mosaico cattedrale di otranto

Arcana Coelestia (1344-1375)

Genesi 11, versetti 15-32

1344. Versetto 15. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotre anni, e generò figli e figlie. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotre anni, indica un periodo e uno stato. Selach, qui come prima, significa ciò che riguarda la conoscenza mondana. Eber, qui come prima, significa il culto di questa chiesa in generale. E generò figli e figlie, significa le cose inerenti la dottrina.

1345. Versetto 16. E Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg. Eber aveva trentaquattro anni, significa l’inizio del quarto stato di questa chiesa. Eber, qui come prima, significa il culto di questa chiesa in generale. Generò Peleg, significa una sua derivazione. Peleg era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui è inteso il culto esterno. Che Peleg qui significhi il culto esterno segue dalla successione delle derivazioni del culto, e quindi dalla sua derivazione. Nel precedente capitolo, al versetto 25, questo nome ricorre con un differente significato, poiché è detto che nei suoi giorni la terra fu divisa, e perché lì egli è citato insieme al fratello Joktan che rappresenta la seconda chiesa antica.

1346. Versetto 17. E Eber visse, dopo aver generato Peleg, quattrocento trenta anni, e generò figli e figlie. E Eber visse dopo aver generato Peleg quattrocentotrenta anni, significa un periodo e uno stato; Eber e Peleg hanno lo stesso significato qui come prima. E generò figli e figlie, significa cose inerenti la dottrina, che sono riti.

1347. Versetto 18. E Peleg aveva trent’anni quando generò Reu. Peleg aveva trent’anni, significa l’inizio del quinto stato. Peleg significa la stessa cosa qui come prima. Generò Reu, significa una sua derivazione. Reu era una nazione così denominata dal suo capostipite, con non s’intende altro che un culto ancora più esteriore.

1348. Versetto 19. E Peleg visse, dopo aver generato Reu, duecentonove anni, e generò figli e figlie. E Peleg visse, dopo aver generato Reu, duecentonove anni indica un periodo e uno stato;. Peleg e Reu significano la stessa cosa qui come prima. E generò figli e figlie, significa i riti.

1349. Versetto 20. Reu aveva trentadue anni quando generò Serug. E Reu aveva trentadue anni, significa l’inizio del sesto stato. Reu significa la stessa cosa qui come prima. E generò Serug, significa una sua derivazione. Serug era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui s’intende il culto esteriore.

1350. Versetto 21. E Reu visse, dopo aver generato Serug, duecentosette anni, e generò figli e figlie. E Reu visse dopo aver generato Serug, duecentosette anni, indica un periodo e uno stato. Reu e Serug significano la stessa cosa qui come prima. E generò figli e figlie, indica i riti di tale culto.

1351. Versetto 22. E Serug aveva trent’anni quando generò Nachor. Serug aveva trent’anni, significa l’inizio del settimo stato di questa chiesa. Serug significa la stessa cosa qui come prima. Generò Nachor, significa una sua derivazione. Nachor era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui s’intende il culto tendente verso l’idolatria.

1352. Versetto 23. E Serug visse, dopo aver generato Nachor, duecento anni, e generò figli e figlie. E Serug visse, dopo aver generato Nachor, duecento anni, significa un periodo e uno stato. Serug e Nachor significano la stessa cosa qui come prima. E generò figli e figlie, indica i riti di quel culto.

1353. Versetto 24. E Nachor aveva ventinove anni quando generò Terach. E Nachor visse ventinove anni, significa l’inizio dell’ottavo stato di questa chiesa; Nachor significa qui come prima, il culto tendente verso l’idolatria. E generò Terach significa una sua derivazione. Terach era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui s’intende il culto idolatrico.

1354. Versetto 25. E Nachor visse, dopo aver generato Terach, centodiciannove anni, e generò figli e figlie. E Nachor visse dopo aver generò Terach centodiciannove anni, significa un periodo e uno stato. Nachor significa qui, come prima, il culto tendente all’idolatria; Terach significa il culto idolatrico. E generò figli e figlie, significa riti idolatrici.

1355. Il versetto 26. Terach aveva settant’anni quando generò Abramo, Nachor e Haran. E Terach visse settant’anni, significa l’inizio del nono stato, che fu l’ultimo. Terach significa qui, come in precedenza, il culto idolatrico. Generò Abramo, Nachor e Haran, indica le sue derivazioni. Abramo, Nachor, e Haran erano persone, con cui s’intendono anche le nazioni idolatriche così denominate.

1356. Che per Terach s’intenda il culto idolatrico, può essere visto dalle derivazioni di cui si parla dal ventesimo versetto a quello corrente. Questo seconda chiesa antica Chiesa era una sorta di culto interno degenerato, ed era così adulterato che divenne infine idolatrico. Come avviene usualmente nelle chiese, dalle cose interiori, declinano in ciò che è esteriore, e infine terminano nelle cose meramente esterne, essendo cancellate quelle interne. Che così fosse il caso presso questa chiesa, tanto che una gran parte di essi non riconoscevano Jehovah come Dio, ma adoravano altri dei, è evidente in Giosuè:

Giosuè disse a tutto il popolo, Così ha detto Jehovah, il Dio d’Israele, I vostra padri abitarono dai tempi antichi al di là del fiume, anche Terach, il padre di Abramo e di Nachor; e servivano altri dei. Ora dunque temete il Signore, e servitelo con integrità e verità. Togliete dimezzo gli dei che i vostri padri servirono di là dal fiume, e in Egitto, e servite Jehovah. E se è male ai vostri occhi servire Jehovah, scegliete oggi chi volete servire; se gli dei che i vostri padri servirono al di là del fiume, o gli dèi degli amorrei (Giosuè 24:2, 14-15).

Qui è palese che Terach, Abramo e Nachor erano idolatri.

[2] Che Nachor fosse una nazione in cui c’era un culto idolatrico, è evidente anche da Labano il siro, che abitava nella città di Nachor, e adorava le immagini o i teraphim che Rachele aveva portato via (Genesi 24:10, 31:19, 26, 32, 34). E che vi fosse un dio di Abramo, un altro dio di Nachor, e un altro dio del loro padre, cioè di Terach, è evidente da Genesi 31:53. È anche affermato chiaramente da Mosè di Abramo, che non conosceva Jehovah:

Io Jehovah sono apparso ad Abramo, Isacco e Giacobbe, in God Shaddai; ma il mio nome Jehovah non era noto a loro (Es. 6:3)

Da tutto ciò è evidente quanto questa chiesa si precipitò nel culto idolatrico qui rappresentato da Terach; e poiché essa s’intende con Terach, è anche rappresentata da Abramo, Nachor, e Haran.

1357. Ci sono tre tipi universali di idolatria. Il primo deriva dall’amore di sé; il secondo, dall’amore del mondo; il terzo, dall’amore dei piaceri. Ogni culto idolatrico ha uno di questi tre quale proprio fine. Il culto degli idolatri non può avere altri scopi, perché essi ignorano o non si preoccupano per la vita eterna; essi arrivano anche negarne l’esistenza. Questi tre tipi di idolatria s’intendono per i tre figli di Terach.

1358. Che Abramo, Nachor, e Haran fossero i capostipiti delle nazioni che portano il loro nome e che fossero idolatre, è evidente dalle parti storiche della Parola. Riguardo a Nachor, ciò è stato già mostrato; perché la città fu chiamata Nachor (Genesi 24:10). A quel tempo le città non erano altro che insediamenti di famiglie che abitavano insieme; e un certo numero di famiglie costituivano una nazione. Che un certo numero di nazioni nacque da Abramo è evidente non solo dalla posterità di Ismaele, cioè gli ismaeliti, ma anche dai suoi diversi figli avuti con sua moglie Kheturah, citata in Genesi 25:1-4.

1359. Versetto 27. E questa è la discendenza di Terach: Terach generò Abramo, Nachor e Haran; e Haran generò Lot. E questa è la discendenza di Terach significa le origini e le derivazioni dell’idolatria da cui è sorta la chiesa rappresentativa. Terach era figlio di Nachor, ed era anche una nazione così denominata dal suo capostipite, con la quale è rappresentato il culto idolatrico. Abram, Nachor e Haran erano figli di Terach, e anche nazioni così denominate dal loro rispettivo capostipite, con cui qui s’intendono i culti idolatrici derivati dal primo. Anche da Lot sono derivate due nazioni idolatriche.

1360. E questa è la discendenza di Terach. Questo significa le origini e le derivazioni dell’idolatria da cui è sorta la chiesa rappresentativa. È stato mostrato sopra (versetto 10 di questo capitolo) che le nascite [discendenza] significano origini e derivazioni. Qui ora si tratta della terza chiesa dopo il diluvio è trattato di, che succedette alla seconda quando questa divenne idolatrica con Terach. È stato mostrato che Terach, Abramo, Nachor e Haran erano idolatri, così come le nazioni che derivarono da essi, come gli ismaeliti, i medi e altri discendenti di Abramo; nonché altri in Siria, discendenti di Nachor; e anche i moabiti e gli ammoniti, discendenti di Lot.

1361. Che da essere idolatra la chiesa divenne rappresentativa, nessuno può saperlo, salvo che si sappia cosa sia una chiesa rappresentativa. Le cose che sono state rappresentate nella chiesa ebraica, e nella Parola, sono il Signore e il suo regno, di conseguenza le cose celesti dell’amore, e le cose spirituali della fede: questo è ciò che è stato rappresentato, oltre a molte cose appartenenti alle prime, come tutti le cose che appartengono alla chiesa. Gli oggetti rappresentativi sono costituiti da persone o cose che sono nel mondo, vale a dire, tutto ciò che è percepibile con i sensi, tanto che non vi è alcun oggetto che non sia rappresentativo di qualcosa. Ma è una legge generale della rappresentazione che non vi sia alcuna relazione tra persona o cosa interposta come elemento rappresentativo e ciò che che essa rappresenta.

[2] Ad esempio, ogni re, chiunque egli fosse, in Giuda e Israele, e anche in Egitto e altrove, poteva rappresentare il Signore. La loro regalità in sé aveva tale tenore rappresentativo. Così anche il peggiore di tutti i re, poteva assumere tale veste rappresentativa, come ad esempio il faraone che pose Giuseppe al governo dell’Egitto, Nabucodonosor in Babilonia (Dan. 2:37-38), Saul, e altri re di Giuda e di Israele, di qualunque indole fossero stati. L’unzione stessa, da cui sono stati chiamati consacrati di Jehovah implica tale rappresentazione. Allo stesso modo tutti i sacerdoti, indipendentemente dal loro numero, rappresentavano indistintamente il Signore. Il sacerdozio in sé ha tale tenore rappresentativo; dunque è irrilevante che i sacerdoti fossero malvagi e impuri; perché ciò che è rappresentato non ha alcuna relazione con la qualità del rappresentante. E non solo gli uomini fungevano da soggetti rappresentativi, ma anche animali, come quelli offerti in sacrificio. Gli agnelli e le pecore rappresentavano le cose celesti; le colombe e le tortore, le cose spirituali; e allo stesso modo, montoni, capre, buoi e vitelli rappresentavano cose celesti e spirituali subordinate.

[3] E non solo le cose animate erano usate come soggetti rappresentativi, ma anche le cose inanimate, come l’altare e anche le pietre dell’altare, l’arca e il tabernacolo con tutto ciò che era al loro interno, e come tutti sanno, il tempio con tutto ciò che era contenuto in esso, come ad esempio le candele, il pane e le vesti di Aronne. Né soltanto queste cose, ma anche tutti i riti della chiesa ebraica erano rappresentativi. Nelle chiese antiche, gli elementi rappresentativi si estendevano a tutti gli oggetti percepibili dai sensi, vale a dire monti, colline, valli, pianure, fiumi, ruscelli, sorgenti, laghi, boschi e alberi in generale, e ogni albero in particolare, tanto che ogni albero aveva qualche preciso significato. Tutti questi oggetti, in seguito, quando è cessata nella chiesa la conoscenza delle corrispondenze, sono diventati meri elementi rappresentativi. Da tutto ciò si può vedere cosa si intende per tali elementi rappresentativi. E poiché le cose celesti e spirituali, cioè le cose del regno del Signore nei cieli, e del regno del Signore sulla terra possono essere rappresentate non solo dagli uomini, quale che sia la loro indole, ma anche dalle bestie, e anche dalle cose inanimate, si può ora scorgere cosa è una chiesa rappresentativa.

[4] I soggetti rappresentativi erano di una tale efficacia che tutte le cose che sono state fatte secondo i riti comandati, apparivano sante davanti agli spiriti e agli angeli, come ad esempio quando il sommo sacerdote si lavava con acqua, quando indossava le vesti di ministro del culto, quando presenziava con le candele accese, non importa che tipo duomo fosse, anche se impuro e idolatra nel suo cuore. E così allo stesso modo per tutti gli altri sacerdoti. Infatti, come è stato detto prima, nel soggetto rappresentativo non viene rileva la persona, ma solo ciò che in sé, è stato astrattamente rappresentato, senza alcuna relazione dunque con la persona, o con i buoi e gli agnelli che erano sacrificati, o con il sangue che era versato intorno all’altare; e anche astrattamente dall’altare; e così via.

[5] Questa chiesa rappresentativa è stata istituita – dopo che il culto interno si è completamente estinto, diventando non solo meramente esterno, ma anche idolatrico – affinché vi potesse essere una qualche congiunzione del cielo con la terra, cioè del Signore attraverso il cielo, con l’uomo, anche quando la congiunzione attraverso le cose interiori del culto era estinta. Ma che genere di congiunzione fosse questa, attraverso meri soggetti rappresentativi, per Divina misericordia del Signore, si dirà in ciò che segue. A tali soggetti rappresentativi si fa riferimento nel seguente capitolo, e nel successivo, in cui, tutte le cose esposte, in generale e nel particolare, sono puramente rappresentative. Qui, il soggetto trattato è lo stato di coloro che sono stati i capostipiti, prima che alcuni di loro e i discendenti divennero chiese rappresentative; ed è stato mostrato sopra che i primi professavano un culto idolatrico.

1362. Che Terach fosse figlio di Nachor, oltre che una nazione così denominata dal suo capostipite, con la quale sintende il culto idolatrico, è stato mostrato in precedenza. Che Terach era una nazione, può essere visto dal fatto che le nazioni che hanno avuto origine dai suoi figli, lo riconoscevano come il padre, esattamente come i figli di Giacobbe, o gli ebrei e gli israeliti, e anche gli ismaeliti, e medi e altri, riconosciuto Abramo; e i moabiti e gli ammoniti riconoscevano Lot. Sebbene queste nazioni non abbiano preso il loro nome, ma quello dei loro figli, ciò nondimeno, quando tutti riconoscono uno stesso padre e si definiscono suoi figli, come i figli di Terach, i figli di Abramo, o i figli di Lot, in generale s’intende una nazione per ognuno di essi, come qui Terach, Abramo, Nachor e Lot; perché essi sono i ceppi o le radici delle nazioni. Così dunque per i discendenti di Giacobbe, che prendono il nome dei suoi dodici figli, e nondimeno sono stati chiamati Giacobbe e Israele, e anche il seme e i figli di Abramo (Giovanni 8:33, 39).

1363. Che Abram, Nachor e Haran fossero figli di Terach, e hanno dato il nome alle nazioni di cui sono i capostipiti, e che con essi s’intendessero dei culti idolatrici, si evince dalle spiegazioni fornite in precedenza; e anche dal fatto che l’idolatria è significata per Terach, di cui erano figli. Ma ciò che s’intende per i culti idolatrici rappresentati dai tre figli di Terach, e poi da Lot, figlio di Haran, pessere compreso a condizione che i culti idolatrici siano esaminati secondo la loro specie. Ci sono in generale quattro culti idolatrici, uno più interiore dell’altro. I tre più interiori sono i figli di uno stesso genitore; il quarto è il figlio del terzo. I culti idolatrici sono interiori ed esteriori. Quelli interiori sono quelli che condannano l’uomo; quelli esteriori, non altrettanto. Più interiore è il culto idolatrico, più è dannoso; viceversa più è esteriore, meno è dannoso. Gli idolatri interni non riconoscono Dio, ma adorano se stessi e il mondo, e fanno idoli di tutte le loro cupidità; mentre gli idolatri esterni sono in grado di riconoscere Dio, anche se non sanno chi sia il Dio dell’universo. Gli idolatri interni si riconoscono dalla vita che hanno acquisito; e nella misura in cui questa vita è lontana dalla vita della carità, nella stessa proporzione essi sono idolatri interni. Gli idolatri esterni sono noti esclusivamente dal loro culto e, sebbene idolatri, possono ancora avere la vita della carità. Gli idolatri interni possono profanare le cose sante, viceversa gli idolatri esterni non possono; perciò l’idolatria esterna è tollerata, per evitare la profanazione delle cose sante; come può essere visto da ciò che è stato detto prima (n. 571, 582, e al versetto 9, n.1327).

1364. Che da Lot ebbero origine due nazioni che erano idolatre si evince dai suoi due figli, Moab e Ben-Ammi, e dalle sue figlie (Gen. 19:37, 38), da cui discesero i moabiti e gli ammoniti, che, come è evidente dalla Parola , erano idolatri. Lot è menzionato qui come il padre dei culti idolatrici rappresentati da Moab e Ben-Ammi.

1365. Versetto 28. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei caldei. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei caldei, significa che il culto interno si era estinto, ed era diventato uun culto idolatrico; per Haran s’intende un culto interno idolatrico; per Terach, suo padre,” come prima, s’intende il culto idolatrico in generale; per il suo paese natale, l’origine da cui è derivato; per Ur dei caldei, il culto esterno in cui sono le falsità.

1366. E Haran morì sulle facce di Terach suo padre, nel suo paese natale, in Ur dei caldei. Che questo significhi che il culto interno si era estinto, rimanendo il solo culto idolatrico si evince dal significato di Haran, di Terach, di natività e di Ur dei caldei; e anche dal fatto che si dica che Haran morì sulle facce di Terach suo padre. Riguardo all’estinzione del culto interno il caso è questo. Non può venire ad esistenza una nuova chiesa presso qualsiasi nazione finché dalla distruzione di essa non sia rimasto nulla del male e della falsità nel suo culto interno. Fino a quando c’è il male nel suo culto interno, le cose che appartengono al bene e alla verità, che costituiscono il suo culto interno, sono ostacolati. Questo perché fintantoché i mali e le falsità sono presenti, i beni e le verità non possono essere ricevuti. Questo può essere visto dal fatto che coloro che sono nati in qualsiasi eresia e si sono consolidati nelle sue falsità fino ad esserne completamente persuasi, possono con estrema difficoltà, essere guidati a ricevere le verità che sono opposte alle loro falsità. Ma presso le nazioni che ignorano quale sia la verità della fede, e nondimeno, vivono nella carità, il caso è differente. Questa è stata la ragione per la quale la chiesa del Signore non poté essere restaurata presso gli ebrei, ma tra le nazioni che non avevano le conoscenze della fede. I primi, con le loro falsità, avevano interamente oscurato, e quindi spento la luce della verità; non così i gentili perché non conoscono la verità della fede; e ciò che non conoscono, non possono oscurarlo, né spegnerlo.

[2] Poiché una nuova chiesa fu era istituita, di essa ne fecero parte coloro ai quali potevano essere impiantati i beni e le verità, essendosi estinta presso di loro ogni conoscenza del bene e della verità, e come i gentili, erano diventati idolatri esterni. Di Terach e di Abramo, è stato mostrato che fossero di questo personaggio, vale a dire, che adoravano altri dei, e non avevano alcuna conoscenza di Jehovah, né di conseguenza, di cosa fossero il bene e la verità della fede. Essi erano disposti a ricevere il seme della verità più di altri in Siria, tra coloro presso i quali tali conoscenze erano ancora rimaste. Che si fossero conservate tali conoscenze presso alcuni, è evidente da Balaam, che era originario della Siria, e che non solo adorava Jehovah, ma offriva anche sacrifici, e allo stesso tempo era un profeta. Queste dunque sono le cose contenute questi versi, vale a dire, che il culto interno era stato cancellato ed era degradato ad un culto meramente idolatrico.

1367. Che per Haran s’intenda il culto interno idolatrico, e per Terach, il culto idolatrico, in generale, è stato affermato e mostrato prima. Che l’origine s’intenda per il suo paese natale; e che il loro culto idolatrico derivasse da lì, si evince dal significato di natività, cioè origine e derivazione, riguardo al quale si veda nei versi 10 e 27.

1368. Che per Ur dei caldei s’intenda il culto esterno in cui sono le falsità si evince dal significato di caldei nella Parola. È stato mostrato in precedenza, al versetto 9, che per Babele s’intende il culto nel quale interiormente ci sono i mali, e per Caldea sintende il culto in cui interiormente ci sono le falsità. Di conseguenza per Babele s’intende il culto interiormente non vi è nulla del bene; e per Caldea, il culto in cui interiormente non vi nulla della verità. Un culto in cui interiormente non vi è alcun bene, né alcuna verità è un culto che interiormente è profano e idolatrico. Che tale culto s’intenda per Caldea può essere visto dai seguenti passi. In Isaia:

Ecco la terra dei caldei; questo popolo non è più; Assur lo fondò in Ziim; essi ne edificano le torri di guardia fino suoi palazzi. Egli li ne farà un cumulo di rovine (Is. 23:13)

La terra dei Caldei, che non è un popolo, significa la falsità. Assur la fondò, significa i ragionamenti. Le torri di guardia, le fantasie. Nello stesso profeta:

Così ha detto Jehovah, il tuo Redentore, il Santo d’Israele, Per il tuo bene ho mandato un esercito contro Babilonia, e ho fatto cadere le loro difese, e sulle navi dei caldei risuonano grida di lutto (Is. 43:14)

Babilonia indica il culto nel quale interiormente c’è il male. I caldei, il culto nel quale interiormente c’è la falsità. Le navi sono le conoscenze della verità che sono state corrotte.

[2] Nello stesso profeta:

Siedi in silenzio e nasconditi nelle tenebre, o figlia dei caldei; perché essi non ti chiamano più signora dei regni. Ero adirato con il mio popolo, e ho lasciato che la mia eredità fosse profanata, e li abbandonai nelle tue mani. Un giorno, due cose ti accadranno improvvisamente, perderai i tuoi figli e rimarrai vedova. Queste due disgrazie piomberanno su di te a causa della moltitudine delle tue stregonerie, e a causa dei tuoi incantesimi (Is. 47:5-6, 9)

Qui è evidente che Caldea è la profanazione della verità, cui si fa riferimento con le sue stregonerie e incantesimi. Nello stesso profeta:

Andate via da Babilonia, fuggite dai Caldei! (Is. 48:20)

cioè dalla profanazione del bene e della verità nel culto. In Ezechiele:

Fa’ conoscere a Gerusalemme i suoi abomini; tuo padre era un amorreo, e tua madre una ittita; ti sei prostituita con i figli di Egitto; ti sei prostituita con i figli di Assur; e hai moltiplicato le tue prostituzioni anche nella Caldea (Ez. 16:2-3, 26, 28-29).

Questo è detto in particolare della chiesa ebraica. I figli di Egitto, indicano le conoscenze mondane. I figli di Assur, i ragionamenti. La Caldea in cui Gerusalemme ha moltiplicato la sua prostituzione, la profanazione della verità. Chiunque può comprendere che qui non si fa riferimento ai paesi d’Egitto, Assiria e Caldea, né in alcun modo alla prostituzione.

[3] Nello stesso profeta:

Ohola si è prostituita. Ella stravedeva per i suoi amanti, gli assiri, suoi vicini; e non rinunciò a prostituirsi in Egitto. Ella ha moltiplicato le sue prostituzioni; e vide uomini, ritratti sui muri, immagini di caldei dipinti di vermiglio, con cinture ai fianchi, con ampi turbanti sulle loro teste, dall’aspetto di grandi capi, rappresentanti i figli di Babilonia, della Caldea, la loro terra natia. Non appena li vide se ne innamorò, e mandò loro messaggeri in Caldea. I figli di Babilonia la contaminarono con le loro fornicazioni (Ez. 23:5, 8, 14-17)

Qui i caldei sono chiamati figli di Babilonia, e indicano la verità profanata nel culto. Ohola indica la chiesa spirituale, che è chiamata Samaria.

[4] In Abacuc:

Ecco, io faccio sorgere i Caldei, popolo feroce e impetuoso, che percorre ampie regioni per occupare territori altrui. È feroce e terribile; e da lui esce il suo giudizio e la sua grandezza. Più veloci dei leopardi sono i suoi cavalli, più agili dei lupi della sera. Balzano i suoi destrieri, venuti da lontano, volano come l’aquila che piomba per divorare. Tutti avanzano per la rapina. La loro faccia è infuocata come il vento d’oriente (Ab. 1:6-9)

La nazione caldea è qui descritta attraverso molte rappresentazioni che significano le profanazioni della verità nel culto

[5] Inoltre, Babilonia e la Caldea sono descritte in due interi capitoli in Geremia (capitoli 50 e 51), in cui ciò che s’intende per ciascuno di essi è chiaramente evidente, vale a dire, per Babilonia la profanazione delle cose celesti, e per la Caldea, la profanazione delle cose spirituali, nel culto. Da tutto questo è evidente ciò che è significato per Ur dei Caldei, cioè il culto esterno che interiormente è profano e idolatrico. Inoltre mi è stato permesso di sapere direttamente da loro stessi, che tale era la qualità del loro culto.

1369. Versetto 29. Abramo e Nachor si presero delle mogli; il nome della moglie di Abramo era Sarai; e il nome della moglie di Nachor, Milca, figlia di Haran, padre di Milca e padre di Isca. Abramo e Nachor si presero delle mogli; il nome della moglie di Abramo era Sarai; e il nome della moglie di Nachor, Milca, figlia di Haran, padre di Milca e padre di Isca, significa il matrimonio del male con il falso nel culto idolatrico, che stanno in tale relazione. Con i mariti s’intendono o mali; con le mogli, le falsità.

1370. Che queste cose siano significati richiederebbe troppo tempo per esporlo; perché occorrerebbe definire i generi e le specie del culto idolatrico. Ciò non può essere noto se non attraverso i loro opposti, vale a dire, la profanazione, può essere compresa dalle cose celesti dell’amore, dalle sue cose spirituali, dalle sue cose razionali e infine dalla conoscenze mondane. Le profanazioni di queste cose costituiscono i generi e le specie dell’idolatria. Ma non i culti degli idoli, che sono idolatrie esterne; tali culti possono essere congiunti con le affezioni del bene e della verità, e quindi con la carità, come avviene presso i gentili che vivono nella carità reciproca. Nella Parola con i culti idolatrici esterni, s’intendono i culti idolatrici interni. Le nascite, le generazioni, e anche i matrimoni tra loro, inerenti il male e il falso, sono circostanziati esattamente come lo sono queste relazioni e questi matrimoni descritti nel versetto 27, ed anche nel versetto corrente.

1371. Versetto 30. E Sarai era sterile, non aveva figli. Queste parole significano che ciò che è male e falso non si riprodusse ulteriormente.

1372. Questo può essere visto dal significato di sterile, esposto altrove. Infatti, come è stato mostrato prima, un figlio e una figlia significano la verità e il bene; e in senso opposto, il male e la falsità. Quindi sterile, significa che il male e la falsità del culto idolatrico non si riprodussero ulteriormente.

1373. Versetto 31. E Terach prese Abramo suo figlio; e Lot, figlio di Haran, figlio di suo figlio; e Sarai sua nuora, moglie di Abramo; e lasciarono Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Charan, e vi si stabilirono. Queste parole significano che coloro che erano stati nel culto idolatrico furono istruiti nelle cose celesti e spirituali della fede, affinché una chiesa rappresentativa potesse derivare da quella origine.

1374. Che questo sia il significato può essere visto da ciò che è stato detto più sopra, e da ciò che è detto nel capitolo seguente.

1375. Versetto 32. E i giorni di Terach furono duecentocinque anni; e Terach morì in Charan. E i giorni di Terach furono duecentocinque anni, indica la durata e lo stato del culto idolatrico, che s’intende per Terach. E Terach morì in Charan, significa la fine dell’idolatria, e l’inizio di una chiesa rappresentativa attraverso Abramo.

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