Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (311-325)

Governo ecclesiastico e governo civile

311. Ci sono due generi di cose che devono essere in ordine presso gli uomini, cioè le cose che appartengono al cielo e quelle che appartengono al mondo. Quelle che appartengono al cielo si dicono ecclesiastiche; quelle che appartengono al mondo si dicono civili.

312. L’ordine non può essere mantenuto nel mondo senza governatori che sorvegliano tutto ciò che si fa secondo l’ordine, e tutto quel che si fa contro l’ordine, e che ricompensano coloro che vivono secondo l’ordine, e puniscono quelli che infrangono l’ordine. Se così non fosse, il genere umano perirebbe, perché in ogni uomo è innata ed ereditata la propensione a comandare gli altri, a possedere le ricchezze altrui, da cui scaturiscono inimicizie, invidie, odi, vendette, frodi, crudeltà e altri mali. Così, se gli uomini non fossero contenuti da leggi e ricompense adeguate alla loro indole, che sono onori e guadagni per coloro che agiscono rettamente, e con castighi contrari ai loro amori, che sono la perdita della stima, delle ricchezze e della vita, per coloro che hanno agito empiamente, il genere umano precipiterebbe nella perdizione.

313. Devono dunque esservi governatori che mantengono nell’ordine le società, i quali saranno esperti, sapienti e timorati di Dio. Deve inoltre esservi una gerarchia tra i governatori, affinché nessuno di loro, per arbitrio o per ignoranza, permetta i mali contro l’ordine, determinando in tal modo la sua distruzione, il che si evita se vi è una gerarchia tra governatori superiori e inferiori.

314. I governatori preposti all’amministrazione delle cose del cielo presso gli uomini, ossia quelle ecclesiastiche, si chiamano sacerdoti, ed il loro ministero si chiama sacerdozio. I governatori preposti all’amministrazione delle cose del mondo, ossia sulle cose civili, si chiamano magistrati, e il prima tra essi ove esiste una tale sovranità, si chiama re.

315. Riguardo a ciò che spetta ai sacerdoti, essi devono insegnare agli uomini la via che conduce al cielo, e anche guidarli in essa. Essi quindi li istruiranno nella dottrina conforme alla loro chiesa, secondo la Parola, e li dirigeranno affinché vivano in armonia con quella dottrina. I sacerdoti che insegnano le verità e per esse conducono al bene della vita, e quindi al Signore, sono i buoni pastori dell’ovile; ma coloro che insegnano e non conducono al bene della vita, né quindi al Signore, sono cattivi pastori.

316. I sacerdoti non devono arrogarsi alcun potere sulle anime degli uomini, perché loro non sanno in quale stato è l’interiore dell’uomo, e a maggior ragione non devono arrogarsi il potere di aprire e chiudere il cielo, il quale appartiene unicamente al Signore.

317. I sacerdoti devono avere dignità ed onori in ragione delle cose sante annesse alle loro funzioni; ma quelli tra essi che sono savi, attribuiscono l’onore al Signore, da cui emanano le cose sante, e non già a se stessi. Coloro poi che non sono savi, attribuiscono l’onore a se stessi; essi lo rubano al Signore. Coloro che si attribuiscono l’onore in ragione delle cose sante che amministrano, preferiscono l’onore e il guadagno alla salvezza delle anime, su cui dovrebbero vigilare. Ma coloro che attribuiscono l’onore al Signore, e non a se stessi, preferiscono la salvezza delle anime all’onore e al guadagno. L’onore di qualsivoglia funzione non risiede nella persona, ma è ad essa annesso, secondo la dignità della cosa che amministra; e ciò che è annesso, non appartenendo alla persona stessa, ed è anche separato dalla funzione. L’onore nella persona è l’onore della sapienza e del timore del Signore.

318. I sacerdoti devono istruire il popolo e condurlo attraverso le verità, al bene della vita, senza però costringere nessuno, perché nessuno può essere costretto a credere il contrario di ciò che dal fondo del cuore ritiene essere vero. Chi crede diversamente dal sacerdote, senza per questo suscitare turbolenze, deve essere lasciato in pace. Ma chi solleva tumulti deve essere segregato, perché questo anche appartiene all’ordine per cui il sacerdozio è stabilito.

319. Siccome i sacerdoti sono preposti ad amministrare le cose concernenti la legge Divina e il culto, allo stesso modo i re e i magistrati sono preposti ad amministrare le cose concernenti la legge civile ed il giudizio.

320. Non potendo il re amministrare da solo ogni cosa, devono necessariamente esserci dei governatori a lui sottoposti, ad ognuno dei quali viene conferita l’amministrazione di una provincia che il re non può amministrare direttamente. Questi amministratori, considerati insieme, costituiscono la dignità reale, di cui il re stesso è il capo supremo.

321. La dignità reale stessa non è nella persona, ma è aggiunta alla persona. Il re che credesse che la dignità reale sia nella sua persona, ed il governatore che credesse che la dignità delle sue funzioni sia nella sua persona, non sono savi.

322. La dignità reale consiste nell’amministrare secondo le leggi del regno e nel giudicare, conformemente a quelle leggi, secondo giustizia. Il re che considera le leggi sopra di lui, è savio. Quello che invece si considera al di sopra delle leggi, non è savio. Il re che guarda alle leggi in quanto a lui sopra ordinate, pone la dignità reale nella legge, e la legge domina sopra di lui, poiché egli sa che la legge è giustizia, ed ogni giustizia è Divina. Ma il re che si considera sopra ordinato alla legge, ripone la dignità reale in se stesso e crede di essere egli stesso la legge, o che la legge, che è la giustizia, venga da lui; dunque egli si arroga ciò che è Divino, al di sotto del quale nondimeno, dovrebbe essere.

323. La legge che è la giustizia deve essere stabilita nel regno da giureconsulti sapienti e timorati di Dio. Sotto di essa, re e sudditi vivranno. Il re che vive secondo la legge stabilita e che in questo precede i sudditi con l’esempio, questi è autenticamente un re.

324. Il re che ha un potere assoluto, e che crede che i suoi sudditi siano schiavi, e come tali che egli abbia il diritto sui loro possedimenti e sulla loro vita, se esercita un tale diritto, egli non è un re ma un tiranno.

325. Si deve obbedienza al re secondo le leggi del regno, e non si deve oltraggiarlo in alcun modo, né con fatti, né con parole; poiché da ciò dipende la sicurezza pubblica.

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