Vera religione cristiana (753-759)

Consumazione del secolo, avvento del Signore, nuovo cielo e nuova terra.

La consumazione del secolo è l’ultimo tempo, ovvero la fine della chiesa

753. Sopra questa terra vi sono state parecchie chiese, e tutte nel corso del tempo si sono consumate, e dopo la loro consumazione ne sono esistite delle nuove, e così fino al tempo presente. La consumazione di una chiesa avviene quando non vi rimane più alcuna Divina verità che non sia falsificata o rigettata; e quando non vi è più alcuna verità genuina, non vi può essere alcun bene genuino, perché ogni qualità del bene è formata attraverso. le verità; perché il bene è l’essenza della verità, e la verità è forma del bene, e senza forma non c’è qualità. Il bene è la verità non possono essere separati, al pari della volontà e dell’intelletto, o ciò che lo stesso, al pari dell’affezione dell’amore e del pensiero che ne procede. Perciò quando la verità consumata nella chiesa, ne è consumato anche il bene; e quando questo avviene, allora è la fine della chiesa, cioè a dire, la sua consumazione.

754. La chiesa si consuma per varie cose, principalmente per quelle che fanno in modo che il falso appaia come vero; e quando il falso appare come vero, il bene, che in sé è il bene, ed è chiamato bene spirituale, non esiste più. Il bene che allora si crede sia il bene, è solamente il bene naturale, che produce la vita morale. Le cause per le quali la verità è consumata e insieme con essa il bene, sono principalmente i due amori naturali, che sono diametralmente opposti ai due amori spirituali, che si chiamano amore di sé e amore del mondo. L’amore di sé quando domina, è opposto all’amore verso Dio; e l’amore del mondo, quando domina, è opposto all’amore verso il prossimo. L’amore di sé consiste nel volere bene solo a se stessi, e non agli altri se non in ragione di sé; egualmente l’amore del mondo; e questi amori ovunque trovino alimento, si estendono come la cancrena attraverso il corpo, e consumano successivamente tutto quello a cui si attaccano. Che un tale amore abbia invaso la chiesa si vede chiaramente dalla Babilonia e dalla  sua descrizione (Genesi 11:1-9; Isaia capitoli 13, 14 e 47; Geremia cap. 50; e in Daniele 2:31-47; 3:1-7 e ss. 5, 6:8-28 7:1-14; Apocalisse capitoli 7 e 18). Babilonia infine sì è così tanto innalzata, che non solo ha trasferito a sé la Divina potenza del Signore, ma si è affaticata anche con grande ardore per appropriarsi di tutti i tesori del mondo. Che simili amori irromperebbero da molti capi delle chiese separate dalla Babilonia, se la loro potestà non fosse stata limitata e di conseguenza frenata, questo si può inferire dagli indizi e delle apparenze che non hanno nulla di illusorio. Allora che cos’altro avviene, se non che l’uomo, dominato da questo amore, considera se stesso come un Dio, e considera il mondo come un cielo, e perverte ogni verità della chiesa? Perché la verità stessa che è la verità in sé non può essere conosciuta dall’uomo veramente naturale, ne può essere data da Dio a questo uomo, perché questa verità cade in un ricettacolo rovesciato e diviene falsità. Oltre a questi due amori vi sono ancora parecchie cause della consumazione della verità e del bene, e quindi della consumazione della chiesa, ma queste cause sono secondarie e subordinate a quei due amori.

755. Che la consumazione del secolo sia l’ultimo tempo della chiesa, si vede nella Parola, dai passi dove essa è nominata, per esempio da questi:

Consumazione e decisione, udii dalla parte di Jehovah, sopra tutta la terra (Is. 28:22)

La consumazione è decisa, trabocca è la giustizia, perché il Signore Jehovah Zebaoth sta per fare consumazione e decisione in tutta la terra (10:22, 23)

Nel fuoco dello zelo di Jehovah sarà divorata tutta la terra, perché egli farà un’affrettata consumazione di tutti gli abitanti della Terra (Sof. 1:18)

per la terra in questi passi è significata la chiesa, perché è Intesa la terra di Canaan dove era la chiesa (che per la terra sia significata la chiesa, si vede confermato attraverso molti passi della Parola, in Apocalisse rivelata, nn. 285, 902.

Infine sul uccello delle abominazioni sarà la desolazione, e sino alla consumazione e alla decisione essa si verserà sulla devastazione (Dan. 9:27)

Che queste parole siano state dette da Daniele sulla fine dell’odierna chiesa cristiana, si vede in Matteo 24:15.

tutta la terra sarà in devastazione; e nondimeno io non farò la consumazione (Ger. 4:27)

Non ancora consumata è l’iniquità degli Emorrei (Gen. 15:16)

Jehovah disse: Discenderò e vedrò se, secondo il grido che è arrivato fino a me, essi hanno fatto la consumazione (Gen. 18:21)

questo è detto di Sodoma. L’ultimo tempo dell’odierna chiesa cristiana è inteso anche per la consumazione del secolo in questi passi:

I discepoli domandarono a Gesù: Quale sarà il segno del tuo avvento e della consumazione del secolo? (Matteo 24:3)

Al tempo della mietitura Io dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania per bruciarla, ma radunate il gradno nel mio granaio. Così sarà alla consumazione del secolo (Matteo 13:30, 40)

Nella consumazione del secolo gli angeli usciranno e separeranno i malvagi dai giusti (Matteo 13:49)

Gesù disse ai discepoli: Ecco Io sono con voi fino alla consumazione del secolo (Matteo 28:20).

Deve essere noto che la devastazione, la desolazione e la decisione significano la stessa cosa, che la consumazione; ma la desolazione significa la consumazione della verità, la devastazione, la conservazione del bene; e la decisione, la completa consumazione dell’una e dell’altro; e la pienezza dei tempi, nella quale il Signore è venuto nel mondo, e nella quale deve venire, è anche la consumazione.

756. La consumazione del secolo può essere comparata con diverse cose nel mondo naturale; perché in questo mondo tutte le cose che sono sulla terra invecchiano e si consumano, ma per alterne vicissitudini chiamate circoli delle cose. I tempi percorrono questi circoli sia in generale, sia in particolare. In generale, l’anno passa dalla primavera all’estate, e dall’estate all’autunno, e finisce nell’inverno, e dall’inverno ritorna alla primavera; ma questo circolo è del calore. In particolare: il giorno passa dalla mattina al mezzogiorno, e dal mezzogiorno alla sera, e finisce nella notte, e dalla notte ritorna alla mattina; ma questo circolo è della luce. Ogni uomo anche percorre il circolo della natura; egli comincia la vita dall’infanzia, da cui progredisce nell’adolescenza e nella gioventù, e da questa nella vecchiaia, e muore; la stessa cosa è di ogni uccello del cielo e di ogni bestia della terra. Ogni albero comincia anche da un germe, perviene alla sua piena altezza e decresce successivamente fino a che cade. Egualmente avviene di ogni arbusto, di ogni pianta, anzi di ogni foglia e di ogni fiore, e altresì dell’humus stesso, che col tempo diviene sterile; così pure di ogni acqua stagnante che si corrompe successivamente. Tutte queste cose sono consumazioni alternative naturali e relative al tempo, ma sempre periodiche; perché quando una cosa è passata dalla sua origine alla sua fine, un’altra simile comincia; così tutto nasce  e perisce, e nasce di nuovo, a questo fine, che la creazione sia perpetuata. Se egualmente è della chiesa, è perché l’uomo è la chiesa, e in generale egli la costituisce; ora una generazione segue l’altra, e vi è una varietà fra tutti gli animi; e l’iniquità, una volta radicata in quanto all’inclinazione ad essa, passa nella posterità, e non può essere estirpata se non attraverso la rigenerazione che si fa unicamente dal Signore.

Oggi è l’ultimo tempo della chiesa cristiana, che è stato predetto e descritto dal Signore negli evangelisti e nell’Apocalisse

757. Che la consumazione del secolo significa l’ultimo tempo della chiesa è stato mostrato nel lemma precedente; di qui si vede chiaramente quel che è inteso per la consumazione del secolo di cui parla il Signore negli evangelisti (Matteo 24; Marco 13; Luca 21) perché si legge:

Sedendo Gesù sul monte degli olivi, i discepoli gli si accostarono separatamente, dicendo: Quale sarà il segno del tuo avvento e della consumazione del secolo? (Matteo 24:3)

E allora il Signore cominciò a predire e descrivere la consumazione, quale dovrà essere successivamente fino al suo avvento, e disse che allora egli verrà nelle nuvole del cielo con potenza e gloria, e radunerà i suoi eletti, oltre più altre cose (Matteo 24:30, 31) cose che non sono affatto avvenute nella distruzione di Gerusalemme. Lì il Signore descrisse queste cose in un discorso profetico in cui ogni singola parola ha il suo peso. Il significato di ciascuna di quelle espressioni è stato spiegato in Arcana Coelestia, nn. 3353-3356, 3486-3489, 3650-3655, 3751-3757, 3898-3901, 4056-4060, 4229-4231, 4332-4335, 4422-4424.

758. Che tutte quelle cose che il Signore disse ai discepoli, siano state dette dell’ultimo tempo della chiesa, si vede chiaramente dall’Apocalisse, dove sono predette cose simili circa la consumazione del secolo e l’avvento del Signore; queste tutte sono state spiegate nel dettaglio, in Apocalisse rivelata, edita nel 1766. Poiché dunque le cose che il Signore disse dinanzi ai discepoli sulla consumazione del secolo e sul suo avvento, coincidono con quelle che egli rivelò poi sullo stesso soggetto, per mezzo di Giovanni nell’Apocalisse, è chiaramente evidente che egli non intese altra consumazione che quella dell’odierna chiesa cristiana. Di più, sulla fine di questa chiesa è stato anche profetizzato in Daniele; perciò il Signore dice:

Quando vedrete l’abominio della desolazione predetta dal profeta Daniele, stabilita nel luogo santo, chi legge lo noti bene (Matteo 24:15; Daniele 9:27)

e anche negli altri profeti. Che un tale abominio della desolazione sia attualmente nella chiesa cristiana, sarà chiaramente mostrato in appendice, dove si vedrà che non rimane più nella chiesa una sola verità genuina; e ancora che se una nuova chiesa non fosse stata suscitata in luogo dell’odierna, nessuna carne potrebbe essere salvata, secondo le parole del Signore in Matteo 24:22. Che la chiesa cristiana quale essa è attualmente sia tanto devastata e consumata, questo non può essere veduto sulla terra da coloro che si sono confermati nelle falsità di questa chiesa. Questo perché la conferma è la negazione della verità, che frappone come un velo sotto l’intelletto, e vigila affinché non subentri alcuna cosa che schianti le sue funi e i suoi pali, per i quali essa ha edificato e formato il sistema teologico come una tenda stabile. Il pensiero razionale naturale può confermare tutto quello che gli piace; il falso egualmente come il vero, e dopo la conferma l’uno e l’altro appaiono in una luce simile, e non si conosce se è una luce fantastica, quale esiste nel sogno, o se è una luce vera, quale quella del giorno. Ma è del tutto differente per il pensiero razionale spirituale in cui sono quelli che volgono i loro sguardi al Signore e sono da lui nell’amore della verità.

759 Da qui discende che ogni chiesa composta da coloro che vedono per via di conferme, si presenta come se essa sola fosse nella luce; e tutte le altre cose che ne dissentono, sono nelle tenebre. Perché coloro che vedono attraverso conferme non differiscono dai gufi che vedono la luce nell’ombra della notte e durante il giorno vedono il sole e i suoi raggi come oscurità. Tale fu ed è ancora ogni chiesa che è nelle falsità, quando è stata fondata da antesignani, che si sono considerati essi stessi come linci, e che si sono fatti della propria intelligenza una luce mattutina, e della Parola, una luce vespertina. La chiesa giudaica, quando fu interamente devastata, il che era quando nostro Signore venne nel mondo, non proclamò solennemente per bocca dei suoi scribi e dottori della legge, che avendo la Parola, essa sola era nella luce celeste? E nondimeno, essi crocifissero il Messia, ovvero Cristo, che era la Parola stessa, e il tutto in tutto quel che essa racchiude. Che cos’altro proclama la chiesa, che è Intesa per Babilonia nei profeti e nell’Apocalisse, se non che essa è la regina e la madre di tutte le chiese e che tutte le altre che si separano da lei sono figlie bastarde, che devono essere scomunicate? Ed essa parla così quantunque abbia cacciato dal trono e dall’altare il Signore Salvatore, e si sia messa al suo posto. Forse che ogni chiesa, fino a quella che è eretica nel grado supremo, una volta è stata ricevuta, non riempie le contrade e le città con questo grido, che essa sola è ortodossa ed ecumenica è che presso di lei è il Vangelo che annunciò l’angelo che volava in mezzo al cielo? (Ap. 14:6) E chi è che non ode il popolo, eco della voce di questi capi, dire che è così? Forse che tutti coloro che dal sinodo di Dordrecht videro la predestinazione come una stella cadente dal cielo sulle loro teste? E non abbracciarono essi quel dogma come i Filistei l’idolo di Dagon nel tempio di Eben-Ezer in Asdod; e come i greci il palladio  nel tempio di Minerva? Infatti essi lo chiamarono il palladio della religione; non sapendo che la stella cadente è una meteora di una luce fatua, che quando cade nel cervello, può confermare ogni falsità, il che si fa per illusioni al punto che la si crede una luce vera e si decreta che è una stella fissa, e infine si giura che è l’astro degli astri. Chi è che parla con maggiore persuasione sulla certezza della sua fantasia, se non Il naturalista ateo? Non ride egli di tutto cuore delle cose Divine di Dio e delle cose spirituali della chiesa? Qual è il lunatico che non creda che la sua pazzia è sapienza e che la sapienza è pazzia? Chi è che attraverso la vista dell’occhio distingue la luce ingannevole del legno putrido dalla luce della luna? Chi ha avversione per gli odori balsamici, come le donne affette da una malattia uterina, non li respinge egli dalle sue narici e non preferisce ad essi degli odori fetidi? E così via dicendo. Tutti questi esempi sono stati addotti affinché si sappia che attraverso il solo lume naturale non si conosce – prima che la verità rifulga dal cielo nella sua luce – che la chiesa è consumata, vale a dire che essa è nelle falsità, perché la falsità non vede la verità, ma la verità vede la falsità? Ogni uomo è tale che gli epuò vedere e comprendere la verità quando la ode; quando si è consolidato nelle falsità, egli non può introdurre la verità nell’intelletto, in maniera tale che vi rimanga; e se per caso entra la folla delle falsità che vi sono radunate, la caccia come un corpo estraneo.

Vera religione cristiana (746-752)

746. Durante questa conversazione un servitore accorse e annunciò che otto savi si presentavano per ordine del principe, e volevano entrare. A tale annuncio l’angelo uscì e li ricevette, e li introdusse; e subito i savi, dopo le formule di convenienza e di civiltà, parlarono con i visitatori, inizialmente dell’inizio e dell’accrescimento della sapienza, a cui aggiunsero diverse cose sulla sua durata, dicendo che presso gli angeli la sapienza non ha mai fine e non cessa, ma si accresce e aumenta in eterno. L’angelo della coorte, udita questa conversazione, disse ai savi: Il nostro principe ha parlato con essi a mensa della sede della sapienza, e ha detto che essa è nell’uso; ragionate con loro, vi prego, intorno a questo soggetto. E i savi dissero: L’uomo originariamente creato fu imbevuto della sapienza e dell’amore per la sapienza, non per sé, ma per comunicarla agli altri da sé. Quindi è impresso nella sapienza dei sapienti che nessuno deve essere savio per sé, salvo che non lo sia allo stesso tempo per gli altri, vale a dire per la società, che altrimenti non esisterebbe. Vivere per gli altri è fare gli usi; gli usi sono i legami della società; vi sono tanti legai quanti sono i buoni usi, e il numero degli usi è infinito. Vi sono gli usi spirituali, che appartengono all’amore verso Dio e all’amore verso il prossimo; vi sono gli usi morali e civili che appartengono all’amore verso la società e la città in cui è l’uomo, nonché all’amore dei compagni e dei concittadini con i quali egli dimora; vi sono gli usi naturali, che appartengono all’amore del mondo e delle sue necessità; e vi sono gli usi corporali, che appartengono all’amore della sua propria conservazione, in ragione degli usi superiori. Tutti questi usi sono inscritti nell’uomo, e seguono nell’ordine, l’uno dopo l’altro; e quando sono insieme, l’uno è nell’altro. Coloro che sono nei primi usi, cioè negli usi spirituali, sono anche negli usi che seguono, e questi sono savi; ma coloro che non sono nei primi usi, e che nondimeno, sono nei secondi, e quindi nei seguenti, non sono egualmente savi, ma solo dietro la moralità e la civiltà esteriori essi appaiono come se lo fossero. Coloro poi che non sono né nei primi usi, né nei secondi, ma nei terzi e nei quarti, sono meno che savi, perché sono satani. Infatti essi amano solamente il mondo, e attraverso il mondo, se stessi. E coloro che sono soltanto nei quarti, sono fra tutti i meno savi, perché sono diavoli, i quali vivono per se stessi; e se vivono per gli altri, è unicamente in ragione di sé. Inoltre, ogni amore ha il suo piacere, perché l’amore vive per il piacere, e il piacere dell’amore degli usi è un piacere celeste, il quale entra nei piaceri che seguono nell’ordine, e li esalta secondo l’ordine di successione e li rende eterni. Poi fecero l’enumerazione delle delizie celesti che procedono dall’amore dell’uso, e dissero che ve ne sono miriadi di miriadi, e che quelli che entrano nel cielo, entrano in quelle delizie. Dopo trascorsero con i visitatori il resto del giorno fino a sera in sapienti ragionamenti sull’amore dell’uso.

E verso sera un corriere vestito di tela di lino venne ai dieci forestieri accompagnati dall’angelo, e li invitò alle nozze che dovevano celebrarsi il giorno appresso. I forestieri si rallegrarono molto del fatto che avrebbero visto anche delle nozze nel cielo. Poi furono condotti da un consigliere assistente, e cenarono con lui; e dopo cena ritornarono, si separarono e ognuno ritornò nel suo appartamento e dormì fino al mattino. Al mattino, quando si destarono, udirono il canto delle vergini e delle fanciulle, che veniva dalle case intorno alla pubblica piazza, di cui si è detto più sopra; si cantava allora l’affezione dell’amore coniugale. Profondamente presi e commossi dalla soavità di quel canto, essi percepivano insita nei loro gaudi una deliziosa beatitudine, che li elevava e li rinnovava. Quando fu giunto il tempo l’angelo disse: Preparatevi e indossate gli abiti del cielo, che il nostro principe vi ha mandato. Ed essi si vestirono; ed ecco, gli abiti risplendevano come di una luce infiammata; ed essi domandarono all’angelo da dove provenisse questo splendore. L’angelo rispose: Questo avviene in ragione dal fatto che voi siete in procinto di andare alle nozze; presso di noi allora gli abiti risplendono e divengono nuziali.

747. Poi l’angelo li condusse alla casa delle nozze, e il portiere aprì la porta; e appena oltrepassata la soglia, furono ricevuti e salutati da un angelo mandato dallo sposo, e introdotti e condotti ai seggi designati per essi; e poco dopo furono invitati ad entrare nella sala che precedeva la camera nuziale, dove nel mezzo videro una tavola, sulla quale era posto un magnifico candelabro con sette bracci e sette lampade d’oro; e alle pareti pendevano dei lucernari d’argento che, essendo accesi, facevano apparire l’atmosfera come d’oro; ed essi videro ai lati del candelabro due mense, sulle quali, in triplice ordine, erano stati posti dei pani, e nei quattro angoli della sala, delle mense, sulle quali erano dei calici di cristallo. Mentre guardavano  quella distribuzione, ecco la porta dell’appartamento attiguo alla camera nuziale si aprì, ed essi videro uscire sei vergini, e dopo di esse, la sposa e lo sposo, tenendosi per la mano e dirigendosi verso un trono, che era stato posto di fronte al candelabro, e sul quale si sedettero, lo sposo a sinistra e la sposa alla sua destra; e le sei vergini si misero accanto al trono presso la sposa. Lo sposo era vestito di un manto di porpora lucente e di una tunica di bisso risplendente, con un efod, sul quale era una placca d’oro circondata di diamanti; e sulla placca era scolpito un aquilotto, insegna nuziale di questa società celeste; e lo sposo aveva in testa una tiara. La sposa era vestita di una clamide scarlatta, sotto la quale portava una veste ricamata che dal collo scendeva fino ai piedi, e sul petto aveva una cintura d’oro, e sul capo una corona d’oro ornata di rubini. Quando furono seduti lo sposo si volse verso la sposa e le mise al dito un anello d’oro; e tirò fuori dei braccialetti e una collana di perle, e legò i braccialetti ai suoi polsi, e la collana intorno al suo collo, le le disse: Ricevi questi pegni. E quando essa li ebbe ricevuti, egli la baciò e le disse: Ora sei mia, e la chiamo sua moglie. Allora gli invitati esclamarono: Che vi sia benedizione! queste parole furono pronunciate da ciascuno in particolare, e poi da tutti insieme. L’angelo mandato dal principe per rappresentarlo, le pronunciò anch’egli; e in quel momento quella sala che precedeva la camera nuziale, fu piena d’un profumo aromatico, il che era un segno della benedizione del cielo. E allora gli ufficiali di servizio presero i pani sulle due mense presso il candelabro, e i calici allora pieni di vino sulle mense negli angoli, e dettero a ciascun invitato il suo pane e il suo calice, e mangiarono e bevvero. Poi il marito e la moglie si alzarono; le sei vergini con in mano le lampade d’argento allora accese, li seguirono fino alla soglia della porta; i coniugi entrarono nella camera nuziale, e la porta fu chiusa.

748. L’angelo guida parlò poi con gli invitati circa i dieci visitatori che accompagnava; disse che per ordine li aveva introdotti e aveva mostrato loro le magnificenze del palazzo del principe e le cose mirabili che esso contiene; che essi avevano mangiato con il principe alla sua mensa, e poi avevano conversato con i savi della società; ed egli li pregò di permettere ai visitatori di fare conversazione anche con loro; ed essi vi consentirono e conversarono. E un savio tra gli invitati alle nozze disse ai visitatori: Intendete voi ciò che significano le cose che avete veduto? Essi dissero che le intendevano un poco, e quindi gli domandarono: Perché lo sposo, ora marito, aveva un tale abbigliamento? Il savio rispose: Perché lo sposo, ora marito, rappresentava il Signore; e la sposa, ora moglie, rappresentava la chiesa, per la ragione che le nozze nel cielo rappresentano il matrimonio del Signore con la chiesa; è per questo che lo sposo aveva sul capo una tiara, era vestito di un manto, di una tunica e di un efod, come Aronne; e che la sposa, ora moglie, aveva sul capo una corona, ed era vestita di una clamide, come una regina; ma domani saranno vestiti altrimenti, perché questa rappresentazione non è che per oggi. I visitatori domandarono ancora: Poiché egli rappresenta il Signore, ed ella la chiesa, perché ella sedeva alla sua destra? Il savio rispose: Perché vi sono due cose che fanno il matrimonio del Signore e della chiesa, cioè l’amore e la sapienza. Ora il Signore è l’amore e la chiesa è la sapienza; e la sapienza è alla destra dell’amore, perché l’uomo della chiesa è savio come da sé, e nella misura in cui è savio riceve l’amore dal Signore. La destra significa anche la potenza, e l’amore ha la potenza per mezzo della sapienza. Ma come si è detto, dopo le nozze la rappresentazione è mutata, perché allora il marito rappresenta la sapienza, e la moglie rappresenta l’amore della sapienza del marito; nondimeno, questo amore non è l’amore primario, ma è un amore secondario che procede dal Signore alla moglie, per mezzo della sapienza del marito. L’amore del Signore, che è l’amore primario, è presso il marito l’amore di sapere; perciò dopo le nozze tutti e due insieme, marito e moglie, rappresentano la chiesa. I visitatori domandarono ancora: Perché voi uomini non eravate accanto allo sposo, ora marito, come le sei vergini erano accanto alla sposa, ora moglie? Il savio rispose: Perché noi oggi siamo contati fra le vergini, e il numero sei significa tutto e ciò che è completo. Ma quelli dissero? Che intendi dire con questo? Egli rispose: Le vergini significano la chiesa, e la chiesa è dell’uno e dell’altro sesso; perciò anche noi in quanto alla chiesa siamo vergini; che sia così è manifesto da queste parole dall’Apocalisse:

Questi sono quelli che non si sono contaminati con donne, perché sono vergini; ed essi seguono l’Agnello dovunque egli va (Ap. 14:4)

e poiché le vergini significano la chiesa, perciò il Signore paragonò la chiesa a dieci vergini inviate alle nozze (Matteo 25:1 e ss.). E dato che la chiesa è rappresentata da Israele, Sion e Gerusalemme, perciò è detto tante volte nella Parola vergine e figlia di Israele, Sion e Gerusalemme. Il Signore descrive anche il suo matrimonio con la chiesa con queste parole in Davide:

La regina è alla tua destra in eccellente oro di Ofir; la sua veste è il tessuto d’oro; in ricami ella sarà condotta al re; le vergini, sue amiche, verranno dopo di lei nel palazzo del re (Salmi 45:9-16).

Poi dissero:  Non è conveniente che un sacerdote sia presente e amministri questa cerimonie? Il savio rispose: Questo è conveniente nelle terre, ma non nei cieli, a causa della rappresentazione del Signore stesso e della chiesa; questo nelle terre non è noto; nondimeno, presso di noi un sacerdote celebra i matrimoni, ode, riceve, conferma e consacra il consenso. Il consenso è l’essenziale del matrimonio, e le altre cose che seguono costituiscono la parte formale.

749. Dopo ciò l’angelo guida si accostò alle sei vergini, e parlò ancora ad esse dei visitatori che egli scortava, e chiese loro di ammetterli alla loro presenza; e le vergini acconsentirono, ma quando furono vicino ad essi, si ritirarono bruscamente e rientrarono nel gineceo, dove erano anche delle altre vergini loro amiche. L’angelo guida, avendo veduto ciò le seguì, e domandò loro perché si fossero ritirate così repentinamente senza parlare con essi; e quelle risposero: Non abbiamo potuto avvicinarci. E l’angelo disse: Perché questo? Ed esse risposero: Noi non lo sappiamo, ma abbiamo percepito qualche cosa che ci ha respinto e ci ha fatto retrocedere; ci perdonino. E l’angelo ritornò dai sui compagni, e riferì loro la risposta, e aggiunse: Suppongo che voi non avete l’amore casto del sesso. Nel cielo noi amiamo le vergini per la loro bellezza, e per la grazia dei loro costumi, e le amiamo molto, ma castamente. Questo fece ridere i visitatori che egli accompagnava, i quali dissero: Tu supponi bene; chi può vedere da vicino tali bellezze e non desiderarle?

750. Dopo questa festa della società, tutti gli invitati alle nozze se ne andarono, e anche quei dieci uomini con l’angelo; la sera era inoltrata, ed essi andarono a letto. Allo spuntar del giorno udirono una proclamazione: Oggi Sabato. Ed essi si alzarono e domandarono all’angelo che cosa fosse. E l’angelo rispose: E’ per il culto di Dio; questo culto ricorre ai tempi stabiliti, ed è proclamato dai sacerdoti; esso si celebra nei nostri tempi, e dura circa due ore; perciò, se lo desiderate, venite con me, e io vi introdurrò. Ed essi si prepararono e accompagnarono l’angelo, ed entrarono. Ed ecco un tempio vasto che poteva contenere tremila persone, di forma semicircolare; i banchi erano continui, disposti secondo la forma del tempio, in semicerchio; il pulpito era davanti ai banchi, un po’ indietro dal centro; la porta era dietro il pulpito a sinistra. I dieci forestieri entrarono con l’angelo guida, e l’angelo indicò loro i posti dove dovevano sedersi, dicendo: chiunque entra nel tempio sa il suo posto; egli lo sa nel proprio intimo, e non può sedersi altrove; se siede altrove, non intende, né percepisce nulla, ed inoltre turba  l’ordine; e quando l’ordine è turbato, il sacerdote non è ispirato.

751. Dopo che si furono radunati, il sacerdote salì sul pulpito e pronunciò un discorso pieno di spirito della sapienza; il discorso verteva sulla santità della Sacra Scrittura, e della congiunzione del Signore con l’uno e l’altro mondo, lo spirituale e il naturale, per mezzo di quella Scrittura. Nell’illuminazione in cui era, egli convinse pienamente che quel santo Libro è stato dettato da Jehovah il Signore, e di conseguenza egli stesso è in quel libro, a tal punto che egli stesso ivi è la sapienza; ma la sapienza – che è il Signore stesso in quel Libro – sta nascosta sotto il senso letterale, e non si manifesta se non a coloro che sono nelle verità della dottrina, e allo stesso tempo nei beni della vita, i quali sono nel Signore, e il Signore è in loro. Al discorso il sacerdote aggiunse una preghiera votiva, e discese. Mentre gli uditori uscivano l’angelo pregò il sacerdote di dire alcune parole di pace ai suoi dieci compagni; e il sacerdote si avvicinò ad essi, e conversarono insieme per una mezz’ora; ed egli parlò della Divina Trinità, dicendo che essa è in Gesù Cristo, in cui tutta la pienezza della Divinità abita corporalmente, secondo la dichiarazione dell’apostolo Paolo. Poi egli parlò dell’unione della carità e della fede; ma disse, l’unione della carità e della verità, perché la fede è la verità.

752.

 

Vera religione cristiana (742-745)

742. Mentre udivano quelle spiegazioni, venne un messaggero da parte del principe, che invitava i visitatori a mangiare del pane con lui; allo stesso tempo due guardie della corte portarono degli indumenti di bisso e dissero: Indossateli, perché nessuno è ammesso alla mensa del principe, se non è vestito con gli indumenti del cielo. Ed essi li indossarono e andarono in compagnia del loro angelo, e furono introdotti nell’Ipetro dal quale si accedeva al palazzo, e aspettarono il principe; e lì l’angelo li mise in relazione con i magnati e i governatori, i quali anche attendevano  il principe. Ed ecco, dopo un’ora, le porte furono aperte, e per una porta più larga da occidente essi videro l’ingresso del principe con l’ordine e la pompa della corte. Davanti a lui andavano i consiglieri assistenti, dopo questi i consiglieri ciambellani e poi i principali della corte; nel mezzo di questi era il principe, e dietro di lui i cortigiani di diversi gradi e, infine le guardie, nel numero complessivo di centoventi. L’angelo, stando in piedi dinanzi ai dieci forestieri, che dagli indumenti apparivano come abitanti del luogo, si avvicinò con essi al principe e glieli presentò rispettosamente. Il principe, procedendo senza fermarsi disse loro: Venite con me al pane. Ed essi lo seguirono nel triclinio, e videro una mensa magnificamente imbandita, e nel mezzo di essa un’alta piramide d’oro con cento scodelle in triplice ordine sulle loro forme, contenenti pane inzuccherati e mosto di vini condensato, con altre delicatezze composte di pane e vino; e dal mezzo della piramide scaturiva come una fontana, zampillante un vino di nettare, la cui vena alla sommità della piramide si spargeva in qua e in là ed empiva i calici. Ai lati di quell’alta piramide erano varie forme celesti in oro, sulle quali erano disposti piatti e piattelli pieni di ogni specie di vivande. Le forme celesti sulle quali erano i piatti e i piattelli, erano forme dell’arte della sapienza, che nel mondo non possono essere modellate con alcuna arte, né descritte con alcuna espressione. I piatti e i piattelli erano di argento, cesellati in simili forme agli orli e nel fondo, con i loro sostegni; i calici erano di gemme lucidissime; in tale modo era apparecchiata la mensa.

743. Ecco ora quale era l’abbigliamento del Principe e dei suoi ministri; il principe era vestito di una veste lunga di color porpora, tempestata di stelle ricamate, color d’argento; sotto la veste portava una tunica di seta lucente color di giacinto. Questa tunica era aperta sul petto, dove appariva nella parte anteriore una specie di cintura con l’insegna della società; l’insegna era un’aquila accovacciata sui suoi aquilotti alla cima di un albero; essa era d’oro risplendente, con diamanti tutto intorno. i consiglieri assistenti non erano vestiti diversamente ma senza quell’insegna, in luogo della quale portavano dei zaffiri scolpiti, che prendevano da un collare al loro collo. I cortigiani indossavano delle toghe color brunazzo, sulle quali erano intrecciati dei fiori intorno a degli aquilotti; le tuniche, sotto quelle toghe, erano di seta color opale; egualmente i calzoni e le calze. Tale era il loro abbigliamento.

744. I consiglieri assistenti, i consiglieri ciambellani e i governatori stavano in piedi intorno alla mensa, e dietro ordine del principe giunsero le mani e insieme pronunciarono a bassa voce una lode votiva al Signore; e poi, a un segno del principe, si posero a mensa sopra dei divani . Il principe disse ai forestieri: Sedete anche voi a mensa con me; ecco là i vostri posti. Ed essi si sedettero a mensa; e gli ufficiali della corte, mandati dal principe per servirli, stavano ritti dietro di essi. E allora il principe disse loro: Prendete ciascuno un piattello e poi una scodella dalla piramide. Ed essi li presero; ed ecco, subito apparvero dei nuovi piattelli e delle nuove scodelle; e i loro calici venivano riempiti di vino dalla fontana che sorgeva dalla grande piramide; ed essi mangiarono e bevvero. Quando furono quasi sazi, il principe rivolse la parola ai dieci invitati e disse: Ho udito che nella terra, che è sotto questo cielo, siete stati convocati per far conoscere i vostri pensieri sui gaudi del cielo e quindi sulla felicità eterna, e che voi li avete manifestati in diversi modi, ciascuno secondo i piaceri dei sensi del proprio corpo. Ma che cosa sono i piaceri dei sensi del corpo senza i piaceri dell’anima? È l’anima che li rende giocondi; le gioie dell’anima sono in se stesse delle beatitudini impercettibili, ma divengono percettibili sempre più, nella misura in cui discendono nei pensieri della mente, e da questi pensieri nelle sensazioni del corpo; nei pensieri della mente esse sono percepite come felicità; nelle sensazioni del corpo come piaceri, e nel corpo stesso come voluttà, le une e gli altri Insieme costituiscono la felicità eterna; ma quella felicità che risulta dai soli piaceri e delle solo voluttà, non è eterna; è una felicità temporanea che finisce e passa, e che talvolta diviene infelicità. Voi ora avete veduto che tutti i vostri gaudi sono anche gaudi del cielo, e molto più eccellenti di quel che avreste mai potuto immaginare. E nondimeno, questi gaudi non influenzano interiormente i nostri animi. Vi sono tre cose,  come una cosa sola fluiscono dal Signore nelle nostre anime; queste tre cose come una cosa sole, ovvero questo trino, sono l’amore, la sapienza e l’uso. Tuttavia, l’amore e la sapienza non esistono che idealmente, quando sono soltanto nell’affezione e nel pensiero della mente; ma nell’uso esistono realmente, perché sono allo stesso tempo nell’atto e nell’opera del corpo; e dove esistono realmente, là anche sussistono; e poiché l’amore e la sapienza esistono e sussistono nell’uso, è l’uso che ci influenza; e l’uso consiste nel compiere fedelmente, sinceramente e diligentemente l’opera del proprio ufficio. L’amore dell’uso e quindi l’applicazione all’uso impedisce alla mente di correre qua e là e, divagando, di riempirsi di tutte le cupidità che, attraverso i sensi, influiscono dal corpo e dal mondo con seducenti attrattive, da cui le verità della religione e della morale con i loro beni sono dissipate ai quattro venti. Ma l’applicazione della mente all’uso contiene e lega insieme quelle verità e dispone la mente in una forma suscettibile di ricevere la sapienza da quelle verità; e allora essa dissipa ai lati gli scherzi e le beffe delle falsità e delle vanità. Ma voi udirete di più su questi soggetti dai savi della nostra società, che io vi manderò oggi nel pomeriggio. Detto ciò, il principe si alzò, e con lui tutti i convitati, ed egli disse: Pace! E diede ordine all’angelo guida di ricondurre i visitatori nei loro appartamenti, e di rendere ad essi tutti gli onori della civiltà, e di chiamare ancora degli uomini colti e affabili per trattenerli piacevolmente su diversi gaudi di questa società.

745. Quando furono rientrati, questo ordine fu eseguito; e quelli che erano stati chiamati dalla città per trattenerli piacevolmente sui diversi gaudi della società, giunsero; ed essi dopo i saluti, passeggiando, tenevano con loro dei discorsi eleganti. Ma l’angelo guida disse: Questi dieci uomini sono stati invitati in questo cielo per vederne gaudi, e quindi ricevere una nuova idea della felicità eterna. Narrate dunque circa i suoi gaudi, qualche cosa che influenza i sensi del corpo; poi verranno i savi, che parleranno di quel che rende questi gaudi così fausti e felici. Udito ciò quelli che erano stati chiamati dalla città riferirono le cose che seguono:

1° Vi sono qui dei giorni di festa indicati dal principe, affinché gli animi si sollevino dalla fatica che l’ardore dell’emulazione pùò cagionare ad alcuni; in quei giorni vi sono nelle pubbliche piazze concerto musicali e canti, e fuori dalla città giochi e spettacoli. Allora nelle pubbliche piazze vengono erette delle orchestre, circondate di cancelli formati con viti intrecciate, alle quali pendono dei grappoli d’uva. Dietro i cancelli, sopra tre gradi di elevazione, siedono i musici con strumenti a corda e con strumenti a fiato di diverse tonalità, alte e basse, forti e dolci; e ai lati sono i cantori e le cantanti, e con giubili e canti in coro e in assolo, variati ad intervalli, essi ricreano i cittadini. Questo dura in quei cinque giorni di festa, dalla mattina fino a mezzogiorno, e continua poi fino a sera.

2° Oltre a ciò, ogni mattina dalle case che circondano le piazze si odono dei canti soavissimi di vergini e fanciulle, di cui risuona tutta la  città; è una sola affezione dell’amore spirituale che è cantata ogni mattina, cioè a dire, risuona per le modulazioni del suono della voce. E  quell’affezione nel canto si percepisce come fosse l’affezione stessa; essa influisce nelle anime di coloro che la odono, ed eccita quelle anime alla corrispondenza; tale è il canto celeste. Le cantanti dicono che il suono del loro canto sembra ispirarsi e animarsi dall’intimo, ed esaltarsi piacevolmente nella misura in cui è ricevuto da quelli che lo odono. Finito questo canto, le finestre delle case sulla piazza e allo stesso tempo quelle delle case sulle strade vengono chiuse, e anche le porte; e allora tutta la città e silenziosa, e in nessun luogo si odono schiamazzi, né si vedono girovaghi; tutti allora sono occupati a compiere le funzioni del proprio ufficio.

3° Ma a mezzogiorno le porte si aprono, e dopo mezzogiorno in qualche luogo anche le finestre, e si guardano i giochi dei fanciulli e delle fanciulle nelle strade, sotto la direzione dei maestri seduti sotto i portici delle case.

4° Ai lati della città, alle sue estremità, vi sono vari giochi per ragazzi e adolescenti, giochi alla corsa, con i rocchetti, competizioni pubbliche fra i ragazzi a chi sarà il più pronto o più lento a parlare, ad agire e a percepire; e ai primi sono date in premio alcune foglie di lauro; oltre molti altri giochi al fine di esercitare le attitudini latenti nei fanciulli.

5° Inoltre, fuori della città vi sono sui teatri degli spettacoli di commedianti, che rappresentano vari tratti dell’onestà e delle virtù della vita morale. Tra essi vi sono anche degli istrioni al fine della comparazione. E uno dei dieci visitatori domandò: Che cosa significano queste parole: al fine della comparazione? Quelli risposerò: Nessuna virtù può essere esposta in modo tangibile con ciò che essa possiede di onesto e bello, se non attraverso una comparazione con i loro massimi e i loro minimi. Gli istrioni rappresentano i loro minimi fino a diventare nulli; ma è assolutamente vietato rappresentare attraverso gli opposti che in sé sono disonesti e indecenti, se non in modo figurato e remoto. Questo perché nulla di ciò che è onesto e buono in una qualunque virtù degrada per progressioni successive fino al disonesto e al cattivo, ma va solamente fino a minimi, finché perisce, e quando perisce, comincia l’opposto. Perciò il cielo, dove tutto è onesto e buono, non ha nulla in comune con l’inferno, dove tutto è disonesto e cattivo.

Vera religione cristiana (739-741)

739. L’angelo, insieme a coloro che accompagnava, ritornò poi alla sala del congresso, da cui le coorti dei savi non erano ancora partite; e là egli chiamò presso di sé quelli che avevano creduto che il gaudio celeste e la felicità eterna non fossero altro che l’ammissione per la grazia Divina, e che allora quelli che sono ammessi abbiano gaudio come quelli nel mondo che, entrando nelle corti dei re nei giorni di festa, o che invitati alle nozze, entrano nella sala dei festeggiamenti. A questi l’angelo disse: Rimanete qui un poco, e io suonerò la tromba, e coloro che godono di fama di sapienza nelle cose spirituali della chiesa, verranno qui. Dopo alcune ore, si presentarono nove uomini, ciascuno decorato di lauro, in segno della propria fama. L’Angelo li introdusse nella sala del congresso, dove erano presenti tutti quelli che erano stati convocati prima. Alla loro presenza l’angelo parlò ai nove laureati e disse: So che per esaudire ciò che desiderate, secondo la vostra idea vi è stato dato di salire nel cielo, e che siete ritornati in questa terra inferiore o sub celeste con una piena cognizione sullo stato del cielo; raccontate dunque come vi è sembrato il cielo. Ed essi risposero l’uno dopo l’altro; il primo disse: La mia idea sul cielo, dalla mia infanzia fino alla fine della mia vita nel mondo, era stata che fosse il luogo di tutte le beatitudini, di tutte le felicità, di tutti i piaceri, di tutte le delizie e di tutte le voluttà, e che se io vi fossi stato introdotto, sarei stato circondato dall’aura di tali felicità, e che io l’avrei respirata a pieno petto, come uno sposo quando celebra le sue nozze, ed entra con la sua sposa nella camera nuziale. In questa idea salii nel cielo, e passai la prima guardia, e ancora la seconda; ma quando arrivai alla terza, il capo delle guardie mi rivolse la parola e mi disse: Chi sei tu, amico? Ed io risposi: non è qui il cielo? Sono salito fin qui guidato dal mio desiderio; lasciami entrare, ti prego. Ed egli mi lasciò entrare; ed io vidi degli angeli in abiti bianchi, che mi circondavano, mi guardavano e dicevano a bassa voce: Ecco un nuovo ospite che non ha la veste del cielo. Ed io udii queste parole e pensai: Mi pare che sia di me come di colui, del quale il Signore dice che era entrato al ricevimento delle nozze senza la veste nuziale; ed io dissi: Datemi degli abiti del cielo; ma essi risero. E allora accorse un angelo dalla corte con questo ordine: Spogliatelo nudo, cacciatelo e gettate i suoi abiti dietro di lui; ed io fui cacciato così. Il secondo, nell’ordine disse: Io credetti come lui, che se fossi stato semplicemente introdotto nel cielo, che è al di sopra del mio capo, i gaudi mi avrebbero circondato e mi avrebbero animato eternamente. Ottenni anche quel che avevo desiderato; ma gli angeli vedendomi, se ne fuggirono; e dicevano fra loro: Che cos’è questo prodigio? Perché questo uccello notturno è venuto qui? Infatti io sentii un mutamento come se non fossi più uomo, sebbene non fossi mutato; questo proveniva in me dall’attrazione dell’atmosfera celeste. Ma subito accorse un angelo della corte con l’ordine che due servitori mi mettessero fuori e riprendendo la via per la quale ero salito, mi conducessero fino a casa mia. Quando fui a casa, apparvi agli altri e a me stesso come un uomo. II terzo disse: L’idea del cielo fu sempre per me un’idea di luogo e non di amore; perciò quando venni in questo mondo, desiderai con grande ardore il cielo; ed io vidi degli spiriti che salivano. Li seguii, e fui ammesso, ma non al di là di alcuni passi; ora avvenne che quando io volevo rallegrare l’animo mio con l’idea dei gaudi e delle beatitudini celesti, in forza della luce del cielo, che era bianca come la neve – e la cui essenza si dice che sia la sapienza – la mia mente fu invasa da stupore e quindi i miei occhi furono coperti di oscurità, e cominciai a impazzire; e poi, in forza del calore del cielo, che corrispondeva al candore di quella luce – e la cui essenza si dice che sia l’amore – il mio cuore palpitò, l’ansietà s’impossessò di me, ed ero tormentato con un dolore interiore, e mi gettai supino là in terra. E mentre io giacevo così, una guardia venne dalla corte con l’ordine che mi trasportassero nella mia luce e nel mio calore, in cui non appena fui giunto, il mio spirito e il mio cuore ritornò in me. Il quarto disse: Anch’io ero intorno al cielo nell’idea del luogo e non l’idea dell’amore; e appena arrivai nel mondo spirituale, domandai ai savi se era permesso di salire al cielo. Essi mi dissero che era permesso a chiunque, ma che bisognava guardarsi di non esserne precipitati. A questa risposta sorrisi, e salii, credendo io, come gli altri, che tutti nel mondo intero potessero ricevere i gaudi del cielo nella loro pienezza. Invero, appena entrato, mi sentii quasi senza vita, e dal dolore, e quindi dal tormento che io sentivo alla testa e nel corpo, mi gettai per terra, e mi rotolai come un serpente avvicinato al fuoco, e andai carponi fino a un precipizio, e mi gettai di sotto; e poi fui rialzato da quelli che erano laggiù, e fui portato in un albergo, dove mi ritornò la salute. Gli altri cinque narrarono anche delle cose meravigliose, che erano loro avvenute, quando erano saliti al cielo; ed essi paragonarono le mutazioni di stato della loro vita con lo stato dei pesci tratti fuori dall’acqua, nell’aria, e con lo stato degli uccelli nell’etere; e dissero che dopo quelle dure prove non avevano più desiderato il cielo, ma solamente una vita in compagnia dei loro simili, in qualunque luogo fosse. Essi aggiunsero: Noi sappiamo che nel mondo degli spiriti dove siamo, tutti sono inizialmente preparati, i buoni per il cielo, e i malvagi per l’inferno; e quando sono stati preparati, essi vedono delle vie aprirsi per loro verso le società dei loro simili, con i quali debbono rimanere in eterno; e allora essi entrano in quelle vie con piacere, perché sono le vie del loro amore. Tutti gli spiriti della prima convocazione udendo queste dichiarazioni ammisero che neppure essi avevano avuto altra idea del cielo, se non come di un luogo, dove si assaporano a piena bocca, durante l’eternità, i gaudi di cui si è pervasi. Poi l’angelo della tromba disse loro: Voi ora vedete che i gaudi dal cielo e la felicità eterna non appartengono al luogo, ma appartengono allo stato della vita dell’uomo; ora lo stato della vita celeste viene dall’amore e dalla sapienza; e dato che l’uso è il contenitore dell’uno e dell’altra, lo stato della vita celeste viene dalla congiunzione dell’amore e della sapienza nell’uso; la stessa cosa è se si dice la carità, la fede e la buona opera, perché la carità è l’amore, la fede è la verità, da cui procede la sapienza, e la buona opera è l’uso; perciò nel nostro mondo spirituale vi sono dei luoghi, come nel mondo naturale, altrimenti non vi sarebbero abitazioni, né dimore distinte. Tuttavia, il luogo qui non è un luogo, ma è l’apparenza di un luogo, secondo lo stato dell’amore e della sapienza, o della carità e della fede. Chiunque diviene angelo porta interiormente in sé il suo cielo, perché porta interiormente in sé l’amore del cielo dal momento che l’uomo dalla creazione è in minima proporzione l’effigie, l’immagine e il tipo del grande cielo; la forma umana non è altro; perché ciascuno giunge nella società del cielo, di cui è la forma, in un’effigie singolare, a tal punto che quando entra in quella società, egli entra in una forma corrispondente a se stesso; così egli entra in quella società come da sé in sé; ed egli entra in sé come da essa in essa, e trae la vita di quella società come sua, e la sua come di quella società. Ciascuna società è come un insieme omogeneo, e gli angeli sono come parti similari, dalle quali l’insieme coesiste. Risulta dunque da questo che coloro che sono nei mali e quindi nelle falsità, hanno formato i loro un’effigie dell’inferno, e questa effige è tormentata nel cielo dall’influsso e dalla violenza dell’attività dell’opposto contro l’opposto; perché l’amore infernale è opposto all’amore celeste, e quindi i piaceri di questi due amori combattono l’uno contro l’altro come nemici, e si uccidono quando si incontrano.

740. Essendo queste prove terminate, si udì dal cielo una voce che diceva all’angelo della tromba: Sceglietene dieci fra tutti i convocati, e introduceteli da noi; noi abbiamo udito dal Signore che egli li preparerà affinché il calore e la luce, o l’amore la sapienza del nostro cielo per tre giorni non rechino loro alcun danno. E ne furono scelti dieci i quali seguirono l’angelo; e per un sentiero a pendio salirono sopra una collina, e quindi sopra un monte, dove era il cielo di quegli angeli, che prima ad una certa distanza, era apparso loro come un’estensione delle nuvole. Le porte erano aperte per essi, e dopo che ebbero passato la terza, l’angelo guida corse verso il principe di quella società o di quel cielo, e annunciò il loro arrivo. Il principe rispose: Prendi alcune delle mie guardie, e annuncia a quelli che vengono che la loro visita mi è gradita, e Introducili nei miei alloggi, e distribuisci a ciascuno la sua camera con l’annesso soggiorno. Prendi ancora alcuni dei miei cortigiani e dei miei servitori perché rendano loro dei buoni uffici e li servano al minimo cenno. E fu fatto così. Ma quando furono introdotti dall’angelo, quei visitatori domandarono se era lecito avvicinare a vedere il principe; e l’angelo rispose: È ancora mattina presto; e ciò non è permesso prima di mezzogiorno; fino a quell’ora tutti sono occupati nei loro uffici e lavori; ma voi siete invitati a pranzo, e allora siederete a mensa con il nostro principe; nel frattempo io vi introdurrò nel suo palazzo, dove vedrete delle cose magnifiche e splendide. Quando furono condotti al palazzo, essi lo videro prima di fuori; era vasto, fabbricato di porfido, sopra fondamenta di diaspro; davanti alla porta, sei alte colonne di lapislazzuli; il tetto di lamine d’oro; alte finestre di un cristallo lucidissimo; le loro imposte anche d’oro. Poi furono introdotti all’interno del palazzo, e condotti da appartamento in appartamento; ed essi videro degli ornamenti di una bellezza ineffabile. Sotto le volte erano delle decorazioni di una scultura inimitabile; presso le pareti c’erano delle tavole d’argento damascate d’oro, sulle quali erano vari utensili di pietre preziose e di perle fini in forme celesti, e molte altre cose che nessun occhio ha mai veduto sulla terra, e quindi nessuno avrebbe potuto credere che fossero nel cielo. Dato che erano stupefatti alla vista di quegli oggetti magnifici, l’angelo disse loro: Non siate meravigliati; gli oggetti che voi avete veduto non sono fatti o fabbricati dalla mano degli angeli, ma sono composti dall’Artefice dell’universo, e dati in dono al nostro principe; perciò qui l’architettura è nella sua stessa arte, e da qui derivano tutte le regole di quest’arte nel mondo. L’angelo aggiunse ancora: Voi potreste pensare che tali cose affascinino i nostri occhi e li abbaglino al punto da farci credere che queste cose siano i gaudi del nostro cielo; ma dato che noi non mettiamo i nostri cuori in queste cose, poiché sono solamente degli accessori ai gaudi dei nostri cuori, ne consegue che per quanto le contempliamo come accessori e come opere di Dio, tanto noi contempliamo in esse la Divina onnipotenza e la Divina clemenza.

741. Poi l’angelo disse loro: Non è ancora mezzogiorno; venite con me nel giardino del nostro principe; esso è contiguo a questo palazzo. Ed essi andarono, e all’ingresso l’angelo disse: Ecco il più magnifico di tutti i giardini di questa società celeste. E quelli risposero: Questo non è un giardino, noi non vediamo che un solo albero; e nei rami e nella cima di esso, come dei frutti d’oro, e come foglie d’argento; e gli orli di esse ornati di smeraldi; e sotto quell’albero dei bambini con le loro istitutrici. Allora l’angelo disse con un accento ispirato: Questo albero è nel mezzo del giardino, ed esso è chiamato da noi l’albero del nostro cielo e da alcuni l’albero della vita. Ma venite avanti avvicinatevi, e i vostri occhi saranno aperti, e voi vedrete il giardino. Ed essi fecero così; e i loro occhi furono aperti, ed essi videro degli alberi carichi di frutti saporiti, con delle viti piene di pampini legate intorno, le cui cime con i frutti si piegavano verso l’albero della vita, che era nel mezzo. Questi alberi erano piantati in una serie continua, che andava e si prolunga in cerchi o giri incessanti, come quelli di una spirale senza fine; era una spirale perfetta di alberi, nella quale le specie seguivano le specie senza interruzione, secondo l’eccellenza dei frutti. Il principio della spirale era distante dall’albero nel mezzo per uno spazio considerevole, che sfolgorava di una folgore di luce, dalla quale gli alberi della spirale risplendevano di uno splendore successivo e costante, dal primo fino all’ultimo. I primi alberi erano i più eccellenti di tutti, sovrabbondanti dei migliori frutti alberi; erano chiamati paradisiaci; non sono stati mai veduti, perché non sono esistiti, né possono esistere nelle terre del mondo naturale. Dopo questi alberi cominciano gli alberi di ulivo, poi le viti, quindi gli alberi odorosi e infine quelli di legno da costruzione. Qua e là in quella spirale di alberi c’erano dei sedili formati da rami novelli di alberi accostati e intrecciati sul retro, arricchiti e ornati dei loro frutti. In quel cerchio continuo di alberi vi erano delle porte che si aprivano su delle aiuole, da cui si accedeva in luoghi verdeggianti,ripartiti in piazze e sedili. Quelli che erano accompagnati dall’angelo esclamavano, vedendo: Ecco il cielo in forma! Ovunque volgiamo I nostri sguardi percepiamo l’influenza di qualcosa di celeste paradisiaco che è ineffabile. L’angelo udendo queste parole, se ne rallegrò e disse: Tutti i giardini del nostro cielo sono forme rappresentative o tipi delle beatitudini celesti nelle loro origini; e dato che l’influsso di queste beatitudini ha elevato le vostre menti, voi avete esclamato: Ecco il cielo in forma! Ma coloro che non ricevono quell’influsso, guardano queste cose paradisiache alla stregua di una selva. Ricevono l’influsso coloro i quali sono nell’amore dell’uso; ma non lo ricevono, coloro i quali sono nell’amore della gloria, per la gloria e non per l’uso. Poi egli spiegò e insegnò loro quel che i singoli oggetti del giardino rappresentavano e significavano.

Vera religione cristiana (735-738)

735. Poi l’angelo si rivolse a coloro che dei gaudi celesti e della felicità eterna si erano formati l’idea che fossero banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, e dopo i banchetti, giochi e spettacoli, poi di nuovo banchetti, e così in eterno, e disse loro: Seguitemi, e io vi introdurrò nelle felicità dei vostri gaudi. Ed egli li fece entrare per un bosco in una spianata coperta di assi, sulla quale erano state poste delle mense, quindici da una parte e quindici dall’altra, e si domandavano: perché tante mense? Un angelo rispose: La prima mensa è di Abramo, la seconda di Isacco, la terza di Giacomo, e vicino a questa sono in ordine le mense dei dodici apostoli. Dall’altra parte sono altrettante mense per le loro mogli. Le prime tre mense sono di Sara, moglie di Abramo, di Rebecca, moglie di Isacco e di Lea e Rachele, moglie di Giacobbe; e le dodici altre sono delle mogli dei dodici apostoli. Pochi momenti dopo tutte le mense apparvero piene di vivande, e i piccoli spazi intermedi ornati di piccole piramidi cariche e di ogni specie di dolci. Coloro che dovevano prendere parte al banchetto stavano in piedi intorno alle mense in attesa di veder arrivare i presidenti. Dopo alcuni minuti di attesa, furono visti arrivare, nell’ordine, da Abramo fino all’ultimo degli apostoli; subito ciascuno di essi, accostandosi alla sua mensa vi si pose su un divano a capotavola; quindi dissero a quelli che stavano intorno: Sedete anche voi con noi? Ed essi sedettero, gli uomini con quei patriarchi, e le donne con le loro mogli, e mangiarono e bevvero con allegrezza e con riverenza. Dopo il pranzo quei patriarchi uscirono, e allora cominciarono i giochi, le danze di fanciulle e giovani, e dopo le danze, gli spettacoli, terminati i quali, coloro che assistevano furono nuovamente invitati ai banchetti, ma con questa regola, che il primo giorno si sarebbero seduti a tavola con Abramo, il secondo con Isacco, il terzo con Giacobbe, il quarto con Pietro, il quinto con Giacomo, il sesto con Giovanni, il settimo con Paolo e con gli altri apostoli, in ordine fino al quindicesimo giorno a partire dal quale avrebbero ricominciato di nuovo i banchetti nello stesso ordine, variando i posti, e così in eterno. In seguito l’angelo convocò gli uomini della coorte e disse loro: Tutti quelli che avete veduto nelle mense furono, circa i gaudi celesti e la felicità eterna, in un pensiero immaginario simile al vostro, e affinché vedano essi stessi le vanità delle loro idee, e ne siano distolti, tali scene di banchetti sono state istituite e permesse dal Signore. Quei personaggi eminenti che avete veduto a mensa a capotavola erano dei vecchi che recitavano una parte, i più presi tra la gente rustica, i quali, avendo una gran barba, e orgogliosi di una certa opulenza al di sopra degli altri, avevano avuto la fantasia che essi fossero quegli antichi patriarchi. Ma seguitemi per le vie che conducono fuori di queste mura. Ed essi lo seguirono e videro cinquanta uomini da un lato, e cinquanta dall’altro, che avevano il ventre carico di cibo fino alla nausea, e desideravano tornare alle abitudini familiari dalle loro case, gli uni ai loro impieghi, altri ai loro negozi, altri alle loro opere. Molti erano trattenuti dai guardiani del bosco e interrogati sui giorni dei loro banchetti, se avessero mangiato ancora alle mense con Pietro e con Paolo; e dicevano ad essi che se fossero usciti anzitempo sarebbe stato sconveniente. Ma i più rispondevano: Siamo sazi dei nostri gaudi, le vivande sono diventate insipide per noi, il nostro gusto si è inaridito, e lo stomaco ne è disgustato; noi non possiamo più toccarle. Abbiamo passato alcuni giorni e alcune notti in questa gozzoviglia; chiediamo che ci lascino andare immediatamente . E avendo ricevuto il permesso di andare, si precipitarono ciascuno a casa propria. Dopo ciò, l’angelo chiamò gli uomini della coorte e strada facendo ecco quel che insegnò loro sul cielo: Nel cielo, come nel mondo, vi sono alimenti e bevande, ci sono banchetti conviti; e presso i più eminenti là vi sono delle mense sulle quali sono imbandite copiose vivande, cose delicate e laute che rallegrano e ricreano gli animi. Vi sono ancora giochi e spettacoli, concerti e canti, e tutte queste cose nella massima perfezione. Tali cose sono anche gaudi per gli angeli, ma non sono la felicità; questa deve essere nei gaudi, e quindi provenire dai gaudi; la felicità nei gaudi fa sì che siano gaudi; essa li feconda e li sostiene, affinché non divengano ordinari e noiosi, e questa felicità ognuno la ha dall’uso nella sua occupazione. Nell’affezione della volontà di ogni angelo è latente una certa tendenza, che induce la mente a fare qualche cosa. La mente in questo trova tranquillità e soddisfazione; questa soddisfazione e tranquillità rendono lo stato della mente suscettibile di ricevere dal Signore l’amore degli usi. Da questa ricezione viene la felicità celeste, che è la vita di quei gaudi. L’alimento celeste nella sua essenza non è altro che l’amore, la sapienza e l’uso insieme, cioè a dire, l’uso per mezzo della sapienza, dall’amore; perciò nel cielo a ciascuno è dato un alimento per il corpo, secondo l’uso che egli compie, sontuoso a quelli che sono in un uso eminente, medio ma di un sapore squisito a quelli che sono in un uso di grado intermedio, e umile a quelli che sono in un uso umile; ma ai fannulloni non è dato alcun alimento.

736. L’angelo dopo questa spiegazione chiamo presso di sé la coorte dei sedicenti savi, che avevano posto i gaudi celesti e la felicità eterna in possedimenti eminenti, in tesori immensi, in una magnificenza più che regale e in uno splendore al di sopra di ogni lustro; ciò perché è detto nella Parola che i beati saranno re e principi, e che regneranno con Cristo, e saranno serviti dagli angeli, oltre più altre cose. L’angelo disse a questi: Seguitemi, e io vi introdurrò nei vostri gaudi. Ed egli li introdusse in un portico composto di colonne e piramidi; davanti vi era un atrio poco elevato per il quale si entrava nel portico; egli li introdusse per quell’atrio. Ed ecco, furono veduti venti là che aspettavano; e immediatamente si presentò un tale che faceva le veci di un angelo e disse: Per questo portico è la via che conduce al cielo; rimanete un poco e preparatevi perché i maggiori tra voi diverranno re, e i minori diverranno principi. Dette queste parole, presso ciascuna colonna apparve un trono, sul trono una veste di seta, e sulla veste uno scettro e una corona; e presso ciascuna piramide apparvero un soglio elevato di tre piedi al di sopra della terra, e sul soglio una catena di anelli d’oro, e dei cordoni dell’ordine equestre legati all’estremità con cerchietti di diamanti. E allora si udì l’esclamazione: Andate ora, vestitevi, sedetevi e aspettate. E subito i maggiori corsero ai troni, e i minori ai sogli, e si vestirono e si posero a sedere. Ma allora apparve come un nembo che saliva dagli inferni che, essendo stato aspirato da quelli che sedevano sui troni e sui sogli, la loro faccia cominciò a gonfiarsi, il loro petto ad alzarsi ed erano persuasi di essere ora re e principi. Quel nembo era l’aura della fantasia da cui erano pervasi, e subito accorsero come dal cielo dei giovani, e si posero due dietro ciascun trono e uno dietro ciascun soglio, per servire; allora, di quando in quando, un altro esclamava: Voi siete re e principi; aspettate ancora un poco; ora si preparano nel cielo i vostri palazzi; i vostri cortigiani stanno per giungere con le vostre guardie, ed essi vi introdurranno. Essi aspettavano fino al punto che il loro spirito anelava ed erano esausti dal desiderio. Dopo tre ore di attesa, il cielo si aprì al di sopra del loro capo, e gli angeli abbassarono i loro sguardi su di essi, ne ebbero pietà e dissero: Perché voi siete seduti così come pazzi, e agite come istrioni? Si sono presi gioco di voi, e da uomini vi hanno mutato in idoli; e ciò perché in cuor vostro avete fantasticato che avreste regnato con Cristo come re e principi, e che allora gli angeli vi avrebbero serviti. Avete forse voi dimenticato le parole del Signore, che chi vuole essere grande nel cielo deve farsi servo? Imparate dunque quel che s’intende per re e principi, e per regnare con Cristo, cioè a dire, essere savio e fare degli usi; infatti il regno di Cristo, che è il cielo, è il regno degli usi; perché il Signore ama tutti gli uomini, e quindi vuole bene a tutti, e il bene è l’uso; e dato che il Signore fa i beni, o gli usi mediatamente, attraverso gli angeli, e nel mondo per mezzo degli uomini, perciò a quelli che fanno fedelmente gli usi, egli dà l’amore dell’uso e la sua ricompensa, che è la beatitudine interiore, e questa è la felicità eterna. Vi sono nei cieli, come nelle terre dei domini eminenti, e dei tesori immensi, perché vi sono dei governi e delle forme di governo, e di conseguenza vi sono dei poteri e delle funzioni superiori e inferiori; e coloro che sono nei supremi gradi dei poteri e delle funzioni, hanno palazzi e corti, che superano in magnificenza e splendore i palazzi e le corti degli imperatori e dei re sulla terra; ed essi sono circondati di onore e di gloria dal numero dei cortigiani, dei ministri e delle guardie, e dai magnifici indumenti di queste; e quelli che sono elevati ai gradi supremi, sono scelti fra coloro che hanno a cuore la salute pubblica, e i cui i sensi del corpo sono nella grandezza e nella magnificenza, in virtù dell’obbedienza; e poiché è in ragione della salute pubblica che ciascuno sia in in qualche uso nella società, come nel corpo comune, e poiché ogni uso viene dal Signore ed è fatto per gli angeli e per gli uomini come da loro stessi, è evidente che questo è regnare con il Signore. Dopo aver udito queste parole pronunciate dal cielo, quei sedicenti re e principi discesero dai troni e dai sogli e gettarono lontano da loro lo scettro e la veste di seta; e il nembo, in cui era l’aura della loro fantasia, si allontanò da loro, e furono avvolti da una nuvola bianca in cui era l’aura della sapienza che ristabilì la sanità alle loro menti.

737. L’angelo poi ritornò alla casa del congresso dei savi del mondo Cristiano, e chiamò a sé quelli che avevano creduto che i gaudi del cielo e la felicità eterna fossero delizie paradisiache, e disse loro: Seguitemi e vi introdurrò nel paradiso, vostro cielo, affinché cominciate a godere le beatitudini della vostra felicità eterna. E li introdusse per una porta alta, costruita con un intreccio di rami e rampolli di alberi preziosi. Quando furono entrati li condusse per giravolte di regione in regione; era effettivamente un paradiso nel primo ingresso verso il cielo film, paradiso dove sono mandati coloro che nel mondo credettero che tutto il cielo sia un solo paradiso, perché è chiamato il paradiso; questi si sono persuasi in tale idea, che dopo la morte vi è un completo riposo da ogni lavoro, che questo riposo consisterebbe unicamente nel respirare delle delizie, passeggiare su delle rose, inebriarsi col mosto di squisitissime uve e celebrare delle feste con banchetti, e che questa vita non può esistere che nel paradiso celeste. Condotti dall’angelo, essi videro una grande moltitudine tanto di vecchi, quanto di giovani e fanciulli, e anche delle donne e delle ragazze, a gruppi di tre e dieci, seduti in luoghi pieni di rosai, che intrecciavano delle ghirlande, di cui ornavano le teste dei vecchi, le braccia dei giovani e i petti dei fanciulli; e altrove spremevano in calici il succo delle uve e delle ciliegie, e lo bevevano con piacere. Altrove respiravano i profumi che esalavano da fiori, frutti e foglie odorose sparsi intorno; altrove cantavano delle odi melodiose, con cui dilettavano l’udito di coloro che erano presenti; altrove sedevano presso fontane e acque che si alzavano, prendendo diverse forme; altrove passeggiavano, conversando di facezie; altrove entravano in casine nel mezzo del giardino per riposarsi su dei letti; oltre a molte altre allegrezze paradisiache. Dopo che ebbero veduto tutti quei raggruppamenti, l’angelo li condusse in giro qua e là, e infine presso alcuni che sedevano in un bellissimo roseto, circondato di olivi, aranci e cedri, i quali con la testa china e le mani sul volto piangevano. Questi accompagnati dall’angelo rivolsero loro la parola e dissero: Perché state seduti così? E quelli risposero: Sono ormai sette giorni che noi siamo in questo paradiso; quando siamo arrivati pareva che la nostra mente fosse elevata nel cielo, e immessa nella beatitudine dei suoi gaudi; ma dopo tre giorni quella beatitudine ha cominciato a indebolirsi e a cancellarsi dalle nostre menti e a divenire impercettibile e di conseguenza nulla. Quando i nostri gaudi immaginari sono svaniti, noi abbiamo temuto di perdere tutto il piacere della nostra vita e siamo divenuti incerti riguardo alla felicità eterna, dubitando se ve ne sia una. Da quel momento abbiamo vagato per viali e piazze, cercando l’ingresso dal quale siamo entrati; ma abbiamo vagato in tondo invano, interrogando coloro che incontravamo, i quali ci hanno detto che la porta non si trova, perché questo giardino è un vasto labirinto, disposto in modo tale che chi vuole uscirne vi si addentra di più. Voi dunque non potete – ci hanno detto – fare altrimenti che rimanere qui eternamente; voi siete ora nel mezzo, dove sono concentrate tutte le delizie. Poi aggiungevano agli spiriti guidati dall’angelo: Ecco è già un giorno e mezzo che noi siamo qui seduti, e dato che abbiamo perduto la speranza di trovare un’uscita ci siamo riposati in questo roseto e guardiamo intorno a noi gli olivi, le uve, gli aranci e i cedri in abbondanza, ma più li guardiamo, più i nostri occhi si stancano di vederli, il nostro naso di annusarli, le nostre lingue di assaggiarli. Questa è la causa della nostra mestizia e del lutto in cui ci vedete. L’angelo che guidava la compagnia degli spiriti, udito ciò disse: Questo labirinto paradisiaco è realmente un ingresso nel cielo; conosco un’uscita, e vi condurrò fuori. A queste parole quelli che sedevano si alzarono e abbracciarono l’angelo, e lo seguirono con la sua compagnia; e l’angelo, strada facendo, insegnò loro che cos’è il gaudio celeste, e quindi la felicità eterna: non vi sono – egli disse – delizie paradisiache esteriori, eccetto che non siano insieme con le delizie paradisiache interiori. Le delizie paradisiache esteriori sono solamente le delizie dei sensi del corpo, mentre le delizie paradisiache interiori sono le delizie delle affezioni dell’animo; se queste non sono in quelle, non c’è vita celeste, perché non c’è anima nelle delizie esteriori. Perciò ogni delizia senza la sua corrispondente anima, languisce, si intorpidisce e stanca l’animo più del lavoro. Nei cieli ci sono ovunque dei giardini paradisiaci, e gli angeli trovano grande gaudio in essi; e più gaudio dell’anima c’è in loro, più sentono quelle gaudi come tali. A queste parole tutti domandarono cosa fosse la gioia dell’anima, e da dove venisse. L’angelo rispose: La gioia dell’anima viene dall’amore e dalla sapienza, che procedono del Signore; e dato che l’amore è efficiente, e spiega i suoi effetti attraverso la sapienza, perciò la sede dell’uno e dell’altra è nell’effetto, e l’effetto è l’uso. La gioia fluisce nell’anima, dal Signore, e discende attraverso gli accessi superiori inferiori della mente in tutti i sensi del corpo, dove raggiunge il suo compimento; e il gaudio diviene tale ed eterno dall’Eterno, da cui procede. Voi avete veduto dei giardini paradisiaci, e io vi assicuro che là non c’è alcuna cosa, neppure una fogliuzza che non provenga dal connubio dell’amore e della sapienza, nell’uso; se dunque l’uomo è in questo connubio, egli è nel paradiso celeste, e di conseguenza nel cielo.

738. Poi l’angelo guida ritornò alla casa, da coloro che si erano fermamente persuasi che gaudio celeste e la felicità eterna fossero una perpetua glorificazione di Dio e una festa perenne, e ciò perché nel mondo avevano creduto che allora avrebbero visto Dio, e perché la vita del cielo, quale risultato dell’adorazione di Dio è chiamata un sabato perpetuo. L’angelo disse loro: Seguitemi, io vi introdurrò nel vostro gaudio. Ed egli li fece entrare in una piccola città nel mezzo della quale vi era un tempio, e tutte le case erano chiamate sacre dimore. In quella città videro una folla di spiriti provenienti da ogni angolo del paese circostante, e tra loro un certo numero di sacerdoti. Questi ricevettero e salutarono i nuovi arrivati, e prendendoli per mano li condussero alle porte del tempio, e da lì, ad alcuni edifici intorno ad esso, e li introdussero nel perpetuo culto di Dio. Dissero loro che questa città era un vestibolo che conduceva al cielo, e il suo tempio era l’ingresso di una magnifica e vasta chiesa nel cielo, dove gli angeli glorificano Dio con preghiere e lodi in perpetuo. Le regole qua e là – dichiararono – sono che le persone devono prima entrare nel tempio e trascorrervi tre giorni e tre notti. Dopo questa iniziazione devono andare nelle case della città, che sono tutti sacre dimore; e poi spostandosi dall’una all’altra, devono unirsi alle congregazioni e pregare con grida di lode. Ma soprattutto si deve evitare di pensare a se stessi, o dire ai compagni altro che ciò che è santo, pio e religioso. L’angelo li introdusse dunque nel tempio, colmo e stipato di una moltitudine composta di molti che nel mondo erano stati personalità eminenti e di gente comune. Delle guardie erano state messe alle porte affinché non fosse permesso a nessuno di uscire prima di avervi trascorso tre giorni. E l’angelo disse: Oggi è il secondo giorno che questi sono entrati; guardateli, e voi vedrete come essi glorificando Dio. Quelli li guardarono, e videro che i più dormivano, e quelli che erano desti non cessavano di sbadigliare. Alcuni, dalla continua elevazione dei loro pensieri a Dio e una senza alcun ritorno sul corpo, avevano la faccia come separata dal loro corpo; infatti essi apparivano così a se stessi, e quindi anche agli altri. Altri avevano gli occhi smarriti a forza di volgerli continuamente in alto; in una parola, tutti avevano il cuore oppresso e lo spirito abbattuto dalla noia, e volgendo le spalle al pulpito gridavano: Le nostre orecchie sono stordite; ponete fine ai sermoni; non comprendiamo una sola parola, e il suono della vostra voce comincia a infastidirci. Allora si alzarono e corsero in massa in fondo alle porte, le sfondarono, si scagliarono contro le guardie, e lo cacciarono. I sacerdoti, vedendo ciò, li seguirono e si misero ai loro fianchi predicando e predicando, pregando, sospirando e dicendo: Celebrate la festa, glorificate Dio, santificatevi; in questo atrio del cielo noi vi inizieremo alla glorificazione eterna di Dio, nel magnifico e amplissimo tempio che è nel cielo, e così al godimento dell’eterna felicità. Ma queste parole non erano comprese da quelli, ed erano appena udite a causa della debilitazione della mente per la sospensione e la cessazione, in quei due giorni, di ogni affare domestico e pubblico. Ora, dato che si sforzavano di staccarsi dai sacerdoti, questi li afferravano per le braccia e anche per gli abiti, e li spingevano verso le sacre dimore, dove dovevano essere praticati dei sermoni, ma invano, perché quelli gridavano: Lasciateci; noi sentiamo nel corpo come un deliquio. In quel momento apparvero quattro uomini in abiti bianchi con delle tiare; uno di essi era stato nel mondo arcivescovo e gli altri tre erano stati vescovi; essi erano divenuti angeli. Questi chiamarono i sacerdoti e rivolgendo loro la parola dissero: Vi abbiamo veduto dal cielo con queste pecore, come le pascete voi? Voi le pascete fino a renderle pazze. Voi non sapete quel che è inteso per la glorificazione di Dio; è inteso portare i frutti dell’amore, cioè fare fedelmente, sinceramente e accuratamente l’opera del proprio ufficio, perché questo appartiene all’amore di Dio e all’amore del prossimo, e questo è il legame della società è il bene di essa; in questo Dio è glorificato, e allora lo è per il culto che gli si rende nei tempi stabiliti. Non avete voi letto queste parole del Signore:

In questo è glorificato il Padre mio, che voi portiate molto frutto e diveniate miei discepoli (Giovanni 15:8)

Voi sacerdoti, potete essere nella glorificazione del culto, perché questo è il vostro ufficio e voi ne avete onore, gloria e remunerazione; nondimeno, voi non potreste essere più che questi in questa glorificazione, se insieme al vostro ufficio non vi fossero l’onore la gloria e la rimunerazione. Detto ciò i vescovi ordinarono alle guardie che piantonavano le porte di lasciare entrare e uscire tutti liberamente. Invero, vi è una moltitudine di uomini che non hanno potuto pensare altro gaudio celeste che il perpetuo culto di Dio, perché non seppero nulla dello stato del cielo.

Vera religione cristiana (731-734)

731. Un giorno vidi sotto il cielo orientale un angelo che volava, avendo in mano e alla bocca una tromba, che egli suonò verso settentrione, verso occidente e verso mezzogiorno. Indossava un mantello, che per il volo sventolava indietro, ed era cinto di una sciarpa quasi fiammeggiante e splendente per i piropi e i zaffiri che la impreziosivano; egli volava chino, e discese lentamente a terra nelle mie vicinanze. Come ebbe toccato terra, avendomi veduto, si diresse verso di me. Io ero in spirito, ed in questo stato stavo sopra un colle nella regione meridionale.quando mi fu vicino gli rivolsi la parola domandandogli: Che cosa c’è ora? Ho udito il suono della tua tromba, e ho visto la tua discesa. L’angelo rispose: Sono stato mandato per convocare i più celebri in erudizione, i più perspicaci in ingegno e i più eminenti in sapienza che, usciti dai regni del mondo cristiano, sono ora in questa terra, affinché si radunino su questo colle, dove tu sei, e dichiarino di cuore ciò che nel mondo avevano pensato, inteso e saputo intorno al gaudio celeste e alla felicità eterna. Il motivo della mia missione è questo: alcuni giunti dal mondo, essendo stati ammessi nella nostra società celeste, che è nell’oriente, hanno riferito che in tutto il mondo cristiano non vi è neppure un sol uomo che sappia cosa sia il gaudio celeste e la felicità eterna, né di conseguenza che cosa è il cielo. Questo ha molto sorpreso i mie fratelli e consoci, ed essi mi hanno detto: Discendi, convoca e raduna i più savi del mondo degli spiriti, dove sono inizialmente raccolti tutti i mortali dopo il loro decesso nel mondo naturale, affinché da quel che uscirà dalla bocca di molti savi, noi accertiamo se è vero che tra i cristiani vi è una tale caligine o tenebrosa ignoranza sulla vita futura. Ed egli mi disse: Aspetta un poco, e tu vedrai le coorti di dei savi che affluiscono qui; il Signore prepara per essi una sala d’assemblea. Aspettai, ed ecco, dopo una mezz’ora, vidi due schiere che venivano da settentrione, due da occidente e due da mezzogiorno; e appena giunte erano introdotte dall’angelo della tromba nella sala preparata; e qui essi occupavano i posti loro assegnati secondo la regione di appartenenza. Vi erano sei schiere o coorti e una settima da oriente che, in ragione della sua luce, non era visibile alla altre. Quando furono riunite, l’angelo espose il motivo della convocazione, e chiese alle coorti, secondo il loro ordine, di manifestare la loro sapienza intorno al gaudio celeste e alla felicità eterna. Allora ciascuna coorte si riunì in circolo, gli uni di fronte agli altri, al fine di richiamare quel soggetto alla mente, secondo le opinioni condivise nel mondo naturale, esaminarlo, e dopo un’illuminata consultazione, dichiarare il proprio convincimento.

723. Dopo la consultazione, la prima coorte, che era del settentrione, disse: il gaudio celeste e la felicità eterna sono tutt’uno con la vita del cielo; perciò chiunque entra nel cielo, entra, quanto alla vita, nelle allegrezze del cielo, allo stesso modo in cui chi entra in un ricevimento di nozze, entra nei festeggiamenti conseguenti. Non è forse il cielo dinanzi alla vista, sopra di noi, dunque in un luogo? E là, e non altrove, sono felicità sopra felicità, e voluttà sopra voluttà. L’uomo è introdotto in quelle felicità e voluttà in quanto ad ogni percezione della mente, e in quanto ad ogni sensazione del corpo, dalla pienezza delle gioie di quel luogo, quando egli è introdotto nel cielo. Perciò la felicità celeste, che è anche eterna, non è altro che l’ammissione nel cielo, e l’ammissione per la Divina grazia. Dopo che la prima coorte ebbe parlato così, la seconda coorte, che era del settentrione, tirò fuori dalla sua sapienza questa opinione: il gaudio celeste e la felicità eterna non sono altre che lietissime riunioni con gli angeli e piacevolissime conversazioni con essi, da cui, i volti continuamente sereni, sono tenuti nelle allegrezze, e in sorrisi di giocondità per le piacevolezze e le facezie. E che cosa potrebbero essere i gaudi celesti se non la varietà di questi piaceri per tutta l’eternità? La terza coorte, che era la prima tra i savi della regione occidentale, secondo il proprio pensiero, si espresse così: Che altro sono il gaudio celeste e la felicità eterna se non banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, sulle cui mense saranno vivande delicate e vini generosi e squisiti; e dopo i pasti, giochi e cori di fanciulle e di ragazzi, che ballano ai suoni di sinfonie e di flauti, inframezzati da soavissimi canti; e infine, alla sera, rappresentazioni teatrali, e dopo le rappresentazioni di nuovo banchetti, e così ogni giorno per tutta l’eternità? Dopo ciò, la quarta coorte, che era la seconda della regione occidentale, enunciò il suo pensiero in questi termini: Noi abbiamo accarezzato parecchie idee circa il gaudio celeste e la felicità eterna; abbiamo esaminato diversi gaudi, paragonandoli fra loro, e abbiamo concluso che i gaudi celesti sono gaudi paradisiaci. Che cosa altro è il cielo se non il paradiso, che si estende dall’oriente all’occidente e dal mezzogiorno al settentrione, e dove sono alberi fruttiferi e fiori deliziosi? In mezzo a quegli alberi e a quei fiori è il magnifico albero della vita, intorno al quale siederanno i beati, nutrendosi di frutti di un sapore delicato, e ornandosi di corone di fiori di un odore soavissimo. Quegli alberi e fiori, sotto l’influenza di una primavera perenne, nascono e rinascono ogni giorno con una varietà infinita; e per questa nascita e fioritura perenne, e allo stesso tempo per questa temperatura eternamente primaverile,gli animi continuamente ricreati non possono che aspirare e respirare ogni giorno nuovi gaudi, e così ritornare nel fiore dell’età, e quindi nel primitivo stato, in cui Adamo e sua moglie furono creati, e di conseguenza essere rimessi nel loro paradiso, trasferito dalla terra nel cielo. La quinta coorte, che era la prima tra i più perspicaci in ingegno della regione meridionale, parlò così: I gaudi celesti e la felicità eterna non sono altro che domini eminenti e tesori immensi, e quindi una magnificenza più che regale, e uno splendore al di sopra di ogni lustro. Che i gaudi del cielo e la loro continua fruizione, che è la eterna felicità siano tali, noi l’abbiamo veduto chiaramente da coloro che nel mondo precedente godettero questi beni; ed inoltre da questo, che i beati nel cielo debbono regnare con il Signore, ed essere re e principi, perché essi sono figli di colui che è il Re dei re, e il Signore dei signori, e per il fatto che essi dovranno sedere sui troni, e gli angeli dovranno servirli. Noi abbiamo veduto chiaramente la magnificenza del cielo da questo, che la nuova Gerusalemme, con la quale è descritta la gloria del cielo, dovrà avere delle porte, ognuna delle quali sarà una perla, e dalle piazze di oro puro, ed un muro le cui fondamenta saranno di pietre preziose . Di conseguenza, chiunque è ricevuto nel cielo, ha un palazzo risplendente d’oro e di cose preziose, e il possesso passa successivamente nell’ordine, dall’uno all’altro; e dato che sappiano che in tali cose sono gioie innate è una felicità intrinseche, che sono promesse irrevocabili di Dio, noi non abbiamo potuto da altra origine lo stato più felice della vita celeste.. Dopo questa coorte, la sesta, che era la seconda della regione meridionale, rese la parola e disse: il gaudio celeste e la felicità eterna non sono altro che una perpetua glorificazione di Dio, una festa che dura eternamente, e un culto beatissimo con canti e giubili, quindi una costante elevazione del cuore a Dio, con piena fiducia dell’accettazione delle preghiere e delle lodi per tanta Divina munificenza di beatitudini. Alcuni della coorte aggiunsero che questa glorificazione si farà con magnifiche illuminazioni, con soavi profumi e con pompose processioni, alla testa delle quali andrà con una gran tromba il sommo pontefice, seguito da primati e clavigeri grandi e piccoli, e dietro di loro seguiranno degli uomini con delle palme, e delle donne con statuette d’oro in mano.

733. La settima coorte, che in virtù della sua luce non era visibile alle altre, era dell’oriente del cielo; essa si componeva di angeli della stessa società, alla quale apparteneva l’angelo della tromba. Avendo udito nel loro cielo che nel mondo cristiano non c’era neppure un sol uomo che sapesse che cosa fosse il il gaudio celeste e la felicità eterna, quegli angeli avevano detto fra loro: Questa non è la verità; non è possibile che vi sia tra i cristiani tanta oscurità e tale ottusità. Discendiamo anche noi e ascoltiamo se è vero; e se ciò è vero, è sicuramente un prodigio. Quegli angeli dissero dunque all’angelo della tromba: Tu sai che ogni uomo che ha il desiderio del cielo, e ha pensato qualcosa di positivo circa i gaudi che vi si godono, dopo la morte viene introdotto nei gaudi della sua immaginazione, e dopo che ha imparato per esperienza quali sono i quei gaudi, cioè che sono secondo le vane idee delle sua mente, e secondo i deliri della sua fantasia, egli ne è distolto ed è istruito. Questo avviene nel mondo degli spiriti alla maggior parte di coloro che nella vita precedente meditarono sul cielo e si formarono delle idee determinate circa i gaudi che vi si godono, al punto da desiderarli. Udito ciò, l’angelo della tromba disse alle sei coorti dei savi del mondo cristiano, che aveva convocato: Seguitemi, ed io vi introdurrò nei vostri gaudi, di conseguenza nel cielo.

734. Dopo questo invito, l’angelo andò davanti, seguito dalla coorte di coloro che si erano persuasi che i gaudi celesti fossero soltanto lietissime riunioni e piacevolissime conversazioni. L’angelo li introdusse in alcune adunanze della regione settentrionale, fra coloro che nel mondo precedente non avevano avuto altre idee dei gaudi del cielo. Vi era là una casa spaziosa, nella quale tale spiriti erano radunati. C’erano nella casa più di cinquanta camere, distinte secondo i diversi generi di conversazioni. Nelle une si discuteva delle cose vedute e udite sulla pubblica piazza e nelle strade; nelle altre si tenevano vari discorsi piacevoli sul gentil sesso, inframezzati da facezie moltiplicate fino a suscitare nell’adunanza l’ilarità su tutti i volti; in altre camere si parlava delle notizie delle corti, dei ministeri, dello stato, di varie cose che erano trapelate da riunioni riservate, e si facevano allo stesso tempo ragionamenti e congetture sugli avvenimenti; in altre camere si ragionava di commercio; in altre di letteratura; in altre di cose riguardanti la prudenza civile e la vita morale; in altre di cose ecclesiastiche e di sette, e così di seguito. Mi fu dato di visitare quella casa, ed io vidi delle genti che correvano da una camera all’altra, cercando compagnie conformi alle loro affezioni, e quindi ai loro gaudi. In quelle adunanze vidi tre specie di individui: gli uni desiderosi di parlare, altri desiderosi di interrogare e altri avidi di ascoltare. Nella casa c’erano quattro porte, una porta verso ciascuna regione; ed io osservai che molti lasciavano le adunanze e si affrettavano per uscire. Ne seguii alcuni alla porta orientale, e ne vidi altri seduti presso quella porta con un volto triste; mi avvicinai e domandai loro perché sedevano così tristi. Mi risposero: Le porte di questa casa sono tenute chiuse per quelli che vogliono uscire; e ora è il terzo giorno da quando siamo entrati, e abbiamo trascorso le giornate secondo il nostro desiderio di adunanze e conversazioni, e di questi discorsi continui siamo così stanchi, che a malapena possiamo sopportare di udirne il semplice mormorio; perciò, spinti dalla noia, siamo giunti a questa porta, a abbiamo picchiato, ma ci è stato risposto: Le porte di questa casa non si aprono per quelli che vogliono uscire, ma per quelli che vogliono entrare; rimanete e godete i gaudi del cielo. Da queste risposte abbiamo dedotto che noi rimarremo qui eternamente; di qui la tristezza ha invaso le nostre menti, e ora i nostri petti cominciano a contrarsi, e siamo in preda all’ansietà. Allora l’angelo rivolse loro la parola dicendo: Questo stato è la morte dei vostri gaudi, che voi credeste essere unicamente celesti, quando invece non sono che gli accessori dei gaudi celesti. Ed essi domandarono all’angelo: Che cosa è dunque il gaudio celeste? E’ il piacere di fare qualche cosa che sia utile a sé e agli altri; e il piacere dell’uso trae la sua essenza dall’amore, e la sua esistenza dalla sapienza; il piacere dell’uso derivante dall’amore per la sapienza è l’anima e la vita di tutti i gaudi celesti. Vi sono nei cieli lietissime riunioni, che rallegrano i loro cuori, e ricreano i loro corpi; ma essi non ne godono se non dopo aver fatto gli usi nelle loro funzioni e opere; di qui, in tutte le loro allegrezze e i loro divertimenti c’è anima e vita; ma se si toglie quell’anima o quella vita, i gaudi accessori cessano successivamente di essere gaudi, e divengono prima indifferenti, poi come cose da nulla e infine tristezza e ansietà. Ciò detto la porta si aprì, e quelli che erano seduti vicino uscirono frettolosamente e fuggirono alle loro case, ciascuno alla sua funzione e al suo lavoro, e furono confortati.

Vera religione cristiana (725-730)

Coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, sono nel Signore, e il Signore è in loro;, di conseguenza per mezzo della Cena si effettua la congiunzione con il Signore

725. Che si accostano degnamente alla Santa Cena coloro i quali sono nella fede nel Signore e nella carità verso il prossimo, e che le verità della fede facciano la presenza del Signore, e i beni della carità in uno con la fede facciano la congiunzione, è stato mostrato più sopra in alcuni capitoli; di qui risulta che quelli che si accostano degnamente alla Santa Cena sono congiunti al Signore, e quelli che sono congiunti al Signore, sono in lui ed egli è in loro. Che questo avvenga a coloro che si accostano degnamente, lo dichiara il Signore stesso in Giovanni, con queste parole:

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, dimora in me ed io in lui (Giovanni 6:56)

che sia questa la congiunzione con il Signore egli lo insegna anche altrove nello stesso evangelista, in questi termini:

Dimorate in me, ed io dimorerò in voi; colui che dimora in me e io in lui, quegli porta molto frutto (Giovanni 15:4, 5; Ap. 3:20)

Che altro è la congiunzione con il Signore, se non essere fra quelli che sono nel suo Corpo? E compongono il suo Corpo coloro i quali credono in lui e fanno la sua volontà; e la sua volontà è l’esercizio della carità secondo le verità della fede.

726. Senza la congiunzione con il Signore non si può accedere alla vita eterna e alla salvezza; questo perché il Signore è l’una e l’altra. Che egli sia la vita eterna è chiaramente manifesto dai passi della Parola, e da questo in Giovanni:

Gesù Cristo, il vero Dio e la vita eterna (I Giovanni 5:21)

che egli sia la salvezza è perché la salvezza e la vita eterna sono uno; il suo nome Gesù significa anche salvezza, e quindi in tutto il mondo cristiano egli è chiamato il Salvatore. Tuttavia, si accostano degnamente alla Santa Cena, solo coloro i quali sono interiormente congiunti al Signore, che sono i rigenerati; e chi siano quelli che sono rigenerati, è stato mostrato nel capitolo sulla riforma e la rigenerazione. Inoltre, vi sono molti che confessano il Signore e che fanno del bene al prossimo; ma se essi non fanno ciò in virtù dell’amore verso il prossimo e in virtù della fede nel Signore, non sono rigenerati, perché essi fanno del bene al prossimo solo per ragioni che concernono il mondo e se stessi, e non il prossimo in quanto prossimo; le loro opere sono meramente naturali,e interiormente non racchiudono nulla di spirituale; perché essi confessano il Signore solamente con la bocca e le labbra, ma il loro cuore ne è ben lontano. L’amore stesso verso il prossimo e la fede stessa vengono dal Signore solo, e l’uno e l’altra sono dati all’uomo, quando egli virtù del libero arbitrio fa naturalmente del bene al prossimo, crede razionalmente le verità e si rivolge al Signore; e quando egli fa queste tre cose, perché sono state comandate nella Parola, allora il Signore impianta in lui la carità e la fede, e le rende entrambe spirituali; così il Signore si congiunge all’uomo, e l’uomo si congiunge al Signore, perché non vi è congiunzione, eccetto che non sia fatta reciprocamente. Ma questo punto è stato pienamente spiegato nei capitoli sulla carità e la fede, sul libero arbitrio e sulla rigenerazione.

727. Che nel mondo le congiunzioni e le consociazioni si facciano per mezzo di inviti alla mensa e per mezzo di banchetti, è noto; perché con essi, colui che invita ha qualche intenzione diretta verso qualche fine riguardante l’accordo o l’amicizia; maggiormente gli inviti che hanno per fine le cose spirituali. I conviti nelle antiche chiese erano conviti della carità; egualmente nella primitiva chiesa cristiana; in quei conviti essi si confortavano gli uni, gli altri, al fine di rimanere con cuore sincero nel culto del Signore. I banchetti che i figli d’Israele facevano presso il tabernacolo con i resti dei sacrifici, non significavano altro che l’unanimità del culto di Jehovah; perciò la carne che ivi mangiavano era chiaramente chiamata santa (Geremia 11:15 Ag. 2:12; e in molti altri passi altrove) perché proveniva dal sacrificio; ciò vale a maggior ragione per il Pane e il Vino e della carne pasquale nella Cena del Signore che si è offerto in sacrificio per i peccati di tutto il mondo. Inoltre la congiunzione con il Signore per mezzo della Santa Cena può essere comparata con la congiunzione delle famiglie provenienti da un medesimo padre; da questo padre discendono i consanguinei, poi in ordine i parenti di diversi gradi, e tutti traggono qualche cosa della prima stirpe; tuttavia, essi non traggono così la carne e il sangue, ma qualche cosa della carne e dal sangue, di conseguenza, l’anima e quindi l’inclinazione a cose simili, a quelle con le quali sono congiunti; la stessa congiunzione appare anche comunemente nei volti e ancora nei costumi e per questo sono chiamati una stessa carne, come in Genesi 29:14; 37:27; II Sam. 5:1; 19:12, 13; e altrove. Egualmente è della congiunzione con il Signore che è il Padre di tutti i fedeli e beati; la congiunzione con lui si fa per mezzo dell’amore e della fede, in virtù delle quali essi sono chiamati una medesima carne. Di qui il Signore disse:

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e io in lui

chi non vede che il pane e il vino non fanno questo, ma che è il bene dell’amore inteso per il pane e la verità della fede, intesa per il vino, i quali sono propri del Signore e procedono, e sono comunicati da lui solo? Ogni congiunzione si fa anche per l’amore; e l’amore non è amore senza la fede. Coloro che credono che il pane sia la carne, e il vino sia il sangue, ma che non possono elevare il loro pensiero oltre, rimangano pure in questa persuasione, ma non pensino altrimenti se non che essa è una cosa santissima che ha una valenza congiuntiva con il Signore, che essa è attribuita e appropriata all’uomo come sua, sebbene rimanga sempre cosa del Signore.

La Santa Cena per coloro che vi sia costano degnamente, è come un segno ed un sigillo che essi sono figli di Dio

728. Se la Santa Cena, per coloro che si accostano degnamente, è come un segno e un sigillo che essi sono figli di Dio, è perché, come si è detto più sopra, il Signore è allora presente, e introduce nel cielo quelli che sono nati da lui, cioè i rigenerati. La Santa Cena fa questo, perché allora il Signore è presente anche in quanto al suo Umano; infatti è stato mostrato più sopra che nella Santa Cena è presente tutto il Signore, e tutta la sua redenzione; perché sul pane egli dice: Questo è il mio Corpo; e sul vino: Questo è il mio sangue; di conseguenza egli li ammette allora nel suo Corpo, e la chiesa e il cielo fanno il suo Corpo. Quando l’uomo è rigenerato, il Signore è certamente presente, e attraverso la sua Divina operazione prepara l’uomo per il cielo; ma affinché entri in attualità nel cielo, l’uomo deve in attualità presentarsi al Signore; e dato che il Signore si presenta in attualità all’uomo, l’uomo deve in attualità riceverlo, non però come sospeso alla croce, ma come egli è nel suo Umano glorificato, in cui è presente; e il corpo di questo Umano è il Divino bene, e il sangue, la Divina verità; questo bene e questa verità sono dati all’uomo, e per mezzo di essi l’uomo è rigenerato, ed è nel Signore, e il Signore è in lui. Perché, come è stato mostrato più sopra, la consumazione che ha luogo nella Santa Cena, e una consumazione spirituale. Da queste spiegazioni, una volta ben percepite, si vede che la Santa cena è come un segno e un sigillo, e che quelli che vi si accostano degnamente sono i figli di Dio.


729. Tuttavia, coloro che muoiono nell’infanzia e così non arrivano all’età per poter accedere degnamente alla Santa Cena, sono introdotti dal Signore mediante il battesimo, perché come è stato mostrato nel capitolo sul battesimo, questo sacramento è l’introduzione nella chiesa cristiana, e allo stesso tempo l’inserzione fra i cristiani nel mondo spirituale; e là, la chiesa e il cielo sono una stessa cosa; perciò introduzione nella chiesa là è altresì per essi l’introduzione nel cielo. Ed essi, essendo allevati sotto l’auspicio del Signore, sono sempre più rigenerati e divengono suoi figli; infatti essi non conoscono altro Padre. Quanto ai bambini e ai fanciulli nati fuori dalla chiesa cristiana, essi, per un altro mezzo diverso dal battesimo, vengono introdotti nel cielo designato alla loro religione, dopo la ricezione della fede nel Signore; ma non sono mescolati con quelli che sono nel cielo cristiano. Non c’è difatti nessuna nazione in tutto l’orbe terraqueo che non possa essere salvata, se riconosce un Dio e vive bene; perché il Signore ha redento tutti gli uomini, e l’uomo è nato spirituale, per cui egli ha la facoltà di ricevere il dono della redenzione. Coloro che ricevono il Signore, cioè a dire, che hanno la fede in lui, e non sono nei mali della vita, sono chiamati figli di Dio e nati da Dio (Matteo 13:38) e ancora, eredi (Matteo 19:29; 25:34). I discepoli del Signore sono anche chiamati figli (Matteo 13:33) e inoltre tutti gli angeli (Giobbe 1:6; 2:1).

730. La Santa Cena è come un’alleanza, che, dopo convenuti i patti, è fatta e infine suggellata con un suggello. che il Sangue del Signore sia l’alleanza, lo insegna egli stesso, perché disse, quando prese il calice e lo diede:

Bevetene tutti, questo è il mio Sangue, quello del nuovo Testamento (Matteo 26:28; Marco 14;24; Luca 22:20

il nuovo Testamento è la nuova Alleanza; perciò la Parola scritta prima dell’avvento del Signore è chiamata dai profeti vecchio Testamento o vecchia Alleanza, e la Parola scritta dagli evangelisti è chiamata nuovo Testamento o nuova Alleanza. Che la Divina verità della Parola sia intesa per il sangue, e anche per il vino nella Santa Cena, si vede più sopra, nn. 706, 708; e la Parola è la stessa Alleanza che il Signore ha fatto con l’uomo, e l’uomo con il Signore. Perché il Signore è disceso come Parola, cioè come Divina verità; e poiché questa verità è il suo sangue, perciò il sangue nella chiesa israelita,che era rappresentativa della chiesa cristiana, fu chiamato sangue dell’Alleanza (Es. 24:7, 8; Zacc. 9:11) e il Signore fu chiamato Alleanza del popolo (Is. 42:6; 49:8; Ger. 31:31-34; Salmi 111:9). Che debba assolutamente esservi un segno, affinché vi sia certezza, e che questo segno sia apposto dopo gli atti deliberati, è anche secondo l’ordine nel mondo; che cos’è una donazione o un testamento senza la firma? Che cos’è un giudizio senza la sentenza sottoscritta, affinché il giudizio sia eseguito? Che cos’è in un regno, una carica eminente senza il diploma? Che cos’è una promozione ad un ufficio senza la conferma? Che cos’è il possesso di una casa senza l’atto di vendita, o senza una convenzione con il proprietario? Che cos’è la progressione verso qualche fine, o la corsa verso qualche metà, e così verso un premio, se non vi è un fine o una meta, dove il premio sarà riportato, e se il promittente non ha in qualche modo assicurato la sua promessa? Queste comparazioni sono aggiunte solo a titolo di esempio, affinché sia percepito anche dal uomo semplice che la Santa Cena è come il segno, il sigillo, l’impronta e la testimonianza del legato, anche dinanzi agli angeli, che si è figli di Dio, ed inoltre, come la chiave della casa nel cielo, dove si abiterà eternamente.

Vera religione cristiana (716-724)

Nella Santa Cena è tutto il Signore, e tutta quanta la sua redenzione

716. Che nella Santa Cena sia tutto il Signore non solo in quanto all’Umano glorificato, ma anche in quanto al Divino, da cui è proceduto l’Umano, è evidente dalle sue stesse parole. Che il suo Umano sia presente nella Santa Cena, si vede da queste parole:

Gesù, prendendo il Pane, lo spezzò, lo diede ai discepoli e disse: Questo è il mio Corpo; e prendendo il calice, lo diede loro, dicendo: Questo è il mio Sangue (Matteo 24; Marco 14; Luca 22)

ed inoltre in Giovanni

Io sono il Pane di vita; chi mangia di questo pane vivrà in eterno; il Pane che io darò, è la mia carne; in verità, in verità vi dico: Chi mangia la mia Carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui, e vivrà in eterno (Giovanni 6:48, 51, 56)

da questi passi è evidente che il Signore in quanto al suo Umano glorificato, è nella Santa Cena. Che il Signore in quanto al suo Divino, da cui è proceduto il suo Umano, sia anche tutto quanto presente nella Santa Cena, è evidente da queste parole:

Io sono il Pane che è disceso dal cielo (Giovanni 6:51)

Egli è disceso dal cielo col suo Divino perché è detto:

Il Verbo era presso Dio, e Dio era il verbo; tutte le cose sono state fatte per mezzo di esso; e il Verbo si è fatto carne (Giovanni 1:1, 3, 14)


ed inoltre nei passi dove detto che egli e il Padre sono uno (Giovanni 10:30); che tutte le cose del Padre sono sue (Giovanni 3:35; 16:15); e che egli è nel Padre, e il Padre è in lui (Giovanni 14:10, 11) ecc. Ed inoltre ancora, il suo Divino non può essere separato dal suo Umano, più di quanto l’anima lo possa essere dal corpo; perciò, quando si dice che il Signore in quanto al suo Umano è tutto quanto nella Santa Cena, ne segue che il suo Divino, da cui è proceduto il suo Umano, è lì anche allo stesso tempo. Ora poiché la sua Carne significa il Divino bene del suo amore e il suo Sangue significa la Divina verità della sua sapienza, è evidente che tutto il Signore, sia in quanto al Divino, sia in quanto all’Umano glorificato, è onnipresente nella Santa Cena, di conseguenza la Santa Cena è la consumazione di un cibo spirituale.

717. Che nella Santa Cena sia tutta la redenzione del Signore consegue da quel che è stato detto dianzi; perché dove è tutto quanto il Signore, ivi ancora è tutta quanta la sua redenzione; infatti, egli stesso in quanto all’Umano è il redentore, di conseguenza egli è anche la stessa redenzione; non può mancare nulla della redenzione laddove egli è tutto quanto; perciò tutti coloro che fanno degnamente la Santa Comunione, divengono suoi redenti; e dato che per la redenzione è intesa la liberazione dall’inferno, la congiunzione con il Signore e la salvezza – di cui si parlerà qui appresso in questo capitolo, e di cui è stato trattato più pienamente nel capitolo sulla redenzione – perciò i suoi frutti sono donati all’uomo; tuttavia non per quanto il Signore voglia – perché dal suo Divino egli vuole donarli a tutti – ma nella misura in cui l’uomo riceve, e colui che riceve è redento nel grado in cui riceve. Da queste spiegazioni è evidente che gli effetti e i frutti della redenzione del Signore si spiegano verso coloro che si accostano degnamente.

718. Presso ogni uomo assennato vi è la facoltà di ricevere la sapienza che procede dal Signore, cioè di moltiplicare eternamente le verità dalle quali esiste la sapienza; e altresì di ricevere l’amore, cioè di fruttificare egualmente eternamente i bene dai quali quell’amore esiste; questa perpetua fruttificazione del bene, e quindi dell’amore, e questa perpetua moltiplicazione della verità, e quindi della sapienza, sono date agli angeli, e sono date anche agli uomini che divengono angeli; e dato che il Signore è l’amore stesso e la sapienza stessa, ne segue che l’uomo ha la facoltà di congiungersi al Signore, e congiungere il Signore a sé perpetuamente. Nondimeno, poiché l’uomo è finito, il Divino stesso del Signore non gli può essere congiunto, ma soltanto aggiunto; così per comparazione, la luce del sole non può essere congiunta all’occhio, né il suono dell’aria congiunto all’orecchio, ma possono soltanto essere aggiunti, e così dare la facoltà di vedere e udire; infatti l’uomo non è la vita in sé, come il Signore lo è, anche in quanto all’Umano (Giovanni 5:26 ) ma è il recipiente della vita; è la vita stessa che gli è aggiunta, ma non gli è congiunta. Queste spiegazioni sono date affinché si intenda in quale modo tutto il Signore e tutta la sua redenzione sono presenti nella Santa Cena.

Il Signore è presente presso coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, e apre loro il cielo; egli è anche presente presso coloro che vi si accostano indegnamente, ma a questi non apre il cielo; di conseguenza, come il Battesimo è l’inclusione nella chiesa, così la Santa Cena è l’introduzione nel cielo


719. Nei due lemmi che seguono mostrerò chi sono coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, e allora allo stesso tempo si vedrà chi sono coloro che vi si accostano indegnamente, perché quel che si dice degli uni fa conoscere gli altri in forza dell’opposto. Se il Signore è presente non solo preso quelli che sono degni, ma anche presso coloro che sono indegni, è perché egli è onnipresente tanto nel cielo, quanto nell’inferno, e altresì nel mondo, di conseguenza, presso i malvagi egualmente che presso i buoni; ma presso i buoni, vale a dire preso i rigenerati, egli è presente universalmente e singolarmente, perché il Signore è in essi ed essi sono nel Signore; e dov’è il Signore, ivi è il cielo; il cielo costituisce anche il Corpo del Signore ; perciò essere nel suo Corpo, è essere allo stesso tempo nel cielo. Tuttavia, la presenza del Signore presso coloro che si accostano indegnamente, è la sua presenza universale, e non la sua presenza singolare o ciò che lo stesso, è la sua presenza esteriore, e non allo stesso tempo interiore; e la sua presenza universale o esteriore rende possibile che l’uomo che l’uomo viva e goda delle facoltà di sapere, intendere e parlare razionalmente in virtù dell’intelletto; perché l’uomo è nato per il cielo, perciò egli anche è nato spirituale e non semplicemente naturale, come la bestia; egli gode anche della facoltà di volere e fare le cose che l’intelletto può sapere, intendere e quindi razionalmente enunciare; ma se la volontà rigetta le cose dell’intelletto autenticamente razionali, le quali interiormente sono anche spirituali, allora l’uomo diviene esterno; pertanto presso coloro che intendono solamente che cosa sono il bene e la verità, la presenza del Signore è universale o esteriore. Ma presso coloro che vogliono anche e fanno il vero il bene, la presenza del Signore è universale e singolare, ossia esteriore e interiore. Coloro che intendono meramente le verità e i beni e ne parlano, sono per comparazione, le vergini stolte che avevano le lampade e non l’olio; ma coloro che non solo intendono le verità e i beni e ne parlano, ma li vogliono anche e lì fanno, sono le vergini prudenti che furono introdotte nella sala delle nozze, mentre le altre rimasero fuori e picchiarono ma non furono introdotte (Matteo 25:1-12 ). Da ciò risulta chiaramente che il Signore è presente presso coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena e apre loro il cielo, e che gli è presente anche presso coloro che vi si accostano indegnamente, ma che a questi non apre il cielo.

720. Tuttavia non si deve credere che il Signore chiuda il cielo a coloro che si accostano indegnamente; egli non fa questo ad alcun uomo sino all’ultimo momento della sua vita nel mondo; ma è l’uomo che chiude a se stesso in cielo; ed egli se lo chiude rigettando la fede e persistendo nel male della vita. Cionondimeno, l’uomo è continuamente tenuto in uno stato possibile di penitenza e di conversione; perché il Signore è perpetuamente presente e spinge per essere ricevuto; infatti egli dice:

Io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce e apre, io entrerò e cenerò con lui, ed egli con me (Ap. 3:20)

l’uomo dunque che non apre la porta, egli stesso è in colpa. Avviene altrimenti dopo la morte; allora il cielo è chiuso e non può più essere aperto a coloro che fino alla fine si sono accostati indegnamente alla Santa Cena, perché allora gli interiori della loro mente sono fissati e stabiliti.

721. Che il Battesimo sia l’introduzione nella chiesa, è stato mostrato nel capitolo sul Battesimo; e che la Santa Cena sia l’introduzione nel cielo, si vede dalle cose dette sopra purché siano percepite. Questi due sacramenti, il Battesimo e la Santa Cena, sono come due porte di accesso alla vita eterna. Ogni uomo cristiano per il battesimo, che è la prima porta, è introdotto nelle cose che la chiesa insegna, secondo la Parola, sull’altra vita, le quali tutte sono mezzi attraverso i quali l’uomo può essere preparato e condotto al cielo. La seconda porta è la Santa Cena, per la quale è ammesso e introdotto nel cielo ogni uomo che si lascia preparare e condurre dal Signore; non vi sono altre porte universali. Questi due sacramenti possono essere paragonati a un principe nato per regnare; in primo luogo prima egli è introdotto nelle conoscenze che concernono il modo di governare; poi viene coronato, e gli è dato nelle mani il governo. Possono anche essere paragonati con un figlio nato per una grande eredità; prima egli deve imparare e istruirsi in tutto quel che attiene alla giusta disposizione dei poteri e delle ricchezze; poi viene immesso nel possesso e nell’amministrazione. Possono ancora essere paragonati con la costruzione di una casa e l’abitazione di essa e altresì con l’istruzione dell’uomo dall’infanzia fino all’età in cui gode della sua indipendenza e del suo giudizio e poi con la sua vita razionale spirituale; bisogna necessariamente che il primo periodo preceda, perché si possa pervenire al secondo, perché questo non è possibile senza quello. Queste comparazioni dimostrano chiaramente che il Battesimo e la Santa Cena sono come due porte per quali l’uomo è introdotto nella vita eterna, e dopo la prima porta c’è un campo che si deve percorrere, e la seconda porta è la meta, dove si trova il premio verso i quali egli diresse il suo corso; perché la palma non è data se non dopo la lotta, e la ricompensa se non dopo il combattimento.

Si accostano degnamente alla Santa Cena coloro i quali sono nella fede nel Signore e nella carità verso il prossimo, cioè quelli che sono rigenerati

722. Ogni cristiano che studia la Parola sa, riconosce e percepisce che Dio, la carità e la fede sono i tre universali della chiesa, perché sono i mezzi universali della salvezza.

I – Che Dio debba essere riconosciuto, perché uno abbia la religione e sia in lui qualche cosa della chiesa, lo detta la stessa ragione in cui è qualche condizione spirituale; chi dunque si accosta alla Santa Cena e non riconosce Dio, profana; perché con l’occhio egli vede del pane e del vino e con la lingua mi gusta, ma la mente pensa: Che cos’è questo pane e questo vino se non cose indifferenti? In cosa differiscono da quelli che sono sulla mia tavola? Nondimeno, faccio la Cena per non essere infamato dal sacerdozio come ateo, e quindi dal popolo.
II – Che dopo la riconoscenza di Dio, la carità sia il secondo mezzo che rende possibile che ci si accosti degnamente, risulta tanto dalla Parola, quanto dalle preghiere che si leggono in tutte le chiese cristiano, prima di accedere alla Santa Cena. Dalla Parola, perché il primo comandamento e precetto è di amare Dio sopra tutte le cose e il prossimo come se stesso (Matteo 22:34-39; Luca 10:25-28); ed inoltre da Paolo: Vi sono tre cose che contribuiscono alla salvezza, e la più grande di esse è la carità (I Corinzi 13:13); ed inoltre da questi passi:

Noi sappiamo che Dio non esaudisce i peccatori, ma se qualcuno onora Dio e fa la sua volontà, questi egli esaudisce (Giovanni 9:31)

Ogni albero che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco (Matteo 7:19, 20; Luca 3:8, 9)

Dalle preghiere che si leggono in tutte le chiese cristiano prima di accedere alla santa cena: in queste preghiere ovunque si è seriamente avvertiti di essere nella carità per la riconciliazione e la penitenza. Io trascriverò solamente queste parole della preghiera che si legge innanzi ai comunicandi in Inghilterra:

Ecco la via e il mezzo di partecipare degnamente alla Santa Cena; in primo luogo ognuno esamini le azioni e le abitudini della sua vita, secondo le regole dei comandamenti di Dio; in qualunque di esse, laddove egli scopra di aver mancato con la volontà, con le parole o con i fatti, allora deplori la sua viziosa natura, e se ne confessi davanti a Dio onnipotente, con la ferma risoluzione di emendare la sua vita; e se scopre che le sue offese sono non solo contro il Dio ma anche contro il prossimo allora deve riconciliarsi con lui, ed essere pronto a fargli restituzione e soddisfazione secondo tutto il suo potere, per le ingiustizie e i mali che gli avesse recato; egualmente deve essere pronto a rimettere agli altri le loro offese, come vuole che le sue offese siano rimesse da Dio; altrimenti il ricevimento della Santa Comunione non farà che aggravare la sua condanna. Perciò se qualcuno tra voi è bestemmiatore di Dio, detrattore e schernitore della sua Parola, o se è colpevole di malizia, o di invidia, o di qualche altro enorme delitto, faccia penitenza dei suoi peccati; sennò, non si accosti alla Santa Comunione, altrimenti dopo averla ricevuta il diavolo entrerà in lui come entrò in Giuda, e lo riempirà di ogni iniquità, e distruggerà il suo corpo e la sua anima.

III – Che la fede nel Signore sia il terzo mezzo di trarre degni frutti dalla Santa Cena, è perché la carità e la fede fanno uno, come nella stagione di primavera il calore e la luce in virtù della cui congiunzione rinasce ogni albero; egualmente, in virtù del calore spirituale, che è la carità, e della luce spirituale, che è la verità della fede, vive ogni uomo. Che la fede nel Signore produca quest’effetto, si vede da questi passi:

Chiunque crede in me non morirà in eterno, ma vivrà (Giovanni 11:25, 26)

Questa è la volontà del Padre, che chiunque crede nel Figlio abbia la vita eterna (Giovanni 6:40)

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (Giovanni 3:15,16)

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi non crede nel figlio, non vedrà la vita, ma la collera di Dio dimora sopra di lui (Giovanni 3:36)


Noi siamo nella verità nel Figlio di Dio Gesù Cristo, egli è il vero Dio e la vita eterna (I Giovanni 5:20, 21)


723. Che l’uomo sia rigenerato per questi tre universali, Dio la carità e la fede come uno, e che se l’uomo non è rigenerato non può accedere al cielo, è stato mostrato nel capitolo sulla riforma e sulla la rigenerazione; perciò il Signore non può aprire il cielo ad altri che ai rigenerati, e non può dopo la morte naturale introdurvi gli altri. Per i rigenerati che si accostano degnamente sono intesi coloro che sono interiormente in quei tre essenziali del cielo e della chiesa, ma non coloro che vi sono soltanto esteriormente; perché costoro confessano il Signore non con l’anima, ma solamente con la lingua, ed esercitano la carità verso il prossimo non col cuore, ma solo con il corpo; tali uomini sono operatori di iniquità, secondo queste parole del Signore:

Allora voi prenderete a dire: Signore, noi abbiamo mangiato dinanzi a te, e abbiamo bevuto; ma io vi dirò: Non so da dove venite, allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità (Luca 13:26, 27)

724. Queste cose, come le precedenti, possono essere spiegate attraverso varie comparazioni, che concordano e che corrispondono ancora; per esempio non sono ammessi alla mensa di un imperatore o di un re altri, se non quelli che sono in funzioni e dignità onorifiche e questi prima di andare, indossano un abito decoroso, e si adornano dei loro distintivi, al fine di essere accolti e ricevuti favorevolmente; questo vale a maggior ragione per la mensa del Signore – che è il Signore dei signori, e il Re dei re (Ap. 17:14) – alla quale tutti sono chiamati e invitati? Ma soltanto coloro che sono spiritualmente degni e in un abito onorevole sono ammessi, dopo essersi alzati dalla Mensa, nei palazzi del cielo e nei gaudi che vi si godono, e sono onorati come principi, perché sono i figli del Re Grandissimo; e poi ogni giorno siedono a mensa con Abraham, Isacco e Giacobbe (Matteo 8:11) con i quali è inteso il Signore in quanto al Divino Celeste, al Divino spirituale e al Divino naturale. Quelle stesse cose possono anche essere paragonate con le nozze sulla terra, alle quali sono invitati solamente i parenti, i congiunti e gli amici dello sposo e della sposa; se un altro entra, certamente è ammesso, ma dato che non c’è per lui un posto a tavola egli si ritira. Egualmente è di coloro che sono invitati alle nozze del Signore come sposo e della chiesa come sposa, fra i quali sono come parenti, congiunti e amici quelli che traggono la loro nobiltà dal Signore, in virtù della rigenerazione. inoltre, chi nel mondo è iniziato nell’amicizia di un altro, se non colui che con un cuore sincero confida in lui e fa la sua volontà? Questi e non altri l’amico annovera tra i suoi e gli confida i suoi beni.

Vera religione cristiana (706-715)

706. Se per il sangue del Signore è inteso il suo Divino e il Divino della Parola, è perché per la sua carne è inteso spiritualmente il Divino bene dell’amore, e queste due cose nel Signore sono unite. E’ noto che il Signore è la Parola; e vi sono due cose, il Divino bene e la Divina verità, cui tutte le espressioni della Parola si riferiscono; se dunque la Parola è considerata il Signore stesso, è evidente che quelle due cose sono intese per la sua carne per il suo sangue. Che per il sangue sia intesa la Divina verità del Signore o della Parola, si vede da molti passi; per questo il sangue fu chiamato il sangue dell’Alleanza, e l’alleanza è la congiunzione, e questo si fa dal Signore mediante la sua Divina verità; per esempio, in Zaccaria:

Per il sangue della sua Alleanza, io trarrò gli incatenati fuori dalla fossa (Zaccaria 9:11)

e in Mosè:

Dopo che Mosè ebbe letto il libro della Legge alle orecchie del popolo, sparse la metà del sangue sopra il popolo e disse: Ecco il sangue dell’Alleanza, che Jehovah ha fatto con voi sopra tutte queste parole (Es. 24:3-11)


Gesù, prendendo il calice lo dette loro, dicendo: Questo è il mio sangue, quello della nuova Alleanza (Matteo 24:27, 28; Marco 14:24; Luca 22:20)

Per il sangue della nuova Alleanza o del Nuovo Testamento non è inteso altro che la Parola, che è chiamata Alleanza e Testamento vecchio e nuovo, di conseguenza la Divina verità in in essa contenuta. Poiché il sangue ha questo significato, perciò il Signore dette ai discepoli il vino, dicendo: Questo è il mio sangue. E il vino significa la Divina verità; per questo è anche chiamato sangue d’uva (Gen. 49:11; Deut. 32:14). Questo è ancora evidente dalle parole del Signore:


In verità, in verità vi dico: Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, voi non avrete la vita in voi; perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Giovanni 6:50-58)

Che qui per il sangue sia intesa la Divina verità della Parola, è chiaramente evidente, poiché si dice che chi beve ha la vita in sé e che dimora nel Signore, e il Signore in lui. Che sia la Divina verità e la vita ad essa conforme che faccia ciò, e che la Santa Cena lo confermi, questo può essere noto nella chiesa. Poiché che il Sangue significava la Divina verità del Signore, che è anche la Divina verità della Parola, e questa verità è la stessa Alleanza e il Testamento vecchio e nuovo, perciò il Sangue era l’elemento rappresentativo più santo della chiesa preso i figli di Israele, nella quale chiesa tutte le singole parti del culto erano corrispondenza di cose naturali con cose spirituali; così, per esempio, essi prendevano del sangue pasquale e lo mettevano sugli stipiti e sulle architravi delle porte delle case, affinché la piaga non si abbattesse sopra di loro (Es. 12:7, 13, 22). Il sangue dell’olocausto veniva sparso sopra l’altare, ai piedi di esso, e sopra Aronne e i suoi figli, e sopra i loro indumenti (Es. 29:12, 16, 20, 21; Lev. 1:5, 11, 15; 3:2, 8, 13; 4:25, 30, 34; 8:15, 24; 17:6; Num. 18:17; Deut. 12:27) come pure, sul velo che era sull’arca, sul propiziatorio e sui corni dell’altare dei profumi (Lev. 4:6, 7, 17, 18; 16:12-15). La stessa cosa è significata nell’Apocalisse per il Sangue dell’Agnello:

Questi hanno lavato le loro stole, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello (Ap. 7:14)

e in quest’altro passo:

E si fece una battaglia su nel cielo. Michael e i suoi angeli combatterono contro il dragone; e lo vinsero per il Sangue dell’Agnello, e per la Parola della sua testimonianza (Ap. 12:7, 11)

infatti non si può pensare che Michael e i suoi angeli abbiamo vinto il dragone per altro mezzo se non per la Divina verità del Signore nella Parola; perché gli angeli del cielo non possono pensare ad alcun sangue; essi neppure pensano alla passione del Signore, ma pensano solo alla sua Divina verità e alla sua risurrezione; quando dunque l’uomo pensa al sangue del Signore, gli angeli percepiscono la Divina verità della sua Parola; e quando egli pensa alla passione del Signore, essi percepiscono la sua glorificazione, e allora soltanto la sua risurrezione; che sia così, mi è stato dato di conoscerlo attraverso molte esperienze. Che il Sangue significhi la Divina verità, si vede ancora da queste parole in Davide:

Dio salverà le anime degli indigenti; prezioso sarà il loro sangue davanti ai suoi occhi; ed essi vivranno, ed egli darà loro dell’oro di Sheba (Salmi 72:13-16)

il sangue prezioso davanti agli occhi di Dio è la Divina verità presso di loro; e l’oro di Sheba è la sapienza che ne proviene. In Ezechiele:

Adunatevi per un gran sacrificio sopra i monti d’Israele, affinché mangiate della carne, e beviate del sangue. Berrete del sangue di principi della terra, e berrete del sangue fino all’ebbrezza; così darò la mia gloria fra le nazioni (Ez. 39:17-21)

qui si tratta della chiesa che il Signore doveva instaurare fra le nazioni. Che qui per il Sangue, non possa essere inteso il sangue, bensì la verità che procede dalla Parola presso i gentili, s’è visto appena più sopra.

707. Che per il Pane sia intesa la stessa cosa che per la Carne, si vede chiaramente dalle parole del Signore:

Gesù prendendo il pane lo spezzò e lo diede, dicendo: Questo è il mio corpo tra parentesi (Matteo 26, Marco 14, Luca 22)

inoltre:

Il pane che io darò è la mia carne. che io darò per la vita del mondo (Giovanni 6:51)

e il Signore dice ancora:

Io sono il Pane di vita; chi mangia di questo Pane vivrà in eterno (Giovanni 6:48, 51,58)

questo stesso Pane è inteso per i sacrifici che sono chiamati il Pane nei seguenti passi:

Il sacerdote le brucerà sull’altare; sarà il Pane di ignizione a Jehovah (Lev. 3:11, 16)

I figli di Aronne saranno santi al loro Dio, e non profaneranno il Nome del Dio loro, perché essi offrono le ignizioni a Jehovah, il Pane del loro Dio. Tu lo santificherai perché egli offre il Pane dell’Iddio tuo. L’uomo del seme di Aronne, in cui sia anche una sola macchia, non si accosti per offrire il Pane del suo Dio (Lev. 21:6, 8, 17, 21)

Comanda ai figli d’Israele e dì loro: La mia oblazione, il mio pane per le ignizioni d’odore di riposo, voi lo osserverete per offrirmelo nel tempo stabilito (Num 28:2)

Colui che avrà toccato l’impuro, non mangi delle cose santificate, ma lavi la sua carne nell’acqua, poi mangi delle cose santificate, perché questo è il suo Pane (Lev. 22:6, 7)

Mangiare delle cose santificate era mangiare la Carne dei sacrifici, la quale è altresì chiamata Pane; e inoltre, in Malachia, capitolo 1:7. Nei sacrifici, le minchas, che erano fatte di fiore fine di frumento – quindi erano pane – non significavano altro (Lev. 2:1-11; 6:6-14; 7:9-13 e altrove). Neppure significavano altro i Pani sopra la tavola nel tabernacolo, che erano chiamati Pani dei volti e di presentazione, di cui si parla in Esodo 25:30; 40:23; Levitico 24:5-10. Che per il Pane non sia inteso il pane naturale, ma il pane celeste, si vede chiaramente da questi passi:


L’uomo non vive di solo pane, ma di tutto quel che esce dalla bocca di Jehovah (Deut. 8:2, 3)

Io manderò una fame nella terra, non una fame di pane, né una una sete di acqua, ma per udire le parole di Jehovah (Amos 7:11)

inoltre per il pane è inteso ogni cibo (Lev. 24:5-9; Es. 25:30; 40:23; Num. 4:7; I Re 7:48. Che sia anche il cibo spirituale, si vede chiaramente da queste parole del Signore:

Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dimora nella vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà (Giovanni 6:27)

708. Che per il vino sia intesa la stessa cosa che per il sangue, si vede chiaramente delle parole del Signore:

Gesù prendendo il calice disse: Questo è il mio sangue (Matteo 26; Marco 14; Luca 22)

poi da questi:

Egli lava nel vino il suo indumento,e nel sangue delle uve il suo manto (Gen. 49:11)

queste parole furono dette del Signore.

Jehova Zebaoth farà a tutti i popoli un convito di grassi, un convito di vino squisito (Is. 25:6)

queste cose furono dette del sacramento della Santa Cena, che doveva essere istituito dal Signore. Nello stesso profeta:

O voi tutti che avete sete, andate alle acque; e voi che non avete denaro andate, comprate e mangiate; e comprate senza danaro il vino (Is. 55:1)

per il frutto della vite, che i discepoli berranno nuovo nel regno celeste (Matteo 26:29; Marco 14:25; Luca 22:17, 18) non è inteso altro che la verità della nuova chiesa e del cielo; perciò ancora in molti passi della Parola la chiesa è chiamata vigna, come in Isaia 5:1, 2, 4; Matteo 20:1-13) e il Signore chiama se stesso la vera Vite, e tralci, gli uomini che sono innestati in lui (Giovanni 15:1, 5) tralasciando molti altri passi altrove.

709. Da queste spiegazioni ora si può vedere quel che è inteso per la Carne e il Sangue del Signore, e per il Pane e il Vino nel triplice senso naturale, spirituale e celeste. Ogni uomo imbevuto di religione nel cristianesimo può sapere, e se non lo sa poi impararlo, che vi è un nutrimento naturale e un nutrimento spirituale, e che il nutrimento naturale è per il corpo, mentre il nutrimento spirituale è per l’anima; perché Jehovah il Signore dice in Mosè:

Non di solo non di solo pane vive l’uomo, ma di tutto quel che esce dalla bocca di Jehovah (Deut. 8:2, 3)

ora dato che il corpo muore, e l’anima vive dopo la morte, ne segue che il nutrimento spirituale è per la salvezza eterna; quindi chi non vede che questi due nutrimenti non devono mai essere confusi, e che se qualcuno li confonde, non può fare altrimenti che formarsi sulla carne sul sangue del Signore, e sul pane e il vino, che delle idee naturali e sensuali, cioè a dire materiali, corporali e carnali, che soffocano le idee spirituali concernenti questo santissimo Sacramento? Però se qualcuno è tanto semplice che non può pensare con l’intelletto altro che quel che vede gli occhi, posso suggerire, in merito alla Santa Cena, quando egli prende il Pane e il Vino, e allora ode nominare la carne e il sangue del Signore, di pensare in se stesso che quella è la cosa più santa del culto, e di rammentare la passione di Cristo e il suo amore per la salvezza dell’uomo, perché gli dice: Fate questo in memoria di me (Luca 22:19); ed inoltre: Il figlio dell’uomo è venuto per dare l’anima sua in redenzione per molti (Matteo 20:28; Marco 10:45). Io metto la mia anima per le pecore (Giovanni 10:15, 17; 15:13)

710. Questo può ancora essere illustrato per comparazione. Chi non ricorda e non ama colui che per amore della patria combatte fino alla morte contro il nemico, per liberarla dal giogo della servitù? E chi non ricorda e non ama l’uomo che vedendo i suoi concittadini in un’estrema indigenza, e la loro morte sotto i suoi occhi, per l’infierire della carestia, e allora, preso da compassione, tira fuori dalla sua casa il suo argento e il suo oro e lo distribuisce gratuitamente? E chi non ricorda e non ama l’uomo, che per amore e amicizia prende il suo agnello che possiede, e lo prepara, lo serve in tavola ai convitati? E così di seguito.

Da queste cose bene intese, si può comprendere che la Santa Cena contiene universalmente e singolarmente tutte le cose della chiesa e del cielo

711. Nel precedente lemma è stato mostrato che nella Santa Cena vi è il Signore stesso; che la carne e il pane sono il Signore in quanto al Divino bene dell’amore, e che il sangue e il vino sono il Signore in quanto alla Divina verità della Sapienza; vi sono dunque tre cose coinvolte nella Santa Cena, cioè il Signore, il suo Divino bene e la sua Divina verità. Pertanto, dato che la Santa Cena racchiude e contiene queste tre cose, ne segue che essa racchiude e contiene anche gli universali del cielo e della chiesa. E poiché tutti i particolari dipendono dagli universali, come i contenuti dipendono dai contenenti, ne segue anche che la Santa Cena racchiude e contiene tutti i particolari del cielo della chiesa. Da questo si vede principalmente che, poiché per la carne e il sangue del Signore ed egualmente, per il pane e il vino è inteso il Divino bene e la Divina verità, l’uno e l’altra procedenti dal Signore ed essendo il Signore, la Santa Cena contiene universalmente e singolarmente tutte le cose del cielo e della chiesa.

712. E’ noto anche che tre sono gli essenziali della chiesa, cioè Dio, la carità e la fede, e piccola che tutte le cose nella chiesa si riferiscono questi tre come ai loro universali. Questi tre sono gli stessi che i tre di cui si è appena parlato, poiché Dio nella Santa Cena è il Signore, la carità è il Divino bene e la fede è la Divina verità; che cos’è la carità se non il bene che l’uomo fa dal Signore? E che cos’è la fede se non la verità che l’uomo crede dal Signore? Di qui deriva che vi sono tre essenziali nell’uomo, quanto al suo interno, cioè l’anima, o la mente, la volontà e l’intelletto; questi tre sono i ricettacoli di quei tre universali; l’anima stessa o la mente è il ricettacolo del Signore,poiché essa vive da lui; la volontà è il ricettacolo dell’amore, o del bene, e l’intelletto il ricettacolo della sapienza, o della verità. Perciò tutte le cose nell’anima, o nella mente, non solo si riferiscono a quei tre universali del cielo e della chiesa, ma anche ne procedono. Mi si dica qualche cosa che procede dall’uomo, in cui non sia la mente, la volontà e l’intelletto. Se una di queste tre cose fosse tolta, forse che l’uomo sarebbe più che un non so che d’inanimato? Vi sono egualmente nell’uomo, in quanto al suo esterno, tre cose a cui anche si riferiscono e da cui dipendono tutte quelle che in generale in particolare lo costituiscono, cioè il corpo, il cuore e i polmoni. Queste tre cose nel corpo corrispondono anche alle tre cose della mente; il corpo corrisponde alla mente, il cuore alla volontà e i polmoni o la respirazione all’intelletto; che vi sia una tale corrispondenza, è stato pienamente mostrato in quel che precede. Così tutte le cose dell’uomo, tanto universalmente che singolarmente, sono state formate come ricettacolo di quei tre universali del cielo e della chiesa; e ciò per la ragione che l’uomo è stato creato immagine e somiglianza di Dio, di conseguenza affinché sia nel Signore, e il Signore in lui.

713. D’altra parte, vi sono tre cose opposte ai quei tre universali, cioè il diavolo, il male e il falso. Il diavolo, per il quale si intende l’inferno, è in opposizione al Signore; il male è in opposizione al bene, e il falso è in opposizione alla verità; questi tre fanno uno, perché dove è il diavolo, lì è anche il male, e quindi il falso. Questi tre contengono universalmente e singolarmente tutte le cose dell’inferno, e altresì tutte quelle del mondo che sono contro il cielo e la chiesa. Ma, dato che sono opposti, perciò sono interamente separati; tuttavia sono contenuti e legati per un’ammirabile sottomissione di tutto l’inferno al cielo, del male al bene e del falso alla verità; di questa sottomissione è stato trattato in Cielo e inferno.

714. Affinché i particolari siano contenuti nel loro ordine e legame, è necessario che vi siano degli universali, da cui esistano e in cui sussistano; è necessario ancora che i particolari rappresentino in una certa immagine i loro universali, altrimenti il tutto con le sue parti perirebbe. Questa relazione fa sì che tutte le cose dell’universo siano conservate nella loro integrità, dal primo giorno della creazione fino adora, e ulteriormente. Che tutte le cose dell’universo si riferiscano al bene e alla verità, è noto. La ragione è questa, che tutte le cose sono state create da Dio in virtù del Divino bene dell’amore, mediante la Divina verità della Sapienza. Considera ciò che ti piace, sia esso un animale, un albero o una pietra; ebbene, quei tre universali vi sono impressi in una certa relazione.

715. Poiché il Divino bene e la Divina verità sono gli universali di tutte le cose del cielo e della chiesa, perciò anche Melkisedeck, che rappresentava il Signore, portò ad Abraham il pane e il vino e lo benedisse; in proposito di Melkisedeck si legge:

Melkisedeck, re di Salem, portò ad Abraham pane e vino; ora egli era sacerdote al Dio altissimo e lo benedisse (Gen. 14:18, 19)

Che Melkisedeck rappresentasse il Signore è manifesto da queste parole in Davide:

Tu sei sacerdote in eterno secondo il modo di Melkisedeck (Salmi 110:4)

Che queste parole siano state dette del Signore, si vede nella lettera agli Ebrei 5:6, 8, 10; 6:20; 7:1, 10, 11, 15, 17, 21. Se egli portò pane e vino, è perché queste due cose includono tutte quelle del cielo e della chiesa, così tutte le cose della benedizione, egualmente come il pane e il vino della Santa Cena.

ASSOCIAZIONE DI MEDICI STATUNITENSI DENUNCIA L’INSENSATEZZA DELLA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE ANTI-COVID

In una recente presentazione che espone “la grave e pericolosa campagna di disinformazione” condotta contro il popolo americano e il mondo, la dottoressa Simone Gold dell’American Frontline Doctors (AFLD) ha esposto i fatti sul virus Wuhan e sugli “agenti biologici sperimentali”, altrimenti denominati vaccini COVID-19 (incentrandosi soprattutto sui cosiddetti vaccini a mRNA).  

L’associazione medica AFLD  ha realizzato un libro bianco1 che fornisce spiegazioni e riferimenti approfonditi per motivare la propria opposizione alla campagna di vaccinazione contro il covid.

Ecco i punti salienti del documento (e della presentazione della dottoressa Gold):

Il linguaggio corretto è “critico”: non bisogna parlare di “vaccini” COVID-19, ma di agenti biologici sperimentali

“Il motivo è che, comunque tu lo chiami, è sperimentale. Non è stato approvato come vaccino. È attualmente nella sua fase di indagine.” Questo stato sperimentale significa che “gli eventi avversi saranno regolati secondo lo standard legale per i farmaci sperimentali”.

Come parte di questo stato sperimentale, il dottor Gold ha spiegato: “Se ti viene somministrato il vaccino, verrai iscritto a un sistema di monitoraggio della farmacovigilanza. Significa che ti sei iscritto a una sperimentazione medica … la maggior parte delle persone non è consapevole di quello che stanno facendo. Questo sistema di monitoraggio della farmacovigilanza ti traccia per (almeno) due anni, è istituito dal Dipartimento della Difesa, è stato consegnato a Oracle e Google per mettere insieme i dati.

Così, la fondatrice dell’AFLD ha affermato che questi trattamenti iniettati andrebbero “più propriamente chiamati agenti biologici sperimentali. … Dobbiamo chiamarli con il loro nome proprio. Non bisogna nominarli mai senza la parola “sperimentale”. Questo è fondamentale.

Da “Wuhan Virus” a “COVID-19”

Inizialmente, e naturalmente, la pandemia veniva chiamata “virus di Wuhan” poiché le epidemie sono state storicamente denominate per il luogo da cui derivano o sono associate: febbre delle montagne rocciose, influenza spagnola, sindrome respiratoria del Medio Oriente, malattia di Lyme … Ma in questo caso la malattia è stata rinominata “COVID-19” per non dispiacere il Partito Comunista Cinese.

La più grande disinformazione: idrossiclorochina

L’idrossiclorochina è considerato uno dei farmaci più sicuri al mondo, è stato ampiamente utilizzato nel mondo e con grande successo. Ad esempio, in risposta al virus, sia la Cina che l’India hanno imposto o raccomandato l’idrossiclorochina per la propria popolazione all’inizio dello scorso anno, e almeno l’India continua a godere di un tasso di mortalità una frazione (circa il 10%) di quella degli Stati Uniti anche nella maggior parte dei bassifondi densamente popolati.

“Quindi in America i tassi di mortalità sono nel range di 800 per milione”, ha spiegato la dottoressa Gold. “In Africa, Africa sub-sahariana, i luoghi più poveri del mondo, nessuna distanza sociale, nessuna maschera, nessuna terapia intensiva, eppure c’è un tasso di mortalità pari all’uno per cento di quello delle nazioni occidentali. Uno percento! Bene, credo che ciò sia dovuto all’ampia disponibilità di idrossiclorochina. Non credo che tu possa spiegarlo in nessun’altra maniera”.

Il libro bianco fornisce una documentazione approfondita su come i paesi in cui l’idrossiclorochina è ampiamente disponibile, che sono tipicamente paesi del terzo mondo dove è diffusa la malaria o dove vivono persone che si recano in regioni dove la malaria è endemica, hanno l’1-10% dei tassi di mortalità delle nazioni più sviluppate, dove l’uso dell’idrossiclorochina è severamente limitato.

Inoltre, nella sua presentazione, la dottoressa Gold ha sottolineato che i tassi di sopravvivenza, che sono tutto sommato al di sopra del 94% anche per gli anziani, riflettono una casistica di persone che non  hanno  ricevuto un trattamento con idrossiclorochina, o con un altro farmaco miracoloso, l’ivermectina2 ; se tali trattamenti venissero ampiamente diffusi i tassi di sopravvivenza sarebbero molto più alti ancora. Gold ha fatto riferimento alla  testimonianza  di alcuni medici davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti (novembre 2020) i quali hanno affermato che se tali trattamenti fossero stati disponibili, un numero molto elevato di vite avrebbero potuto essere salvate.

Nel libro bianco i medici hanno osservato: “È abbastanza chiaro che i giovani corrono un rischio di morte statisticamente insignificante per COVID-19” e per la maggior parte delle persone sotto i 65 anni “il rischio di morire per COVID-19 non è molto superiore a quello di subire un incidente d’auto andando al lavoro”.

Inoltre i medici stanno migliorando sempre di più nel trattamento del COVID-19: il tasso di mortalità in termini di popolazione continua a diminuire, le degenze ospedaliere per COVID-19 si accorciano e la mortalità ospedaliera per COVID-19 precipita.

Il Libro bianco AFLD ha affermato che una delle maggiori preoccupazioni per la sicurezza riguarda il modo in cui i precedenti vaccini contro i coronavirus hanno fallito a causa del fenomeno scientifico noto come priming patogenico3 che facilita l’insorgenza di una pericolosissima “tempesta di citochine” una volta esposto al virus vero e proprio.

Da notare che i rapporti attuali hanno rivelato che  centinaia  di individui a cui sono stati iniettati vaccini sperimentali COVID-19 sono stati  ricoverati  in ospedale e le vaccinazioni sono state finora  collegate  ad  almeno  181  decessi  negli Stati Uniti.

Malattie neurologiche, effetti a lungo termine

Il documento elenca molte altre possibili complicazioni, comprese le malattie neurologiche, e cita dai “dati estremamente limitati sul vaccino COVID-19” dei casi in cui si verificavano già.  Inoltre non ci sono dati sulle sottocategorie della popolazione, inclusi gli anziani, le donne che desiderano rimanere incinte, quelle che hanno già avuto il virus, e poiché questi agenti sperimentali sono nuovi di zecca, non possiamo conoscere tutti gli effetti a breve medio e lungo termine sulle varie categorie di persone.

INFERTILITà

Il documento spiega anche che “il meccanismo d’azione dei vaccini a mRNA sperimentali include un possibile rigetto autoimmune della placenta. In parole povere, il vaccino può interferire in modo permanente con la capacità di una donna di mantenere una gravidanza”. Le stesse aziende produttrici di vaccini riconoscono la possibilità di effetti negativi su una gravidanza tanto che nell’inserto del vaccino, si legge: “Non è noto se il vaccino mRNA COVID-19 BNT162b2 abbia un impatto sulla fertilità”.

Il dottor Gold ha sottolineato: “Non lascerei mai che una donna in età fertile lo ricevesse. Combatterei con le unghie e con i denti (per evitarlo)” almeno fino a quando non si avranno maggiori certezze.

Sicurezza

Pur non affermando direttamente che i vaccini sperimentali non sono sicuri, l’AFLD ha chiarito che: “Stiamo dicendo che per definizione non è sicuro distribuire estensivamente un vaccino sperimentale, perché ricevere un vaccino è completamente diverso dall’assumere un normale farmaco”. Contrariamente a quanto accade quando si assume un farmaco “la persona che riceve una vaccinazione è in genere completamente sana e continuerebbe a essere sana senza il vaccino. Poiché la prima regola del Giuramento di Ippocrate è: non nuocere, la sicurezza del vaccino deve essere garantita. [Con questi vaccini anti-COVID] Non è ancora successo.”

Nessuna prova che i vaccini sperimentali interrompano la trasmissione del virus

I medici hanno sottolineato che non ci sono dati sul fatto che questi agenti sperimentali siano effettivamente in grado di fermare la trasmissione del virus. Hanno affermato che “gli scienziati sono molto sinceri sul fatto che non sanno se il vaccino ferma la diffusione del virus!”

Hanno citato un  articolo di Medscape nel quale si legge la dichiarazione di un ex funzionario della FDA: “e non sappiamo se le persone possono essere infettate e quindi trasmettere l’infezione anche dopo la vaccinazione”, motivo per il quale anche dopo la vaccinazione ci si aspetta di proseguire con il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine.

Con sgomento, la dottoressa Gold ha spiegato questo punto nella sua presentazione, dicendo: “Ciò che è davvero sconvolgente scioccante è che non ci sono prove che questo agente biologico interrompa effettivamente la trasmissione dell’infezione tra le persone”. 

Raccomandazioni AFLD relative ai vaccini sperimentali COVID-19

In base alla mortalità rilevata per le varie fasce di età, l’associazione medica AFLD nel suo libro bianco ha affermato che questi vaccini dovrebbero essere vietate per i giovani, scoraggiati per le persone sane di mezza età e facoltativi per chi soffre già di importanti patologie e per gli anziani.

La dottoressa Gold ha commentato: “Se hai meno di 20 anni, il vaccino sperimentale dovrebbe essere proibito, a nostro avviso, assolutamente proibito. Semplicemente non sappiamo abbastanza sui suoi effetti sulla fertilità e sappiamo che questo virus essenzialmente non colpisce i giovani. In sostanza, “per quanto riguarda i giovani, il COVID-19 è irrilevante!”

“Dai 20 ai 50 anni, se sei in buona salute, noi sconsigliamo vivamente di ricevere questo agente sperimentale” in quanto il rischio correlato al COVID in questa fascia di età è ancora molto basso.

I rischi correlati alla vaccinazione, che vengono citati nel libro bianco, sono in particolare: rischio sconosciuto di malattia autoimmune, rischio di potenziamento dipendente dagli anticorpi, rischio di infertilità permanente (per le donne in età fertile) 

L’associazione medica AFLD promette di fare tutto il possibile per assistere eventuali persone danneggiate dal vaccino che fanno causa a società farmaceutiche, aziende private o agenzie governative che vorranno imporre obblighi di vaccinazione.

1 https://img1.wsimg.com/blobby/go/99d35b02-a5cb-41e6-ad80-a070f8a5ee17/SMDwhitepaper.pdf.

2 Vedi anche l’articolo Ivermectina efficace contro il Covid. Studio britannico: «Tassi sopravvivenza superiori all’83%», pubblicato il 22 gennaio 2021 su Il Messaggero e scritto da Francesco Padoahttps://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/ivermectina_funziona_farmaco_contro_virus_covid_oggi_22_gennaio_2021-5717553.html.

3 Ovvero il fenomeno di  AFLD, potenziamento dipendente dagli anticorpi.

Articolo riassunto e tradotto da Corrado Penna  https://www.lifesitenews.com/news/frontline-doctors-experimental-vaccines-not-safer-than-covid-19 e pubblicato su nogeoingegneria.com

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