in particolare, vengono ad esistenza e sussistono dal Signore, e dalla unione della sua essenza umana, come in un matrimonio, con la sua essenza Divina; e dalla congiunzione, o matrimonio celeste, di entrambe con il suo regno nei cieli e sulla terra. Nel caso di specie, pertanto, quando si doveva rappresentare la verità che si congiunge con il bene del Signore – e questo attraverso gli eventi storici concernenti Abramociò non poteva essere rappresentato in nessun altro modo se non attraverso sua moglie. Che vi sia l’immagine di un matrimonio in ogni cosa sia in generale, sia in particolare, può essere visto sopra (n. 54, 55, 718, 747.917).

1433. Che per Abramo si intenda correntemente il Signore, nella sua infanzia; e che per Sarai, sua moglie, sintenda la verità, si evince da ciò che è stato già detto.

1434. E Lot, figlio di suo fratello. Che ciò significhi la verità sensuale, e quindi la prima appresa dal Signore nella sua infanzia, è evidente dal significato di Lot, vale a dire ciò che è sensuale, come è stato spiegato nel verso precedente; e dal significato di figlio, vale a dire, verità (si vedano i n. 264, 489, 491, 533) e anche dal significato di fratello, cioè verità della fede (n. 367). Così la verità sensuale è ciò che qui s’intende , perché nel senso interno non vengono in rilievo le persone e le parole, ma soltanto il loro significato. Nel cielo si ignora chi sia Lot, ma è nota la qualità da questi rappresentata. Né è noto cosa sia un un figlio, ma lo stato spirituale corrispondente al termine figlio.è noto cosa sia un fratello, tranne che dalla fratellanza come è nel cielo. Riguardo alla verità sensuale, questa è la prima verità che si acquisisce, perché nell’infanzia la capacità di giudizio non può elevarsi maggiormente. La verità sensuale consiste nel vedere le cose terrene e mondane come sono create da Dio, un fine e in tutte le cose ed una certa immagine del regno di Dio. Questa verità sensuale è appresa soltanto dall’uomo celeste; e poiché solo il Signore era un uomo celeste, questi e simili verità sensuali furono instillate in lui sin dall’infanzia, e per mezzo di esse è stato preparato per la ricezione delle cose celesti.

1435. E tutta la sostanza che avevano acquisito. Che questo significhi ogni verità sensuale è evidente da quanto è stato appena detto. Tutto ciò che è custodito nella memoria da cui un uomo pensa è chiamato acquisizione o sostanza. Senza l’acquisizione delle conoscenze mondane, un uomo, in quanto tale, non può avere alcuna idea del pensiero. Le idee del pensiero si fondano su quelle cose che restano impresse nella memoria, da ciò che è stato percepito attraverso i sensi; e quindi le conoscenze mondane sono recipienti delle cose spirituali; e le affezioni derivanti dai piaceri benigni del corpo, sono recipienti delle cose celesti. Tutte queste sono chiamate sostanze acquisite e così per Haran, con cui s’intende uno stato di oscurità, come quello della prima infanzia alla fanciullezza.

1436. E l’anima che avevano acquistato in Haran. Che questo significhi ogni essenza vivente possibile in uno stato di oscurità, si evince dal significato di anima, vale a dire, essenza vivente; e dal significato di Haran, cioè stato di oscurità, riguardo al quale si veda nel versetto precedente. Anima in senso proprio significa ciò che vive nell’uomo, e quindi la sua stessa vita. Perché nell’uomo ciò che vive non è il corpo, ma l’anima, ed il corpo vive per mezzo dell‘anima. La vita stessa dell’uomo, o la sua parte vivente, è dall’amore celeste; non vi può essere alcunché di vivente che non derivi da questo la sua origine; e quindi per anima qui sintende il bene che vive dall’amore celeste; quel bene è l’essenza vivente stessa. In senso letterale, per anima sintende qui ogni uomo, e anche ogni bestia vivente, e che essi si erano procurato per se stessi; ma nel senso interno non s’intende altro che l’essenza vivente.

1437. E si diressero nella terra di Canaan. Che questo significhi che in tal modo egli progredì verso le cose celesti dell’amore, è evidente dal significato di terra di Canaan. Che la terra di Canaan rappresenti il regno del Signore nei cieli e sulla terra, si evince da molte cose nella Parola. La ragione è che la chiesa rappresentativa fu istituita lì, dove tutte le cose, sia in generale, sia in particolare, rappresentano il Signore e le cose celesti e spirituali del suo regno. Non solo i riti rappresentativi, ma tutto ciò che concerneva tali riti, come i ministri del culto, gli oggetti con cui essi officiavano e anche i luoghi di culti. Dato che la chiesa rappresentativa era lì, la terra è stata chiamata la Terra Santa, anche se era tutt’altro che santa, perché era abitata da idolatri e profani. Questo poi è il motivo per cui con la terra di Canaan qui e di seguito, s‘intendono le cose celesti dell‘amore; perché le cose celesti dell’amore, e solo queste, sono nel regno del Signore, e costituiscono il suo regno.

1438. E giunsero nella terra di Canaan. Che questo significhi il raggiungimento delle cose celesti dell’amore è evidente da ciò che è stato appena detto riguardo alla terra di Canaan. Qui è descritta la prima cosa della vita del Signore della nascita all’infanzia, cioè il suo raggiungimento delle cose celesti dell’amore. Le cose celesti dell‘amore sono l’essenza autentica; ogni cosa procede di lì. Di questa essenza egli fu prima di tutto intriso; perché da questi da come dal proprio seme tutte le cose in seguito fruttificano. Il seme stesso in lui era celeste, perché nacque da Jehovah; e perciò lui fu l’unico ad avere questo seme in se stesso. Ogni altro uomo non ha altro seme se non qualcosa di sporco e infernale, in cui e da da cui è il suo proprio; e questo deriva da ciò che è stato ereditato dal padre, come è noto a chiunque. Perciò, a meno che essi non ricevono dal Signore un nuovo seme e un nuovo proprio, cioè una nuova volontà e un nuovo intelletto, non possono che essere maledetti all’inferno, da cui tutti gli uomini, gli spiriti e gli angeli, sono continuamente trattenuti dal Signore.

 

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