Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (249-254)

La Parola

249. L’uomo senza un rivelazione procedente dal Divino non può sapere nulla della vita eterna, né alcuna cosa di Dio, ed ancor meno può sapere dell’amore e della fede in lui. Invero, l’uomo nasce in una perfetta ignoranza, ed in seguito, attraverso ciò che è mondano deve apprendere quelle cose necessarie alla formazione del suo intelletto. Egli nasce anche, in ogni male ereditario che proviene dall’amore di sé e dall’amore del mondo; i piaceri che ne derivano dominano continuamente e suggeriscono cose che sono diametralmente opposte al Divino. È per questo che l’uomo non sa nulla della vita eterna, e perciò era necessaria una rivelazione, attraverso cui ne avesse conoscenza.

250. Che i mali dell’amore di sé e dell’amore del mondo portino ad una tale ignoranza nelle cose inerenti la vita eterna, si manifesta chiaramente da coloro dentro la chiesa i quali benché sappiano dalla rivelazione che vi è un Dio, che vi è il cielo e l’inferno, che vi è una vita eterna e che si deve acquistare questa vita attraverso il bene dell’amore e della fede, ciò nondimeno, cadono fin nella negazione di questi fondamenti, sia gli eruditi, sia i non eruditi. Quindi si evidenzia con chiarezza quanta sarebbe l’ignoranza se non vi fosse alcuna rivelazione.

251. Poiché dunque l’uomo vive dopo la morte, eternamente, e poiché gli resta la vita conforme al suo amore e alla sua fede, ne segue che il Divino, per amore verso il genere umano, ha rivelato le cose che conducono a quella vita e contribuiscono alla salvezza dell’uomo. Ciò che il Divino ha rivelato è contenuto nella Parola.

252. La Parola essendo la rivelazione procedente dal Divino, è Divina in tutto e in ogni singola cosa di cui si compone, poiché ciò che emana dal Divino non può essere altrimenti. Ciò che procede dal Divino scende attraverso i cieli fino all’uomo; perciò la Parola nei cieli è conforme alla sapienza degli angeli, e nella terra è conforme all’intelletto degli uomini che vi risiedono. Pertanto, nella Parola vi è per gli angeli un senso interno che è spirituale; e per gli uomini un senso esterno che è naturale. Quindi la congiunzione del cielo con l’uomo ha luogo per mezzo della Parola.

253. Il senso autentico della Parola non può compreso se non da coloro che sono nella luce; nella luce sono soltanto coloro i quali dimorano nell’amore e nella fede verso il Signore; perché l’interiore di questi è elevato dal Signore nella luce del cielo.

254. La lettera della Parola non può essere compresa se non per mezzo di una dottrina fatta da un uomo illuminato, secondo la Parola; il suo senso letterale è conforme all’intelletto degli uomini, anche i più semplici tra essi. La dottrina tratta dalla Parola deve dunque servir loro come una fiaccola.

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