Vera religione cristiana (662-666)

  1. La seconda. Dopo un certo tempo, entrai in un bosco, dove passeggiai meditando su coloro che sono nella concupiscenza, e di qui nella fantasia di possedere le ricchezze del mondo; e allora, a qualche distanza da me, vidi due angeli che parlavano fra loro, e di tanto in tanto mi guardavano; perciò mi accostai più da vicino; e mentre mi avvicinavo, essi mi rivolsero la parola dicendo: Noi abbiamo percepito che mediti sopra un soggetto di cui noi parliamo, ovvero che noi parliamo di un soggetto sul quale tu mediti; ciò proviene da una comunicazione reciproca delle affezioni. Io dunque domandai di che cosa parlavano. Risposero: Della fantasia, della concupiscenza e dell’intelligenza; e in questo momento, di coloro che si dilettano nella visione e nell’immaginazione di possedere tutte le cose del mondo. Allora io li pregai di manifestarmi il loro convincimento su questi tre soggetti, cioè sulla concupiscenza, sulla fantasia e sull’intelligenza. Ed essi, prendendo la parola dissero: Ognuno interiormente, dalla nascita è nella concupiscenza, e nell’intelligenza esteriormente, dall’educazione. Nessuno è nell’intelligenza, e tanto meno nella sapienza interiormente, così in quanto allo spirito, se non dal Signore; perché ogni uomo è distolto dalla concupiscenza del male e tenuto nell’intelligenza, nella misura in cui si rivolge al Signore, e allo stesso tempo secondo la congiunzione con lui. Senza di questo l’uomo non è che concupiscenza; nondimeno, esteriormente, ovvero in quanto il corpo, egli è nell’intelligenza acquisita con l’educazione; infatti l’uomo mira agli onori e alle ricchezze, o alla preminenza e all’opulenza; ed egli non ottiene né l’una, né l’altra, se non si mostra morale e spirituale, di conseguenza intelligente e savio; ed egli impara dall’infanzia a mostrarsi così; perciò quando è in mezzo agli uomini o entra in una società, egli occulta il suo spirito e lo allontana dalla concupiscenza. Egli parla e agisce in modo decente e onesto, come ha appreso fin dall’infanzia, e ha mantenuto nella memoria; soprattutto si guarda affinché non appaia nulla della pazzia della concupiscenza, nella quale è il suo spirito; quindi ogni uomo che non è interiormente guidato dal Signore, è dissimulatore, furbo, ipocrita, perciò uomo in apparenza, e tuttavia non uomo. Si può dire di lui che la sua corteccia o il suo corpo è savio, e che il suo nocciolo o il suo spirito è insano; che il suo esterno è umano, e l’interno è ferino. Tali uomini guardano con l’occipite in su, e con la fronte in basso; così camminano con la testa pendente e il volto inclinato verso terra, come se fossero presi da un violento mal di testa. Quando costoro si spogliano del corpo e divengono spiriti, e allora sono affrancati, essi divengono le follie delle loro concupiscenze; perché coloro che sono nell’amore di sé desiderano ardentemente dominare sull’universo, e anche estenderne e i confini allo scopo di rendere più grande il loro dominio; essi giammai vedono un limite. Coloro che sono nell’amore del mondo desiderano ardentemente possedere tutto quel che esso contiene, e si dolgono e invidiano se presso altri vi sono dei tesori custoditi; perciò, affinché quelli che sono di una simile indole non divengano mere concupiscenze, e così non cessino di essere uomini, è dato loro, nel mondo spirituale, di pensare secondo il timore della perdita della reputazione, e di conseguenza dell’onore e del lucro, nonché secondo il timore della legge e delle pene che essa prescrive; ed è inoltre dato loro di impegnare la mente in qualche studio o lavoro, per i quali sono mantenuti nella loro veste esteriore, e così in uno stato di intelligenza, comunque interiormente siano nel delirio e nell’insanità. Poi io domandai se tutti coloro che sono nella concupiscenza sono anche nella sua fantasia. Essi risposero: Questi sono nella fantasia della loro concupiscenza, coloro i quali pensano interiormente in sé e si abbandonano troppo alla loro immaginazione, parlando con se stessi; perché essi separano quasi il loro spirito dal legame con il corpo, inondano il loro intelletto di visioni, e scioccamente se ne dilettano, come se possedessero l’universo. In questo delirio è immesso dopo la morte l’uomo che astrasse il suo spirito dal corpo, e non vuole recedere dal trastullo del suo delirio, pensando della religione qualche cosa circa i mali e le falsità, e astenendosi dal riflettere sullo sfrenato amore di sé, che è distruttivo dell’amore verso il Signore, e sullo sfrenato amore del mondo, che è distruttivo dell’amore verso il prossimo.
    Dopo questo sopraggiunse ai due angeli, e anche a me, un desiderio di vedere coloro che sono, dall’amore del mondo, nella concupiscenza visionaria, o nella fantasia di possedere tutte le ricchezze; e non percepimmo che quel desiderio ci era ispirato allo scopo che essi fossero conosciuti. Le loro dimore erano sotto la terra dove noi posavamo i nostri piedi, ma al di sopra dell’inferno; perciò noi ci guardammo reciprocamente e dicemmo: Andiamo. E noi vedemmo un’apertura, e qui una scala per la quale discendemmo; e ci fu detto che dovevamo avvicinarli da oriente, al fine di non entrare nella nuvola della loro fantasia e di non ottenebrati in quanto all’intelletto e alla vista. Ed ecco, noi vedemmo una casa costruita di canne (di conseguenza piena di fessure) nel mezzo di una nebbia, che come un fumo usciva continuamente attraverso le fessure dai tre lati dell’edificio. Entrammo, e vedemmo cinquanta personaggi da una parte, e cinquanta dall’altra, i quali, seduti sopra degli scranni, volgendo le spalle a oriente e a mezzogiorno, guardavano verso occidente e verso settentrione. Dinanzi a ciascuno di essi era una tavola, e sulla tavola erano delle borse, e interno alle borse una gran quantità di monete d’oro. Noi li interrogammo: Sono queste le ricchezze di tutti gli abitanti del mondo? Risposero: Non di tutti gli abitanti del mondo, ma di tutti quelli di un regno. Il suono della loro voce era sibilante; essi apparivano con una faccia rotonda, che riluceva come il guscio di una lumaca; e la pupilla dell’occhio, in uno sfondo verde, quasi sfolgorava, il che proveniva dalla luce della fantasia. Noi rimanemmo in piedi in mezzo a loro e dicemmo: Credete voi di possedere tutte le ricchezze di un regno? Noi le possediamo, essi risposero. Quindi domandammo: Chi tra voi? Essi dissero: Ognuno. E noi replicammo: Come ognuno? Non siete voi molti? Risposero: Ciascuno di noi sa che tutto quelli che è suo, è nostro. Non è permesso a nessuno di pensare, e ancor meno di dire: Quel che è mio, non è tuo; ma è permesso di pensare e dire: Quel che è tuo, è mio. Le monete sulle tavole apparivano come d’oro puro, anche dinanzi a noi; ma quando noi facemmo cadere sopra di esse la luce proveniente da oriente, erano dei piccoli grani d’oro che essi ingrandivano così per l’unione della fantasia comune. Essi dissero che chiunque entra bisogna che porti con sé un poco d’oro, che essi tagliano in pezzetti, e i pezzetti in piccoli grani, e per la forza unanime della fantasia li amplificano in monete di più grande dimensione. Allora noi dicemmo: Non siete voi nati uomini ragionevoli? Da dove viene dunque questa vostra pazzia visionaria? Noi sappiamo, essi dissero, che è una vanità immaginaria, ma dato che esso diletta gli interiori della nostra mente, noi entriamo qui e troviamo delle delizie come se possedessimo tutto; ciò nondimeno, non vi rimaniamo che alcune ore, trascorse le quali usciamo; e allora, tutte le volte il senno ci ritorna, e nondimeno, il nostro diletto visionario ritorna alternativamente, e fa in modo che successivamente noi rientriamo, e poi usciamo ancora; così noi siamo savi e pazzi alternativamente. Noi sappiamo anche che una sorte crudele incombe su coloro che con astuzia rubano agli altri i loro beni. Noi domandammo quale fosse quella sorte. Sono ingoiati, essi dissero, e cacciati nudi in un carcere infernale, e sono costretti a lavorare per gli indumenti e il vitto, e in seguito per alcune piccole monete, che essi mettono insieme, e nelle quali pongono la gioia del loro cuore; ma se fanno del male ai loro compagni, devono dare una parte della loro piccola pecunia per ammenda.
  2. La terza. Una volta mi trovai in mezzo a degli angeli, e udii la loro conversazione sull’intelligenza e sulla sapienza. Essi dicevano che l’uomo non sente, né percepisce altro se non che l’una e l’altra sono in lui, e che così tutto quel che egli vuole e pensa viene da lui; e nondimeno, nulla dell’intelligenza e della sapienza viene dall’uomo; egli non ha che la facoltà di riceverle. Fra le molte cose che essi dissero vi era anche questa, che l’albero della scienza del bene e del male, nel giardino di Eden, significava la fede che l’intelligenza e la sapienza venivano dall’uomo. E che l’albero della vita significava la fede che l’intelligenza e la sapienza venivano da Dio; e poiché Adamo, persuaso dal serpente, mangiò del primo albero, credendo così che sarebbe divenuto come Dio, perciò fu cacciato dal giardino e condannato. Mentre gli angeli discutevano su questo soggetto, vennero due sacerdoti con un personaggio, che nel mondo era stato ambasciatore di un regno; ed io narrai ad essi quel che avevo udito dagli angeli sull’intelligenza e sulla sapienza. Non appena ebbero udito quel che io riferivo, cominciarono tutti e tre a discutere sull’una e sull’altra, e ancora sulla prudenza, se venivano da Dio o dall’uomo. La discussione era vivace; tutti e tre credevano egualmente che esse venissero dall’uomo, perché la stessa sensazione, e quindi la percezione lo confermano. Ma i sacerdoti, che allora erano nello zelo teologico, sostenevano che nulla dell’intelligenza e della sapienza, e quindi nulla della prudenza venissero dell’uomo; ed essi lo confermavano con questo passo nella Parola:

L’uomo non può prendere niente, se non gli è dato dal cielo (Giovanni 3:27)

e con quest’altro:

Gesù disse ai discepoli: senza di me non potete far nulla (Giovanni 15:5)

ma allora, dato che gli angeli avevano percepito che, sebbene i sacerdoti parlassero così, nondimeno, di cuore essi erano della stessa opinione del diplomatico, dissero loro: Toglietevi le vostre vesti, e indossate le vesti dei ministri politici, e credete di essere quei ministri. Ed essi fecero così; e allora pensarono dal loro intimo, e parlarono in forza degli argomenti che avevano interiormente abbracciato, i quali erano che ogni intelligenza e ogni sapienza abitano nell’uomo e gli appartengono, dicendo: Chi ha mai sentito che esse fluiscano da Dio? Ed essi si guardavano reciprocamente e assentivano reciprocamente. Nel mondo spirituale c’è questo di particolare, che lo spirito crede di essere quella persona di cui indossa la veste; ciò deriva dal fatto che l’intelletto riveste ognuno. In quel momento apparve un albero vicino ad essi, e fu loro detto: È l’albero della scienza del bene e del male; guardatevi dal mangiarne. Ma essi, infatuati dalla propria intelligenza, ardevano dal desiderio di mangiarne; e dicevano fra sé: Perché no? Non è forse un buon frutto? E si avvicinarono, e ne mangiarono. Quando il diplomatico ebbe osservato questo, essi si unirono e divennero amici di cuore, e presero insieme, tenendosi per mano, la via della propria intelligenza, che conduce all’inferno. Nondimeno, io li vidi ritornare, perché non erano ancora preparati.

  1. La quarta. Un giorno guardai nel mondo spirituale a destra, e scorsi alcuni degli eletti che conversavano fra loro; mi avvicinai ad essi e dissi: vi ho veduto da lontano, e intorno a voi ho veduto una sfera di luce celeste, da cui ho conosciuto che voi siete di quelli che nella Parola sono chiamati eletti; di conseguenza mi sono avvicinato per udire ciò che discutevate di celeste. Ed essi risposero: Perché ci chiami eletti? Perché, replicai, nel mondo dove sono con il corpo, non si sa altro se non che per eletti, nella Parola, sono intesi coloro che prima di essere nati, o dopo che sono nati, sono da Dio eletti e predestinati al cielo, e che ad essi soli è data la fede come segno di elezione, che tutti gli altri sono riprovati abbandonati a loro stessi, affinché vadano per la via che desiderano, all’inferno. Ciò nonostante, io so che non c’è alcuna elezione, né prima della nascita, né dopo, ma che tutti sono eletti i predestinati al cielo, perché tutti sono chiamati; e che il Signore dopo la morte elegge quelli che hanno vissuto bene e creduto rettamente, e questi egli elegge, dopo che sono stati esaminati; che sia così, mi è stato dato di saperlo attraverso molte esperienze. Ora, dato che vi ho veduto con il capo cinto di una sfera di luce celeste, io ho percepito che voi siete del numero degli eletti, che sono preparati per il cielo. A questo essi risposero: Tu riferisci delle cose da noi mai udite prima. Chi non sa che non nasce alcun uomo che non sia chiamato al cielo, e che dopo la morte sono eletti quelli che hanno creduto nel Signore e vissuto secondo i suoi precetti; e che riconoscere un’altra elezione è accusare il Signore stesso non solo di impotenza nel salvare ma ancora, di ingiustizia?
  2. Dopo questo si udì una voce dal cielo, dagli angeli che erano immediatamente al di sopra di noi, che diceva: Salite qua, e noi interrogheremo uno fra voi, che è ancora nel mondo naturale in quanto al corpo, circa quel che lì si sa sulla coscienza. E noi salimmo; e dopo che fummo entrati ci vennero incontro alcuni savi, i quali domandarono a me: Che cosa si sa nel tuo mondo sulla coscienza? Io risposi: Discendiamo, e noi convocheremo un certo numero di laici ed ecclesiastici fra quelli che sono reputati sapienti; noi ci porremo perpendicolarmente al di sotto di voi e li interrogheremo, così voi udirete con le vostre proprie orecchie quel che essi risponderanno. E fu fatto così; e uno degli eletti prese una trombetta e la suonò verso mezzogiorno, verso settentrione, verso oriente e verso occidente. E dopo un’ora, se ne erano radunati tanti, che riempivano quasi lo spazio di uno stadio; ma gli angeli di sopra li ordinarono tutti in quattro assemblee, la prima composta di politici, la seconda di eruditi, la terza di medici e la guarda di ecclesiastici. Dopo che furono così disposti in ordine, noi dicemmo loro: Scusateci di avervi convocati; il motivo è questo: gli angeli, che sono direttamente al di sopra di noi, desiderano sapere quel che nel mondo, dove eravate prima, voi pensaste sulla coscienza, e di conseguenza quelle che tuttavia, ne pensate, perché voi mantenete ancora le idee che prima avevate su questi soggetti; perché è stato riferito agli angeli che nel mondo la nozione della coscienza e nel novero delle cognizioni perdute. Dopo questa dichiarazione noi cominciammo, e dapprima ci rivolgemmo all’assemblea composta dai politici, e li pregammo di dirci di cuore, se lo volevano, quel che avevano pensato, e quel che quindi pensavano ancora sulla coscienza. Essi risposero l’uno dopo l’altro a questa domanda. Il sunto delle loro risposte era che essi non sapevano altro se non che la coscienza consiste nel sapere in se stessi, cioè a dire, nel sapere quel che si è avuto di mira, pensato fatto e detto. Ma noi dicemmo loro: Non vi abbiamo mica domandato l’etimologia della parola coscienza, ma vi abbiamo interrogato sul soggetto della coscienza. Risposero: che cos’è la coscienza, se non il tormento prodotto da un timore preconcetto dei pericoli dell’onore o delle ricchezze, e altresì della fama a motivo del onore e delle ricchezze? Ma quel tormento cessa con i conviti, con dei bicchieri di buon vino, e per dei discorsi giocondi sul piacere di Venere e di suo figlio. A ciò noi dicemmo: Voi scherzate! Diteci, se vi piace, se qualcuno tra voi ha mai sentito qualche ansietà proveniente da altra parte. Risposero: che cosa ci avrebbe potuto inquietare d’altra parte? Tutto il mondo non è forse come un teatro, sul quale ognuno rappresenta la sua parte come fanno i commedianti sul loro? Noi abbiamo illuso e raggirato, in forza delle loro proprie concupiscenze, tutti coloro che avevano avuto delle relazioni con noi, gli uni con degli scherzi, altri con delle adulazioni, altri con delle astuzie, altri con una simulata amicizia, altri con una finta sincerità, e altri con qualche artificio politico e qualche altra lusinga. Noi non abbiamo per questo alcuni dolore di mente; anzi, al contrario, ne traiamo ilarità e allegrezza, che espiriamo dal nostro petto tacitamente, e nondimeno pienamente. Invero, abbiamo udito da alcuni spiriti della nostra società che di quando in quando sopravviene in loro un ansietà e un’angoscia, come se venisse dal cuore e dal petto, e quindi come una contrazione della mente; ma, avendo consultato i farmacisti su questo malessere, furono istruiti che ciò proveniva da un umore malinconico, prodotto dalle materie indigeste nello stomaco, o da uno stato malaticcio della milza; e noi abbiamo udito infatti da alcuni di costoro che essi erano stati restituiti, con dei medicamenti, alla loro precedente allegrezza. Dopo aver udito queste risposte, noi ci rivolgemmo all’assemblea composta di eruditi, tra i quali erano anche parecchi abili fisici; e indirizzando loro la parola, dicemmo: Voi che avete studiato le scienze, e quindi siete reputati oracoli di sapienza, diteci, se vi piace, che cos’è la coscienza? Risposero: che proposizione è questa! Abbiamo, in verità, udito che presso alcuni uomini vi è una tristezza, un’angoscia e un ansietà, che infestano non solo le regioni gastriche del corpo, ma anche gli abitacoli della mente (poiché noi crediamo che i due cervelli sono quegli abitacoli); e dato che la mente consiste di fibre continue, noi crediamo che sia qualche umore acre, che stuzzica, morde e rode quelle fibre, e di conseguenza comprime la sfera dei pensieri della mente in tal modo che non può espandersi per le varietà in alcun divertimento; da cui risulta che l’uomo fissa la mente ad una cosa soltanto, da cui perisce l’elasticità delle fibre; di qui la loro durezza e rigidità, da cui deriva il moto irregolare degli spiriti animali, che dei medici è chiamato atassia e altresì un difetto nelle loro funzioni che si chiama lipotimia. In una parola, la mente è allora come assediata da truppe nemiche, e non può volgersi qua e là, più di quel che possa una ruota fissata con chiodi, e una nave incagliata sopra banchi di sabbia. Tali angosce della mente, e quindi del petto sopravvengono a coloro presso i quali l’amore regnante soffre una perdita; se questo amore è contrariato, le fibre del cervello si contraggono e quella contrazione impedisce alla mente di correre liberamente e di cogliere delle delizie in forme nuove. Quando questi malati sono in questa crisi, essi sono in preda, ciascuno secondo il suo temperamento, a delle fantasie, demenze e deliri di diverso genere, ed alcuni in una sorta di tormento interiore nelle cose religiose, che essi chiamano rimorsi di coscienza. Poi noi ci rivolgemmo alla terza assemblea composta da medici, tra i quali erano anche dei chirurghi e dei farmacisti, e dicemmo: Voi forse sapete cos’è la coscienza, se essa è un dolore molesto che prende la testa e il parenchima nel cuore, e quindi le regioni epigastriche e ipogastriche che sono al di sotto, ovvero se è qualche altra cosa. Essi risposero: La coscienza non è altro che questo dolore; noi più degli altri ne conosciamo le origini; infatti sono delle malattie contingenti, che infestano le parti organiche del corpo, e altresì le parti organiche della testa, di conseguenza anche la mente, perché la mente risiede negli organi del cervello, come il ragno nel centro dei fili della sua tela, attraverso i quali, essa procede similmente. Queste malattie noi le chiamiamo organiche, e quando esse ritornano di quando in quando, le chiamiamo croniche. Quanto quel dolore che ci viene descritto dai malati come un dolore di coscienza, non è altro che una malattia ipocondriaca che priva prima la milza, e poi il pancreas e il mesenterio, delle loro proprie funzioni; di qui derivano le malattie dello stomaco, tre altre, la cacochimia; perché intorno all’orifizio dello stomaco si fa una compressione che chiama si cardialgia, da cui derivano degli umori impregnati di bile nera, gialla o verde che chiudono i vasi capillari, da cui proviene la cachessia, l’atrofia, la sinfisia e altresì la peripneumonia bastarda, a causa di una pituita lenta e una linfa icorosa e rodente in tutta la massa del sangue. Effetti simili provengono anche dall’effusione del pus nel sangue e dalla sua sierosità per la risoluzione degli ascessi e delle posteme nel corpo; quando un tale sangue sale per la carotide alla testa, esso batte, rode e morde le parti midollari, le parti corticali e le meningi del cervello, e così eccita dei dolori che sono chiamati dolori di coscienza. Dopo aver udito queste spiegazioni noi dicemmo loro: Voi parlate la lingua di Ippocrate e di Galeno; per noi sono termini greci che non intendiamo. Non è mica intorno a queste malattie che noi vi abbiamo interrogato, ma sulla coscienza che appartiene alla sola mente. Essi replicarono: Le malattie della mente e le malattie della testa sono le stesse; e queste salgono dal corpo, poiché la testa e il corpo sono coerenti come due piani di una casa tra i quali c’è una scala per salire e scendere; quindi noi sappiamo che lo stato della mente dipende inseparabilmente dallo stato del corpo. Ora, quella pesantezza di testa o cefalgia che, come abbiamo capito, voi prendete per la coscienza, noi l’abbiamo guarita per mezzo di impiastri e vescicatori, o con delle infusioni ed emulsioni, o con dei condimenti e degli anolini. Dopo aver udito da essi ancora altre cose di questo genere, noi volgemmo loro le spalle e rivolgendoci agli ecclesiastici, dicemmo: Quanto a voi, voi sapete cos’è la coscienza; ditelo dunque, istruite quelli che sono qui presenti. Essi risposero: Ciò che è la coscienza, noi lo sappiamo e non lo sappiamo; credevamo che fosse la contrizione che precede l’elezione, cioè il momento in cui l’uomo è dotato della fede, per la quale egli ha un nuovo cuore e un nuovo spirito, ed è rigenerato; ma ci siamo accorti che sono pochi quelli che hanno avuto questa contrizione; solo alcuni hanno sentito una paura e quindi un ansietà per il fuoco infernale, e appena qualcuno ne ha sentito per i suoi peccati e per la giusta ira di Dio; tuttavia, noi confessori, li abbiamo guariti per la buona novella che Cristo per la passione della croce ha tolto via la dannazione, e così ha spento il fuoco infernale e ha aperto il cielo a coloro che sono stati beatificati dalla fede, nella quale l’imputazione del merito del Figlio di Dio è inscritta. Vi sono, d’altronde, in ogni religione vera o fanatica, degli uomini di una coscienza timorata che si fanno degli scrupoli nelle cose della salvezza, non soltanto nelle cose essenziali, ma anche in quelle formali, e perfino in quelli che sono irrilevanti; perciò, come abbiamo già detto, noi sappiamo che c’è una coscienza, ma che cosa e quale è la vera coscienza, che deve essere interamente spirituale, noi non lo sappiamo.
  3. Gli angeli che erano al di sopra, avendo udito tutte le risposte date dalle quattro assemblee, dissero fra loro: Noi percepiamo che nel cristianesimo non c’è nessuno che sappia che cos’è la coscienza; mandiamo dunque uno di noi per insegnarlo. E allora, immediatamente nel mezzo delle assemblee si presentò un angelo vestito di bianco, la cui testa era circondata da una luce aureola, nella quale erano delle piccole stelle; egli, indirizzandosi alle quattro assemblee disse: Nel cielo noi abbiamo udito che voi avete enunciato le vostre opinioni sulla coscienza, e tutti avete creduto che fosse qualche dolore della mente, che infesta e che produce pesantezza della testa e quindi del corpo, o del corpo e quindi della testa; ma la coscienza, considerata in sé, non è un dolore; è una buona volontà spirituale di agire secondo quel che appartiene alla religione e alla fede; da ciò proviene che coloro che hanno una coscienza, sono nella tranquillità della pace e in una beatitudine interiore, quando agiscono secondo la coscienza; e in un certo turbamento, quando agiscono contro di essa. Il dolore della mente che voi avete creduto essere la coscienza, non è dunque la coscienza, ma una tentazione, la quale è un combattimento tra lo spirito e la carne, e questa tentazione, quando è spirituale, trae la sua sorgente dalla coscienza; ma se è solamente naturale, trae la sua origine dalle malattie di cui i medici poco fa hanno parlato. Quanto a quel che è la coscienza, può essere illustrato con degli esempi: un sacerdote che ha la buona volontà spirituale di insegnare le verità affinché il suo gregge sia salvato, ha coscienza; ma colui che insegna la verità per qualunque altro motivo o fine, non ha coscienza. Un giudice che considera una unicamente la giustizia e la rende con giudizio, ha coscienza; ma colui che considera in primo luogo i doni, l’amicizia e il favore, quegli non ha coscienza. Egualmente, ogni uomo che ha presso di sé i bene di un altro, senza che questi lo sappia, e che così, senza timore della legge e della perdita dell’onore e della reputazione potrebbe approfittarne; se ciò nondimeno, egli li rende all’altro, perché non gli appartengono, e gli ha coscienza, perché fa ciò che è giusto a motivo del giusto. Così pure, colui che potendo pervenire ad un ufficio, ma sa che un altro che lo ambisce, è più utile alla società, egli se cede all’altro il posto per il bene della società, ha una buona coscienza; lo stesso dicasi per tutti gli altri casi. Tutti quelli che hanno una coscienza, dicono di cuore ciò che dicono, e fanno di cuore ciò che fanno, perché hanno una mente non divisa, poiché dicono e fanno secondo quel che intendono e credono essere il vero e il bene. Di qui segue che presso coloro che sono più che gli altri nelle verità della fede, e più che gli altri in una percezione chiara, vi può essere una coscienza più perfetta, che non preso coloro che sono meno illuminati e in una percezione oscura. La stessa vita spirituale dell’uomo è nella vera coscienza, perché la fede lì è congiunta alla carità; perciò per coloro che hanno questa coscienza, agire secondo coscienza è agire secondo la loro vita spirituale, e agire contro la coscienza, è agire contro la loro vita spirituale. Inoltre, chi non sa dal linguaggio comune che cos’è la coscienza? Per esempio quando si dice di qualcuno: Quest’uomo ha coscienza; forse che allora non si intende anche dire: Quest’uomo è giusto? E viceversa, quando si dice di qualcuno: Quest’uomo non ha coscienza; forse che allora non si intende anche dire: Quest’uomo è ingiusto? L’angelo, detto che ebbe queste parole, fu subito elevato nel suo cielo. E le quattro assemblee si riunirono in una sola; e dopo che ebbero parlato fra loro per qualche tempo su ciò che l’angelo aveva detto, si divisero di nuovo in quattro assemblee ma non più composte come prima: la prima assemblea si era no posti quelli che avevano compreso le parole dell’angelo e le avevano approvate; nella seconda, quelli che non le avevano comprese, e nondimeno, le approvavano; nella terza quelli che non avevano voluto comprenderle, dicendo: Che ci importa della coscienza? E nella quarta coloro che se ne beffavano, dicendo: Che cos’è la coscienza, se non un fiato? Ed io vidi le assemblee separarsi le une dalle altre; e allora le prime due se ne andarono a destra, e le ultime due a sinistra; e queste io le vidi di scendere, e quelle salire.

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Vera religione cristiana (658-661)

Il pensiero non è imputato a nessuno, ma la volontà è imputata

658. Ogni uomo erudito sa che vi sono due facoltà, o due parti della mente, cioè la volontà e l’intelletto, ma pochi sanno discernerle correttamente, esaminarne separatamente le proprietà, e quindi congiungerle. Coloro che non possono fare questo, non possono neppure acquisire sulla mente che una nozione oscurissima.

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Vera religione cristiana (647-657)

La fede e l’imputazione della nuova chiesa non possono in alcun modo essere insieme con la fede e l’imputazione della chiesa precedente; e se sono insieme, avviene una tale collisione e un tale conflitto, che tutto della chiesa presso l’uomo perisce

647. Se la fede e l’imputazione della nuova chiesa non possono essere insieme con la fede e l’imputazione della chiesa precedente, o tuttora esistente, è perché non concordano in un terzo, e neppure in un decimo.

Infatti la fede della precedente chiesa insegna che ab aeterno sono esistite tre persone Divine, di cui ciascuno in particolare, o per sé, sarebbe Dio, e così tanti creatori. Viceversa, la fede della nuova chiesa è che ab aeterno non vi è stata che una sola persona Divina, così un solo Dio, e che fuori di questi, non c’è altro Dio.

La fede della precedente chiesa ha pertanto insegnato una Divina Trinità divisa in tre persone; laddove la fede della nuova chiesa insegna una Divina Trinità unita in una sola persona.

La fede della precedente chiesa è stata in un Dio invisibile, inaccessibile e incongiungibile, di cui essa ha un’idea simile a quella che si ha di uno spirito, vale a dire come quella che si ha dell’etere o del vento; viceversa, la fede della nuova chiesa è in un Dio visibile, accessibile e congiungibile, in cui, come l’anima nel corpo, è Dio invisibile, inaccessibile incongiungibile, di cui essa ha l’idea di un uomo, perché Dio è uno solo, che è stato ab aeterno, e si è fatto uomo nel tempo.

La fede della precedente chiesa attribuisce a Dio invisibile l’onnipotenza, e la toglie a Dio visibile; atteso che essa insegna che Dio Padre imputi la fede, e per essa dia la vita eterna, e che il Dio visibile interceda soltanto, e che l’uno e l’altro, o secondo la chiesa greca, dio Padre dia allo Spirito Santo, che in ordine è il terzo Dio per sé, ogni potenza di operare gli effetti di questa fede. Viceversa, la fede della nuova chiesa attribuisce a Dio visibile, nel quale è il Dio invisibile, ogni potenza di imputare e altresì di operare gli effetti della salvezza.

La fede della precedente chiesa è principalmente in un Dio Creatore, e non allo stesso tempo in lui come Redentore e Salvatore; viceversa la fede della nuova chiesa è in un solo Dio che è allo stesso tempo Creatore, Redentore e Salvatore.

La fede della precedente chiesa è che la penitenza, la remissione dei peccati, la rinnovazione, la rigenerazione, la santificazione e la salvezza seguono da se stesse la fede data e imputata, senza che nulla dell’uomo vi sia mischiato o congiunto; viceversa, la fede della nuova chiesa insegna la penitenza, la riforma, la rigenerazione e così la remissione dei peccati, con la cooperazione dell’uomo.

La fede della precedente chiesa insegna che via imputazione del merito di Cristo, imputazione che consegue ad una fede donata; viceversa, la fede della nuova chiesa insegna che vi è imputazione del bene e del male, e in pari tempo della fede; e questa imputazione è conforme alla Sacra Scrittura, mentre l’altra le è contraria.

La precedente chiesa insegna che vi è donazione della fede, in cui è il merito di Cristo, quando l’uomo è come un tronco o una pietra, e insegna ancora una totale impotenza dell’uomo nelle cose spirituali; viceversa, la nuova chiesa insegna tutt’altra fede, che non è nel merito di Cristo, ma in Gesù Cristo stesso, Dio Redentore e Salvatore, e sostiene che vi è libero arbitrio tanto per applicarsi alla ricezione, che per cooperare.

La precedente chiesa aggiunge alla sua fede la carità come appendice, ma non come salvifica, e così costituisce la religione; invece la nuova chiesa congiunge la fede nel Signore e la carità verso il prossimo come due cose inseparabili, e così costituisce la religione, senza contare le ulteriori discordanze.

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Vera religione cristiana (636-646)

La fede imputativa del merito di Cristo non era nota nella chiesa apostolica che precedette il concilio di Nicea; né essa è intesa in alcuna parte della Parola

636. La chiesa che precedette il sinodo di Nicea è stata chiamata chiesa apostolica; essa si era estesa nelle tre parti del mondo, Asia, Africa ed Europa, come si vede dall’imperatore Costantino il grande e dalla sua monarchia, che si estendeva sopra parecchi regni d’Europa, che poi sono stati divisi, e poi anche su alcune contrade vicine, fuori dall’Europa, in quanto egli fu cristiano e zelante per la religione; come si è detto più sopra, convocò i vescovi di Asia, Africa e ed Europa nella sua reggia di Nicea, città della Bitinia, al fine di mettere al bando del suo impero gli scandali di Ario.

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Vera religione cristiana (626-635)

CAPITOLO UNDICESIMO

Imputazione

La Fede della chiesa odierna – che si afferma essere la sola che giustifica – e l’imputazione fanno uno

626. Che la fede della chiesa odierna, che dicesi essere la sola che giustifica, sia l’imputazione, o che la fede e l’imputazione nell’odierna chiesa facciano uno, è perché l’una appartiene all’altra, o l’una entra nell’altra reciprocamente, e fa che esista; perciò se si dice la fede e non si aggiunge l’imputazione, la fede è semplicemente un suono; e se si dice l’imputazione e non si aggiunge la fede, l’imputazione è egualmente un suono; se invece, si dicono tutte e due congiuntamente, si ha qualche cosa di articolato, e tuttavia, senza senso;

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Vera religione cristiana (621-625)

621. Alle spiegazioni di questo capitolo saranno aggiunte le seguenti narrazioni memorabili. La prima. Vidi un’assemblea di spiriti tutti in ginocchio che pregavano Dio di mandar loro degli angeli con i quali potessero parlare direttamente, e aprire i pensieri del loro cuore; e quando si alzarono, tre angeli vestiti di bisso apparvero davanti a loro e dissero: Il Signore Gesù Cristo ha udito le vostre preghiere, perciò ci ha mandato a voi; apriteci i pensieri del vostro cuore.

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Vera religione cristiana (615-620)

La rigenerazione non è possibile senza il libero arbitrio nelle cose spirituali

615. Chi non può vedere, a meno che non sia stupido, che l’uomo senza il libero arbitrio nelle cose spirituali non può essere rigenerato? Perché senza quel libero arbitrio non potrebbe rivolgersi al Signore, né riconoscerlo per Redentore, per Salvatore e per Dio del cielo e della terra, come insegna il Signore stesso in Matteo 28:18?

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SFF 2020

SWEDENBORG FILM FESTIVAL 2020

EVENT: SWEDENBORG FILM FESTIVAL 2020

DATE: 5th December 2020

TIME: 5.00 – 8.00pm

VENUE: Swedenborg Hall, Swedenborg House, 20/21 Bloomsbury Way, London WC1A 2TH

PRICE: ONLINE FREE

CURATOR/S: Nora Foster | Gareth Evans

JUDGE/S: Melanie Manchot and John Smith

FEATURING: SOGAND BAHRAM | STEPHANIE M BARBER | TIA BENNETT, CONSTANCE OSUCHOWSKI & ISA PEÑARANDA GAVIRIA | ROLAND DENNING | WHEELER WINSTON DIXON | OONA GRIMES & TONY GRISONI | ATOBE HIROSHI | MATT HULSE & SAMI FITZ | ISABELLE KANAPÉ | SOHEE KIM | ANDREW KÖTTING | KAMILA KUC | MARINA LANDIA | YASIR MASOOD & PETER MCCAIN | JOANNA MCCLURG | ANDRE DE NERVAUX | RASTKO NOVAKOVIĆ | BEN RIVERS | SHIRLEY SNOW | SAM WILLIAMS | RENEE ZHAN

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Vera religione cristiana (601-614)

L’uomo rigenerato ha una nuova volontà e un nuovo intelletto

601. Che l’uomo rigenerato sia un uomo rinnovato, o nuovo, la chiesa odierna lo sa sia dalla Parola, sai dalla ragione. Dalla Parola, in virtù di questi passi:

Fatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo; perché morreste voi, casa d’Israele? (Ez. 18:31)

Vi darò un cuore nuovo, e uno spirito nuovo nel mezzo di voi; e rimuoverò il cuore di pietra dalla vostra carne, e vi darò un cuore di carne, e metterò il mio spirito dentro di voi (Ez. 36:26, 27)

Da ora noi non conosciamo nessuno secondo la carne; chi dunque è in Cristo, è una nuova creatura (II Cor. 5:16, 17)

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Vera religione cristiana (587-600)

Il primo atto della nuova generazione si chiama riforma, e appartiene all’intelletto; il secondo atto si chiama rigenerazione e appartiene alla volontà, e quindi all’intelletto

587. Dato che qui e nei paragrafi seguenti si tratta della riforma e della rigenerazione, e la riforma è attribuita all’intelletto, e la rigenerazione alla volontà, è necessario conoscere le differenze che intercorrono tra l’intelletto e la volontà; queste differenze sono state descritte più sopra n. 297; quindi conviene farvi riferimento prima di procedere nella lettura.

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