Cielo e inferno (346-356)

 

Il savio ed il semplice nel cielo

346. Si ritiene che nel cielo, al savio sarà tributata maggiore gloria e preminenza rispetto al semplice, perché è scritto in Daniele:

I savi risplenderanno nello splendore del firmamento, e quelli che avranno illustrato molti nella giustizia risplenderanno come le stelle in eterno (Daniele 12:3)

Ma pochi sanno che cosa s’intende per savio per coloro che hanno insegnato a molti la giustizia. La comune opinione è che essi sono, gli eruditi e specialmente quelli che hanno insegnato nella chiesa e hanno superato altri nella dottrina e nella predicazione, e ancor più quelli tra loro che hanno convertito molti alla fede. Nel mondo tutti questi sono considerati savi, tuttavia tali non sono, salvo che la loro intelligenza sia intelligenza celeste. E di tale intelligenza, si dirà ora.

347. L’intelligenza celeste è l’intelligenza interiore che scaturisce da un amore per la verità, privo di alcuna gloria nel mondo, e neppure nel cielo, qualora ne fosse il fine, ma con il solo fine della verità in sé, da cui tale intelligenza ne risulta influenzata e dilettata interiormente. Ciò che influenza e diletta è la luce del cielo; e coloro che sono influenzati e dilettati dalla luce del cielo, sono anche influenzati e dilettati dalla Divina verità, e quindi dal Signore stesso; perché la luce del cielo è la Divina verità, e la Divina verità è il Signore nel cielo (si veda sopra, nn. 126 – 140). Questa luce entra solo nell’intimo della mente, che è predisposto per ricevere quella luce, ed è influenzato e dilettato quando è attraversato dalla luce; perché ogni cosa che fluisce ed è ricevuta dal cielo ha in sé ciò che è piacevole. Da questo nasce un’affezione sincera per la verità, che è un’affezione per la verità, per il bene della verità stessa. Coloro che sono in questa affezione o, il che è lo stesso, in questo amore, sono nell’intelligenza celeste, e brillano nel cielo dello stesso splendore del firmamento. Risplendono così perché la Divina verità, ovunque essa sia nel cielo, è ciò che dà luce (si veda sopra, n. 132), e il firmamento del cielo significa, in base alla corrispondenza, la facoltà intellettuale, sia presso gli angeli, sia presso gli uomini, che siano nella luce del cielo.

[2] Ma quelli che amano la verità, allo scopo di conseguire la gloria nel mondo o nel cielo, non possono risplendere nel cielo, dal momento che sono influenzati e dilettati dalla luce del mondo, e non dall’autentica luce del cielo; e la luce del mondo senza la luce del cielo, appare come fitta oscurità nel cielo.1 Perché la gloria di sé è ciò che li guida, e quando gli uomini sono in quella gloria, antepongono loro stessi ad ogni cosa, pervertendo la verità in qualcosa di utile alla loro gloria, e considerandola quindi come un mero strumento, anziché un fine. Poiché colui che ama la verità Divina per amore della sua gloria, guarda a se stesso e non al Signore, nelle verità Divine, volgendo la vista del proprio intelletto e la fede lontano dal cielo, verso il mondo, e dal Signore a se stesso. Questi dunque sono nella luce del mondo e non nella luce del cielo.

[3] Esteriormente, o agli occhi degli uomini essi appaiono intelligenti ed eruditi come coloro che sono nella luce del cielo, perché parlano in modo simile; e talvolta esteriormente appaiono persino più savi, perché sono mossi dall’amore di sé, e sono abili nel simulare le affezioni celesti; ma nella loro forma interiore, in cui appaiono innanzi agli angeli sono completamente diversi. Tutto ciò dimostra in qualche misura cosa si intenda per i savi che brilleranno nel cielo nello splendore del firmamento. Cosa si intenda per quelli che hanno illustrato molti nella giustizia i quali brilleranno come le stelle, sarà ora esposto.

348. Per coloro che volgono molti alla giustizia si intendono coloro che sono savi, e nel cielo sono chiamati savi coloro che sono nel bene, cioè quelli che conformano la loro vita alle verità Divine; perché non appena la verità Divina viene fatta propria nella vita, diviene bene, dal momento che è fatta propria dalla volontà e dall’amore, e tutto ciò che appartiene alla volontà e all’amore, si chiama bene; perciò sono chiamati savi coloro nei quali la sapienza appartiene alla vita. Mentre quelli che non applicano direttamente le verità Divine nella loro vita, ma prima le tengono a mente, per poi richiamarle dalla memoria e applicarle alla vita, sono chiamati intelligenti. Quale e quanta sia la differenza tra savi e intelligenti nel cielo può essere visto nel capitolo che tratta dei due regni, quello celeste e quello spirituale (nn. 20-28), e dei tre cieli (nn. 29-40). Coloro che sono nel regno celeste del Signore, e di conseguenza nel terzo cielo o cielo più intimo, sono chiamati i giusti perché attribuiscono ogni giustizia al Signore e nessuna a se stessi. La giustizia del Signore nel cielo è il bene che procede dal Signore.2 Questi, dunque, sono intesi per coloro che volgono molti alla giustizia, e questi si intendono anche nelle parole del Signore,

I giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre (Matteo 13:43)

Questi risplenderanno come il sole, perché sono nell’amore verso il Signore, dal Signore, e quell’amore è inteso con il sole (si veda sopra, nn. 116-125). La loro luce è una fiamma colorata; e le idee del loro pensiero sono tinte con queste tonalità fiammeggianti perché ricevono il bene dell’amore direttamente dal Signore in quanto sole nel cielo.

349. Tutti coloro che hanno acquisito intelligenza e sapienza nel mondo sono accolti nel cielo e diventano angeli, ciascuno secondo la qualità e il grado della sua intelligenza e sapienza. Perché ciò che un uomo acquisisce nel mondo resta in lui, dopo la morte; ed è ulteriormente incrementato e perfezionato, entro e non oltre il grado della sua affezione e desiderio della verità ed il suo bene, quelli con affezione e desiderio minimi, ricevono il minimo, e comunque ciascuno riceve quanto è in grado di ricevere in quel grado, mentre quelli con maggiore affezione e desiderio ricevono in misura maggiore. Il grado stesso di affezione e desiderio è come una misura che viene riempita fino all’orlo; colui che dispone di una grande misura riceve più di colui che dispone di una piccola misura. È così perché l’amore dell’uomo, cui appartengono l’affezione ed il desiderio, riceve ogni cosa che è in armonia con se stesso; di conseguenza, la ricezione è commisurata all’amore. Questo è ciò che s’intende con le parole del Signore,

A chi ha sarà dato, in modo che egli possa essere nell’abbondanza (Matteo 13:12; 25:29)

Una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo (Luca 6:38)

350. Tutti quelli che hanno amato la verità e il bene per il bene della verità e del bene, sono ricevuti nel cielo; perciò quelli che hanno molto amato sono chiamati savi, e quelli che hanno amato poco sono chiamati semplici. I savi nel cielo sono nella luce più intensa, i semplici in una luce meno intensa, secondo il grado del loro amore per il bene e per la verità. Amare la verità e il bene per amore della verità e del bene significa desiderarli e conformarsi ad essi; perché chi ama, vuole e mette in atto ciò che ama, mentre chi non vuole, non mette in atto, né ama quella cosa. Anche quelli che amano il Signore, sono amati dal Signore, perché il bene e la verità procedono dal Signore. E nella misura in cui il bene e la verità procedono dal Signore, il Signore è nel bene e nella verità; ed è in coloro che ricevono il bene e la verità nella loro vita, in quanto li desiderano e li mettono in atto. Inoltre, l’uomo, considerato in se stesso non è altro che il suo bene e la sua verità, perché il bene appartiene alla sua volontà e la verità appartiene al suo intelletto. Evidentemente, allora, l’uomo è amato dal Signore esattamente nella misura in cui la sua volontà è formata dal bene ed il suo intelletto, dalla verità. Inoltre essere amati dal Signore, è amare il Signore, perché l’amore è reciproco; poiché a colui che è amato il Signore dona la capacità di amare.

351. Si crede nel mondo che coloro che hanno una maggiore conoscenza, sia essa la conoscenza degli insegnamenti della Chiesa e della Parola o delle scienze, abbiano una visione più interiore ed acuta della verità rispetto ad altri, cioè, sono più intelligenti e savi; e questi hanno tale opinione di se stessi. Ma quali siano la vera intelligenza e la vera sapienza, e quali siano di conseguenza la falsa intelligenza e la falsa sapienza, si dirà di seguito.

[2] La vera intelligenza e la vera sapienza è la visione e la comprensione di ciò che è vero e buono, e quindi ciò che è falso e male, che è nettamente distinto, da un’intuizione e da una percezione interiori. Ogni uomo è dotato di facoltà interiori ed esteriori; le facoltà interiori appartengono all’uomo interno o spirituale, e le facoltà esteriori appartengono all’uomo esterno o naturale. A seconda di come è costituito l’interiore di un uomo, egli vede e percepisce con le sue facoltà esteriori. Il suo interiore può essere formato solo nel cielo, mentre il suo esteriore si forma nel mondo. Quando il suo interiore si è costituito nel cielo, le cose che contiene fluiscono nel suo esteriore che proviene dal mondo, in modo che quest’ultimo sia una corrispondenza del primo, cioè agisca come uno con il suo interiore; quando ciò ha luogo, l’uomo vede e percepisce a partire da ciò che è interiore. L’interiore può formarsi solo in un modo, cioè dall’uomo che si rivolge al Divino e al cielo, poiché come è stato detto, l’interiore è formato nel cielo; e l’uomo si rivolge al Divino quando crede ogni verità e ogni bene, e conseguentemente ogni intelligenza e ogni sapienza provengono dal Divino; e l’uomo crede nel Divino, quando desidera essere guidato dal Divino. In questo modo, ed in nessun altro, l’interiore dell’uomo è aperto.

[3] L’uomo che è in questa fede e in una vita in armonia con la sua fede ha l’abilità e la capacità di comprendere e di diventare savio; ma per diventare intelligente e savio, deve imparare molte cose, riguardanti il cielo ed il mondo; le prime attingendo dalla Parola e dalla chiesa, le altre, dalle scienze. Nella misura in cui l’uomo le apprende e le applica alla sua vita, egli diviene intelligente e savio, perché in quella misura la vista interiore che appartiene al suo intelletto e l’affezione interiore che appartiene alla sua volontà si perfezionano. Il semplice in questa categoria è colui il cui interiore è stato aperto, ma non è così arricchito dalle verità spirituali, morali, civili e naturali. Questi percepisce le verità quando le ode, ma non le vede in se stesso. Mentre il savio in questa categoria è colui il cui interiore è stato sia aperto, sia arricchito. Questi vede le verità interiormente e le percepisce in sé. Tutto ciò chiarisce quale sia la vera intelligenza e quale sia la vera sapienza.

352. L’intelligenza e la sapienza spurie non sono in grado di vedere né percepire dal di dentro ciò che è vero e ciò che è bene, ed in tal modo ciò che è falso e ciò che è male, ma semplicemente accettano le opinioni altrui su ciò che è vero e bene, e su ciò che è male, confermandole. Questo modo di vedere la verità attraverso qualcun altro, e non dalla verità stessa, può portare e credere ciò che è falso, oppure ciò che è vero, indifferentemente, perché ogni cosa può essere dimostrata fino a quando non appare vera, assumendo un’apparenza di verità. L’interiore di individui con queste qualità è aperto solo dal basso, ed il loro esteriore è aperto nella misura in cui si sono confermati nell’intelligenza e nella sapienza spurie. Per questo motivo la luce che vedono non è la luce del cielo, ma la luce del mondo, che si chiama luce naturale; ed in quella luce le falsità brillano come verità; e quando sono confermate possono anche apparire splendenti, ma non alla luce del cielo. Di questa categoria sono i meno intelligenti e savi che si sono confermati saldamente in queste convinzioni, e quelli più intelligenti e savi che si sono confermati meno saldamente in queste convinzioni. Da ciò è chiaro cosa siano l’intelligenza e la sapienza spurie.

[2] Non sono inclusi in questa categoria, quelli che durante l’infanzia hanno ritenuto vero ciò che hanno udito dai loro maestri, se in età adulta, quando hanno iniziato a ragionare con il proprio intelletto, hanno abbandonato queste convinzioni, andando alla ricerca della verità, e quando l’hanno trovata, si sono rivolti interiormente ad essa. Siccome essi si sono mossi verso la verità, per amore della verità, essi vedono la verità prima ancora di confermarla.3

[3] Ciò può essere spiegato con un esempio. C’è stata una discussione fra gli spiriti sul perché gli animali siano nati in tutte le conoscenze adatte alla loro natura, a differenza dall’uomo; e la ragione, è stato detto, è che gli animali sono nell’ordine della loro vita, mentre l’uomo non lo è; di conseguenza l’uomo deve necessariamente essere condotto in quell’ordine per mezzo di ciò che apprende dalle cose interiori ed esteriori. Tuttavia, se l’uomo fosse nato nell’ordine della sua vita, vale a dire, nell’amore di Dio sopra ogni cosa e del prossimo come se stesso, nascerebbe nell’intelligenza e nella sapienza, e avendo acquisito queste conoscenze aderirebbe direttamente a tutte le verità. Gli spiriti retti hanno compreso la veridicità di questa affermazione immediatamente, dalla luce della verità; mentre gli spiriti che si erano consolidati nella sola fede, e che avevano messo da parte l’amore e la carità, erano incapaci di comprendere, perché la luce della falsità in cui si erano confermati aveva oscurato presso di loro la luce della verità.

353. La falsa intelligenza e la falsa sapienza sono tali in quanto separate dal riconoscimento del Divino; perché ogni fautore di sapienza ed intelligenza di una tale specie non riconosce il Divino ed individua al suo posto la natura, ragionando in una modalità corporea e sensuale, comunque possa essere stimato nel mondo per i propri successi e per la propria erudizione.4 Perché la sua erudizione non si spinge oltre le cose che appaiono innanzi agli occhi del mondo; queste egli conserva nella sua memoria, e le considera in termini alquanto materiali, sebbene le stesse conoscenze siano utili nell’intelligenza autentica, alla formazione dell’intelletto. Per scienze di vario genere si intendono le scienze sperimentali, quali la fisica, l’astronomia, la chimica, la meccanica, la geometria, l’anatomia, la psicologia, la filosofia, la storia dei regni e della letteratura, la critica letteraria e le lettere.

[2] I rappresentanti del clero che negano il Divino non elevano i loro pensieri al di sopra delle cose sensuali dell’uomo esteriore, e riguardo alla Parola – nello stesso modo di altri riguardo alle scienze – essa non entra nel loro pensiero, né in qualsiasi intuizione di una mente illuminata razionale; questo perché il loro interiore è chiuso, a causa del fatto che hanno allontanato se stessi dal cielo, e hanno degradato quelle facoltà in base alle quali erano capaci di guardare al cielo, che sono, come si è detto sopra, le facoltà interiori della mente umana. Per tale motivo essi sono incapaci di vedere alcunché della verità e del bene, essendo questi per loro nelle tenebre, mentre tutto ciò che è falso e tutto ciò che è male è nella luce.

[3] Nondimeno, gli uomini sensuali sono in grado di ragionare, alcuni di essi più abilmente e acutamente di chiunque altro; ma il loro ragionare è inficiato dalle falsità indotte dai sensi e confermate dalle loro conoscenze; e poiché sono capaci di ragionare in questo modo, credono di essere più saggi di altri.5 Il fuoco che accende i loro ragionamenti è il fuoco dell’amore di sé e del mondo. Questi sono nella falsa intelligenza e nella falsa sapienza, e ad essi fa riferimento il Signore in Matteo:

Pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono, e neppure comprendono (Matteo 13:13-15)

Queste cose sono nascoste all’intelligente e al saggio, e sono rivelate ai piccoli (Matteo 11:25, 26)

354. Mi è stato concesso di parlare con molti degli eruditi dopo la loro dipartita dal mondo; alcuni dei quali noti nel mondo letterario per i loro scritti, e altri non così celebrati, anche se dotati di profonda sapienza. Coloro che nel cuore avevano negato il Divino, qualunque fosse stata la loro professione, erano diventati così stupidi da avere una minima comprensione perfino delle cose mondane, e ancor meno di quelle spirituali. Ho percepito e ho anche visto che l’interiore delle loro menti era così chiuso da sembrare nero (perché nel mondo spirituale queste cose diventano visibili), e di conseguenza non potevano sopportare alcuna luce celeste né ricevere alcun influsso dal cielo. Questa oscurità che permeava il loro interiore era più intensa ed estesa presso quelli che si erano confermati contro il Divino per mezzo delle conoscenze che avevano acquisito. Nell’altra vita questi accettano con gioia tutte le falsità, assorbendole come farebbe una spugna con l’acqua, e respingono tutte le verità come farebbe una sostanza ossea elastica, respingendo ciò che cade su di essa. In realtà, si dice che l’interiore di quelli che si sono confermati contro il Divino e in favore della natura diventano scheletrici, e le loro teste fino al naso appaiono insensibili come l’avorio, il che è un segno che essi non hanno più alcuna percezione. Quelli qui descritti sono immersi in pantani che appaiono come le torbiere; e lì sono tormentati da illusioni in cui sono trasformate le loro falsità. Il loro fuoco infernale è un desiderio di gloria e fama, che li spinge ad aggredirsi l’un l’altro, e per via di un ardore infernale, tormentano quelli di loro che non li adorano come divinità; e questo lo fanno gli uni agli altri, a turno. In queste cose è trasformato tutto il sapere del mondo che non ha ricevuto in sé la luce dal cielo attraverso il riconoscimento del Divino.

355. Che tale sia la sorte di questi nel mondo spirituale ove giungono dopo la morte, può essere dedotto semplicemente da questo, che tutte le cose che sono nella memoria naturale e sono direttamente congiunte con i sensi corporei (della effettività di tale congiunzione, si è detto più sopra) poi diventano quiescenti; a tali principi razionali questi attingono per i loro pensieri e parole. Perché l’uomo porta con sé la sua intera memoria naturale, ma i suoi contenuti non sono accessibili al suo pensiero, come quando ha vissuto nel mondo. Nulla di quella memoria può essere richiamato e portato nella luce spirituale, perché il suo contenuto non è fatto di oggetti di quella luce. Tuttavia, le cose della ragione e dell’intelletto che l’uomo ha acquisito dalle conoscenze durante la sua vita terrena, concordano con la luce del mondo spirituale; di conseguenza nella misura in cui lo spirito dell’uomo è stato reso razionale nel mondo attraverso la conoscenza e la scienza, è nella stessa misura, razionale, dopo aver lasciato il corpo; perché allora, l’uomo è uno spirito, ed è lo spirito che pensa nel corpo.6

356. Riguardo a quelli che hanno acquisito l’intelligenza e la sapienza attraverso la conoscenza e la scienza, i quali hanno subordinato ogni cosa all’uso della vita, e hanno anche riconosciuto il Divino, amato la Parola, ed hanno vissuto una vita morale spirituale (di cui sopra, n. 319), a questi le scienze sono servite come mezzo per diventare savi, e anche per consolidarsi nelle cose che riguardano la fede. Ho percepito l’interiore della mente di questi e ho visto la sua trasparenza nella luce di un bianco scintillante e fiammeggiante, o di colore blu, come quello di diamanti traslucidi, rubini e zaffiri; e questo in virtù del fatto che si erano confermati a favore del Divino e delle verità Divine che avevano tratte dalla scienza. Essi sono nell’apparenza della vera intelligenza e della vera sapienza quando sono presentati alla vista nel mondo spirituale. Questo aspetto deriva dalla luce del cielo; e quella luce è la verità Divina che procede dal Signore che è la sorgente di ogni intelligenza e sapienza (si veda sopra, nn. 126-133).

[2] Quella luce, cangiante come le sfumature dei colori, è nel loro interiore; e le sue screziature sono prodotte dalla conferma delle verità Divine per mezzo delle cose che sono in natura, cioè, attraverso le scienze.7 Perché la mente interiore dell’uomo guarda dentro le cose della memoria naturale, e le cose che gli serviranno come prove, le sublima per così dire, attraverso il fuoco dell’amore celeste, ed egli le ritrae e le purifica in idee spirituali. Questo è sconosciuto all’uomo finché vive nel corpo, perché lì egli pensa sia spiritualmente, sia naturalmente, e non ha percezione delle cose che pensa spiritualmente, ma solo di quelle che pensa in modo naturale. Poi quando giunge nel mondo spirituale non ha percezione di ciò che pensava naturalmente nel mondo, ma solo di quello che pensava spiritualmente. Così cambia la sua condizione.

[3] Tutto ciò rende chiaro che è per mezzo delle conoscenze e delle scienze che l’uomo è reso spirituale; inoltre, queste sono il mezzo per divenire savi, ma solo presso coloro che hanno riconosciuto il Divino nella fede e nella vita. Questi, anche prima degli altri, sono accolti nel cielo, e sono tra quelli che abitano nel centro (n. 43), perché sono nella luce più degli altri. Questi sono gli intelligenti ed i savi nel cielo, i quali brillano nello splendore del firmamento e che risplendono come le stelle, mentre i semplici sono quelli che hanno riconosciuto il Divino, hanno amato la Parola, ed hanno vissuto una vita morale e spirituale, ma l’interiore delle loro menti non è stati altrettanto arricchito dalle conoscenze e dalle scienze. La mente umana è come la terra che è tale in quanto è stata coltivata.

Passi estratti da Arcana Coelestia concernenti le conoscenze

L’uomo dovrebbe essere pienamente istruito nelle scienze e nelle cognizioni, dal momento che per mezzo di esse impara a pensare, poi a comprendere ciò che è vero e ciò che è bene e, infine, ad essere savio (nn. 129, 1450, 1451, 1453, 1548, 1802).

Le scienze sono le prime cose su cui la vita dell’uomo, civile, morale e spirituale, è costruita e fondata, e debbono essere apprese per il bene dell’uso come fine in sé (nn. 1489, 3310).

Le cognizioni aprono la strada all’uomo interno, e dopo congiungono quell’uomo con quello esteriore secondo gli usi (nn. 1563, 1616).

La facoltà razionale nasce dalle scienze e delle cognizioni (nn. 1895, 1900, 3086).

Ma non per mezzo delle cognizioni stesse, ma attraverso l’affezione per gli usi che ne derivano (n. 1895).

[2] Ci sono conoscenze che danno accesso alle verità Divine, e conoscenze che non hanno questa qualità (n. 5213).

Le conoscenze vuote devono essere distrutte (nn. 1489, 1492, 1499, 1581).

Le conoscenze vuote, come gli amori di sé e del mondo, sono fine a se stesse, e sostengono quegli amori, e allontanano dall’amore per Dio e dall’amore verso il prossimo, perché tali conoscenze chiudono l’uomo interiore, fino al punto in cui l’uomo diventa incapace di ricevere alcunché dal cielo (n. 1563, 1600).

Le scienze sono mezzi per diventare savi, o per diventare folli per mezzo di esse l’uomo interiore o è aperto o è chiuso, e quindi la sua razionalità può esserne arricchita o distrutta (nn. 4156, 8628, 9922).

[3] L’uomo interiore è aperto e via via perfezionato per mezzo delle scienze se l’uomo si prefigge quale fine un uso retto delle stesse un fine, specialmente un uso che guarda alla vita interiore (n. 3086).

Poi le scienze, che sono presso l’uomo naturale, vengono in contatto con le cose spirituali e celesti dell’uomo spirituale il quale attrae a sé quelle di loro che sono adatte (n. 1495).

Poi gli usi della vita celeste sono estratti dal Signore e perfezionati dalle conoscenze dell’uomo naturale, per mezzo dell’uomo interiore (nn. 1895, 1896, 1900-1902, 5871, 5874, 5901).

Mentre le conoscenze incongrue e opposte vengono respinte ai margini e bandite (nn. 5871, 5886, 5889).

[4] La vista dell’uomo interiore richiama dalla memoria dell’uomo esterno soltanto cose che sono in armonia con il suo amore (n. 9394).

Ciò che riguarda l’amore appare alla vista dell’uomo interno al centro e nella luce, ma ciò che non è amore, è ai margini e nell’oscurità (nn. 6068, 6084).

Le conoscenze adatte sono gradualmente impiantate negli amori dell’uomo, e per così dire, abitano in essi (n. 6325).

Se l’uomo nascesse nell’amore verso il prossimo, nascerebbe nell’intelligenza, ma siccome è nato nell’amore di sé e del mondo, egli nasce nella completa ignoranza (nn. 6323, 6325).

La conoscenza, l’intelligenza e la sapienza sono figlie dell’amore verso Dio e verso il prossimo (nn. 1226, 2049, 2116).

[5] Una cosa è essere savi, e un’altra cosa è avere la capacità d’intendere, un’altra sapere, ed un’altra fare; nondimeno, in quelli che possiedono la vita spirituale, queste cose seguono nell’ordine, e coesistono nelle azioni (n. 10331).

Inoltre una cosa è sapere, un’altra riconoscere, e un altra avere fede (n. 896).

[6] Le conoscenze che riguardano l’uomo esterno o naturale, sono nella luce del mondo, ma le verità che sono state rese verità della fede e dell’amore, ed hanno così acquisito la vita, sono la luce del cielo (n. 5212).

Le verità che hanno acquisito la vita spirituale sono comprese per mezzo di idee naturali (n. 5510).

L’influsso spirituale scorre dall’uomo interno o spirituale nelle conoscenze che sono dell’uomo esterno o naturale (nn. 1940, 8005).

Le conoscenze sono ricettacoli, e, e per così dire vessilli, per la verità ed il bene che appartengono all’uomo interno (nn. 1469, 1496, 3068, 5489, 6004, 6023, 6052, 6071, 6077, 7770, 9922).

Le conoscenze sono come specchi in cui le verità ed i beni dell’uomo interno appaiono come un’immagine (n. 5201).

Lì esse sono insieme come nel loro ambito più remoto (nn. 5373, 5874, 5886, 5901, 6004, 6023, 6052, 6071).

[7] L’influsso non è fisico ma spirituale, cioè l’influsso è dall’uomo interno all’uomo esterno, quindi nelle conoscenze esteriori; e non dalle esteriori in quelle interiori, quindi non dalle conoscenze esteriori nelle verità della fede (n. 3219, 5119, 5259, 5427, 5428, 5478, 6322, 9110).

L’iniziazione ha luogo dalle verità della dottrina della chiesa, che derivano dalla Parola, e quelle verità devono prima essere riconosciute, e allora è consentito consultare le conoscenze (n. 6047).

Quindi è ammissibile per coloro che sono in uno stato di adesione alle verità di fede, confermare queste verità intellettualmente per mezzo delle conoscenze, ma non per coloro che sono in uno stato di negazione (nn. 2568, 2588, 4760, 6047).

Colui che non vuole credere alla verità Divina, finché non è convinto per mezzo delle conoscenze, non potrà mai credere (n. 2094, 2832).

Entrare dalla conoscenza nelle verità della fede è contrario all’ordine (n. 10236).

Quelli che ragionano così diventano insani di mente nelle cose del cielo e della chiesa (nn. 128-130).

Essi cadono nella falsità del male (nn. 232, 233, 6047).

Nell’altra vita quando pensano a questioni spirituali diventano come ubriachi (n. 1072).

Per approfondire il carattere di tali individui (n. 196).

Esempi che dimostrano che le cose spirituali non possono essere comprese quando sono esaminate attraverso le scienze (nn. 233 del 2094, 2196, 2203, 2209).

In molte cose spirituali, certi eruditi sono più dementi dei semplici, per la ragione che essi sono in uno stato di negazione, nel quale si consolidano per mezzo delle scienze che hanno continuamente e in abbondanza davanti alla loro vista (nn. 4760, 8629).

[8] Quelli che ragionano dalle scienze contro le verità della fede ragionano con scaltrezza, vale a dire, lasciandosi ingannare dai sensi, che sono coinvolgenti e convincenti, perché non possono essere facilmente dissipati (n. 5700).

Quali cose siano errori dei sensi, e cosa siano (nn. 5084, 5094, 6400, 6948).

Quelli che non hanno alcuna conoscenza della verità, e anche quelli che sono nel male, sono in grado di ragionare sulle verità della fede e sui beni, ma non sono in grado di comprenderli (n. 4214).

L’intelligenza non consiste nella mera conferma dei dogmi, ma nel comprendere se sia vero o no ciò che s’intende confermare (n. 4741, 6047).

[9] Le scienze non servono a nulla dopo la morte, ma solo ciò che l’uomo ha assorbito nel suo intelletto e nella vita per mezzo delle scienze (n. 2480).

Tutto il sapere rimane dopo la morte, anche se è quiescente (nn. 2476-2479, 2481-2486).

[10] Le scienze presso il male sono falsità, perché esse sono adattate ai mali, mentre presso il bene le scienze sono verità, perché riferite a ciò che è bene (n. 6917).

Le scienze autentiche presso il male non sono autentiche, per quanto possano sembrano vere quando affermate, perché c’è il male dentro di esse (n. 10331).

[11] Un esempio del desiderio di conoscere, che gli spiriti possiedono (n. 1974).

Gli angeli hanno un desiderio illimitato di conoscere e di diventare savi, dal momento che l’apprendimento, l’intelligenza e la sapienza sono il cibo spirituale (nn. 3114, 4459, 4792, 4976, 5147, 5293, 5340, 5342, 5410, 5426, 5576, 5582, 5588, 5655, 6277, 8562, 9003).

La scienza degli antichi era la conoscenza delle corrispondenze e delle rappresentazioni, con le quali hanno avuto accesso alla cognizione delle cose spirituali; ma quella conoscenza nel tempo presente è del tutto perduta (nn. 4749, 4844, 4964, 4965).

[12] Affinché la verità spirituali siano comprese, devono essere noti i seguenti principi.

(1) Tutte le cose nell’universo sono in relazione al bene e alla verità; ed è in virtù della loro congiunzione che ogni cosa esiste, dunque in virtù dell’amore e della fede e della loro congiunzione.

(2) L’uomo è dotato di intelletto e volontà; e l’intelletto è il ricettacolo della verità, e la volontà il ricettacolo del bene; e tutte le cose nell’uomo sono in relazione a queste due e alla loro congiunzione, così come tutte le cose sono in relazione alla verità e al bene e alla loro congiunzione.

(3) Vi è un uomo interno e un uomo esterno, l’uno distinto dall’altro come il cielo e distinto dal mondo, ma affinché un uomo possa essere autenticamente un uomo, questi due devono fare uno.

(4) L’uomo interno si trova nella luce del cielo, e l’uomo esterno è nella luce del mondo; e la luce del cielo è la verità Divina stessa, da cui procede ogni l’intelligenza.

(5) Ogni cosa nell’uomo interno ed in quello esterno sono in reciproca corrispondenza, quindi il diverso aspetto in cui essi appaiono può essere compreso solo per mezzo della conoscenza delle corrispondenze. Salvo che queste e molte altre cose siano note, nulla se non idee incongrue della verità spirituale e celeste possono essere concepite e formate; perciò senza questi principi generali le scienze e le cognizioni dell’uomo naturale non possono essere di alcun aiuto alla capacità d’intendere ed alla crescita dell’uomo razionale. Questo chiarisce quanto siano necessarie le conoscenze.

1 La luce del mondo è percepita dall’uomo esterno, la luce del cielo dall’uomo interno (nn. 3222–3224, 3337). La luce del cielo fluisce nella luce naturale, e nella misura in cui l’uomo naturale riceve la luce del cielo, egli diviene savio (nn. 4302, 4408). Le cose che sono nella luce del cielo sono visibili soltanto in quella luce, e non nella luce del mondo, denominata luce naturale (n. 9755). Perciò coloro che sono unicamente nella luce del mondo non possono percepire quelle cose che sono nella luce del cielo (n. 3108). Gli angeli percepiscono la luce del mondo come densa oscurità (nn. 1521, 1783, 1880).

2 Il merito e la giustizia del Signore è il bene che governa il cielo (nn. 9486, 9983). È giusto o reso giusto colui al quale sono attribuiti il merito e la giustizia del Signore; ed è ingiusto colui che ha a cuore il proprio merito e la propria giustizia (nn. 5069, 9263). La qualità di coloro che nell’altra vita rivendicano per sé la rettitudine (nn. 942, 2027). Nella Parola giustizia è una qualificazione del bene e giudizio una qualificazione della verità; perciò, agire con giustizia e giudizio è agire nel bene e nella verità (nn. 2235, 9857).

3 È nella capacità del savio vedere e percepire se una cosa è vera prima di asseverarla, anziché asseverare semplicemente ciò che è sostenuto da altri (nn. 1017, 4741, 7012, 7680, 7950). Solo coloro che sono influenzati dalla verità per il bene della verità e della vita, possono vedere e percepire se una cosa è vera, prima di asseverarla (n. 8521). Il confermare una tesi non appartiene alla luce spirituale ma alla luce naturale, e perfino alla luce sensuale che muove gli empi (n. 8780). Tutte le cose, anche le falsità, possono essere dimostrate finché non appaiono come verità (nn. 2477, 2480, 5033, 6865, 8521).

4 Il sensuale è ciò che è più esteriore nella vita dell’uomo, che è aderente ed inerente al corpo (nn. 5077, 5767, 9212, 9216, 9331, 9730). È chiamato sensuale l’uomo che formula ogni giudizio ed ogni conclusione basandosi sui sensi corporei, e che non crede in nulla se non in ciò che vede con gli occhi e che tocca con le mani (nn. 5094, 7693). Il pensiero di un tale uomo è riposto nelle cose più esteriori e non interiormente in se stesso (nn. 5089, 5094, 6564, 7693). Il suo interiore è talmente chiuso da non percepire nulla della verità Divina (nn. 6564, 6844, 6845). In una parola, egli è nella più grossolana luce naturale, tale da non percepire nulla della luce del cielo. (nn. 6201, 6310, 6844, 6845). Perciò egli è interiormente contrapposto alle cose pertinenti al cielo ed alla chiesa (nn. 6201, 6310, 6844, 6845, 6948, 6949). Gli eruditi che si sono consolidati contro le verità della chiesa sono uomini sensuali (n. 6316). Una descrizione dell’uomo sensuale (n. 10236).

5 Gli uomini sensuali ragionano astutamente e abilmente, dato che ripongono tutta la loro intelligenza nell’esprimersi attraverso la memoria corporea (nn. 195, 196, 5700, 10236) Tuttavia, essi ragionano a partire dalla fallacia dei sensi (nn. 5084, 6948, 6949, 7693). Gli uomini sensuali sono molto più astuti e maliziosi di altri (nn. 7693, 10236). Essi erano denominati dalle genti antiche serpenti dell’albero della conoscenza (nn. 195 – 197, 6398, 6949, 10313).

6 Le conoscenze appartengono alla memoria naturale di cui l’uomo dispone nel mondo (nn. 5212, 9922). L’uomo conserva in sé la memoria naturale dopo la morte (n. 2475); dall’esperienza (nn. 2481–2486). Ma non può più attingere ad essa, come faceva nel mondo, per diverse ragioni (nn. 2476, 2477, 2479).

7 I colori più meravigliosi sono visibili nel cielo (nn. 1053, 1624). I colori nel cielo, derivano dalla luce di lì, e sono variazioni di quella luce (nn. 1042, 1043, 1053, 1624, 3993, 4530, 4742, 4922). Dunque essi sono manifestazioni della verità dal bene, e significano cose inerenti l’intelligenza e la sapienza (n. 4530, 4677, 4922, 9466).

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