Cielo e inferno (51-58)

7

Ogni società è un cielo in una forma minore, e ogni angelo lo è nella forma minima

51. Ogni società è un cielo in una forma minore, e ogni angelo lo è nella forma minima, perché è il bene dell’amore e della 1fede che forma il cielo, e questo bene è in ogni società del cielo e in ogni angelo appartenente ad una società. È chiaro che questo bene differisce e varia ovunque, e tuttavia è pur sempre il bene del cielo; e le differenze riguardano le differenti qualità del bene. Dunque quando taluno è elevato in qualche società del cielo, si dice che viene assunto in cielo; e di coloro che sono lì, si dice che sono nel cielo, ciascuno nel cielo suo proprio. Questo è noto a tutti nell’altra vita; di conseguenza coloro che sono fuori dal cielo, ovvero sotto il cielo, quando in lontananza vedono le società degli angeli, dicono che il cielo è in questo o in quel luogo. Volendo fare un paragone, è come per i funzionari civili e militari, ed il personale di servizio in un palazzo o in un castello, i quali, sebbene ciascuno dimori nel proprio appartamento, nondimeno sono tutti nello stesso palazzo o castello, ciascuno nel proprio rango e nel proprio ufficio. Questo rende manifesto il significato delle parole del Signore,

Nella casa del Padre ci sono molte dimore (Giovanni 14:2)

e cosa si intende per dimore celesti e per cieli dei cieli, nei profeti.

52. Che ogni società sia un cielo in una forma minore, lo si può comprendere anche da questo, che ogni società ha una forma celeste, nello stesso modo del cielo intero. In tutti i cieli, coloro che sono più eminenti sono nel mezzo, e quelli meno autorevoli si trovano intorno ai primi in ordine decrescente, fino ai margini (come è stato già riferito nel capitolo precedente, n. 43). Si può comprendere da ciò anche che il Signore indirizza tutti, in tutto il cielo, come se fossero un unico angelo; è lo stesso vale per tutti in ogni società; e per questa ragione un’intera società angelica talvolta appare in forma angelica come un singolo angelo, cosa che il Signore mi ha permesso di vedere. Inoltre quando il Signore appare nel mezzo degli angeli, egli non appare come uno circondato da molti, ma come uno in forma angelica. Questo perché il Signore è chiamato Angelo nella Parola e perché un intera società e denominata Michele, Gabriele e Raffaele; non sono altro che società angeliche così nominate in virtù della loro precipua funzione.1

53. Nello stesso modo in cui una società è un cielo in una forma minore, così l’uomo è un cielo nella forma minima. Perché il cielo non è al di fuori dell’angelo, ma interiormente ad esso, dato che le cose interiori che appartengono al suo spirito, sono disposte secondo la forma del cielo, al fine della ricezione di tutte le cose del cielo che sono al di fuori di lui. Queste egli le riceve secondo la qualità del bene che è in lui dal Signore. È in virtù di ciò che un angelo è un cielo.

54. In alcun modo può essere sostenuto che il cielo sia al di fuori di qualcuno; esso è sempre dentro qualcuno. Perché è in conformità del cielo che è dentro di sé che ogni angelo riceve il cielo che è fuori di lui. Ciò rende esplicito in quale enorme errore sono coloro i quali credono che entrare nel cielo significhi semplicemente essere elevati tra gli angeli, senza alcuna considerazione circa la qualità dell’intimo di ciascuno, e quindi che il cielo sia accessibile a chiunque per misericordia, a nulla rilevando la condotta e le opere dell’uomo;2 infatti se nulla del cielo è dentro ciascuno, assolutamente nulla del cielo che è all’esterno può fluire all’interno ed essere ricevuto. Questa idea è invalsa tra gli spiriti. A causa di questa persuasione, essi sono effettivamente elevati nel cielo; ma quando giungono lì, siccome la loro vita interiormente è contrapposta alla vita angelica, le loro facoltà intellettuali si degradano, finché diventano folli e sono tormentati nelle loro facoltà, fino a diventare dementi. In altre parole se coloro che hanno vissuto in modo malvagio giungono al cielo, respirano affannosamente, rantolano e si contorcono, come pesci fuori dall’acqua o come animali in un ambiente a cui sia stata sottratta l’aria. Da ciò si può comprendere che il cielo non è fuori dall’uomo ma dentro di lui.3

55. Poiché ciascuno riceve il cielo che è fuori di sé in misura corrispondente al cielo che è dentro di sé, allo stesso modo ciascuno riceve il Signore, perché è il Divino del Signore che forma il cielo. È per questa ragione che quando il Signore è presente in una società, si manifesta in armonia con la peculiare qualità del bene di quella società, dunque si manifesta in modo differente, in una società rispetto ad un’altra. Tale diversità non è nel Signore; sono gli angeli che si rivolgono a lui, attraverso il bene loro proprio, dunque in corrispondenza di quel bene. Ed essi sono influenzati dalla sua manifestazione in modo conforme alla qualità del loro amore; quelli che lo amano più profondamente, sono influenzati più intimamente, e quelli che lo amano meno profondamente sono influenzati in misura inferiore. Mentre i malvagi che sono esclusi dal cielo, sono tormentati dalla sua presenza. Quando il Signore si manifesta in una società, ha le sembianze di un angelo, ma si distingue dagli altri angeli in virtù del Divino che risplende attraverso la sua persona.

56. Il cielo è dove il Signore è riconosciuto, e dove è il destinatario della fede e dell’amore. La varietà del culto verso il Signore, in ragione della varietà del bene caratteristico di ogni società, non è dannosa, anzi è di giovamento perché la perfezione del cielo discende da questa varietà. Questo difficilmente può essere compreso se non si attinge ad una terminologia comune nel mondo erudito, e se non si mostra con questo mezzo che ciò che è perfetto è composto necessariamente dalla varietà. Ogni cosa esiste in quanto composta di varie parti, dato che un insieme privato delle sue parti equivale al nulla, non ha forma, dunque non ha qualità. Quando un insieme esiste attraverso varie parti, disposte in una forma tale che l’una è collegata all’altra, come compagni affiatati, in serie, allora la qualità è perfetta. Così pure il cielo è un insieme di parti disposte nella forma più eccelsa, perché la forma celeste è la più perfetta di tutte le forme. Che questo è il fondamento di tutta la perfezione è evidente dall’origine di tutta la bellezza, dell’amabilità, della delizia, da cui i sensi e lo spirito sono influenzati; perché queste qualità non scaturiscono da alcun altra fonte se non dal concerto e dall’armonia di molte parti concordi, congeniali e disposte secondo l’ordine, e non da un insieme privo di una molteplicità di parti. Da ciò deriva il detto secondo cui dalla varietà deriva il piacere; e la natura della varietà, come è noto, determina il piacere. Da tutto ciò si può scorgere come in uno specchio che la perfezione discende dalla varietà, anche nel cielo. Perché dalle cose esistenti nel mondo naturale, le cose appartenenti al mondo spirituale si possono vedere esattamente come in uno specchio.4

57. Ciò che è stato detto sul cielo, vale anche per la chiesa, perché la chiesa è il cielo del Signore sulla terra. Vi sono una molteplicità di chiese, e nella misura in cui il bene dell’amore e la fede regnano in esse, queste sono chiese autentiche. Anche qui, il Signore da molte parti compone un’unità, cioè un’unica chiesa da una varietà di chiese.5 E lo stesso può dirsi dell’uomo di chiesa, nel particolare, come è detto per la chiesa in generale, vale a dire che la chiesa è dentro l’uomo e non fuori di esso; e che ogni uomo è una chiesa nella quale il Signore è presente nel bene dell’amore e della fede.6 Ancora lo stesso può dirsi di un uomo che ha la chiesa in lui, così come un angelo ha il cielo in lui, vale a dire che egli è una chiesa nella forma minima, così come un angelo è un cielo nella forma minima; ed inoltre un uomo che ha la chiesa in lui, al pari di un angelo, è un cielo. Perché l’uomo è stato creato con la capacità di essere elevato nel cielo e di divenire un angelo; conseguentemente colui che ha in sé il bene dal Signore è un uomo-angelo.7 Si può ora fare un cenno a ciò che l’uomo ha in comune con gli angeli e a ciò in cui gli stessi si differenziano. Gli uomini, al pari degli angeli, sono dotati di un intimo conforme all’immagine del cielo, e sono altresì dotati della facoltà di divenire un’immagine del cielo nella misura in cui sono nel bene dell’amore e nella fede. Invece gli uomini a differenza degli angeli, sono dotati di un immagine esteriore conforme all’immagine del mondo; e nella misura in cui sono nel bene, il mondo in loro è subordinato al cielo e disposto in modo tale da servire il cielo;8 e allora il Signore è presente in loro, sia nel mondo, sia nel cielo, esattamente come se essi fossero nel loro cielo, poiché il Signore è nel suo Divino ordine in entrambi i mondi, dato che Dio è l’ordine.9

58. Infine deve essere detto che coloro che hanno il cielo in sé, lo hanno non solo con riguardo alle cose più generali pertinenti ad esso, ma anche riguardo ad ogni minimo particolare di esso, dato che le cose più infinitesimali replicano nella loro immagine quelle più grandi. Ciò discende dal fatto che ciascuno è il suo proprio amore, dunque è tale come il proprio amore dominante. E tale amore regna e governa in tutte le parti inducendo ovunque una somiglianza di sé.10 Nei cieli l’amore regnante è l’amore per il Signore, perché ivi il Signore è amato sopra ogni cosa. Perciò il Signore è il Tutto in ogni cosa, e procede in ogni cosa disponendola e rivestendola di un’immagine di sé, e rendendola un cielo, ovunque essa si trovi. Questo è ciò che fa di un angelo un cielo nella forma minima, di una società una forma celeste più grande e di tutte le società la forma più estesa del cielo. Che il Divino del Signore è ciò che forma il cielo, e che è Tutto in ogni cosa, lo si può vedere più sopra (nn. 7-12).

1 Nella Parola il Signore è chiamato Angelo (nn. 6280, 6831, 8192, 9303). Un’intera società angelica è chiamata angelo; e Michele e Raffaele sono società angeliche, così denominate in virtù delle loro specifiche funzioni (n. 8192). Le società del cielo e gli angeli non hanno nomi, ma sono distinte secondo il loro bene e attraverso l’idea ad esso corrispondente (nn. 1705, 1754).

2 Il cielo non è concesso per misericordia a prescindere dalle opere, ma in conformità della vita che si è condotta; ciò nondimeno, ogni cosa della vita per mezzo della quale l’uomo è condotto al cielo dal Signore, appartiene alla misericordia; questo deve essere inteso per misericordia (nn. 5057, 10659). Se il cielo fosse concesso puramente per misericordia, a prescindere dalle opere, sarebbe concesso a chiunque, indistintamente (n.2401). Circa alcuni spiriti cacciati dal cielo, i quali avevano creduto che il cielo fosse concesso a chiunque (n. 4226 ).

3 Il cielo è nell’uomo (n. 3884).

4 Ogni insieme deriva dall’armonia e dalla cooperazione di molte parti. Altrimenti sarebbe privo di qualità (n. 457). L’intero cielo è un insieme (n. 457). Per la ragione che lì tutti hanno a cuore un solo fine, che è il Signore (n. 9828).

5 Se il bene fosse caratterizzante ed essenziale nella chiesa, anziché la verità separata dal bene, la chiesa sarebbe una (nn. 1285, 1316, 2982, 3267, 3445, 3451, 3452).

6 La chiesa è nell’uomo, e non fuori di esso, e la chiesa in generale è costituita da uomini che hanno la chiesa in loro (nn. 3884, 6637).

7 Un uomo che ha la chiesa in sé è un cielo nella forma minima ad immagine del cielo più vasto, perché il suo intimo che appartiene alla sua mente è secondo la forma del cielo, e quindi capace di ricevere ogni cosa del cielo (nn. 911, 1900, 1928, 3624–3631, 3634, 3884, 4041, 4279, 4523, 4524, 4625, 6013, 6057, 9279, 9632).

8 L’uomo è dotato di un interno e di un esterno; il suo interno è formato dalla creazione, ad immagine del cielo, ed il suo esterno ad immagine del mondo; e per questa ragione l’uomo era chiamato dalle genti più antiche microcosmo (nn. 3628, 4523, 4524, 5115, 5368, 6013, 6057, 9279, 9706, 10156, 10472). Perciò l’uomo è stato creato per avere il mondo in sé per servire il cielo, il che ha luogo presso il bene. Ma è il contrario presso il male, in cui è il cielo a servire il mondo (nn. 9278, 9283).

9 Il Signore è l’ordine, dato che il Divino bene e la Divina verità che procedono dal Signore rendono l’ordine (nn. 1728, 1919, 2011, 2258, 5110, 5703, 8988, 10336, 10619). Le Divine verità sono le leggi dell’ordine (nn. 2447, 7995). Nella misura in cui l’uomo vive secondo l’ordine, cioè, nella misura in cui vive nel bene, in armonia con le Divine verità, egli è un uomo, e la chiesa ed il cielo sono in lui (nn. 4839, 6605, 8513, 8547).

10 L’amore regnante o dominante in ognuno, è in ogni cosa ed in tutte le cose della sua vita, dunque in ogni cosa ed in tutte le cose del suo pensiero e della sua volontà (nn. 6159, 7648, 8067, 8853). L’uomo è tale quale è la qualità dominante della sua vita (nn. 987, 1040, 1568, 3570, 6571, 6935, 6938, 8853–8858, 10076, 10109, 10110, 10284). Quando regnano l’amore e la fede esse sono in ogni particolare della vita dell’uomo, sebbene egli non lo sappia (nn. 8854, 8864, 8865).

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