Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (130-140)

La coscienza

130. La coscienza si forma presso l’uomo attraverso la religiosità in cui egli è, secondo la ricezione interiormente in lui.

131. La coscienza presso l’uomo della chiesa si forma attraverso le verità della fede desunte dalla Parola, o per una dottrina dedotta dalla Parola, secondo la ricezione di quelle verità nel cuore. Invero, quando l’uomo conosce le verità delle fede e le comprende, e poi entrano nella sua volontà, e le mette in atto, allora egli forma in sé una coscienza. La ricezione fatta nel cuore è fatta nella volontà, essendo la volontà dell’uomo ciò che si chiama cuore. Da qui segue che coloro che hanno una coscienza, dicano di cuore ciò che dicono, e ciò che fanno, lo fanno di cuore. Costoro hanno inoltre una mente non divisa, poiché essi agiscono secondo ciò che intendono, in cui credono vi sia la verità e il bene.

132. Presso coloro i quali più degli altri sono illuminati nelle verità della fede e in una percezione limpida, può esservi una coscienza più perfetta che non presso quelli che sono meno illuminati, i quali sono in una percezione più oscura.

133. La stessa vita spirituale dell’uomo e nella coscienza autentica, poiché ivi la sua fede è congiunta alla carità. Quindi per questi agire secondo coscienza è agire secondo la loro vita spirituale; e agire contro coscienza è agire contro la loro vita spirituale. Da ciò consegue che essi sono nella serenità della pace e nella beatitudine interiore, quando agiscono secondo coscienza, e nel perturbamento e nel dolore quando agiscono contro di essa; questo dolore è ciò che si chiama rimorso di coscienza.

134. Vi è nell’uomo la coscienza del bene e del giusto; la coscienza del bene è la coscienza dell’uomo interno; la coscienza del giusto è la coscienza dell’uomo esterno. La coscienza del bene consiste nell’agire secondo i precetti della fede per affezione interiore; la coscienza del giusto consiste nell’agire secondo le leggi civili e morali per affezione esteriore. Coloro i quali hanno la coscienza del bene, hanno parimenti la coscienza del giusto; ma coloro i quali hanno unicamente la coscienza del giusto, sono nella facoltà di ricevere la coscienza del bene, e la ricevono allorquando sono istruiti.

135. La coscienza presso coloro che sono nella carità rispetto al prossimo, è la coscienza del vero, essendo essa formata per la fede del vero. In coloro che sono nell’amore per il Signore vi è la coscienza del bene, perché essa è formata amore del vero; la loro coscienza è una coscienza superiore che si chiama percezione del vero attraverso il bene. Quelli che hanno la coscienza del vero sono nel regno spirituale del Signore; e quelli che hanno la coscienza superiore, detta percezione, sono nel regno celeste del Signore.

136. Alcuni esempi chiariranno ciò che è la coscienza. Uno tiene presso di sé i beni di un altro, senza che questi lo sappia; egli quindi ne può trarre profitto senza temere la legge, né la perdita dell’onore e della reputazione. Se ciò nondimeno, egli li restituisce al legittimo proprietario, perché non gli appartengono, egli ha la coscienza, perché fa il bene in ragione del bene, e ciò che è giusto in ragione della giustizia. Ancora un esempio. Taluno acquisisce una carica, ma si accorge che un altro che ambisce la medesima carica, è utile alla patria più di lui. Se egli cede il posto per il bene della patria, ha una coscienza retta, e così via.

137. Da questi esempi si può vedere quali siano coloro che non hanno la coscienza; essi sono conoscibili per opposizione. Coloro i quali per ragioni di lucro, fanno tutto affinché l’ingiusto appaia come fosse giusto, e che il male appaia come il bene e viceversa, non hanno coscienza, né sanno cosa sia la coscienza. E se si insegnasse loro cosa è la coscienza, non vi crederebbero, e alcuni tra essi non vorrebbero neppure saperlo. Tali sono coloro che fanno ogni cosa per loro stessi e per il mondo.

138. Coloro i quali non ricevettero la coscienza nel mondo, non possono riceverla nell’altra vita, quindi non possono salvarsi; questo perché essi difettano in loro stessi del piano in cui il cielo influisce e opera, cioè il Signore, attraverso il cielo, per mezzo del quale il Signore li condurrebbe a Lui; poiché la coscienza è il piano e il ricettacolo dell’influsso del cielo.

Estratti da Arcana Coelestia:

139. La coscienza.

Quelli che non hanno coscienza non sanno cosa essa sia (n. 7490, 9121). Ci sono alcuni che ridono della coscienza quanto sentono parlare di essa (n. 721). Alcuni credono che la coscienza non sia nulla; alcuni credono che si tratti di qualcosa di naturale, triste e dolente, derivante da cause corporee o mondane; altri credono che sia un effetto della religione sulla mente della gente comune (n. 950). Alcuni ignorano di avere una coscienza, e cionodimeno, ne hanno una (n. 2380).

Gli uomini retti hanno la coscienza, ma non i malvagi (n. 831, 965, 7490). Coloro che sono nell’amore per il Signore e per il prossimo hanno la coscienza (n. 2380). La coscienza è specialmente presso coloro che sono rigenerati dal Signore (n. 977). Quelli che sono soltanto nelle verità, e non in una vita conforme ad esse, non hanno coscienza (n. 1076, 1077, 1919). Quelli che fanno il bene dal bene naturale e non dalla religione, non hanno coscienza (n. 6208). La coscienza dell’uomo è dalla dottrina della sua chiesa o dai principi religiosi ed in conformità di essi (n. 9112). La coscienza si forma presso l’uomo da quelle cose che appartengono alla sua religione, di cui egli crede siano verità (n. 1077, 2053, 9113). La coscienza è un vincolo interiore, da cui l’uomo è tenuto a pensare, parlare e agire rettamente; ed è trattenuto dal pensare, parlare e agire empiamente; e questo non per il bene di sé e del mondo, ma per amore del bene, della verità, della giustizia e della rettitudine (n. 1919, 9120). La coscienza è una sorta di dettato interiore, circa il fatto che uno debba o non debba agire in un determinato modo (n. 1919, 1935). La coscienza, nella sua essenza è una sorta di consapevolezza di ciò che è vero e di ciò che è bene (n. 986, 8081). La nuova volontà presso l’uomo rigenerato spirituale è la coscienza (n. 927, 1023, 1043, 1044, 4299, 4328, 4493, 9115, 9596). La vita spirituale dell’uomo è dalla coscienza (n. 9117).

C’è una coscienza autentica, una coscienza spuria e una coscienza falsa  (n. 1033). La coscienza è autentica, nella misura in cui è formata da più verità autentiche (n. 2053, 2063, 9114). In generale, la coscienza è duplice, interiore ed esteriore, e la coscienza interiore è del bene spirituale che nella sua essenza è la verità; e la coscienza esteriore è del bene morale e civile, che nella sua essenza è la sincerità e la giustizia, e in generale la rettitudine (n. 5140, 6207, 10296).

Il rimorso di coscienza è un’ansietà della mente concernente l’ingiustizia, l’ipocrisia e ogni male che l’uomo crede essere contro Dio e contro il bene del prossimo (n. 7217). Se l’ansietà è avvertita quando l’uomo pensa in modo perverso, ciò è dalla coscienza (n. 5470). Il rimorso di coscienza è un’angoscia avvertita rispetto al male che uno fa, e anche rispetto alla privazione del bene e della verità (n. 7217). Dato che le tentazioni sono un combattimento tra verità e falsità nell’uomo interno, e poiché dalle tentazioni scaturisce dolore e ansietà, perciò nessuno è ammesso nelle tentazioni spirituali, se non ha la coscienza (n. 847).

Coloro che hanno coscienza parlano e agiscono dal cuore (n. 7935, 9114). Coloro che hanno coscienza non prestano giuramento invano (n. 2842). Coloro che hanno coscienza sono in una beatitudine interiore quando fanno ciò che è buono e giusto secondo coscienza (n. 9118).

Quelli che hanno coscienza nel mondo, hanno coscienza nell’altra vita e sono tra i beati (n. 965). L’influsso del cielo nella coscienza dell’uomo (n. 6207, 6213, 9122). Il Signore governa l’uomo spirituale attraverso la coscienza, che è un vincolo interiore (n. 1835, 1862). Coloro che hanno coscienza, hanno un pensiero interiore; ma quelli che non hanno coscienza, hanno solo un pensiero esteriore (n. 1919, 1935). Quelli che hanno coscienza pensano dal loro spirituale, ma quelli che non hanno coscienza pensano unicamente dal naturale (n. 1820). Quelli che non hanno coscienza sono uomini meramente esterni (n. 4459).

Il Signore governa quelli che non hanno coscienza attraverso vincoli esteriori, i quali sono cose inerenti l’amore di sé e l’amore del mondo e inerenti a paura di perdere la reputazione, l’onore, la posizione, il guadagno, la ricchezza, nonché la paura della legge e di perdere la vita (n. 1077, 1080, 1835). Coloro che non hanno coscienza, e ciò nondimeno, si attengono ai vincoli esteriori cui sono sottoposti, sono in grado di adempiere alle funzioni di uffici eminenti, al pari di coloro che hanno coscienza; ma i primi lo fanno in una forma esteriore, e da vincoli esteriori, laddove gli altri lo fanno in una forma interiore e da vincoli interiori (n. 6207).

Quelli che non hanno coscienza vorrebbero distruggere la coscienza in coloro che ne sono dotati (n. 1820). Quelli che non hanno coscienza nel mondo, non hanno coscienza nell’altra vita. (n. 965, 9122). Quindi quelli che sono nell’inferno non soffrono dei rimorsi di coscienza per il male arrecato nel mondo (n. 965, 9122).

Chi sono, quale è la loro indole, e quanto sono fastidiosi quelli scrupolosi nella coscienza (n. 5386, 5724).

Quelli che sono nel regno spirituale del Signore hanno coscienza, ed essa è formata nel loro intelletto (n. 863, 865, 875, 895, 927, 1043, 1044, 1555, 2256, 4328, 4493, 5113, 6367, 8521,9596, 9915, 9995, 10124). È altrimenti presso coloro che sono nel regno celeste del Signore (n. 927, 2256, 5113, 6367, 8521, 9915, 9995, 10124).

140. La percezione.

La percezione consiste nel vedere ciò che è vero e ciò che è bene, attraverso un influsso dal Signore (n. 202, 895, 7680, 9128). La percezione è data solo a coloro che sono nel bene dell’amore, dal Signore (n. 202, 371, 1442, 5228). La percezione è data nel cielo a coloro che, durante la vita nel mondo hanno introdotto i principi dottrinali della chiesa che sono dalla Parola, direttamente nella vita, senza custodirli prima nella loro memoria; quindi l’interiore delle loro menti era formato per la ricezione dell’influsso Divino; e di lì il loro intelletto nel cielo è nella perenne illuminazione (n. 104, 495, 503, 521, 536, 1616, 1791, 5145). Essi conoscono innumerevoli cose, e sono incommensurabilmente savi (n. 2718, 9543).

Coloro che sono nella percezione, non ragionano in ordine alle verità della fede, e se ragionassero, la loro percezione perirebbe (n. 586, 1398, 5897). Coloro che si ritengono eruditi e savi da se stessi non possono avere alcuna percezione (n. 1386). Gli eruditi non comprendono cosa sia la percezione; resoconto di un’esperienza (n. 1387).

Coloro che sono nel regno celeste del Signore hanno la percezione, mentre coloro che sono nel regno spirituale del Signore non hanno la percezione ma, in luogo di essa, hanno la coscienza (n. 805, 2144, 2145, 8081). Coloro che sono nel regno celeste del Signore, non pensano dalla fede, come quelli che sono nel regno spirituale del Signore, perché sono nella percezione, dal Signore, di tutte le cose della fede (n. 202, 597, 607, 784, 1121, 1387, 1398, 1442, 1919, 7680, 7877, 8780). Perciò gli angeli celesti dicono riguardo alle verità della fede, semplicemente, Sì, si o No, no; perché essi le percepiscono e le vedono; viceversa gli angeli spirituali ragionano intorno alle verità della fede, se una cosa sia così o no (n. 2715, 3246, 4448, 9166, 10786); di qui i termini in cui si è espresso il Signore:

Sia il vostro discorso Sì, sì e No, no; tutto ciò che va aldilà di questo è dal maligno (Matteo 5:37).

Gli angeli celesti, essendo a loro note le verità della fede dalla percezione, non desiderano neppure nominare la parola fede (n. 202, 337). La distinzione tra angeli celesti e angeli spirituali (n. 2088, 2669, 2708–2715, 3235, 3240, 4788, 7068, 8521, 9277, 10295). Della percezione di coloro che appartenevano alla chiesa più antica, che era una chiesa celeste (n. 125, 597, 607, 784, 895, 1121, 5121).

Vi è una percezione interiore ed una esteriore (n. 2145, 2171, 2831, 5920). Vi è nel mondo una percezione di ciò che è giusto ed equo, ma raramente una percezione della verità spirituale e del bene (n. 2831, 5937, 7977). La luce della percezione è del tutto differente dalla luce della luce della conferma; l’una non è simile all’altra, seppure ad alcuni possa apparire così (n. 8521, 8780).

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