Vera religione cristiana (735-738)

735. Poi l’angelo si rivolse a coloro che dei gaudi celesti e della felicità eterna si erano formati l’idea che fossero banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, e dopo i banchetti, giochi e spettacoli, poi di nuovo banchetti, e così in eterno, e disse loro: Seguitemi, e io vi introdurrò nelle felicità dei vostri gaudi. Ed egli li fece entrare per un bosco in una spianata coperta di assi, sulla quale erano state poste delle mense, quindici da una parte e quindici dall’altra, e si domandavano: perché tante mense? Un angelo rispose: La prima mensa è di Abramo, la seconda di Isacco, la terza di Giacomo, e vicino a questa sono in ordine le mense dei dodici apostoli. Dall’altra parte sono altrettante mense per le loro mogli. Le prime tre mense sono di Sara, moglie di Abramo, di Rebecca, moglie di Isacco e di Lea e Rachele, moglie di Giacobbe; e le dodici altre sono delle mogli dei dodici apostoli. Pochi momenti dopo tutte le mense apparvero piene di vivande, e i piccoli spazi intermedi ornati di piccole piramidi cariche e di ogni specie di dolci. Coloro che dovevano prendere parte al banchetto stavano in piedi intorno alle mense in attesa di veder arrivare i presidenti. Dopo alcuni minuti di attesa, furono visti arrivare, nell’ordine, da Abramo fino all’ultimo degli apostoli; subito ciascuno di essi, accostandosi alla sua mensa vi si pose su un divano a capotavola; quindi dissero a quelli che stavano intorno: Sedete anche voi con noi? Ed essi sedettero, gli uomini con quei patriarchi, e le donne con le loro mogli, e mangiarono e bevvero con allegrezza e con riverenza. Dopo il pranzo quei patriarchi uscirono, e allora cominciarono i giochi, le danze di fanciulle e giovani, e dopo le danze, gli spettacoli, terminati i quali, coloro che assistevano furono nuovamente invitati ai banchetti, ma con questa regola, che il primo giorno si sarebbero seduti a tavola con Abramo, il secondo con Isacco, il terzo con Giacobbe, il quarto con Pietro, il quinto con Giacomo, il sesto con Giovanni, il settimo con Paolo e con gli altri apostoli, in ordine fino al quindicesimo giorno a partire dal quale avrebbero ricominciato di nuovo i banchetti nello stesso ordine, variando i posti, e così in eterno. In seguito l’angelo convocò gli uomini della coorte e disse loro: Tutti quelli che avete veduto nelle mense furono, circa i gaudi celesti e la felicità eterna, in un pensiero immaginario simile al vostro, e affinché vedano essi stessi le vanità delle loro idee, e ne siano distolti, tali scene di banchetti sono state istituite e permesse dal Signore. Quei personaggi eminenti che avete veduto a mensa a capotavola erano dei vecchi che recitavano una parte, i più presi tra la gente rustica, i quali, avendo una gran barba, e orgogliosi di una certa opulenza al di sopra degli altri, avevano avuto la fantasia che essi fossero quegli antichi patriarchi. Ma seguitemi per le vie che conducono fuori di queste mura. Ed essi lo seguirono e videro cinquanta uomini da un lato, e cinquanta dall’altro, che avevano il ventre carico di cibo fino alla nausea, e desideravano tornare alle abitudini familiari dalle loro case, gli uni ai loro impieghi, altri ai loro negozi, altri alle loro opere. Molti erano trattenuti dai guardiani del bosco e interrogati sui giorni dei loro banchetti, se avessero mangiato ancora alle mense con Pietro e con Paolo; e dicevano ad essi che se fossero usciti anzitempo sarebbe stato sconveniente. Ma i più rispondevano: Siamo sazi dei nostri gaudi, le vivande sono diventate insipide per noi, il nostro gusto si è inaridito, e lo stomaco ne è disgustato; noi non possiamo più toccarle. Abbiamo passato alcuni giorni e alcune notti in questa gozzoviglia; chiediamo che ci lascino andare immediatamente . E avendo ricevuto il permesso di andare, si precipitarono ciascuno a casa propria. Dopo ciò, l’angelo chiamò gli uomini della coorte e strada facendo ecco quel che insegnò loro sul cielo: Nel cielo, come nel mondo, vi sono alimenti e bevande, ci sono banchetti conviti; e presso i più eminenti là vi sono delle mense sulle quali sono imbandite copiose vivande, cose delicate e laute che rallegrano e ricreano gli animi. Vi sono ancora giochi e spettacoli, concerti e canti, e tutte queste cose nella massima perfezione. Tali cose sono anche gaudi per gli angeli, ma non sono la felicità; questa deve essere nei gaudi, e quindi provenire dai gaudi; la felicità nei gaudi fa sì che siano gaudi; essa li feconda e li sostiene, affinché non divengano ordinari e noiosi, e questa felicità ognuno la ha dall’uso nella sua occupazione. Nell’affezione della volontà di ogni angelo è latente una certa tendenza, che induce la mente a fare qualche cosa. La mente in questo trova tranquillità e soddisfazione; questa soddisfazione e tranquillità rendono lo stato della mente suscettibile di ricevere dal Signore l’amore degli usi. Da questa ricezione viene la felicità celeste, che è la vita di quei gaudi. L’alimento celeste nella sua essenza non è altro che l’amore, la sapienza e l’uso insieme, cioè a dire, l’uso per mezzo della sapienza, dall’amore; perciò nel cielo a ciascuno è dato un alimento per il corpo, secondo l’uso che egli compie, sontuoso a quelli che sono in un uso eminente, medio ma di un sapore squisito a quelli che sono in un uso di grado intermedio, e umile a quelli che sono in un uso umile; ma ai fannulloni non è dato alcun alimento.

736. L’angelo dopo questa spiegazione chiamo presso di sé la coorte dei sedicenti savi, che avevano posto i gaudi celesti e la felicità eterna in possedimenti eminenti, in tesori immensi, in una magnificenza più che regale e in uno splendore al di sopra di ogni lustro; ciò perché è detto nella Parola che i beati saranno re e principi, e che regneranno con Cristo, e saranno serviti dagli angeli, oltre più altre cose. L’angelo disse a questi: Seguitemi, e io vi introdurrò nei vostri gaudi. Ed egli li introdusse in un portico composto di colonne e piramidi; davanti vi era un atrio poco elevato per il quale si entrava nel portico; egli li introdusse per quell’atrio. Ed ecco, furono veduti venti là che aspettavano; e immediatamente si presentò un tale che faceva le veci di un angelo e disse: Per questo portico è la via che conduce al cielo; rimanete un poco e preparatevi perché i maggiori tra voi diverranno re, e i minori diverranno principi. Dette queste parole, presso ciascuna colonna apparve un trono, sul trono una veste di seta, e sulla veste uno scettro e una corona; e presso ciascuna piramide apparvero un soglio elevato di tre piedi al di sopra della terra, e sul soglio una catena di anelli d’oro, e dei cordoni dell’ordine equestre legati all’estremità con cerchietti di diamanti. E allora si udì l’esclamazione: Andate ora, vestitevi, sedetevi e aspettate. E subito i maggiori corsero ai troni, e i minori ai sogli, e si vestirono e si posero a sedere. Ma allora apparve come un nembo che saliva dagli inferni che, essendo stato aspirato da quelli che sedevano sui troni e sui sogli, la loro faccia cominciò a gonfiarsi, il loro petto ad alzarsi ed erano persuasi di essere ora re e principi. Quel nembo era l’aura della fantasia da cui erano pervasi, e subito accorsero come dal cielo dei giovani, e si posero due dietro ciascun trono e uno dietro ciascun soglio, per servire; allora, di quando in quando, un altro esclamava: Voi siete re e principi; aspettate ancora un poco; ora si preparano nel cielo i vostri palazzi; i vostri cortigiani stanno per giungere con le vostre guardie, ed essi vi introdurranno. Essi aspettavano fino al punto che il loro spirito anelava ed erano esausti dal desiderio. Dopo tre ore di attesa, il cielo si aprì al di sopra del loro capo, e gli angeli abbassarono i loro sguardi su di essi, ne ebbero pietà e dissero: Perché voi siete seduti così come pazzi, e agite come istrioni? Si sono presi gioco di voi, e da uomini vi hanno mutato in idoli; e ciò perché in cuor vostro avete fantasticato che avreste regnato con Cristo come re e principi, e che allora gli angeli vi avrebbero serviti. Avete forse voi dimenticato le parole del Signore, che chi vuole essere grande nel cielo deve farsi servo? Imparate dunque quel che s’intende per re e principi, e per regnare con Cristo, cioè a dire, essere savio e fare degli usi; infatti il regno di Cristo, che è il cielo, è il regno degli usi; perché il Signore ama tutti gli uomini, e quindi vuole bene a tutti, e il bene è l’uso; e dato che il Signore fa i beni, o gli usi mediatamente, attraverso gli angeli, e nel mondo per mezzo degli uomini, perciò a quelli che fanno fedelmente gli usi, egli dà l’amore dell’uso e la sua ricompensa, che è la beatitudine interiore, e questa è la felicità eterna. Vi sono nei cieli, come nelle terre dei domini eminenti, e dei tesori immensi, perché vi sono dei governi e delle forme di governo, e di conseguenza vi sono dei poteri e delle funzioni superiori e inferiori; e coloro che sono nei supremi gradi dei poteri e delle funzioni, hanno palazzi e corti, che superano in magnificenza e splendore i palazzi e le corti degli imperatori e dei re sulla terra; ed essi sono circondati di onore e di gloria dal numero dei cortigiani, dei ministri e delle guardie, e dai magnifici indumenti di queste; e quelli che sono elevati ai gradi supremi, sono scelti fra coloro che hanno a cuore la salute pubblica, e i cui i sensi del corpo sono nella grandezza e nella magnificenza, in virtù dell’obbedienza; e poiché è in ragione della salute pubblica che ciascuno sia in in qualche uso nella società, come nel corpo comune, e poiché ogni uso viene dal Signore ed è fatto per gli angeli e per gli uomini come da loro stessi, è evidente che questo è regnare con il Signore. Dopo aver udito queste parole pronunciate dal cielo, quei sedicenti re e principi discesero dai troni e dai sogli e gettarono lontano da loro lo scettro e la veste di seta; e il nembo, in cui era l’aura della loro fantasia, si allontanò da loro, e furono avvolti da una nuvola bianca in cui era l’aura della sapienza che ristabilì la sanità alle loro menti.

737. L’angelo poi ritornò alla casa del congresso dei savi del mondo Cristiano, e chiamò a sé quelli che avevano creduto che i gaudi del cielo e la felicità eterna fossero delizie paradisiache, e disse loro: Seguitemi e vi introdurrò nel paradiso, vostro cielo, affinché cominciate a godere le beatitudini della vostra felicità eterna. E li introdusse per una porta alta, costruita con un intreccio di rami e rampolli di alberi preziosi. Quando furono entrati li condusse per giravolte di regione in regione; era effettivamente un paradiso nel primo ingresso verso il cielo film, paradiso dove sono mandati coloro che nel mondo credettero che tutto il cielo sia un solo paradiso, perché è chiamato il paradiso; questi si sono persuasi in tale idea, che dopo la morte vi è un completo riposo da ogni lavoro, che questo riposo consisterebbe unicamente nel respirare delle delizie, passeggiare su delle rose, inebriarsi col mosto di squisitissime uve e celebrare delle feste con banchetti, e che questa vita non può esistere che nel paradiso celeste. Condotti dall’angelo, essi videro una grande moltitudine tanto di vecchi, quanto di giovani e fanciulli, e anche delle donne e delle ragazze, a gruppi di tre e dieci, seduti in luoghi pieni di rosai, che intrecciavano delle ghirlande, di cui ornavano le teste dei vecchi, le braccia dei giovani e i petti dei fanciulli; e altrove spremevano in calici il succo delle uve e delle ciliegie, e lo bevevano con piacere. Altrove respiravano i profumi che esalavano da fiori, frutti e foglie odorose sparsi intorno; altrove cantavano delle odi melodiose, con cui dilettavano l’udito di coloro che erano presenti; altrove sedevano presso fontane e acque che si alzavano, prendendo diverse forme; altrove passeggiavano, conversando di facezie; altrove entravano in casine nel mezzo del giardino per riposarsi su dei letti; oltre a molte altre allegrezze paradisiache. Dopo che ebbero veduto tutti quei raggruppamenti, l’angelo li condusse in giro qua e là, e infine presso alcuni che sedevano in un bellissimo roseto, circondato di olivi, aranci e cedri, i quali con la testa china e le mani sul volto piangevano. Questi accompagnati dall’angelo rivolsero loro la parola e dissero: Perché state seduti così? E quelli risposero: Sono ormai sette giorni che noi siamo in questo paradiso; quando siamo arrivati pareva che la nostra mente fosse elevata nel cielo, e immessa nella beatitudine dei suoi gaudi; ma dopo tre giorni quella beatitudine ha cominciato a indebolirsi e a cancellarsi dalle nostre menti e a divenire impercettibile e di conseguenza nulla. Quando i nostri gaudi immaginari sono svaniti, noi abbiamo temuto di perdere tutto il piacere della nostra vita e siamo divenuti incerti riguardo alla felicità eterna, dubitando se ve ne sia una. Da quel momento abbiamo vagato per viali e piazze, cercando l’ingresso dal quale siamo entrati; ma abbiamo vagato in tondo invano, interrogando coloro che incontravamo, i quali ci hanno detto che la porta non si trova, perché questo giardino è un vasto labirinto, disposto in modo tale che chi vuole uscirne vi si addentra di più. Voi dunque non potete – ci hanno detto – fare altrimenti che rimanere qui eternamente; voi siete ora nel mezzo, dove sono concentrate tutte le delizie. Poi aggiungevano agli spiriti guidati dall’angelo: Ecco è già un giorno e mezzo che noi siamo qui seduti, e dato che abbiamo perduto la speranza di trovare un’uscita ci siamo riposati in questo roseto e guardiamo intorno a noi gli olivi, le uve, gli aranci e i cedri in abbondanza, ma più li guardiamo, più i nostri occhi si stancano di vederli, il nostro naso di annusarli, le nostre lingue di assaggiarli. Questa è la causa della nostra mestizia e del lutto in cui ci vedete. L’angelo che guidava la compagnia degli spiriti, udito ciò disse: Questo labirinto paradisiaco è realmente un ingresso nel cielo; conosco un’uscita, e vi condurrò fuori. A queste parole quelli che sedevano si alzarono e abbracciarono l’angelo, e lo seguirono con la sua compagnia; e l’angelo, strada facendo, insegnò loro che cos’è il gaudio celeste, e quindi la felicità eterna: non vi sono – egli disse – delizie paradisiache esteriori, eccetto che non siano insieme con le delizie paradisiache interiori. Le delizie paradisiache esteriori sono solamente le delizie dei sensi del corpo, mentre le delizie paradisiache interiori sono le delizie delle affezioni dell’animo; se queste non sono in quelle, non c’è vita celeste, perché non c’è anima nelle delizie esteriori. Perciò ogni delizia senza la sua corrispondente anima, languisce, si intorpidisce e stanca l’animo più del lavoro. Nei cieli ci sono ovunque dei giardini paradisiaci, e gli angeli trovano grande gaudio in essi; e più gaudio dell’anima c’è in loro, più sentono quelle gaudi come tali. A queste parole tutti domandarono cosa fosse la gioia dell’anima, e da dove venisse. L’angelo rispose: La gioia dell’anima viene dall’amore e dalla sapienza, che procedono del Signore; e dato che l’amore è efficiente, e spiega i suoi effetti attraverso la sapienza, perciò la sede dell’uno e dell’altra è nell’effetto, e l’effetto è l’uso. La gioia fluisce nell’anima, dal Signore, e discende attraverso gli accessi superiori inferiori della mente in tutti i sensi del corpo, dove raggiunge il suo compimento; e il gaudio diviene tale ed eterno dall’Eterno, da cui procede. Voi avete veduto dei giardini paradisiaci, e io vi assicuro che là non c’è alcuna cosa, neppure una fogliuzza che non provenga dal connubio dell’amore e della sapienza, nell’uso; se dunque l’uomo è in questo connubio, egli è nel paradiso celeste, e di conseguenza nel cielo.

738. Poi l’angelo guida ritornò alla casa, da coloro che si erano fermamente persuasi che gaudio celeste e la felicità eterna fossero una perpetua glorificazione di Dio e una festa perenne, e ciò perché nel mondo avevano creduto che allora avrebbero visto Dio, e perché la vita del cielo, quale risultato dell’adorazione di Dio è chiamata un sabato perpetuo. L’angelo disse loro: Seguitemi, io vi introdurrò nel vostro gaudio. Ed egli li fece entrare in una piccola città nel mezzo della quale vi era un tempio, e tutte le case erano chiamate sacre dimore. In quella città videro una folla di spiriti provenienti da ogni angolo del paese circostante, e tra loro un certo numero di sacerdoti. Questi ricevettero e salutarono i nuovi arrivati, e prendendoli per mano li condussero alle porte del tempio, e da lì, ad alcuni edifici intorno ad esso, e li introdussero nel perpetuo culto di Dio. Dissero loro che questa città era un vestibolo che conduceva al cielo, e il suo tempio era l’ingresso di una magnifica e vasta chiesa nel cielo, dove gli angeli glorificano Dio con preghiere e lodi in perpetuo. Le regole qua e là – dichiararono – sono che le persone devono prima entrare nel tempio e trascorrervi tre giorni e tre notti. Dopo questa iniziazione devono andare nelle case della città, che sono tutti sacre dimore; e poi spostandosi dall’una all’altra, devono unirsi alle congregazioni e pregare con grida di lode. Ma soprattutto si deve evitare di pensare a se stessi, o dire ai compagni altro che ciò che è santo, pio e religioso. L’angelo li introdusse dunque nel tempio, colmo e stipato di una moltitudine composta di molti che nel mondo erano stati personalità eminenti e di gente comune. Delle guardie erano state messe alle porte affinché non fosse permesso a nessuno di uscire prima di avervi trascorso tre giorni. E l’angelo disse: Oggi è il secondo giorno che questi sono entrati; guardateli, e voi vedrete come essi glorificando Dio. Quelli li guardarono, e videro che i più dormivano, e quelli che erano desti non cessavano di sbadigliare. Alcuni, dalla continua elevazione dei loro pensieri a Dio e una senza alcun ritorno sul corpo, avevano la faccia come separata dal loro corpo; infatti essi apparivano così a se stessi, e quindi anche agli altri. Altri avevano gli occhi smarriti a forza di volgerli continuamente in alto; in una parola, tutti avevano il cuore oppresso e lo spirito abbattuto dalla noia, e volgendo le spalle al pulpito gridavano: Le nostre orecchie sono stordite; ponete fine ai sermoni; non comprendiamo una sola parola, e il suono della vostra voce comincia a infastidirci. Allora si alzarono e corsero in massa in fondo alle porte, le sfondarono, si scagliarono contro le guardie, e lo cacciarono. I sacerdoti, vedendo ciò, li seguirono e si misero ai loro fianchi predicando e predicando, pregando, sospirando e dicendo: Celebrate la festa, glorificate Dio, santificatevi; in questo atrio del cielo noi vi inizieremo alla glorificazione eterna di Dio, nel magnifico e amplissimo tempio che è nel cielo, e così al godimento dell’eterna felicità. Ma queste parole non erano comprese da quelli, ed erano appena udite a causa della debilitazione della mente per la sospensione e la cessazione, in quei due giorni, di ogni affare domestico e pubblico. Ora, dato che si sforzavano di staccarsi dai sacerdoti, questi li afferravano per le braccia e anche per gli abiti, e li spingevano verso le sacre dimore, dove dovevano essere praticati dei sermoni, ma invano, perché quelli gridavano: Lasciateci; noi sentiamo nel corpo come un deliquio. In quel momento apparvero quattro uomini in abiti bianchi con delle tiare; uno di essi era stato nel mondo arcivescovo e gli altri tre erano stati vescovi; essi erano divenuti angeli. Questi chiamarono i sacerdoti e rivolgendo loro la parola dissero: Vi abbiamo veduto dal cielo con queste pecore, come le pascete voi? Voi le pascete fino a renderle pazze. Voi non sapete quel che è inteso per la glorificazione di Dio; è inteso portare i frutti dell’amore, cioè fare fedelmente, sinceramente e accuratamente l’opera del proprio ufficio, perché questo appartiene all’amore di Dio e all’amore del prossimo, e questo è il legame della società è il bene di essa; in questo Dio è glorificato, e allora lo è per il culto che gli si rende nei tempi stabiliti. Non avete voi letto queste parole del Signore:

In questo è glorificato il Padre mio, che voi portiate molto frutto e diveniate miei discepoli (Giovanni 15:8)

Voi sacerdoti, potete essere nella glorificazione del culto, perché questo è il vostro ufficio e voi ne avete onore, gloria e remunerazione; nondimeno, voi non potreste essere più che questi in questa glorificazione, se insieme al vostro ufficio non vi fossero l’onore la gloria e la rimunerazione. Detto ciò i vescovi ordinarono alle guardie che piantonavano le porte di lasciare entrare e uscire tutti liberamente. Invero, vi è una moltitudine di uomini che non hanno potuto pensare altro gaudio celeste che il perpetuo culto di Dio, perché non seppero nulla dello stato del cielo.

Vera religione cristiana (731-734)

731. Un giorno vidi sotto il cielo orientale un angelo che volava, avendo in mano e alla bocca una tromba, che egli suonò verso settentrione, verso occidente e verso mezzogiorno. Indossava un mantello, che per il volo sventolava indietro, ed era cinto di una sciarpa quasi fiammeggiante e splendente per i piropi e i zaffiri che la impreziosivano; egli volava chino, e discese lentamente a terra nelle mie vicinanze. Come ebbe toccato terra, avendomi veduto, si diresse verso di me. Io ero in spirito, ed in questo stato stavo sopra un colle nella regione meridionale.quando mi fu vicino gli rivolsi la parola domandandogli: Che cosa c’è ora? Ho udito il suono della tua tromba, e ho visto la tua discesa. L’angelo rispose: Sono stato mandato per convocare i più celebri in erudizione, i più perspicaci in ingegno e i più eminenti in sapienza che, usciti dai regni del mondo cristiano, sono ora in questa terra, affinché si radunino su questo colle, dove tu sei, e dichiarino di cuore ciò che nel mondo avevano pensato, inteso e saputo intorno al gaudio celeste e alla felicità eterna. Il motivo della mia missione è questo: alcuni giunti dal mondo, essendo stati ammessi nella nostra società celeste, che è nell’oriente, hanno riferito che in tutto il mondo cristiano non vi è neppure un sol uomo che sappia cosa sia il gaudio celeste e la felicità eterna, né di conseguenza che cosa è il cielo. Questo ha molto sorpreso i mie fratelli e consoci, ed essi mi hanno detto: Discendi, convoca e raduna i più savi del mondo degli spiriti, dove sono inizialmente raccolti tutti i mortali dopo il loro decesso nel mondo naturale, affinché da quel che uscirà dalla bocca di molti savi, noi accertiamo se è vero che tra i cristiani vi è una tale caligine o tenebrosa ignoranza sulla vita futura. Ed egli mi disse: Aspetta un poco, e tu vedrai le coorti di dei savi che affluiscono qui; il Signore prepara per essi una sala d’assemblea. Aspettai, ed ecco, dopo una mezz’ora, vidi due schiere che venivano da settentrione, due da occidente e due da mezzogiorno; e appena giunte erano introdotte dall’angelo della tromba nella sala preparata; e qui essi occupavano i posti loro assegnati secondo la regione di appartenenza. Vi erano sei schiere o coorti e una settima da oriente che, in ragione della sua luce, non era visibile alla altre. Quando furono riunite, l’angelo espose il motivo della convocazione, e chiese alle coorti, secondo il loro ordine, di manifestare la loro sapienza intorno al gaudio celeste e alla felicità eterna. Allora ciascuna coorte si riunì in circolo, gli uni di fronte agli altri, al fine di richiamare quel soggetto alla mente, secondo le opinioni condivise nel mondo naturale, esaminarlo, e dopo un’illuminata consultazione, dichiarare il proprio convincimento.

723. Dopo la consultazione, la prima coorte, che era del settentrione, disse: il gaudio celeste e la felicità eterna sono tutt’uno con la vita del cielo; perciò chiunque entra nel cielo, entra, quanto alla vita, nelle allegrezze del cielo, allo stesso modo in cui chi entra in un ricevimento di nozze, entra nei festeggiamenti conseguenti. Non è forse il cielo dinanzi alla vista, sopra di noi, dunque in un luogo? E là, e non altrove, sono felicità sopra felicità, e voluttà sopra voluttà. L’uomo è introdotto in quelle felicità e voluttà in quanto ad ogni percezione della mente, e in quanto ad ogni sensazione del corpo, dalla pienezza delle gioie di quel luogo, quando egli è introdotto nel cielo. Perciò la felicità celeste, che è anche eterna, non è altro che l’ammissione nel cielo, e l’ammissione per la Divina grazia. Dopo che la prima coorte ebbe parlato così, la seconda coorte, che era del settentrione, tirò fuori dalla sua sapienza questa opinione: il gaudio celeste e la felicità eterna non sono altre che lietissime riunioni con gli angeli e piacevolissime conversazioni con essi, da cui, i volti continuamente sereni, sono tenuti nelle allegrezze, e in sorrisi di giocondità per le piacevolezze e le facezie. E che cosa potrebbero essere i gaudi celesti se non la varietà di questi piaceri per tutta l’eternità? La terza coorte, che era la prima tra i savi della regione occidentale, secondo il proprio pensiero, si espresse così: Che altro sono il gaudio celeste e la felicità eterna se non banchetti con Abramo, Isacco e Giacobbe, sulle cui mense saranno vivande delicate e vini generosi e squisiti; e dopo i pasti, giochi e cori di fanciulle e di ragazzi, che ballano ai suoni di sinfonie e di flauti, inframezzati da soavissimi canti; e infine, alla sera, rappresentazioni teatrali, e dopo le rappresentazioni di nuovo banchetti, e così ogni giorno per tutta l’eternità? Dopo ciò, la quarta coorte, che era la seconda della regione occidentale, enunciò il suo pensiero in questi termini: Noi abbiamo accarezzato parecchie idee circa il gaudio celeste e la felicità eterna; abbiamo esaminato diversi gaudi, paragonandoli fra loro, e abbiamo concluso che i gaudi celesti sono gaudi paradisiaci. Che cosa altro è il cielo se non il paradiso, che si estende dall’oriente all’occidente e dal mezzogiorno al settentrione, e dove sono alberi fruttiferi e fiori deliziosi? In mezzo a quegli alberi e a quei fiori è il magnifico albero della vita, intorno al quale siederanno i beati, nutrendosi di frutti di un sapore delicato, e ornandosi di corone di fiori di un odore soavissimo. Quegli alberi e fiori, sotto l’influenza di una primavera perenne, nascono e rinascono ogni giorno con una varietà infinita; e per questa nascita e fioritura perenne, e allo stesso tempo per questa temperatura eternamente primaverile,gli animi continuamente ricreati non possono che aspirare e respirare ogni giorno nuovi gaudi, e così ritornare nel fiore dell’età, e quindi nel primitivo stato, in cui Adamo e sua moglie furono creati, e di conseguenza essere rimessi nel loro paradiso, trasferito dalla terra nel cielo. La quinta coorte, che era la prima tra i più perspicaci in ingegno della regione meridionale, parlò così: I gaudi celesti e la felicità eterna non sono altro che domini eminenti e tesori immensi, e quindi una magnificenza più che regale, e uno splendore al di sopra di ogni lustro. Che i gaudi del cielo e la loro continua fruizione, che è la eterna felicità siano tali, noi l’abbiamo veduto chiaramente da coloro che nel mondo precedente godettero questi beni; ed inoltre da questo, che i beati nel cielo debbono regnare con il Signore, ed essere re e principi, perché essi sono figli di colui che è il Re dei re, e il Signore dei signori, e per il fatto che essi dovranno sedere sui troni, e gli angeli dovranno servirli. Noi abbiamo veduto chiaramente la magnificenza del cielo da questo, che la nuova Gerusalemme, con la quale è descritta la gloria del cielo, dovrà avere delle porte, ognuna delle quali sarà una perla, e dalle piazze di oro puro, ed un muro le cui fondamenta saranno di pietre preziose . Di conseguenza, chiunque è ricevuto nel cielo, ha un palazzo risplendente d’oro e di cose preziose, e il possesso passa successivamente nell’ordine, dall’uno all’altro; e dato che sappiano che in tali cose sono gioie innate è una felicità intrinseche, che sono promesse irrevocabili di Dio, noi non abbiamo potuto da altra origine lo stato più felice della vita celeste.. Dopo questa coorte, la sesta, che era la seconda della regione meridionale, rese la parola e disse: il gaudio celeste e la felicità eterna non sono altro che una perpetua glorificazione di Dio, una festa che dura eternamente, e un culto beatissimo con canti e giubili, quindi una costante elevazione del cuore a Dio, con piena fiducia dell’accettazione delle preghiere e delle lodi per tanta Divina munificenza di beatitudini. Alcuni della coorte aggiunsero che questa glorificazione si farà con magnifiche illuminazioni, con soavi profumi e con pompose processioni, alla testa delle quali andrà con una gran tromba il sommo pontefice, seguito da primati e clavigeri grandi e piccoli, e dietro di loro seguiranno degli uomini con delle palme, e delle donne con statuette d’oro in mano.

733. La settima coorte, che in virtù della sua luce non era visibile alle altre, era dell’oriente del cielo; essa si componeva di angeli della stessa società, alla quale apparteneva l’angelo della tromba. Avendo udito nel loro cielo che nel mondo cristiano non c’era neppure un sol uomo che sapesse che cosa fosse il il gaudio celeste e la felicità eterna, quegli angeli avevano detto fra loro: Questa non è la verità; non è possibile che vi sia tra i cristiani tanta oscurità e tale ottusità. Discendiamo anche noi e ascoltiamo se è vero; e se ciò è vero, è sicuramente un prodigio. Quegli angeli dissero dunque all’angelo della tromba: Tu sai che ogni uomo che ha il desiderio del cielo, e ha pensato qualcosa di positivo circa i gaudi che vi si godono, dopo la morte viene introdotto nei gaudi della sua immaginazione, e dopo che ha imparato per esperienza quali sono i quei gaudi, cioè che sono secondo le vane idee delle sua mente, e secondo i deliri della sua fantasia, egli ne è distolto ed è istruito. Questo avviene nel mondo degli spiriti alla maggior parte di coloro che nella vita precedente meditarono sul cielo e si formarono delle idee determinate circa i gaudi che vi si godono, al punto da desiderarli. Udito ciò, l’angelo della tromba disse alle sei coorti dei savi del mondo cristiano, che aveva convocato: Seguitemi, ed io vi introdurrò nei vostri gaudi, di conseguenza nel cielo.

734. Dopo questo invito, l’angelo andò davanti, seguito dalla coorte di coloro che si erano persuasi che i gaudi celesti fossero soltanto lietissime riunioni e piacevolissime conversazioni. L’angelo li introdusse in alcune adunanze della regione settentrionale, fra coloro che nel mondo precedente non avevano avuto altre idee dei gaudi del cielo. Vi era là una casa spaziosa, nella quale tale spiriti erano radunati. C’erano nella casa più di cinquanta camere, distinte secondo i diversi generi di conversazioni. Nelle une si discuteva delle cose vedute e udite sulla pubblica piazza e nelle strade; nelle altre si tenevano vari discorsi piacevoli sul gentil sesso, inframezzati da facezie moltiplicate fino a suscitare nell’adunanza l’ilarità su tutti i volti; in altre camere si parlava delle notizie delle corti, dei ministeri, dello stato, di varie cose che erano trapelate da riunioni riservate, e si facevano allo stesso tempo ragionamenti e congetture sugli avvenimenti; in altre camere si ragionava di commercio; in altre di letteratura; in altre di cose riguardanti la prudenza civile e la vita morale; in altre di cose ecclesiastiche e di sette, e così di seguito. Mi fu dato di visitare quella casa, ed io vidi delle genti che correvano da una camera all’altra, cercando compagnie conformi alle loro affezioni, e quindi ai loro gaudi. In quelle adunanze vidi tre specie di individui: gli uni desiderosi di parlare, altri desiderosi di interrogare e altri avidi di ascoltare. Nella casa c’erano quattro porte, una porta verso ciascuna regione; ed io osservai che molti lasciavano le adunanze e si affrettavano per uscire. Ne seguii alcuni alla porta orientale, e ne vidi altri seduti presso quella porta con un volto triste; mi avvicinai e domandai loro perché sedevano così tristi. Mi risposero: Le porte di questa casa sono tenute chiuse per quelli che vogliono uscire; e ora è il terzo giorno da quando siamo entrati, e abbiamo trascorso le giornate secondo il nostro desiderio di adunanze e conversazioni, e di questi discorsi continui siamo così stanchi, che a malapena possiamo sopportare di udirne il semplice mormorio; perciò, spinti dalla noia, siamo giunti a questa porta, a abbiamo picchiato, ma ci è stato risposto: Le porte di questa casa non si aprono per quelli che vogliono uscire, ma per quelli che vogliono entrare; rimanete e godete i gaudi del cielo. Da queste risposte abbiamo dedotto che noi rimarremo qui eternamente; di qui la tristezza ha invaso le nostre menti, e ora i nostri petti cominciano a contrarsi, e siamo in preda all’ansietà. Allora l’angelo rivolse loro la parola dicendo: Questo stato è la morte dei vostri gaudi, che voi credeste essere unicamente celesti, quando invece non sono che gli accessori dei gaudi celesti. Ed essi domandarono all’angelo: Che cosa è dunque il gaudio celeste? E’ il piacere di fare qualche cosa che sia utile a sé e agli altri; e il piacere dell’uso trae la sua essenza dall’amore, e la sua esistenza dalla sapienza; il piacere dell’uso derivante dall’amore per la sapienza è l’anima e la vita di tutti i gaudi celesti. Vi sono nei cieli lietissime riunioni, che rallegrano i loro cuori, e ricreano i loro corpi; ma essi non ne godono se non dopo aver fatto gli usi nelle loro funzioni e opere; di qui, in tutte le loro allegrezze e i loro divertimenti c’è anima e vita; ma se si toglie quell’anima o quella vita, i gaudi accessori cessano successivamente di essere gaudi, e divengono prima indifferenti, poi come cose da nulla e infine tristezza e ansietà. Ciò detto la porta si aprì, e quelli che erano seduti vicino uscirono frettolosamente e fuggirono alle loro case, ciascuno alla sua funzione e al suo lavoro, e furono confortati.

Vera religione cristiana (725-730)

Coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, sono nel Signore, e il Signore è in loro;, di conseguenza per mezzo della Cena si effettua la congiunzione con il Signore

725. Che si accostano degnamente alla Santa Cena coloro i quali sono nella fede nel Signore e nella carità verso il prossimo, e che le verità della fede facciano la presenza del Signore, e i beni della carità in uno con la fede facciano la congiunzione, è stato mostrato più sopra in alcuni capitoli; di qui risulta che quelli che si accostano degnamente alla Santa Cena sono congiunti al Signore, e quelli che sono congiunti al Signore, sono in lui ed egli è in loro. Che questo avvenga a coloro che si accostano degnamente, lo dichiara il Signore stesso in Giovanni, con queste parole:

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue, dimora in me ed io in lui (Giovanni 6:56)

che sia questa la congiunzione con il Signore egli lo insegna anche altrove nello stesso evangelista, in questi termini:

Dimorate in me, ed io dimorerò in voi; colui che dimora in me e io in lui, quegli porta molto frutto (Giovanni 15:4, 5; Ap. 3:20)

Che altro è la congiunzione con il Signore, se non essere fra quelli che sono nel suo Corpo? E compongono il suo Corpo coloro i quali credono in lui e fanno la sua volontà; e la sua volontà è l’esercizio della carità secondo le verità della fede.

726. Senza la congiunzione con il Signore non si può accedere alla vita eterna e alla salvezza; questo perché il Signore è l’una e l’altra. Che egli sia la vita eterna è chiaramente manifesto dai passi della Parola, e da questo in Giovanni:

Gesù Cristo, il vero Dio e la vita eterna (I Giovanni 5:21)

che egli sia la salvezza è perché la salvezza e la vita eterna sono uno; il suo nome Gesù significa anche salvezza, e quindi in tutto il mondo cristiano egli è chiamato il Salvatore. Tuttavia, si accostano degnamente alla Santa Cena, solo coloro i quali sono interiormente congiunti al Signore, che sono i rigenerati; e chi siano quelli che sono rigenerati, è stato mostrato nel capitolo sulla riforma e la rigenerazione. Inoltre, vi sono molti che confessano il Signore e che fanno del bene al prossimo; ma se essi non fanno ciò in virtù dell’amore verso il prossimo e in virtù della fede nel Signore, non sono rigenerati, perché essi fanno del bene al prossimo solo per ragioni che concernono il mondo e se stessi, e non il prossimo in quanto prossimo; le loro opere sono meramente naturali,e interiormente non racchiudono nulla di spirituale; perché essi confessano il Signore solamente con la bocca e le labbra, ma il loro cuore ne è ben lontano. L’amore stesso verso il prossimo e la fede stessa vengono dal Signore solo, e l’uno e l’altra sono dati all’uomo, quando egli virtù del libero arbitrio fa naturalmente del bene al prossimo, crede razionalmente le verità e si rivolge al Signore; e quando egli fa queste tre cose, perché sono state comandate nella Parola, allora il Signore impianta in lui la carità e la fede, e le rende entrambe spirituali; così il Signore si congiunge all’uomo, e l’uomo si congiunge al Signore, perché non vi è congiunzione, eccetto che non sia fatta reciprocamente. Ma questo punto è stato pienamente spiegato nei capitoli sulla carità e la fede, sul libero arbitrio e sulla rigenerazione.

727. Che nel mondo le congiunzioni e le consociazioni si facciano per mezzo di inviti alla mensa e per mezzo di banchetti, è noto; perché con essi, colui che invita ha qualche intenzione diretta verso qualche fine riguardante l’accordo o l’amicizia; maggiormente gli inviti che hanno per fine le cose spirituali. I conviti nelle antiche chiese erano conviti della carità; egualmente nella primitiva chiesa cristiana; in quei conviti essi si confortavano gli uni, gli altri, al fine di rimanere con cuore sincero nel culto del Signore. I banchetti che i figli d’Israele facevano presso il tabernacolo con i resti dei sacrifici, non significavano altro che l’unanimità del culto di Jehovah; perciò la carne che ivi mangiavano era chiaramente chiamata santa (Geremia 11:15 Ag. 2:12; e in molti altri passi altrove) perché proveniva dal sacrificio; ciò vale a maggior ragione per il Pane e il Vino e della carne pasquale nella Cena del Signore che si è offerto in sacrificio per i peccati di tutto il mondo. Inoltre la congiunzione con il Signore per mezzo della Santa Cena può essere comparata con la congiunzione delle famiglie provenienti da un medesimo padre; da questo padre discendono i consanguinei, poi in ordine i parenti di diversi gradi, e tutti traggono qualche cosa della prima stirpe; tuttavia, essi non traggono così la carne e il sangue, ma qualche cosa della carne e dal sangue, di conseguenza, l’anima e quindi l’inclinazione a cose simili, a quelle con le quali sono congiunti; la stessa congiunzione appare anche comunemente nei volti e ancora nei costumi e per questo sono chiamati una stessa carne, come in Genesi 29:14; 37:27; II Sam. 5:1; 19:12, 13; e altrove. Egualmente è della congiunzione con il Signore che è il Padre di tutti i fedeli e beati; la congiunzione con lui si fa per mezzo dell’amore e della fede, in virtù delle quali essi sono chiamati una medesima carne. Di qui il Signore disse:

Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me e io in lui

chi non vede che il pane e il vino non fanno questo, ma che è il bene dell’amore inteso per il pane e la verità della fede, intesa per il vino, i quali sono propri del Signore e procedono, e sono comunicati da lui solo? Ogni congiunzione si fa anche per l’amore; e l’amore non è amore senza la fede. Coloro che credono che il pane sia la carne, e il vino sia il sangue, ma che non possono elevare il loro pensiero oltre, rimangano pure in questa persuasione, ma non pensino altrimenti se non che essa è una cosa santissima che ha una valenza congiuntiva con il Signore, che essa è attribuita e appropriata all’uomo come sua, sebbene rimanga sempre cosa del Signore.

La Santa Cena per coloro che vi sia costano degnamente, è come un segno ed un sigillo che essi sono figli di Dio

728. Se la Santa Cena, per coloro che si accostano degnamente, è come un segno e un sigillo che essi sono figli di Dio, è perché, come si è detto più sopra, il Signore è allora presente, e introduce nel cielo quelli che sono nati da lui, cioè i rigenerati. La Santa Cena fa questo, perché allora il Signore è presente anche in quanto al suo Umano; infatti è stato mostrato più sopra che nella Santa Cena è presente tutto il Signore, e tutta la sua redenzione; perché sul pane egli dice: Questo è il mio Corpo; e sul vino: Questo è il mio sangue; di conseguenza egli li ammette allora nel suo Corpo, e la chiesa e il cielo fanno il suo Corpo. Quando l’uomo è rigenerato, il Signore è certamente presente, e attraverso la sua Divina operazione prepara l’uomo per il cielo; ma affinché entri in attualità nel cielo, l’uomo deve in attualità presentarsi al Signore; e dato che il Signore si presenta in attualità all’uomo, l’uomo deve in attualità riceverlo, non però come sospeso alla croce, ma come egli è nel suo Umano glorificato, in cui è presente; e il corpo di questo Umano è il Divino bene, e il sangue, la Divina verità; questo bene e questa verità sono dati all’uomo, e per mezzo di essi l’uomo è rigenerato, ed è nel Signore, e il Signore è in lui. Perché, come è stato mostrato più sopra, la consumazione che ha luogo nella Santa Cena, e una consumazione spirituale. Da queste spiegazioni, una volta ben percepite, si vede che la Santa cena è come un segno e un sigillo, e che quelli che vi si accostano degnamente sono i figli di Dio.


729. Tuttavia, coloro che muoiono nell’infanzia e così non arrivano all’età per poter accedere degnamente alla Santa Cena, sono introdotti dal Signore mediante il battesimo, perché come è stato mostrato nel capitolo sul battesimo, questo sacramento è l’introduzione nella chiesa cristiana, e allo stesso tempo l’inserzione fra i cristiani nel mondo spirituale; e là, la chiesa e il cielo sono una stessa cosa; perciò introduzione nella chiesa là è altresì per essi l’introduzione nel cielo. Ed essi, essendo allevati sotto l’auspicio del Signore, sono sempre più rigenerati e divengono suoi figli; infatti essi non conoscono altro Padre. Quanto ai bambini e ai fanciulli nati fuori dalla chiesa cristiana, essi, per un altro mezzo diverso dal battesimo, vengono introdotti nel cielo designato alla loro religione, dopo la ricezione della fede nel Signore; ma non sono mescolati con quelli che sono nel cielo cristiano. Non c’è difatti nessuna nazione in tutto l’orbe terraqueo che non possa essere salvata, se riconosce un Dio e vive bene; perché il Signore ha redento tutti gli uomini, e l’uomo è nato spirituale, per cui egli ha la facoltà di ricevere il dono della redenzione. Coloro che ricevono il Signore, cioè a dire, che hanno la fede in lui, e non sono nei mali della vita, sono chiamati figli di Dio e nati da Dio (Matteo 13:38) e ancora, eredi (Matteo 19:29; 25:34). I discepoli del Signore sono anche chiamati figli (Matteo 13:33) e inoltre tutti gli angeli (Giobbe 1:6; 2:1).

730. La Santa Cena è come un’alleanza, che, dopo convenuti i patti, è fatta e infine suggellata con un suggello. che il Sangue del Signore sia l’alleanza, lo insegna egli stesso, perché disse, quando prese il calice e lo diede:

Bevetene tutti, questo è il mio Sangue, quello del nuovo Testamento (Matteo 26:28; Marco 14;24; Luca 22:20

il nuovo Testamento è la nuova Alleanza; perciò la Parola scritta prima dell’avvento del Signore è chiamata dai profeti vecchio Testamento o vecchia Alleanza, e la Parola scritta dagli evangelisti è chiamata nuovo Testamento o nuova Alleanza. Che la Divina verità della Parola sia intesa per il sangue, e anche per il vino nella Santa Cena, si vede più sopra, nn. 706, 708; e la Parola è la stessa Alleanza che il Signore ha fatto con l’uomo, e l’uomo con il Signore. Perché il Signore è disceso come Parola, cioè come Divina verità; e poiché questa verità è il suo sangue, perciò il sangue nella chiesa israelita,che era rappresentativa della chiesa cristiana, fu chiamato sangue dell’Alleanza (Es. 24:7, 8; Zacc. 9:11) e il Signore fu chiamato Alleanza del popolo (Is. 42:6; 49:8; Ger. 31:31-34; Salmi 111:9). Che debba assolutamente esservi un segno, affinché vi sia certezza, e che questo segno sia apposto dopo gli atti deliberati, è anche secondo l’ordine nel mondo; che cos’è una donazione o un testamento senza la firma? Che cos’è un giudizio senza la sentenza sottoscritta, affinché il giudizio sia eseguito? Che cos’è in un regno, una carica eminente senza il diploma? Che cos’è una promozione ad un ufficio senza la conferma? Che cos’è il possesso di una casa senza l’atto di vendita, o senza una convenzione con il proprietario? Che cos’è la progressione verso qualche fine, o la corsa verso qualche metà, e così verso un premio, se non vi è un fine o una meta, dove il premio sarà riportato, e se il promittente non ha in qualche modo assicurato la sua promessa? Queste comparazioni sono aggiunte solo a titolo di esempio, affinché sia percepito anche dal uomo semplice che la Santa Cena è come il segno, il sigillo, l’impronta e la testimonianza del legato, anche dinanzi agli angeli, che si è figli di Dio, ed inoltre, come la chiave della casa nel cielo, dove si abiterà eternamente.

Vera religione cristiana (716-724)

Nella Santa Cena è tutto il Signore, e tutta quanta la sua redenzione

716. Che nella Santa Cena sia tutto il Signore non solo in quanto all’Umano glorificato, ma anche in quanto al Divino, da cui è proceduto l’Umano, è evidente dalle sue stesse parole. Che il suo Umano sia presente nella Santa Cena, si vede da queste parole:

Gesù, prendendo il Pane, lo spezzò, lo diede ai discepoli e disse: Questo è il mio Corpo; e prendendo il calice, lo diede loro, dicendo: Questo è il mio Sangue (Matteo 24; Marco 14; Luca 22)

ed inoltre in Giovanni

Io sono il Pane di vita; chi mangia di questo pane vivrà in eterno; il Pane che io darò, è la mia carne; in verità, in verità vi dico: Chi mangia la mia Carne e beve il mio sangue, dimora in me e io in lui, e vivrà in eterno (Giovanni 6:48, 51, 56)

da questi passi è evidente che il Signore in quanto al suo Umano glorificato, è nella Santa Cena. Che il Signore in quanto al suo Divino, da cui è proceduto il suo Umano, sia anche tutto quanto presente nella Santa Cena, è evidente da queste parole:

Io sono il Pane che è disceso dal cielo (Giovanni 6:51)

Egli è disceso dal cielo col suo Divino perché è detto:

Il Verbo era presso Dio, e Dio era il verbo; tutte le cose sono state fatte per mezzo di esso; e il Verbo si è fatto carne (Giovanni 1:1, 3, 14)


ed inoltre nei passi dove detto che egli e il Padre sono uno (Giovanni 10:30); che tutte le cose del Padre sono sue (Giovanni 3:35; 16:15); e che egli è nel Padre, e il Padre è in lui (Giovanni 14:10, 11) ecc. Ed inoltre ancora, il suo Divino non può essere separato dal suo Umano, più di quanto l’anima lo possa essere dal corpo; perciò, quando si dice che il Signore in quanto al suo Umano è tutto quanto nella Santa Cena, ne segue che il suo Divino, da cui è proceduto il suo Umano, è lì anche allo stesso tempo. Ora poiché la sua Carne significa il Divino bene del suo amore e il suo Sangue significa la Divina verità della sua sapienza, è evidente che tutto il Signore, sia in quanto al Divino, sia in quanto all’Umano glorificato, è onnipresente nella Santa Cena, di conseguenza la Santa Cena è la consumazione di un cibo spirituale.

717. Che nella Santa Cena sia tutta la redenzione del Signore consegue da quel che è stato detto dianzi; perché dove è tutto quanto il Signore, ivi ancora è tutta quanta la sua redenzione; infatti, egli stesso in quanto all’Umano è il redentore, di conseguenza egli è anche la stessa redenzione; non può mancare nulla della redenzione laddove egli è tutto quanto; perciò tutti coloro che fanno degnamente la Santa Comunione, divengono suoi redenti; e dato che per la redenzione è intesa la liberazione dall’inferno, la congiunzione con il Signore e la salvezza – di cui si parlerà qui appresso in questo capitolo, e di cui è stato trattato più pienamente nel capitolo sulla redenzione – perciò i suoi frutti sono donati all’uomo; tuttavia non per quanto il Signore voglia – perché dal suo Divino egli vuole donarli a tutti – ma nella misura in cui l’uomo riceve, e colui che riceve è redento nel grado in cui riceve. Da queste spiegazioni è evidente che gli effetti e i frutti della redenzione del Signore si spiegano verso coloro che si accostano degnamente.

718. Presso ogni uomo assennato vi è la facoltà di ricevere la sapienza che procede dal Signore, cioè di moltiplicare eternamente le verità dalle quali esiste la sapienza; e altresì di ricevere l’amore, cioè di fruttificare egualmente eternamente i bene dai quali quell’amore esiste; questa perpetua fruttificazione del bene, e quindi dell’amore, e questa perpetua moltiplicazione della verità, e quindi della sapienza, sono date agli angeli, e sono date anche agli uomini che divengono angeli; e dato che il Signore è l’amore stesso e la sapienza stessa, ne segue che l’uomo ha la facoltà di congiungersi al Signore, e congiungere il Signore a sé perpetuamente. Nondimeno, poiché l’uomo è finito, il Divino stesso del Signore non gli può essere congiunto, ma soltanto aggiunto; così per comparazione, la luce del sole non può essere congiunta all’occhio, né il suono dell’aria congiunto all’orecchio, ma possono soltanto essere aggiunti, e così dare la facoltà di vedere e udire; infatti l’uomo non è la vita in sé, come il Signore lo è, anche in quanto all’Umano (Giovanni 5:26 ) ma è il recipiente della vita; è la vita stessa che gli è aggiunta, ma non gli è congiunta. Queste spiegazioni sono date affinché si intenda in quale modo tutto il Signore e tutta la sua redenzione sono presenti nella Santa Cena.

Il Signore è presente presso coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, e apre loro il cielo; egli è anche presente presso coloro che vi si accostano indegnamente, ma a questi non apre il cielo; di conseguenza, come il Battesimo è l’inclusione nella chiesa, così la Santa Cena è l’introduzione nel cielo


719. Nei due lemmi che seguono mostrerò chi sono coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena, e allora allo stesso tempo si vedrà chi sono coloro che vi si accostano indegnamente, perché quel che si dice degli uni fa conoscere gli altri in forza dell’opposto. Se il Signore è presente non solo preso quelli che sono degni, ma anche presso coloro che sono indegni, è perché egli è onnipresente tanto nel cielo, quanto nell’inferno, e altresì nel mondo, di conseguenza, presso i malvagi egualmente che presso i buoni; ma presso i buoni, vale a dire preso i rigenerati, egli è presente universalmente e singolarmente, perché il Signore è in essi ed essi sono nel Signore; e dov’è il Signore, ivi è il cielo; il cielo costituisce anche il Corpo del Signore ; perciò essere nel suo Corpo, è essere allo stesso tempo nel cielo. Tuttavia, la presenza del Signore presso coloro che si accostano indegnamente, è la sua presenza universale, e non la sua presenza singolare o ciò che lo stesso, è la sua presenza esteriore, e non allo stesso tempo interiore; e la sua presenza universale o esteriore rende possibile che l’uomo che l’uomo viva e goda delle facoltà di sapere, intendere e parlare razionalmente in virtù dell’intelletto; perché l’uomo è nato per il cielo, perciò egli anche è nato spirituale e non semplicemente naturale, come la bestia; egli gode anche della facoltà di volere e fare le cose che l’intelletto può sapere, intendere e quindi razionalmente enunciare; ma se la volontà rigetta le cose dell’intelletto autenticamente razionali, le quali interiormente sono anche spirituali, allora l’uomo diviene esterno; pertanto presso coloro che intendono solamente che cosa sono il bene e la verità, la presenza del Signore è universale o esteriore. Ma presso coloro che vogliono anche e fanno il vero il bene, la presenza del Signore è universale e singolare, ossia esteriore e interiore. Coloro che intendono meramente le verità e i beni e ne parlano, sono per comparazione, le vergini stolte che avevano le lampade e non l’olio; ma coloro che non solo intendono le verità e i beni e ne parlano, ma li vogliono anche e lì fanno, sono le vergini prudenti che furono introdotte nella sala delle nozze, mentre le altre rimasero fuori e picchiarono ma non furono introdotte (Matteo 25:1-12 ). Da ciò risulta chiaramente che il Signore è presente presso coloro che si accostano degnamente alla Santa Cena e apre loro il cielo, e che gli è presente anche presso coloro che vi si accostano indegnamente, ma che a questi non apre il cielo.

720. Tuttavia non si deve credere che il Signore chiuda il cielo a coloro che si accostano indegnamente; egli non fa questo ad alcun uomo sino all’ultimo momento della sua vita nel mondo; ma è l’uomo che chiude a se stesso in cielo; ed egli se lo chiude rigettando la fede e persistendo nel male della vita. Cionondimeno, l’uomo è continuamente tenuto in uno stato possibile di penitenza e di conversione; perché il Signore è perpetuamente presente e spinge per essere ricevuto; infatti egli dice:

Io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce e apre, io entrerò e cenerò con lui, ed egli con me (Ap. 3:20)

l’uomo dunque che non apre la porta, egli stesso è in colpa. Avviene altrimenti dopo la morte; allora il cielo è chiuso e non può più essere aperto a coloro che fino alla fine si sono accostati indegnamente alla Santa Cena, perché allora gli interiori della loro mente sono fissati e stabiliti.

721. Che il Battesimo sia l’introduzione nella chiesa, è stato mostrato nel capitolo sul Battesimo; e che la Santa Cena sia l’introduzione nel cielo, si vede dalle cose dette sopra purché siano percepite. Questi due sacramenti, il Battesimo e la Santa Cena, sono come due porte di accesso alla vita eterna. Ogni uomo cristiano per il battesimo, che è la prima porta, è introdotto nelle cose che la chiesa insegna, secondo la Parola, sull’altra vita, le quali tutte sono mezzi attraverso i quali l’uomo può essere preparato e condotto al cielo. La seconda porta è la Santa Cena, per la quale è ammesso e introdotto nel cielo ogni uomo che si lascia preparare e condurre dal Signore; non vi sono altre porte universali. Questi due sacramenti possono essere paragonati a un principe nato per regnare; in primo luogo prima egli è introdotto nelle conoscenze che concernono il modo di governare; poi viene coronato, e gli è dato nelle mani il governo. Possono anche essere paragonati con un figlio nato per una grande eredità; prima egli deve imparare e istruirsi in tutto quel che attiene alla giusta disposizione dei poteri e delle ricchezze; poi viene immesso nel possesso e nell’amministrazione. Possono ancora essere paragonati con la costruzione di una casa e l’abitazione di essa e altresì con l’istruzione dell’uomo dall’infanzia fino all’età in cui gode della sua indipendenza e del suo giudizio e poi con la sua vita razionale spirituale; bisogna necessariamente che il primo periodo preceda, perché si possa pervenire al secondo, perché questo non è possibile senza quello. Queste comparazioni dimostrano chiaramente che il Battesimo e la Santa Cena sono come due porte per quali l’uomo è introdotto nella vita eterna, e dopo la prima porta c’è un campo che si deve percorrere, e la seconda porta è la meta, dove si trova il premio verso i quali egli diresse il suo corso; perché la palma non è data se non dopo la lotta, e la ricompensa se non dopo il combattimento.

Si accostano degnamente alla Santa Cena coloro i quali sono nella fede nel Signore e nella carità verso il prossimo, cioè quelli che sono rigenerati

722. Ogni cristiano che studia la Parola sa, riconosce e percepisce che Dio, la carità e la fede sono i tre universali della chiesa, perché sono i mezzi universali della salvezza.

I – Che Dio debba essere riconosciuto, perché uno abbia la religione e sia in lui qualche cosa della chiesa, lo detta la stessa ragione in cui è qualche condizione spirituale; chi dunque si accosta alla Santa Cena e non riconosce Dio, profana; perché con l’occhio egli vede del pane e del vino e con la lingua mi gusta, ma la mente pensa: Che cos’è questo pane e questo vino se non cose indifferenti? In cosa differiscono da quelli che sono sulla mia tavola? Nondimeno, faccio la Cena per non essere infamato dal sacerdozio come ateo, e quindi dal popolo.
II – Che dopo la riconoscenza di Dio, la carità sia il secondo mezzo che rende possibile che ci si accosti degnamente, risulta tanto dalla Parola, quanto dalle preghiere che si leggono in tutte le chiese cristiano, prima di accedere alla Santa Cena. Dalla Parola, perché il primo comandamento e precetto è di amare Dio sopra tutte le cose e il prossimo come se stesso (Matteo 22:34-39; Luca 10:25-28); ed inoltre da Paolo: Vi sono tre cose che contribuiscono alla salvezza, e la più grande di esse è la carità (I Corinzi 13:13); ed inoltre da questi passi:

Noi sappiamo che Dio non esaudisce i peccatori, ma se qualcuno onora Dio e fa la sua volontà, questi egli esaudisce (Giovanni 9:31)

Ogni albero che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco (Matteo 7:19, 20; Luca 3:8, 9)

Dalle preghiere che si leggono in tutte le chiese cristiano prima di accedere alla santa cena: in queste preghiere ovunque si è seriamente avvertiti di essere nella carità per la riconciliazione e la penitenza. Io trascriverò solamente queste parole della preghiera che si legge innanzi ai comunicandi in Inghilterra:

Ecco la via e il mezzo di partecipare degnamente alla Santa Cena; in primo luogo ognuno esamini le azioni e le abitudini della sua vita, secondo le regole dei comandamenti di Dio; in qualunque di esse, laddove egli scopra di aver mancato con la volontà, con le parole o con i fatti, allora deplori la sua viziosa natura, e se ne confessi davanti a Dio onnipotente, con la ferma risoluzione di emendare la sua vita; e se scopre che le sue offese sono non solo contro il Dio ma anche contro il prossimo allora deve riconciliarsi con lui, ed essere pronto a fargli restituzione e soddisfazione secondo tutto il suo potere, per le ingiustizie e i mali che gli avesse recato; egualmente deve essere pronto a rimettere agli altri le loro offese, come vuole che le sue offese siano rimesse da Dio; altrimenti il ricevimento della Santa Comunione non farà che aggravare la sua condanna. Perciò se qualcuno tra voi è bestemmiatore di Dio, detrattore e schernitore della sua Parola, o se è colpevole di malizia, o di invidia, o di qualche altro enorme delitto, faccia penitenza dei suoi peccati; sennò, non si accosti alla Santa Comunione, altrimenti dopo averla ricevuta il diavolo entrerà in lui come entrò in Giuda, e lo riempirà di ogni iniquità, e distruggerà il suo corpo e la sua anima.

III – Che la fede nel Signore sia il terzo mezzo di trarre degni frutti dalla Santa Cena, è perché la carità e la fede fanno uno, come nella stagione di primavera il calore e la luce in virtù della cui congiunzione rinasce ogni albero; egualmente, in virtù del calore spirituale, che è la carità, e della luce spirituale, che è la verità della fede, vive ogni uomo. Che la fede nel Signore produca quest’effetto, si vede da questi passi:

Chiunque crede in me non morirà in eterno, ma vivrà (Giovanni 11:25, 26)

Questa è la volontà del Padre, che chiunque crede nel Figlio abbia la vita eterna (Giovanni 6:40)

Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito affinché chiunque crede in lui abbia la vita eterna (Giovanni 3:15,16)

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi non crede nel figlio, non vedrà la vita, ma la collera di Dio dimora sopra di lui (Giovanni 3:36)


Noi siamo nella verità nel Figlio di Dio Gesù Cristo, egli è il vero Dio e la vita eterna (I Giovanni 5:20, 21)


723. Che l’uomo sia rigenerato per questi tre universali, Dio la carità e la fede come uno, e che se l’uomo non è rigenerato non può accedere al cielo, è stato mostrato nel capitolo sulla riforma e sulla la rigenerazione; perciò il Signore non può aprire il cielo ad altri che ai rigenerati, e non può dopo la morte naturale introdurvi gli altri. Per i rigenerati che si accostano degnamente sono intesi coloro che sono interiormente in quei tre essenziali del cielo e della chiesa, ma non coloro che vi sono soltanto esteriormente; perché costoro confessano il Signore non con l’anima, ma solamente con la lingua, ed esercitano la carità verso il prossimo non col cuore, ma solo con il corpo; tali uomini sono operatori di iniquità, secondo queste parole del Signore:

Allora voi prenderete a dire: Signore, noi abbiamo mangiato dinanzi a te, e abbiamo bevuto; ma io vi dirò: Non so da dove venite, allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità (Luca 13:26, 27)

724. Queste cose, come le precedenti, possono essere spiegate attraverso varie comparazioni, che concordano e che corrispondono ancora; per esempio non sono ammessi alla mensa di un imperatore o di un re altri, se non quelli che sono in funzioni e dignità onorifiche e questi prima di andare, indossano un abito decoroso, e si adornano dei loro distintivi, al fine di essere accolti e ricevuti favorevolmente; questo vale a maggior ragione per la mensa del Signore – che è il Signore dei signori, e il Re dei re (Ap. 17:14) – alla quale tutti sono chiamati e invitati? Ma soltanto coloro che sono spiritualmente degni e in un abito onorevole sono ammessi, dopo essersi alzati dalla Mensa, nei palazzi del cielo e nei gaudi che vi si godono, e sono onorati come principi, perché sono i figli del Re Grandissimo; e poi ogni giorno siedono a mensa con Abraham, Isacco e Giacobbe (Matteo 8:11) con i quali è inteso il Signore in quanto al Divino Celeste, al Divino spirituale e al Divino naturale. Quelle stesse cose possono anche essere paragonate con le nozze sulla terra, alle quali sono invitati solamente i parenti, i congiunti e gli amici dello sposo e della sposa; se un altro entra, certamente è ammesso, ma dato che non c’è per lui un posto a tavola egli si ritira. Egualmente è di coloro che sono invitati alle nozze del Signore come sposo e della chiesa come sposa, fra i quali sono come parenti, congiunti e amici quelli che traggono la loro nobiltà dal Signore, in virtù della rigenerazione. inoltre, chi nel mondo è iniziato nell’amicizia di un altro, se non colui che con un cuore sincero confida in lui e fa la sua volontà? Questi e non altri l’amico annovera tra i suoi e gli confida i suoi beni.

Vera religione cristiana (706-715)

706. Se per il sangue del Signore è inteso il suo Divino e il Divino della Parola, è perché per la sua carne è inteso spiritualmente il Divino bene dell’amore, e queste due cose nel Signore sono unite. E’ noto che il Signore è la Parola; e vi sono due cose, il Divino bene e la Divina verità, cui tutte le espressioni della Parola si riferiscono; se dunque la Parola è considerata il Signore stesso, è evidente che quelle due cose sono intese per la sua carne per il suo sangue. Che per il sangue sia intesa la Divina verità del Signore o della Parola, si vede da molti passi; per questo il sangue fu chiamato il sangue dell’Alleanza, e l’alleanza è la congiunzione, e questo si fa dal Signore mediante la sua Divina verità; per esempio, in Zaccaria:

Per il sangue della sua Alleanza, io trarrò gli incatenati fuori dalla fossa (Zaccaria 9:11)

e in Mosè:

Dopo che Mosè ebbe letto il libro della Legge alle orecchie del popolo, sparse la metà del sangue sopra il popolo e disse: Ecco il sangue dell’Alleanza, che Jehovah ha fatto con voi sopra tutte queste parole (Es. 24:3-11)


Gesù, prendendo il calice lo dette loro, dicendo: Questo è il mio sangue, quello della nuova Alleanza (Matteo 24:27, 28; Marco 14:24; Luca 22:20)

Per il sangue della nuova Alleanza o del Nuovo Testamento non è inteso altro che la Parola, che è chiamata Alleanza e Testamento vecchio e nuovo, di conseguenza la Divina verità in in essa contenuta. Poiché il sangue ha questo significato, perciò il Signore dette ai discepoli il vino, dicendo: Questo è il mio sangue. E il vino significa la Divina verità; per questo è anche chiamato sangue d’uva (Gen. 49:11; Deut. 32:14). Questo è ancora evidente dalle parole del Signore:


In verità, in verità vi dico: Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, voi non avrete la vita in voi; perché la mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Giovanni 6:50-58)

Che qui per il sangue sia intesa la Divina verità della Parola, è chiaramente evidente, poiché si dice che chi beve ha la vita in sé e che dimora nel Signore, e il Signore in lui. Che sia la Divina verità e la vita ad essa conforme che faccia ciò, e che la Santa Cena lo confermi, questo può essere noto nella chiesa. Poiché che il Sangue significava la Divina verità del Signore, che è anche la Divina verità della Parola, e questa verità è la stessa Alleanza e il Testamento vecchio e nuovo, perciò il Sangue era l’elemento rappresentativo più santo della chiesa preso i figli di Israele, nella quale chiesa tutte le singole parti del culto erano corrispondenza di cose naturali con cose spirituali; così, per esempio, essi prendevano del sangue pasquale e lo mettevano sugli stipiti e sulle architravi delle porte delle case, affinché la piaga non si abbattesse sopra di loro (Es. 12:7, 13, 22). Il sangue dell’olocausto veniva sparso sopra l’altare, ai piedi di esso, e sopra Aronne e i suoi figli, e sopra i loro indumenti (Es. 29:12, 16, 20, 21; Lev. 1:5, 11, 15; 3:2, 8, 13; 4:25, 30, 34; 8:15, 24; 17:6; Num. 18:17; Deut. 12:27) come pure, sul velo che era sull’arca, sul propiziatorio e sui corni dell’altare dei profumi (Lev. 4:6, 7, 17, 18; 16:12-15). La stessa cosa è significata nell’Apocalisse per il Sangue dell’Agnello:

Questi hanno lavato le loro stole, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello (Ap. 7:14)

e in quest’altro passo:

E si fece una battaglia su nel cielo. Michael e i suoi angeli combatterono contro il dragone; e lo vinsero per il Sangue dell’Agnello, e per la Parola della sua testimonianza (Ap. 12:7, 11)

infatti non si può pensare che Michael e i suoi angeli abbiamo vinto il dragone per altro mezzo se non per la Divina verità del Signore nella Parola; perché gli angeli del cielo non possono pensare ad alcun sangue; essi neppure pensano alla passione del Signore, ma pensano solo alla sua Divina verità e alla sua risurrezione; quando dunque l’uomo pensa al sangue del Signore, gli angeli percepiscono la Divina verità della sua Parola; e quando egli pensa alla passione del Signore, essi percepiscono la sua glorificazione, e allora soltanto la sua risurrezione; che sia così, mi è stato dato di conoscerlo attraverso molte esperienze. Che il Sangue significhi la Divina verità, si vede ancora da queste parole in Davide:

Dio salverà le anime degli indigenti; prezioso sarà il loro sangue davanti ai suoi occhi; ed essi vivranno, ed egli darà loro dell’oro di Sheba (Salmi 72:13-16)

il sangue prezioso davanti agli occhi di Dio è la Divina verità presso di loro; e l’oro di Sheba è la sapienza che ne proviene. In Ezechiele:

Adunatevi per un gran sacrificio sopra i monti d’Israele, affinché mangiate della carne, e beviate del sangue. Berrete del sangue di principi della terra, e berrete del sangue fino all’ebbrezza; così darò la mia gloria fra le nazioni (Ez. 39:17-21)

qui si tratta della chiesa che il Signore doveva instaurare fra le nazioni. Che qui per il Sangue, non possa essere inteso il sangue, bensì la verità che procede dalla Parola presso i gentili, s’è visto appena più sopra.

707. Che per il Pane sia intesa la stessa cosa che per la Carne, si vede chiaramente dalle parole del Signore:

Gesù prendendo il pane lo spezzò e lo diede, dicendo: Questo è il mio corpo tra parentesi (Matteo 26, Marco 14, Luca 22)

inoltre:

Il pane che io darò è la mia carne. che io darò per la vita del mondo (Giovanni 6:51)

e il Signore dice ancora:

Io sono il Pane di vita; chi mangia di questo Pane vivrà in eterno (Giovanni 6:48, 51,58)

questo stesso Pane è inteso per i sacrifici che sono chiamati il Pane nei seguenti passi:

Il sacerdote le brucerà sull’altare; sarà il Pane di ignizione a Jehovah (Lev. 3:11, 16)

I figli di Aronne saranno santi al loro Dio, e non profaneranno il Nome del Dio loro, perché essi offrono le ignizioni a Jehovah, il Pane del loro Dio. Tu lo santificherai perché egli offre il Pane dell’Iddio tuo. L’uomo del seme di Aronne, in cui sia anche una sola macchia, non si accosti per offrire il Pane del suo Dio (Lev. 21:6, 8, 17, 21)

Comanda ai figli d’Israele e dì loro: La mia oblazione, il mio pane per le ignizioni d’odore di riposo, voi lo osserverete per offrirmelo nel tempo stabilito (Num 28:2)

Colui che avrà toccato l’impuro, non mangi delle cose santificate, ma lavi la sua carne nell’acqua, poi mangi delle cose santificate, perché questo è il suo Pane (Lev. 22:6, 7)

Mangiare delle cose santificate era mangiare la Carne dei sacrifici, la quale è altresì chiamata Pane; e inoltre, in Malachia, capitolo 1:7. Nei sacrifici, le minchas, che erano fatte di fiore fine di frumento – quindi erano pane – non significavano altro (Lev. 2:1-11; 6:6-14; 7:9-13 e altrove). Neppure significavano altro i Pani sopra la tavola nel tabernacolo, che erano chiamati Pani dei volti e di presentazione, di cui si parla in Esodo 25:30; 40:23; Levitico 24:5-10. Che per il Pane non sia inteso il pane naturale, ma il pane celeste, si vede chiaramente da questi passi:


L’uomo non vive di solo pane, ma di tutto quel che esce dalla bocca di Jehovah (Deut. 8:2, 3)

Io manderò una fame nella terra, non una fame di pane, né una una sete di acqua, ma per udire le parole di Jehovah (Amos 7:11)

inoltre per il pane è inteso ogni cibo (Lev. 24:5-9; Es. 25:30; 40:23; Num. 4:7; I Re 7:48. Che sia anche il cibo spirituale, si vede chiaramente da queste parole del Signore:

Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dimora nella vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà (Giovanni 6:27)

708. Che per il vino sia intesa la stessa cosa che per il sangue, si vede chiaramente delle parole del Signore:

Gesù prendendo il calice disse: Questo è il mio sangue (Matteo 26; Marco 14; Luca 22)

poi da questi:

Egli lava nel vino il suo indumento,e nel sangue delle uve il suo manto (Gen. 49:11)

queste parole furono dette del Signore.

Jehova Zebaoth farà a tutti i popoli un convito di grassi, un convito di vino squisito (Is. 25:6)

queste cose furono dette del sacramento della Santa Cena, che doveva essere istituito dal Signore. Nello stesso profeta:

O voi tutti che avete sete, andate alle acque; e voi che non avete denaro andate, comprate e mangiate; e comprate senza danaro il vino (Is. 55:1)

per il frutto della vite, che i discepoli berranno nuovo nel regno celeste (Matteo 26:29; Marco 14:25; Luca 22:17, 18) non è inteso altro che la verità della nuova chiesa e del cielo; perciò ancora in molti passi della Parola la chiesa è chiamata vigna, come in Isaia 5:1, 2, 4; Matteo 20:1-13) e il Signore chiama se stesso la vera Vite, e tralci, gli uomini che sono innestati in lui (Giovanni 15:1, 5) tralasciando molti altri passi altrove.

709. Da queste spiegazioni ora si può vedere quel che è inteso per la Carne e il Sangue del Signore, e per il Pane e il Vino nel triplice senso naturale, spirituale e celeste. Ogni uomo imbevuto di religione nel cristianesimo può sapere, e se non lo sa poi impararlo, che vi è un nutrimento naturale e un nutrimento spirituale, e che il nutrimento naturale è per il corpo, mentre il nutrimento spirituale è per l’anima; perché Jehovah il Signore dice in Mosè:

Non di solo non di solo pane vive l’uomo, ma di tutto quel che esce dalla bocca di Jehovah (Deut. 8:2, 3)

ora dato che il corpo muore, e l’anima vive dopo la morte, ne segue che il nutrimento spirituale è per la salvezza eterna; quindi chi non vede che questi due nutrimenti non devono mai essere confusi, e che se qualcuno li confonde, non può fare altrimenti che formarsi sulla carne sul sangue del Signore, e sul pane e il vino, che delle idee naturali e sensuali, cioè a dire materiali, corporali e carnali, che soffocano le idee spirituali concernenti questo santissimo Sacramento? Però se qualcuno è tanto semplice che non può pensare con l’intelletto altro che quel che vede gli occhi, posso suggerire, in merito alla Santa Cena, quando egli prende il Pane e il Vino, e allora ode nominare la carne e il sangue del Signore, di pensare in se stesso che quella è la cosa più santa del culto, e di rammentare la passione di Cristo e il suo amore per la salvezza dell’uomo, perché gli dice: Fate questo in memoria di me (Luca 22:19); ed inoltre: Il figlio dell’uomo è venuto per dare l’anima sua in redenzione per molti (Matteo 20:28; Marco 10:45). Io metto la mia anima per le pecore (Giovanni 10:15, 17; 15:13)

710. Questo può ancora essere illustrato per comparazione. Chi non ricorda e non ama colui che per amore della patria combatte fino alla morte contro il nemico, per liberarla dal giogo della servitù? E chi non ricorda e non ama l’uomo che vedendo i suoi concittadini in un’estrema indigenza, e la loro morte sotto i suoi occhi, per l’infierire della carestia, e allora, preso da compassione, tira fuori dalla sua casa il suo argento e il suo oro e lo distribuisce gratuitamente? E chi non ricorda e non ama l’uomo, che per amore e amicizia prende il suo agnello che possiede, e lo prepara, lo serve in tavola ai convitati? E così di seguito.

Da queste cose bene intese, si può comprendere che la Santa Cena contiene universalmente e singolarmente tutte le cose della chiesa e del cielo

711. Nel precedente lemma è stato mostrato che nella Santa Cena vi è il Signore stesso; che la carne e il pane sono il Signore in quanto al Divino bene dell’amore, e che il sangue e il vino sono il Signore in quanto alla Divina verità della Sapienza; vi sono dunque tre cose coinvolte nella Santa Cena, cioè il Signore, il suo Divino bene e la sua Divina verità. Pertanto, dato che la Santa Cena racchiude e contiene queste tre cose, ne segue che essa racchiude e contiene anche gli universali del cielo e della chiesa. E poiché tutti i particolari dipendono dagli universali, come i contenuti dipendono dai contenenti, ne segue anche che la Santa Cena racchiude e contiene tutti i particolari del cielo della chiesa. Da questo si vede principalmente che, poiché per la carne e il sangue del Signore ed egualmente, per il pane e il vino è inteso il Divino bene e la Divina verità, l’uno e l’altra procedenti dal Signore ed essendo il Signore, la Santa Cena contiene universalmente e singolarmente tutte le cose del cielo e della chiesa.

712. E’ noto anche che tre sono gli essenziali della chiesa, cioè Dio, la carità e la fede, e piccola che tutte le cose nella chiesa si riferiscono questi tre come ai loro universali. Questi tre sono gli stessi che i tre di cui si è appena parlato, poiché Dio nella Santa Cena è il Signore, la carità è il Divino bene e la fede è la Divina verità; che cos’è la carità se non il bene che l’uomo fa dal Signore? E che cos’è la fede se non la verità che l’uomo crede dal Signore? Di qui deriva che vi sono tre essenziali nell’uomo, quanto al suo interno, cioè l’anima, o la mente, la volontà e l’intelletto; questi tre sono i ricettacoli di quei tre universali; l’anima stessa o la mente è il ricettacolo del Signore,poiché essa vive da lui; la volontà è il ricettacolo dell’amore, o del bene, e l’intelletto il ricettacolo della sapienza, o della verità. Perciò tutte le cose nell’anima, o nella mente, non solo si riferiscono a quei tre universali del cielo e della chiesa, ma anche ne procedono. Mi si dica qualche cosa che procede dall’uomo, in cui non sia la mente, la volontà e l’intelletto. Se una di queste tre cose fosse tolta, forse che l’uomo sarebbe più che un non so che d’inanimato? Vi sono egualmente nell’uomo, in quanto al suo esterno, tre cose a cui anche si riferiscono e da cui dipendono tutte quelle che in generale in particolare lo costituiscono, cioè il corpo, il cuore e i polmoni. Queste tre cose nel corpo corrispondono anche alle tre cose della mente; il corpo corrisponde alla mente, il cuore alla volontà e i polmoni o la respirazione all’intelletto; che vi sia una tale corrispondenza, è stato pienamente mostrato in quel che precede. Così tutte le cose dell’uomo, tanto universalmente che singolarmente, sono state formate come ricettacolo di quei tre universali del cielo e della chiesa; e ciò per la ragione che l’uomo è stato creato immagine e somiglianza di Dio, di conseguenza affinché sia nel Signore, e il Signore in lui.

713. D’altra parte, vi sono tre cose opposte ai quei tre universali, cioè il diavolo, il male e il falso. Il diavolo, per il quale si intende l’inferno, è in opposizione al Signore; il male è in opposizione al bene, e il falso è in opposizione alla verità; questi tre fanno uno, perché dove è il diavolo, lì è anche il male, e quindi il falso. Questi tre contengono universalmente e singolarmente tutte le cose dell’inferno, e altresì tutte quelle del mondo che sono contro il cielo e la chiesa. Ma, dato che sono opposti, perciò sono interamente separati; tuttavia sono contenuti e legati per un’ammirabile sottomissione di tutto l’inferno al cielo, del male al bene e del falso alla verità; di questa sottomissione è stato trattato in Cielo e inferno.

714. Affinché i particolari siano contenuti nel loro ordine e legame, è necessario che vi siano degli universali, da cui esistano e in cui sussistano; è necessario ancora che i particolari rappresentino in una certa immagine i loro universali, altrimenti il tutto con le sue parti perirebbe. Questa relazione fa sì che tutte le cose dell’universo siano conservate nella loro integrità, dal primo giorno della creazione fino adora, e ulteriormente. Che tutte le cose dell’universo si riferiscano al bene e alla verità, è noto. La ragione è questa, che tutte le cose sono state create da Dio in virtù del Divino bene dell’amore, mediante la Divina verità della Sapienza. Considera ciò che ti piace, sia esso un animale, un albero o una pietra; ebbene, quei tre universali vi sono impressi in una certa relazione.

715. Poiché il Divino bene e la Divina verità sono gli universali di tutte le cose del cielo e della chiesa, perciò anche Melkisedeck, che rappresentava il Signore, portò ad Abraham il pane e il vino e lo benedisse; in proposito di Melkisedeck si legge:

Melkisedeck, re di Salem, portò ad Abraham pane e vino; ora egli era sacerdote al Dio altissimo e lo benedisse (Gen. 14:18, 19)

Che Melkisedeck rappresentasse il Signore è manifesto da queste parole in Davide:

Tu sei sacerdote in eterno secondo il modo di Melkisedeck (Salmi 110:4)

Che queste parole siano state dette del Signore, si vede nella lettera agli Ebrei 5:6, 8, 10; 6:20; 7:1, 10, 11, 15, 17, 21. Se egli portò pane e vino, è perché queste due cose includono tutte quelle del cielo e della chiesa, così tutte le cose della benedizione, egualmente come il pane e il vino della Santa Cena.

ASSOCIAZIONE DI MEDICI STATUNITENSI DENUNCIA L’INSENSATEZZA DELLA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE ANTI-COVID

In una recente presentazione che espone “la grave e pericolosa campagna di disinformazione” condotta contro il popolo americano e il mondo, la dottoressa Simone Gold dell’American Frontline Doctors (AFLD) ha esposto i fatti sul virus Wuhan e sugli “agenti biologici sperimentali”, altrimenti denominati vaccini COVID-19 (incentrandosi soprattutto sui cosiddetti vaccini a mRNA).  

L’associazione medica AFLD  ha realizzato un libro bianco1 che fornisce spiegazioni e riferimenti approfonditi per motivare la propria opposizione alla campagna di vaccinazione contro il covid.

Ecco i punti salienti del documento (e della presentazione della dottoressa Gold):

Il linguaggio corretto è “critico”: non bisogna parlare di “vaccini” COVID-19, ma di agenti biologici sperimentali

“Il motivo è che, comunque tu lo chiami, è sperimentale. Non è stato approvato come vaccino. È attualmente nella sua fase di indagine.” Questo stato sperimentale significa che “gli eventi avversi saranno regolati secondo lo standard legale per i farmaci sperimentali”.

Come parte di questo stato sperimentale, il dottor Gold ha spiegato: “Se ti viene somministrato il vaccino, verrai iscritto a un sistema di monitoraggio della farmacovigilanza. Significa che ti sei iscritto a una sperimentazione medica … la maggior parte delle persone non è consapevole di quello che stanno facendo. Questo sistema di monitoraggio della farmacovigilanza ti traccia per (almeno) due anni, è istituito dal Dipartimento della Difesa, è stato consegnato a Oracle e Google per mettere insieme i dati.

Così, la fondatrice dell’AFLD ha affermato che questi trattamenti iniettati andrebbero “più propriamente chiamati agenti biologici sperimentali. … Dobbiamo chiamarli con il loro nome proprio. Non bisogna nominarli mai senza la parola “sperimentale”. Questo è fondamentale.

Da “Wuhan Virus” a “COVID-19”

Inizialmente, e naturalmente, la pandemia veniva chiamata “virus di Wuhan” poiché le epidemie sono state storicamente denominate per il luogo da cui derivano o sono associate: febbre delle montagne rocciose, influenza spagnola, sindrome respiratoria del Medio Oriente, malattia di Lyme … Ma in questo caso la malattia è stata rinominata “COVID-19” per non dispiacere il Partito Comunista Cinese.

La più grande disinformazione: idrossiclorochina

L’idrossiclorochina è considerato uno dei farmaci più sicuri al mondo, è stato ampiamente utilizzato nel mondo e con grande successo. Ad esempio, in risposta al virus, sia la Cina che l’India hanno imposto o raccomandato l’idrossiclorochina per la propria popolazione all’inizio dello scorso anno, e almeno l’India continua a godere di un tasso di mortalità una frazione (circa il 10%) di quella degli Stati Uniti anche nella maggior parte dei bassifondi densamente popolati.

“Quindi in America i tassi di mortalità sono nel range di 800 per milione”, ha spiegato la dottoressa Gold. “In Africa, Africa sub-sahariana, i luoghi più poveri del mondo, nessuna distanza sociale, nessuna maschera, nessuna terapia intensiva, eppure c’è un tasso di mortalità pari all’uno per cento di quello delle nazioni occidentali. Uno percento! Bene, credo che ciò sia dovuto all’ampia disponibilità di idrossiclorochina. Non credo che tu possa spiegarlo in nessun’altra maniera”.

Il libro bianco fornisce una documentazione approfondita su come i paesi in cui l’idrossiclorochina è ampiamente disponibile, che sono tipicamente paesi del terzo mondo dove è diffusa la malaria o dove vivono persone che si recano in regioni dove la malaria è endemica, hanno l’1-10% dei tassi di mortalità delle nazioni più sviluppate, dove l’uso dell’idrossiclorochina è severamente limitato.

Inoltre, nella sua presentazione, la dottoressa Gold ha sottolineato che i tassi di sopravvivenza, che sono tutto sommato al di sopra del 94% anche per gli anziani, riflettono una casistica di persone che non  hanno  ricevuto un trattamento con idrossiclorochina, o con un altro farmaco miracoloso, l’ivermectina2 ; se tali trattamenti venissero ampiamente diffusi i tassi di sopravvivenza sarebbero molto più alti ancora. Gold ha fatto riferimento alla  testimonianza  di alcuni medici davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti (novembre 2020) i quali hanno affermato che se tali trattamenti fossero stati disponibili, un numero molto elevato di vite avrebbero potuto essere salvate.

Nel libro bianco i medici hanno osservato: “È abbastanza chiaro che i giovani corrono un rischio di morte statisticamente insignificante per COVID-19” e per la maggior parte delle persone sotto i 65 anni “il rischio di morire per COVID-19 non è molto superiore a quello di subire un incidente d’auto andando al lavoro”.

Inoltre i medici stanno migliorando sempre di più nel trattamento del COVID-19: il tasso di mortalità in termini di popolazione continua a diminuire, le degenze ospedaliere per COVID-19 si accorciano e la mortalità ospedaliera per COVID-19 precipita.

Il Libro bianco AFLD ha affermato che una delle maggiori preoccupazioni per la sicurezza riguarda il modo in cui i precedenti vaccini contro i coronavirus hanno fallito a causa del fenomeno scientifico noto come priming patogenico3 che facilita l’insorgenza di una pericolosissima “tempesta di citochine” una volta esposto al virus vero e proprio.

Da notare che i rapporti attuali hanno rivelato che  centinaia  di individui a cui sono stati iniettati vaccini sperimentali COVID-19 sono stati  ricoverati  in ospedale e le vaccinazioni sono state finora  collegate  ad  almeno  181  decessi  negli Stati Uniti.

Malattie neurologiche, effetti a lungo termine

Il documento elenca molte altre possibili complicazioni, comprese le malattie neurologiche, e cita dai “dati estremamente limitati sul vaccino COVID-19” dei casi in cui si verificavano già.  Inoltre non ci sono dati sulle sottocategorie della popolazione, inclusi gli anziani, le donne che desiderano rimanere incinte, quelle che hanno già avuto il virus, e poiché questi agenti sperimentali sono nuovi di zecca, non possiamo conoscere tutti gli effetti a breve medio e lungo termine sulle varie categorie di persone.

INFERTILITà

Il documento spiega anche che “il meccanismo d’azione dei vaccini a mRNA sperimentali include un possibile rigetto autoimmune della placenta. In parole povere, il vaccino può interferire in modo permanente con la capacità di una donna di mantenere una gravidanza”. Le stesse aziende produttrici di vaccini riconoscono la possibilità di effetti negativi su una gravidanza tanto che nell’inserto del vaccino, si legge: “Non è noto se il vaccino mRNA COVID-19 BNT162b2 abbia un impatto sulla fertilità”.

Il dottor Gold ha sottolineato: “Non lascerei mai che una donna in età fertile lo ricevesse. Combatterei con le unghie e con i denti (per evitarlo)” almeno fino a quando non si avranno maggiori certezze.

Sicurezza

Pur non affermando direttamente che i vaccini sperimentali non sono sicuri, l’AFLD ha chiarito che: “Stiamo dicendo che per definizione non è sicuro distribuire estensivamente un vaccino sperimentale, perché ricevere un vaccino è completamente diverso dall’assumere un normale farmaco”. Contrariamente a quanto accade quando si assume un farmaco “la persona che riceve una vaccinazione è in genere completamente sana e continuerebbe a essere sana senza il vaccino. Poiché la prima regola del Giuramento di Ippocrate è: non nuocere, la sicurezza del vaccino deve essere garantita. [Con questi vaccini anti-COVID] Non è ancora successo.”

Nessuna prova che i vaccini sperimentali interrompano la trasmissione del virus

I medici hanno sottolineato che non ci sono dati sul fatto che questi agenti sperimentali siano effettivamente in grado di fermare la trasmissione del virus. Hanno affermato che “gli scienziati sono molto sinceri sul fatto che non sanno se il vaccino ferma la diffusione del virus!”

Hanno citato un  articolo di Medscape nel quale si legge la dichiarazione di un ex funzionario della FDA: “e non sappiamo se le persone possono essere infettate e quindi trasmettere l’infezione anche dopo la vaccinazione”, motivo per il quale anche dopo la vaccinazione ci si aspetta di proseguire con il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine.

Con sgomento, la dottoressa Gold ha spiegato questo punto nella sua presentazione, dicendo: “Ciò che è davvero sconvolgente scioccante è che non ci sono prove che questo agente biologico interrompa effettivamente la trasmissione dell’infezione tra le persone”. 

Raccomandazioni AFLD relative ai vaccini sperimentali COVID-19

In base alla mortalità rilevata per le varie fasce di età, l’associazione medica AFLD nel suo libro bianco ha affermato che questi vaccini dovrebbero essere vietate per i giovani, scoraggiati per le persone sane di mezza età e facoltativi per chi soffre già di importanti patologie e per gli anziani.

La dottoressa Gold ha commentato: “Se hai meno di 20 anni, il vaccino sperimentale dovrebbe essere proibito, a nostro avviso, assolutamente proibito. Semplicemente non sappiamo abbastanza sui suoi effetti sulla fertilità e sappiamo che questo virus essenzialmente non colpisce i giovani. In sostanza, “per quanto riguarda i giovani, il COVID-19 è irrilevante!”

“Dai 20 ai 50 anni, se sei in buona salute, noi sconsigliamo vivamente di ricevere questo agente sperimentale” in quanto il rischio correlato al COVID in questa fascia di età è ancora molto basso.

I rischi correlati alla vaccinazione, che vengono citati nel libro bianco, sono in particolare: rischio sconosciuto di malattia autoimmune, rischio di potenziamento dipendente dagli anticorpi, rischio di infertilità permanente (per le donne in età fertile) 

L’associazione medica AFLD promette di fare tutto il possibile per assistere eventuali persone danneggiate dal vaccino che fanno causa a società farmaceutiche, aziende private o agenzie governative che vorranno imporre obblighi di vaccinazione.

1 https://img1.wsimg.com/blobby/go/99d35b02-a5cb-41e6-ad80-a070f8a5ee17/SMDwhitepaper.pdf.

2 Vedi anche l’articolo Ivermectina efficace contro il Covid. Studio britannico: «Tassi sopravvivenza superiori all’83%», pubblicato il 22 gennaio 2021 su Il Messaggero e scritto da Francesco Padoahttps://www.ilmessaggero.it/salute/ricerca/ivermectina_funziona_farmaco_contro_virus_covid_oggi_22_gennaio_2021-5717553.html.

3 Ovvero il fenomeno di  AFLD, potenziamento dipendente dagli anticorpi.

Articolo riassunto e tradotto da Corrado Penna  https://www.lifesitenews.com/news/frontline-doctors-experimental-vaccines-not-safer-than-covid-19 e pubblicato su nogeoingegneria.com

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33 Motivi per NON Vaccinarsi

  1. https://www.maurizioblondet.it/mckinsey-per-non-dimenticare-eva-reali/ (storia e video di un’attivista del M5S deceduta in circostanze oscure dopo essersi opposta in solitudine – senza alcun appoggio dal MO-VI-MENTO [quelli dell’improvviso voltafaccia sui vaccini: prima assolutamente contrari, dopo assolutamente allineati a bigfarma] anzi incassando indifferenza o ostilità – ai desiderata di una multinazionale al tavolo regionale di concertazione della sanità toscana, Mc Kinsey, la stessa nominata advisor dell’esecutivo per il recovery plan, la valanga di prestiti a strozzo che moltiplicano debito pubblico e interessi da versare)
  2. http://www.corvelva.it/approfondimenti/notizie/covid19/ispettore-dell-oms-ripreso-dalla-telecamera-mentre-rivela-la-manipolazione-del-coronavirus-a-wuhan-prima-della-pandemia.html
  3. (*) Non è un vaccino.  Un vaccino per definizione fornisce l’immunità a una malattia. Questo non fornisce immunità a nulla. Nella migliore delle ipotesi, riduce semplicemente la possibilità di contrarre un virus grave se lo si prende. Quindi, è un trattamento medico, non un vaccino. Non voglio ricevere cure mediche per una malattia che non ho.
  4. Le compagnie farmaceutiche, i politici, l’establishment medico e i media hanno unito le forze per riferirsi universalmente a questo come un vaccino quando NON LO È affatto, con l’intenzione di MANIPOLARE LE PERSONE a sentirsi più sicure nel sottoporsi a un trattamento medico.  Poiché sono ingannevoli, non mi fido di loro e non voglio avere niente a che fare con le loro cure mediche.
  5. I presunti benefici di questo trattamento medico sono minimi e comunque non durerebbero a lungo.  L’establishment lo riconosce e sta già parlando di iniezioni aggiuntive e di un numero sempre crescente di nuovi “vaccini” che sarebbero richiesti regolarmente. Mi rifiuto di trasformarmi in un paziente cronico che riceve regolarmente iniezioni di nuovi prodotti farmaceutici semplicemente per ridurre le mie possibilità di contrarre un caso grave di un virus che queste iniezioni non prevengono nemmeno.
  6. Posso ridurre le mie possibilità di contrarre un virus grave rafforzando il mio sistema immunitario in modo naturale.  Nel caso in cui prenda un virus, ci sono vitamine e farmaci consolidati che hanno avuto risultati meravigliosi nel prevenire la malattia, senza i rischi e le incognite di questo trattamento medico.
  7. L’establishment insiste sul fatto che questo trattamento medico è sicuro.  Non possono saperlo perché gli effetti a lungo termine sono del tutto sconosciuti e non saranno noti per molti anni. Possono ipotizzare che sia sicuro, ma è falso per loro fare una tale affermazione che non può essere conosciuta. Poiché sono falsi, non mi fido di loro e non voglio aderire al loro trattamento.
  8. Le aziende farmaceutiche non hanno alcuna responsabilità se qualcosa va storto e non possono essere citate in giudizio.  Lo stesso vale per i politici che stanno spingendo verso questo trattamento. Non mi inietterò un nuovo dispositivo medico sperimentale quando le persone dietro di esso non si assumono alcuna responsabilità [né penale, né civile] se qualcosa va storto. Non rischierò la mia salute e la mia vita quando loro si rifiutano di rischiare qualcosa.
  9. Il primo ministro israeliano ha ammesso apertamente che il popolo israeliano è il laboratorio mondiale per questo trattamento sperimentale.  Non mi interessa essere una cavia o donare il mio corpo alla scienza.
  10. Israele ha accettato di condividere i dati medici dei suoi cittadini con una corporate farmaceutica straniera come parte fondamentale del loro accordo per ricevere questo trattamento.  Non ho mai acconsentito alla condivisione dei miei dati medici personali con tali entità, né mi è stato chiesto. Non contribuirò a questa squallida impresa.
  11. I dirigenti e i membri del consiglio di pfizer hanno dichiarato di non essersi sottoposti alla vaccinazione, nonostante tutto il clamore e le rassicurazioni. Loro affermano che considererebbero riprovevole “passare davanti alla fila“. Questa è una scusa assurda, e ci vuole un’incredibile quantità di faccia tosta anche solo per dire una cosa del genere. Una simile “fila” è frutto della loro immaginazione; se si facessero un paio di iniezioni, nessuno si lamenterebbe. Inoltre, i miliardari con jet privati ​​e isole private non sono avvezzi ad aspettare in fila fino a quando centinaia di milioni di cittadini in tutto il mondo vanno avanti per primi a vaccinarsi o a fare tutto quello che questi miliardari non vogliono per se stessi.
  12. I media dell’establishment hanno accettato questa scusa assurda senza domande o preoccupazioni.  Inoltre, lodano i dirigenti della pfizer per il loro fantasioso “sacrificio” di astenersi dal trattamento sperimentale fino a quando non è vaccinata tutta la popolazione. Dal momento che ci considerano così idioti, non mi fido di loro e non voglio il loro nuovo trattamento. Cedo il mio posto nella fila. 
  13. Tre fatti che devono essere messi insieme: Bill Gates sta pubblicizzando questi vaccini come essenziali per la sopravvivenza del genere umano.  Bill Gates crede che al mondo ci siano troppe persone e debba essere depopolato”. Anche Bill Gates, forse l’uomo più ricco del mondo, non è stato vaccinato contro il covid. Senza fretta. Ehm, no, mi asterrò da tutte le cure mediche che vuole che io subisca.
  14. L’establishment è unanime nel celebrare questo trattamento. I politici e i media stanno esortando le persone a vaccinarsi come un dovere morale e civico. I benefici del trattamento vengono notevolmente esagerati, i rischi vengono ignorati e le incognite vengono spazzate via. Poiché sono ingannevoli e manipolatori, non scommetterò il mio benessere personale sulla loro integrità.
  15. C’è un’intensa campagna di propaganda affinché le persone facciano il vaccino contro il covid. I politici e le celebrità stanno scattando selfie di se stessi mentre vengono iniettati (forse in alcuni casi fingono di essere vaccinati), i media sostengono che questa sia la cosa più bella, intelligente, felice e divertente da fare. È la campagna di marketing più diffusa nella storia. Questo non è affatto appropriato per qualsiasi trattamento medico, per non parlare di uno nuovo di zecca, e mi fa indietreggiare.
  16. Le masse stanno replicando lo stesso copione, postando foto di se stesse che vengono iniettate con un farmaco, alimentando la forza di persuasione a fare lo stesso. C’è qualcosa di molto allarmante e malato in questo, e non voglio farne parte. Non ho mai preso farmaci solo perché “lo fanno tutti” è allucinante. Certamente non inizierò adesso.
  17. Coloro che sollevano preoccupazioni riguardo a questo trattamento medico sono vittime di bullismo, calunnie, derisioni, censure, ostracismo, minacce e licenziamento. Ciò include professionisti medici che hanno riserve scientificamente fondate sul farmaco e operatori sanitari che hanno visto persone sotto la loro responsabilità subire reazioni orribili e morte poco dopo essere state vaccinate. Quando l’establishment sta eliminando le brave persone che rischiano tutto semplicemente per sollevare preoccupazioni su un nuovo trattamento medico – anche se non si oppongono apertamente – mi fiderò ogni volta di queste persone coraggiose piuttosto che dell’establishment. Non riesco a pensare a un singolo caso simile nella storia in cui la verità e la moralità si siano rivelate dalla parte dell’establishment.

18. Questo è il più grande esperimento medico nella storia del genere umano.

19. Non viene volutamente descritto come il più grande esperimento medico nella storia de genere umano, e il fatto che si tratti di un esperimento medico viene completamente minimizzato.

20. Se fossero in prima linea con le masse, pochissimi accetterebbero di partecipare a un simile esperimento. Manipolare le masse per partecipare a un esperimento medico sotto falsi pretesti viola i fondamenti dell’etica medica e della democrazia. Non permetterò a persone non etiche che si impegnano in tale condotta di iniettarmi qualcosa.

21. Le autorità sanitarie non informano le persone di tutto questo. Sono diventati agenti di marketing per un farmaco sperimentale, al servizio di grandi aziende e politici che hanno stretto accordi con loro. Questo è un conflitto diretto con il loro mandato di occuparsi esclusivamente del benessere delle persone sotto la loro cura. Dal momento che l’establishment medico è diventato corrotto ed è diventato nient’altro che uno strumento aziendale e politico, non mi fido del farmaco sperimentale che vogliono così disperatamente iniettarmi.

22. Siamo sotto pressione in vari modi per essere vaccinati contro il covid, il che viola l’etica medica e le basi della società democratica. Il modo migliore per convincermi a non fare qualcosa è farmi pressione per farlo.

23. Il governo [israeliano] ha secretato il proprio protocollo relativo al virus e ai trattamenti per TRENT’ANNI. Si tratta di informazioni che il pubblico ha il diritto di conoscere e il governo ha la responsabilità di condividere. Cosa stanno coprendo? Si aspettano davvero che io creda che tutto sia kosher in tutto questo e che si preoccupino prima di tutto della mia salute? L’ultima volta che l’hanno fatto è stato con l’Affare dei bambini yemeniti. Se non lo conosci, cercalo. Ora stanno facendo lo stesso shtick. Non mi hanno ingannato la prima volta e sicuramente non mi prenderanno in giro adesso.

24. Il governo condivide i nostri dati medici personali con società straniere, ma non condivideranno con noi il loro protocollo in materia? Sono fuori!

25. L’establishment ha reclutato medici, rabbini, media e masse per azzittire persone che non vogliono farsi iniettare un nuovo farmaco. Ci chiamano con il peggior tipo di appellativi. Ci viene detto che crediamo in folli cospirazioni, che siamo contro la scienza, che siamo egoisti, che siamo assassini, che non ci importa degli anziani, che è colpa nostra se il governo continua a imporre restrizioni draconiane. E tutto perché non vogliamo essere iniettati con un trattamento sperimentale. Ci viene persino detto che abbiamo l’obbligo religioso di farlo e che, se non lo facciamo, siamo gravi peccatori. Dicono che se non accettiamo di essere iniettati, dovremmo essere costretti a rimanere per sempre nelle nostre case ed essere ostracizzati dalla vita pubblica. Questo è orribile, disgustoso, una perversione del buon senso, della moralità e della Torah. Mi fa indietreggiare e rafforza ulteriormente la mia sfiducia nei confronti di queste persone e la mia opposizione all’assunzione del loro farmaco sperimentale. Come osano?

26. Conosco molte persone a cui è stata fatta la vaccinazione, ma nessuna di loro ha studiato la scienza in profondità, né ha valutato attentamente i potenziali benefici rispetto ai rischi, né ha confrontato questa opzione con altre alternative, né è stata veramente informata, avendo quindi deciso consapevolmente che questo trattamento medico era l’opzione migliore per loro. Al contrario, sono stati vaccinati a causa della montatura, della propaganda, della pressione, della paura, della fiducia cieca in ciò che “la maggior parte degli esperti” presumibilmente credeva (supponendo che LORO tutti abbiano studiato tutto in profondità e fossero completamente obiettivi, il che è altamente dubbio ), fiducia cieca in ciò che alcuni influenti rabbini li esortavano a fare (idem quanto sopra), o paura isterica che l’unica opzione fosse vaccinarsi o ammalarsi gravemente a causa del virus. Quando vedo l’isteria di massa e un comportamento simile a un culto che circonda un trattamento medico, divento estremamente sospettoso e lo evito.

27. Le case farmaceutiche hanno una lunga e gloriosa storia di massacri di massa con farmaci miracolosi che spacciano su popolazioni ignare, anche dopo che gravi problemi erano già diventati noti. Invece di premere il pulsante di pausa e interrompere la commercializzazione di questi farmaci fino a quando questi problemi non fossero stati adeguatamente esaminati, le aziende farmaceutiche hanno fatto tutto il possibile per sopprimere le informazioni e continuare a spingere i loro prodotti. Giacché le aziende e le persone hanno dimostrato una tale grave mancanza di interesse per la vita umana, non mi fiderò di loro quando pubblicizzano un nuovo farmaco miracoloso. Questo non è il nostro primo rodeo.

28. In effetti, le storie dell’orrore stanno già arrivando a una velocità vertiginosa, ma i politici non sono minimamente preoccupati, l’establishment medico le sta spazzando via come estranee o trascurabili, i media lo ignorano, le compagnie farmaceutiche stanno andando avanti a a tutta velocità e coloro che alzano una bandiera rossa continuano a essere vittime di bullismo, censure e punizioni. Chiaramente la mia vita e il mio benessere non sono la loro preoccupazione principale. Non sarò la loro prossima cavia nel loro laboratorio. Non rischierò di essere la prossima “coincidenza”.

29. Sebbene molte persone siano morte poco dopo l’iniezione, compresi giovani perfettamente sani, non ci è permesso dedurre che la vaccinazione contro il covid abbia qualcosa a che fare con questo. In qualche modo questo è anti-scienza e farà morire più persone. Credo che negare ogni possibile collegamento, abusare di persone che ipotizzano che potrebbe esserci un collegamento e non dimostrare la minima curiosità di esplorare anche se potrebbe esserci un collegamento è ciò che è anti-scienza e potrebbe benissimo causare la morte di più persone. Queste stesse persone credono che anch’io debba essere obbligato a fare l’iniezione. No grazie.

30. Sono disgustato dal culto religioso, simile a un culto, di un prodotto farmaceutico e non parteciperò a questo rituale.

31. Il mio medico di base continua a tormentarmi per farmi sottoporre alla vaccinazione, ma non mi ha fornito alcuna informazione su questo trattamento o su eventuali alternative. Tutto quello che so l’ho imparato da altri al di fuori dell’establishment. Il consenso informato è diventato un vacuo formalismo. Mi rifiuto.

32. Vedo tutte le bugie, la corruzione, la propaganda, la manipolazione, la censura, il bullismo, la violazione dell’etica medica, la mancanza di integrità nel processo scientifico, la soppressione di reazioni avverse scomode, l’eliminazione di preoccupazioni legittime, l’isteria, il comportamento simile a una setta, l’ignoranza , chiusura mentale, paura, tirannia medica e politica, occultamento dei protocolli, mancanza di vera preoccupazione per la vita umana, mancanza di rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali, perversione della Torah e del buon senso, demonizzazione delle brave persone, esperimento di tutti i tempi condotto da persone avide, inaffidabili, senza Dio, la mancanza di responsabilità per chi pretende che io rischi tutto… Vedo tutto questo e ho deciso che possono avere tutti il ​​mio posto in fila. Riporrò la mia fiducia in Dio. Userò la mente con cui mi ha benedetto e mi fiderò dei miei istinti naturali. Il che mi guida alla ragione ultima ragione che riassume il motivo per cui non mi farò “vaccinare”.

33. L’intera cosa puzza.

(*) i punti da 3 a 33 sono originariamente apparsi su: https://gatesofvienna.net/2021/02/31-reasons-why-i-wont-take-the-vaccine/

Vera religione cristiana (698-705)

Senza una cognizione delle corrispondenze delle cose naturali con le cose spirituali, nessuno può conoscere i frutti dell’uso della Santa Cena

698. Questo in parte è stato già spiegato nel capitolo sul Battesimo, dov’è stato mostrato che senza una conoscenza del senso spirituale della Parola, non si può sapere quello che questi due sacramenti, il Battesimo la Santa Cena implicano e operano (si veda ai nn. 667-669). Qui si dice, senza una cognizione delle corrispondenze delle cose naturali con le cose spirituali, ecc. – ciò che è lo stesso – perché il senso naturale della Parola,nel cielo si converte in senso spirituale per mezzo delle corrispondenze. Quindi questi due sensi si corrispondono reciprocamente; chi conosce le corrispondenze, può conoscere il senso spirituale. Ora, che cosa e quali sono le corrispondenze, si può vedere nel capitolo sulla Sacra Scrittura, dal principio alla fine, e altresì nella spiegazione del Decalogo, dal primo precetto fino all’ultimo, e specialmente in Apocalisse rivelata.

699. Chi è l’uomo autenticamente cristiano che non riconosca che questi due sacramenti sono santi, anzi sono le cose più sante del culto nel cristianesimo? Ma chi è che conosce dove risiede la loro santità, e da dove essa viene? Nell’istituzione della Santa Cena dal senso naturale si sa solamente che la carne di Cristo è data da mangiare, il suo sangue da bere, e che invece della carne del sangue, è il pane e il vino. Chi dunque può pensare altrimenti se non che essa è santa soltanto a causa del comandamento datone dal Signore? Perciò coloro che nella chiesa avevano più sagacità insegnarono che il sacramento si fa quando la Parola si aggiunge all’elemento; però, dato che questa origine della sua santità non entra nell’intelletto, né appare degli elementi o simboli del Sacramento né appare negli elementi o simboli del sacramento, ma entra solo nella memoria, così alcuni si accostano alla Santa Cena confidando che per mezzo di essa i peccati siano rimessi; altri, perché credono che essa santifichi; altri, perché credono che corrobori la Fede, e di conseguenza promuova anche la salvezza. Ma coloro che vi pensano con leggerezza, la frequentano in forza della sola abitudine contratta dalla fanciullezza, e altri la trascurano perché non vi vedono nulla di conforme alla ragione. Quanto agli empi, essi le volgono le spalle, e dicono fra se stessi: Che cos’è questa Cena se non una cerimonia, a cui è stata impressa dal clero la santità? Perché cosa c’è se non del pane e del vino? E che cos’è ciò se non una finzione, che il corpo di Cristo, che fu sospeso alla croce, e che il suo sangue, che allora fu sparso, sono distribuiti insieme al pane e al vino ai comunicandi? Senza parlare di altre suggestioni.

700. Tali idee su questo santissimo sacramento sono nutrite oggi in tutto il cristianesimo, unicamente perché esse coincidono con il senso letterale della Parola, e il senso spirituale è stato fin qui nascosto, e non è stato scoperto che oggi; soltanto in tale senso il frutto dell’uso della Santa Cena è veduto nella sua verità. Questo senso è stato scoperto oggi per la prima volta perché prima non vi è stato cristianesimo che di nome soltanto, e presso alcuni, un’ombra di cristianesimo; perché fin qui i cristiani non si sono rivolti e non hanno reso un culto immediatamente al Salvatore stesso come unico Dio, in cui è la Divina Trinità, ma solo mediatamente, il che non è rivolgersi a lui e rendergli un culto, ma semplicemente venerarlo come la causa per la quale l’uomo ha la salvezza, la quale causa non è la causa essenziale, ma la causa intermedia, che al di sotto e fuori dalla causa essenziale. Ma, dato che ora per la prima volta sorge lo stesso cristianesimo, ed è ora instaurata dal Signore una nuova chiesa, che è intesa nell’Apocalisse per la Nuova Gerusalemme, nella quale Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo sono riconosciuti come un solo Dio, perché sono in una sola Persona, è piaciuto al Signore di rivelare il senso spirituale della Parola, finché questa chiesa acceda al frutto stesso dell’uso dei sacramenti del Battesimo e della Santa Cena, il che avviene quando i cristiani vedono con gli occhi dello spirito – vale a dire con l’intelletto – la santità che vi è interiormente nascosta, e la applicano a sé attraverso i mezzi che il Signore ha insegnato nella sua Parola.

701. Senza l’apertura del senso spirituale della Parola o, ciò che lo stesso, senza la rivelazione delle corrispondenze delle cose naturali con le cose spirituali, la santità del sacramento, di cui qui si tratta, non può essere riconosciuta più che un tesoro nascosto in un campo, che non è stimato che come un campo ordinario; ma quando si scopre che in quel campo c’è un tesoro, quel campo è stimato ad un gran prezzo, e il compratore allora se ne appropria la ricchezza; ed è ancora più stimato quando si conosce che esso è un tesoro più prezioso di tutto l’oro del mondo. Senza il senso spirituale, questo sacramento è come una casa chiusa, piena di oggetti preziosi e di tesori davanti alla quale si passa come davanti a un’altra casa nella strada; tuttavia, dato che il clero ne ha coperto di marmo i muri e di lamine d’oro il tetto, la vista dei passanti si limita a guardare, lodare e stimare. E’ altrimenti quando quella casa è aperta, e ognuno ha la facoltà di entrare, e il custode di quel tesoro ne dà agli uni in prestito, agli altri in dono, a ciascuno nella misura in cui ne è degno. Si è detto in dono, perché le cose preziose che esso contiene, sono inesauribili, e si rinnovano continuamente. Così è con la Parola, in quanto alle sue cose spirituali, e con i sacramenti, in quanto alle cose celesti. Il sacramento di cui qui si tratta – qualora la sua santità che è interiormente in esso non fosse rivelata – apparirebbe come la rena di un fiume, nella quale sono dei piccoli grani d’oro invisibili, in grande quantità; ma quando la sua santità è rivelata, esso è come l’oro raccolto da quella rena, fuso in verghe e lavorato in belle forme. Senza la sua santità svelata e veduta questo sacramento è come una cassa e uno scrigno di faggio o di pioppo, dove giacciono disposti in ordine diamanti, rubini e molte altre prese preziose. Chi è che non stima quella cassa e quello scrigno, quando conosce che vi sono rinchiusi tali oggetti, e tanto più quando li vede, e ancora quando sono distribuiti gratuitamente? Questo sacramento, senza la rivelazione delle sue corrispondenze con il cielo, e così senza la vista delle cose celesti, alle quali esso corrisponde, è come un angelo visto nel mondo in indumenti ordinari, il quale non è onorato che secondo il suo abbigliamento; è affatto altrimenti quando si sa che è un angelo, si ode dalla sua bocca un linguaggio angelico, e si vedono le meraviglie delle sue opere. Qual è la santità solamente predicata e qual è la santità veduta, mi è permesso di mostrarlo con questo esempio veduto e udito nel mondo spirituale: una epistola scritta da Paolo in un epoca in cui viaggiava nel mondo, ma non pubblicata, fu letta senza che nessuno sapesse che era di Paola. Essa dapprima fu disprezzata dagli uditori; ma quando fu dichiarato che era una delle epistole di Paolo, fu ricevuta con allegrezza, e tutte le singole cose in essa contenute furono adorate. Da questo io vidi chiaramente che la sola predicazione della santità della Parola e dei sacramenti, quando è fatta dai ministri del clero, imprime sì la santità, ma è altrimenti quando la santità stessa si scopre e si presenta alla vista, il che avviene attraverso la rivelazione del senso spirituale; da questo senso la santità esterna diviene interiore, e quel che era semplicemente un’asserzione, diviene una riconoscenza. La stessa cosa è del sacramento della Cena.

Dalla conoscenza delle corrispondenze si sa quel che è inteso per la carne e il sangue del Signore, e che è intesa la stessa cosa per il pane e il vino, cioè a dire che per la carne del Signore e per il pane è inteso il Divino bene del suo amore, e altresì ogni bene della carità, e per il sangue del Signore e per il vino è intesa la Divina verità della sua sapienza e altresì ogni verità della fede, e per la consumazione di questi si intende l’appropriazione

702. Dato che oggi è stato svelato in senso spirituale della Parola, e allo stesso tempo sono state svelate le corrispondenze, perché questi sono i mezzi, desidero soltanto addurre addurre i passi della Parola, dai quali si può chiaramente vedere quel che è inteso per la Santa Cena, per la carne e il sangue, e per il pane e il vino; ma prima esporrò l’istituzione stessa di questo sacramento fattane dal Signore, e ancora la sua dottrina sulla sua carne e sul suo sangue, nonché sul pane e il vino.

703. Istituzione della Santa Cena fatta dal Signore

Gesù fece la Pasqua con i suoi discepoli, e venuta la sera, si mise a tavola con essi; ora mentre essi mangiavano Gesù, prendendo il pane e benedicendolo, lo spezzò, lo diede ai discepoli, e disse: Prendete, mangiate; questo è il mio Corpo. E prendendo il calice e rendendo grazie, lo diede loro dicendo: Bevetene tutti; questo è il mio Sangue, quello della nuova Alleanza che è sparso per molti (Matteo 26:26-28; Marco 14:22-24; Luca 13:19, 20)

Dottrina del Signore sulla sua carne sul suo sangue e sul pane e il vino

Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura nella vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà. In verità in verità vi dico: Mosè non diede a voi il pane del cielo, ma il Padre mio vi dà il vero Pane del cielo; perché il Pane di Dio è colui che è disceso dal cielo e dà la vita al mondo. Io sono il Pane di vita; chi viene a me non partirà mai fame, e chi crede in me non patirà mai siete. Io sono il Pane che è disceso dal cielo. In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il Pane di vita. I padri vostri mangiarono la manna nel deserto, e sono morti. Questo è il pane che è disceso dal cielo, affinché chi ne mangia viva e non muoia. Io sono il Pane vivo, che è disceso dal cielo; se qualcuno mangia di questo Pane vivrà in eterno; il Pane che io darò è la mia carne, che io darò per la vita del mondo. In verità, in verità vi dico: Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno; perché la mia carne è veramente cibo è il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui (Giovanni 6:27, 32, 33, 35, 41, 47-56)

704. Chiunque è illuminato dal cielo può percepire in sé che, in questi passi, per la carne non è intesa la carne, né per il sangue, il sangue, ma che per l’uno e l’altro, nel senso naturale, è intesa la passione della croce di cui bisogna ricordarsi; perciò il Signore disse istituendo questa Cena dell’ultima Pasqua giudaica e della prima Pasqua cristiana:

Fate questo in memoria di me (Luca 22:19; I Cor. 11:24, 25)

che ugualmente per il pane non è inteso il pane, né per il vino, il vino, ma che per l’uno all’altro, nel senso naturale è Intesa la stessa cosa che per la carne e il sangue, cioè a dire, la passione della croce; perché si legge

Gesù spezzò il pane e lo diede ai discepoli, e disse: Questo è il mio corpo; e prendendo il calice, lo diede loro dicendo: Questo è il mio sangue (Matteo 26; Marco 14; Luca 22)

perciò il Signore chiamò anche calice la passione della croce (Marco 14:36; Giovanni 18.11).

705. Che per quelle quattro cose, la carne, il sangue, il pane e il vino siano intese le cose spirituali che vi corrispondono, si può vedere nella Parola dai passi dove queste cose sono nominate. Che per la carne nella Parola siano intesi concetti spirituali e celesti, si può vedere da questi passi:

Venite e radunatevi per la cena del gran Dio, per mangiare carni di re, e carni di capitani, e carni di forti, carni di cavalli e di coloro che li cavalcano, e carni di tutti, liberi e servi, piccoli e grandi (Ap. 19:17, 18)

Radunatevi da ogni parte intorno al mio sacrificio, che io sacrifico per voi. Sacrificio grande sopra i monti di Israele, affinché mangiate della carne e beviate del sangue; carne di forti voi mangerete; e sangue di principi della terra voi berrete; e mangerete del grasso a sazietà; e berrete fino all’ebbrezza del sangue del mio sacrificio; e sarete saziati sulla mia tavola, di cavallo e di carro, di forte e di ogni uomo di guerra. Così darò la mia gloria fra le nazioni (Ez. 39:17-21)

Chi non vede che in questi passi per la carne non è intesa la carne, né per il sangue ,il sangue, ma sono intese cose spirituali e celesti che vi corrispondono? Altrimenti, che cosa sarebbero se non espressioni vane e meravigliose questi inviti a mangiare carne di re, di capitani, di forti, di cavalli e di coloro che li cavalcano; e a saziarsi sulla tavola, di cavallo, di forte, di ogni uomo di guerra, e a bere del sangue dei principi della terra, e del sangue fino all’ebbrezza? Che queste parole siano state dette della Santa Cena del Signore è chiaramente evidente, perché viene nominata la cena del gran Dio e altresì un sacrificio grande. Dato che tutte le cose spirituali e celesti si riferiscono unicamente al bene e alla verità, ne segue che per la carne è inteso il bene della carità, e per il sangue, la verità della fede, e nel senso supremo è inteso il Signore in quanto al Divino bene dell’amore e in quanto alla Divina verità della sapienza. Il bene spirituale è inteso anche per la carne in queste parole in Ezechiele:

Darò loro uno stesso cuore, e metterò un nuovo spirito in mezzo a voi, e rimuoverò il cuore di pietra, e darò loro un cuore di carne (Ez. 11:19; 36:26)

per il cuore nella Parola è significato l’amore? Quindi per il cuore di carne è significato l’amore del bene. Che per la carne e il sangue siano intesi il bene e la verità, entrambi spirituali, si vede inoltre più chiaramente dal significato del pane e del vino in quel che ora segue, perché il Signore dice che la sua carne è il Pane e che il suo sangue è il Vino che si beveva nel calice.

Vera religione cristiana (697)

697. La sesta. Una volta, non lontano da me, vidi una meteora; vidi una nuvola divisa in nuvolette, delle quali, alcune erano cerulee, altre oscure; e le vidi come urtarsi le une contro le altre. Attraverso le nuvole risplendevano dei raggi striati che parevano ora acuti come punte di spade, ora ottusi come spade rotte; quelle striature, ora correvano avanti, ora si ripiegavano su se stesse, assolutamente come atleti; così quelle nuvolette di diversi colori parevano come se combattessero fra loro, ma era un gioco. E dato che la meteora sembrava non lontano da me, alzai gli occhi e guardai attentamente, e vidi dei fanciulli, dei giovani e dei vecchi entrare in una casa costruita di marmo, con le fondamenta di porfido; quel fenomeno aveva luogo sopra quella casa. Allora io domanda ad uno di coloro che entravano cosa ci fosse lì ed egli mi rispose: È un ginnasio, dove i giovani sono iniziati nelle diverse cose che concernono la sapienza. Udita questa risposta, entrai con essi. Io ero in spirito, cioè a dire in uno stato simile a quello in cui sono gli uomini del mondo spirituale, i quali sono chiamati spiriti e angeli. Ed ecco, in quel ginnasio vidi una cattedra davanti, nel mezzo dei banchi, ai lati intorno delle sedie e al di sopra dell’ingresso un’orchestra. La cattedra era per i giovani, che dovevano questa volta rispondere ai quesiti che dovevano essere proposti; i banchi erano per gli uditori, le sedie ai lati, per quelli che avevano già saviamente risposto; e l’orchestra, per gli anziani che dovevano essere arbitri e giudici. Nel mezzo dell’orchestra vi era un pulpito, dove era seduto un savio chiamato gran maestro, che propose i quesiti sui quali i giovani dovevano rispondere dalla cattedra. E dopo che tutti furono radunati, l’uomo dal pulpito si alzò e disse: Rispondente ora, di grazia, su questo problema e risolvetelo, se potete: Che cos’è l’anima e qual è la sua qualità? A questa proposizione tutti erano stupefatti, e vi fu un mormorio; e alcuni dell’assemblea fra quelli che erano sui banchi, esclamarono: Chi fra gli uomini, dal secolo di Saturno fino al nostro, ha potuto per alcun pensiero della ragione arrivare a vedere e concepire che cosa è l’anima, e ancor più, qual è la sua qualità? Non è questo forse al di sopra della sfera dell’intelletto di tutti? Ma a questa esclamazione fu risposto dall’orchestra: Questo non è al di sopra dell’intelletto, ma è nell’intelletto e davanti ad esso; rispondete ora. E i giovani scelti in quel giorno per salire sulla cattedra e rispondere al problema, si alzarono; erano cinque, già esaminati dagli anziani e trovati in possesso di sagacità; essi erano allora ai lati della cattedra, seduti su dei sofà. Essi dunque salirono nell’ordine in cui erano seduti; ciascuno, quando saliva, indossava una tunica di seta color opale, sulla quale metteva una toga di lana fine ricamata di fiori, e sul capo un berretto, sulla cui sommità era una corona di rose circondata di piccoli zaffiri. Io vidi salire così vestito il primo che disse: Dal giorno della creazione non è stato rilevato a nessuno che cos’è l’anima, ne qual è la sua qualità; è questo un arcano nei tesori di Dio solo; tuttavia quel che è stato rivelato è che l’anima risiede nell’uomo come una regina; ma dov’è la corte di questa regina? Gli eruditi su questo soggetto hanno fatto delle congetture; alcuni hanno ipotizzato che essa si trova in un piccolo tubercolo tra il cervello e il cervelletto, che si chiama ghiandola pineale; essi hanno fissato la sede dell’anima in questa ghiandola, per la ragione che l’uomo tutto quanto è governato da quei due cervelli, perché quel tubercolo li dispone; quello che dunque dispone a suo piacimento i cervelli, dispone anche tutto l’uomo dalla testa ai piedi. Ed egli aggiunse: Questo per conseguenza è sembrato come vero o verosimile a molti nel mondo, ma è stato un secolo dopo rigettato come una finzione. Dopo aver detto ciò egli si tolse la toga, la tunica e il berretto, di cui si vestì il secondo dei giovani scelti, il quale entrò nella cattedra. La sua opinione sulla anima era che in tutto il cielo in tutto il mondo s’ignora cosa sia l’anima, e quale sia la sua qualità. Si sa che l’anima esiste, e che essa è nell’uomo, ma dove? Si cerca d’indovinarlo. Quel che vi è di certo è che essa è nella testa, poiché là l’intelletto pensa, e la volontà ha l’intenzione, e nella parte anteriore della testa sono gli organi dei cinque sensi dell’uomo; nient’altro dà la vita agli uni e agli altri, se non l’anima, la quale risiede interamente nella testa; ma dove vi tiene essa la sua corte? Io non saprei dirlo; tuttavia concordo con quelli che le hanno assegnato la sede nei tre ventricoli del cervello, ora per quelli che l’hanno posta nei corpi striati, ora per quelli che l’hanno posta nella sostanza midollare dell’uno e dell’altro cervello, ora per quelli che l’hanno posta nella sostanza corticale e ora ora per quelli che l’hanno posta nella dura madre; perché le ragioni, a seconda delle conferme per ciascuna di queste sedi, non sono mancate. Per i tre ventricoli del cervello le ragioni consistono in ciò, che questi ventricoli sono i ricettacoli degli spiriti animali e di tutte le linfe del cervello; per i corpi striati le ragioni sono che questi corpi costituiscono il midollo da cui escono i nervi, e il midollo attraverso il quale entrambi cervelli si prolungano nella spina dorsale, ed dall’uno e dall’altro midollo emanano le fibre di cui tutto il corpo è tessuto. Per la sostanza midollare dell’uno e dell’altro cervello le ragioni sono che essa costituisce il complesso di tutte le fibre, che sono i cominciamenti di tutto l’uomo. Per la sostanza corticale le ragioni si basano su ciò, che là sono i fini primi e ultimi, e quindi i principi di tutte le fibre e di conseguenza, dei sensi e dei movimenti. Per la dura madre le ragioni sono queste che essa è il rivestimento comune di entrambi cervelli e quindi per una certa continuità essa si estende sul cuore e sui visceri del corpo. Quanto a me, io non so decidere tra l’una o l’altra di queste sedi; esaminate voi, vi prego e scegliete quella che è preferibile. Dopo aver detto ciò egli scese dalla cattedra, e dette la tunica, la toga e il berretto al terzo, che salì in cattedra e parlò così: Che posso dire io, giovane, sopra questo teorema tanto sublime? Io mi appello agli eruditi che siedono qui ai lati; io mi appello a voi savi che siete nell’orchestra; anzi io mi appello agli angeli del cielo supremo. Vi è qualcuno, che in virtù della sua luce razionale possa formarsi un’idea dell’anima? In quanto poi alla sede dell’anima dell’uomo, io posso, come degli altri fare delle congetture, e ipotizzo che sia nel cuore, quindi nel sangue; e la mia ipotesi si basa su questo, che il cuore con il suo sangue governa il corpo e la testa, perché esso manda in tutto il corpo una grande arteria chiamata aorta, e manda nella testa delle arterie chiamate carotidi; quindi è generalmente ammesso che l’anima dal cuore, per mezzo del sangue, sostiene, nutre e vivifica tutto il sistema organico e del corpo e della testa. In appoggio a questa asserzione si aggiunga che nella Sacra Scrittura molte volte è nominata l’anima e il cuore, per esempio, che si deve amare Dio con tutta l’anima e con tutto il cuore; e che Dio crea nell’uomo una nuova anima e un nuovo cuore (Deut. 6:5; 10:12; 11:13; 26:16; Ger. 32:41; Matteo 22:37; Marco 12:30, 33; Luca 10:27, e altrove) e lì è detto apertamente che il sangue è l’anima della carne (Lev. 17:11, 14). Udite queste citazioni, alcuni esclamarono: Bene! Bene! Erano dei sacerdoti. Poi il quarto, avendo indossato gli indumenti di costui, entrò nella cattedra e disse: Dubito anch’io che vi sia alcuno d’ingegno tanto sottile e acuto che possa scoprire che cos’è l’anima e qual è la sua qualità; perciò io penso che presso colui che voglia scrutarla, la sottilità non vale a nulla; nondimeno, dalla mia fanciullezza sono rimasto nella fede in cui erano gli antichi, cioè che l’anima dell’uomo sia in ogni parte dell’uomo, tanto nella testa, e nelle singole sue parti, quanto nel corpo e nelle sue singole parti; e che è una vana invenzione dei moderni l’assegnare una sede in qualche parte e non nel tutto. Di più, l’anima è una sostanza spirituale, alla quale non si applica l’estensione, né il luogo, ma l’origine e la sua progressione; e ancora, chi non intende la vita quando nomina l’anima? La vita non è forse nel tutto ed in ogni parte? Questa opinione fu approvata da molti nell’uditorio. Dopo costui, il quinto giovane si alzò, o ornato delle medesime insegne,pronunciò dalla cattedra queste parole: io non mi fermo nel dire dov’è l’anima, se essa è in qualche parte, o se è totalmente in ogni parte, ma da quel che trovo in me esporrò e manifesterò la mia opinione sul problema, che cos’è l’anima e qual è la sua qualità? Quando qualcuno pensa all’anima, egli non vi pensa se non come a un certo che di puro, che può essere paragonato all’etere, o all’aria o al vento, di cui è il vitale, in virtù della razionalità che l’uomo possiede rispetto alle bestie. Ho fondato questa opinione su quel che si dice dell’uomo quando spira, che egli l’anima o lo spirito; di qui ancora si crede che l’anima che vive dopo la morte sia un tale fiato, in cui è una vita pensante, che chiamasi anima. Che cos’altro può essere l’anima? Ma dato che ho udito dire dall’orchestra che il problema concernente l’anima, che cosa, e quale essa è, non è al di sopra dell’intelletto, ma che è nell’intelletto e davanti ad esso, io vi prego e vi supplico di svelare voi stessi questo arcano. E gli anziani nell’orchestra guardarono il gran maestro che aveva proposto quel problema, il quale capì dai segni che essi desideravano che egli scendesse e istruisse l’assemblea; e così egli scese dal pulpito, attraversò l’uditorio e salì in cattedra; e stendendo la mano disse: Chi è che non crede che l’anima è l’intima e sottilissima essenza dell’uomo? Ma, un’essenza senza forma che altro è se non un ente di ragione? L’anima è dunque una forma; ma quale forma? È quel che io sto per dire: È la forma di tutte le cose che appartengono all’amore e di tutte le cose che appartengono alla sapienza; tutte quelle che appartengono all’amore sono chiamate affezioni, e tutte quelle che appartengono alla sapienza sono chiamate percezioni; le percezioni provengono dalle affezioni, e così fanno con esse una sola forma, nella quel innumerevoli cose sono in un tale ordine, in una tale serie e coerenza, che possono dirsi una cosa sola, perché nulla vi può essere tolto, e nulla vi può essere aggiunto, affinché sia tale. Che cos’è l’anima umana se non una tale forma? Tutte le cose che appartengono all’amore, e tutte quelle che appartengono alla sapienza, non sono esse gli essenziali di quella forma? E questi essenziali presso l’uomo sono nell’anima, e attraverso l’anima, nella testa e nel corpo. Voi siete chiamati spiriti e angeli, e nel mondo credeste che gli spiriti e gli angeli fossero come vento o etere, e di conseguenza menti e animi; ed ora voi vedete chiaramente che voi siete veramente, realmente e attualmente uomini, che nel mondo viveste e pensaste in un corpo materiale, e sapeste che non è affatto il corpo materiale che vive e pensa, ma che è una sostanza spirituale in quel corpo. E voi chiamaste anima questa sostanza, di cui non conoscevate la forma; e nondimeno, ora voi l’avete veduta e la vedete. Voi tutti siete anime, sull’immortalità delle quali udiste, pensaste, diceste e scriveste tante cose; e dato che voi siete forme dell’amore e della sapienza procedenti da Dio, non potete morire in eterno. L’anima dunque è una forma umana, da cui niente può essere tolto, e a cui niente può essere aggiunto, ed essa è la forma intima di tutte le forme del corpo intero; e poiché le forme che sono di fuori prendono dalla forma intima e l’essenza e la forma, perciò voi, dato che apparite a voi stessi e davanti a noi, siete anime. In una parola, l’anima è l’uomo stesso, perché essa è l’uomo intimo; perciò la sua forma è pienamente e perfettamente la forma umana. Tuttavia, essa non è la vita, ma è il più prossimo ricettacolo della vita che procede da Dio, e così, l’abitacolo di Dio. A questa spiegazione molti applaudirono; ma taluni dicevano: Noi esamineremo. Io allora me ne andai a casa; ed ecco allora sopra quel ginnasio, al posto della precedente meteora apparve una nuvola bianca senza striature o raggi combattenti tra loro; quella nuvola, attraversando il tetto, entrò e illuminò le pareti; ed io udii che essi vedevano delle scritture, e fra le altre anche questa:

Jehovah Dio inspirò nelle narici dell’uomo un’anima di vite, e l’uomo fu fatto in anima vivente (Gen. 2:7)

Vera religione cristiana (695-696)

695. La quarta. Attualmente gran parte di coloro che credono nella vita dopo la morte, credono anche che nel cielo i loro pensieri non saranno che pensieri di devozione, le loro parole che preghiere, e che le une e le altre, con l’espressione dei volti e gli atti del corpo, non saranno che glorificazioni di Dio; che così le loro case saranno tante case di culto o sacri oratori, e che di conseguenza tutti, diverranno sacerdoti di Dio. Ma io posso asseverare che là le cose sante della chiesa non occupano le menti e le case più di quanto lo occupino nel mondo dove Dio è celebrato con un culto, sebbene il culto là sia più puro e più interiore; ma, le varie cose che concernono la prudenza civile, e la varie cose che concernono l’erudizione razionale, lì sono nella loro eccellenza. Un giorno fui trasportato nel cielo e condotto in una società, dove erano dei savi, che nei secoli antichi primeggiarono in erudizione, in virtù delle loro veglie e meditazioni sulle cose che riguardavano la ragione e allo stesso tempo l’uso, e i quali erano già nel cielo perché avevo creduto in Dio, ed ora credono nel Signore, perché avevano amato il prossimo come se stessi; e quindi fui introdotto nella loro assemblea; e là mi fu domandato da dove provenissi; ed io dichiarai che con il corpo ero nel mondo naturale, e con lo spirito nel loro mondo spirituale. Udito ciò, quegli angeli se ne rallegrarono, e mi dissero: nel mondo dove tu sei col corpo che cosa si intende circa l’influsso? E allora, dopo aver rammentato quel che ne avevo attinto nei discorsi e negli scritti degli autori celebri, risposi che non si conosce ancora alcun influsso del mondo spirituale nel mondo naturale, ma che si parla dell’influsso della natura nelle cose provenienti dalla natura; per esempio, dell’influsso del calore e della luce del sole nei corpi animati, come pure negli alberi e negli arbusti, da cui proviene la loro vivificazione; e viceversa, dell’influsso del freddo nei medesimi esseri, da cui proviene il loro stato come di morte. Inoltre, dell’influsso della luce negli occhi, da cui risulta la vista; dell’influsso del suono nelle orecchie, da cui risulta l’udito, dell’influsso del odore nelle narici, da cui risulta l’odorato e così di seguito. Inoltre, gli eruditi di questo secolo ragionano in diversi modi sull’influsso dell’anima nel corpo, del corpo nell’anima, e su questo soggetto sono divisi in tre fazioni, cioè se vi è un influsso dell’anima nel corpo, influsso che chiamano occasionale, in caso di incidenti sui sensi del corpo; o se vi è un influsso del corpo nell’anima, influsso che chiamano fisico, perché gli oggetti colpiscono i sensi, e attraverso i sensi, l’anima; ovvero se vi è un influsso simultaneo e istantaneo nel corpo e allo stesso tempo nell’anima, influsso che chiamano armonia prestabilita. Tuttavia, ciascuno pensa del suo influsso che esso esiste dentro la natura. Alcuni credono che l’anima sia una particella o una goccia di etere; altri che sia un globulo o una particella di calore e di luce; altri che sia un certo etere che si nasconde nel cervello; ciò nondimeno, qualunque cosa sia per essi l’anima, alcuni la chiamano spirituale, ma per spirituale intendono un naturale più puro, perché essi non sanno nulla del mondo spirituale, né dell’influsso di questo mondo nel mondo naturale; perciò rimangono dentro la sfera della natura, e in questa sfera salgono e scendono,ed in essa si levano come le aquile nell’aria; ora coloro che dimorano nella natura, sono come gli indigeni di un’isola in mezzo al mare, che non sanno che esiste un’altra terra fuori dalla loro isola; sono come i pesci di un fiume, che non sanno che al di sopra delle loro acque vi sia dell’aria; così, quando si dice che esiste un altro mondo, distinto dal loro mondo, dove abitano gli angeli e gli spiriti, da cui proviene ogni influsso negli uomini, e ancora ogni influsso interiore negli alberi, essi rimangono meravigliati come se udissero raccontare le apparizioni degli spettri, o le cianfrusaglie degli astronomi. Eccettuati i filosofi, gli uomini contemporanei nell’orbe terracqueo, dove sono con il corpo, non pensano e non parlano d’altro influsso, che dell’influsso del vino nei bicchieri, dell’influsso del cibo e delle bevande nel ventre e del gusto nella lingua, e forse ancora dell’influsso dell’aria nel polmone, e così via dicendo. Ma se costoro odono qualcosa dell’influsso del mondo spirituale nel mondo naturale dicono: Che influisca; se pure influisse, a che giova, e a che cosa è utile sapere ciò? E se ne vanno; e poi quando parlano di quel che hanno udito circa con l’influsso, se ne divertono, come alcune persone si divertono con dei bruscoli tra le dita. Poi ebbi con quegli angeli una conversazione sulle meraviglie che derivano la loro esistenza dall’influsso del mondo spirituale nel mondo naturale; per esempio sulle meraviglie dei vermi, quando divengono farfalle, come pure su quelle delle api e dei fuchi, sulle meraviglie dei bachi da seta e ancora su quelle dei ragni e su questo, che gli abitanti della terra le attribuiscono alla luce del sole, e così alla natura; e ciò che molte volte mi ha sorpreso è che dall’osservazione di queste meraviglie essi confermano per la natura, e attraverso le conferme in favore della natura introducono nelle loro menti il sonno e la morte, e divengono atei. Poi io parlai delle meraviglie dei vegetali, consistenti in ciò che esse si susseguono tutte in ordine regolare, dal seme fino ai nuovi semi, assolutamente come se la terra sapesse accomodare i suoi elementi alla potenzialità prolifica del seme, farne uscire il germe, dilatarlo in tronco, trarre dal tronco anche dei rami, vestirli di foglie, poi ornarli di fiori, poi dagli interiori dei fiori iniziare a produrre dei frutti, e attraverso i frutti, dei semi come prole, affinché il vegetale rinasca. Ma dato che queste cose, per un continuo aspetto e per un perpetuo ritorno sono divenute familiari, ordinarie e comuni, gli uomini le considerano non come meraviglie, ma come meri effetti della natura; ed essi giudicano così unicamente perché ignorano che vi è un mondo spirituale, e che questo mondo dell’interiore opera e attua ogni singola cosa che esiste ed è formata nel mondo naturale e sulla terra, ed agisce come la mente umana nei sensi e nei movimenti del corpo; e ancora che tutte le cose della natura sono come tuniche, guaine e camicie, che avvolgono delle cose spirituali, e producono gli effetti corrispondenti al fine che si è proposto Dio creatore.
696. La quinta. Un giorno pregai il Signore affinché mi fosse dato di parlare con i discepoli di Aristotele e allo stesso tempo con i discepoli di Cartesio e di Leibniz, allo scopo di attingere le opinioni della loro mente sull’interazione dell’anima e del corpo. Dopo la mia preghiera, si presentarono nove uomini, tre aristotelici, tre cartesiani e tre seguaci di Leibniz. Essi si fermarono intorno a me, al lato sinistro i seguaci di di Aristotele, al lato destro i seguaci di Cartesio e dietro i seguaci di Leibniz. Da lontano, a una certa distanza, separati da intervalli, vidi tre uomini che parevano coronati di lauro, e per una percezione che influiva dal cielo, io conobbi che erano gli stessi antesignani o maestri. Dietro Leibniz c’era uno che teneva con la mano un lembo della sua veste, e mi può detto che era Wolf. Quei nove uomini guardandosi reciprocamente si salutarono prima in un tono civile e si misero a conversare. Ma subito salì dall’inferno uno spirito con una fiaccola nella mano destra, e l’agitò davanti alle loro facce; quindi essi diventarono nemici, tre contro tre, e si guardavano con volto torvo, perché il furore di contendere e disputare li aveva invasi. E allora gli aristotelici che erano anche scolastici cominciarono dicendo: Chi non vede che gli oggetti influiscono attraverso i sensi nell’anima, nella stesso modo in cui un uomo entra dalla porta in una camera, e che l’anima pensa secondo l’influsso? Quando un amante vede la sua bella vergine o promessa sposa, il suo occhio non scintilla forse e porta il suo amore all’anima? Quando un avaro vede delle borse piene di danaro, i suoi sensi non ardono forse e quindi non portano questo ardore all’anima, e non vi eccitano un vivo desiderio di possederle? Quando un orgoglioso si sente lodare da qualcuno, non ascolta forse attentamente, e le sue orecchie non portano forse quelle lodi all’anima? I sensi del corpo non sono forse come vestiboli, per i quali unicamente ha luogo l’ingresso all’anima? Chi da questi e mille altri esempi simili non può concludere che l’influsso viene dalla natura, ovvero che è fisico? I seguaci di Cartesio, che tenevano le loro dita sotto la fronte e che allora le ritirarono, risposero a quegli argomenti dicendo: Voi parlate secondo le apparenze; non sapete voi che non è l’occhio che ama la vergine promessa sposa, ma che è l’anima? Ed egualmente che non è neppure da sé che i sensi del corpo desiderano ardentemente le borse piene di danaro, ma è dall’anima? Egualmente, che neppure le orecchie capiscono altrimenti le lodi degli adulatori? Non è forse la percezione che fa sentire; e la percezione non appartiene forse all’anima, e non all’organo? Dite, se lo potete, c’è altro oltre il pensiero che faccia parlare la lingua e le labbra? C’è altro oltre la volontà che faccio operare le mani? Ora il pensiero e la volontà appartengono all’anima. Di conseguenza, cosa rende possibile che l’occhio veda, le orecchie odano e tutti gli altri organi sentano, siano attenti e avvertano gli oggetti, se non l’anima? Di questi argomenti e mille altri simili, chiunque si eleva per sapienza al di sopra dei sensi del corpo, conclude che non c’è un influsso del corpo nell’anima, ma che c’è un influsso dell’anima nel corpo, influsso che noi chiamiamo occasionale, e anche spirituale. I tre uomini che stavano dietro le triadi precedenti, che erano i seguaci di Leibniz, avendo udito queste parole, alzarono la voce dicendo: Noi abbiamo udito gli argomenti addotti dall’una e dall’altra parte e li abbiamo confrontati, e abbiamo percepito che in molti punti i secondi prevalgono sui primi, in molti punti primi prevalgono sui secondi; se dunque voi lo permettete, noi comporremo la lite. Interrogati circa il modo in cui avrebbero fatto ciò, risposero: Non c’è né influsso dell’anima nel corpo, né un influsso del corpo nell’anima, ma c’è un’operazione unanime e istantanea di entrambi insieme, operazione anche il nostro celebre autore ha segnalato con un bel nome chiamandola armonia prestabilita. Terminata questa discussione lo stesso spirito con la fiaccola in mano apparve di nuovo, ma questa volta egli aveva la fiaccola nella mano sinistra; ed egli l’agitò dietro il loro occipite, di conseguenza le idee di tutti divennero confuse, ed esclamarono insieme: A quale di queste affermazioni aderiremo? Né la nostra anima, né il nostro corpo lo sa; risolviamo dunque la questione a sorte, e noi aderiremo all’affermazione che sarà sorteggiata. Ed essi presero tre biglietti, e scrissero sopra l’uno, influsso fisico, sopra l’altro, influsso spirituale e sul terzo, armonia prestabilita, e li misero tutti e tre in fondo ad un berretto, e scelsero uno fra essi per tirare a sorte; e questi, messa la mano dentro, tirò il biglietto sul quale era scritto influsso spirituale; quel biglietto, essendo stato veduto e letto, tutti dissero, gli uni però con un suono chiaro e scorrevole, gli altri con un suono scuro e contratto: Aderiamo all’influsso spirituale poiché è stato sorteggiato. Ma immediatamente allora un angelo si presentò e disse: Non crediate che il biglietto per l’influsso spirituale sia uscito a caso perché è stato provveduto in tal senso. Infatti poiché voi siete in idee confuse, non vedete la verità di questo influsso, ma la verità si è presentata essa stessa alla mano affinché voi vi aderiate.