Archivio mensile:febbraio 2016

Nuova Gerusalemme e dottrina celeste (1-7)

La presente traduzione è tratta dalle scansioni della versione originale in latino, rilasciate in rete da http://www.baysidechurch.org

Nuovo cielo, nuova terra e nuova Gerusalemme

1. Si dice nell’Apocalisse:

               Vidi un cielo nuovo e una terra nuova, perché: il cielo e la terra di prima erano passati. E vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. La città era cinta da grandi e alte mura con dodici porte, e sopra le porte, dodici angeli e dei nomi scritti sopra, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.  Le mura della città poggiavano su dodici basamenti, sopra i quali erano i nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. La città era a forma quadrangolare, e la sua lunghezza era uguale alla larghezza. E fu misurata la città con la canna, fino a dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza erano uguali. E  misurate anche le sue mura erano di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo. Le sue mura erano costruite con diaspro e la città di oro puro, simile a terso cristallo. I basamenti delle mura della città erano adorni di ogni specie di pietre preziose. E le dodici porte erano dodici perle. E la piazza della città era di oro puro, come cristallo trasparente. In essa non vidi alcun tempio:il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello erano il suo tempio. La gloria di Dio la illuminava e la sua lampada era l’Agnello. Le genti che saranno salvate cammineranno alla sua luce, e i re della terra in lei porteranno il loro onore e la loro gloria (Ap. 21:1,2, 12-24)

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Arcana Coelestia (31-45)

31. Che per i “grandi luminari” si intendono l’amore e la fede, e sono anche chiamati “sole, luna e stelle” si evince dai profeti, come in Ezechiele:

Quando ti estinguerò, velerò i cieli e ne oscurerò le stelle; coprirò il sole di nuvole, e le luna non darà la sua luce; tutti i luminari della luce del cielo oscurerò alla tua vista e farò scendere le tenebre sul tuo paese (Ez. 32:7-8)

In questo passo si fa riferimento al faraone e agli egiziani, che nella Parola, rappresentano la mera percezione dei sensi e la conoscenza esteriore [sensuale et scientificum]; e qui, a causa della mera percezione dei sensi e della conoscenza esteriore, l’amore e la fede sono stati estinti.

Cosi in Isaia:

Il giorno dell’Eterno giunge per gettare il paese nella desolazione, perché la stelle del cielo e le costellazioni di lì non daranno la loro luce; il sole si oscura al suo sorgere e la luna non farà brillare la sua luce (Isaia 13:9-10). Continua a leggere

Cielo e inferno (7-12)

II. Il cielo è formato dal Divino del Signore

7. Gli angeli nella loro collettività sono denominati il cielo, perché essi compongono il cielo; tuttavia colui che crea il cielo in generale e nel particolare è il Divino che emana dal Signore che fluisce negli angeli ed è da questi ricevuto. E poiché il Divino che emana dal Signore è il bene dell’amore e la verità della fede, gli angeli sono tali nella misura in cui ricevono dal Signore il bene e la verità. Continua a leggere

Arcana Coelestia (16-30)

16. Versetto 1. In principio Dio creò i cieli [coelum] e la terra. Il tempo più antico si chiama “principio.” Presso i profeti e in diversi luoghi della Parola esso è chiamato “i giorni del passato” [antiquitatis] e anche “i giorni dell’eternità.” Il “principio” attiene anche al primo periodo della rigenerazione dell’uomo, perché allora egli nasce a nuova vita, e riceve la vita. La rigenerazione stessa è quindi una “nuova creazione” dell’uomo. Le espressioni “creare”, “formare”, e “fare” in quasi tutte le parti degli scritti profetici significano rigenerazione, ma con una differenza nel significato. Come in Isaia:

                Tutti quelli che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti. (Isaia 43:7).

Perciò il Signore è chiamato il “redentore”, “colui che precede il grembo”, “l’artefice”, e anche “il creatore”; come nello stesso profeta:

                Io sono il tuo unico Dio, santo, creatore di Israele, e tuo re (Isaia 43:15).

In Davide:

                Questo sarà scritto per l’età a venire, e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno, (Salmo 102:18).

                      Tu mandi il tuo spirito, essi sono creati, e tu rinnovi la faccia della terra. (Sal 104,30).

Che “cielo” significhi l’uomo interno e “terra”, l’uomo esterno prima della rigenerazione, può essere visto da quanto segue. Continua a leggere

Divino amore e Divina sapienza (1-3)

2016 No copyright – Public domain (apporre il diritto d’autore sul significato interiore della Parola, è offendere il Signore e il cielo)

La presente versione è tratta dalla traduzione di Loreto Scocia, sulla versione originale in latino edita in Stoccarda nel 1843. Trattandosi di un’edizione del XIX sec. sono state apportate minime variazioni per rendere l’esposizione al passo con la lingua. La presente opera può essere riprodotta, distribuita, esposta al pubblico e rappresentata con qualsiasi mezzo e formato con l’espresso divieto di utilizzarla a scopo commerciale e con l’obbligo di non modificare in alcun modo il contenuto, di non stravolgerne il senso e di citare la fonte (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com).


L’amore è la vita dell’uomo

1. L’uomo sa che l’amore esiste, ma egli non sa cosa sia l’amore. Che l’amore esista, egli lo sa per comune esperienza, giacché si dice ad esempio, un tale mi ama; il re ama i suoi sudditi, e i sudditi amano il re; il marito ama sua moglie, e la madre i suoi figli, e reciprocamente. E ancora, un tale o tal altro ama la patria, i concittadini e il prossimo. Allo stesso modo, parlando delle cose, piuttosto che delle persone, egli ama questa o quella cosa. Tuttavia, sebbene l’amore sia così universalmente riconosciuto nel linguaggio, invero ben pochi sanno cosa sia l’amore. Quando l’uomo medita sull’amore, siccome egli non se ne può formare alcuna idea del pensiero, dice o che è nulla, o che è qualcosa che influisce dalla vista, dall’udito, dal tatto e dalla conversazione, e così provoca un cambiamento di stato. Egli ignora che l’amore è la sua vita stessa, non solo la vita in generale di tutto il suo corpo e di tutti i suoi pensieri, ma anche la vita di tutte le singole cose del corpo e dei pensieri.

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Divina provvidenza (1-3)

2016 No copyright – Public domain (apporre il diritto d’autore sul significato interiore della Parola, è offendere il Signore e il cielo)

La presente versione è tratta dalla traduzione di Loreto Scocia, sulla versione originale in latino edita in Tubinga nel 1855. Trattandosi di un’edizione del XIX sec. sono state apportate minime variazioni per rendere l’esposizione al passo con la lingua. La presente opera può essere riprodotta, distribuita, esposta al pubblico e rappresentata con qualsiasi mezzo e formato con l’espresso divieto di utilizzarla a scopo commerciale e con l’obbligo di non modificare in alcun modo il contenuto, di non stravolgerne il senso e di citare la fonte (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com).


La Divina Provvidenza è il governo del Divino Amore e della Divina Sapienza del Signore

1. Affinché sia noto cosa sia la Divina provvidenza, e quale sia il governo del Divino Amore e della Divina Sapienza del Signore, è necessario conoscere ciò che è stato detto e dimostrato sul Divino Amore e sulla Divina Sapienza nell’opera omonima dedicata a questo soggetto, con riguardo alle seguenti proposizioni:

– nel Signore il Divino Amore amore appartiene alla Divina sapienza (nn.34 – 39);

– il Divino amore e la Divina sapienza non possono che essere in altri oggetti creati da essi (nn. 47 – 51);

– tutte le cose dell’universo sono state create dal Divino amore e dalla Divina sapienza (nn. 52, 53, 151 – 156);

– tutte le cose dell’universo sono recipienti del Divino amore e della Divina sapienza  (nn. 54 – 60);

– il Signore dinanzi agli angeli appare come sole. Il calore che ne procede è l’amore; e la luce che ne procede è la sapienza (nn. 83 – 98; 296 – 301);

– il Divino amore e la Divina sapienza che procedono dal Signore sono uno (nn. 99 – 102);

– il Signore ab eterno, che è Jehovah, ha creato l’universo e tutte le cose dell’universo da Se stesso e non dal nulla (nn. 282 – 284; 290 – 295).

Queste proposizioni sono dimostrate nella predetta opera Divino Amore e Divina Sapienza.
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Dottrina sulla Sacra Scrittura (1-4)

Riadattamento della  versione di Giorgio E. Ferrari (Editrice Atanòr, 1952)

2016 No copyright – Public domain (apporre il diritto d’autore sul significato interiore della Parola, è offendere il Signore e il cielo)

La presente opera può essere riprodotta, distribuita, esposta al pubblico e rappresentata con qualsiasi mezzo e formato con l’espresso divieto di utilizzarla a scopo commerciale e con l’obbligo di non modificare in alcun modo il contenuto, di non stravolgerne il senso e di citare la fonte (https://fondazioneswedenborg.wordpress.com).

 

 

I. La Sacra Scrittura o Parola è la Divina Verità

1.E’ noto a tutti che la Parola è da Dio, che essa è ispirata dal Divino e come tale è santa. Ma finora non è stato svelato dove sia in essa il Divino; perché la Parola appare nel suo tenore letterale come uno scritto volgare, di stile peregrino, né sublime, né brillante, come invece appaiono esteriormente gli scritti mondani. Ne consegue che l’uomo che adora la natura anziché Dio, o che antepone la natura a Dio, e che quindi pensa da se stesso e dal suo proprio, anziché dal Signore attraverso il cielo, può facilmente cadere in errore rispetto alla Parola e disprezzarla, e leggendola sostenere tra sé, Cosa è questo? Cosa è quest’altro? Questo sarebbe Divino? E Dio, la cui sapienza è infinita, può parlare così? Dove è, e da da dove proviene la santità di questo libro, se non dalla persuasione operata dalla religione?

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