Cielo e inferno (291-302)

L’unione del cielo con il genere umano

291. È noto nella chiesa che tutto il bene viene da Dio e che nessun bene viene dall’uomo e che di conseguenza nessuno deve attribuire a sé alcun bene. È altrettanto noto che il male viene dal diavolo. Perciò chi parla secondo la dottrina della chiesa, afferma che quelli che agiscono bene, e quelli che parlano e pregano devotamente, sono guidati da Dio; e affermano l’opposto di quelli che agiscono e che parlano in modo empio. Ciò avviene per effetto della congiunzione della volontà e dell’intelletto dell’uomo con il cielo o con l’inferno, perché è attraverso questi che il corpo agisce e la bocca parla. Cosa sia questa congiunzione, sarà ora spiegato.

292. Presso ogni individuo ci sono spiriti retti e spiriti malvagi; attraverso gli spiriti retti l’uomo è congiunto al cielo e attraverso gli spiriti malvagi è congiunto all’inferno. Questi spiriti si trovano nel mondo degli spiriti, che è intermedio tra cielo e inferno. Di questo mondo si tratterà nel dettaglio più avanti. Quando si avvicinano ad un uomo entrano completamente nella sua memoria e nel suo pensiero. Questi spiriti non hanno cognizione alcuna di essere presso un uomo; ma quando sono presso un uomo credono che tutte le cose che appartengono alla memoria ed al pensiero di questi, siano loro proprie; neppure essi vedono l’uomo, perché nulla che appartiene al mondo naturale può essere percepito dalla loro vista.1 Il Signore presta la massima cura affinché gli spiriti ignorino di essere presso l’uomo, perché se lo sapessero parlerebbero con lui, e in quella circostanza gli spiriti malvagi perseguirebbero la sua rovina. Perché gli spiriti malvagi, essendo congiunti con l’inferno, non desiderano altro che distruggere l’uomo, non solo la sua anima, ma anche la sua fede, il suo amore e perfino il suo corpo. Questo non può aver luogo se gli spiriti non parlano con l’uomo, nel qual caso non sono consapevoli del fatto che ciò che stanno pensando e anche ciò che stanno dicendo tra sé, appartenga all’uomo; perché sebbene si tratti del pensiero dell’uomo essi parlano con un altro spirito, credendo che ciò che pensano e dicono sia loro proprio, e ognuno ama e tiene in considerazione ciò che gli appartiene. In questo modo gli spiriti sono indotti ad amare e apprezzare l’uomo, seppure restino ignari di questa circostanza. Che tale sia l’unione degli spiriti presso l’uomo posso affermarlo avendolo continuamente sperimentato da molti anni.

293. La ragione per la quale gli spiriti che comunicano con l’inferno sono anche associati all’uomo, è che questi nasce nei mali di ogni genere, quindi la sua vita è completamente avvolta nel male; e a meno che non sia associato a spiriti a lui simili, egli non potrebbe vivere, e neppure potrebbe essere distolto dai suoi mali e riformato. Dunque egli è tenuto nella vita sua propria attraverso gli spiriti malvagi, ed è distolto da essa attraverso gli spiriti retti; e per mezzo di questi è tenuto in equilibrio, cioè nel libero arbitrio, quindi può allontanarsi dal male e volgersi verso il bene, in modo che il bene possa radicarsi in lui, il che non sarebbe affatto possibile se l’uomo non fosse nel libero arbitrio; tale libertà è l’effetto combinato sull’uomo degli spiriti malvagi da un lato e degli spiriti retti dall’altro. È stato anche mostrato che nella misura in cui la vita dell’uomo è determinata dal proprio, cioè dal sé, se non gli fosse permesso di essere nel male, egli non avrebbe vita; ed inoltre che egli non può essere costretto a volgersi verso il bene, perché ciò che è imposto non può essere fatto proprio; mentre il bene che viene ricevuto liberamente si radica nella sua volontà e diviene come fosse proprio.2 Queste sono le ragioni per le quali l’uomo è in comunicazione sia con il cielo, sia con l’inferno.

294. Si dirà ora della comunicazione del cielo con gli spiriti retti, e della comunicazione dell’inferno con gli spiriti malvagi e della conseguente congiunzione del cielo e dell’inferno presso l’uomo. Tutti coloro che sono nel mondo degli spiriti sono in comunicazione con il cielo o con l’inferno, gli spiriti malvagi con l’inferno e gli spiriti retti con il cielo. Il cielo si compone di società, e così pure l’inferno. Ogni spirito appartiene ad una società, ed è tenuto in vita dall’influsso di questa, ed agisce in armonia con essa. Quindi, siccome l’uomo è congiunto con gli spiriti, egli è anche congiunto con il cielo o con l’inferno, e con una società dell’uno o dell’altro con la quale è legato da un’eguale affezione o amore; perché nel cielo le società si distinguono tra loro secondo la peculiare affezione per il bene e la verità, e le società dell’inferno, secondo la loro particolare affezione per il male e per il falso (riguardo alle società celesti si veda sopra, nn. 41 – 45).

295. Gli spiriti associati all’uomo sono tali quale è egli stesso rispetto alla sua affezione o amore; il Signore associa all’uomo degli spiriti retti; mentre gli spiriti malvagi sono attratti dall’uomo stesso. Gli spiriti che gravitano presso l’uomo cambiano secondo i mutamenti nelle sue affezioni; quindi ci sono alcuni spiriti presso di lui nell’infanzia, altri nella fanciullezza, altri nell’adolescenza e nell’età adulta, e altri nella vecchiaia. Nell’infanzia sono presenti gli spiriti che sono nell’innocenza e che quindi comunicano con il cielo dell’innocenza, che è nell’intimo del terzo cielo; nell’adolescenza sono presenti gli spiriti con l’affezione per la conoscenza, i quali comunicano con il primo cielo o cielo più esterno; nella giovinezza e nell’età adulta sono presenti gli spiriti nell’affezione per ciò che è vero e retto, e nella conseguente intelligenza, i quali comunicano con il secondo cielo o cielo intermedio; mentre nella vecchiaia sono presenti gli spiriti che sono nella sapienza e nell’innocenza, i quali comunicano con il terzo cielo o cielo intimo. Il Signore assicura questa associazione affinché l’uomo possa essere riformato o rigenerato. Mentre presso gli uomini sono anche associati spiriti retti, con il compito di distoglierli per quanto possibile dal male, essi sono anche congiunti con gli spiriti maligni, i quali comunicano con l’inferno, e sono simili a loro nell’affezione. Se amano se stessi, le ricchezze, la vendetta o l’adulterio, spiriti simili a loro sono presenti, e per così dire, abitano nelle loro affezioni malvagie; l’uomo è incitato da questi e, a meno che egli non sia distolto dal male dagli spiriti retti, questi aderiscono all’uomo e non retrocedono da esso nella misura in cui prevalgono le affezioni malvagie. Dunque è per questo che un uomo malvagio è congiunto con l’inferno ed un uomo retto con il cielo.

296. L’uomo è governato dal Signore per mezzo degli spiriti perché non è nell’ordine del cielo, in quanto nasce nei mali che appartengono all’inferno ed è quindi in totale contrapposizione all’ordine Divino. Egli deve dunque essere ricondotto all’ordine, e questo può essere fatto unicamente attraverso la mediazione degli spiriti. Sarebbe altrimenti se l’uomo nascesse nel bene che è conforme all’ordine celeste; in tal caso egli sarebbe disciplinato non attraverso gli spiriti ma dall’ordine stesso, quindi attraverso l’influsso generale. Per mezzo di questo influsso l’uomo è disciplinato in ogni cosa che scorre dal pensiero e dalla volontà, nell’azione, cioè riguardo alle sue parole ed alle sue azioni; perché questi procedono entrambi secondo l’ordine naturale, con il quale gli spiriti associati agli uomini, non hanno nulla in comune. Anche gli animali sono disciplinati attraverso questo influsso generale dal mondo spirituale, perché essi sono nell’ordine della loro vita, né essi possono sovvertire l’ordine e distruggere quell’ordine in quanto sono privi della facoltà di raziocinio.3 Quale sia la differenza tra l’uomo e le bestie è stato esposto in precedenza (n. 39).

297. In merito alla congiunzione del cielo con il genere umano, deve essere noto che il Signore stesso fluisce in ogni uomo, secondo l’ordine del cielo, sia nel suo interiore sia nel suo esteriore, e lo dispone in modo che possa ricevere il cielo, e disciplina il suo esteriore dal suo interiore, dunque mantenendo in relazione ogni cosa dell’uomo. Questo influsso del Signore è denominato influsso diretto; mentre l’altro influsso che ha luogo attraverso gli spiriti è chiamato influsso mediato. Quest’ultimo sussiste per mezzo del primo. L’influsso diretto, cioè quello del Signore stesso, proviene dal suo Divino Umano, ed è nella volontà dell’uomo, e attraverso questa, nel suo intelletto, quindi nel suo bene, e attraverso il suo bene, nella sua verità, o il che è lo stesso, nel suo amore, e attraverso questo amore, nella sua fede, e non il contrario; a maggior ragione non può essere nella fede separata dall’amore, o nella verità separata dal bene, o nell’intelletto separato dalla volontà. Questo influsso Divino è incessante, e negli individui retti è ricevuto nel bene, ma non nei malvagi, perché in loro il bene è rigettato, soffocato o pervertito; di conseguenza essi hanno una vita empia, che in un’accezione spirituale è la morte.4

298. Gli spiriti che sono presso l’uomo, sia quelli congiunti con il cielo, sia quelli congiunti con l’inferno, non possono influenzare l’uomo con la propria memoria ed il proprio pensiero, perché in tale circostanza, tutto ciò che appartiene a loro, apparirebbe all’uomo, come proprio (si veda sopra, n. 256). Nondimeno, per loro mezzo, fluisce dal cielo nell’uomo un’affezione che appartiene all’amore del bene e della verità, e dall’inferno nell’uomo un’affezione che appartiene all’amore del male e del falso. Così nella misura in cui l’affezione peculiare dell’uomo concorda con l’affezione che scorre in lui, quell’affezione è ricevuta nel suo pensiero, dato che il pensiero interiore dell’uomo è completamente in accordo con la sua affezione o amore; se quell’affezione non concorda con quella peculiare all’uomo, non viene ricevuta. Evidentemente, quindi, poiché il pensiero non viene introdotto nell’uomo attraverso gli spiriti, ma solo l’affezione per il bene o per il male, l’uomo possiede la libertà di scegliere; quindi è in grado attraverso il suo pensiero di ricevere il bene e rigettare il male, perché egli conosce dalla Parola ciò che è bene e ciò che e male. Inoltre tutto quello che egli riceve in virtù della sua affezione è a lui appropriato, e quello che non riceve non si attaglia alla sua affezione. Con ciò appare evidente quale sia la natura dell’influsso del bene che dal cielo scorre presso l’uomo, e la natura dell’influsso del male dall’inferno.

299. Mi è stato anche permesso di conoscere l’origine dell’ansietà dell’uomo, dell’afflizione dello spirito, della tristezza interiore, chiamata malinconia. Ci sono spiriti non ancora congiunti con l’inferno, i quali sono però nello stadio iniziale. Di questi si parlerà più avanti, ove si tratterà del mondo degli spiriti. Tali spiriti amano le cose indigeste e dannose come il cibo non tollerato dallo stomaco; quindi sono presenti nell’uomo in quelle cose nella quali trovano il loro piacere; e conversano con altri circa la loro affezione perversa. L’affezione che è nel loro discorso fluisce nell’uomo da questa origine; e quando questa affezione è opposta a quella dell’uomo, questi avverte un senso di tristezza e di ansietà malinconica; mentre se l’affezione è concorde con quella dell’uomo, questi avverte un senso di soddisfazione e di gioia. Questi spiriti appaiono nei pressi dello stomaco, alcuni a destra, altri a sinistra, altri sotto, altri sopra, alcuni più vicino, altri più lontano, secondo la loro affezione. Che questa sia la sorgente dell’ansietà dello spirito mi è stato mostrato ampiamente dall’esperienza. Ho visto questi spiriti, li ho uditi e ho avvertito l’ansietà che fluiva per loro mezzo, e ho parlato con loro; quando questi sono stati allontanati è cessato il senso di ansietà; e quando sono ritornati, è tornato anche il senso di ansietà; e ho notato che l’ansietà aumentava o diminuiva a seconda che questi si avvicinavano o si tenevano più a distanza. Da ciò mi è apparso chiaro il perché alcuni che ignorano cosa sia la coscienza, non avendone una, attribuiscono i loro dolori allo stomaco.5

300. La congiunzione del cielo con l’uomo, non è come l’unione corporea di un uomo con una donna, ma è l’unione presso lo spirito interiore dell’uomo, cioè presso il suo uomo spirituale o uomo interno; ciò nondimeno vi è una congiunzione presso l’uomo naturale o esterno, per mezzo di corrispondenze, di cui si tratterà nel prossimo capitolo, ove sarà esposta la congiunzione del cielo presso l’uomo attraverso la Parola.

301. Sarà anche esposto nel prossimo capitolo che la congiunzione del cielo col genere umano, e del cielo con l’uomo è tale che l’uno sussiste in virtù dell’altro.

302. Ho conversato con gli angeli della congiunzione del cielo col genere umano, dicendo loro che seppure gli uomini di chiesa affermino che ogni bene viene da Dio e che gli angeli siano presso l’uomo, in realtà, in pochi credono che gli angeli siano congiunti all’uomo, e ancora meno credono che essi siano nel suo pensiero e nella sua affezione. Gli angeli hanno detto di essere al corrente del fatto che esistono tali opinioni e tale modo di esprimersi nel mondo, e con loro sorpresa, anche all’interno della chiesa, ove la Parola illumina l’uomo riguardo al cielo ed alla sua congiunzione con l’uomo. Nondimeno, esiste una congiunzione tale che l’uomo è incapace di pensare anche la minima cosa senza che uno spirito sia associato a lui, e da questo dipende la sua vita spirituale. Essi affermano che la causa dell’ignoranza di questa materia sta nel fatto che l’uomo crede di vivere da se stesso, e di non essere legato al principio della vita; inoltre, l’uomo ignora il fatto che questo legame esiste per mezzo dei cieli; e se tale legame venisse meno l’uomo perirebbe istantaneamente. Se solo l’uomo credesse, come è nella realtà, che tutto il bene viene dal Signore, e tutto il male dall’inferno, egli non farebbe del bene una questione di merito, e neppure il male sarebbe a lui imputato; perché in tale circostanza egli guarderebbe al Signore in tutto il bene oggetto del suo pensiero e delle sue opere, e tutto il male che fluisse in lui sarebbe rigettato all’inferno, dal quale proviene. Ma siccome l’uomo non crede che ogni cosa che fluisce in lui viene dal cielo o dall’inferno, e perciò suppone che ogni pensiero e volontà sia in se stesso, dunque da se stesso, egli si appropria del male da sé, ed il bene che fluisce in lui, viene profanato dal merito.

1 Ci sono angeli e spiriti presso ogni uomo, e per mezzo di loro l’uomo è in comunicazione con il mondo spirituale (nn. 697, 2796, 2886, 2887, 4047, 4048, 5846–5866, 5976–5993). L’uomo non potrebbe vivere se non fosse assistito da questi spiriti (n. 5993). L’uomo non è visibile agli spiriti, così come gli spiriti non sono visibili all’uomo (n. 5862). Gli spiriti non possono vedere nulla del mondo e delle cose pertinenti ad alcun uomo ad eccezione di ciò che è inerente all’uomo con il quale stanno parlando (n. 1880).

2 Ogni libertà appartiene all’amore e all’affezione, dato che ciò che l’uomo ama, lo mette in atto liberamente (nn. 2870, 3158, 8987, 8990, 9585, 9591). Poiché la libertà appartiene all’amore dell’uomo, essa appartiene alla vita dell’uomo (n. 2873). Nulla appare come proprio dell’uomo eccetto ciò che deriva dalla libertà (n. 2880). L’uomo deve essere necessariamente in uno stato di libertà affinché possa essere riformato (nn. 1937, 1947, 2876, 2881, 3145, 3146, 3158, 4031, 8700). Altrimenti, nessun amore del bene e nessuna verità possono radicarsi in lui, né essere fatte proprie dall’uomo (nn. 2877, 2879, 2880, 2883, 8700). Nulla può radicarsi nell’uomo attraverso la coercizione (nn. 2875, 8700). Se l’uomo fosse riformato attraverso la coercizione, chiunque sarebbe riformato (n. 2881). La coercizione finalizzata alla riforma è dannosa (n. 4031). Quali siano gli stati di coercizione (n. 8392).

3 La differenza tra gli uomini e gli animali è che gli uomini sono in grado di essere elevati dal Signore a Sé, di pensare al Divino, di amarlo, e di essere quindi uniti al Signore, e di avere da ciò la vita eterna; ma è altrimenti per gli animali (nn. 4525, 6323, 9231). Gli animali sono nell’ordine proprio della loro vita, e perciò nascono nella conoscenza delle cose adatte alla loro natura; viceversa l’uomo non possiede alcuna conoscenza innata, e deve perciò essere condotto nell’ordine della sua vita attraverso mezzi intellettuali (n. 637, 5850, 6323). In conformità dell’influsso generale, il pensiero presso l’uomo ricade nel linguaggio, nella volontà e nei movimenti (n. 5862, 5990, 6192, 6211). L’influsso generale del mondo spirituale nella vita degli animali (nn. 1633, 3646).

4 Vi è un influsso diretto dal Signore, ed un influsso mediato attraverso il mondo spirituale (nn. 6063, 6307, 6472, 9682, 9683). L’influsso diretto del Signore è nei minimi particolari di tutte le cose (nn. 6058, 6474–6478, 8717, 8728). In che modo il Signore fluisce nei principi e negli ultimi allo stesso tempo (nn. 5147, 5150, 6473, 7004, 7007, 7270). L’influsso del Signore è nel bene, nell’uomo, e attraverso il bene nella verità, e non il contrario (nn. 5482, 5649, 6027, 8685, 8701, 10153). La vita che fluisce dal Signore varia a seconda dello stato dell’uomo, e secondo la ricezione (nn. 2069, 5986, 6472, 7343). Presso l’empio il bene che fluisce dal Signore è cambiato in male, e la verità in falsità; dall’esperienza (nn. 3642, 4632). Il bene e la verità che fluiscono continuamente dal Signore sono ricevuti dall’uomo nella misura in cui il male e la falsità ivi non ostruiscono (nn. 2411, 3142, 3147, 5828).

5 Quelli che non hanno coscienza ignorano cosa sia la coscienza (nn. 7490, 9121). Alcuni ridono della coscienza quando odono cosa essa sia (n. 7217). Alcuni credono che non sia nulla; altri, che essa sia qualcosa di naturale, triste e doloroso, che scaturisce da cause che risiedono nel corpo o nel mondo; altri ancora, che si tratti di qualcosa che la gente comune trae dalla propria religione (nn. 206, 831, 950. Si veda in proposito La vera Religione Cristiana, n. 665). C’è una coscienza autentica, una coscienza spuria, e una falsa coscienza (n. 1033). Il rimorso della coscienza è un’ansietà dello spirito in relazione a ciò che è ingiusto, falso o in relazione ad ogni male, che l’uomo crede sia contro Dio e contro il bene del prossimo (n. 7217). Quelli che hanno coscienza sono nell’amore di Dio e nella carità verso il prossimo, diversamente da quelli che non hanno coscienza (n. 831, 965, 2380, 7490).

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