Arcana Coelestia (998-1035)

Genesi 9, versetti 4-11

998. Versetto 4. Solo la carne con la sua anima e il suo sangue, non dovrete mangiarne. Carne significa la volontà dell’uomo; anima significa la nuova vita; sangue significa carità. Non mangiare significa non mescolarsi insieme; Perciò per, non mangiare la carne con la sua anima e il suo sangue, si intende non mescolare le cose profane con quelle sante.

999. Che carne significhi la volontà dell’uomo è evidente dal significato di carne in senso proprio in relazione all’uomo quando è corrotto. Carne, in generale, significa tutto l’uomo, e specificamente l’uomo corporeo, come si può vedere sopra (n 574.); e dal momento che significa tutto l’uomo, e in particolare l’uomo corporeo, significa ciò che è proprio dell’uomo, di conseguenza, la sua volontà. La volontà dell’uomo non è altro che il male; e quindi carne fa riferimento all’uomo, perché egli è tale, e significa tutta la cupidigia o tutta la lussuria; perché la volontà dell’uomo non è altro che cupidigia, come è mostrato più sopra. E poiché carne ha questo significato, tale era anche il significato della carne che il popolo concupiva nel deserto, come in Mosè:

La moltitudine promiscua che era tra loro ardeva dal desiderio, da cui pianse, e disse: Chi ci darà da mangiare della carne? (Num. 11:4)

Qui carne è chiaramente chiamata desiderio, perché si dice che ardevano dal desiderio, dicendo: Chi ci darà da mangiare della carne? Lo stesso è altresì evidente da quanto segue:

Mentre la carne era ancora tra i loro denti, e prima che fosse masticata, l’ira del Signore si abbatté sul popolo, e il Signore percosse il popolo con una grande piaga. E chiamarono quel luogo sepolcro della lussuria, perché vi seppellirono le persone che si erano abbandonate alla lussuria (Num. 11:33-34)

[2] Deve essere noto a tutti che una tale piaga non fu inflitta al popolo perché avevano agognato la carne, quindi non a causa del desiderio della carne, dal momento che questo è naturale quando un uomo si astiene dal cibo per lungo tempo, come il popolo nel deserto. Ma una ragione più profonda si nasconde, che è spirituale, cioè che quella gente era di natura tale che detestava ciò che è stato significato e rappresentato dalla manna, come è evidente anche dal sesto versetto, e desideravano solo le cose che sono state significate e rappresentate da carne, vale a dire, le cose della loro volontà, che sono le cupidità, le quali in se stesse sono impure e profane. È in virtù del fatto che quella chiesa era rappresentativa, attraverso la rappresentazione di queste cose, che il popolo è stato afflitto da un così grande piaga; perché ciò che è stato fatto al popolo, è stato rappresentato spiritualmente nel cielo. La manna rappresenta nel cielo ciò che è celeste, e la carne, che essi agognarono, le cose impure della propria volontà. Per tale ragione, perché erano di questa indole, essi sono stati puniti. Da questi e altri passi della Parola, si evince che, per carne s’intende ciò che è della volontà, e qui la volontà dell’uomo, la cui lordura può essere vista nel secondo versetto di questo capitolo, dove si tratta degli animali della terra.

1000. Che anima significhi la vita si evince dal significato di anima, in molti luoghi della Parola. Anima nella Parola significa in generale tutta la vita, sia quella interiore, o delluomo interno, sia quella esteriore, o dell’uomo esterno. E poiché significa tutta la vita, significa la vita quale è quella dell’uomo alla cui l’anima si fa riferimento. Qui si fa riferimento alla vita dell‘uomo rigenerato, che è separata dalla volontà dell’uomo; perché, come è stato detto, la nuova vita che l’uomo spirituale rigenerato riceve dal Signore è completamente separata dalla volontà, ovvero dal proprio dell’uomo, che non è la vita, sebbene sia così denominata, ma è la morte, perché è la vita infernale. Qui dunque la carne con la sua anima che non deve essere mangiata, significa che non si deve mescolare questa nuova vita, che è del Signore, con la vita empia o impura che è dell’uomo, cioè con la sua volontà, ovvero il suo proprio.

1001. Che sangue significa carità, è evidente da molte cose. Esso indica la nuova volontà che l‘uomo rigenerato spirituale riceve dal Signore, e che è la carità stessa, perché la nuova volontà è formata dalla carità. La carità o l’amore è l‘essenza autentica ovvero la vita della volontà, perché nessuno può dire di volere alcunché, salvo ciò che sceglie o ama. Perché dire che si pensa una cosa non è volere, a meno che la volontà sia nel pensiero. Questa nuova volontà che è dalla carità è qui intesa con il sangue, e non è dalluomo, ma dal Signore nell’uomo. E poiché è dal Signore, non può mai essere mescolata con le cose della volontà dell’uomo, che sono così immonde, come è stato dimostrato. Per questo motivo è stato comandato nella chiesa rappresentativa che non si debba mangiare la carne con la sua anima o il suo sangue cioè, non devono essere mescolati tra loro.

[2] Poiché il sangue significava la carità, significava anche ciò che è santo; e poiché la carne significava la volontà dell’uomo, significava anche ciò che è profano. E poiché queste cose sono separate e opposte, era proibito mangiare il sangue; perché con il mangiare la carne con il sangue, nel cielo è rappresentata la profanazione, ovvero la commistione di ciò che è sacro con ciò che è profano; e questa rappresentazione nel cielo non poteva che colpire gli angeli con orrore; perché a quel tempo tutte le cose esistenti presso l’uomo della chiesa sono state rese, tra gli angeli, in corrispondenti rappresentazioni spirituali, in conformità del significato delle cose nel senso interno. Poiché la natura di tutte le cose è determinata dall‘indole dell’uomo cui si riferiscono, così è anche per il significato di sangue. Relativamente all’uomo spirituale rigenerato, sangue significa carità, o amore verso il prossimo; relativamente all‘uomo celeste rigenerato significa amore per il Signore; ma relativamente al Signore significa tutta la sua essenza umana, di conseguenza l’amore di sé, cioè la sua misericordia verso il genere umano. Pertanto, sangue, poiché in generale, significa l’amore e ciò che è dell’amore, significa cose celesti, che sono dal Signore solo; e quindi relativamente all’uomo, indica le cose celesti che egli riceve dal Signore. Le cose celesti che l’uomo rigenerato spirituale riceve dal Signore, sono spirituali-celesti, in merito alle quali, per la misericordia Divina del Signore, si farà cenno altrove.

[3] Che sangue significhi ciò che è celeste, e nel senso supremo significhi l’essenza umana del Signore, quindi l’amore stesso, ovvero la sua misericordia verso il genere umano, si evince dalla sacralità che è stato comandato di tenere riguardo al sangue, nella chiesa rappresentativa ebraica. Per questo motivo il sangue è stato chiamato il sanguedell’alleanza, ed è stato spruzzato sul popolo, come anche su Aronne ed i suoi figli, insieme con l’olio dell’unzione. E il sangue di ogni olocausto e sacrificio è stato spruzzato sopra e intorno all’altare (si veda Es. 12:7, 13, 22-23; 24:6, 8; Lev. 1:5, 11, 15; 4:6-7, 17-18, 25, 30, 34; 5:9, 16:14-15, 18-19; Num. 18:17; Deut. 12:27).

[4] E poiché il sangue era considerato così sacro e la volontà dell’uomo è così profana, è stato severamente proibito consumare sangue, a causa del fatto che ciò rappresenta la profanazione di ciò che è sacro. Come in Mosè:

È una legge perpetua cui dovrete attenervi di generazione in generazione, dovunque abiterete, non dovrete mangiare né grasso né sangue (Lev. 3:17)

Grasso qui denota la vita celeste, e sangue, la vita spirituale celeste. Lo spirituale celeste è spirituale che è dal celeste; perché nella più antica chiesa l’amore per il Signore era il loro celeste, essendo radicato nella loro volontà; e il loro spirituale celeste era la fede che ne deriva, di cui, si veda sopra (n. 30-38, 337, 393, 398). Presso luomo spirituale, in luogo del celeste c’è lo spirituale celeste, perché la carità è stata impiantata nellintelletto. Sempre in Mosè:

Avverso chiunque della casa d’Israele o straniero, soggiornando tra di loro, mangia qualunque specie di sangue, volgerò la mia faccia contro di lui e lo estirperò dalla sua gente; perché l’anima della carne è nel suo sangue; e l’ho dato a voi sull’altare, per fare l’espiazione, delle vostre anime; perché è con il sangue che si fa espiazione per l’anima. L’anima di ogni carne, è il suo stesso sangue; chi ne mangia sarà estirpato (Lev. 17:10-11, 14)

Qui è chiaramente mostrato che l’anima della carne è nel sangue, e che l’anima della carne è il sangue stesso, ovvero, il celeste, ciò che è santo, che è dal Signore.

[5] Ancora in Mosè:

Astenetevi dal mangiare il sangue; perché il sangue è l’anima stessa; e non non si deve mangiare l’anima con la carne (Dt. 12: 23-25)

Da questo passo si evince che il sangue è chiamato anima, cioè vita celeste o celeste, che è stata rappresentata dagli olocausti e dai sacrifici di quella chiesa. E allo stesso modo, che ciò che è celeste, vale a dire il proprio del Signore – il solo celeste e santo – non doveva essere mescolato con il proprio dell’uomo – che è profano – era rappresentato anche dal divieto di sacrificare o offrire il sangue del sacrificio su ciò che è stato lievitato (Es 23:18; 34:25). Ciò che è stato lievitato significa ciò che è corrotto e contaminato. Il fatto che il sangue è chiamato anima e indica il santo della carità, e che il santo dell‘amore era rappresentato nella chiesa ebraica dal sangue, è perché la vita del corpo consiste nel sangue. E siccome la vita del corpo consiste nel sangue, questo è la sua anima, in modo che il sangue può dirsi l’anima corporea, ovvero ciò in cui è la vita corporea dell’uomo; e poiché nelle chiese rappresentative le cose interiori erano rappresentate da quelle esteriori, l’anima o la vita celeste era rappresentato dal sangue.

1002. Che non ne mangerete significhi che non debbono essere mescolate insieme, segue da quanto è stato appena detto. Mangiare la carne degli animali, considerato in se stesso, è qualcosa di profano; infatti nei tempi più antichi nessuno mai mangiò la carne di animali o uccelli, ma soltanto semi, in particolare il pane di grano, i frutto degli alberi, verdure, vari tipi di latte e i suoi derivati come il burro. Perché uccidere gli animali e mangiarne la carne era per loro una brutalità, simile all’agire delle belve. Essi si servivano degli animali soltanto per i loro usi, come è evidente in Genesi 1: 29-30. Ma nel procedere del tempo, quando gli uomini hanno cominciato a essere feroci come belve, e sempre più violenti, allora, per la prima volta hanno cominciato a uccidere gli animali e a mangiarne la carne; e poiché tale era la natura dell’uomo, gli è stato permesso di fare questo, ed è ancora consentito, ad oggi; e nella misura in cui fa ciò dalla coscienza, lo considera legittimo, dal momento che la sua coscienza si forma da tutto ciò che egli suppone sia vero, e quindi legittima. Nessuno pertanto è condannato nel tempo presente perché mangia carne.

1003. Da tutto ciò è ormai evidente che non mangiare la carne con il suo sangue, che è l’anima stessa, significa non mescolare le cose profane cose con ciò che è santo. Le cose profane non sono mescolate con con ciò che è santo mangiando il sangue con la carne, come il Signore insegna chiaramente in Matteo:

Non ciò che entra nella bocca contamina l’uomo; ma quello che esce dalla bocca contamina l’uomo; perché le cose che escono dalla bocca vengono dal cuore (Matteo 15:11, 18-20)

Ma nella chiesa ebraica era proibito perché, come si è detto, il mangiare sangue con la carne rappresentava allora nel cielo, la profanazione. Tutte le cose fatte in quella chiesa erano mutate nel cielo in corrispondenti rappresentazioni, il sangue nel santo celeste; la carne, al di fuori dei sacrifici, poiché significava le cupidità, in ciò che è profano; e il mangiare carne e sangue insieme, la commistione tra sacro e profano. Per questo motivo ciò era così severamente vietato. Ma dopo la venuta del Signore, quando i riti esteriori sono stati aboliti, e quindi gli elementi rappresentativi sono cessati, anche nel cielo sono cessate le corrispondenti rappresentazioni. Infatti, quando l’uomo diviene interiore e viene istruito in merito alle cose interiori, quelle esteriori non rivestono alcuna importanza per lui. Egli allora conosce ciò che è santo, vale a dire, la carità e la fede che ne deriva. Conformemente a queste sono quindi considerate le sue cose esteriori, vale a dire, secondo la misura della carità e della fede nel Signore che è in loro. Dopo l’avvento del Signore, quindi, l’uomo non è considerato nel cielo dalle cose esteriori, ma da quelle interiori. E se qualcuno è considerato dalle cose esteriori è perché è nella semplicità e nella sua semplicità, vi sono l’innocenza e la carità, che sono tra le cose esteriori, cioè, nel suo culto esterno, dal Signore, senza che l’uomo ne abbia cognizione.

1004. Versetto 5. E allora chiederò conto del vostro sangue, delle vostre anime; alla mano di ogni bestia selvachiederò conto, e alla mano dell’uomo; e anche alla mano di suo fratello, chiederò conto dell’anima dell’uomo. Chiedere conto del sangue e delle anime, significa che la violenza inflitta alla carità punirà se stessa. Il vostro sangue qui è la violenza. Le anime sono coloro che infliggono la violenza. Alla mano di ogni bestia selvatica significa a tutto ciò che è violento nell’uomo. Alla mano dell’uomo, significa alla sua volontà. Alla mano di suo fratello, significa al suo intelletto. Chiederò conto dell’anima dell’uomo, significa vendicare la profanazione.

1005. Che chiedere conto del sangue e delle anime significhi che la violenza inflitta alla carità punirà se stessa, e che il sangue è la violenza, e le anime, coloro che infliggono la violenza, si evince da quanto precede e e da ciò che segue, come anche dal significato di sangue nel senso opposto, e dal significato di anima, nel senso opposto. Da quanto precede, perché nel versetto precedente si è trattato del mangiare sangue, con cui è significata la profanazione, come è stato mostrato. Da ciò che segue, perché nel versetto seguente si tratta dello spargimento di sangue; e quindi il soggetto qui è lo condizione e la punizione di chi mescola ciò che è sacro con ciò che è profano. Dal significato di sangue nel senso opposto, in quanto nel significato autentico sangue significa ciò che è celeste, e in riferimento ai all’uomo spirituale rigenerato, significa la carità, che è il suo celeste; ma in senso opposto sangue significa la violenza inflitta alla carità, di conseguenza, ciò che è contrario alla carità, e quindi ogni odio, vendetta, crudeltà, e in particolare la profanazione, come si può vedere dai passi della Parola citata sopra (n. 374, 376). Dal significato di anima, nel senso opposto, perché anima nella Parola significa la vita in generale, e quindi ogni uomo vivente; ma poiché come è l’uomo tale è la sua vita, essa significa anche l’uomo che porta la violenza, come può essere confermato da molti passi della Parola, di cui qui si citerà solo questo da Mosè:

Avverso chiunque della casa d’Israele o straniero, soggiornando tra di loro, mangia qualunque specie di sangue, volgerò la mia faccia contro di lui e lo estirperò dalla sua gente; perché l’anima della carne è nel suo sangue; e l’ho dato a voi sull’altare, per fare l’espiazione delle vostre anime; perché è con il sangue che si fa espiazione per l’anima. L’anima di ogni carne, è il suo stesso sangue; chi ne mangia sarà estirpato (Lev. 17: 10-11, 14)

Qui anima indica la vita in un triplice senso, come spesso altrove. Che la violenza inflitta alla carità porterà la punizione su se stessa si evincerà da quanto segue.

1006. Che alla mano di ogni bestia selvatica significhi, a tutto ciò che è violento nell’uomo, si evince dal significato di bestia selvatica. Nella Parola bestia selvatica rappresenta ciò che è vivente (come mostrato al n. 908), ma in senso opposto significa belva, quindi tutto ciò che è ferino nell’uomo. Significa dunque un uomo di tale indole, vale a dire, un uomo violento, o uno che infligge violenza alla carità; perché è come una fiera selvaggia. L’uomo è uomo dall’amore e dalla carità, ma è una fiera dall’odio, dalla vendetta e dalla crudeltà.

1007. Che alla mano dell’uomo significhi alla sua volontà, e che alla mano di suo fratello significa al suo intelletto, si evince dal significato di uomo, perché l‘essenziale della vita dell’uomo è la sua volontà, e come è la volontà, tale è l’uomo, e dal significato di fratello dell’uomo. L’intelletto dell’uomo è chiamato suo fratello, come è stato mostrato prima (n. 367). Sia l’intelletto autentico, sia l’intelletto spurio, sia l’intelletto falso sono tutti denominati fratello dell’uomo; perché l’intelletto è chiamato uomo e fratello della volontà (n. 367). L’uomo e suo fratello sono qui menzionati, unitamente alla volontà impura e all’intelletto impuro, perché qui il soggetto trattato è la profanazione, la cui citazione o rappresentazione non è tollerata nel cielo, ma è immediatamente respinta. Per questo motivo tali termini più miti vengono qui utilizzati, ed il significato delle parole di questo versetto è posto in modo ambiguo, affinché il contenuto di queste cose resti celato nel cielo.

1008. Che chiederò conto dell’anima dell’uomo significhi vendicare la profanazione si evince da quanto detto nel precedente verso e in questo verso, ove il soggetto trattato è mangiare il sangue, con cui s’intende la profanazione. Cosa sia la profanazione, è noto a pochi, e ancor meno quale sia la sua pena nell’altra vita. La profanazione è molteplice. Colui che nega totalmente le verità della fede non la profana, così come le nazioni che vivono al di fuori della chiesa e delle sue conoscenze. Ma le profana chi conosce le verità della fede, e soprattutto chi le riconosce, le pronuncia, le predica, persuade gli altri a conformarsi ad esse, e tuttavia vive nell’odio, nella vendetta, nella crudeltà, nella rapina e nell’adulterio, consolidando in se stesso questa condotta attraverso molte cose che estrae dalla Parola, pervertendola e, quindi, immergendola in questi mali orribili. Questi è colui che profana. Ed è tale profanazione che conduce alla morte un uomo, come si può evincere da questo, che nell’altra vita ciò che è profano e ciò che è santo sono del tutto separati; ciò che è profano in un inferno e ciò che è santo nel cielo. Quando un tale uomo accede all’altra vita, in ogni idea del suo pensiero, esattamente come nella vita del corpo, ciò che è santo aderisce a ciò che è profano. Egli non può concepire una sola idea di ciò che è santo senza che ciò che è profano vi aderisca, come appare chiaramente alla luce del giorno, essendovi tale percezione delle idee altrui nell’altra vita. Così in tutto ciò che pensa la profanazione è manifesta, e dal momento che il cielo aborrisce la profanazione, non può che essere spinto giù all’inferno.

[2] Quale sia la natura delle idee quasi nessuno lo sa. Si suppone che sia qualcosa di semplice; ma in ogni idea del pensiero vi sono cose innumerevoli, variamente congiunte in modo da rendere un certa forma [forma-pensiero] e quindi, l’immagine di un uomo, che è pienamente percepita e anche vista nell’altra vita. Semplicemente, quando l’idea di un luogo, di un paese, di una città, o di una casa, affiora, contestualmente appare un’idea e l’immagine di tutte le cose che l’uomo ha fatto in quel luogo, ed è vista dagli angeli e dagli spiriti. O quando affiora l’idea di una persona che questi ha tenuto in odio, allora viene fuori l’idea di tutte le cose che questi ha pensato, pronunciato, e fatto contro di lui. E così è per ogni altra idea; quando esse affiorano, tutte le cose in generale e in particolare che questi ha concepito e impresso su di sé riguardo al soggetto in questione, appaiono alla vista. Così pure quando affiora l’idea del matrimonio, se questi è stato un adultero, tutte le cose impure e oscene di adulterio, anche il pensiero di esso, vengono fuori. Allo stesso modo appaiono tutte le cose con le quali si è consolidato nell’adulterio, sia quelle attinte dai sensi, sia quelle attinte della ragione, sia quelle attinte dalla Parola, ed anche in che modo ha pervertito le verità della Parola.

[3] Inoltre, l’idea di una cosa sfocia nell’idea di un’altra e la tinge, come quando un po’ di nero cade in acqua e oscura l’intero volume d’acqua. Così lo spirito è noto dalle sue idee, e ciò che è meraviglioso a dirsi, in ogni sua idea c’è unimmagine o somiglianza di se stesso, che quando appare alla vista, è così deformata da risultare orribile. Da ciò è evidente qual è lo stato di coloro che profanano le cose sante, e qual è il loro aspetto nell’altra vita. Ma non può mai dirsi che profanano le cose sante, coloro che credono grossolanamente ciò che viene detto nella Parola, quand’anche credano ciò che non è vero; perché nella Parola le cose sono espresse secondo le apparenze, come si può vedere sopra (n. 589).

1009. Versetto 6. 6. Chiunque verserà il sangue dell’uomo nell’uomo, il suo sangue sarà versato; perché a sua immagine Dio ha fatto l’uomo. Spargere il sangue dell’uomo nell’uomo, significa estinguere la carità; nell’uomo, significa presso l’uomo. Il suo sangue sarà sparso, significa la sua condanna. Perché a suo immagine Dio ha fatto l’uomo, significa la carità, che è l‘immagine di Dio.

1010. Che spargere il sangue dell’uomo significhi estinguere la carità, e che nell’uomo significhi presso l’uomo, si evince dal significato di sangue – in merito al quale, si veda soprache è il santo della carità, e dal fatto che è detto il sangue dell’uomo nell’uomo. Questo significa la sua vita interiore, che non è in lui, ma presso di lui; perché la vita del Signore è la carità, che non è nell’uomo, perché egli è impuro e profano, ma è presso l’uomo. Che spargere il sangue significhi usare violenza alla carità si evince dai passi della Parola, come da quelli addotti in precedenza (n. 374, 376), dove è stato mostrato che la violenza inflitta alla carità è denominata sangue. Spargere il sangue, nel senso letterale, sta per uccidere; ma nel senso interno sta per nutrire odio contro il prossimo, come il Signore insegna in Matteo:

Voi avete udito che fu detto agli antichi: non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello senza motivo sarà sottoposto al giudizio (Mt. 5: 21-22)

Qui adirarsi sta per retrocedere dalla carità (su cui si veda il n. 357), e di conseguenza, provare odio.

[2] Chi è nell’odio, non solo non ha la carità, ma infligge anche violenza alla carità, cioè, sparge il sangue. L’odio è l’uccisione dell’uomo come si evince dal fatto che colui che è nell’odio desidera più di ogni altra cosa che colui che egli odia sia ucciso; e se questi non è trattenuto da vincoli esterni, non esiterebbe ad ucciderlo. Per questo motivo luccisione di un fratello e lo spargimento del suo sangue, significa l’odio; e questo, in ogni sua idea contro di lui. È lo stesso per la profanazione. Colui che profana la Parola, come è stato detto, non solo prova odio per la verità, ma la estingue anche, o la uccide. Questo è evidente da quelli che nell’altra vita che hanno commesso profanazione; non importa in che misura siano apparsi retti, saggi e devoti durante la loro vita nel corpo; essi nell’altra vita nutrono un odio mortale per il Signore, e anche per tutti i beni dell’amore e le verità della fede, per la ragione che questi sono opposti al loro odio interiore, alle rapine e agli adulteri, che essi hanno mascherato con una parvenza di santità, mentre erano intenti a pervertire gli stessi beni e le stesse verità, per favorire se stessi.

[3] Che per sangue si intenda la profanazione è evidente non solo dai passi addotti sopra (n. 374), ma anche dal seguente in Mosè:

Chiunque della casa d’Israele, uccide un bue o un agnello o un capretto nell’accampamento, o fuori dall’accampamento, e non lo conduce fino all‘ingresso della tenda del convegno, per offrirlo in dono a il Signore, davanti al tabernacolo di il Signore, il sangue sarà essere imputato a quell’uomo, avendo egli versato il sangue; e quell’uomo sarà estirpato dal suo popolo (Lev. 17: 3-4)

Il sacrificio in qualsiasi altro luogo diverso dall’altare, che era vicino al tabernacolo, rappresentava la profanazione; perché il sacrificio era una cosa sacra, ma era considerato profano se aveva luogo nell’accampamento o fuori dall’accampamento.

1011. Che il suo sangue sarà versato significhi la sua condanna, si evince da quanto è stato detto. È secondo il senso letterale che lo spargimento di sangue e l’omicidio debbano essere puniti con la morte. Ma nel senso interno il significato è che chi nutre odio contro il prossimo è per tale ragione condannato a morte, cioè, all‘inferno, come il Signore insegna anche in Matteo:

Chi avrà detto a suo fratello, stolto, sarà destinato al fuoco della gehenna (Mt. 5:22)

Infatti, quando la carità si spegne, l’uomo è lasciato a se stesso e al suo proprio, ed è governato dal Signore non più attraverso vincoli interiori, vale a dire, la coscienza, ma attraverso vincoli esterni, cioè le leggi, che egli stesso fa per il bene della propria ricchezza e potenza. E quando questi legami sono sciolti, come avviene nell’altra vita, questi si precipita nella più grande crudeltà e l’oscenità, quindi nella sua dannazione. Che il sangue di colui che si rende colpevole di spargimento di sangue, sarà versato, è per la legge del contrappasso ben nota agli antichi, secondo cui erano giudicati i crimini e le ingiustizie, come è evidente da molti passi della Parola. Questa legge ha la sua origine nella legge universale secondo cui nessuno dovrebbe fare ad altri ciò che non vorrebbe sia fatto a lui (Mt 7:12); come anche da questo, che è nell’ordine universale dell’altra vita che il male punisca se stesso, e allo stesso modo la falsità; e pertanto, che nel male e nel falso è insita la punizione sua propria. E siccome in forza di tale ordine, il male punisce se stesso, o ciò che è lo stesso, un uomo malvagio si precipita in una punizione corrispondente al suo male, gli antichi dedussero da questo la loro legge del contrappasso, qui intesa con la dichiarazione che il sangue di chi si rende colpevole di spargimento di sangue, sarà versato, cioè egli si precipiterà nella dannazione.

1012. Il significato letterale delle parole il sangue di colui che sparge il sangue nell’uomo, sarà versato è di colui che versa il sangue altrui; ma nel senso interno non è il sangue altrui, ma la carità in se stessi. Per questo motivo si dice il sangue dell’uomo nell’uomo. Talvolta, quando ricorre per due volte lo stesso termine letterale, solo uno dei due è inteso nel senso interno. L’uomo interno è l’uomo nell’uomo. Chiunque spegne quindi la carità, che è dall’uomo interno ovvero, l’uomo interno stesso, il suo sangue sarà versato, cioè, questi dannerà se stesso.

1013. Perché a immagine di Dio egli ha fatto l’uomo. Che questo significa la carità, che è limmagine di Dio, ne consegue. Nel precedente passo si è trattato della carità, rappresentata dal sangue, che non dovrebbe essere estinta, e ciò è stato rappresentato dallo spargimento di sangue. Qui ora segue che Dio ha fatto l’uomo sua immagine; da cui risulta evidente che la carità è l’immagine di Dio. Cosa sia l’immagine di Dio, quasi nessuno lo sa attualmente. Si dice che l’immagine di Dio è andata perduta con il primo uomo, denominato Adamo, e che in lui vi fosse l’immagine di Dio, una sorta di perfezione di cui si ignora la natura. E in effetti vi era perfezione, perché per Adamo o l’uomo, si intende la chiesa più antica, che era un uomo celeste, ed era dotata della percezione, come nessuna chiesa ebbe dopo di essa; e in virtù di ciò era anche un somiglianza del Signore. Una somiglianza del Signore significa l’amore per lui.

[2] Dopo che questa chiesa si è estinta nel corso del tempo, Dio ha creato una nuova chiesa, che non era una chiesa celeste, ma spirituale. Questa non era una somiglianza, ma l’immagine del Signore. Unimmagine, significa amore spirituale, cioè l’amore per il prossimo, o carità, come è stato mostrato in precedenza (n. 50-51). Che questa chiesa era, dall’amore spirituale, o dalla carità, l’immagine del Signore, si evince da questo verso; e che la carità è di per sé unimmagine del Signore, si evince dalla sua affermazione, a immagine di Dio ha fatto l’uomo, vale a dire, la carità stessa lo ha reso così. Che la carità è l‘immagine di Dio si evince chiaramente dall’essenza stessa dell’amore, o carità. Nientaltro che l’amore e la carità può rendere unimmagine e una somiglianza di qualcuno. L’essenza dell’amore e della carità sta nel diventare uno, da due. Quando l’uno ama l’altra come se stesso, e più di se stesso, poi vede l’altro in se stesso, e se stesso nell’altro. Questo può essere noto a chiunque rivolga la sua attenzione ad amare, o a coloro che si amano l’un l’altro, di cui la volontà di uno è la volontà dell’altro; e sono, per così dire, interiormente uniti, distinguendosi l’uno dall’altro solo nel corpo.

[3] L’amore per il Signore rende l’uomo uno con il Signore, cioè una sua somiglianza. Così anche la carità, ovvero l’amore verso il prossimo, fa l’uomo, uno con il Signore, ma come immagine. L’immagine non è una somiglianza, ma è conforme Questo Uno, derivante dall’amore descrive il Signore in Giovanni:

Fa’ che siano tutti una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi. E la gloria che tu hai dato a me io ho dato loro, affinché siano una cosa sola, come noi siamo uno. Io in loro e tu in me (Giovanni 17:21-23)

Questo essere uno è quell’unione mistica sulla quale alcuni pensano, e che è soltanto dall’amore. Nello stesso evangelista:

Io vivo e voi vivrete; in quel giorno voi conoscerete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quegli è che mi ama. Se uno mi ama, osserverà la mia Parola; e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Giovanni 14: 19-23)

Perciò è evidente che è l’amore che congiunge, e che il Signore ha la sua dimora presso colui che lo ama, e anche presso colui che ama il prossimo, perché questo è l’amore per il Signore.

[4] Questa unione, che rende unimmagine e una somiglianza, non brilla particolarmente tra gli uomini, quanto nel cielo, dove tutti gli angeli, dall’amore reciproco, sono come uno. Ogni società, che consta di molti, costituisce per così dire un solo uomo. E tutte le società insieme, o il cielo universale costituiscono un solo uomo, che è chiamato anche il grandissimo uomo (vedi n. 457, 549). Il cielo universale è una somiglianza del Signore, perché il Signore è tutto in tutti coloro che ivi si trovano. Così anche ogni società è una somiglianza, e così è ogni angelo. Gli angeli celesti sono somiglianze; gli angeli spirituali sono immagini. Così il cielo si compone di tante somiglianze del Signore, quanti sono gli angeli, e questo solo attraverso l‘amore reciproco nel quale l’uno ama l’altro più di se stesso (vedi n. 548-549). Perché, affinché il generale, ovvero il cielo universale possa essere una somiglianza, le parti, ovvero i singoli angeli, debbono essere somiglianze, o immagini che sono conformi alle somiglianze. A meno che il generale non consista di parti simili a sé, non è un generale che può fare uno. Da queste cose si può vedere come da un archetipo o modello, ciò che rende una somiglianza e unimmagine e di Dio, vale a dire, l’amore per il Signore e l’amore verso il prossimo; di conseguenza, ogni uomo rigenerato spirituale, dall’amore o dalla carità, che è solo dal Signore, è una sua immagine. E colui che è nella carità dal Signore, è nella perfezione, di cui, per misericordia Divina del Signore, si tratterà qui di seguito.

1014. Versetto 7. E voi siate fecondi e moltiplicatevi; diffondetevi sulla terra, e moltiplicatevi in essa. Siate fecondi e moltiplicatevi, significa qui, come prima, l’aumento dei beni e delle verità nell’uomo interno; essere fecondi, attiene ai beni; e moltiplicarsi, alle verità. Il diffondersi sulla terra ed il moltiplicarsi in essa, significa l’aumento del bene e della verità nell’uomo esterno, rappresentato dalla terra. Il diffondersi è riferito ai beni, e il moltiplicarsi alla verità.

1015. Che siate fecondi e moltiplicatevi significa l’aumento del bene e la verità nell’uomo interno, e che siate fecondi fa riferimento ai beni, e moltiplicatevi, alle verità, si evince da ciò che è stato mostrato in precedenza nel primo versetto di questo capitolo, in cui ricorrono le stesse parole. Che tale incremento abbia luogo nell’uomo interno si evince da quanto segue, in cui si dice nuovamente moltiplicatevi; ripetizione che sarebbe inutile, quanto superflua, se non significasse qualcosa di speciale e distinto da ciò che precede. Da questo e da quanto è stato detto sopra, è evidente che l’essere fecondi ed il moltiplicarsi, attiene ai beni e alle verità nelluomo interno. Si dice uomo interno, perché, come è stato mostrato sopra, riguardo a ciò che è celeste e spirituale, che è dal Signore solo, l’uomo è un uomo interno; mentre, rispetto a ciò che è razionale è un uomo interiore o intermedio tra l’interno e l’esterno; e rispetto alle affezioni del bene e alle conoscenze della memoria è un uomo esterno. Che tale sia la natura dell’uomo è stato mostrato al principio di questo capitolo (n. 978.); ma egli la ignora finché vive nel corpo perché è nelle cose del corpo, e quindi non sa nemmeno che ci sono cose interiori, e neppure che sono disposte in tale ordine distinto e separato. Eppure, se riflettesse astraendo il suo pensiero dal corpo, come se fosse nel suo spirito, la questione gli apparirebbe piuttosto chiaramente. La ragione per cui fecondità e moltiplicazione si riferiscono all’uomo interiore o razionale è che il funzionamento del uomo interno non è percepito, salvo nell’uomo interiore, in modo molto generale. Perché nell’uomo interiore una serie infinita di particolari si presentano alla vista come una cosa generale. Quanto siano innumerevoli i particolari, quale sia la loro natura, e in che modo si presentino in una modalità vaga e del tutto generale, si evince da quanto è stato mostrato in precedenza (n. 545).

1016. Che diffondetevi sulla terra, e moltiplicatevi in essa significhi l’aumento del bene e della verità nell’uomo esterno, rappresentato dalla terra; e che diffondetevi fa riferimento al bene, e moltiplicatevi, alla verità, si evince da quanto ora detto, e anche dal significato di terra, cioè l’uomo esterno, riguardo al quale si veda ciò che è stato detto e mostrato al primo versetto di questo capitolo (n. 983). Con riguardo all’espressione diffondetevi sulla terra, e moltiplicatevi in essa, nulla si moltiplica presso l’uomo rigenerato nel suo uomo esterno, cioè, non aumenta alcuna verità e alcun bene, se non per effetto della carità. La carità è come il calore a primavera o in estate, che rende l’erba, le piante e gli alberi rigogliosi. Senza la carità, o calore spirituale, non cresce nulla, e per questo motivo qui è detto in primo luogo, diffondetevi sulla terra, che fa riferimento ai beni che appartengono alla carità, per mezzo dei quali vi è la moltiplicazione del bene e della verità. Chiunque può comprendere ciò; perché niente aumenta e si moltiplica nell’uomo a meno che non vi sia una qualche affezione, perché è la gioia della affezione che fa sì che qualcosa non solo metta radici, ma incrementi anche, secondo l’influenza dell’affezione. Ciò che un uomo ama, lo apprende liberamente, lo tiene in considerazione e lo custodisce presso di sé, così tutte le cose che assecondano la sua affezione. Le cose che non collimano con essa, l’uomo non le tiene in considerazione e infine le rigetta. Come è l’affezione, tale è la moltiplicazione. Presso l’uomo rigenerato l’affezione è quella del bene e della verità dalla carità che è data dal Signore. Ogni cosa dunque che favorisca l’affezione della carità egli la apprende, la tiene in considerazione e la custodisce presso di sé, la conserva e la coltiva, e così si conferma nei beni e nelle verità. Questo è significato per diffondetevi sulla terra, e moltiplicatevi in essa.

1017. A dimostrazione che la moltiplicazione è conforme all’affezione, si prenda ad esempio un uomo che accetta il principio secondo cui la sola fede sia salvifica anche in assenza delle opere della carità, vale a dire, anche se l’uomo non abbia la carità, e pertanto, separi la fede dalla carità, non solo per aver appreso questo principio da bambino, ma anche perché crede che se taluno considerasse le opere della carità, o la carità stessa, l’essenziale della fede, e per questo motivo vivesse rettamente, egli non potrebbe non anteporre il merito nelle opere, anche se questa è una falsa supposizione. Così egli rifiuta la carità e non tiene in alcun conto le opere della carità, avendo riguardo della sola fede, che non è la fede, difettando del suo essenziale, vale a dire, la carità. Nel confermare questo principio in se stesso, egli agisce non per affezione del bene, ma per l’affezione del piacere, affinché egli possa vivere nella indulgenza delle sue cupidità. Tutti coloro che appartengono a questo genere di persone, che confermano la fede separata, attraverso molte cose, non lo fanno per affezione della verità, ma per la propria gloria, affinché possano sembrare più eminenti, più eruditi e più elevati rispetto ad altri, e possano quindi assumere una posizione di preminenza tra quelli che si distinguono in ricchezza e onore. Quindi fanno ciò per il piacere dell’affezione, e questo piacere provoca la moltiplicazione delle cose che confermano; perché, come è stato detto, come è l’affezione, tale è la moltiplicazione. In generale, quando il principio è falso, da esso non può sortire altro che falsità; perché tutte le cose sono conformi al loro principio. Infatti – come ho appreso per esperienza, di cui per misericordia Divina del Signore, esporrò di seguito – coloro che si confermano in tali principi circa la fede separata, non sono in alcuna carità, non tengono la carità in alcuna considerazione, e ignorano tutto quello che il Signore ha detto tante volte sull’amore e sulla carità (Matteo 3:8-9; 5:7,43-48; 6:12,15; 7:1-20; 9:13; 12:33; 13:8,23; 18:21-23 e ss.; 19:19; 21:34,40-41,43; 22:34-39; 24:12-13; Marco 4:18-20; 11:13-14,20; 12:28-35; Luca 3:8-9; 6:27-39,43-49; 7:47; 8:8,14-15; 10:25-28; 12:58-59; 13:6-10; Giovanni 3:19,21; 5:42; 13:34-35; 14:14-15,20-21,23; 15:1-19; 21:15-17).

1018. Il motivo per cui qui è detto nuovamente, siate fecondi e moltiplicatevi, come nel primo versetto del capitolo, è che qui è la conclusione, e che tutte le cose andranno bene, e vi sarà fecondie moltiplicazione, se gli uomini eviteranno ciò che è significato per mangiare sangue e spargere il sangue, cioè, se non estingueranno la carità attraverso odi e profanazioni.

1019. Versetto 8. E Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui, dicendo, significa la verità delle cose che seguono riguardo alla chiesa spirituale, che si intende per Noè ed i suoi figli con lui.

1020. Che questo s’intenda è evidente dal fatto che tutte le cose sono disposte storicamente, dal primo capitolo della Genesi a Eber, nell’undicesimo capitolo, significano cose del tutto diverse da quelle che appaiono nella lettera. La serie storica è fittizia, alla maniera delle genti più antiche, che quando dovevano attestare la verità di una cosa, affermavano, Il Signore lo ha detto. Qui però si dice che Dio ha detto, perché il soggetto trattato è la chiesa spirituale. Allo stesso modo si esprimevano quando qualcosa di reale era accaduto, o avevano fatto.

1021. Che per Noè e i suoi figli con lui sia intesa la chiesa antica, è stato illustrato prima, e sarà evidente in ciò che segue in questo capitolo, pertanto non vi è alcuna necessità di conferma ora.

1022. Versetti 9, 10. Ecco, io stabilisco la mia alleanza con voi e con la vostra discendenza dopo di voi. Con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti quelli che sono usciti dall’arca, e con tutti gli animali selvatici della terra. Ecco io stabilisco la mia alleanza, indica la presenza del Signore nella carità. Con voi, significa l‘uomo spirituale rigenerato. E con la vostra discendenza dopo di voi, significa coloro che sono creati di nuovo. E con ogni essere vivente che è con voi, significa in generale tutte le cose nell’uomo che sono state rigenerate. Gli uccelli significano in particolare le cose del suo intelletto; il bestiame, le cose della sua volontà; tutti gli animali selvatici della terra, le cose inferiori inerenti il suo intelletto e quelle corrispondenti della sua volontà. Con voi, come sopra, significa qui come prima ciò che è nell’uomo spirituale rigenerato. Con tutti quelli che sono usciti dall’arca, significa gli uomini appartenenti alla chiesa; e tutti gli animali selvatici della terra, significa gli uomini al di fuori della Chiesa.

1023. Ecco, io stabilisco la mia alleanza, Che questo significa la presenza del Signore nella carità è evidente dal significato di alleanza, come indicato in precedenza (n. 666), in cui è stato mostrato che un‘alleanza significa la rigenerazione, e in effetti è la congiunzione del Signore con l’uomo rigenerato, per mezzo dall’amore; e poiché il matrimonio celeste è l’autentica alleanza, e di conseguenza lo è anche il matrimonio celeste presso ogni uomo rigenerato. Di questo matrimonio o alleanza si è trattato prima. Presso l’uomo della chiesa più antica il matrimonio celeste era nel proprio della sua volontà; mentre presso l’uomo della chiesa antica il matrimonio celeste era contratto nel proprio del suo intelletto. Infatti, quando la volontà dell’uomo era diventata totalmente corrotta, il Signore ha miracolosamente separato il proprio del suo intelletto dal proprio corrotto della sua volontà, e nel proprio della sua parte intellettuale ha formato una nuova volontà, che è la coscienza, e nella coscienza ha insinuato la carità, e nella carità, l’innocenza della carità, e così ha congiunto se stesso con l’uomo, o ciò che è lo stesso, ha fatto un‘alleanza con lui. Nella misura in cui il proprio della volontà dell’uomo può essere separato da questo proprio della parte intellettuale, il Signore può essere presente presso di lui, ovvero congiunto con lui, cioè può stipulare un‘alleanza con lui. Le tentazioni e altri simili mezzi di rigenerazione provocano l‘affievolimento della volontà dell’uomo, ed il suo per così dire, annichilimento. Nella misura in ciò ha luogo il Signore, attraverso la coscienza impiantata nel proprio della parte intellettuale dell’uomo, può operare nella carità. Questo è ciò che qui è denominato alleanza.

1024. Che con voi significhi con l’uomo spirituale rigenerato è evidente da quanto detto prima, cioè, che Noè ed i suoi figli rappresentano la chiesa spirituale che è succeduta alla più antica chiesa celeste; e dal momento che rappresentano la Chiesa, con essi si intende anche ogni appartenente alla chiesa, e quindi l’uomo spirituale rigenerato.

1025. E con il vostro seme dopo di voi. Che questo significhi coloro che sono creati di nuovo è evidente dal significato di seme, e anche da quanto segue. Dal significato di seme in quanto seme significa discendenza nel senso letterale; ma nel senso interno significa la fede; e poiché, come più volte è stato detto, non vi può essere alcuna fede, a meno che non vi sia la carità, è la carità stessa che si intende nel senso interno con il seme. Da ciò che segue è evidente che non solo l’uomo che è all’interno della chiesa, si intende, ma anche l‘uomo al di fuori di essa, vale a dire, l’intero genere umano. Ovunque vi sia la carità, anche tra le nazioni più lontane dalla chiesa, vi è il seme, perché il seme celeste è la carità. Nessun uomo può fare nulla del bene da se stesso, ma tutto il bene è dal Signore. Il bene compiuto dalle nazioni al di fuori della chiesa è anche dal Signore, di cui, per Divina misericordia del Signore, si tratterà qui di seguito. Che il seme di Dio sia la fede, è stato mostrato prima (n. 255). Per fede lì, e altrove, si intende la carità, da cui è la fede; perché non c’è nessun altra fede autentica, se non la fede dalla carità.

[2] È lo stesso anche in altri luoghi della Parola, dove è nominato il seme, come il seme di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, con il quale è significato l’amore ovvero la carità. Perché Abramo rappresentava l‘amore celeste, e Isacco l’amore spirituale, che sono dell’uomo interno. Giacobbe rappresenta gli stessi generi di amore, dell’uomo esterno. È così non solo nella parte profetica, ma anche nelle parti storiche della Parola. Le vicende storiche esposte nella Parola non sono percepite nel cielo, ma ciò che è significato con esse. La Parola è stata scritta non solo per l’uomo, ma anche per gli angeli. Quando l’uomo legge la Parola e apprende da essa nient’altro che il senso letterale, gli angeli ne apprendono il senso interno. Le idee materiali, mondane e corporee che l’uomo ha quando legge la Parola, diventano presso gli angeli idee spirituali e celesti, come quando l’uomo legge di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, gli angeli non percepiscono affatto di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ma ciò che è rappresentato e quindi significato con essi.

[3] Così, con Noè, Sem, Cam e Jafet; gli angeli non hanno alcuna cognizione di queste persone, né percepiscono altro che la chiesa antica; e gli angeli interiori non percepiscono nemmeno la chiesa, ma la fede di quella chiesa, secondo la relazione e lo stato delle cose ivi trattate. Così, quando il seme è menzionato nella Parola (come qui il seme di Noè, cioè che un‘alleanza è stata fatta con loro e con la loro discendenza dopo di loro), gli angeli non percepiscono una tale discendenza; perché non vi era alcun Noè, bensì la chiesa antica era così chiamata; e dal seme gli angeli intendono la carità, che era l‘essenziale della fede di quella chiesa. E ancora quando si parla del seme di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, gli angeli non intendono la discendenza di questi uomini, ma tutto l’universo, sia nella chiesa, sia fuori di essa, in cui vi è il seme celeste, ovvero la carità; e gli angeli interiori percepiscono l’amore stesso, in astratto, che è il seme celeste.

[4] Che per seme si intenda l’amore, e anche tutti coloro nei quali c’è l’amore, si evince dai seguenti passi in Genesi:

E il Signore apparve ad Abramo, e gli disse: Alla tua discendenza darò questa terra (Genesi 12:7)

Tutto il paese che tu vedi, lo darò a te e alla tua discendenza per sempre; e la tua discendenza sarà numerosa come la polvere della terra (Gen. 13:15-16)

Chi si sofferma solo nel senso letterale non può comprendere altro che per seme si intende la posterità di Abramo, e per terra, il paese di Canaan, tanto più che questa terra è stata data alla sua discendenza. Ma coloro che sono nel senso interno, come è tutto il cielo, per seme di Abramo non percepiscono altro che amore; per terra di Canaan non intendono altro che che il regno del Signore nei cieli e sulla terra; e per paese che viene dato loro, non percepiscono altro che la ciò che esso rappresenta, di cui, per Divina misericordia del Signore, si dirà altrove. E ancora si dice di Abramo:

Il Signore lo condusse fuori, e gli disse, Guarda ora verso cielo e conta le stelle, se riesci a contarle; e gli disse, Così sarà il tuo seme (Gen. 15:5)

Anche qui Abramo è nominato in quanto rappresenta l’amore, ovvero la fede salvifica; e per seme non si intende nessun altra discendenza, nel senso interno, che tutti coloro nell’universo che sono nell’amore.

[5] Nello stesso libro:

Stabilirò la mia alleanza fra me e te e il tuo seme dopo di te, e darò a te, e al tuo seme dopo di te, il paese delle tue peregrinazioni, tutto il paese di Canaan, in eterno possesso; e sarò il vostro Dio. Questo è la mia alleanza tra me e voi e il tuo seme dopo di te, che ogni vostro maschio sia circonciso (Genesi 17:7-8, 10)

Qui stabilirò la mia alleanza significa allo stesso modo la congiunzione del Signore con gli uomini in tutto l’universo, per mezzo dell’amore, perché l’amore era rappresentato da Abramo. Da ciò si evince ciò è significato per seme, vale a dire, tutti coloro che nell’universo sono nell’amore. L’alleanza qui trattata era la circoncisione, con la quale non è mai intesa nel cielo la circoncisione della carne, ma la circoncisione del cuore, propria di coloro che sono nell’amore. La circoncisione era una rappresentazione della rigenerazione dall’amore, come è chiaramente spiegato in Mosè:

E il Signore tuo Dio circonciderà il tuo cuore, e il cuore del tuo seme, amando il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua l’anima, affinché tu possa vivere (Deut. 30:6),

da cui risulta chiaro cosa sia la circoncisione nel senso interno; pertanto, laddove la circoncisione è menzionata, non si intende altro che l’amore e la carità, e la vita da essi.

[6] Che per seme di Abramo si intendano tutti coloro che, nell’universo, sono nell’amore , si evince anche dalle parole del Signore ad Abramo e Isacco. Ad Abramo, dopo che lui si mostrò disposto a sacrificare Isacco come gli era stato comandato, il Signore disse:

Ti colmerò di benedizioni, e moltiplicherò il tuo seme come le stelle del cielo e come la sabbia che è sulla riva del mare; e il tuo seme erediterà la porta dei tuoi nemici; e nel tuo seme tutte le nazioni della terra saranno benedette (Genesi 22:17-18)

dove è chiaramente evidente che per seme si intende tutti coloro che, nell’universo, sono nell’amore.

[7] Come Abramo rappresentava l’amore celeste, come si è già detto, così Isacco rappresentava l’amore spirituale; e quindi per il seme di Isacco non si intende altro che ogni uomo in cui è l’amore spirituale, ovvero la carità. Di lui si dice:

Soggiorna in questo paese, e io sarò con te, e ti benedirò; perché a te e al tuo seme darò tutte queste terre, e rinnoverò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre; e moltiplicherò il tuo seme come le stelle del cielo, e darò al tuo seme tutte queste terre; e nel tuo seme, tutte le nazioni della terra saranno benedette (Genesi 26:3-4, 24)

dove è evidente che per tutte le nazioni si intende coloro che sono nella carità. L’amore celeste è stato rappresentato da Abramo, in quanto padre dell’amore spirituale, rappresentato da Isacco; perché lo spirituale è nato dal celeste, come si è detto più sopra.

[8] Poiché Giacobbe rappresenta il culto esteriore della chiesa, che discende da ciò che è interiore e, quindi, tutte le cose che procedono nell’uomo esterno dall’amore e dalla carità, per il suo seme si intendono tutti coloro che, nell’universo, sono nel culto esterno in cui vi è l’interno, e che fanno opere di carità in cui vi è la carità del Signore. Di questo seme si fa cenno a Giacobbe, dopo che egli aveva visto la scala nel suo sogno:

Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco; la terra sulla quale tu giaci, la darò a te e al tuo seme; e il tuo seme sarà come la polvere della terra, e in te e nel tuo seme tutte le famiglie della terra saranno benedette (Genesi 28:13-14; 32:12; 48: 4)

[9] Che tale sia il significato di seme si evince dai passi della Parola citata (n. 255); e anche dai seguenti. In Isaia:

Tu, Israele, mio servo, Giacobbe che io ho scelto, seme di Abramo, mio amico (Isaia 41:8)

in cui il soggetto trattato è la rigenerazione dell’uomo; come spesso accade, viene fatta una distinzione tra Israele e Giacobbe; e Israele rappresenta la chiesa spirituale interiore, e Giacobbe la veste esteriore della stessa chiesa, ed entrambe sono chiamate il seme di Abramo, che è la chiesa celeste, perché dal celeste, procedono in successione lo spirituale e il naturale. In Geremia:

Ti ho piantato come una nobile vite, un seme di verità; come hai fatto dunque a degenere in vigna straniera? (Ger. 21:21)Questo si dice della chiesa spirituale, che è una nobile vite, la cui carità, ovvero la fede della carità, è chiamata seme di verità.

[10] Nello stesso profeta:

Come l’esercito dei cieli non si può contare, la sabbia del mare può essere misurata, così io moltiplicherò il seme di Davide, mio servo, e i leviti che sono al mio servizio (Ger. 33:22)

dove seme indica chiaramente il seme celeste, perché Davide rappresenta il Signore. Che il seme di Davide, al pari dell’esercito del cielo non si può contare, né come la sabbia del mare, può essere misurato, è noto a chiunque. Nello stesso profeta:

Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, che io susciterò in Davide una giusta discendenza, ed egli regnerà da vero re e agirà con sapienza, e farà giudizio e giustizia sulla terra. In quegli stessi giorni Giuda sarà liberato, e Israele dimorerà con sicurezza; e questo è il suo nome, con il quale sarà chiamato, Signore nostra giustizia; quindi ecco, vengono i giorni, dice il Signore, in cui non si dirà più, per la vita del Signore che ha condotto i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto; ma, per la vita di il Signore che ha fatto uscire il seme della casa di Israele dal paese del nord (Ger. 23:5-8)

Qui il significato è completamente differente da ciò che appare nel senso letterale. Per Davide non si intende Davide, né Giuda per Giuda, né Israele per Israele; ma per Davide si intende il Signore, per Giuda, ciò che è celeste, per Israele, ciò che è spirituale; e quindi per il seme di Israele, coloro che hanno la carità, o la fede dalla carità.

[11] In Davide:

Temete il Signore, lodatelo voi tutti, progenie di Giacobbe, glorificatelo; temetelo voi tutti, progenie d’Israele (Sal. 22:23)

dove per progenie d’Israele nessun altro seme si intende che la chiesa spirituale. In Isaia:

Un seme di santità era la sua stirpe (Is. 6:13)

volendo intendere i resti che sono santi, perché appartengono al Signore. Nello stesso profeta:

Susciterò un seme da Giacobbe e da Giuda un erede dei miei monti; e lo possederanno i miei eletti, e vi dimoreranno i miei servi (Isaia 65:9)

dove il soggetto trattato è la chiesa celeste, interna ed esterna. Nello stesso profeta:

Essi non genereranno invano; perché essi sono il seme benedetto del Signore, e la loro progenie con loro (Is. 65:23)

in cui il soggetto sono i nuovi cieli e la nuova terra, ovvero il regno del Signore. Coloro che sono in esso, essendo generati dall’amore, o rigenerati, sono chiamati il seme benedetto del Signore.

1026. Con ogni essere vivente che è con voi Che questo significhi, in generale, tutte le cose nell’uomo che sono rigenerate, è evidente da quanto precede e da ciò che segue, e anche dal significato di vivente. Tutto ciò che riceve la vita dal Signore è chiamato vivente, e tutto ciò che vive di lì, nell’uomo rigenerato, è chiamato anima vivente. Perché, secondo la vita che l’uomo rigenerato riceve, tutto in lui è vivente, come pure le cose della sua ragione, e le sue affezioni; e questa vita si manifesta in ogni cosa del suo pensiero e del suo discorso, alla vista degli angeli, ma non a quella dell’uomo.

1027. Gli uccelli. Che questo significhi in particolare le cose del suo intelletto, è evidente da quanto detto e mostrato prima in merito agli uccelli (n. 40, 776).

1028. Gli animali. Che questo significhi in particolare le cose della sua nuova volontà è evidente anche da quanto è stato detto e mostrato prima in merito agli animali e al loro significato (n. 45-46, 142-143, 246, 776).

1029. E tutti gli animali selvatici della terra. Che questo significhi le cose inferiori del suo intelletto e della sua volontà che da lì deriva, si evince anche da quanto è stato detto e mostrato prima in merito al significato di animale selvatico. Perché presso ogni uomo ci sono cose interne e cose esterne. Gli interni sono cose della ragione, qui rappresentate dagli uccelli, e anche le affezioni, rappresentate dalle bestie. Gli esterni sono cose della conoscenza e i piaceri, che sono qui rappresentati dagli animali selvatici della terra. Che per uccelli, bestie e animali selvatici, non si intende alcun uccello, bestia, animale selvatico, ma ciò che è vivente nell’uomo rigenerato, chiunque può conoscerlo e dedurlo da questo, che un‘alleanza non può essere fatta da Dio con animali bruti (stabilirò la mia alleanza con ogni essere vivente che è con voi, con gli uccelli, le bestie, e con gli animali selvatici della terra, con voi), ma con l’uomo, che viene descritto attraverso essi, in quanto al suo interno ed esterno.

1030. Che con tutti quelli che sono usciti dall’arca, significhi gli uomini della chiesa, e che anche con tutti gli animali selvatici della terra, significhi l’uomo che è al di fuori della chiesa, si evince dall‘ordine delle cose disposte in serie nel senso interno; perché tutti coloro che sono usciti dall’arca, sono stati nominati prima – come ogni essere vivente, uccello, bestia e animale selvatico della terra – e qui si dice ancora, di tutti coloro che sono usciti dall’arca, anche tutti gli animali selvatici della terra. Così, l’animale selvatico della terra è nominato una seconda volta, e questa ridondanza è giustificata dal fatto che qui è stato inteso qualcos’altro. E segue anche: Stabilirò la mia alleanza con voi, come è stato detto prima. Da ciò risulta evidente che per coloro che sono usciti dall’arca, si intendono gli uomini rigenerati, ovvero gli uomini della chiesa, e per animale selvatico della terra si intendono in generale, tutti coloro che sono al di fuori della chiesa.

[2] Nella Parola, animale selvatico della terra quando non si intendono le cose viventi, significa cche è più vile e attiene alla natura ferina, in relazione all’oggetto cui fa riferimento. Quando è riferito all’uomo, animale selvatico della terra significa le cose inferiori che sono dell’uomo esterno e del corpo, come in questo stesso versetto, e, quindi, ciò che è più vile. Quando è riferito di un’intera società, che è chiamata uomo composito o persona, allora animale selvatico della terra significa coloro che sono al di fuori della chiesa, perché sono meno elevati; e in altri casi, secondo l’oggetto trattato. Come in Osea:

In quel giorno farò un‘alleanza con loro, con gli animali selvatici del campo, con gli uccelli del cielo, e con ogni cosa strisciante sulla terra (Os. 2:18)

In Isaia:

L’animale selvatico del campo mi onorerà, perché ho fatto scorrere le acque nel deserto (Is. 43:20)

In Ezechiele:

Tutti gli uccelli del cielo facevano i loro nidi tra i suoi rami, e sotto i suoi rami tutti gli animali selvatici del campo partorivano, e sotto la sua ombra abitavano tutte le grandi nazioni (Ez. 31: 6)

1031. Versetto 11.E io stabilirò la mia alleanza con voi; nessuna carne sarà più travolta dalle acque del diluvio; né alcun diluvio distruggerà più la terra. E io stabilirò il mio patto con voi, significa la presenza del Signore presso tutti coloro che sono nella carità, e si riferisce a quelli che escono dall’arca e a tutti gli animali selvatici della terra cioè, gli uomini all’interno della chiesa e gli uomini al di fuori di essa. Nessuna carne sarà più travolta dalle acque del diluvio, significa che nessuno perirà più come l’ultima posteri della chiesa più antica. Nessun diluvio distruggerà più la terra, significa che non riemergeranno più queste mortali e asfissianti persuasioni.

1032. Che stabilirò la mia alleanza con voi significhi la presenza del Signore, presso tutti coloro che sono nella carità, e si riferisca a quelli che sono usciti dall’arca e ad ogni animale selvatico della terra, cioè agli uomini nella chiesa e a quelli fuori di essa, è evidente da quanto detto sopra. Deve ora essere mostrato che il Signore stringe un’alleanza, o congiunge se stesso per mezzo della carità, anche con i gentili, che sono al di fuori della chiesa. L’uomo della chiesa sostiene che tutti coloro che sono al di fuori di essa, denominati gentili, non possono essere salvati, perché non hanno le conoscenze della fede, e sono quindi totalmente all’oscuro circa il Signore, dicendo che senza fede e senza conoscenza del Signore non c’è salvezza, e in tal modo egli condanna tutti coloro che sono fuori dalla chiesa. Infatti molti di questa opinione, che hanno una qualche conoscenza della dottrina, anche se è un’eresia, sostengono che questi e tutti coloro che non possiedono simili conoscenze, non possono essere salvati; quando invece è vero il contrario. Il Signore usa misericordia verso tutto il genere umano, e vuole salvare e trarre a sé tutti coloro che sono nell’universo.

[2] La misericordia del Signore è infinita, e non si lascia confinare negli angusti limiti dei pochi che sono all’interno della chiesa, ma si estende a tutti universalmente. L’essere nati al di fuori della chiesa, e quindi l’essere nell’ignoranza della fede non può essere attribuito loro come colpa; e nessuno è mai condannato per non avere la fede nel Signore, non avendone mai avuto conoscenza. Chiunque pensi rettamente potrebbe mai sostenere che la maggior parte del genere umano debba perire nella morte eterna, non essendo nata in Europa, i cui abitanti sono relativamente pochi? E chi pensa rettamente potrebbe mai dire che il Signore permetta ad una così grande moltitudine di persone di nascere per poi perire in eterno? Ciò sarebbe in contrasto con il Divino, e contrario alla misericordia. Inoltre, quelli che sono al di fuori dalla chiesa, che sono chiamati gentili, vivono una vita molto più morale rispetto a quelli che sono all’interno della chiesa, e abbracciano molto più facilmente la dottrina della vera fede, come è ancora più evidente dalle anime nell’altra vita. I peggiori di tutti provengono dal cosiddetto mondo cristiano, i quali nutrono per il prossimo, un odio mortale, e persino per il Signore. E in misura superiore a tutti gli altri nel mondo, sono adulteri.

[3] Non è così per quelli provenienti da altre parti del mondo. Molti di coloro che hanno adorato gli idoli sono di un‘indole tale che aborriscono l’odio e l’adulterio, e temono i cristiani a causa di questa loro inclinazione e del fatto che sono desiderosi di tormentare tutti. Infatti i gentili sono così disposti ad ascoltare, se istruiti dagli angeli circa le verità della fede e circa il fatto che il Signore governa universo, che accedono agevolmente alla fede e quindi rifiutano i loro idoli. Per questo motivo i gentili che hanno vissuto una vita morale, nella carità e nella reciproca innocenza, vengono rigenerati nell’altra vita. Mentre vivono nel mondo il Signore è presente presso loro nella carità e nell’innocenza, perché non vi è nulla della carità e dell’innocenza se non dal Signore. Il Signore dà loro anche una coscienza di ciò che è giusto e buono in base alla loro religione, e insinua l’innocenza e la carità in quella coscienza; e quando c’è l’innocenza e la carità nella coscienza, risulta agevole l’accesso alla verità della fede, dal bene. Il Signore stesso ha detto questo in Luca:

E uno gli disse: Signore, sono pochi coloro che si salvano? E lui disse loro, vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe, e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi sarete cacciati fuori; ed essi verranno da oriente a occidente, e da settentrione e mezzogiorno, e siederanno a mensa nel regno di Dio; ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi (Luca 13:23, 28-30)

Con Abramo, Isacco e Giacobbe sono qui indicati tutti coloro che hanno l’amore, come indicato sopra.

1033. Riguardo alla coscienza di ciò che è giusto e buono, essa è data ai gentili in base alla loro religione. La coscienza, in generale, o è autentica, o è spuria, o è falsa. La coscienza autentica è quella che è costituita, dal Signore, dalle verità della fede. Quando un uomo è stato dotato di questa, teme di agire in contrasto con le verità della fede, perché sarebbe quindi agire in contrasto con la coscienza. Tale coscienza non ammette ciò che non è nella verità della fede, e quindi non sono moltissimi nel mondo cristiano coloro che la ricevono, perché ciascuno considera i proprio dogmi come verità della fede. Tuttavia, quelli che devono essere rigenerati ricevono la coscienza insieme con la carità, perché l’autentico basamento della coscienza è la carità. La coscienza spuria è quella che si forma presso i gentili dal loro culto religioso in cui sono nati e sono stati educati; e agire contro di esso è per loro agire contra la coscienza. Quando la loro coscienza è stata fondata nella carità, nella misericordia, e nell’obbedienza, essi sono in uno stato tale che possono ricevere la coscienza autentica nell’altra vita; ed essi la ricevono realmente, perché non amano niente al di là della verità della fede. La falsa coscienza è quella che si forma, non dalle cose interiori ma dalle cose esteriori, cioè non dalla carità, ma dall’amore di sé e del mondo. Perché ci sono quelli che appaiono a loro stessi, agire contro la coscienza, quando agiscono contro il prossimo; e appaiono anche a se stessi, essere nella sofferenza interiore; eppure, è a causa del fatto che percepiscono nel loro pensiero che la loro vita, l’onore, la fama, la ricchezza, o il guadagno, sono in pericolo, e quindi si sentono minacciati. Alcuni ereditano una tale fiacchezza del cuore, alcuni la acquisiscono; ma è una falsa coscienza.

1034. Che nessuna carne sarà più travolta dalle acque del diluvio significhi che essi non sarebbero più morti allo stesso modo dell’ultima posteri della chiesa più antica, è evidente da ciò che è stato detto prima di coloro che vissero prima del diluvio, che perirono travolti dalle acque del diluvio. È stato mostrato prima (n. 310) che l’ultima posteri della chiesa più antica era di una natura tale che sia la volontà, sia la parte intellettuale della loro mente erano corrotti, in modo che l’intelletto non poteva più essere separato dalla volontà; quindi una nuova volontà è stata costituita nell’intelletto, affinché entrambe le parti della loro mente potessero congiungersi. E poiché questo è stato previsto, è stato provveduto anche dal Signore affinché l’intelletto dell’uomo possa essere separato dalla volontà, e quindi possa essere rinnovato. E poiché è stato provveduto affinché un genere umano come era quello vissuto prima del diluvio non debba più esistere in seguito, qui è detto che, nessuna carne sarà più travolta dalle acque del diluvio.

1035. Che, né alcun diluvio distruggerà più la terra, significhi che una persuasione talmente mortale e asfissiante non debba più sorgere, è evidente dal significato di diluvio, in relazione ai popoli antidiluviani che sono periti, come descritto sopra; così come dalle loro terribili persuasioni (n. 311, 563, 570, 581, 586); e anche da quanto illustrato della chiesa successiva, denominata Noè; ed inoltre, da ciò che segue in merito all’arcobaleno.

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