Una tra le pagine più ignobili della storia dell’Unione europea

Strasburgo Il Parlamento europeo approva la risoluzione per riconoscere la la Russia come “stato sponsor del terrorismo”.

La risoluzione, adottata con 494 voti favorevoli, 58 contrari e 44 astensioni, sottolinea che gli attacchi e le atrocità intenzionali delle forze russe, la distruzione delle infrastrutture civili, e altre gravi violazioni del diritto internazionale e umanitario sono atti di terrore e crimini di guerra. Il testo è passato a larga maggioranza dopo il sì ad alcuni emendamenti alla risoluzione.

Sono quattro gli italiani che, all’Eurocamera, hanno votato contro la risoluzione che definisce la Russia Stato sponsor del terrorismo. Tra questi tre militano nei Socialisti & Democratici. Nei tabulati risulta infatti che hanno votato contro l’indipendente Francesca Donato e i 3 di S&D, Pietro Bartolo, Andrea Cozzolino e Massimiliano Smeriglio. Astenuta l’intera delegazione del M5S, tutti gli eletti nel Pd hanno votato a favore della risoluzione, come anche i due eurodeputati di Italia Viva Sandro Gozi e Nicola Danti. Tra i contrari spicca per numero il gruppo sovranista di Id: a votare ‘no’ sono stati infatti gli eurodeputati lepenisti e i tedeschi di Afd.

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Promemoria pubblico alla Corte costituzionale

Da: xxxxxx@pec.it

16/11/2022

18:46

A: cancelleria@pec.cortecostituzionale.it

Il 29 novembre 2022 la Corte Costituzionale si pronuncerà in merito alle norme che hanno imposto gli obblighi vaccinali relativi al Covid 19.

Dopo più di due anni la Consulta si esprimerà su una situazione diventata ormai insostenibile e paradossale: un obbligo vaccinale, su cui gravano rilevanti evidenze di illegittimità, ancora previsto per alcune categoriedi lavoratori.

A fronte di una norma motivata dallo scopo di “impedire la malattia e assicurare condizioni di sicurezza in ambito sanitario”, infatti, l’obbligo vaccinale non soddisferebbe affatto alcuno di tali requisiti, sia in riferimento alla salute pubblica (immunizzazione) come affermato dagli stessi report degli istituti di vigilanza europei ed internazionali (AIFA, Euromomo, Eudravigilance, ecc.), sia del singolo cittadino obbligato a un farmaco coperto da segreto “militare” sconosciuto nei componenti quanto, per ammissione delle stesse case produttrici, negli “effetti a lungo e medio termine – mentre si sa che nel breve termine hanno già causato migliaia di decessi ed eventi avversi gravi;” (Trib. di Firenze, Sec. Sez. Civile, n. 7360/2022).

All’unisono, in ambito giuridico è parere di diversi illustri costituzionalisti la violazione di numerosi articoli della nostra Costituzione: in particolare almeno otto: artt. 1, 2, 3, 4, 32, 33, 34, 41, in netto contrasto con i diritti fondamentali della persona sanciti anche dai trattati internazionali puntualmente ratificati dal nostro paese.

L’introduzione del green pass, nella forma imposta dal governo italiano, diversamente da quanto previsto dalla normativa UE (anch’essa discutibile), ha reso ulteriormente più evidente la significativa compressione di diversi diritti inviolabili come quello della libera circolazione e del lavoro.

Nell’Ordinanza del Tribunale di Catania, Giudice del Lavoro del 14.03.2022, si legge: “Non appare pleonastico ricordare che il diritto al lavoro costituisca una delle principali prerogative dell’individuo, su cui si radica l’ordinamento italiano, che trova protezione nell’ambito dei “principi fondamentali” della Carta costituzionale (artt. 1, 4) e che viene tutelato, non solo in quanto strumento attraverso cui ciascuno può sviluppare la propria personalità (art. 2), potendo così concorrere al progresso materiale e spirituale della società (art. 4), ma innanzitutto perché costituisce il mezzo per assicurare alla persona e al rispettivo nucleo familiare, attraverso la giusta retribuzione, il diritto fondamentale di vivere un’esistenza libera e dignitosa (art. 36 Cost.)”.

Qualora la decisione della Corte Costituzionale tentasse di salvaguardare giuridicamente l’azione politica dei governi Conte e Draghi durante il periodo della cosiddetta “pandemia covid”, attraverso il sostegno della legittimità costituzionale di tutti gli atti amministrativi emanati per limitare le libertà fondamentali e per impedire ai cittadini danneggiati di attivare le possibili azioni risarcitorie nei confronti dello Stato, oltre all’evidente legittimazione di un sopruso inaccettabile, aprirebbe un pericoloso precedente giuridico atto a legittimare qualsivoglia “stato d’emergenza”, in frode al dettato costituzionale e funzionale a dare il via libera a generalizzate, gravissime e illiberali limitazioni della vita dei singoli e della collettività intera, cosi come d’altronde tristemente già avvenuto.

E’ invece auspicabile che la Corte Costituzionale, con la sua sentenza, ponga finead un lungo susseguirsi di ripetute, gravi violazioni di cui alcune ancora incomprensibilmente in vigore pur in assenza di condizioni che ne giustifichino l’applicazione.

Che prenda atto degli effetti avversi riconosciuti in connessione alle terapie vaccinali, spesso irreversibili, come riportato dallo stesso Istituto Superiore della Sanità (dati anch’essi sottostimati visto l’attivazione della sola vigilanza passiva), nonché degli inconoscibili effetti a medio e lungo termine originati dalla totale assenza di ogni preventiva e necessaria sperimentazione farmacologica dei prodotti utilizzati.

Alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate dal dirigente della Pfizer in audizione presso il Parlamento Europeo, circa la mancata esecuzione da parte dell’azienda farmaceutica delle sperimentazioni necessarie alla messa in commercio di tale farmaco, appare oltremodo inaccettabile, oltre che politicamente e socialmente immorale, per uno Stato che osa dichiararsi Civile, usare in deroga a qualsiasi criterio di prudenza e precauzione, con azioni palesemente coercetive, i propri cittadini come cavie da laboratorio a tutto vantaggio di industrie farmaceutiche private protette, con contratti truffaldini e omertosi, da ogni possibile azione penale e civile.

In tale situazione di estrema incertezza dei cittadini e profonda, inaccettabile ambiguità dimostrata dalle istituzioni statali nazionali ed europee, dalle industrie farmaceutiche, nonché da una certa parte del mondo scientifico riconosciuto,

AUSPICHIAMO

al fine di ripristinare un minimo di fiducia verso le istituzioni e l’ordinamento giuridico fondamento imprescindibile di uno Stato, una doverosa presa di posizione netta e limpida da parte della Corte Costituzionale, senza alcuna ambiguità interpretativa, per ripristinare il diritto inderogabile alla libertà di cura e riaffermare quella inviolabilità del corpo, sancita in ben note Dichiarazioni internazionali, a cui lo Stato italiano non dovrà mai più venir meno.

F.to: FondazioneSwedenborg

fonte:https://www.maurizioblondet.it/la-corte-costtuzionale-decidera-obbligo-vaccinale/

Fuori l’Italia dalla guerra

Fuori l’Italia dalla Guerra!

Appello alla mobilitazione. Costruiamo un’alleanza trasversale per la Pace e l’Economia

Invito alla mobilitazione per l’uscita dell’Italia dalla guerra, contro le sanzioni alla Russia, a favore del nostro Paese quale mediatore di Pace

Uscire dalla guerra che divampa dall’Europa al Nordafrica e al Medioriente, operare per una soluzione diplomatica, salvare l’economia

La guerra — militare, economica, politica, mediatica, ideologica — sta travolgendo la nostra vita su tutti i piani. È anzitutto la guerra economica quella che sta “bombardando” a intensità crescente il nostro Paese. Senza materie prime ed energia tutto si ferma (cibo, farmaci, sanità, trasporti, illuminazione pubblica, internet, ecc.). L’energia a costi insostenibili provoca la paralisi progressiva del sistema produttivo e di quello dei servizi.

No alle sanzioni
Il gas russo è il più economico al mondo. Impedire che lo si possa usare, sostituendolo col GNL il cui prezzo è determinato da meccanismi speculativi, costituisce un atto di guerra contro l’Italia e gli italiani. Vengono colpite le famiglie, i lavoratori, le piccole e medie imprese di tutti i settori — commercio, agricoltura, industria, allevamento, pesca, ristorazione, turismo — già pesantemente colpiti dai lockdown. Il costo della vita è in continuo aumento. Fallimenti, chiusure, cassa integrazione e licenziamenti, deindustrializzazione, crollo dei consumi, degrado e miseria crescente ne sono la conseguenza più immediata.

Non c’è più tempo da perdere
È necessario mobilitarsi perché si possa uscire dal vicolo cieco nel quale siamo stati costretti. Portare alla luce lo scontento che corre orizzontalmente per il Paese. Opporci al sabotaggio istituzionale e all’attacco ormai sistemico alla nostra economia.

È in gioco la sicurezza nazionale
La crescente e diffusa consapevolezza di come la partecipazione cobelligerante del nostro Paese sia stata una scelta suicida, imposta da quei poteri sovranazionali cui il governo Draghi ha dato esecuzione, può e deve diventare una forza autorganizzata trasversale, attuando il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo.

Partecipa alla costruzione di una grande alleanza trasversale contro la guerra per l’economia e il bene comune! Chiediamo all’unisono il ritiro delle sanzioni, il ritiro dalla guerra e che l’Italia medi attivamente per la ricostruzione delle condizioni della Pace. Diciamo no alle sanzioni, no al finanziamento della guerra e all’invio di armi, no alle spese militari, sì ad un ruolo attivo del nostro Paese quale mediatore di Pace.

Iniziatori della campagna (in ordine alfabetico):

Alberto Arcangeli, Ingegnere aeronautico, Bergamo
Cristoforo Attardo, Ricercatore indipendente, Ragusa
Luca Belardi, Regista, Roma
Mauro Belardi, Storico, scrittore, Roma
Roberto Benassi, Contrammiraglio MM c.a., Pisa
Giorgio Bianchi, Fotoreporter documentarista, Roma
Pina Bizzarro, Fondatrice del gruppo “Ragusa consapevole, cittadini liberi” Ragusa
Loretta Bolgan, Consulente scientifico, Venezia
Paolo Borgognone, Storico, scrittore, Asti
Alberto Bradanini, Ambasciatore, Reggio Emilia
Stefano Burbi, Compositore e direttore d’orchestra, Firenze
Pino Cabras, ex Deputato, Roma
Virginia Camerieri, Direttore responsabile Byoblu, Milano
Francesco Cappello, “Comitato No Guerra No Nato”, Ragusa
Franco Cardini, Docente di Storia, Firenze
Andrea Catone, Direttore della rivista “MarxVentuno”, Bari
Paolo Cesaretti, saggista e docente universitarioBergamo
Tiziana Chiarion, Editrice, Padova
Andrea Ciucci, Tecnico sistemi informatici, Pisa
Alberto Conti, Docente matematica e fisica, Milano
Alberto Contri, Docente di Comunicazione Sociale, Milano
Angelo Cremone, Portavoce “Sardegna Pulita” Cagliari
Sara Cunial, Presidente di Vita, Vicenza
Franco Dinelli, Ricercatore CNR, Centro studi Pax Christi, Salerno
Manlio Dinucci, Analista geopolitico, Pisa
Manuela Fani, Volontaria ARCI, Firenze
Silvia Forlivesi, Operatrice museale, Ravenna
Franco Fracassi, Giornalista, scrittore
Giovanni Frajese, Medico endocrinologo
Carlo Freccero, ex dirigente e autore televisivo, Savona
Elisabetta Frezza, Giurista, Padova
Margherita Furlan, Direttore de La Casa del Sole TV, Roma
Gaia Fusai, Avvocato, Milano
Edoardo Gagliardi, Filosofo, giornalista, Milano
Berenice Galli, Giornalista, Siena
Antonino Galloni, Economista, Roma
Vladislav Gavryusev, Ricercatore universitario, Firenze
Adalberto Gianuario, Giornalista, Roma
Livio Giuliani, già dirigente di ricerca e direttore di dipartimento del Servizio Sanitario Nazionale (ISPESL/INAIL), Roma
Federico Giusti, Sindacalista di base, Pisa
Fulvio Grimaldi, Giornalista, documentarista, Roma
Antonella Lattuada, Presidente di “Italia che lavora” ed ex-imprenditrice, Milano
Germana Leoni, Saggista, Milano
Simone Lombardini, ricercatore economista, Genova
Flaminio Maffettini, Avvocato, Bergamo
Petra Magoni, Artista, Pisa
Corrado Malanga, Ricercatore e docente di chimica Università di Pisa, Pisa
Massimiliano Marchi, Fondatore gruppo “Lucca consapevole, cittadini liberi” Lucca
Francesca Marino, Comitato “liberi insieme per la salute”, Livorno
Ugo Mattei, Giurista, Torino
Massimo Mazzucco, Direttore luogocomune.it
Claudio Messora, Editore, Milano
Enrico Montesano, Attore, Roma
Marina Montesano, Professore ordinario Storia medievale, Messina
Marco Nicastro, Imprenditore, presidente Coop. Agr. Mediterraneo, Foggia
Maurizio Nocera, Antropologo / ANPI, Lecce
Maya Nogradi, Regista, Roma
Aldo Nove, Poeta e scrittore, Milano
Giuseppe Padovano, Fondatore Associazione Per un Mondo senza Guerre, Prato
Gianluigi Paragone, ItalExit, Roma
Heather Parisi, Moglie e mamma
Moreno Pasquinelli, Portavoce “Fronte del Dissenso”, Perugia
Mirko Preatoni, Organizzatore eventi culturali internazionali, MilanoUgo Preziosi, Attivista contro i rigassificatori, Livorno
Marco Rizzo, Segretario PC, fondatore ISP Roma
Laura Ruggeri, ricercatrice, saggista, Milano
Mauro Scardovelli, Giurista e psicoterapeuta, Genova
Michelangelo Severgnini, regista e scrittore, Palermo
Beatrice Silenzi, giornalista ed editrice di Fabbrica della Comunicazione, conduttrice radiofonica e televisiva, Fermo
Diego Siragusa, scrittore, saggista, blogger, Biella
Suor Stefania Leda Baldini, ex insegnante, Firenze
Andrea Stramezzi, medico volontario Covid 19, Milano
Amrita Tejas, Fondatrice Associazione ISOFIA, Napoli
Francesco Toscano, presidente Ancora Italia, fondatore Italia Sovrana e Popolare, Cosenza
Jean Toschi Marazzani Visconti, scrittrice, giornalista, Milano
Cinzia Trentanelli, Collettivo Salute e Libertà, Torino
Davide Tutino, Professore, Resistenza Radicale, Roma
Fabrizia Vaccarellaavvocato penalista, Milano
Tiziana Vigni, avvocato e presidente dell’Associazione Atto Primo: Salute, Ambiente e Cultura, Firenze

Basta con la strage dell’alternanza scuola-lavoro

———- Messaggio originale ———-

Da: fondazioneswedenborg@libero.it

A: “segreteriadica@governo.it” <segreteriadica@governo.it>, “segreteria.ministro@istruzione.it” <segreteria.ministro@istruzione.it>, “segrgen@governo.it” <segrgen@governo.it>

Data: 17/09/2022 08:42

Oggetto: lettera aperta al ministro Bianchi e al governo dimissionario

TRE MORTI sul lavoro al giorno che non hanno un nome nelle statistiche dell’INAIL, né spazio sulla stampa ufficiale, troppo impegnata a promuovere vaccini, armi alla giunta fontoccio ucraina, diktat e propaganda euroatlantica.

TRE STUDENTI uccisi dall’alternanza scuola-lavoro, sacrificati per il primato indiscutibile del mercato, del profitto e dello sfruttamento: 

Lorenzo Parrelli,

Giuseppe Lenoci,

Giuliano De Seta.

Questo il triste e vergognoso primato di cui questo esecutivo si è fregiato: deregolamentazione massima del mercato del lavoro, sfruttamento di lavoratori e studenti, interposizione di agenzie private di caporalato legalizzato, chiudendo gli occhi sulla conseguente mattanza di lavoratori e di studenti in un paese dove la cultura della sicurezza sul lavoro e più in generale della legalità, è da sempre confinata alle categorie della retorica e della sceneggiata recitata in ogni pulpito istituzionale. 

Se vi fosse una coscienza in questo esecutivo, anziché il piatto assecondamento di agende e desiderata imposti oltremanica e oltreoceano, l’alternanza scuola-lavoro sarebbe abolita e immediatamente sostituita con la disciplina e la prassi della sicurezza sul lavoro.

Se vi fosse un esecutivo degno di questo nome l’istruzione non sarebbe così prostrata, snaturata e subordinata secondo i voleri delle elites transnazionali cui voi siete sottomessi.

Non servono concorsi pubblici per ispettori del lavoro, lacrime ad orologeria, dal quirinale e da palazzo chigi in giù, non servono riforme, codicilli ed inutili diverticoli burocratici, quando in fabbrica si consuma una strage che non fa notizia, migliaia di morti che si possono e si devono evitare, semplicemente con sopralluoghi, accertamenti e sanzioni avverso le organizzazioni produttive e le prassi più rischiose, spregiudicate e macroscopicamente lesive delle più elementari regole di sicurezza sul lavoro.

Egregi ministri, indossate tuta, casco e scarpe antinfortunistiche e accompagnate per un quadrimestre gli studenti in fabbrica, otto ore al giorno, toccate con mano quali sono le condizioni di sicurezza e quale sarebbe la necessità didattica di imporre tirocini non retribuiti in luoghi ad alto rischio, catene dimontaggio, macchine operatrici, concerie, reparti verniciatura o peggio. Questa è sfruttamento camuffato manieristicamente con la formazione..

Ma voi preferite mandare al macello lavoratori e studenti, schiacciarli negli ingranaggi dello sfruttamento del capitale, sin dai banchi di scuola, perciò di questo risponderete nell’altra vita al cospetto del Creatore.  

fondazioneswedenborg

Prima della morte della regina d’Inghilterra: “Solo il silenzio circospetto che merita la morte di un essere umano” di Eduardo Bonugli

Ante la muerte de la Reina de Inglaterra: «Sólo el silencio circunspecto que merece la muerte de un ser humano» 

fonte: https://piensachile.com/2022/09/09/ante-la-muerte-de-la-reina-de-inglaterra-solo-el-silencio-circunspecto-que-merece-la-muerte-de-un-ser-humano/

Ante la muerte de la Reina de Inglaterra: «Sólo el silencio circunspecto que merece la muerte de un ser humano»

8 septiembre, 2022

¡NUNCA TE OLVIDARÉ!
Que descanses en paz

Ante el fallecimiento de la reina de Inglaterra y ante el dolor que transmiten los medios de forma abrumadora; y por coherencia con mi profunda convicción humanista y mi respeto por la vida; quiero hoy más que nunca, rendir un emocionado y sentido homenaje a los compatriotas argentinos del crucero General Belgrano, asesinados cobardemente en 1982 por éste país -bajo la máxima autoridad de la hoy fallecida -que festejó sin pudor ni remordimiento, y ante la prensa de todo el mundo, semejante crimen de guerra.

También a los héroes caídos en la guerra de Las Malvinas, como a los heridos, a los prisioneros y a sus familiares, que lucharon simplemente por recuperar lo robado, ante la más poderosa maquinaria pirata de todos los siglos.

A los muertos y heridos en 1955 -todos civiles- en los bombardeos de Plaza de Mayo, con munición y asistencia estratégica del Reino Unido.

A los fusilados, represaliados y perseguidos a partir del golpe de estado de la Revolución Libertadora en 1955 en Argentina, organizado y asistido por Londres y Washington.

Reina Isabel, Reagan y Margarethe Thatcher

A los miles y miles de torturados, desaparecidos y asesinados por los golpes de estado de Videla y Pinochet, en los que Gran Bretaña jugó un papel central a favor de los militares genocidas.

Mi homenaje además a todos los países latinoamericanos, cuyos ciudadanos de varias generaciones, sufren y sufrieron, en estas siete décadas del reinado de Isabel, el terrible poder inhumano, bélico y destructor del imperio británico a través de golpes de estado, crisis económicas, atentados y provocaciones permanentes.

Además, acerco mis pensamientos a los millones de personas de esas naciones hermanas que padecieron y padecen las terribles penurias económicas, por el pillaje y el robo descarado a su patrimonio por parte de los poderes anglosajones. Y que ha permitido que ésta mujer y su familia -y sin trabajar jamás- sean de las más ricas del mundo .

Y para no extenderme más, aunque con una penosa y nunca resignada rebeldía, resumo en una sola lágrima a tantos y tantos pueblos del mundo, arrasados por las crueles armas británicas y por sus dictaduras económicas a lo largo de los siglos, con esa actitud criminal, salvaje e hipócrita que ellos llaman «flema» cuando en realidad les corresponde el título de ser los que «industrializaron» la esclavitud.

Hoy, la prensa del sistema tiene su minuto gloria y con morbo y demagogia llora a su muerta de sangre azul, y lo inunda todo con lamentos oportunistas en medio de un escandaloso ejercicio de obsecuencia y sobreactuación.

Pero a la vez, esa misma prensa hipócrita, tiene la desvergüenza de no mencionar ni a una de las millones de víctimas a lo largo de estos 69 años de reinado.

Por ello, yo quiero inclinarme ante el doloroso recuerdo de cada una de ellas y decirles con el corazón en la mano…

¡NUNCA TE OLVIDARÉ!
Que descanses en paz

Eduardo Bonugli
Madrid, 8/9/22
Dossier Geopolítico DG

Prima della morte della regina d’Inghilterra: “Solo il silenzio circospetto che merita la morte di un essere umano”

8 settembre 2022 NON TI DIMENTICHERÒ MAI!

Riposa in pace

Prima della morte della regina d’Inghilterra e prima del dolore che i media trasmettono prepotentemente; e per coerenza con la mia profonda convinzione umanistica e il mio rispetto per la vita; oggi più che mai voglio rendere un commosso e sentito omaggio ai connazionali argentini dell’incrociatore General Belgrano, vigliaccamente assassinato nel 1982 da questo Paese -sotto la massima autorità del defunto oggi- che ha festeggiato senza vergogna né rimorso, insieme alla stampa di tutto il mondo, un tale crimine di guerra.

E anche agli eroi caduti nella guerra delle Malvinas, così come ai feriti, ai prigionieri e alle loro famiglie, che combatterono semplicemente per recuperare ciò che era stato rubato, davanti alla più potente macchina pirata di tutti i secoli.

Ai morti e ai feriti nel 1955 -tutti civili- nel bombardamento di Plaza de Mayo, con munizioni e assistenza strategica dal Regno Unito. A quelli fucilati, rappresaglie e perseguitati dal colpo di stato della Rivoluzione Liberatrice del 1955 in Argentina, organizzato e assistito da Londra e Washington, dalla regina Elisabetta, da Reagan e Margarethe Thatcher.

Alle migliaia e migliaia di torturati, scomparsi e assassinati dai colpi di stato di Videla e Pinochet, in cui la Gran Bretagna ha svolto un ruolo centrale a favore del genocidio militare. Il mio omaggio anche a tutti i paesi dell’America Latina, i cui cittadini di varie generazioni soffrono e hanno sofferto, in questi sette decenni di regno di Elisabetta, il terribile potere disumano, bellicoso e distruttivo dell’Impero Britannico attraverso colpi di stato, crisi economiche, attacchi e provocazioni permanenti.

Inoltre, il mio pensiero va ai milioni di persone di quelle nazioni sorelle che hanno sofferto e continuano a soffrire terribili difficoltà economiche, a causa del palese saccheggio e rapina della loro eredità da parte delle potenze anglosassoni. E questo ha permesso a questa donna e alla sua famiglia – e senza mai lavorare – di essere tra le più ricche del mondo.

E per non dilungarmi ulteriormente, sia pure con una ribellione dolorosa e mai rassegnata, riassumo in una sola lacrima tanti popoli del mondo, devastati dalle crudeli armi britanniche e dalle loro dittature economiche nel corso dei secoli, con quell’atteggiamento criminale, selvaggio e ipocrita che chiamano “flemma” quando in realtà il titolo caratteristico di coloro che hanno “industrializzato” la schiavitù appartiene a loro.

Oggi, la stampa del sistema in pompa magna e con morbosità e demagogia piange il suo sangue blu morto, e inonda tutto di lamenti opportunistici nel mezzo di uno scandaloso esercizio di ossequio e di esagerazione. Ma allo stesso tempo, quella stessa stampa ipocrita ha la sfrontatezza di non menzionare nemmeno una delle milioni di vittime in questi 69 anni di regno. Per questo voglio inchinarmi al ricordo doloroso di ciascuno di loro e raccontargli con il cuore in mano…

NON TI DIMENTICHERÒ MAI!

Riposa in pace

Eduardo Bonugli Madrid, 9/8/22 Dossier Geopolitico DG

Pane al pane, vino al vino

Intervento di Sergej Lavrov, ministro degli affari esteri della Federazione Russa, su “Izvestia” il 18 luglio 2022 (fonte: https://roma.mid.ru/it/press-centre/la_messa_in_scena_come_metodo_della_politica_occidentale_articolo_di_s_v_lavrov_ministro_degli_affar/)

“La messa in scena come metodo della politica occidentale”.

Oggi, le Forze armate russe e le milizie della DNR (Repubblica Popolare del Donbass) e della LNR (Repubblica Popolare di Lugansk) stanno risolutamente svolgendo i propri compiti nel quadro dell’operazione militare speciale (OMS), cercando di porre fine alla palese discriminazione e al genocidio dei russi e di eliminare le minacce dirette alla sicurezza della Federazione Russa create, nel corso degli anni, dagli Stati Uniti e dai loro satelliti sul territorio ucraino. Poiché stanno perdendo sul campo di battaglia, il regime ucraino e i suoi patroni occidentali non esitano a inscenare “bagni di sangue” per demonizzare il nostro Paese presso l’opinione pubblica internazionale. Ci sono già stati Bucha, Mariupol, Kramatorsk e Kremenchuk. Il Ministero della Difesa russo, fatti alla mano, avverte ogni volta che si sta preparando la messa in scena di nuovi incidenti.

Le scene provocatorie messe in atto dall’Occidente e dai suoi tirapiedi hanno una firma riconoscibile. Scene, peraltro, che non sono iniziate in Ucraina, ma molto prima.

1999, provincia serba del Kosovo e Metochia, villaggio di Racak. Una squadra di ispettori dell’OSCE arriva sul luogo del ritrovamento di diverse decine di cadaveri in abiti civili. Il capo della missione dichiara immediatamente, senza alcuna indagine, che si tratta di un atto di genocidio, benché non rientri nei poteri di un funzionario internazionale trarre tali conclusioni. La NATO lancia immediatamente un’aggressione armata contro la Jugoslavia, distruggendo deliberatamente un centro televisivo, ponti, treni passeggeri e altre strutture civili. In seguito, si scopre che i cadaveri non erano di civili, ma di membri di una banda dell’Esercito di liberazione del Kosovo travestiti con abiti civili. Tuttavia, la messa in scena aveva già funzionato come pretesto per il primo uso illegale della forza contro uno Stato membro dell’OSCE dalla firma dell’Atto finale di Helsinki nel 1975. È significativo che il capo della missione OSCE, la cui dichiarazione è servita da “innesco” per gli attentati, fosse P. Walker, un cittadino statunitense. Il risultato principale dell’aggressione è stata la separazione forzata del Kosovo dalla Serbia e l’insediamento della più grande base militare americana nei Balcani, Bondsteel.

2003 – la famigerata esibizione del Segretario Powell al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con una provetta di polvere bianca presentata al mondo come spore di antrace presumibilmente prodotte in Iraq. L’imbroglio ha funzionato ancora una volta: gli anglosassoni e compagnia hanno bombardato l’Iraq, che ancora oggi non è riuscito a ripristinare pienamente la propria statualità. La bufala è stata rapidamente smascherata: tutti hanno ammesso che in Iraq non c’erano armi biologiche o altre armi di distruzione di massa. In seguito, uno dei promotori dell’aggressione, il primo ministro britannico Tony Blair, ha riconosciuto la falsificazione, dicendo qualcosa del tipo: beh, è stato un errore, capita a tutti di sbagliare. Lo stesso Powell si giustificò in seguito dicendo di essere stato “incastrato dai servizi segreti”. In un modo o nell’altro, l’ennesima provocazione messa in scena è servita come pretesto per attuare piani di distruzione di un Paese sovrano.

2011. Libia. Qui la trama del dramma è stata particolare. Non ci sono state vere e proprie bugie, come in Kosovo e in Iraq, ma la NATO ha interpretato in maniera palesemente fuorviata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La risoluzione aveva imposto una zona di interdizione al volo sulla Libia per bloccare gli aerei da combattimento di Gheddafi che sono rimasti a terra. Tuttavia, le forze della NATO hanno semplicemente iniziato a bombardare le unità dell’esercito libico che combattevano i terroristi. Gheddafi è stato assassinato brutalmente, della Libia non è rimasto nulla – si sta ancora cercando di rimetterne insieme i pezzi e a guidare questo processo è stato scelto di nuovo un rappresentante degli Stati Uniti, nominato personalmente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite senza alcuna consultazione con il Consiglio di Sicurezza. Nell’ambito di questo processo, i colleghi occidentali hanno più volte messo in scena accordi elettorali inter-libici, che si sono conclusi con un nulla di fatto. La Libia rimane un territorio ostaggio di gruppi armati illegali. La maggior parte di loro opera a stretto contatto con l’Occidente.

2014, febbraio, Ucraina. L’Occidente, rappresentato dai ministri di Germania, Francia e Polonia, ha di fatto costretto il Presidente Yanukovych a firmare un accordo con l’opposizione per porre fine allo scontro e risolvere pacificamente la crisi interna ucraina, istituendo un governo provvisorio di unità nazionale e tenendo elezioni anticipate entro pochi mesi. Tuttavia, anche in questo caso si è trattato di una messinscena: al mattino l’opposizione ha inscenato un colpo di stato, con slogan russofobi e razzisti, e i garanti occidentali dell’accordo non hanno nemmeno cercato di farli ragionare. Per giunta, hanno immediatamente iniziato a incoraggiare i golpisti nella loro politica antirussa, scatenando una guerra contro la loro stessa popolazione e bombardando le città del Donbass solo perché si rifiutavano di riconoscere il colpo di Stato anticostituzionale. Per questo, gli abitanti del Donbass sono stati dichiarati “terroristi”, sempre con l’incoraggiamento dell’Occidente.

Va notato che anche l’omicidio dei manifestanti di Maidan, che l’Occidente ha attribuito alle forze di sicurezza fedeli a Viktor Yanukovych e ai servizi speciali russi, era una messinscena, come è presto emerso. In realtà, la provocazione è stata inscenata dai radicali dell’opposizione che collaboravano strettamente con i servizi di sicurezza occidentali. I fatti sono stati presto svelati, ma ormai lo spettacolo era andato in scena.

Quando la guerra nel Donbass è stata fermata e grazie agli sforzi di Russia, Germania e Francia nel febbraio 2015 sono stati firmati gli accordi di Minsk tra Kiev, Donetsk e Lugansk, Berlino e Parigi hanno assunto un ruolo attivo, proclamandosene orgogliosamente garanti. E nonostante questo, per i successivi sette anni, non hanno mosso un dito per costringere Kiev – come esplicitamente richiesto dagli accordi di Minsk, approvati all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU – ad avviare un dialogo diretto con i rappresentanti del Donbass al fine di concordare status speciale, amnistia, ripristino dei legami economici e svolgimento delle elezioni. I leader occidentali sono rimasti in silenzio anche quando Kiev – sia con Poroshenko, sia con Zelensky – ha preso provvedimenti in esplicito contrasto con gli accordi di Minsk. Inoltre, i tedeschi e i francesi hanno dichiarato che il dialogo diretto tra Kiev e DNR e LNR era impossibile, addossando la responsabilità alla Russia, nonostante questa non sia neanche menzionata nei documenti di Minsk e in tutti questi anni sia stata sostanzialmente l’unica a insistere sulla loro attuazione.

Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che Minsk fosse un’altra messa in scena, questi sono stati fugati da Poroshenko, che il 17 giugno 2022 ha dichiarato: “Gli accordi di Minsk non significavano nulla per noi, non avevamo alcuna intenzione di attuarli… il nostro compito era quello di allontanare la minaccia… di guadagnare del tempo per ripristinare la crescita economica e costruire la potenza delle Forze Armate Ucraine. L’obiettivo è stato raggiunto. Gli accordi di Minsk hanno esaurito il loro compito. Il prezzo di questa messa in scena lo sta ancora pagando il popolo ucraino, che per anni è stato costretto dall’Occidente a rassegnarsi a vivere sotto l’oppressione di un regime neonazista e russofobo. E quando O. Scholz ora chiede di costringere la Russia ad accettare un accordo sulle garanzie di integrità territoriale e sovranità dell’Ucraina, sta facendo uno sforzo vano. Un accordo di questo tipo c’era: gli accordi di Minsk, uccisi solo da Berlino e Parigi facendo da scudo a Kiev, che si è apertamente rifiutata di applicarli. Così la messa in scena è finita, “finita la commedia”. (N.d.t.: in italiano nel testo)

Tra l’altro, Zelensky è un degno successore di Poroshenko, davanti al quale era pronto a inginocchiarsi teatralmente in un comizio elettorale all’inizio del 2019 per porre fine alla guerra.

Nel dicembre dello stesso anno, egli stesso ha avuto la possibilità di attuare gli accordi di Minsk: a Parigi si è tenuto il “vertice di Normandia”, dove, in una dichiarazione adottata al massimo livello, si è impegnato a risolvere le questioni relative allo status speciale del Donbass. Naturalmente non ha fatto nulla e Berlino e Parigi lo hanno coperto ancora una volta. Un altro documento tanto pubblicizzato si è rivelato essere nient’altro che una messa in scena ucraino-occidentale – esattamente in linea con la logica di Poroshenko – per guadagnare tempo e rifornire di armi il regime di Kiev.

E poi la Siria. Dopo l’attuazione dell’accordo del 2013 per la distruzione delle armi chimiche siriane, ratificato dall’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), che grazie a questo accordo ha vinto il Premio Nobel per la pace, nel 2017 e nel 2018 si sono verificate provocazioni plateali con la messa in scena dell’uso di armi chimiche a Khan Sheikhoun e nel sobborgo di Damasco di Douma. Sono stati diffusi video in cui compaiono persone, chiamate “Caschi Bianchi” (che si sono proclamate un’organizzazione umanitaria, ma non si sono mai presentate nel territorio controllato dal governo siriano) che aiutano i presunti residenti avvelenati, senza indossare indumenti protettivi o utilizzare accessori di protezione. Tutti i tentativi di convincere il Segretariato tecnico dell’OPCW a svolgere il proprio lavoro in buona fede e a garantire un processo di indagine trasparente sugli incidenti, come richiesto dalla Convenzione sulle armi chimiche (CAC), sono stati infruttuosi. Ciò non sorprende: il Segretariato Tecnico è stato a lungo “privatizzato” dai Paesi occidentali, i cui rappresentanti vi occupano posti chiave. Proprio loro hanno collaborato a orchestrare le suddette bufale, che Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno utilizzato come pretesto per lanciare attacchi missilistici e dinamitardi sulla Siria, un giorno prima che una squadra di ispettori dell’OPCW, su nostra insistenza, arrivasse sul posto per indagare sugli incidenti, dopo la strenua resistenza opposta dall’Occidente all’invio degli ispettori.

La capacità dell’Occidente e del subdolo Segretariato tecnico dell’OPCW di organizzare messe in scene è stata evidente anche negli avvelenamenti di Skripal e Navalny. In entrambi i casi, le numerose richieste inviate ufficialmente da parte russa all’Aia, a Londra, a Berlino, a Parigi e a Stoccolma rimangono senza risposta, sebbene siano formulate nel pieno rispetto dei requisiti della CAC e debbano essere esaudite.

Allo stesso modo, occorre rispondere alle domande sulle attività segrete che il Pentagono (attraverso la sua Threat Reduction Agency) ha svolto in Ucraina. “Le scoperte fatte dalle forze dell’Operazione Militare Speciale nei laboratori militari-biologici nei territori liberati del Donbass e nelle aree adiacenti indicano chiaramente violazioni dirette della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche (BWC). I documenti sono stati presentati da noi a Washington e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È stata avviata una procedura di chiarimento della BWC. A dispetto dei fatti, l’amministrazione statunitense sta cercando di giustificarsi sostenendo che tutte le ricerche biologiche svolte in Ucraina erano esclusivamente pacifiche e di natura civile. Ma non ci sono prove.

Su scala più ampia, le attività militari-biologiche del Pentagono in tutto il mondo, soprattutto nello spazio post-sovietico, richiedono la massima attenzione alla luce delle prove sempre più evidenti di esperimenti criminali, spacciati per pacifici, con gli agenti patogeni più pericolosi, al fine di creare armi biologiche.
La messa in scena di “crimini” commessi dalle milizie del Donbass e dai partecipanti all’Operazione militare Speciale russa sono già stati menzionati in precedenza. Il costo di queste accuse è illustrato da un semplice fatto: dopo aver mostrato al mondo la “tragedia di Bucha” all’inizio dell’aprile 2022 (si sospetta che gli anglosassoni abbiano avuto un ruolo nella “regia della scena”), l’Occidente e Kiev non rispondono ancora a domande elementari: se siano stati definiti i nomi delle vittime e quali siano i risultati degli esami autoptici. Come nei casi Skripal e Navalny sopra descritti – la “prima” pubblicitaria dello spettacolo messo in scena dai media occidentali è andata in onda e ora – “è impossibile riprendere le fila della storia “, smentire non serve a nulla.

Questo è il senso dell’algoritmo della politica occidentale: inventare una falsa informazione, gonfiarla fino a farla diventare una catastrofe universale nel giro di due o tre giorni, bloccando l’accesso della popolazione a informazioni e valutazioni alternative, e quando i fatti si fanno strada, vengono semplicemente ignorati, al massimo citati nelle ultime pagine delle notizie a caratteri piccoli. È importante capire che non si tratta di innocui giochi di guerra mediatici, perché tali rappresentazioni sono direttamente utilizzate come pretesto per azioni piuttosto concrete: punire i Paesi “accusati” con sanzioni, compiere barbare aggressioni contro di loro con molte centinaia di migliaia di vittime civili, come nel caso dell’Iraq e della Libia, tra gli altri. O – come nel caso dell’Ucraina – per usarla come materiale sacrificabile nella guerra dell’Occidente contro la Russia. Inoltre, gli istruttori NATO e i puntatori dei sistemi lanciarazzi multipli sembrano già dirigere le azioni delle Forze Armate Ucraine e delle Forze di Sicurezza Nazionale direttamente “sul campo”. Spero che tra gli europei ci siano politici responsabili e consapevoli delle conseguenze di questa situazione. In questo contesto è interessante che nessuno nella NATO e nella UE abbia stigmatizzato le parole inopinatamente pronunciate dal capo di stato maggiore dell’aeronautica tedesca Gerharz, che ha dichiarato necessario prepararsi all’uso di armi nucleari e ha aggiunto: “Putin, non cerchi di competere con noi”. Il silenzio dell’Europa suggerisce che essa ignora con compiacimento il ruolo della Germania nella propria storia.

Se guardiamo agli eventi odierni attraverso la lente della storia, l’intera crisi ucraina si presenta come un “grande gioco” basato sulla sceneggiatura promossa un tempo da Zbigniew Brzezinski. I discorsi sulle buone relazioni e sulla disponibilità dell’Occidente a tenere conto dei diritti e degli interessi dei russi che la dissoluzione  dell’URSS ha colto nell’Ucraina indipendente e in altri Paesi post-sovietici, si sono rivelati solo una finzione. Già all’inizio degli anni 2000, Washington e l’Unione Europea hanno iniziato a chiedere apertamente a Kiev di decidere con chi stare: con l’Occidente o con la Russia?

Dal 2014. L’Occidente è inequivocabilmente al comando del regime russofobico che ha portato al potere con un colpo di Stato. Anche la presenza di Zelenski sul palcoscenico di un forum internazionale ancora più importante fa parte di una messa in scena. Fa discorsi patetici e poi, quando improvvisamente propone qualcosa di sensato, viene bacchettato, come è successo dopo il round di Istanbul dei colloqui russo-ucraini: a fine marzo sembrava esserci un po’ di luce nel dialogo, ma Kiev è stata costretta a fare un passo indietro, sfruttando tra l’altro l’episodio apertamente orchestrato di Bucha. Washington, Londra e Bruxelles hanno iniziato a chiedere a Kiev di non iniziare i negoziati con la Russia fino a quando l’Ucraina non avesse raggiunto la piena supremazia militare (particolarmente decisa è stata l’azione dell’ex primo ministro britannico B. Johnson, insieme a molti altri politici occidentali ancora in carica ma che hanno già dimostrato simile livello di inadeguatezza).

La dichiarazione del capo della politica estera della UE, J. Borrell, secondo cui il conflitto dovrebbe terminare con “una vittoria dell’Ucraina sul campo di battaglia”, suggerisce che anche uno strumento come la diplomazia sta perdendo il suo significato nella “rappresentazione scenica” della UE.

Più in generale, è interessante osservare come l’Europa, “costruita” da Washington sul fronte anti-russo, soffra più di altri di sanzioni insensate, svuoti i propri arsenali fornendo armi a Kiev (senza pretendere di sapere chi poi le controlla e dove finiscono), liberando il proprio mercato per i successivi acquisti di prodotti militari-industriali statunitensi e del costoso GNL americano al posto del conveniente gas russo. Queste tendenze, unite alla fusione pratica della UE con la NATO, fanno sì che i discorsi fatti finora sulla “autonomia strategica” della UE non siano altro che una rappresentazione. La politica estera dell'”Occidente collettivo” è un “teatro per un attore solo” che per giunta porta alla ricerca costante di nuovi teatri di guerra.

Parte della strategia geopolitica contro la Russia consiste nel concedere all’Ucraina e alla Moldavia (che sembrano anch’esse destinate a un destino poco invidiabile) lo status di Paese candidato perpetuo alla UE. Nel frattempo, viene pubblicizzata la “comunità politica europea” avviata dal presidente francese Macron, in cui non ci saranno particolari benefici finanziari ed economici, ma si chiederà la piena solidarietà con la UE nelle sue azioni antirusse. Non si tratta più di un principio di “o l’uno o l’altro”, ma di “chi non è con noi è contro di noi”. Lo stesso Macron ha spiegato di che tipo di “comunità” si tratta: la UE inviterà tutti i Paesi europei – “dall’Islanda all’Ucraina” – a farne parte, ma non la Russia. Devo dire subito che noi non ne abbiamo bisogno, ma la dichiarazione stessa è rivelatrice, svela l’essenza di questa nuova impresa conflittuale e divisiva.

L’Ucraina, la Moldavia e altri Paesi, che oggi vengono corteggiati dalla UE, sono destinati a fare da comparse nei giochi dell’Occidente. Gli Stati Uniti, in quanto principali produttori di questi spettacoli, scelgono la musica e la trama, sulla base delle quali viene scritta una sceneggiatura anti-russa in Europa. Gli attori sono pronti; hanno competenze acquisite in ” “Studio Kvartal 95″; saranno in grado di dare voce a testi pieni di pathos non peggiori della già dimenticata Greta Tunberg, e, se necessario, suonare strumenti musicali. Gli attori sono bravi: ricordiamo quanto Zelenski abbia interpretato in modo convincente il democratico in “Servo del popolo”, combattente contro la corruzione, contro la discriminazione dei russi e in generale “per ogni bene”. Ricordatelo e confrontatelo con il modo in cui si è trasformato istantaneamente in presidente, letteralmente secondo il metodo Stanislavskij: divieto della lingua russa, dell’istruzione, dei media, della cultura. “Se vi sentite russi, per il bene dei vostri figli e nipoti, andate a vivere in Russia”. Un buon consiglio. Ha definito gli abitanti del Donbass non persone, ma “esemplari”. E a proposito del battaglione nazista Azov ha detto: “Sono quello che sono. Ne abbiamo molti così”. Persino la CNN si è vergognata di lasciare questa frase nell’intervista.

Ci si chiede quale sarà l’epilogo di tutte queste storie. In realtà, la messa in scena del sangue e del dolore umano è tutt’altro che divertente, ma è la manifestazione di una cinica politica di creazione di una nuova realtà in cui si cerca di sostituire tutti i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale in generale con un “ordine” basato sulle proprie “regole”, nel tentativo di perpetuare un inafferrabile predominio negli affari mondiali.

Le conseguenze più devastanti per le relazioni internazionali contemporanee sono state le partite giocate in seno all’OSCE dall’Occidente all’indomani della fine della Guerra Fredda, di cui si è considerato vincitore. Rompendo rapidamente le promesse fatte all’URSS e alla leadership russa di non espandere la NATO verso est, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno comunque dichiarato il proprio impegno a costruire uno spazio comune di sicurezza e cooperazione nell’area euro-atlantica e, insieme a tutti i membri dell’OSCE, hanno firmato solennemente ai massimi livelli, nel 1999 e di nuovo nel 2010, l’impegno politico  a garantire una sicurezza uguale e indivisibile, nell’ambito della quale nessuno tenti di rafforzare la propria sicurezza a scapito degli altri e nessuna organizzazione rivendichi un ruolo dominante in Europa. Ben presto è risultato chiaro che i membri della NATO non stavano mantenendo la parola data, poiché avevano puntato al dominio dell’Alleanza Nord Atlantica. Anche in quell’occasione, abbiamo proseguito i nostri sforzi diplomatici offrendo di sancire lo stesso principio di sicurezza uguale e indivisibile in un trattato giuridicamente vincolante. L’abbiamo proposto molte volte, l’ultima nel dicembre 2021. La risposta è stata un rifiuto categorico. Hanno detto senza mezzi termini: non ci saranno garanzie legali al di fuori della NATO. In altre parole, il sostegno occidentale ai documenti politici adottati ai vertici dell’OSCE si è rivelato una finzione a buon mercato. E ora la NATO, guidata dagli Stati Uniti, si è spinta oltre, chiedendo la soggezione non solo dell’area euro-atlantica, ma anche dell’intera regione Asia-Pacifico. L’amministrazione della NATO non fa mistero del principale destinatario delle sue minacce e la leadership cinese ha già dato una valutazione di principio di tali ambizioni neocoloniali. Pechino le ha messe a confronto con il già citato principio dell’indivisibilità della sicurezza, sostenendo la sua applicazione su scala globale per impedire a chiunque nel mondo di avanzare pretese sulla propria esclusività. Questo approccio coincide pienamente con la posizione della Russia. Lo difenderemo con coerenza insieme ai nostri alleati, ai partner strategici e a molte altre persone che la pensano come noi.

L’Occidente collettivo dovrebbe tornare sulla terra dal mondo delle illusioni. La messa in scena, per quanto continui, non funzionerà. È tempo di giocare pulito, non secondo le regole dei bari, ma sulla base del diritto internazionale. Quanto prima tutti si renderanno conto che non ci sono alternative ai processi storici oggettivi di formazione di un mondo multipolare sulla base del rispetto del principio dell’uguaglianza sovrana degli Stati, fondamentale per la Carta delle Nazioni Unite e per l’intero ordine mondiale, tanto meglio sarà.

Se i membri dell’alleanza occidentale non sanno vivere secondo questo principio e non sono pronti a costruire un’architettura veramente universale di sicurezza e cooperazione paritarie, allora che lascino in pace gli altri, che smettano di costringere nel loro campo con minacce e ricatti chi vuole fare di testa propria, che riconoscano nei fatti il diritto alla libertà di scelta di Paesi indipendenti che rispettano sé stessi. Questa è la democrazia – nella vita reale e non nella finzione di un palcoscenico politico disonesto.

L’auto elettrica serve ad abolire la mobilità privata e a distruggere l’industria automobilistica

La narrazione ufficale sulle meravigle dell’auto elettrica con impatto ecologico zero, zero emissioni eco friendly, green friendly e simili sciocchezze della neolingua orwelliana, è quanto di più lontano ci sia dalla realtà.

Si consideri che queste auto sono a torto ritenute “per legge” veicoli a zero emissioni di CO2, perché il legislatore nasconde il bilancio energetico necessario per generare l’energia elettrica.

E’ il caso di fare due conti.

Ipotizziamo che l’intero l’intero parco auto in Italia fosse composto di veicoli esclusivamente elettrici (quindi, esclusi i veicoli ibridi); in ta caso occorrerebbe far fronte alla ricarica periodica di 40.000.000 di veicoli circa adibiliti alla mobilità privata.

Ipotizziamo che lo stock di energia mediamente accumulabile nel pacco batteria del veicolo sia pari a 30 KWH.

Ipotizziamo un’autonomia media di 200 KM per ogni veicolo

Ipotizziamo una percorrenza annuale media di ogni veicolo pari a 15000 KM.

In tal caso per ogni auto occorreranno ogni anno:

– 75 cicli di ricarica (percorrenza annuale/autonomia)

– 2250 KWH (capacità del pacco batteria del veicolo x cicli annuali di ricarica

Il fabbisogno annuale nazionale di energia elettrica per la ricarica del parco veicoli è pari a 90 TWH (2250 x 40.000.000)

Se si tiene conto del fatto che il fabbisogno nazionale di energia elettrica nel 2020 è stato di circa 300 TWH (fonte:https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/statistiche/pubblicazioni-statistiche) di cui l’89% prodotta in Italia e l’11% importata dall’estero. Ed inoltre, all’interno di questo fabbisogno nazionale annuo, la domanda di energia eletrtica aggregata delle famiglie è pari a 66 TWH, vale a dire 1/5 del fabbisogno totale annuo (fonte:https://download.terna.it/terna/6-CONSUMI_8d9cecfdb0ebb54.pdf) appare evidente che la domanda di energia elettrica delle famiglie e la corrispondente spesa pro-capite sarebbe destinata a triplicare in uno scenario ipotetico di mobilità privata esclusivamente elettrica (escluso dunque i veicoli ibridi) e contestualmente il sistema paese non sarebbe in grado di far fronte ad un incremento del fabbisogno annuo pari al 30% circa, per la ricarica dei veicoli elettrici.

Non si è tenuto conto dei veicoli commerciali/industriali. Se anche il parco commerciale/industriale stimabile in 5.000.000 di unità, fosse composto da veicoli a trazione esclusivamente elettrica, è evidente che lo scenario qui prospettato sarebbe ulteriormente peggiorato e irrealizzabile.


Si tenga Inoltre presente che, le celle delle batterie, per la cui produzione è richiesta una grande quantità di energia elettrica, provengono principalmente dai paesi asiatici, dove una quota molto elevata dell’elettricità proviene ancora da centrali a carbone, perciò è singolare che il legislatore nazionale e comunitario nel considerare ecologici per legge i veicoli elettrici non abbia tenuto in nessun conto il reale bilancio energetico e l’ammontare della CO2 necessaria nel ciclo di vita dei veicoli elettrici per la ricarica dei veicoli nonché per la produzione e lo smaltimento delle batterie.

E’ stata fatta una scelta politica scriteriata, in Europa e in generale, nei paesi occidentali, e sono state emanate disposizioni di legge i cui propositi e obiettivi sbandierati, integrano i contenuti della pubblicità ingannevole.

Ciò che invece si profila in un orizzonte temporale di 15-20 anni è l’abbandono forzato della mobilità privata per incapacità di far fronte alla spesa individuale di ricarica dei veicoli (destinata a lievitare in tempi stretti) e per incapacità di far fronte ad un fabbisogno di energia elettrica non compatibile con i limiti del sistema elettrico nazionale.

Se poi si dovesse tener conto anche dell’insufficiente copertura delle stazioni di ricarica e della conseguente inaffidabilità di veicoli elettrici sulle lunghe percorrenze, il tenore fallimentare della trazione elettrica apparirebbe in tutta la sua evidenza, fatta salva la soluzione dell’elettrico ibrido che non necessita di stazioni di ricarica.

Approfondimenti:

Il discorso di Giorgio Bianchi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Giorgio Bianchi è stato invitato a partecipare ad un meeting organizzato presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tema del meeting, le violazioni dei diritti umani nella zona del Donbass ucraino. Pubblichiamo qui il testo in italiano del discorso tenuto da Giorgio il 6 maggio 2022 (https://visionetv.it/il-discorso-di-giorgio-bianchi-al-consiglio-di-sicurezza-dellonu/)

Buonasera, è davvero un onore per me essere qui.
Sono tornato da poco dal Donbass, dove per circa due mesi ho documentato il conflitto.
Devo dire che mi aspett
avo una differenza tra la realtà sul campo e quella mediatica, ma non a questi livelli.
Posso capire la propaganda russa, posso capire la propaganda ucraina, ciò che per me resta incomprensibile è la propaganda europea.
Con i media russi censurati, e con tutti gli altri cosiddetti media ufficiali allineati sulla propaganda ucraina, per il pubblico europeo, io sono europeo, è praticamente impossibile formarsi un’opinione obiettiva sulla realtà sul campo. Per questo sempre più persone si rivolgono al web per ricevere un’informazione equilibrata.
Governi e piattaforme digitali, invece di interrogarsi su questo fenomeno, stanno cercando di limitare l’accesso alle informazioni online. Sembra che il loro obiettivo sia quello di sostenere un’unica narrazione dei fatti.
La guerra è di per sé drammatica, ne so qualcosa, quindi non c’è bisogno di renderla ancora più orribile inondando etere e carta di notizie false. Penso che non sia utile alimentare il conflitto o addirittura ampliarlo, con campagne d’odio.
Mi sembra che ci sia una sorta di interesse per far sì che il conflitto duri a lungo e si allarghi.
Ho personalmente smascherato diverse fake news diffuse sui media europei: la vergognosa prima pagina de La Stampa che surrettiziamente attribuiva ai russi la strage avvenuta a Donetsk il 14 marzo; il fatto che Mariana, la ragazza simbolo del bombardamento dell’ospedale Mariupol, non sia stata rapita dai russi; il fatto che i russi non stiano deportando civili da Mariupol (non riescono ad evacuare tutti i civili che desiderano partire, di certo non riescono a portare via quelli che vogliono restare).
Al contrario, ho dimostrato che i soldati e le milizie ucraine hanno ampiamente utilizzato i civili come scudi umani.
Le testimonianze che ho raccolto sono decine e la stragrande maggioranza lo conferma.
Non c’è traccia di tutto questo lavoro di fact checking sul campo, nella stampa mainstream.
A che gioco stiamo giocando?
Vogliamo la Terza Guerra Mondiale?
Vogliamo ridurre alla miseria le popolazioni europee a furia di sanzioni?
Sono un giornalista indipendente.
Il mio lavoro è riconosciuto a livello internazionale. Ma non posso lavorare in Ucraina perché sono su una lista nera, Myratvorets, nella quale vengo etichettato come un “criminale”.
Solo per aver fatto il mio lavoro e per aver condiviso il mio punto di vista con il pubblico… Un punto di vista documentato da otto anni di lavoro sul campo.

Vengo accusato di essere un professionista “embedded”. Ma non posso lavorare dall’altra parte perché rischio di essere arrestato.
Pensate sia normale?
Un’altra volta: a che gioco stiamo giocando?
Di sicuro è un gioco molto pericoloso.

GIORGIO BIANCHI

Liberazione e Resistenza : da chi e da cosa?

Quale senso dare oggi alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo avvenuta settantasette anni addietro, con il sacrificio di migliaia partigiani, ai quali dobbiamo gratitudine e rispetto della memoria del loro impegno e del loro spirito impavido e patriottico.

Quale significato dare a queste parole nel tempo presente, Liberazione e Resistenza?

A chi e a cosa dobbiamno resistere?

Da chi e a da cosa dobbiamo liberarci?

Compito di questo diario è tentare delle risposte credibili e autentiche a questi interrogativi, senza temere malintesi, fraintendimenti o accuse da chi preferisce mettere la testa sotto la sabbia, o peggio, sposa aprioristicamente la versione mistificatoria del mainstream.

Il lascito inequivocabile della Resistenza partigiana è quello di stare sempre all’erta e riconoscere sin dalla radice quegli eventi che sin dall’origine si qualificano come manifestazioni totalitarie e fasciste.

Fascista si è rivelato lo stato di emergenza protrattosi per due anni con il pretesto della pandemia e l’introduzione di forme di controllo asfissianti e incostituzionali della libertà personale (quarantene, green pass, tamponi sanitari e suddivisione del paese in macroaree distinte secondo la tipologia di limitazioni alla libertà delle persone, commisurate a capziose statistiche su PRESUNTI decessi, malati, positivi alla pandemia, nonché tasso di occupazione delle strutture sanitarie).

Fascisti sono gli interventi delle ammistrazioni usa di qualunque orientamento politico nella misura in cui condizionano da sempre, anzi dettano da sempre l’agenda politica, economica e culturale dei paesi europei, fomentano il rovesciamento dei “governi non collaborativi” amplificano la sfera d’influenza della nato per tutta la lunghezza del confine tra occidente e Russia.

Fascista è l’intervento della nato in Ucraina protrattosi sin dalla disgregazione dell’Unione Sovietica; lustri impiegati ad addestrare e finanziare formazioni militari neonaziste poi manovrate dalla stessa nato e dall’amministrazione usa per realizzare il colpo di Stato in Ucraina nel 2014, rovesciando un governo democraticamente eletto ed instaurando al suo posto una giunta golpista, neonazista e razzista, responsabile di efferati e continuati crimini contro la propria stessa popolazione russofona.

A questo proposito si consigliala la lettura del libro di Sara Reginella che riporta le testimonianze autentiche della popolazione martoriata del Donbass, decimata da otto anni di bombardamenti:

Fasciste sono le decisioni intraprese dall’Unione Europea la quale, contravvenendo alla lettera e allo spirito dei propri trattati istitutivi, non smette di applicare sanzioni economiche alla Russia – oltre che e a taluni politici, diplomatici e imprenditori russi – e cosa ancor più grave e infame, impiega parte consistente del proprio bilancio per acquistare armi e cederle al governo ucraino, de facto ostacolando e minando la sicurezza dei cittadini ucraini russofoni oltre che la stabilità dell’intera regione.

Fascista è il vigliacco e indegno appoggio del governo italiano al governo ucraino “omaggiato” con sistemi d’arma e munizioni letali, fatte passare per aiuti umanitari all’imbarco di porti italiani (https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-armi_allucraina_mascherati_da_aiuti_umanitari_a_pisa_i_lavoratori_si_rifiutano_di_caricare_gli_aerei/45289_45601/)

Fascista è la mistificazione quotidiana della realtà, la manipolazione e strumentalizzazione dei fatti che accadono in Ucraina, la censura sistematica dei media e dei social media, verso chi si adopera per riportare in modo autentico le notizie.

Fascista è il governo ucraino che ha messo fuorilegge oltre dieci partiti politici di opposizione, ha bandito la lingua russa dal territorio ucraino, ha sottratto lavoro, retribuzioni e pensioni ai cittadini residenti del Donbass, e infine li considera alla stregua di nemici pubblici da eliminare con le bombe.

Fascisti sono i servizi segreti del governo ucraino, autori e responsabili del sito Myrotvorets, che significa letteralmente “Il Pacificatore”,  avente lo scopo di schedare coloro che sono considerati “nemici dell’Ucraina“, le cui informazioni personali, come numeri di telefono, indirizzi di residenza, link dei profili social, nomi di eventuali figli e parenti, sono consultabili pubblicamente tramite una maschera di ricerca. Nel sito Myrotvorets in una sorta di lista di proscrizione digitale troviamo anche molti giornalisti che hanno osato documentare la guerra in Donbass, come il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli, la cui foto con la scritta rossa liquidato appare sul sito. Il reporter infatti, indicato sul sito come un collaborazionista dei ribelli del Donbass, fu ucciso il 24 maggio 2014 in circostanze controverse mentre documentava gli scontri in quella regione. Della morte fu accusato e condannato in primo grado nel 2019 Vitaly Markiv, un militare della guardia nazionale ucraina, poi scagionato in appello e tornato alla sua carriera militare. Sul “Pacificatore” troviamo anche Sara Reginella, Giorgio Bianchi e Vittorio Nicola Rangeloni (https://www.byoblu.com/2022/04/20/il-pacificatore-sul-web-la-lista-dei-nemici-dellucraina-giornalisti-compresi/).

Riconoscere i mali collettivi e individuali per ciò che realmente sono, combattere contro queste cancrene sociali, individuare e stanare i provocatori e diffusori di questi tumori, rovesciare la prospettiva e liberara la narrazione dei fatti dalla menzogna e dagli artifici del giornalismo “alla carta”, risalendo anche alle reali motivazioni che determinano i conflitti in atto, ecco questa è la patria, la missione e la postura spirituale del partigiano oggi.

Ora e sempre resistenza.