Dottrina sulla Sacra Scrittura (91-97)

Si possono trarre delle eresie dal senso letterale della Parola, ma ciò che è dannoso è il confermarle

91. Si è mostrato più sopra chela Parola non si può intendere senza la dottrina, e che la dttrina è come una lampada, alla cui luce le verità autentiche sono visibili; e questo a causa del fatto che la Parola è stata scritta per corrispondenze. Ne deriva che in essa parecchie cose sono apparenza delle verità non già verità nude; e che vi si trovano scritte molte cose adattate alla comprensione dell’uomo naturale, anzi sensuale, e tuttavia, in modo che i semplici possano intenderle con semplicità, gl’intelligenti con intelligenza ed i sapienti con sapienza. Ora poiché la Parola è tale, le apparenze delle verità, che sono verità vestite, possono essere prese per nude verità. Tali apparenze, se vengono confermate diventano falsità. Ma questo succede presso coloro che si credono superiori agli altri in sapienza, quando in realtà non lo sono affatto, giacché è da sapienti vedere se una cosa è vera prima di confermarla, piuttosto che confermare arbitrariamente qualsiasi cosa. Così agiscono coloro che eccellono in una innata attitudine confermativa, e che si gloriano della propria intelligenza. Viceversa, vedere se una cosa sia vera prima di confermarla, è ciò che fanno coloro che amano le verità, e ne sono influenzati, in quanto sono verità e ne fanno gli usi della vita. Questi sono illuminati dal Signore e vedono le verità nella loro luce, gli altri invece si illuminano da se stessi, e vedono le falsità, nella loro luce.

 92. Che le apparenze della verità – che sono verità vestite – possano essere considerate dalla Parola come nude verità, e che se confermate, divengono falsità, può essere noto dalle tante eresie che che vi furono nella cristianità, e che ancora vi sono. Le eresie stesse non dannano gli uomini, in quanto la dannazione è l’effetto di una vita condotta empiamente. Ed inoltre la dannazione è anche l’effetto della consolidazione nelle falsità che sono nell’eresia, sia che tali conferme sinao tratte dalla Parola, sia che siano tratte dai ragionamenti dell’uomo naturale. Tutti infatti nascono nella religione dei propri genitori, in cui sono introdotti dalla loro infanzia, e la conservano presso di loro; né possono liberarsi dalle falsità di quella religione, a causa delle preoccupazioni mondane. Ma, vivere empiamente, e consolidarsi nelle falsità fino a distruggere le verità autentiche, questo è ciò che provoca la dannazione. Invero, chi rimane nella sua religione, e crede in Dio, e crede – se vive nel mondo cristiano – nel Signore, e considera santa la Parola, e vive secondo i precetti del Decalogo, un tale uomo non giura sulla falsità, e quando ode le verità e le percepisce secondo la sua capacità dìintendere, può abbracciarle, ed in tal modo liberarsi delle falsità. Ma non così colui che si sia consolidato nelle falsità della sua religione, perché le falsità confermate rimangofno e non si possono estirpare. Difatti la falsità, dopo la conferma, si radica nell’uomo come se egli abbia fatto giuramento su di essa, tanto più se quella falsità è connessa con l’amore di sé e quindi col fasto della propira sapienza.

93. Ho conversato con alcuni del mondo spirituale che erano vissuti moltyi secoli addietro, e si erano consolidati nelle falsità della loro religione; e ho trovcato che essi rimanevano ancora costantemente nelle stesse falsità. Ma hop conversato anche con altri di là, che erano appartenuti alla stessa religione e avevano la stessa opinione dei primi, e tuttavia, non avevano confermato le falsità nel proprio intimo. Questi stessi, istruioti dagli angeli, avevano rigettato le falsità e assimilato le verità, ed in tal modo avevano raggiunto la salvezza, a differenza dei primi. Ogni uomo dopo la morte viene istruito dagli angeli; ma, sono accoltio tra questi coloro che vedono le verità, e dalle verità distinguono le falsità. Invero, a tutti dopo la morte è data la facoltà di vedere spiritualmente le verità; ma di fatto, le verità sono percepite soltanto da coloro che non si sono consolidati nelle falsità. Perché quelli che si sono consolidati nelle falsità, non vogliono vedere le verità, e se le vedono, volgono loro le spalle, e poi, o le deridono o le falsificano.

94.
Ma questo sarà illustrato efficacemente attraverso un esempio. In molti luoghi della Parola si attribuiscono al SIgnore ira, escandescenza e vendetta; e si dice che egli punisce, che egli getta all’inferno, che egli tenta e molte altre simili cose. Chi crede ciò con semplicità, e di conseguenza temne Dio e si guarda dal peccare contro di lui, non è certo dannato per la semplicità della sua fede. Ma chi conferma tale fede a tal punto da credere che l’ira, l’escandescenza e la vendetta – e con ciò cose che in quanto tali, appartengono al male – possano essere parte dell’agire del Signore, e che il Signore punisca realmente l’uomo e lo getti nell’inferno per effetto d’ira, escandescenza e vendetta, quegli è dannato, perché con una tale persuasione distrugge la verità autentica; cioè che il Signore è l’amore stesso, la misericordia stessa ed il bene stesso; e colui la cui essenza è caratterizzata da questi attributi, non può adirarsi, né andare in escandescenza, né vendicarsi. Se tali passioni sono attribuite al Signore, questo è solo in forza dell’apparenza, qui come in altri passi.

95. Che molte cose nel senso letterale della Parola siano verità apparenti, in cui si celano le verità autentiche; e che è dannoso, non già il pensare e parlare secondo quelle verità, bensì il confermarle fino alla distruzione delle verità autentiche in esse nascoste, questo può essere spiegato anche da un esempio tratto dalla natura. Perché il naturale istruisce e persuade con più chiara evidenza di quanto non possa fare lo spirituale. Appare alla vista come se il sole si muova ogni giorno intorno alla terra, ed anche come se esso le ruotasse intorno una volta ogni anno. Quindi nella Parola si dice che il sole sorge e tramonta, che esso rende il amttino, il pomeriggio, la sera e la notte; ed altresì le stagioni di primavera, estate, autunno e inverno; e così i giorni e gli anni. E nondimeno il sole – che è un oceano di fuoco – rimane immobile, ed è la terra che ogni giorno ruota sopra se stessa, ed ogni anno gira intorno al sole. L’uomo che per semplicità ed ignoranza pensa che il sole si muova intorno alla terra, non distrugge la verità naturale, la quale è che la terra ruota ogni giorno intorno al suo asse, e nel corso di ogni anno muta luogo secondo l’eclittica. Ma chi conferma il moto apparente del sole con la Parola, e mediante ragionamenti tratti dall’uomo naturale, costui danneggia la verità, anzi la distrugge. Che il sole si muova, è una verità apparente, che sia immobile è la verità autentica. A chiunque  è lecito parlare secondo la verità apparente, e di fatto ciascuno parla così; ma pensare dietro la persuasione conforme alla verità apparente, questo è ciò che ottunde l’intelletto razionale e lo offusca. La stessa cosa è con gli astri del cielo stellato. La verità apparente è che essi ogni giorno, come il sole, girino intorno alla terra; di qui si dice delle stelle che sorgono e tramontano. Ma la verità autentica è che le stelle sono fisse, e che il loro cielo sta immoto. Peraltro a ciascuno è lecità parlare secondo l’apparenza.

96a. Ma ecco qual è la ragione per cui è tanto dannoso persuadersi nella verità apparente della Parola fino a distruggere la verità autentica in essa nascosta. Tuute e ogni singola cosa del senso letterale della Parola comunicano con il cielo, e lo aprono, secondo ciò che si è detto più sopra (n. 62-69: https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/10/17/dottrina-sulla-sacra-scrittura-62-69) quando dunque l’uomo usa quel senso per confermare amori del mondo contrari agli amori del cielo, allora l’interno della Parola viene falsificato. Pertanto quando l’esterno della Parola, cioè il suo senso letterale – il cui interno sia stato contraffatto – comunica con il cielo, ecco allora che il cielo si chiude; poiché gli angeli che sono nell’interno della Parola, lo rigettano. Da ciò è chiaro che l’interno cotraffatto, ovvero la verità falsificata, recide la comunicazione con il cielo e lo chiude. Questo è il motivo per cui confermare falsità ed eresie è dannoso.

96b. La Parola è come un giardino, e si può comparare adf un paradiso celeste in cui vi sono cose appetibili e delizie di ogni genere; le cose appetibili, nella forma dei frutti, e le delizie, nella forma dei  fiori. E nel mezzo, gli alberi della vita, nei pressi dei quali vi sono le sorgenti di acqua viva. Intorno al giardino vi sono gli alberi della foresta. L’uomo che attraverso la dottrina è nelle Divine verità, si trova nel mnezzo del giardino, dove sono gli alberi della vita, e quindi gode effettivamente delle cose appetibili e delle delizie in esso. L’uomo che è nelle verità, non già attraverso la dottrina, ma dal senso letterale della Parola, si trova nella periferia e vede soltanto la foresta. Ma colui che è nella dottrina d’una religiopne falsa, e che si è consolidato in quella falsità, questi non può dimorare neppure nella selva, ma fuori di essa, in un campo sabbioso dove non cresce neppure l’erba. Che tali siano gli stati degli uni  e degli altri dopo la morte, sarà esposto nella sede appropriata.

97. Deve essere noto che il senso letterale della Parola è una custodia delle verità autentiche in esso celate.- E la custodia consiste in ciò, che quel senso può essere spiegato in modi differenti secondo la capacità d’intendere, senza però che per questo il suo senso interno ne risulti offeso o violato. Infatti non nuoce che il senso letterale della Parola sia inteso in modo differente dall’uno e dall’altro. Ciò che nuoce è che si pervertano le Divine verità ivi nascoste; perché in tal modo si fa violenza alla Parola. Il senso letterale della Parola protegge queste verità, affinché ciò non avvenga. Tale difesa è messa in atto a beneficio di coloro che sono nelle falsità della  loro religione, ma non si sono consilidati in queste falsità; invero, costoro non fanno alcuna violenza.

[2] Questa protezione s’intende nella Parola con i cherubini posti all’ingresso del giardino di Eden, dopo che Adamo con la mogli ne furono cacciati. Di tali cherubini si leggono queste parole:

Quando  Jehovah Dio ebbe espulsol’uomo, pose i cherubini ad oriente del giardino di Eden, e la fiamma di spada roteante, per custodire la via per l’albero della vita (Genesi 3:23-24)

Con i cherubini s’intende la protezione ciò che è posto per protezione. Con la via per l’albero della vita s’intende la via d’accesso al Signore, che è dato agli uomini attraverso la Parola; per la fiamma di spada roteante s’intende la Divina verità nel suo piano più remoto – vale a dire la Parola nel suo senso letterale – che, al pari della spada può essere rivolto in un verso o nell’altro.

[3] Lo stesso s’intende per i cherubini d’oro posti sulle due estremità del propiziatorio, che era sopra l’arca del tabernacolo (Esodo 25:18-21). In ragione di tale significato dei cherubini, il Signore parlò a Mosè tra i cherubini (Esodo 25:22; 37:9; Numeri 7:89). Che il Signore non parli all’uomo se non nella pienezza, e che la Parola nel suo senso letterale sia la Divina verità nella sua pienezza, è stato esposto più sopra (n. 37-49):

https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/10/14/dottrina-sulla-sacra-scrittura-37-42

https://fondazioneswedenborg.wordpress.com/2016/10/15/dottrina-sulla-sacra-scrittura-43-49

Né altro s’intende per i cherubini sulle cortine del tabernacolo (Esodo 26:1, 31) poiché le cortine e i veli del tabernacolo rappresentavano l’ultimo piano del cielo e della chiesa, e quindi anche della Parola (n. 46). Nepure altro s’intende per i cherubini nel tempio di Gerusalemme (I Re 6:23–28); e per i cherubini scolpiti sulle pareti e sulle porte del tempio ( I Re 6:29, 32, 35). Lo stesos dicasi per i cherubini nel nuovo tempio (Ezechiele 41:18-20). Si veda anche più sopra n. 47.

[4] Dato che per i cherubini era intesa la protezione posta al fine di impedire che il Signore, il cielo e la DIvina verità – quale è nell’interiore della Parola – fossero immediatamente accessibili, ma soltanto in modo mediato, attraverso l’ultimo piano, per questa ragione si dice che del re di Tiro:

Tu che eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza […] Tu fosti nel giardino di Eden […] ogni pietra preziosa era tuo rivestimento […] tu cherubino posto come baluardo. Io ti ho perduto, cherubino protettore, nel mezzo delle pietre di fuoco (Ezechiele 28:12, 14, 16).

Per Tiro s’intende la chiesa in quanto alle conoscenze della verità e del bene, quindi per il re di Tiro, s’intende la Parola, dove sono e hanno origine quelle conoscenze. Che qui la Parola nel suo ultimo piano – che è il suo senso letterale – sia intesa per quel re, e i cherubini, per la sua , si evince dal fatto che si dice, tu che eri un modello di perfezione, ogni pietra preziosa era tuo rivestimento, tu cherubino posto come baluardo, e anche, cherubino protettore. Che per le pietre preziose, nominate in quel passo, s’intendano le verità nel senso letterale della Parola, si vede più soppra (n.45). Per i cherubini s’intende la Divina verità nel suo ultimo piano, in quanto protezione; perciò si dice in Davide:

Jehovah inclinò i cieli e discese […] e cavalcò su di un cherubino (Salmi 18:10-11)
Pastore d’Israele […] che siedi sopra i cherubini, rivelati con fulgore (Salmi 80:2)
Jehovah […] che assiso tra i cherubini (Salmi 99:1)

Cavalcare sopra i cherubini, sedere sopra di essi e stare assiso tra essi implica il poggiare sopra l’ultimo senso della Parola.

[5] La Divina verità nella Parola e la sua qualità vengono descritte attraverso i cherubini nei capitoli primo, nono e decimo di Ezechiele. Poiché nessuno può intendere le singole cose di quella descrizione, a meno che non ne sia stato aperto il senso spirituale, per tale ragione mi è stato svelato in modo sommario in relazione a tutto ciò che si dice sui cherubini nel capitolo primo di Ezechiele, ed  è il seguente:

   Vi si descrive la Divina sfera esterna della Parola (v. 4);
   Tale sfera è rappresentata come un uomo (v. 5);
   È congiunta con le cose spirituali e celesti (v. 6);
   Descrizione del senso naturale della Parola descritto (v. 7);
   Descrizione dello spirituale e del celeste della Parola, congiunto al suo naturale (v. 8-9);
   Il Divino amore del bebe e della verità (celeste, spirituale e naturale) presente distintamente e congiuntamente in essa (v. 10-11);
   Quel bene e quella verità nella Parola tendono ad essere uno (v. 12);
   Descrizione della sfera della Parola dal Divino bene e dalla Divina verità del Signore, da cui la Parola vive (v. 13-14);
   Descrizione della dottrina del bene e della verità nella Parola e dalla Parola (v. 15-21);
   Divino bene del Signore sopra di essa, in essa e da essa (v. 22-25);
   Il Signore è sopra ai cieli (v. 26);
   Il Divino amore e la Divina sapienza appartengono al Signore (v. 27-28).

Questi sommari contenuti sono stati vagliati anche con la Parola del cielo, e sono stati trovati conformi ad essa.

 

 

 

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