Arcana Coelestia (832-878)

Genesi 8, versetti 1-9

1. E Dio si ricordò di Noè, di ogni animale selvatico e di ogni bestia che era con lui nell’arca; e Dio fece in modo che i venti soffiassero sulla terra, e le acque si placarono.

2. Le sorgenti dell’abisso e le cateratte del cielo si chiusero, e la pioggia si arrestò.

3. E le acque gradualmente si ritirarono dalla terra, e dopo centocinquanta giorni calarono.

4. E l’arca si fermò sulle montagne di Ararat nel diciassettesimo giorno del settimo mese.

5. E le acque calarono gradualmente fino al decimo mese. Il primo giorno del decimo mese, emersero le cime delle montagne.

6. E avvenne che alla fine del quarantesimo giorno Noè apri la finestra che aveva fatto nell’arca.

7. E mandò un corvo che uscì e ritornò finché le acque furono prosciugate dalla terra.

8. E mandò una colomba per vedere se le acque si fossero ritirate dalle facce del suolo.

9. Ma la colomba non trovò dove posare le zampe e ritornò all’arca perché le acque ricoprivano completamente le facce della terra. Ed egli stese la mano, la prese e la riportò presso di sé nell’arca.

10. Ed egli attese ancora per altri sette giorni; poi mandò nuovamente la colomba fuori dall’arca.

11. E la colomba tornò da lui sul far della sera; e aveva nel becco una foglia di ulivo strappata; così Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.

12. Ed egli attese ancora per altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più da lui.

13. Nel primo giorno del primo mese dell’anno seicentouno della vita di Noè, le acque furono prosciugate dalla terra. E Noè rimosse la copertura dell’arca, e vide che le facce del suolo erano asciutte.

14. Nel ventisettesimo giorno del secondo mese la terra fu asciutta.

15. E Dio ordinò a Noè, dicendo.

16. Esci dall’arca, tu, tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.

17. Tutti gli animali che sono con te di ogni carne, quali gli uccelli, le bestie e tutti i rettili che strisciano sulla terra, portali con te, affinché essi possano diffondersi sulla terra, essere fecondi, e moltiplicarsi sulla terra.

18. E Noè uscì, ed i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli con lui.

19. Tutti gli animali selvatici, tutti i rettili, tutti gli uccelli e tutto ciò che striscia sulla terra, secondo la sua specie, uscirono fuori dell’arca.

20. E Noè edificò un altare al Signore; e prese di ogni animale puro e di tutti gli uccelli puri, e offrì olocausti sull’altare.

21. E il Signore odorò il profumo di quiete; e il Signore disse in cuor suo, Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo; perché l’immaginazione del cuore dell’uomo è malvagia fin dalla sua infanzia; colpirò più alcuna cosa vivente, come ho fatto.

22. Durante tutti i giorni della terra, il tempo del seme e del raccolto, del freddo e del caldo, dell’estate e dell’inverno, del giorno e della notte, non cesseranno.

Contenuti

832. Il soggetto, che ora segue nel corretto ordine è luomo della nuova chiesa, chiamato Noè; e infatti il soggetto è il suo stato dopo la tentazione, nonché la sua rigenerazione, e oltre.

833. Viene trattato il suo primo stato dopo la tentazione, e la sua fluttuazione tra ciò che è vero e ciò che è falso, fino a quando le verità cominciano ad apparire (versetti 1-5).

834. Il suo secondo stato, che è triplice: il primo, quando le verità della fede non sono ancora emerse; il successivo, quando le verità della fede sono presenti insieme con la carità; e poi, quando i beni della carità risplendono (versetti 6-14).

835. Il suo terzo stato, quando comincia ad agire e pensare dalla carità, che è il primo stato del rigenerato (versetti 15-19).

836. Il suo quarto stato, quando agisce e pensa dalla carità, che è il secondo stato del rigenerato (versetti 20-21).

837. Infine, è descritta la nuova chiesa, elevata al posto della precedente (versetti 21-22).

Significato interiore

838. Nei due capitoli precedenti è stato trattato della nuova chiesa chiamata Noè vale a dire l’uomo di quella chiesa: prima, la sua preparazione a ricevere la fede, e dalla fede, la carità; poi, la sua tentazione; e successivamente, la sua protezione, quando la chiesa più antica periva. Quello che qui segue è il suo stato dopo la tentazione, che è descritto esattamente nell’ordine in cui è avvenuto, sia presso di essa, sia presso tutti coloro che diventano rigenerati. Perché la Parola del Signore è tale che ovunque si tratta di una persona, si tratta di tutti gli uomini, e di ogni individuo, con sfumature secondo la disposizione di ciascuno: questo è il senso universale della Parola.

839. Versetto 1. E Dio si ricordò di Noè, di ogni animale selvatico e di ogni bestia che era con lui nell’arca; e Dio fece in modo che i venti soffiassero sulla terra, e le acque si placarono. Dio si ricordò, significa la fine della tentazione e l’inizio della rigenerazione. Per Noè, si intende, come prima, l’uomo della chiesa antica; per ogni animale selvatico e ogni bestia che era con lui nell’arca, si intende tutto ciò di cui era dotato. Per Dio fece in modo che i venti soffiassero sulla terra, e le acque si placarono, si intende la disposizione di tutte le cose nel loro ordine.

840. E Dio si ricordò. Che questo significa la fine tentazione e l’inizio della rigenerazione è evidente da quanto precede e segue. Dio si ricordò significa, in particolare, che egli è misericordioso, perché la sua rimembranza è la misericordia; e questo in particolar modo dopo la tentazione, perché allora la nuova luce risplende. Finché la tentazione continua, l’uomo ritiene che il Signore sia assente, perché egli è turbato da geni malvagi così severamente che a volte si riduce alla disperazione, e difficilmente può credere che ciò nondimeno, vi sia un Dio. Eppure il Signore è presente in modo così stringente che egli non può mai credere. Ma quando la tentazione cessa, l’uomo riceve la consolazione, e quindi comincia a credere che il Signore è presente. Perciò nel passo corrente, le parole, Dio si ricordò, sono espresse secondo l’apparenza e indicano la fine della tentazione, e l’inizio della rigenerazione. Dio si dice che ricordi, e non il Signore, perché ancora l’uomo era in uno stato che precede la rigenerazione. Ma quando viene rigenerato, allora il Divino è chiamato Signore (alla fine di questo capitolo, versetti 20, 21). La ragione è che la fede non è ancora congiunta con la carità, perché l’uomo è per la prima volta rigenerato quando agisce dalla carità. Nella carità il Signore è presente, ma non altrettanto nella fede prima che questa sia congiunta alla carità. La carità è l’autentica essenza e la vita dell’uomo nell’altra vita; e poiché il Signore è la vita stessa, finché l’uomo non ha la vita, è detto che Dio e non il Signore sia presso di lui.

841. Che per Noè sintende, come prima, l’uomo della chiesa antica; e per ogni animale selvatico e ogni bestia che era con lui nell’arca tutto ciò che gli apparteneva, è evidente da quanto è stato detto in precedenza riguardo a Noè, e in merito al significato di animale selvatico e bestia. Nella Parola animale selvatico è inteso in un duplice senso, vale a dire, quelle cose nell’uomo che sono vitali, e quelli che sono morte. Significa ciò che è vivo, perché tale termine nella lingua ebraica significa una cosa vivente; ma poiché le genti più antiche nella loro umiliazione si consideravano alla stregua di animali selvatici, tale parola ha assunto anche il significato di ciò che è morto nell’uomo. Nel presente passo per animale selvatico si intende sia ciò che è vivo, sia ciò che è morto in un unico insieme, conformemente alla condizione dell’uomo dopo la tentazione, in cui i vivi e i morti, ovvero le cose che sono del Signore, e quelle che sono proprie dell’uomo appaiono così confuse che egli sa a malapena ciò che è vero e ciò che è bene. Ma il Signore allora riduce e dispone tutte le cose nell’ordine, come è evidente da quanto segue. Che un animale selvatico significhi ciò che è vivo in uomo, può essere visto nel capitolo precedente (Gen. 7:14), e nel presente capitolo (Genesi 8:17, 19); che significhi anche ciò che è morto in un uomo, è evidente da quanto sopra indicato in merito agli animali selvatici e alle bestie (n. 45-46, 142-143, 246).

842. E Dio fece in modo che il vento soffiasse sulla terra, e le acque si placarono. Che questo significa la disposizione di tutte le cose nel loro ordine, è evidente dal significato di vento nella Parola. Tutti gli spiriti, retti e maligni, sono paragonati, rappresentati e anche chiamati venti; e nella lingua originaria spiriti sono espressi dalla stessa parola che significa venti. Nelle tentazioni (qui rappresentate dalle acque che si placano, come si è visto sopra), gli spiriti maligni causano uninondazione, dall’influsso che alimenta ed eccita le fantasie nell’uomo; e quando questi spiriti o le loro fantasie sono disperse, si dice nella Parola che soffia un vento, e specificamente un vento da oriente.

[2] È lo stesso presso un uomo durante la tentazione e quando il tumulto o la tentazione delle acque cessa, come ho imparato attraverso ripetute esperienze; perché gli spiriti maligni nel mondo degli spiriti a volte si riuniscono in orde, e quindi provocano tormenti finché non vengono dispersi da altre orde di spiriti, provenienti in gran parte da destra, e quindi dalla regione orientale, i quali colpiscono i primi incutendo paura e terrore, in modo che questi ultimi non pensano nient’ altro che a dileguarsi. Quindi coloro che si erano associati sono dispersi in tutte le regioni, e in tal modo le società di spiriti costituite per scopi malvagi vengono dissolte. Le orde di spiriti che le disperdono sono chiamate vento d’oriente. Ma ci sono anche innumerevoli altri metodi di dispersione, chiamati anche venti orientali riguardo ai quali, per Divina misericordia del Signore si dirà di seguito. Quando gli spiriti maligni sono quindi dispersi, allo stato di agitazione e turbolenza succede la serenità, o il silenzio, come avviene anche presso l’uomo che è passato attraverso la tentazione. Perché mentre nella tentazione egli è nel mezzo di una tale orda di spiriti, quando questi sono allontanati o dispersi, segue per così dire la quiete, che è l’inizio della disposizione di tutte le cose nell’ordine.

[3] Prima che tutto venga ridotto in uno stato di ordine, è usuale che le cose siano in una massa confusa, o per così dire, nel caos, in modo che ciò che non concorda possa essere separato, e allora il Signore dispone tutto nell’ordine. Questo processo può essere paragonato con quanto accade in natura, dove tutte le cose in generale e nel particolare sono inizialmente comprese in una massa confusa, prima di essere disposte in ordine. Così, ad esempio, se non ci fossero tempeste nell’atmosfera, per dissipare ciò che è eterogeneo, il cielo non potrebbe mai diventare sereno, ma diverrebbe funesto per via degli accumuli pestiferi. Così in modo analogo nel corpo umano, a meno che tutte le cose nel sangue, sia quelle eterogenee, sia quelle omogenee, non confluiscano continuamente in un solo cuore, dove sono mescolate, vi sarebbe una mortale agglutinazione dei liquidi, che non potrebbero altrimenti essere disposti distintamente secondo i rispettivi usi. Così pure è per l’uomo nel corso della sua rigenerazione.

[4] Che vento, e in particolare vento d’oriente, non significhi altro che la dispersione delle falsità e dei mali, o, il che è lo stesso, di spiriti e geni maligni, e la successiva disposizione nell’ordine, si può scorgere dalla Parola, come in Isaia:

Tu li vaglierai, e il vento li separerà, e il turbine li disperderà; e gioirai nel Signore, ti glorierai nel Santo d’Israele (Is. 41:16)

Qui la separazione fa riferimento al vento e la dispersione al turbine, che scaccia i mali; allora coloro che sono rigenerati si rallegreranno nel Signore. In Davide:

Ecco, i re si radunarono, e avanzarono insieme; videro e rimasero sorpresi e atterriti e fuggirono. Furono colti da tremore, come il dolore di una donna che partorisce. Con il vento d’oriente spezzi le navi di Tarsis (Salmo 48:4-7)

Qui è descritto il terrore e la confusione provocata dal vento d’oriente, che soffia nel mondo degli spiriti, cui fa riferimento il significato interiore della Parola.

[5] In Geremia:

Gette il loro paese nella desolazione li disperderò come con un vento d’oriente davanti al nemico. Volterò loro le spalle, nel giorno della loro rovina (Ger. 18:16-17)

Qui allo stesso modo vento d’oriente sta per la dispersione delle falsità. Simile è anche la rappresentazione del vento orientale che prosciugò il Mar Rosso, affinché i figli d’Israele potessero passarvi attraverso, come descritto in Esodo:

Il Signore li fece retrocedere attraverso un forte vento orientale che soffiò per tutta la notte, rendendolo asciutto il mare, e le acque si divisero (Es. 14:21)

Il significato delle acque del Mar Rosso è simile a quello delle acque del diluvio nel presente passo, come è evidente dal fatto che gli egiziani (con i quali sono rappresentati i malvagi) ivi annegarono, mentre i figli di Israele (con i quali sono rappresentati i rigenerati, come da Noè qui) passarono oltre. Con il mar Rosso come per il diluvio, è rappresentata la dannazione, come anche la tentazione. Quindi per vento d’oriente si intende la dispersione delle acque, cioè, dei mali della dannazione, o della tentazione, come è evidente dal canto di Mosè dopo l’attraversamento (Es. 15:1-19); e anche da Isaia:

Il Signore prosciugherà interamente il golfo del mar d’Egitto, e con il suo possente vento stenderà la mano sopra il fiume, e lo ridurrà in sette, sui quali gli uomini marceranno all’asciutto. E vi sarà una strada per il resto del suo popolo, superstite dall’Assiria, come fu per Israele il giorno che uscì dal paese d’Egitto (Is. 11:15-16)

Qui una strada per il resto del popolo superstite dall’Assiria significa la disposizione secondo l’ordine.

843. Versetto 2 Le sorgenti dell’abisso e le cateratte del cielo si chiusero, e la pioggia si arrestò. Queste parole significano che la tentazione cessò. Le sorgenti dell’abisso, significano i mali della volontà. Le cateratte del cielo, significano le falsità dell’intelletto. La pioggia significa la tentazione stessa in generale.

844. Da questo al sesto versetto è trattato il primo stato dell’uomo di questa chiesa, dopo la tentazione; e ciò che è detto nel presente passo significa la cessazione della tentazione. Della sua tentazione, sia riguardo a ciò che è della volontà, sia riguardo a ciò che è dell‘intelletto, è stato precedentemente trattato; e alla sua cessazione, in relazione alle cose della volontà si fa riferimento con le sorgenti dell’abisso si chiusero. E alla sua cessazione, in relazione alle cose dell’intelletto si fa riferimento con le cataratte del cielo si fermarono. Che queste espressioni hanno tale significato è stato affermato e mostrato nel precedente capitolo (Genesi 7:11); e anche che pioggia significa la tentazione stessa (Genesi 7:12), per cui non c’è bisogno di soffermarsi più a lungo su questo argomento.

845. Il motivo per cui le sorgenti dell’abisso significano la tentazione riguardo a ciò che è della volontà, e le cateratte del cielo la tentazione riguardo a ciò che è dell’intelletto, è che le cose della volontà dell’uomo sono influenzate dall’inferno, piuttosto che le cose dell’intelletto, a meno che questo non sia immerso nelle cupidità che sono dalla volontà. I mali, che sono dalla volontà, sono ciò che condanna l’uomo e lo spinge giù all’inferno, e non altrettanto le falsità, a meno che queste non siano congiunte con i mali, perché poi gli uni seguono gli altri. La verità di questa affermazione può essere vista esaminando la condizione di coloro che sono nella falsità, e che nondimeno, sono salvati, che è il caso di molti tra i non cristiani, che hanno vissuto nella carità naturale e nella misericordia, e tra i cristiani che hanno creduto con semplicità di cuore. La loro ignoranza e semplicità li giustifica, perché in essa vi può essere innocenza. Ma è altrimenti presso coloro che si sono confermati nelle falsità, e hanno così acquisito una tale vita di falsità che rifiutano e respingono tutta la verità; perché questa vita di falsità deve essere distrutta prima che qualunque cosa della verità e quindi del bene possa essere introdotta. Peggiore è la sorte di quelli che si sono confermati nelle falsità sotto l’influenza delle loro cupidità, in modo che le falsità e le cupidità sono venute a costituire una sola vita; perché questi sono coloro che si precipitano in un inferno. Questo è il motivo per cui la tentazione inerente ciò che è della volontà è rappresentata dalle sorgenti dell’abisso che sono gli inferni, e la tentazione inerente ciò che è dell’intelletto, dalle cateratte del cielo, che sono le nuvole, da cui proviene la pioggia.

846. Versetto 3. E le acque gradualmente si ritirarono dalla terra, e dopo centocinquanta giorni calarono. Le acque gradualmente si ritirarono dalla terra, significa le fluttuazioni tra ciò che è vero e ciò che è falso; e dopo centocinquanta giorni le acque calarono, significa che le tentazioni cessarono. Centocinquanta giorni, qui come sopra, indica una conclusione.

847. E le acque gradualmente si ritirarono dalla terra. Che questo significa fluttuazioni tra ciò che è vero e ciò che è falso è evidente da ciò che è stato detto: che le acque del diluvio, o inondazioni, in relazione a Noè, significavano le tentazioni; perché il primo stato dopo la tentazione, le acque gradualmente si ritirarono, non può significare nient’altro che la fluttuazione tra verità e falsità. La natura di questa fluttuazione, tuttavia, non può essere conosciuta finché noto è nota quale sia la tentazione, perché come è la tentazione, tale è la fluttuazione che segue. Quando la tentazione è celeste, allora la fluttuazione è tra il bene e il male; quando la tentazione è spirituale, la fluttuazione è tra ciò che è vero e ciò che è falso; e quando la tentazione è naturale, la fluttuazione è tra le cose che appartengono alle cupidità e quelle ad essa contrarie.

[2] Ci sono molti tipi di tentazioni, che sono in generale celesti, spirituali e naturali; e queste non debbono essere mai confuse. Tentazioni celesti possono esistere solo presso coloro che sono nell’amore per il Signore, e quelle spirituali solo presso quelli che sono nella carità verso il prossimo. Le tentazioni naturali sono del tutto distinte dalle prime, e in effetti non sono tentazioni, ma semplicemente ansie derivanti dalle affezioni naturali, quando incombono disgrazie, malattie. Da questo breve resoconto può in qualche modo essere noto ciò che la tentazione è, vale a dire, l’angoscia e l’ansia generata da qualunque cosa si oppone alle affezioni di ciascuno. Così, presso coloro che sono nell’amore per il Signore, qualunque cosa assalga questo amore produce una sofferenza intima, che è la tentazione celeste. Presso coloro che sono nell’amore verso il prossimo, ovvero la carità, tutto ciò che assale questo amore causa tormento della coscienza, e questa è la tentazione spirituale.

[3] Ma presso chi è naturale, quelle che spesso sono chiamate tentazioni o rimorsi della coscienza non sono tentazioni, ma solo ansie causate dal fatto che le loro affezioni sono minacciate, come quando temono per la perdita dell’onore, e delle cose gradevoli del mondo, la reputazione, i piaceri, la vita del corpo e simili; tuttavia queste ansie sono suscettibili di produrre un qualche bene. Le tentazioni sono inoltre sperimentate da coloro che sono nella carità naturale, e di conseguenza da tutti i tipi di eretici, dai seguaci di altre religioni e dagli idolatri, e derivano da attacchi alla vita della loro fede che essi amano. Ma queste sono solo angustie che emulano le tentazioni spirituali.

848. Quando le tentazioni assalgono, è come se vi fosse una fluttuazione, e se la tentazione era spirituale, è una fluttuazione tra ciò che è vero e ciò che è falso. Ciò può essere sufficientemente evidente da questo, che la tentazione è l’inizio della rigenerazione; e come ogni rigenerazione ha per fine che l’uomo possa ricevere la nuova vita, o meglio, che egli possa ricevere la vita, e dal non essere uomo al poter essere fatto uomo, ovvero da morto ad essere reso vivente. Perciò, quando la sua vita precedente, che è solo animale, viene distrutta dalle tentazioni, egli non può che oscillare tra ciò che è vero e ciò che è falso. La verità è dalla nuova vita, la falsità dalla vecchia. E a meno che la vita precedente non è distrutta, e segue questa fluttuazione, è impossibile seminare qualsiasi seme spirituale, perché non vi è alcun suolo.

[2] Quando poi la vita precedente è distrutta e ad essa segue la fluttuazione, l’uomo sa a malapena ciò che è vero e buono, e in effetti vi è ben poco di qualche cosa come la verità. Così, ad esempio, quando egli riflette sui beni della carità, ovvero le cosiddette buone opere, e si interroga se egli possa compierle da se stesso e attribuirsene il merito, è in una tale oscurità che, quando è informato sul fatto che nessuno può fare il bene da se stesso o dal suo proprio, e ancora meno attribuirsene il merito – ma che tutto il bene viene dal Signore, e tutto il merito è unicamente suo – egli si smarrisce nello stupore. E così è in tutte le altre questioni inerenti la fede; ciò nondimeno, le tenebre e l’oscurità della sua mente affievoliscono e quest’ultima diventa sensibilmente e gradualmente illuminata.

[3] La rigenerazione è esattamente come la nascita dell’uomo e la sua infanzia. La sua vita è allora molto oscura; egli sa quasi nulla, e quindi in un primo momento riceve impressioni solo generali delle cose, che a poco a poco diventano più distinte quando acquisiscono idee specifiche alle quali seguono particolari ancora più minuti. Così i concetti generali sono illustrati dai particolari, in modo che il bambino impara non solo l’esistenza delle cose, ma anche la loro natura e qualità. Così è presso tutti coloro che emergono dalla tentazione spirituale; e lo stato di coloro nell’altra vita che sono stati nella falsità e sono stati distrutti, in relazione alla loro falsità, è anche similare. Questo stato è chiamato fluttuazione, ed è qui descritto dalle acque che gradualmente si ritirarono.

849. E dopo centocinquanta giorni calarono. Che ciò significa la cessazione delle tentazioni, ora segue chiaramente da quanto è stato detto. Che centocinquanta giorni indica una conclusione è evidente da quanto è stato detto di questo numero nel capitolo precedente (Genesi 7:24); quindi qui è la cessazione della fluttuazione e l’inizio di una nuova vita.

850. Versetto 4. E l’arca rimase sulle montagne di Ararat nel diciassettesimo giorno del settimo mese. L’arca rimase, significa rigenerazione. Il settimo mese, significa ciò che è santo. Il diciassettesimo giorno del mese, significa ciò che è nuovo; e i monti di Ararat, rappresentano la luce.

851. Che l’arca rimase significhi rigenerazione è evidente dal fatto che l’arca significa l’uomo di questa chiesa; e che tutte le cose che conteneva significano tutte le cose che erano in lui, come è stato compiutamente mostrato prima. Quando dunque si dice che l’arca rimase, significa che questo uomo era stato rigenerato. Il senso letterale effettivamente sembra implicare che il rimanere dell’arca significhi la cessazione delle fluttuazioni che seguono alla tentazione (di cui si parla nel versetto precedente); tuttavia, le fluttuazioni, che sono i dubbi e l’oscurità riguardo a ciò che è vero e bene, non cessano, ma persistono per lungo tempo, come risulterà evidente da quanto segue. Perciò è evidente che la successione delle cose è differente nel senso interiore; e poiché questi sono arcani, è consentito in questa sede di spiegarli. L’uomo spirituale, al pari dell’uomo celeste, dopo aver resistito alle tentazioni, diventa allo stesso modo il riposo del Signore; e in seguito, similmente egli diventa il settimo (non il settimo giorno, come luomo celeste) mese. (Riguardo all’uomo celeste in quanto riposo del Signore, ovvero sabato e settimo giorno, si veda sopra, n. 84-88.) Poiché tuttavia c’è una differenza tra uomo celeste e uomo spirituale, il riposo del primo è espresso nella lingua originale con una parola che significa il sabato, mentre il riposo di quest’ultimo è espresso da un altro termine, da cui prende il nome Noè, che propriamente significa riposo.

852. Che il settimo mese significa ciò che è santo, è ampiamente evidente da quanto illustrato in precedenza (n. 84-87, 395, 716). Questa santità corrisponde a quanto è stato detto riguardo all’uomo celeste (Genesi 2:3) che il settimo giorno era santificato, perché in esso Dio si riposò.

853. Che il diciassettesimo giorno significa ciò che è nuovo, è evidente da quanto è stato detto e mostrato dello stesso numero nel capitolo precedente (Gen. 7:11; n. 755), dove si intende un inizio; e ogni inizio è qualcosa di nuovo.

854. Che i monti di Ararat significano la luce è evidente dal significato di montagna, che è il bene dell’amore e della carità (n. 795); e dal significato di Ararat, che è la luce, e infatti, con esse e si intende la luce del rigenerato. La nuova luce, o la prima luce del rigenerato, non deriva mai la sua esistenza dalle conoscenze delle verità della fede, ma dalla carità. Le verità della fede sono come raggi di luce; l’amore o la carità è come una fiamma; e la luce di colui che viene rigenerato non è dalle verità della fede, ma dalla carità, essendo le stesse verità della fede raggi di luce che si dipartono da essa. Quindi è evidente che i monti di Ararat significano tale luce. Questa è la prima luce percepita dopo la tentazione, ed essendo la prima, è oscura, ed è chiamata lumen, non lux.

855. Da queste cose è ora evidente ciò che questo versetto nel senso interiore significa, cioè, che l’uomo spirituale è un santo riposo, in virtù di una nuova luce intellettuale che deriva dalla carità. Queste verità sono percepite dagli angeli in una varietà così meravigliosa, e in un ordine così mirabile, di cui l’uomo non potrebbe comprendere altro che un’unica idea, di migliaia e migliaia di cose in una serie molteplice che come tali, non possono essere descritte. Tale è la Parola del Signore attraverso il suo senso interiore, anche quando nel senso letterale sembra essere una mera storia, come quando qui è detto che l‘arca si fermò nel diciassettesimo giorno del settimo mese, sui monti di Ararat.

856. Versetto 5. E le acque calarono gradualmente fino al decimo mese. Il primo giorno del decimo mese, emersero le cime delle montagne. E le acque calarono gradualmente, significa che le falsità cominciarono a scomparire. Il decimo mese, significa le verità che fanno parte dei resti. Il primo giorno del mese le cime delle montagna emersero, significa che le verità della fede, cominciarono ad affiorare.

857. E le acque calarono gradualmente. Che questo significa che falsità cominciarono a scomparire è evidente dalle parole stesse, nonché da quanto sopra mostrato (versetto 3), dove si dice che le acque si ritirarono, gradualmente. Qui si dice che le acque calarono gradualmente e come per la locuzione precedente, sono intese le fluttuazioni tra ciò che è vero e ciò che è falso, ma queste ultime fluttuazioni sono diminuite. Perché nelle fluttuazioni successive alla tentazione (come prima detto) l’uomo non sa cosa sia la verità, ma gradualmente le fluttuazioni cessano, così appare la luce della verità. La ragione di ciò è che, finché l’uomo è in un tale stato, l’uomo interno, cioè il Signore attraverso l’uomo interno, non può operare sull’esterno. Nell’uomo interno sono i resti, che sono le affezioni di ciò che è bene e vero, come descritto in precedenza; nell’esterno sono presenti le cupidità e le falsità che ne derivano; e finché queste ultime non sono sottomesse ed estinte, la strada non è aperta per i beni e le verità provenienti dall’interno, cioè attraverso l‘interno dal Signore.

[2] Le tentazioni, dunque, hanno per scopo che gli esterni dell’uomo possano essere sottomessi e quindi essere resi obbedienti ai suoi interni, come può essere evidente per tutti dal fatto che non appena gli amori dell’uomo sono aggrediti e spezzati (come in caso di disgrazie, malattia e dispiaceri), le sue cupidità cominciano a placarsi, e allo stesso tempo, egli comincia a parlare piamente; ma non appena ritorna nel suo stato precedente, l’uomo esterno prevale ed egli pensa scarsamente a queste cose. Lo stesso accade in punto di morte, quando le cose corporee cominciano a estinguersi; e quindi tutti possono vedere cosa è l’uomo interno, e cosa il suo esterno; e anche cosa è ciò che resta, e come le cupidità e i piaceri, che sono dell’uomo esterno, ostacolano l‘azione del Signore, attraverso l’uomo interno. Da ciò è anche chiaro a tutti il risultato delle tentazioni, ovvero del tormento interiore denominato rimorso di coscienza, vale a dire, che luomo esterno è reso obbediente al suo interno. L’obbedienza dell’uomo esterno non è altro che questo: che le affezioni di ciò che è bene e vero non siano ostacolate, contrastate e soffocate dalle cupidità e dalle falsità che ne derivano. La cessazione delle cupidità e delle falsità è descritta attraverso le acque calarono gradualmente.

858. Che il decimo mese indica le verità che sono in ciò che resta, è evidente dal significato di dieci, che concerne i resti (n. 576.); e da quanto detto sopra riguardo ai resti nell‘uomo interno.

859. Che nel primo giorno del mese le cime delle montagne emersero significhi che le verità della fede iniziarono ad affiorare, è evidente dal significato di montagne (n. 795), essendo queste rappresentative dei beni dell’amore e della carità. Le loro cime cominciano a vedersi quando l’uomo viene rigenerato, e viene dotato della coscienza, e quindi della carità. Chi immagina di vedere le cime delle montagne, ovvero le verità della fede, per qualsiasi altra causa diverse dai beni dell’amore e della carità, si inganna alquanto, perché senza di esse vede nello stesso modo degli ebrei e dei profani. Le cime delle montagne sono le prime luci che appaiono.

860. Da queste cose è anche evidente che ogni rigenerazione procede dalla sera alla mattina, come si afferma per sei volte nel primo capitolo della Genesi, dove si tratta della rigenerazione dell’uomo, e dove la sera è descritta nei versetti 2 e 3; e la mattina nei versetti 4 e 5. In questo passo il sorgere delle prime luci, ovvero lo stato di questo mattino è descritto attraverso le cime delle montagne emersero.

861. Versetto 6. E avvenne che alla fine del quarantesimo giorno Noè apri la finestra che aveva fatto nell’arca. E avvenne che alla fine del quarantesimo giorno, significa la durata del primo stato e l’inizio del successivo. Noè apla finestra che aveva fatto nell’arca, significa un secondo stato, quando le verità della fede gli apparvero.

862. E avvenne che alla fine del quarantesimo giorno. Che questo significa la durata dello stato precedente, e l’inizio del successivo, è evidente dal significato di quaranta, che è stato spiegato al n. 730, dove, trattando della tentazione, si dice quaranta giorni e quaranta notti, per indicare la durata della tentazione. Ma poiché il soggetto qui è lo stato successivo alla tentazione, si dice quaranta giorni, ma non quaranta notti. Il motivo è che la carità, che nella Parola è espressa dal giorno ed è chiamata giorno, ora comincia ad apparire. E la fede che precede non essendo congiunta con la carità, viene paragonata alla notte ed è chiamata notte (come in Genesi 1:16, e in altri luoghi della Parola). Nella Parola la fede è chiamata anche notte per il fatto che riceve la sua luce dalla carità, come la luna fa attraverso il sole. Di qui, la fede è paragonata alla luna ed è chiamata luna. E l’amore, ovvero la carità viene paragonata con il sole ed è chiamata sole. Quaranta giorni (o la durata che essi significano) fanno riferimento sia a ciò che precede, sia a ciò che segue, perciò si dice, alla fine del quarantesimo giorno. Quindi, significano la durata del primo stato e l’inizio di ciò di cui ora si tratta. Qui dunque inizia la descrizione del secondo stato dell’uomo di questa chiesa dopo la tentazione.

863. Noè apri la finestra che aveva fatto nell’arca. Che questo significa un secondo stato, quando appaiono a lui le verità della fede, è evidente dalle ultime parole del versetto precedente: le cime delle montagne emersero e dal loro significato, come anche dal significato di finestra (vedi n. 655) vale a dire l’intelletto, o, il che è lo stesso, la verità della fede; e similmente dal suo essere il primo sorgere della luce. Riguardo all’intelletto, o verità della fede, rappresentata dalla finestra, si può osservare qui come sopra, che nessuna verità della fede è possibile se non dal bene dell’amore o della carità, in quanto non vi può essere autentica comprensione salvo che attraverso ciò che è della volontà. Se si rimuove quello che è della volontà, non c’è alcun intelletto, come è stato spesso mostrato; quindi ne consegue che se si rimuove la carità, non c’è alcuna fede. E siccome la volontà dell’uomo è mera avidità, al fine di prevenire l’immersione di ciò che è del suo intelletto, ovvero la verità della fede, nella sua cupidità, il Signore ha mirabilmente provveduto affinché ciò che è dell’intelletto sia separato da ciò che è della volontà dell’uomo, con un certo mezzo, che è la coscienza, e in cui la carità può essere impiantata. Senza questa mirabile provvidenza nessuno mai avrebbe potuto essere salvato.

864. Versetto 7. E mandò un corvo che uscì e ritornò finché le acque furono prosciugate dalla terra. E mandò un corvo che uscì e ritornò, significa che le falsità ancora recavano turbamento. Con il corvo, si intendono le falsità; e per uscire e ritornare, si intende che tale era il loro stato. Finché le acque furono prosciugate dalla terra, significa l’apparente dispersione delle falsità.

865. E mandò un corvo che uscì e ritornò. Che qui si intende che le falsità recavano ancora turbamento è evidente dal significato di corvo e di uscire e ritornare, riguardo ai quali sarà detto di più in seguito. In questo passo viene descritto il secondo stato dell’uomo che deve essere rigenerato, dopo la tentazione, quando le verità della fede, come il primo sorgere della luce, cominciano ad apparire. Tale è la natura di questo stato che le falsità recano continuamente disturbo, in modo che assomiglia al crepuscolo del mattino, quando un po’ dell’oscurità della notte rimane; cosa che è qui rappresentata dal corvo. Le falsità presso l’uomo spirituale, in particolare prima della sua rigenerazione, sono come il denso manto di una nuvola. La ragione è che egli non può conoscere alcunché della verità della fede se non da ciò che viene rivelato nella Parola, dove tutte le cose sono espresse in modo generale; e i concetti generali sono come la coltre di una nuvola, perché ogni generale comprende in sé migliaia e migliaia di elementi particolari, e ogni particolare migliaia e migliaia di elementi singolari, essendo tutti i generali illustrati dai particolari e dai singolari. Questi non sono mai stati rivelati all’uomo, perché entrambi sono indescrivibili e inconcepibili, e quindi non possono essere riconosciutisi può credere alla loro esistenza, perché sono in contrasto con la fallacia delle percezioni sensoriali dell’uomo, al cui superamento l’uomo difficilmente acconsente.

[2] È del tutto altrimenti presso l’uomo celeste, che è dotato della percezione dal Signore. Perché in lui i particolari e i singolari possono essere insinuati. Per esempio: che l’autentico matrimonio è quello di un uomo con una moglie; e che tale matrimonio è rappresentativo del matrimonio celeste e quindi la felicità celeste può essere in esso, e giammai in un matrimonio di un uomo con una pluralità di mogli. L’uomo spirituale, che conosce questo dalla Parola del Signore, vi acconsente, e quindi assume come una questione di coscienza che il matrimonio con più di una moglie è un peccato; ma egli non conosce questo soggetto nel dettaglio. L’uomo celeste invece percepisce migliaia di cose che confermano questo concetto generale, in un modo tale che il matrimonio con più mogli suscita la sua ripugnanza. Poiché l’uomo spirituale conosce solo i concetti generali, e la sua coscienza è costituita da questi; e siccome i concetti generali sono stati esposti nella Parola in maniera tale da risultare compatibili con la fallacia dei sensi, è evidente che innumerevoli falsità, che non possono essere disperse, aderiscono e si insinuano in essi. Queste falsità sono qui rappresentate dal corvo che uscì e ritornò.

866. Che il corvo significa le falsità è evidente in modo generale da quanto è stato detto e mostrato sopra riguardo agli uccelli, che significano le cose dell’intelletto, della ragione e della memoria, e anche l’opposto, che sono i ragionamenti e le falsità. Entrambi questi ultimi sono descritti nella Parola attraverso varie specie di uccelli. Le verità dell’intelletto, attraverso uccelli gentili, belli e puri; e le falsità attraverso uccelli famelici, brutti e sporchi, a seconda della specie della verità o della falsità. Falsità grossolane e ingenti sono rappresentate da gufi e corvi; da gufi perché vivono nel buio della notte e da corvi, perché sono di un colore nero. Come in Isaia:

Il gufo e anche il corvo vi dimoreranno (Is. 34:11)

dove la chiesa ebraica è descritta come dimora di palesi falsità rappresentate dal gufo e dal corvo.

867. Che uscì e ritornò significhi che tale era il loro stato, è evidente dalle falsità presso l’uomo nel suo primo stato e nel secondo stato dopo la tentazione, e cioè che le falsità imperversano, vanno e vengono, per il motivo sopra esposto; che l’uomo in quel momento è, e può essere solo nella conoscenza delle cose più generali, sulle quali fluiscono le fantasie emergenti dalle cose corporee, sensuali e mondane, che sono in contrasto con le verità della fede.

868. Finché le acque furono prosciugate sulla terra. Che questo indica l’apparente dissipazione delle falsità è evidente dallo stato dell’uomo quando viene rigenerato. Tutti credono attualmente che i mali e le falsità nell’uomo siano del tutto separati e rimossi durante la rigenerazione, in modo che quando egli diventa rigenerato, nulla del male, o della falsità rimane, ed egli è puro e giusto, come qualcosa che è stato lavato e purificato con acqua. Questo concetto è, tuttavia, del tutto falso; perché non un solo male, né la falsità possono essere scrollati di dosso e rimossi. E ciò che è stato ereditato dall’infanzia, e acquisito con azioni e opere, rimane. Così l’uomo, nonostante sia rigenerato, non è altro che male e falsità, come viene mostrato alla vita delle anime dopo la morte. La verità di questa affermazione è chiaramente manifesta dalla considerazione, che non vi è nulla del bene né della verità nell’uomo se non dal Signore, e che tutto il male e la falsità sono nell’uomo, dal suo proprio; e che l’uomo, lo spirito, e anche l’angelo, se lasciato minimamente in se stesso, si precipiterebbe in un inferno. Perciò è anche detto nella Parola che il cielo non è puro. Questo è riconosciuto dagli angeli, e chi non lo riconosce non può essere tra gli angeli. È soltanto la misericordia del Signore che li libera, e li tira fuori dall’inferno e impedisce loro di precipitarsi là da loro stessi. Che siano trattenuti dal Signore, dal precipitarsi in un inferno, è chiaramente percepito dagli angeli, e in qualche misura anche dagli spiriti retti. Gli spiriti maligni, tuttavia, come gli uomini, non credono c; ma spesso è stato dimostrato loro quanto, per Divina misericordia del Signore, sarà detto dall’esperienza, qui di seguito.

[2] Poiché dunque lo stato dell’uomo è tale che il male e la falsità non possono mai essere scrollati di dosso, né rimossi, perché la sua vita consiste esattamente nel male e nel falso, il Signore, per Divina misericordia, mentre rigenera l’uomo, attraverso le tentazioni soggioga così i suoi mali e le falsità che appaiono come estinti, sebbene non lo siano, sono semplicemente sottomessi, in modo che non possano combattere contro i beni e le verità che sono dal Signore. Allo stesso tempo, il Signore, attraverso le tentazioni, dà all’uomo anche una nuova facoltà di ricevere i beni e le verità, dotandolo delle idee e delle affezioni del bene e della verità (a cui i mali e le falsità possono essere piegati) e ispirando nelle sue cognizioni generali (di cui sopra) i particolari, e in questi, i singolari, che sono custoditi nell’uomo a sua insaputa, perché sono interiori alla sfera della sua comprensione e percezione. Questi sono di natura tale da servire come ricettacoli o contenitori, in modo che la carità possa essere insinuata in loro dal Signore, e nella carità, l’innocenza. Questa splendida tempra presso l’uomo, lo spirito e l’angelo, può essere rappresentata, da una sorta di arcobaleno, e per questo motivo l’arcobaleno è stato eretto a segno dell’alleanza (Genesi 9:12-17), in merito al quale, per misericordia Divina del Signore, si tratterà in quel capitolo. Quando l’uomo è stato così formato, si dice che è rigenerato, pur restando presso di lui tutti i suoi mali e le sue falsità, ma allo stesso tempo egli è preservato da tutti i suoi beni e dalle sue verità. Tutti i mali e le falsità dell’uomo malvagio tornano nell’altra vita esattamente come erano nella vita del corpo, e sono mutate in fantasie infernali e punizioni. Viceversa, presso l’uomo retto, tutti i suoi stati di bene e verità, come l’amicizia, la carità e l’innocenza, sono richiamati nell’altra vita e, insieme con le loro delizie e felicità, sono immensamente amplificati e moltiplicati. Queste cose sono ciò che si intende per il prosciugamento delle acque, vale a dire la dispersione delle falsità.

869. Versetto 8. E mandò una colomba che era presso di sé, per vedere se le acque si fossero ritirate dalle facce del suolo. Con la colomba, si intendono le verità e beni della fede presso colui che deve essere rigenerato. E mandò una colomba per vedere, significa lo stato di ricezione delle verità e dei beni della fede. Se le acque si fossero ritirate, significa le falsità che ostacolano. Le facce della suolo, significano le cose che sono nell’uomo della chiesa; si dice suolo, perché questo è il primo stato in cui l’uomo diventa una chiesa.

870. Che per la colomba si intendano le verità e i beni della fede presso colui che deve essere rigenerato è evidente dal significato di colomba nella Parola, in particolare la colomba, che si posò su Gesù quando fu battezzato, di cui leggiamo in Matteo:

Quando Gesù fu battezzato, uscì subito fuori dall’acqua, ed ecco i cieli si aprirono, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui (Matteo 3:16; Giovanni 1:32; Luca 3:21-22; Marco 1:10-11)

Qui la colomba non significava altro che la santità della fede; e il battesimo la rigenerazione; volendo intendere, in relazione alla nuova chiesa che doveva sorgere, la verità e il bene della fede, che è ricevuto attraverso la rigenerazione dal Signore. Cose simili sono state rappresentate attraverso le colombe o le tortore offerte in sacrificio e olocausto nella chiesa ebraica, di cui leggiamo in Levitico (Lv. 1:14-17; 5:7-10, 12:6, 8; 14:21, 22, 15:14, 29, 30; Num. 6:10, 11; Luca 2:22-24), come è evidente dai diversi passi. Che avessero un tale significato tutti possono comprenderlo dalla sola considerazione che essi devono necessariamente rappresentare qualcosa; perché altrimenti non avrebbero alcun significato e non sarebbero in alcun modo Divini; perché ciò che è esteriore della chiesa è qualcosa di inanimato, e vive attraverso ciò che è interiore, e questo dal Signore.

[2] Che una colomba in generale significhi le cose intellettuali della fede, è evidente anche nei profeti, come in Osea:

Efraim sarà come una colomba stupida e senza giudizio; ora chiamano l’Egitto; ora vanno in Assiria (Os. 7:11)

E ancora, riguardo a Efraim:

Torneranno, come uccelli dall’Egitto, e come colombe dal paese d’Assiria (Os. 11:11)

Qui Efraim rappresenta colui che è intelligente, Egitto colui che ha la scienza, Assiria colui che è razionale, colomba ciò che attiene alle cose intellettuali della fede. Qui anche il soggetto è la rigenerazione della chiesa spirituale. Ancora in Davide:

O Signore, non consegnare la vita della tua tortora, alle fiere (Salmi 74:19)

dove fiere rappresenta coloro che non sono in alcuna carità; la vita della tortora, la vita di fede. Si veda anche ciò che è stato detto e mostrato in precedenza sugli uccelli, che significano le cose intellettuali: quelli mansueti, incantevoli, puri e utili, le verità e i beni intellettuali; e gli uccelli feroci, brutti, impuri e inutili, il contrario, ovvero le falsità, come il corvo, che qui è opposto alla colomba.

871. E mandò una colomba per vedere. Che questo significa uno stato di ricezione delle verità e dei beni della fede è evidente dalla successione delle cose, come anche da quanto segue, dove sono esposti i tre stati di rigenerazione di questo uomo, dopo le tentazioni, che sono rappresentati dal fatto che la colomba è inviata per tre volte. Qui il senso letterale lascia intendere la sua esplorazione; poiché è detto che egli mandò fuori la colomba per vedere, se le acque si fossero ritirate; cioè se le falsità erano ancora così pervasive i beni e le verità non potevano essere ricevuti. Ma presso il Signore non vi è alcuna esplorazione, perché egli conosce tutte le cose, sia in generale, sia in particolare. Nel significato interiore quindi, le parole significano, non l’esplorazione, ma lo stato, e qui nello specifico, il primo stato, quando le falsità erano ancora di ostacolo, che è significato dalle parole, se le acque si fossero ritirate.

872. Che per le facce del suolo si intendano quelle cose che sono nell’uomo della chiesa, e che il suolo è menzionato perché questo è il primo stato quando l’uomo sta diventando una chiesa, è evidente dal significato di suolo (si veda sopra), cioè l’uomo della chiesa, che si chiama suolo quando i beni e la verità della fede possono essere seminate in lui, ma prima di ciò egli è chiamato terra. Così nel primo capitolo della Genesi, prima che l’uomo diventi celeste, è denominato terra. E quando è diventato celeste, come descritto nel secondo capitolo, è chiamato suolo e campo. È lo stesso in questo capitolo. Semplicemente dalle parole terra e suolo si può vedere che cosa è inteso nel significato interiore, non solo qui, ma in tutta la Parola. Con suolo nel senso universale è significata la chiesa; e di conseguenza, è anche significato l’uomo della chiesa; perché, come si è detto prima, ogni uomo della chiesa è una chiesa.

873. Versetto 9. Ma la colomba non trovò dove posare le zampe e tornò da lui all’arca perché le acque ricoprivano completamente le facce della terra. Ed egli stese la mano, la prese e la riportò presso di sé nell’arca. Ma la colomba non trovò dove posare le zampe, significa che nulla del bene e della verità della fede potevano ancora mettere radici. E tornò da lui all’arca, significa che il bene e la verità apparivano a lui, come se fossero dalla fede. Perché le acque ricoprivano completamente le facce della terra, significa che le falsità erano ancora traboccanti. Ed egli stese la mano, significa la sua potenza. E la prese e la riportò presso di sé nell’arca, significa che egli fece ciò che era bene e pensò ciò che era vero da se stesso.

874. Qui è descritto il primo stato della rigenerazione dell’uomo di questa chiesa dopo la tentazione, che è comune a tutti quelli che vengono rigenerati; vale a dire, che essi suppongono di fare ciò che è bene e pensare ciò che è vero da loro stessi; e siccome sono ancora in una grande oscurità, il Signore permette che indugino in questi ragionamenti. Ma tutto il bene che compiono e tutta la verità che pensano mentre sono in tale immaginazione non è il bene e la verità della fede. Perché qualunque cosa l’uomo produca da se stesso, non può essere bene, perché è da se stesso cioè, da una fonte che è impura e immonda. Da questa fonte impura e immonda non può scaturire mai alcun bene, perché l’uomo è sempre nel pensiero del proprio merito e della propria giustizia; e alcuni arrivano al punto di disprezzare gli altri in confronto con se stessi, come il Signore insegna in Luca 18: 9-14; e altri sbagliano in altri modi. Le cupidità del proprio dell’uomo si mescolano tra loro, in modo che ciò che esteriormente appare essere bene, interiormente è sozzura. Per questo motivo il bene che l’uomo fa in questo stato non è il bene della fede; e il caso è lo stesso con ciò che egli assume essere la verità, perché anche quando ciò che egli ritiene, possa essere autenticamente vero, tuttavia fin tanto che procede dal suo proprio è effettivamente la verità della fede, ma il bene della fede non è in essa; e tutta la verità, affinché sia verità della fede deve avere in essa, dal Signore, il bene della fede. Allora per la prima volta ci sono il bene e la verità.

875. Ma la colomba non trovò dove posare le zampe. Che questo significa che nulla del bene e della verità della fede, poteva ancora mettere radice, è evidente dal significato di colomba cioè, verità della fede, e dal significato di posare le zampe, vale a dire, mettere radici. La ragione per cui non poteva mettere radici è spiegata nel seguito, e cioè che falsità erano ancora traboccanti. Ma ciò non può essere compreso se non è noto in che modo la rigenerazione dell’uomo spirituale viene effettuata.

[2] Presso questo uomo le conoscenze della fede devono essere impiantate nella sua memoria dalla Parola del Signore, o dalle cose dottrinali da essa derivate (che l’antica chiesa attingeva da ciò che è stato rivelato alla chiesa più antica), e quindi la sua mente intellettuale deve essere istruita. Ma fino a quando in essa traboccano le falsità, le verità della fede, comunque seminate, non possono mettere radici. Rimangono sulla superficie, cioè nella memoria; né il suolo è adatto per esse fino a quando le falsità non sono state disperse in modo che non appaiono, come si è detto prima.

[3] Il suolo autentico di questo uomo viene preparato nella sua mente intellettuale, e quando è stato preparato, il bene della carità è insinuato dal Signore, e da questo, la coscienza, da cui poi egli agisce, cioè, attraverso cui il Signore opera il bene e verità della fede. Così il Signore rende le cose intellettuali di questo uomo distinte da quelle della sua volontà, in modo che non siano mai unite; perché se fossero unite, egli perirebbe in eterno.

[4] Presso l’uomo della chiesa più antica le cose dell’intelletto erano unite a quelle della volontà, come sono anche presso gli angeli celesti. Ma presso l’uomo di questa chiesa antica non erano unite, né lo sono presso ogni uomo spirituale. Sembra infatti come se il bene della carità che egli faccia sia dalla sua volontà, ma questa è solo un‘erronea apparenza. Tutto il bene della carità che egli compie procede unicamente dal Signore, non dalla volontà, ma attraverso la coscienza. Se il Signore lasciasse minimamente agire l’uomo dalla sua propria volontà, invece del bene questi opererebbe male, odio, vendetta e crudeltà.

[5] È lo stesso per la verità che l’uomo spirituale pensa e pronuncia: se non pensasse, parlasse dalla coscienza, e quindi dal bene che è del Signore, egli non potrebbe mai pensare né dire la verità se non come fanno i diavoli dell’inferno quando si fingono angeli di luce. Tutto ciò è chiaramente manifesto nell’altra vita. Da queste cose è evidente in che modo avviene e ciò che è la rigenerazione dell’uomo spirituale: invero essa è la separazione della sua parte intellettuale dalla sua volontà, mediante la coscienza, che è formata dal Signore nella sua parte intellettuale. E tutto ciò che è fatto per mezzo di essa appare come sia fatto dalla volontà dell’uomo, ma in realtà è fatto dal Signore.

876. E tornò da lui all’arca. Che questo significa il bene e la verità che appaiono come se fossero dalla fede, è evidente da ciò che è stato detto, e anche da quanto segue. Nel significato interiore, tornare all’arca non significa liberazione, perché ciò è rappresentato dall’essere mandato e non dal tornare, come è evidente da quanto segue, nel dodicesimo versetto, ove egli mandò la colomba ed essa non tornò più a lui; e inoltre nei versi quindicesimo e sedicesimo ove è comandato a Noè di uscire dall’arca; e nel versetto diciottesimo, dove egli uscì. L’arca indica lo stato dell’uomo di questa chiesa prima della rigenerazione, in cui era in cattività, ovvero prigioniero e minacciato da tutte le parti, dai mali e dalle falsità, o dalle acque del diluvio. E così, il fatto che la colomba torni da Noè all’arca, significa che il bene e la verità rappresentati dalla colomba tornarono di nuovo presso l’uomo. Perché qualunque bene, un uomo supponga di fare da se stesso, torna a lui, dal momento che concerne se stesso; perché egli lo fa o per ostentarlo al mondo, o agli angeli, o affinché possa meritare il cielo, o affinché possa essere il più grande nel cielo. Queste cose sono nel proprio dell’uomo e in ogni sua idea, anche se esteriormente c’è una parvenza del bene e della verità della fede. Il bene e la verità della fede sono interiormente bene e verità dal loro intimo; cioè tutto il bene e la verità della fede fluiscono dal Signore attraverso l’intimo dell’uomo. Ma quando ciò che un uomo fa è dal suo proprio, ovvero dal merito, allora gli interni sono impuri e gli esterni appaiono puri; proprio come con una prostituta che appare attraente nel volto; o come una mummia etiope, o meglio, egiziana, avvolta in un indumento bianco.

877. Perché le acque erano sulle facce di tutta la terra. Che questo significa che le falsità erano ancora traboccanti è evidente dal significato delle acque del diluvio, cioè le falsità (che è stato sufficientemente dimostrato in precedenza), e anche dalle parole stesse.

878. Egli stese la mano, la prese e la portò con sé nell’arca. Che questo significa il suo potere, e che egli fece ciò che era bene e pensò ciò che era vero da se stesso, è evidente dal significato di mano cioè potenza, e quindi il suo potere da cui ha fatto queste cose. Perché stendere la mano, prendere la colomba e portarla con sé, significa attribuire a se stesso la verità rappresentata dalla colomba. Che per mano è inteso il potere e anche l’autorità e la fiducia in se stessi che ne deriva, è evidente da molti passi della Parola, come in Isaia:

Io punirò il frutto della grandezza del cuore del re di Assiria perché egli ha detto, Per la forza della mia mano ho agito e per la mia sapienza, perché sono intelligente (Isaia 10:12-13)

dove mano denota chiaramente la sua forza alla quale egli attribuì ciò che fece, e questa è stata la causa della sua punizione. Nello stesso profeta:

Moab stenderà lì le mani, come il nuotatore nell’atto di nuotare, e sarà umiliato il suo orgoglio con le cateratte sulle sue mani (Isaia 25:11)

dove le mani denotano la forza del proprio dell’uomo, da cui egli considera se stesso sopra gli altri, quindi dell’orgoglio.

[2] Nello stesso profeta:

I loro abitanti avevano le mani corte, erano impauriti e coperti di vergogna (Isaia 37:27)

mani corte significa privi di forza. Nello stesso profeta:

L’argilla dirà forse al vasaio, Che hai fatto? E la tua opera è senza mani? (Isaia 45:9)

Qui essere senza mani significa che non avere alcun potere. In Ezechiele:

Il re farà cordoglio, e il principe si rivestirà di stupore, e le mani del popolo del paese saranno turbate (Ez. 7:27)

dove le mani denotano il potere. In Michea:

Guai a quelli che meditano l’iniquità e opere malvagie nei loro letti; alla luce del mattino lo compiono, perché la mano è il loro Dio (Michea 2:1)

dove mano indica il proprio potere in cui essi confidano, come loro Dio. In Zaccaria:

Guai al pastore del nulla, che abbandona il gregge; la spada sarà sul suo braccio e sul suo occhio destro. Il suo braccio avvizzirà, e il suo occhio destro sarà completamente oscurato (Zaccaria. 11:17)

[3] Siccome mani significa poteri, i mali e falsità dell’uomo sono continuamente chiamati nella Parola le opere delle sue mani. I mali sono dal proprio della volontà dell’uomo, le falsità sono dal proprio del suo intelletto. Che questa sia la sorgente dei mali e delle falsità è evidente dalla natura del proprio dell’uomo, che non è altro che male e falso (come si può vedere sopra, n. 39, 41, 141, 150, 154, 210, 215). Poiché mani in generale significano potere, molte volte nella Parola le mani sono attribuite a Jehovah, o al Signore, e quindi per mani è intesa, nel significato interiore, l’onnipotenza, come in Isaia:

Signore, la tua mano è alzata (Is. 26:11)

che indica il potere Divino. Nello stesso profeta:

Il Signore stende la sua mano, e tutti periscono (Isaia 31:3)

che indica il potere Divino. Nello stesso profeta:

Sull’opera delle mie mani osate impartirmi ordini? Le mie mani hanno disteso i cieli e tutte le loro schiere impartisco ordini (Is. 45:11, 12)

che indica il potere Divino. Il rigenerato è spesso chiamato nella Parola opera delle mani di Signore. Nello stesso profeta:

La mia mano ha posto le fondamenta della terra, e la mia mano destra ha misurato i cieli con il palmo (Is. 48:13)

dove mano e destra rappresentano l’onnipotenza.

[4] Nello stesso profeta:

È così corta la mia mano che non può redimere? Oppure non ho la forza per liberare? (Isaia 50: 2)

che indica la potenza Divina. In Geremia:

Tu hai fatto il cielo e la terra con la tua gran potenza e col tuo braccio steso; ed hai portato il tuo popolo fuori dal paese d’Egitto con segni e prodigi, con una mano forte e con un braccio steso (Ger. 32:17, 21)

che indica la potenza Divina; la potenza è nominata nel diciassettesimo versetto, e la mano nel ventunesimo. Che Israele fu portato fuori dall’Egitto con mano forte e braccio steso è un’espressione ricorrente. In Ezechiele:

Così dice Jehovih il Signore, Nel giorno in cui ho scelto Israele, e ho steso la mia mano fino alla progenie della casa di Giacobbe, e ho mi sono manifestato a loro nel paese d’Egitto, ho steso la mia mano verso loro, per farli uscire dal paese d’Egitto (Ez. 20:5-6, 23)

In Mosè:

Israele vide la grande mano con la quale il Signore ha agito contro gli Egiziani (Es. 14:31)

[5] Che per mano si intende la potenza è ormai chiaramente manifesto da questi passi. Infatti la mano è così sinonimo di potenza che ne è divenuto anche il suo rappresentante, come è evidente dai miracoli che sono stati fatti in Egitto, quando a Mosè fu comandato di stendere il suo bastone, o la mano, e così si sono compiuti; come in Esodo:

Mosè stese il suo bastone verso il cielo, e il Signore fece piovere grandine sul paese d’Egitto (Esodo 9:22, 23).

Mosè stese la sua mano verso il cielo, e ci furono dense tenebre (Es 10:21, 22)

Mosè stese la mano sul mare, e il Signore rese asciutto il mare; e Mosè stese la sua mano sul mare, e il mare ritornò al suo livello abituale (Es. 14:21, 27)

Nessuno che sia dotato della capacità di ragionare correttamente può credere che vi fosse un tale potere nella mano o nella verga di Mosè, ma poiché il sollevare e lo stendere la mano fa riferimento alla potenza Divina, è diventata una figura rappresentativa nella chiesa ebraica.

[6] Allo stesso modo quando Giosuè tese la lancia, in Gios:

E il Signore disse a Giosuè: Stendi la lancia che hai in mano verso Ai; perché la darò nelle tue mani; e non appena Giosuè stese la lancia che aveva in mano verso la città, entrarono nella città e la conquistarono. E Giosuè non ritirò la mano che brandiva la lancia, finché tutti gli abitanti di Ai non furono sacrificati (Gs. 8:18, 26)

Da ciò vengono in rilievo le figure rappresentative che erano l’esteriore della chiesa ebraica; e anche nella Parola il cui significato esteriore non sembra essere rappresentativo del Signore e del suo regno, come qui lo stendere la mano, e così pure tutte le altre cose, che non hanno alcun aspetto rappresentativo, laddove la mente si sofferma solo sulla narrazione storica. È evidente anche quanto gli ebrei fossero regrediti dalla comprensione autentica della Parola e dei riti della chiesa, riducendo tutto il culto al solo aspetto esteriore, fino al punto di attribuire il potere alla verga di Mosè e alla lancia di Giosuè, quando invece non c’era più potere in essi che nel legno. Ma poiché l’onnipotenza del Signore era così rappresentata, e ciò si comprende nel cielo quando essi stendevano la loro mano o la verga, di qui derivavano i segni e i miracoli.

[7] Così anche era quando Mosè sulla cima della collina alzò le mani, e Giosuè prevalse; e quando abbassò le sue mani, Giosuè fu sconfitto; e quindi tennero le sue mani sollevate (Es. 17:9-13). Allo stesso modo le mani venivano imposte su coloro che dovevano essere consacrati, come il popolo con i leviti (Num. 8:9, 10, 12), e Mosè con Giosuè, quando questi prese il suo posto (Num. 27:18, 23), in modo che il potere potesse così essere conferito. Di qui discendono anche i riti ancora osservati di inaugurazione e benedizione mediante l’imposizione delle mani. In quale misura la mano sia significativa e rappresentativa della potenza, è evidente da ciò che viene detto nella Parola riguardo a Uzza e Geroboamo. Di Uzza è detto che egli introdusse la mano nell’arca di Dio, la prese, e quindi morì (2 Sam 6: 6, 7). L‘arca rappresenta il Signore, e quindi tutto ciò che è santo e celeste. Il fatto che Uzza introdusse la mano nell’arca, è significativo del potere proprio dell’uomo, ovvero, ciò che è il suo proprio. E siccome questo è profano, la parola mano è compresa, ma non espressa, affinché non sia percepito dagli angeli che una cosa profana abbia toccato ciò che è santo, per poi morire.

[8] E poiché Uzza introdusse la mano, morì. Di Geroboamo è detto:

E avvenne che, quando il re udì la parola dell’uomo di Dio, che inveiva contro l’altare, sollevò la mano dall’altare, dicendo Prendetelo. E la mano che ha aveva puntato contro di lui sinaridì, in modo che non poteva più ritrarla a sé. Allora disse all’uomo di Dio, Prega i volti del Signore tuo Dio per me affinché la mia mano possa essere ristabilita. E l’uomo di Dio pregò i volti del Signore, e la mano del re fu ristabilita, e tornò come era prima (1 Re 13:4-6)

Qui allo stesso modo per sollevare la mano si intende il potere proprio dell’uomo, ovvero il suo proprio, che è profano, e che intendeva violare ciò che è santo, sollevandola contro l’uomo di Dio; perc la mano si è inaridita; ma siccome Geroboamo era un idolatra e quindi non poteva commettere profanazione, la sua mano è stata ristabilita. Che la mano significa e rappresenta la potenza si può evincere dalle rappresentazioni nel mondo degli spiriti, dove un braccio nudo talvolta appare alla vista, in cui vi è la forza sufficiente per schiacciare le ossa di qualcuno spremerne il midollo fino a ridurlo in briciole, causando tanto terrore da sciogliere il cuore; e in effetti questa forza è realmente in esso.

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