Dottrina sulla Sacra Scrittura (1-4)

Riadattamento della  versione di Giorgio E. Ferrari (Editrice Atanòr, 1952)

2016 No copyright – Public domain (apporre il diritto d’autore sul significato interiore della Parola, è offendere il Signore e il cielo)

La presente opera può essere riprodotta, distribuita, esposta al pubblico e rappresentata con qualsiasi mezzo e formato con l’espresso divieto di utilizzarla a scopo commerciale e con l’obbligo di non modificare in alcun modo il contenuto, di non stravolgerne il senso e di citare la fonte (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com).

 

 

I. La Sacra Scrittura o Parola è la Divina Verità

1.E’ noto a tutti che la Parola è da Dio, che essa è ispirata dal Divino e come tale è santa. Ma finora non è stato svelato dove sia in essa il Divino; perché la Parola appare nel suo tenore letterale come uno scritto volgare, di stile peregrino, né sublime, né brillante, come invece appaiono esteriormente gli scritti mondani. Ne consegue che l’uomo che adora la natura anziché Dio, o che antepone la natura a Dio, e che quindi pensa da se stesso e dal suo proprio, anziché dal Signore attraverso il cielo, può facilmente cadere in errore rispetto alla Parola e disprezzarla, e leggendola sostenere tra sé, Cosa è questo? Cosa è quest’altro? Questo sarebbe Divino? E Dio, la cui sapienza è infinita, può parlare così? Dove è, e da da dove proviene la santità di questo libro, se non dalla persuasione operata dalla religione?

2. Ma chi pensa così non considera che il Signore stesso, che è il Dio del cielo e della terra, ha pronunciato la Parola per mezzo di Mosè e dei profeti; e che perciò la Parola non può che essere la Divina verità, poiché ciò che il Signore stesso pronuncia, è questa verità. Si ignora inoltre che il Signore, ovvero Jehovah, ha pronunciato la Parola negli evangelisti, principalmente, in prima prima persona, e marginalmente dal suo Spirito, che è lo Spirito Santo. Da ciò Egli stesso dice che nelle sue parole vi è vita, e che Egli è la luce che illumina la verità. Che Jehovah stesso abbia pronunciato la Parola per mezzo dei profeti, è stato mostrato nella dottrina della nuova Gerusalemme sul Signore (nn. 52, 53). Inoltre, che le parole pronunciate dal Signore negli evangelisti siano vita, si evince in Giovanni:

                    Le parole che vi ho detto sono spirito e sono vita (Giovanni, 6:63)

e ancora in Giovanni:

                  Gesù disse alla donna che era presso la fontana di Giacobbe:Se tu conoscessi il dono di Dio e chi sia colui che ti dice, Dammi da bere, tu ne chiederesti a lui; ed egli ti darebbe un’acqua viva. Chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno; ma l’acqua che io gli darò diverrà in lui sorgente di vita eterna” (Giovanni, 4:6, 10, 14)

Per la fontana di Giacobbe si intende la Parola, esattamente come in Deut. 33:28. Perciò il Signore vi si sedette e parlò con la donna. Per l’acqua si intende anche la la verità della Parola. Nello stesso evangelista:

                    Gesù disse: Se qualcuno ha sete venga a me e beva. Chiunque crede in me, come dice la Scrittura, da lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva (Giovanni, 7:37, 38)

nello stesso evangelista:

                    Pietro disse a Gesù: Tu hai parole di vita eterna (Giovanni, 6:68)

perciò il Signore dice in Marco:

                    Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Marco, 13:31)

Che le parole del Signore sono vita, è perché Egli stesso è la vita e la verità, come insegna in Giovanni:

                    Io sono la via, la verità e la vita (Giovanni, 16:6)

e ancora si legge in Giovanni:

                    In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e Dio era il verbo. In essa era la vita, e la vita era la luce degli uomini (Giovanni, 1:1,4)

Per il Verbo si intende il Signore in quanto alla Divina verità, in cui è unicamente la vita e la luce. Per questo la Parola, che procede dal Signore ed è il Signore, è denominata sorgente di acque vive (Ger. 2:13; 17:13; 31:9); fonte di salvezza (Is. 12:3); sorgente (Zacc.13:1); e fiume d’acqua della vita (Ap. 22:1). Ed è detto che l’Agnello che è nel mezzo del trono, li pascerà e li condurrà alle sorgenti delle acque vive (Ap. 7:17). E ancora, in altri luoghi in cui la Parola è anche chiamata santuario, e tabernacolo, dove il Signore abita con l’uomo.

3. Ma l’uomo naturale non può minimamente essere persuaso, in virtù di ciò che precede, che la Parola sia la stessa Divina verità e che quindi risiedono in essa la Divina sapienza e la Divina vita. Infatti egli la considera dallo stile, nel quale non vede né quella sapienza, né quella vita. Ciò nondimeno lo stile della Parola è esattamente lo stile Divino, paragonato al quale, ogni altro stile, per quanto appaia sublime ed eccellente, è come caligine rispetto alla luce. Lo stile della Parola è tale che il Santo è in ogni senso, in ogni termine e perfino in ogni lettera; di qui la Parola congiunge l’uomo al Signore e apre il cielo. Vi sono due cose che procedono dal Signore, il Divino amore e la Divina sapienza, ovvero il Divino bene e la Divina verità, infatti il Divino bene è il Divino amore stesso; e la Divina verità è la Divina sapienza stessa. La Parola nella sua essenza contiene queste due qualità del Divino; e poiché come si è detto, essa congiunge l’uomo al Signore e apre il cielo, perciò essa riempie, con il bene dell’amore e con la verità della sapienza, l’uomo che la legga, dal Signore e non da se stesso. In particolare la Parola riempie con il bene dell’amore la volontà dell’uomo, e con la verità della sapienza il suo intelletto. Pertanto l’uomo ha la vita in virtù della Parola.

4. Al fine di rimuovere ogni dubbio presso gli uomini circa la qualità Divina della Parola,  mi è stato rivelato dal Signore il significato interiore della Parola. Tale significato è nella sua essenza spirituale; ed è contenuto all’interno del significato esteriore che è naturale, come l’anima nel corpo. Esattamente questo significato interiore è lo spirito che vivifica la lettera e può rendere testimonianza della Divinità e della Santità della Parola, e persuadere l’uomo naturale, purché questi lo voglia.

 


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