Archivio mensile:marzo 2017

Arcana Coelestia (1376-1382)

Seguito dei luoghi, degli spazi, delle distanze e del tempo nell’altra vita

1376. Spesso ho conversato con gli spiriti, circa la loro idea di luogo e di distanza, che non sono sono assolutamente reali, ma appaiono come se lo fossero, essendo nient’altro che una manifestazione dei loro stati del pensiero e dell’affezione, che sono quindi molteplici, e così appaiono nel mondo degli spiriti. Ma non è così nel cielo fra gli angeli, in quanto questi non sono nelle idee del luogo e del tempo, ma in quelle degli stati. Gli spiriti ai quali aderiscono le idee corporee e mondane, non hanno acquisito questa conoscenza, perché essi suppongono che le cose siano esattamente come le vedono. Tali spiriti possono difficilmente essere portati a credere il contrario di ciò che hanno vissuto nel corpo, sono disposti ad accettare il fatto che essi siano spiriti; e quindi difficilmente possono essere persuasi dell’esistenza di un’apparenza o fallacia in questo ambito, perché essi desiderano vivere nelle fallacie. Così facendo, si precludono la facoltà di conoscere e riconoscere le verità ed i beni, che sono quanto di più lontano ci sia dalle fallacie. È stato mostrato loro molte volte che il mutamento del luogo non è altro che unapparenza ed una fallacia dei sensi. Perché ci sono due tipi di mutamento del luogo nell’altra vita; uno è quella che è stato esposto in precedenza, quando si dice che tutti gli spiriti e gli angeli nel grandissimo uomo mantengono costantemente la propria posizione in esso; il che è un‘apparenza. L’altro è che gli spiriti appaiono in un luogo quando in realtà non sono lì; il che è una fallacia. Continua a leggere

mosaico cattedrale di otranto

Arcana Coelestia (1344-1375)

Genesi 11, versetti 15-32

1344. Versetto 15. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotre anni, e generò figli e figlie. E Selach visse, dopo aver generato Eber, quattrocentotre anni, indica un periodo e uno stato. Selach, qui come prima, significa ciò che riguarda la conoscenza mondana. Eber, qui come prima, significa il culto di questa chiesa in generale. E generò figli e figlie, significa le cose inerenti la dottrina.

1345. Versetto 16. E Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg. Eber aveva trentaquattro anni, significa l’inizio del quarto stato di questa chiesa. Eber, qui come prima, significa il culto di questa chiesa in generale. Generò Peleg, significa una sua derivazione. Peleg era una nazione così denominata dal suo capostipite, con cui è inteso il culto esterno. Che Peleg qui significhi il culto esterno segue dalla successione delle derivazioni del culto, e quindi dalla sua derivazione. Nel precedente capitolo, al versetto 25, questo nome ricorre con un differente significato, poiché è detto che nei suoi giorni la terra fu divisa, e perché lì egli è citato insieme al fratello Joktan che rappresenta la seconda chiesa antica. Continua a leggere

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Arcana Coelestia (1310-1343)

Genesi 11, versetti 5-14

1310. Versetto 5. E Jehovah scese a vedere la città e la torre che i figli dell’uomo stavano costruendo. Jehovah scese, significa il giudizio su di loro. A vedere la città e la torre, significa a causa del fatto che avevano pervertito la dottrina e profanato il culto. Che i figli dell’uomo stavano costruendo, significa che avevano ideato per se stessi.

1311. E Jehovah scese. Che questo significhi il giudizio su di loro è evidente da quanto è accaduto prima e da quanto segue, e anche dal significato di scendere riferito a Jehovah. Da ciò che è accaduto prima, perché il soggetto qui trattato è la costruzione della città e della torre di Babele. Da quanto segue, vale a dire la confusione delle lingue e la dispersione. Dal significato di scendere, quando riferito a Jehovah, per questa espressione ricorre quando ha luogo il giudizio. Jehovah ovvero il Signore è ovunque presente e conosce tutte le cose dall’eternità; dunque non può dirsi di lui che sia sceso a vedere, eccetto che nel senso letterale, ove tali espressioni ricorrono in quanto conformi alle apparenze presso l’uomo. Ma nel senso interno non è così, perché in questo senso il soggetto è esposto come è in sé, e non secondo le apparenze. Dunque nel passo corrente scendere a vedere significa il giudizio. 

[2] Il giudizio ha luogo quando il male raggiunge il suo apice o, come si dice nella Parola, quando viene consumato, o quando l’iniquità è consumata. Perché ogni male incontra il suo limite, in ciò oltre il quale non gli è permesso spingersi. Ma quando va al di là di questi limiti, insorge la punizione del male. Così è in particolare e in generale1. La punizione del male è ciò che s’intende per il giudizio. Poiché dapprima sembra come se il Signore non veda né osservi che esiste il male – quando un uomo fa il male senza subire punizione – egli suppone che il Signore non si curi della questione. Ma quando subisce la punizione, egli comincia a pensare che il Signore vede, e anche che il Signore infligge la pena. Perciò è detto, secondo queste apparenze, che Jehovah scese a vedere. Continua a leggere

Arcana Coelestia (1279-1309)

Genesi 11, versetti 1-4

1. Tutta la terra aveva una sola lingua, e le stesse parole.

2. E avvenne che muovendosi da oriente, trovarono una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.

3. E si dissero l’un l’altro, Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli a fuoco. E avevano mattoni per la pietra, e bitume per l’argilla.

4. Poi dissero: Venite, costruiamoci una città e una torre, e la sua cima nel cielo; e facciamoci un nome, per evitare di essere dispersi sulle facce della terra. Continua a leggere